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“Avventura sulla montagna dei dubbi”

Dr. Michael LaitmanDomanda: Quando ci eleviamo sopra noi stessi, sopra la nostra egoistica natura, questa ascesa cambierà internamente la nostra connessione con la natura esterna?

Risposta: Essa permette di unirsi veramente con la natura in generale.

Stando in piedi sulla cima dell’Everest, l’uomo vede se stesso come un grande, forte, che ha raggiunto tutto l’impulso egoistico di governare è già soddisfatto. Ora sarà una storia da raccontare e ricordare. E dopo? Non è niente. Poi si comincia a scendere. L’ascesa spirituale è diversa. Qui, la “montagna” (hap – הר) significa “dubbio” (hirhurim – הרהורים). Sono pieno di dubbi, ho esitato a salire o no, a superare o no. Per attraversare tutto questo processo abbiamo ricevuto la Kabbalah, la quale ci aiuterà come una guida sulla strada.

E’ importante capire che mi innalzo al di sopra del nostro mondo, dell’universo, di tutto. E poi, guardando la terra dall’alto, posso vedere attraverso essa, posso vedere tutta la natura e tutti i suoi meccanismi come un rapporto inestricabile. La luna e il sole, i pianeti e le stelle della nostra galassia, ovunque vedo i fili dell’inseparabilità e inizio sentire una vera perfezione. Ma io non comando su tutto questo, e mi identifico con tutto, sto includendomi nel sistema. Ecco perché questa “avventura” non è paragonabile con nient’altro.

Dopo tutto, comprendiamo la perfezione, che non troverai in nessuna delle vette terrestri, in nessuna delle fosse oceaniche.

Domanda: Davvero uno scalatore, scalando la montagna, non supera se stesso e poi non guarda dall’alto in basso il mondo? è solo un caso fisico superare la vetta. Che differenza c’è tra superare questo da quello spirituale?

Risposta: Qualsiasi atleta deve superare se stesso, saltando sopra la traversa, correndo verso il traguardo alzando l’asticella.

Anche nella vita quotidiana io ogni secondo devo superare le diverse difficoltà e continuare il percorso.

Ma nella spiritualità il superamento non si rivolge contro la natura, ma è insieme ad essa per aggiungere continuamente l’equilibrio, l’unione, la fusione tra me e tutta la natura. Quindi avviandomi in tal senso, non cadrò mai nei guai, non mi troverò sotto una valanga, non annegherò nel fiume turbolento.

Invece io rivelo che la natura mi è ancora più amichevole, perché vado a incontrarla su tutti i livelli: inanimato, vegetale, animale e umano. La cosa principale qui è lo stadio umano dove devo raggiungere l’amore per il prossimo come me stesso.

In questo modo io arrivo a nuove forme di comunicazione e non ho più paura che mi accadrà infelicità. Non farò male me a se stesso, nè agli altri, nè all’umanità. Questo è il modo per raggiungere l’equilibrio, l’armonia. Contrariamente agli eroi che scalano le cime delle montagne e scendono nelle profondità dell’oceano. Il loro superamento è una lotta per il potere, cioè proprietà del Faraone.

Domanda: In che modo si prevengono le avversità?

Risposta: Grazie all’equilibrio. L’uomo è l’elemento di circuito superiore della natura. Quindi se si trova un equilibrio allora tutta la natura sarà in equilibrio. Invece se l’uomo provoca squilibrio allora tutto cioè fa più male a tutti.

Domanda: Come può un uomo portare l’equilibrio?

Risposta: Per far diventare tutta umanità in equilibrio serve la partecipazione, il collegamento, l’uguaglianza, la responsabilità reciproca. Quando il mondo diventa come una famiglia amorevole. Sicuramente l’equilibrio tra la gente porterà giusti rapporti con la natura. E poi scopriremmo una forza comprensiva, la formula dell’armonia, la legge universale di tutta la Natura. Noi comprendiamo che non c’e nulla tranne Lui e che Egli è buono e fa il bene. Noi ci identifichiamo con questo potere del sistema globale. Comprendiamo pienamente che è quello lo scopo del nostro sviluppo.

