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Crescere verso un senso di comunità

Domanda: Quando le persone interagiscono tra loro nell’ambito dello stesso progetto, contribuiscono alla causa comune, non vedono e non comprendono nemmeno del tutto con chi comunicano, ma solamente si sentono a vicenda attraverso il contributo di tutti.

Risposta: Se in questo modo possono realizzare la sensibilità dell’altro, allora la connessione virtuale è utile. Allora essa può dare loro qualcosa. La domanda è come direttamente, sul serio, e sinceramente le persone cercano di unirsi. E se hanno la possibilità di fare questo, dopo tutto, ci deve essere una qualche connessione: vocale, verbale, testuale. Come si esprime? Inoltre, il fatto di non vedersi l’un l’altro potrebbe essere ancora meglio.

La cosa principale è raggiungere il senso di comunità, di sentirsi a vicenda.
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(Da Kab.TV “La Saggezza delle Moltitudini” 06.05.2013)

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Trasmissione del pensiero

Domanda: Si sa che i pensieri possono essere trasmessi a distanza. Secondo una ricerca scientifica, se il 10% degli uomini di un intero gruppo pensano o sentono in un certo modo, allora questo pensiero o questa sensazioni si diffonderanno come un virus a tutti gli altri.

Risposta: Questo riguarda i pensieri egoistici. Naturalmente, può essere usato in modo che le persone inizino a percepire qualunque cosa sia che venga discussa e pensata all’interno di una cerchia, anche se non sanno o non ascoltano nulla al riguardo. Iniziano semplicemente ad ascoltare.

Questo è ciò che solitamente succede con tutti i pensieri – le persone iniziano ad avere un certo presentimento. Ciò che discutiamo adesso, essi inizieranno a sentirlo qualche mese dopo attraverso diverse fonti di informazione o da altre persone per la strada.

Questo succede grazie al fatto che esistiamo in un singolo sistema. Tuttavia ciò non significa che le persone inizieranno ad interessarsi in ciò che ascolteranno. Ci arriveranno gradualmente, avanzando attivamente in avanti. Dovrà comunque aver luogo un periodo molto lungo per il loro sviluppo, e questo è in effetti ciò che stiamo vedendo.

La trasmissione del pensiero nel mondo, anche se origina da vari motivi egoistici, è un naturale processo che nella realtà ha sempre avuto il suo posto.
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(Da Kab.TV “La Saggezza delle Moltitudini” 05.06.2013)

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La Tecnologia della “Saggezza della Moltitudine”: Un’immagine di unione

Domanda: In un gruppo indiviso ognuno deve abbassarsi rispetto a tutti gli altri e allo stesso tempo elevarsi al di sopra di tutti. Cosa vuol dire?

Risposta: Quando discutiamo qualcosa, ci uniamo gli uni agli altri, ci nutriamo a vicenda. Supponiamo che un nostro amico stia parlando. Da una parte, è come se cercassimo di entrare in lui, di percepirlo, di essere insieme a lui. Dall’altra, quando io parlo, allora tutti sono inclusi dentro di me.

Ne segue che quando il mio amico esprime se stesso, io annullo completamente me stesso e cerco di assorbire tutto ciò che lui sta sentendo e pensando, nel cuore e nella mente. E quando toccherà a me, io tirerò fuori tutto da dentro di me, e tutti gli altri saranno inclusi in me nella stessa identica maniera. Questo è il primo, minimo presupposto.

Inoltre, gli uomini devono capire che devono elevarsi al di sopra dell’ego e che non devono guardare le proprie facce: non mi piacciono i suoi occhiali, non mi piace il suo naso, non mi piacciono i suoi capelli e così via. Vale a dire che mi alleggerisco della mia apparenza esterna nel partecipare alla conversazione. Proviamo a mettere insieme le nostre emozioni, i cuori, e le menti. E quando questo cuore e questa mente condivisi, cioè, le sensazioni ed i pensieri che caratterizzano una persona, saranno uniti, tutto questo creerà un’immagine di unione che è chiamata “moltitudine” o “gruppo”; altrimenti non è nemmeno una moltitudine.

Nel nostro mondo consideriamo una moltitudine o folla una massa di persone che si ritrovano nella piazza di una città per picchiare qualcuno. E’ molto facile gestire la folla media. Non è così nella società integrale. In questo gruppo di persone, si manifesta una protezione chiara. Infatti, nessuna forza esterna può fare niente ai suoi partecipanti perché essi si elevano ad un altro livello, e lavorano ad un’altra frequenza.

