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La chiave per capire Lo Zohar

Se vogliamo capire Il Libro dello Zohar, dobbiamo immaginare il rapporto fra noi: come l’intensità della connessione aumenta e diminuisce secondo le nostre azioni e i nostri sforzi. La rete che unisce è descritta dettagliatamente nel TES (Talmud Eser Sefirot): Keter, Hochma, Bina, Zeir Anpin e Malchut il Partzufim di Atik, ed Arich Anpin che è Keter, Aba ed Ima, che è Hochma e Bina e ZON, che è Zeir Anpin e Malchut.

Noi siamo connessi da questa rete, siamo inclusi al suo interno. Più chiara questa rete diventa, più in alto ci eleviamo. Meno chiara diventa, più in basso scendiamo. Noi operiamo in questo modo.

Così, tutto il nostro lavoro è di evocare il più possibile il legame con Ie dieci Sefirot in cui esistiamo. Poi, ognuno di noi vedrà se stesso come Malchut che opera in queste dieci Sefirot, fino a che esse prendano la loro forma finale, la forma del mondo di Ein Sof (Infinità).

Quindi, TES e specificamente Il Libro dello Zohar furono scritti per evocare in noi la visione che siamo in Malchut del sistema superiore, dal quale noi muoviamo, richiamando il sistema totale.

Noi siamo parte di una rete, e occorre stimolare questa rete. In tal caso, ognuno sarà colpito e così, sentendo l’altro, avrà anche la possibilità di esaminare e capire come operare in questo intero sistema.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 02.06.2013, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Un percorso inevitabile

Baal HaSulam, “L’amore del Creatore e l’amore degli esseri creati“: La fase immediatamente dopo “ama il tuo amico come te stesso” è l’adesione.

Il comandamento dell’amore per gli altri ci porta al livello dell’amore per il Creatore. Si tratta di un percorso sicuro con tutte le opportunità, gli stati, e i mezzi di cui abbiamo bisogno. E’ impossibile scappare da questo usando diversi pretesti come: dire che non lo sappiamo o che non abbiamo potuto agire, dal momento che ognuno ha ricevuto ciò che gli serve.

La correzione di “ama il tuo amico come te stesso” comprende tutte le altre correzioni ed è la più odiosa in quanto è opposta dalla nostra natura, ma non abbiamo altra scelta, anche se ancora non abbiamo capito che non è la nostra unica base. Finché non scopriamo la necessità di questa correzione, non possiamo accedervi alla strada che conduce alla meta.

Domanda: Come portiamo contentezza alla forza superiore trattando tutti gli altri bene?

Risposta: In sostanza, è la stessa cosa. Immaginate che tutti gli esseri creati, tutte le persone sono i “figli del Creatore.” Questo è quello che dicono le fonti. Quindi, se fate del bene al figlio, certamente portate contentezza al padre.

Una volta il Creatore ha detto a Giona, il profeta, che Egli non può semplicemente abbandonare la grande città di Ninive, con 250.000 abitanti, nonostante i loro peccati. Il messaggio è chiaro: “Se tu li tratti con amore e li salvi, allora Mi porterai soddisfazione.”

Il Creatore non ha alcun vaso (Kli) per ricevere la soddisfazione da noi, quindi il mezzo per riceverla è l’intera realtà che si diffonde tra noi, tra ognuno di noi e il Creatore. E in questa realtà le altre persone devono essere al primo posto.

Quindi la diffusione del metodo della correzione e il preoccuparsi di tutto il mondo sono le azioni più preziosi che ci hanno permesso di svolgere e dobbiamo concentrarci su di esse. Naturalmente dobbiamo prima correggere noi stessi per sapere come relazionarci con il mondo.

