Perché le società cambiano

In un saggio intitolato: “Critica del Marxismo alla luce della nuova realtà e soluzione della questione dell’unificazione di tutte le fazioni della Nazione”  pubblicato nel giugno 1940, mentre il mondo era immerso nelle fiamme della seconda guerra mondiale, il grande kabbalista e pensatore globale Baal Hasulam ha offerto questa spiegazione sul perché le società cambiano. “La durata di ogni fase politica”, ha scritto, “è solo il tempo necessario per svelare i suoi difetti e il suo male. Mentre scopre i suoi difetti, lascia il posto a una nuova fase, liberata da quei difetti”. Così, quelle alterazioni che appaiono in una situazione e la distruggono, sono le forze stesse dell’evoluzione umana, poiché elevano l’umanità a uno stato più corretto”. 

Nella saggezza della Kabbalah, il processo descritto da Baal HaSulam si chiama: “Rivelazione del male”. In questo processo, le colpe di uno Stato si manifestano gradualmente fino a spronare gli individui e le nazioni a cambiare la loro vita, i governi  o qualsiasi cosa sia diventata intollerabile nella loro esistenza. In questi giorni  l’umanità sta attraversando una fase simile su scala globale. I difetti della società umana,  in tutte le sue forme di governo,  si manifestano sempre più apertamente  e la gente è sempre più disillusa dai sistemi esistenti. 

Non credo che siamo già al punto in cui le cose sono diventate intollerabili, ma ci stiamo muovendo in quella direzione. Per ora, sembra che la gente sia ancora disposta a sopportare i difetti dei sistemi sociali e politici esistenti, ma quasi nessuno crede ancora che ci sia un sistema che sia veramente buono per le persone, poiché non ci sono leader che abbiano davvero in mente il beneficio dei cittadini. In altre parole  la gente si rende conto che nessun regime può essere un buon regime finché le persone al vertice non sono brave persone.

Ma i governanti emergono dal popolo. Se le persone non sono gentili l’una con l’altra, possiamo aspettarci gentilezza dai leader? I governanti sono semplicemente coloro che eccellono nello sfruttare il sistema a loro vantaggio; lo usano come un livello per elevarsi al di sopra del resto della gente. Di conseguenza, in una società di persone egoiste, i governanti sono i più egoisti; ecco perché sono stati in grado di salire in cima al gruppo. Perché dovremmo aspettarci che abbiano in mente il nostro beneficio? 

Pertanto  per far sì che le forze dell’evoluzione umana elevino l’umanità ad uno stato più corretto, come Baal Hasulam ha detto, dobbiamo correggere il popolo.  Se creiamo una società di gente rispettosa, i relativi capi saranno i più rispettosi. Se creiamo una società che valorizza la responsabilità sociale reciproca, i suoi leader saranno quelli che meglio promuovono la responsabilità reciproca. 

Quindi prima di lamentarci dei nostri leader  dovremmo guardarci allo specchio. Forse non ci piacerà quello che vediamo, ma sapremo che è la verità, sapremo se siamo arrivati a un sufficiente riconoscimento del male e se siamo disposti a costruire per noi stessi una società i cui meriti creano leader meritevoli.

Didascalia foto:
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez e il primo ministro canadese Justin Trudeau parlano durante il vertice della NATO presso la sede dell’Alleanza, a Bruxelles, Belgio 14 giugno 2021. REUTERS/Yves Herman/Pool

Un cambiamento umano per il cambiamento climatico

Una volta pensavamo di avere sotto controllo l’ambiente naturale, ma ora, ogni tanto, arriva una calamità naturale e ci mostra quanto siamo deboli e fragili.  Il caldo estremo, sciami di locuste, tempeste turbolente, venti violenti, alluvioni devastanti, ed epidemie di lunga durata che si manifestano sempre più frequentemente e ferocemente.  C’è un modo per garantire completamente la nostra sicurezza futura? 

