Qual è lo stile di comando di Mosè?

Fin dalle sue origini, la nazione d’Israele emerse in un modo davvero unico. Un insieme di persone provenienti da diverse nazioni si riunì attorno a un’idea, come descrive Maimonide nel Libro della Conoscenza. Da Abramo impararono a connettersi gli uni con gli altri attraverso la benevolenza e l’amore, per allinearsi con l’unità della natura, l’unica forza che opera in tutta la creazione. Da questa guida spirituale in poi, il comando fu illuminato dall’amore.

Nel corso del tempo, il gruppo degli studenti di Abramo si sviluppò. I capi che seguirono insegnarono come affrontare l’ego, che per sua natura cresce continuamente e crea distanza e rifiuto tra le persone. A un livello più profondo, la storia dell’esilio in Egitto simboleggia proprio una simile condizione. I figli d’Israele si allontanarono gli uni dagli altri e, quando si resero conto che dovevano unirsi, videro che l’ego di ciascuno li teneva confinati dentro se stessi. Non permetteva loro di connettersi.

Mosè, che trascorse quarant’anni nella casa del faraone e altri quarant’anni presso Jethro, sacerdote di Madian, fu scelto per liberare il popolo dalla schiavitù a un  bieco egoismo. Nel linguaggio della Bibbia, questa forza egoistica viene chiamata: “Faraone”.

Il Midrash racconta che, mentre Mosè pascolava il gregge di Jethro nel deserto, un giovane capretto si allontanò per bere da una sorgente. Quando Mosè vide che l’animale, esausto, non era in grado di tornare dal gregge, lo prese sulle spalle e lo riportò indietro. Allo stesso modo, Mosè guidò il popolo con compassione e si guadagnò così il titolo di “pastore fedele”.

“Lascia andare il mio popolo”, intimò al Faraone, senza paura. Diede tutto se stesso per il popolo e combatté per la sua libertà. Comprendeva chiaramente che, finché fossero rimasti sotto il dominio dell’ego, non avrebbero avuto alcuna possibilità di connettersi gli uni con gli altri né con l’unica forza che governa la realtà.

La Torah afferma: “Ora l’uomo Mosè era molto umile, più di qualunque altra persona sulla faccia della terra” (Numeri 12:3). Mosè si sentiva piccolo di fronte alla natura. Cercava di apprendere le leggi della perfezione insite nel sistema della creazione e di trasmetterle al popolo d’Israele.

Grazie a questa umiltà, Mosè non si considerava superiore al popolo e non lo governava con la forza. Al contrario, si vedeva come suo servitore. Si poneva al di sotto di tutti gli altri, affinché potesse realmente sentirli. Come genitori amorevoli che educano i propri figli con grande sensibilità, li guidava alternando affetto e fermezza, cercando di aiutarli a crescere e svilupparsi.

Lo scopo di una guida è portare la pace all’individuo, la pace alla nazione e la pace al mondo. Questo deriva dalla legge generale dello sviluppo scoperta da Abramo, una legge che conduce alla connessione e al completamento tra tutte le persone. Per questo motivo, il capo era anche uno studioso e un giudice. Guidava il popolo secondo giustizia e misericordia. Queste due linee, quella del giudizio e quella della compassione, erano sempre davanti ai suoi occhi, ed egli si consultava con altre persone sagge per raggiungere insieme le decisioni corrette.

Chi assume una posizione di tale guida viene ammonito a “non insuperbirsi sui propri fratelli” (Deuteronomio 17:20). Un capo non deve diventare orgoglioso. Deve rimanere connesso a tutto il popolo e lavorare per la sua unità. Una guida il cui scopo è unire tutti non si sente elevata al di sopra del popolo. Questa è la natura della connessione: pone tutti sullo stesso piano.

Mosè era lento nel parlare e aveva una lingua impacciata. A differenza dei capi il cui carisma si esprime attraverso discorsi coinvolgenti, Mosè si concentrava sulle azioni. La lezione è che una guida non si misura dalle belle parole, ma dalle opere.

Mosè pensava forse di non essere la persona giusta per il comando e lo stesso accadde in seguito al re Saul. Questa caratteristica deriva dal fatto che un vero capo esamina continuamente se stesso: “Forse c’è qualcuno che può svolgere questo compito meglio di me. Gli lascerei volentieri spazio”. Ciò che conta per lui è unicamente il benessere e la pace del popolo; non ha interessi personali.

Basato su “New Life 180 – Leadership, Parte 1” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto e curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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