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Un’alleanza per attirare in maniera reciproca la Luce circostante

Gli attributi che un Kabbalista scopre interiormente e che sono in contrasto con la Luce fanno sì che lui senta l’esilio senza il quale è impossibile raggiungere la redenzione. Senz’altro, è impossibile sentire la redenzione, che è il sentimento degli attributi del Creatore: dazione, amore, connessione, unione, se non hai sentito le impressioni opposte, lo stato di esilio, gli attributi egoistici opposti.

Perciò è detto: “Vieni dal Faraone, poiché ho indurito il suo cuore”. Il Faraone simboleggia il retro del collo, il diretto opposto del Creatore, dal quale ci è rivelata l’intera essenza della redenzione dalla profonda oscurità dell’esilio.

Dovremmo essere pronti a sentire tutta l’amarezza dell’esilio, che è minacciosa e repulsiva, e che ci priva dei nostri poteri e che ci costringe a sospirare per questo tipo di lavoro. Ma è impossibile sentire l’attributo di dazione, il Creatore, in un’altra maniera tranne che dagli attributi della creatura stessa, che sono rivelati come “il beneficio della Luce da dentro l’oscurità”.

Ci vuole molto lavoro e il grande supporto del gruppo per raggiungere questo. Connettendosi e donandosi reciprocamente uno con l’altro, prima esternamente e dopo interiormente, ci aiutiamo uno con l’altro, com’è detto: “Ognuno deve aiutare il proprio amico”.

Aiutare un amico non significa solamente spronarlo e incoraggiarlo, ma piuttosto, deriva dalla comprensione del sistema. Fino al punto che ognuno comprenda e conosca il proprio ego, e in contrasto a questo abbia qualche tipo di comprensione, un sentimento della dazione del Creatore, lui si alza da sé, come una parte integrale del sistema generale e inizia ad aiutare gli altri attirando la Luce circostante.

Se ci connettiamo, almeno fino ad un certo punto, anche se è solo esteriormente, ognuno attira anche la più sottile Luce che riforma, e così donando uno con l’altro. Per questo motivo è così importante avere una connessione forte e buona che ci aiuti ad innalzarci oltre il nostro odio reciproco, oltre la repulsione e la distanza.

Se prendiamo tutti questi problemi in maniera realistica potremo considerare di essere indifferenti e odiarci uno con l’altro. Ma, allo stesso tempo, come degli adulti che hanno già sperimentato il loro lavoro interiore, comprendiamo che dobbiamo superare la repulsione e guarire noi stessi con l’aiuto della Luce superiore, che guarisce tutte le malattie dell’ego, che può cambiarci e connetterci.

Allora, noi ci provvediamo uno con l’altro della Luce che riforma, e questo è ciò che significa aiutare gli amici. Noi creiamo un’alleanza in modo che anche quando uno di noi è in discesa, gli altri possano tirarlo e salvarlo da questo stato.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2012, Scritti di Baal HaSulam)

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Trasformare il male in bene

Domanda: Il Creatore ha fatto l’inclinazione al male e l’inclinazione al bene. E’ scritto: “ho creato l’inclinazione al male“. Quindi da dove proviene l’inclinazione al bene?

Risposta: In realtà, non esiste nessuna inclinazione al bene. C’è solo l’inclinazione al male, che è stata inizialmente creata dal Creatore. Ecco perché ci informa che ha creato l’inclinazione al male. Ma noi possiamo correggerla con l’aiuto della Torà e trasformarla in inclinazione al bene.

“L’inclinazione” è il desiderio. Il desiderio rimane. Ma “il male” significa che voglio costantemente ricevere per il mio bene, e questo mi danneggia perché io chiudo me stesso in questo mondo come un piccolo animale, vivendo gli anni che devo vivere. In realtà questo è il genere di vita più miserabile che sia possibile.

L’inclinazione al bene significa che proviamo ad unirci nel gruppo e vedendo che siamo incapaci di questo e cominciamo a gridare una preghiera comune. Allora la luce che riforma arriva e crea l’unione tra di noi e all’interno di quell’unione l’intenzione per la dazione, e la luce diventa rivelata. Poi, invece dell’inclinazione al male, abbiamo quella al bene, lo stesso desiderio, ma con l’intenzione di unirci con il prossimo.

