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La depressione arriva presto

Il centro di ricerca Our World in Data, con sede a Oxford, ha recentemente pubblicato un studio da cui emerge che in molti Paesi “la depressione viene diagnosticata in età precoce rispetto al recente passato”. Lo studio ha rilevato che in Danimarca, ad esempio, nel 1996 la percentuale più alta di persone a cui veniva diagnosticata la depressione aveva un’età di circa cinquant’anni. Vent’anni dopo, nel 2016, la percentuale più alta di persone a cui veniva diagnosticata la depressione era di ventiquattro anni. Mentre il centro di ricerca ha attribuito la diagnosi di età più giovane alla crescente disponibilità a “cercare un trattamento per le condizioni di salute mentale”, altri ricercatori hanno trovato ragioni diverse per il calo di età nella diagnosi. 

In effetti, stiamo vivendo in tempi speciali. In passato, le persone erano più legate alla terra, al suolo. Oggi tutto è artificiale. Nasciamo e viviamo dentro le mura degli ospedali, poi dentro le mura di casa, poi le mura di scuola, e poi le mura dell’azienda.  Di conseguenza, siamo diversi dalle generazioni precedenti, e il nostro approccio verso la vita è anch’esso diverso.

Per prevenire la depressione è necessario investire costantemente con il giusto approccio, poiché le persone non sono più adattate a una vita naturale. L’investimento non è di tipo finanziario. Dobbiamo piuttosto costruire un involucro che funga da mediatore tra la nuova generazione e la realtà in cui essa vive. Tale involucro dovrebbe preparare le persone alla vita a tutti i livelli, personale, sociale e ambientale. Devono imparare a comunicare e a connettersi tra loro e con la natura. Altrimenti si perderanno, come sta già accadendo.

In passato le persone vivevano più all’’aria aperta di quanto non facciano oggi. Comunicavano con altri individui e gran parte della loro vita prevedeva l’interazione con gli altri. Oggi fanno tutto online e al chiuso, l’esterno e le altre persone sono sconosciuti.  Dobbiamo farli familiarizzare con il mondo esterno, far sì che passino meno tempo da soli e con i loro telefoni o computer portatili e che comunichino invece con gli altri membri della famiglia, con gli amici, con gli amici veri, con quelli in carne e ossa e con gli animali.

I progressi tecnologici degli ultimi decenni ci hanno avvolto di gadget e ci hanno disconnesso dalle persone. Anche il nostro cibo non è vero cibo e non lo produciamo, ma lo riscaldiamo solo in un microonde digitale.

Non dobbiamo rinunciare alla tecnologia; occorre semplicemente aiutare le persone a bilanciare le loro vite. Il fattore chiave per ristabilire l’equilibrio è la connessione umana, costruttiva, positiva e solidale. Se le persone scoprono che i legami con gli altri le gratificano in un modo che la tecnologia non è in grado di offrire, li alimenteranno.

Oggi le persone sentono soprattutto che i loro legami con gli altri sono competitivi, ognuno cerca di superare gli altri, di fare meglio di loro e in generale di superarli. Questo è molto faticoso, quindi le persone si rivolgono naturalmente a un ambiente meno competitivo e aggressivo: quello digitale. Se le persone avessero esperienze positive nelle relazioni con gli altri, se sentissero che gli altri le approvano, le apprezzano e accolgono la loro compagnia, non avrebbero motivo di ritirarsi in un ambiente virtuale.

Inoltre, i legami con le altre persone possono dare loro ciò che nessuna tecnologia può dare: un senso alla vita. La vita diventa importante e significativa solo nella connessione con gli altri.  La dazione e ricezione reciproca danno significato e scopo a ogni cosa che facciamo. Quando facciamo qualcosa per un’altra persona, questa rimane. L’atto assume una vita propria, un nuovo significato, e influisce sulla nostra vita e su quella delle altre persone coinvolte in modi che non possiamo prevedere. Quando facciamo qualcosa online, con noi stessi, il nostro atto si perde nella nuvola digitale e ci fa sentire vuoti e insignificanti.

