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Trovare l’equilibrio nella disuguaglianza

Domanda: Siamo tutti consapevoli delle disuguaglianza e del fatto che non possiamo essere uguali tra di noi. Eppure ci paragoniamo costantemente con gli altri e misuriamo quanto valiamo in confronto agli altri, il che porta a grandi sofferenze. Non esiste una persona che non sia frustrata da qualcosa, o qualcuno che pensa di essere migliore in ogni cosa, dato che alla fine c’è sempre qualcosa che ci fa stare male.

Perché è così?

Risposta: Vogliamo essere come minimo uguali agli altri, non superiori.

La nostra natura ci spinge a fare questo, e sembra che sia la cosa giusta. L’unica domanda è come soddisfare il richiamo della natura che fa sì che io voglia essere superiore. Se questo lo svolgo correttamente per il bene degli altri, probabilmente non avrò alcun conflitto con gli altri, e essi mi accetteranno e avrò qualcosa di cui essere orgoglioso senza sentirmi in colpa o essere criticato ecc.

Questo significa che tutto dipende dall’atteggiamento positivo della persona verso gli altri.

Da KabTV “New Life – 1323” 21/11/21

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La strada lunga e tortuosa (non la dobbiamo prendere)

Dobbiamo comprendere l’unicità dello stato attuale dell’umanità. In tutto il mondo sta emergendo un nuovo sistema. In questo sistema, siamo tutti connessi, inconsapevolmente, controvoglia e irreversibilmente. Il sistema è sempre stato lì, ma ora i fili ci stanno avvicinando sempre di più fino a non poter più ignorare la nostra interdipendenza, anche se proprio non vogliamo pensarci. 

Sta diventando evidente che tutta la creazione è diretta verso l’interconnessione e coloro che vi si oppongono ne usciranno sconfitti. Stiamo marciando su una strada lunga, tortuosa e dolorosa mentre potremmo prenderne una breve, rapida e piacevole. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per intraprendere il percorso desiderabile è abbracciare la connessione. Se lo rifiutiamo, rimarremo sul percorso attuale e doloroso fino a quando non saremo finalmente d’accordo a connetterci.

I disastri e le crisi crescenti che sembrano prendere d’assalto il mondo da tutte le direzioni sono i colpi di scena sul nostro percorso verso la connessione. Ogni volta che ci allontaniamo da esso, la realtà ci costringe a renderci conto che dipendiamo l’uno dall’altro e che faremmo meglio ad accettarlo.

Guardate i prezzi in aumento in tutto il mondo; guardate l’aumento dei costi di trasporto, i gruppi di navi mercantili stipate fuori dai porti per settimane in attesa del loro turno per lo sbarco. Guardate come ci infettiamo a vicenda con nuovi ceppi di Covid ogni pochi mesi. Guardate come la carenza di chip di silicio sta paralizzando la produzione globale di qualsiasi cosa, dalle automobili ai computer e agli elettrodomestici. Questi sono tutti segnali spiacevoli e inutili che siamo tutti collegati.

Non c’è davvero carenza di nulla. C’è abbastanza cibo, abbastanza beni, abbastanza chip per computer, abbastanza olio, abbastanza di tutto per soddisfare tutti. L’unica cosa che non è mai soddisfatta è il nostro ego, che trae la sua soddisfazione dall’abuso degli altri. Per mettere gli altri in difficoltà, il nostro egoismo crea crisi dove non ce n’era bisogno. Non ci rendiamo conto che, poiché siamo tutti connessi, quando feriamo gli altri, feriamo anche noi stessi.

Abbiamo bisogno di una nuova mentalità. Dobbiamo renderci conto che nella realtà emergente, i paesi e le organizzazioni che si adattano all’esigenza di connettersi raccoglieranno i frutti dei loro sforzi, mentre quelli che si rifiuteranno saranno lasciati indietro. 

Certo, è un percorso.  Ci vorrà del tempo per cambiare veramente i nostri schemi di pensiero. Tuttavia, non è necessario che ci si riesca subito per avviare il cambiamento. Lo stesso sforzo di cambiare direzione è sufficiente per creare uno slancio positivo che ci metterà sulla strada giusta verso un’umanità soddisfatta e contenta. Astenersi dallo sforzo ci manterrà sulla strada lunga, tortuosa e sempre più dolorosa finché non ci inchineremo ai dettami della realtà e alla fine accetteremo di connetterci.