È abbastanza chiaro che le azioni che facciamo influenzano il contesto ecologico e portano il sistema naturale fuori equilibrio. Ma non è chiaro quali siano le conseguenze di ogni singolo passo.  Non è ovvio da che parte verrà il prossimo colpo e quale natura avrà poiché il sistema è così complesso che non capiamo la miriade di connessioni al suo interno. 

Il nostro intelletto, la nostra emozione e persino la scienza, non sono attualmente in grado di percepire l’integrità della natura e le sue complessità. Inoltre, gli interessi economici delle classi dirigenti definiscono ciò che accade in ogni momento, e, quindi, diversi sistemi e funzioni servono questi interessi, consapevolmente o inconsapevolmente.

Molte organizzazioni lavorano per ridurre il danno umano alla natura, ma tale attività da sola non risolverà lo squilibrio della natura, che è la causa delle catastrofi ambientali. Ciò che distrugge maggiormente l’equilibrio ecologico è la relazione egoistica di interesse personale tra gli esseri umani.

La natura è un sistema composto da connessioni integrali che operano attraverso una gerarchia. Quello che succede a un certo livello del sistema si ripercuote su tutti gli altri livelli.  L’intensità dell’impatto è in linea con la sua classificazione gerarchica.  La razza umana è il livello più sviluppato, quindi la sua influenza sulla natura è la più forte.

La relazione di una persona con i livelli inanimati, vegetativi e animali della natura avviene a gradi specifici, e il sistema di relazioni tra le persone avviene a un grado superiore. La natura delle relazioni umane è determinata dal livello di egoismo che si è sviluppato nell’individuo.   La gelosia, l’odio, il rispetto, la corruzione,  la dominanza, l’umiliazione, la gioia, qualsiasi sentimento che passa da una persona ad un’altra, sia in azione che in pensiero, sconvolge con la massima intensità l’equilibrio di tutta la rete naturale.

Allo stesso tempo, l’essere umano è anche la creatura più delicata del sistema naturale.  Quando il sistema è influenzato in maniera negativa, le persone soffrono le ferite più dolorose. 

Non appena questa immagine di gerarchia diventerà evidente, inizieremo a far fronte alla radice del problema.   

L’intensificazione dell’egoismo umano, caratterizzato dalla preoccupazione per se stessi e dallo sfruttamento dell’ambiente circostante, in un momento in cui il mondo sta diventando così interconnesso, ci pone in uno stato pericoloso. Ci obbliga urgentemente a migliorare la natura umana. In tutto l’ecosistema c’è integrità e reciprocità; non abbiamo altra scelta che comprendere questo principio. Siamo sulla stessa barca, quindi per sopravvivere nel XXI secolo, ognuno deve cambiare la propria natura umana a partire dal suo male innato, sia nel comportamento che nei pensieri. Dobbiamo cambiare i nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri desideri, trasformandoli in desideri benefici per gli altri e per l’ambiente. 

Il metodo pratico per imparare a ottenere questa trasformazione imperativa è la saggezza della Kabbalah. Quando impareremo a trascendere tutte le nostre tendenze egoistiche negative e riconosceremo che siamo tutti parti individuali in un unico meccanismo collegato e completamente interdipendente, comprenderemo anche che fare del bene agli altri è anche un bene per me. Allora avremo la mentalità e lo spirito necessari per costruire una rete di considerazione e di garanzia reciproca. 

In questo stato avanzato il nostro effetto su tutto il sistema della natura sarà positivo.  Riporteremo i livelli inanimati, vegetali e animali della natura all’equilibrio generale.  

Come oggi siamo noi a distruggere tutta la natura, così abbiamo anche il potere di ripararla. Il futuro del pianeta dipende da noi.

Siamo noi stessi il nostro cancro

Dall’inizio della creazione fino ad oggi, l’universo si è evoluto come un unico sistema, i cui elementi sono tutti interconnessi e interdipendenti. Poiché tutto è iniziato da un punto, tutto è connesso, rimarrà sempre connesso e qualsiasi cosa accada in un posto influenza l’intero sistema.