Dobbiamo arrivare a questo nei prossimi anni con l’aiuto della saggezza della Kabbalah. Sono sicuro che questo succederà presto e speriamo nel modo migliore.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 21.10.2014

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Sia teoricamente che praticamente

La teoria senza il lavoro pratico è considerato come “morto”. Tuttavia, il lavoro pratico senza la teoria è semplicemente un piccolo esercizio psicologico e non l’educazione integrale della persona attraverso la quale lo collega all’universo, alla gestione superiore, al Creatore, e da dove egli sarà in grado di ricevere i poteri attraverso la sua società.

Se lui non lo capisce, la persona deve immaginare questo, almeno approssimativamente, al fine di sapere come e perché andare avanti e quale forma deve acquisire. Una moltitudine di pensieri appaiono dentro di lui gettandolo da una parte all’altra, e lui deve sentire questo, ma è necessario aiutarlo a stabilizzare sia il teoricamente ed il praticamente.
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(Da Kab. TV “Attraverso il Tempo” 24.09.2013)

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La forza di superamento, Parte 2

Dr. Michael LaitmanDomanda: Ne consegue che tutta la forza per prevalere sta nel desiderio che vincerà in me?

Risposta: Se i miei genitori mi puniscono, costringendomi a fare i compiti, il mio desiderio di evitare i colpi diventerà più forte del desiderio di starmene calmo e tranquillo, e andrò a fare tutto quello che mi si richiederà.

Noi agiamo sempre in base al nostro desiderio. La sola domanda riguarda se è il mio desiderio che mi obbliga ad agire o è il desiderio di qualcun altro. Se questo desiderio cresce direttamente in me, allora lo realizzerò con piacere e non mi verrà richiesta di superare alcuna difficoltà.

Se capisco che il desiderio non è mio, allora si chiama coercizione. Alla fine, io compirò comunque l’azione che mi viene richiesta di mia volontà calcolando che altrimenti sarei punito o che non avrei né denaro né cibo. Ma si tratta del desiderio di qualcun altro, non di un mio vero desiderio, che mi costringe ad agire, e questa è la ragione per cui lo faccio senza gioia.

L’azione in se stessa non contiene alcuno sforzo per superare una difficoltà! Io faccio sempre tutto in base al desiderio: sia che si manifesti in me sia che mi spinga o mi costringa. Ma, il mio superamento delle difficoltà sta nell’ottenere dei buoni desideri che mi siano utili. Quindi, io li assorbo di proposito dall’ambiente.

Per esempio, i miei genitori volevano che diventassi un musicista. E così mio padre mi portava a vedere dei film sui musicisti. Voleva che fossi ispirato dalla loro vita, dalla loro gloria, dalla fama che dava loro il mondo, e voleva che anch’io diventassi come loro. Ma sola cosa che ricordo di tutto questo, è che alla fine concludevano tutti la loro vita e morivano, perché ero un bambino di 6-7 anni.

Usando questi esempi, i miei genitori volevano infondermi il desiderio di studiare musica, ma io non l’ho assorbito e ho sofferto molto quando studiavo in una scuola per musicisti. Questo ci mostra che il superamento di una difficoltà si applica ad una persona che capisce di averne bisogno. Una persona che capisce di non avere altra scelta, ed in questo modo supera il suo desiderio originale e ne acquisisce uno nuovo.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 27.05.2014

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Una transizione verso una famiglia unita

Dr. Michael LaitmanStiamo attraversando un periodo speciale. Se una volta la nostra natura era vicina alla natura dello stadio “animale”, e la vita obbligava una persona ad avere una famiglia, perché senza di essa era molto difficile provvedere a sé stessi, ora con l’aiuto di vari fondi e dello sviluppo tecnologico, siamo perfettamente in grado di essere solitari, e convivere uno con l’altro, non è nei termini del matrimonio, non come una famiglia completa.

E in questo periodo, mi raccomando ancora di sposarsi, fondare una famiglia, dotare ed equipaggiare la vita in questo modo, come ci viene richiesto dalla natura. A volte mi guardano un po’ stranno, come se chiedessi qualcosa di doloroso e indesiderabile.

Oggi, spingere una persona al matrimonio sembra ingiusto. Dopo tutto, tu gli imponi un tale fardello pesante e debilitante che lei non può sopportare.

