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Vaiolo delle scimmie: il nuovo virus in città?

Non abbiamo finito di affrontare un virus che ne arriva un altro. Il vaiolo delle scimmie, un cugino solitamente lieve del virus mortale del vaiolo, esiste dal 1958. Finora, però, era endemico soprattutto in Africa. Ora, come ogni cosa al giorno d’oggi, è diventata una minaccia globale. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “ci sono ora un totale di 131 casi confermati di vaiolo delle scimmie… in 19 Paesi”. Tuttavia, l’OMS afferma anche: “Sebbene l’epidemia sia insolita, rimane “contenibile””.

Non sono sicuro che questo sia l’inizio di una nuova pandemia, anche se gli esperti non pensano che lo sia. In ogni caso, se non questa minaccia, un altro pericolo verrà dalla natura per aumentare la nostra sensibilità verso il modo in cui ci tratta.

Niente è più potente della natura stessa. A questo proposito, il grande pensatore e cabalista del XX secolo Baal HaSulam scrive nel suo saggio “La pace” che Dio e la natura sono sinonimi. Allora, cosa vuole Dio, o la natura, da noi? Perché sta punendo tutta l’umanità con gli stessi colpi nello stesso momento e perché sta accadendo proprio ora?

La risposta a queste domande viene dal nostro stesso comportamento. Il fatto che così tante persone si pongano queste domande molto serie è esattamente ciò che la natura “vuole” ottenere, se così si può dire. Ma perché la natura ci impone tutte queste limitazioni? Perché ci fa temere di avvicinarci ad altre persone per paura di essere contagiati? Proprio perché quando non abbiamo paura di avvicinarci gli uni agli altri, lo facciamo per farci del male o per usarci a vicenda, o per entrambe le cose.

La natura continuerà a sferrare colpi inaspettati finché non ci renderemo conto che la radice del problema non è nel regno animale, ma nei mali sociali della società umana. La nostra estraneità e il nostro odio reciproco stanno facendo ammalare i nostri corpi, le nostre menti e il mondo che ci circonda. Questa è la grande lezione che la natura sta cercando di insegnarci attraverso le sue calamità.

Poiché il mondo è un unico sistema connesso, tutto ciò che facciamo, diciamo o pensiamo si ripercuote sul mondo intero. L’alienazione e l’aggressività che dominano le relazioni umane permeano il resto dei livelli della natura e producono effetti negativi. Producono non solo nuove malattie, ma anche disastri naturali di ogni tipo. Tuttavia, esse sono in realtà il riflesso del nostro atteggiamento ostile verso l’altro e verso la natura, poiché sono influenzate dall’unico elemento malato dell’ecosistema globale: il genere umano.

Se vogliamo evitare che future piaghe ci flagellino, dobbiamo affrontare il problema alla radice: le relazioni dannose tra di noi e tra noi e la natura. Se smettiamo di nutrire pensieri negativi gli uni verso gli altri, smetteremo di diffondere la negatività nell’ecosistema globale.

Per raggiungere questo obiettivo, non dobbiamo concentrarci sulla negatività dei nostri pensieri, ma creare un’atmosfera positiva e di sostegno per tutte le persone. Se ci concentreremo sul contributo di ogni nazione e di ogni persona alla società e se le persone impiegheranno le loro capacità e i loro talenti per il bene comune, cambieremo l’atmosfera che ci circonda e smetteremo di far trasudare costantemente cattiveria nel mondo.

Questo, a sua volta, fermerà la produzione di agenti nocivi da parte della natura nei confronti dell’uomo.

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Provette etichettate “virus del vaiolo delle scimmie positivo e negativo”. Illustrazione del 23 maggio 2022. REUTERS/Dado Ruvic

La depressione arriva presto

Il centro di ricerca Our World in Data, con sede a Oxford, ha recentemente pubblicato un studio da cui emerge che in molti Paesi “la depressione viene diagnosticata in età precoce rispetto al recente passato”. Lo studio ha rilevato che in Danimarca, ad esempio, nel 1996 la percentuale più alta di persone a cui veniva diagnosticata la depressione aveva un’età di circa cinquant’anni. Vent’anni dopo, nel 2016, la percentuale più alta di persone a cui veniva diagnosticata la depressione era di ventiquattro anni. Mentre il centro di ricerca ha attribuito la diagnosi di età più giovane alla crescente disponibilità a “cercare un trattamento per le condizioni di salute mentale”, altri ricercatori hanno trovato ragioni diverse per il calo di età nella diagnosi. 

