Pubblicato nella 'Significato della vita' Categoria

Sete di conoscenza

Domanda: Hai sempre parlato in maniera eloquente?

Risposta: Sono sempre stato in grado di parlare perfettamente. La gente rimaneva persino colpita dal mio russo, anche se non ho studiato nulla di specifico. Ma ho letto decine di migliaia di libri. Sono sempre stato molto curioso. Avevo un abbonamento per riviste tecniche come “Knowledge is Power”, “Science and Life”, “Radio”, riviste sull’arte e altro. A quel tempo giravo per tutti i musei di San Pietroburgo (all’epoca Leningrado) e Mosca.

In generale, ingoiavo tonnellate di informazioni, dato che avevo una sete insaziabile. Ma ho capito subito che non portava a nulla. Mi sono trasferito qui, dalla Russia,  principalmente per via della mia sete incolmabile per la conoscenza. Mi sembrava di non poterla acquisire lì. E infatti tutti i lavori interessanti erano fuori dalla mia portata.

Tuttavia, quando mi sono trasferito qui, è successa la stessa cosa. Inoltre, tutta la mia vita cosciente, dai 18 ai 30 anni, l’ho passata a cercare e allo stesso tempo ho sofferto molto di un’ulcera del duodeno che mi ha provocato una terribile emorragia. Un amico medico mi disse che nulla mi avrebbe aiutato, “Hai una personalità tale, che peggiorerà”.

Non appena ho iniziato a studiare la saggezza della Kabbalah, nel giro di un anno o un anno e mezzo, mi sono reso conto che questa saggezza contiene tutte le risposte, e l’ulcera iniziò a guarire.  Dopotutto ero arrivato alla fonte che gradualmente dovevo scoprire. Ovviamente, avevo ancora una moltitudine di domande, nulla era chiaro, ed ero in un conflitto interiore, ma ero già nel tema.

Non conoscevo la Kabbalah e non la comprendevo, ma ero comunque dentro. Provavo soddisfazione a studiarla e catturarla.

Gradualmente l’ulcera sparì e non rimase nulla. Tutte le radiografie oggi sono totalmente a posto.

Più tardi, quando  iniziai a raggiungere la saggezza della Kabbalah, tutto cominciò ad assemblarsi in una singola immagine, come una canzone, un piacere, o una gioia.  Non c’era null’altro che mi serviva. Ero disposto a sedermi e restare in camera praticamente per tutta la vita, dato che vedevo l’eternità mentre scavavo in essa.

 

[303675]

From KabTV’s “I Got a Call. A Man in Attainment” 7/21/13

Materiale correlato:
Come ottenere una risposta alla domanda sul significato della vita?
Un passo verso la scoperta del significato della vita
Scopriamo lo scopo della nostra vita

Il Sistema della domanda d’oro

Il mio amico e studente Semion mi ha chiesto di una cosa chiamata:  “Il sistema della domanda d’oro”. Mi ha raccontato che nel 1994 Jeff Bezos, fondatore e presidente esecutivo di Amazon, aveva deciso di lasciare il fondo speculativo di cui era vicepresidente per avviare una libreria online. Il suo capo gli chiese di riconsiderare le sue dimissioni e gli diede quarantotto ore per pensarci, dicendogli che gli avrebbe dato un aumento se avesse scelto di restare. Durante quelle quarantotto ore, Bezos rifletté a lungo. Immaginò di avere ottant’anni e di rimpiangere di non aver portato a termine la sua decisione. Si rese anche conto che se non avesse avuto successo, non se ne sarebbe pentito. Decise quindi di procedere con sue dimissioni e di fondare la libreria online che sarebbe poi diventata Amazon.

Questa serie di domande, ha detto Semion, è chiamata: “Il sistema della domanda d’oro”. In sostanza, incorpora cinque domande, che in realtà sono una sola: “Come mi sentirò riguardo alla mia decisione domani, tra una settimana, tra un mese, tra cinque anni e tra vent’anni?”

Le domande sono molto importanti. Quando ci si trova di fronte a un bivio nella vita, è importante porsi la domanda giusta. Secondo me, in questi momenti, la domanda da porsi è: “Con quale risultato voglio arrivare alla fine della mia vita?” o “A quale tipo di conclusione voglio arrivare alla fine?”.

