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Oltrepassare la linea tra la vita e la morte

Domanda: Il suicidio è uno dei principali problemi che sta attanagliando l’umanità. Ogni 40 secondi, qualcuno nel mondo si suicida (per un totale di 800.000 persone all’anno). Negli Stati Uniti, il tasso di suicidi è aumentato del 30% dal 1999. Fra le celebrità che si sono recentemente suicidate ci sono Anthony Bourdain, famoso chef e conduttore televisivo della CNN, e la sorella minore della Regina dell’Olanda. Puoi spiegarci che cosa induce queste persone a porre fine alle loro vite?

Risposta: Posso spiegarlo come un grande senso di vuoto. È un vuoto che ti schiaccia, che ti fa piangere per ore e non ti lascia più dormire. Persino le droghe sono inutili per alleviare il problema, perché le persone che arrivano a compiere l’estremo gesto si sentono come se non avessero altre opzioni. Abbiamo bisogno di guardare alla vita correttamente e iniziare ad educare noi stessi.

Domanda: Su cosa dovrebbero interrogarsi le persone?

Risposta: Sul significato della vita. Si può capire il senso della vita solo quando si attraversa il confine tra la vita e la morte. Solo quando la tua vita non ha più alcun valore, puoi valutare correttamente per cosa puoi vivere e superare il tuo egoismo e la tua vita egoistica.

Domanda: È quando non mi aggrappo più ad essa? Quando non mi aggrappo ad ogni desiderio?

Risposta: Non solo non ti aggrappi più alla vita e ai desideri, ma vivi per il fatto che ogni minuto rinunci al tuo egoismo e ti elevi al di sopra di esso. Ogni minuto ti trovi al di sopra della morte, come se la stessi vivendo. Questo rappresenta il distacco dal nostro mondo e l’ingresso nel mondo superiore.

Nota: Questo è molto difficile.

Risposta: No, non è difficile, è una felice opportunità per tutti noi.

Domanda: Quindi non dovrei valutare la mia vita come egoistica?

Risposta: Una persona che vuole comprendere la vera esistenza deve disprezzare questa vita e apprezzarla solo perché è una base su cui costruire una vita superiore. E la vita è più alta della morte, e quando muori nella tua forma animale, ogni minuto cresci spiritualmente.

Crescere nella forma spirituale rappresenta la vita non per se stessi, ma per qualcosa al di fuori di se stessi, ovvero per il bene del Creatore, per il bene del sistema, per il bene dell’umanità; non importa per che cosa lo facciamo, la cosa fondamentale è uscire dal nostro “io”.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le notizie con Michael Laitman”, 12/06/2018

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Lo studio della Kabbalah non ha limiti

Domanda: A chi è rivolto lo studio della saggezza della Kabbalah?

Risposta: A tutti senza eccezioni, perché tutti coloro che sono nati su questa terra possono raggiungere il proprio stato eterno e rimanerci sfruttando l’opportunità data loro in questa vita materiale.

Domanda: Quale necessità possono avere le persone di studiare questa saggezza elevata?

Risposta: Quella di capire il significato della propria vita e di arrivarci, elevandosi al livello successivo dell’esistenza in questo mondo, ancor prima della morte.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 18/03/2018

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Domanda: Se la donna ha un modo tutto suo di vedere il mondo, anche il significato della vita per lei è leggermente diverso?

Risposta: La donna desidera avere una famiglia, riuscire ad organizzare alla perfezione la sua vita e quella dei propri figli; è così che si sente realizzata.

Domanda: Nella saggezza della Kabbalah c’è una differenza tra significato della vita e scopo della vita?

Risposta: Il significato della vita è raggiungere l’adesione con il Creatore, mentre lo scopo della vita è portare a questo tutta l’umanità.

Domanda: Perché ci sono contraddizioni che non sono ancora state risolte nel nostro mondo materiale? Questi sono ostacoli che il Creatore ha posto ad ogni livello nel mondo?

Risposta: Certamente. È impossibile risolvere i problemi al loro stesso livello, nel nostro mondo. Per risolvere i problemi, è necessario salire al livello successivo, perché è da lì che provengono. Pertanto, nel nostro mondo possiamo solo rivelare i nostri problemi, ma non risolverli.

Domanda: Perché il Creatore ha dato alla gente la possibilità di sentirsi e aiutarsi reciprocamente se non c’è un significato superiore in questo?

