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Sorte: Rilasciare La Luce Per Noi Goccia A Goccia

Lo Zohar, Capitolo “VaYigash (Allora Giuda si avvicinò)”, Articolo 55: I nutrimenti dell’uomo prima del Creatore sono tanto duri quanto la divisione del Mar Rosso. È così perché i nutrimenti del mondo sono dall’alto, da ZA, dal Masach de Hirik nella linea di mezzo. È così perché i figli, la vita ed i nutrimenti non dipendono dal merito, ma dipendono dalla sorte. E per questa ragione, i nutrimenti dell’uomo prima di Lui sono duri, poiché dipendono dalla sorte, dalla quale i figli, la vita ed i nutrimenti arrivano. Ecco perché i nutrimenti del mondo sono duri prima di Lui, perché essi non sono in suo potere prima che egli è benedetto dalla sorte.

Sorte (Mazal) significa “scorrere” (Nozel) ed indica l’abbondanza superiore che arriva a gocce. Non piove come una corrente senza fine, a causa della nostra limitazione, della nostra incapacità a ricevere di più. La Forza Superiore desidera darci tutto il Mondo dell’Infinito, ma Egli è forzato a rilasciare la Luce per noi a gocce, fino al punto in cui possiamo percepirla.

Ecco perché è scritto che “I nutrimenti dell’uomo prima del Creatore sono tanto duri quanto la separazione del Mar Rosso”. In accordo alla Sua natura Egli è “buono e benefattore” ed è dura per Lui trattenersi e non dare all’uomo tutto il bene allo stesso tempo. Per questa ragione, è difficile per il Creatore dare solo goccia a goccia.

La Luce guaritrice dello Zohar

Ho ricevuto una domanda: Da quale parte dei mondi spirituali scende la Luce dello Zohar verso di noi?

La mia risposta: Viene da Rosh Arich Anpin, nella forma di Luce Circostante, perché la Luce dello Zohar è la Luce dell’Infinito, il risplendere superiore. La Luce non “viene a noi” ma piuttosto brilla per noi “”da lontano” e ci riporta indietro verso la Fonte. Brilla su di noi, attraverso tutti i mondi che la riducono, ed illumina i nostri desideri che sono opposti a essa.

Questo non è il sistema di collegamento “diretto” basato sugli schermi e la Luce Interiore ricevuta per cui la Luce è rivelata nella misura della propria abilità di dazione. Piuttosto, dato che io ancora non ho uno schermo, la Luce agisce su di me da lontano, e non nella misura che io possa ricevere per il bene della dazione, ma nella misura che io possa guarire me stesso con il suo aiuto.

A volte succede che qualcuno vada dal dottore e questo gli dica: “Cosa posso fare? Lei ha bisogno di un macchinario molto potente, ma il suo corpo non sarà in grado di sopportarlo”. Succede con persone molto anziane o ferite gravemente. La cura esiste, ma il corpo è troppo debole per sopportarla; può provocarle indigestione. Può danneggiare la persona invece di aiutarla.

La stessa cosa si applica per quanto riguarda la Luce Circostante, che agisce su di me soltanto fino al grado in cui possa guarirmi, cioè fino a dove io possa sopportare. Questo accade perché io ricevo la Luce, la proprietà di dazione, come veleno, come morte del mio egoismo.

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Il giorno comincia con la notte

Domanda: Come verificare che avanzo sul cammino della luce e non su quello della sofferenza?

Risposta: Il segnale che avanzi sul cammino della Luce è l’allegria. È scritto che “l’allegria è la conseguenza delle buone azioni”.

Se sono unito agli altri, allora sono sempre la parte di un corpo comune sano e ricevo da esso le forze e l’ispirazione. Queste forze circolano costantemente nel nostro corpo comune, passando dall’ uno all’altro e per questo non cado mai e non perdo l’ispirazione! Non noto neppure la stanchezza. Certamente posso sentire nel mio corpo la stanchezza fisica, ma non quella spirituale.