Non è una situazione semplice. Se senti che ti perderesti qualcosa non facendo ora un salto nell’ignoto, allora dovresti seguire l’istinto poiché altrimenti potresti passare il resto della vita pentendoti di non averlo fatto. D’altra parte, se il salto non dovesse avere successo, quale sarebbe il prezzo del fallimento?

Pertanto, non dobbiamo prendere queste decisioni alla leggera e non possiamo stravolgere la nostra vita un giorno sì e l’altro pure. Tuttavia, una o due volte nella vita, dobbiamo fare dei cambiamenti radicali. Se evitiamo di prendere decisioni e rimaniamo esitanti, non otterremo nulla e ce ne pentiremo sempre.

Come tutti, ho avuto i miei momenti critici nella vita, che hanno richiesto decisioni radicali. Una di queste è stata lasciare l’Unione Sovietica e trasferirsi in Israele. Un’altra decisione, ancora più radicale, è stata quella di abbandonare un’attività che stava fruttando milioni di dollari letteralmente per nulla, e di rimanere fedele al mio insegnante RABASH. Non mi sono mai pentito di nessuna delle due decisioni, nemmeno per un minuto.

Avevo un obiettivo nella vita, c’era una reale opportunità di raggiungerlo e avrei rinunciato a qualsiasi cosa per ottenerlo. Ne è valsa la pena. Ora ho quello che volevo davvero nella vita e non ho bisogno di oro, denaro, auto o altro.

Per me, il modo di gestire le svolte della vita non è stato quello di guardare indietro, ma di guardare avanti, all’ultimo giorno della mia vita, e chiedermi: Quale sarà la conclusione della mia vita, il risultato finale?

Dovevo essere consapevole che, indipendentemente dal successo o meno, e anche se avessi commesso degli errori, mi ero impegnato. Questo è ciò che conta: che mi sono impegnato, che ho fatto del mio meglio per riuscirci.

La vita ha uno scopo; dobbiamo essere pronti ad affrontarlo e quando arriva l’opportunità di realizzarlo, dobbiamo essere pronti a saltare verso l’ignoto.

Didascalia della foto:
L’amministratore delegato di Amazon.com Jeff Bezos parla con i giornalisti durante la conferenza stampa a New York, in cui è stato annunciato il raggiungimento di un accordo per il rilancio di Borders.com come sito Web di marca supportato dalla piattaforma di e-commerce di Amazon.com, l’11 aprile 2001.

Il nostro futuro è l’eternità?

Uno studente mi ha detto di aver letto che il famoso futurologo Ray Kurzweil sta per pubblicare un nuovo libro intitolato: “The Singularity is Nearer”. A quanto pare, si tratta di uno sviluppo o di un’elaborazione delle idee che Kurzweil aveva presentato nel suo libro precedente: “The Singularity is Near”. Secondo l’articolo che ha letto il mio studente, Kurzweil prevede che entro il 2032, tra dieci anni, le tecnologie mediche saranno così avanzate che potremo vivere per sempre. Il mio studente ha chiesto la mia opinione sulla prospettiva della vita eterna.

Ebbene, per quanto mi riguarda, non riesco a capire cosa ci sia di buono nel vivere per sempre. A parte il clamore che suscita la morte, quali vantaggi mi dà il fatto di non morire mai e poi mai?

So che i libri sacri ci narrano che nel Giardino dell’Eden c’è la vita eterna, quindi se possiamo vivere per sempre, sarà il paradiso in terra. Tuttavia, se nessuno muore, questo pianeta sarà il paradiso in terra? A me sembra un modo sicuro per creare l’inferno sulla terra.

Inoltre se viviamo per sempre, quali sogni e speranze avremo?  Che senso ha vivere qui se non c’è alcuna pressione per realizzare qualcosa?

La vita ci viene data per un periodo di tempo limitato al fine di utilizzarla per ottenere qualcosa, per fare qualcosa. La vita ci viene data perché usiamo il nostro tempo qui per raggiungere la spiritualità, non per rimanere per sempre confinati nell’esistenza fisica.

Spiritualità significa estendere me stesso, andare oltre l’io e connettersi con la radice comune di tutti noi. In parole più semplici, spiritualità significa sentire tutta l’umanità, e in definitiva tutta la realtà, come un unico corpo, o meglio, come un’unica entità che non ha né inizio né fine. È l’opposto della vita fisica eterna, dove il tempo si dilata all’infinito. Vita spirituale significa vivere senza tempo.

