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La connessione della Torah con il Libro dello Zohar

Domanda: Quale è la relazione fra la Torah e Il Libro dello Zohar? E’ meglio conoscere già la Torah quando si inizia lo studio de Il libro dello Zohar ?

Risposta: E’ impossibile conoscere la Torah perché, dalla prima sino all’ultima lettera, essa rappresenta un codice, una sola linea di lettere che ci spiega la sequenza esatta della correzione dell’anima. La Torah è il cammino della correzione dell’anima. Solo che si presenta in una tale forma, che noi la leggiamo come un romanzo. Per questo, non dobbiamo vederla come un trattato storico, né legale, né educativo.

Per quanto riguarda Il libro dello Zohar, è un commento letterario ai cinque libri della Torah. Però abbiamo solamente una piccola parte de Il Libro dello Zohar, per questo abbiamo solo un commento incompleto della Torah. Ciò nonostante Il Libro dello Zohar è legato alla Torah.

Domanda: Sia la Torah che Il Libro dello Zohar furono scritti per una sola persona?

Risposta: La Torah fu dettata da Mosè, ma altri la scrissero. Durante il corso della storia, la saggezza dei libri sacri è stata scritta da vari individui, perché il raggiungimento dei mondi superiori necessita dell’unione delle persone, così che l’egoismo venga distrutto in maniera reciproca. Per questo la Mishnà, il Talmud di Babilonia e di Gerusalemme furono scritti da diverse persone

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 5/02/17

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La realizzazione più grande è portare gioia alla creazione

Dalla Torah, (Deuteronomio 26:8 – 26:11): “Il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi, e ci condusse in questo luogo e ci diede questo paese, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato. Le deporrai davanti al Signore tuo Dio e ti prostrerai davanti al Signore tuo Dio; gioirai, con il Levita e con il forestiero che sarà in mezzo a te, di tutto il bene che il Signore tuo Dio avrà dato a te e alla tua famiglia.”

“Io presento le primizie dei frutti del suolo” significa portare l’intenzione per tutti. Dando a tutti, do al Creatore.

Naturalmente, il Creatore in realtà non ha bisogno di nessun frutto. I frutti vengono portati nel mondo per essere distribuiti in mezzo al popolo.

Domanda: Ma l’uomo esiste per provare piacere?

Risposta: La Torah non è rivolta ad una persona che vuole provare piacere; richiede un approccio completamente diverso.

Una persona può rivolgersi ad essa solo se vuole conoscere il significato della propria vita. Diversamente è tutto inutile, la persona la distorcerà solamente! Se una persona comincia ad interpretarla in modo egoistico, riceverà una Torah completamente diversa.

Domanda: Allora devo arrivare alla Torah col dolore, con un cuore rotto dal pianto?

Risposta: Devi farlo con il solo desiderio di comprendere il significato della tua esistenza ed arrivare alla sua radice, la forza che ti guida! In altro modo, la “riscriverai” e finirai con l’avere a che dare con migliaia di religioni.

Domanda: Allora cosa significa l’obbiettivo di portare piacere alla creazione?

Risposta: Portare piacere alla creazione è un grande obbiettivo della persona che sa cosa fare, sa come aiutare gli altri e come portarli all’adesione con il Creatore, con le qualità della dazione e dell’amore che vivranno in lei e che guideranno le sue azioni. Dopo di questo, la persona comincerà a sentire che è arrivata al livello di esistenza successivo, in un mondo completamente diverso: non limitato dal tempo, dalla vita o dalla morte.

Domanda: Il lavoro è duro?

Risposta: Se lo fai da solo, allora è un lavoro incredibilmente duro, però se lo fai assieme al gruppo degli amici è più facile. Psicologicamente ti viene richiesto un nuovo punto di vista.

