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Bruciare libri senza educazione accende l’odio

In Ontario, Canada, le scuole hanno recentemente bruciato quasi 5.000 libri considerati offensivi per gli indigeni. A New York City, la statua di Thomas Jefferson che è stata realizzata nel 1833 e che si trova nella sala del Consiglio Comunale dal 1915, è in attesa di essere rimossa. L’anno scorso, quasi 100 monumenti confederati sono stati rimossi. Bruciare, distruggere o cancellare il passato non è il modo giusto per riparare i torti.  Se non si riconosce il passato e non si educa la gente su cos’è giusto e cos’è sbagliato, non impareremo mai. Continueremo a comportarci in maniera tirannica tra di noi e, mentre i tiranni cambieranno,  la gente continuerà a soffrire. 

Solo l’educazione ci cambia; la violenza opprime e basta. Se crediamo che le persone siano uguali, dovremmo educarci a questo pensiero. Dovremmo farlo con l’esempio, mostrando come tutti contribuiscono alla società, come la diversità aumenta la forza di resistenza di una nazione e come l’unione al di sopra delle differenze culturali ed etniche rende solida la nostra nazione.  Da quando gli atti di odio hanno portato qualche beneficio a qualcuno? Da quando hanno aumentato l’amore?

Per poter costruire nuovi valori sociali, dobbiamo sapere come allontanarci da quelli  vecchi. Prendiamo per esempio la schiavitù. Fu abolita per liberare gli Afroamericani, nati in schiavitù o portati in America per questo scopo. Tuttavia, invece di liberare gli schiavi, ha reso schiavi quasi tutti: neri, bianchi, asiatici e latinoamericani. Forse non lo chiamiamo schiavitù e forse è imbarazzante ammetterlo, ma la verità è che nessuno di noi è libero. Siamo stati tutti ugualmente ridotti in schiavitù, lo chiamiamo libero mercato o capitalismo. In ogni modo, anche il comunismo non è migliore. Ne so qualcosa, vengo da lì.

Se vogliamo che la gente sia libera e uguale, dobbiamo insegnare un’unica cosa: come amarsi. Non c’è schiavitù o disuguaglianza in una famiglia amorevole. Allo stesso modo, se le persone si prendessero cura le une delle altre, non parleremmo di disuguaglianza o di gruppi svantaggiati. 

La famiglia è un grande esempio di costruire meglio, a questo proposito. Se c’è una disputa tra fratelli e la famiglia vuole riportare la pace tra di loro, denigrerà o umilierà uno per placare l’altro? Certo che no! Aumentare l’amore fino al punto in cui è più grande della rabbia è l’unico modo per farli tornare in pace.

Quindi, se una nazione vuole unire i suoi membri e renderli uguali, l’unico modo per ottenere questo risultato è aumentare l’unità, l’amore e la responsabilità reciproca tra tutte le parti della nazione. Se ci concentriamo su questi tre elementi non dovremo preoccuparci della disuguaglianza o del pregiudizio. 

Didascalia della foto:
Una statua dell’ex presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson fotografata nelle sale del consiglio nella City Hall, dopo la votazione per farla rimuovere nel distretto di Manhattan di New York City, New York, Stati Uniti, 19 ottobre 2021. REUTERS/Carlo Allegri

Covid: il Terminator di Carriere

Non sono passati neanche due anni dall’inizio del Covid, ed è già chiaro che il virus sta rivoluzionando la civiltà. Le cose che davamo per scontate fino a poco tempo fa, come il lavoro, la scuola e l’intrattenimento, sono diventate discutibili su diversi livelli. Il virus non agisce soltanto sulla nostra salute, ma anche sulla nostra vita: sta cambiando il modo in cui ci percepiamo, come esseri viventi e come membri della società.

Fino a quando non ci è piombato addosso il virus, abbiamo etichettato le persone, in gran parte, dalle loro carriere o lavori, e dai loro stili di vita. Avere una carriera, una volta, era simbolo di successo.  C’era un tono romantico nella parola,  immagini di frequenti viaggi di “lavoro”, carte di credito aziendali, un appartamento in un grattacielo con una guardia nell’atrio e uno status sociale da far invidia agli altri.