D’altra parte, è così facile vivere da solo, essere circondato da elettrodomestici che eseguono lavori che precedentemente richiedevano grandi forzi. L’uomo accende l’aspirapolvere, getta le cose in lavatrice, va al supermercato, acquista cibi pronti, li mette in frigorifero o subito nel forno a microonde, sposta indumenti lavati nell’asciugatrice e persino tira un ferro da stiro, come una cosa inutile.

La vita quotidiana è ora molto più semplice rispetto a prima, ma non aiuta l’istituzione familiare. Dovrebbe essere un sollievo che tutti i tipi di dispositivi fanno per voi la maggior parte del lavoro in casa, che non è necessario lavare i pannolini per il bambino e cucinare per lui un pasticcio … È così facile e semplice – e pure così difficile.

Qui siamo di fronte ad un problema serio, e se vogliamo vedere il bene, un prospero futuro per l’umanità, che avanza (cammina) nel modo giusto, allora, ovviamente, dobbiamo, prima di tutto, prenderci cura delle persone stesse. Esse hanno bisogno di essere addestrate in generale, nelle questioni fondamentali e capire che cosa significa essere un umano, connesso con gli altri.

Dopo tutto, prima i nostri legami con la famiglia, con i genitori e figli, con l’ambiente nei luoghi di lavoro e nella comunità erano molto più facili. Le persone viaggiavano e volavano di meno, non cambiavano così spesso un luogo di lavoro e anche la professione. La vita la si passava spesso in un “angoletto”, in un piccolo segmento ed era meno dinamica, più statica, calma e stabile. Oggi, prendiamo atto che il ritmo è aumentato e segue molti cambiamenti, e perciò riteniamo che la famiglia sia molto opprimente.

Ecco perché per primo bisogna garantire il giusto insegnamento alle persone, per cambiarla interiormente, per far vedere a loro l’essenza di ciò che accade. E che non importa se la vita è cambiata, se veniamo fuori dalla natura, che ci incoraggiava a vivere in tribù, in famiglie, in villaggi, in città, non importa se il mondo intero è diventato come un luogo unico di avanzamento per tutti – e nonostante questo, dobbiamo compilare quello, che abbiamo perso. Prima abbiamo i rapporti naturali con la famiglia e i vicini, con la città, il paese – e ora noi dobbiamo compensare la loro assenza.

Senza questo l’uomo rimane derelitto, abbandonato, come se si fosse perso. Egli può allontanarsi dai genitori e quasi non chiamarli, e comunicare con gli amici di tanto in tanto e sopratutto attraverso Internet. In generale, il nostro ambiente di vita si trasforma in un ambiente virtuale. Nel web trovo compagnia per un’ora e spesso questo mi basta.

In generale, si tratta di una fase di transizione temporanea, che durerà fino a quando una persona non constaterà che il divario tra essa e l’ambiente si compensa da solo…

Ho iniziato la mia vita nel grembo di mia madre, ho continuato in braccio a lei, e poi sono andato all’asilo, a scuola – e tutti questi passaggi mi hanno aggiunto un “avvolgente” dell’ambiente in cui devo svilupparmi a tal punto da sentirmi come una parte integrante di esso, connesso al resto delle persone così come lo ero con mia madre attraverso il cordone ombelicale.

Idealmente, ogni espansione di questo ambiente, non deve arrivare da una rottura. Andando a scuola materna, non la faccio finita con tutto – al contrario, mi stanno insegnando di un legame ancora più stretto con nuovo ambiente, e in questa scuola materna mi sento come a casa, e a casa – come nella madre.

Poi il tempo passa, e mi connetto con l’ambiente scolastico sulla base di un buon rapporto tra dare e ricevere, così cordiale che mi sento qui, come attaccato al seno di mia madre, perchè stiamo strettamente saldati insieme nell’amore e nel riempimento reciproco. Alla fine, entrando nel mondo, continuo a lavorare con l’ambiente sul principio della compensazione reciproca dei collegamenti necessari, e ci sentiamo come un’unica famiglia.

In realtà, nella vita mi mancano solo tali sforzi compensativi – da parte mia verso l’ambiente e da parte sua verso di me.

Dal Programma 213 “Una Nuova Vita”, 22.07.2013

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È possibile realizzare un’immagine oggettiva della realtà?