La cosa più importante non è il lavoro in sé, ma l’attitudine corretta verso il lavoro. Quando una persona arriva a capire che tutto si risolve solo nel lavoro comune, allora tutto diventa facile in un sol colpo.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 9/11/16

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“Benedette saranno la tua cesta e la tua madia”

Dalla Torah, (Deuteronomio: 28:04): “Benedetto sarà il frutto del tuo seno, il frutto del tuo suolo e il frutto del tuo bestiame; benedetti i parti delle tue vacche e i nati delle tue pecore.”

Se dal punto di vista del livello umano si aspira al Creatore, allora anche tutti i livelli inferiori: animale, vegetale o inanimato aspireranno alla stessa uguaglianza. Pertanto, ci sarà sempre una benedizione anche su questi livelli.

Dalla Torah, (Deuteronomio 28:05-28:06)“Benedette saranno la tua cesta e la tua madia. Sarai benedetto quando entri e benedetto quando esci.”

Qui parla di entrare nel livello spirituale e salire.

La nostra vita è una chiara conseguenza del modo in cui costruiamo la nostra equivalenza con il mondo spirituale: con le nostre radici spirituali.

La Torah non parla di oggetti o fenomeni del nostro mondo: le capre, le pecore, le persone, le case, le città e tutto il resto, anche se sembra che parli di questo. Tutte sono qualità spirituali di una persona che aspira al mondo superiore; tutto è dentro di lei. La Torah spiega come queste qualità siano benedette.

Commento: E’ sorprendente che anche l’uscita dal livello spirituale e la successiva caduta, siano benedette.

Risposta: Perché si tratta della caduta per la futura ascesa. È’ scritto, “La Torah verrà da Sion.” Questa discesa appare come il livello successivo: attira più luce su di voi e vi benedice buoni e cattivi.

E’ scritto: “Benedette saranno la tua cesta e la tua madia”. La cesta e la madia sono i Kelim (vasi) che sono stati riempiti con la Luce superiore, in quel livello, con lo scopo di dare.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 5/12/16

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“Il Signore tuo Dio ti concederà abbondanza di beni…..”

Dalla Torah, (Deuteronomio 28:11): “Il Signore tuo Dio ti concederà abbondanza di beni, quanto al frutto del tuo grembo, al frutto del tuo bestiame e al frutto del tuo suolo, nel paese che il Signore ha giurato ai tuoi padri di darti.”

Tutto il desiderio egoistico che sorge dentro di te, ora si chiama la terra di Israele. Esso non nasce nelle persone comuni; loro non raggiungono questi desideri enormi, estremamente egoistici e antagonisti. Tu comincerai a sentirli. Questo è chiamato l’ingresso alla terra d’Israele.

Tu esamini questi desideri; vale a dire che li sottometti alla tua intenzione di dazione e di amore, e quindi ricevi la benedizione nel tuo paese.

È scritto: “Il Signore tuo Dio ti concederà abbondanza di beni”. L’abbondanza significa la rivelazione della Luce di Hochma. Nel deserto, prima dell’ingresso alla terra d’Israele, è stata rivelata la Luce di Hassadim e ora viene rivelata la Luce di Hochma, grazie alla quale hanno avuto luogo sia la nascita che lo sviluppo.

La Luce di Hassadim ti tiene in un costante stato di aspettativa. Tuttavia, noi dobbiamo anche svilupparla perché la Luce di Hochma si riveste in essa. Pertanto, non appena la Luce di Hochma comincia ad avvicinarsi, c’è bisogno immediatamente della Luce di Hassadim. Dopo tutto, senza di essa la Luce di Hochma è come una lama tagliente o un fuoco che distrugge tutto. Questi sono chiamati i Dinim, le qualità del giudizio.

Domanda: Significa che tutto ciò che accade oggi nel mondo è una conseguenza della mancanza della Luce di Hassadim?

