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I Livelli nello Studio della Kabbalah

Dr. Michael LaitmanDomanda: Qual è la differenza tra il modo in cui lei insegna la saggezza della Kabbalah e tutti gli altri modi di studiarla?

Risposta: La differenza è lo scopo per il quale una persona studia la saggezza della Kabbalah. Nella nostra organizzazione la studiamo per unirci e dare contentezza al Creatore, attraverso l’unione tra noi diamo piacere a Lui. Si tratta di un desiderio altruistico.

Alcuni studiano la saggezza della Kabbalah non per deliziare il Creatore, ma per rivelarLo. Questo è un livello intermedio di sviluppo tra l’intenzione egoistica e quella altruistica.

Gran parte dello studio della saggezza della Kabbalah è realizzato come metodo di unione per vivere una vita migliore, scappare dalle sofferenze, o ottenere una vita dopo la morte, ecc. Queste sono puramente intenzioni egoistiche, ma può essere lodevole poiché è diretto a chiedere al Creatore.

Tutte le altre sono aspirazioni inferiori che non hanno nulla a che fare con il Creatore.
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Nuova vita 488, La speranza cura

New Life 488
Nuova vita 488, La speranza cura
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levy e Nitzah Mazoz

Abramo ha segnato un limite chiaro tra la verità, la natura e la mente umana, la quale esplora la nostra capacità di avanzare al livello umano e separa l’uomo dall’animale e, dall’altro lato, diversi misticismi e credenze che non sono neppure una religione, dove tutto è strettamente organizzato, però sono superstizioni oscure.

Riassunto

Esiste la saggezza della Kabbalah rivelata da Abramo la quale insegna sul Creatore ed esiste la religione, nella quale la persona funziona entro confini rigidi, conformemente a delle regole precise.

La religione è un ambito sociale che vincola la persona e non le permette di agire secondo i desideri del suo cuore. Si tratta di un certo tipo di pressione con la promessa di una ricompensa o di un castigo in questo e nel mondo a venire: paradiso o inferno.

Però esiste una zona grigia tra queste due correnti principali, la saggezza della Kabbalah (la saggezza della forza superiore) e la religione. Questa zona si è creata perché la gente non è più soddisfatta degli ambiti religiosi e cerca di scoprire qualcosa su se stessa: quale sarà il mio futuro? Cosa mi succederà? Come posso aver successo nella vita e tenere fuori i problemi?

Essi hanno domande pratiche. Non chiedono del mondo a venire che la religione promette loro, ma della vita quotidiana. Si preoccupano di avere successo nella vita e cercano i modi per riuscirci: benedizioni, amuleti di protezione per loro ed i loro figli, simboli semplici che diano loro la sensazione di sicurezza e speranza per il futuro.

La gente infatti compra gli amuleti della fortuna, lega i fili rossi attorno ai suoi polsi o usa cianfrusaglie simboliche con la speranza di circostanze migliori che le diano forza e appoggio psicologico. La gente è disposta a pagare molti soldi per sentirsi protetta, tranquilla, fiduciosa e felice.

In realtà questo aiuta. È risaputo che la fiducia in se stessi aiuta elevando le risorse nascoste del corpo che possono supportare e curare. Pertanto non possiamo semplicemente rifiutare questi metodi e dire che non funzionano. Sì funzionano ma in senso razionale e non c’è misticismo, pur provenendo da una fonte irrazionale.

Per questa ragione tra la saggezza della Kabbalah e la religione esiste una zona grigia. In Inghilterra ad esempio, la gente ha degli esperti che purificano le case nuove dagli spiriti maligni prima di viverci. Tutte queste superstizioni devono essere prese seriamente perché danno fiducia alla gente.

Ci sono pochissime persone che bramano la rivelazione del Creatore e per le quali è importante la saggezza della Kabbalah. Esiste molta gente che appartiene ad una determinata religione, in un modo o nell’altro, però ogni persona è in qualche modo connessa a questa zona grigia. Tutti credono in alcuni segni e simboli che nella vita li supportano e li sostengono.
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Dalla trasmissione di KabTV “Nuova vita 488 – La speranza cura 01/01/15

Trucchi di magia, solo al circo

Dr. Michael LaitmanDomanda: Quando ha incontrato la Saggezza della Kabbalah ha visto subito in essa un significato profondo o all’inizio voleva imparare la magia?