Ricevo costantemente dagli altri nuovi desideri e nuovi riempimenti, che passano da loro a me e viceversa – senza fermarsi. Per questo, in questo stato, l’uomo finisce per sentire cosa significano le discese e le ascese. Per lui tutto si trasforma in un tutt’uno. Allora, realmente, il giorno comincia con la notte; però io non la sento come una notte oscura. Sento che è una preparazione per il seguente grado. Devo accumulare l’appetito, avere fame, per poter essere dopo più attento verso la conoscenza.

Questa notte non è così oscura come pensiamo. È l’oscurità dentro l’egoismo, il tempo della costruzione del vaso spirituale (Kli). Se nella vita terrena dormiamo di notte, nella vita spirituale di notte, stiamo lavorando con accuratezza. Stiamo creando, costruiamo noi stessi! Come se la notte stessimo costruendo una macchina e la mattina andassimo in essa.

Non pensate che nella spiritualità la notte sia un sogno senza connessione con la realtà. Mi sto separando dalla realtà anteriore per ottenere la nuova realtà! E la costruisco con la fede al di sopra della ragione.

A “mezzanotte” avviene l’unione (Zivug) di Aba ve-Ima per la creazione dei nuovi desideri (Kelim). Devo lavorare nell’oscurità perché essa mi nasconde i vecchi desideri (perché non ne ho più bisogno e devo elevarmi al nuovo livello) ed i nuovi, affinché cominci a cercarli, ad aggiungerli a me e capisca dove sono e perché.

Così giochiamo con i nostri figli preparando il gioco, però dopo, lui stesso deve fare qualcosa. Il giocatolo deve essere smontabile (come i lego o i rompicapi), non finito prima, perché deve montarlo lui da solo. Così è il nostro lavoro spirituale “di notte”.

Per questo, colui che è fortemente connesso con l’ambiente, non percepisce nella caduta la separazione dal cammino spirituale. Al contrario, sente che gli hanno dato la possibilità di un lavoro ed un’eccitante avventura. Come il bambino, quando la natura lo spinge a svilupparsi e per questo, gli piacciono molto questi giochi: montare e costruire.

Se l’ambiente ci spingerà verso questo gioco, come il bambino viene spinto dalla natura, ci sentiremo in un viaggio eccitante; però se l’ambiente non ci da questa ispirazione, non vogliamo giocare. Come un bambino ammalato che non ha ricevuto questo desiderio dalla natura e per questo ritarda lo sviluppo…

“Non ti farai idoli”

Una domanda che ho ricevuto: L’obbiettivo della lettura del Libro dello Zohar è di sviluppare la nostra sensibilità verso ciò che sentiamo nei nostri cinque organi di percezione? Questo sviluppa la nostra coscienza della visione di questo mondo?

La mia risposta: Assolutamente no! Mentre leggo lo Zohar mi dimentico di questo mondo; non lo vedo o lo sento. Sto entrando nel sistema di Governo e di Supervisione Superiore, leggendo su questo, studiando e cercando di percepirlo, cioè cercando di connettermi ad esso con le mie sensazioni e la mia mente.

Sto cercando, con il meglio delle mie capacità, di usare tutti i nomi e gli appelli scritti nello Zohar. In essenza, lo Zohar per intero parla di Yeshut, Zeir Anpin,Malchut e le anime. Tutto ha luogo tra Zeir Anpin e Malchut, ma lo Zohar lo esprime in migliaia di nomi e situazioni.

Per tanto, mentre leggo il Libro dello Zohar, sto cercando di entrare in questi stati spirituali, ma di non portarli dentro il nostro mondo materiale. Perché ho bisogno di questo? Devo trovare me stesso nella spiritualità, sentire come mi vesto in ZON del mondo di Atzilut, mi identifico e divento un tutt’uno con questo in tutti i miei desideri e pensieri.

Ho bisogno di cercare di vedere sempre tutto quello che sta succedendo in un singolo corpo dell’anima comune, perché queste sono tutte le mie qualità: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Giuseppe, Aronne, Davide, e tutte le azioni delle quali sta parlando lo Zohar, Klipà e santità, i gradini di ZON del mondo di Atzilut;

però questo mondo non esiste per me, per così dire. Non lo capisco o lo sento; non ho bisogno di questo mondo immaginario. È scritto che dobbiamo elevarci al livello del Mondo Superiore, e da questo, dopo aver ottenuto una certa comprensione delle radici spirituali, siamo capaci di studiare i suoi rami inferiori nel nostro mondo.

