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Elevati col fine di giustificare tutto

Nella Lettera 1 di Baal HaSulam c’è una parabola su di un re che si affezionò tanto ad un suo servitore, da volerlo elevare al di sopra di tutti i ministri …

Nominò il servitore come funzionario della guardia della porta della città e disse ad un ministro, che era un abile burlone, di fingere di mostrarsi contrario al regno …

Il ministro fece come il re gli aveva ordinato e con grande saggezza ed astuzia, finse di guerreggiare contro la casa del re. Il servitore rischiò la sua vita e salvò il re, lottando con devozione e valore contro il ministro, fin quando il suo grande amore per il re fu evidente a tutti.

Poi, il ministro si tolse l’abito e ci fu un gran riso perché aveva lottato così ferocemente per accorgersi poi che lì c’era stata solo finzione e che non era reale … Ogni elemento individuale di questa terribile guerra era diventato un giro di risate ed allegria …

(Poi per la seconda volta il re) disse a quel ministro che doveva vestirsi come un ladro ed assassino e muovere guerra feroce contro di lui. Il re sapeva che nella seconda guerra, lui avrebbe mostrato grande saggezza (Chokhmà) ed avrebbe meritato di restare a capo di tutti i ministri.

Allo stesso tempo, il servitore ereditò la “saggezza” (Chokhmà) dalla conoscenza posteriore e dall’amore della conoscenza precedente e quindi è stato innalzato per l’eternità.

È vero che tutte le guerre in questo esilio sono una vista meravigliosa e tutti sanno dentro di sé che tutto è una specie di ingegno ed allegria che porta solo il bene. Tuttavia, non c’è nessuna tattica per alleviare il peso della guerra e della minaccia su di sé.

In realtà non sappiamo perché dobbiamo attraversare tutte le sofferenze, i problemi, le guerre e la confusione e dall’altro lato, i chiarimenti, i successi, gli errori … Quale è lo scopo di tutta questa sofferenza?

Più tardi, in questo cammino, ci rendiamo conto gradualmente di come, partendo da questo, acquisiamo conoscenza, saggezza, potere e comprensione del sistema generale.

Studiamo le azioni del Creatore che ci vengono date, e come risultato Lo realizziamo e Lo capiamo, come è scritto, “Dalle tue azioni, ti conosceremo”. In base alla misura in cui Lo capiamo, cominciamo a sentirlo.

Tuttavia, la ragione per la quale, senza dubbio, dobbiamo arrivare a questo per mezzo di un cammino difficile, non ci è chiara. Adesso, mentre siamo ancora nel cammino della correzione, non siamo capaci di capirlo, ma solo quando ci eleviamo allo stato di perfezione al di sopra delle limitazioni, possiamo farlo. Allora, otterremo la mente e le sensazioni necessarie, i mezzi che ci abilitano a scoprire la giustificazione di questo cammino.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.06.2011, “Una parabola su di un re”)

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I problemi globali dell’umanità

Opinione: (M. Delyagin, Direttore di Ricerca dell’Istituto degli Studi sulla Globalizzazione (IPROG), kapital.rus.ru): La crisi finanziaria mondiale è semplicemente una manifestazione esteriore della trasformazione integrale dell’umanità verso una nuova struttura radicale della società umana.

La tecnologia per analizzare l’informazione ha ceduto il passo ad una piccola elite amministrativa. Di conseguenza, il 70% della popolazione non è necessaria e deve essere utilizzata, sia fisicamente che socialmente. La comunicazione globale ha creato l’affare più redditizio: plasmare l’opinione pubblica. Questo cambia qualitativamente il carattere dello sviluppo umano; mentre precedentemente, nel corso della storia l’umanità cresceva per mezzo dei cambiamenti dell’ambiente, oggi per sopravvivere, comincia a sentire la necessità di cambiare se stessa.

Pertanto, tutte le scienze sviluppate in precedenza fino ad oggi, non solo saranno incapaci di aiutarci nella nostra evoluzione successiva, ma la ostacoleranno, perché appartengono a tutta l’umanità. Di fatto oggi non è il mondo che ha bisogno di cambiare, ma l’uomo, il che significa la destituzione della scienza e della rivoluzione tecnica.