Il calcolo è il seguente: “Faccio di tutto per portare contentezza al Creatore. Esprimo questo desiderio nel preoccuparmi del mondo o, più precisamente, nel preoccuparmi delle persone. I livelli inanimato, vegetale, e animale della natura potranno anche essi aderire alla correzione. Al fine di prendermi cura delle persone, devo correggermi e quindi ho dovuto iniziare correggendo me stesso.
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(Dalla 4 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah  del 02.06.2013 , Scritti di Baal HaSulam)

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Un invito ad un incontro

Le 22 lettere dell’alfabeto ebraico rispecchiano, con la loro forma, la loro elaborazione e i loro segni, gli attributi delle 22 Sefirot spirituali: nove in Bina, nove in Zeir Anpin e quattro in Malchut. Ogni lettera sta per una certa Sefira e riflette il modo in cui si differenzia dalle altre lettere, così durante la lettura dello Zohar, possiamo essere colpiti dal testo, come se ci trovassimo in queste Sefirot spirituali.

Questa dovrebbe essere la nostra inclinazione durante la lettura, dato che le lettere sono come le note musicali per le nostre corde interiori, per gli attributi del Creatore che entrano nel desiderio dell’essere creato per ricevere ed evocare in lui sentimenti e impressioni. Il desiderio comincia a calibrare e ottimizzare se stesso, come un vaso musicale, secondo lo spirito dello Zohar e quello spirito tocca le corde della tua anima e gioca su di esso, come il violino di Re Davide.

Questo è il modo in cui vogliamo sentire Il Libro dello Zohar, in modo che la luce che viene da esso ci raggiungerà, ci riempirà, e farà vibrare i nostri desideri. Queste lettere sono un invito ad un incontro, ad una impressione reciproca con il Creatore. Quindi proviamo!
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 27.05.2013, Lo Zohar)

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Il cordone ombelicale per la connessione a colui che è superiore

Domanda: Può succedere che il gruppo non fornisca ad una persona il supporto di cui ha bisogno?

Risposta: Il gruppo fornisce ad una persona tutto il supporto di cui ha bisogno secondo la misura in cui può sentirlo. La questione è se egli è abbastanza sensibile per sentire questo supporto. Forse, non è collegato al gruppo per nulla, quel che succede non lo interessa, e vive la sua propria esistenza.

Viene a lezione, studia e và a casa. Dopo di che potrebbe venire a lezione ancora dopo un paio di giorni quando non ha altri impegni più importanti. Non gli interessa quel che succede nel gruppo. Non sviluppa la sensibilità interiore che permette di sentire la risposta, un’impressione, un’ispirazione da loro. Così facendo non riceverà nulla dal gruppo.

Il gruppo è un vaso, un mezzo per aderire a colui che è superiore, il posto dove l’embrione aderisce all’utero materno, la placenta che permette ad una persona di aderire al Creatore. Nel frattempo egli è solo nella forma di un embrione ed il gruppo è tutto il mondo, come lo è l’utero della madre. Comunque più tardi, riceve la forma del mondo intero.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 29.04.2013, Gli scritti di Baal HaSulam)

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Libri con un sottotesto spirituale

Noi siamo abituati alla letteratura tradizionale. I libri possono essere di avventura, di fantascienza, ecc… In generale, quando apro un libro, voglio trarre da esso delle informazioni o delle impressioni.

I libri Kabalistici, tuttavia, agiscono in modo molto diverso. Nella Kabbalah un libro è un mezzo, l’elemento di connessione, l’adattatore, attraverso il quale posso connettermi all’autore. È così che dovrei vedere le opere dei Kabalisti: esse mi aiutano a connettermi ad un immenso sistema spirituale allargato con la Luce dell’Infinito, riempito con il Creatore.

Questo sistema è composto da anime, cioè, dai desideri corretti dei più grandi spiriti che, attraverso grandi sforzi, hanno raggiunto la somiglianza con il Creatore, e essi contengono la Sua rivelazione nei loro vasi, nei loro desideri. Inoltre, alcuni di loro formano un sottile “tubo” per me, un canale attraverso il quale posso collegarmi a loro e ricevere ispirazione, notizie, correzione, tutto ciò che mi fa appartenere a questo sistema.

