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Abbiate pazienza!

La creazione si differenzia dal Creatore per la diversità dell’intenzione, non dell’azione. Mediante l’azione della ricezione, l’essere creato aderisce al Creatore, che è l’unico che dà; come il neonato con la sua mamma: se il neonato avesse la capacità di ragionare e l’esperienza di un adulto, capirebbe che non è necessario interrompere la ricezione dalla madre, ma che deve invece aggiungervi la propria intenzione di dare.

Non è sufficiente per la madre dilettarsi solo con il fatto che il neonato riceva da lei. È anche necessario accrescere la comprensione del bambino, con tutta la profondità dell’esperienza della madre, con il suo amore e la sua gratitudine per la dazione. Questo sarà allora il livello dell’umano, non il livello animale, come in un bambino spensierato.

Nell’essere creato la sensazione di mancanza di una simile intenzione è chiamata vergogna ed è la ragione per cui avviene la restrizione (Talmud Eser Sefirot).

La cosa più importante è avere pazienza

Tutta la difficoltà nello studio della saggezza della Kabbalah sta nel fatto che richiede un cambiamento nei valori. Per questo le persone lasciano; non sono pronte e non sono d’accordo con questo, perché manca loro la pazienza. Non credono che questo studio dia loro un risultato vero e non capiscono di cosa parli questa saggezza. Qui la pazienza è obbligatoria per la dazione della Luce superiore, la forza che cambia le persone in una nuova creazione…ci vuole il tempo per lavorare! Gradualmente si comincia a sentire, a capire e considerare tutto in base a nuovi criteri. In seguito, anche a prescindere da tutte le apparenze, può sembrare che l’individuo continui ad essere lo stesso di prima, ma in realtà diventa completamente diverso.

Diventa impossibile giudicarlo secondo leggi, valori, scale precedenti, abituali, perché adesso ragiona in accordo alla legge dell’equivalenza della forma con la forza superiore. In altre parole, ragiona in maniera completamente opposta rispetto a come faceva prima.

Si raggiunge un cambiamento totalmente sostanziale in seguito al lavoro della Luce superiore su di sé e attraversando una rivoluzione interiore molto complessa. Ci vogliono molti anni affinché questo accada, perché simili cambiamenti avvengono gradualmente all’interno della persona, in piccole porzioni. Tutto questo è anche difficile da sopportare. È molto più facile avanzare all’interno di un gruppo al quale la persona possa aggrapparsi. Se ad occhi chiusi la persona si lega ad un gruppo, allora può superare tutte le difficoltà.

Volta le spalle ai vecchi valori e riceve dal gruppo, dalla connessione con gli amici, dal nuovo Kli (vaso), nel quale la decina diventa un tutt’uno con i nuovi valori: la nuova ragione ed esperienza, le nuove relazioni, le nuove unità di misura.

Questo è un periodo molto difficile, delicato, del quale è scritto: “Mille entrano in casa, ma solo uno esce alla Luce”. È necessario acquisire pazienza, dare alla Luce superiore l’opportunità di lavorare su se stessi e lasciare che essa dia nuove qualità. Dove sta scritto: “Fa di tutto, solo non abbandonare”, si riferisce specificamente a questo processo.

Un bambino non si vergogna di ricevere dalla madre. Nel suo livello non esiste la vergogna; però Malchut del Mondo di Ein Sof (infinito) ha deciso di diventare uguale al Creatore e di dare a Lui alla stessa maniera. Per questo fa una restrizione, un’azione molto precisa e nobile. Da un lato, smette di ricevere dal Creatore, mentre dall’altro decide che l’adesione al Creatore è più importante che ricevere da Lui.

Questa decisione ha determinato tutto il processo successivo attraverso il quale passa la creazione. Per colui che desidera l’adesione con il Creatore, la comprensione dell’adesione deve essere più importante della ricezione del riempimento. In altre parole, più importante della vita!

Dopo che la creazione si sviluppa nella realizzazione che riceve dal Creatore, scopre che il Creatore la ama e vuole darle piacere. Per questo non può trovare soddisfazione solo nella ricezione. L’amore del Creatore la obbliga a rispondere in maniera simile, chiamata “Luce che ritorna”. Benché questa Luce che ritorna sia molto debole comparata alla Luce di Hochma del Creatore, fa comunque sì che la creazione sia simile al Creatore.
(Rabash, “La prima correzione”).