Pertanto, se vogliamo curare la depressione, dobbiamo trovare il modo di incoraggiare le persone a uscire, a comunicare e a entrare in contatto con altre persone. Questo darà loro gioia, soddisfazione e un senso, e il senso della vita previene la depressione.

Perché le grandi dimissioni

Soltanto nella seconda metà del 2021, più di 25 milioni di Americani hanno lasciato il loro lavoro. Questa ondata è stata definita “le grandi dimissioni” o “Il grande licenziamento” ed è la più grande ondata di dimissioni da quando è iniziata la registrazione dei dati all’inizio del secolo. Al momento, questo fenomeno è prevalente nelle occupazioni a basso reddito o in lavori particolarmente difficili e spesso non appaganti, come gli operatori sanitari. Tuttavia, mi aspetto che coinvolgerà tutte le professioni e non solo i lavori meno apprezzati o mal pagati, e che si diffonderà non solo in America ma in ogni parte del mondo.

Posso capire la gente che si licenzia. Che senso ha sgobbare per un lavoro dove si impiega un’ora ad arrivare, un’ora per tornare a casa e che non lascia tempo per se stessi o per stare con la propria famiglia? Oltre a questo, è meglio se lavorano meno persone: ci sarà meno spreco di plastica, meno inquinamento atmosferico e meno di tutto ciò che sta avvelenando il pianeta.  

In passato lavoravano meno persone, principalmente perché le donne stavano a casa, ma anche gli uomini lavoravano meno ore e impiegavano meno tempo per arrivare sul posto di lavoro. Cosa ci ha dato la modernità oltre allo sfinimento e a una salute cagionevole? Pensavamo che questo stile di vita ci avrebbe soddisfatto, ma abbiamo visto che oltre un certo punto, l’inseguimento della carriera e della ricchezza ci rovina soprattutto la vita. 

Quindi credo sia un bene che stiamo diventando meno materialisti e più indifferenti e pigri. Quando le persone smettono di lavorare, scoprono che possono cavarsela con meno soldi e soddisfare comunque i bisogni primari. In cambio ottengono la libertà!

Credo che stiamo assistendo a un processo naturale e che non sia necessariamente negativo. Potrebbe essere scomodo per gli imprenditori o per il governo, ma non credo che sia una cosa negativa o che dobbiamo “curarlo”. La tecnologia può occuparsi dei nostri bisogni, e se la gente trova necessario lavorare, lavorerà. 

 L’attuale stato di sovraconsumo è una distorsione della società, un fardello per il pianeta e non giova a nessuno se non agli azionisti delle imprese che ci vendono ciò di cui non abbiamo bisogno, ovvero la maggior parte di ciò che producono.

Soprattutto ora, in un momento in cui le persone iniziano a porsi domande serie sulla vita, non vogliono essere gravate da bisogni materiali più del necessario. Hanno bisogno di tempo per riflettere e interrogarsi sulla vita, per esplorare dentro di sé ciò che vogliono dalla vita e dalle relazioni.

Siamo nel mezzo di una formidabile trasformazione. Richiede tempo, energia, pazienza e distoglie la mente dalle cose banali.  Più persone accolgono questa nuova mentalità, meglio sarà per tutti.

Al di là delle riflessioni si trova una nuova visione del mondo che incorpora tutte le persone e rifugge dalla brutalità e dal narcisismo. Quindi lasciate che la gente si sdrai al sole e pensi; è meglio per tutti noi.

Evasione totale

Ho già condiviso con voi che ricevo costantemente delle email da persone che pongono domande alle quali non hanno risposta. Un fisico mi ha posto la seguente domanda: “Ultimamente ho notato che le persone sono angosciate. È in aumento la richiesta di prescrizioni per antidepressivi; le persone vivono la vita con un senso di insicurezza e a parte i farmaci, non ho nulla da offrirgli. Si sono rivolti ad istruttori e formatori ma tutto sembra invano. Quindi dottor Laitman,  la domanda che le rivolgo è la seguente: a cosa possono aggrapparsi per procedere nella vita?”