Dr. Michael LaitmanDomanda: Noi vediamo le stagioni mutare, il giorno e la notte alternarsi, ed i cambiamenti nella vita in natura. Si tratta di una comprensione oggettiva del tempo o di una sensazione del tutto soggettiva?

Risposta: Non esiste comprensione oggettiva di alcun tipo. Se percepisco qualcosa come spettatore, non può essere oggettiva in alcun modo. Anche se qualcuno mi dice ciò che vede, ma io sono colui che ascolta quello che dice, io percepisco e sento a modo mio.

Non ci può essere alcuna forma di oggettività. Se una persona percepisce solo i propri sentimenti e non sa nulla di ciò che sta accadendo a parte questo, non ci può essere alcuna forma di oggettività.

Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda la percezione del tempo, del luogo, e del movimento, che esistono all’interno di una persona. Uno spettatore con sensi diversi avvertirebbe un mondo totalmente diverso. Sappiamo che i nostri sensi percepiscono solo una piccola parte della realtà.

Tuttavia, percepiamo qualcosa che non può essere percepito, nonostante la nostra personale realtà individuale. Vi è in realtà un certo intervallo che noi non percepiamo anche nella nostra percezione soggettiva, ma abbiamo capito che non possiamo percepire.

Non abbiamo idea di cosa possa esistere a parte questo. La ragione è che non possiamo superare la nostra mente e conoscere qualcosa che non abbiamo mai sentito. Possiamo sentire solo se cambiamo i nostri sensi.

Ma anche se abbiamo nuovi sensi, chi può garantire che percepiremo un’immagine oggettiva? Dopo tutto, è anche raffigurato solo nei nostri sentimenti.

Una percezione oggettiva della realtà può essere raggiunta solo quando usciamo dai nostri sensi. Non abbiamo bisogno di cambiarle, ma semplicemente salire sopra di loro verso qualcosa che è assoluto. Per fare questo, abbiamo bisogno di una scienza speciale e questa opportunità viene solo dalla saggezza della Kabbalah.
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Favole nocive per i bambini

Dr. Michael LaitmanNotizie (dal Blog di Scientific American): “La letteratura e il cinema sono ricchi di topolini parlanti e papere che portano vestiti (anche se occasionalmente sono raffigurati senza pantaloni) e cani che si collocano da cani, bene, a cani che potrebbero anche essere persone.

“I racconti sono uno dei metodi principali che la nostra specie usa per capire il mondo naturale. Dare attributi umani agli animali non è per niente un fenomeno recente: dèi antichi spesso erano ibridati umani-animali (o animali come umani). Nel racconto classico illustrato da Arthur Rackham, tre orsi siedono intorno ad una tavola e mangiano avena, come essere umani.

“Questi animali-gente antropomorfi nella nostra cultura sono dati come onnipresenti, una psicologa dell’università di Toronto, Patricia A. Ganea si chiede come questo tipo di rappresentazioni influisce sul modo di pensare dei bambini rispetto agli animali veri.

“I bambini piccoli hanno già difficoltà a distinguere la realtà dalla fantasia, specialmente prima di aver raggiunto il loro quinto compleanno. E mentre tanti bambini sono in grado di distinguere la realtà dalla fantasia quando si tratta di rappresentazioni visive di animali, per cui la distorsione può anche essere rispecchiata nel contenuto della storia stessa. Scrive Ganea, ’La coscienza umana, la sapienza, le abilità spesso sono attribuite a personaggi animali (ad esempio le foche risolvono i misteri, i gatti costruiscono le case, e i topolini guidano le macchine) e anche gli oggetti inanimati (ad esempio le lampade hanno facce e ballano il tango, i treni si sforzano contro ogni previsione a conseguire obiettivi impossibili)’.

“Insieme, i risultati dimostrano che il linguaggio conta di più che l’illustrazione quando si tratta di imparare a conoscere la biologia e la psicologia degli animali. Anche quando i racconti sono accompagnati da immagini realistiche, se il linguaggio era antropomorfo, i bambini hanno trasferito quella falsa conoscenza ad animali veri.

