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“Amico” significa Uguale

Domanda: Come possiamo essere uguali agli altri? Come possiamo misurarci se siamo uguali? Dopo tutto, in caso contrario non possiamo essere amici e creare le condizioni per la rivelazione del Creatore tra di noi.

Risposta: Puoi sentirti sia al di sopra o al di sotto degli altri, ma solo coloro che ottengono l’ uguaglianza tra di loro diventano amici. In altri tipi di rapporti, quando tu dai o ricevi, non sei amico, ma invece un insegnate o uno studente.

Le persone diventano uguali se simultaneamente:

  1. Danno tutto, come un adulto ad un bambino, che si prende cura di lui,
  2. Loro sono pronti a imparare da ogni amico come uno studente da un insegnante (com’ é scritto, “Mi Kol Talmiday Iskalti” – Ho imparato da tutti i miei studenti”)

Ed è precisamente combinando questi due atteggiamenti l’ uno verso l’ altro che io divento uguale a lui, questo vuol dire diventare il suo amico.
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Preparazione per 1000 Tavole Rotonde

Giovedì scorso, 3 Maggio 2012, nella Società israeliana è avvenuto un evento significativo. Una coalizione che include organizzazioni educative, senza scopo di lucro, con rappresentanti del Movimento Arvut (Garanzia Mutua), e con il supporto di alcune persone di talento che desiderano ottenere cambiamenti reali nella Società per mezzo di iniziative che partono dal basso.

Lo scopo della riunione non era trovare soluzioni immediate, ma assumere la responsabilità  nelle nostre mani. E’ evidente che stiamo parlando di un lungo periodo di tempo, ma i partecipanti desiderano condividere con l’intera Società israeliana l’emozione e la speranza che loro sentivano tutti insieme.

Un’alleanza per attirare in maniera reciproca la Luce circostante

Gli attributi che un Kabbalista scopre interiormente e che sono in contrasto con la Luce fanno sì che lui senta l’esilio senza il quale è impossibile raggiungere la redenzione. Senz’altro, è impossibile sentire la redenzione, che è il sentimento degli attributi del Creatore: dazione, amore, connessione, unione, se non hai sentito le impressioni opposte, lo stato di esilio, gli attributi egoistici opposti.

Perciò è detto: “Vieni dal Faraone, poiché ho indurito il suo cuore”. Il Faraone simboleggia il retro del collo, il diretto opposto del Creatore, dal quale ci è rivelata l’intera essenza della redenzione dalla profonda oscurità dell’esilio.

Dovremmo essere pronti a sentire tutta l’amarezza dell’esilio, che è minacciosa e repulsiva, e che ci priva dei nostri poteri e che ci costringe a sospirare per questo tipo di lavoro. Ma è impossibile sentire l’attributo di dazione, il Creatore, in un’altra maniera tranne che dagli attributi della creatura stessa, che sono rivelati come “il beneficio della Luce da dentro l’oscurità”.

Ci vuole molto lavoro e il grande supporto del gruppo per raggiungere questo. Connettendosi e donandosi reciprocamente uno con l’altro, prima esternamente e dopo interiormente, ci aiutiamo uno con l’altro, com’è detto: “Ognuno deve aiutare il proprio amico”.

Aiutare un amico non significa solamente spronarlo e incoraggiarlo, ma piuttosto, deriva dalla comprensione del sistema. Fino al punto che ognuno comprenda e conosca il proprio ego, e in contrasto a questo abbia qualche tipo di comprensione, un sentimento della dazione del Creatore, lui si alza da sé, come una parte integrale del sistema generale e inizia ad aiutare gli altri attirando la Luce circostante.

Se ci connettiamo, almeno fino ad un certo punto, anche se è solo esteriormente, ognuno attira anche la più sottile Luce che riforma, e così donando uno con l’altro. Per questo motivo è così importante avere una connessione forte e buona che ci aiuti ad innalzarci oltre il nostro odio reciproco, oltre la repulsione e la distanza.