Posso capire perché le persone si sentano così. Per milioni di anni la vita delle persone è cambiata di pochissimo. Vivevano in piccole città o villaggi, avevano un mestiere o un pezzo di terra da coltivare, conoscevano il contesto in cui vivevano e le persone che lo abitavano. Erano vicino alle loro famiglie, si sposavano senza allontanarsi troppo dalla propria città o villaggio e in questo modo tutti avevano lo stesso tipo di vita, di cultura e di tradizioni. Le persone sapevano cosa aspettarsi. Le loro vite erano dure ma  avevano in qualche modo una direzione, avevano dei valori chiari e questo dava loro un senso di tranquillità, esattamente ciò che manca oggi alla gente.

Oggi la vita materiale è molto semplice ma le persone si sentono perse perché non comprendono il mondo che li circonda. Non vivono più in piccoli villaggi perché il mondo è diventato un villaggio globale. Anche gli agricoltori non riescono a lavorare la terra senza i macchinari e semenze provenienti da altri paesi ed il prezzo del loro raccolto dipende dai mercati mondiali delle materie prime. In altre parole un agricoltore deve intendersi anche di sistemi globali di approvvigionamento, dei mercati della domanda e dell’offerta, di clima e di carburanti. C’è bisogno di una connessione a internet, di contratti con società di spedizione e di fornitura, e di contabili per capire il proprio bilancio. C’è da meravigliarsi se la gente si sente persa?

Poiché si sentono così e non trovano risposte, non hanno altra scelta se non provare a dimenticare. Sognano il momento in cui potranno allontanarsi da tutto. Si dedicano a passatempi, giocano con il computer e si sfiniscono nello sport. Viaggiano, vanno in vacanza e meditano. Bevono e fanno uso di sostanze stupefacenti, si convertono e diventano estremisti e fanno tutto ciò che è in loro potere per evitare di confrontarsi con la loro incapacità di gestire il mondo in cui vivono. Nello sforzo che fanno per sopprimere il loro disorientamento, si rifugiano nell’evasione totale.

Tutto ciò che abbiamo costruito, l’industria dell’intrattenimento, gli sport professionali e amatoriali, lo shopping, il turismo e l’arte, l’abbiamo costruito al fine di non pensare alle nostre vite.

Ma abbiamo esaurito il carburante. Abbiamo consumato le energie, sia le nostre che quelle che riusciamo ad estrarre dalla terra, e stiamo anche rimanendo a corto di idee per continuare ad evadere. Presto rimarranno solo due possibilità: una guerra che annichilisce tutto oppure imparare a conoscere il mondo in cui viviamo.

Se assumiamo di scegliere la seconda, dovremmo imparare come tutti noi ci influenziamo l’un l’altro, come siamo collegati nel mondo e come siamo dipendenti l’uno dall’altro. Di conseguenza, ci renderemmo conto che dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro. E se, al quel punto, non lo facessimo, dovremmo riconoscere che tale atteggiamento è dannoso per gli altri e dannoso per noi.

Solo quando accetteremo che il mondo è definitivamente cambiato e che noi dobbiamo accettare i cambiamenti ed accogliere la connessione con l’intera umanità, saremo in grado di raccogliere i benefici del progresso e sentirci a nostro agio sia fisicamente che dal punto di vista emozionale.

Come ottenere una risposta alla domanda sul significato della vita?

Quando una persona si domanda quale sia il significato della vita e condivide i suoi pensieri con i suoi amici, spesso non viene compresa e gli viene chiesto: “Cosa c’è che non va? Che cosa vuoi?” È questo che vediamo nel mondo oggi.

Di solito, queste persone si rivolgono a uno psicoanalista, che dice: “sei depresso, fai domande alle quali, in linea di principio, non ci sono risposte. Si tratta di una sorta di disturbo”. Una persona normale dovrebbe vivere all’interno della struttura del nostro mondo e trovare in essa il suo riempimento e la sua soddisfazione.