Non c’è necessità di stare nei rami “perché si”, di fatti, è proibito annettere le radici Superiori a quelle Inferiori. Si chiama idolatria quando prendi i nomi e le azioni del Mondo Superiore e provi a vedere i loro effetti in questo mondo nella precisa corrispondenza dell’uno all’altro. È proibito perché è sbagliato.

Cosa significa “proibito”? Che non esiste. Significa “costruirti un idolo”.

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Quando il cuore comprende

Lo Zohar, capitolo Va YiKra ( Il Signore ha chiamato), articoli 147-149: Il Yod del Sacro Nome si collega in tre nodi. Per questo motivo una punta è sopra, una punta in basso, e un’altra punta è al centro, dato che tre nodi pendono da lei. La punta in alto è Keter superiore, al di sopra di tutti i superiori, la testa di tutte le teste è sta in alto sopra di loro…La punta inferiore è l’altra, la punta inferiore di Yod. Ed è Bina, la testa per innaffiare il giardino, Malchut. Questa è la fontana dì acqua da cui tutte le piantaggioni vengono innaffiate, dato che tutti i Mochin e Zon e BYA si estendono da Bina

La lettera Yod è Hochma del mondo di Azilut, la sua “mente occulta” Attraverso il punto superiore entra la Luce dell’Infinito, e dal suo punto inferiore esiste la luce di Bina, fluendo attraverso Zeir Anpin, innaffia il giardino, Malchut.

Sarebbe possiblile descrivere l’intero sistema in dettagli come questi, ma noi stiamo studiando Lo Zohar con lo scopo di destare la Luce che Riforma, non per studiare delle aride teorie. Noi studiamo Lo Zohar non per acquisire conoscenze teoretiche sulla spiritualità, ma piuttosto per farne esperienza! Quando iniziamo a capire quello che Lo Zohar ci sta dicendo, sentiamo la dazione e la ricezione in noi e la differenza tra di loro; soltanto allora saremmo capaci di leggere e svelare l’intero disegno, che apparirà come sensazioni. Noi studieremo Lo Zohar per poter capire quello che stiamo sentendo! Allora inizierò a studiare la Kabbalah come una scienza; aggiungerò intelletto ai miei sentimenti.

Ma prima devo ricevere le sensazioni. La mente segue. Se non fosse cosi, sarebbe soltanto un ragionamento teoretico senza una comprensione pratica. Rimarremmo bloccati in questi diagrammi e in questo mondo a intellettualizzare, come se sapessimo quello che sta succedendo “la” nel mondo spirituale.

Ma non abbiamo bisogno di sapere quello che sta succedendo là. Dobbiamo esserci! C’è una enorme differenza tra quelli che stano percependo il mondo spirituale e i teorici che stano imparandolo nello Zohar. Questi ultimi sono quelli che Bal HaSulam incontrò a Gerusalemme quando arrivò in Israele. Stavano studiando Lo Zohar e ne conoscevano tutti i libri cosi come gi scritti dell’Ari a memoria. Ma quando lui chiese se riuscivano a percepirlo loro risposero “Non c’è niente da percepire qui. Semplicemente memorizziamo il testo”.

Ma per noi, prima di tutto, è importante acquisire la capacità di percepire il mondo superiore: Lo Zohar deve entrare in noi , e noi dobbiamo iniziare a vivere in lui. Dopo studieremo quello che sentiamo e come cambiare questi sentimenti, come camminare nella spiritualità.

Non possiamo ricercare quello che non percepiamo. Dato che noi siamo la sostanza del desiderio di ricevere, dobbiamo percepire la realtà che è in esso. Solamente allora potremo studiare in che cosa consiste la nostra percezione.

Bina deriva dalla parola “Havana” comprensione, com’è scritto: “il cuore comprende”. È per questo che studiamo Lo Zohar, in modo di poter donare e percepire il Creatore. Più tardi si potrà discutere su tutte le pagine di Lo Zohar , e vedremo tutto quello che contiene, la completa sinfonia dei sentimenti.

