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Peggio degli animali

Questa mattina, dato che stiamo studiando l’influenza dell’ambiente sociale, uno studente, spinto dalle discussioni in cerchio che stavamo facendo, ha posto con sconcerto una domanda sul tema.  Ha detto: “Studiamo che acquisiamo tutte le nostre abitudini dall’ambiente. Recentemente, cose date per scontate per migliaia di anni vengono messe in discussione e cioè gli uomini vogliono essere donne, le donne vogliono essere uomini, i bambini vogliono essere trattati come fossero gatti e gli insegnanti devono soddisfare i desideri degli alunni. Dove andremo a finire? Quanto in basso cadremo?”

La mia risposta è stata semplice e immediata: ”Diventeremo peggio degli animali, in tutto”. Mi spiego meglio: gli esseri umani possiedono caratteristiche che vanno oltre il livello animale. Questi attributi ci hanno portato a sviluppare arti, culture, religioni, etica e varie forme di governo. In una parola, hanno creato quella che chiamiamo “ civilizzazione”.

Tuttavia, quando  ne facciamo un uso improprio, questi attributi ci abbrutiscono e ci rendono inferiori a qualsiasi animale. Quando applichiamo la moralità umana agli istinti animali, che non hanno nulla a che fare con la moralità bensì lavorano in noi come in qualsiasi altro corpo animale, deformiamo la nostra percezione del mondo e creiamo distorsioni nella società.

Gli animali non fanno domande di genere e non riflettono su quale specie sono. Sono semplicemente come la biologia li ha creati. Quando introduciamo moralità nella biologia, che appartiene esclusivamente al regno degli istinti, roviniamo i nostri istinti e compromettiamo la nostra biologia.

Gli umani possono essere al di sopra di tutta la realtà o completamente al di sotto. Se abbandoniamo il livello animale e ci concentriamo su quello umano, migliorando la società attraverso maggior solidarietà e preoccupazione reciproca, eleviamo l’umanità al di sopra di tutta la creazione. Ancor di più, così facendo, diamo un contributo al mondo in cui viviamo. Al contrario, quando ci concentriamo invece nel confondere la biologia, diventiamo inferiori agli animali, perché alteriamo la società e danneggiamo la nostra etica e i nostri corpi.

L’unico modo per fare le cose giuste è occuparci delle questioni umane piuttosto che di quelle del corpo. Se ci preoccupiamo solo di aumentare la coesione sociale e la responsabilità reciproca, la gente si sentirà sicura rispetto a come è e a come comportarsi. E questo di conseguenza renderà tutti più calmi e più felici. Tutti si sentiranno connessi alle loro comunità e il nuovo livello di coesione sarà così appagante che le persone smetteranno di chiedersi se sono uomini, donne o gatti.

Carne coltivata: un passo ragionevole per la civiltà

Un articolo di giornale che mi è stato  inviato la scorsa settimana asseriva che “La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha dichiarato sicuro per il consumo umano il suo primo prodotto a base di carne coltivato in laboratorio. Il prodotto é un pollo non macellato,  cresciuto da cellule  in coltura, che può essere distribuito al pubblico nel giro di pochi mesi.” Se questo sviluppo viene commercializzato con successo,  e se vengono mantenute le condizioni adeguate per produrre carne sana  e sicura, e c’è un grande “se”  attorno a quest’ultima condizione, allora sono assolutamente favorevole.

Oggi la maggior parte delle persone vive in città. Raramente vedono il collegamento tra il cibo che comprano al supermercato e la sua provenienza. Se le verdure che mangiano sono coltivate senza terra, o se la carne che comprano proviene da una fabbrica piuttosto che da un animale macellato per produrla, non credo che a loro importi. In effetti, molte persone sarebbero felici di sapere che la carne di pollo che hanno comprato non proviene da un vero pollo e che nessun animale è stato macellato per preparare la loro cena.

Inoltre, considerando il costo dell’allevamento di bestiame e pollame, la carne e il pollo coltivati in laboratorio saranno probabilmente più economici da produrre e più economici da acquistare. Per molti, il cibo sano è un lusso, quindi forse questo lo renderà leggermente più conveniente. 