Risposta: Si che c’è un significato superiore in questo! Attraverso questi problemi: la mancanza di comprensione, i conflitti, e sempre maggiore dipendenza reciproca nel nostro mondo globale, noi stiamo gradualmente raggiungendo la necessità di connetterci insieme in una sola unità. Quindi, all’interno di questo singolo insieme scopriremo l’unica forza superiore che ci ha creati come sistema unico, come una singola persona.

Domanda: C’era più sofferenza qualche migliaio di anni fa, oppure le persone erano meno sensibili?

Risposta: Può anche essere che le masse fossero più soggette alla sofferenza, ma la sentivano di meno.

Domanda: Gli uomini primitivi erano più felici?

Risposta: Sì, ogni cosa che avevano proveniva dalla natura ed era considerata un bene per loro.

Domanda: Il processo per cogliere il significato della vita dipende dal conoscere le leggi secondo le quali il mondo è stato creato dal Creatore?

Risposta: Certamente. In linea di principio impariamo tutte queste leggi attraverso l’unione tra noi. Quindi, non ci serve desiderare una conoscenza unica. Tutto ciò che ci serve è vedere ed imparare attraverso l’esperienza.

Domanda: La vita di ognuno è sempre accompagnata dalla sofferenza. Questo significa che il senso della vita può essere riassunto come adesione al Creatore, è questa la liberazione dalla sofferenza?

Risposta: La liberazione dalla sofferenza è inclusa nel senso della vita, anche se questo non è il suo significato. Questo perché il conseguimento del Creatore è accompagnato da enorme felicità e gioia, è una sensazione di eternità e completezza. Ma queste sono tutte sensazioni secondarie.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 28/01/2018

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Dove va l‘anima dopo la morte?

Domanda da Facebook: Quando una persona muore, dove va la sua anima?

Risposta: L’ anima non va da nessuna parte, dato che, in primo luogo, non esiste al livello materiale.

L’anima è considerata l’uguaglianza con il Creatore. O, per meglio dire, i desideri che esprimiamo in maniera simile al Creatore, sono chiamati “un’anima”. E’ la proprietà della dazione e dell’amore verso tutto ciò che non ci appartiene.

In altre parole, quando evadiamo dai confini dell’ego verso l’amore e la dazione, curandoci di coloro con i quali non abbiamo alcun legame egoistico, allora tutte le nostre proprietà concentrate in quell’esatto momento (poiché si modificano continuamente) possono essere definite un’anima.

Osservazione: Le persone che ritengono di avere un’anima ed un approccio come questo nei confronti degli altri, saranno molto dispiaciute nel sentire questi concetti.

Risposta: Le persone comuni non hanno un’anima. Una persona è semplicemente un animale. I suoi elementi vitali periscono naturalmente insieme alle sue cellule animali.

Ma l’anima si può “raggiungere” durante la vita terrena. Ci è stata donata la vita ed i suoi diversi stadi, cioè le vite future, per permetterci di ottenere la nostra anima.

Domanda: E’ questo lo scopo della nostra vita?

Risposta: Lo scopo della nostra vita è quello di trasformare i nostri desideri egoistici in altruistici, e questo è quello che verrà poi chiamato “anima”.

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Dalla trasmissione di KabTV “Le notizie con Michael Laitman”, 17/04/2018

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Trova il senso della tua vita

Domanda: Il senso della nostra vita è imparare a vivere in eterno, nel corpo fisico creato dal Creatore?

Risposta: No. Il corpo eterno nella saggezza della Kabbalah significa un desiderio che lavora per la dazione. Pertanto, il significato della vita non è nella struttura del nostro mondo, ma nel raggiungimento di questo corpo eterno, cioè il desiderio di donare, quando una persona diventa come il Creatore, crea un contatto con Lui, e quindi c’è reciproca adesione.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 28/01/2017

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Il senso della vita sta nell’impararne il significato

Domanda: Oltre all’obiettivo principale, di raggiungere il mondo superiore, ci sono altri obiettivi più alti relativi ai talenti e alle qualità naturali di un individuo, che dovrebbero essere perseguiti mentre non ha ancora sviluppato il desiderio per la ricerca del mondo superiore?