La lettura di un libro Kabalistico, quindi, è molto diversa dalle altre letture. La ragione è che questi libri, in generale, sono chiamati “studiare” (la Torà) perché contengono la Luce (Ohr) che Riforma. Essi contengono un potere speciale, e posso farlo se aspetto il cambiamento, se voglio diventare come gli autori.

Se, in questi libri, cercassi solo la conoscenza e li trattassi come qualsiasi altro libro, disprezzerei gli sforzi dei Kabbalisti e quindi perderei un sacco. Naturalmente, in generale, questo approccio non porterebbe a nulla di buono per me o per chiunque altro.

Quindi, è molto importante connettersi al patrimonio dei Kabbalisti, sfruttare l’opportunità di unirmi che mi hanno dato. Qui, l’intenzione decide tutto. Se la mia mente “animale” nei loro libri vedesse diversi tipi di saggezza che servono solo a migliorare qualcosa nel nostro mondo, si tratterebbe allora di un approccio completamente inutile chiamato “la pozione della morte”. Non c’è niente di peggio di questo atteggiamento.

Se, invece, ci collegassimo e leggessimo questi libri solo per vedere al loro interno l’ “elisir di lunga vita”, ci apriremmo e quindi saremmo pronti a ricevere quello che avevano intenzione di darci. Non ci sono trucchi né scuse: tutto ciò che il Superiore ci dà è per il meglio. Così io avanzo, come si dice, “credere al saggio”.

Non è semplice, ma è imperativo. La mia intenzione determina la differenza tra l’ “elisir di lunga vita” e la “pozione di morte”, tra il “pipistrello” che vive al buio, e il “gallo” che elogia l’alba. Se non mantengo l’approccio corretto, posso restare nello stesso posto, o peggio ancora, cadere all’indietro. Anche se ho dedicato tutta una vita a questo, se ci fosse un errore nella cosa principale, allora la vita passerebbe invano, e peggio ancora, potrebbe gettarmi nelle forze di impurità (Klipot), dalla cui pulizia potrei prendere un paio di cicli.

È per questo che nel percorso spirituale la gente deve controllare se stessa costantemente.

Domanda: Cosa posso fare con la mia mente “materiale” e la mia sensazione per connettermi a questo “adattatore”, al libro Kabalistico?

Risposta: E’ necessario annullare se stessi davanti al gruppo e all’insegnante, questo è lo strumento che permette di collegarsi all’autore. Annullando se stessa davanti al gruppo e all’insegnante che sovrintende esso, una persona si connette apparentemente alla “presa” e stabilisce una connessione con il Kabbalista che ha scritto il libro. Il gruppo svolge il ruolo di “adattatore” tra di loro.

In generale, il concetto di “gruppo” rappresenta un legame tra il Creatore e l’umanità.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.01.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Il libro “scolpisce” una persona

Domanda: Noi abbiamo solo bisogno di raggiungere un’equivalenza della forma con il Creatore. Quindi, perché abbiamo bisogno di tutti i libri e di tutto questo parlare dell’auto-annullamento e dell’unione? Dobbiamo semplicemente pretendere l’equivalenza della forma e il gioco è fatto.

Risposta: Vai avanti, pretendilo. Ma in che modo? I Kabbalisti hanno scritto libri solo allo scopo di farci avanzare. Nel complesso studiamo due tipi di libri:

- Ci sono libri che ci portano la Luce che Riforma, che sono soprattutto gli scritti di Baal HaSulam.

- Gli altri libri, i libri di Rabash, ci insegnano come approcciarci agli scritti di Baal HaSulam: in unione, con il gruppo, con la giusta intenzione.

Senza questa guida non potresti raggiungere nulla. Hai bisogno di qualcuno che ti guidi.

