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Training psicologico o Kabbalah?

Domanda: Sono tornato di recente da un viaggio in Asia dove ho studiato uno stato d’essere senza pensieri. Ho cominciato a conoscere le persone ed ho capito che ero in grado di sentirle, di vedere cosa volevano e cosa volevo dare loro.

Quando ho iniziato ad esercitarmi ulteriormente, ho cominciato a sentire questo meraviglioso stato interiore che si genera tra noi e che veniva trasmesso a chiunque fosse nelle vicinanze. E’ questo ciò che intendi quando parli della luce interiore?

Risposta: No. Non è la stessa cosa. Tu parli di uno stato psicologico, io parlo di uno stato spirituale.

Prima di tutto, quando studierai la Kabbalah vedrai che non è la stessa cosa.

In secondo luogo, per poter sentire ciò che hai sperimentato, non devi elevarti al di sopra dell’egoismo e della tua natura. Questo tipo di training psicologico ti aiuta in qualche modo a sentire gli altri ad un livello più profondo e nulla di più. Non è la via verso l’uscita dall’egoismo e non è ciò di cui tratta la Kabbalah.

Ci sono molte tecniche nel nostro mondo che attraggono le persone. Non ti sto dicendo di smettere di occuparti di ciò che ti interessa. Allo stesso tempo impegnati nella Kabbalah e vedrai quale tecnica ti aiuterà realmente ad uscire dal tuo egoismo e dalla tua natura.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 26/01/2020

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Non danneggiare la società

Da “Costruire la società futura”, Punto 30 di Baal HaSulam: La libertà dell’individuo deve essere mantenuta fintanto che non è dannosa per la società. Tuttavia, chi desidera partire a favore di un’altra società non deve essere detenuto in alcun modo, anche se è dannoso per la società, sebbene debba essere fatto in modo tale da non rovinare del tutto la società.

Una persona può pensare, parlare e fare tutto ciò che vuole solo se non si discosta dalla direzione e dalle intenzioni della società. Ma se le fa del male, allora non ha posto in questa società. È naturale.

Domanda: Lei e il suo insegnante avete mai parlato dei principi della società del futuro o è tutto ancora così lontano da noi che sarebbe meglio non pensarci?

Risposta: Non importa. Questi principi scaturiscono automaticamente da ciò che insegniamo nella Kabbalah, dall’avvicinarsi alla spiritualità.

Domanda: Se prendessimo questi principi, ne ricavassimo un codice di determinate leggi e lo offrissimo alla società, le persone lo capirebbero?

Risposta: No, non lo capirebbero. Al contrario, questo potrebbe allontanare le persone, perché lo percepirebbero come un obbligo. E se c’è un obbligo, allora non va bene.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 07/02/2019

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Come si relazionano i kabbalisti con il mondo?

Domanda: Esiste un’attitudine verso il mondo e verso gli altri. Qual è la differenza tra il modo in cui un kabbalista si relaziona con il mondo e il modo in cui lo fa la gente comune?

Risposta: Il kabbalista considera il mondo come l’opera del Creatore. Il mondo è un esempio di come mi relaziono con il Creatore. Una buona attitudine verso le persone, verso il mondo, significa una buona attitudine verso il Creatore. Come principio, per un kabbalista, nulla esiste eccetto lui ed il Creatore.

Domanda: Baal HaSulam nel suo articolo “La Soluzione”, scrive: “La forma religiosa di tutte le nazioni deve per prima cosa obbligare i suoi membri a concedersi reciprocamente nella misura in cui la vita di un amico verrà prima della propria”, da “Ama il tuo amico come te stesso”. Una persona non si compiacerà nella società più di un amico.

Questa sarà la religione collettiva di tutte le nazioni che entreranno nel segno del comunismo. Tuttavia, oltre a ciò, ogni nazione, può seguire la propria religione e tradizione; una cosa non deve interferire con l’altra”.

Quindi, tutti i kabbalisti si relazionano con questo concetto, in questa maniera, o solo Baal HaSulam?

Risposta: I kabbalisti agiscono in accordo con la legge “Non c’è coercizione nella spiritualità”. Ognuno, dal suo punto nel cuore, dal suo carattere, dal suo egoismo, gradualmente raggiungerà l’equivalenza della forma con il Creatore ed entrerà in questo luogo, nel sistema generale di anime private, dove le completerà e interagirà con loro in completa armonia.

