Il portale Newsmax affronta il tema dell’immigrazione

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 21/06/2018

Oggi nessun leader o organizzazione governativa sembra sapere come gestire l’integrazione degli immigrati nei rispettivi paesi e società, perché non c’è una chiara comprensione di ciò che ha portato a un tale spostamento su larga scala. Questa situazione non è limitata all’America. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, (UNRA) ha riferito che lo scorso anno il numero totale di sfollati nel mondo è salito ad un record di 68,5 milioni.

Questo non è preoccupante solo per gli immigrati. Mentre il mondo si evolve, la società umana in tutto il mondo dovrà impegnarsi in un nuovo processo di apprendimento e trasformazione, che espanda la nostra percezione del mondo, le necessità dei nostri simili e che ci porti a comprendere che dipendiamo l’uno dall’altro non solo per avere successo, ma anche per sopravvivere.

Link all’articolo completo in inglese

La nuova era dell’adolescenza

Nelle news (dalla BBC): “L’adolescenza ora dura dai 10 ai 24 anni, sebbene fosse solita terminare a 19 anni, dicono gli scienziati.”

“Le persone protraggono i propri studi più a lungo, e ritardano così il momento in cui si sposano ed iniziano a creare una famiglia con dei figli; hanno spostato la percezione popolare di quando l’età adulta cominci….”

“Ci sono anche argomenti biologici per i quali la definizione di adolescenza dovrebbe essere estesa, incluso che il corpo continua a svilupparsi.“

Il mio commento: Penso che stiamo fronteggiando, la fase dell’inibizione dello sviluppo umano. La società ha abbracciato un’atmosfera in cui le persone non vogliono crescere. Stanno bene senza crescere: vogliono restare come bambini.

Siamo sulla soglia di un nuovo mondo. Gli incentivi precedenti non funzionano più: una carriera professionale non ci attira più e la robotica minaccia di esaurire alcune specializzazioni. Nei decenni a venire le istituzioni educative si baseranno su un luogo virtuale, la produzione sarà automatizzata e la consegna delle merci e dei servizi sarà demandata a piattaforme online.

Come risultato, solo un numero limitato di persone sarà in grado di impegnarsi in attività creative, sviluppando qualcosa di nuovo. E cosa accadrà a tutti gli altri?

L’adolescenza potrà essere estesa fino all’età di 40 anni. Qual è la differenza? Quando una persona trova qualcosa per cui può essere utile, trova lo stimolo per maturare. Altrimenti, si rimane nell’età adolescenziale ad un salario minimo.

Finora, l’età attiva delle persone iniziava a 15-20 anni e durava sino ai 60-70 anni. Adesso abbiamo una lunga infanzia e una lunga vecchiaia.

Questo è naturale. Quando l’egoismo cresce è molto difficile uscirne, iniziare a fare qualcosa e in qualche modo lavorare con l’egoismo stesso.

E’ molto più facile essere assorbiti da se stessi, completamente assorti da un computer e da un cellulare, passare ore nella propria cameretta, sapendo che mamma cucinerà qualcosa.

Qual è la soluzione?

L’uscita dall’adolescenza è un desiderio di realizzazione ma nel mondo moderno questo desiderio si sta indebolendo. Per molti i giochi della realtà virtuale sono sufficienti. Gli esseri umani non hanno alcun motivo per crescere anche nel solo
semplice senso materiale.

D’altro canto, hanno tempo e opportunità di capire che sono prigionieri del loro stesso egoismo. L’egoismo li distrae da quanto c’è di più importante: l’opportunità di elevarsi al di sopra del sistema operativo dell’ego, di prendere il controllo nelle proprie mani e di trovare uno scopo nella propria vita.

Con questo discernimento, tutti alla fine usciremo dalla stanza dei giochi e troveremo la nostra strada.

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Dalla trasmissione di KabTV’s “Le notizie con Michael Laitman”, 23/01/2018

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New Life n.1015 – Com’è la nostra esistenza oggi e come dovremmo augurarci che fosse domani – 2’ Parte


New Life n.1015 – Com’è la nostra esistenza oggi e come dovremmo augurarci che fosse domani – 2’ Parte
Il Dott.Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Yael Leshed-Harel

Riepilogo

Il desiderio di ricevere e provare piacere a discapito degli altri ci impedisce di trovare l’equilibrio verso ciò che desideriamo. La natura ci ha di proposito creati così, in modo che non fossimo in grado di portare a termine i nostri buoni propositi sentendoci di conseguenza disperati. Lo scopo di tutto questo è di cercare un modo per invitare la Natura a bilanciare e controllare la nostra inclinazione al male. La saggezza della Kabbalah ci insegna che dobbiamo diventare come la forza generale della Natura in modo da sentire che il mondo è buono e di raggiungere quindi l’equilibrio con esso. La forza superiore che ci ha creati egoisti lo ha fatto in modo da annullare il nostro ego, ma solo se lo chiediamo tutti assieme.

