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L’educazione funziona a tutte le età

Domanda: Stiamo cercando di insegnare al mondo l’unità, ma per adesso, un’unità egoistica. Più tardi, come possiamo elevare le persone al livello dell’amore per il Creatore?

Risposta: Loro faranno questo passaggio sotto la nostra direzione. Dopotutto, le stiamo portando nell’orbita di una nuova educazione, invece di lanciarla solo davanti al pubblico.

Le persone dovranno entrare nella rete educativa che include ogni gruppo, da 0 a 120 anni di età, e che entrerà in vigore da adesso fino alla fine della correzione, nel corso di tutti i tempi. Tutto il mondo dovrà sottomettersi ad un processo incessante di educazione. Diciamo che un terzo del giorno si passerà al lavoro e due terzi nell’educazione, che è anche lavorare per se stessi.

Quindi, attraverso una presentazione facile e adattata alle usanze, spiegheremo alle persone i principi di Baal HaSulam, adattati a tutto il mondo. Dopotutto, la scienza della Kabbalah parla del desiderio di ricevere e del desiderio di dare piacere, delle loro relazioni ed interazioni e di come correggere la nostra natura. Non c’è niente di “virtuale”, immaginario, “spirituale” o mistico in questo. Si parla di forze che agiscono dentro di te.

Rivelandola sempre di più, vedrai che niente ti sta obbligando a “galleggiare fra le nuvole”. La “Spiritualità” è l’intenzione di dare. Se sono riuscito a dare ad un’altra persona, significa che sono spirituale; ma se mi preoccupo solo di me stesso, allora sono materiale. Le nostre relazioni, che si basano sulla dazione, sono il mondo spirituale, mentre le nostre relazioni attuali sono il mondo materiale.

Però, non stiamo parlando di nessun tipo di “mondi”. Dopotutto, è difficile per una persona rinunciare alle sue vecchie usanze e pertanto sarà confusa. Così, le diamo spiegazioni semplici, presentando tutta la scienza della Kabbalah senza nessuna terminologia speciale ma con parole scientifiche.

Dobbiamo costruire questo sistema educativo per poter dare gradualmente alle persone la conoscenza della natura umana. Questo è tutto quello che serve. Stiamo parlando della natura dell’uomo, che è l’unica cosa ad essere stata creata.

Grazie a questo, la persona si svilupperà costantemente fino a scoprire quello che è all’esterno: il sistema della sua interconnessione con gli altri. In questa interconnessione, rivelerà il Creatore.

In pratica, possiamo dare spiegazioni in termini di percezione della realtà; la persona non scopre neppure una connessione con gli altri, ma con se stessa. I desideri che le sembrano esterni ed altrui, le se rivelano come propri. Ne risulta che è lei. Attraendo le parti esterne a sé, è come se le cucisse sulla sua pelle o se le impiantasse ed unisse gli organi separati del suo corpo. In accordo a questo, sente e rivela la realtà perfetta.

Adesso vedo solo quello che è presente in una piccola parte del corpo frammentato; ma quante più parti riunisco ad esso, più parti rivelo all’interno di esso.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19.07.2011, “Arvut”)

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La decadenza dello sviluppo egoista

Viviamo nella prima generazione di persone che si risvegliano per scoprire il significato della vita, per capire perché vivono. Nelle generazioni precedenti, vivevamo come animali. Avevamo solo l’egoismo, il desiderio di ricevere piacere che ci spingeva costantemente in avanti e attraverso questo, cercavamo di riempirci in una corsa senza fine da un piacere all’altro. Tuttavia, non eravamo mai soddisfatti perché il piacere è opposto al desiderio di ricevere, come i due poli in un circuito elettrico, che sono opposti l’uno all’altro.

Non appena la Luce lo tocca, il vaso desidera entrare in essa, immediatamente si produce l’annientamento, un “corto circuito” e si annullano tra loro. Ogni volta che vogliamo beneficiare di qualcosa, basta solo toccare il piacere e questo scompare. Sentiamo il sapore degli alimenti, ma va via, vediamo qualcosa di bello, ma l’incanto svanisce. I sentimenti positivi non restano con noi e non siamo capaci di accumularli, di aggiungerli al nostro “salvadanaio” giorno dopo giorno.