Domanda: Cioè, una persona può partecipare allo studio della saggezza della Kabbalah, esplorare la propria natura egoistica, lavorare con la forza superiore come legge della natura, e allo stesso tempo, impegnarsi in alcune tradizioni specifiche, forme religiose, e le une non interferiranno con le altre?

Risposta: Certamente. Una persona può mantenere qualsiasi credenza religiosa. La religione in questo caso si considera semplicemente cultura.

Domanda: Questo si riferisce alla radice dell’anima umana?

Risposta: Sì, a qualsiasi manifestazione della persona. Si può adorare chiunque e fare qualsiasi cosa, non importa. L’importante è che la persona accetti i principi di base della saggezza della Kabbalah. Se li soddisferà, rivelerà gradualmente il vero mondo.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/12/2018

L’uomo è una reazione all’influenza della natura

Da L’essenza della saggezza della Kabbalah di Baal HaSulam: “Questo nome è così tangibile e così vicino a noi, come se i nostri sensi lo percepissero totalmente. Anche i bambini piccoli sono familiarizzati con la parola «elettricità» come sono familiarizzati con le parole come pane, zucchero, ecc.”.

Inoltre, se desideri usare un poco i tuoi strumenti di analisi, ti dirò che in generale non c’è percezione del Creatore, è impossibile raggiungere l’essenza di nessuna delle Sue creature, incluso ciò che è tangibile, gli oggetti che sentiamo con le nostre mani.

Sembra che tutto ci sia chiaro, ma di fatto niente lo è. Possiamo lavorare con l’elettricità perché tutto quello che ci circonda è la manifestazione di questa forza; ma cos’è questa forza? Non lo sappiamo.

Pertanto, tutto quello che sappiamo dei nostri amici e dei nostri parenti nel mondo dell’azione che abbiamo davanti a noi, non è altro che la «conoscenza delle sue azioni».

Queste sono motivate e nascono per associazione nel suo incontro con i nostri sensi, questo ci dà soddisfazione totale a prescindere dal fatto che noi non percepiamo l’essenza dell’oggetto.

Il fatto è che non comprendiamo l’essenza di nessun fenomeno naturale, come l’elettricità, la gravità, il magnetismo, ecc., solo il loro effetto su di noi. Qualcosa mi attrae: «Oh, vuol dire che c’è una forza di gravità e posso misurarla», ma realmente non so cosa sia questa forza.

La saggezza della Kabbalah dice che possiamo rivelare il Creatore anche in questo modo. Lo raggiungiamo dalle Sue azioni. È scritto: «Dalle Tue opere di conosceremo».

Questa è una limitazione molto seria per noi, riveleremo mai l’essenza dei fenomeni? Mai! Anche se aspiriamo a farlo.

Di fatto, in generale, neppure se lo desiderassimo. Abbiamo una qualche inclinazione, un impulso, ma non soffriamo perché non lo abbiamo e pertanto non abbiamo niente in cui rivelare l’essenza dei fenomeni naturali. Vediamo solo il loro effetto, perché noi stessi siamo l’effetto.

Tuttavia, possiamo elevarci al di sopra fino a raggiungere la rivelazione assoluta? Lì, e molto più al di là della rivelazione totale del Creatore, cominceremo a contattare il punto dal quale tutto proviene. Forse esiste l’opportunità di uscire dalla nostra sensazione dell’effetto ed arrivare all’essenza, alla verità.

In qualche luogo nel profondo lo desideriamo, anche se, come possiamo portare questo sentimento, questa mancanza? Abbiamo tanto bisogno di sentire la verità, la radice, la base, la fonte di tutto quello che ci succede?

Ci sono molte sfumature e mi piacerebbe infastidirti un poco, per provocarti tanta emozione che vorrai rivelarlo.

In altre parole, tutti i fenomeni corporali che riveliamo sono solo la reazione alla loro influenza dei nostri organi sensoriali, ovvero, siamo l’effetto, la reazione a qualche tipo di influenza.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 15/09/2019

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Lo scopo della creazione è di diventare come il Creatore

Domanda: La saggezza della Kabbalah afferma che una persona dovrebbe diventare come il Creatore, non solo in alcune azioni esterne, come in altre credenze, ma nelle intenzioni. Qual è la differenza?

Risposta: Se nelle azioni io voglio essere come il Creatore, allora è molto semplice. Dai un’occhiata al nostro mondo. In esso si manifestano solo le azioni del Creatore. “Non c’è nessun altro oltre a Lui”. A te piace questo mondo?! Tutti possono essere simili al Creatore secondo le azioni che vediamo nel nostro mondo.