Le comunicazioni semplificate erodono il sistema governativo. La società civile mondiale è chiamata a limitare i governi mondiali. La pubblicità mondiale ha imposto alla società di arrivare ad un alto grado di consumismo, il che sfocia nella tensione, il terrore e l’immigrazione.

La profondità della crisi finanziaria mondiale viene sottovalutata a causa della mancanza di comprensione del fatto che il vecchio modello dell’evoluzione globale ha fatto il suo corso. Urge un sistema finanziario qualitativamente nuovo. L’integrazione dell’umanità ha superato la capacità di controllo, richiede un passo indietro e la restaurazione della sua amministrazione, semplificando il processo del suo sviluppo.

Siamo chiamati ad una rivoluzione intellettuale per formare un nuovo tipo di coscienza, il che offrirà all’umanità di uscire dalla paralisi, non estinguendo le sue parti, ma facilitando il progresso collettivo.

Nella nuova era dello sviluppo umano è necessario fare quanto segue:

  1. Capire l’essenza del nuovo stato dell’evoluzione dell’umanità;
  2. Definire il modello del prossimo sviluppo umano;
  3. Identificare i principali problemi (le sfide) che richiedono una soluzione, i quali plasmeranno il progresso della società all’interno dei parametri di questo modello;
  4. Lavorare in base a regole specifiche per le organizzazioni internazionali, governative ed aziendali;
  5. Formare e dirigere nell’opinione pubblica ed in quella dell’elite, l’armonia dello sviluppo umano in un nuovo contesto evolutivo.

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Scalare i livelli dei mondi spirituali

Domanda: E’ egoista l’amore della madre verso suo figlio e l’amore tra marito e moglie?

Risposta: Questo amore non è considerato egoista. Tutti i nostri desideri si dividono nei livelli, inanimato, vegetale, animato ed umano (1, 2, 3, 4). I livelli del desiderio inanimato che nascono nella persona sono simili ai desideri degli animali, solo che questi sono più sviluppati. Essi includono i desideri della madre in relazione a suo figlio oppure i desideri che appaiono tra gli sposi.

L’attitudine istintiva della madre verso suo figlio non è egoista. La natura obbliga un essere umano (la madre) a comportarsi in questa maniera per soddisfare il desiderio di un’altra persona (il figlio). D’altro canto, l’ego è il desiderio di provare piacere a spese di un altro essere umano, ovvero, è quando voglio sentirmi bene a spese di un altro. Anche il fatto che qualcuno si trovi in una cattiva situazione può darmi piacere.

Questo tipo di piacere potrebbe dividersi in molti livelli, ad esempio, posso ottenere piacere nel rendere schiava un’altra persona. Esiste anche il piacere nella possibilità di farle del male, di umiliarla e causarle sofferenza. Il piacere di sfruttare gli altri, più che un desiderio naturale di provare piacere, viene considerato egoista.

Il mio desiderio di ottenere piacere dagli alimenti saporiti, dalla comunicazione con i miei figli o da qualcosa nella vita che non fa del male a nessuno, non è considerato egoismo. Le azioni egoistiche sono dirette ad usare gli altri per un beneficio personale.

Riveliamo il nostro vero egoismo (spirituale) nel livello “umano” quando arriviamo al gruppo. Allora, cominciamo a sentire un’ostilità speciale verso ognuno e mettiamo un muro tra di noi.

In base alla misura in cui vogliamo riuscire ad avvicinare tutti, a studiare insieme, ad avere dei pasti in comune e ad unirci con il fine di raggiungere l’attributo della dazione, in questa misura sentiamo anche un odio più grande verso gli altri, un’avversione ed una ripugnanza nel connetterci. Il nostro ego si manifesta in questo momento in particolare. Questo non è presente nella gente comune; solo coloro che vogliono connettersi per raggiungere la spiritualità lo hanno. Queste persone scoprono che non possono farci niente. Perché? Perché più tardi svilupperanno una necessità per la forza superiore.