Risposta: Sì. Appare solo un enorme desiderio egoistico. Al di sopra di esso c’è la Luce di Hochma che deve entrare in questo desiderio. Tuttavia, lo spazio che la luce di Hassadim deve riempire è vuoto. Dobbiamo attirare la Luce di Hassadim e possiamo farlo solo se ci relazioniamo correttamente fra di noi.

Se raggiungiamo la Luce di Hassadim, la grazia si riverserà in tutto il mondo.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 5/12/16

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Le tappe per l’elevazione spirituale

Il lavoro spirituale inizia quando costringi te stesso ad accettare le leggi della tua stessa correzione.

Come nell’uscita dall’Egitto, i figli di Israele dovettero capire che la cosa più importante era elevarsi al di sopra dell’ego, attraversare il Mar Rosso, accettare la regola principale “Ama il prossimo tuo come te stesso” come obbiettivo finale, ed aspirare ad essa con l’aiuto dell’impegno reciproco, dove tutti si connettono in un tutt’uno.

Furono obbligati ad accettare questo scopo in accordo ai loro sforzi di connettersi al di sopra dell’ego ed avanzare. Di conseguenza, ricevettero l’aiuto dall’alto, dalla Luce Superiore della correzione, chiamata Torah.

Era come entrare nel deserto, quando vai davvero nel deserto perché non ci sono stati, desideri ed intenzioni corrette davanti a te. Tu li fai diventare una fonte corretta; cambi le loro qualità egoistiche in altruistiche, l’odio in amore.

Pertanto, il monte davanti al quale ti trovi, è il Monte Sinai (“Sina” – odio) e gradualmente lo trasformi in amore, dopo aver viaggiato 40 anni nel deserto, vale a dire, 40 livelli, da Malchut a Binà, dalla qualità della completa ricezione a quella della dazione. Entri in uno stato simile allo scalare il Monte Sinai, ma già come una nazione.

Così puoi ottenere la terra di Israele, conquistarla, cioè correggerla e in seguito erigere un Tempio in essa, ovvero creare un’anima comune per tutti. Nel nostro mondo il Tempio rappresenta la creazione di un’anima unica.

Questo è ciò che si ordina all’uomo, che ascenda al successivo livello spirituale. Questo non parla di conquiste geografiche ma strettamente dello stato interiore dell’uomo, quando si eleva al grado chiamato “La terra di Israele”.

Trovandosi nella tappa del Monte Sinai, riceve le istruzioni per le correzioni future.

La tappa successiva è la correzione in sé, e si chiama “Quaranta anni a vagare nel deserto”. In questa tappa, egli sente desideri egoistici interni e correggendoli dall’intenzione per se stesso all’intenzione per il bene degli altri, e attraverso gli altri per il Creatore, riesce ad ascendere al grado successivo.

Lì comincia a lavorare direttamente con i suoi desideri egoistici, senza elevarsi al di sopra di essi, ma usandoli per dare. Questo stato si chiama, “Il lavoro nella terra di Israele”.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 21/11/17

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“….costruirai una casa, ma non vi abiterai…..”

Dalla Torah, (Deuteronomio 28:30): “….. costruirai una casa, ma non vi abiterai…..”.

Una persona costruisce una casa per rivelare il Creatore all’interno di essa. La casa (il Kli, vaso) è l’anima.

Per quel che ti riguarda non è possibile utilizzare nessuno dei Kli che hai costruito, perché in essi non avrai la possibilità di fare uno Zivug di Hakaà, che è il corretto tipo di connessione. E allora si dice che altri vivranno in questa casa.

E’ impossibile utilizzare un Kli, una casa, senza la giusta intenzione, mentre altre persone potranno in parte usarla a modo loro. In definitiva, arriverai comunque alla correzione, in modo da poter tornare a casa, ma solo dopo aver attraversato un lungo e doloroso viaggio.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 7/12/16

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2.000 anni prima della creazione del mondo

Nel corso della nostra storia, più noi ci siamo allontanati dalla Torah, e più lei si è avvicinata a noi.