Alla fine vediamo che la nostra generazione è nella disperazione. Le persone non hanno niente con cui riempirsi, non sentono il sapore, il piacere. Usano le droghe per scappare e si calmano con le medicine e gli antidepressivi. Perché?

Il nostro desiderio egoista che è cresciuto nel corso della storia, ha avuto il suo sviluppo. Nel corso di migliaia di anni, ha guadagnato forza e ci sembrava di poter continuare a trovare un piacere più grande nei nuovi desideri. La sensazione del piacere è il sentimento della vita; ma oggi, il nostro desiderio di ricevere si è saziato completamente e siamo caduti nella disperazione dell’impotenza, senza vedere nessuna possibilità di trasferirci da un’altra parte.

Questo è un momento speciale, una condizione speciale ed è per questo che Baal HaSulam scrive che si rallegra di essere nato nell’epoca in cui è possibile far conoscere la saggezza della Kabbalah. Perché è possibile questo? “Kabbalah”, in ebraico, è sinonimo di ricezione. Questa ci insegna in che modo raggiungere la saggezza per riempirci di piacere infinito, invece di sentire in che modo scompare e muore, come tutti i piaceri. Pertanto, la saggezza della Kabbalah ci porta al piacere infinito, il che significa vita eterna.

D’altra parte, la Kabbalah ci porta ad un punto tale che arriviamo ad essere i padroni delle nostre vite. Insieme al desiderio di ricevere più che soddisfatto, il “punto nel cuore” (•) si rivela nella persona, e questo è una proprietà in più, il desiderio di dare.

Il più ed il meno, il desiderio di dare e quello per i piaceri, esistono nella stessa persona ed essa acquisisce la libertà di scelta. Adesso ha due forze e sviluppandole, l’una contro l’altra, comincia a controllarle, cioè a controllare se stessa. La persona decide che strada prendere e che grado di desiderio utilizzare.

Così, si evolve su tre linee: realizza la linea media, partendo dalle linee di destra e di sinistra. Di fatto, questa linea media si chiama “umano” (Adam), perché lui l’ha realizzata, ha formato la sua essenza interiore e come risultato, questa gli appartiene. Prima di questo, in tutte le nostre reincarnazioni ci sviluppiamo come gli animali, spinti dal desiderio egoista, ricevendo più piaceri in accordo ai suoi ordini.

Oggi, non possiamo ancora controllare i nostri desideri, perché abbiamo solo un piccolo punto nel cuore. Ci riuniamo e studiamo la saggezza della Kabbalah, la quale spiega come sviluppare questo punto affinché abbiamo due grandi desideri. Allora, non siamo più governati dall’Alto, dalla forza dell’egoismo, ma avremo afferrato due forze nelle nostre mani e saremo capaci di elevarci al di sopra di questa vita.
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(Dalla 1° lezione del Congresso in Spagna del 3 Giugno 2011)

La necessità dell’unione sta raggiungendo un punto critico

Il tema del nostro Congresso è “L’unione – il futuro del mondo”. Sono molto commosso perché dopo molti anni di studio della Kabbalah, l’unione del mondo ed il bisogno di unirsi stanno finalmente incominciando ad essere visibili.

Lungo il corso di miliardi di anni dello sviluppo del mondo, così come lungo il processo di molti eventi prima del suo concepimento, ogni cosa è progredita precisamente verso questo punto – il punto in cui ci si rende conto della necessità dell’unione. Solamente oggi questa necessità sta incominciando a risvegliarsi, ad essere espressa, e a mostrare la sua urgenza. E voi ed io siamo al centro di questa attuazione.

Tutto è incominciato quando la singola forza della natura, la forza della dazione, o il Creatore, che sono la stessa cosa, ha incominciato ad agire, emanando e creando la material. Per prima cosa è stata creata la materia spirituale, cioè il desiderio: il desiderio di essere appagati, il desiderio di svilupparsi, il desiderio di percepire noi stessi e tutto ciò che ci sta intorno.