Una vita tale non avviene quando perpetuiamo il corpo, ma quando ci innalziamo al di sopra di esso e anziché pensare solo a noi stessi, pensiamo a tutti gli altri. Attualmente, siamo assorti in noi, dato che vogliamo servire solo noi stessi. Se volessimo servire gli altri, li sentiremmo proprio come attualmente sentiamo noi stessi. Quando si sentono gli altri in maniera tangibile come si sente il proprio corpo, non si è più confinati nel proprio corpo. Di conseguenza, non siete confinati a nessuna delle limitazioni del corpo, tra cui la vita, la morte o qualsiasi concetto di tempo.

Il glorioso futuro non è pia illusione; è il futuro dell’umanità. Avverrà non appena smettiamo di pensare solo a noi e iniziamo veramente a pensare agli altri. Quanto prima cambieremo il nostro stato d’animo, tanto prima inizieremo quella vita beata. Se procrastiniamo, continueremo a lottare finché non ci renderemo conto che servire l’ego non paga e intraprenderemo il cammino spirituale. Se ci affrettiamo, intraprenderemo il cammino spirituale senza dover prima soffrire.

Foto: Ed Schipul

Lasceremo le nostre impronte sulle strade polverose di pianeti lontani?

Ci sono stati soltanto una mezza dozzina di eventi veramente importanti  nella saga di quattro miliardi di anni di vita sulla Terra: la vita unicellulare, la vita multicellulare, la differenziazione in piante e animali, lo spostamento degli animali dall’acqua alla terraferma e l’avvento dei mammiferi e della coscienza.

Il prossimo grande passo dovrebbe essere l’idea della vita interplanetaria – un viaggio senza precedenti che ci cambierà e ci arricchirà radicalmente. (Elon Musk).

La mia risposta: non sono per nulla d’accordo con questo. Che cosa ci darà?  Perché le fasi precedenti di sviluppo dovrebbero portarci a quest’ultima fase?  Voleremo da stella a stella? Perdipiù, ci troviamo in una condizione energetica e fisica tale che questi voli ci costeranno centinaia di anni! Perché abbiamo bisogno di volare da un campo all’altro?

Domanda: Egli considera lo sviluppo interplanetario come il prossimo grande passo. Tu cosa pensi sia il prossimo grande passo?

Risposta: Il prossimo grande passo sarà rivelare il significato della vita. Perché è apparsa dal nulla e perché i passi di cui parla  iniziano a svilupparsi da essa?

Domanda: Una persona quindi arriverà alla domanda: “perché vivo?”

Risposta: Sì. Più ci sviluppiamo, più vogliamo sapere qual è la nostra radice, la nostra fonte.  È questo ciò che ci interessa.  Questa è la ricerca del  significato della vita, dato che ogni cosa è racchiusa nella nostra radice.

Oggi quando facciamo qualcosa, sviluppiamo le forze e i dati che si trovano nella nostra fonte.

 

[302978]

From KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 6/30/22

Materiale correlato:
Il nostro futuro è oggi
La realizzazione nella società del futuro
Comprendere i bisogni della società

Quiet Quitting: un passo verso un equilibrio migliore

I segnali erano già presenti da tempo, ma le chiusure hanno dato loro un forte impulso. Ora il “quiet quitting” è un problema importante per i datori di lavoro, soprattutto perché molte persone lavorano ancora da casa, confondendo il confine tra tempo di lavoro e tempo libero. Sebbene non esista una definizione chiara del termine “quiet quitting”, in pratica significa che le persone si sforzano di fare meno cose, di lavorare meno ore e di dimenticarsi del lavoro una volta usciti dall’ufficio. In poche parole, significa lavorare il meno possibile senza essere licenziati.

Alcuni opinionisti danno la colpa di questo fenomeno ai dipendenti, sostenendo che le persone stanno diventando pigre. Altri danno la colpa ai capi e sostengono che i dirigenti devono imparare a lavorare con i più giovani se vogliono ottenere di più da loro.

Io credo che semplicemente la gente voglia trovare un equilibrio. Un sano equilibrio tra lavoro e tempo libero è la chiave per condurre una buona vita. Non si tratta di una regola rigida, ma di qualcosa che ogni persona deve decidere da sé sulla base di un principio: lavorare solo quanto è necessario. Tutto ciò che va oltre il necessario è ridondante e quindi logorante, sgradevole e dannoso.

