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Il nutrimento per il punto nel cuore

Domanda: Lei ha paragonato il punto nel cuore con i semi nel concime. Il seme è il punto nel cuore e il concime il cuore?

Risposta: Si. Il cuore è l’egoismo, cioè il concime, il fertilizzante, grazie al quale cresciamo.
E il punto nel cuore è la parte superiore divina. Deve crescere da questo mondo, da questo ostacolo—l’egoismo. Non si tratta di una espressione frivola.

Il Creatore ha creato intenzionalmente due sistemi opposti (egoistico e altruistico) così che noi possiamo ricevere e prendere tutto dal nostro egoismo nella misura in cui sentiamo l’importanza del nostro sviluppo altruistico. Questo significa che cresceremo nella misura in cui vogliamo questo sviluppo e spostiamo le nostre forze dal nostro egoismo dentro al sistema. Si tratta di un lavoro lungo e serio, ma in realtà è così che noi possiamo crescere.

Perciò, il nostro lavoro è basato sulle contraddizioni: egoismo e altruismo, la destra, la sinistra e la linea di mezzo. Tutto dipende da quanto noi possiamo assorbire sostanze nutrienti dal fertilizzante, dall’ego, in modo da ascendere e sviluppare il punto nel cuore.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 9/02/2020

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Librarsi al di sopra del dolore

Osservazione: Il grande poeta sufista del 13° secolo, Rumi, equiparava emozioni quali gioia, depressione e solitudine, ad ospiti non invitati, e raccomandava di ridergli in faccia. Ma di solito noi ci comportiamo diversamente e ci sforziamo di ignorarli.

Tuttavia, studi psicologici mostrano che l’accettazione delle emozioni negative è la via migliore per ristabilire e mantenere l’equilibrio spirituale.

La mia risposta: Una persona è fatta in modo da poter equilibrare le proprie emozioni negative con quelle positive. Se non lo fa, non ha nessuno stimolo per vivere.

Domanda: Supponiamo che io incontri un problema…come dovrei reagire?

Risposta: Allo stesso modo, devi trovare il suo aspetto positivo. I problemi mi affliggono, ma io riesco a respirare tra un colpo e l’altro.

Domanda: Questo le potrà sembrare paradossale, di certo, ma vorrei farle delle domande su eventi anche peggiori…come le catastrofi, per esempio.

Risposta: Si. Sopravviverai anche a quelle.

Domanda: Quindi, questo è chiamato “accettazione della afflizioni che incontriamo”?

Risposta: I problemi arrivano, e tu non ci puoi fare nulla. Tuttavia, l’istinto di auto-conservazione ti obbliga a cercare qualcosa di positivo in ogni circostanza in cui potresti trovarti. Altrimenti, non avrai nessuna motivazione per vivere, e la motivazione per vivere è la cosa più importante.

Domanda: Che dire delle persone che si suicidano?

Risposta: Le persone che mettono fine alle loro vite con il suicidio, in linea di principio avevano tutto. Ci sono persone che, paragonate con quelle che commettono un suicidio, sono davvero povere, terribilmente ammalate, e non hanno nulla, ma sono ancora felici. Questo è un paradosso.

Domanda: Questo è effettivamente un paradosso. Le persone si suicidano in Europa, ma in Africa quasi nessuno lo fa.

Che consiglio si sentirebbe di dare? Quando si presenta un problema, una situazione negativa, come dovrebbe comportarsi una persona?

Risposta: Dovrebbe abbassare la sua testa, le sue richieste e connettersi alle persone come lei. Allora essa sentirà che è nella connessione con gli altri che troverà il riempimento e la tranquillità e persino il significato e lo scopo nella vita.

Improvvisamente inizia a capire da dove proviene questa afflizione (attenzione—lei è convinta che si tratti di sfortuna), e inizia a vedere che in questa afflizione, nello stato più basso, quando è letteralmente al tappeto e non può rialzare la sua testa, comincia a capire lo scopo della sua vita, che è così che viene guidata.

La persona capisce che le è stata data l’opportunità di strisciare nella terra come un lombrico, sino a uno stato differente, uno stato più elevato, che è più distaccato dalla corporalità, dalla materialità e che si tratta di uno stato spirituale più sublime.

Domanda: Lei ha detto che questo è lo stato nel quale si comincia a cercare la connessione con le altre persone?

Risposta: Certo. Attraverso di loro. O magari si trova all’interno di lei. Questo già dipende dalla radice dell’anima. La persona ha bisogno di raggiungere questo stato attraverso la connessione con le altre persone o anche individualmente.

Domanda: Cos’è che la persona comincia a capire? Da dove proviene l’angoscia e perché?

