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Esaminando i desideri

E’ scritto nella Torah, “Quando vai in guerra.” Una persona va in guerra con i propri desideri e li analizza tutti e 613, esaminandoli dentro di sé ad uno ad uno. Questo significa “Mosè fa appello al popolo.”

Mosè è il punto nel cuore, l’unica cosa che riceviamo dal livello spirituale. Inoltre deve essere corretto perché Mosè si è sviluppato nella casa del Faraone (nell’egoismo). E quindi, siccome lui è corretto, può già portare tutti gli altri desideri di una persona.

La correzione di Mosè si verifica prima della salita al di sopra dell’egoismo, in Egitto, e quindi, dopo aver lasciato Jethro, egli comincia a rivelare il Creatore.

Il Creatore gli dice: “Vieni al Faraone.” Questo significa che Mosè sente già le due forze in sé, la qualità della dazione (il Creatore) e la qualità della ricezione (il Faraone), e vive e lavora in mezzo a loro. Dal momento in cui sente la voce del Creatore proveniente dal roveto ardente, egli inizia ad agire in queste due direzioni.

Una persona attraverso il proprio Mosè interiore riesamina tutti i desideri dentro di sé e chiarisce quali avrebbe potuto correggere e quali mettere da parte per tornare da loro e lavorare con essi su diversi livelli.

Pertanto, la Torah (dalla parola “Oraa” “istruzione”) è appunto un’istruzione per ogni persona, che le spiega come dovrebbero essere le sue azioni.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 19/10/16

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La suprema delizia dell’anima

Dalla Torah, (Deuteronomio 23:07): “Non cercherai né la loro pace, né la loro prosperità, finché tu viva, mai.”

I desideri egoistici, chiamati “ammoniti o moabiti,” si rivelano ad ogni livello della scala su cui noi saliamo. E ogni volta sono nuovi e più potenti.

Tutti i 125 livelli sono simili fra loro; differiscono solo in potenza e volume di proprietà positive e negative, in proprietà della linea di destra e di sinistra, e nel numero di dettagli coinvolti. In linea di principio, la potenza del livello dipende dal numero di desideri e intenzioni.

Quando saliamo, il nostro stato diventa molto integrato e complesso, ed è in questa complessità che si comprendono tutti i suoi vantaggi, svantaggi, tutta la potenza della nostra connessione, che è quella in cui noi troviamo la perfezione.

E’ dalla chiusura di milioni di vari tipi di forze, intenzioni e atti, fin dall’inizio della creazione, al centro, e di nuovo dall’inizio alla fine, ecc., che la perfezione del Creatore viene raggiunta. La piena rivelazione dei meccanismi di interazione del Creatore con il desiderio che Egli ha creato è la gioia suprema dell’anima.

A proposito di questo si dice che “Il giusto siede e si gode lo splendore della Shechina.” Dopo tutto, la Luce superiore della saggezza riempie l’intera creazione, brilla e risplende. Questa realizzazione comprende il significato più alto e la suprema delizia che l’anima sente.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 19/10/16

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L’invito a rivelare la Torah

Shavuot è la festa del donare e del ricevere la Torah. Questo è un giorno molto importante, perché la Torah è tutto! La Torah è il sistema in cui esistiamo, una “matrice” al di fuori della quale non possiamo vivere. E’ scritto ne Il Libro dello Zohar che la Torah è stata creata anche prima della creazione del mondo. Il Creatore stava esaminando la Torah quando creò il mondo.

Abbiamo bisogno di capire che cosa significhi questo. La Torah è un programma, uno schema di tutta la realtà, un motore grazie al quale esiste questa realtà e si sviluppa dall’inizio alla fine.

In altre parole, la Torah non è un libro che si può prendere dallo scaffale, leggerlo e capirlo, ma una matrice, un mondo in cui si può entrare e rivelare il sistema di tutta la realtà. In questo modo, è possibile capire come esso viva e si sviluppi, come ci controlli, e come noi dipendiamo da esso.

Ha anche un elemento speciale che si chiama la libertà dal desiderio di una persona, grazie al quale siamo in grado di influenzare il nostro destino, se vogliamo ricevere la Torah. Tuttavia, dalla parte del sistema, il dono della Torah si verifica sempre.