Se prendiamo tutti questi problemi in maniera realistica potremo considerare di essere indifferenti e odiarci uno con l’altro. Ma, allo stesso tempo, come degli adulti che hanno già sperimentato il loro lavoro interiore, comprendiamo che dobbiamo superare la repulsione e guarire noi stessi con l’aiuto della Luce superiore, che guarisce tutte le malattie dell’ego, che può cambiarci e connetterci.

Allora, noi ci provvediamo uno con l’altro della Luce che riforma, e questo è ciò che significa aiutare gli amici. Noi creiamo un’alleanza in modo che anche quando uno di noi è in discesa, gli altri possano tirarlo e salvarlo da questo stato.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2012, Scritti di Baal HaSulam)

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Dissolversi nel Gruppo

Tutti i nostri molti anni di studio (abbiamo persone che studiano già da 10-15 anni) sono intesi solo per farvi raggiungere uno stato nel quale cominciate a lavorare nel gruppo, siccome capite che non c’è nient’altro. Tutto quello che avete fatto nel corso di molti anni era solo inteso per farvi capire alla fine che la sola cosa che può cambiarvi e rivelarvi quello che volete è di fronte a voi, anche se è nell’ultima fase.

Solitamente ci vuole molto tempo per arrivarci, convincendoci e cercando in qualche modo di evitarlo, di andare da qualche altra parte. Noi studiamo la kabbalah, facciamo tutto quello che abbiamo bisogno di fare riguardo alla divulgazione, di tutto, solo per evitare di lavorare in gruppo.

Persino una volta che abbiamo già capito che non c’è altra soluzione, ancora, all’ultimo momento, scappiamo cercando delle ragioni per non partecipare a questo processo. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi e lanciarci nel gruppo come nell’acqua e scomparire completamente in esso. Passa molto più tempo, dei mesi, qualche volta persino degli anni, finché una persona alla fine entra nel gruppo.

Ma noi possiamo accorciare questo tempo con il nostro sforzo congiunto e cercheremo di farlo.

Non importa da quanto tempo una persona studia, né la sua conoscenza, né se sia intelligente oppure no, forte o debole, persistente, stabile o pigra; quando entrate nel gruppo e vi unite alla sua forza comune, noi “scompariamo” in esso, vi dissolvete nelle qualità comuni dei vostri amici in misura tale che acquisite l’integrazione di tutte le loro abilità ed esse diventano vostre.

Non c’è bisogno che arriviate con delle scuse del tipo io sono ancora giovane, non sono ancora pronto per questo, forse dopo un po’ di tempo, al prossimo congresso. Adesso! Non ci devono essere altri pensieri! Non c’è altro all’infuori di questo posto e quest’azione che noi dobbiamo intraprendere.

L’azione è molto semplice: cercare di compiere quella che viene definita Prima Restrizione (Tzimtzum Aleph), elevarci il più possibile al di sopra del nostro egoismo, senza prendere in considerazione nessuna delle sue persuasioni, ragioni, trappole e sotterfugi. Noi dobbiamo capire che questo punta alle mancanze nella nostra aspirazione, nella nostra intenzione.

Quando la mia intenzione e la mia aspirazione non sono abbastanza forti, sentirò qualcosa che mi distrae e ciascuno di questi disturbi punta a quello che io ho bisogno di aggiungere alla mia intenzione per dirigerla seriamente e renderla forte abbastanza nella sua grandezza e vettore. In altre parole, ho bisogno di essere diretto verso lo scopo e di avere abbastanza forza per dirigermi verso di esso.

Ecco perché percepiamo i disturbi come un dato. Noi non proviamo mai dispiacere per essi, non diventiamo mai pazzi; al contrario, ogni volta che appaiono, ce ne eleviamo al di sopra e ci investiamo anche di più per diventare più vicini agli altri.

La cosa principale è avere pazienza verso i nostri amici, come l’abbiamo con dei piccoli bambini, con il nostro piccolo bambino preferito. Non c’è niente che possiamo fare a riguardo, è anche il nostro egoismo che non ci permette di connetterci con gli altri e ci mostra dove avvicinarci e dove posizionarci.
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(Dal Congresso di Vilnius del 23.03.2012, Lezione 2)

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Solo chi è pronto a tutto sarà quello che scapperà

Rabash, Dargot HaSulam (I gradini della scala) 924: “E il Signore parlò a Mosè”: Realmente non possiamo ricevere niente dall’Alto, dalla natura, prima che una persona arrivi alla decisione che questo non può essere in natura. Solamente dopo che si dispera della natura, lui può chiedere aiuto al Cielo, in maniera che sia aiutato oltre la natura.