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Dalla trasmissione di Kabtv “New Life n.1015 – Com’è la nostra esistenza oggi e come dovremmo augurarci che fosse domani – 2’ Parte”, 29/05/2018

Medium: “Cosa succede quando moriamo?”

Il più importante portale di informazione online, Medium, ha pubblicato il mio ultimo articolo “Cosa succede quando moriamo?”

Dove andiamo subito dopo la morte? Cosa succede alla nostra mente, al nostro spirito e alla nostra anima quando moriamo? Voliamo in cielo per l’eternità o cadiamo all’inferno per l’eternità? Ci reincarniamo in questo mondo come altre persone, o anche come animali, piante o rocce? Continuiamo a vivere la vita che conduciamo all’infinito? Scompariamo semplicemente nel nulla?

Insegnamenti diversi offrono risposte diverse a queste domande. La scienza spiega come il corpo si decompone quando moriamo. In generale, la discussione su questo argomento si divide in due categorie principali:

1. Ci sono persone che hanno avuto esperienze di premorte e sono sopravvissute per descrivere ciò che hanno visto e sentito;

2. Le credenze religiose, le filosofie e altre teorie che offrono concetti sull’aldilà, sulla reincarnazione e sulla coscienza.

Questo articolo prova ad indagare sulla domanda “Cosa succede quando si muore?” dal punto di vista della saggezza della Kabbalah, e offre un approccio fondamentalmente diverso alla discussione attuale. Analizzeremo la versione della Kabbalah:

  • Che cosa è comune a tutte le esperienze di premorte e cosa possiamo imparare da loro?
  • Cos’è l’anima? Abbiamo già un’anima, ne riceviamo una quando moriamo o possiamo riceverne una durante la nostra esistenza?
  • Cosa succede alla nostra esistenza fisica quando moriamo?

Cosa possiamo imparare dalle esperienze di premorte?

Le persone che sono sopravvissute alla morte clinica hanno riferito una serie di sensazioni, come un nulla simile al sonno, una pacifica sensazione di fluttuare in cielo o in uno scenario tranquillo come un giardino, una luce brillante o un tunnel diretto verso una luce brillante, vedere e parlare con i propri cari defunti e anche esperienze extracorporee in cui potevano vedere cosa stava accadendo nella stanza in cui erano stati dichiarati clinicamente morti.

Cosa hanno in comune tutte queste sensazioni?

Sono tutte sensazioni di liberazione dal corpo fisico. Nelle esperienze di premorte, il corpo fisico non è più un ostacolo. Le persone si sentono come se appartenessero a qualcosa di diverso da quello che hanno identificato come il loro corpo. La mente continua a lavorare e ad elaborare le informazioni corporee, seppure in modo diverso.

Le esperienze di premorte esprimono un confine tra la nostra vita materiale e la morte. È un confine in cui finisce il contatto con le informazioni che abbiamo ricevuto attraverso i nostri sensi corporei, mentali e fisici.

In tali stati, il nostro desiderio diminuisce e la sua scomparsa equivale alla scomparsa della persona. In altre parole, la sensazione di vita che sperimentiamo nei nostri desideri individuali (cibo, sesso, famiglia) e desideri sociali (denaro, onore, controllo, conoscenza) svaniscono completamente e noi accettiamo il loro ritiro e cessiamo di ricevere, sentire, vivere e godere.

La sensazione di libertà dal corpo materiale segna il passaggio ad un nuovo stato. Questo nuovo stato, tuttavia, non è ancora la morte, né la spiritualità, né l’eternità.

Secondo la Kabbalah, questo stato è puramente psicologico. Qualsiasi cosa percepiamo in tali stati è limitato e minuscolo rispetto alle sensazioni di eternità e pienezza che, come afferma la Kabbalah, possiamo raggiungere molto più vividamente mentre siamo ancora vivi in questo mondo.