Quando gli uomini creano un’immagine di unione, tutti i nostri tipici stereotipi terreni, le agitazioni, e le influenze non li toccano – essi hanno un diverso livello di percezione.
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(Da Kab.TV “La Saggezza della Moltitudine” 06.05.2013)

Il programma ed il programmatore

C’è una specie stampante virtuale dentro di me che scrive l’immagine del mio mondo. In altre parole c’è un programma dentro di me che mi guida e che proietta il mondo per me. In realtà non esiste. Tutto è interno, nei miei sentimenti, ma il programma gli conferisce l’apparenza di qualcosa di esterno.

Domanda: Cosa succede se gli amici decidono di concentrarsi su pensieri per creare una sola realtà e la connessione reciproca?

Risposta: Il programma mi mostra anche il gruppo nel quale lavoro. Mi sembra di essere tra altre persone e di fare decisioni assieme. Gli attributi interni proiettano alcune immagini, ombre di diverse forme, ma in realtà queste non esistono.

Così allo stesso modo, la nostra decisione collettiva e la mia resistenza interiore ad essa sono del tutto determinate dal programma. C’è solo un modo di correggerlo: Se sono a conoscenza del programma e della realtà che è proiettata da esso, e desidero unire tutto assieme, per connettermi. In quel caso, mi innalzo al livello del programmatore e capisco perché ha disposto tutto questo per me.

D’altra parte,ottengo la conoscenza del programma, e inoltre, vedo quali immagini disegna nella mia immaginazione. Così, quando correggo la mia immaginazione attraverso l’uso del programma, controllo queste immagini e le unisco assieme. Quindi attraverso diverse corruzioni e correzioni e, alla fine, scopro la mente del programmatore, il Piano della Creazione. Questo è l’effetto cercato del processo – essere incorporati nello scopo della creazione.

Domanda: Questo vuol dire che il programmatore desidera che noi siamo costantemente in due mondi, quello immaginario e quello reale?

Risposta: E’ essenziale che noi scopriamo il goal della creazione da soli. Per quale motivo? Per trattarlo con rispetto.

Dopo tutto, il mio ego mi tira verso il basso, mi offre il sonno e mi distrae. Se desidero svegliarmi, c’è solo un modo per farlo: usare questo programma, l’ambiente, e tutto quello che è collegato ad esso, ma solo se, contemporaneamente, rispetto il programmatore. Questo è detto portare la soddisfazione al Creatore nella Kabbalah.

Domanda: Allora, come dovrei integrare questi due sistemi?

Risposta: Dovresti semplicemente stare assieme agli amici. Adesso, sembrano degli sconosciuti esterni a me stesso. Più tardi, sentirò che, nonostante questa rappresentazione, essi sono dentro di me. Sono miei, i miei amati, connessi reciprocamente ed incorporati in un unico. Allora, nella connessione tra di loro, inizierò a rivelare la sorgente, il Creatore. Tutto questo sarà come un unico insieme.
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(Dalla 4a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 19.03.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Questa strana realtà

Opinione  (Alexei Chulichkov, Dottore in Scienze Fisiche e Matematiche): “La forma delle nostre nozioni circa il mondo è in continua evoluzione. Gli antichi modelli speculativi sull’Universo sono stati sostituiti con l’idea medievale della creazione divina del mondo. Nei tempi moderni, è emerso un nuovo metodo di comprensione della Natura, che ha creato l’illusione che la ragione umana è onnipotente.

“Tuttavia osservando tutto cio’ che è diverso dalla realtà a cui la persona è abituata, dai fenomeni del mondo atomico o cosmico, la nostra mente umana non può afferrare l’osservato, perché al centro della realtà osservata vi è una realtà quantistica invisibile, che diventa visibile nella misura dell’interazione tra l’osservato e l’osservatore. Lo studio della realtà quantistica ha portato alla realizzazione di un quadro del mondo unitario nel suo rapporto con la coscienza umana.

“Noi siamo in un processo di ripensamento del mondo e dell’essere umano, per formare una nuova visione della realtà – su tutto ciò che esiste (l’essere umano, la società, e la natura) che è un unico sistema, una singola unità.”