Risposta: E perché un individuo dovrebbe distrarsi con qualcosa? Per essere un grande musicista? Diciamo che io inizio ad esercitarmi con uno strumento musicale per 12 o 14 ore al giorno per suonare magnificamente. Questo è il significato della mia vita?!

Cosa ottengo con questo? Un enorme appagamento egoistico. Gli altri si inchinano davanti a me, mi rispettano, divento famoso, guadagno un sacco di soldi, cammino sul palco, tutti si alzano, applaudono!

Nota: Non solo questo. Le persone ascoltano la musica e sentono l’elevazione.

Il mio commento: Sì, le persone gridano con gioia, questo è bello, e poi? Alla fine, io e i miei ascoltatori moriremo comunque e, con ciò, tutto finirà. È questo il senso della vita?

Tutti finiscono in questa “trappola per topi”. Ma ci sono persone, come i kabbalisti, con un tremendo desiderio di conoscere l’essenza dell’esistenza. Loro dicono: “Noi non accetteremo niente di meno, dobbiamo raggiungere il Creatore! Il senso della vita, il raggiungimento del punto dal quale tutto nasce e niente di meno.”

Domanda: E se dovessimo prendere in considerazione gli scienziati, che, ad esempio, hanno sviluppato interventi che salvano vite. E l’umanità li ha usati per secoli. Non c’è significato in questo?

Risposta: Stanno semplicemente migliorando l’esistenza animale delle persone. Non c’è nessun significato nel nostro mondo, non c’è bisogno di scavare per questo! Vediamo che cosa siamo e che tutto prima o poi finisce. Le persone nascono, vivono e muoiono, e questo continua per generazioni finché la terra ci sostiene. Non c’è nient’altro. Vale quindi la pena discutere del significato dell’esistenza della materia proteica su questo pianeta?!

Domanda: Quindi ne risulta che il significato della vita è imparare il suo significato? I kabbalisti dicono che risiede nell’adesione al Creatore.

Risposta: Certo. In questa vita. In questo mondo.

Devi raggiungere il Creatore, rivelarlo, conoscerlo. Nel frattempo, raggiungi lo stato di eternità e perfezione, senza morire, senza identificarti con il corpo, che viene lasciato come una parte ormai del tutto inutile, come la parte del razzo usata per salire nello spazio.

Siamo obbligati a raggiungere questo obiettivo e a sperimentarlo chiaramente e in modo evidente, come un bambino che mette tutto in bocca perché solo attraverso il gusto può identificare di cosa si tratta. Ecco perché questo è chiamato Taamei Torah , “I sapori della Luce”.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 28/01/2018

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E’ felice colui che non ha bisogno di nulla?

Domanda: Diverse metodologie rivendicano che “Felice è colui che non ha bisogno di nulla”; è davvero così?

Risposta: In generale sì. Se al livello materiale non ho bisogno di nulla, se tutti i miei desideri sono al di sopra del livello materialistico e mirano all’amore e alla dazione al di fuori di me, allora questa è certamente felicità.

Domanda: Alcuni metodi attenuano i nostri desideri. Se una persona fa questo sarà felice?

Risposta: Una persona che attenua i propri desideri si riduce al livello della creazione inanimata.
Se non oppone resistenza, non critica, non incolpa niente e nessuno, sarà certamente felice, ma questa felicità sarà priva di emozioni, come un sasso. In questo modo si protegge dalla sofferenza il più possibile. Tuttavia, essendo parte del resto dell’umanità, non sarà in grado di evitare i problemi. Essi arriveranno lo stesso. Inoltre, sentirà costantemente il bisogno di diventare qualcosa di più.

Domanda: Il grande kabbalista Baal HaSulam scrive che se una persona facesse una stima per valutare la propria vita e verificasse la quantità di sofferenza alla quale è stato soggetto, contrapposta a quella del piacere che ha sperimentato, sarebbe certamente propensa a togliersi la vita. In altre parole, la quantità di sofferenza è molto più grande di quella del piacere. Perché questo calcolo è nascosto alla persona? Eppure siamo tutti egoisti, facciamo calcoli in continuazione.

Risposta: Questo è necessario per il processo cumulativo interiore in modo da poter accumulare mali multipli quali amarezza, problemi, depressione e giungere ad una tale disillusione nella vita che vorremo elevarci al di sopra di essa, non per porre fine alle nostre vite, ma per elevarci veramente, per trovare la risposta al motivo per cui soffriamo: per che cosa?!