Questo non è ciò che intende la Kabbalah. Essere come il Creatore significa raggiungere ciò che comprendiamo all’interno di questo sistema: amore completo, dazione completa, interconnessione completa. Per consentirci di raggiungere questo obiettivo, il Creatore ci fornisce un’immagine di un mondo in rovina e lacerato, quindi partendo da esso raggiungiamo il mondo opposto e perfetto.

Nota: I kabbalisti affermano che se lo scopo della creazione non fosse quello di diventare come il Creatore, non ci sarebbe bisogno di fare buone azioni nel nostro mondo e in generale di relazionarsi con gli altri.

Il mio commento: Certo. Siamo tutti assolutamente egoisti e con ogni generazione l’egoismo cresce sempre più dentro di noi. Alla fine, ciò dovrebbe condurci ad uno stato di dazione reciproca e amore. La fusione con il Creatore è veramente l’obiettivo della creazione.

Domanda: Il Creatore rivela la nostra natura egoistica? L’ha creata Lui e senza di Lui non possiamo correggere l’egoismo?

Risposta: In nessun modo. Noi dipendiamo completamente da Lui.

Domanda: Perché lo ha fatto?

Risposta: Affinché noi dipendessimo da Lui. In effetti, è questa dipendenza che ci conduce alla perfezione, all’uguaglianza della forma con Lui.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/12/2018

Politeismo: un istinto umano naturale

Domanda: Tutti i cittadini dell’antica Babilonia adoravano molti dei. Cosa significa politeismo?

Risposta: Il politeismo è una naturale evoluzione dell’uomo. Possiamo vedere che anche oggi tali credenze sono conservate nel mondo, specialmente in Oriente.
Il Giudaismo, il Cristianesimo e l’Islam hanno avuto origine da Abramo. Tutte le altre credenze si basano sul politeismo, cioè l’esistenza di una schiera di divinità, una moltitudine di forze della natura presumibilmente di tutti i tipi, ognuna delle quali ha una certa influenza speciale sulla natura e sul destino dell’uomo.

Domanda: Possiamo dire che ognuno di noi è anche un idolatra? Cioè, se una persona non scopre una forza dietro tutta la materia, allora si è un idolatra?

Risposta: Non credo che abbiamo deificato queste forze in misura tale. Dopotutto, gli idolatri non erano persone stupide; piuttosto, hanno appena visto che erano fortemente dipendenti da varie proprietà della natura ma non potevano legarle insieme. Neanche noi.

Si credeva che il dio della pioggia, il dio del sole, il dio della notte, il dio del giorno, ecc., fossero tutte grandi forze della natura da cui un uomo è completamente dipendente e devono adorare per mantenere buoni rapporti con loro. Dopotutto, insieme al fatto che l’uomo ha divinizzato la natura, ha sentito la sua dipendenza da essa.

Nota: La gente credeva che ci fossero alcune forze che potevano essere placate e che potevano essere placate al meglio da diversi preti che sapevano esattamente come farlo.

Il mio commento: Sì. Immagina un contadino ignorante e illetterato. Preferirebbe cedere un sacco di grano ed essere sicuro che non avrà più problemi né con il raccolto, né con la siccità, né con i fiumi alluvionati.
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Dalla trasmissione di KabTV “Dall’analisi di sistema dello sviluppo del popolo di Israele”, 24/06/2019

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I molti volti della Torah

Domanda: Quando apriamo la Torah, troviamo una raccolta di storie con molti personaggi. Come dovremmo relazionarci correttamente con loro?

Risposta: Se la Torah non provenisse da una fonte speciale ma fosse scritta come un normale libro, supponiamo da una persona vissuta nel Medioevo, sarebbe solo un interessante romanzo storico.

Ma la Torah è presentata in un linguaggio molto interessante e quando inizi a leggerla, non puoi fermarti, perché ti affascina. C’è qualcosa che non ti stanca mai.

Io ne parlo come fossi un normale lettore, che non ha nulla a che fare con l’origine di questo libro, e neppure con la religione, la storia, la geografia o con qualsiasi altra cosa. Ritengo semplicemente che sia scritta in uno stile interessante.

Alcuni percepiscono la Torah come un documento storico, altri come finzione o, forse, come una raccolta di istruzioni o documenti legali. Contiene molte informazioni sull’interazione di persone e nazioni nei tempi antichi, sulla loro visione del mondo.