Come? Raggiungendo la nostra anima.

Cos’è l’anima? Fa parte del nostro corpo? La morte del corpo segna la nascita dell’anima o possiamo raggiungere la nostra anima mentre siamo vivi?

Secondo la Kabbalah, l’anima non è qualcosa in cui entriamo dopo la morte del corpo. Invece, è qualcosa che dobbiamo ottenere, una chiara percezione e sensazione, mentre siamo vivi. Se non raggiungiamo la nostra anima mentre siamo vivi, allora non ne abbiamo una.

L’anima è un desiderio al di sopra dei nostri desideri egoistici e corporei. Cioè, al di sopra dei nostri desideri di cibo, sesso, famiglia, denaro, onore, controllo e conoscenza, c’è un piccolo desiderio che s’interroga sul significato e lo scopo dietro a tutto ciò che sperimentiamo: il significato della vita. Nella Kabbalah questo desiderio è un piccolo punto chiamato “il punto nel cuore” che noi abbiamo l’opportunità di sviluppare. Il pieno sviluppo di questo punto è considerato il raggiungimento dell’anima.

Raggiungere l’anima è come percepire una vita aggiuntiva a quella attuale, una vita che ci è stata nascosta. Quando raggiungiamo il contatto con l’anima, questa diventa il centro della nostra vita. Rivalutiamo la nostra vita attuale e iniziamo a relazionarci ad essa ad un livello completamente diverso. La morte del corpo fisico diventa allora come cambiare la camicia. In altre parole, quando il nostro corpo fisico muore, continuiamo a reincarnarci in un nuovo corpo fino a raggiungere la piena estensione dell’anima, la quale viene descritta nella Kabbalah come “I 125 livelli di realizzazione spirituale”.

Se non raggiungiamo la spiritualità, tutto ciò che rimane è una Reshimò (una “reminiscenza” o “registrazione”). È un gene informativo spirituale, simile al DNA. Questa Reshimò si riveste in un nuovo corpo fino a far emergere in noi la domanda: “Qual è il significato della vita?” Questa domanda infine ci spinge a cercare la risposta: trovare un metodo e un ambiente per lo sviluppo dell’anima.

Cosa succede alla nostra esistenza corporea quando moriamo?

Quando moriamo, perdiamo la consapevolezza di tutto ciò che abbiamo percepito nelle nostre vite fisiche. Tuttavia, ciò significa che perdiamo tutto? No. Il tutto viene trasmesso sotto forma di caratteristiche della personalità. Questo spiega perché, ad ogni nuova generazione, i bambini siano più adatti ad affrontare la vita rispetto agli adulti. Ad esempio, i bambini di oggi sono istintivamente più competenti con le ultime tecnologie e prodotti, mentre la vecchia generazione li trova più complicati.

In ogni generazione successiva, la volontà di ricevere subisce un aggiornamento. Se la volontà di ricevere non riesce a portare una persona allo sviluppo spirituale, passa ad un nuovo stadio, ad un’altra opportunità. Tutti i problemi, i dolori e le conoscenze si accumulano gradualmente da una generazione all’altra, dirigendo la persona verso la necessità dello sviluppo spirituale.

Questo è ciò per cui è stata creata la saggezza della Kabbalah. Attraverso la saggezza della Kabbalah, possiamo ottenere l’accesso all’eterno ed intero sistema dell’anima, scoprire il suo potere interiore e diventare la sua parte attiva, rivelando la spiritualità come una chiara percezione e sensazione, e questo è lo scopo del nostro sviluppo.

I tempi attuali segnano un momento molto significativo nello sviluppo dell’umanità verso questo scopo, quello che i kabbalisti descrivevano come il momento in cui l’umanità in massa avrebbe iniziato a destarsi con domande sul significato e lo scopo della propria vita, e in cui la Kabbalah sarebbe stata rivelata e aperta a tutti per permetterci di realizzare questa opportunità durante la nostra esistenza e ottenere la vita eterna.