In qualche modo, il Covid ha attenuato il fascino. Non è che la gente rifiuti completamente l’idea di una carriera, ma non è così invidiabile come lo era due anni fa e la sua attrazione sta semplicemente diminuendo. Vogliamo ancora il denaro, lo vorremo sempre, ma siamo disposti a pagare molto meno per ottenerlo. Non siamo disposti a sacrificare così tanto della nostra vita sociale, degli altri interessi, della nostra tranquillità e del  tempo in famiglia per il nostro stato sociale. In parte è perché non lo troviamo più così allettante e in parte è perché gli altri non trovano più invidiabili i nostri “titoli” di carriera.  Vedono le nostre lunghe ore in ufficio, i nostri voli frequenti e provano pena per noi, perché lavoriamo così tanto anziché goderci la vita. 

Ma la pandemia è andata più in profondità che cambiare la nostra percezione del lavoro. A poco a poco, ha risvegliato in noi le “grandi” domande, quelle che abbiamo soppresso per anni sotto la pressione della sopravvivenza in un mondo iper capitalistico: le domande sul senso della vita.

Proprio come il riscaldamento climatico scongela il permafrost emettendo gas che cambiano la composizione della nostra atmosfera, il virus sta sciogliendo il ghiaccio nei nostri cuori, aprendoli a sensazioni da tanto tempo congelate, che cambiano l’atmosfera della nostra società.  Stiamo imparando a pensare di più socialmente e meno individualmente.  

La paura del contagio ci ha fatto riconoscere che siamo dipendenti dagli altri per la nostra salute. Ora, con la crisi delle catene di approvvigionamento dovuta al coronavirus, ci fa capire che siamo dipendenti l’uno dall’altro per il nostro cibo, per il prezzo che paghiamo per le cose, per la nostra capacità di comprare i regali per le feste, per il nostro intrattenimento, la nostra vita sociale e per le nostre scuole ed educazione.

Forse non ce ne rendiamo conto, ma il virus ci insegna a rivalutare i nostri valori: chi consideriamo grande e ammirevole e chi disprezziamo. Ci insegna a giudicare le persone non secondo il loro guadagno, ma secondo il loro contributo alla società. Abbiamo iniziato applaudendo gli operatori sanitari e medici, poi siamo passati a riconoscere che i lavoratori dei supermercati sono indispensabili,  ora ci rendiamo conto che queste persone invisibili sono quelle che ci permettono di vivere e preoccuparci di noi stessi.

Grazie al virus, stiamo finalmente imparando che ogni persona è unica, dato che ogni persona porta un contributo speciale alla società che nessun’altro può portare.  Nella nostra unicità, siamo tutti pari. Quando il processo di accettazione dell’unicità di ogni persona sarà concluso, scopriremo che l’odio nei nostri cuori sarà svanito.

Vedremo quanto tutti siano preziosi e saremo grati dell’esistenza di ogni essere umano sul pianeta.  Quando questo avverrà saremo grati al Covid, che ha portato fine alle nostre carriere e ha generato unione e pace.  

Beati quelli seduti in cerchio

Dr. Michael LaitmanDomanda: In quale modo si sta studiando la saggezza della Kabbalah diversa dalla saggezza di connessione?

Risposta: Possiamo parlare alla gente che viene a studiare la saggezza della Kabbalah della Luce di fede, Luce di dazione, del sacrificio di sé, della fede oltre la ragione, di salire oltre la nostra natura egoistica e di respingere la nostra natura, attraversando tutti gli stati della frantumazione.

D’altra parte, quando presentiamo la saggezza della Kabbalah al pubblico, non possiamo avvicinarci parlando di queste idee e concetti. Possiamo dirgli solo quello che può essere rivelato ai vasi di ricezione. Significa che diciamo loro che c’è un metodo che ci permette di ricevere piacere, riempiendo se stessi tramite la connessione con gli altri.

In natura c’è una forza superiore o una forza interiore che ci permette di connetterci e con questo potere di connessione che abbiamo ricevuto, di correggere tutti i problemi. Se vuoi correggere la connessione con i tuoi figli, puoi fare un workshop in cerchio con loro. Scoprirete la forza della connessione e l’unità tra di voi che cambierà e risolverà tutto.

Quando si rivela la forza di connessione, c’è una correzione immediata. Non posso generare questa forza all’interno del nostro cerchio durante il workshop e con quella riparare la mia lavatrice, ma tenendo il workshop, la tua lavatrice non si rompe più se questa dovrebbe essere la tua correzione.