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Allenamento psicologico

Noi dovremmo provare a mettere in pratica il sistema che ci è stato offerto dai Kabbalisti, il metodo che possiede la capacità di cambiare il mondo.

Noi tentiamo di mettere in pratica il consiglio dei Kabbalisti come sola possibilità per il nostro inizio di sentire il nostro prossimo passo, l’unità, al di fuori di questo regno materiale.

In questo tempo, le persone cercano di essere minimamente connesse ed equilibrate con la natura integrale. Tuttavia, attraverso la nostra unità con gli altri, nel grado degli sforzi che applichiamo per connetterci con la natura eterna e globale e della nostra ispirazione di sentirla come qualcosa di tangibile tra noi, probabilmente finiremo con lo sperimentare una sensazione genuina di dazione ed amore, un sentimento caldo, un’onda che ci abbraccia tutti.

Questa forza è stata nascosta a noi fin qui, ma essa può apparire se noi tutti ci sforziamo per essa. Se noi abbiamo anche un minuscolo desiderio di raggiungere questo stato che in realtà ci è stato concesso e se facciamo uno sforzo di unirci, possiamo essere sicuri che già possediamo tutti i prerequisiti necessari per raggiungere l’unità.

Tutto quello che dobbiamo fare è desiderare di acquisire una sensazione di unità utilizzando le possibilità che abbiamo già ricevuto. La nostra aspirazione dovrebbe essere diretta a vedere e sentire il potere che riempie l’intero universo. Allora, realizzeremo che siamo piazzati all’interno del Kli unito (vaso) che è riempito di calore, Luce e dazione, come un feto nel grembo materno.
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(Dal Congresso di Vilnius del 23.03.2012, Lezione 1)

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Avanzare attraverso i colpi

Rabash descrive l’ascesa spirituale di una persona e porta l’esempio di un palazzo a due piani: sul primo piano ci sono gli amici e sul secondo piano c’è il Creatore. Dobbiamo unirci con gli amici in modo tale da avere un solo cuore, un solo desiderio, una sola intenzione. Se ciascuno abbassa la testa ed annulla se stesso, se la nostra interiorità è un sola collettiva, noi creiamo un sistema adatto alla dazione.

Allo stesso tempo, manchiamo del vero potere della dazione, ma facciamo del nostro meglio per mantenere le connessioni tra di noi. Anche se sappiamo che non potremo adempiere a questo, facciamo ancora del nostro meglio per mantenere l’intensità. Non dobbiamo fermarci qui, non possiamo attraversare la linea di arrivo e sederci ed aspettare che la Luce arrivi. Al contrario, dobbiamo costantemente esercitarci per raggiungere il centro, il che significa che ciascuno annulla se stesso in relazione allo scopo collettivo.

Nel centro ci sono tutte le nostre scintille, tutti i desideri che sono diretti alla dazione reciproca ed all’amore reciproco. Se puntiamo correttamente all’attributo desiderabile per dare al Creatore attraverso di esso, per darglielo come un regalo, allora la Luce che Riforma, che costruisce l’attributo della dazione, arriva al centro, nella nostra connessione reciproca, nella nostra unità.

In altre parole, riveliamo la Luce di Hochmà nella Luce di Hassadim. In questo modo il divino attributo Elokim è connesso con la struttura di HaVaYaH ed è in questa connessione tra gli essere creati ed il Creatore che la Luce di Hochmà può essere rivelata. Il Creatore in sé è la Luce di Hassadim e Hochmà è la dazione che è diretta a colui che lavora per essa.

Domanda: Possiamo comparare i nostri congressi al primo piano del palazzo del quale Rabash parla?

Risposta: Non solo al primo piano. Nella nostra unione generale globale, nel vaso globale, vogliamo salire anche al secondo piano. Se sto andando al congresso in Brasile, non significa che io non sia anche in altri posti. Noi siamo tutti connessi in un solo desiderio. Nel momento in cui il primo piano viene costruito, anche il secondo piano viene immediatamente creato e la Luce da esso discende ed approda nel vaso pronto.

E così, insieme al nostro lavoro quotidiano nel serrare la nostra connessione reciproca, dovremmo avanzare verso lo stato cruciale nel quale viene dato il colpo finale.