“Soprattutto, non è solo che i bambini non sono riusciti a imparare dei fatti veri quando sono stati esposti al racconto antropomorfo; questi racconti effettivamente hanno reso più difficile per loro imparare. Erano anche più propensi a pensare agli animali in termini umani, dopo aver letto i libri rispetto a non averli mai visti i libri!

“I bambini trasferiscono le abilità fantastiche degli animali non-umani dei loro libri di fiabe nei modelli di vita reale? Se è così, poi questi tipi di racconti potrebbero ostacolare seriamente l’abilità di un bambino ad imparare e ricordare i fatti veri di animali reali, o almeno a distinguere i fatti dalla finzione. Sarebbe vero particolarmente per i bambini in area urbana e suburbana, che hanno poche occasioni per interagire regolarmente con animali reali, almeno rispetto alle loro controparti rurali. Presentare animali a bambini in modo simile agli esseri umani, che agiscono e si comportano come loro è probabile che sia controproducente per l’apprendimento di informazioni scientificamente accurate del mondo biologico e ciò può influenzare la visualizzazione dei bambini del mondo biologico’.

“Il problema è in realtà più diffuso di quanto sembra: adulti umani, almeno negli Stati Uniti, sono anche molto propensi ad infondere ad animali non-umani emozioni e motivazioni simili a quelle degli esseri umani. E’ una linea difficile da solcare. La ricerca sta rivelando sempre di più le somiglianze fondamentali fra la nostra specie e il resto del regno animale, ma ci sono anche aspetti della cultura umana che sono, infatti, unici alla nostra specie. È ragionevole suggerire che un animale può sentire qualcosa di complesso come orgoglio o imbarazzo? Siamo pronti ad attribuire un’emozione simile complessa, senso di colpa, ai cani, ma a uno sguardo più profondo si rileva che mentre i cani infatti hanno uno sguardo ‘colpevole’, probabilmente non sanno che hanno trasgredito. Se i bambini sono abitualmente esposti a questi tipi di rappresentazioni antropomorfe degli animali, non c’è da meravigliarsi che crescono fino a diventare degli adulti che guardano animali non-umani come se fossero persone che indossando abiti per animali.”

Il mio commento: A proposito, nel giudaismo non ci sono racconti di umani che sembrano essere animali, e se la Torà parla di un asino parlante, succede al comando di Dio. La Kabbalah in generale riguarda i testi della Torà come segreto, il cui significato si rivela solo a uno che ha raggiunto l’amore degli amici.
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Un buon esempio

Dr. Michael LaitmanDomanda: Nella società ci sono bambini eccessivamente violenti, aggressivi, che colpiscono anche i loro genitori. Il cerchio integrale li correggerà?

Risposta: In questi casi, è necessario aumentare il livello di educazione e moralità discutendo un comportamento come questo nei circoli. Ed è necessario un buon esempio.

Lasciate che i bambini parlino di amore per i genitori, con delicatezza. Possono ricompensare i loro genitori per quello che hanno dato loro nella prima infanzia, ricordando come la loro madre si prese cura di loro, come il loro padre era preoccupato per loro? La discussione dovrebbe includere anche i bambini normali e quelli aggressivi dovrebbero ascoltarli. In seguito, è necessario fare in modo di includerli nella conversazione, affinché questo penetrerà in loro.

Ma ci deve essere un’ integrazione molto seria, con simpatia ed empatia. Se i bambini aggressivi vedono i loro coetanei più forti seri e sani, come si riferiscono ai loro genitori con amore, comprensione, simpatia e preoccupazione, otterranno un buon esempio da loro.
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(Da Kab. TV “Conversazioni con Michael Laitman ” 12.12.2013)

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L’arma più forte

Dr. Michael LaitmanDomanda: Come possiamo comprendere che i giovani sono pronti a percepire i problemi seri e che possiamo passare da un gioco di ruolo ai dibattiti attuali?

Risposta: Essenzialmente, ogni gioco deve essere seguito da una discussione o le discussioni stesse devono essere tenute nella forma di gioco.

E’ impossibile fare questo in qualche altro modo siccome giochiamo costantemente. Quando cerco di trovare la mia immagine, vedo in realtà che non ce l’ho. Io sono effettivamente gettato da uno stato estremo a un altro. Allora dove trovo la più bella immagine che posso assumere e vestirmi con essa? Devo trovarla durante le discussioni.

