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Ciò che possiamo e non possiamo scoprire con il nuovo telescopio spaziale

Il mese prossimo il telescopio spaziale James Webb (JWST) sostituirà il telescopio spaziale Hubble, ormai datato, e inizierà a “svelare le prime immagini spaziali di qualità”, secondo space.com. Una notizia di CBS news spiega che Webb è 100 volte più potente di Hubble, e può rilevare le scie di calore di un ape da una distanza lontana quanto la luna.

Per gli scienziati è motivo di festeggiamento. “Webb è stato progettato specificamente per permetterci di vedere le prime galassie formate dopo il Big Bang..è come se avessimo la storia dell’universo di 14 miliardi di anni, ma ci mancasse il primo capitolo” afferma l’astrofisico Amber Straughn in un’intervista per “60 Minutes”.

Non ho dubbi che le immagini saranno stupende e le nuove rivelazioni imminenti. Ma anche se potessimo vedere indietro al momento del Big Bang stesso, non troveremmo le forze che hanno creato l’universo, e di conseguenza, che hanno creato anche noi.

Per quanto siano potenti gli specchi di Webb, non potranno riflettere le forze che hanno creato l’universo. Per scoprire le forze che hanno creato l’universo materiale, abbiamo bisogno di un telescopio di tipo diverso. Proprio come la luce degli specchi viene riflessa al centro del nuovo telescopio, che poi li connette creando un’immagine, le forze che hanno creato l’universo possono essere connesse alla forze che ci uniscono.

Queste forze derivano da una sfera superiore a quella materiale, che è confinata ai limiti dell’auto-interesse. Quando non esiste l’auto-interesse, nulla limita queste forze ed esse possono connettersi in maniera da generare la vita.

Soltanto le forze che sono superiori all’auto-interesse possono creare la vita. Le forze legate da una percezione ego-centrica non possono creare alcuna cosa; possono soltanto assorbire. Proprio come la forza creativa della vita di una mamma è l’amore per suo figlio, che ama ancora prima del concepimento, le forze che creano la vita sono forze di dazione, senza ombra di auto-assorbimento.

Quando formiamo relazioni basate su un approccio che corrisponde alle forze che hanno creato l’universo, le possiamo scoprire. Proprio come un ricevitore di onde radio riceve le onde creando frequenze simili in sé, quando noi creiamo una “frequenza” per trascendere il nostro stesso ego, scopriamo le forze che esistono su quella “lunghezza d’onda” e possiamo studiare la loro natura, comportamento e potere.

Forze tali, che trascendono l’ego, devono avere un oggettivo verso il quale mirare. Questo è il motivo per il quale le scopriamo attraverso il lavoro collaborativo.

Quando riveleremo queste forze, capiremo come correggere gli errori del nostro comportamento e come modificare la nostra vita in accordo con le forze che creano la vita. Allo stesso tempo, saremo in grado di costruire le nostre società in maniera sostenibile, sicura, e soddisfacente per tutti.

Didascalia foto:
Il telescopio Webb della NASA svela il suo specchio gigante
Stati Uniti 08 Gennaio 2022 Credit: NASA GSFC/CIL/Adriana Manrique Gutierrez/immagini di copertina

IA, disegna l’amore tra un’ape e una farfalla

Ultimamente c’è stato un gran parlare sulle macchine con intelligenza artificiale (IA) come Dall-E 2 oppure Imagen di Google che creano immagini dall’aspetto realistico di scene completamente irreali descrivendo l’immagine desiderata a parole. Per esempio, se vuoi l’immagine di un cobra gigante fatto di mais che striscia su Marte, o del palmo d’una mano con foglie che crescono dalle dita, digita semplicemente la frase nella macchina e il gioco è fatto.

Dopo i riconoscimenti arrivano le domande. Sarà una minaccia per la professione degli artisti? Renderà obsoleti i fotografi? I grafici diventeranno un ricordo del passato? È così che operiamo, giudicando tutto in base a ciò che è bene per noi, come se potessimo fermare il progresso del mondo se non fossimo d’accordo con questo.

Abbiamo cercato di fermare molte tecnologie, molto più dannose delle immagini artistiche artificiali. Non ha mai funzionato. Non potremmo fermare la fabbricazione di armi nucleari o la produzione di droni killer, e non saremmo in grado di fermare lo sviluppo delle Intelligenze Artificiali in generale e in particolare  della IA per l’ arte. Non c’è alcun bisogno di fermarla. Al contrario, dovremmo cercare di vedere come le innovazioni possono inserirsi nelle nostre vite e migliorarle.