Domanda: E per quale motivo Baal HaSulam non ha scritto un libro su come raggiungere l’equivalenza della forma con il Creatore?

Risposta: E’ vietato. Devo cercare da solo l’equivalenza della forma, devo sentire il mio modo e trovarlo. Allora capirò cos’è e di che si tratta esattamente, cosa mi serve e ciò a cui esattamente aspiro.

E capirò come chiedere il potere di farlo. I desideri non possono venire dall’esterno, devo organizzarli interiormente. Nel nostro mondo è tutto il contrario: apro un libro di fisica, di matematica, di meccanica e lo studio. Ho la base necessaria per questo. Nella preparazione spirituale non vi è tale base, non esistono tali strumenti o desideri. Anche se i Kabbalisti avessero scritto un libro del genere, non avrei capito cosa vogliono da me. Che cosa significa elevare il NHY a HGT?

Questo significa che prima ho bisogno di estrarre dai libri dei nuovi livelli di percezione, dei nuovi poteri e delle nuove risposte interiori, per sviluppare la mia mente, e ampliare i miei sentimenti. Per prima cosa devo svilupparmi interiormente, e per fare questo, il libro deve eseguire determinate azioni su di me, deve “scolpire” qualcosa di me, impastare la mia materia e allungarla attraverso la dazione diretta e opposta. È solo allora che acquisisco abbastanza dolcezza e sensibilità in modo che in una seconda lettura capirò già di cosa si tratta.

Dopo diversi anni una persona non legge “Shamati” come faceva all’inizio. Ma questo come può essere spiegato ad un principiante? Questo significa che è impossibile cavarsela senza un orientamento e una formazione…
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 03.02.23013 “Un discorso per il completamento dello Zohar”)

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Domanda: Come possiamo affermare in qualunque istante, nonostante qualunque problema, che “Non c’è nulla tranne Lui” e che “Egli è Buono e Benefattore” se sento l’opposto in quel momento? Devo forse combinare i sentimenti con le parole?

Risposta: Iniziamo a lavorare da uno stato di totale incertezza. Sappiamo solo leggere e sentire che “Non c’è nulla tranne Lui”. Così inizia il primo articolo di Shamati. E’ scritto “Non c’è nulla tranne Lui”. Questo è quello che dicono i Kabbalisti! Ma queste sono solo parole per me e non hanno nessun significato. Così come le posso sviluppare?
Cerco di trasformare queste parole in azioni che mi impressionino. Così trovo un gruppo in questo mondo che esclama “Non c’è nulla tranne Lui”, e mi incorporo nel gruppo in modo che mi influenzi e mi convinca che in realtà non c’è nulla tranne la forza superiore. Almeno costoro parlano di quello che dicono i Kabbalisti.

Mi collego al gruppo e mi sottometto di fronte ad essi, innalzando i miei amici sopra di me, cosìche il principio del “Non c’è nulla tranne Lui” sia udito più fortemente e che io senta quanto questo è importante. Cerco di essere sotto l’impressione di questo slogan che al momento esiste solo sulla carta per me.

Ma se lavoro con i miei amici, inizio a ricevere la Luce che Riforma attraverso di essi. Questa luce risiede nelle loro parole, e nella misura in cui mi esercito nel gruppo e mi abbasso di fronte ad esso nel servire gli amici, la Luce modifica questo slogan. La Luce si riveste in queste parole e le porta in vita. Inizio a sentire la vita nelle lettere che compongono le parole “Non c’è nulla tranne Lui”.

Inizio a sentire le lettere come se fossero dei vasi vivi pieni di Luce, e poi i vasi, i miei desideri, iniziano a muoversi assieme a queste lettere secondo la Luce che li attraversa. Non è semplice Luce è invece una luce “formattata” che ha preso la forma di queste lettere. Succede che sono impressionato in diversi modi dalla frase “Non c’è nulla tranne Lui” ed inizio a vedere, a capire ed a sentire come si esprima in diversi stati e modi. Imparo a lavorare con questo.