Considerazione: il termine di moda che indicherà il cambiamento

Dall’est all’ovest, il mondo sta annegando in un’altra ondata di coronavirus. Nonostante i vaccini e i richiami, il futuro sembra tetro. Fino a quando non impareremo la lezione che il virus vuole insegnarci, non ce ne potremo liberare.  I nostri valori fondamentali, quelli che hanno portato il virus, fin dall’inizio, non sono cambiati e quindi non c’è motivo perché il virus sparisca. Solo quando cambieremo il nostro atteggiamento verso ogni persona e ogni cosa che ci circonda, potremo vedere un calo nel numero di contagi.

Perché tutto ad un tratto notiamo un aumento dei prezzi ? Per nessun altro motivo oltre all’avidità maligna, l’intenzione di arricchirmi e impoverire gli altri.

Quanto a noi, perché siamo così concentrati sugli acquisti?  Di cosa abbiamo bisogno realmente? Un altro aggeggio ci renderà persone felici? Se l’unica cosa che servisse a rendere le persone felici fosse un nuovo giocattolo, non vedremmo più centomila Americani morire di overdose in un unico anno, la maggior parte dei quali giovani.  Non  vedremmo più tanta violenza, tanta depressione, tanto odio e tanta divisione. 

Se lavorassimo su questi problemi piuttosto che seppellire la testa nelle sabbie mobili di Amazon.com, staremmo molto meglio e non soffriremmo più di virus persistenti.  Proprio come il virus ci insegna, siamo interdipendenti.  Non possono esistere persone sane e felici in un luogo  mentre in altrove esistono persone infelici. Oggi, se non stanno bene tutti, nessuno starà bene. Questo vale non solo per il virus, ma per l’aria, l’acqua, la ricchezza e ogni altro aspetto della vita. 

Misuro i progressi o i regressi dai cambiamenti che vedo nelle persone. Dato che non vedo nessun cambiamento in esse, non posso dire abbiamo fatto progressi e non c’è alcun motivo perché il virus ci abbandoni. Siamo ancora violenti l’uno verso l’altro come lo eravamo nel 2019, e siamo altrettanto brutali verso l’ambiente come allora. Per parafrasare le parole di Albert Einstein, la stupidità è fare la stessa cosa ripetutamente e aspettarsi risultati diversi. 

Tutti capiamo questo tranne quando riguarda il nostro comportamento.  Di conseguenza, sono morte milioni di persone e migliaia moriranno ogni giorno per nessun motivo se non per  il nostro disinteresse. Il mondo è in grado di provvedere a tutti, in abbondanza; non c’è alcuna carenza di qualsiasi cosa, anzi c’è eccesso! Allora perché esistono persone affamate, assetate, malate e senza tetto?  Perché non ricevono un’educazione e un servizio sanitario decente?  La risposta è perché non ci interessa l’uno dell’altro.

Non parliamo soltanto dei beni basilari della vita. Guardate il fondamentalismo pervasivo che si è impadronito della società. Consideriamo coloro che non sono d’accordo con noi come nemici pubblici. Quando la diversità di opinioni diventa un crimine, il totalitarismo prende il sopravvento e qualsiasi mezzo è legale per frenare il libero pensiero.

Forse non vediamo la connessione tra la diversità e la considerazione reciproca e il virus, ma la connessione esiste: È il nostro egoismo. Sfruttiamo tutti, persone, animali e tutta la natura. Sentiamo che solo noi contiamo, e tutto il resto deve servirci o estinguersi.

Quando questo sentire diventa abbastanza intenso in una massa critica di persone, fa a pezzi il sistema e tutto crolla, dalla società umana passando per il regno animale fino alla terra su cui ci troviamo. Effettivamente, provate a trovare un’area in cui non ci sia una crisi e non riuscirete.

Il problema è la causa comune: l’umanità. Nessun discorso altisonante sull’equità e l’uguaglianza cambierà il fatto che ci odiamo a vicenda. Finché non ci rendiamo conto che siamo diversi e che dobbiamo comunque permettere a tutti di essere ciò che sono, non inizieremo a cambiare le cose in meglio.

La parola di tendenza che indicherà l’inizio del cambiamento è:  “Considerazione”. Fino a quando non impareremo a considerare gli altri, il mondo non ci considererà.  