Da dove viene questa forza? È presente inizialmente in un sistema perfetto e scompare (si occulta) più tardi come risultato della sua frammentazione. Questa forza esiste, ma si nasconde dentro. Se cerco di unirmi ai miei amici e non sono capace di farlo, il mio livello di egoismo mi si rivelerà sempre di più (fino ad una certa misura). Questo sarà il mio primo livello spirituale, il 1° dei 125 dell’ascesa totale.

Lavoro a questo da mesi, fino a raggiungere lo stato in cui non sarò capace di superare me stesso. Allora, svilupperò il bisogno della Luce, la quale era solita riempirci e adesso è nascosta dentro e vorrò che arrivi, che si riveli e che ci connetta.

Questo requisito libera per me il primo livello spirituale; il mio amico, me e la Luce superiore tra di noi. Più tardi, il mio scopo sarà di raggiungere il prossimo livello, nel quale l’ego crescerà anche di più e scatenerà un odio che non sapevo neppure esistesse.

Sarò irritato e ripugnato per le piccole cose nel mio amico. Insieme, dovremo lavorare duro ed ascenderemo al secondo dei 125 livelli e così via fino alla fine della correzione.
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(Dalla 1° lezione del Congresso in Spagna del 3.06.2011)

Nascere e crescere in un gruppo

Lavorare in un gruppo è estremamente importante. Senza il gruppo, una persona non può fare passi in avanti. Studiare la teoria dalle fonti autentiche non è di aiuto in nessun modo ad una persona, perché non si possono ottenere dei cambiamenti solamente con la teoria.

Una persona si deve inserire in un “laboratorio”: lavorare in un gruppo, esserne influenzata, volta per volta abbassare la testa davanti al gruppo, ed esaltarlo ai suoi occhi in modo che gli amici possano avere un impatto sul suo animo. Ed in altre circostanze, sarà il contrario: una persona dovrà esaltarsi attraverso la dazione al gruppo e guardare agli amici come se fossero più piccoli. Questo è il modo in cui il lavoro viene fatto, reciprocamente e, ne consegue, che dipende da quale delle due forze vengono impiegate in un preciso momento.

La mia anima futura è la “resistenza” nella catena spirituale completa, posta tra il “più” ed il “meno”. A volte, lavoro nel gruppo usando la mia forza positiva e altre volte usando quella negativa. Dunque, ci sono delle volte in cui ricevo un ulteriore potere positivo dal gruppo, e delle volte in cui ne ricevo di negativo. Questo è il modo in cui la mia “resistenza” si sviluppa e si avvicina ancora di più al gruppo, impegnandosi in esso fino a quando non ne divento una sua parte interiore.

Dopo essere entrato in un gruppo, divento come una goccia del seme deposto dentro un utero ed incomincio a crescere. Se, con tutto il mio egoismo iniziale, sono in grado di annullarmi nel gruppo come sua parte integrante, vengo considerato come un “embrione”. Immediatamente dopo, il mio desiderio egoistico incomincia a crescere progressivamente. Così incomincio ad attraversare le fasi dello sviluppo avendo rinunciato a me stesso davanti al gruppo.

  1. La fase iniziale è considerata come “i nove mesi del concepimento”, che è la prima fase dello sviluppo. Dopo averla completata, sono nato
  2. Poi inizia la seconda fase: il mio egoismo diventa sempre più grande, ed io mi annullo davanti al gruppo ancora di più. Ma questa volta, lo faccio più proattivamente – lavoro nella dazione verso gli altri. Questo periodo di “infanzia”, di piccolo stato, è chiamato “i due anni del nutrimento”.
  3. Poi, mi dirigo verso la terza fase dello sviluppo egoistico e raggiungo i “13 anni di età”.
  4. Al di là di questo punto, posso gradualmente iniziare ad impiegare tutto il mio egoismo al fine di donare, fino a quando non divento un essere umano completo (Adamo) a vent’anni di età ed oltre.

Percorro tutto questo processo utilizzando il mio egoismo, il quale si sviluppa insieme alle mie azioni, come è mostrato dalla linea temporale (t) nel grafico qui sopra.