Inoltre, c’è un chiaro vantaggio ambientale nel produrre carne coltivata in laboratorio rispetto alla carne che proviene da animali. Gli animali hanno bisogno di pascoli, che non solo impoveriscono la vegetazione, ma distruggono anche l’habitat naturale della fauna selvatica.

In un futuro più remoto, credo che il cibo coltivato naturalmente scomparirà del tutto. Forse le persone acquisteranno scatole contenenti alimenti non riconoscibili come quelli che conosciamo oggi, che non saranno né verdure né carne, ma qualcosa di completamente diverso. Non ho alcun problema con questo, soprattutto perché io stesso non sono un grande fan della carne. Non sono vegetariano, ma non sono nemmeno affascinato dalla carne. Finché l’umanità produrrà cibo adeguato, non ho problemi a produrlo in un laboratorio o in una fabbrica, e non credo che dovremo pensarci due volte.

Quello a cui dobbiamo pensare è la nostra attitudine verso le cose che ci circondano. Dobbiamo imparare a trattare tutto con dignità e gentilezza e capire che dipendiamo gli uni dagli altri a tutti i livelli, dal minerale al vegetale, all’animale e al livello umano. 

Se comprenderemo quanto tutti noi siamo vitali per la perfezione del nostro pianeta, come ci completiamo a vicenda e come il nostro benessere dipenda dal benessere di tutti gli abitanti della Terra, ci comporteremo correttamente e ci sarà cibo in abbondanza per tutti.

Rabbia per le strade? Fateli Vergognare

Negli ultimi due anni si è registrato un aumento del venti per cento degli incidenti violenti sulle strade israeliane. Qualche giorno fa, una coppia che stava attraversando la strada sulle strisce pedonali è stata quasi investita da uno scooter. Quando hanno affrontato il conducente, questi ha accoltellato l’uomo che lo aveva affrontato e se ne è andato con disinvoltura, lasciando morire l’uomo accoltellato.

Pochi giorni prima, un motociclista non ha gradito il commento di un automobilista e lo ha colpito con il casco facendogli perdere i sensi. In un altro recente incidente, un automobilista ne ha minacciato un altro con un coltello, ma si è risolto a tagliare “solo” le gomme dell’altra auto.

Questa ondata di incidenti violenti non è una cosa che un paese piccolo come Israele è abituato a vedere. A mio avviso, la soluzione migliore a questo problema è l’esposizione pubblica e la vergogna.

Niente è più efficace che ferire l’orgoglio di qualcuno. Il conducente dello scooter che ha ucciso l’uomo non ha mostrato alcun segno di rimorso quando è stato arrestato. Ma se avesse saputo che la società lo avrebbe scomunicato se avesse fatto questo, che non sarebbe stato in grado di trovare un lavoro, di crescere una famiglia o di avere amici perché la gente non lo avrebbe voluto intorno a sé, ci avrebbe pensato dieci volte prima di reagire in modo così brutale.

La luce del sole è il miglior disinfettante per le contaminazioni. Allo stesso modo, l’esposizione è il miglior detergente per le malefatte delle persone. L’identità di questi criminali dovrebbe essere nota a tutti, compresi i dettagli del loro reato, e dovrebbero essere severamente puniti e umiliati.

Oltre all’umiliazione, il governo e tutte le autorità dovrebbero avere tolleranza zero per i bulli assassini. È necessario uno sforzo consolidato e intransigente per arginare questi comportamenti e l’opinione pubblica dovrebbe sostenere questa politica.

La rabbia per le strade può colpire chiunque. Soprattutto al giorno d’oggi, quando le persone sono sempre più narcisiste e si sentono sempre più autorizzate, è più probabile che diventino violente senza un motivo apparente. Per questo, credo che solo una motivazione forte, che tocchi gli interessi più egoistici delle persone, possa impedire loro di mettere in pericolo gli altri utenti della strada.