Dovremmo cercare di connetterci e fare delle azioni di dazione tra di noi per poter evocare la Luce che Riforma. Quando la Luce ci influenzerà sentiremo che siamo sempre meno meritevoli di connessione. È detto: “Vieni dal Faraone, poiché ho indurito il suo cuore”. Desiderando di somigliare al Creatore, ci stiamo avvicinando a Lui e allo stesso tempo sentiamo che ci stiamo allontanando da Lui.

E qui è richiesto alla persona di fare un lavoro speciale: Non scappa dalla battaglia ma comprende che questo indurimento del cuore lo aiuterà a rivelare la necessità del potere della dazione, non importa che cosa, senza condizioni preliminari. Alla fine la persona è pronta a tutto, non importa che cosa, indipendente dalle condizioni, il gruppo, il mondo. In una maniera o nell’altra la cosa principale è acquisire il potere di dazione, il potere di connessione.

-Per cosa? Che ci guadagnerai da questo?

-Niente, eccetto il potere di dazione da se.

Non è sufficiente semplicemente parlarne. Dovremmo cercare di raggiungere quest’attitudine verso gli altri lavorando nel gruppo e nella divulgazione. Non deve essere espresso esternamente, ma se una persona cerca di raggiungere gli altri, allora incontra il re d’Egitto e vede che il suo ego non gli permetterà di fare niente.

Allora la persona attraversa le “Dieci piaghe d’ Egitto” e vede come sotto l’influenza di una forza speciale dall’Alto, il suo ego si arrende gradualmente. Ogni volta che il “Faraone” alza la sua testa e insiste, lui riceve un altro colpo. Questo allontana la persona dall’ego e gli permette  di scappare finalmente da esso.

Scappare dove? La persona scappa dal Faraone, cioè, dal potere che lo separa dagli altri. Prima è solamente scappare, superarlo, e poi la persona inizia a lavorare praticamente nella connessione. In Egitto, nel desiderio di ricevere, non potrebbe fare questo. È cosi che raggiungiamo la “Ricezione della Torà”, che significa mutua garanzia, e inizia il periodo di “Quarant’anni nel deserto”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 04.04.2012, Gli scritti di Rabash)

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Il meglio – Per gli amici

Baal HaSulamL’Arvut (Garanzia Mutua)”: Con questa responsabilità collettiva, ogni membro della nazione è stato liberato dalla preoccupazione dei bisogni del proprio corpo e può mantenere il comandamento “Ama il tuo prossimo come te stesso” nella misura più ampia, e dare tutto quello che ha a una persona bisognosa, dato che non si preoccupa più dell’esistenza del proprio corpo, perché è certo che ci sono seicentomila amanti leali che sono pronti a provvedere per lui.

Questa è la condizione: La forza superiore si rivela solo se realmente ne abbiamo bisogno per l’unificazione.

Domanda: Da dove arriva quest’accordo?

Risposta: Viene dal desiderio generale. Uno non è capace di correggere se stesso senza l’altro. La correzione si fa attraverso l’unione universale. La forza che corregge deve essere comune a tutti quanti.
La forza e la mente, lo sforzo e l’approccio, tutto deve scendere dall’Alto. Tutto si accumula in uno come se io fossi “cucito” agli altri.

È questo  ciò a cui dobbiamo pensare. Se vogliamo che questo accada, allora, prima di tutto, abbiamo bisogno della mutua garanzia. Dopo tutto, nell’inclusione mutua generale, ogni singolo punto che è saldato agli altri contiene tutto il resto.

Domanda: Il nostro pianto al Creatore è il nostro accordo a questo?

Risposta: Direi di sì. Anche se adesso non è un pianto forzato. Noi arriviamo all’accordo sul nostro stato, sulla nostra impotenza, e il bisogno di raggiungere la dazione reciproca, la mutua garanzia, la mutua connessione, la mutua assistenza e il mutuo supporto. Quando inizi a collegare tutte queste cose, scopri di non avere la forza superiore. E allora ne hai veramente bisogno, mentre precedentemente i tuoi bisogni erano di natura personale.