La tecnologia sta avanzando insieme alle nostre aspirazioni di autorealizzazione. In altri termini, non è la tecnologia stessa ad avanzare, ma l’umanità. A causa di ciò, cercare di ostacolare il progresso della tecnologia significa impedire il progresso dell’umanità. Questo va contro natura e non porterà mai risultati positivi.

La tecnologia è una materia grezza. Proprio come uno scultore potrebbe usare una pietra per ricavarne un’immagine oppure un musicista userebbe uno strumento per creare musica, la IA è lo strumento che realizza la creazione dell’artista. L’unica domanda è che tipo di arte vogliamo creare.

Se dovessi usare questo tipo di arte, proverei a creare un’arte spirituale, che mostri le connessioni nascoste tra i diversi elementi della natura. Se potessimo mostrare come ogni cosa è connessa e dipendente dal benessere di tutto il resto, la nostra relazione con l’ambiente e con le altre persone sarebbe molto diversa da quella di oggi.

Per esempio, chiederei alla macchina di disegnare l’amore tra un fiore e un’ape. Non un fiore e un’ape, ma l’amore che provano l’uno per l’altra. Perché lo fanno, a parte il fatto che non lo sentiamo (per la maggior parte). La relazione tra l’ape, che ha bisogno del nettare del fiore per nutrire se stessa e le nuove generazioni, e il fiore, che ha bisogno dell’ape per impollinarsi e riprodursi, è una relazione simbiotica che coinvolge due livelli della natura molto diversi: quello animato e quello vegetale. Per questo motivo, i due sono profondamente connessi e si sentono vicini l’uno all’altro.

Se potessimo mostrare come tutto è connesso in questo modo, saremmo in grado di simpatizzare con tutta la natura e con tutte le persone, di sentirci collegati a loro e sviluppare affetto per tutte le cose e tutte le persone. Se potessimo farlo, non dovremmo preoccuparci di limitare lo sviluppo di innovazioni potenzialmente dannose, dato che l’affetto tra noi garantirebbe che l’uso di ogni cosa sarebbe solo a beneficio di tutti e mai per recare danno.

Perché la longevità

Gli ingegneri del MIT e dell’Università Tecnica di Monaco hanno progettato un nuovo tipo di cella a combustibile che converte il glucosio (zucchero) in elettricità. Il dispositivo ha un diametro di circa un centesimo di un capello umano. La fonte di energia zuccherina genera la più alta densità di forza di qualsiasi altra cella a combustibile a base di glucosio in condizioni ambientali. Poiché il glucosio è la fonte di energia delle cellule del nostro corpo e scorre liberamente nelle nostre vene, il dispositivo può utilizzare questa stessa fonte di energia ed evitare la necessità di una batteria. “È entusiasmante”, dice uno degli ingegneri della cella a combustibile, “che siamo in grado di ricavare energia e corrente sufficienti per alimentare dispositivi impiantabili”, come i pacemakers per il cuore. “Invece di usare una batteria”, aggiungono, “che può occupare il novanta per cento del volume di un impianto, si può creare una… fonte di energia senza impronta  volumetrica” e senza la necessità di sostituirla, come avviene per le batterie.

La medicina può davvero aumentare la longevità. In effetti, lo sta facendo da circa centocinquant’anni. Con i progressi tecnologici e le scoperte scientifiche, sembra davvero che non ci siano limiti a ciò che possiamo ottenere quando si tratta di medicina.

La domanda non è se possiamo vivere più a lungo, ma per quale motivo? Perché la longevità? Cosa faremo con i nostri anni in più? Oggi trascorriamo i primi due o tre decenni della nostra vita crescendo, altri due o tre decenni lavorando sodo e cercando di divertirci, e i restanti due o tre decenni svaniscono a causa di malattie e vecchiaia. Perché allungare tutto questo su tre secoli?

Penso che prima di prolungare la nostra vita, dovremmo pianificarla meglio. Non credo che sia giustificato vivere più a lungo, a meno che non usiamo il nostro tempo qui per giovare agli altri piuttosto che indulgere in piaceri egoistici per un altro secolo o giù di lì. Il numero di anni che viviamo deve essere determinato dalla quantità di bene che possiamo apportare.