La Torà ci dice come finisce lo stato dell’esilio: dopo molte difficoltà e colpi, noi raggiungiamo la libertà. Quindi i nostri colpi nei congressi sono le “piaghe d’Egitto”. Tutto è nell’occultamento e nell’oscurità e non possiamo distinguerle, ma più tardi lo scopriremo.

Così, ci riuniamo qui per colpire il nostro ego, per neutralizzarlo ed annullarlo attraverso questi colpi di connessione e divulgazione ed essendo pronti per la redenzione. Io vedo queste azioni come gli ultimi passi prima di raggiungere la libertà.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2012, Scritti del Rabash)

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Rivelare l’unione della Natura

Domanda: Se raggiungiamo la meta  e ci uniamo in un kli comune mondiale, che cambiamenti succederanno in Europa?

Risposta: Dobbiamo capire che tutti i problemi, incluso la crisi, con tutta la sofferenza, compaiono per una ragione: per poter guidare le persone a scoprire la causa, la radice, per scoprire perché sta succedendo tutto questo. Vediamo che gli scienziati, gli economisti ed i politici non possono fare nulla.

Il mondo è entrato nello stato che la Kabbalah  menzionava da molto tempo. Abbiamo parlato di questo prima del ventunesimo secolo. Ne ho sentito parlare venti anni fa e non credevo che potesse succedere. “Così”, ho pensato “che cosa posso fare?”.

Il mondo è entrato in uno stadio differente. Oggi, siamo in un livello completamente differente. Noi dobbiamo rivelare l’unione della natura. Ecco perché il mondo è globale, integrale e non solo dentro di noi, ma anche attorno a noi.

Oggi, riveliamo la forza superiore a tutti i livelli di sviluppo, anche il livello inanimato della natura incluso lo spazio vuoto, per non menzionare gli strati più elevati, vegetale ed animale della natura sono tutti un’unica cosa. Tutto questo è una forza globale, integrale dallo zero all’infinito, un unico insieme.

C’è un eccezione che è un problema interno, c’è l’essere umano, il centro del mondo. A lui è data la libertà, e egli compie quello che gli pare a discapito di tutto il resto. Egli è terribilmente negativo contro tutto il resto.

Noi paragoniamo questo essere umano, che poi è tutta l’umanità, ad una crescita tumorale per via del fatto che mangia tutto quello che lo circonda. Distrugge tutto quello che è vivo ed è in contraddizione con il resto della natura. Tutto il resto della natura è globale, integrale e unito. Noi non siamo per nulla uniti, né globali né integrali.

Diciamo che è arrivata la crisi globale. Cosa significa? Significa che non ci accordiamo con il resto della natura! Dov’è la crisi? E’ dentro di te o in quanto ti circonda?

Devi ricostruire te stesso. Anche la vostra società umana deve diventare globale ed integrale. Come si può fare? Può realizzarsi attraverso l’uno, ottenendo l’eguaglianza, la connessione, la comprensione reciproca. Tutto il nostro sviluppo mostra quanto siamo interconnessi, non possiamo liberarci da questa cosa.

Guarda cosa succede, un paese viene boicottato, scollegato dalle transazioni finanziarie o qualcosa di simile, e non può più fare nulla. E’ la fine, la vita è finita. Tagliato dal resto del mondo, e non può esistere. Questa è la misura di quanto il mondo sia globale.

Questo non era mai successo prima.

La nostra società è opposta a questa globalità. La natura umana al momento è opposta a questo. Ecco perché, naturalmente, se rimuoviamo questa contraddizione, vedremo le forze della natura rivelate nella loro interezza.

Troveremo noi stessi completamente collegati con il mondo intero, ed inoltre, senza limiti, infiniti. Ci sentiremo vivere eternamente, in  armonia  con tutti gli altri strati della natura.

Questo non si applica solo ai paesi che stanno soffrendo per la crisi. Dovremmo considerare il livello per cui ci innalziamo e vediamo che questi fenomeni della crisi sono un ostacolo per noi da superare per raggiungere lo scopo più elevato. Proprio come una persona che vive una crisi a livello individuale, così succede per una nazione e per la società umana in termini globali. Questo è l’unico modo di guardare la natura.

Noi non possiamo oggi avvicinarci ai governi e parlare di questo con loro per via del fatto che rappresentano i più grossi egoisti e non sono in grado di comprenderlo. Nientemeno, le loro menti stanno cambiando. C’è una grossa differenza tra quanto dicevano cinque anni fa e quanto dicono oggi. Questo perché i colpi e le punizioni rendono una persona più saggia e ricettiva. Ecco perché spero che saranno in grado di realizzare questo.