In che modo la Torah divenne un libro?

“E quando Egli desiderò e pensò di creare il mondo, che fu così rivelato in un desiderio davanti a Lui, Egli avrebbe guardato alla Torah e creato il mondo.” (Il Libro della Torah, “Toledot”)

Pensaci, il mondo non esisteva ancora ma la Torah esisteva già. Egli non guardò un libro quando creò il mondo. Non era il libro che fu dato al popolo di Israele sul Monte Sinai.

La Torah è un programma di sviluppo globale, una guida completa alla creazione. Questa è la matrice di cui tutti siamo parte. E’ impossibile scavalcarla o sfuggirne. Ma ad un certo punto, ad un certo momento della nostra crescita, conosceremo il programma che da essa fu predeterminato. Non riceveremo semplici informazioni, ma saremo consapevoli di dove siamo e di cosa ci sta accadendo.

E’ come con un bimbo piccolo che dopo i suoi primi anni “inconsapevoli” comincia a capire che vive in un mondo più ampio e che questo mondo richiede la sua partecipazione attiva. Nell’evoluzione dell’uomo, arriva un momento in cui la matrice lo sveglia dal suo oblio infantile. Dice addio alla sua culla e al nido, apre la porta e lascia la sua casa.

In quel momento, tutto cambia: il mondo acquista volume, suono, colori e significato. Ne risulta che la vita sia un percorso che ha uno scopo eterno e che possiamo avanzare consapevolmente, tramite la nostra libertà di scelta, insieme. Allora non è più solo la matrice ad avere un impatto su di noi, ma anche noi abbiamo un impatto sulla matrice.

Quindi, diventiamo consapevoli del piano generale e della forza che agisce su di noi. Duemila anni fa l’umanità raggiunse questo livello. Le persone che si auto-definirono kabbalisti scoprirono l’unico sistema della realtà e cominciarono a studiarne le leggi, a connettersi ad esso e a descriverlo.

Perciò conseguirono la Torah, scrissero libri che riflettevano le sue caratteristiche e le sue leggi e, cosa più importante, la direzione che ci mostra. Videro l’immagine generale e capirono il processo generale, così come noi comprendiamo le fasi generali della crescita di un bambino.

“Prima che il mondo fosse creato, la Torah aveva preceduto il mondo di duemila anni.” (Il Libro dello Zohar, “Truma”)

All’apice del conseguimento del piano, un’intera nazione viveva essendo consapevole delle sue leggi in una realtà che era molto più vasta della nostra. Ma un giorno tutto sparì. Cadde dalla sua elevazione e, con esso, collassò la speranza per l’intero mondo. Allora la Torah divenne semplicemente un libro, che ci dice come dovremmo vivere sulla Terra: un libro sacro speciale. Ma abbiamo già dimenticato la struttura della creazione, il metodo per elevarci al di sopra di noi stessi, lo strumento per conseguire l’unione nel mondo.

La porta fu chiusa e tornammo proprio al nido dove avevamo vissuto fino a quel giorno.

La rottura delle alte frequenze

Ci sono 54 Parashot (sezioni) nella Torah, 613 comandamenti, 79.976 parole, 304.805 lettere. Viene letta nelle sinagoghe in base alla Parasha settimanale. Contiene la storia della nazione ebraica, dei suoi capi spirituali, cominciando dai patriarchi sino a Mosè, la Torre di Babele, la terra che il Creatore aveva mostrato ad Abrahamo, l’errare nel deserto, la schiavitù in Egitto, il Monte Sinai che fu preso dalle fiamme e dal fumo…

Se leggiamo la Torah in questo modo, se la capiamo in questo modo, manca la parte principale ed è un involucro senza un riempimento. Letta in questo modo è distaccata dalle radici, proiettata in un’immagine che sta nella nostra coscienza ordinaria, e che viene etichettata sotto il titolo di “Sacre Scritture”.

