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Come conoscere la verità

Domanda: Una persona ha degli standard di percezione, degli atteggiamenti iniziali. Attraverso lo sviluppo, deve in qualche modo cambiarli. È possibile sintonizzarsi con una certa immagine del mondo e, lavorando duramente, cambiarla in accordo con lo scopo del proprio sviluppo.

Quali strumenti possono cambiare l’immagine del mondo in conformità dell’obiettivo finale?

Risposta: Esiste solo un modo per vedere il mondo da una prospettiva diversa: il riavvicinamento tra di noi. Se ci distanziamo dagli altri, non riusciremo a capire che stiamo entrando sempre più profondamente nel mondo. L’avvicinamento reciproco porterà a far sorgere in noi tante forze di resistenza a questo.

E all’incrocio tra i nostri sforzi di avvicinarci e le forze della natura di separarci, inizieremo a sentire la rivelazione della natura, la rivelazione di noi stessi. Lì vedremo un umano.

Sarà una percezione della realtà radicalmente diversa – la rivelazione corretta, vera, dell’egoismo. Se iniziamo a impegnarci ad avvicinarci gli uni agli altri e sentiamo come la natura ci respinge gli uni dagli altri, ma noi insistiamo in ogni modo nel avvicinarci e la natura insiste nel distanziarci, allora all’incrocio tra queste due forze opposte scopriremo la verità.
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Da KabTV “Kabbalah Express” 29/04/22

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Un campo comune di pensiero

Domanda: da dove deriva il pensiero?  Come può una persona essere in contatto con esso?

Risposta: Siamo all’interno del campo del pensiero.  Quindi, si tratta di un’ induzione.  Evoca ogni sorta di pensieri individuali in noi.

Il campo comune in cui esistiamo come particelle di polvere nell’aria, ovvero, l’aria stessa, il pensiero stesso, il campo stesso, induttivamente ci manda ogni tipo di pensieri che ci permettono di capirci a vicenda, di sentire questo campo, il suo movimento generale, di influenzarlo a nostra volta, ecc.

In principio, la Kabbalah tratta la teoria del campo generale.  Con questo campo intendiamo il Creatore.  Non si tratta di un signore anziano che ci dirige dall’alto, ma di un campo comune, un piano comune.

La Kabbalah parla di come questo piano possa essere influenzato, come agisce su di noi, e come possiamo entrare in equilibrio con esso, che è l’obiettivo della nostra esistenza attuale, ovvero raggiungere l’equilibrio con il campo comune.

Quando raggiungeremo questa omeostasi completa, allora entreremo nella fase successiva di creazione.  Questa è la dialettica del nostro sviluppo.

 

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From KabTV’s “Close-Up. Secrets of Immortality”

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L’universo ha una volontà?

Domanda: Il più grande scienziato nel campo dell’astronautica K. E. Tsiolkovsky ha scritto nelle sue opere sul volere dell’universo. Ha detto che questo volere  condiziona tutto ciò che vediamo e sentiamo. L’unica domanda è: qual è questo volere?

L’universo ha una volontà? E possiamo parlarne?

Risposta: I veri scienziati, fisici, astronomi e cosmologi ritengono che l’universo sia un pensiero, una mente. Quando si addentrano in ciò che accade fuori di noi a grandi distanze, in grandi forze, sentono che esso respira con una sorta di enorme piano, qualcosa di molto grande e intelligente, finalizzato a qualcosa di misterioso, ma che ha una sua forza, una sua coerenza, una sua maturità, una sua logica superiore, per noi incomprensibile.

E noi siamo in questo come piccoli complici e l’universo ha la sua volontà e il suo programma. Molti hanno questa sensazione.

 

 

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Da “Primo piano” di KabTV. Il desiderio dell’universo” 11.28.2010

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Il cervello è il pensiero che riempie l’universo intero

Commento: “Penso, o è qualcun altro che pensa per me? Vivo, o sono controllato da qualcun altro?” Queste sono le domande che si pongono numerosi scienziati.

Oggigiorno, l’ipotesi che la coscienza esista indipendentemente dal cervello, viene sostenuta dagli psicologi olandesi moderni, che affermano che la materia pensante in realtà non esista affatto. E gli scienziati britannici affermano che il cervello, come qualsiasi altro organo, consista di cellule e che non sia in grado di pensare.  Funziona come un dispositivo che semplicemente rileva i pensieri.