Questo approccio non riguarda solo il lavoro. È l’unico modo per raggiungere livelli di consumo sostenibili, l’unico modo per salvare la terra, l’aria e l’acqua da esaurimento e inquinamento.

Se bilanciamo il nostro tempo e il nostro impegno tra lavoro e tempo libero, avremo tempo ed energia per attività più gratificanti dal punto di vista emotivo. In breve, tutti noi trarremo giovamento dal trovare il giusto equilibrio tra tempo di lavoro e tempo libero.

Per quanto riguarda le preoccupazioni relative alle richieste di produzione e alla crescita economica, penso che stiamo già producendo troppo. La maggior parte dei prodotti che produciamo e acquistiamo non aggiunge valore alla nostra vita. Non ci rendono più felici e non ci semplificano la vita. Gli unici che ne traggono vantaggio sono gli azionisti dei produttori, mentre il resto di noi soffre per l’inquinamento che ne consegue, per la congestione del traffico e per le innumerevoli ore passate a costruire cose inutili.

Gli economisti e coloro il cui sostentamento dipende dal mantenimento della macchina economica, possono suonare l’allarme alla prospettiva  di un quiet quitting, ma per il resto di noi, penso che sia una buona notizia. È ora di iniziare a vivere in modo sano. Sarà meglio per noi, per i nostri figli e per il pianeta Terra.

Perché la longevità

Gli ingegneri del MIT e dell’Università Tecnica di Monaco hanno progettato un nuovo tipo di cella a combustibile che converte il glucosio (zucchero) in elettricità. Il dispositivo ha un diametro di circa un centesimo di un capello umano. La fonte di energia zuccherina genera la più alta densità di forza di qualsiasi altra cella a combustibile a base di glucosio in condizioni ambientali. Poiché il glucosio è la fonte di energia delle cellule del nostro corpo e scorre liberamente nelle nostre vene, il dispositivo può utilizzare questa stessa fonte di energia ed evitare la necessità di una batteria. “È entusiasmante”, dice uno degli ingegneri della cella a combustibile, “che siamo in grado di ricavare energia e corrente sufficienti per alimentare dispositivi impiantabili”, come i pacemakers per il cuore. “Invece di usare una batteria”, aggiungono, “che può occupare il novanta per cento del volume di un impianto, si può creare una… fonte di energia senza impronta  volumetrica” e senza la necessità di sostituirla, come avviene per le batterie.

La medicina può davvero aumentare la longevità. In effetti, lo sta facendo da circa centocinquant’anni. Con i progressi tecnologici e le scoperte scientifiche, sembra davvero che non ci siano limiti a ciò che possiamo ottenere quando si tratta di medicina.

La domanda non è se possiamo vivere più a lungo, ma per quale motivo? Perché la longevità? Cosa faremo con i nostri anni in più? Oggi trascorriamo i primi due o tre decenni della nostra vita crescendo, altri due o tre decenni lavorando sodo e cercando di divertirci, e i restanti due o tre decenni svaniscono a causa di malattie e vecchiaia. Perché allungare tutto questo su tre secoli?

Penso che prima di prolungare la nostra vita, dovremmo pianificarla meglio. Non credo che sia giustificato vivere più a lungo, a meno che non usiamo il nostro tempo qui per giovare agli altri piuttosto che indulgere in piaceri egoistici per un altro secolo o giù di lì. Il numero di anni che viviamo deve essere determinato dalla quantità di bene che possiamo apportare.

Tutto ciò che facciamo deve avere uno scopo. Questo vale soprattutto per la totalità della nostra vita. Lo scopo della vita è di  trovare la forza ultima della vita, la forza motrice dell’esistenza, e di dirlo al mondo in modo che  tutti possano raggiungere questo obiettivo.

Attualmente siamo in guerra con la vita stessa; ecco perché il nostro paradigma è la “sopravvivenza del più forte”. Siamo in costante lotta per la sopravvivenza e i nostri momenti migliori sono quelli in cui riusciamo a prenderci una pausa dalla guerra. Ma non lottare per rimanere in vita non significa godersi la vita; non è nemmeno godere, ma solo un sollievo temporaneo dalle lotte per la sopravvivenza.