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 17/12/2017

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Per che cosa vivo?

Senza la saggezza della Kabbalah, è impossibile rispondere alla domanda sul significato della vita. Dopotutto noi esistiamo nel desiderio di provare piacere, che rappresenta tutta la nostra natura, e così siamo sempre al suo servizio.

Il nostro ego risponde immediatamente alla domanda: “Per che cosa vivo?” con: “Per sentirmi bene nel mio desiderio di provare piacere!” ossia, all’interno della tua natura, non al di sopra di essa.

Ne risulta che tutta la mia vita ruota attorno allo scopo di garantire il soddisfacimento del mio egoismo. Ossia, io servo il mio corpo animale. Non esisto al di sopra del mio livello animale ma al suo interno.

Esisto solo nella condizione che io dia al mio corpo animale le cose strettamente necessarie, come ad un bue, ad un asino o ad un cavallo cosicché essi possano servire noi esseri umani; allora io sto usando il mio corpo per soddisfare i bisogni della persona che è al di sopra del mio corpo animale. Se io analizzo la domanda: “Per che cosa vivo?” Non mi sto riferendo al bue o all’asino, ma alla persona che c’è dentro di me: Qual è lo scopo della sua vita?

Allora scopriamo che la vita non è nel desiderio di provare piacere, che nasce e poi muore, ma al di sopra di esso. Significa che dovremmo cercare il significato della vita al di sopra dell’egoismo, dove esiste solamente la forza che ha creato il desiderio di provare piacere: il Creatore.

Ne deriva che la risposta sul significato della vita non possa essere trovata dentro di noi, nel nostro corpo animale, ma solo esaminando la forza che ci ha creati e indirizzati verso questa domanda. Io devo scoprire il Creatore ed allora scoprirò per che cosa sto vivendo.

Il conseguimento del Creatore avviene in 125 livelli. In ciascun livello noi scopriamo il Creatore sempre di più, comprendendo per che cosa viviamo. Quando completeremo tutte le nostre correzioni, ossia l’intero conseguimento del Creatore, allora scopriremo la risposta completa alla domanda sul senso della vita.

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Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 26/01/2018, lezione sul tema: “Per che cosa sto vivendo?” (Preparazione per il Congresso Mondiale 2018)

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Una persona esiste nel mondo in un certo spazio, nel luogo in cui è nata, si sviluppa e vive. Nel corso della sua vita, molte domande possono sorgere in lei, ad esempio: per che cosa vivo? Qual è il significato della mia vita? Esiste un Creatore? Il Creatore è sinonimo di natura? La vita passa semplicemente e poi finisce?

Noi sappiamo che in natura nulla accade senza un motivo ben preciso e che tutto si sviluppa secondo il processo di causa ed effetto; però ancora non comprendiamo cosa ci accadrà alla fine di tutto, qual è la ragione della nostra esistenza e quali saranno i risultati della nostra vita. Quando una persona si pone queste domande, arriva a studiare la saggezza della Kabbalah.

Il libro cardine nella saggezza della Kabbalah è Il Libro dello Zohar, che descrive tutte le trasformazioni che una persona attraversa durante la sua esistenza e fornisce risposte esaustive a tutte le precedenti domande. Ma Il Libro dello Zohar non deve essere usato come una guida ordinaria in cui un determinato capitolo tratta del significato della vita e un altro dello scopo della creazione. Non è un’enciclopedia. Fu scritto secondo un principio totalmente diverso. Non è un comune libro di scienza. Esso si basa su una scienza che opera in modi differenti.

La scienza che conosciamo nel nostro mondo riempie e colma il nostro cervello e la nostra mente con diverse informazioni che possiamo analizzare per poi arrivare a conclusioni diverse. Ma Il Libro dello Zohar si studia in maniera differente. Il suo studio non ha nulla a che fare con il livello intellettuale che una persona può avere o meno. Non ha nulla a che vedere con il riempirsi la mente di concetti e porsi domande su come una persona debba agire secondo tali concetti. Il Libro dello Zohar espande il contesto della percezione della persona, in modo che essa possa vedere molto più in alto, più in grande e più in profondità rispetto al nostro mondo. La persona riceve la saggezza della forza superiore.