Deve accettare questa vita come una normale esistenza umana. E anche se abbiamo domande sulla morte, la percepiamo proprio come fanno gli animali, ma comprendiamo la sua inevitabilità e nonostante ciò esistiamo.

Durante l’era Sovietica, ci è stato scrupolosamente insegnato che la natura è infinita, eterna, perfetta, e gradualmente dobbiamo raggiungere l’armonia massima per poter vivere in maniera serena, sicura, gioiosa, bella e comoda, questo significa che la nostra esistenza animale dovrebbe essere molto buona, comoda, positiva e basta.

Commento: Il famoso psicoanalista Sigmund Freud credeva che una persona normale non dovesse farsi domande sul significato della vita.

La mia risposta: Aveva ragione, perché non ci sono risposte a questa domanda. E se rimane senza risposta, allora nasce da condizioni dolorose che sono innaturali per noi. Quindi, è considerata malsana.
È la domanda sul senso della vita, sugli stati ultraterreni profondi, da dove vengo, e cosa esiste lì?

Domande tali portano l’umanità ad azioni irragionevoli, guerre di religione, qualsiasi malinteso, migliaia di paradigmi di ogni tipo e non sappiamo cosa farcene.

Esistono varie diramazioni che emergono e l’umanità si divide secondo approcci diversi verso la vita e la morte. Le persone che inventano questi tipi di rituali, religioni, metodi e credenze ne traggono profitto. E tutto ruota intorno alla domanda sulla morte e sul significato della vita.

Quindi, Freud offre una soluzione molto semplice. Esistiamo dentro dei limiti sensibili e al di fuori di essi non abbiamo alcuna comprensione, nessuna sensazione, nessuna soluzione. Quindi, tutto ciò che avviene al di fuori di questa struttura, è frutto della nostra immaginazione. Non dobbiamo toccarlo, ci porterà sempre alla sofferenza. Chiudiamoci dentro la struttura del nostro mondo e vivremo per noi stessi e per la generazione futura.

Nello stesso modo, il governo Sovietico una volta ci educava in maniera molto semplice e primitiva. A tal proposito, le prime società all’alba dell’umanità, erano comuniste, ovvero, viviamo per noi stessi e per i nostri figli. Tutto qui. E in questo troviamo la soddisfazione, il riempimento e la felicità.

Domanda: La scienza della Kabbalah si occupa di dare alla persona una risposta alla domanda sul significato della vita?

Risposta: La Kabbalah si occupa in primis di innalzare una persona al livello di questa domanda e poi di dare una risposta. Ma se una persona non vuole approfondire, se non ha la motivazione di farlo, la Kabbalah non gli arriva.

E anche se una persona inizia ad interessarsi alla rivelazione di questa domanda attraverso la Kabbalah, non gli arriva immediatamente una risposta. È come se gli dicesse: “Devi sviluppare te stesso fino al punto in cui sei consapevole di questa domanda, e poi gradualmente inizierai a rivelare la risposta”.
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Da Kab TV “Primo Piano: Frankl ha ragione??” 8/8/10

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La dieta non riguarda la forza di volontà

Fin dal primo momento della nostra esistenza, la vita ci offre difficoltà e ostacoli. In effetti, tutta la nostra vita è una serie di sforzi per superare gli ostacoli. Quando la nostra forza per superarli viene meno, noi moriamo.

Essendo egocentrici per natura, siamo portati a fare solo ciò che vogliamo. Fino a quando vogliamo qualcosa, avremo la forza di superare gli ostacoli per ottenerlo. Ma quando dobbiamo andare contro la nostra volontà, è allora che iniziano i problemi. Per esempio, nessuno vuole alzarsi la mattina e andare a lavorare, anche se lavoriamo da casa. Dobbiamo ricordare a noi stessi che abbiamo una famiglia di cui occuparci, un mutuo o un affitto da pagare e altri incentivi simili che, alla fine, ci fanno alzare dal letto.