In aggiunta ai materiali che ci stiamo preparando a sottoporre all’UNESCO; alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali, stiamo collegando molti scienziati al nostro lavoro che hanno le nostre medesime idee, costoro che comprendono che la natura umana, la natura della società umana deve essere cambiata nelle sue fondamenta.

Il problema è che non hanno un metodo. Non c’è dubbio che abbiamo bisogno di un equilibrio globale con la natura. Di essere in un omeostasi con essa. Migliaia di scienziati nel mondo stanno parlando di queste cose. Ma come si può fare? Si Deve ? Non c’è risposta.

Milioni di persone nel mondo stanno perdendo il posto di lavoro. La crisi ci porterà al punto in cui produrremo solo quanto è necessario per la nostra esistenza.

Ecco perché le persone devono comprendere. Devono studiare sé stesse e cambiare invece di inquinare e rovinare la natura. Non ho bisogno poi di così tanto nutrimento per dare da mangiare al mio “animale” per la mia esistenza comune.

Devo dedicare il tempo che rimane, il resto della mia forza a cambiare la società umana. Ed allora, sentiremo l’armonia eterna e totale. Questo sarà molto di più di quanto cerchiamo di ottenere oggi. Quindi dovremmo vedere la crisi come un ostacolo sul quale innalzarci assieme. Ecco perché siamo qui.
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(Dal Congresso di Vilnius 24.03.2012, Lezione 3)

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I tre livelli in un gruppo

Nei confronti dei nostri amici ci troviamo di solito su uno di questi tre livelli:

1. Quando l’amico e il gruppo sono più grandi di noi, in altre parole,consideriamo i nostri amici e il gruppo come superiori a noi per sentire la loro grandezza;
2. Quando gli amici e il gruppo sono sotto di noi;
3. Quando sono uguali a noi.

Quando li considero come più grandi di me, mi metto in uno stato in cui sono in grado di imparare da loro, di ricevere da loro ciò che hanno, così come i piccoli imparano da quelli più grandi. Essi sono in grado di influenzarmi. Ricevo’ la loro energia, la loro forza, e la loro eccitazione.

Se li percepisco come più piccoli di me, allora io sono in grado di dare a loro così come un grande dà ai piccoli.

In entrambi i casi, ho un certo tipo di comunicazione con loro, sia quando da loro ho ricevuto la grandezza della meta, sia quando la accendo in loro, introducendo le mie forze, il mio investimento nella grandezza dello scopo, la grandezza dell’unione. E tutto questo avviene allo scopo di raggiungere uno stato in cui essere uguale a loro. E allora saremo veramente amici.

 

Quando essi sono sopra di me, sono i miei insegnanti. Quando sono sotto di me, sono gli studenti. E solo quando siamo uguali siamo amici. Questo è il nostro modo di sintonizzare i nostri pensieri nei confronti del gruppo. E vedo sempre: dove posso aggiungere, cosa posso ricevere, e dove posso diventare completamente uguale a loro.

Lo scopo deve essere sempre il confronto. E lo stato in cui si è sotto o sopra di loro è lo stato in cui mi adeguo in relazione a loro.
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(Dalla seconda lezione del Congresso di Vilnius, 23.03.2012)

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America: Dal sud al nord

Domanda: Sarò collegato al congresso nordamericano virtualmente, insieme ad altri amici. Come possiamo creare una potente unione durante il congresso? Come possiamo alzare la sua importanza anche quando siamo tutti scollegati nella corporalità e sentirci un unico Kli?

Risposta: Prima di tutto, vorrei consigliarvi di partecipare al congresso di New York. Questo è necessario senza alcun dubbio.

In secondo luogo, vi consiglio di leggere tutti gli articoli sul gruppo di Rabash e Baal HaSulam. L’unione, il cambiamento dell’atteggiamento di una persona verso il gruppo è ciò che è importante.

In terzo luogo, nella preparazione anche la divulgazione svolge un ruolo molto importante.

Quindi, dobbiamo cercare di aiutare per il Congresso, preparare e portare sempre più persone ad esso, che siamo in dubbio o meno dobbiamo prepararci ad aspettarli. Noi dobbiamo riunire quante più persone possibile e prendervi parte.