Nel 1935, nacque un bambino a New York, che visse per 27 giorni, piangeva, si comportava come tutti i neonati, e solo dopo la sua morte, i patologi scoprirono che non aveva un cervello.  Com’è possibile?

La mia risposta: Non sappiamo che cosa sia il cervello.  Non sappiamo dove sia localizzato. In pratica, si estende per tutto  il corpo, dato che ogni cellula deve sapere cosa fare e come interagire con l’organismo intero.

Il corpo è un meccanismo che deve ricevere segnali, implementarli e dare una risposta, una risposta sull’esecuzione.  Ovvero, il cervello dovrebbe essere praticamente ovunque, in ogni cellula, in ogni momento.

Il cervello è un campo che esiste in noi, intorno a noi.  Non si può neanche dire “in noi  o intorno a noi” perché questa è una realtà completamente differente, una dimensione diversa.  È il pensiero che riempie e circonda l’universo intero, l’universo intero.

Anche gli astrofisici e gli astronomi dicono che il nostro universo è un pensiero.  Sentono che nella conversazione delle stelle, nell’intero vasto volume dell’universo, nell’accumulo di corpi apparentemente  completamente privi di vita, ci sia un pensiero, una melodia, una trasmissione di un’enorme quantità di informazioni sul passato, presente, futuro e non a livello di masse inanimate, ma a un livello completamente diverso, interiore che, sfortunatamente, non rivestiamo, non comprendiamo.

Quindi, ogni tentativo di comprendere il funzionamento del cervello, in linea di principio, non porta a grandi successi, dato che il cervello è la parte esecutiva.  È ciò che cattura i segnali che ci circondano, interagisce con essi e li converte in istruzioni molto esteriori, molto primitive, per il nostro corpo. Nulla di più.

Siamo esseri totalmente inconoscibili a noi stessi, non ci conosciamo. Sentiamo semplicemente il nostro corpo, senza sapere chi siamo realmente.

Perdipiù, non conosciamo il sistema che ci controlla e che ci lega tutti in una singola forza di controllo. Il cervello è lì.

Domanda: Da dove provengono tutti i segnali?

Risposta: Che cosa significa “provengono”? Siamo all’interno di questo sistema, nello stesso volume.  E sentiamo noi stessi nella forma animale, di un corpo materiale, con la sua parte esecutiva, che comprende il nostro cervello.

 

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From KabTV’s “Close up. Dissenting Opinion” 8/29/10

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La pace eterna- l’universo dell’armonia.

Domanda: La percezione della realtà implica che il mondo intero sia fatto di opposti, costantemente in guerra tra loro.  Se le guerre precedenti erano per conquistare, recentemente hanno assunto un carattere di costrizione della pace.  E’ possibile stabilire la pace con la forza?

Risposta: Mai.  In nessun modo.  La pace si ottiene se la si cerca, con grande sforzo.  La pace è l’unione di opposti antagonisti sotto un tetto comune, dobbiamo sapere come raggiungerla.

Il fatto è che nello stato di pace tutte le contraddizioni interiori rimangono. Non si possono evitare, cancellare, annullare o escludere.  Possono soltanto restare in armonia tra di loro, in complementazione reciproca.  Solo allora questo stato può definirsi “pace”.

Dobbiamo costantemente prenderci cura di esso e fortificarlo dato che le contraddizioni non spariranno. Ovvero, la pace è uno stato dinamico, uno stato di interno equilibrio dinamico di opposti.

Domanda: E’ possibile raggiungere la pace eterna?

Risposta: Nella misura che sostieni questo stato, così rimarrà.

Domanda: Questo processo ha una fine?

Risposta: alla fine, rafforzerai sempre di più la pace, la loderai e la eleverai.  Che male c’è? Sarà un universo in costante evoluzione di armonia.

 

 

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Da  KabTV “Spiritual States” 3/4/22

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Perché siamo così tanto attratti dai miracoli?

