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Perdere fiducia negli scienziati

Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, la fiducia negli scienziati e nei medici è diminuita. Il sondaggio ha scoperto che solo il 29% degli adulti statunitensi ha una grande fiducia sia negli scienziati che nei medici in merito al fatto che agiscano nell’interesse del pubblico, in calo rispetto al 40% rilevato nel Novembre 2020.

Non solo le professioni scientifiche e mediche stanno vedendo un declino della fiducia del pubblico. La percentuale di Americani con molta fiducia che i militari agiscano nell’interesse del pubblico è scesa di 14 punti, dal 39% del novembre 2020 al 25% del sondaggio attuale, e anche la percentuale di Americani con molta fiducia nei presidi delle scuole pubbliche K-12 e negli agenti di polizia è diminuita.

Dal mio punto di vista, ci sono diversi livelli di questo fenomeno. A livello più superficiale, il pubblico semplicemente non vuole continuare a finanziare studi vuoti e inutili che non hanno alcun beneficio per nessuno se non per coloro che li portano avanti. Abbiamo fondato istituzioni, centri di ricerca e laboratori che non portano niente di buono a nessuno. È meglio tenersi alla larga da queste “scoperte” che servono solo a confonderci e non sprecare i soldi dei contribuenti in questi studi.

Ad un livello più profondo, i funzionari pubblici, o chiunque abbia il compito di servire il pubblico e lavorare per il pubblico beneficio, sono intrinsecamente inetti per il loro lavoro. La loro stessa natura impedisce loro di svolgere il proprio compito.

Il problema non è con loro, ma con tutta la società. Non è che qualcun altro sarebbe più affidabile se fosse nei loro panni.  Quando tutta la società è piena di sfiducia e malafede, i rappresentanti del pubblico non possono essere migliori del pubblico che li ha posti nel loro ruolo. 

L’unico modo per cambiare il pubblico dal quale provengono i suoi funzionari è attraverso l’educazione. È qui che dobbiamo investire il nostro denaro, il nostro tempo e i nostri sforzi. I valori alla base della società determinano la sua struttura e definiscono il livello di fiducia tra il pubblico e i suoi funzionari.

I funzionari pubblici vogliono veramente servire la società e capiscono cosa significa farlo? Sanno dove vogliono condurre la società? Sanno in cosa possono contribuire? Se possono fare tutto questo allora sono degni di fiducia. Ma quale funzionario pubblico è così? 

Per poter riformare i funzionari pubblici e gli scienziati in modo che lavorino per il bene del pubblico e non per se stessi, dobbiamo trasformare il nostro intero sistema educativo. Fin dai primi anni e per tutta la vita, le persone devono essere occupate in un processo di educazione continua.  

Quando nasciamo, siamo semplicemente degli animali a due zampe. L’educazione deve fornire alle persone non solo la conoscenza, ma come prima cosa i valori umani, con etiche che pongono l’unione e l’amicizia al di sopra dell’egoismo e del narcisismo. 

Se alla gente non viene insegnato che la società consiste di molte persone che lavorano insieme per creare una vita migliore per tutti, come possiamo aspettarci che credano che lavorare per il bene comune li aiuti personalmente? E se le persone in una certa società non si sentono collegate e non danno valore alla responsabilità reciproca e alla preoccupazione per gli altri, possono aspettarsi che i loro rappresentanti si prendano cura di loro? Può un rappresentante del pubblico possedere ciò che il pubblico che lo ha incaricato non ha?

Se il cibo e gli altri beni di prima necessità fossero distribuiti equamente, nel mondo non ci sarebbe una sola persona a soffrire la fame . Tutti i nostri bisogni di base e i beni di prima necessità sono abbondanti ed economici. Le sole ragioni per cui non sono accessibili a tutti sono l’avidità e la crudeltà. Se il mondo producesse il doppio di quanto produce oggi, chi non ha continuerebbe a non avere.  

In altre parole, non c’è una mancanza di scorte, ma c’è una grande mancanza di volontà di fornirle. Nella nostra era globale, il mondo intero deve funzionare come una singola unità. Arrivarci è un processo graduale, ma succederà, che ci piaccia o no. Se impariamo come utilizzarlo per il bene di tutti e accettiamo di lavorare come una sola unità globale, tutti beneficeremo dell’abbondanza che esiste in questo mondo e non ci saranno più fame o guerre.

Se rifiutiamo di accettare che siamo tutti un’unica umanità, allora l’attuale conflitto nell’Est Europa non sarà altro che il precursore di tante altre afflizioni a venire, che arriveranno per mano nostra. 

Come ottenere una risposta alla domanda sul significato della vita?

Quando una persona si domanda quale sia il significato della vita e condivide i suoi pensieri con i suoi amici, spesso non viene compresa e gli viene chiesto: “Cosa c’è che non va? Che cosa vuoi?” È questo che vediamo nel mondo oggi.