Inoltre, L’America del Nord dovrà prepararsi, con l’aiuto del Sud America, grazie ai nostri incontri in Colombia, Cile e Brasile. Questa sarà la preparazione reale, pratica, comprensiva non solo delle lezioni e conferenze, ma anche dalla partecipazione ai seminari.
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Dissolversi nel Gruppo

Tutti i nostri molti anni di studio (abbiamo persone che studiano già da 10-15 anni) sono intesi solo per farvi raggiungere uno stato nel quale cominciate a lavorare nel gruppo, siccome capite che non c’è nient’altro. Tutto quello che avete fatto nel corso di molti anni era solo inteso per farvi capire alla fine che la sola cosa che può cambiarvi e rivelarvi quello che volete è di fronte a voi, anche se è nell’ultima fase.

Solitamente ci vuole molto tempo per arrivarci, convincendoci e cercando in qualche modo di evitarlo, di andare da qualche altra parte. Noi studiamo la kabbalah, facciamo tutto quello che abbiamo bisogno di fare riguardo alla divulgazione, di tutto, solo per evitare di lavorare in gruppo.

Persino una volta che abbiamo già capito che non c’è altra soluzione, ancora, all’ultimo momento, scappiamo cercando delle ragioni per non partecipare a questo processo. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi e lanciarci nel gruppo come nell’acqua e scomparire completamente in esso. Passa molto più tempo, dei mesi, qualche volta persino degli anni, finché una persona alla fine entra nel gruppo.

Ma noi possiamo accorciare questo tempo con il nostro sforzo congiunto e cercheremo di farlo.

Non importa da quanto tempo una persona studia, né la sua conoscenza, né se sia intelligente oppure no, forte o debole, persistente, stabile o pigra; quando entrate nel gruppo e vi unite alla sua forza comune, noi “scompariamo” in esso, vi dissolvete nelle qualità comuni dei vostri amici in misura tale che acquisite l’integrazione di tutte le loro abilità ed esse diventano vostre.

Non c’è bisogno che arriviate con delle scuse del tipo io sono ancora giovane, non sono ancora pronto per questo, forse dopo un po’ di tempo, al prossimo congresso. Adesso! Non ci devono essere altri pensieri! Non c’è altro all’infuori di questo posto e quest’azione che noi dobbiamo intraprendere.

L’azione è molto semplice: cercare di compiere quella che viene definita Prima Restrizione (Tzimtzum Aleph), elevarci il più possibile al di sopra del nostro egoismo, senza prendere in considerazione nessuna delle sue persuasioni, ragioni, trappole e sotterfugi. Noi dobbiamo capire che questo punta alle mancanze nella nostra aspirazione, nella nostra intenzione.

Quando la mia intenzione e la mia aspirazione non sono abbastanza forti, sentirò qualcosa che mi distrae e ciascuno di questi disturbi punta a quello che io ho bisogno di aggiungere alla mia intenzione per dirigerla seriamente e renderla forte abbastanza nella sua grandezza e vettore. In altre parole, ho bisogno di essere diretto verso lo scopo e di avere abbastanza forza per dirigermi verso di esso.

Ecco perché percepiamo i disturbi come un dato. Noi non proviamo mai dispiacere per essi, non diventiamo mai pazzi; al contrario, ogni volta che appaiono, ce ne eleviamo al di sopra e ci investiamo anche di più per diventare più vicini agli altri.

La cosa principale è avere pazienza verso i nostri amici, come l’abbiamo con dei piccoli bambini, con il nostro piccolo bambino preferito. Non c’è niente che possiamo fare a riguardo, è anche il nostro egoismo che non ci permette di connetterci con gli altri e ci mostra dove avvicinarci e dove posizionarci.
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(Dal Congresso di Vilnius del 23.03.2012, Lezione 2)

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I semi della Luce vengono piantati adesso

La festa di Pesach (la Pasqua ebraica) comincia domani. Noi dobbiamo capire cos’è. In primo luogo “Pesach” è lo stato più importante. Noi ricordiamo questo esodo dall’Egitto in tutte le seguenti correzioni. Perché? Perché questo è il fondamento dal quale ha inizio la scala dei gradi spirituali.

In secondo luogo, Pesach è la nascita spirituale di un essere umano.

