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L’ Universo di Einstein

Nelle notizie (da Nature): Un manoscritto che giaceva inosservato dagli scienziati da decenni, ha rivelato che Albert Einstein si dilettò con un’alternativa a ciò che oggi conosciamo come la teoria del Big Bang, proponendo invece che l’Universo si espande costantemente ed eternamente. Il lavoro recentemente scoperto (Era stato conservato in bella vista presso l’ Archivio Albert Einstein a Gerusalemme), scritto nel 1931, è rievocativo di una teoria sostenuta dall’ astrofisico britannico Fred Hoyle quasi 20 anni dopo. Einstein ben presto abbandonò l’idea, ma il manoscritto rivela la sua continua esitazione ad accettare che l’Universo è stato creato durante un singolo evento esplosivo. [...]

“Il manoscritto era probabilmente una bozza iniziata con entusiasmo su un’idea accurata e ben presto abbandonata, come l’autore realizzò che stava prendendo in giro se stesso”, dice il cosmologo James Peebles della Princeton University nel New Jersey. Non sembra esserci alcuna traccia di Einstein che menzioni ancora una volta questi calcoli.

“Ma il fatto che Einstein sperimentò con il concetto di stato stazionario, dimostra la sua resistenza costante all’idea di un Big Bang che inizialmente trovò abominevole, anche se altri teorici avevano dimostrato essere una conseguenza naturale della sua teoria generale della relatività “

Il mio commento: Anche se nelle mie lezioni ho sempre parlato del Big Bang come punto di partenza d’inizio del nostro mondo, tutto ciò che studiamo è visto solo in relazione all’uomo, un osservatore che, in questo caso, sente e percepisce ciò che prova “in se stesso”, nelle sue proprietà, e ciò è necessario non per parlare del mondo che ci circonda e dei suoi cambiamenti, ma per il cambiamento della “percezione dentro di noi” e dei suoi cambiamenti come nuove Reshimot si manifestano in noi. Vedere la percezione della realtà nell’ Introduzione al Libro dello Zohar.
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Che cos’è un nome?

Domanda: Che cos’è un nome?

Risposta: Un nome è quello che noi chiamiamo un certo fenomeno nel modo più appropriato. C’è la Luce e il vaso, due fattori che si svelano a vicenda, e il loro aspetto comune conduce all’espressione detta “nome”. Non sappiamo che cos’è la Luce; non la capiamo o sentiamo. Sentiamo soltanto l’azione del vaso, il quale è opposto alla sua natura: Il vaso, il desiderio d ricevere è all’improvviso rivelato nella forma del desiderio di dare, e così vediamo la dazione sopra la ricezione.

Queste due forze opposte creano una certa forma collegandosi in una certa maniera, la quale è chiamata nome, benché nel nostro mondo, nella mia mente, nel mio computer, il nome sia già scritto in una forma diversa secondo il mio software, secondo i miei codici. La forma stessa è in realtà il nome dello stato che viene creato dalla cooperazione reciproca fra la Luce e il vaso.

Il nome è per quanto riguarda coloro che ricevono, significa che mi devo adattare a un fenomeno particolare in un certo modo e poi secondo la forma che si adatta al fenomeno chiamo il fenomeno per nome. Non conosco il nome del fenomeno generale, ma così posso chiamare una parte di quello, secondo il mio vaso, secondo il mio nome. Così quando dico qualcosa su qualcuno, non sto parlando di me o di lui, ma riguardo la portata del mio raggiungimento di esso.

Dovremmo tenerne conto. Non impariamo mai il fenomeno vero e proprio ma solo per ciò che riguarda la persona che lo raggiunge. Così, quando ho raggiunto qualcosa, non dico che si tratta di qualcosa di specifico ma che raggiungo il fenomeno perché la mia realizzazione è sempre secondo i miei vasi, secondo l’equivalenza della forma con qualche parte del fenomeno generale che non mi è familiare.