Fino a che la persona si eleva al di sopra del proprio desiderio di ricevere piacere così che acquisisce uno schermo e la Luce che ritorna; in altre parole, qualche tipo di somiglianza nella forma con il Creatore, può esistere nel mondo spirituale, nell’esperienza della Luce superiore o nel comprendere le azioni spirituali? Tutta la correzione comincia solo dopo l’uscita dall’Egitto, dalla ricezione egoistica.

Per questo è proibito per i fanatici studiare la Torah, dove “proibito” significa “impossibile”. Una persona non può studiare la Torah perché non ha nessuna connessione con essa. La Torah è il rivestimento della Luce superiore nel desiderio, nella misura in cui il desiderio è pronto a riceverla. In altre parole, è l’uguaglianza della forma con la Luce; ed allora, la Luce superiore si riveste nel desiderio in corrispondenza con lei, che possiede uno schermo ed un’intenzione per la dazione, come l’acqua che riempie il vaso più appropriato.

Così si raggiunge il Creatore per le Sue azioni, studiando la Sua natura. In realtà si raggiunge il Creatore dentro se stessi, rivelando le forme della dazione e chiamandole Creatore (Borè). In altre parole “vieni e vedi” (Bo-Re). In questa forma studiamo la Torah, ovvero le leggi del rivestimento della Luce superiore nel desiderio corretto. Tutto questo comincia solo dopo la restrizione e l’acquisizione dello schermo e la Luce che ritorna, che è chiamata uscita dall’Egitto.

Senza un gruppo la persona non ha dove esprimere la propria relazione con il Creatore. E’ in un gruppo che si crea questo luogo, attraverso il quale la persona riceve dal Creatore e dà a Lui; ed allora vede che questo non è solo un gruppo, ma dieci Sefirot, un’anima.

Lo Lishmà” significa che il lavoro non è per il bene del Creatore, ma per il bene del Faraone. In altre parole “Non nel Suo nome”.

La cosa più importante è lavorare!

Tutto è organizzato in maniera miracolosa in modo tale che persino senza nessun contatto con la spiritualità ho comunque la possibilità di arrivare ad essa solo per il fatto che, presumibilmente, io amo, mi voglio unire, avvicinarmi e sedere con gli amici e, in teoria, dare.

Se misurassimo la nostra distanza reale l’uno dall’altro, forse un amico si troverebbe lontano mille chilometri da me, un altro centomila, il terzo milioni di chilometri ed il quarto sparirebbe del tutto oltre la linea dell’orizzonte.

Tuttavia sembra che siamo seduti tutti assieme. Questo è chiamato un “mondo immaginario”. Grazie a questo, possiamo cominciare ad accostarci l’uno all’altro e gradualmente attrarre la Luce che incomincerà a cambiarci. Facendo questo, noi inizieremo ad acquisire la mente ed i sentimenti che non avevamo prima. Ogni volta avremo alti e bassi, e ci sentiremo sempre più stupidi e mai più intelligenti. Ma la cosa più importante è di continuare a lavorare!

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28/2/2018, Baal HaSulam, Shamati, Articolo 37, “Un articolo per Purim”

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Il coefficiente di dazione

Qualsiasi scienza nel mondo studia le connessioni tra le parti della realtà, ciascuna al proprio livello di realtà: fisiologica, psicologica, biologica e fisica, e quindi c’è la psicologia, la biologia, la fisica, ecc.

La saggezza della Kabbalah non si occupa di questi livelli, bensì di quello più elementare, cioè il desiderio contenuto in ogni parte della creazione, solo in forme diverse, su diversi livelli e in diverse dimensioni.

Pertanto, la Kabbalah è considerata la scienza fondamentale. Conduce la stessa ricerca scientifica di qualsiasi altra scienza, ricava formule, studia la creazione e le azioni del Creatore, chiarisce qual è il nostro posto nella creazione e misura la creazione in relazione al Creatore. Tutto ciò presuppone uno studio scientifico serio. Tutte le altre scienze non danno definizioni così precise.