Lo stesso vale per il cibo. Nessuno vuole essere a dieta; vogliamo mangiare quello che vogliamo, quando vogliamo e quanto vogliamo. Possiamo anche volere sentirci bene e avere un bell’aspetto, ma se il desiderio di queste due cose non è così forte come la voglia di dolci e carboidrati, non saremo in grado di resistere e persistere nella dieta. In altre parole, interrompiamo una dieta non per mancanza di volontà, ma per indecisione su quale obiettivo sia più importante.

Per avere successo con una dieta, come con qualsiasi altra cosa nella vita, dobbiamo prima determinare perché ne abbiamo bisogno. Se non capiamo i benefici di essere magri, leggeri e sani, non troveremo mai la determinazione di mangiare cibi sani e di attenersi a mangiare cibi sani in quantità sane.

È una lotta costante per dirigere le voglie, mettere in dubbio ciò che vogliamo, aggiustare le nostre intenzioni e obiettivi e rafforzarli dove diventiamo deboli. Non ci concentriamo sul desiderio in sé, ma aumentiamo l’importanza dell’obiettivo: essere sani e belli.

Il modo migliore per aumentare il desiderio di qualcosa è quello di circondarsi di persone il cui obiettivo è lo stesso del nostro. Insieme, possiamo rafforzarci e incoraggiarci a vicenda quando uno di noi diventa più debole.

Inoltre, se ci concentriamo sull’incoraggiare gli altri a raggiungere il nostro obiettivo comune, non ci concentreremo sulle nostre debolezze e l’incoraggiamento che diamo loro tornerà a noi come forza supplementare.

Lo scopo della vita va al di sopra di quello di mantenere un bel fisico. Il suo scopo è quello di elevare il nostro spirito al di sopra dell’esistenza materiale e portarci in un nuovo ed ampio regno della percezione.

Siamo destinati a rivelare le nostre connessioni a livelli molto più profondi e significativi di qualsiasi impegno mondano. Lo scopo della nostra vita è quello di sperimentare tutta l’umanità come un unico organismo le cui cellule, che siamo noi, si conoscono e sentono l’un l’altro con la stessa chiarezza e vivacità con cui sentono il proprio corpo, se non di più.

Ma il percorso per raggiungere questa percezione è esattamente lo stesso che usiamo per perdere peso. Se ci circondiamo di persone che cercano il nostro stesso obiettivo sublime, ci incoraggeremo e ci sosterremo a vicenda lungo il cammino, così raggiungere quell’obiettivo diventerà facile e veloce. Se cerchiamo di raggiungere l’obiettivo da soli, non avremo alcuna possibilità, come con una dieta.

La terza guerra mondiale è iniziata. Come si svolgerà dipende da noi

Pensiamo alla guerra Russia-Ucraina come a un conflitto locale, ma è molto di più: è una guerra globale su più fronti. La guerra non è solo un conflitto militare; è anche una guerra economica di logoramento. Con i prezzi del gas alle stelle e la carenza di beni di prima necessità, le persone in tutto il mondo stanno subendo le conseguenze della guerra.

Questa guerra sta trasformando l’intero modus operandi dell’umanità. Dall’alba dei tempi, siamo stati abituati a vivere secondo il motto “sopravvivenza del più forte”. In generale, la regola era che il forte determinava le regole, e le regole erano spesso ingiuste verso i deboli. Ora, sembra che si sia instaurata una nuova mentalità: volere qualcosa ed essere abbastanza forti da prenderselo non significa che il mondo lo accetterà.

La guerra, quindi, si combatte nell’interiorità non meno e forse più che nell’esteriorità. Il nostro stesso presentarci sta cambiando da abusivo a cooperativo, da narcisistico ad altruista. Fa male e non accadrà senza lotta, ma è irreversibile. Questo è il percorso della nostra evoluzione verso lo scopo della nostra creazione: racchiudere in noi tutta la creazione. Per farlo, dobbiamo prendercene cura, proprio come una madre abbraccia il suo bambino attraverso il suo amore materno.