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Non si può camminare da soli

Se resto solo per un momento, senza il supporto del gruppo, cadrò immediatamente. Da solo non ho presa sulla spiritualità, sul Creatore o sulla dazione. Posso essere nel mio vaso spirituale mentre sono connesso con gli altri e ricevere supporto da loro, oppure esserne al di fuori. Appena perdo il loro supporto, cado.

Uno non può avanzare e raggiungere qualcosa da solo. Non sarà capace di portarsi nella spiritualità neanche per un istante. Se una persona pensa di poter avanzare da sola attraverso la lettura dei libri di Kabbalah, compiendo determinate azioni e tenersi nel cammino spirituale, allora si tratta di un’illusione. Mentirà a se stessa e spererà invano di avanzare. Senza la partecipazione e la connessione al gruppo, chiamata “garanzia mutua”, non abbiamo possibilità di essere nella spiritualità neanche per un momento.

Inoltre, essere presenti nell’ambiente spirituale non significa esservi fisicamente. Ciò che importa è quanto fortemente una persona desideri che questo ambiente la colpisca finché ciò dimostri al suo desiderio di porsi sotto l’influenza della Forza Superiore del Creatore; ma se una persona legge semplicemente i testi di Kabbalah in solitudine, non sarà sotto l’influenza del Creatore perché tutto ciò che una persona legge, passa attraverso i suoi filtri egoistici. Una persona percepirà il libro come lo capisce, lo sente e desidera vederlo!

Perciò, io sono sotto l’influenza del Creatore solo se quello che leggo viene a me attraverso il gruppo. Il Creatore o la Luce “dimora in mezzo alla sua gente”, vuol dire il gruppo, l’assemblea corretta delle anime.

Individualmente non abbiamo possibilità di avanzare spiritualmente. Dobbiamo capire molto chiaramente che il solo nostro strumento per rivelare il Creatore è la nostra unità.

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Dal punto nel cuore fino a Malchut dell’infinito

Non c’è Luce senza un vaso e non c’è riempimento senza un desiderio. La Luce Superiore si trova in uno stato di riposo assoluto; riempie e circonda completamente la creazione. Tutto dipende unicamente dal nostro desiderio, dai nostri vasi di percezione. Se desideriamo questo particolare riempimento, lo percepiremo. Tuttavia, se il nostro desiderio non corrisponde esattamente alla frequenza o alla qualità del riempimento (cioè, non c’è equivalenza delle proprietà tra il desiderio e ciò che lo riempie), allora non ci sentiamo soddisfatti. Diversi esempi del mondo corporeo danno prova di ciò.

Dobbiamo portare il nostro desiderio verso la Luce Superiore affinché sia riempito. Per fare questo correttamente, il desiderio deve corrispondere alla Luce, cioè, essere nella dazione. Come acquisiremo questa forza della dazione? I kabbalisti dicono che in ogni persona esiste il potere di dare, però è molto piccolo e resta tale nella persona che si mantiene sola.

Questo potere di dare crescerà solo se una persona si unisce agli altri. Se desidera ottenere la dazione ed è disposta a fare ciò che è necessario con il fine di ricevere, dal gruppo e dagli amici, il suo desiderio di dare; allora acquisisce da loro molti di quegli stessi desideri. Può farlo nella misura in cui annulla se stessa ed esalti gli amici al di sopra di sé. In questa maniera, sarà pronta a ricevere da loro un desiderio più grande di dare, tanto in qualità che in quantità. Se una persona ha il desiderio di dare, allora la Luce, durante la lettura dello Zohar, lavorerà con lei; questa Luce comincerà ad organizzare il suo desiderio ed a riempirlo.

Per tanto, la preparazione alla lettura dello Zohar dovrebbe aver luogo nel gruppo, nella reciproca “incorporazione” degli uni negli altri, con il fine di formare un forte desiderio. In questo caso, avremo successo. Possiamo accelerare il tempo ed accorciarlo, senza necessità di sommergerci in una sofferenza corporea prolungata. Possiamo trasformare le sofferenze terreni in tormenti d’amore, il che significa soffrire per il fatto di non avere le qualità della dazione, per non avere il desiderio di dare che dobbiamo acquisire. Possiamo lavorare con il gruppo e gli amici e facendolo, acquisire questa volontà.