In effetti, la creazione è molto complessa. Anche se sembrerebbe basata su una formula molto semplice: il desiderio del Creatore di dare equivale al desiderio della creatura di ricevere.

Tuttavia, questa non è una semplice equazione perché include un coefficiente che dovrebbe portare sullo stesso livello il desiderio di ricevere e il desiderio di dare: il desiderio del Creatore di concedere è uguale a C moltiplicato per il desiderio della creatura di ricevere.

Questo coefficiente include al suo interno una restrizione, uno schermo (Masach) e una luce riflessa. Abbiamo bisogno di lavorare su questa equazione tutto il tempo. Pertanto, devo conoscere il desiderio di ricevere, il desiderio di dare e il mio coefficiente.

Quindi studio sempre il desiderio del Creatore di dare. Lo desidero e mi identifico con Lui. In base a questi parametri, determino il mio stato e il mio posto nella creazione. In questo modo, esploro tutta la creazione. Senza questo, mi è impossibile relazionarmi correttamente con il Creatore, e ho bisogno di raggiungere il grado di amore per Lui. Il coefficiente è la mia intenzione a favore della dazione. Senza di esso, non posso contattare il Creatore.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’1/03/2018, “Gli Scritti di Rabash”

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Dieci grammi di riempimento illimitato

È difficile per noi immaginare cosa sia il mondo dell’Infinito perché la nostra prospettiva è quella di chi guarda dal lato del vaso e quindi percepiamo l’infinito come un desiderio infinito.

Ma nella spiritualità, in contrasto alla materialità, l’infinito è considerato un riempimento non limitato in alcun modo. Se il bicchiere è pieno fino all’orlo, significa che all’interno c’è l’infinito, anche se esso ha una dimensione di soli 200 millilitri.

Il vaso non limita la ricezione della Luce dentro di sé; cioè, esso non indica in quale misura accetta di ricevere. Pertanto, sia un vaso piccolo che uno grande possono contenere un’infinità di riempimenti se non limitano la Luce, ma ricevono tutto ciò che possono inserire in sé.

Potrebbe esserci un piccolo vaso che è nello stato dell’infinito, mentre un altro, un milione di volte più grande, sarà invece limitato. In fin dei conti, tutto è valutato in relazione al vaso; se esso non pone un limite alla ricezione della Luce, allora non ha limiti.

Potrebbero esserci solo dieci grammi di desiderio in te, ma tu non limiti comunque il riempimento. Quindi, sei nell’Infinito e le tue sensazioni sono illimitate. O forse, invece di dieci grammi, il tuo desiderio è cresciuto fino a dieci tonnellate, ma decidi che non puoi riceverne più della metà. Ne risulta che i dieci grammi sono il riempimento infinito, e le cinque tonnellate sono limitate. Tutto viene valutato rispetto alla persona che lo raggiunge.

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Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 4/03/2018, Talmud Eser Sefirot

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Il periodo latente nel lavoro spirituale

C’è un lasso di tempo, detto “periodo latente” nel lavoro spirituale, nel quale ci sembra che non stiamo avanzando e che non stiamo facendo nulla per avanzare. E’ un po’ come accade a quelle donne incinte che non mostrano ancora i segni che una vita sta crescendo dentro di loro.

Questo avviene a causa del fatto che le azioni spirituali rientrano nella dazione, mentre una persona non possiede ancora queste qualità e quindi non può percepire le azioni spirituali. Se c’è un kabbalista vicino a loro, allora costui può, attraverso la sua forza di dazione, vedere quello che sta accadendo alla persona e che cosa la aspetta, mentre la persona stessa non può farlo.

A volte una persona non può accorgersi dei cambiamenti dentro di sé. Anche se la preparazione sta avvenendo e ci sono dei cambiamenti molto importanti che le capitano, questo rimane sotto la soglia di percettibilità. Dopo tutto, essa non è ancora nello stadio dell’intenzione di dare.

Quindi una persona non può vedere il suo prossimo grado; questo è percepibile solo dal kabbalista vicino a lei. Come i genitori che sanno che il bimbo crescerà in un anno o due, ma il bambino non può capirlo.