New Life n.1014 – Com’è la nostra esistenza oggi e come dovremmo augurarci che fosse domani – 1’ Parte


New Life n.1014 – Com’è la nostra esistenza oggi e come dovremmo augurarci che fosse domani – 1’ Parte
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Yael Leshed-Harel

Riepilogo

Se potessimo sapere in anticipo quello che la natura “vuole” da noi e come ci governa, allora capiremmo alla perfezione tutto ciò che ci accade nel presente e ciò che è auspicabile ci succeda nel futuro. La nostra situazione attuale proviene dalla forza superiore, che sviluppa l’ecologia, la famiglia, il paese e più in generale tutto il mondo. Sentiamo la pressione perché esigiamo dagli altri cose che non si concretizzano. Siamo senza equilibrio tanto internamente quanto esternamente. Nel mondo ideale nessuno farà pressione su nessuno ed impareremo a vivere le nostre vite in simbiosi con la natura.

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Dalla trasmissione di Kabtv “New Life n.1014 – Com’è la nostra esistenza oggi e come dovremmo augurarci che fosse domani – 1’ Parte”, 29/05/2018

Le risate ci aiutano a vivere meglio

Domanda: Si sa che ridere aiuta sempre nella vita. Gli scienziati credono che le risate svolgano un’importante funzione sociale e uniscano le persone.

Tu pensi davvero che le risate uniscono le persone?

Risposta: La risata nel nostro mondo è un’espressione di soddisfazione che può essere egoistica, sarcastica, dispettosa e completamente scortese, perché l’egoismo si manifesta in una forma semplice, non dissimulata. La risata è più una manifestazione della gioia dell’egoismo.

Domanda: Quali sono le radici spirituali della risata?

Risposta: Il piacere personale. L’auto-compiacimento. Di regola, direi che in tutto ciò io vedo sempre qualcosa di maligno.

Domanda: C’è uno stato più elevato in questo? Esiste una forma di risata buona?

Risposta: La risata buona nella Kabbalah si basa sulla comprensione, sul rivelare la propria opposizione al Creatore. Tuttavia, un essere umano capisce simultaneamente come può uscirne. Come ha detto Sarah alla nascita di Isacco: “Il Creatore mi ha fatto ridere”. Ma questo è già un livello elevato.

Contemporaneamente alla manifestazione della malignità, si palesa qualcosa di molto gentile, buono e gioioso, che ha origine dalla completa impossibilità di prevedere un fenomeno. Pertanto, la risata è una combinazione di due opposti.

La bontà e la gentilezza possono emergere solo dal male, da qualcosa di dannoso e dall’oscurità.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le notizie con Michael Laitman”, 17/04/2018

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New Life n.1013 – Compiacenza e mancanza di responsabilità


New Life n.1013 – Compiacenza e mancanza di responsabilità
Il Dott.Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Nella misura in cui diverrò un canale tra la forza superiore e la società, potrò avere fiducia in un futuro positivo. Ogni persona dovrebbe sentirsi responsabile di attrarre la forza positiva sino alla società e sino ad uno stato in cui un potere superiore ne avrà cura. Questo richiede sensibilità interna verso gli altri e verso la società come se fossimo già un tutt’uno. Il cuore deve avere un valore supremo. Quando avviene una catastrofe, la responsabilità, in ultima istanza, ricade sulla società compiacente e negligente che non è riuscita ad educare adeguatamente la gente.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1013 – Compiacenza e manca di responsabilità” 27/05/2018

Consigli sulla Kabbalah

Domanda: Se la donna ha un modo tutto suo di vedere il mondo, anche il significato della vita per lei è leggermente diverso?

Risposta: La donna desidera avere una famiglia, riuscire ad organizzare alla perfezione la sua vita e quella dei propri figli; è così che si sente realizzata.

Domanda: Nella saggezza della Kabbalah c’è una differenza tra significato della vita e scopo della vita?

Risposta: Il significato della vita è raggiungere l’adesione con il Creatore, mentre lo scopo della vita è portare a questo tutta l’umanità.

Domanda: Perché ci sono contraddizioni che non sono ancora state risolte nel nostro mondo materiale? Questi sono ostacoli che il Creatore ha posto ad ogni livello nel mondo?

Risposta: Certamente. È impossibile risolvere i problemi al loro stesso livello, nel nostro mondo. Per risolvere i problemi, è necessario salire al livello successivo, perché è da lì che provengono. Pertanto, nel nostro mondo possiamo solo rivelare i nostri problemi, ma non risolverli.

Domanda: Perché il Creatore ha dato alla gente la possibilità di sentirsi e aiutarsi reciprocamente se non c’è un significato superiore in questo?