Questo è il modo in cui viene trasmessa attraverso la percezione egoistica del mondo e smette di essere il piano del nostro sviluppo. Non si muove; non è attraente; non ci sviluppa; non rivela nuovi mondi e non ci dà il potere di rivelarli, ma di fatto ci calma e ci mette a dormire. Per alcuni potrebbe essere una tradizione; per altri è una raccolta di leggi assolute della nostra esistenza corporea. In passato unì la nazione ma ora la divide, ci separa e mette le persone dalle due parti opposte del recinto.

No, questa non è la Torah, non la forza che cambia una persona e ci tira fuori dal nostro ego primitivo che è limitato alla nostra vita corporea. In passato ci ha chiamato verso l’alto e ora è diventato uno strumento di pressione sui popoli, che li obbliga, li interroga e li limita. Le persone la studiano a memoria, verificando i suoi riscontri storici ma minando così le sue basi ideologiche. Le religioni sono cresciute intorno ad essa, il misticismo ed i cinici si riuniscono attorno ad essa, i filosofi la citano e gli scienziati la studiano cercando di decifrare il suo codice.

E’ diventato il primo best seller di tutti i tempi e di tutte le nazioni già tanto tempo fa. Quelli che la Torah chiama “proprietari di casa” non vogliono superare la soglia della loro “casa” per qualcosa di più grande.

“Sono persone piccole e limitate che arrivano qui indifferentemente, riempiendoci con diverse droghe e principalmente tenendo la droga della vita lontano dalla nostra vista… per soffocare la voce del Creatore che ci chiama dalle profondità dell’anima e riempiendo tutti i mondi: chiediMi e vivi.” (Rav Kook).

Quando arriva la grande festa della ricezione della Torah noi, ancora una volta, la rifiutiamo, e rimaniamo qui con il libro. Anche se è speciale, anche se è sacro, è un libro e non il grande tessuto della creazione nel quale siamo cuciti, che ci piaccia o no, un libro, non un mondo enorme e non un sistema maestoso che ci circonda perché per noi fu creato.

Lo respingiamo. Perché? Perché vive nella dazione e questo ci insegna.

Il veleno sulla punta della spada

“Il principio fondamentale per conseguire la Torah è l’unione, come un solo uomo con un solo cuore.” (“Maor Va’Shemesh“)

Sul Monte Sinai ci fu dato un approccio comune al sistema generale e ci fu consentito di entrare in contatto con esso consapevolmente, di studiarlo, di esplorarlo e di essere incorporati in esso nella nostra mente e nelle nostre sensazioni. Il codice di accesso è l’amore per gli alti, l’interfaccia software è una relazione con gli altri basata sulla dazione. La Torah ha lo scopo di rivelare il conglomerato di forze che operano su di noi, che impattano su di noi e ci consentono di essere mutualmente ed effettivamente connessi con loro. Quindi, usiamo la Torah: lasciamo il nido, cresciamo e maturiamo.

La trasformazione non ha luogo nelle nostre fantasie, non nel prossimo mondo, ma qui e ora, nell’elevarsi al di sopra dell’ego, e questa è la ragione per cui è così facile per le persone verificare se stesse e capire se si riceve la Torah come antidolorifico o come scusa. Il criterio è semplice: usiamo la Torah così come ci trattiamo a vicenda, sia come medicina che come veleno.

A giudicare dalla situazione attuale, ci troviamo ad un bivio: divisi, schiacciati, litigiosi e costretti ad accettare tutto ciò che è inevitabile. Non è la faccia positiva della Torah che ci accompagna sulla strade del nostro obiettivo, ma la negatività della nostra essenza alla quale siamo abituati, ma che è solamente così distruttiva.

Nel frattempo, il mondo cresce “nei suoi pannolini” e affronta situazioni che non sarà capace di gestire senza un saggio insegnante. E’ solo in teoria che una persona può valutare con sobrietà la situazione ed arrivare alla giusta conclusione. Nella pratica, i nostri desideri sono molto più forti di noi e anche sull’orlo di un abisso continuiamo ad andare avanti con le nostre azioni infantili. Questa è la nostra natura.