 

Meta non serve; basta una Pillola

Abbiamo tutti sentito come Mark Zuckerberg stia costruendo un’ipotetica iterazione di Internet chiamata Meta. Nelle clips che pubblicizzano la piattaforma, possiamo vederlo trasferirsi a vivere lì, nel suo universo virtuale. L’idea è quella di consentire alle persone di comunicare e persino spostarsi indipendentemente dalla distanza fisica e di consentire loro di viaggiare tra tempi e paesi. Non vorrei finire lì dentro. Non sarà un posto dove le persone possono essere felici e in un posto del genere non ci voglio stare.

L’intera idea di Meta, per come la intendo io, è di avere persone che vivono in un’illusione. In un angolo, un superuomo sta combattendo un demone; in un altro angolo, i dinosauri ballano al ritmo della musica pop, o qualcosa del genere, il tutto mentre io assisto allo spettacolo in una stanza con loro.

Questa è la realtà? No, è una droga.

Se tutto ciò che vogliamo è stare bene, non abbiamo bisogno di Meta; sarà sufficiente una pillola. Possiamo creare una pillola che rilasci lentamente i farmaci che ci fanno sentire felici, mettendola sotto la lingua e lasciando che ci tranquillizzi durante la giornata. Non avremmo bisogno di nient’altro; perché preoccuparsi di creare illusioni high-tech quando possiamo star bene semplicemente prendendo una pillola?

Il piacere è possibile solo quando desidero qualcosa così fortemente che quando lo ottengo, sperimento il sollievo come piacere. Ma se posso prendere una pillola che mi fa stare bene senza il precedente desiderio, perché preoccuparmi di sentirlo? È vero che sarò uno zombie, soggiogato dalla mia pillola, ma finché mi sento bene e non faccio male a nessuno, cosa c’è di sbagliato in questo?

Sarei come un leone, sdraiato tutto il giorno sotto un albero e che si alza solo quando il suo stomaco è vuoto o è la stagione degli amori. Ma è questa la vita di un essere umano?

Agli esseri umani è stata data una società per una ragione. Disconnettersi dalle persone per il gusto di trovarsi in un universo fasullo ci renderebbe animali, mentre connettersi alle persone può rivelarci un mondo completamente nuovo.

Le vere gioie della vita non stanno nell’intorpidire i nostri desideri e le nostre menti, ma nell’intensificarli e nel vivificare i nostri spiriti. L’unico modo per rafforzare i nostri desideri è attraverso le connessioni con altre persone. L’unico modo per rafforzare i nostri desideri è attraverso le connessioni con altre persone. Quando le vediamo fare cose che le divertono, imparare cose che le arricchiscono e aumentano le loro capacità, le invidiamo e vogliamo emularle. È così che cresciamo.

Guardate come i bambini piccoli sono attenti al loro ambiente. I loro occhi aperti sono sempre alla ricerca di nuove cose da vedere e le loro orecchie sono sempre in ascolto di nuovi suoni e parole. Sono desiderosi di imparare dal mondo che li circonda; i loro desideri sono enormi, ed è per questo che crescono così velocemente.

Man mano che cresciamo, chiudiamo gli occhi, le orecchie e soprattutto i nostri cuori alle connessioni con gli altri. Perdiamo lo spirito nelle nostre vite e cerchiamo piaceri compensatori per riempire il vuoto dentro di noi. Ma così facendo, rinunciamo allo scopo della nostra vita.

Non dovevamo essere leoni. Siamo stati creati per essere esseri umani consapevoli, consapevoli di tutto ciò che ci circonda, connessi alla realtà e in costante interazione con il mondo che ci circonda. Dovevamo scoprire come funziona il mondo e come i suoi elementi si intrecciano. Eravamo destinati a scoprirlo interagendo con tutto. Se vogliamo vivere, dobbiamo dare e ricevere, connetterci e disconnetterci, e in questo modo crescere. Non abbiamo bisogno di Meta per questo, ma di un vero universo in cui possiamo davvero vivere.

Didascalia della foto:
Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg si può vedere mentre tira di scherma nel Metaverso con uno schermidore  medaglia d’oro olimpica durante una conferenza in live-streaming di realtà virtuale e aumentata per annunciare la ridenominazione di Facebook come Meta, in questo schermata tratta da un video pubblicato il 28 ottobre 2021.

Abbiamo rinunciato alla felicità?

Uno studente mi ha raccontato di un nuovo studio che afferma che il coronavirus non sia più la prima preoccupazione mondiale.  A quanto pare, è stato superato da povertà e disoccupazione. Oltre a questi tre elementi, il mondo è preoccupato, secondo il rapporto, per il crimine, l’educazione, il cambiamento climatico e l’immigrazione. A me l’umanità sembra così confusa e spenta che non credo si preoccupi più di nulla.  Questo non perché i problemi siano troppi, ma perché non c’è alcun obiettivo da raggiungere.  Senza obiettivi, non ci sono aspirazioni; se non ci sono aspirazioni, non c’è nulla per cui vivere. 