Questa desiderio si sviluppa sotto l’influenza della forza originaria, la forza della natura. Le fasi del suo sviluppo sono chiamate “le quattro fasi dell’espansione delle Luce Diretta”. L’intero scopo dello sviluppo della creazione, o del desiderio, consiste nel rendere la creazione simile a tutta la natura, nel fargli raggiungere la completa armonia o, in altre parole, nel raggiungere l’uguaglianza e l’adesione con il Creatore, perché l’adesione è raggiunta attraverso l’equivalenza della forma. E’ necessario che la materia, cioè il desiderio che si oppone alla Luce, si opponga alla qualità della dazione, per attraversare, in conclusione, tutte le fasi del suo sviluppo e rendersi conto che lo stato migliore e più elevato è la somiglianza alla Luce, l’uguaglianza alla natura perfetta, all’armonia e all’unione con essa.

Al fine di raggiungere questo stato, è necessario per prima cosa percepire che siamo in una posizione totalmente opposta, vale a dire che dobbiamo vivere di persona in una condizione che è opposta alla Luce, vivere l’egoismo, la crudeltà, il desiderio di pensare solamente a noi stessi, di percepire solamente noi stessi, l’incapacità di percepire gli altri o di pensare agli altri a meno che non sia per un nostro interesse o per procurarci un vantaggio personale, o non significhi usare gli altri. Questo è il modo in cui le qualità che sono le più opposte alla Luce devono essere espresse nella creazione.

Nel nostro mondo questa creazione è l’uomo, che attraversa un grandissimo numero di fasi di sviluppo nel corso della storia, fino a quando non consegue la sensazione e, cosa più importante, non si rende conto di essere completamente opposto alla forza della natura. Si tratta di un processo molto lento e molto difficile. Nel corso di centinaia di migliaia di anni abbiamo fatto dei passi in avanti, e l’egoismo è piano piano diventato più forte dentro di noi. Esternamente noi vediamo come l’uomo si è sviluppato nelle aggregazioni sociali, fino a raggiungere lo stato attuale. Nel suo insieme, questo egoismo, questo desiderio, ci ha sempre spinto in avanti fino ad oggi.

Ed ora, come vediamo in questo stesso periodo, stiamo incominciando a convincerci che questo egoismo, che questa nostra natura è di fatto il nostro nemico, il nostro solo nemico. Separandoci dagli altri, l’egoismo ci priva letteralmente dell’opportunità di esistere normalmente, anche a livello di questo mondo materiale.

Ci stiamo sempre più chiudendo in noi stessi, stiamo diventando sempre più crudeli, divisi, e impauriti, e ci mettiamo sulla difensiva, privandoci di una vita normale e smarrendo il senso della vita. Ed infine: Perché dovremmo vivere? Solo per difenderci e proteggerci? Solo per fissarci dentro certi limiti, per viverci per un certo numero di anni, con un certo livello di comodità e di sicurezza? E questo è tutto?

Questo è il modo in cui l’uomo del nostro mondo si sente mentre, con il tempo, diventa sempre più crudele per natura Siamo noi a renderlo così. Il nostro egoismo lo spinge a questo.

Alla fine, tutto questo si sta esprimendo nei tratti di una crisi gigantesca. In alcuni paesi la crisi è sentita di più, ed in altri di meno, ma sta arrivando al culmine. Non importa quanto cerchiamo di nasconderla, non possiamo farci niente. Sta incominciando a farsi evidente nell’economia, nelle strutture sociali, nella diminuzione dell’importanza del ruolo delle famiglie, ed in tutti i problemi che stanno emergendo nella società, come la crisi dell’educazione, le droghe, il terrorismo, e così via.

In tutte le aree delle sue attività, l’uomo si sta scontrando con numerose crisi, ma, in sostanza, si tratta di una crisi sola che riguarda la nostra opposizione alla natura. E, naturalmente, può essere corretta solamente nella sua essenza.

Non possiamo realizzare alcuna correzione in nessun altro modo. Vediamo il modo in cui i rappresentati dei governi ci stanno provando, e vediamo come le autorità siano incapaci di fare alcunché, ed anche i tiranni, che usano il denaro e le armi che hanno a disposizione, non sono in grado di cambiare nulla. Il mondo si sta muovendo senza sosta verso un’enorme rottura. La forza ed il potere stanno ancora cercando di mantenere il mondo dentro i confini di un tempo, ma non sono più capaci di farlo.
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(Dalla 1.a lezione del Congresso di Mosca del 10.06.2011)

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Noi ci troviamo in una realtà sconosciuta e, oggi come oggi, mentre viviamo in questo mondo, continuiamo a non capire dove ci troviamo, in base a quale programma ci sviluppiamo, e verso quale traguardo ci stiamo muovendo. Non capiamo niente della nostra vita, ed essendo nascosti da una specie di scudo che si chiama occultamento, ci consideriamo svegli ed intelligenti, in quanto abbiamo la conoscenza, delle opinioni personali, ed il libero arbitrio.