Tutto questo “nascondere” è fatto apposta per darci modo di sviluppare il Kli (il vaso) della dazione. Se il prossimo grado fosse rivelato allora noi, avendo già la consapevolezza di questo, non saremmo in grado di lavorare nella dazione.

E’ una benedizione che siano avvenuti la frammentazione e l’offuscamento, perchè grazie a loro siamo capaci di sviluppare il Kli della dazione, la fede. Non voglio vedere o sapere! Anche con la chiarezza e la conoscenza che si rivelano successivamente, la capacità di vedere tutta la creazione dall’inizio alla fine, non posso accettare gli stessi Kelim (vasi). Non voglio ottenere le risposte, voglio dare al di sopra di esse.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 25/01/2018Gli Scritti di Baal HaSulam – Lettera 56”

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Risultato del congresso “Assorto nel Superiore”

Risultato del congresso: la conclusione è che “Non esiste nulla tranne Lui”. Dobbiamo decidere in questo momento delle nostre vite, essere sicuri che Lui è il buono che fa il bene, ovvero giustificarlo in tutte le sue azioni. Questa è la prima condizione per iniziare lo studio della saggezza della Kabbalah, con l’articolo “Non esiste nulla tranne Lui” e tutto quello che ci viene richiesto nel cammino è accettare questo. L’unica cosa che cambia sono le condizioni, i nostri stati interni ed esterni. (In realtà esiste solo uno stato, ma noi percepiamo la sua divisione in stati interni ed esterni).

Per cominciare a vivere in base al principio “Non esiste nulla tranne Lui, il buono che fa il bene”, ognuno deve lavorare in un gruppo di dieci persone. Questo stato comincia dalla fase di un “embrione” (Ubar) nel quale mi annullo in tutto verso il principio “Non esiste nulla tranne Lui, il buono che fa il bene”.

Significa che aderisco al superiore in qualunque circostanza che Lui mi mette davanti, mi annullo completamente. In questa maniera divento un embrione spirituale.

Questo è lo stato che cerchiamo di raggiungere e questa è la ragione per la quale parliamo solo di questo durante il congresso: come realizzare questo stato, come devono essere le nostre relazioni nel gruppo, cosa ognuno deve agli altri, ecc.. Tutto deve essere focalizzato su come raggiungere lo stato “Non esiste nulla tranne Lui, il buono che fa il bene” nel livello di un embrione.

Perché perdiamo tanto tempo a parlare di qualcosa che potrebbe essere articolato in mezzo minuto? Il fatto è che questo stato non si realizza in una sola persona, ma nelle connessioni tra molti di noi. Quando si va in profondità in questa connessione, cominciano i problemi, perché questo è ciò che rivela la nostra rottura.

Tutto il lavoro per stabilire il principio “Non esiste nulla tranne Lui, il buono che fa il bene”, sta nel ricondurre i nostri desideri corrotti a Lui, affinché il lavoro possa concretizzarsi tra di noi. È tra di noi, non in ognuno di noi.

Non basta dire che sono in adesione col Creatore, che mi sveglio la mattina con il pensiero per Lui ed accetto che tutto succede perché proviene da Lui. È sufficiente per ora, però è un’idea astratta, non un’azione pratica. Pertanto, se voglio davvero realizzare questo principio nel suo stato corretto, devo realizzarlo nel gruppo. Di questo tratta tutto il lavoro.

Pertanto, abbiamo bisogno di organizzare un congresso per il lavoro reciproco. Non è sufficiente leggere da soli gli articoli o che li impariamo anche a memoria, perché la cosa importante è lavorare assieme. Insieme cominciamo ad estrarre sempre più informazioni dagli articoli ed ogni volta li percepiamo come nuovi, sempre più in profondità.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 7/01/2018, lezione sul tema: “Il lavoro completo, nell’entrata dell’Ibur (Concepimento)”

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Non dimenticare…

La festa di Purim è la più felice, il miglior momento per grandi misericordie. Purim rappresenta tutto il nostro lavoro spirituale.

Tutti i giorni festivi sono legati alla connessione dell’anima frammentata di Adam HaRishon, il primo uomo, però solo Purim rappresenta la fine di questo processo, l’ultima azione, chiamata Gmar Tikkun, la fine della correzione.