I saggi usano la metafora chiara ed amara di vedere l’angelo della morte con una goccia di veleno sulla punta della lama della sua spada e l’uomo “obbediente” apre la bocca e la ingoia. Questo perché non possiamo fare le cose diversamente. Anche la nostra saggia nazione è caduta nella trappola dell’ego e sembra che, ancora una volta, sia diretta verso il “patibolo”, a giudicare sia dai conflitti interni in Israele che tra gli ebrei all’estero. Per loro, Israele sta diventando un’inutile responsabilità dalla quale saranno felici di chiamarsi fuori una volta per tutte.

Questo risultato è inevitabile a meno che non accettiamo la Torah, a meno che non diventiamo responsabili l’uno dell’altro a dispetto della montagna di dubbi e di odio che incombono su di noi. Questo è dove sta la nostra libertà di scelta, poiché la Torah, diversamente dall’angelo della morte, agisce solo se lo vogliamo noi, se ne abbiamo bisogno non solo con le parole ma nelle necessità e se la consideriamo come una medicina per le nostre divisioni, come la saggezza della dazione e della giusta cooperazione reciproca con il sistema generale.

Affrettati ad amare

Siamo tutti differenti e vediamo il mondo in maniera diversa. Questo è del tutto normale. La Torah non chiede a nessuno di rinunciare ai propri principi ed ai propri credo. Non ha bisogno di artificiali compromessi socialisti. Ci innalza al livello in cui rimangono solo i cuori e le connessioni fra loro. Allora tutto si unisce insieme.
“Affrettati ad amare, poiché l’ora è giunta.” (Rabbi Elazar Azikri)

Nessuno ha ragione o torto. Tutti, prima o poi, ci troviamo davanti alla nostra montagna di odio e al bisogno di prendere una decisione comune. L’essenza di tutto ciò è la nascita dell’uomo, la nascita di una nuova società, di un nuovo atteggiamento di vita e l’uno verso l’altro. Se desidereremo questo, il sistema ci aiuterà, ci guiderà e risponderà alle nostre domande. Altrimenti, ci porterà ad affrontare i fatti che si sono presentati sulla punta della lama di una spada.

Quindi, se la domanda è se riceveremo la Torah o meno……si, la riceveremo. La prossima domanda è se riusciremo ad accelerare l’amore.

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“Il Signore ti renderà popolo a lui consacrato”

Dalla Torah, Deuteronomio 28:09: “Il Signore ti renderà popolo a lui consacrato, come ti ha giurato, se osserverai i comandi del Signore tuo Dio e se camminerai per le sue vie;”

Le qualità della dazione e dell’amore si chiamano santità, perché la santità è una caratteristica per arrivare al Creatore.

Il Creatore è Kadosh (l’Unico Santo) perché in Lui c’è la qualità della dazione. Pertanto, una persona è chiamata santa quando riceve un’influenza speciale dal Creatore che la pone in una posizione di dazione e amore, e questo influenza tutti coloro che la circondano.

Se aspiri a questo, riceverai una risposta dal Creatore e diventerai santo, cioè una persona benedetta, e donerai e amerai tutti gli altri.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 5/12/16

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“Là costruirai anche un altare al Signore….”

Dalla Torah, (Deuteronomio 27:05): “Là costruirai anche un altare al Signore tuo Dio, un altare di pietre non toccate da strumento di ferro.”

“Ferro” rappresenta lo stato egoistico che l’uomo non può usare. Tutto quello che produciamo per dare, deve essere fatto con le mani pulite.

Dalla Torah, (Deuteronomio 27:06): “Costruirai l’altare del Signore tuo Dio con pietre intatte e sopra vi offrirai olocausti al Signore tuo Dio”.