Noi esitiamo in un universo, ma ora cominciamo a realizzare che ci sono infiniti altri universi. Noi, comunque, raggiungiamo solo una parte di esso e lo chiamiamo universo. Allora il nome non è mai il fenomeno reale ma solo la parte che raggiungerò.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana della Kabbalah 11.03.2014, Scritti di Baal HaSulam)

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Il buon futuro del Mondo

La realtà nella quale ci troviamo è delineata dall’influenza della Luce sul desiderio. Possiamo cambiare il rapporto tra la Luce ed il desiderio, consciamente o inconsciamente, con costanza, per fasi, intelligentemente, con le nostre forze, con il lavoro condiviso, oppure per caso, come è scritto: “Il Creatore farà tutto per me” (Salmi 138:8).

Tuttavia, in ogni circostanza, la realtà che percepiamo, sia fisica che spirituale, è raffigurata attraverso l’azione della Luce sul desiderio. E quando raggiungiamo l’equivalenza della Luce e del desiderio, li completiamo tra loro, facciamo fare pace tra di loro, portiamo la pace al mondo intero.

Perciò, anche le persone senza il punto nel cuore che non sono pronte a creare una connessione tra la Luce de il Kli e a rendere uguali la loro forma per mezzo del Masach e di Ohr Hozer, vedono il mondo in modo diverso. Non lo vedono come il mondo spirituale perché non ci sono componenti spirituali nella loro sensibilità. Tuttavia, poiché anche loro aspirano all’unione attraverso vari desideri, che si parli di desiderio di soldi, sicurezza, educazione, onore o controllo essi saranno sollevati da tutti i problemi della loro vita.

Naturalmente, piano piano, altri problemi si presenteranno per riuscire ad andare ancora più avanti, ma essi vedranno che il mondo si sta avvicinando al periodo buono. E questa è la buona strada, la strada della Torà, e non la strada della sofferenza. In conseguenza all’unione dell’influenza inconscia della Luce su di loro, essi vedranno che i cambiamenti sono per il meglio. Essi scopriranno il sistema che fa funzionare la realtà, cioè essi sentiranno che grazie alle buone relazioni tra di loro, il mondo sta cambiando, e che stanno cambiando la loro percezione e le loro reazioni interiori a ciò che sta succedendo.

Staranno meglio? Sì. Scopriranno altri fenomeni positivi? Sì. Ci saranno degli altri disastri naturali? Sì. Vedremo comunque come un uomo metterà in moto le proprie forze interiori connesse alla natura inanimata, vegetativa ed animata.

Spetta a noi comprendere che abbiamo l’arma più forte che ci possa essere. Tutte le forze della natura sono per noi, e anche il Creatore, infatti, vuole dirci: “Per favore, usaMi. E’ tutto nelle tue mani”.

Quando porteremo la pace nel mondo, gli uomini saranno immersi solamente in una connessione circolare. Forse, una parte di loro lavorerà un’ora al giorno; e con il resto del tempo tutti saranno immersi nei pensieri su come assomigliare al Creatore e sentiranno piacere nel farlo.

Ancora noi non capiamo come potrebbe avvenire, ma questo è ciò che sarà. Questo diventerà il centro della vita. Al di là delle necessità, gli uomini si occuperanno solamente della connessione con gli altri, nel portare la connessione tra loro ad una profondità ancora maggiore, ad una maggiore sensibilità, fino a quando il corpo fisico ed il mondo materiale saranno scoperti come immaginari.