Si potrebbe discutere che l’obiettivo di ogni persona è di essere felice e questo è vero, ovviamente. Tuttavia, quando tutti abbiamo la nostra idea di felicità e solo la nostra felicità in mente, ognuno va per la sua strada e finisce per essere infelice, esausto, e alla fine rinunciamo del tutto alla felicità. 

Quindi, il primo elemento che dobbiamo definire è ciò che riteniamo sia la cosa più importante nella vita e come vogliamo ottenerla. In seguito, possiamo individuare ciò che ci aiuterà o ci ostacolerà nel raggiungimento dell’obiettivo. 

Il nostro primo compito è riconoscere che il mondo intero è interconnesso, come dimostrano le numerose crisi globali. La felicità personale che non prende in considerazione la felicità degli altri è  una prerogativa che non non è più possibile avere. Pertanto, dobbiamo arrivare alla definizione della felicità come felicità di ogni persona, o almeno dovremmo provare a farlo. Soltanto se avanziamo in questa direzione potremmo fare dei veri progressi verso la felicità, dato che avremo il supporto dell’intera società. 

Una volta che ci saremo resi conto che questo dovrebbe essere il nostro obiettivo e cominceremo a lavorare per questo, le cose miglioreranno non solo per le persone, ma per l’intero pianeta. Se siamo convinti di doverci occupare del benessere di tutte le persone, allora dobbiamo fare in modo che non soffrano per l’inquinamento, che abbiano acqua e aria pulite, che abbiano energia sufficiente e cibo sano e che la loro salute, la loro casa e la loro educazione siano tutelate. Di conseguenza, bilanceremo il nostro consumo di risorse e useremo solo ciò che è necessario, per il benessere di tutti gli altri.

Non avremo bisogno di regolamenti e conferenze in vista delle quali i leader mondiali si spostano in jet che inquinano l’atmosfera, per fare discorsi vuoti. Ci regoleremo da soli grazie alla consapevolezza che la nostra stessa felicità dipende dalla felicità di tutti gli altri.  In altre parole, raggiungeremo la sostenibilità e costruiremo una vita felice per noi stessi se ci focalizziamo non sulla prevenzione dell’inquinamento e la riduzione delle emissioni, ma sulla considerazione reciproca e la cura per gli altri. Questo è l’unico modo per trovare sostenibilità e felicità nel mondo di oggi.

L’aumento dei prezzi non serve

Ultimamente, i giornali avvertono dell’aumento dei prezzi. Il prezzo di molte materie prime ha già iniziato a salire e gli esperti avvertono che questo è solo l’inizio. “Unilever avverte di altri aumenti di prezzo mentre l’inflazione peggiora”, scrive Reuters. “Mentre l’inflazione persiste, tutto diventa più costoso”, fa eco il New York Times. “La Fed inizierà a rallentare gli aiuti economici mentre aumentano le preoccupazioni per l’inflazione”, avverte il Los Angeles Times.

Tutti sono diventati profeti di sventura, ma nessuno si chiede perché ci dovrebbe essere l’inflazione in primo luogo. I commentatori di tutte le testate spiegano che la carenza di chip per computer, gli ingorghi nelle catene di approvvigionamento, l’aumento dei prezzi del petrolio e un picco nella domanda dei consumatori dopo la fine delle chiusure, stanno tutti contribuendo all’aumento dei prezzi.

Penso che non dovremmo essere così creduloni; dietro tutte queste “crisi” ci sono persone pronte a fare miliardi su miliardi a nostre spese. Non ci faranno morire di fame, la gente affamata non crea reddito per i magnati. Per continuare a riempire i loro conti in banca, i magnati ci daranno briciole qua e là per farci andare avanti. Non ci negheranno il cibo o l’elettricità, o altri beni di prima necessità, perché questo manderebbe la gente in strada, il che è un male per gli affari. Quello che faranno è tirare il filo sottile fino a farlo quasi spezzare e spremere da noi il più possibile senza passare alle rivolte e al caos.

Potremmo pensare che se qualcun altro fosse al potere, le cose andrebbero meglio. Potremmo eleggere un nuovo presidente, costringere il governo a “regolare” i ricchi o a tassarli, ma è tutto inutile. Per arrivare in cima, devi essere come le persone in cima, anzi peggio, o loro ti schiacceranno. Di conseguenza, chiunque arrivi in cima è già disposto a perpetuare il sistema.