Ma quando le avversità della vita e la sofferenza ci colpiscono, capiamo di non poter fare nulla, ci rendiamo conto di non comprendere nulla, e di non avere altra scelta che comportarci in modo intelligente. Specialmente adesso, in questo periodo di crisi, vediamo che non possiamo fare altro che avvicinarci alla realtà in modo corretto, e capiamo di non avere la minima capacità di comprendere i problemi che stiamo affrontando. Anche se a volte comprendiamo qualcosa con un minimo di anticipo sul tempo, questo non ci rende capaci di cambiare il nostro stato o di comportarci in modo diverso. Anche se decidiamo di dover necessariamente cambiare ed incominciamo a comportarci in modo diverso, non abbiamo la forza di cambiare il nostro comportamento. Allora, a cosa servono queste decisioni se non siamo in grado di cambiarci, influenzarci tra di noi, ed il mondo intero?

Anche quando vediamo che non ci facciamo altro che del male e che, di fatto, ci stiamo portando alla morte, siamo comunque incapaci di fermarci. Che cosa insensata, che spreco! Daremmo semplicemente fine alle nostre vite sprofondando nel nostro desiderio di godere, che ci ucciderebbe del tutto, se non ricevessimo la Torà, il mezzo per correggere il desiderio egoistico, per incominciare dal punto più basso possibile, il momento prima della morte, ad innalzarlo fino al massimo, al livello del Creatore, il punto più elevato possibile, che è la qualità opposta alla nostra: la volontà di donare.

Questo significa che “la Torà” a cui ci si riferisce è la cosa più importante di tutte. Senza di essa non si ha la possibilità di conseguire nulla. Non ci possiamo sviluppare attraverso la sofferenza. L’influenza della sofferenza permette solamente al desiderio di godere di svilupparsi. I colpi e le disavventure ci fanno cercare questo desiderio con tutti i mezzi possibili pur di sbarazzarci dei guai e, alla fine, è questo stesso desiderio che ci porta alla morte per evitare la sofferenza. Quando il desiderio percepisce la sofferenza come insopportabile a causa della sua totale opposizione alla Luce, questo desiderio è disposto ad annullarsi completamente, è disposto a tutto tranne che a soffrire.

In questo caso, la Torà si presenta come il solo mezzo che ci conduce alla vita, alla correzione, e all’esistenza. Questa è la ragione per cui non c’è alcun cammino della sofferenza, e nessun cammino della Torà. La Torà deve essere rivelata all’umanità per permettere agli uomini di usarla. Ed essi la devono rivelare nel modo giusto – come la Luce che corregge. Ma se essi non usano la Torà correttamente, nel senso che non la mettono in pratica, ciò significa che stanno seguendo il percorso della sofferenza. Se la usano correttamente, allora seguono il cammino della Torà, il cammino della Luce. E se si trovano in mezzo tra uno e l’altro, avanzano secondo “il cammino terreno”.

Perciò, l’articolo di Baal HaSulam “la Rivelazione della Divinità (Matan Torà)” è molto importante, poiché ci dice il modo in cui possiamo ricevere la Torà. C’è una dazione della Torà dall’alto, e c’è una ricezione della Torà dal basso. Tutte le sofferenze ci arrivano perché non usiamo correttamente la Torà, la Luce che corregge, che ci fa uscire per portarci verso la fonte del bene. Tutto dipende dai nostri sforzi di diventare il bene. Perciò, non ci manca niente tranne che questo mezzo. Allora, scopriamo come ricevere la Torà ed arrivare al bene!

(Dalla 4.a parte cella lezione quotidiana di Kabbalah del 19.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)

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Il mondo non vede la soluzione

Domanda: Nonostante la mia intenzione sia egoista, se inizio a pensare per il bene degli altri e il benessere del mondo, questo può già considerarsi un’azione?