Cioè, il sistema è costruito in modo tale che si realizza senza chiedere il nostro permesso. Ma, allo stesso tempo, noi possiamo includerci in lui, e in proporzione alla nostra conformità con il sistema, cominciamo a studiarlo, a comprenderlo e a interagire con lui per dare e ricevere secondo le sue leggi.

Quindi, attraverso la nostra partecipazione, siamo anche in grado di accelerare lo sviluppo di tutta la realtà con l’aggiunta delle forze positive che agiscono nel sistema della Torah.

Il dono della Torah significa che il sistema è pronto perché noi lo possiamo conoscere. E la ricezione della Torah è il nostro graduale ingresso nel sistema attraverso i 125 gradini ed il suo completamento con le nostre azioni positive. Grazie a questo, siamo in grado di essere chiamati “uomo” e considerati come coloro che compiono la Torah.

Le leggi del sistema che noi accettiamo sono chiamate comandamenti. Nella misura in cui correggiamo noi stessi, diventiamo sempre più inclusi nel sistema.

Inizialmente il nostro desiderio di godere viene creato come opposto al sistema, quindi non possiamo influenzarlo positivamente. Ma mentre noi correggiamo gradualmente i nostri 613 desideri verso la dazione per il bene della dazione, e più tardi anche alla ricezione per il bene della dazione, diventiamo figli della Torah.

Tutto questo enorme sistema ci è stato nascosto fino ad ora, ma ci stiamo avvicinando a lui. Abbiamo ricevuto il permesso, l’accordo e l’invito ad avvicinarci e addirittura a diventare inclusi e prendere parte nel lavoro del sistema. Anche se non abbiamo ancora iniziato il vero lavoro, giorno dopo giorno, facciamo passi che ci avvicinano ad esso. Questo è un grosso problema e un enorme privilegio al tempo stesso.

Pertanto, la festa del dono della Torah è così importante per noi; dopo tutto, noi celebriamo il fatto che ci viene data l’opportunità di avvicinarci al sistema della vera realtà e di partecipare ai lavori della forza chiamata il Creatore, il sistema generale dei mondi superiori. Speriamo di avere successo!

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Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24/05/17, Shamati #66 “Il Dono della Torah

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Quando fai un prestito al tuo vicino…

Dalla Torah, (Deuteronomio 24:10 – 24:11): “Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno; te ne starai fuori e l’uomo a cui avrai fatto il prestito ti porterà fuori il pegno”

La Torah non parla delle interazioni umane fra le persone, imponendoti di non entrare nella casa di una persona a cui stai facendo un prestito per evitare di mostrargli che tu hai il comando della situazione e che quella persona ti è debitrice. Non sta parlando di azioni corporee.

Prestare significa dare forza ai desideri egoistici per consentire loro di essere in seguito utilizzati per scopi altruistici.

Entrare in una casa significa unirsi con il desiderio egoistico. Tuttavia, esso deve uscire e darti ciò che gli permette di connettersi a te. Pertanto, non hai il diritto di entrare nella casa della persona a cui stai facendo un prestito, perché potresti essere influenzato dal suo egoismo, dal momento che sarebbe come se fossi entrato nel suo Kli o nel suo vaso, nel suo desiderio, nelle sue quattro fasi. L’interazione deve essere puramente esteriore, e tu devi riprenderti il tuo prestito senza un impegno e senza interessi.

È scritto, “starai fuori”, dove star fuori si riferisce alle proprietà.

C’è una distinzione tra la proprietà privata e quella pubblica (come le piazze e le strade). I cortili sono un tipo di proprietà che appartiene a diverse famiglie. Ci sono anche delle proprietà come i campi che sono al di là dei confini della città, ma ancora appartengono ad un determinato proprietario.

Ci sono poi proprietà che non appartengono a nessuno, il che significa che esse appartengono al pubblico. Ci sono proprietà che appartengono ai Cohen (sacerdoti), che significa al Tempio, e così via. In altre parole, ogni cosa è stata fatta proprio perché tutto ha una radice spirituale. Il trattato dello “Shabbat” nel Talmud parla di questo.

Il nostro mondo interiore è diviso in questo modo, ed è per questo che noi lo vediamo così dall’esterno. In realtà, non esiste un mondo esterno, è solo il modo in cui lo percepiamo. Se correggiamo noi stessi, gradualmente scopriremo che così è il mondo in cui esistiamo esternamente.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 31/10/16

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Che cosa è considerato un vero lavoro spirituale?