Risposta: Si che c’è un significato superiore in questo! Attraverso questi problemi: la mancanza di comprensione, i conflitti, e sempre maggiore dipendenza reciproca nel nostro mondo globale, noi stiamo gradualmente raggiungendo la necessità di connetterci insieme in una sola unità. Quindi, all’interno di questo singolo insieme scopriremo l’unica forza superiore che ci ha creati come sistema unico, come una singola persona.

Domanda: C’era più sofferenza qualche migliaio di anni fa, oppure le persone erano meno sensibili?

Risposta: Può anche essere che le masse fossero più soggette alla sofferenza, ma la sentivano di meno.

Domanda: Gli uomini primitivi erano più felici?

Risposta: Sì, ogni cosa che avevano proveniva dalla natura ed era considerata un bene per loro.

Domanda: Il processo per cogliere il significato della vita dipende dal conoscere le leggi secondo le quali il mondo è stato creato dal Creatore?

Risposta: Certamente. In linea di principio impariamo tutte queste leggi attraverso l’unione tra noi. Quindi, non ci serve desiderare una conoscenza unica. Tutto ciò che ci serve è vedere ed imparare attraverso l’esperienza.

Domanda: La vita di ognuno è sempre accompagnata dalla sofferenza. Questo significa che il senso della vita può essere riassunto come adesione al Creatore, è questa la liberazione dalla sofferenza?

Risposta: La liberazione dalla sofferenza è inclusa nel senso della vita, anche se questo non è il suo significato. Questo perché il conseguimento del Creatore è accompagnato da enorme felicità e gioia, è una sensazione di eternità e completezza. Ma queste sono tutte sensazioni secondarie.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 28/01/2018

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Newsmax: “Perché i social network ci rendono asociali”

Il più importante portale di informazione online, Newsmax, ha pubblicato il mio nuovo articolo “Perché i social network ci rendono asociali

Pensi che il social network che usi sia stato creato secondo le migliori intenzioni? Assolutamente no.

Una recente inchiesta della BBC ha analizzato il meticoloso lavoro che rende le applicazioni dei social network il più avvincenti possibile e riporta che approssimativamente un terzo della popolazione mondiale che utilizza i social network non si rende assolutamente conto di quale sia il problema: la loro involontaria esposizione alla manipolazione di una potente industria dedicata alla creazione di una dipendenza da droga per il proprio tornaconto finanziario.

I social network sono stati deliberatamente costruiti per influenzare le nostre emozioni, preferenze, decisioni, impulsi, energia, capacità di attenzione e interazione. I leader esperti di tecnologia ora parlano di ciò che è diventato un processo consolidato per penetrare nelle nostre menti e nelle nostre tasche.

“È come se spargessero una cocaina comportamentale su tutta la vostra interfaccia e questo vi dà il piacere di tornarci, tornarci e tornarci ancora”, ha riferito un ex ingegnere della Silicon Valley, Aza Raskin, in un rapporto investigativo britannico.

Il presidente fondatore di Facebook, Sean Parker, ha ammesso pubblicamente che la società aveva l’intenzione di catalizzare il maggior tempo possibile dei propri utenti, “sfruttando la vulnerabilità della psicologia umana”. Questo è ciò che ha portato alla progettazione di caratteristiche auto-validanti come il “Mi piace”, il pulsante che dà ai suoi utenti, nelle parole di Parker, “un piccolo colpo di dopamina”, stimolandoli a pubblicare sempre più contenuti.

Un pollice in giù per la disconnessione

La cultura di oggi ci misura con la popolarità di ciò che carichiamo, come se definisse chi siamo e quanto valiamo davvero. Questo crea l’abitudine compulsiva di controllare continuamente i nostri smart phone e di ignorare le persone che si trovano di fronte a noi. In particolare, le giovani generazioni sono la prova vivente di questo collegamento che sta venendo a mancare nella comunicazione. La comunicazione verbale e parlata, con il contatto visivo e il linguaggio del corpo, si è attenuata ed è stata sostituita con il guardare giù, ai nostri telefonini, picchiettandoli continuamente con i pollici, inviando immagini e frasi brevi piene di faccine. Tale comportamento influisce negativamente sullo sviluppo sociale dei bambini e dei giovani, ed è stato collegato direttamente alla depressione, all’ansia, ad un’immagine negativa del corpo e alla solitudine.

È una situazione paradossale. I social network dovrebbero creare più interazione umana per alleviare la solitudine e la depressione ma, al contrario, le persone che passano molto tempo sui social come sostituti per una reale connessione personale, si sentono più isolate, depresse e ansiose.