Famiglia: la prossima generazione

Un nuovo documentario in Israele parla di una tendenza in crescita in Israele: il matrimonio aperto. Il film presenta coppie che esprimono una sensazione di stagnazione nel loro matrimonio e desiderano “dare vitalità” alla loro relazione. Il matrimonio aperto è solo una sfaccettatura di un fenomeno molto più ampio di deturpazione e dissoluzione accelerata dell’unità familiare nel tentativo di “rinfrescare” le relazioni delle persone e “rivitalizzare” le loro vite.

Capisco la fonte di questo bisogno. Gli umani sono esseri dinamici.  Come tali, hanno bisogno di cambiamenti e innovazioni costanti. Questo non ha nulla a che vedere con il fatto che siamo, o non siamo, intrinsecamente monogami.

La percezione attuale è che le persone abbiano una famiglia, crescano dei figli, li portino all’indipendenza e passino a miglior vita. Ci aspettiamo che questo continui per l’eternità, ma questa non è la nostra vocazione; è la vocazione degli animali e noi abbiamo dentro di noi qualcosa che non appartiene al regno animale: non solo viviamo, ma ci chiediamo quale sia lo scopo della vita. Che lo sappiamo o no, la nostra vita non è dedicata a vivere, ma a capire perché viviamo.

Nella maggior parte delle persone la domanda sullo scopo della vita è ancora sopita, ma in molte altre, e in un numero sempre maggiore ogni giorno, si è risvegliata e chiede risposte. Per queste persone nulla è scontato, mettono in discussione tutto e hanno bisogno di capire perché fanno quello che fanno. Non è un desiderio di distruggere, ma l’urgenza di capire, di comprendere tutto ciò che accade al livello più profondo.

Questa pulsione è la causa della frantumazione delle nostre istituzioni sociali tradizionali. La troviamo non solo nelle nostre case, ma in ogni aspetto della nostra vita. Mettiamo in discussione l’istruzione, i sistemi economici, le forme di governo, la religione e la famiglia.

Anche se non riusciamo a trovare risposte, la messa in discussione dei sistemi esistenti ha un valore cruciale. Diffidare e rifuggire da essi ci libera dalle catene della tradizione e dei vincoli morali, e il senso di libertà ci permette di sviluppare qualcosa di completamente nuovo, che non è l’anarchia, ma relazioni più sane e soddisfacenti. Una società di questo tipo sarà quella in cui tutti si impegnano spontaneamente e consapevolmente.

In una società di questo tipo, le persone si impegnano non solo per la propria famiglia, ma per l’intera comunità e, infine, per tutta l’umanità. Inoltre, si impegnano nella stessa misura, e anche di più, di quanto si impegnino attualmente nei confronti delle loro famiglie. Tuttavia, devono scegliere questo impegno liberamente e non possono essere costretti a rimanere impegnati se decidono di andarsene. Forse al momento è difficile immaginare un tale impegno, ma l’umanità è comunque diretta verso di esso.

In una società di questo tipo, in cui tutti si dedicano a tutti gli altri, tutti si preoccupano di tutti gli altri e i naturali sentimenti di estraneità e sospetto non determinano più il quadro sociale.

In una società di questo tipo i legami familiari saranno molto forti e solidi, ma non perché le persone saranno costrette a rimanere monogame. L’intero scopo della relazione cambierà, rendendo irrilevanti le questioni della monogamia e della fedeltà.

In questa società futura, le persone si concentreranno più sulla loro vita spirituale che su quella fisica. Coltiveranno i loro legami spirituali piuttosto che concentrarsi sulle loro azioni fisiche. Queste persone non si giudicheranno in base alla loro capacità di soddisfare i propri capricci, ma in base al loro contributo alla comunità.

Vivere in una comunità di questo tipo significa che tutti coloro che vi circondano si preoccupano per voi e vi aiutano a crescere. Il risultato naturale sarà che vorrete fare lo stesso per loro.

Quando le persone agiscono a questo livello, si sentono libere perché sono libere di dare e ricevono da tutti. Non hanno bisogno di “rinfrescare” le loro relazioni perché esse non diventano mai stantie. Più le persone danno e ricevono, più crescono e cambiano, e il dinamismo delle relazioni le mantiene nuove e vitali.