Di solito, queste persone si rivolgono a uno psicoanalista, che dice: “sei depresso, fai domande alle quali, in linea di principio, non ci sono risposte. Si tratta di una sorta di disturbo”. Una persona normale dovrebbe vivere all’interno della struttura del nostro mondo e trovare in essa il suo riempimento e la sua soddisfazione.

Deve accettare questa vita come una normale esistenza umana. E anche se abbiamo domande sulla morte, la percepiamo proprio come fanno gli animali, ma comprendiamo la sua inevitabilità e nonostante ciò esistiamo.

Durante l’era Sovietica, ci è stato scrupolosamente insegnato che la natura è infinita, eterna, perfetta, e gradualmente dobbiamo raggiungere l’armonia massima per poter vivere in maniera serena, sicura, gioiosa, bella e comoda, questo significa che la nostra esistenza animale dovrebbe essere molto buona, comoda, positiva e basta.

Commento: Il famoso psicoanalista Sigmund Freud credeva che una persona normale non dovesse farsi domande sul significato della vita.

La mia risposta: Aveva ragione, perché non ci sono risposte a questa domanda. E se rimane senza risposta, allora nasce da condizioni dolorose che sono innaturali per noi. Quindi, è considerata malsana.
È la domanda sul senso della vita, sugli stati ultraterreni profondi, da dove vengo, e cosa esiste lì?

Domande tali portano l’umanità ad azioni irragionevoli, guerre di religione, qualsiasi malinteso, migliaia di paradigmi di ogni tipo e non sappiamo cosa farcene.

Esistono varie diramazioni che emergono e l’umanità si divide secondo approcci diversi verso la vita e la morte. Le persone che inventano questi tipi di rituali, religioni, metodi e credenze ne traggono profitto. E tutto ruota intorno alla domanda sulla morte e sul significato della vita.

Quindi, Freud offre una soluzione molto semplice. Esistiamo dentro dei limiti sensibili e al di fuori di essi non abbiamo alcuna comprensione, nessuna sensazione, nessuna soluzione. Quindi, tutto ciò che avviene al di fuori di questa struttura, è frutto della nostra immaginazione. Non dobbiamo toccarlo, ci porterà sempre alla sofferenza. Chiudiamoci dentro la struttura del nostro mondo e vivremo per noi stessi e per la generazione futura.

Nello stesso modo, il governo Sovietico una volta ci educava in maniera molto semplice e primitiva. A tal proposito, le prime società all’alba dell’umanità, erano comuniste, ovvero, viviamo per noi stessi e per i nostri figli. Tutto qui. E in questo troviamo la soddisfazione, il riempimento e la felicità.

Domanda: La scienza della Kabbalah si occupa di dare alla persona una risposta alla domanda sul significato della vita?

Risposta: La Kabbalah si occupa in primis di innalzare una persona al livello di questa domanda e poi di dare una risposta. Ma se una persona non vuole approfondire, se non ha la motivazione di farlo, la Kabbalah non gli arriva.

E anche se una persona inizia ad interessarsi alla rivelazione di questa domanda attraverso la Kabbalah, non gli arriva immediatamente una risposta. È come se gli dicesse: “Devi sviluppare te stesso fino al punto in cui sei consapevole di questa domanda, e poi gradualmente inizierai a rivelare la risposta”.
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Da Kab TV “Primo Piano: Frankl ha ragione??” 8/8/10

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Ripensare l’evoluzione

Per molti decenni, ci è stato insegnato che l’evoluzione è casuale, che le mutazioni avvengono e quelle che contribuiscono maggiormente alla sopravvivenza della specie rimangono mentre le altre scompaiono. Ma la scienza sta gradualmente accettando che l’evoluzione non è casuale ma segue una direzione.

Per esempio, i ricercatori di uno studio,  che si è concentrato su una piccola erba infestante chiamata crescione, hanno dichiarato che: “Si è scoperto che la mutazione è molto non casuale ed è non casuale in un modo che beneficia la pianta. È un modo totalmente nuovo di pensare alla mutazione”, hanno concluso.

Un altro studio, che ha esaminato la mutazione dell’emoglobina che protegge dalla malaria, ha scoperto che essa appare più frequentemente nelle persone provenienti dall’Africa, dove la malaria è comune, che nelle persone provenienti dall’Europa, dove è rara. “Le mutazioni sfidano il pensiero tradizionale”, ha detto il ricercatore capo. “I risultati suggeriscono che l’informazione complessa che si accumula nel genoma … ha un impatto sulla mutazione e quindi i tassi di origine specifici delle mutazioni possono rispondere … a pressioni ambientali specifiche”.