Inoltre, noi persone siamo state intorpidite per così tanti anni che non possiamo più immaginare una vita diversa da quella che abbiamo. Ci hanno fatto credere che la vita è una lotta per la sopravvivenza. Allo stesso tempo, i capi conducono una vita completamente diversa dalla nostra, una vita che non possiamo nemmeno immaginare. Nel loro universo parallelo, che governa il nostro, il denaro non compra gadget o vacanze, ma potere, controllo e molto più denaro.

Ma c’è una cosa che il denaro non può comprare, e non è l’amore. Il denaro non può comprare il significato! Quando cominceremo a riflettere sul significato della vita frenetica, sulla logica della follia che chiamiamo “civiltà”, e sul significato della vita stessa, trascenderemo tutti i confini fisici. Per ora, la disuguaglianza e l’ingiustizia che si stanno diffondendo nella società stanno solo aggravando la nostra miseria, ma alla fine ci costringeranno a chiederci a cosa serve tutto questo. Quando questo accadrà, cominceremo a imparare perché siamo qui e come possiamo elevarci al di sopra dei gusci fisici che ospitano le nostre anime tormentate.

Non inizieremo questo processo di rieducazione di noi stessi finché non sentiremo che abbiamo sofferto abbastanza. Perciò spero che decideremo di porre fine a questo insensato gioco dell’ego e cominceremo ad elevarci al di sopra delle lotte di potere il più presto possibile.

Una volta intrapreso il nuovo viaggio, scopriremo che ci siamo illusi per tutto il tempo pensando di poter essere superiori agli altri. Scopriremo che siamo tutti collegati, quindi ogni volta che feriamo qualcuno, feriamo anche noi stessi, in modi che non si  possono notare. E’ per questo che nella modalità di lavoro precedente non potevamo mai essere felici.  Ci renderemo conto che possiamo essere felici solo quando tutti sono felici, proprio come nessuna parte del corpo può stare bene se il resto del corpo non sta bene.

Il nostro nemico più grande è l’ignoranza. Il nostro oblio della  interconnessione tra di noi ci fa agire nei modi egoistici che pratichiamo, quindi il nostro primo e più importante compito è quello di capire che il dolore ovunque è dolore in ogni luogo.

Solo se capiremo questo, agiremo in modo premuroso, e scopriremo improvvisamente che non c’è bisogno di alcun aumento dei prezzi, non c’è carenza di nulla, ma bensì abbondanza di tutto ciò di cui potremmo aver bisogno per darci una vita buona, sicura e felice.

Didascalia della foto:
Prodotti alimentari preparati in un negozio di alimentari a Toronto, Ontario, Canada, il 20 ottobre 2021. Il tasso di inflazione del Canada ha raggiunto il 4,1% in agosto, il più alto dal 2003 e di conseguenza gli esperti stanno prevedendo un grande aumento dei conti della spesa in tutto il Canada. (Foto di Creative Touch Imaging Ltd./NurPhoto)

Covid: il Terminator di Carriere

Non sono passati neanche due anni dall’inizio del Covid, ed è già chiaro che il virus sta rivoluzionando la civiltà. Le cose che davamo per scontate fino a poco tempo fa, come il lavoro, la scuola e l’intrattenimento, sono diventate discutibili su diversi livelli. Il virus non agisce soltanto sulla nostra salute, ma anche sulla nostra vita: sta cambiando il modo in cui ci percepiamo, come esseri viventi e come membri della società.

Fino a quando non ci è piombato addosso il virus, abbiamo etichettato le persone, in gran parte, dalle loro carriere o lavori, e dai loro stili di vita. Avere una carriera, una volta, era simbolo di successo.  C’era un tono romantico nella parola,  immagini di frequenti viaggi di “lavoro”, carte di credito aziendali, un appartamento in un grattacielo con una guardia nell’atrio e uno status sociale da far invidia agli altri.

In qualche modo, il Covid ha attenuato il fascino. Non è che la gente rifiuti completamente l’idea di una carriera, ma non è così invidiabile come lo era due anni fa e la sua attrazione sta semplicemente diminuendo. Vogliamo ancora il denaro, lo vorremo sempre, ma siamo disposti a pagare molto meno per ottenerlo. Non siamo disposti a sacrificare così tanto della nostra vita sociale, degli altri interessi, della nostra tranquillità e del  tempo in famiglia per il nostro stato sociale. In parte è perché non lo troviamo più così allettante e in parte è perché gli altri non trovano più invidiabili i nostri “titoli” di carriera.  Vedono le nostre lunghe ore in ufficio, i nostri voli frequenti e provano pena per noi, perché lavoriamo così tanto anziché goderci la vita. 