La frase che prima sembrava morta per me, soltanto uno slogan scritto, inizia gradualmente a prendere vita. E di conseguenza cerco di realizzarla in diversi stati, quelli buoni e quelli cattivi. Mi aggrappo ad essa specialmente negli stati cattivi, visto che nel frattempo sono un egoista. Se l’unicità del Creatore “Non c’è nulla tranne Lui” ed “Egli è Buono e Benefattore” si rivela a me in modi spiacevoli significa che sto acquisendo i vasi della dazione e che mi innalzo al di sopra di questo dolore. Sto avanzando verso lo stato di “Non Fare al tuo Amico quel che è spiacevole per Te”. Odio questo stato e desidero innalzarmi al di sopra di esso. Non penso che il Creatore mi abbia causato questi problemi, piuttosto li attribuisco al mio ego. Così ottengo la qualità di Bina, “Dare al fine di dare”.

Poi, negli stati molto spiacevoli, inizio a ricevere stati piacevoli, che è molto più difficile, visto che devo innalzarmi al di sopra di essi. E’ già una fede al di sopra della ragione del secondo livello, non solo sopra il desiderio di dare ma che sopra il desiderio di ricevere. Sto già lavorando con l’AHP.

E’ come se stessi lavorando contro il Buono e Benefattore, il che significa che ricevo sia il bene che il male allo stesso modo, come se fossero la stessa cosa. Così raggiungo l’amore, riguardo al quale è detto:”Ama il tuo amico come te stesso”, e poi “Ama il tuo Signore”, il livello più elevato di questo stato, Keter.

Tutto questo lavoro è fatto nella “fede sopra la ragione”. La luna sta per Malchut, che si “santifica” negli stati più bui e da lì inizia ad illuminare con la Luce che ritorna. Non ha nulla di proprio e non ha bisogno nemmeno di nulla. Dice al sole di voler essere come lui. Più la luna diventa come il sole, più la terra stabilisce tutti gli aspetti della luna sino a che Malchut è adattata a Keter.
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(Dalla Prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 24.04.2013 , Scritti del Rabash)

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Conta solo la preparazione

È molto importante il modo nel quale ci addormentiamo la sera, e anche di più, come ci svegliamo al mattino, come ci siamo allenati ad alzarci. Anche un corto tempo di risveglio prima della lezione del mattino potrebbe essere usato in maniera molto effettiva per risvegliare il cuore. Succede grazie a un desiderio comune condiviso da tutti, un tema, o una canzone che ci aiuta tutti quanti ad aspirare a un centro insieme.

Tale preparazione per la lezione è necessaria in modo che tutti si avvicinino a essa completamente pronti, come uno.

La prontezza è messa alla prova dal tuo desiderio, aspirazione per raggiungere qualche cosa di nuovo sia nel tuo cuore sia nella tua mente. Per ottenere la sensazione di essere chi dona, una persona dev’essere d’accordo nel inseguire la proprietà della dazione con tutta la propria devozione e di rifiutare qualsiasi profitto e ricezione. Lui deve “scaldare se stesso” un poco e sentire la differenza tra il suo stato desiderabile e quello reale, ad affinare la propria percezione e prontezza per cogliere i dettagli più profondi.

È molto importante preparare te stesso in questa maniera prima della lezione. Altrimenti starai ad ascoltare e non sentirai niente, come se ti stessi appena svegliando. E questa è una grande perdita. Una persona non preparata è come se non ci fosse alla lezione.