Lo scopo della vita è di essere completi, per capire tutto, giustificare tutto, essere felici di tutto e sentire la forza della Creazione che opera dietro tutte le cose. Sappiamo che c’è una forza che opera su tutte le cose, perché, se non ci fosse, esse non esisterebbero. Tuttavia, non sentiamo questa forza. Se la sentissimo, sentiremmo che la stessa forza opera su tutto, su tutto ciò che esiste, compresi noi stessi. E poiché sentiremmo la stessa forza che sta dietro a tutto, sentiremmo che tutto è uno, diverse facce della stessa forza.

Quando tu senti quell’unica forza, senti la Creazione stessa, capisci cosa sta succedendo, dove ti trovi, e che questa forza è dentro di noi e ci avvolge. La sintonia con la Creazione apre tutti i tuoi sensi; senti il mondo direttamente, come se non fossi avvolto nella tua pelle e nulla si frapponesse tra te e tutta la Creazione. 

Poiché ora sai che tutto è uno, tu giustifichi  la Creazione, giustifichi il suo creatore e giustifichi lo scopo della Creazione. E poiché ti senti connesso a tutto e a ogni individuo, e senti che sono tutti te e tu sei  loro, non puoi che fare del bene a tutte le cose e sentire che fare del bene agli altri è fare del bene a te stesso.

Se riesci a raggiungere questo obiettivo, allora la vita ha un senso e la longevità è un valore. In effetti, se raggiungi questo obiettivo, hai  raggiunto l’eternità. 

 

Didascalia della foto:

Chip di silicio con trenta microcelle a combustibile di glucosio individuali, viste come piccoli quadrati d’argento all’interno di ogni rettangolo grigio. Credito: Kent Dayton

 

Se la scienza potesse garantire la longevità, dovremmo chiederci perché.

In un articolo pubblicato sull’edizione ebraica di Israel Hayom si legge che una ricerca condotta dall’ospedale RAMBAM e dal Technion – Israel Institute of Technology sostiene di aver scoperto che l’iniezione di una proteina chiamata Vascular Endothelial Growth Factor A (VEGF-A) apre le porte al ringiovanimento della pelle delle persone anziane e forse anche al ringiovanimento degli organi interni. Ammesso che ciò sia possibile e che la vita possa essere prolungata in modo significativo, se non addirittura indefinito, dovremmo chiederci per quale motivo, dal momento che senza un valido scopo nella vita non vorremmo continuare a vivere.

Non mi dispiacerebbe prendere una pillola del genere o fare un’iniezione che ringiovanisca il mio corpo. Ho dedicato gli ultimi quarant’anni della mia vita a diffondere il metodo della connessione in tutto il mondo, sperando di aiutare le persone a migliorare la loro vita. Non ho nulla da rimproverarmi per ciò che ho realizzato, ma a giudicare dallo stato del mondo, c’è ancora molto lavoro da fare, quindi sarei felice di avere un altro paio di decenni per continuare i miei sforzi.

Questo non vale solo per me. Ogni persona che ha la possibilità di far progredire il benessere e la felicità dell’umanità deve desiderare questo dono, perché le consente di aumentare il bene che apporta.

Nel complesso, però, non mi sembra che le persone vogliano prolungare la propria vita oltre un certo limite. Perché? Coloro che hanno raggiunto gli anni d’oro sono in genere abbastanza tranquilli riguardo alla loro vita e all’avvicinarsi della fine.

L’unica ragione per la ricerca frenetica di una fonte di giovinezza è la vendita a scopo di lucro. Forse alcune persone sono veramente interessate a trovare questa fonte di vita eterna, ma io non ho ancora visto nulla di buono. Pertanto, non posso dire che se un articolo del genere venisse prodotto, sarebbe molto richiesto.

Non c’è dubbio che la scienza possa semplificare la vita, renderci più sani e longevi. Ma per quale fine? Poco più di cento anni fa, le persone vivevano in media circa quarant’anni. Ora vivono il doppio, ma cosa ha guadagnato l’umanità? La popolazione è quadruplicata, il suolo è inquinato, l’aria pure e lo stesso vale per l’acqua. Cosa abbiamo guadagnato grazie ai nostri quarant’anni in più? Cosa guadagneremo, se guadagneremo altri quarant’anni?  Cosa saprà la gente a centoventi anni che non sa a ottanta?  La paura della morte di per sé non giustifica il prolungamento della vita all’infinito.