Veramente una persona non esiste da sola. Siamo un prodotto della nostra società e siamo nati senza forma e veniamo formattati sotto l’influenza dei nostri genitori, asilo, scuola, le medie, etc. L’ambiente ci ha trasformato in tutto ciò che voleva, come la pasta.

Ora vogliamo chiarire tutto ciò: che cosa ha fatto con me, quali attributi e desideri ho, c’è qualcosa in che in realtà è mio in me? Questo è in realtà lo stato che devo raggiungere, nel quale vedrò che non c’è nulla in me che non è mio.

Più tardi, dobbiamo dimostrare ai bambini che l’attributo migliore è la gentilezza e che può aprire tutto per loro. Se la usiamo giustamente, è un’arma molto potente. Essa ci rende forti e dà una sensazione di sicurezza di sé, ed è utile all’uomo e alla società. Però questo sarà rivelato gradualmente durante le discussioni.

Poi arriva la fase di classificazione di cosa significa questa qualità: gentilezza, buone relazioni reciproche, e una buona connessione.
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(Da Kab.TV “Conversazioni con Michael Laitman” 12.12.2013)

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Un gioco per Gruppi avanzati

Dr. Michael LaitmanDomanda: Parte dei workshops di connessione che abbiamo fatto erano dedicati al chiarimento della differenza tra i sessi. Prima le donne hanno parlato di come vedono gli uomini e di come vedono se stesse.

Poi gli uomini hanno espresso come loro vedono le donne. Questa immagine è stata confrontata, ed è stato sorprendente vedere come siamo diversi.

Dopo di che entrambi, uomini e donne, hanno apparentemente raccolto tutte le loro caratteristiche in alcuni “cestini”, e hanno cominciato a pensare a come soddisfare queste qualità dell’altro sesso: Che cosa vogliono e quello che potevano dare l’uno all’altro? Vale la pena usare esercizi come questo come un gioco in cerchi in famiglia con adolescenti?

Risposta: Questo è molto difficile perché qui è necessario gradualmente staccarti da te stesso, cominciare a pensare con la testa di un’altra persone e vivere nei suoi desideri, entrare in lui. Segue che le abilità sono le mie e i desideri sono suoi, come se fosse vivo con il mio corpo ma con i suoi desideri, nei quali noi completiamo i loro e lui completa i miei. Qui andiamo su un altro livello di cooperazione, in dazione assoluta.

Questa è l’integrazione l’uno con l’altro. Questo è veramente amore puro: non fisico, non platonico, non sessuale, ma precisamente integrazione pura con l’altro. È improbabile che questo esercizio sia appropriato per la famiglia perché in esso le differenze di genere sono offuscate e appariranno diversamente. Se organizziamo questo gioco per un cerchio di adolescenti, allora questo deve essere solo in un gruppo molto avanzato.

Per cominciare, vorrei inserire una discussione fra gli adolescenti in forma di tribunale, dove una persona dovrebbe guardare se stesso da un lato, discutendo con gli altri non dal suo punta di vista ma dal lato dell’altro, come un arbitro. Ecco come avrebbero imparato, a essere flessibili a discutere non solo con se stessi ma anche con gli altri. Questo è ciò che è necessario insegnare loro.
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(Da Kab.TV “Conversazioni con Michael Laitman: 12.11.2013)

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La lotta per la libertà di imparare

Notizie (da Salon): “La scuola è il posto dove i bambini sono spinti a comportarsi in un certo modo, e dove la loro libertà è grandemente ristretta – di gran lunga più ristretta di quanto la maggior parte degli adulti tollererebbe nei propri posti di lavoro. Negli ultimi decenni, abbiamo spinto i nostri figli a passare ancora più tempo in questo genere di condizioni, e c’è una forte prova (raccolta nel mio recente libro) di come questa situazione stia provocando danni psicologici seri a molti di loro. Inoltre, sempre più scienziati hanno riconosciuto come i bambini imparano in modo naturale, e sempre più di noi sono arrivati a capire che i bambini imparano più a fondo e di più, e con grandissimo entusiasmo, in condizioni che sono quasi opposte a quelle della scuola.[…]