Se guardiamo il fenomeno in maniera più approfondita, troveremo che anche l’ambiente si sta evolvendo in una direzione specifica: verso l’aumento dell’integrazione. Ci stiamo evolvendo verso uno stato che già esiste, anche se non l’abbiamo percepito. È uno stato in cui le specie sono separate le une dalle altre, ma in armonia con tutta la creazione.

La terra è un sistema equilibrato. Le sue parti sono in perfetta armonia tra di loro,  e questo garantisce la sopravvivenza delle piante e degli animali terrestri. In apparenza, non avrebbe dovuto esserci evoluzione. Se tutto è perfetto e armonioso, non avrebbero dovuto esserci cambiamenti nelle specie.

La ragione per cui l’evoluzione avviene ancora, nonostante l’equilibrio tra tutte le creazioni, è che sotto tutta la creazione si nasconde un desiderio di miglioramento costante del proprio stato individuale. Più una creatura è evoluta, più intenso è il suo desiderio.  Nel genere umano questo desiderio si manifesta come egoismo e narcisismo, come brama di controllo, di essere superiori e addirittura divini. Nel regno animale e nelle piante, si esprime in uno sforzo costante di rafforzarsi contro i propri nemici naturali, ma non in un desiderio di dominare e controllare. Quindi, a ogni livello, a parte quello umano, l’equilibrio rimane, pur essendo dinamico e evolutivo. 

Nell’umanità, “l’evoluzione” principale è nella nostra percezione,  non nel corpo, anche se ci sono cambiamenti fisici. Con l’evolversi della nostra comprensione del mondo, la nostra percezione della realtà cambia e si allinea con l’interconnessione del mondo che ci circonda.

Dato  che la natura è interamente integrata e tutte le sue parti sono inestricabilmente intrecciate, la società umana diventa anch’essa sempre più interconnessa e interdipendente.  Di conseguenza, gli insediamenti si sono trasformati, nei secoli, da clan nomadi a comunità sedentarie, a città, stati e imperi.

Con la crescita in dimensioni degli insediamenti, siamo diventati sempre più interdipendenti economicamente, nell’approvvigionamento delle nostre forniture alimentari, nell’istruzione e in ogni aspetto della nostra vita. Ora, il mondo intero è diventato connesso al punto che anche interi paesi, comprese le superpotenze come la Cina o la Russia, non possono sostenersi da soli. La globalizzazione ha reso il mondo intero un villaggio, ma i suoi abitanti sono riluttanti ad accettare i propri vicini e si scontrano costantemente gli uni con gli altri.

Lo sviluppo della società umana verso l’aumento dell’integrazione non è una coincidenza. Dato che viviamo in un universo integrale, in cui ogni cosa è interconnessa e dipendente, anche noi ci sviluppiamo in questa direzione. Questo è il motivo per cui, nonostante tutti i nostri sforzi per superare il prossimo, alla fine, siamo ancora dipendenti da tutti gli altri, nessun paese può mantenere la sua supremazia indefinitamente. Contro la nostra volontà, siamo trascinati nella cooperazione.

Ma la nostra evoluzione verso una società interdipendente mira più in alto della società stessa. Ha lo scopo di rivelarci l’interdipendenza di tutta la creazione, che tutto è armonioso e tutti i pezzi della creazione si completano a vicenda. Il risultato finale della nostra evoluzione è la completa consapevolezza dell’universo in cui esistiamo su tutti i suoi livelli: fisico, mentale e spirituale. È come nuotare  nel verso della corrente invece di cercare di nuotare controcorrente, che è quello che stiamo facendo ora. È senza speranza e doloroso.

La riva che ci aspetta a valle del corso d’acqua è serena e tranquilla. Se nuotiamo verso di essa, aumentando volontariamente la nostra cooperazione e la considerazione reciproca, raggiungeremo quella sponda accogliente in modo rapido, piacevole e facile. Se resistiamo, ci arriveremo comunque, dato che non possiamo risalire il fiume, ma ci arriveremo solo quando saremo esausti, sconfitti e tormentati.

Robin Hood degli alberi

Il carbonio è la valuta negoziabile della foresta. Gli alberi assorbono carbonio dall’atmosfera come componente del processo di fotosintesi e ne condividono una parte con i funghi che crescono sulle loro radici. In cambio, i funghi danno loro nutrienti e minerali come azoto e fosforo, che gli alberi non possono assorbire dal suolo, ma i funghi sì.

Ora, un nuovo studio della Israel Society of Ecology and Environmental Sciences ha scoperto che i funghi non usano tutto il carbonio per se stessi. Invece “rubano” il carbonio dagli alberi più forti e lo passano a quelli più deboli. In un certo senso sono una specie di Robin Hood degli alberi, rubano ai ricchi per dare ai poveri. 