Tutto ciò che facciamo deve avere uno scopo. Questo vale soprattutto per la totalità della nostra vita. Lo scopo della vita è di  trovare la forza ultima della vita, la forza motrice dell’esistenza, e di dirlo al mondo in modo che  tutti possano raggiungere questo obiettivo.

Attualmente siamo in guerra con la vita stessa; ecco perché il nostro paradigma è la “sopravvivenza del più forte”. Siamo in costante lotta per la sopravvivenza e i nostri momenti migliori sono quelli in cui riusciamo a prenderci una pausa dalla guerra. Ma non lottare per rimanere in vita non significa godersi la vita; non è nemmeno godere, ma solo un sollievo temporaneo dalle lotte per la sopravvivenza.

Lo scopo della vita è di essere completi, per capire tutto, giustificare tutto, essere felici di tutto e sentire la forza della Creazione che opera dietro tutte le cose. Sappiamo che c’è una forza che opera su tutte le cose, perché, se non ci fosse, esse non esisterebbero. Tuttavia, non sentiamo questa forza. Se la sentissimo, sentiremmo che la stessa forza opera su tutto, su tutto ciò che esiste, compresi noi stessi. E poiché sentiremmo la stessa forza che sta dietro a tutto, sentiremmo che tutto è uno, diverse facce della stessa forza.

Quando tu senti quell’unica forza, senti la Creazione stessa, capisci cosa sta succedendo, dove ti trovi, e che questa forza è dentro di noi e ci avvolge. La sintonia con la Creazione apre tutti i tuoi sensi; senti il mondo direttamente, come se non fossi avvolto nella tua pelle e nulla si frapponesse tra te e tutta la Creazione. 

Poiché ora sai che tutto è uno, tu giustifichi  la Creazione, giustifichi il suo creatore e giustifichi lo scopo della Creazione. E poiché ti senti connesso a tutto e a ogni individuo, e senti che sono tutti te e tu sei  loro, non puoi che fare del bene a tutte le cose e sentire che fare del bene agli altri è fare del bene a te stesso.

Se riesci a raggiungere questo obiettivo, allora la vita ha un senso e la longevità è un valore. In effetti, se raggiungi questo obiettivo, hai  raggiunto l’eternità. 

 

Didascalia della foto:

Chip di silicio con trenta microcelle a combustibile di glucosio individuali, viste come piccoli quadrati d’argento all’interno di ogni rettangolo grigio. Credito: Kent Dayton

 

La natura è un singolo organismo

Domanda: L’accademico Garyaev ha trovato due tipi insoliti di memoria delle molecole del DNA. Ha presentato la teoria che il pensiero della natura, o il pensiero generale di sviluppo contenuto del DNA, è indistruttibile. Ha scoperto e scritto dell’effetto DNA fantasma che conferma che una persona non muore completamente. Contende che nulla di vivente sparisce senza traccia, qualcosa rimane sotto forma di informazioni, o forse è veramente immortale. Che cos’è il “pensiero generale”?

Risposta: E’ l’immenso sistema generale della natura che realmente esiste ma del quale percepiamo soltanto una piccola parte attraverso il nostro filtro egoista. Quindi ci sembra che tutto nasce, vive, muore. E’ così che noi, essendo ricercatori piccoli limitati, percepiamo ogni cosa attraverso il prisma del nostro egoismo.
In realtà, la natura è un unico organismo, un vasto sistema integrale analogo dentro il quale ogni cosa agisce istantaneamente, collegando ogni cosa.

Non esiste tempo, distanza, o movimento dato che ogni particella contiene in sé ogni cosa, come un ologramma, e quindi tutto esiste in forma ideale, immobile, dato che il movimento significa transizione dall’imperfezione alla perfezione. Ma, in realtà, questo non esiste in natura.
Il tempo, il movimento e lo spazio sono le coordinate delle nostre percezioni difettose.
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Da KabTV “Close-Up.  Genoma Umano” 17/7/11

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L’essenza spirituale dell’uomo

Commento: uno scienziato Russo ha affermato di aver scoperto un fenomeno in natura conosciuto con il nome di DNA fantasma. Le conclusioni a cui è giunto, dopo una serie di esperimenti sull’apparato dell’eredità, ovvero il DNA, hanno sconcertato tutti, persino gli stessi biochimici.
Lo scienziato afferma che dopo la morte, i geni non vengono completamente distrutti, ma lasciano una sorta di fantasma che contiene alcune informazioni. Questo fantasma, un grumo di informazioni espulso dalle cellule, esiste per circa 40 giorni. Dopodiché scompare, ma non totalmente. Le informazioni incorporate nell’apparato genetico umano non scompaiono mai senza lasciar traccia.