Man mano che l’universo si evolveva, i livelli superiori di esistenza si manifestavano uno alla volta. Il substrato di tutto è naturalmente il livello minerale. Successivamente, all’apparire della vita, nuovi livelli emersero: il vegetativo, poi l’animato e infine il livello umano. Ogni nuovo livello trascende i livelli precedenti e si affida a loro per la sua sopravvivenza. Di conseguenza ogni livello è costruito per mantenere con attenzione l’equilibrio dinamico che porta stabilità e crescita alla terra e all’intero universo. Nel corso di miliardi di anni questo è il modo in cui il nostro bellissimo universo si è evoluto.

Ma poi è arrivato il livello umano e ha sconvolto il sistema. Noi, lo Zenith della creazione, siamo stati fatti senza alcun senso di equilibrio. Prendiamo tutto ciò che possiamo, ovunque possiamo e nulla ci soddisfa. Noi non ci sforziamo, come il resto dei livelli della natura, di sostenere noi stessi, ma di superare, controllare e infine distruggere tutti gli altri. L’organismo chiamato “Natura” sembra avere il cancro, siamo noi.

Come il cancro, noi metastatizziamo, ci siamo diffusi in tutto il mondo ed ora aspiriamo a metastatizzare sui pianeti vicini. Ovunque andiamo portiamo con noi lo stesso spirito: prendere tutto finché non rimane nulla e poi andarsene. Come il cancro, che muore con il suo organismo ospite, moriremo con il pianeta Terra a meno che non cambiamo mentre ancora possiamo.

Evidentemente la Terra è molto malata. Quest’estate ha dimostrato, a chiunque ancora dubitasse, che la natura è fuori equilibrio. E’ anche evidente che l’uomo è l’elemento chiave nel dirigere la natura allo squilibrio. Pertanto l’uomo, e solo l’uomo, può ripristinarlo.

Possiamo essere privi del senso intrinseco di equilibrio che tutta la creazione possiede, ma siamo intelligenti: noi possiamo imparare qualsiasi cosa. È una questione di scelta. Se scegliamo di sviluppare attenzione e considerazione, compenseremo l’impatto negativo del nostro intrinseco senso di sfruttamento. Per creare equilibrio dobbiamo sviluppare queste qualità al punto che corrispondano al livello del nostro desiderio di superare, controllare e infine distruggere.

Dato che siamo l’unico elemento che è fuori equilibrio e quindi causa tutti i sintomi squilibrati che la Terra sta mostrando, se bilanciamo il nostro egocentrismo con la sua qualità opposta, calmeremo tutta la natura, poiché sono tutti sintomi del cancro chiamato “umanità”.

Che cos’è il libero arbitrio?

Domanda: Se una persone raggiunge la spiritualità, sceglierà di nascere in una situazione di più successo nella vita successiva, o no?

Risposta: Non sceglie nulla. Tutto il suo cammino è predeterminato. Il fatto è che quando egli avanza, può scegliere soltanto se muoversi da solo, con le sue richieste, preghiere e collaborazione con gli altri o se aspettare di essere spinto da dietro.
Perché studiamo la saggezza della Kabbalah? Soltanto per sapere come collaborare in modo da avanzare velocemente e correttamente.
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Da “Fondamenti della Kabbalah” di KabTV 16/06/19

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Sdraiarsi e disconnettersi

Domanda: La cultura del “tang ping,” uno stile di vita passivo senza stress e carrierismo, sta guadagnando popolarità tra la gioventù Cinese.“Tang Ping” significa “ sdraiarsi e spegnere.” Questa è la salvezza dalla pressione della società, che spinge i giovani a cercare lavoro, a lavorare sodo e a costruirsi una carriera, com’è di consuetudine in Cina.