In terzo luogo, noi stiamo parlando dell’oscurità, nella quale costruiamo la base preparatoria per le nostre correzioni perché noi non abbiamo nient’altro da correggere eccetto quello che viene svelato in “Egitto”. Questi anni di preparazione, da un lato sono utili perché rivelano i nostri desideri corrotti, dall’altro lato, sono duri perché l’esilio è una cosa spiacevole.

Comunque, in realtà tutto dipende da come accettiamo quello che succede, cercando duramente di comprendere, capire e riconoscere questo stato, quanto siamo consapevoli della sua necessità nel gruppo e quanto ci sentiamo sviluppati in esso.

Allo stesso modo in cui il Medioevo è stato un periodo oscuro della storia, caratterizzato dalla confusione, dalla brutalità umana, dalla crudeltà dell’inquisizione, dall’aggressione religiosa e da usanze animalesche. Tuttavia, andando più in profondità, vediamo che è diventato la preparazione per l’esplosione del Rinascimento, per lo sviluppo della scienza ed altre successive acquisizioni.

Fino alla fine del Medioevo l’umanità stava ottenendo dei grandi vasi, dei desideri. Poi c’è stata un’esplosione culturale ed è cominciata l’Età dell’Illuminismo, durante la quale noi abbiamo usato quello che avevamo preparato in precedenza. Adesso ci stiamo avvicinando ad un risultato logico, la crisi di tutti i desideri che sono esauriti e non c’è nient’altro da fare nel nostro mondo.

Se tracciamo i paralleli con la spiritualità, la preparazione attuale ci permette di raggiungere la fine della correzione ed usare i nostri desideri correttamente. Dopotutto, abbiamo rivelato il nostro male durante il periodo dell’esilio in Egitto. Ecco perché tutte le ulteriori correzioni vengono chiamate il “ricordo” dell’esodo dall’Egitto.

In questo caso, il male ci viene rivelato solo nelle relazioni con gli amici. Di conseguenza, se percepiamo correttamente i problemi che sorgono tra noi, ci prepariamo per l’ascesa. Noi dobbiamo richiedere la correzione da questi stati; tuttavia, a condizione che vogliamo unirci, sentiamo il bisogno di essa, vediamo che non possiamo e ciò nonostante continuiamo a spingere. Meno abbiamo successo, più pressiamo.

Abbiamo bisogno di rivelare la dazione proprio in questa pressione reciproca tra noi. Anche se al suo posto, al contrario riveliamo la ricezione, il male, manifestato al di sopra del bene, non indietreggiamo, non ci rilassiamo e non disperiamo. Stiamo andando verso la fine, verso lo stato riguardo al quale è detto nella Torà: “e i bambini di Israele si lamentarono del lavoro” (Esodo 2:23).

Non sarà solo un lamento, noi sentiremo davvero che siamo impotenti di fare qualsiasi altra cosa. Questo si ha quando una persona eleva le sue mani al Creatore e si fonde nella preghiera collettiva.

In questo modo noi dovremmo rispettare l’attuale periodo. Non possiamo uscirne finché non prepariamo il desiderio per ulteriori correzioni. È impossibile ricevere la rivelazione dall’Alto se non spingiamo, forzando la forza superiore a rivelarci il nostro male.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 5.04.2012, Scritti del Rabash)

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La sintonia nel gruppo

In relazione ai nostri amici, prendiamo in considerazione non le loro proprietà personali, ma piuttosto qualcosa che appartiene al nostro percorso spirituale. Non mi preoccupo per i loro problemi quotidiani. Noi completiamo tutte queste parti disparati e dimentichiamo tutto ciò che esiste intorno a noi. Siamo interessati solo a una cosa — l’aspirazione verso l’alto! Questo è il loro punto nel cuore e io ho a che fare con questo! Questo è il mio punto di sintonia!

Non mi importa assolutamente quali proprietà hanno loro. Possono essere impazienti, buoni oppure non così buoni: non importa! Tutte queste sono le nostre proprietà animali, terrene. Tutte rimangono a livello del nostro mondo. La cosa più importante per me è unirmi con il loro punto nel cuore. Questo è ciò a cui loro aspirano nello stesso modo in cui lo faccio io.

La sintonia del gruppo è un’azione molto speciale e raffinata.
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(Dal Congresso di Vilnius 23.03.2012, Lezione 3)