Ma la pandemia è andata più in profondità che cambiare la nostra percezione del lavoro. A poco a poco, ha risvegliato in noi le “grandi” domande, quelle che abbiamo soppresso per anni sotto la pressione della sopravvivenza in un mondo iper capitalistico: le domande sul senso della vita.

Proprio come il riscaldamento climatico scongela il permafrost emettendo gas che cambiano la composizione della nostra atmosfera, il virus sta sciogliendo il ghiaccio nei nostri cuori, aprendoli a sensazioni da tanto tempo congelate, che cambiano l’atmosfera della nostra società.  Stiamo imparando a pensare di più socialmente e meno individualmente.  

La paura del contagio ci ha fatto riconoscere che siamo dipendenti dagli altri per la nostra salute. Ora, con la crisi delle catene di approvvigionamento dovuta al coronavirus, ci fa capire che siamo dipendenti l’uno dall’altro per il nostro cibo, per il prezzo che paghiamo per le cose, per la nostra capacità di comprare i regali per le feste, per il nostro intrattenimento, la nostra vita sociale e per le nostre scuole ed educazione.

Forse non ce ne rendiamo conto, ma il virus ci insegna a rivalutare i nostri valori: chi consideriamo grande e ammirevole e chi disprezziamo. Ci insegna a giudicare le persone non secondo il loro guadagno, ma secondo il loro contributo alla società. Abbiamo iniziato applaudendo gli operatori sanitari e medici, poi siamo passati a riconoscere che i lavoratori dei supermercati sono indispensabili,  ora ci rendiamo conto che queste persone invisibili sono quelle che ci permettono di vivere e preoccuparci di noi stessi.

Grazie al virus, stiamo finalmente imparando che ogni persona è unica, dato che ogni persona porta un contributo speciale alla società che nessun’altro può portare.  Nella nostra unicità, siamo tutti pari. Quando il processo di accettazione dell’unicità di ogni persona sarà concluso, scopriremo che l’odio nei nostri cuori sarà svanito.

Vedremo quanto tutti siano preziosi e saremo grati dell’esistenza di ogni essere umano sul pianeta.  Quando questo avverrà saremo grati al Covid, che ha portato fine alle nostre carriere e ha generato unione e pace.  

Il segreto dell’uguaglianza universale

Domanda: Che cos’è l’uguaglianza tra le persone?

Risposta: Se costruiamo una società in modo tale che una persona ne tragga soddisfazione: “ L’ho fatto, e tutti lo vedono, tutti sanno, tutti mi capiscono e mi ringraziano,” allora non c’è piacere più grande per quella persona. Sarà pronto a lavorare dalla mattina alla sera. E’ solo necessario costruire adeguatamente una catena di pubbliche relazioni.

Non ci sarà mai uguaglianza e non ce n’è bisogno. Non è programmato dalla natura. Non  esiste nemmeno nel branco degli animali. Che uguaglianza esiste lì? C’è un capo, seguito da un paio di maschi che lo aiutano, e tutti gli altri  li seguono. L’uguaglianza non è programmata dalla natura. L’uguaglianza è livellamento, è morte.

Commento: Ma tu dici che l’ultima generazione dovrebbe essere costruita sui principi di uguaglianza.

Risposta: Uguaglianza significa che tutti hanno lo stesso diritto di realizzarsi secondo le loro abilità e capacità naturali. Tutti dovrebbero avere uguaglianza nella realizzazione, nell’opportunità di esprimersi.

Diciamo che sono nato in una famiglia di persone ricche e forti, e qualcuno è nato in una famiglia di persone deboli e povere. Non importa. Dovrebbe esserci uguaglianza nell’opportunità di andare avanti e non nel fatto che tutti siano stati tagliati della stessa misura.

Il prossimo grado sarà realmente così. Quando una persona comincia a ricevere solo una ricompensa spirituale e questa gli basterà, quando si accorge che per un’esistenza normale non ha bisogno di più di ciò che il suo corpo animale richiede e qualsiasi altra cosa gli sarà rivelata come una ricompensa spirituale, una connessione con forze superiori, con l’eternità, l’armonia, e perfezione, allora le persone stesse cesseranno consapevolmente di essere interessate a qualche sorta di ricompensa terrena.