Così ricordiamo tutto il nostro desiderio egoistico di ricevere piacere con tutto il suo tremendo peso e comprendiamo che non vi è modo di resistergli. Siamo molto deboli. Anche il giusto Mordechai si siede su una roccia di fronte alla porta del re, un povero anziano che nessuno nota, mentre Amman governa tutto il regno, come la mano destra del re.

Il Creatore, in proposito, incorona l’ego affinché governi, come è scritto: “Ho creato l’inclinazione al male”. Il faraone (l’egoismo) è il re del mondo, in diversi ruoli e personaggi. Solo quando l’uomo sente che l’esistenza è minacciata, si sveglia; chi lo aiuta a risvegliarsi? Amman lo fa dicendo: “Distruggiamo, dalla base, questa radice che potrebbe risvegliare il desiderio di dare o l’intenzione di dare, perché dovremmo lasciarla? Sono il re!”.

Quando raggiungiamo questa altezza del desiderio di ricevere che vuole controllare tutto con l’intenzione di ricevere, scopriamo che il desiderio di ricevere è materia immutabile, ma l’intenzione di ricevere è scorretta e possiamo controllare il desiderio di ricevere con l’intenzione di dare. Anche se l’intenzione di dare è contraria alla natura ed è molto debole, contraria alla nostra coscienza, comprensione e natura stessa ed inoltre il re, ovvero il Creatore, non la appoggia, lei è ancora lì. Come possiamo lottare? L’intenzione di dare è troppo debole, troppo tenue e delicata per confrontarsi con Assuero che appoggia Amman con il potere del male.

Però c’è una parte del desiderio di ricevere che si chiama “giudei” (Yehudi), questa parte possiede la forza potenziale dell’unione. Se una minaccia grave incombe su di essi, si uniranno. A prescindere dal fatto che questa unione venga loro imposta, provocata dal timore della distruzione, in qualche modo attrae la Luce che riforma, la forza superiore. Questa risveglia il re Assuero, che inizialmente appoggiò Amman, ma dopo l’unione degli ebrei, completa ed appoggia felicemente Mordechai.

Tutto dipende dal gruppo, che potenzialmente viene chiamato “giudei” (la parola ebrea per ‘giudeo’ [Yehudi] proviene dalla parola ‘unito’ [Yihudi]. Così quando si uniscono, prima per coercizione e dopo in maniera volontaria, ottengono una grande forza, prima per controllare il re Assuero e dopo per distruggere il potere di Amman, l’inclinazione al male che avrebbe potuto distruggerli facilmente.

Tutto questo fu fatto per la loro unione che aveva attratto quella grande forza che li aiutò ad unirsi anche di più e dopo, agendo con il potere dell’unione, sottomisero il potere della separazione, il potere di Amman.

Lo fanno in ogni grado e stato, perché questa è la correzione ed in Purim viene rappresentata come un miracolo. Purim è un’enorme volontà di ricevere, nelle sue 32 parti, che non è possibile correggere direttamente. Per questo viene considerata un miracolo, perché possiamo correggere gradualmente 288 parti del desiderio di ricevere, nei 125 gradi e, il cuore di pietra, si unisce a tutta la correzione, anche se non vi appare. Solo nell’azione finale, il cuore di pietra nasce ed è corretto dalle 288 parti ed anche le 32 parti entrano nella correzione in un sol colpo. Così arriva la Luce della fine della correzione.

A Purim possiamo vedere tutto questo processo di correzione: l’esilio e la liberazione di tutte le sue forme. Per questo Purim comincia con la lettura del capitolo Ricorda quello che Amalek ti ha fatto. L’intenzione per il proprio beneficio, chiamata inclinazione al male o Amalek, ci accompagna tutto il tempo e precisamente grazie ad Amalek arriviamo al Creatore.

Se non fosse stato per questa inclinazione al male, mai avremmo provocato l’unione, mai avremmo rivelato la nostra separazione dal Creatore e non saremmo riusciti ad essere uguali nella forma con Lui. È impossibile ottenere l’adesione senza l’aiuto di questa forza maligna che lavora nella linea di sinistra.