Risposta: Senz’altro. Per caso credi che donare il pane ai poveri sia in realtà un’azione? Questo causerà solamente l’esistenza di più persone povere in questo mondo.

La tua azione è quella di attrarre la Luce. Questo  e nient’altro ti riporta alla Fonte. Allora, su quale altra cosa dobbiamo pensare? Soprattutto in tempi in cui il mondo si trova con problemi e pericoli. Abbiamo bisogno soltanto della Luce. La mancanza della Luce è il motivo delle guerre, crisi, catastrofi e altri problemi.

Precisamente la mancanza di buone azioni della Luce evoca problemi nelle quattro fasi dello sviluppo – inanimato, vegetale, animato e umano. Il male che incontriamo è la mancanza della Luce.

Le punizioni non vengono dall’alto. Se devo ottenere una determinata ricompensa, la rivelazione del Creatore, similitudine e adesione a Lui ed io non lo faccio, allora io sperimento la rottura che questo crea come punizione o mancanza di benevolenza. Viceversa, raggiungendo questo, io sentirò una ricompensa.

Quindi, io sento punizione e ricompensa negli stessi desideri. Se io ho corretto e riempito il mio desiderio, questa è una ricompensa, ma se io non riesco a correggerlo e a riempirlo, allora è una punizione. Non ci sono penalità dall’alto. Io non ricevo una briciola oltre a quello che infliggo a me stesso. Io stesso creo la mia punizione.

Perciò, abbiamo solamente un compito – attrarre la Luce. Specialmente oggigiorno, considerando tutto quello che sta succedendo e accumulandosi nel mondo. Non ci sono altri mezzi.

Sono costantemente in contatto con persone che “sanno”, leggo tutti i tipi di articoli, visito diversi siti nella rete e seguo i giornali, ma non vedo offrire delle soluzioni da nessuna parte. Non possono offrire niente e non vogliono nemmeno pensarci perché non hanno la minima connessione con la correzione.

Proprio ieri parlavo di questo con un famoso scrittore e lui non diceva nulla – evitava di rispondere. Questo indica la mancanza di sensibilità, la mancanza di comprensione delle correzioni.

“Il mondo è tondo e dobbiamo unirci” dico io alle persone. “Giusto, ci stiamo muovendo in quella direzione” rispondono. Non si rendono conto di andare nella direzione opposta. Dopo tutto, alla fine, tutte le persone stanno rafforzando le proprie linee e movimenti. Non c’è nessuno con cui parlare.

Quindi, dobbiamo creare le condizioni con i nostri mezzi per far emergere una forza positiva. Soltanto allora le nostre onde si propagheranno attraverso tutto il mondo.

Nient’altro sarà d’aiuto. Noi non dipendiamo dagli altri, ma dobbiamo aiutarli per far sì che più tardi le persone possano cogliere queste onde, comprendere il loro messaggio e sentire che provengono da noi.

I materiali devono essere divulgati prima del tempo, ma nell’ essenza, la fonte di quelle onde è in noi. Perciò, la cosa più importante è quella di unirci, fonderci uno nell’altro sempre di più.

Io nutro grandi speranze nei prossimi congressi. Sono il mezzo con il quale noi dobbiamo portare nella vita unità, consolidamento, e mutuo interesse per il mondo e per la nostra correzione, che aiuterà il mondo.

È arrivato il tempo per la rivelazione del Creatore nelle creature. Questo mezzo è semplice e nelle nostre mani. Tutto quello che dobbiamo fare è di usarlo. Chiediamo al mondo di svegliarsi, ma, ci stiamo svegliando noi stessi?
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2011, “Pace nel mondo”)

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Il divorzio babilonese

Non abbiamo la minima idea sul futuro dell’ordine del mondo perché siamo entrati in un sistema di forze che non si era mai manifestato prima nel nostro mondo. Come natura, il Creatore si avvicina a noi, diventa sempre più evidente, sempre più chiaro. Quindi, noi dobbiamo rivelare il mondo superiore, cioè il sistema di governo della forza superiore, la Luce.

Mentre questa forza esterna ci avvicina, mentre splende su di noi, sulla nostra società, e nel mondo in maniera più percettibile, con più intensità, noi sentiamo la nostra opposizione a questa forza. Non sentiamo la forza in se, ma sentiamo la nostra inabilità a sistemarci almeno un poco.