Domanda:  Alcuni ricercatori affermano che la tendenza umana di credere ai miracoli si spiega con la psicologia, nel senso che una parte del nostro cervello è responsabile dei pensieri irrazionali e l’altra parte è responsabile della loro correzione.

Nell’arco di milioni di anni di esistenza abbiamo narrato ogni tipo di mito e racconto per poter connettere ogni tipo di fenomeno naturale.  Quindi, credere nei miracoli e i tentativi della scienza di spiegarli in maniera logica, probabilmente ci vengono trasmessi a livello genetico.

Pensa anche lei che credere nei miracoli sia una tendenza psicologica? Da dove deriva?

Risposta:  La gente vuole imparare, credere e sentire ciò che va oltre alla nostra comprensione.  La gente ascolta attentamente, guarda da vicino, e cerca di andare oltre il confine delle sensazioni. E’ per questo che siamo attratti così tanto dai miracoli.

Domanda: Dal suo punto di vista di tratta di qualcosa di positivo o negativo.

Risposta: E’ positivo! E’ una caratteristica umana! Non si scappa, anzi al contrario, si cerca di avvicinarsi, di capire questo “miracolo”, ovviamente se non ne siamo  respinti.

Domanda: E se crede semplicemente nei miracoli senza cercare di spiegarli?  Diciamo che ha la tendenza di credere.

Risposta: Questo dipende dai suoi calcoli, ciò che vuole ottenere da un atteggiamento tale verso i miracoli.

Secondo me non dovremmo avere paura dei miracoli, scappare, limitarli o mettermi all’interno di qualche struttura religiosa.  Dobbiamo semplicemente cercare delle spiegazioni scientifiche, reali, per ogni cosa che a noi sembri un miracolo.

 

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From KabTV’s “Spiritual States” 11/30/21

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Perché usiamo solo il 2% del cervello?

Domanda: Perché, nonostante il desiderio di realizzarci, usiamo solo il 2% del cervello e il 98% rimane, per così dire, libero?

Risposta: Il fatto è che non ci conosciamo. Usiamo il 2% del cervello poiché serve soltanto alla nostra parte animale. E non appena inizieremo a rivelare la nostra parte spirituale, la nostra anima, lo svilupperemo, avremmo bisogno di tutto il 98% rimanente.

In principio, abbiamo enormi riserve di memoria e proprietà interne. Semplicemente non riusciamo a immaginare quanto ognuno di noi abbia infinite possibilità, ma non vengono usate nel nostro mondo.

Immaginate un semplice contadino, che viveva in un paese cent’anni fa, che allevava le mucche ed esisteva a quel livello. Non aveva la tv, la radio, nulla.

E ora questo contadino si è sviluppato, vive a Manhattan, lavora per una grande azienda, viaggia per il mondo, vede, sente, comprende e usa ogni cosa. Il suo cervello funziona in maniera diversa da quel pastore di cui il cervello era allo stesso livello delle mucche che pascolavano.

Ciò significa che il cervello lavora in funzione del desiderio. Quindi, se i nostri desideri vengono sempre elevati al livello del Bore, allora, naturalmente, il cervello aprirà le sue riserve. Allora anziché il due percento, useremo molto di più.

Nell’umanità, esiste anche il desiderio di esplorare i cervelli delle grandi menti per vedere cosa avesse di così interessante. Non riusciamo a comprendere poiché non sappiamo che il cervello si innesca secondo i desideri. E quando una persona muore, i desideri scompaiono.

Quindi non capiamo perché i loro cervelli funzionassero in maniera speciale. Dopotutto, i loro desideri lanciarono enormi strati di subconscio, analisi e memoria.

 

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From KabTV’s “Close-Up. Individualist” 1/15/10”

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Due generi di percezione

Domanda: Nella vita dell’uomo qual è lo scopo del cervello?

Risposta: La scienza della Kabbalah dice che l’uomo,  nella sua percezione del mondo, consiste di due componenti: il desiderio e la mente. Il più importante è il desiderio.

I nostri desideri possono essere egoistici, per esempio mirati completamente alla rivelazione di se stessi e del mondo proprio in una modalità egoistica, in termini di benessere personale. Essi possono essere anche altruistici, cioè, opposti all’egoismo. Tuttavia, i desideri altruistici inizialmente  non esistono in natura, hanno bisogno di essere acquisiti. Quando entriamo al di sopra dell’area egoistica della nostra percezione naturale, noi esaminiamo questo, possiamo dire, indipendentemente da noi stessi.