Risposta: Non ho mai voluto imparare la magia che mi ha sempre disgustato. Dopotutto sono un uomo di scienza, quindi compresi che questo non fosse serio. I trucchi di magia vanno bene solo al circo.

Quale beneficio hanno tratto Nostradamus, Messing o Wanga dalla divinazione del futuro? Ne hanno ricavato qualcosa? Hanno parlato di quello che sentivano, niente di più.

Non ho mai aspirato ad essere coinvolto in questo e credo che sia del tutto irrilevante. Esistono persone che possono predire il futuro, ma a noi spetta il compito di svilupparci in modo realistico verso il vero obiettivo e scopo della creazione. E, in particolare, dobbiamo tirare dietro di noi “un carro pieno” di sette miliardi di persone.
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Dalla lezione di Kabbalah in Russo 14/02/16

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Che Cosa Porta il Mondo a un Vicolo Cieco?

Dr. Michael LaitmanDomanda: La scienza oggi è arrivata ad un punto morto. Questo è legato al fatto che gli scienziati esplorano il mondo attraverso i loro cinque sensi?

Risposta: Al giorno d’oggi abbiamo raggiunto lo sviluppo massimo del nostro ego che è ormai costretto a ripiegare su se stesso e a mordersi la coda. È un po’ come l’Idra (il serpente mitologico) che comincia a mangiarsi.

Pertanto, a poco a poco stanno giungendo al capolinea tutte le scienze, le arti, la nostra società, le nostre relazioni reciproche e l’uomo. Questo processo non è tipico solo delle scienze ma anche dell’economia, del commercio e della famiglia stessa. Tutto nel mondo è gestito dall’ego che ha raggiunto un punto morto e sta cominciando a divorare se stesso.
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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 28/02/16

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L’effetto dei libri kabbalistici

Dr. Michael LaitmanDomanda: Come dobbiamo usare la forza dei libri kabbalistici?

Risposta: Non esiste nessuna forza speciale nel libro in sé. La forza si trova nell’uomo che si connette con ciò che è scritto nel libro e che cerca di raggiungere l’essenza interna, il livello spirituale, che nei libri di Kabbalah rappresentano le lettere e le parole.

Per esempio prendi due parole: “filetto” e “Malchut”. Sappiamo cos’è un filetto, sentiamo immediatamente il suo sapore in bocca e capiamo cos’è e quando ne abbiamo bisogno, ma non sappiamo cos’è Malchut. Pertanto, dalla nostra prospettiva, questa parola è come erba senza sapore che non evoca alcuna sensazione.

I libri kabbalistici sono scritti in questo modo, con questa terminologia e questo linguaggio che non evoca né pensieri, né sensazioni.

Come ci connettiamo ad essi, perché ci parlano del mondo superiore, della nostra guida e del nostro destino? In questo caso è necessario fare quello che ci dicono i kabbalisti, i quali ci consigliano di unirci in un gruppo di dieci amici e studiare insieme in cerchio.

Studiando i libri kabbalistici insieme, dobbiamo sentire di connetterci mutuamente e che arriveremo ad uno stato nel quale i nostri desideri e pensieri sono compatibili, quando ognuno si annulla davanti agli amici e si sente come un tutt’uno.

Questo significa che nel nostro mondo fisico dobbiamo assomigliare alla Luce Superiore il più possibile e così la Luce, che è una ed unica, brillerà su di noi in accordo ai nostri sforzi.

Domanda: Da una parte diciamo che la saggezza della Kabbalah non è misticismo, ma attrarre la Luce è un atto mistico?

Risposta: Qui non esiste niente di mistico. L’io è il corpo fisico che ha certe forze di attrazione e di rifiuto. Attrarre la Luce non è misticismo ma un atto fisico.

Domanda: Come scopriremo che i libri hanno un’influenza su di noi?

Risposta: Non è l’influenza del libro, ma del desiderio comune.