Un altro mondo inizierà a comparire; saranno scoperte le connessioni che vanno al di là di questo mondo, e noi vedremo che tutte queste “ragnatele” sono interdipendenti. E di conseguenza, gli uomini inizieranno a comprendere la saggezza, il pensiero della creazione che è latente in tutte le sue parti. Questo è ciò che viene chiamato il lampo della Divinità, la rivelazione della Divinità, nel senso che tutto respira, e una cosa dipende dall’altra.
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(Preparazione al Congresso Integrale, Nove Fasi del Cammino Verso L’Unità, Punto 8)

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Dio non lancia i dadi

Opinione (Alan Lightman, esperto americano in fisica, professore al Massachussets Institute of Technology ed autore del bestseller internazionale “Einstein’s Dreams” [i sogni di Einstein]): “Se la quantità di energia oscura nel nostro universo fosse anche solo un poco diversa di quanto effettivamente è, la vita non sarebbe mai stata possibile. Fosse stata un po’ di più, l’universo avrebbe avuto un’accelerazione così rapida che la materia, agli albori dell’universo, non avrebbe mai potuto conglomerarsi per formare le stelle e quindi gli atomi complessi che sono nelle stelle. E, considerando l’energia oscura in termini negativi, se ce ne fosse stata un po’ meno, l’universo avrebbe decelerato così rapidamente, che sarebbe collassato prima ancora che si formassero anche gli atomi più semplici.

Tra tutte le possibili quantità di energia oscura che potrebbero esistere nel nostro universo, la quantità attuale è quella che si colloca in quella ristrettissima escursione che consente la vita. C’è poco da dibattere su questo punto. Non conta se abbiamo bisogno di acqua liquida per la vita o di ossigeno o di particolari composti biochimici. Essa dipende solo dalle esigenze degli atomi. A questo punto è d’obbligo la domanda: perché è avvenuta questa regolazione? E la risposta alla quale ormai credono molti fisici è: il multiverso. Potrebbe esistere un ampio numero di universi, con valori molto diversi di quantità di energia oscura. In particolare il nostro universo è uno tra quelli con un valore basso, che permette la vita. Se noi siamo qui, allora il nostro universo deve avere questa caratteristica. Siamo un caso. Dal cilindro della lotteria cosmica, con miliardi e miliardi di universi possibili, abbiamo estratto un universo che consente la vita. Ma se non avessimo estratto proprio questo biglietto, non saremmo qui a vagliare le varie possibilità.

Il mio commento: Non vedo il motivo di inventare tanti universi, il caso ecc. visto che di giorno in giorno ci convinciamo sempre più che “Dio non tira i dadi” e che tutto è logico ed interconnesso.
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Per la prima volta gli scienziati sono stati premiati per la scoperta di qualcosa di sconosciuto

“Un quasar lontano illumina un filamento della rete cosmica”

Nelle notizie (dalla University of California, Santa Cruz): “Gli astronomi hanno scoperto un quasar distante illuminare una vasta nebulosa di gas diffuso, rivelando per la prima volta parte della rete di filamenti pensati per collegare le galassie in una rete cosmica. [...]

“Il modello cosmologico standard di formazione della struttura dell’universo prevede che le galassie siano incorporate in una rete cosmica di materia, la maggior parte di quale (circa il 84 %) è materia oscura invisibile. Questa rete è vista nei risultati di simulazioni al computer dell’evoluzione della struttura dell’universo, che mostrano la distribuzione della materia oscura su larga scala, compresi gli aloni di materia oscura in cui le galassie si formano e la rete cosmica di filamenti che li collegano. La gravità provoca la materia ordinaria a seguire la distribuzione della materia oscura, così si diffondono i filamenti, ionizzando il gas si prevede di poter tracciare un modello simile a quello visto nelle simulazioni di materia oscura.”

Il mio commento: Ogni giorno che passa diventiamo sempre più convinti che tutta la natura, il nostro universo, la Terra, e noi stessi sono elementi di un unico sistema che è permeato con tutti i tipi di connessioni in modo che non vi è allontanamento l’uno dall’altro, ma piuttosto si manifesta un interconnessione assoluta.