Il termine “tan ping” è stato utilizzato dall’autore di un post che ha scritto di non aver lavorato negli ultimi due anni e di non considerarlo un problema. Invece di inseguire il successo, ha deciso di “sdraiarsi”.

Dici che questo non è sempre un male?

Risposta: Questo non è un male. E’ meglio capire: Cosa vuoi esattamente? Per cosa? Perché? E’ solo dopo, se ne vale davvero la pena per te e per il mondo, per non bruciare carburante, per non inquinare l’aria, calcola attentamente qual è il significato del tuo lavoro. Danneggi l’ambiente, inclusa, la materia, vegetale, animata, e umana, la società, e così via?

E dopo, fai questo lavoro. Immagina quale può essere il risultato del tuo lavoro. Allora vedrai che forse non fare nulla è davvero la cosa migliore da fare per tutta l’umanità. E anche il fatto che tu esisti e consumi alcune calorie non è importante. Non stai causando danni.

Domanda: Ma come provvederò alla mia famiglia?

Risposta: Provvederemo noi per te. Se non produci eccessi, ma solo il necessario per tutti noi, per tutta l’umanità, ci basterà alzarci dal divano e lasciare il telefono, o anche non lasciarlo, per un’ora alla settimana, a settimana! E andrà tutto bene.

Domanda: Ci sarà qualcosa da mangiare un tetto sotto cui vivere?

Risposta: Ci sarà assolutamente tutto li per te. Fermate tutte queste navi e locomotive a vapore che sfrecciano in giro per il mondo e consegnano tutti i tipi di spazzatura di cui nessuno a bisogno. Solo chi fa soldi ha bisogno di questi pezzi di carta, e poi li buttano nel nulla.

Domanda: Quando dici che una persona dovrebbe vivere come necessario, non significa un equalizzazione, che abbiamo già attraversato tempo fa?

Risposta: L’equalizzazione è quando ti viene imposta. E non mi interessa., non mi confronto con nessuno. Non ho paura che avrò lo stesso del mio vicino. Non guardo al fatto di avere gli stessi mobili, lo stesso cibo, gli stessi vestiti, non importa.

Domanda: Perché vivo in modo da non guardare gli altri? Cosa è cambiato in me?

Risposta: Perché ho il mio mondo, l’interiorità, in cui vivo. E pertanto non sento che qualcuno mi stia sopprimendo. Al contrario, mi forniscono delle condizioni. L’ambiente, la società, tutti insieme ci procuriamo le condizioni per lo sviluppo interno. E non richiede calorie.

Domanda: Quando entrerà una tale comprensione, ridurrà automaticamente tutto al necessario, e il necessario mi basterà?

Risposta: Si.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “News with Michael Laitman” 6/10/21

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I Giorni di Penitenza dell’Umanità

Questa settimana iniziano i Dieci Giorni della Penitenza. In questi giorni, tradizionalmente, gli Ebrei si pentono per i loro misfatti durante l’anno passato e chiedono perdono sia l’uno all’altro che al Creatore del mondo. Guardando all’anno passato, però, sembra che il mondo intero abbia bisogno di un processo di pentimento. Anziché pregare che le tragedie finiscano, dobbiamo capire che siamo noi che le abbiamo causate, quindi se smettiamo di fare ciò che è sbagliato, anche le tragedie finiranno. 

Pentimento non significa rimorso. Significa, innanzitutto, una riflessione su ciò che abbiamo sbagliato e un impegno a cambiarlo da qui in avanti.

Quando ero bambino potevo fare quasi tutto quello che volevo.  I miei genitori e le persone che mi circondavano perdonavano la mia disobbedienza, attribuendola alla mia età.  Man mano che crescevo, la gente gradualmente ha cambiato atteggiamento nei miei confronti; sono diventati più severi  e rigidi, a volte mi hanno anche punito e non capivo il perché.  Quando ho chiesto a mia madre, lei mi ha spiegato che non ero più un bambino, e dato che stavo crescendo dovevo comportarmi da grande.  E quando non lo facevo mi rimproveravano. 