Risposta: Lei inizia a comprendere la divina provvidenza. E questo apre sempre a un completo e diverso atteggiamento nei confronti della vita, alla connessione interiore, alla connessione con gli altri. Comincia a scoprire stati che sono fuori dal suo corpo.

Domanda: Quindi, sta dicendo che solo attraverso il dolore una persona può aggrapparsi a qualcosa che è più elevato di lei, il Creatore?

Risposta: Questa è l’unica strada. Tutto dipende da come tu percepisci e comprendi questo dolore. Questo dolore può sia essere piacevole che appagante perché io so che mi distacca, mi strappa via da questo mondo, così come strappi via un pezzo di nastro adesivo, per esempio. E’ così che mi porta via, ed io resto in un mondo completamente diverso.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le notizie con Michael Laitman”, 16/12/2019

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Una grande sorpresa

Domanda: Se ci uniamo e sentiamo il rifiuto reciproco, ma continuiamo a superare il rifiuto, il sentimento del Creatore al di sopra dell’odio appare all’improvviso come una grande sorpresa o accade gradualmente?

Risposta: Questa sensazione viene preparata internamente in più fasi e poi viene rivelata. Inoltre, così come accade all’improvviso, può anche scomparire improvvisamente o svanire gradualmente. Queste rivelazioni differiscono da un individuo all’altro.

Domanda: Ognuno ha la propria rivelazione?

Risposta: Esistono diversi modi tipici di rivelare il Creatore per la prima volta, e quindi una persona Lo invoca già tramite le azioni che compie.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 12/01/2020

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Due tipi di sofferenza

Domanda: La sofferenza è una manifestazione dell’egoismo?

Risposta: Naturalmente. Cosa significa sofferenza? Che voglio qualcosa che non ho. Quindi l’egoismo non soddisfatto provoca sofferenza.

Esiste un altro tipo di sofferenza: soffrire per amore, quando voglio qualcosa di buono per un altro e soffro se non riesco a realizzarlo. Non ha importanza se l’altro mi ama e mi ricambia, perché voglio darglielo incondizionatamente.

Quindi, c’è la sofferenza egoistica e quella altruistica. Ed entrambe hanno bisogno di essere sistemate, perché noi passiamo continuamente da una sofferenza all’altra: dalla sofferenza per noi stessi alla sofferenza per gli altri.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 26/01/2020

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Verso la bontà e il calore

Domanda: Secondo le fonti, dopo la realizzazione, il kabbalista si trova sotto l’influenza della luce. Io penso di aver avuto questo tipo di realizzazione iniziale nella mia vita. Ma ho ricevuto un tale colpo di energia che non riuscivo a ricordare neppure chi fossi. E’ stato fisicamente molto doloroso. Questo genere di stati arriva per risvegliarmi?

Risposta: No, questo non ha nulla a che fare con la spiritualità. Le realizzazioni spirituali sono assolutamente positive e piene di colore. La luce che ci riempie è morbida e calda. Non è quello che tu stai descrivendo. Ma i tuoi successi ti portano comunque verso la bontà e il calore. Quindi continua!
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 12/01/202020

Che cosa ci dona la varietà degli opposti?

Domanda: Per quanto io comprendo, lo scopo della natura è sviluppare tutte le sue parti allo stato delle polarità opposte e poi unirle. Cosa guadagniamo da una tale opposizione?

Risposta: Esistendo tra due forze, negativa e positiva, noi dobbiamo portarle all’equilibrio. Non esiste il bene e non esiste il male. C’è soltanto il corretto equilibrio tra parti opposte che arrivano poi alla loro corretta combinazione.

Domanda: Come in un’insalata: più ingredienti ci sono più gusto c’è?

Risposta: E’ tutto dimostrato dalla natura sin dall’inizio. Mentre l’umanità evolve, naturalmente, il numero degli ingredienti aumenta.

Noi vediamo come la gente si sviluppa, nessuno è come l’altro. Comunque, più diversi noi siamo mentre interagiamo correttamente fra noi, più ricchi saranno la società e il nostro sviluppo.

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Il kabbalista teme la morte?

Domanda: Qual è l’atteggiamento corretto nei confronti della morte?