L’umanità, come parte della natura, è obbligata a portare se stessa in conformità a questa legge universale della natura, che è sempre più manifesta. In caso contrario, sperimenteremo costantemente e progressivamente tutte le conseguenze della nostra incongruenza con la natura.
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Siamo tutti dei piccoli artisti

Baal HaSulam,” L’insegnamento della Kabbalah e la sua essenza”: Inoltre, anche le cose che immaginiamo di ottenere attraverso la loro essenza, come le rocce e gli alberi, dopo un esame onesto ci ritroviamo con zero raggiungimento nella loro essenza, dal momento che raggiungiamo solo le loro azioni, che si verificano in concomitanza con l’incontro dei sensi con loro.

Percepisco e sento tutto solo come un’impressione, creata nei miei organi sensoriali, non nella forma originale. La verità è al di fuori di me e sconosciuta per me. Percepisco solo qualcosa dentro di me, distinguendo ciò che è stato “rappresentato” nella mia vista, udito, gusto, olfatto e tatto, posso prendere in considerazione qualcosa. Tutti i nomi e i simboli, tutti i fenomeni, e le risposte, tutti i tipi di materia, tutto ciò che accade è dovuto alla percezione nei miei organi sensoriali. L’essenza rimane “dietro le quinte”, sfugge alle sensazioni materiali, si trova al di fuori del quadro del mondo che “tirano” per noi.

Domanda: Come possiamo allora comunicare con gli altri e capirci?

Risposta: Noi possiamo capirci perché ognuno ha un programma simile con un modello simile insito nei nostri organi sensoriali. La loro corrispondenza permette ad una persona di passare le proprie emozioni agli altri, perché loro si trovano nella sua stessa illusione. Ci troviamo tutti ad un certo livello di percezione e questa situazione ci permette di discutere tra di noi.

Sulla base dell’ “immagine” attuale, ammettiamo l’esistenza del nostro mondo, nel quale esiste la natura inanimata, vegetale, e animata, così come le persone che percepiscono la realtà. Di che cosa si tratta, in realtà, noi non lo sappiamo. Forse, si tratta solo di onde come dicono i fisici, o il vuoto quasi primordiale perché la distanza tra le particelle subatomiche è incomparabilmente superiore alla loro dimensione.

Come percepiamo il mondo? In che modo questo influisce su di noi? Come possiamo immaginare cosa sta succedendo? Perché la realtà prende specificamente questa forma nella nostra percezione? Come trattiamo i dati ricevuti? Come li confrontiamo con i risultati precedenti? Come e con l’aiuto di quale codice riusciamo a trasmetterci le informazioni a vicenda? Come la memorizziamo in modo da utilizzare l’esperienza accumulata in seguito e trovare qualcosa, per tracciare un’analogia? Tutti questi sono derivati.

E la cosa più importante è che le persone in questo mondo materiale percepiscono solo un’immagine soggettiva. Se esse fossero fornite di altri organi sensoriali, vedrebbero un mondo diverso. Se il loro programma di percezione venisse cambiato, l’immagine cambierebbe. Oggi abbiamo già inventato dei dispositivi che ci permettono di modificare e aumentare la realtà percepita, di creare illusioni e false immagini.

Inoltre, gli animali, rispetto a noi, percepiscono il mondo in modo completamente diverso. Un cane si orienta in base agli odori, lui non guarda una persona, ma gli odori e questo significa che costruisce un’immagine umana. Egli riconosce un gatto che corre non tanto dagli occhi, ma nel campo dell’odore. Un serpente determina la temperatura degli oggetti a frazioni di gradi, e questo da’ un quadro chiaro.

In generale, è chiaro che tutto ciò che esiste nel mondo è relativo. È relativo anche tra le persone, anche se per natura, non c’è una grande differenza tra noi.

Domanda: In questo caso, come possono i Kabbalisti discutere il mondo spirituale, capendosi reciprocamente?