Non avranno bisogno di medaglie, di soldi in più, niente, e tutte le ricompense saranno spirituali perché la connessione col Creatore gli sarà aperta davanti.

 

[286702]

Dalla trasmissione di KabTV “Close-Up”

 

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Questa serie dell’orrore ci mostra chi siamo

Un mio studente mi ha raccontato di una nuova serie chiamata “Squid Game”. Si tratta di una “serie thriller” sudcoreana, come la chiamano loro, che è diventata un fenomeno della cultura pop ed è la più seguita in oltre novanta paesi.  La serie presenta centinaia di persone che si trovano tutte in situazioni di grande debito finanziario e in stati emotivi disperati. I produttori li mettono l’uno contro l’altro, anche se sono molto affiatati, e li inducono a odiarsi a vicenda. Il vincitore intasca milioni di dollari e gli altri vengono uccisi. 

Questa serie non sarebbe così orribile se non ritraesse la nostra vera natura. Il fatto stesso che guardiamo con entusiasmo un tale spettacolo è la prova che sotto la facciata “civilizzata”, la nostra natura è come lo spettacolo descrive.

Funziona come una calamita.  Adoriamo guardare la lotta tra il bene e il male, finché siamo al sicuro dalle conseguenze della battaglia.  Il fatto è che in questa serie non c’è alcun bene, solo male. In effetti, gli esseri umani sono l’essere peggiore della realtà. Ciò che ci rende così unicamente malvagi è il fatto che vogliamo esplicitamente danneggiare gli altri. Non vogliamo mangiare gli altri perché moriremo di fame se non lo facciamo: vogliamo vederli soffrire! Traiamo piacere dal dolore altrui e traiamo il massimo piacere quando siamo noi a infliggerlo. 

Diciamo spesso che la realtà è come una giungla, dove il forte mangia il debole. Tuttavia, nella giungla, i forti non vogliono distruggere i deboli; vogliono mangiare. Una volta sazi, vogliono dormire e giocare e non uccidere o ferire per divertimento. Nella giungla umana, non vogliamo mangiare altre persone, vogliamo vederle soffrire! Ecco perché la giungla naturale prospera senza alcuna legge, mentre la giungla umana, che erroneamente chiamiamo “civiltà”, si sta disintegrando nonostante le leggi che si sforzano di limitare la nostra barbarie.

Se avessimo qualche speranza di trovare la bontà nella natura umana, “Squid Game”, e soprattutto la sua popolarità, dimostra che non abbiamo nulla in cui sperare quando si tratta della natura umana. Se possiamo creare tali spettacoli, e se possono essere così popolari, allora possiamo anche compiere tali orrori nella vita reale.

L’unico bene possibile che può scaturire da un tale spettacolo è la consapevolezza che non è fantasia, ma un’autentica rappresentazione di ciò che siamo. Forse se ci rendessimo conto di questo, saremmo disposti a impegnarci per cambiare noi stessi.

La tendenza attuale è quella di offuscare la nostra consapevolezza di quello spettacolo dell’ orrore umano in cui viviamo rendendo la cannabis disponibile e legale. Infatti, più impariamo in merito alla natura umana, più ci rendiamo conto che forse è meglio intorpidire la vita finché non è finita.

Per ora, ci rallegriamo alla vista di altre persone che soffrono, proprio come la gente esultava alla vista dei poveri uomini che combattevano contro i leoni nell’antica Roma. Solo se ci rendiamo conto che non va bene essere così, la nostra mente potrebbe aprirsi ad altre opzioni. Se un programma così diabolico può essere il più seguito in oltre novanta paesi, significa che il mondo intero è immerso in una brutalità sfrenata.

Una soluzione esiste, ma è impegnativa e deve coinvolgere il mondo intero per avere successo. Per cambiare ciò che siamo, dobbiamo avviare un processo educativo mondiale in cui tali programmi siano vietati e vengano prodotti e mandati in onda programmi a favore della connessione umana. 

Anche se non avranno  successo  all’inizio, non possiamo permetterci di essere esposti al veleno violento e alla cultura del narcisismo che consumiamo attualmente.  Essi possono essere dolci, ma sono letali.

Se la persone non vogliono guardare spettacoli sulla connessione umana, possono mettere da parte i loro dispositivi multimediali e semplicemente parlare l’una con l’altra. Questo sarà già un grande miglioramento rispetto alla situazione attuale.