Come vediamo, tutto è nelle nostre mani. Di fatto, possiamo mettere il cronometro sullo zero. Il Creatore ha creato solo il punto “dell’esistenza dall’assenza”. Ci ha dato il resto affinché aumentassimo il nostro desiderio dalla misura del punto nel cuore fino a quella dell’estensione di Malchut dell’Infinito. Ciò è possibile solo se ci uniamo. Per tanto, abbiamo solo un’opportunità di raggiungere il desiderio per la Luce: sforzarci nell’essere giusti all’interno dei nostri piccoli desideri di dare.

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Dall’inganno alla Luce

Ho ricevuto una domanda: Come possiamo esigere la correzione oggigiorno, quando siamo totalmente immersi nei desideri egoisti?

La mia risposta: E’ chiaro che attualmente non possiamo esigere la correzione. Se sono un egoista assoluto, come posso chiedere la correzione? Tuttavia, ciò che mi si richiede è chiedere un po’ di dazione, nella misura in cui sono capace di chiederla, mentre sono nell’egoismo. Questo significa che mentre lei sta in Lo Lishma, (cioè, nell’inganno, nell’ego, nel suo desiderio di piacere, e nei pensieri su se stesso), sta realizzando un debole pianto che desidera offrire.

Certamente, è un inganno; lei non vuole amare gli altri, né donare loro, né arrivare ad essere simile al Creatore. Lei semplicemente, non sa cos’è la dazione, e grazie a questo, è capace di dire simili parole. Se lei sapesse cos’è, uscirebbe correndo immediatamente. La verità si nasconde da lei, affinché non sappia cosa sta chiedendo. La dazione è tanto contraria alla sua natura da implicare realmente la morte dei suoi desideri e qualità presenti.

Nella scienza della Kabbalah, studiamo la relazione tra la luce ed i desideri. C’è un vaso o desiderio, e a sua volta una Luce opposta ad esso. Affianco a questo, esiste un altro stato nel quale il desiderio non è certo, ma falso, e la Luce che è opposta a questo desiderio, non è diretta, ma circondante. Questo è esattamente lo stato nel quale ci troviamo adesso. Tuttavia per il momento, chiediamo che questa Luce venga e ci porti questo desiderio di dare, come se volessimo diventare datori e funziona grazie a questo.

Il sistema è disegnato in maniera tale che, dal nostro stato attuale, nel quale ci troviamo, non vogliamo il successivo stato, tuttavia lo stiamo chiedendo, possiamo arrivare ad esso; possiamo cominciare a volerlo, a riceverlo ed a stare con esso. Ciò si deve alle Reshimot, i geni spirituali, che rimangono in noi dallo stato corretto, che poi fu frammentato. Queste Reshimot risvegliano le luci nel mondo di Atzilut, queste luci sono lontane da noi. Possiamo attrarle affinché ci influenzino e diventino ciò che chiamiamo “luci circostanti”.

In effetti ci troviamo in un inganno e non vogliamo dare o amare il nostro prossimo. È certo. La Torà non ci nasconde questo fatto. Al contrario, ci dice che il Creatore si nasconde ed il mondo spirituale è nascosto perché se lei lo vedesse, mai lo vorrebbe.

Così dunque la spiritualità si nasconde in modo che lei possa immaginare che questa è buona per lei, anche nei suoi desideri egoistici. Quando pensiamo ad alcune ricompense egoistiche per noi, come se desiderassimo il mondo spirituale, la Luce ci influenza ancora e cambia i nostri desideri e pensieri dal ricevere al dare. Funziona così. Il sistema è stato disegnato precisamente per questo processo.

Funziona in questo modo non solo nel nostro stato, quando ascendiamo da questo livello di ricezione al primo grado della dazione. Quando oltrepassiamo il Machsom (la barriera della spiritualità), ascendiamo da un stato all’altro, secondo lo stesso principio: desiderando l’indesiderabile. Anche se in queste tappe, “l’anima di una persona le insegna”, e abbiamo qualcosa su cui appoggiarci, perché siamo già nel mondo spirituale.

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MAN: La preghiera che contiene tutto

Domanda: Dobbiamo elevare MAN (Mayim Nukvin, una preghiera). Questa azione si realizza all’interno del desiderio?