In effetti, stiamo vivendo in tempi speciali. In passato, le persone erano più legate alla terra, al suolo. Oggi tutto è artificiale. Nasciamo e viviamo dentro le mura degli ospedali, poi dentro le mura di casa, poi le mura di scuola, e poi le mura dell’azienda.  Di conseguenza, siamo diversi dalle generazioni precedenti, e il nostro approccio verso la vita è anch’esso diverso.

Per prevenire la depressione è necessario investire costantemente con il giusto approccio, poiché le persone non sono più adattate a una vita naturale. L’investimento non è di tipo finanziario. Dobbiamo piuttosto costruire un involucro che funga da mediatore tra la nuova generazione e la realtà in cui essa vive. Tale involucro dovrebbe preparare le persone alla vita a tutti i livelli, personale, sociale e ambientale. Devono imparare a comunicare e a connettersi tra loro e con la natura. Altrimenti si perderanno, come sta già accadendo.

In passato le persone vivevano più all’’aria aperta di quanto non facciano oggi. Comunicavano con altri individui e gran parte della loro vita prevedeva l’interazione con gli altri. Oggi fanno tutto online e al chiuso, l’esterno e le altre persone sono sconosciuti.  Dobbiamo farli familiarizzare con il mondo esterno, far sì che passino meno tempo da soli e con i loro telefoni o computer portatili e che comunichino invece con gli altri membri della famiglia, con gli amici, con gli amici veri, con quelli in carne e ossa e con gli animali.

I progressi tecnologici degli ultimi decenni ci hanno avvolto di gadget e ci hanno disconnesso dalle persone. Anche il nostro cibo non è vero cibo e non lo produciamo, ma lo riscaldiamo solo in un microonde digitale.

Non dobbiamo rinunciare alla tecnologia; occorre semplicemente aiutare le persone a bilanciare le loro vite. Il fattore chiave per ristabilire l’equilibrio è la connessione umana, costruttiva, positiva e solidale. Se le persone scoprono che i legami con gli altri le gratificano in un modo che la tecnologia non è in grado di offrire, li alimenteranno.

Oggi le persone sentono soprattutto che i loro legami con gli altri sono competitivi, ognuno cerca di superare gli altri, di fare meglio di loro e in generale di superarli. Questo è molto faticoso, quindi le persone si rivolgono naturalmente a un ambiente meno competitivo e aggressivo: quello digitale. Se le persone avessero esperienze positive nelle relazioni con gli altri, se sentissero che gli altri le approvano, le apprezzano e accolgono la loro compagnia, non avrebbero motivo di ritirarsi in un ambiente virtuale.

Inoltre, i legami con le altre persone possono dare loro ciò che nessuna tecnologia può dare: un senso alla vita. La vita diventa importante e significativa solo nella connessione con gli altri.  La dazione e ricezione reciproca danno significato e scopo a ogni cosa che facciamo. Quando facciamo qualcosa per un’altra persona, questa rimane. L’atto assume una vita propria, un nuovo significato, e influisce sulla nostra vita e su quella delle altre persone coinvolte in modi che non possiamo prevedere. Quando facciamo qualcosa online, con noi stessi, il nostro atto si perde nella nuvola digitale e ci fa sentire vuoti e insignificanti.

Pertanto, se vogliamo curare la depressione, dobbiamo trovare il modo di incoraggiare le persone a uscire, a comunicare e a entrare in contatto con altre persone. Questo darà loro gioia, soddisfazione e un senso, e il senso della vita previene la depressione.

Evasione totale

Ho già condiviso con voi che ricevo costantemente delle email da persone che pongono domande alle quali non hanno risposta. Un fisico mi ha posto la seguente domanda: “Ultimamente ho notato che le persone sono angosciate. È in aumento la richiesta di prescrizioni per antidepressivi; le persone vivono la vita con un senso di insicurezza e a parte i farmaci, non ho nulla da offrirgli. Si sono rivolti ad istruttori e formatori ma tutto sembra invano. Quindi dottor Laitman,  la domanda che le rivolgo è la seguente: a cosa possono aggrapparsi per procedere nella vita?”