Certo, non siamo ancora arrivati a questo punto, ma l’umanità sta andando in questa direzione. La velocità con cui ci arriveremo dipende da noi e, a mio parere, prima lo faremo meglio sarà.

Chi è una regina di bellezza?

Per la prima volta dal 1950, non ci sarà alcun concorso di bellezza Miss Israele in Israele e Israele non invierà alcuna concorrente al concorso Miss Universo che si terrà negli Stati Uniti a gennaio. Secondo i24 News, la decisione “ha suscitato molte reazioni, alcune di rammarico per la fine dell’evento, altre di gioia. Negli ultimi anni”, continua la notizia, “il concorso è stato criticato perché le donne vengono giudicate solo in base al loro aspetto fisico”.

Sono d’accordo con i critici. Non credo che la lunghezza delle gambe di una donna sia un metro di misura della sua bellezza.  Inoltre, com’è possibile decidere chi sia la donna più bella del mondo quando ogni razza ed etnia ha un suo aspetto caratteristico?  Come possiamo paragonare lo standard di bellezza giapponese con quello europeo, e chi può dire chi sia la più bella?

Per far finta che queste ragazze non siano trattate come oggetti, i giudici pongono alle concorrenti domande sciocche, alle quali nessuno si aspetta che rispondano sinceramente. Se dovessimo credere a loro, penseremmo che tutte le ragazze desiderano la pace nel mondo e che sono tutte profondamente preoccupate per il cambiamento climatico.

Un mio studente mi ha raccontato che il concorso sta perdendo popolarità e ha chiesto la mia  opinione a riguardo.  Ero contento di sentirlo; credo che potrebbe essere indicatore del fatto che stiamo maturando e stiamo iniziando a guardare oltre alle apparenze fisiche. 

È ora di iniziare a cercare la bellezza interiore perché, in fin dei conti, è questo che rende felici le persone. Quando si cerca la bellezza interiore di una donna, si scopre che non è possibile misurarla. Questo vale non solo per le donne, ma per tutte le persone. Quando si cerca la loro bellezza, questa è sempre nascosta.

La bellezza di una persona si evolve nel tempo. È definita dai legami con le altre persone e con l’ambiente. Le persone belle sono persone premurose, che comprendono i dolori e le difficoltà degli altri e vogliono aiutarli a stare meglio.

Questi sentimenti sono un dono, ma possiamo anche svilupparli. Una volta riconosciuto il nostro egocentrismo, possiamo imparare a cambiare.

Non si tratta di un processo che si può intraprendere da soli, ma se noi, come società, decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza della cultura dell’Io! Io! Io! potremmo imparare a pensare di più in termini di Noi! e meno in termini di Io! Questo farà un gran bene a tutti. È certamente un modo migliore di promuovere la pace nel mondo rispetto ai concorsi di bellezza di Miss Universo.

Al limite

C’è una ragione per il dibattito apocalittico che prevale così tanto ultimamente.  La minaccia che il conflitto Russia -Ucraina diventi nucleare con la centrale di Zaporizhzhya diventata ormai punto centrale di contesa, la crescente tensione tra Cina e Taiwan con il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti, la costante minaccia atomica della Corea del Nord. Tutto questo e altro ancora danno l’inquietante sensazione di un mondo sull’orlo del disastro. Ci sono già condizioni, meno catastrofiche, ma comunque molto dolorose. L’impennata dell’inflazione sia negli Stati Uniti che in Europa, accompagnata dalla recessione, insieme ai violenti cambiamenti climatici, non fa che esasperare la situazione.

Queste emergenze avvengono simultaneamente perché siamo davvero al limite. Ci stiamo dirigendo verso una nuova era in cui il nostro modo di vivere di una volta, quello egoistico, sarà obsoleto.

Stiamo passando dall’era dell’egoismo a quella di una connessione e dipendenza reciproca tali che i pensieri egoistici, tanto meno le azioni egoistiche, non saranno più tollerate. Dovremo imparare  a essere reciprocamente rispettosi, all’inizio e a prenderci cura l’uno dell’altro, alla fine. Non potremo scegliere di evitare di preoccuparci per il prossimo, perché questo significherebbe non sopravvivere.