La mia risposta: Nulla scompare in natura. È soltanto che quando guardiamo una persona nella sua forma biologica egoistica, vediamo una certa immagine. Poi questa immagine muore dato che in questa forma biologica il desiderio egoistico, che è l’essenza della persona, si esaurisce. Non c’è più forza in lui per riempirsi.

Il desiderio, per così dire, rinuncia a tutto, si stanca, non vuole più lavorare in questa forma, sente di esistere senza motivo e quindi la persona muore. Tutta questa immagine termina la sua esistenza.

Ma questa è soltanto la nostra percezione egoistica dato che vediamo la persona come un oggetto egoistico. La vediamo semplicemente così, ma in realtà, è eterna, perfetta e esiste oltre qualsiasi limite.

Questo significa che stiamo parlando del bisogno di cambiare l’osservatore, e allora non vedremmo le persone morire e neanche le persone stesse. Al loro posto vedremmo la loro essenza spirituale interiore, che esiste.

Per ora, di questa essenza spirituale interiore, l’anima di una persona, percepiamo solo il guscio esteriore, egoistico, che costruiamo noi. Il nostro filtro egoistico, attraverso il quale guardiamo ogni cosa, inclusi noi stessi, distorce e inverte l’immagine intera del mondo.

Nulla scompare in natura. Tutti i cambiamenti nelle forme esteriori avvengono nella nostra percezione. Guardo qualcosa e sembra che tutto intorno a me stia cambiando. Ma non c’è proprio nulla intorno a me e nulla cambia.

L’ intera immagine della percezione è in me. Cambia in me perchè il mio egoismo si trasforma costantemente, si sviluppa e attraversa diverse fasi di sviluppo, quindi a me sembra che il mondo si sviluppi. Così quando guardo tutti gli oggetti, li vedo in movimento. In realtà non esiste movimento e sono io semplicemente che mi muovo interiormente.

Commento: Ma gli scienziati sentono comunque una sorta di onda cornice delle particelle più sottili.

La mia risposta: Sentono una forma egoistica esteriore. Ma, in realtà, interiormente è già l’essenza spirituale di una persona.
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Da “Primo piano” di KabTV. Genoma umano” 17/7/11

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In un sistema integrato chiuso

Commento: Gli scienziati si domandano come avvengano le trasmissioni istantanee di informazioni. Il concetto di tempo nella comunicazione tra cellule scompare; quindi i ricercatori affermano che il paradigma di trasmissione da parte del sistema nervoso non sia corretto dato che la velocità di impulso del sistema nervoso è molto piccola. Ogni cosa succede istantaneamente.

Si trovano davanti a un problema che, in linea di principio, non riescono a spiegare, e tendono a considerarlo una trasmissione a onda di informazioni.

La mia risposta. Ci sono molte teorie su questo tema. Ma nessuna di queste può spiegarlo, neanche con l’aiuto delle onde, dato che le onde sono tempo, lunghezza e frequenza. Non riusciremo a trovare una soluzione a questo problema.

Ma, come gli scienziati intuiscono, sembrerebbe un’immagine olografica del mondo in un unico volume. Il sistema è assolutamente chiuso, integrale e analogico in cui ogni cosa è totalmente connessa all’altra, al di fuori del tempo, ovvero il tempo è zero.

Praticamente non esiste lo spazio tra gli oggetti. E noi li percepiamo come esistenti a una certa distanza l’uno dall’altro, come se interagissero in una sorta di onda, di processo temporale. In realtà, non avviene nulla di tutto ciò. La distanza, il tempo, il movimento, l’interazione, tutto questo è sovrapposto in una singola immagine integrale della natura dalla nostra percezione egoistica.