Dobbiamo capire che solo la forza che si rivela nella connessione riparerà tutto. Pertanto, dobbiamo essere in ogni luogo e tenere dibattiti intorno alle tavole rotonde, e dovunque facciamo quello, si sarà corretta la situazione. Così, insegniamo alla gente a evitare problemi, a trovare una benedizione, fortuna.
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Dalla seconda parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 12.06.2014, Scritti del Baal HaSulam

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Non con la saggezza, non con la forza, solamente con la pazienza

Baal HaSulam, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”, paragrafo 141: Non mi puoi trovare in nessun posto se non nella Torà. Perciò tieniti stretto alla Torà e cercaMi lì, e la Luce che è in essa ti correggerà e tu Mi troverai”, come è scritto, “Coloro che Mi cercano, Mi troveranno”.

Questo è quello che cerchiamo di fare, ci sforziamo di connetterci come un solo uomo con un solo cuore, conseguendo il sostegno reciproco e “ama il tuo prossimo come te stesso”, mostrando di essere pronti a questa connessione durante lo studio. E allora, in ogni momento, riveleremo quanto siamo incapaci di farlo, e poi tenteremo ancora, nonostante tutto, a pensare all’unione e alla connessione.

Speriamo che il nostro studio e la nostra connessione ci aiuteranno a rivelare il Creatore al fine di donare a Lui piacere. Questa diventa la nostra preghiera durante lo studio, un’azione di correzione, e ci porta più vicini al traguardo. Se gli amici provano a connettersi nel modo giusto, elevano il loro punto nel cuore al di sopra del loro ego, si liberano dal suo controllo, e si connettono con questo punto, il che avviene durante la lezione, che ci parla di questi stati, allora in tutto questo attireremo la Luce che Corregge. E questo sarà effettivamente il nostro sforzo.

Ci saranno sempre dei disturbi, ancora e ancora. Perciò, ci dobbiamo rendere più forti a vicenda, e proprio allora, quando arriva la disperazione e dei grossi ostacoli che si presentano sul nostro cammino, un uomo si sente disperato davanti ad essi, non sa cosa fare, vuole scappare, si stanca e cede, si lascia andare oppure fa l’opposto, si arrabbia e non sopporta questo stato. Ma proprio questi stati sono i più vantaggiosi per aggiungere una goccia in più di lavoro, un altro grammo di sforzo, con il quale attiriamo la Luce su di noi.

Colui che non si dispera e non cede è colui che ce la fa. In questo caso, né la saggezza, né la forza saranno di aiuto, solamente la pazienza. Il tempo sistemerà ogni cosa.

“Il Tempo” sta a indicare i numerosi sforzi che un uomo compie in ogni momento, anche i più piccoli. Questi sforzi si accumulano, si connettono e, alla fine, portano la soluzione.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.01.2013 “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Un salto sull’ Abisso

Noi riceviamo tanta Luce quanti Kelim, desideri, abbiamo. È per questo che nel nostro mondo siamo molto lontani dal vero stato. Questo ci è nascosto per mezzo di molti veli e livelli e se non avessimo molti Kelim, mezzi e componenti, non saremmo capaci di rivelare la Luce.

La creazione è “l’esistenza dall’assenza”. In altre parole, l’unico Creatore esistente desiderò creare qualcosa al di fuori di Lui. Questa qualità che fa la differenza, qualcosa al di fuori di Lui, si chiama “creazione”.

Il Creatore desidera che la creazione realizzi il fatto che questo è al di fuori di Lui, che superi la rottura tra i due e che raggiunga lo stato che annulla la creazione e la rottura tra loro. Pertanto, una persona in questo mondo, deve vedersi come se fosse esclusivamente di fronte al Creatore. Non eiste nulla tranne Lui. Non c’è niente al di fuori del Creatore, incluso la persona in sé.

Soltanto nella mia percezione e sensazione ho avuto questa illusione che ha creato un’esistenza al di fuori dell’unica Forza, il Creatore. Tutto quello che posso immaginare è stato creato deliberatamente, così avrò qualcosa a cui aggrapparmi, che mi permetta di raggiungere l’Uno partendo da molti Kelim.

All’interno di questo Uno non esiste “ l’io ”. È scritto: “Il Creatore è nostro Dio, il Creatore è uno”. Tutto si include in Lui. Questo è ciò che l’uomo dovrà realizzare ed è in questo modo che “salterà” sull’abisso che c’è tra “l’esistenza dall’esistenza” e “l’esistenza dall’assenza”. Questo è ciò che dobbiamo realizzare.