Ora, siamo tutti quanti in questo stato.  Noi, la razza umana, non siamo più bambini. Siamo cresciuti, siamo diventati estremamente potenti, eppure rimaniamo dispettosi come quando eravamo bambini.  Di conseguenza, tutti intorno a noi, l’intera realtà, ci stanno rimproverando. Proprio come gli adulti mi rimproveravano quando non dimostravo un livello di maturità che si aspettavano da me, la natura ci punisce quando il nostro comportamento è infantile in confronto a come dovremmo comportarci.  

La differenza tra un bambino e un adulto sta nel rapporto con gli altri. Un bambino vede solo se stesso; un adulto vede la collettività e se stesso come parte positiva e contribuente della collettività. Un bambino è contento quando ottiene ciò che vuole, un adulto è contento quando contribuisce al collettivo, alla comunità, e trova ricompensa e soddisfazione nella gioia degli altri. 

La natura ci spinge in questa direzione: diventare più attenti e amorevoli. I disastri naturali dell’ultimo anno (e degli anni precedenti) non sono punizioni della natura; sono le conseguenze della nostra sconsideratezza verso gli altri e verso la natura. Se cambiamo la nostra mentalità, essi finiranno, dato che è la nostra mentalità egocentrica che li causa. 

I Dieci Giorni di Penitenza ci ricordano di riflettere su come trattiamo gli altri. E’ un’opportunità di riconoscere il male che stiamo causando attraverso il nostro narcisismo e di fare uno sforzo comune di riformare noi stessi, a beneficio di tutti.

Rivolgi il tuo cuore ai bambini

La società dovrebbe realizzarsi tramite la generazione più giovaneDovrebbe dargli il buon esempio, recitare davanti a loro.

Diciamo che siamo viziati, ci trascuriamo a  vicenda.  Ma dobbiamo giocare alla famiglia corretta, con le relazioni giuste tra di noi, e mostrare ai bambini quanto li amiamo in alcuni casi, e in altri quanto li disapproviamo.  Tutto questo deve avvenire in maniera molto  delicata, perché noi stessi dobbiamo ancora essere educati.

I mass media e ogni istituzione educativa dovrebbero includere questo metodo.  Tali programmi educativi  dovrebbero essere espressamente implementati nelle scuole, negli asili e nei luoghi di lavoro.  Il nostro problema più importante è nell’educare la prossima generazione, la prossima umanità.  Se lo facciamo nella maniera corretta, educheremo correttamente i nostri figli e nipoti, e anche loro lo faranno a loro volta.

Il problema con l’educazione di massa emerge ora per la prima volta. Vediamo che siamo arrivati alla fine del percorso, i nostri figli si stanno allontanando completamente da noi.

Ciononostante, siamo in grado di educarli correttamente.  Ma per farlo dobbiamo  mobilitare totalmente tutte le nostre risorse e capire che l’educazione è la cosa più importante.  Se lo facciamo, allora grazie ai nostri figli, riusciremo, alla fine, a correggere anche noi stessi.  La Torah dice: “Restituisci il cuore dei padri ai figli, e il cuore dei figli ai padri.” E’ così che i figli ci obbligheranno a correggerci.

Correggendo noi stessi per il loro bene, correggeremo anche loro, e otterremo lo stato corretto, normale e buono di tutta l’umanità.  Allora l’intera natura splenderà in maniera diversa, poiché l’individuo entrerà in armonia, in equilibrio, con essa.

Credo che lo stato in cui ci troviamo oggi, droga, depressione, suicidio e, principalmente la generazione più giovane, che si disconnette completamente e non vuole assolutamente avere a che fare con noi, ci obbligherà a ricostruire. Non una crisi, ma proprio questo.

Di conseguenza, l’individuo inizierà a capire che non è  nessuno, è solo,  odiato e respinto   persino dai propri figli.  Questo  provocherà grande dolore e ci obbligherà a rivolgere il nostro cuore a loro, proprio come dice la Torah.