In generale, la Torah è un libro molto interessante. Vediamo qualcosa di simile negli scritti di Giuseppe Flavio, se è possibile confrontare la Torah con le sue opere. In una certa misura, egli racconta di nuovo la Torah e la descrive in veste di storico.

Giuseppe Flavio è uno storico davvero straordinario con una visione ampia e una profonda conoscenza dei fatti storici. Ha scritto le sue opere in esilio a Roma, dove è stato creato un grande istituto appositamente per lui, e dove centinaia di persone hanno lavorato per lui.

Tuttavia, ciò che egli ha scritto non può essere paragonato alla Torah stessa.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah” 18/12/2018

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Kabbalah e Torah

Nota: Si dice che la Kabbalah sia un’”acrobazia”, che bisogna studiarla solo dopo aver studiato la Torah, il Talmud e le altre fonti primarie.

Il mio commento: I kabbalisti hanno scritto che questo dipende solo dalla persona. Se essa non ha una brama per la spiritualità, allora lasciala studiare tutto in ordine, a partire dalla Torah sino al Talmud e così via, cioè al livello in cui lei è attratta e sente che non ha bisogno di altro. Se una persona ha dall’inizio un forte desiderio di conoscenza del Creatore, allora arriva immediatamente alla Kabbalah.

Domanda: Non vi è alcun divieto al riguardo?

Risposta: No.

Domanda: E’ questa l’opinione dei kabbalisti? Altri dicono che c’è un divieto.

Risposta: Gli altri possono parlare. Cosa capiscono loro di questo? La Torah ci viene data per comprendere il Creatore. Questa è la sua proprietà, la sua forza, il suo obiettivo. Dobbiamo ritornare al Creatore, a quello stadio. Se qualcuno crede di non avere la forza o il desiderio per questo, allora lascialo semplicemente studiare ciò che stanno studiando gli altri, niente di più. Una volta ho portato 40 studenti al mio insegnante e tutti abbiamo studiato solo il materiale kabbalistico.

Domanda: E lui non vi ha richiesto la conoscenza della Torah?

Risposta: Mai.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 29/01/2019

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Una danza con il Creatore

Baal HaSulam, “La libertà dal desiderio“: La via della Kabbalah consiste nel fare affidamento sulle menti di coloro che hanno già raggiunto l’obiettivo finale, come se fosse la nostra esperienza di vita. … Quindi, la legge della vita in comune è considerata una delle leggi della natura e dobbiamo osservarla con grande cautela. Questa legge deve sviluppare la realizzazione di: amore per sé come male e amore per gli altri come bene, perché questo è l’unico modo per amare il Creatore.

L’essenza di tutte le tecniche spirituali è di capire il Creatore, comprenderlo. Ma solo la scienza della Kabbalah ci conduce a questo perché rivela come il Creatore agisce su di noi, come dobbiamo rispondere a Lui, e attraverso questa interazione a due vie: “Lui è per me, io sono per Lui”, stabilire una costante connessione, come in un tango in cui due persone ballano all’unisono.

Tale danza, quando cioè entriamo nella piena integrazione con il Creatore, è chiamata la “danza della sposa”, in cui ciò che viene da Lui a me e ciò che viene da me a Lui sono completamente inclusi l’uno nell’altro.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/12/2019

La Kabbalah e le altre credenze – 9′ Parte

Perché il Creatore ama i peccatori?

Domanda: Baal HaSulam ha scritto che si rallegrava per la rivelazione dei peccatori dentro di sé, perché rappresentavano le intenzioni egoistiche verso il Creatore. Cosa significa questo?

Risposta: Il Creatore ama i peccatori più dei giusti perché il peccatore rivela che il Creatore gli manda il male. Il Creatore ha creato l’anima, un’enorme rete universale in cui siamo tutti connessi, e poi l’ha frammentata. E ora ci sta mostrando i suoi frammenti in modo che continuiamo costantemente a chiederGli di riconnetterci correttamente.

Pertanto, quando mi sento separato dagli altri, non disposto a connettermi con loro, in opposizione al Creatore e al mondo intero, vengo chiamato peccatore. Ma questo mi porta a chiederGli la correzione.

Il giusto è uno stato in cui non ho nulla da chiedere. È possibile io che rimanga erroneamente in questo stato.

Domanda: In ogni caso, tutti questi stati continuano a cambiare; non sono statici, giusto?

Risposta: Certo. La cosa più importante è cambiare. Questo accade solo se una persona si trova in un gruppo e il gruppo è diretto verso il Creatore.
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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 17/12/2018