Per questo dobbiamo ricordare quello che Amalek ci ha fatto. In ogni stato il Creatore ci invia un aiuto al contrario, e questo è un grande aiuto. Abbiamo solo bisogno di sapere come relazionarci correttamente con queste forze della natura.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 27/02/2018, “Gli Scritti di Rabash”, articolo 21

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Il punto di contatto con la verità

Come arriviamo ad una vera preghiera che nasce da un desiderio genuino? È scritto: “Una persona è dove sono i suoi pensieri. Perciò, devo cominciare ad esaminare dove sono i miei pensieri: limitare me stesso, il mio desiderio, ad un solo punto e con questo connettermi al Creatore. Poi comincio a sentire differenti stati che mi attraversano e in ognuno di essi devo acquisire nuovamente l’adesione con il Creatore.

Può darsi che, fino ad un certo punto, io non sappia esattamente come fare questa restrizione, ma continuo a provarci, come un bambino che vuole crescere. Questo è il modo in cui costruisco il mio Partzuf spirituale e osservo tutti i disturbi che il Creatore mi manda da tutte le parti, quelli che mi spaventano, che mi confondono e agitano il mio cuore e la mia mente. Ma ritorno continuamente al punto di adesione. Non mi viene chiesto altro, è così che costruisco il mio progetto spirituale.

Se, al di sopra di tutti i disturbi, mi annullo e torno a connettermi al Creatore, allora ogni disturbo nel mio cuore e nella mia mente viene corretto e incluso nella santità. Questo è il motivo per cui rimarrò sempre nel desiderio genuino e nella vera preghiera, cercando costantemente di tornare all’adesione e accorgendomi che non posso farlo senza l’aiuto del Creatore. Rivelerò continuamente i problemi e applicherò il mio sforzo nel chiedere l’adesione con il Creatore.

Il mio primo punto di adesione deve essere autentico. Non ne faccio parte, c’è solo il mio obiettivo di aderire al Creatore. E poi comincio a studiare il Creatore, dalle Sue azioni su di me posso conoscere il Suo atteggiamento, il carattere, il comportamento e capire cosa Lui vuole dirmi. Questo, in sostanza, è ciò che viene chiamato la scienza della Kabbalah.

I libri della Torah sono santi perché sono stati scritti da coloro che erano in santità, nel mondo spirituale, cioè, in dazione e nel conseguimento della forza superiore, in amore fraterno, al tempo in cui questi libri furono scritti. Se una persona sta scrivendo in virtù della sensazione di conseguimento del Creatore, “Il buono che fa il bene,” dal desiderio di fare del bene a tutti, dallo stato di amore verso il prossimo come per se stessi, allora i suoi scritti sono detti santi, e contengono la qualità della dazione, Bina.

Tuttavia, la persona che legge questo libro potrebbe non avere intenzioni buone e corrette. Dopotutto, siamo nati egoisti e partiamo da un bilancio negativo, desiderando di raggiungere la ricompensa o almeno di evitare la punizione. Una persona pensa che la Torah sia un rimedio meraviglioso per tutti i problemi e, il suo studio, la farà sentire meglio in questo mondo.

Pertanto, essa studia per il proprio miglioramento in questo mondo e forse nell’altro mondo, a causa del timore della punizione e del desiderio di ricevere la ricompensa. In questo caso, ciò che è importante per lei è il numero delle Mitzvot che ha osservato e il numero dei libri che ha studiato.

La grandezza del Creatore vuol dire che in qualsiasi stato possa sopraggiungere, qualsiasi problema o disgrazia mi colpisca, prima di tutto penso a Lui. Nemmeno alla mia adesione con Lui, ma solo a Lui, a dargli piacere.

Come si può controllare se una persona si preoccupa veramente della sua incapacità di dare al Creatore o se pensa di se stessa: “Perché non ho ancora raggiunto la dazione?” L’unico modo per verificarlo è vedere se è pronta ad aiutare gli altri ad arrivare alla dazione per il Creatore, allora sta veramente puntando alla dazione.