Tutto quello che abbiamo, incluso il grande mondo, i mondi spirituali, la rottura, i Kelim, gli amici, tutti i mezzi e tutto il metodo, sono destinati solo a correggere la nostra percezione della realtà ed a riconoscere che a parte l’unica Forza, non c’è niente, neppure me stesso.

Ciò che mi circonda è fatto in questo modo con il fine di aiutarmi a raggiungere l’unità. Sono sempre fermo davanti al Creatore e non c’è niente tra di noi. È così che una persona deve sentire la realtà nella sua percezione. Baal HaSulam scrive riguardo a questo nello Shamati 67:

colui che pensa che sta ingannando il suo amico, in realtà sta ingannando il Creatore, poiché invece del corpo dell’uomo esiste solo il Creatore. Questo si deve al fatto che questa è l’essenza della creazione, che l’uomo è chiamato “creatura” solo in relazione a se stesso. Il Creatore desidera che l’uomo senta di essere una realtà separata da Lui; però eccetto questo, tutto è “tutta la terra è piena della Sua gloria”.

Pertanto, quando mentiamo ad un amico, mentiamo al Creatore e quando rattristiamo un amico, rattristiamo il Creatore. Per questa ragione, se si è soliti dire la verità, questo aiuterà in relazione al Creatore.

Se la persona avanza verso la rivelazione dell’unità, allora vede tutto come un mezzo che la aiuta a rivelare l’unico Creatore. È scritto: “Alzati Creatore ed i Tuoi nemici si disperderanno”. In altre parole, una persona vede che tutti i disturbi non sono davvero tali, ma che sono Kelim, mezzi. Unendoli in un tutt’uno, all’interno di essi, la persona rivela la Luce, fino a che tutti si fondano in una sola Luce.

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10 Febbraio 2011, Scritti del Rabash)

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Siamo tutti come i pesci nella rete

siamo-finiti-tutti-nella-rete-come-dei-pesciQual è la ragione della nuova situazione in cui ci troviamo? Perché stiamo scoprendo la connessione tra di noi? Per rivelare la connessione esistente tra le anime. Questa rete che lega gli uomini tra loro è spirituale ed è chiamata Adam HaRishon, l’anima comune.

Ci siamo “finiti” dentro come i pesci nella rete – così è come ci sentiamo perché noi non desideriamo questa connessione! Tuttavia, se desiderassimo essere connessi ad ogni altra persona attraverso questa rete, ne risulterebbe un piacere per noi. Perché? Perché attraverso la reciproca connessione, si raggiungerebbe la Forza Superiore e la vita spirituale.

Siamo già all’interno di questa rete – è la Natura stessa. E la crisi finanziaria, così come tutte le altre crisi che si stanno verificando in differenti aree, accadono per renderci consapevoli della rete in cui viviamo.

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Non abbiamo altra scelta che obbedire alla legge della Natura

non-abbiamo-altra-sceltaHo ricevuto una domanda: perché il nostro ulteriore sviluppo deve effettuarsi in un livello nuovo e non può avvenire utilizzando i metodi che già esistono?

La mia risposta: si deve al fatto che, tutti i periodi precedenti di sviluppo, seguivano una direzione singolare, la cui la finalità era l’incremento dell’ego, tanto nel livello individuale quanto in quello sociale. Questo sviluppo non dipendeva da una connessione altruistica tra noi.

In ogni periodo, costruivamo un’altra connessione tra noi, in funzione del livello del nostro egoismo, dal quale si diffondevano nuove leggi, interconnessioni ed accordi. È così che facciamo accordi nel nostro sviluppo.

Però, oggi giorno, la Natura ci sta forzando a stabilire un nuovo livello di società globale, umana ed interconnessa e che ci piaccia o no, dovremo obbedire a questa legge della Natura.

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La crisi è la negazione della rivelazione della spiritualità

la-crisi-e-la-negazione-della-rivelazione-della-spiritualitaHo ricevuto una domanda: lei ha detto che il mondo è arrivato ad uno stato nel quale siamo vincolati in tutto o in un vaso. E in accordo al piano della Natura (quello del Creatore),questo vaso dovrebbe riempirsi con la sensazione del Livello superiore dell’esistenza. Tuttavia, non sentiamo la nostra connessione chiaramente e lo stato del mondo non ha precedenti. Potrebbe spiegarci cosa significa questo?