Non ci sarà un mondo cattivo. Al contrario, ci sarà un mondo dove ognuno è responsabile e si prenderà cura di tutti gli altri, un mondo dove non dovremo preoccuparci di noi stessi perché ognuno lo farà per noi. Sarà un mondo senza abusi, guerre o crimini. L’unico crimine sarà la mancanza di considerazione, l’egoismo.

Indubbiamente queste parole sembrano impossibili oggi. In effetti, siamo ancora lontani. Peraltro, rivoluzioni di questo tipo non avvengono dall’oggi al domani; questi sono processi ma ci siamo già ampiamente dentro.

La ragione per cui scrivo riguardo a questo adesso è che siamo già al limite. Dobbiamo iniziare a familiarizzare con concetti e regole che governeranno la nostra vita in futuro, perché prima le conosciamo e iniziamo a seguirle, più morbido sarà il passaggio.

Se opponiamo resistenza al percorso dell’evoluzione, le situazioni minacciose che stiamo vedendo oggi si materializzeranno. Se li accogliamo, i cambiamenti avverranno in modo morbido e piacevole.  Spero che sceglieremo il secondo.

Immagini:

1) Mucche sopravvissute all’uragano Florence, bloccate su un portico, circondate da acque alluvionali. North Carolina, USA.

2) Foresta di alberi di lava causata dall’eruzione di una linea di bocche di 1 km a est di Pu’u Kahaulea, sul vulcano Kilauea dell’isola di Hawaii.

Niente spaventa più di perdere la faccia

Di tutte le nostre paure, la peggiore è sicuramente quella di perdere la faccia, di provare vergogna. Per la maggior parte di noi, il rispetto di sé conta più ogni altra cosa. Se lo perdiamo, spesso preferiamo morire. Nessun’altra specie, oltre all’uomo, ne è dotata. Gli animali pensano solo a portare avanti la loro esistenza nel modo materialmente più confortevole possibile. Se incontrano un animale più forte, si ritirano senza pensarci due volte e certamente senza imbarazzo. Noi, invece, potremmo scegliere di andare al confronto con chi è considerato più forte di noi con la speranza di guadagnare rispetto o perché ci imbarazza confessare che siamo più deboli di qualcun altro. 

Le complicazioni che risultano da questo comportamento, guidato dal rispetto, sono enormi. Tuttavia, nonostante tutti i problemi che il perseguimento dell’onore ci causa, questo è anche il motore dello sviluppo. Se non fosse per brama di prevalere sugli altri, non avremmo sviluppato le civiltà e saremo ancora selvaggi come i nostri antenati che vivevano nelle caverne o dormivano sugli liberi per paura di essere sbranati dagli animali.

Prendiamo ad esempio il ragazzino di 8 anni che ha scalato El Capitan insieme  al padre. La roccia, un imponente monolite di granito alto 914 metri nel Parco Nazionale dello Yosemite, in California, è una delle sfide più ambite dagli scalatori. Cosa ha spinto il padre a mettere il figlio in un rischio del genere? Il desiderio di fama, il perseguimento dell’onore, come egli stesso ha detto: ” Che settimana incredibile! Sono così orgoglioso di Sam [il nome del ragazzino].”

Per molti il rispetto vale più della vita e evidentemente, in alcuni casi, vale più della vita dei figli.

Più ci allontanano dal livello animale verso il livello umano e maggiore è il valore che diamo al rispetto piuttosto che alla vita stessa. Invidiamo tutti quelli che hanno successo in qualcosa che consideriamo lodevole, perché vogliamo noi la lode. Alcuni invidiano addirittura personaggi famosi del passato, come ad esempio sovrani o conquistatori. Altri vogliono essere i migliori del loro ambito e sperano che i successi conseguiti sopravvivano  a lungo dopo la loro morte.