Tu scopri di avere bisogno della forza superiore per poter realmente soddisfare le condizioni della connessione in dazione mutua tra tutti quanti. Ma non è più un idealismo ingenuo poiché il traguardo è scoprire il vero attributo della dazione che risiede oltre ai bisogni di tutti.

Perciò, qui è richiesto l’accordo generale: Noi portiamo avanti l’unificazione ma non per il beneficio del profitto corporale. Quindi, esso arriva come risultato della nostra ricerca, il nostro lavoro nell’analizzare lo stato.

Domanda: Ma in che cosa mi completa il mio amico?

Risposta: Uno senza l’altro non siamo capaci di comprendere che quello che abbiamo bisogno di ricevere è la Luce che Riforma. Non possiamo rivelare la nostra propria mancanza se io non aiuto lui e lui non aiuta me.

Domanda: Io chiedo per gli amici?

Risposta: Io cerco di pregare per gli amici, io mi preoccupo che loro ricevano rivelazione spirituale, comprensione e sentire quello che è il mondo spirituale. Quando tutti supportano tutti, ognuno mostra il desiderio corretto.

Tu vuoi qualche cosa che per te sembra spiritualità. E non importa quanto correttamente tu la dipinga per te. Lascia che tutto sia artificiale, finché riceviamo la Luce che Riforma. E ancora, cerca di pensare agli amici: “Io desidero che loro ottengano questo prima di me”. Se fin dall’inizio tu desideri le cose più grandi per gli amici, questo è già spiritualità.
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(Tratto dalla lezione n.6 del Congresso di Arava, 24.02.2012)

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Ascesa dal Punto Zero

Adesso, con la nostra unione, stiamo scrivendo la storia. Tutto sta succedendo per la prima volta. Perché fino ad ora, le generazioni stavano scendendo spiritualmente: dalla rivelazione del Creatore ad Adamo attraverso Abramo, Mose, ecc. fino a Rabash. Tutto questo processo è chiamato “la discesa delle generazioni”. E quindi per la prima volta nella storia ci troviamo completamente separati senza alcuna preparazione. Iniziamo l’ascesa dal punto zero.

Lo stato precedente di sviluppo è stato completato. La discesa dall’alto verso il basso, la discesa dei mondi, Partzufim e Sefirot, la frammentazione dell’anima di Adam HaRishon – tutto è stato completato. Baal HaSulam ha detto che avremmo iniziato il viaggio a ritroso nel 1995.

Il nostro stato non ha degli esempi dal passato. Non ci sono delle analogie per mostrarci la maniera di agire oggi. In tutte le generazioni passate c’era un certo grado d’illuminazione; c’erano percezione e connessione con la spiritualità. Ma noi siamo completamente separati.

Ma dall’altra parte, abbiamo un grande supporto dall’Alto per iniziare l’ascesa. L’intero sistema ci sta aiutando e si sta fidando di noi. È per questo che parti delle anime rotte, che non avevano nessuna connessione con lo spirituale, hanno iniziato negli anni passati ad avvicinarsi a quest’idea  e hanno iniziato a comprendere qualche cosa. Questo avviene perché facciamo in modo che le nostre azioni corrispondano ad azioni spirituali, e quindi svegliamo la Luce.

Domanda: Che cosa deve fare la nostra generazione?

Risposta: Capire la crisi. Ne siamo a conoscenza in maniera spirituale, facendoci la domanda sul significato della vita. Ma il mondo intero la sta sperimentando in maniera materiale: le persone non sono felici delle loro vite, e anche questo è un tipo di domanda sul significato della vita, ma a un livello molto diverso.

Noi tutti iniziamo da questo poiché vediamo che non c’è una risposta per la crisi sia sul piano materiale sia su quello spirituale. In questa maniera, l’intera umanità, divisa tra quelli che sono diretti verso il Creatore (Israel – Yashar Kel), e le nazioni del mondo, devono realizzarlo.