Lo sentirai come un calore verso gli amici, in accordo alla forza comune che appare tra loro e li connette. Cominceranno a sentire ciò che dicono i libri kabbalistici sull’unione, la connessione, le qualità di Bina e Malchut, e della forza della dazione tra di loro.
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Dalla lezione di Kabbalah in russo del 07/02/16

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La Nazione Divisa

Dr. Michael LaitmanDomanda: I miei soci in affari sanno molto bene come essere subdoli e truffare i propri clienti. Mentre io, al contrario, cerco di essere onesto e faccio quindi affidamento sull’onestà degli altri. E alla fine vengo lasciato da parte senza nulla, e inizio ad invidiare gli altri: “Perché io non riesco a realizzarmi nei miei affari come gli altri?”, si tratta di una Klipa, di un difetto?

Risposta: La Klipa è il lavoro contro la santità, contro il Creatore, un lavoro molto sofisticato in effetti.

Per quanto riguarda il tuo esempio, posso dirti che l’uomo che inganna la gente, alla fine, inganna il Creatore, e allunga le distanze che lo separano da Lui. Su questo non ci sono dubbi.

Se prendo quello che non merito dalla gente o dalla natura, ovvero il Creatore, allora questo è già l’inizio di una Klipa. E cosa merito? Io merito qualcosa se lavoro al fine di dare, se io esisto per raggiungere la dazione. In questo caso, anche le necessità che ho, sono solo per esistere e per essere in dazione, al fine di essere simile al Creatore e fare il lavoro di Dio. Non posso prendere per me tutto il resto che si trova al di fuori delle mie necessità vitali. Tutto il resto mi serve solo per dare agli altri. Questo deve essere il calcolo che fa l’uomo, e lo determina per sé: “Questo è ciò di cui ho bisogno per esistere al fine di portare soddisfazione al Creatore”. Tutto inizia con questa decisione, e continuando nella stessa direzione si arriva alla Kedusha (Santità).

Nella Klipa mi trovo nella situazione opposta perché prendo dagli altri, anche se non lo merito e forse non l’ho nemmeno guadagnato. Questo vale anche per quella parte del popolo d’Israele che non lavora ed è immersa completamente nello studio della Torah.

In generale, a causa dell’errore di calcolo in questo senso, stiamo tutti annegando nel mare dell’egoismo e dell’allontanamento dalla forza superiore. Anno dopo anno questo errore colpisce tutti in maniera sempre più forte e in questa fase stiamo iniziando a cadere in uno stato che abbiamo già sperimentato nel secolo scorso.

Ma ciò non significa che ognuno di noi deve andare al lavoro, o al contrario, che dobbiamo tutti vivere alla giornata. Una parte della popolazione ha davvero bisogno di studiare, così come un’altra parte ha bisogno di lavorare. Forse ci dovrebbe essere una certa rotazione. Perché non organizzarsi in modo tale che tutti abbiano la possibilità di lavorare e studiare?

Naturalmente, nel periodo del Tempio, molti nel paese si dedicarono allo studio. E non si trattò quindi di una questione di quantità, ma di discernimento. Questo è il nostro lavoro.

Inoltre, l’epoca che si prospetta davanti a noi non richiederà lo stesso numero di lavoratori com’è accaduto in passato. Quindi abbiamo solo bisogno di organizzare tutto in forma corretta.

Il problema è che le due metà della nazione, il sacro e il profano, non sanno come comunicare fra loro, non si capiscono a vicenda. Questo è l’unico ostacolo. Dopo tutto, se fossimo stati in grado di trovare un terreno comune e posizioni corrispondenti, credo che tutti avrebbero capito: chi studia deve continuare nel proprio studio. Ma non c’è alcun contatto tra le due parti della nazione, non ci sono buoni rapporti, non esiste un dialogo costruttivo e reale; esiste solo un odio reciproco, e quindi ci manca la corretta analisi della situazione.

In realtà il paese non ha bisogno di decine di migliaia di lavoratori e soldati. La dimensione del mercato del lavoro si contrarrà nel corso degli anni, e l’esercito moderno ha bisogno di più tecnologia che di persone.

Pertanto, l’attuale conflitto in Israele è causato dai giochi politici. I poteri che stanno dietro le quinte, stanno deliberatamente alimentando il fuoco.