Risposta: Penso che l’atteggiamento migliore sia quello di non pensare alla morte, ma piuttosto di credere che esistiamo all’infinito, in eterno. Dobbiamo assicurarci di raggiungere l’eternità e l’infinito, almeno parzialmente, in questa vita, nel nostro stato corporeo.
Dopotutto, durante la nostra vita esistiamo per rivelare la dazione e l’amore come mezzo per raggiungere l’eternità, la perfezione e il Creatore, la forza superiore che controlla tutto ciò. Il nostro progresso dovrebbe consistere in questo.
Nel pensare alla vita corporea e alla morte, metti alla prova te stesso, ti importa davvero di questo? Se lo fai, allora non stai ancora aspirando seriamente a qualità spirituali. Quando sei impegnato nella spiritualità, non ti interessa assolutamente nulla di ciò che accade al tuo corpo, sia esso vivo o no. Tu esisti e vuoi esistere nella qualità della dazione e dell’amore.

Domanda: Un kabbalista si preoccupa del suo corpo proteico? Attraverso esso, ci si mette in contatto con altre persone che non sono ancora nella spiritualità. Se egli non avesse avuto questo corpo, non sarebbe stato in grado di comunicare con i propri studenti.

Risposta: Sì, si prende cura del corpo ma in un senso minimo, che si chiama condizione “necessaria e sufficiente”.

Domanda: Un kabbalista pensa a cosa accadrà ai suoi studenti e alla sua famiglia dopo la sua morte?

Risposta: La famiglia è una normale preoccupazione corporea. Gli studenti, tuttavia, sono una cosa completamente diversa. Egli li deve preparare in modo che essi rimarranno con una buona riserva di conoscenze e di metodologie. È necessario organizzare un ambiente simile a un laboratorio in modo che possano mettersi alla prova e avanzare.
Domanda: Significa che un kabbalista ha paura della morte ma non in senso egoistico?

Risposta: Non è la paura della morte, ma il desiderio di lasciarsi alle spalle un mondo che è diretto al massimo verso l’obiettivo della creazione, e in nessun altro modo.

Cos’altro puoi lasciare? Non c’è nient’altro. Ci stiamo avvicinando allo stato in cui una persona inizia a capire che l’unico modo per lasciare qualcosa è sotto forma di buone azioni. Queste buone azioni sono registrate sul suo “conto” e rappresentano il principale guadagno della sua vita.

Domanda: Per quanto ho capito, le buone azioni sono di portare le altre persone alla rivelazione del Creatore. Ci sono altre buone azioni che puoi fare nei confronti di un’altra persona?

Risposta: Non c’è nient’altro: solo avvicinare gli altri al Creatore.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 14/01/2019

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Espandi la tua coscienza

Domanda: Riguardo al principio della restrizione di un livello dell’essenza del nostro mondo: ogni individuo è limitato a modo suo o dipende dal grado di coscienza? La restrizione è la misura della coscienza che può essere limitata dalla capacità del grado di una certa coscienza?

Risposta: Prima di tutto, leggi Baal HaSulam e vedrai quanto è semplice.

Tu fai una restrizione su te stesso. Siamo nel mondo dell’infinito anche adesso. Siamo circondati dall’infinito. Ma tu lo limiti al magro volume del nostro mondo. Lo fai con la tua coscienza. Quindi espandi la tua coscienza e vai avanti.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”,  5/01/2020

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La luce potrebbe danneggiarti oppure guarirti

Domanda: L’effetto della luce su di noi fa male?

Risposta: Se sei pronto per questo, allora è molto piacevole, ma se non lo sei, potrebbe essere molto doloroso. La luce può colpirti e bruciarti come un raggio di sole o ti può guarire.

Domanda: Cosa significa essere disponibili a ricevere la luce?

Risposta: La prontezza a ricevere la luce è solo la volontà di unire.

Secondo quanto siamo vicini gli uni agli altri, nella stessa misura diventiamo pronti a ricevere la luce e ad equilibrarci ad essa. Se noi, nelle condizioni date, non facciamo nessuno sforzo per avvicinarci, la luce ci influenza ancora, ma ci fa sentire male.

Tutta la sofferenza nella vita proviene dall’abbondanza di luce che ci spinge in avanti quando non siamo preparati per questo.

Dobbiamo capire che solo la vicinanza tra noi ci posizionerà correttamente verso la luce, e quindi saremo in grado di progredire in modo positivo.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 9/02/2020

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Un segno di crescita spirituale

Domanda: E’ vero che più ci sono qualità negative, più ci sono anche qualità positive o viceversa? Esiste qui qualche correlazione?

Risposta: Sì. Più qualità vengono rivelate, più opportunità avrai di conoscere qualità positive. Questo è ciò che dobbiamo capire.

Ogni mossa dovrebbe avere lo scopo di farti ascendere in un atteggiamento positivo verso gli altri, al di sopra di quello negativo. Allora potrai davvero dire che stai crescendo.

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Dalla trasmissione di KabTV “ Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 15/12/2019

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