Il mondo è diventato imprevedibile. Le persone ricorrono a indovini e credono perfino nei miracoli. Come può accadere questo nella nostra era illuminata? Come possiamo credere in questo dopo il ventesimo secolo? Ogni anno, e a volte diverse volte l’anno, abbiamo appuntamento con il giudizio universale e altri eventi apocalittici.

Inoltre, ci troviamo nel rigido abbraccio della natura che inaspettatamente genera crisi di tsunami, uragani, eruzioni vulcaniche, incendi, inondazioni e altro ancora. Gradualmente tutto va fuori controllo, fuori da quel delicato equilibrio nel quale ci trovavamo. Questo è cosi perché siamo a una svolta. Abbiamo attraversato questa svolta, in una scala sociale minore, nell’antica Babilonia. La globalità del genere umano era concentrato là, e anche allora, si scoprì che era una piccola società molto chiusa.

Oggigiorno, anche se siamo sette miliardi di persone, siamo una società chiusa. All’improvviso ci siamo trovati insieme in “corto-circuito”. Ci troviamo dipendenti uno dall’altro. Dall’altra parte, siamo come una coppia prima del divorzio. Ci odiamo mutuamente, anche se condividiamo un appartamento. Ne dovremmo uscire, non possiamo stare insieme, ma delle bugie comuni ci legano insieme. Questo è “l’appartamento condiviso” nel quale ci troviamo adesso sulla Terra.

Tempo addietro, questo si fece evidente in un piccolo territorio, in Mesopotamia 3700 anni fa. Allora, per la prima volta, le persone cercarono di trovare una soluzione. Da una parte si trovavano nello stesso posto in totale e completa interdipendenza. Dall’altra, si odiavano in tal modo che lottavano per stare lontani uno dall’altro. Due forze opposte, due tendenze forti che separavano la società. Allora, infatti, due metodi furono suggeriti.

Il primo metodo era la correzione della loro natura. “Correggiamo l’egoismo che ci separa, che ci distanzia, che ci allontana uno dall’altro. Allora, potremmo vincere. Potremmo diventare una singola entità di mutuo supporto. Potremmo avere enorme potere, e potremmo veramente edificare una “torre verso il cielo”, la torre dell’amore mutuo, di operazione e unità, la forza positiva”.

Quindi, potevano diventare uguali alla natura poiché tutto in natura è interconnesso. Tutti i suoi livelli – inanimato, vegetativo e animato- agiscono sempre in mutua armonia, e solamente l’umano con il suo egoismo si sente superiore alla natura e crede di poter fare tutto ciò che vuole. Tuttavia, se comprende le leggi della natura e si muove in conformità ad esse, per una relazione armoniosa, allora lui potrebbe sentire tutta la sua capacità e potere. Lui potrebbe comprendere e realizzare il suo scopo, la sua essenza.

Questo è quello che fu suggerito dagli addetti alla correzione umana, ma, sfortunatamente, l’umanità (circa tre milioni di persone tra il Tigri e l’Eufrate) scelse un percorso diverso. Come sposi dopo un matrimonio fallito, decisero che conveniva “spostarsi”, dividere il loro appartamento condiviso e rompere il contratto. Perciò le persone si dispersero nel mondo.
Molte fonti antiche narrano questa storia. Da quei tempi noi abbiamo in Kabbalah un libro intitolato Il libro della creazione. L’abbiamo nel nostro archivio, anche in russo.

Il libro chiamato Il grande commentario è apparso più tardi. Anche questo descrive gli eventi nell’antica Babilonia e di come le persone furono incapaci di risolvere il loro problema sull’unità. Per fare ciò, dovevano lavorare sul loro egoismo, superarlo attraverso un metodo speciale, che richiedeva uno sforzo più interno e morale che semplicemente separarsi fisicamente uno dall’altro e fare quello che desideravano tutti, ognuno al proprio angolo.