Dunque, un utilizzo pratico della saggezza della Kabbalah prevede l’inclusione in un gruppo e poi nel mondo intero, che segue il nostro esempio ed incomincia a svilupparsi allo stesso modo.
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(Dalla 2.a lezione del congresso di Roma del 21.05.2011)

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L’amore è una strada a due corsie

Domanda: Come si spiega agli uomini la necessità dell’amore?

Risposta: Si può amare il pesce da mangiare a pranzo, si possono amare i nostri figlioletti, e si può amare il prossimo e il Creatore. La stessa parola indica delle nozioni completamente diverse.

Vale la pena esaltare l’amore per il prossimo ad una persona che ama il pesce? Come si può descrivergli il piacere della dazione? Cosa capirebbe? Che deve dare il suo pesce a qualcun altro? Questo è amore?

Che cosa significa amare il prossimo? Questo amore ha un significato completamente diverso. Amare il prossimo, cioè un altro uomo, significa unire il suo desiderio al nostro e usare il nostro desiderio per appagare il suo. Allora ci uniamo in un unico insieme, dove io appago l’altro e l’altro è appagato. In cosa l’altro si appaga? Nel suo desiderio. Nel suo desiderio in relazione al mio, che è come Malchut in relazione a Zeir Anpin. Io sono come il Creatore, e l’altro è come la creazione. Questo è ciò in cui consiste il mio lavoro.

Dunque, “amore” è la relazione tra il Creatore e la creazione. Solamente questo è amore, cioè l’atteggiamento della creazione verso il Creatore. Se io riesco a costruire questo genere di atteggiamento verso gli altri o, in altre parole, se acquisisco la qualità del Creatore, la qualità della dazione, e per mezzo di questa qualità mi rapporto al desiderio del mio prossimo proprio come fa il Creatore, ne consegue che il Creatore è dentro di me, ed io compio l’azione necessaria rispetto al mio prossimo. Questo significa che io amo il mio prossimo.

Noi non abbiamo il diritto di usare la parola “amore” in nessun altro significato, contesto, o situazione. Altrimenti lo confonderemmo con il nostro “amore per il pesce”.

Stiamo parlano dell’intensità con la quale il Creatore, la qualità della dazione, si riveste in me. Prima di tutto dobbiamo mettere in pratica il principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“. In questo modo divento neutrale. Dopo di che, devo acquisire il desiderio dell’altro invece del mio. Il desiderio dell’altro uomo deve diventare più importante del mio e quindi innalzo l’altro al di sopra di me. In questa caso, sono pronto a fare di tutto per l’altro, proprio come lo farei per mio figlio se fosse ammalato. Sono completamente “assorbito” nel suo desiderio; ed è questo che mi spinge ad agire.

In questo modo sono esattamente uguale al Creatore, come Zeir Anpin che riceve una richiesta da Malchut. Più il desiderio dell’altro è in grado di spingermi a donare, di più io mi elevo rispetto a lui. Questo è amore. Lo capite come è diverso questo amore dalle nostre nozioni attuali?

Più sono capace di donare ad un altro uomo, di più gli fornisco la Luce della correzione. Infatti, c’è una garanzia mutua tra di noi. Io non colmo il suo desiderio egoistico, ma rivelo dentro di lui il desiderio di essere in un unico sistema con me, in modo che la Shechina possa regnare tra di noi. Quindi, che cosa dovrei fornirgli? Devo dargli il mio appoggio nel sostegno reciproco, che è lo stesso che fa lui per me rivelandolo nel suo desiderio. Questo è amore.

Nessuno deve indugiare nell’egoismo dell’altro. Io non rivelo il desiderio egoistico nell’altro uomo, ma il desiderio della garanzia mutua al fine di rivelare il Creatore nella relazione che c’è tra noi due. Il Creatore non può essere rivelato in un uomo o nel suo atteggiamento verso un altro uomo, a meno che questo atteggiamento non sia fortificato dalla reciprocità.

L’amore non funziona a senso unico. E’ una strada a doppia corsia. Richiede una rete di collegamento attraverso la quale gli impulsi della dazione possano scorrere, una rete attraversata da sentimenti di amore, di relazioni di sostegno reciproco attraverso le quali ci rafforziamo a vicenda.