Sebbene non ci sia alcun significato in una vita senza fine, la paura della morte ha uno scopo. Ci spinge a cercare il senso della vita.

Quando cerchiamo lo scopo della nostra esistenza, scopriamo che non ha nulla a che fare con il prolungamento dell’esistenza del nostro corpo fisico. Inoltre, finché tutto ciò che vogliamo è ottenere piaceri edonistici, pensando solo a noi stessi, la vita non sarà mai eterna. A un certo punto, ci stancheremo dell’infinita autoindulgenza e cercheremo un significato più profondo della vita o semplicemente ci stancheremo di inseguirla. In quest’ultimo caso, la nostra passione si ridurrà gradualmente, la nostra voglia di vivere si affievolirà e noi deperiremo fino a morire, con o senza un elisir che ci garantisca l’eternità.

La nostra vita è come una coppa che riempiamo di soddisfazioni. Quando la coppa è colma, non può più entrarvi nulla e la nostra vita finisce.

In alternativa, quando desideriamo aiutare gli altri a riempire le loro coppe, diventiamo dei canali che trasmettono vitalità agli altri. Pensate alla soddisfazione che prova una madre quando vede il suo bambino apprezzare il cibo che ha preparato per lui o un nuovo regalo che gli ha comprato. La gioia della madre è molto più intensa e gratificante di quella del figlio. Anzi, la sua gioia le dà il carburante per dare sempre di più.

Questo infinito dare, questa infinita effusione di gioia che uno può dare a un altro, non ha confini. Esattamente quello che prova la madre con il suo bambino, noi possiamo sentirlo con tutta l’umanità. E poiché non ha confini, è eterno. Esattamente come l’energia della madre deriva dalla gioia che ha dato al suo bambino, perché il dare genera una vitalità infinita, genera vita eterna. Questo è il significato di eternità. Il donare, in breve, è la fonte della giovinezza che gli scienziati stanno cercando. È l’unica cosa che non muore mai e non si riempie mai fino all’orlo.

Un corpo unito di umanità

Commento: oggi esiste un unico strato, molto sottile, di persone che sentono, capiscono e pensano al significato della vita.

La mia risposta: E il resto non desidera farlo ed esiste, invece, automaticamente.  Novanta percento delle persone sulla Terra non sa perché o come esiste e semplicemente si nutre e riproduce progenie.  Solo una piccola porzione di persone vive domandandosi il significato della vita e comprende perché, come e cosa riguardo la natura della loro esistenza.  Sono in pochissimi, un paio di milioni sulla Terra.

Ma tutti dovrebbero essere corretti dato che rappresentiamo un enorme singolo corpo in cui esiste la carne, vari organi e un piccolo cervello, e nel cervello risiede una piccola palla che controlla ogni cosa, una sorta di microprocessore.  Non esiste altro.  Tutto il resto è il corpo come subordinato ad esso.

Tutti gli altri sono fatti così.   Dovrebbero semplicemente rendersi conto che non c’è altra maniera e devono ascoltare questo piccolo cervello “voglio ascoltarlo, devo farlo, voglio aggrapparmi e unirmi ad esso, afferrarlo e tenerlo e quindi assicurare una buona vita per me”. Tutto qui. Essi sono ad un livello così animale che non hanno bisogno di altro.

Solo coloro che si rendono conto, che comprendono e assorbono l’immagine intera della creazione e tutta la sua grandezza, strategia e sistema, sono i condotti della luce nel nostro mondo per tutte le persone meno fortunate.

Queste persone speciali non vivono per se stesse, ma per tutta l’umanità.  E l’intera umanità esiste per gli altri attraverso la recezione della luce dall’alto da un piccolo sistema del cervello che ci permette di vivere in armonia reciproca anche senza capire o renderci conto di tutto il lavoro enorme che viene fatto in connessione tra tutti, tutti in un’unica anima.

Di conseguenza, arriveremo tutti alla completa correzione e gradualmente ci innalzeremo al prossimo grado di percezione dell’universo.

 

[299199]

From KabTV’s “Close-Up. Branch of Sakura” 5/15/11

Materiale Correlato:
Bruce Lipton: «Noi siamo una cosa sola» intervista
L’umanità è un singolo organismo
Un punto sensibile per l’umanità

Invito alla nuova realtà

Domanda: da dove arriva la sensazione di vuoto interiore in una persona?