La lotta per passare dal nostro attuale approccio indifferente e meschino rispetto a tutte le creature tranne che nei confronti di noi stessi, in esseri saggi e compassionevoli è chiamata “la guerra di Gog e Magog” o Armageddon.

Dal momento che la guerra riguarda la nostra apparenza interiore, possiamo combatterla dentro di noi. Se ci opponiamo alla lotta con noi stessi su chi governerà – l’ego o l’amore – la realtà fisica ci costringerà comunque a scegliere l’amore. Tuttavia, lo farà ferendoci in modo molto fisico.

La guerra nell’Europa orientale non è nulla in confronto a ciò che potremmo dover sopportare se resistiamo al processo. Le orribili descrizioni dei nostri saggi e profeti lo suggeriscono ed è meglio non viverlo. In alternativa, possiamo combattere questa guerra dentro di noi senza sparare un solo proiettile. La scelta è nelle nostre mani. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è continuare nella stessa direzione in cui la natura ci sta già conducendo: verso la connessione. Se facciamo uno sforzo per prenderci cura l’uno dell’altro, anche se inizialmente non lo facciamo,  ci stiamo muovendo comunque nella giusta direzione. Se cerchiamo di risolvere i conflitti non con armi o addirittura con battaglie legali, ma rafforzando la cura e l’amicizia tra di noi, allora stiamo salvando vite e risparmiando tormenti a innumerevoli persone.

In conclusione, cerchiamo di elevarci al di sopra dell’odio e di vedere dall’altra parte l’umano, che soffre anche lui. Pensiamo che questa guerra ci è stata data affinché potessimo pensare l’uno all’altro più di quanto abbiamo fatto finora.  Dopotutto, se non fosse per questa guerra, non ci saremmo accorti l’uno dell’altro. Ora che c’è, non siamo più indifferenti. Sebbene i nostri sentimenti siano attualmente negativi, ora che ne siamo consapevoli, possiamo lavorarci insieme e capovolgerli. Queste sono le guerre del Messia che moshech [ebraico:ci tira] fuori dall’ego e ci pone nell’amore reciproco.

Didascalia della foto:
Immagine presa da filmati rilasciati dal Ministero della Difesa dell’Ucraina il giorno lunedì 14 marzo 2022, una postazione attiva del sistema di difesa aerea.

Dov’è la magia che rende bella la vita?

Nelle ultime settimane, una strana storia ha attraversato i media, dal  Wall Street Journal al New York Post e altre notizie sono uscite negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa, secondo cui la Scozia è pronta a perdonare e scusarsi ufficialmente con più di 3.800 streghe.  Le streghe non otterranno alcun beneficio dal perdono e dalle scuse, né alcun membro della loro famiglia. Sono tutte morte da secoli, dato che la caccia alle streghe ha avuto luogo tra “il 1563, quando fu introdotto il Witchcraft Act, e il 1736, quando fu finalmente abrogato”, secondo il The Guardian.

Non mi sarei preso il disturbo di menzionarla se non fosse stata portata alla mia attenzione da uno dei miei studenti. Dato che lo è stata, devo dire che l’intera faccenda è inutile e potenzialmente dannosa. Non sarà di alcun beneficio per nessuno. Semmai, potrebbe suscitare un’esplosione di stregoneria e altre stranezze che non apportano alcun contributo all’umanità.

Il fatto che ci preoccupiamo ancora di queste cose, e che molti giornali ne parlino, dimostra che non abbiamo fatto alcun progresso dal 1700. Secoli dopo l’abrogazione della legge sulla stregoneria, il mondo pullula ancora di “visionari”, “profeti” e ogni sorta di “veggenti”. 