Ancora una volta, troviamo che dove vediamo la “sopravvivenza del più forte”, c’è in realtà la “sopravvivenza del più gentile”. L’ego ci nasconde la verità e ci impedisce di costruire una vita pacifica e ricca per noi stessi.

Le connessioni tra gli esseri umani sono molto più complesse e intricate di quelle tra gli alberi. Se le usassimo correttamente, potrebbero farci sopravvivere tutti abbondantemente, anche se ci fossero molte più persone al mondo dell’attuale popolazione mondiale. Ma noi non li usiamo correttamente. Li usiamo per sfruttare e dominare gli altri. Così facendo, ci condanniamo a guerre continue e all’inevitabile distruzione.

I nostri ego ci accecano. Ci inducono a credere che se condividiamo la nostra fortuna, rimarremo senza risorse. In verità, l’evidenza empirica mostra che coloro che condividono finiscono per avere maggiore abbondanza di quelli che non lo fanno, sia finanziariamente che emotivamente, mentre gli avari finiscono per perdere nella vita.

L’attuale crisi dei chip per computer, per esempio, avrebbe potuto essere evitata se solo avessimo coordinato i nostri bisogni invece che ogni azienda facesse scorta di scorte e “svuotasse gli scaffali”. La crisi del trasporto marittimo, che obbliga le navi ad aspettare fuori dai porti per settimane prima di poter scaricare il loro carico, è anche un risultato inutile della nostra riluttanza a cooperare, a considerare anche i bisogni degli altri.

Se vogliamo utilizzare le interconnessioni nella nostra società a nostro beneficio, dobbiamo incominciare a pensare a come le usiamo per il bene comune, non solo per  favorire quelli che sono al potere. Altrimenti le carenze di approvvigionamento si aggraveranno fino al punto in cui avremo difficoltà a procurarci i beni di prima necessità.

Non è naturale per noi condividere, come lo è per la natura, ma non abbiamo scelta. Questo è il motivo per cui ci è stata data l’intelligenza, in modo da poter usare il nostro intelletto per imparare quanto la condivisione possa ripagare.

La natura ha i suoi Robin Hoods, noi non abbiamo altro che un film. Quindi se vogliamo pace e abbondanza domani, dobbiamo nutrire il Robin Hood nascosto in noi.

Pubblicizzare il cambio di sesso ai bambini nelle scuole? Assolutamente no!

Mi è stata chiesta la mia posizione riguardo alla divulgazione della legittimità dell’iter dei bambini che stanno cambiando sesso. In Nord America, mi è stato detto, questo è uno degli argomenti più controversi. Quindi, in breve, so che alcune persone si sentono a disagio nel loro corpo e possono sentirsi meglio se cambiano il loro sesso. Ma propagare l’idea ai bambini, che sono suscettibili a qualsiasi nozione che noi adulti installiamo in loro? Assolutamente no! Il fatto che possa essere giusto per alcune persone non significa che dobbiamo renderlo dominante e persino alla moda. Il modo auspicabile è vivere come la natura ci ha fatto: maschio e femmina.

Ho incontrato persone che sentivano di appartenere ad un corpo diverso da quello in cui erano nate. Ho parlato con loro e le capisco. Succede, come succede qualsiasi stranezza. 

Tuttavia, è molto raro e non dovrebbe essere considerato come routine o ordinario. Mi rendo conto che oggi bisogna essere audaci o considerati strani se si ha il coraggio di dire la verità, ma le tendenze che vanno e vengono secondo i capricci egoistici della gente, non cambiano la natura. La natura ci ha creato maschio e femmina e questo è ciò che dovremmo rimanere.

Non c’è una linea chiara tra maschi e femmine. I maschi hanno qualità femminili, così come le femmine hanno tratti maschili. Eppure, ogni persona ha un genere biologico e quel genere è quello dominante, tranne, come ho detto, in casi molto rari.

Quando gli adulti sentono che stanno vivendo nel corpo sbagliato, possono scegliere di eseguire qualsiasi procedura vogliano su se stessi. Ma finché non siamo adulti, dovremmo crescere nel modo in cui la natura ci ha creato. 

L’ambiente sociale ha un’influenza critica sui bambini. Quando sono giovani, si può far loro pensare e fare tutto ciò che si vuole. I nazisti, per esempio, educavano i bambini tedeschi a credere di essere superiori a tutti gli altri, non solo agli ebrei, e che il resto del mondo doveva servirli o essere distrutto. Hanno fatto il lavaggio del cervello ai bambini, attraverso libri, lezioni e film, affinché credessero di essere la razza superiore.

In questo modo è possibile installare qualsiasi nozione nella mente dei bambini, se usiamo il sistema educativo e i social media per facilitarlo.

Tuttavia, i risultati possono essere disastrosi. Se si diffonde l’idea che il cambio di sesso è normale, persino “alla moda”, può portare i bambini, che inizialmente non hanno problemi con il loro genere, a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. Potrebbe spingerli a voler fare qualcosa a cui non potranno rimediare, semplicemente perché vogliono essere come tutti gli altri e sentono che tutti stanno andando in questa direzione.