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Da “Primo piano” di KabTV 19/08/09

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Rosh Hashanah, un Nuovo Inizio

“L’uomo è lupo per l’uomo” diceva il proverbio latino Homo homini lupus. Questo descrive, in maniera appropriata, il modo in cui ci trattiamo tra di noi, nella società attuale. Forse siamo arrivati al punto in cui pensiamo di non avere nulla per cui gioire, abbiamo distrutto la Terra, famiglie, paesi e popoli, culture e l’educazione. Siamo arrivati a una situazione estremamente brutta. Ma d’altra parte, questo punto basso potrebbe servire come un’opportunità per esaminare il nostro stato, ripartire e risalire da questa situazione in Rosh Hashanah, questo nuovo anno. 

Tutto dipende da quanto acutamente ci giudichiamo, valutiamo il tempo che abbiamo perso per modificare il nostro stato, dichiariamo “Basta!” e facciamo i passi necessari per una nuova vita. E questa nuova vita non implica necessariamente la costruzione di qualcosa di nuovo oltre alle buone relazioni tra di noi. 

Rosh Hashanah, dalle parole “testa” o “inizio” [“Rosh” in ebraico] e cambiamento [“Shinui”], indicano l’inizio del cambiamento, l’abilità di trasformare la nostra direzione attuale di sofferenza, insicurezza e vuoto, in una nuova strada nella vita, caratterizzata da felicità, sicurezza e realizzazione.

I simboli della festività di Rosh Hashanah assomigliano allo stato che aspiriamo a raggiungere. Le mele con il miele rappresentano il desiderio per un nuovo anno dolce e felice. Mangiare un melograno con i semi simboleggia tutte le buone azioni che dobbiamo compiere verso gli altri.  Una pagnotta rotonda cotta al forno è l’intero, la vita completa che vogliamo raggiungere.  E la testa di un pesce ci ricorda di essere “la testa e non la coda”. Il pesce simboleggia inoltre l’animale che vive nell’acqua e l’acqua è una grazia.  E’ come un neonato, circondato dall’acqua all’interno dell’utero della mamma.  Dunque, ognuno di questi simboli indicano che siamo alla soglia di una nuova era, una nuova vita. 

Dove esattamente dobbiamo iniziare questo processo di cambiamento?  Il primo passo  verso un nuovo inizio è attraverso la consapevolezza.  E’ importante rendersi conto che le relazioni umane, negative o positive, determinano la vita intera.  Agiscono non solo su di noi ma su ogni livello della natura: inanimato, vegetale, animale.  Il livello umano è il livello più alto della scala della natura, quindi se aggiustiamo il modo disfunzionale e incauto in cui trattiamo gli altri, questa correzione penetrerà il resto del sistema. 

I crescenti problemi che stiamo vivendo a livello globale dovrebbero risvegliare in noi una profonda introspezione al punto che ci rendiamo conto che tutto dipende da noi, dal nostro atteggiamento verso il nostro destino, verso la natura, verso tutti. Una profonda valutazione sulla qualità delle relazioni tra di noi rivelerà quanto dannosi siamo stati gli uni verso gli altri nell’ultimo anno, la causa radice del dolore e della sofferenza che di conseguenza riceviamo. 

Ne consegue che un buon anno sarà determinato dal nostro desiderio di attuare la grande regola della Torah, “Ama il prossimo come te stesso”. Dobbiamo analizzare noi stessi secondo questo principio, se abbiamo agito correttamente verso gli altri o meno. Con la rivelazione delle forze maligne nella società umana e in natura, speriamo di essere abbastanza intelligenti per renderci conto che la nostra forza si trova nella nostra unione. 

Allora, anziché divorarci tra di noi come lupi, ci comporteremo come una comunità forte di esseri umani amorevoli che si sostengono e  si amano costantemente. 

Buon Rosh Hashanah!

Il Medio Oriente potrebbe annegare nelle guerre dell’acqua?