In questo contesto, l’egoismo viene messo da parte, senza alcun calcolo di appagamento. Infatti, noi ci innalziamo al di sopra dell’egoismo, in quanto ci connettiamo tra di noi con l’intenzione reciproca di farlo per il bene della dazione. E quando la nostra unione raggiungerà uno specifico livello di intensità, creando una rete al di sopra di noi, allora riveleremo il Creatore, la reciproca qualità della dazione e dell’amore che esiste tra di noi.

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011 “Matan Torà -La dazione della Torà”)

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Voglio essere un bambino!

Domanda: Qual è il metodo di insegnamento kabbalistico per i bambini?

Risposta: E’ molto facile spiegare qualsiasi fenomeno ad un bambino, solo che a noi sembra difficile, ma non è così.

È scritto che chi insegna ad un bambino è come se scrivesse su un foglio di carta bianco, mentre quando cresciamo, dobbiamo scrivere sulla carta sulla quale abbiamo scarabocchiato. Prima dobbiamo neutralizzare i nostri pensieri, i desideri, i pregiudizi e i preconcetti, dobbiamo cancellare molte cose dall’interno e solo dopo possiamo cercare di scrivere qualcosa; però l’esperienza dimostra che è molto facile lavorare con i bambini.

Ho visto questo esempio su mio figlio. Quando cominciai a studiare con il Rabash, ripetevo a casa il materiale che avevamo letto durante la lezione. Mio figlio di sette anni si sedeva con me ed io gli ripetevo di nuovo il testo per avere una migliore comprensione del materiale. Vedevo che lui lo percepiva e ricordava meglio di me; gli facevo delle domande e lui rispondeva correttamente.

Allora capii che più una persona è pura, pur essendo un bambino, più percepisce la Kabbalah in modo naturale. Questo perché in realtà è una scienza della natura e lo vediamo con i bambini. Sono geloso della naturalezza con la quale tutti loro la percepiscono!

Molte cose si registrano in loro semplicemente attraverso la ripetizione, senza averle sentite, perché il loro meccanismo sensoriale non si è ancora sviluppato. La sensazione verrà dopo, durante il tempo dell’eruzione ormonale, ma allora saranno già pieni di diverse leggi e formule. Così, una volta che i loro ormoni cominceranno a lavorare ed i desideri a nascere, sapranno come regolarsi.
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(Dalla lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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Non Essere Un Asino Nel Banchetto Del Re

Domanda: se il Creatore ha creato tutto così perfetto, perché dobbiamo correggere qualcosa?

Risposta: si, ma non siamo ancora nello stato che Lui ha creato; ne siamo al di fuori, dietro ogni genere di veli, di occultamenti. Questi schermi hanno a che fare solo con noi, poiché siamo noi a sentire l’occultamento.

Il Creatore ha creato solo uno stato considerato come il Mondo dell’Infinito. Tuttavia, per sentire di essere in realtà in questo Infinito, dobbiamo accumulare ogni tipo di esperienza.

Supponiamo che qualcuno voglia allettarmi con un piatto esotico, però per far si che io apprezzi realmente il suo sapore, ho bisogno di desiderarlo. Si suppone che io abbia un’idea di cosa sia e di come si mangi, altrimenti, non lo capirò; allo stesso modo del fattore menzionato nel Libro dello Zohar, che visse tutta la sua vita in una fattoria, seminava il grano e finché non visitò una città, neppure sospettava quante cose deliziose si potevano fare partendo dalla fattoria. Tutto quello che conosceva era il grano non lavorato.

Quindi, anche stando nel Mondo dell’Infinito, lo sentiamo come fa un asino, masticando il grano non lavorato. Eccetto il semplice “grano” e “l’acqua”, non desideriamo altro. Non sentiamo nella Luce dell’Infinito tutte le delicatezze che il Creatore ha preparato per noi.

Allora, come cominciamo a desiderare la Luce che riempie l’Infinito ed a sentirla in tutte le sue manifestazioni, in tutta la sua profondità, con totale chiarezza? Non abbiamo questa necessità. Dobbiamo crearla dentro di noi.