Il modo corretto di relazionarsi al nostro passato è riconoscere che è così che doveva accadere e che ci sono storie del genere in ogni nazione. Non dovremmo soffermarci su di esse; è un’assurdità. Il problema è che non sappiamo come relazionarci correttamente con nulla, né con la religione, né con la magia, né con gli incantesimi. Siamo così confusi che non sappiamo nemmeno quello che non sappiamo di noi stessi. Non sappiamo perché le cose accadono, da dove vengono, e chi o cosa controlla le nostre vite. Cerchiamo di trovare supporto, ma non abbiamo nulla su cui fare affidamento.

Dobbiamo capire perché siamo qui e come raggiungere il nostro scopo nella vita. Invece di aggrapparci alle superstizioni, dobbiamo spingerci un po’ più in alto della nostra triste vita quotidiana e trovare lo scopo più elevato e più nobile per la nostra esistenza. Il nostro mondo è governato da una forza che è il bene assoluto. Noi, invece, siamo governati da una qualità che è il suo opposto. Per costruire correttamente il mondo, dobbiamo trasformarci e diventare come il bene assoluto, per sincronizzarci con la forza che governa tutta l’esistenza.

Il posto dove iniziare la trasformazione è tra di noi, nelle nostre relazioni. Se stabiliamo le nostre relazioni sulla responsabilità reciproca e sull’aiuto reciproco, creeremo un mondo diverso.

Questo non ha nulla a che fare con Dio, Satana o simili. In altre parole: dobbiamo imparare a vivere gli uni per gli altri e non per noi stessi. 

Allora non avremo bisogno della superstizione o di simili sciocchezze per migliorare il nostro mondo, perché il nostro atteggiamento verso gli altri lo renderà buono.

La gente egoista non può produrre soluzioni altruiste.

 In Europa e in altre parti del mondo, i governi pagano somme colossali alle grandi aziende per aiutarle ad evitare il fallimento. Che lo chiamino “pacchetto di salvataggio” o “quantitative easing”, alla fine è lo stesso: il governo paga le aziende per rimanere operative.

Non credo che questo possa funzionare a lungo termine. Forse potrà aiutare le aziende a rimanere a galla per altri sei mesi, un anno, ma come regola un governo, qualsiasi governo, non può sostenere le aziende che non riescono a sostenersi da sole. Alla fine la situazione esploderà provocando conseguenze peggiori di ciò che avrebbe potuto succedere se il governo le avesse lasciate fallire naturalmente. 

La questione è più complicata di quanto appare. Non credo che un governo possa fare qualcosa di buono per il suo popolo. Funzionari, ministri e viceministri vanno sempre per la loro strada e hanno a cuore solo i propri interessi. Dato che tutti sono intrinsecamente egoisti, tutti hanno un secondo fine che non è il beneficio del pubblico. 

Non possiamo aspettarci che le persone egoiste agiscano in maniera altruista: è come chiedere a una tigre di diventare vegetariana. Se va contro natura non può funzionare. Quindi, chiedere alle persone che hanno a cuore solo la propria carriera di pensare al benessere della gente è irragionevole, irrealistico e inevitabilmente non funzionerà. 

I socialisti, i capitalisti di estrema destra o di estrema sinistra sono tutti immersi nel proprio egoismo. Non è colpa loro; è la natura umana e noi dovremmo modificare le nostre aspettative dai nostri leader.  

Se vogliamo un vero e duraturo cambiamento positivo dobbiamo trasformare la natura umana. Dato che la nostra natura è egoista fino al midollo, cambiarla è l’unico modo per uscire dalla crisi nella quale il mondo sta cadendo oggi. Cadremo sempre più in basso fino a quando non capiremo che il problema non sono i combustibili fossili che bruciamo, le foreste che tagliamo, l’acqua che inquiniamo o le persone che uccidiamo. Il problema è la causa di tutti questi danni che stiamo infliggendo alla natura e su di noi: il nostro innato egoismo. Quando inizieremo a lavorare per cambiare noi stessi invece di pretendere che tutto e tutti cambino, forse riusciremo a salvarci prima che sia troppo tardi.