Viviamo in un tempo molto speciale, e non comprendiamo che il Creatore ci sta letteralmente “imboccando”. Non può rivelare Sé stesso perché distruggerebbe tutto il lavoro, questo sarebbe contro la Natura, e disturberebbe la legge dell’equivalenza e della similitudine delle qualità. Lui rivelerà Sé stesso quando eleveremo MAN, un appello per la correzione.
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(Tratto dalla lezione n.6 del Congresso di Arava, 25.02.2012)

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Dove troviamo la chiave per il cancello delle lacrime?

Non dobbiamo vergognarci della debolezza, pensare che la debolezza possa raffreddare il nostro desiderio di avanzamento. C’è un “cancello di lacrime” in ogni passo, che si apre unicamente dopo la realizzazione della propria impotenza. E come potremmo avere l’abilità? Dopo tutto, l’avanzamento accade attraverso l’addizionale potere di dazione. Noi non l’abbiamo, lo dobbiamo acquisire.

È per questo motivo che è un bene che io scopra che non possiedo l’abilità di avanzare. E va bene anche che io scopra di non avere il desiderio di avanzare. Che cosa accade dopo? Solamente una cosa: L’appello adeguato al Creatore attraverso il gruppo perché Lui corregga la connessione tra di noi. E allora, ogni volta che questo è fatto, viene rivelato un nuovo stato di unione.

Una persona non è capace di fare niente per conto proprio. Non importa quanto si senta forte ogni tanto, non importa quanto si senta sicura di raggiungere qualsiasi cosa; fallirà in tutto. È scritto: “Non credere in te stesso fino al giorno in cui morirai”.

È per questo che avere un gruppo, che risveglia costantemente la persona, è una condizione necessaria. E per questo motivo, quando una persona non sa come avanzare e si dispera, di solito dà la colpa all’orgoglio, e di conseguenza è incapace di ricevere supporto dal gruppo.

Qui non c’è niente di cui vergognarsi, la persona deve unicamente lavorare su questo. Ma essenzialmente questo è l’unico disturbo. C’è una forza enorme nel gruppo. Come nel racconto di Rabbi Yossi Ben Kisma. Lui era un grande Kabbalista nella sua generazione, e i suoi studenti erano persone molto semplici. Ma lui ricevette una grandissima forza da loro poiché lui sapeva come lavorare con loro. E lui era una grande persona! E questo racconto parla di persone semplici.

È per questo che quando una persona dice che il Creatore non la sta aiutando, è il suo orgoglio che parla. Come si manifesta questo? Nella sua inabilità di cancellare se stesso davanti all’ambiente per ricevere il valore della grandezza della spiritualità in esso, e poi percepire il potere del Creatore che aiuta lui e la realizzazione della grandezza della spiritualità.

È per questo motivo che non bisogna piangere sui disturbi. È scritto: “La mia anima dovrà piangere in segreto”, in occultamento, nell’oscurità. Piangere è buono, ma bisogna vedere per che cosa si sta piangendo. Non piangere per non ricevere aiuto; c’è l’aiuto. Devi piangere perché l’orgoglio non ti sta permettendo di abbassarti davanti ai tuoi amici, il Creatore, e ricevere aiuto da loro.
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(Dal Congresso di Arava, 24.02.2012, lezione n.4)

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Prima della nascita spirituale

Domanda: In questi giorni prima del Congresso di Arava, gli amici stanno vivendo forti pressioni e paura dell’ignoto. Come posso aiutarli durante la lezione a focalizzare questa pressione nella giusta direzione?

Risposta: Una persona dovrebbe raggiungere un livello di paura e di pressione come ai piedi del Monte Sinai: “o ci si collega o qui sarà un luogo di sepoltura”. Questo perché una persona dovrebbe seppellire il suo desiderio di ricevere, non identificarsi con esso ed elevarsi al di sopra di esso. Questo è chiamato il ricevimento della Torà. Egli chiede la luce per poter eseguire un’azione che è l’opposto della sepoltura. Ma egli deve vedere che questo è ciò che vuole fare con il suo ego, al fine di connettersi con gli altri per raggiungere la dazione.