Sappiamo che essere popolare significa tutto per i bambini, specialmente per gli adolescenti. Di conseguenza, potrebbero fare cose di cui si pentiranno in seguito, ma che non saranno mai in grado di invertire o riparare. Se i genitori non impediscono ai bambini di fare tali errori, questo può rovinare la loro vita per sempre. È terribile ed è sbagliato.

Penso che invece di rendere l’anormalità una moda, dovremmo incoraggiare le persone ad essere ciò che sono e a realizzare il potenziale con il quale sono nate. Se le persone ricevono un riconoscimento per quello che sono, la società le premia e le rispetta per aver contribuito con le loro capacità e i loro sforzi al bene comune, non si sentiranno insoddisfatte di se stesse. Allo stesso tempo, gli adulti che sentono di vivere nel corpo sbagliato dovrebbero avere accesso all’utilizzo delle possibilità che la medicina moderna offre per farli sentire più a loro agio con il loro genere.

L’amore che la scienza non può spiegare

Quando l’acclamato ambientalista Lawrence Anthony, che divenne noto come “The Elephant Whisperer”, morì nel 2012, accadde qualcosa di incredibile: dopo essere stati per lungo tempo fuori,  in un ambiente selvaggio, gli elefanti che Anthony aveva salvato anni prima hanno marciato 12 ore  per tornare a casa sua a piangere la sua scomparsa. Secondo la BBC One, gli elefanti “sono rimasti lì in silenzio per due giorni”. Ancora più sorprendentemente, “Esattamente un anno dopo la sua morte, da quel giorno, il branco ha marciato di nuovo verso casa sua. È qualcosa che la scienza non può spiegare”.

Il mondo in cui viviamo è connesso in modi che non comprendiamo, ma che stiamo lentamente imparando.  Il nostro egoismo vuole che ci concentriamo solo su noi stessi, ma la realtà ci costringe a guardare all’ esterno, e ci insegna che c’è molto di più da scoprire là fuori. 

Come dimostrano gli elefanti di Anthony, tutta la natura avverte la sua connessione e vive secondo i suoi dettami. Gli esseri umani, invece, sono privi di questo sentire e quindi si comportano come se fossero soli al mondo.

Tuttavia, la civiltà sta diventando sempre più connessa, in sintonia con tutta la realtà, e ci costringe a riconoscere che anche noi siamo dipendenti l’uno dall’altro e connessi tra di noi. Oggi stiamo imparando che oltre alla connessione fisica c’è la connessione virtuale. Domani impareremo che siamo connessi anche emotivamente, che condividiamo e progettiamo non solo azioni o bit di dati, ma anche pensieri e desideri, anche senza verbalizzarli.

Alla fine, scopriremo che la nostra connessione è ancora più profonda delle emozioni: È spirituale. Siamo tutti un unico essere, i cui organi e cellule sono tutti noi, tutta la creazione. Questo è il motivo per cui gli elefanti sapevano quando venire a rendere omaggio al loro salvatore, e tornarci l’anno successivo, proprio quel giorno.

Quando ci sentiamo l’uno con l’altro, questo ci permette di lavorare armoniosamente, in un modo che beneficia tutti. Se percepissimo la nostra vera realtà, non commetteremmo mai errori, non faremmo mai del male a nessuno e nessuno ci farebbe mai del male perché ci sentiremmo una cosa sola. Perché allora ci viene negata questa conoscenza vitale, che tutta la natura tranne noi sembra possedere?

Tutta la natura agisce per istinto. Agli esseri umani manca la maggior parte degli istinti che hanno gli animali. Invece, dobbiamo imparare tutto da zero attraverso i nostri sforzi e l’insegnamento dei nostri genitori e insegnanti. C’è una ragione per questo: quando impariamo con i nostri sforzi, acquisiamo una comprensione più profonda del nostro mondo e della realtà.

Lo stesso vale per la conoscenza della nostra interconnessione e di ciò che comporta. Siamo privi del senso della nostra interconnessione e quindi dobbiamo svilupparlo attraverso lo sforzo. Ciò che gli elefanti percepiscono naturalmente, noi dobbiamo svilupparlo faticosamente. Tuttavia, così facendo, capiamo come tutto funziona e otteniamo una percezione profonda della nostra esistenza. In altre parole, la nostra ignoranza ci permette di raggiungere lo scopo della nostra vita, ma finché non lo raggiungiamo, siamo una minaccia per il mondo.