Quando osservo un oggetto, comincio a dividerlo in parti con il mio egoismo, a vedere la distanza tra queste parti, a dipingere la connessione tra gli oggetti. È così che lo percepisco perché sono costruito in questo modo.

E se fossi organizzato allo stesso modo di questo oggetto, integrale, globale e situato al di fuori del mio egoismo che divide ogni cosa e tratta tutto dalla posizione di quanto sia vicino o lontano da me l’oggetto, e quanto sia utile o dannoso questo fenomeno per me, allora non condividerei nulla.

Percepirei questi oggetti come un tutt’uno e non avrei alcuna distanza tra di loro, nessun tempo, né movimento, nessuna trasmissione di informazioni e tutto sarebbe istantaneo, in un unico posto.

Dipende tutto dalla persona. E fino a quando non si correggerà verso un sistema integrale, non sarà in grado di percepire correttamente il sistema della natura, dato che essa è integrale.
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Da KabTV “Close-Up. Human Genome” 17/7/11

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Se la scienza potesse garantire la longevità, dovremmo chiederci perché.

In un articolo pubblicato sull’edizione ebraica di Israel Hayom si legge che una ricerca condotta dall’ospedale RAMBAM e dal Technion – Israel Institute of Technology sostiene di aver scoperto che l’iniezione di una proteina chiamata Vascular Endothelial Growth Factor A (VEGF-A) apre le porte al ringiovanimento della pelle delle persone anziane e forse anche al ringiovanimento degli organi interni. Ammesso che ciò sia possibile e che la vita possa essere prolungata in modo significativo, se non addirittura indefinito, dovremmo chiederci per quale motivo, dal momento che senza un valido scopo nella vita non vorremmo continuare a vivere.

Non mi dispiacerebbe prendere una pillola del genere o fare un’iniezione che ringiovanisca il mio corpo. Ho dedicato gli ultimi quarant’anni della mia vita a diffondere il metodo della connessione in tutto il mondo, sperando di aiutare le persone a migliorare la loro vita. Non ho nulla da rimproverarmi per ciò che ho realizzato, ma a giudicare dallo stato del mondo, c’è ancora molto lavoro da fare, quindi sarei felice di avere un altro paio di decenni per continuare i miei sforzi.

Questo non vale solo per me. Ogni persona che ha la possibilità di far progredire il benessere e la felicità dell’umanità deve desiderare questo dono, perché le consente di aumentare il bene che apporta.

Nel complesso, però, non mi sembra che le persone vogliano prolungare la propria vita oltre un certo limite. Perché? Coloro che hanno raggiunto gli anni d’oro sono in genere abbastanza tranquilli riguardo alla loro vita e all’avvicinarsi della fine.

L’unica ragione per la ricerca frenetica di una fonte di giovinezza è la vendita a scopo di lucro. Forse alcune persone sono veramente interessate a trovare questa fonte di vita eterna, ma io non ho ancora visto nulla di buono. Pertanto, non posso dire che se un articolo del genere venisse prodotto, sarebbe molto richiesto.

Non c’è dubbio che la scienza possa semplificare la vita, renderci più sani e longevi. Ma per quale fine? Poco più di cento anni fa, le persone vivevano in media circa quarant’anni. Ora vivono il doppio, ma cosa ha guadagnato l’umanità? La popolazione è quadruplicata, il suolo è inquinato, l’aria pure e lo stesso vale per l’acqua. Cosa abbiamo guadagnato grazie ai nostri quarant’anni in più? Cosa guadagneremo, se guadagneremo altri quarant’anni?  Cosa saprà la gente a centoventi anni che non sa a ottanta?  La paura della morte di per sé non giustifica il prolungamento della vita all’infinito.

Sebbene non ci sia alcun significato in una vita senza fine, la paura della morte ha uno scopo. Ci spinge a cercare il senso della vita.

Quando cerchiamo lo scopo della nostra esistenza, scopriamo che non ha nulla a che fare con il prolungamento dell’esistenza del nostro corpo fisico. Inoltre, finché tutto ciò che vogliamo è ottenere piaceri edonistici, pensando solo a noi stessi, la vita non sarà mai eterna. A un certo punto, ci stancheremo dell’infinita autoindulgenza e cercheremo un significato più profondo della vita o semplicemente ci stancheremo di inseguirla. In quest’ultimo caso, la nostra passione si ridurrà gradualmente, la nostra voglia di vivere si affievolirà e noi deperiremo fino a morire, con o senza un elisir che ci garantisca l’eternità.