Il riscaldamento globale, anni e anni di siccità e l’assenza di investimenti nelle tecnologie per il risparmio idrico e desalinizzazione dell’acqua, stanno spingendo le relazioni internazionali nel Medio Oriente, già tese, al punto di rottura. Se la crisi dell’acqua continua, non ci vorrà molto prima che la terra arida sia bruciata dai colpi di  armi da fuoco.

Gli agricoltori iraniani non possono produrre raccolti senza acqua; i Curdi e l’Iran sono in disaccordo sullo spostamento delle linee d’acqua; più di 12 milioni di persone in Siria e Iraq stanno perdendo l’accesso all’acqua, al cibo e all’elettricità; e in Siria, ancora lacerata da una guerra civile iniziata dieci anni fa, la siccità di quest’anno è la peggiore degli ultimi settant’anni. Il terrore porta alla paura, ma si può trattenere con le armi. La sete porta alla disperazione, e niente può fermare un popolo disperato.

Insieme all’ossigeno, l’acqua è l’elemento più vitale per la sopravvivenza.  Senza di essa, la gente farà letteralmente qualsiasi cosa per ottenerla.

In un podcast del 2017, Peter Gleick, scienziato capo e presidente emerito del Pacific Institute, ha detto: “Alcuni dei primi conflitti per l’acqua si sono manifestati nel 25 A.C. nell’Antica Mesopotamia, la terra tra i fiumi Tigri e Eufrate”. Anche ora, “ nell’ultimo decennio circa” continua Gleick “ci sono stati sempre più casi di violenza legati all’acqua…[che] sono stati quelli  che chiamiamo conflitti subnazionali”.

La siccità non è migliorata negli ultimi quattro anni, dopo l’intervista.  E’ solo peggiorata, e le sue conseguenze hanno portato la regione quasi al punto di rottura.

L’elemento più doloroso di questa crisi è il fatto che sia completamente ingiustificata.  Ci sono tecnologie comprovate che possono trasformare deserti in oasi a costi totalmente ragionevoli. Israele, una volta vittima di rapida desertificazione, ha il problema completamente sotto controllo grazie alla costruzione di impianti di desalinazione. Israele ha già costruito diversi impianti all’estero ed è disposto ad aiutare chiunque desideri usare le tecnologie. Purtroppo, i leader di tante nazioni del Medio Oriente, si concentrano costantemente sul stringere la presa intorno al loro popolo anziché migliorare la loro vita.

Infatti, Israele sta già canalizzando l’acqua verso la Giordania come parte dell’accordo di pace del 1994 tra di due paesi.  E’ più che disponibile a firmare un tale accordo con altri paesi confinanti, ma, al momento, non sembra che ci sia un’apertura verso questa idea dall’altra parte.

Anche se non credo che le nazioni confinanti con Israele inizieranno una guerra per l’acqua con Israele, è triste che a  persone che potrebbero avere accesso ad acqua in abbondanza venga negato questo ingrediente più necessario per motivi politici.

Quando i nostri figli adulti vanno via di casa

Dal momento in cui nascono i nostri figli investiamo in loro tutto il possibile sapendo che verrà il giorno in cui andranno avanti in modo autonomo con la propria vita. Questa transizione può essere difficile da fare per le famiglie. Qual è dunque il modo migliore per portare avanti le relazioni con i figli adulti che hanno lasciato casa? Quali preparativi dovrebbero essere fatti in anticipo in questa fase per mantenere la famiglia connessa?

Fin dall’infanzia vale la pena di instaurare con i bambini l’abitudine di non far passare mai un giorno senza che ci contattino. Non importa dove siano e cosa facciano esattamente, almeno una volta al giorno ci chiameranno per scambiare impressioni riguardo al benessere di tutti. Non serve che siamo noi a contattarli perché potrebbero essere impegnati e potremmo disturbarli.  E’ molto meglio se loro si abituano a chiamarci. In questo modo, quando arriverà il momento per loro di uscire di casa, avranno l’abitudine consolidata del contatto quotidiano.