Il mio commento: E’ incoraggiante leggere su quello che nella Kabbalah è stato detto per migliaia di anni. Basandoci sulla realizzazione di una nuova immagine del mondo, vi è la necessità di portare la società ad essere di tipo generale, in assomiglianza con tutto il sistema. Questo è il tema del metodo “dell’Educazione Integrale.” Dopo tutto, solo nel sistema equilibrato saremo in grado di sentire che esistiamo in uno stato eternamente perfetto.
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Non si tratta più di una formula arida

“… Il suo sentimento religioso prende la forma di un entusiastico stupore di fronte all’armonia della legge naturale, che rivela un’intelligenza di tale superiorità che, comparati con essa, tutto il pensiero sistematico e l’azione del genere umano non ne sono che un riflesso completamente insignificante”

Albert Einstein: “Il mondo come io lo vedo”

Domanda: Spesso i fisici avvertono la necessità di inquadrare i risultati della loro ricerca nel linguaggio delle formule. Tuttavia, la perfezione e l’armonia dei fenomeni che essi ricercano non possono essere limitati in formule. Esse si manifestano in sensazioni che provengono dalla Natura e sono molto più importanti di tutti gli aridi numeri.

Risposta: C’è una legge fisica che può essere definita come segue: “La tensione del campo è inversamente proporzionale al quadrato della distanza tra gli oggetti.” Questa legge copre vari fenomeni, indipendentemente dal tipo di campi di potere a cui appartengono . Chi riesce a comprendere questa legge può anche sentirli. Utilizzando la nostra terminologia, potremmo dire che ad ogni passo riceviamo Luce due volte di più.

Tutto dipende dall’osservatore. Sapere (percepire) non è una parte della formula, ma piuttosto, la formula si svela all’interno delle nostre sensazioni. Noi viviamo attraverso di essa e sentiamo il suo impatto su di noi. Se sappiamo veramente che cosa significa questa formula, sentiamo i poteri che agiscono in conformità con essa.

Questo vale anche nella spiritualità. Così, con l’aggiunta del linguaggio della Kabbalah ai testi del Libro dello Zohar, Baal HaSulam ha migliorato le nostre sensazioni. Non possiamo vedere ancora quanto questa combinazione ci influenzi esattamente, ma, allo stesso tempo, sappiamo che permette alla Luce di avere un impatto su di noi in modo efficace e quindi ci portano in avanti.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.03.2013, Lo Zohar)

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Quando i desideri vengono alla vita

Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar,” articolo 25: giacché il corpo è così corrotto che l’anima non può essere completamente purificata prima che marcisca al suolo, perché questo ritorna alla rivisitazione della morte? Ed inoltre la domanda riguardo alle parole dei nostri saggi: ”I morti sono destinati ad essere riproposti con i loro difetti, in modo che non diranno ‘E’ un altro’”.

…Noi stabiliamo in quel luogo che questo desiderio esagerato di ricevere è tutta la sostanza che Lui ha creato, per Lui ha bisogno più di questo, per portare avanti il Disegno della Creazione.

…Noi inoltre abbiamo detto sopra che durante i seimila anni che ci sono stati dati per lavorare nella Torà ed i comandamenti, nessuna correzione arriverà al corpo – al suo esagerato desiderio di ricevere. Tutte le correzioni che arrivano attraverso il nostro lavoro si relazione solo all’anima, che così scala i gradi della santità e purezza…

Il nostro desiderio di ricevere è l’intera materia della creazione. E’ divisa in dieci Sefirot: sei Sefirot sopra, in Galgalta ve Eynaim (GE): HBD-HGT fino a Chazeh (petto), e quattro Sefirot al di sotto, in AHP: NHY.

GE sono vasi di dazione che noi possiamo correggere, e così li correggiamo elevandoli ad un livello di Arich Anpin nel corso dei seimila anni, che fanno seicentomila (60 volte 10’000 = 600’000). Ma il desiderio di ricevere in se stesso rimane incorretto. Questo perché noi abbiamo corretti solo i vasi di GE e di AHP di Aliyah, ma non il reale AHP che è anche chiamato “corpo.” Noi lo abbiamo solo ucciso, il che significa che lo abbiamo disconnesso dalle azioni di dazione e questo è chiamato “la morte del corpo.”

Ma eventualmente, dopo la correzione di tutti i vasi di dazione, noi possiamo approcciare AHP, azionare “la rinascita della morte” e correggerla allorché sarà tutto in funzione della dazione.