Uscire dall’Egitto ogni giorno

Prima di tutto, bisogna aderire al Creatore e poi sentire tutti i disturbi attraverso questo punto di adesione; devo aumentare l’adesione con il Creatore grazie ai disturbi, senza sprofondare sempre più nei problemi della vita. Devo abbandonare tutte le paure e i problemi, e aderire a: “Non esiste nulla tranne Lui.” Divento incluso nel Creatore, in questa unica realtà esistente, come un punto, come se fosse l’inizio della creazione.

“Sappi che prima della creazione c’era solo la Luce superiore che riempiva tutto…” E poi, in questa Luce superiore si è formato un punto nero opposto alla Luce nel suo desiderio di ricevere piacere. Ma esso si annulla completamente davanti alla Luce e io voglio fare lo stesso! E dopo che avrò raggiunto il punto di adesione con la Luce, cioè, dopo che vedrò solo il Creatore in tutto ciò che mi accade, potrò aprire la mia mente e il mio cuore, i pensieri e i desideri, fino a quando sarò capace di rivolgerli al Creatore.

Non ho nulla di mio, divento un singolo punto. E tutti i miei sentimenti non appartengono a me, ma sono inviati dal Creatore, in modo che mi legherò ancora di più a Lui. Allora, il mio punto di adesione comincia ad espandersi al di sopra di tutti i disturbi, e la mia area di adesione con il Creatore continuerà a crescere. Così, questi non sono disturbi ma “aiuti al contrario,” perché sono contro di me ma mi aiutano ad aumentare sempre più l’adesione. Non sempre riesco a ricondurre tutto al Creatore, anche se capisco che deve essere così. I miei problemi e le mie paure possono essere così grandi che non sarò in grado di rimanere in adesione con il Creatore. Il segno dell’adesione è la gioia che viene da “Non esiste nulla tranne Lui, il buono che fa il bene.” Quando sono in adesione con Lui, mi sento nella perfezione, perché anche chi aderisce con perfezione è perfetto.

Se non c’è gioia, allora sono in esilio, non sono in adesione con “Non esiste nulla tranne Lui.”
Sono seduto al lavoro e mi sento in esilio, sto sprecando tempo inutilmente. Qualcuno ha inventato tutti questi compiti e io devo sprecare la mia vita così. Non c’è via d’uscita, devo continuare, ma con l’intenzione che mentre lo faccio aderisco al Creatore, annullando me stesso davanti a Lui. E tutto ciò è dovuto al lavoro e ai disturbi, il cosiddetto mondo immaginario che mi dà l’opportunità di aumentare la mia adesione. E se raggiungo l’adesione, smetto di sentire questo mondo, esso sparisce. Nascondendo lo schermo diventa rivelatore; invece di separarsi, diventa unito.

Trasformo l’esilio in redenzione semplicemente attribuendo tutto al Creatore, ed è sufficiente. Tutta la differenza tra Egitto e Israele è che lo stesso desiderio rivelato in Egitto cambia la sua intenzione in dazione; passa attraverso il deserto e diventa la terra di Israele. Così, ogni giorno, dobbiamo vedere che usciamo dall’Egitto.

Ogni giorno devo cercare di raggiungere l’adesione con il Creatore e poi scopro che sono in esilio. Pertanto, il mio lavoro quotidiano è aderire al Creatore al di sopra della separazione e cambiare la mia natura maligna in buona, l’angelo della morte nell’angelo della vita.

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 7/03/2018Gli scritti di Rabash – La vera preghiera è su una mancanza”

Non esiste nulla tranne Lui

Domanda: Cosa significa “Non esiste nulla tranne Lui”?

Risposta: Questo è esattamente quello che dobbiamo scoprire. In altre parole, esiste una causa per tutto quello che possiamo verosimilmente immaginare e questa causa ha una sola, unica origine.

Essa dispone, decide, realizza ed opera in tutto e si chiama “Non esiste nulla tranne Lui”. Chi è Lui? È la forza della dazione e dell’amore. Queste sono le Sue qualità per quanto riguarda noi. A parte questo, noi non sappiamo nulla di Lui.

Domanda: Come dovrei lavorare con questa forza?

Risposta: Devi rivelarla costantemente in ogni situazione, in ogni azione, in ogni intenzione e in ogni pensiero: in tutto, con la consapevolezza che c’è una sola causa per ogni cosa. Dopotutto, la nostra natura è la materia, il desiderio di ricevere, e ciò che lo mette in moto, in ogni sua forma, è la stessa unica forza, oltre alla quale non esiste nulla.