Dall’Alto viene presa in considerazione solo la preparazione, dato che è qui dove mettiamo avanti i nostri sforzi. Se mi siedo e mi sveglio a scapito della lezione stessa, allora accade non per i miei sforzi personali, ma grazie all’ambiente. Tale preparazione non è più attribuita a conto mio, e quindi è meglio per me che io lo faccia da me.
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(Tratto dalla Preparazione per la lezione del 23.04.2012)

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Una vecchia trappola sui percorsi da fare

Domanda: Il 15 aprile, Israele festeggia il Giorno della Memoria per onorare i soldati caduti e le vittime del terrorismo. Come può una persona affrontare il dolore di una perdita? E, in generale, come si rapporta la scienza della Kabbalah ad un argomento così doloroso?

Risposta: Ho avuto di fronte questa inevitabile questione, che in sostanza è il tentativo di trovare il colpevole. “Chi deve essere incolpato per la mia sensazione di sofferenza?”- chiede una madre inconsolabile, ed insieme a lei, in un modo o nell’altro, tutti gli altri lo chiedono. In conclusione, questa domanda ci porta inequivocabilmente a chi è che può fare la differenza.

Ci sono dei momenti quando quello che succede non può essere cambiato. Per esempio, la natura inanimata, vegetativa ed animata obbedisce alle leggi del proprio sviluppo. Fino a quando un uomo non si è separato dal legame con le scimmie e a partire dal tempo di Adamo non ha avuto la possibilità di determinare i suoi stati in qualcosa, si è sviluppato attraverso una sequenza continua di tribolazioni: i nostri progenitori erano mangiati dagli animali, uccisi dalle malattie, dai disastri naturali, ecc.

In generale, possiamo solamente fare riferimento alla legge generale dell’universo, che indica cosa sta succedendo, come richiesto dallo sviluppo graduale. Si dice: “Non mostrare ad uno sciocco un lavoro fatto a metà”. Anche noi passiamo attraverso questo processo.

Tuttavia, quando abbiamo l’opportunità di determinare i nostri stati nel bene o nel male, è allora necessario comprendere cosa sta succedendo. Ora, in aggiunta al “rullo dello sviluppo” messo in moto dalla Natura, l’uomo ha una specie di aggiunta.

Per esempio, guido una macchina che non è completamente a posto per affrontare una strada dissestata. Una gomma è a terra; i freni funzionano appena; in breve, sono nei pasticci.

E così è anche nella vita: parte dei nostri problemi sono causati dalla natura che ha preparato per noi questo percorso e l’altra parte dipende da noi. Questa è la parte di cui solitamente parliamo. Infatti, niente può essere fatto con la natura; essa guida la creazione dal suo stato primitivo ed egoistico verso quello finale, che è altruistico. E’ una forza potente ed irresistibile che spinge tutto in avanti. E, inoltre, ad ogni stato, l’essere creato ha l’opportunità di facilitare il proprio sviluppo, comprendendo che è inevitabile e desiderabile. L’essere creato è capace di guardare al futuro nel suo stato finale e vedere che non c’è alternativa, che ne vale la pena.

Ci comportiamo nello stesso modo quando facciamo un qualunque duro lavoro. Per esempio, essendomi iscritto all’università, mi sono “procurato” del duro lavoro da fare tutti i giorni per quattro o sei anni, sapendo che non ci sono alternative. Inoltre, continuerò a studiare anche in seguito perché non voglio rimanere un ingegnere per tutta la mia vita. Sebbene, lungo la strada, incontrerò delle cose che non mi piaceranno e soffrirò per gli ostacoli che non dipendono da me, che si tratti degli esami o dei compiti che mi sembrano senza senso e che odio, guarderò avanti e capirò che devo passare attraverso tutto questo.

Infatti, tutti gli intelligentoni sopra di me hanno deciso che ho bisogno di tutto questo, se non altro per allargare i miei orizzonti in modo da non avere delle vedute ristrette.