Naturalmente, allo stesso tempo egli deve sentire la tensione e la pressione. Non c’è una situazione di tensione più alta in tutta la nostra vita come in questo passaggio. Essa è la nascita e la nascita è il processo più naturale possibile, ma allo stesso tempo, esso è l’evento più pericoloso e drammatico nella vita di una persona.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.02.2012, Lo Zohar)

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Il Congresso è per tutti coloro che sono desiderosi di essere inclusi

La Costituzione del Congresso di Arava: fratelli nostri, le condizioni fisiche e spirituali che dovete osservare sono davanti a voi. Prima di raggiungerci, controllate accuratamente: siete pronti, voi capite e sentite l’importanza della fase alla quale vi connettete, capite che la Torà, la Luce che Riforma, vi cambierà nella maniera in cui amate e servite tutti? Volete questo? Dovrebbe esservi chiaro che venite qui non per ricevere, ma per ricevere la forza della dazione.

Persino quando si legge solo la storia della Torà sull’esodo dall’Egitto, vediamo che essa coinvolgeva persone di ogni genere: anziani, giovani, bambini, uomini e donne. Essi si differenziavano, alcuni con un grande desiderio di ricevere, altri con un grande desiderio per la dazione. Tutti loro, incluso Mosè ed Aronne, erano ancora nel desiderio di ricevere; tuttavia, il Creatore fu rivelato loro e noi scopriremo quali rivelazioni ebbero luogo.

Ecco perché noi apriamo il Congresso di Arava a tutti gli uomini, noi non controlliamo se essi partecipano a tutte le nostre attività. Una persona può arrivare al congresso ma non potrà prendere parte pienamente ad esso se non studia durante le lezioni del mattino, se non paga il Maaser (la decima), se non partecipa alla riunione degli amici, alla loro connessione e se non è coinvolta nella divulgazione. Queste sono le quattro condizioni in accordo alle quali una persona è un mio studente e membro di Bnei Baruch, un amico di tutti.

Prima di tutto, noi stiamo parlando di azioni fisiche che sono seguite da livelli più profondi nella misura in cui una persona investe il proprio cuore e vuole davvero impegnarsi per raggiungere lo scopo. Così, ci sono differenti gradazioni.

Comunque, non è mai troppo tardi per iniziare. Noi vediamo che questo mese sempre più persone studiano durante la lezione del mattino di Kabbalah e molte cominciano a pagare il Maaser perché hanno capito che questi fondi sono dedicati alla divulgazione del metodo della Kabbalah nel mondo. In essenza, questa è la nostra correzione. Noi esistiamo a questo scopo: per realizzare il ruolo di Israele nel mondo, per ricevere il metodo dall’alto e passarlo in basso.

Quindi, la comprensione ed il risveglio stanno crescendo nella nostra comunità; finalmente le persone prendono la strada giusta. Tuttavia, non abbiamo bisogno di essere grandi, dobbiamo solo capire le opportunità che ci vengono date. Questo è importante.

Molti tipi di desideri uscirono dall’Egitto: bambini, vecchi, giovani, uomini, schiavi, capre e pecore. Essi erano tutti i livelli: inanimato, vegetale, animato e parlante, ma ogni desiderio voleva partecipare a questo pienamente. Anche un bambino che è completamente pronto a prendervi parte è incluso.

Quindi, noi apriamo il congresso a tutti. Un uomo può dire: “Io guardo le lezioni in TV da molto tempo e cercherò di fare il resto”. Anche lui può venire, noi non allontaniamo nessuno. Nella spiritualità, solo la persona può verificare il suo cuore davanti al Creatore e nessuno può interferire in questo.

Tuttavia noi chiediamo, ed è molto importante, che la gente cerchi almeno di essere con noi durante i giorni del congresso con tutto il suo cuore e l’anima. Ecco perché poniamo termini materiali e condizioni per il lavoro interiore che deve essere seguito.

Le persone che entrano nella terra del Congresso di Arava sono obbligate ad osservare la Costituzione. Vengono date loro tutte le condizioni per partecipare. Se non prendono parte allo sforzo comune, esse danneggiano tutti e questo causerà loro molti danni.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.02.2012, “Consigli per il Congresso di Arava”)

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