Le informazioni sono percepite inizialmente come una sensazione elevata, dalla quale la persona comincia ad estrarre conoscenza. E’ come quando i bambini, nel livello del nostro mondo,confrontano esperienze diverse fra loro: l’ho provato, ho fatto questo, ho ottenuto quest’altro; essi accrescono le informazioni sulla causa e l’effetto che li aiuta a comprendere e realizzare il nostro mondo. La stessa cosa accade nel processo per raggiungere e comprendere il mondo superiore. E’ solo attraverso il lavoro pratico che arriviamo alla comprensione di come è gestito il nostro mondo e come questo influenzi il mondo superiore, ecc.

Il Libro dello Zohar ci pone in uno stato speciale. Nella misura in cui questo studio viene fatto nella maniera appropriata, quando lo legge, e soprattutto se lo legge in maniera corretta, la persona sollecita e richiama su di sé una Luce speciale, una forza che espande i confini della sua comprensione, realizzazione e sensazione.

Quando la persona sente, percepisce e realizza questi confini e confronta varie informazioni, nuove dimensioni, nuovi livelli, nuove comprensioni, nuove valutazioni e nuovi valori di questo mondo diverso dentro di sé, ecco che emerge una nuova scienza chiamata la saggezza della Kabbalah. E’ la scienza del sistema che controlla il nostro mondo, poiché questo mondo si basa sulle sensazioni della persona e su ciò che la circonda.

Quando una persona prova più volte a sollecitare e richiamare la Luce per rivelare il mondo superiore, essa la percepisce dentro di sé, la realizza e la connessione fra i due mondi diventa chiara, cioè, la connessione fra il mondo in cui viviamo ora e il mondo che le viene rivelato intimamente. Allo stesso tempo raggiunge uno stato nel quale i due mondi vivono dentro di lei in cooperazione reciproca e può agire fra loro.

Contemporaneamente, utilizzando Il Libro dello Zohar la persona incomincia a scoprire lo strumento per capire nuove definizioni, nuovi nomi e sensazioni. Ora realizza il mondo in due dimensioni, al di là del tempo, del movimento e dello spazio. E, cosa più importante, ristabilisce la connessione con la forza superiore che governa e si influenzano a vicenda, per diventare infine partner. Il Libro dello Zohar ci consente di raggiungere tutto questo.

Questa è la ragione per cui una persona inizia a capire che la cosa principale è sollecitare e richiamare la forza superiore su di sé, in modo che essa possa insegnarle di più, soddisfarla maggiormente, espandere i suoi orizzonti e creare definizioni e comprensioni totalmente nuovi all’interno di lei. La persona che vive in entrambi i mondi, il nostro e quello superiore contemporaneamente, comprende la connessione fra i due.

Il Libro dello Zohar ci insegna come gestire le nostre emozioni e qual è il collegamento fra le emozioni che si associano al mondo superiore e quelle che caratterizzano il nostro mondo.

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Dalla Lezione di Kabbalah in lingua russa del 12/02/2017

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Cambiare il proprio destino

Domanda: Tu dici che studiando la saggezza della Kabbalah è possibile cambiare il proprio destino. Ma è davvero necessario farlo?

Risposta: Sì, è necessario. Adesso noi ci troviamo nel livello della nostra esistenza obbligata. E non si tratta nemmeno di un’esistenza animalesca, bensì di qualcosa di molto più basso, perché un animale non si pone domande sul senso della propria vita.

Una volta che cominciamo a farci queste domande, ecco che abbiamo l’opportunità, con il loro aiuto, di salire al livello della libertà assoluta, la libertà dalla morte, dalla vita materiale e dalle barriere della nostra attuale esistenza. Questa è la libertà dal trovarsi sotto qualche particolare influenza, restrizione, distribuzione e così via. Cioè, tu diventi supremo.

E, in questo modo, ognuno di noi, raggiungendo la capacità di dazione, diventa supremo. Si potrebbe però dire che: “Questa è un’illusione. Come può essere che tutti sono supremi?” Ma di fatto è così perché noi ritroviamo noi stessi in un altro spazio, spirituale.

Domanda: Così facendo cambiamo il nostro destino?

Risposta: Naturalmente. Il nostro destino è nelle nostre mani. Possiamo cambiare non solo la nostra vita corporea, ma persino un destino di cui non sappiamo ancora nulla, prima di percorre le tappe che dobbiamo ancora attraversare.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 2/07/2017

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