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L’uomo è una reazione all’influenza della natura

Da L’essenza della saggezza della Kabbalah di Baal HaSulam: “Questo nome è così tangibile e così vicino a noi, come se i nostri sensi lo percepissero totalmente. Anche i bambini piccoli sono familiarizzati con la parola «elettricità» come sono familiarizzati con le parole come pane, zucchero, ecc.”.

Inoltre, se desideri usare un poco i tuoi strumenti di analisi, ti dirò che in generale non c’è percezione del Creatore, è impossibile raggiungere l’essenza di nessuna delle Sue creature, incluso ciò che è tangibile, gli oggetti che sentiamo con le nostre mani.

Sembra che tutto ci sia chiaro, ma di fatto niente lo è. Possiamo lavorare con l’elettricità perché tutto quello che ci circonda è la manifestazione di questa forza; ma cos’è questa forza? Non lo sappiamo.

Pertanto, tutto quello che sappiamo dei nostri amici e dei nostri parenti nel mondo dell’azione che abbiamo davanti a noi, non è altro che la «conoscenza delle sue azioni».

Queste sono motivate e nascono per associazione nel suo incontro con i nostri sensi, questo ci dà soddisfazione totale a prescindere dal fatto che noi non percepiamo l’essenza dell’oggetto.

Il fatto è che non comprendiamo l’essenza di nessun fenomeno naturale, come l’elettricità, la gravità, il magnetismo, ecc., solo il loro effetto su di noi. Qualcosa mi attrae: «Oh, vuol dire che c’è una forza di gravità e posso misurarla», ma realmente non so cosa sia questa forza.

La saggezza della Kabbalah dice che possiamo rivelare il Creatore anche in questo modo. Lo raggiungiamo dalle Sue azioni. È scritto: «Dalle Tue opere di conosceremo».

Questa è una limitazione molto seria per noi, riveleremo mai l’essenza dei fenomeni? Mai! Anche se aspiriamo a farlo.

Di fatto, in generale, neppure se lo desiderassimo. Abbiamo una qualche inclinazione, un impulso, ma non soffriamo perché non lo abbiamo e pertanto non abbiamo niente in cui rivelare l’essenza dei fenomeni naturali. Vediamo solo il loro effetto, perché noi stessi siamo l’effetto.

Tuttavia, possiamo elevarci al di sopra fino a raggiungere la rivelazione assoluta? Lì, e molto più al di là della rivelazione totale del Creatore, cominceremo a contattare il punto dal quale tutto proviene. Forse esiste l’opportunità di uscire dalla nostra sensazione dell’effetto ed arrivare all’essenza, alla verità.

In qualche luogo nel profondo lo desideriamo, anche se, come possiamo portare questo sentimento, questa mancanza? Abbiamo tanto bisogno di sentire la verità, la radice, la base, la fonte di tutto quello che ci succede?

Ci sono molte sfumature e mi piacerebbe infastidirti un poco, per provocarti tanta emozione che vorrai rivelarlo.

In altre parole, tutti i fenomeni corporali che riveliamo sono solo la reazione alla loro influenza dei nostri organi sensoriali, ovvero, siamo l’effetto, la reazione a qualche tipo di influenza.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 15/09/2019

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Lo scopo della creazione è di diventare come il Creatore

Domanda: La saggezza della Kabbalah afferma che una persona dovrebbe diventare come il Creatore, non solo in alcune azioni esterne, come in altre credenze, ma nelle intenzioni. Qual è la differenza?

Risposta: Se nelle azioni io voglio essere come il Creatore, allora è molto semplice. Dai un’occhiata al nostro mondo. In esso si manifestano solo le azioni del Creatore. “Non c’è nessun altro oltre a Lui”. A te piace questo mondo?! Tutti possono essere simili al Creatore secondo le azioni che vediamo nel nostro mondo.

Questo non è ciò che intende la Kabbalah. Essere come il Creatore significa raggiungere ciò che comprendiamo all’interno di questo sistema: amore completo, dazione completa, interconnessione completa. Per consentirci di raggiungere questo obiettivo, il Creatore ci fornisce un’immagine di un mondo in rovina e lacerato, quindi partendo da esso raggiungiamo il mondo opposto e perfetto.

Nota: I kabbalisti affermano che se lo scopo della creazione non fosse quello di diventare come il Creatore, non ci sarebbe bisogno di fare buone azioni nel nostro mondo e in generale di relazionarsi con gli altri.

Il mio commento: Certo. Siamo tutti assolutamente egoisti e con ogni generazione l’egoismo cresce sempre più dentro di noi. Alla fine, ciò dovrebbe condurci ad uno stato di dazione reciproca e amore. La fusione con il Creatore è veramente l’obiettivo della creazione.