E d’altra parte il grave problema dei religiosi è che non possono creare un corretto contatto con la parte laica della nazione per spiegare la propria posizione. La parte religiosa non apre una finestra di dialogo per paura di essere influenzata dalla cultura esterna. Ma la mancanza di dialogo fomenta la guerra fra fratelli.

Da Notare: Questo anche se i muri si stanno sgretolando e le influenze esterne sono penetrate all’interno.

Risposta: Ma questo non porta al contatto, alla comprensione reciproca. I muri si stanno sgretolando, non secondo la nostra volontà, ma per volere del tempo.

Le parti devono mettersi in contatto ed iniziare un chiarimento reciproco. Il nostro problema deriva dall’avere un unico “paniere”. Negli Stati Uniti non vi è alcuna collisione tra il popolo laico e quello religioso; essi “non mangiano dallo stesso piatto”, non hanno lo stesso esercito, non ci sono punti di contatto, non c’è alcun conflitto che qualcuno vive per conto di qualcun altro, e non c’è mancanza di comprensione fra loro.

In Israele la nazione è divisa, spaccata, e quindi continuiamo la distruzione del Tempio. In realtà le due parti partecipano a questo processo, compresi quelli che studiano la Torah. Essi chiamano la parte laica “il bambino viziato”. Ma se è un bambino, allora ha bisogno di un atteggiamento particolarmente paziente, e va da sé che richieda più attenzioni. Non è questo quello che dice la Torah? Dov’è il cuore grande, l’approccio simpatico e attento, dove non ci sono litigi e conflitti.
Alla fine tutto questo ci indebolisce e ci porta al collasso.

Domanda: Cosa diresti alla parte religiosa della nazione?

Risposta: Ai loro occhi io non sono nessuno, perciò non ho niente da dire o nessuno con cui parlare.
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Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20/02/14, Gli Scritti di Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar”, Articolo 55

Le contraddizioni tra la religione moderna e la Saggezza della Kabbalah

Dr. Michael LaitmanDomanda: Le persone religiose credono di dover semplicemente rispettare le Mitzvot (Precetti) e attendere il Messia, mentre lei, al contrario, crede che dobbiamo “risvegliarlo” e “invitarlo” a venire da noi. Su cosa è basata la sua opinione?

Risposta: Esiste una contraddizione tra la religione moderna, sottolineo moderna, e la saggezza della Kabbalah; esse sono diametralmente opposte. I religiosi, giustamente, affermano che le differenze tra noi sono ideologiche e quindi anche pratiche. Non si tratta solo di stabilire se sia più importante la prestazione meccanica (Maase) o l’intenzione (Kavana).

Il mondo si evolve in ogni oggetto naturale attraverso il continuo sviluppo dell’egoismo, a tutti i suoi livelli: inanimato, vegetale, animale e parlante. L’ego si evolve gradualmente attraverso i passaggi 1, 2, 3 e 4 nei quali l’egoismo minimo al livello 1 è l’inanimato e l’egoismo massimo al livello 4 è l’umano. Allo stesso modo, per ognuno dei livelli esistono dei sottolivelli e sub sottolivelli, infatti vengono determinate tutte le caratteristiche di ogni oggetto naturale in base al valore dell’egoismo.

L’egoismo generale della natura si sviluppa ad ogni livello con un’intensità conforme a quel livello. Lo sviluppo più lento si trova al livello 1 e quello più rapido al livello 4. Lo sviluppo sotto l’influenza della forza egoistica obbligatoria è chiamato la via di Beito, a suo tempo. Dato che secondo le religioni non esiste la possibilità di influenzare lo stile dello sviluppo, i credenti accettano lo sviluppo passivo come se fosse dato loro dal Creatore e considerano giusta l’obbedienza a Lui, nel senso che è dato (lo sviluppo passivo) dall’alto.

La saggezza della Kabbalah ha scoperto il Creatore come natura (Elohim [Creatore] in Gematria =HaTeva [natura]) e crede che tutto derivi dalla natura e che nel nostro mondo non vi sia altra forza tranne questa a determinare qualsiasi cosa.