Comunque il desiderio di rispetto non è per natura negativo. C’è una buona ragione in tutto, compreso questo. Seguire questo desiderio ci fa migliorare e perfezionare valori e obiettivi. Ci eleva dai desideri materiali a quelli spirituali e alla fine ci porta ad abbandonare la nostra natura, perché il nostro egocentrismo ci sembrerà vergognoso.

Quando accade questo e il nostro perseguimento egoistico di rispetto ci conduce a volere diventare altruisti, comprendiamo che se non fosse stato per la ricerca dell’onore, non saremmo giunti a un obiettivo così nobile e sublime. Affinando e raffinando i nostri valori, arriviamo a comprendere che trascendere la brama per il rispetto, e concentrarsi sugli altri piuttosto che su noi stessi, è l’obiettivo più onorevole, ammirevole e rispettabile. Chi ha raggiunto questo non persegue più il rispetto e vuole evitare le complicazioni che accompagnano questa smania.

Sarà inoltre gentile con gli altri, non al fine di guadagnarsi il loro rispetto, ma perché la gentilezza stessa è la qualità più degna di rispetto.

La società “impianta” nelle nostre menti ogni tipo di idea riguardo a cosa è rispettabile o no. Spesso queste idee sono dannose per noi e per gli altri. Colui che si eleva dalla dipendenza del rispetto della società non viene influenzato dalle idee effimere e negative che riguardano cos’è rispettabile. Questa persona sente che la sottomissione al proprio ego è la condizione più vergognosa che esiste e che prendersi cura degli altri è la più ammirevole. Quando fare questa cosa ammirevole diventerà la motivazione che muove le persone all’azione, il mondo sarà un luogo ideale dove vivere.

Credito: Joe Baker, Instagram

La verità, l’amore e la connessione tra loro

“La verità è negli occhi di chi guarda”, recita una famosa massima. Nell’era delle false notizie, è più difficile che mai distinguere il vero dal falso. Come possiamo decidere a chi credere? Come possiamo sapere qual è la strada giusta quando tutti sembrano essere disonesti? La filosofia, la matematica, la legge e la scienza utilizzano tutte tecniche diverse per determinare la verità e definirla. Anche la saggezza della Kabbalah ha la sua definizione: La verità è prendersi cura degli altri. Il Creatore del mondo lo ha creato con la qualità dell’amore nei confronti di tutte le creazioni, altrimenti non le avrebbe create, e in ebraico Emet [verità] è il nome del Creatore. Pertanto, la verità è il Creatore ed è una relazione gentile con gli altri. Ogni altra relazione con gli altri, quindi, è falsità, o quasi.

Gentilezza, o attenzione per gli altri, significa che mi relaziono con gli altri con gentilezza e attenzione, che penso al loro bene. Non devo sapere cosa è bene per loro e cosa non lo è; non si tratta di ciò che so o non so, ma di come mi sento nei loro confronti. Prendendomi cura degli altri, saprò anche come trattarli in modo da far loro del bene.

Ne consegue che, per diventare sinceri, dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri, dato che la nostra natura innata è l’egoismo. Per farlo, dobbiamo inserirci in una società in cui possiamo coltivare questi sentimenti verso gli altri, in cui posso mostrare agli altri che sto agendo verso di loro secondo verità, cioè con gentilezza, e loro ricambiano questa condotta.

La verità, quindi, non è qualcosa di assoluto. La misura della mia veridicità dipende dal livello della mia gentilezza verso gli altri. La verità assoluta è l’obiettivo ultimo dei nostri sforzi, la correzione finale. È il culmine di un processo di correzione delle nostre relazioni.

Si noti che non dobbiamo correggerci o cambiare in alcun modo noi stessi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è cambiare il nostro modo di relazionarci, il nostro atteggiamento verso gli altri. Se abbiamo buone intenzioni nei confronti degli altri, stiamo agendo verso di loro con sincerità. Se intendiamo danneggiare gli altri, stiamo agendo nei loro confronti con falsità. In realtà è molto semplice.