Domanda: Il Creatore rivela la nostra natura egoistica? L’ha creata Lui e senza di Lui non possiamo correggere l’egoismo?

Risposta: In nessun modo. Noi dipendiamo completamente da Lui.

Domanda: Perché lo ha fatto?

Risposta: Affinché noi dipendessimo da Lui. In effetti, è questa dipendenza che ci conduce alla perfezione, all’uguaglianza della forma con Lui.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/12/2018

Politeismo: un istinto umano naturale

Domanda: Tutti i cittadini dell’antica Babilonia adoravano molti dei. Cosa significa politeismo?

Risposta: Il politeismo è una naturale evoluzione dell’uomo. Possiamo vedere che anche oggi tali credenze sono conservate nel mondo, specialmente in Oriente.
Il Giudaismo, il Cristianesimo e l’Islam hanno avuto origine da Abramo. Tutte le altre credenze si basano sul politeismo, cioè l’esistenza di una schiera di divinità, una moltitudine di forze della natura presumibilmente di tutti i tipi, ognuna delle quali ha una certa influenza speciale sulla natura e sul destino dell’uomo.

Domanda: Possiamo dire che ognuno di noi è anche un idolatra? Cioè, se una persona non scopre una forza dietro tutta la materia, allora si è un idolatra?

Risposta: Non credo che abbiamo deificato queste forze in misura tale. Dopotutto, gli idolatri non erano persone stupide; piuttosto, hanno appena visto che erano fortemente dipendenti da varie proprietà della natura ma non potevano legarle insieme. Neanche noi.

Si credeva che il dio della pioggia, il dio del sole, il dio della notte, il dio del giorno, ecc., fossero tutte grandi forze della natura da cui un uomo è completamente dipendente e devono adorare per mantenere buoni rapporti con loro. Dopotutto, insieme al fatto che l’uomo ha divinizzato la natura, ha sentito la sua dipendenza da essa.

Nota: La gente credeva che ci fossero alcune forze che potevano essere placate e che potevano essere placate al meglio da diversi preti che sapevano esattamente come farlo.

Il mio commento: Sì. Immagina un contadino ignorante e illetterato. Preferirebbe cedere un sacco di grano ed essere sicuro che non avrà più problemi né con il raccolto, né con la siccità, né con i fiumi alluvionati.
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Dalla trasmissione di KabTV “Dall’analisi di sistema dello sviluppo del popolo di Israele”, 24/06/2019

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I molti volti della Torah

Domanda: Quando apriamo la Torah, troviamo una raccolta di storie con molti personaggi. Come dovremmo relazionarci correttamente con loro?

Risposta: Se la Torah non provenisse da una fonte speciale ma fosse scritta come un normale libro, supponiamo da una persona vissuta nel Medioevo, sarebbe solo un interessante romanzo storico.

Ma la Torah è presentata in un linguaggio molto interessante e quando inizi a leggerla, non puoi fermarti, perché ti affascina. C’è qualcosa che non ti stanca mai.

Io ne parlo come fossi un normale lettore, che non ha nulla a che fare con l’origine di questo libro, e neppure con la religione, la storia, la geografia o con qualsiasi altra cosa. Ritengo semplicemente che sia scritta in uno stile interessante.

Alcuni percepiscono la Torah come un documento storico, altri come finzione o, forse, come una raccolta di istruzioni o documenti legali. Contiene molte informazioni sull’interazione di persone e nazioni nei tempi antichi, sulla loro visione del mondo.

In generale, la Torah è un libro molto interessante. Vediamo qualcosa di simile negli scritti di Giuseppe Flavio, se è possibile confrontare la Torah con le sue opere. In una certa misura, egli racconta di nuovo la Torah e la descrive in veste di storico.

Giuseppe Flavio è uno storico davvero straordinario con una visione ampia e una profonda conoscenza dei fatti storici. Ha scritto le sue opere in esilio a Roma, dove è stato creato un grande istituto appositamente per lui, e dove centinaia di persone hanno lavorato per lui.

Tuttavia, ciò che egli ha scritto non può essere paragonato alla Torah stessa.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah” 18/12/2018

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Kabbalah e Torah

Nota: Si dice che la Kabbalah sia un’”acrobazia”, che bisogna studiarla solo dopo aver studiato la Torah, il Talmud e le altre fonti primarie.

Il mio commento: I kabbalisti hanno scritto che questo dipende solo dalla persona. Se essa non ha una brama per la spiritualità, allora lasciala studiare tutto in ordine, a partire dalla Torah sino al Talmud e così via, cioè al livello in cui lei è attratta e sente che non ha bisogno di altro. Se una persona ha dall’inizio un forte desiderio di conoscenza del Creatore, allora arriva immediatamente alla Kabbalah.