Ma l’intero scopo della creazione di Adamo (Uomo), e quindi di tutto ciò che lo precede, è destinato allo sviluppo dell’uomo fino al livello del Creatore. Quindi, Adamo è chiamato “Adam” che deriva dalla parola “Domeh” (simile), “Domeh LeBore” (simile al Creatore). Questo per dire che l’obiettivo dell’evoluzione di Adamo è raggiungere il livello del Creatore, com’è scritto nella Torah: “Shuvu Bnei Yisrael Hashem Eloheinu”, ovvero, “Tornate, o figli d’Israele, al Signore Vostro Dio, al livello del Creatore” (Osea 14:2).

Ne risulta che i punti di vista della religione e della Kabbalah sullo sviluppo del mondo e sul ruolo dell’umanità sono diametralmente opposti. La religione assegna all’umanità un ruolo passivo; mentre, al contrario, la saggezza della Kabbalah le attribuisce un ruolo attivo “… conosci il Dio di tuo padre, e adoraLo…”(Cronache 1, 28:9). Prima viene detto “conosci”, e dopo saprai come lavorare per il Suo bene e cosa significhi questo stesso lavoro.

Ma il problema è più grande. La religione insiste sul fatto che l’uomo debba solo conoscere e rispettare meccanicamente le MItzvot, in questo modo incatena l’uomo e limita del tutto il suo sviluppo. Al contrario, la saggezza della Kabbalah sostiene che tutto sia stato creato per lo sviluppo dell’uomo in modo che possa raggiungere il livello del Creatore, così raggiungerà l’unicità del Creatore nel suo sviluppo personale. Lo sviluppo è determinato in forma di “adesione” dell’uomo al Creatore quando diventano uguali nelle loro azioni. Ma questo è qualcosa che le religioni hanno paura di ammettere, così insegnano, richiedono e consentono solo l’apprendimento meccanico e l’adempimento delle Mitzvot.
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Un confronto interminabile

Dr. Michael LaitmanDomanda: Perché l’uomo deve studiare la saggezza della Kabbalah se ci si possono aspettare solo dei problemi? Non ce ne sono già abbastanza?

Risposta: I problemi del Kabbalista hanno un carattere assolutamente diverso, sono problemi d’amore.

Il Creatore apparentemente si diverte con l’uomo, si nasconde un po’, poi si rivela, ritorna ad occultarsi e si rivela nuovamente, affinché l’uomo impari ad identificarlo e a percepirlo. Infatti, il Creatore sta tutto il tempo davanti all’uomo, ma noi non lo percepiamo. Ci manca la possibilità di percepirlo.

Spetta all’uomo incontrarLo attraverso l’aiuto del lavoro di corteggiare il Creatore. Supponiamo che l’uomo sperimenti qualche tipo di malessere. Il Creatore lo fa intenzionalmente affinché, in questo modo, egli Lo veda e Lo percepisca; a volte la scoperta arriva attraverso situazioni gradevoli.

Vuol dire che i problemi sono progettati per scoprire il Creatore in tutti i livelli e in tutte le circostanze dietro le quali Lui si trova.
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Dalla lezione di Kabbalah in russo del 16/02/16

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La conoscenza influenza ciò che vediamo

Dr. Michael LaitmanRicerca (Notizie dell’Università Johns Hopkins): Uno studio recente suggerisce che tutti gli oggetti, dalle auto agli uccelli, alle facce, fino alle lettere dell’alfabeto, brillano in maniera molto differente per le persone che ne abbiano familiarità.

“Usando l’alfabeto arabo come riferimento, i ricercatori di questa università hanno studiato come esperti nella lingua e neofiti abbiano visto lettere diverse, e hanno trovato chiare prove sul fatto che il processo visivo sia influenzato dall’esperienza.

I loro risultati sono usciti nella rivista di psicologia sperimentale “Percezione e rendimento umano”, e sono già disponibili in rete.

Risposta: La Kabbalah dice che tutto quello che vediamo è un riflesso del nostro mondo interiore, vediamo un mondo che si trova dentro di noi. E dice anche di più, che intorno a noi esiste solo luce bianca, attiriamo i differenti colori in base alle nostre proprietà intrinseche che sono diverse da questa luce bianca che esiste come sfondo.

La luce bianca è la caratteristica di dazione e amore. La nostra immagine è la nostra caratteristica egoista, differente dalla proprietà di dazione.