Ci sono due modi per raggiungere lo scopo della nostra vita: il primo è lasciare che la natura faccia il suo corso. Possiamo lasciare che ci anneghi nelle inondazioni, ci bruci negli incendi, ci schiacci sotto le rovine dei terremoti, o ci metta l’uno contro l’altro fino alla morte. Un altro modo è di assumerci la responsabilità di imparare i modi della natura, come tutto opera in connessione e armonia, iniziando a cambiare le nostre relazioni in base a ciò che apprendiamo dalla fonte. Man mano che “pratichiamo” la gentilezza, diventeremo più gentili e svilupperemo sentimenti più profondi per le persone e il mondo intorno a noi.

La pratica porta alla perfezione. Possiamo costruire strutture sociali, come piccoli gruppi, dove “praticheremo” l’interconnessione e l’interesse reciproco. Man mano che sviluppiamo queste abilità nella nostra psiche, cominceremo a sentirci l’un l’altro a livelli sempre più profondi.

Se lo facciamo, scopriremo cosa permette agli elefanti di sapere così bene come si sentono gli altri, poiché anche noi diventeremo sensibili e attenti. Inoltre, capiremo il “pensiero”, la “logica” che sta dietro alla creazione così complessa eppure così inesorabilmente connessa, e quale grande conoscenza e potere conferisce a chi la comprende.

(una clip su Lawrence Anthony: https://bit.ly/33uTRqz)

La tragedia dei beni comuni è la nostra realtà

Un termine ampiamente noto, almeno nel mondo accademico, è “la tragedia dei beni comuni”. Il termine “bene comune” descrive una risorsa che tutti possono utilizzare gratuitamente, come ad esempio l’aria. Il professore di diritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Harvard, Lawrence Lessig, spiega che la tragedia si verifica quando c’è una quantità limitata di beni comuni, la competizione su di essi ne provoca l’esaurimento perché le persone agiscono per interesse personale, mentre se fossero più coscienziose, tutti potrebbero goderne a sufficienza.

Fino a pochi anni fa, pensavamo di poter emettere tutto il gas che volevamo nell’atmosfera senza alcuna conseguenza. Come risultato, abbiamo inquinato l’intera atmosfera terrestre. Pensavamo di poter riempire di rifiuti tutti i mari all’infinito, ma abbiamo inquinato tutti gli oceani della Terra. Abbiamo esaurito le riserve di acqua dolce, contaminato il suolo terrestre e abbiamo trasformato il nostro intero pianeta in un luogo a malapena vivibile. Abbiamo inflitto a noi stessi una tragedia dei beni comuni su scala mondiale e ora ne stiamo pagando le conseguenze. La nostra ultima possibilità è uno sforzo congiunto per cambiare il nostro comportamento, ma per farlo dovremo prima cambiare noi stessi fin dalle fondamenta del nostro essere.

L’ecologista Garrett Hardin ha reso popolare il concetto di tragedia dei beni comuni in un saggio intitolato “La tragedia dei beni comuni: il problema della popolazione non ha una soluzione tecnica; serve una maggiore moralità”. Nel suo libro Il Futuro delle idee, Lessig cita la spiegazione di Hardin: “’Immaginate un pascolo aperto a tutti’, scrive Hardin e pensate al probabile comportamento dei ‘mandriani’ in quel pascolo. Ogni pastore deve decidere se aggiungere un altro animale alla sua mandria. Nel prendere una decisione in tal senso, scrive Hardin, il… mandriano ottiene il beneficio di un animale in più, ma tutti ne subiscono il costo, perché il pascolo ha una mucca in più che consuma. E questo determina il problema: qualunque costo ci sia nell’aggiungere un altro animale, sono costi che pesano anche sugli altri. I benefici, invece, sono goduti da un solo pastore. Pertanto ogni pastore ha un incentivo ad aggiungere più bestiame di quanto il pascolo nel suo insieme possa sostenere. …Ecco la tragedia. Ogni uomo è rinchiuso in un sistema che lo costringe ad aumentare il suo gregge senza limiti, in un mondo che è limitato. La direzione verso la quale tutti si stanno dirigendo è la rovina, ciascuno perseguendo il proprio interesse in una società che crede nella libertà dei beni comuni. La libertà nei beni comuni porta alla rovina di tutti”.

Tuttavia, conclude Hardin nel suo articolo: “L’istruzione può contrastare la tendenza naturale a fare la cosa sbagliata, ma l’inesorabile successione delle generazioni richiede che le basi di questa conoscenza siano costantemente rinnovate”.

Hardin scrisse la sua opera nel 1968, quando la comprensione del comportamento sconsiderato dell’umanità era ai suoi albori. Da allora, non abbiamo imparato nessuna lezione. Non abbiamo rinnovato la nostra educazione; non abbiamo nemmeno iniziato.