La mia risposta: oggi giorno stiamo rivelando una connessione globale e integrale tra noi, l’effetto del “piccolo villaggio” o “effetto farfalla”. Tuttavia, stiamo rivelando una connessione egoista tra noi, insieme all’interdipendenza universale. Per tanto, scopriamo che siamo incapaci di mantenere connessioni corrette, benevoli tra noi. Questo si chiama “un vaso rotto” perché la nostra connessione è sbagliata.

Per tanto, la crisi attuale è una rivelazione del nostro stato spirituale. Attraverso tutta la storia dell’umanità, fino ad oggi, siamo esistiti nel livello del nostro mondo. Però stiamo scoprendo, ai giorni nostri, il successivo livello della Natura, nel vedere l’interconnessione tra tutte le sue parti.

Il mondo deve capire ed interiorizzare questo livello. Dopo tutto, non siamo mai stati prima in questa situazione. Abbiamo sempre pensato alla spiritualità come qualcosa nel cielo, in altre galassie, aldilà delle frontiere dell’universo, in un’altra dimensione. Tuttavia adesso la spiritualità, di fatto, si sta rivelando dentro di noi, però si rivela nella forma non corretta, ossia la connessione egoista tra noi.

Baal HaSulàm scrive: “ Siamo tutti una famiglia”. E siamo una famiglia anche quando tutti i suoi membri si odiano l’un l’altro. La connessione tra noi è spirituale. Però non è corretta perché è egoista. Il nostro compito è correggerla, convertirla in “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

La spiritualità non ci si era mai rivelata in tutta la storia. Per questa ragione, la nostra generazione riceve il nome de “la generazione del Messia”, perché la parola Messia prende origine dalla parola Lismoh, “tirare: tirarci fuori dall’egoismo.

Per tanto, la crisi è la rivelazione della connessione rotta tra noi. Non è una crisi economica, finanziaria, politica o ecologica, ma una crisi di relazioni tra noi. E questo è ciò che ora stiamo rivelando.

Dobbiamo dare a tutti (inclusi noi stessi) una spiegazione dello stato nel quale ci troviamo. Come un malato, se troviamo l’origine della nostra malattia, potremo guarire. Seguendo il consiglio dei kabbalisti, possiamo creare la connessione corretta tra noi: quella dell’amore e della dazione. Allora ci troveremo in un mondo perfetto!

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Un sistema mondiale unito: Fisico o Spirituale?

un-sistema-mondiale-unito-fisico-o-spiritualeHo ricevuto una domanda: perché le persone dovrebbero unirsi politicamente e creare un sistema mondiale unificato, se la vera alleanza deve realizzarsi nei cuori delle persone? È lì che si deve creare la vera unità e non in un nuovo ordine mondiale. Perché non uniamo i cuori e permettiamo ad ogni paese di restare così com’è?

La mia risposta: la Kabbalah parla dell’unità interiore e non di quella fisica. È l’unità interiore che determina le forme e le istituzioni esteriori dell’umanità.

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Gli amici sono la chiave di una vita lunga e salutare

gli-amici-sono-la-chiave-di-una-vita-lunga-e-salutareNews: (del NY Times): “Perché ci sono gli amici? Per avere una vita più lunga”. Proprio adesso, i ricercatori, stanno cominciando a studiare l’importanza che rivestono l’amicizia e le relazioni sociali nel complesso della salute. Uno studio australiano, che è stato effettuato nell’arco di dieci anni, ha dimostrato che le persone più anziane, con un’ampia cerchia di amici, sono soggette a morire il 22% in meno, durante il periodo di studio, rispetto a quelle che avevano pochi amici. Un importante studio realizzato nel 2007, ha dimostrato un incremento di quasi il 60% di rischio di obesità, tra le persone, i cui amici, sono ingrassati. L’anno scorso, dei ricercatori di Harvard, hanno riportato che le relazioni sociali, possono favorire la salute mentale durante l’invecchiamento.

Il mio commento: il motivo è che l’energia della vita risiede nell’unione degli individui. Nella misura in cui le persone si uniscono in un tutto, a prescindere dall’egoismo che li spinge a separarsi, diventano simili alla Forza Superiore Unificata, il Creatore, il quale è la fonte della vita.

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