Con il fine di costruire un desiderio di odorare la torta più dolce invece del grano non lavorato, per sentire l’Infinito invece della Luce più piccola Nefesh di Nefesh, rimanendo nello stesso stato e la stessa Luce, abbiamo bisogno di coltivare il desiderio. Questo cresce mediante l’occultamento, quando gli viene mostrata un po’ di Luce, la quale dopo si occulta un’altra volta, è esposta e dopo nascosta. Ciò è considerato “civettare”, è un gioco.

Questo è un gioco molto serio, visto che l’occultamento incrementa il desiderio. È così che la Luce gioca con noi, mostrandosi ed occultandosi. Per questo ci ritiriamo dal Mondo dell’Infinito e ce ne separiamo mediante numerosi occultamenti, fino a quando arriviamo in questo mondo, nel suo occultamento totale.

Tutto quello di cui abbiamo bisogno è il desiderio e nell’istante in cui lo otteniamo, riceveremo la preziosa “torta”. Non appena cresce un po’ di più, mi sarà data una delizia ancora più grande. Ad ogni nuovo passo, ho bisogno di incrementare il mio desiderio e la Luce superiore comincia ad illuminarmi in tutta la sua forza. Il mio desiderio mi apre per connettermi a Lui, permettendo a Lui di entrare in me.

Il Creatore ha creato tutti questi stati dall’inizio, però, di tutto l’Infinito, in questo momento, puoi sentire solo la più piccola Luce di Nefesh. Questo perché non hai un tuo desiderio di desiderarlo specificamente, affinché tu senta dolore per la sua mancanza.

Il desiderio deve essere totalmente nuovo, a differenza del tuo desiderio istintivo. Lo ricevi forzandoti, dominandoti e lottando contro tutta la tua natura. Quando cominci a volere tanto questa Luce, allora sarà un desiderio autentico. In altre parole, hai bisogno di desiderare la dazione!

In questo momento, sembra qualcosa di completamente stupido, un certo tipo di dazione ed un amore strano. Tuttavia, queste sono semplicemente parole che ci sono familiari, però rappresentano un nuovo tipo di desiderio che non esiste ancora in noi.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4 Maggio 2011, Talmud Eser Sefirot)

Preghiera per la Società

Tu ed io non siamo stati creati per caso. Il Creatore ha voluto che la creazione diventasse come Lui e tutto quello che ci succede ci porta verso questa meta. Pertanto, lungo questo cammino, dobbiamo renderci conto che siamo divisi, separati e che ci odiamo reciprocamente. Tuttavia, riceviamo la forza per unirci al di sopra di quest’odio, il quale si incrementa gradualmente sempre di più. È così perché non possiamo imporci ed elevarci al di sopra di tutto l’odio che regna in tutti noi in un sol colpo; però se possiamo superarlo poco a poco, passo dopo passo, allora acquisiremo la qualità della dazione, l’attenzione reciproca, la cura, la qualità di Binà che non ci permettono di fare agli altri ciò che noi odiamo. Dopo di che raggiungiamo l’amore per il prossimo “come per noi stessi”.

È per questo che tutta la scienza della Kabbalah, che è chiamata la scienza della verità, parla solo dell’unità. Questo perché nell’unità, noi, la gente, raggiungiamo la qualità del Creatore.

Se le persone si riuniscono e si uniscono in un desiderio di moltiplicare le forze di ognuna e danno alle altre la garanzia che attraverso i loro sforzi comuni possono arrivare alla meta desiderata ed ottenere una maggiore sicurezza, questa viene chiamata “una società di pagliacci e bugiardi”. È così perché pensano che attraverso la loro unità saranno capaci di ottenere un maggiore beneficio egoista. Pertanto, la preghiera comune agisce in maniera distruttiva e le separa dalla meta.

La persona deve capire che si unisce agli altri solo per discernere il modo di ascendere al di sopra della sua natura. Non per ricevere una forza maggiore dalla società o per soddisfare le esigenze del suo egoismo, ma per entrare all’interno di questa società e cominciare a darle. Questa è l’unica forza che dobbiamo cercare.