La nostra vita è come una coppa che riempiamo di soddisfazioni. Quando la coppa è colma, non può più entrarvi nulla e la nostra vita finisce.

In alternativa, quando desideriamo aiutare gli altri a riempire le loro coppe, diventiamo dei canali che trasmettono vitalità agli altri. Pensate alla soddisfazione che prova una madre quando vede il suo bambino apprezzare il cibo che ha preparato per lui o un nuovo regalo che gli ha comprato. La gioia della madre è molto più intensa e gratificante di quella del figlio. Anzi, la sua gioia le dà il carburante per dare sempre di più.

Questo infinito dare, questa infinita effusione di gioia che uno può dare a un altro, non ha confini. Esattamente quello che prova la madre con il suo bambino, noi possiamo sentirlo con tutta l’umanità. E poiché non ha confini, è eterno. Esattamente come l’energia della madre deriva dalla gioia che ha dato al suo bambino, perché il dare genera una vitalità infinita, genera vita eterna. Questo è il significato di eternità. Il donare, in breve, è la fonte della giovinezza che gli scienziati stanno cercando. È l’unica cosa che non muore mai e non si riempie mai fino all’orlo.

La natura é desiderio

Uno scienziato rivela tutto nella scienza non con la mente, rivela tutto nelle sensazioni (Vladimir Vernadsky).

Il mio commento: Sì, un individuo è un essere senziente. L’uomo è un desiderio. In generale, tutta la natura è un desiderio. Noi studiamo le relazioni e le connessioni tra i diversi desideri e quindi, alla fine, dobbiamo parlare di sensazioni.

Non importa quanto vogliamo metterlo in formule e correlazioni – l’inizio, la fine, il centro della formula che connette l’inizio e la fine, le varie proprietà, gli stati, ecc. – stiamo ancora parlando di ciò che sta accadendo al soggetto in questione.

Tutta la materia è il desiderio di essere riempita, di godere, di mettersi in equilibrio con l’ambiente, con il proprio stato interiore. Di conseguenza, si parla ancora di desiderio sia a livello inanimato, vegetativo, animato sia a livello umano.

Eppure è necessario capire che il desiderio è un problema. Non è che io voglia qualcosa e basta. Per esempio, il desiderio degli atomi è di mantenere la loro struttura: devi fare grandi sforzi per spezzare questi desideri. La natura è solo un desiderio.

Pertanto, quando Vernadsky parlava di sentimenti, del fatto che tutta la nostra natura è circondata da un pensiero enorme, da un’idea, da un desiderio e una noosfera, allora, naturalmente, stava parlando di raggiungere il programma della materia che esiste intorno ad essa. Questa è la predestinazione dell’uomo.

Commento: Riguardo al nostro tempo, Vernadsky scrisse: “Ci sarà molto orgoglio, ristrettezza di coscienza e durezza di cuore finché un uomo non dimenticherà se stesso in un unico grande sentimento d’amore”.

La mia risposta: Sì, finché un uomo non si eleva al di sopra di se stesso nella proprietà dell’amore. Allora gli sarà rivelato l’universo generale, il piano generale, l’intero programma della creazione, il suo intero percorso e ciò verso cui ci stiamo dirigendo.

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Da KabTV. “Close-Up.” Profeta” 23/11/11

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Il Large Hadron Collider può rivelare più particelle, non i segreti dell’esistenza

Il 5 luglio, dopo oltre tre anni di lavori di aggiornamento e manutenzione, “i rivelatori del Large Hadron Collider (LHC) hanno attivato tutti i sottosistemi e hanno iniziato a registrare collisioni ad alta energia all’energia senza precedenti di 13,6 trilioni di elettronvolt”, riporta il sito web del CERN. Appena un giorno dopo, la Reuters ha dichiarato con tono gioviale che “gli scienziati che lavorano con il Large Hadron Collider (LHC) hanno scoperto tre particelle subatomiche mai viste prima”. Alcuni anni fa, quando l’LHC ha osservato per la prima volta la particella del Bosone di Higgs, essa è stata definita la scoperta della particella “Dio”, il legame tra energia e massa.