Risposta: Un Kabbalista è una persona che risiede in un corpo, come te, e che percepisce il mondo attraverso i sensi corporei, come fai tu. Oltre a ciò, possiede una percezione supplementare, in cui egli distingue le forze che controllano il mondo e la sua connessione con loro. C’è una rete di forze davanti a lui, questo è tutto. Ma è davvero tutto.
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“Giochi della mente” o “Chi sta giocando con Noi?”

Domanda: Il Libro dello Zohar sembra raccontarci di uno sconosciuto mondo virtuale. Ieri, ho visto un popolare film scientifico A Beautiful Mind Our brain deceives us (Una bellissima mente, il nostro cervello ci mette fuori strada). Gli scienziati sono arrivati a capire che il nostro cervello riceve dei segnali elettromagnetici, e dipinge un mondo che non esiste.

Alla fine, concludono che ci troviamo tutti in una specie di gioco; non sappiamo chi lo controllo e per quale ragione. Riusciresti a continuare questo film e a spiegare chi gioca con noi?

Risposta: Nella sezione della Kabbalah, “Percezione della Realtà“, studiamo che l’intera realtà che percepiamo è percepita dentro di noi; il nostro cervello la “dipinge” nella forma del disegno che apparentemente ci circonda. Non c’è nulla al di fuori di noi: nessuno spazio o niente che lo riempia. Tutto ciò che percepiamo è percepito soggettivamente da noi. Tutto succede solamente dentro di noi. Stiamo parlando di tutti noi, ed il mondo circostante sembra essere oggettivo, come se esistesse al di fuori di noi e senza di noi, ma la nostra percezione funziona solamente rispetto a noi, rispetto ai nostri organi sensoriali.

I Kabbalisti parlano della relatività della percezione da quasi 6.000 anni. Il Libro dello Zohar, scritto 2.000 anni fa, parla della Terra in forma di sfera. Descrive l’evoluzione, tutti i cambiamenti in natura e nella società, la crisi del nostro tempo e la sua soluzione. Dobbiamo solamente applicare questa conoscenza e con il suo aiuto superare la crisi ed entrare in una nuova visione del mondo.
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Tutti i cambiamenti sono dentro di me, non al di fuori

Difficoltà globali a causa di una prospettiva ristretta

Domanda: Perché sentiamo ostacoli nella nostra divulgazione ad un pubblico più vasto? Non sono più dei chiarimenti personali dei nostri stessi attributi? Come ci avvicinano al Creatore?

Risposta: Una persona è un piccolo mondo. Tutto ciò che esiste nel mondo in realtà si trova all’interno della persona. Tutti i mondi sono incorporati in lui. Tutto quello che vedo intorno a me è una replica dei miei attributi interiori. Non c’è nulla al di fuori, è solo l’immagine della mia realtà interiore.

Ciò significa che dentro di me ci sono sette miliardi di desideri sul livello del parlante, e desideri infiniti sui livelli di inanimato, vegetale e animato, tutti questi attributi sono dentro di me.

Se dovessi studiarli dentro di me, allora non sarei in grado di chiarire e distinguere tutte le stelle, le galassie, ogni fiore e insetto nel bosco, tutte le montagne, e le persone che vivono in tutto il mondo. Tutti questi sono una replica della mia interiorità. Quando cambiamo la nostra percezione e acquisiamo una prospettiva integrale, allora scopriamo che è tutto molto semplice.

Ora il mondo sembra molto complesso. Questo avviene perché lo guardiamo da una prospettiva ristretta in cui vediamo solo gli elementi separati che non sono collegati in alcun modo. Nulla è chiaro e tu potresti semplicemente impazzire. Ma se tu installi un software diverso con un approccio globale al suo interno, allora tutto funziona immediatamente.

Tutto ciò che si trova intorno a me appartiene a me e alla mia correzione dato che è me. Quindi non c’è da stupirsi se devo sentire un legame più forte con tutte le parti della realtà, sia negative che positive. Mentre avanzo verso la spiritualità, di conseguenza la loro influenza è maggiore su di me, perché io comincio a correggere me stesso.