Domanda: Non vi è alcun divieto al riguardo?

Risposta: No.

Domanda: E’ questa l’opinione dei kabbalisti? Altri dicono che c’è un divieto.

Risposta: Gli altri possono parlare. Cosa capiscono loro di questo? La Torah ci viene data per comprendere il Creatore. Questa è la sua proprietà, la sua forza, il suo obiettivo. Dobbiamo ritornare al Creatore, a quello stadio. Se qualcuno crede di non avere la forza o il desiderio per questo, allora lascialo semplicemente studiare ciò che stanno studiando gli altri, niente di più. Una volta ho portato 40 studenti al mio insegnante e tutti abbiamo studiato solo il materiale kabbalistico.

Domanda: E lui non vi ha richiesto la conoscenza della Torah?

Risposta: Mai.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 29/01/2019

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Una danza con il Creatore

Baal HaSulam, “La libertà dal desiderio“: La via della Kabbalah consiste nel fare affidamento sulle menti di coloro che hanno già raggiunto l’obiettivo finale, come se fosse la nostra esperienza di vita. … Quindi, la legge della vita in comune è considerata una delle leggi della natura e dobbiamo osservarla con grande cautela. Questa legge deve sviluppare la realizzazione di: amore per sé come male e amore per gli altri come bene, perché questo è l’unico modo per amare il Creatore.

L’essenza di tutte le tecniche spirituali è di capire il Creatore, comprenderlo. Ma solo la scienza della Kabbalah ci conduce a questo perché rivela come il Creatore agisce su di noi, come dobbiamo rispondere a Lui, e attraverso questa interazione a due vie: “Lui è per me, io sono per Lui”, stabilire una costante connessione, come in un tango in cui due persone ballano all’unisono.

Tale danza, quando cioè entriamo nella piena integrazione con il Creatore, è chiamata la “danza della sposa”, in cui ciò che viene da Lui a me e ciò che viene da me a Lui sono completamente inclusi l’uno nell’altro.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/12/2019

La Kabbalah e le altre credenze – 9′ Parte

Perché il Creatore ama i peccatori?

Domanda: Baal HaSulam ha scritto che si rallegrava per la rivelazione dei peccatori dentro di sé, perché rappresentavano le intenzioni egoistiche verso il Creatore. Cosa significa questo?

Risposta: Il Creatore ama i peccatori più dei giusti perché il peccatore rivela che il Creatore gli manda il male. Il Creatore ha creato l’anima, un’enorme rete universale in cui siamo tutti connessi, e poi l’ha frammentata. E ora ci sta mostrando i suoi frammenti in modo che continuiamo costantemente a chiederGli di riconnetterci correttamente.

Pertanto, quando mi sento separato dagli altri, non disposto a connettermi con loro, in opposizione al Creatore e al mondo intero, vengo chiamato peccatore. Ma questo mi porta a chiederGli la correzione.

Il giusto è uno stato in cui non ho nulla da chiedere. È possibile io che rimanga erroneamente in questo stato.

Domanda: In ogni caso, tutti questi stati continuano a cambiare; non sono statici, giusto?

Risposta: Certo. La cosa più importante è cambiare. Questo accade solo se una persona si trova in un gruppo e il gruppo è diretto verso il Creatore.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/12/2018

Il legame fra insegnante e studente

Domanda: Supponiamo che io scelga un insegnante ma che dopo due o tre anni mi renda conto che non ho nulla da imparare da lui, e che ne so addirittura più di lui. Queste cose accadono nel nostro mondo……nell’ambito della musica, dello sport, ecc. Succede anche nella Kabbalah?

Risposta: Sì, la stessa cosa può accadere anche qui. E’ abbastanza probabile che valga la pena cambiare insegnante. Qui, però, hai bisogno di comprendere chi stai cambiando. Può essere che tu cambi il tuo maestro perché non vuoi fare più sforzi o perché ne hai urgente bisogno poiché con il vecchio insegnante non puoi più avanzare.

Domanda: C’è una particolare connessione fra insegnante e studente?

Risposta: L’insegnante è il conduttore di un’energia superiore, di una luce più alta e di una conoscenza più elevata rispetto allo studente. Tuttavia, è importante per noi che lo studente sia connesso al suo insegnante perché questa connessione non svanisca.

Osservazione: Un tempo i gruppi erano molto piccoli e, perciò, una relazione più ravvicinata tra l’insegnante e lo studente esisteva realmente. Oggi, hai milioni di studenti e conosci, naturalmente, solo una piccola parte di loro.