Risposta: Il desiderio cresce costantemente dentro di noi. Deve crescere fino al punto in cui si esige la luce, perdipiù, in misura che eccede questo mondo. Poi, involontariamente, si dovrà uscire dalla rete in cui viviamo e innalzarsi alla dimensione successiva.

Questo invito al livello successivo esiste già nella persona e quindi essa sente il vuoto.

Sta giocando al gioco della vita, la sensazione che non esiste nulla con cui riempirsi. “Per ora vivrò in questo modo. Cosa posso fare? La mia vita semplicemente terminerà così? Ma non c’è nulla che brilla dietro di essa. Ma almeno per ora mi terrò occupato giocando e in qualche modo passando il tempo”. Una persona ha l’istinto di auto-protezione.

Ma in essenza, la fame spirituale la sta risucchiando e la chiama a raggiungere qualcosa di più elevato. Questo desiderio si sviluppa per il prossimo livello, verso una porzione di luce più ampia, in altre parole, verso una nuova vita.

Domanda: questo significa che non abbiamo la libertà di scelta nella nostra esistenza?

Risposta: La libertà di scelta è solo nell’accelerare il nostro sviluppo. E possiamo accelerarlo soltanto con l’aiuto di un certo ambiente.

Quando creiamo un ambiente tale intorno a noi, libri, maestro e amici, possiamo elevare il nostro desiderio, indirizzarlo, formarlo, ingrandirlo e dirigerlo verso lo scopo. Allora usciremo dal nostro mondo e ci eleveremo alla dimensione successiva più velocemente.

 

[298571]

From KabTV’s “Close-Up. Does the Creator Exist?” 5/9/11

Materiale correlato:
La Kabbalah: il dono della connessione con la forza superiore
L’opportunità di entrare nei mondi superiori
Vivere in una falsa realtà

La domanda del secolo

Commento: Dicono che presumibilmente, esiste un’energia intorno a noi che ci nutre, e grazie a questo, potremmo anche sopravvivere senza il cibo.

La mia risposta: Una persona può, certamente ricevere nutrimento in questo modo. Che differenza fa?  Ma che cosa gli dà, e a cosa porta?

In ogni modo, mi sono stati dati un certo numero di anni per realizzare la mia apparenza sulla Terra, per identificarla efficacemente.  Più avanti avrò altre funzioni in altri stati. Ma lo stato in cui mi manifesto qui, in questo segmento della mia esistenza, è così.  Quindi devo pensare a un modo per realizzarlo in maniera efficace.

Come posso farlo?  Solo quando capisco l’intera catena della mia esistenza in cui la mia vita corporea è un piccolo frammento, un singolo collegamento.  Devo realizzare questo collegamento in modo efficace, e poi sarò in accordo con ciò con cui termino la mia realizzazione.

Oggigiorno, alle persone manca questa meta.  Non sanno cosa fare. Sembra che si viva, ma per cosa si vive?  Una volta bisognava lottare per un piatto di minestra, per una posizione nella società, e così via.  C’erano obiettivi di ogni genere, sia reali che immaginari.

Oggigiorno non esiste nulla del genere.  Non importa quali stracci indossiamo oggi.  Non dice nulla della persona, a parte dei politici con la cravatta.  Oggigiorno non devo preoccuparmi del cibo, in qualche modo lo troverò da qualche parte.

Non c’è bisogno di imparare. Che cosa mi darà? Continueranno a esistere tanti disoccupati. Musica, letteratura, danza, opera, arte, tutto questo è diminuito e sta scomparendo.  A chi serve? Chi è interessato?

La maggior parte delle persone ha viaggiato  per mezzo mondo.  Quali cose interessanti possono aspettarsi dal resto della vita? Quindi, ci si annoia. Non c’è uno scopo nella vita.  Sembra che ci siamo sviluppati così tanto da poter coprire il mondo intero; navighiamo su internet, possiamo fare qualsiasi cosa.

Eppure, alla fine non abbiamo nulla.  Sembra che non ci sia nulla per cui vivere  Droghe, una sensazione di oblio…

Cosa si può fare?  Quindi la domanda “perché si vive?” è un’enorme domanda dolorosa.

 

[298807]

From KabTV’s “I Got a Call. Energy around us” 5/28/14

Materiale correlato:
Come ottenere una risposta alla domanda sul significato della vita?
C’è un senso della vita, nella vita stessa?
Il senso della vita sta nell’impararne il significato