L’unica cosa che può sviluppare e salvare me è la correzione della mia percezione della realtà in una più corretta. Così come io avanzo, chiedo al Creatore la Luce che Riforma ad ogni livello, e di corregge i miei attributi di ricezione in attributi di dazione. Il mio desiderio che era allo scopo di ricevere comincia a lavorare con l’intenzione di dare. In questo desiderio corretto vedo già la realtà che prima era esterna a me come la mia realtà interiore, quindi non è difficile.

Di conseguenza, io continuo ad avanzare correggendo una parte del mondo esteriore. I cani che abbaiano restano al di fuori di me, ma io so già come andare d’accordo con loro, so che essi mi aiutano.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.10.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Il mondo infinito della libertà

Domanda: Che cosa significa “vedere il mondo spirituale”?

Risposta: Non possiamo vedere il mondo spirituale con i nostri normali occhi. Il mondo spirituale viene percepito nelle sensazioni interiori.

E anche se in questi sensi noi lo percepiamo come qualcosa di illimitato ed infinito, questo non è determinato dalle misure geometriche del nostro mondo, ma dalle nostre proprietà, i nostri nuovi sensi, la visione interiore.

E una volta che acquisiamo queste proprietà, tutto diventa più semplice e più facile. Cominciamo a vedere le forze che stanno dietro ogni azione, ogni oggetto.

Tutto è molto preciso, chiaro e specifico. Ci rendiamo conto che siamo tutti controllati dall’alto e che l’uomo ha una sola azione libera: desiderare di vedere il mondo spirituale al fine di identificare se stesso con queste azioni.

Egli non esegue alcuna azione, si identifica solo con loro. Ma si sente libero facendo questo perché si eleva al di sopra della sua natura egoistica, e invece di effettuare involontariamente tutte le leggi come accadeva prima, comincia a farlo a proprio piacimento, egli le sente e le vede. E questo è un caso del tutto diverso, questo da’ all’uomo una sensazione di libertà.

A poco a poco, comincia a equiparare se stesso alla forza superiore a tal punto che egli non solo la giustifica, ma esige di poter eseguire tutte le azioni che in sostanza fanno parte del suo programma, prima ancora di progettarne il loro svolgimento. È come un bambino che corre di fronte a chi è più grande chiedendo di fare qualcosa per lui.

E allora avviene la completa unione tra il Creatore e la creazione.
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(Da Kab.TV “Kabbalah per principianti” 01.12.2010)

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Lo Zohar Introduzione, “La notte della sposa,” Punto 140: E tutto lo Zivugim fu fatto uno dopo l’altro, rivelando le salite, e i gradi consecutivi separati, gradi che sono raccolti in un unico grado di un grande Zivug Unitá, che brilla nel mondo dall’inizio alla fine. Quindi, è scritto: GIORNO DOPO GIORNO PORTERA’ ad UN COVONE, cioè, gli intervalli fra i giorni ora diventano magnifica gloria per essi e sono diventati meriti. Così, tutto diventerà la giornata gloriosa del Creatore!

Gli stati qui descritti non vengono con il tempo ma solo come conseguenza delle nostre correzioni. Leggiamo che qualcosa sta per accadere. Non succederà nulla se non lo evochiamo tramite i nostri sforzi. C’è sempre l’illusione che gli stati più alti arriveranno da soli. Un nuovo stato sarà rivelato dal nostro stato attuale, e vedremo quanto è perfetto e pieno di Luce dell’Infinito, come descritto nello Zohar. Quando succederà? Una volta che abbiamo corretto le nostre percezioni e scoperto che siamo stati sempre in questo stato, ma che non eravamo in grado di vederlo correttamente.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 26.11.2010, Lo Zohar)

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