Perché questa forza anima la materia? Perché vuole spingere il mondo materiale verso l’unione. Perché? Ha progettato per la materia la capacità di arrivare ad essere come la stessa e unica forza che è la causa di tutto, ma la materia deve prima realizzare lo stato di unione.

E allora, questa materia, nella misura in cui si connette nonostante le proprie resistenze, realizza “Non esiste nulla tranne Lui”, l’unica forza, e mentre la realizza, sperimenta se stessa mentre esiste e ne ha il pieno controllo.

In aggiunta, oltre alla propria esperienza dell’esistere, realizza anche cosa significhi esistere ed essere sotto il controllo di tutta la realtà, dato che proprio lo stesso motivo “Non esiste nulla tranne Lui”, conferisce a questa materia, a questa creazione, la capacità di essere al Suo livello, al livello del Creatore.

E allora, il mondo intero, ovvero il desiderio di ricevere che è stato creato, è sotto il controllo del desiderio stesso e non sotto il controllo del Creatore. Questo e ciò che si intende per perfezione.

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Dalla prima parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 15/12/17, lezione sul tema: “Hanukkah nella Saggezza della Kabbalah

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Vedere da un capo all’altro della Terra

I livelli inanimato, vegetale, animato e umano, nella spiritualità, rappresentano la misura della nostra partecipazione al sistema della realtà. Al livello inanimato, rivelo questo sistema solo passivamente, essendo sotto il controllo totale della forza superiore.

Sono come un embrione nell’utero della madre il cui unico lavoro consiste nel completo annullamento di sé. Questo lavoro è a livello inanimato: nella misura in cui mi annullo rivelo il superiore.

Nel grado vegetale, mantengo il livello inanimato perché tutto deriva da esso, ma già ho svolto azioni speciali che mi permettono di rivelare più profondamente il superiore. Significa che divento una pianta.

Tuttavia, la mia crescita avviene in armonia con il superiore: qualsiasi cambiamento scopro in Lui, io cambio nello stesso modo. Mantengo sempre la somiglianza con Lui, cioè, l’adesione, come una pianta che cerca sempre di raggiungere la luce, il sole.

Poi vedremo che tutto il mondo: inanimato, natura, piante, animali ed esseri umani, chiunque tranne i kabbalisti, ripete diligentemente i movimenti del Creatore, nel senso che tutti loro esistono in adesione alla forza superiore. Tuttavia, il kabbalista deve raggiungere consapevolmente l’adesione con il Creatore.

Nel livello inanimato della spiritualità, possiamo connetterci solo attraverso il nostro annullamento. Annullando me stesso, posso entrare nell’altro senza essere percepito da lui, ma allora anche la comunicazione è impossibile fra noi. Nasce una connessione fra noi che non porta ancora a nessuna conseguenza. Tuttavia, fornisce semplicemente le basi per successive forme di comunicazione.

Quando ci connettiamo reciprocamente in questo modo inanimato, annullandoci l’uno con l’altro, raggiungiamo il contatto con il Creatore, solo che ancora non lo percepiamo.

C’è una sensazione comune di essere sotto il controllo di un qualche tipo di potere, di dominio, ma niente di più. Sebbene questo sia già uno stato spirituale, cioè la Luce generale di Nefesh, ci sono una percezione e una comprensione molto limitati in essa, solo la sensazione di essere in un ambiente spirituale. Comunque, c’è già il contatto con la forza superiore.

L’annullamento di una persona davanti al Creatore è chiamato “santo immobile,” uno stato di santità inanimato. Diventa assolutamente senza parole, e accetta tutto ciò che fa il superiore. Perciò, sente di esistere dentro al superiore come un embrione nel grembo della madre che “vede da un capo all’altro della Terra, una candela brucia sopra la sua testa e gli viene insegnata l’intera Torah.” Tutto ciò perché ha annullato completamente se stesso al suo livello.
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Dalla terza parte della Leziona quotidiana di Kabbalah dell’11/1/18, Gli scritti di Baal HaSulam, “Introduzione a Il Libro dello Zohar”

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