Qui ci riferiamo ai desideri che abbiamo trattato come “morti” precedentemente, il che significa che io non li uso, li restringo e li limito giacché non potrei ricevere la Luce dei mezzi di sussistenza in loro. Ma ora io li prendo fuori fino alla Luce e li correggo. Questi desideri morti “sono rivissuti nei loro difetti” giacché io devo correggere tutti gli orrori del desiderio di ricevere e cambiarli nell’opposto, nella dazione. Allora, in questi io voglio ricevere la grandiosa Luce di NRNHY. Così, la correzione di GE è solo una linea sottile; durante il quale al di sotto io acquisisco l’intera misura, l’intera sfera.

Domanda: Cosa scopro nel desiderio che rivivo?

Risposta: Il Creatore. Scopri la forza superiore, la suprema vita eterna dietro il corpo. Senti eternità e completezza al di sopra della materia, dietro la fisica quantistica. Scopri il campo in cui realmente viviamo, e là senti la vera realtà superiore e non la particella fine come sei oggi.

Tu senti tutto questo tramite la correzione dei sensi. Questo perché il nostro metodo è chiamato la “saggezza della Kabbalah” (la saggezza della ricezione), che significa la saggezza del come ricevere, come percepire. Presto tutta l’umanità sarà spinta in questa direzione. Dopo tutto, lo scopo della creazione non risiede nel fatto che noi dovessimo intraprendere una vita spirituale meravigliosa per noi stessi in questo mondo. Arriverà alla fine in ogni caso e noi dovremo scoprire la dimensione superiore.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del  19.03.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Oltre il tempo

Domanda: Chi ha creato il Creatore?

Risposta: Noi esistiamo in un mondo che ha un inizio, una fine, tempo, limiti, e espansione, vale a dire, cambiamenti. E il mondo spirituale, anche il livello più basso, è la completezza. L’interezza non può essere cambiata, ma non può essere che qualcosa del tutto abbia un inizio e una fine. Pertanto, la questione su ciò che accade nel mondo spirituale, per non parlare del Creatore, è illogica. Perché, vedete, lì non cambia nulla.

Solo nel nostro mondo tutto cambia, ed è modificato solo dal primo punto all’ultimo punto, dallo stato infinito in cui siamo come un embrione, a quello stato nel mondo infinito in cui siamo completamente corretti. In tutta la trasformazione spirituale solo il frammento più piccolo in questo modo – il nostro mondo – subisce cambiamenti. E non ci sono cambiamenti in tutto il resto; lì regna l’eternità e la completezza, il tempo è assente.

I fisici e gli psicologi hanno già parlato riguardo a questo. Pertanto, non vi è alcun motivo di discutere di chi ha creato il Creatore,se c’era qualcosa prima di Lui o no.

Mi auguro che in un prossimo futuro faremo lo sforzo necessario e sentirai cosa c’è “oltre il tempo” che impariamo a conoscere nel Libro dello Zohar nell “Introduzione al Libro dello Zohar“. Questo è stato descritto più di duemila anni fa. Già allora, i Kabbalisti hanno scritto apertamente che il tempo non esiste, che il mondo spirituale si trova al di là del tempo, e che l’attuale comprensione della nostra realtà è falsa. In sostanza, il mondo si trova in un “matrix”, in una dimensione completamente diversa, dove non c’è tempo, spazio e movimento.

Quello che mi sembra al di fuori di me essenzialmente si trova dentro di me. Cresceremo e vedremo tutto questo.
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(Dal pasto prima del Congresso Europeo in Germania, 23.03.2013)

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Destinati all’estinzione?

Oggi Io comprendo il quadro della realtà nel desiderio di ricevere, e in conseguenza a ciò mi sento sempre stanco e non voglio aprire di più le finestre della mia percezione; e ci sono coloro che preferiscono chiederle completamente. Limito sempre me stesso perché il mio desiderio è molto piccolo, molto ristretto.

Costruiamo ogni genere di marchingegno per allargare la nostra visione del mondo: telescopi, microscopi, radio riceventi, e scopriamo una realtà che è molto più ricca della realtà che percepiamo per conto nostro. Ma tentiamo di contrarre e anche di limitare questo segmento della realtà che troviamo nello spazio della nostra visione.

Alla fine, mi stanco e mi chiudo fino a quando non muoio. Muoio perché mi trovo d’accordo con la morte e voglio contrarre i miei strumenti di percezione. Il quadro mi diventa ripugnante e piano piano io svanisco insieme allo svanire della mia vita. Questo è quello che succede con il desiderio di ricevere.