Ma la particella del Bosone di Higgs non ha risposto a tutte le nostre domande, e nemmeno queste tre nuove particelle lo faranno. Giocattoli costosi non ci daranno le risposte alle nostre domande fondamentali. Se vogliamo scoprire i segreti della creazione, dobbiamo usare un metodo completamente diverso da quello di far scontrare le particelle tra loro a velocità strabilianti. Questo metodo può aiutarci a scoprire nuove particelle, ma non la forza che le crea.

La forza che crea tutte le particelle e tutte le cose in natura si trova all’interno della natura stessa. Per scoprirla dobbiamo ricorrere a un principio chiamato: “Equivalenza della forma”. Equivalenza della forma significa che potete rilevare qualcosa solo se anche voi avete quello stesso qualcosa dentro di voi. Può trattarsi di una forza, di una proprietà o di una qualità, ma se non l’avete dentro di voi, non potrete rilevarne l’esistenza al di fuori di voi.

È così che funzionano i nostri sensi. La lunghezza del condotto uditivo, ad esempio, determina le frequenze che sentiamo. I neonati sono più sensibili ai suoni acuti rispetto agli adulti perché i loro canali uditivi più corti rilevano lunghezze d’onda più brevi, ovvero frequenze più alte. In altre parole, le frequenze che hanno una lunghezza pari a quella del condotto uditivo sono quelle che sentiamo. Gli altri sensi funzionano in modo diverso, ma secondo lo stesso principio di creare una somiglianza tra i fenomeni esterni e i loro rilevatori nel nostro corpo.

Di conseguenza, se vogliamo scoprire i segreti della creazione, dobbiamo costruire in noi gli “organi sensoriali” per rilevarli. Può sembrare complicato, ma comprenderlo è piuttosto semplice. Il segreto della creazione è l’equilibrio tra i due estremi della realtà. Possiamo chiamarli positivo e negativo, attrazione e rifiuto, caldo e freddo, vita e morte, inverno ed estate, amore e odio, dare e ricevere, o qualsiasi altro nome che descriva due opposti.

Per sostenere la vita è necessario un equilibrio tra le due forze. Senza di esso, una forza prenderebbe il sopravvento e distruggerebbe tutto. Per esempio, la luna resta ad una distanza fissa dalla Terra, perché esiste un equilibrio tra le forze che la spingono lontano dalla Terra e le forze gravitazionali che la attirano verso di noi. Se questo equilibrio si alterasse, la luna andrebbe alla deriva nello spazio o si schianterebbe contro la Terra.

Attualmente non riusciamo a capire la vita come è veramente perché siamo governati da una sola forza: la ricezione. In noi c’è a malapena un dare e quel poco che c’è è impotente di fronte alle forze narcisistiche che dominano l’umanità.

Come è evidente, stiamo portando l’umanità verso la distruzione o una grande calamità. Ciò che è meno noto, tuttavia, è che ci stiamo comportando in questo modo a causa dello squilibrio che c’è in noi tra il positivo e il negativo. Se riuscissimo a riequilibrarli, non solo ristabiliremmo l’equilibrio nel sistema planetario, ma scopriremmo molto di più di quanto possiamo vedere oggi, molto di più di quanto possa scoprire l’LHC, poiché la nostra intera percezione della realtà cambierebbe.

In questo momento, percepiamo il mondo intero come se fosse guidato da impulsi egoistici. Ma non è così. È guidato da spinte sia egoistiche che altruistiche, altrimenti non esisterebbe, come nell’esempio della luna e della Terra. Anche se i minerali, le piante e gli animali vogliono tutto per se stessi, come noi, la natura limita l’intensità dei loro impulsi a un livello che non altera l’equilibrio. In altre parole, gli animali mantengono l’equilibrio tra positivo e negativo attraverso la limitazione del negativo in loro da parte della natura.

Gli unici il cui egoismo è illimitato sono gli esseri umani. Pertanto, siamo gli unici a turbare l’equilibrio della Terra. Ancora peggio, dato che non abbiamo nessuna forma di dazione genuina dentro di noi, non possiamo rivelare la sua esistenza all’esterno, non abbiamo un’equivalenza della forma con quella qualità in natura. Di conseguenza, stiamo distruggendo il nostro habitat e non comprendiamo il mondo in cui viviamo.