I beni comuni liberi della Terra sono limitati, anche se vorremmo credere il contrario. “L’uso dei beni comuni come fossero un pozzo nero non danneggia inizialmente gli uomini che giungono in una nuova frontiera, in quanto non ci sono molte persone”, scrive Hardin in relazione ai primi coloni bianchi negli Stati Uniti. Ma «lo stesso comportamento in una metropoli è insostenibile».

Ora che abbiamo esaurito la riserva terrestre di aria fresca, acqua dolce e fonti di cibo, la scarsità sta cominciando a farsi sentire. Allegoricamente, abbiamo preso in prestito da un negozio che sembrava non avere un custode, ma abbiamo sbagliato, e ora il custode sta riscuotendo il debito.

Tuttavia, possiamo evitare la catastrofe emergente dell’esaurimento delle risorse. Se applichiamo (finalmente) l’autoeducazione di cui abbiamo così tanto bisogno, scopriremo che c’è cibo in abbondanza, aria e acqua fresca per tutti. Produciamo già molto di più di quanto consumiamo. Se avessimo un senso di responsabilità reciproca e i beni andassero effettivamente alle persone che ne hanno bisogno, ridurremmo la produzione in modo così drastico da non preoccuparci delle quote di emissione e di altre limitazioni.

La radice del nostro problema non è che stiamo impoverendo la Terra, ma che stiamo cercando di distruggerci o almeno di controllarci a vicenda. Come risultato, infliggiamo a tutta la natura e a noi stessi una tragedia esistenziale.

Potremo cambiare il nostro modo di agire solo se cambiamo la nostra motivazione dal mirare a distruggere gli altri al mirare ad edificarli. Quando ci renderemo conto che possiamo svilupparci solo in un ambiente sociale fiorente, inizieremo a pensare agli altri in modo costruttivo e sociale, e di conseguenza trasformeremo il nostro mondo.

Questo è il motivo per cui oggi un processo educativo, che installi la consapevolezza che dipendiamo tutti gli uni dagli altri per ogni cosa, dovrebbe essere la componente essenziale, il fondamento di qualsiasi programma volto a mitigare ogni problema: dalla depressione alla deforestazione.

 

Perché documentare la nostra morte quando possiamo costruire la nostra vita?

Secondo la Reuters, “scienziati ed artisti australiani stanno cercando di rendere il mondo responsabile per il futuro della Terra, creando un “indistruttibile” dispositivo di archiviazione in grado di registrare il modo in cui l’umanità ha gestito la crisi del cambiamento climatico.”

Il dispositivo, che hanno soprannominato “la scatola nera della Terra”, registrerà “ogni passo che l’umanità fa per avvicinarsi o per allontanarsi dall’imminente catastrofe climatica.”

Comprendo che la gente abbia bisogno di lasciarsi qualcosa dietro le spalle e posso capire perché pensano che presto moriremo tutti. Ma cosa intendiamo dimostrare, quanto siamo stati stolti?  Cosa abbiamo da poter mostrare che farà sì che i futuri abitanti della Terra evitino gli errori? 

Ai miei occhi, dobbiamo concentrarci sul qui e ora, sulla costruzione delle nostre vite piuttosto che documentare le nostre morti. Dopo tutto, l’unica ragione per cui siamo vicini all’estinzione è la nostra incessante spinta a distruggerci a vicenda, ignorando il fatto che, nel frattempo, stiamo distruggendo l’intero mondo. Se solo smettessimo di cercare di distruggerci l’un l’altro, cesseremmo di distruggere il pianeta e andrebbe tutto bene.

Ora, prima di andarcene, dovremmo portare questa verità alla consapevolezza di tutti e iniziare a cambiare le nostre relazioni verso un sostegno reciproco e migliori connessioni. Possiamo costruire la solidarietà tra di noi, ma dobbiamo innanzitutto accettare che è necessaria per la nostra sopravvivenza. Altrimenti, i nostri ego ostinati non ci permetteranno di pensare a nessuno se non a noi stessi.

Anche questa iniziativa, che sembra una buona idea, ci porta nella direzione sbagliata: lontano dal pensare alla connessione e verso l’accettazione di una distruzione inevitabile. Non è inevitabile; non accadrà se ci concentriamo sulla promozione della solidarietà piuttosto che dell’ostilità.

Non dobbiamo documentare il passato, dobbiamo costruire il futuro. Possiamo costruire un magnifico futuro, ma possiamo costruirlo solo insieme. Se lo costruiamo gli uni per gli altri e non solo per noi stessi, tutti saremo sani e salvi e non ci sarà nessuna catastrofe climatica da documentare.

Didascalia della foto:
Scienziati costruiscono l’indistruttibile Scatola Nera  della Terra per registrare i cambiamenti del clima e della civiltà, 10 dic 2021 Credit: Earth’s Black Box/Cover Images

Pensa all’anima

Commento: Una persona cerca la sua individualità e prova ad esprimerla tramite oggetti di questo mondo e attraverso il suo corpo. Per esempio, molte religioni sono contrarie al trapianto di organi. Dicono che se gli organi di una persona vengono sostituiti, perderà la sua individualità.