C’è un altro detto che dice che solo i bambini e gli ubriachi dicono la verità. È vero, perché quando cresciamo e diventiamo più sofisticati, nascondiamo le nostre cattive intenzioni nei confronti degli altri. Sfruttiamo gli altri e ci relazioniamo bene con loro solo quando serve al nostro interesse egoistico. Di conseguenza, dobbiamo nascondere le nostre cattive intenzioni agli altri e anche a noi stessi, perché è molto sgradevole pensare a noi stessi come persone egoiste. In un certo senso, l’unica verità del nostro mondo è l’ipocrisia.

Possiamo cambiare il nostro egoismo innato e diventare persone vere e gentili. Tuttavia, non possiamo farlo da soli. Per cambiare noi stessi, dobbiamo inserirci in un contesto sociale che mi dimostri costantemente che gli altri sono gentili, o almeno più gentili di me. Usare l’invidia in questo modo può elevarmi dalla mia attuale disposizione egocentrica a uno stato di premura per gli altri, e cambiare le mie qualità da premura per me a premura per gli altri è considerato come passare dalla falsità alla verità.

Non possiamo fare a meno di partire dalla falsità: è la nostra natura innata. Tuttavia, dovremmo usarla solo per il tempo necessario a decidere che vogliamo cambiare noi stessi. Una volta stabilito che vogliamo cambiare, dobbiamo elevarci al di sopra della nostra natura, con l’aiuto dell’ambiente, come ho appena detto, e acquisire sempre più gentilezza.

Vediamo che dipendiamo dagli altri quando si tratta di cambiare noi stessi. Pertanto, se vogliamo avere successo, dobbiamo fare in modo che anche molte altre persone vogliano cambiare se stesse in meglio. Ne consegue che, come dice sempre la saggezza della Kabbalah, l’individuo e la società dipendono l’uno dall’altra, il che implica che se la società non riesce, non ci riuscirà nemmeno il singolo individuo.

 

 

 

Niente panico, ci sono i soldi dietro

Una nuova serie televisiva israeliana, intitolata: “Don’t Panic”, esamina se Israele è preparato ad affrontare eventi di distruzione di massa come terremoti, tsunami o fughe di gas velenosi. Non sorprende che la serie concluda che Israele è impreparato ad affrontare tali eventi: non c’è abbastanza personale di soccorso, i residenti non sanno cosa fare in quale situazione e le infrastrutture del paese sono inadeguate in molti punti. Inoltre, la risposta della gente a queste conclusioni è solitamente l’indifferenza. Non sono un esperto, ma tendo a concordare con il sentimento del pubblico perché non credo che il pericolo sia così grave come la serie sembra dipingere. Credo che dietro a questa serie, e ad altri annunci di catastrofi, ci sia la domanda: “A chi giova?”.

Penso che l’interesse dietro questi spettacoli sia quello di intimidire la gente e di intimidire il paese. È vero che Israele si trova in un’area soggetta a terremoti, ma il modo in cui la questione viene presentata e gestita dipende dagli interessi di politici e scienziati. Alcuni vogliono usare le informazioni per ottenere più potere, altri per ottenere finanziamenti per i loro studi, quindi i risultati vengono presentati in modo da agevolare le parti interessate.

Ancora una volta, vediamo che il problema non sono i pericoli che la natura pone, ma i pericoli che l’ego pone. Esso distorce tutto a suo favore e deforma la verità per servire se stesso. Le persone lo percepiscono e quindi dubitano della credibilità delle informazioni.

Se vogliamo evitare eventi di distruzione di massa, dobbiamo affrontare il problema alla radice, cioè il nostro egoismo e il fatto che non abbiamo in mente il bene comune, ma solo il nostro. Non sono solo i politici e i dirigenti ad agire in questo modo, ma tutti noi. L’egoismo dei politici è certamente il più evidente. Tuttavia, non si tratta di un fenomeno unico, ma di un riflesso di tutta la nostra società.

Di conseguenza, se vogliamo un’informazione imparziale, dobbiamo cambiare l’atteggiamento delle persone nei confronti della società. Senza un processo educativo che elevi il valore della preoccupazione per gli altri al di sopra della preoccupazione per noi stessi, non cambierà nulla.