La forza della dazione alla società proviene dalla Luce, dal Creatore, da ciò che è nascosto all’interno delle relazioni della persona con la società, con il gruppo; vale a dire che il gruppo deve essere composto da persone che si uniscono proprio per raggiungere il Creatore, la qualità comune della dazione.

Il Creatore non esiste separato dalla sua creazione. L’attributo della dazione comune non esiste, a meno che non ci sia una persona che lo riveli. Pertanto, se una persona si include nel gruppo che aspira alla qualità della dazione e lì desidera trovare questa forza, raggiungere questa qualità, comincia a capire, partendo dalla sua unità con gli altri, che questo impegno per la società, all’interno del quale esiste l’attributo della dazione, o l’impegno per il Creatore, che è la stessa cosa, è la preghiera della società.

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Entrare in una nuova terra

Domanda: Quali sono i segni che indicano la vicinanza di un uomo all’uscita dall’Egitto?

Risposta: Un grande desiderio di unirsi agli altri è segno di essere vicini alla fuga dall’Egitto, perché l’uomo capisce che può essere salvato solo unendosi con gli altri. Allo stesso tempo egli vede di non essere in grado di realizzare questa unione, perché non ci sono scintille di dazione dentro di lui.

Ma egli sente anche l’esistenza della forza superiore: “Non esiste nulla tranne Lui”. Questa forza gli dona i due sopracitati stati ed egli è così pronto a tirarsi fuori con questa forza dal suo stato per raggiungere la connessione.

La mia connessione con gli altri si chiama “L’uscita dall’Egitto”. Significa che sto fuggendo via dal mio antagonismo verso gli altri e dal mio stesso male verso la libertà ed il bene. Questa è la libertà dall’angelo del male, dalla separazione, che io percepisco come la morte. Ed in questo modo ottengo la connessione con gli altri, che per me rappresenta la vita.

“Entrare in una nuova terra” vuol dire che mi sono messo in sintonia con la rete nella quale tutti sono connessi, e qui c’è un nuovo desiderio governato dal Creatore, la forza della dazione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.04.2011, Shamati No. 90)

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“Vestirsi” In qualcun’altro

Domanda: Perché il cammino verso l’amore è così difficile e confuso?

Risposta: Siamo noi ad essere confusi.

Io sono diretto dal desiderio egoista e tutto quello che sento e penso dentro è per il mio beneficio. Allora, come posso fare un calcolo diverso, non per il mio bene?

Immagina di “vestirti” in qualcun’altro e comincia a fare un calcolo dalla sua prospettiva. Solo 100 anni fa la gente cominciò ad afferrare questi concetti. Non a caso questo periodo fu riassunto da Freud e Einstein, i quali non solo fecero delle scoperte di grande influenza, ma ebbero anche connessioni amichevoli tra loro.

Dopo centinaia di migliaia di anni di sviluppo, fu solo un secolo fa che le grandi menti dell’umanità inventarono finalmente la psicoanalisi, o in altre parole, cominciarono ad analizzare l’uomo internamente, nel livello materiale. Solo allora cominciarono ad investigare la percezione umana, “Il mondo che mi circonda e me, il prossimo e me”.

Questo non è semplice. Ci è voluto un lungo periodo di tempo per avvicinarsi all’anima animata dell’uomo e questo non si avvicina neppure alla spiritualità. Tutto il problema è che non possiamo e non vogliamo vestirci negli altri. La società deve assicurarsi che ogni persona lo faccia, che ogni persona provi a farlo e cominci a riconoscere come lei appaia agli occhi del prossimo e cosa vuole il prossimo.

Questo è molto difficile anche se implica solo degli esercizi psicologici sul piano del nostro mondo, il quale non si relaziona ancora con la spiritualità. Vuoi di più? Avanti, organizza un ambiente che cominci finalmente ad influenzarti.

Il cammino è lungo proprio perché nessuno ti influenza. Non c’è progresso senza l’influenza della società. Una persona dove può ottenere i dettagli spirituali della percezione? Solo dall’ambiente.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati)

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