Comunque, questa indipendenza è relativa poiché siamo noi stessi che in ogni caso  stiamo esaminando. Ma questa ricerca è completamente diversa quando parliamo di ciò che esiste al di fuori dell’uomo, di come egli può ottenerla e usarla.

Così, ci sono due generi di percezioni: nell’egoismo e nella qualità del dare e dell’amare gli altri quando un uomo, come se da se stesso, emozionalmente trasmigrasse negli altri. Come conseguenza egli sente il mondo fuori da sé.   Questi due tipi di  sensazioni vengono studiate dalla Kabbalah.

Il nostro cervello è proprio uno strumento ausiliario. Ci aiuta a connettere le immagini del mondo, sia egoisticamente sia altruisticamente, ci coadiuva ad esplorarle e ci orienta verso questo.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about Important Things” 2/9/18

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Domanda: Come possiamo verificare quanto sia adeguata la nostra percezione della realtà?

Risposta: Ciò che la nostra coscienza decide, noi l’accettiamo come verità ed agiamo di conseguenza, ma allo stesso tempo ci chiudiamo in noi stessi. Sfortunatamente, non ci potrebbe essere altra via di uscita. Nel nostro mondo reale, non c’è nulla che possiamo fare.

Il problema è che stiamo girando in questa dimensione, in questo paradigma, in questa relazione del mondo attorno a noi che proviene dagli strumenti di cognizione che abbiamo ricevuto dalla nascita.

Se fossimo un po’ diversi, immagineremmo che il mondo fosse diverso, così come le api, i serpenti e altri rappresentanti del mondo animale. Loro vedono l’immagine del mondo abbastanza diversamente da noi: sia nella forma delle zone di colore, o il sapore o il calore e così via. Ovvero la coscienza e la sua decodificazione del nostro cervello sono dipendenti.

Viviamo in un mondo molto limitato e dipendente che ci viene rappresentato nei nostri organi sensoriali e corporali. Non sappiamo cosa sta succedendo fuori di noi perchè i nostri sensi sono chiusi dentro. Ma come possiamo uscire dalle nostre sensazioni soggettive del mondo e in qualche modo immaginarlo senza essere plasmati dai nostri sensi, ma esistendo davvero?

Cosa esiste davvero obiettivamente? C’è qualcosa o no? Questa è forse la domanda più importante. E se c’è qualche forza obiettiva fuori da noi, come si relaziona a noi? Come ci controlla? Come ci organizza? C’è una coscienza più elevata? Queste domande per me, personalmente, sono davvero interessanti.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about the main thing” 2/9/18

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La percezione collettiva porta una persona su un piano differente, si dice che devi sganciarti da te stesso ed entrare nel gruppo, prendere tutto ciò che esiste nel gruppo come tuo proprio, provare a pensare, agire e risolvere questioni basate sull’opinione di qualcun altro, sul desiderio e sugli scopi di qualcun altro.

Abituati a questa immagine e dopo un po’ osserva se puoi ritornare a te stesso e in che misura sarà un “te stesso” differente.

Quindi, nella Kabbalah, la così chiamata “decina” è praticata, quando dieci persone si uniscono tra loro e organizzano una base comune per un desiderio, per uno scopo, per un pensiero, al fine di trasformarsi in un tutt’uno. Per fare questo ognuno deve annullarsi di fronte a tutti gli altri e poi, come risultato di questo lavoro congiunto—non è facile, richiede tempo—essi si trasformano in un tutt’uno, com’era.

E’ molto interessante osservare come iniziano a pensare, festeggiare e risolvere i problemi. Ognuno ha una capacità completamente differente di vedere il mondo nello stesso momento. Questa è una percezione della realtà integrale. Questo è ciò che pratica la Kabbalah.

Ci consiglia ad interagire in modo tale da capire gradualmente ciò che realmente esiste nella nostra coscienza, come funziona, come possiamo guardare a questo in maniera un po’ differente e non da se stesso.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about important Things” 2/9/18

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