Il mio commento: Non importa chi di loro io conosca. E’ importante che ognuno di essi si consideri mio studente, è fondamentale l’atteggiamento verso di me. In questa misura, lo studente fluisce con il suo movimento interiore verso di me e, attraverso me, riceve il contatto con un potere più elevato.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 4/03/2019

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Rivolgiti al Creatore

Baal HaSulam, Shamati, Articolo 209: Vi sono tre condizioni nella preghiera:

1. Credere che Lui può salvarti. Sebbene uno abbia le peggiori condizioni di tutti i suoi contemporanei, tuttavia, “La mano del Signore sarà troppo corta per salvarlo?” Se non è così, allora “il padrone di casa non può salvare i Suoi vasi.

2. Uno non ha più nessuna scelta perché ha già fatto tutto il possibile, ma non ha trovato alcuna cura per la sua condizione.

3. Se Lui non lo aiuterà, sarà meglio per lui morire che essere vivo.

Questi sono i tre atteggiamenti corretti nei confronti della vita. Tutto è determinato dal Creatore. Non c’è alcun pensiero o sentimento che viene da me, ma solo dal Creatore.

Pertanto, devo trovarmi sempre in un elevato stato di prontezza, analizzando tutto ciò che accade nella mia mente e nei miei sentimenti, rendendomi conto che il Creatore me lo presenta, e chiederGli immediatamente una correzione, per indirizzarmi correttamente ad avere pensieri buoni di amore e dazione verso gli altri, cioè essere accompagnato da buoni sentimenti che sono al di sopra di me stesso per dare agli altri.

Il Creatore rivela solo la mia cattiveria, com’è detto: “Io ho creato il male“. Tuttavia, io afferro questo male a metà strada e Gli chiedo immediatamente di cambiarlo in bene.

Comincio quindi a entrare in una relazione interessante con il Creatore chiamata “una danza”, come un tango: Lui mi guida e io Lo guido. Lui mi influenza e io faccio lo stesso. Pertanto, ci completiamo a vicenda.

Riconoscere il male è fondamentale qui. Una volta capito che è arrivato dal Creatore e che “Non esiste nulla tranne Lui”, rimane solo una cosa da fare: chiederGli di cambiare il male in bene. Questo è tutto ciò che riguarda tutta la nostra vita, tutto il nostro lavoro spirituale.

Domanda: Posso rivolgermi al Creatore senza riconoscere le mie qualità egoistiche e la loro distruttività?

Risposta: No. È come se tu fossi un portiere e il Creatore tira costantemente la palla in porta e tu devi deviare costantemente i Suoi tiri.

Domanda: I kabbalisti rimproverano se stessi?

Risposta: Se tu piangi continuamente perché sei insoddisfatto della tua vita, rimproveri chiunque e commiseri tutto quanto, allora non sei soddisfatto di ciò che il Creatore ti ha dato.

Domanda: Può la Kabbalah considerare in maniera positiva la causa della depravazione umana?

Risposta: E’ il Creatore che ha fatto tutto proprio così, in modo che una persona avesse bisogno del Suo aiuto e quindi potesse salire al Suo livello.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza Kabbalah”, 17/12/2018

La Kabbalah e le altre credenze – 7′ Parte

Cos’è il peccato dell’uomo?

Il peccato dell’uomo sta nel fatto che non chiede aiuto al Creatore. Se lui chiedesse aiuto, sicuramente lo riceverebbe dal Creatore. Ma se una persona dice di aver chiesto l’aiuto e il Creatore non l’ha aiutata, a costei arriva questa risposta: una persona dovrebbe credere che il Creatore ascolta le preghiere, come è scritto: “Poiché tu ascolti la preghiera di ogni bocca”. “… quando una persona vuole percorrere il sentiero della dazione e non quello della ricezione, il peccato sta principalmente nel fatto che la persona non ha chiesto al Creatore di aiutarla a superare il male. Per questo, chiede il perdono, e d’ora in poi chiederà di essere aiutata (Rabash, Shlavey HaSulam, Articolo 4 (1988), “Qual è la preghiera per chiedere aiuto e per chiedere perdono nel lavoro?”)”

Nota: Il peccato è generalmente inteso come una cattiva azione verso gli altri…

Il mio commento: Le azioni buone o cattive non vengono eseguite da te, ma dal Creatore.

La trasgressione non sta nel fare qualcosa di cattivo, ma nel non chiedere al Creatore di correggerti, e quindi, le qualità egoistiche che si sono risvegliate in te, ti hanno spinto a compiere questa povera azione.

Il tuo peccato sta nel non chiedere la correzione delle tue qualità egoistiche. Tutto il resto sta al Creatore, e niente di tutto e in nessun modo sta a te.

In realtà, non ci sono azioni che devi fare tranne una sola: chiedere aiuto al Creatore per vincere l’inclinazione al male.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/12/2018

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