 

La vita è un gioco, ma possiamo vincere?

Quando si osservano le persone immerse nei videogiochi, si ha la sensazione che salterebbero volentieri dentro il computer per trasformarsi negli avatar che li rappresentano nel gioco. In effetti i videogiochi rispondono a tutte le domande.  Alcune persone credono persino che, in futuro, vivremo in una rete informatica e comunicheremo tra di noi in un mondo del tutto virtuale. Ma i giochi hanno uno scopo: farci interrogare sulla realtà e sul nostro posto in essa.

Da una prospettiva più ampia, vediamo che la nostra “realtà” è anch’essa un gioco.  Compriamo, vendiamo, vinciamo e perdiamo.  Se raccontassimo a un bambino come passiamo le nostre giornate, ci  risponderebbe che anche noi giochiamo. 

Per la maggior parte delle persone, i giochi di oggi sono diversi da quelli dei loro genitori. Non giocano più a palla o non vanno più in bicicletta nel parco. Giocano sui loro telefoni, da soli o con altre persone online, o guardano gli altri giocare.

C’è un motivo per questo. Costruiamo la realtà in accordo con i nostri desideri.  Man mano che i nostri desideri cambiano, anche i nostri giochi cambiano.  Ora che siamo diventati più egocentrici e narcisisti, i nostri giochi sono cambiati in modo da riflettere il nostro egoismo. 

Inoltre, sotto molti aspetti, i bambini nei giochi di oggi si sentono come se stessero costruendo il loro mondo. Questo è molto più soddisfacente che giocare a basket, per esempio. Se noi adulti ci sentissimo come se stessimo costruendo un intero mondo in cui vivere, proprio come fanno i bambini in Minecraft, per esempio, non usciremmo mai dal gioco.

Al computer, sul campo da gioco o nella vita, giochiamo per vincere. Ma migliaia di anni fa, gli autori del Midrash dicevano (Kohelet Rabbah): “Non si lascia il mondo con metà dei propri desideri in mano, perché chi ha cento vuole duecento; chi ha duecento vuole quattrocento”.

L’unico modo in cui possiamo vincere il gioco è chiederci quale sia il suo scopo. Quando chiediamo, è come se fermassimo il gioco e pretendessimo di sapere prima di tutto perché stiamo giocando. Anche nella vita, dovremmo fermarci e domandarci perché facciamo quello che facciamo, perché ci sono le stelle, l’aria, la Terra, le persone, perché tutto esiste e perché viviamo. Quando ci poniamo queste domande, è come se ritornassimo alla nostra infanzia, quando ci facevamo quelle domande da piccoli. Quando chiediamo, le domande stesse ci portano risposte, e le risposte sono l’unica vittoria che ci serve.  

Le Èlite

Domanda: Cosa porterà ad un cambiamento nel controllo delle èlite che ci governano?

Risposta: è impossibile che cambi qualcosa perché chiunque arrivi ad una posizione di potere è pronto a continuare a gestire le cose così come è sempre stato fatto, e nessuno vuole essere un rivoluzionario. Per poter portare al cambiamento e alle rivoluzioni, abbiamo bisogno delle condizioni giuste, e vediamo che non ci sono molte condizioni poiché le persone sono già abituate allo stato in cui vivono.

Lavorano come schiavi da molti anni, ricevono briciole dai ricchi, alcuni viaggi all’estero, viaggiare, teatro, cinema, televisione, e ogni tipo di cose fatte per confonderli, ed è così che avviene. Le persone in alto, i ricchi e i dirigenti, vivono diversamente, e sarà sempre così. Non ci può essere l’uguaglianza tutto ad un tratto.

Domanda: cosa può cambiare la condizione basilare?

Risposta: la comprensione dell’essenza della vita, l’obiettivo della vita, il valore della vita, la comprensione che la vita non si misura con il denaro. Per raggiungere questo, abbiamo bisogno dell’educazione.

Da Kab TV “Conversation with Journalists” 11/7/21

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