Josephus Flavius descrive dove andarono le persone, in quali luoghi. Più avanti, tutte le credenze e religioni ebbero origine da loro, tutto basato sull’egoismo, tutto quello che l’egoismo sostiene.
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(Dalla prima lezione della Convenzione di Mosca del 10.06.2011)

I Kabbalisti sulla natura dell’uomo e sulla natura del Creatore, Parte 2

Cari amici, per favore, fate delle domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

L’essenza dell’uomo è il desiderio di ricevere

La principale innovazione, dalla prospettiva della creazione, che Lui ha creato come esistenza dall’assenza, si applica ad un solo aspetto definito come il “desiderio di ricevere”. Tutto il resto in tutta la creazione non sono assolutamente innovazioni; non sono esistenza a partire dall’assenza, ma esistenza a partire dall’esistenza. (Essi sono imposti nel desiderio di ricevere dal desiderio di dare del Creatore. Per questa ragione, tutto consta solo di questi due desideri: il desiderio di ricevere della creatura, il desiderio di dare del Creatore, e la loro combinazione chiamata “umano”).

-Baal HaSulam, “La Libertà

Tutte le entità corporee del nostro mondo, cioè tutto all’interno di questo spazio, che sia inanimato, vegetale, animato, un oggetto spirituale oppure un oggetto corporeo, se vogliamo distinguere l’aspetto unico, proprio di ognuno di loro, come si differenziano l’uno dall’altro, anche nella più piccola particella, equivalgono solamente ad un “desiderio di ricevere” (e pertanto si sentono in questo mondo).

-Baal HaSulam, “La Libertà

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I Kabbalisti sulla natura dell’uomo e la natura del Creatore, Parte 1

Cari amici, per favore, fate delle domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

L’essenza dell’uomo è il desiderio di ricevere

Il desiderio (di ricevere, di provare piacere) è la (principale, unica) essenza della persona.

Baal HaSulam, Shamati (Ho Udito), articolo 153, “Il pensiero è un esito del desiderio

L’essenza di tutti i dettagli, in realtà, non è né più né meno che il desiderio di ricevere (la differenza tra tutte le parti della creazione in tutti i mondi, viene solo dalla differenze quantitative e qualitative nel suo desiderio per il riempimento).

-Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar”, dall’articolo 20

L’essenza stessa dell’anima è il desiderio di ricevere (il piacere, il riempimento). E la differenza che possiamo vedere tra un oggetto ed un altro si percepisce solo attraverso il suo desiderio.

-Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar”, dall’articolo 21

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La storia è finita

La Kabbalah parla del desiderio. Non esiste il tempo, il movimento, o lo spazio, ma solamente uno stato dell’essere. E a proposito del passato e del futuro? E a proposito dei mondi spirituali? Io non li percepisco.

Ci sono dunque atri stati di esistenza oltre a quello attuale, oltre il nostro mondo? Io non lo so, perché non ne ho mai fatto esperienza. Da questi stati non ricevo delle sensazioni o Reshimot. Adesso non posso raggiungere questi stati e confermare la loro autenticità.

L’uomo giudica tutto in base a quello che vede. Non si tratta solamente di un assioma, ma è la conseguenza di ciò che il desiderio sente quando si è sviluppato al livello di essere, in cui è consapevole di se stesso e capisce cosa sente. Se così non fosse, ci staccheremmo dalla realtà e ci perderemmo in un mondo di fantasie.

Io non sto parlando da me della dimensione più elevata. I Kabbalisti me ne hanno parlato, ed io ho fiducia in loro. Considero vere le loro parole quando mi dicono che è possibile esistere in stati diversi: “Aspira a questi stati, ed ascenderai verso di essi”, mi dicono i Kabbalisti. “Sono migliori di quello che senti adesso”. Dunque, io mi sposto da uno stato verso quello successivo con il desiderio, correggendolo e migliorandolo. Rivelando il mio desidero come dazione, rivelo in esso dei nuovi stati.

Al giorno d’oggi, tutta l’umanità si trova lungo un asse verticale e deve muoversi dal basso verso l’alto. Abbiamo completato l’asse orizzontale della storia e non ci sono più posti dove poterci dirigere ancora. Da adesso in poi, il nostro cammino punta verso l’alto.
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(Dalla 5.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06. 2011 “Matan Torà (Il Dono della Torà)”

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L’amore è una strada a due corsie

Domanda: Come si spiega agli uomini la necessità dell’amore?

Risposta: Si può amare il pesce da mangiare a pranzo, si possono amare i nostri figlioletti, e si può amare il prossimo e il Creatore. La stessa parola indica delle nozioni completamente diverse.