Non dovremmo dire che è impossibile perché fino ad oggi non ci abbiamo mai provato. Inoltre, l’idea che sia impossibile è la protezione dell’ego stesso contro i nostri sforzi per detronizzarlo dal governo della nostra società e delle nostre relazioni.

Questo sforzo non può avere una portata limitata. Deve essere un processo educativo che coinvolga tutta la società, ovunque. L’impulso per un’impresa così ambiziosa dovrebbe venire dal fatto che non vediamo futuro, dalla consapevolezza che la nostra scarsa considerazione reciproca ci distruggerà se non diventiamo premurosi. Se c’è una verità che non dovremmo avere paura di esporre, è che nulla è vero perché il nostro ego deforma la nostra percezione per favorire noi stessi. Se non cambiamo questa situazione, l’ego ci porterà davvero alla distruzione di massa.

Didascalia della foto:
Un operaio  accanto a un sismografo antiquato durante una dimostrazione di un nuovo sistema di allarme precoce per terremoto, che fa scattare le sirene se una rete nazionale di 120 stazioni di monitoraggio sismico rileva un forte terremoto al Geological Survey of Israel, a Gerusalemme 7 febbraio 2022. REUTERS/Amir Cohen

L’era dell’unione

Perché sembra sempre più che l’umanità sia il bullo del quartiere? Tra le nazioni, nei rapporti personali, con i colleghi di lavoro, tra i coetanei a scuola e nei confronti della natura, siamo maldestri come un elefante in un negozio di porcellane, rompendo tutto ciò che tocchiamo e lasciando un caotico disordine dietro di noi. C’è una ragione per questo: Il mondo intorno a noi sta cambiando. Mentre siamo intrappolati nella mentalità di dover lavorare solo per noi stessi e che se siamo deboli, gli altri ci mangeranno, la vita ha rivelato la sua natura connessa e ci mostra che se agiamo da soli, falliamo. La realtà ha inaugurato l’era dello stare insieme e, se vogliamo avere successo, dobbiamo adattarci.

In questa nuova era, non possiamo avere successo da soli. La forza delle persone non deriva dalle proprie capacità, ma dalla capacità di connettersi e collaborare con gli altri.

Quando pensiamo alla collaborazione, spesso pensiamo di dover scendere a compromessi e rinunciare a cose che vorremmo per mantenere un legame. Non è più così. Al contrario, la nuova unione richiede di utilizzare tutte le nostre capacità, i nostri talenti, le nostre idee e le nostre aspirazioni. Tuttavia, li useremo per il bene comune piuttosto che per il nostro.

Attualmente, usiamo le nostre capacità per avvantaggiare noi stessi e impedire agli altri di ferirci o superarci. Questo ci pone in una guerra costante con gli altri. Di conseguenza, spesso annulliamo le buone idee e i punti di forza degli altri, spesso loro annullano i nostri, e tutti finiamo per essere stanchi, logori, con potenzialità non realizzate, e l’intera società ci rimette.

Quando usiamo i nostri vantaggi individuali per il bene comune, rafforziamo le qualità degli altri, miglioriamo i risultati e facilitiamo la realizzazione del loro pieno potenziale. Tutti ne traggono beneficio. Ci sentiamo appagati, sicuri di noi stessi, benvenuti nel nostro ambiente sociale e tutta la società ottiene giovamento dal nostro contributo. L’energia che prima spendevamo per l’autodifesa viene orientata allo sviluppo e i risultati ottenuti ci spronano a dare ancora di più di noi stessi alla collettività.

L’unica cosa che ci impedisce di vivere questa società da sogno è il nostro ego ostinato. Finché lo lasciamo governare, continuerà a distruggerci e a demolire la nostra società. Alla fine, distruggerà tutto e ci renderemo conto che non abbiamo altra scelta che lasciare andare il nostro ego.

Se ce ne rendiamo conto ora e non più tardi, ci eviteremo questa triste prospettiva e porteremo il futuro nel presente. Se ci aiutiamo l’un l’altro ad elevarci al di sopra di noi stessi, saremo in grado di farlo, perché nell’era dell’unione, anche elevarsi al di sopra dell’ego è possibile solo se si lavora insieme.