Si dice che arriveremo all’adesione (Dvekut) se ci correggiamo e ci uguagliamo alla luce bianca, l’attributo di dazione, e ci fondiamo con quest’ultima. Questa luce è il nostro Creatore.

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I primi passi

Dr. Michael LaitmanQuando il punto nel cuore si attiva, esso attira l’uomo così fortemente al Creatore che è egli pronto a fare di tutto per soddisfare questo desiderio. Questo deriva dal fatto che tale desiderio è il desiderio più elevato dell’uomo.

Così, con occhi ardenti, l’uomo trova la sua via verso lo studio della Kabbalah ed è pronto ad accettare tutte le condizioni. All’inizio non capisce e non percepisce niente di ciò che viene insegnato; è come se fosse in un bozzolo, dentro se stesso.

Continua a studiare regolarmente e partecipa a tutti gli eventi, in quanto vuole essere accettato come membro e parte del gruppo di studio della saggezza della Kabbalah. Dopo circa un paio di mesi, percepisce una sensazione di discesa e sprofonda nell’oscurità, nell’indifferenza, nella debolezza; la Luce diminuisce e non capisce che cosa gli stia succedendo.

Questo è il segno che nell’uomo è stato rivelato il primo strato, quello più sottile del suo egoismo spirituale; inoltre è immerso quotidianamente nel suo egoismo materiale, proprio come tutte le altre persone. Ciò significa che è stato rivelato un nuovo strato spirituale dell’ego sotto lo strato del suo ego materiale. Nonostante l’uomo non comprenda cosa gli sta succedendo e non percepisca alcun cambiamento, questo stato è diverso da tutti gli altri stati che ha attraversato nella sua vita, uno stato nebbioso che non comprende.

La rivelazione del nuovo stato di egoismo avviene come risultato della sua partecipazione alle lezioni di Kabbalah nel gruppo, agli eventi del gruppo e, proprio grazie a questa sua partecipazione nel gruppo kabbalistico, egli riceve la sua prima porzione di Luce che Riforma. La Luce riforma l’uomo e lo riconduce al Creatore, alla Luce, alla qualità dell’amore e dazione verso gli amici prima e gradualmente verso tutta l’umanità, attraverso azioni reciproche avanzate.

È scritto: “Tu mi hai accerchiato da dietro e davanti”. Per prima cosa nell’uomo si rivela un nuovo strato dell’ego, l’inclinazione al male e ci si aspetta che la persona risponda nella giusta maniera. Generalmente parlando, la risposta corretta è la preghiera, la richiesta di aiuto al Creatore per innalzarsi al di sopra dell’egoismo e, nonostante i disturbi, egli potrà scoprire e vedere come il suo egoismo gli fosse stato inviato e rivelato in lui dal Creatore in persona. Il Creatore gli sta dando un’occasione di innalzarsi al di sopra di tutti gli ostacoli in modo che sia costantemente consapevole dell’unicità del Creatore stesso e della Sua guida buona e assoluta (che non c’è nulla tranne Lui e che Lui è buono e benefico).

Il problema con un principiante è che non sa controllarsi quando scopre il suo nuovo desiderio, la variazione nella dimensione del desiderio. Sembra che tutto il mondo collassi, che il metodo non sia realistico, ecc. Egli si lamenta non di se stesso e non del Creatore, ma dell’insegnante e del luogo di studio.

A questo punto, molti lasciano lo studio con un’attitudine negativa. Non esiste un numero così massiccio di persone che abbandonano altri metodi o discipline poiché in nessun altro metodo si studia come uscire dal proprio egoismo. D’altra parte, in un gruppo di studenti come in Bnei Baruch ci insegnano a “sacrificare” il nostro egoismo, la nostra natura per acquisire la qualità dell’altruismo, la natura del Creatore.

Pertanto, si dice della Saggezza della Kabbalah che “mille entrano allo studio e solo uno riesce a diventare un istruttore (alla Luce). Ma anche i 999 studenti che non hanno raggiunto la Luce rimangono comunque in contatto con essa e la loro ricompensa è molto alta. (Vedi gli scritti di Baal HaSulam). Coloro che lasciano il metodo e specialmente quelli che ne parlano contro, lo fanno perché non lo possono acquisire, perché sono troppo pigri e si mantengono ancora più distanti dalla correzione della propria anima.
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