Risposta: MAN significa che chiedo la forza della dazione. All’interno di Malchut, mi rivolgo a Binà e le chiedo la capacità di dare. Tuttavia, devo arrivare ad uno stato nel quale essere pieno di questa preghiera (MAN) è sufficiente per me; mi sento felice di poter elevare MAN.

Come descrive la Torà questo stato? È quando entri alla “luce del giorno”. Un “giorno” è quando non hai niente e sei stato a vagare nel deserto, cercando il MAN (il desiderio di dare) e lo trovi. Scoprendolo, ti animi e si soddisfano tutti i tuoi piaceri. Lì si trova tutto ciò che desideri.

Che tipo di “piacere” è? Da dove proviene? Cosa è il MAN? Viene a te da Binà. È quando la semplice possibilità di fare la supplica al Creatore è sufficiente per te: “Ho la connessione con Lui. Posso chiedere a Lui. Non mi importa più di niente”.

Ma non voglio avere il desiderio con il quale posso rivelare il Creatore? No, mi sento soddisfatto solamente col sentire l’aspirazione per Lui. Ciò costituisce adesso la mia pienezza. La connessione con il Creatore per mezzo del gruppo mi riempie.

“Ma che tipo di connessione è questa? Cosa hai? Non hai niente”. È vero, ma posso appellarmi a Lui elevando il MAN? Quando questo è possibile, è sufficiente. Ciò si chiama, “vagare nel deserto”: acquisire le proprietà di “Chafetz Chesed” (colui che non vuole niente). Nel deserto ti trovi sprovvisto di tutto; in verità non desideri niente per te stesso; ma con questo acquisisci la correzione che proviene dall’attributo della dazione, la somiglianza con il Creatore e questo è il tuo riempimento.

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Fai un passo verso il Creatore

Lo Zohar, capitolo “Va YiKra (Il Signore ha chiamato) Punto 83:…com’è scritto “Osserva, il tuo re verrà verso di te”, certamente, e non tu verso di Lui. Lui verrà per appagarti, Lui verrà per innalzarti, Lui verrà a te per completarti in tutto, Lui verrà a te per portarti in alto verso il suo palazzo, per vincolasi con te in un vincolo eterno, per tutti i tempi, com’é scritto “Ed io ti fidanzerò a Me in lealtà”

Dobbiamo alzare Malchut dalle ceneri da noi, o il Creatore Misericordioso alzerà la tenda caduta di David per noi? Abbiamo la necessità di aspettare in esilio a allora tutto sarà rivelato dall’Alto? Oppure dobbiamo riconoscere che il Re è venuto, ha fatto il suo lavoro e ci raggiunge e dobbiamo aggrapparci a Lui e salire?

Ci sono persone che dicono che tutto verrà e sarà rivelato dall’Alto, che il “Terzo Tempio” cadrà dai cieli, e noi non dobbiamo fare nient’altro che aspettare. Questo è il modo di pensare “Galut” (il tempo dell’esilio).

I Kabbalisti invece ci spiegano che dobbiamo forzarci nell’esilio (dal livello di spiritualità) per un periodo specifico di tempo, fino alla fine del 20 secolo. Allora, dall’Alto, il Creatore ci ha riportato alla Terra d’Israele e ci ha rivelato il metodo di correzione che è la Kabbalah e Lo Zohar. Lui ha creato tutte le condizioni per la libertà di desiderio, e la Consegna della Torà è avvenuta. Adesso, le persone hanno bisogno di ricevere la Torà e realizzare in essa la loro correzione,

Questo è quello che chiamiamo “il re è venuto dalla regina”. Gli da tutto quanto. Comunque, adesso lei deve fare un passo verso il re ed esprimere il desiderio di unirsi a lui, invece di stare semplicemente distesa nella polvere senza fare una azione da se. Dopo tutto il re la costringe ad agire e la raggiunge rivelando il suo desiderio.

Questo è quello che gli studiosi della Torà esteriore, i religiosi, e gli studiosi della Torà interiore, i Kabbalisti discutono. Non c’é niente da aggiungere sull’osservazione esteriore dei costumi perché l’aggiunta avviene all’interno, cioè, nelle intenzioni, nei discernimenti dei desideri, e la rivelazione dell’inclinazione al male che deve essere corretta.

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