Ci confrontiamo costantemente con gli altri, siamo pressati e ossessionati dall’idea di mostrare di noi la perfetta immagine di successo e realizzazione, mentre nella vita reale c’è un vuoto profondo che peggiora con questa realtà artificiale.

Cosa possiamo fare? Oggi c’è così tanta dipendenza dai social network che disconnetterli tutti in una volta sarebbe controproducente. Aumenterebbero i crimini, la violenza, l’abuso di droga e i suicidi poiché le nostre capacità umane sono state praticamente dirottate.

Ciò di cui c’è bisogno è un processo di riabilitazione sociale globale, che deve essere attuato gradualmente fino a diventare esso stesso un social network alternativo e positivo, che si rivolge adeguatamente alla natura umana e promuove relazioni calorose e di sostegno, invece di un luogo sempre aperto alla calunnia e ai commenti al vetriolo.

Troviamo il modem dei nostri cuori

Come possiamo trasformare i social network in uno spazio di vera connessione umana che unisce le persone senza competere per il maggior numero di “Mi piace” e “Condivisioni”? Possiamo farlo concentrandoci sul potere dell’amicizia e dell’unione, soprattutto se messe al centro di relazioni umane positive.

La natura opera già in un modo che equilibra tutte le sue interazioni. Ad esempio, le cellule e gli organi di un corpo umano si concentrano tutti sul benessere dell’intero corpo e ciascuno riceve solo quello di cui ha bisogno, per poi dare in cambio tutto ciò che può a beneficio dell’intero corpo. Anche noi possiamo collegarci a questo potere positivo di amicizia e unione se prendiamo in considerazione sia il beneficio degli altri che quello dell’intera rete umana di cui facciamo parte. Abbiamo solo bisogno di usare la tecnologia e tutti i mezzi a nostra disposizione in modo più saggio, per imparare e riuscire così a collegarci ad un sistema connesso positivamente.

Ma come possiamo raggiungere un obiettivo così elevato considerando che la natura umana è innatamente egoista, cioè mira a beneficiare se stessa a scapito degli altri? Dobbiamo renderci conto che qualsiasi innovazione tecnologica che non faccia progredire l’umanità verso una più grande connessione positiva, la danneggia. Le organizzazioni che possono influenzare la diffusione dei social network, compresi i governi, arrecherebbero un buon servizio alla società se conducessero indagini sugli effetti nocivi delle piattaforme social e le regolassero per prevenire ulteriori danni non solo alla nostra privacy, ma anche al nostro benessere generale.

Non siamo progettati per elaborare dati come un computer o per memorizzare informazioni come un server cloud. Attivando il modem dei nostri cuori, consentendo una comunicazione più profonda e più significativa, sperimenteremo una connessione più positiva e una vita sociale molto più soddisfacente.

In poche parole, i social network, nella loro forma attuale, non riescono a connetterci in modo significativo. Tuttavia, ci rivelano le conseguenze delle nostre relazioni egoistiche. In questo modo possiamo imparare dai problemi della situazione attuale e iniziare a muoverci verso un cambiamento positivo. Questo risveglio delle coscienze umane è il primo fondamentale passo verso una vera trasformazione. Possiamo iniziare subito questo imponente cambiamento guardando al futuro e adottando in anticipo misure correttive per porre fine al sempre più profondo lavaggio del cervello dei social network e investendo i nostri sforzi in un profondo “lavaggio del cuore” globale.

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Qual è il mondo reale?

Domanda: E’ possibile che il mondo spirituale esista solo nell’immaginazione dei kabbalisti? Qual è la garanzia che sia reale?

Risposta: Nessuno può prometterti nulla o darti garanzie che il mondo spirituale esista in un modo più realistico del nostro mondo.

Tuttavia, il fatto che il nostro mondo terreno non sia reale è già stato rivelato dai kabbalisti. Essi lo sentono al di sopra del nostro mondo illusorio e capiscono che questo mondo è stato creato apposta in questo modo, così da allontanarcene e uscire fuori nel “mondo reale”.

Il mondo spirituale superiore è reale perché è in esso che raggiungiamo il Creatore, l’unica forza trainante, “Non esiste nulla tranne Lui”. Rivelando nel mondo spirituale la forza che governa tutto, noi stabiliamo che esiste davvero.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 25/02/2018

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