Potrebbe non sembrare divertente, ma quale opzione abbiamo? Vivere lo “Squid Game”. Inoltre, dopo un po’ di pratica, scopriremo che connessione e cura sono molto più gratificanti e piacevoli di distruzione e crudeltà e non hanno gli effetti collaterali negativi della nostra cultura attuale.  

Didascalia della foto:
Guardando la serie “Squid Game” di Netflix sul tuo laptop. Fotografia di Romain LONGIERAS / Hans Lucas. Francia, Excideuil, 2021-10-06.

La giusta protesta degli specializzandi in medicina non sanerà il sistema dell’assistenza sanitaria

La battaglia dei medici specializzandi e di quelli tirocinanti per accorciare i loro turni assurdamente lunghi  va avanti da più di un decennio. Mentre non ci si aspetta che una persona mantenga la lucidità per più di otto ore di lavoro, gli specializzandi e i tirocinanti, ai quali è affidato il compito di salvare le nostre vite e quelle dei nostri cari, devono in qualche modo rimanere lucidi e attenti per ventisei ore di fila. E non solo una volta  ma durante tutto il loro training che in genere dura quattro o più anni. Tali condizioni lavorative sono una vergogna  per lo Stato, che le richiede a  tutti gli studenti di medicina  durante il loro percorso per diventare dottori certificati e testimonia il livello della nostra indifferenza l’uno verso l’altro. 

Tali condizioni non sono nuove e nemmeno sono specifiche di Israele. Essendo figlio di due medici, ricordo che entrambi i miei genitori si assentavano per molte ore persino quando avevo solo cinque anni. Ricordo che mia madre cucinava   del cibo che durasse per due giorni  mettendolo nel forno ad una temperatura molto bassa per mantenerlo tiepido e  usciva per un turno di 36 ore in ospedale. A cinque anni, mi servivo la cena da solo, essendo l’unica persona in casa.  

Qui c’è  chiaramente bisogno di una riforma più ampia e non solo per gli specializzandi e per i tirocinanti, ma per tutto il sistema. Mentre da un lato non possiamo interrompere i servizi medici , è  altrettanto semplicemente ingiusto però pretendere dai dottori dei turni del genere  e irrealistico aspettarsi da loro che svolgano il loro lavoro bene dopo essere stati impegnati così tante ore. Quando dico che la soluzione deve riguardare tutto il sistema, non mi sto riferendo solo al sistema sanitario. 

La riforma  deve includere  ogni aspetto della nostra vita.  Attualmente, ogni cosa è motivata  dal denaro. Come dice la canzone : “Il denaro fa girare il mondo”; questa è la ragione per cui il nostro mondo appare patetico. Le nazioni spendono un enorme ammontare di denaro nel campo della medicina ma guardate dove questo ci sta portando. In tutto il mondo, l’unica area dove spendiamo più denaro dei contribuenti rispetto alla medicina è quella delle armi. Eppure  nonostante i  budget titanici, il sistema pubblico della salute sta affondando. E ripeto, non sta succedendo solo nel sistema sanitario. Lo stesso fenomeno è evidente nell’educazione, nei servizi sociali e in qualsiasi altro ambito. 

Il problema risiede nella nostra motivazione di base. Dobbiamo istituire una società basata sull’attenzione e sulla cura  invece che sul denaro. Se non iniziamo un processo educativo che insegni alla gente quanto siamo interdipendenti, diventeremo così nocivi gli uni verso gli altri che la società umana si disintegrerà, con un costo colossale per tutti noi. Se sentiamo di dipendere l’uno dall’altro, svilupperemo la cura reciproca.

Anche senza parentela naturale, come tra fratelli e sorelle, la consapevolezza che il nostro benessere dipende dal benessere di tutti gli altri ci farà lavorare per il bene degli altri. E se lavoriamo per il bene degli altri, cominceremo a sentirci a nostro agio con loro, e da lì non passerà molto tempo prima di diventare veramente premurosi gli uni per gli altri.

Uno dei miei studenti, che lavora per una grande organizzazione medica in Israele, mi ha detto che gli è consentito di dedicare ad ogni paziente non più di dieci minuti. In quei dieci minuti, persino con nuovi pazienti, deve arrivare a conoscere la persona, diagnosticare il problema e prescrivere medicine o futuri trattamenti. Questo non è assistenza sanitaria,  è una catena di montaggio. Questo è ciò che accade quando la motivazione non è il benessere degli altri, ma il denaro e caratterizza la nostra intera società.