Il telescopio più potente e il microscopio più potente non rileveranno ciò che richiede proprietà diverse per essere rilevato. Per comprendere la realtà, non abbiamo bisogno di macchine più potenti che schiaccino le particelle l’una contro l’altra. In realtà, non abbiamo bisogno di schiacciare nulla.  Al contrario, dobbiamo coltivare in noi la qualità opposta alla frantumazione, la qualità della costruzione, della positività piuttosto che della negatività. Allora non avremo bisogno di giocattoli mastodontici come il Large Hadron Collider, perché scopriremo cosa fa funzionare davvero il nostro mondo.

Didascalia foto:
Una veduta generale dell’esperimento Large Hadron Collider (LHC) durante una visita riservata ai media presso l’Organizzazione per la Ricerca Nucleare (CERN) nel villaggio francese di Saint-Genis-Pouilly, vicino a Ginevra, in Svizzera, 23 luglio 2014. REUTERS/Pierre Albouy

E se tornassimo indietro nel tempo?

La rivista dell’Università di Cambridge ha annunciato che i ricercatori di Cambridge hanno trovato un modo per “riportare indietro  di 30 anni le cellule epiteliali umane”. Il corpo della notizia è un po’ meno promettente, e spiega che i ricercatori sono stati in grado di “ripristinare in parte la funzione delle cellule più vecchie, oltre a rinnovare l’età biologica”, e che “in esperimenti che simulavano una ferita cutanea, le cellule parzialmente ringiovanite mostravano segni di comportamento più simile alle cellule giovanili”.  Anche se i ricercatori credono che “i risultati potrebbero prima o poi rivoluzionare la medicina rigenerativa,” io non ne sono convinto.  Inoltre, se dovesse succedere, sarebbe contro la natura e scontrarsi con la natura non è mai consigliabile. 

La rigenerazione delle cellule potrebbe aiutare per alcune ferite o problemi medici, ma non funzionerà per il corpo intero.  Non siamo in grado di ringiovanire di trent’anni, e qualsiasi tentativo di farlo porterà a malfunzionamenti e malattie che ci impediranno di farlo. 

Inoltre, non vorrei sottopormi a una simile pratica perché non credo che ricominciare da capo sia una grande idea. Possiamo pensare che le esperienze acquisite nel corso degli anni ci aiutino se torniamo giovani, ma non è così; non saremmo più saggi.

I nostri corpi non sono destinati a vivere per sempre. Sono qui per servire come veicoli con lo scopo di raggiungere molto di più dell’esistenza fisica. La vita reale non esiste nei limiti del corpo ma nelle connessioni tra le persone, connessioni su ogni livello: corporeo (che abbiamo già), mentale (che abbiamo parzialmente) e spirituale (che non abbiamo). 

Dato che la vita spirituale riguarda le connessioni tra i cuori delle persone, dove i loro desideri e aspirazioni si intrecciano e si percepiscono senza parole, non sono limitati al corpo o al tempo.  Non c’è bisogno di tornare indietro perché, fin dall’inizio, non c’è un “indietro”.

Essere in grado di ringiovanire le nostre cellule significa continuare a vivere nella paura perpetua della morte e della sofferenza. Ci confina nel nostro ego e ci tiene imprigionati nel nostro corpo. Essere in grado di connettersi con tutta la realtà a livello spirituale significa che ci siamo elevati al di sopra del nostro ego e abbiamo superato le suddivisioni che ci fanno sentire separati.

Per una persona tale, il tempo fisico è irrilevante.  Esiste invece un flusso eterno di desideri e sensazioni che formano costantemente nuove connessioni e nuove esperienze. 

Per salire a questo livello, dobbiamo invertire l’attenzione, passando dalla cura del nostro ego alla cura e al miglioramento delle nostre connessioni con gli altri. Se lavoriamo su questo con persone simili a noi, saremo in grado, progressivamente , di innalzare queste connessioni a un livello in cui il corpo diventa irrilevante e le persone iniziano a sentire gli altri al di là della loro posizione o presenza fisica. 

Una volta che raggiungiamo questo con un’altra persona, lo replichiamo con tutti e tutto; possiamo scoprire una parte della realtà della quale non eravamo a conoscenza. In quel momento, ci eleviamo al di sopra del tempo. Ne consegue che, sorprendentemente, la chiave per raggiungere l’immortalità, non  si trova nella biologia, ma nelle connessioni tra di noi.

Credit: Wikimedia commons