Vale la pena esaltare l’amore per il prossimo ad una persona che ama il pesce? Come si può descrivergli il piacere della dazione? Cosa capirebbe? Che deve dare il suo pesce a qualcun altro? Questo è amore?

Che cosa significa amare il prossimo? Questo amore ha un significato completamente diverso. Amare il prossimo, cioè un altro uomo, significa unire il suo desiderio al nostro e usare il nostro desiderio per appagare il suo. Allora ci uniamo in un unico insieme, dove io appago l’altro e l’altro è appagato. In cosa l’altro si appaga? Nel suo desiderio. Nel suo desiderio in relazione al mio, che è come Malchut in relazione a Zeir Anpin. Io sono come il Creatore, e l’altro è come la creazione. Questo è ciò in cui consiste il mio lavoro.

Dunque, “amore” è la relazione tra il Creatore e la creazione. Solamente questo è amore, cioè l’atteggiamento della creazione verso il Creatore. Se io riesco a costruire questo genere di atteggiamento verso gli altri o, in altre parole, se acquisisco la qualità del Creatore, la qualità della dazione, e per mezzo di questa qualità mi rapporto al desiderio del mio prossimo proprio come fa il Creatore, ne consegue che il Creatore è dentro di me, ed io compio l’azione necessaria rispetto al mio prossimo. Questo significa che io amo il mio prossimo.

Noi non abbiamo il diritto di usare la parola “amore” in nessun altro significato, contesto, o situazione. Altrimenti lo confonderemmo con il nostro “amore per il pesce”.

Stiamo parlano dell’intensità con la quale il Creatore, la qualità della dazione, si riveste in me. Prima di tutto dobbiamo mettere in pratica il principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“. In questo modo divento neutrale. Dopo di che, devo acquisire il desiderio dell’altro invece del mio. Il desiderio dell’altro uomo deve diventare più importante del mio e quindi innalzo l’altro al di sopra di me. In questa caso, sono pronto a fare di tutto per l’altro, proprio come lo farei per mio figlio se fosse ammalato. Sono completamente “assorbito” nel suo desiderio; ed è questo che mi spinge ad agire.

In questo modo sono esattamente uguale al Creatore, come Zeir Anpin che riceve una richiesta da Malchut. Più il desiderio dell’altro è in grado di spingermi a donare, di più io mi elevo rispetto a lui. Questo è amore. Lo capite come è diverso questo amore dalle nostre nozioni attuali?

Più sono capace di donare ad un altro uomo, di più gli fornisco la Luce della correzione. Infatti, c’è una garanzia mutua tra di noi. Io non colmo il suo desiderio egoistico, ma rivelo dentro di lui il desiderio di essere in un unico sistema con me, in modo che la Shechina possa regnare tra di noi. Quindi, che cosa dovrei fornirgli? Devo dargli il mio appoggio nel sostegno reciproco, che è lo stesso che fa lui per me rivelandolo nel suo desiderio. Questo è amore.

Nessuno deve indugiare nell’egoismo dell’altro. Io non rivelo il desiderio egoistico nell’altro uomo, ma il desiderio della garanzia mutua al fine di rivelare il Creatore nella relazione che c’è tra noi due. Il Creatore non può essere rivelato in un uomo o nel suo atteggiamento verso un altro uomo, a meno che questo atteggiamento non sia fortificato dalla reciprocità.

L’amore non funziona a senso unico. E’ una strada a doppia corsia. Richiede una rete di collegamento attraverso la quale gli impulsi della dazione possano scorrere, una rete attraversata da sentimenti di amore, di relazioni di sostegno reciproco attraverso le quali ci rafforziamo a vicenda.

In questo contesto, l’egoismo viene messo da parte, senza alcun calcolo di appagamento. Infatti, noi ci innalziamo al di sopra dell’egoismo, in quanto ci connettiamo tra di noi con l’intenzione reciproca di farlo per il bene della dazione. E quando la nostra unione raggiungerà uno specifico livello di intensità, creando una rete al di sopra di noi, allora riveleremo il Creatore, la reciproca qualità della dazione e dell’amore che esiste tra di noi.

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011 “Matan Torà -La dazione della Torà”)

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