Dall’altra parte, invece, con il desiderio di donare, che costruisco al di sopra del desiderio di ricevere, apro me stesso e scopro una realtà che trovo al di fuori di me, al di fuori del desiderio di ricevere. Questa è la realtà eterna che incomincia a rifornirmi di forze di vitalità. Ora, anche se il mio corpo morirà in un modo naturale, io già vivo in un’altra “regione” che si trova al di là del tempo e dello spazio. E qui ricevo la Luce che fluisce da ogni parte.

Nel nostro mondo ci muoviamo da un posto ad un altro e qui vediamo un genere di realtà. Ma, se potessi muovermi quasi alla velocità della luce, allora, in conseguenza del cambiamento nella percezione dello spazio, vedrei la realtà che mi circonda da ogni prospettiva. E qui il problema non è la mia visione; piuttosto, la Luce stessa sembra che mi raggiunga in una forma come questa. In base a questo, io emergo da una comprensione “lineare” ed entro in una comprensione “circolare” nella Luce Circostante (OM-Ohr Makif).

Contraiamo il tempo precisamente in questo modo. Perché così facendo la distanza ed il tempo sono “azzerati”, ed io non ricevo soltanto la Luce da tutte le parti, invece incomincio a percepire in circoli tutta la realtà esistente; mi elevo al di sopra del tempo. Adesso non esiste più per me; semplicemente non può esistere. Non ci sono più spazi tra “oggi” e “domani”, nessuno spazio tra due momenti. Ricevo tutto in modo uguale da tutte le direzioni, tutto è in equilibrio, reciprocamente annullato, ed io mi ritrovo sempre in un solo insieme integrato, nella realtà unificata della creazione.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 19.03.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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La percezione della realtà: Dai tempi antichi ai giorni nostri

L’uomo che aspira a conseguire la spiritualità inizia a vedere che il mondo intero è un unico sistema. E’ un continuo lavoro nella gioia, e ci si fa l’abitudine piano piano. Diventa un necessità. Esistiamo già a questo livello.

Tutti gli altri livelli sono piatti, uni-dimensionali, ed è impossibile considerarli come prima. Un uomo incomincia ad abituarsi a pensare nello spazio n-dimensionale che viene compresso in un’unica forza ed in un unico scopo; perciò, non è difficile percepire il mondo intero connesso ad un unico traguardo, ad un unico pensiero, ad un’unica forza, fino al punto in cui guarderai al cielo stellato e vedrai cosa connette tutte le stelle.

Tutto questo solleva delle domande molto interessanti, del tipo, “Come facevano gli antichi astrologi a collegare le stelle nelle costellazioni?” Infatti, se guardo le stelle non sono in grado di unirle in tutti i segni dello zodiaco, Orione, il Grande Carro e gli altri. Non ho quella grande immaginazione che avevano gli astrologi greci e babilonesi perché le stelle sono lontanissime tra loro e su diversi livelli.

Diciamo che una stella è centinaia di milioni di anni più vicina alla Terra, e un’altra è milioni di anni più lontana. Ma essi le vedevano connesse tra loro come se fossero state su un solo livello. Di cosa si tratta: primitive rappresentazioni o fantasia umana? Dove c’è un orso con quattro o cinque stelle che formano un quadrato con una coda? Come fa un uomo ad immaginarlo?

E’ una cosa molto interessante: l’idea che lega le stelle dei segni dello zodiaco è conseguita dall’uomo attraverso la propria influenza su di esso.

Gli antichi astrologi avevano la percezione della connessione esistente tra queste stelle. A causa dello sviluppo dell’egoismo, ci siamo staccati dall’universo, dalla percezione dello stesso come un solo insieme, ma questi astrologi avevano la percezione della connessione relativa perché essi percepivano l’universo come un banchetto degli dei, delle forze superiori dalle quali venivano influenzati. E questo avveniva non perché erano poveri e primitivi; si trattava semplicemente di una percezione umana non contorta o grossolana, con un sacco di filtri, come abbiamo oggi. Vale a dire, essi avevano una percezione di molto maggiore della Luce. Se oggi incominciassimo a correggere il nostro egoismo, percepiremmo la Luce molte più volte di quanto accadeva a loro, perché siamo molto più rozzi di quanto erano loro.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 04.02.2013)

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