Per costruire la muratura del Tempio, sono sempre state usate pietre intere, si trattava di blocchi enormi di cento tonnellate di peso e dai 12 ai 18 metri di larghezza. Oggi non potremmo spostarle da un luogo ad un altro, ma a quei tempi non solo venivano collocate, ma anche trasportate sin qui da un cantiere localizzato a decine di chilometri da Gerusalemme.

Non è chiaro come arrivarono fino a qui e né come furono tagliate, ma le misero una sopra all’altra con grande precisione, senza usare nessun tipo di collante, e poi le elevarono e le misero in posa. Dopotutto non abbiamo praticamente più questi equipaggiamenti. Tuttavia, si possono vedere le costruzioni del muro di Gerusalemme, sono impressionanti!

Commento: Si dice che gli ebrei fecero pratica erigendo le piramidi egizie.

Risposta: Tutto era diverso in Egitto. Usavano blocchi relativamente piccoli di pietra calcarea, una pietra morbida molto facile da lavorare. Qui è semplicemente inconcepibile. Costruire un altare di pietre intere, significa non usare nessuno strumento su di esse. Non sono esperto né di archeologia, né di costruzioni, so solo come questo accade all’interno della persona: affinché il suo desiderio di ricevere, originale ed integrale, riceva la forma corretta, deve sistemarsi nell’intenzione corretta ed essere usato in questa maniera.

In nessun caso possiamo distorcere le qualità naturali della persona, le sue intenzioni e le motivazioni, anche le più orribili, se esistono. Non ci può essere nessuna coercizione. Dopotutto, tutte queste qualità possono essere usate per la dazione, solo con l’aiuto della Luce Superiore.

Sistemare le pietre con l’aiuto della Luce Superiore era l’arte di Betzalel, che costruì l’altare.

Sacrificio, Kurban (dalla parola Lehitkarev, approssimazione) significa portare il nostro egoismo, convertirlo alla qualità della dazione e dell’amore, ed avvicinarci al Creatore in questa maniera.

Pertanto, dobbiamo correggere in noi solo i desideri egoistici primordiali, quelli che abbiamo ricevuto dalla frammentazione dell’anima di Adamo.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 21/11/16

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“Il Signore darà come pioggia al tuo paese sabbia e polvere”

Dalla Torah, (Deuteronomio 28:24): “Il Signore darà come pioggia al tuo paese sabbia e polvere, che scenderanno dal cielo su di te finché tu non sarai distrutto”.

In questo mondo, fisicamente, si può apparentemente fare di tutto, ma se non si ottiene un successo nel mondo spirituale, non ci sarà benedizione né qui, né là.

Esistiamo ancora in questo mondo per misericordia; è come se ci venisse dato un “pagamento anticipato”. Ma in realtà, tutto questo non ci viene concesso per molto tempo.

Domanda: Pensi che “l’ora X” si stia avvicinando?

Risposta: Senza dubbio. E avverrà nel nostro tempo terreno. Il 2016 è stato l’ultimo anno dello stato “vivace” della vita e, più andiamo avanti, più difficile sarà.

Commento: Infatti, ovunque si guardi: America, Europa, paesi arabi, ci sono grandi disastri.

Risposta: Perché tutti stanno ancora giocando ai loro giochetti, ma dovrebbero iniziare ad imparare qualcosa dalla vita. La fine si sta avvicinando.

Domanda: Che cosa significa che la pioggia diverrà sabbia e polvere?

Risposta: La pioggia, che è destinata a dare la vita, non vi darà nulla. Cadrà in altri luoghi. Cioè, non riceverete alcuna benedizione per le vostre azioni, che si “seccheranno” se non vi unite e non vi adoperate per somigliare al Creatore. Qui non viene detto nient’altro. Un uomo è chiamato Adamo perché deve essere “come” (in ebraico “Domeh“) il Creatore.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 5/12/16

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