La mia risposta: Questa, ovviamente, è una sciocchezza. Se crediamo che la persona in noi sia il nostro corpo animale, allora è così. Se, per esempio, avessi bisogno di una parte di un organo e posso prenderla da un animale o da qualche altro oggetto, e allora? Avrò le sue qualità? Queste sono le stesse idee barbare di “Devi bere il sangue del nemico e diventerai più forte.”

Domanda:  Quindi i cabalisti non vedono nulla di straordinario nel trapianto di organi?

Risposta: Il nostro corpo è un animale assoluto. Che differenza fa cosa farne: Mi taglieranno un metro di intestino se necessario o mi cuciranno la gamba di qualcuno? Se ci cammino normalmente, allora perché no?

Una persona dovrebbe pensare all’anima, e il corpo fisico ha solo bisogno di essere mantenuto, curato come un animale, in modo che ti dia l’opportunità di svilupparti a livello umano.

 

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From KabTV’s “Close-Up. Individualist” 1/15/10

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Invece di sparare DART agli asteroidi, dovremmo mirare ai nostri cuori

Uno studente mi ha parlato di una notizia che aveva letto sul New York Times. Secondo tale notizia, la NASA ha lanciato un veicolo spaziale con la missione di schiantarsi contro un asteroide per vedere se si poteva “spingerlo in una traiettoria diversa”. L’esperimento, chiamato “Double Asteroid Redirection Test, o DART,”  [Duplice collaudo di reindirizzamento di asteroide] cerca di testare la capacità di deviare gli asteroidi che potrebbero rappresentare un rischio di collisione con la Terra. La natura ha troppi modi per causare tali disastri, e tali esperimenti ci distraggono solo da dove si trova la vera soluzione: nella società umana.

Non è così assurda l’idea di un asteroide che colpisce la Terra. È già successo in passato e può succedere di nuovo. Il problema è che invece di occuparci di ciò che abbiamo davvero bisogno di sistemare nella nostra vita, rivolgiamo i nostri pensieri a futuri pericoli immaginari la cui possibilità di materializzarsi è minuscola, mentre i veri pericoli vengono dalle persone che ci circondano, e sono queste quelle che dobbiamo sistemare. Invece di lanciare dardi nello spazio, dovremmo puntare ai nostri cuori.  

Tutti i problemi reali che affliggono le nostre vite sono opera nostra. Inflazione accelerata, inquinamento dell’acqua, dell’aria e della terra, guerre e terrorismo, povertà, depressione, dipendenza da sostanze, divisione sociale: nessuno di questi problemi è naturale, tutti sono grandi crisi e tutti sono fatti dall’uomo. Dobbiamo smettere di guardare lo spazio esterno in cerca di minacce e iniziare a guardarci l’un l’altro chiedendo come possiamo imparare a vivere insieme. Dobbiamo iniziare a porci domande vere e dolorose: Perché odio il mio vicino? Non posso sostenere me stesso; sono dipendente  dagli altri per ottenere ciò che non posso fornire a me stesso, ma allo stesso tempo, non sopporto gli altri. Perché è così? Perché sono fatto in questo modo?

Certo, non tutti sentono queste domande in modo così intenso, ma in qualche misura esse esistono in tutti noi e avvelenano le nostre relazioni. Se non riusciamo ad ammetterlo a noi stessi, dovremmo dare un’occhiata alle statistiche e vedere quante persone sfuggono alla realtà attraverso la droga o altre innumerevoli forme di dipendenza. Dovremmo guardare il crescente numero di episodi di violenza, l’intensificarsi delle ostilità tra paesi economicamente interdipendenti e le crescenti divisioni politiche all’interno dei paesi e delle società.

La società umana sta cadendo a pezzi e questo è un pericolo molto più grande di una stella cadente. Se risolviamo i nostri problemi sociali, saremo in grado di risolvere tutti gli altri problemi. Ma se il tessuto sociale si rompe, non risolveremo nulla, mai. Pertanto, la nostra priorità dovrebbe essere quella di superare le fratture sociali e l’alienazione di ogni genere.

Finché non invertiamo il nostro atteggiamento verso l’altro, dall’alienazione alla connessione, dall’indifferenza alla responsabilità reciproca, la preoccupazione per qualsiasi altra “minaccia” è una distrazione che rimanderà solo la correzione di cui abbiamo veramente bisogno. Ciò, a sua volta, renderà la correzione più lenta e dolorosa.

Didascalia:
Immagine della sonda DART della NASA e del LICIACube dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) prima dell’impatto con il sistema binario Didymos. Crediti: NASA/Johns Hopkins, APL/Steve Gribben