Da noi genitori, ascolteranno cosa sta succedendo con il resto della famiglia. In questo modo verrà mantenuto il legame familiare. Ovviamente, il contatto fisico dovrà essere anch’esso mantenuto e  ci dovrebbe essere una routine regolare. La cucina casalinga che prepareremo per loro da portare a casa fornirà anche un’altra sensazione di connessione con noi per tutta la settimana. 

In generale, la fase di uscita di casa per una vita adulta indipendente è qualcosa che deve essere preparata per anni. L’indipendenza si costruisce attraverso la creazione di un ambiente dove i bambini imparano a sentirsi responsabili, maturi, e dove riescono a funzionare come se vivessero già per conto proprio, anche se in realtà vivono ancora con noi.  E quando finalmente arriva il giorno di andare via di casa, è nostro compito fornire ai nostri figli un senso di fiducia e sicurezza , una sensazione che ce la possono fare da soli. Noi saremo sempre lì a sostenerli, ma la responsabilità passa a loro.

Chiunque cresca in un ambiente con un’atmosfera troppo coccolata, dove tutto viene fatto per lui, avrà difficoltà ad abituarsi ad una vita indipendente. Questi individui vengono lasciati con un handicap, senza sapere come organizzare le cose basilari come il cibo,  il bucato, e normali responsabilità della vita, per non parlare delle preoccupazioni complesse come relazioni a lungo termine e iniziare una famiglia tutta loro. Una persona tale si sente impreparata ad afferrare la vita con le proprie mani. In effetti, se non forniamo un’educazione corretta anticipatamente, sarà difficile recuperare il deficit accumulato nel momento in cui lasceranno la casa. 

Cosa si può fare se una situazione del genere è la realtà? Sedetevi con i vostri figli e scrivete una sorta di guida, una guida più dettagliata possibile, che contenga casi e conseguenze, cosa fare quando succedono certe cose, come gestire le difficoltà quando sorgono.  Tutto ciò che non è stato assorbito dalle loro menti e cuori durante gli anni dell’infanzia deve ora essere scritto. 

Anche noi genitori dovremmo essere preparati ad affrontare la nuova situazione dei nostri figli che escono di casa e di come adattarsi all’essere nidi vuoti. Quando andranno a vivere da soli e non riceveremo loro notizie per molto tempo, ci sentiremo probabilmente molto feriti. Forse non abbiamo il diritto di sentirci feriti perché questo è il risultato del modo in cui li abbiamo educati. Il loro comportamento non significa che è loro intenzione ferirci, ma che ora è il nostro ego che pretende attenzione da loro.  Sembrerebbe che non siamo riusciti a instillare in loro dei buoni esempi di preoccupazione per gli altri e di reciprocità nelle relazioni.

Dopo aver affrontato le carenze dei nostri figli adulti e la nostra solitudine, quello che possiamo ancora fare è chiamarli quotidianamente per valutare come stanno, se hanno bisogno di qualcosa, e per offrire aiuto o dare buoni consigli. Dopo un periodo di tempo durante il quale si abituano al fatto che li chiamiamo, possiamo dire qualcosa del tipo: “Non sappiamo se possiamo chiamarti domani, ma saremmo molto felici se tu ci chiami tu”. E così, poco alla volta, si formerà l’abitudine di legame reciproco.

In poche parole, è una parte naturale della vita che quando i nostri figli crescono e progrediscono, diventano indipendenti e inizia una nuova vita tutta loro. Quello che dobbiamo tenere sempre a mente è che il nostro lavoro è dare loro un senso di sicurezza, una guida per la loro vita futura e la sensazione che siamo dietro di loro, qualunque cosa accada. 

Dovrebbe esserci una chiara garanzia che, anche se lasciano la nostra casa, non lasceranno mai il nostro cuore. E tale affermazione sarà ricambiata.

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