Domanda: Il mio datore di lavoro è così insopportabile che non ho abbastanza forza per giustificare le azioni del Creatore secondo il principio: “Non esiste nulla tranne Lui” (Deuteronomio 04:35). Mi arrabbio con questo “fantoccio” che è gestito dal Creatore. Cosa dovrei fare?

Risposta: Mi stai dicendo che non vedi il Creatore nel tuo datore di lavoro? Però tu immagini che il Creatore sia il tuo capo e Lui per questo ti dà fastidio. Ti sei chiesto perché Lui stia facendo questo? Per dar vita in te ad alcune caratteristiche che sono vicine alle proprietà spirituali.

Domanda: E se io fossi felice di andare a lavorare, allora questo non verrebbe considerato un lavoro?

Risposta: Niente di tutto questo è considerato lavoro spirituale. Il lavoro spirituale è il superamento di un desiderio egoistico, con l’aiuto della Luce Superiore.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 18/12/16

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Pensieri e sentimenti

Domanda: Dov’è che percepisco il Creatore: nella mente, nei pensieri, nei sentimenti, o nei desideri?

Risposta: Tutto avviene attraverso i sentimenti.

Domanda: Dove si trova il punto nel quale sento che esisto? Anche questo punto è un pensiero?

Risposta: No. Il pensiero si trova ad un livello molto più basso rispetto alla sensazione. Il sentimento è il punto più interiore e caratterizza un particolare desiderio. Il desiderio di elevarmi al di sopra di me stesso per connettermi con il Creatore mi porta a riflettere sul fatto che inizio a sentire i pensieri del Creatore, a proposito della creazione in relazione a me, e così mi connetto a Lui.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 15/01/17

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Le tappe della realizzazione spirituale

Domanda: Quali sono le principali tappe del cammino spirituale di un kabbalista, dal risveglio della domanda sul significato della vita sino ad arrivare alla spiritualità?

Risposta: In generale la domanda sul significato della vita nasce molto presto, verso i 5, massimo 10 anni; però quando la persona cerca la risposta e trova un maestro, potrebbe già avere fra i 30 ed i 35 anni. Per capire cosa sia conoscere il significato della vita potrebbero passare per lo meno altri 5 o 10 anni. Come regola può essere anche di più, 15 o anche 20 anni.

Pertanto, un periodo fra i 20 e i 30 anni potrebbe essere un periodo normale di preparazione per entrare nel mondo superiore. Tutto dipende dall’età in cui succede. Al di là di questo, una stella si prenderà cura di ogni persona.

Domanda: Il risveglio dell’uomo dipende dalla radice della sua anima?

Risposta: Certamente, in caso contrario non troverebbe il suo cammino. Quanto tempo gli ci vuole dipende dallo stato generale del sistema che avanza verso la correzione e di come gli viene richiesto.

L’uomo è una piccola parte del sistema e determina la sua apparizione in questo mondo ed il suo avanzamento verso la meta. Spetta all’individuo fare tutto quello che può, però come succede non dipende più da lui, perché tutto il cammino si divide in tappe: conoscenza, comprensione e raggiungimento.

Il raggiungimento sensoriale è la tappa più lunga, dopo di ché segue il risveglio. Non parliamo solo di conoscenza e comprensione, ma di riconoscere quel sistema che egli scopre nei suoi sentimenti, capire la sua intelligenza, interiorizzare pienamente tutte le sue connessioni e lavorare in tutto come socio del Creatore.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 29/01/17

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I libri di un kabbalista

Domanda: Lo sviluppo di un kabbalista include tre fasi: conoscenza, comprensione e realizzazione. Lei incontrò per la prima volta il suo maestro nel 1979 e due anni più tardi iniziò a scrivere libri.
In che fase dello sviluppo si trovava allora?

Risposta: Nella fase iniziale del percorso, quella della conoscenza.

Domanda: Significa che è possibile scrivere libri così meravigliosi come “Il Sistema della Creazione”, anche prima di raggiungere qualsiasi livello di realizzazione?

Risposta: Ancora non avevo raggiunto la realizzazione interna nella quale si scopre il sistema e lo si sente interiormente. Avevo alcune rivelazioni ma non realizzazioni.
Dopotutto, scrissi solo quello che avevo sentito e ciò che avevo scoperto nei libri di Baal HaSulam.
Semplicemente scrissi la mia impressione sui suoi scritti. Ma il quarto libro “Raggiungere i mondi superiori”, che prende spunto da Shamati, era già basato su di me.