Nella Kabbalah, sappiamo che parliamo di un programma completo e perfetto, che prevede tutte le sfumature. Ci vengono mandati i passi necessari e li compiamo nella via di “mezzo”, senza una serie infinita di terribili sofferenze, e senza passare per una “valle incantata”, sopra la quale suonano le melodie delle sfere celesti.

Non possiamo percorrere il cammino più facile e più corto; però, naturalmente, non siamo interessati al cammino della sofferenza con i suoi incubi ad ogni angolo. Dunque, in qualche modo ci costruiamo la nostra strada nel mezzo, in base a quanto viene detto nella Torà. Ovviamente, a causa della nostra natura, dobbiamo stare in equilibrio tra due forze – negativa e positiva – combinando le proprietà del “giudizio” e della “misericordia”, avendo il timore e, nello stesso tempo, valorizzando ciò che riceviamo.

E, ripeto, ci sono periodi di sviluppo differenti. Talvolta, abbiamo l’opportunità di farcela nel cammino piacevole dell’unione, raggiungendo facilmente e comodamente un risultato intermedio. Ma succede anche che ci troviamo davanti delle difficoltà insormontabili; non riusciamo ad unirci, e allora quello che succede succede. Questo vale per tutte le guerre che abbiamo combattuto dal momento della rinascita dello stato di Israele e anche prima, compreso l’Olocausto.

E, naturalmente, tutto questo lo avremmo potuto correggere ed evitare in anticipo ma, sfortunatamente, non abbiamo realizzato le correzioni. Non solo Baal HaSulam ma anche altri Kabbalisti ne scrivono e ne fanno cenno, ma in un certo senso preferiscono non addentrarsi in questo argomento. Infatti, cosa possono dire agli uomini? Questo argomento è così doloroso che delle spiegazioni dirette non farebbero che provocare del rifiuto. Un uomo dovrebbe giungere da solo alla conclusione che tutto dipende da noi. Degli studi corretti sono necessari, basati sulle scoperte che saranno fatte dallo studente e non dall’insegnante…
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.04.2013 “La Nazione di Israele” (Il giorno dell’indipendenza in Israele)

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Un altro pianeta – e il caos

Opinione (Julia Fang e Jean-Luc Margot, Università della California, Los Angeles): “I pianeti del nostro sistema solare sono delicatamente disposti, secondo gli astronomi. Se un nuovo pianeta fosse stato improvvisamente introdotto, l’attrazione gravitazionale aggiuntiva provocherebbe collisioni ed espulsioni orbitali. Ora, importanti sistemi planetari sono stati scoperti attorno ad altre stelle, quindi gli astronomi stanno cercando di stabilire se tali sistemi sono altrettanto delicati. A tal fine, Julia Fang e Jean-Luc Margot della UCLA hanno creato milioni di simulazioni con sistemi solari di tre e quattro pianeti, in base alle disposizioni di quelle che sono stati scoperti dal telescopio spaziale Kepler. La distanza media dei pianeti simulati era molto simile a quella dei pianeti del nostro sistema solare. Quindi quando Fang e Margot hanno introdotto un nuovo pianeta in ciascuno dei sistemi simulati, hanno trovato che il più piccolo, quello di tre sistemi planetari e quasi metà di quello di quattro sistemi planetari divennero catastroficamente instabili. Anche se i ricercatori avvertono che le osservazioni di Kepler consentono alcune variazioni nei regimi planetari, essi credono che i sistemi equilibrati come il nostro sono comuni. “

Il mio commento: C’è un piano in ogni cosa, l’interdipendenza del sistema, completa connessione reciproca e lo scopo. L’unico lavoro corretto dell’uomo è essere in conformità con la legge assoluta della natura, che si ottiene attraverso lo studio e l’applicazione dell’ educazione integrale. La conoscenza del sistema superiore ci permetterà di viaggiare al di là del tempo e dello spazio, cambiandolo con il cambiamento delle nostre proprietà. Come realizzarlo praticamente è spiegato e si studia nella scienza della Kabbalah.
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