“La maggior parte degli studenti – che siano bravissimi, discreti o incapaci – hanno perso l’entusiasmo per imparare al momento in cui raggiungono la scuola media o quella superiore. In una recente ricerca di studio, Mihaly Czikszentmihalyl e Jeremy Hunter hanno dotato più di 800 studenti di 33 diverse scuole medie e superiori di tutto il paese, di speciali orologi da polso che fornivano un segnale in momenti diversi della giornata. Ogni volta che il segnale appariva, essi dovevano riempire un questionario indicando dove si trovavano, cosa stavano facendo, e quanto felici o infelici erano in quel momento. I livelli più bassi di felicità, di gran lunga, si sono presentati quando i ragazzi erano a scuola ed i livelli più alti quando erano fuori da scuola a giocare o a parlare con gli amici. A scuola, erano spesso annoiati, ansiosi o tutte e due le cose. Altri ricercatori hanno dimostrato che, in ogni grado successivo di classi, gli studenti sviluppano delle attitudini negative sempre crescenti verso ciò che viene insegnato, soprattutto matematica e scienze.[…]

“Quando le scuole sono state sostituite dallo stato che le ha rese obbligatorie, e si sono indirizzate verso fini secolari, la struttura basilare e i metodi di scolarizzazione non sono cambiati. I successivi tentativi di riforma sono falliti perché, sebbene abbiano tentato di aggiustare un po’ della struttura, non hanno modificato il progetto di base. Il metodo dalla A alla Z, e della lezione con relativo esame, nel quale l’apprendimento è motivato da un sistema di ricompense e punizioni invece che dalla curiosità o da un qualunque reale e sentito desiderio di conoscere, è ben ideato per allenare all’indottrinamento e all’obbedienza ma non per molto altro.[…]

“Come società, siamo portati a minimizzare queste scoperte. Non siamo sorpresi dal fatto che imparare non sia piacevole. Lo pensiamo come una medicina che sa di cattivo, difficile da ingoiare, ma positiva a lungo termine per i bambini. Molte persone pensano perfino che la grande sgradevolezza della scuola sia un bene per i bambini, perché in questo modo impareranno a sopportare i fastidi, perché la vita dopo la scuola non è piacevole. Forse questa triste visione della vita deriva dalla scuola. Naturalmente, la vita ha i suoi alti e bassi, che siamo grandi o bambini. Ma ci sono un mare di occasioni per imparare a tollerare ciò che non è piacevole senza aggiungere in mezzo un modo di imparare sgradevole. La ricerca mostra che le persone di tutte le età imparano meglio quando sono auto-motivate, quando inseguono le questioni che sono le loro questioni reali, ed obbiettivi che sono gli obbiettivi della loro vita reale. In queste condizioni, imparare è di solito gioiso!

“[…] le spinte e le capacità naturali dei giovani ad imparare sono pienamente sufficienti per motivare tutta la loro educazione. Quando vogliono o hanno bisogno di aiuto dagli altri, lo domandano. Non dobbiamo costringere le persone ad imparare; tutto quello che dobbiamo fare è di far avere loro la libertà e le opportunità per farlo. Naturalmente, non tutti impareranno le stesse cose, nello stesso modo, o allo stesso tempo. Ma si tratta di una cosa buona. La nostra società prospera sulla diversità. La nostra cultura ha bisogno di persone con molti diversi generi di capacità, interessi e personalità. Soprattutto, abbiamo bisogno di persone che si buttino nella vita con passione e che si prendano la responsabilità di loro stessi nel corso della vita. Questi sono i comun denominatori delle persone che si sono fatti carico della loro stessa educazione”.

Il mio commento: La scuola appare ancora come un’istituzione stabilita per la produzione di esseri umani che eseguono come servivano ai tempi di Charlie Chaplin. Era necessario cambiare la scolarizzazione molto tempo fa, ma anche coloro che sostenevano un nuovo sistema di educazione non hanno mostrato alcun consenso. Il problema è che nessuno capisce la struttura del nuovo mondo: integrato, unito, interconnesso, al quale le persone dovrebbero essere adattate per entrare integralmente nella struttura del mondo. Una persona può essere cambiata solamente attraverso il metodo dell’educazione integrale.
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