Commento: Baal HaSulam scrisse libri nel corso di 30, 40 anni della sua vita, sicuramente la sue realizzazioni cambiarono costantemente…..

Risposta: E’ difficile parlare di persone che, già dalle loro realizzazioni iniziali, furono molto più elevate di noi.

Domanda: Vuole dire che alcune speciali scintille arrivano ad una persona nel mondo, anche se non si trova nella fase della realizzazione?

Risposta: Si, dipende dalla persona. Oggi non scriverei questi libri, perché contengono troppe informazioni, troppe impressioni, sentimenti e realizzazioni. Oggi non potrei descriverli tanto ingenuamente.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 29/01/17

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L’anestesia spirituale

Domanda: Com’è possibile controllare il flusso dei pensieri?

Risposta: Non è necessario controllare nulla, altrimenti una persona potrebbe impazzire assieme a tutti i suoi pensieri. E’ necessario essere bloccati su un solo pensiero: “Non esiste nulla tranne Lui” (Deuteronomio 04:35); Mi sono connesso a Lui, e tutto ciò che faccio in questo mondo lo faccio in modo che non mi distaccherò mai da Lui.

Commento: Quando dici questo, io mi sento subito avvolto nella serenità e sembra che tu ti sia arreso a questo flusso, senza alcuna resistenza.

Risposta: Questo perché non c’è niente altro. Abbandona te stesso, e questo è tutto! Ti sentirai come se fossi anestetizzato.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 15/01/17

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“Se c’è una ragazza fidanzata con un uomo”

Dalla Torah, (Deuteronomio 22:23-22:24): “Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te.”

Questo è un esempio di come le azioni di una persona non corrispondano alla sua intenzione e al suo desiderio. Essi non corrispondono e quindi la correzione può avvenire solo con la rinuncia. Tali azioni di morte non hanno continuità nella spiritualità e quindi questi desideri devono “morire”. La morte di solito avviene per lapidazione perché i desideri stanno nel Lev HaEven (cuore di pietra).

Domanda: Cosa significa che l’intenzione decide di connettersi a tale desiderio?

Risposta: Ad una persona pare che lavorando col suo desiderio riuscirà ad avvicinarsi un po’ di più al Creatore. La persona pensa che può fare questa azione ma, in effetti, non può.

Ad esempio ha l’opportunità di fare un’azione e vuole farla per la dazione, per avanzare ulteriormente nell’amore del Creatore, espandendo i suoi vasi spirituali, ma questo risulta essere sbagliato.

Nel nostro mondo questo viene espresso in immagini carnali, ma nel mondo spirituale tutto avviene in maniera del tutto differente.

E’ scritto “li lapiderete”. Dato che entrambi sono sotto un’influenza esterna, ciò che avviene è responsabilità non solo di lui ma anche di lei. Cioè il desiderio che sta tra altri desideri deve anche controllare se stesso.

Questo riguarda ZON del mondo di Atzilut, Zeir Anpin e Malchut che si connettono insieme e quindi sia la resistenza che l’accordo sono possibili. La città nella quale si connettono significa il mondo di Atzilut.

Qui vi sono molte sottigliezze. Intanto tutto avviene al di sopra del Parsa che è rappresentato dalle mura della città che la circondano. Esso simboleggia l’influenza della società circostante, alla quale la fanciulla stessa, i suoi genitori e quest’uomo appartengono. Quindi viene presa in considerazione non solo la correzione personale ma anche quella pubblica. Per questo essi meritano una punizione più dura.

Vi sono molte condizioni simili nella Torah e questo è naturale, perché si tratta di correggere le nostre intenzioni. I desideri restano gli stessi.

Il nostro desiderio è diviso in 613 parti. Ciascuno dei 613 singoli desideri ha la sua intenzione egoistica che deve essere corretta in altruistica, per il bene degli altri ed attraverso gli altri per il Creatore. Questo, in linea di principio, è il nostro lavoro spirituale. La Torah parla solo di questo e di niente altro.

Un uomo rappresenta l’intenzione ed una donna il desiderio. La giusta combinazione delle componenti maschile e femminile con la giusta azione di dazione porta alla nascita del prossimo livello spirituale.
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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 5/10/16

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