Posso capire perché le persone si sentano così. Per milioni di anni la vita delle persone è cambiata di pochissimo. Vivevano in piccole città o villaggi, avevano un mestiere o un pezzo di terra da coltivare, conoscevano il contesto in cui vivevano e le persone che lo abitavano. Erano vicino alle loro famiglie, si sposavano senza allontanarsi troppo dalla propria città o villaggio e in questo modo tutti avevano lo stesso tipo di vita, di cultura e di tradizioni. Le persone sapevano cosa aspettarsi. Le loro vite erano dure ma  avevano in qualche modo una direzione, avevano dei valori chiari e questo dava loro un senso di tranquillità, esattamente ciò che manca oggi alla gente.

Oggi la vita materiale è molto semplice ma le persone si sentono perse perché non comprendono il mondo che li circonda. Non vivono più in piccoli villaggi perché il mondo è diventato un villaggio globale. Anche gli agricoltori non riescono a lavorare la terra senza i macchinari e semenze provenienti da altri paesi ed il prezzo del loro raccolto dipende dai mercati mondiali delle materie prime. In altre parole un agricoltore deve intendersi anche di sistemi globali di approvvigionamento, dei mercati della domanda e dell’offerta, di clima e di carburanti. C’è bisogno di una connessione a internet, di contratti con società di spedizione e di fornitura, e di contabili per capire il proprio bilancio. C’è da meravigliarsi se la gente si sente persa?

Poiché si sentono così e non trovano risposte, non hanno altra scelta se non provare a dimenticare. Sognano il momento in cui potranno allontanarsi da tutto. Si dedicano a passatempi, giocano con il computer e si sfiniscono nello sport. Viaggiano, vanno in vacanza e meditano. Bevono e fanno uso di sostanze stupefacenti, si convertono e diventano estremisti e fanno tutto ciò che è in loro potere per evitare di confrontarsi con la loro incapacità di gestire il mondo in cui vivono. Nello sforzo che fanno per sopprimere il loro disorientamento, si rifugiano nell’evasione totale.

Tutto ciò che abbiamo costruito, l’industria dell’intrattenimento, gli sport professionali e amatoriali, lo shopping, il turismo e l’arte, l’abbiamo costruito al fine di non pensare alle nostre vite.

Ma abbiamo esaurito il carburante. Abbiamo consumato le energie, sia le nostre che quelle che riusciamo ad estrarre dalla terra, e stiamo anche rimanendo a corto di idee per continuare ad evadere. Presto rimarranno solo due possibilità: una guerra che annichilisce tutto oppure imparare a conoscere il mondo in cui viviamo.

Se assumiamo di scegliere la seconda, dovremmo imparare come tutti noi ci influenziamo l’un l’altro, come siamo collegati nel mondo e come siamo dipendenti l’uno dall’altro. Di conseguenza, ci renderemmo conto che dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro. E se, al quel punto, non lo facessimo, dovremmo riconoscere che tale atteggiamento è dannoso per gli altri e dannoso per noi.

Solo quando accetteremo che il mondo è definitivamente cambiato e che noi dobbiamo accettare i cambiamenti ed accogliere la connessione con l’intera umanità, saremo in grado di raccogliere i benefici del progresso e sentirci a nostro agio sia fisicamente che dal punto di vista emozionale.

Stima della Giornata Mondiale della Salute: il pianeta è malato

Non c’è molto da festeggiare nel giorno della salute, designato  il 7 Aprile dalle Nazioni Unite.  Vecchie malattie una volta considerate eradicate, come la poliomielite, stanno ritornando in diversi continenti, e dopo due anni dall’inizio del Covid-19, siamo ancora alle prese con la pandemia. 

Quest’anno il tema dell’evento dell’ONU era:  “Il nostro pianeta, la nostra salute”. È stato incentrato sull’interdipendenza tra tutti i livelli della natura e la nostra salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che più di 13 milioni di morti in tutto il mondo ogni anno sono causati da problemi ambientali. Infatti, il cambiamento climatico è collegato a malattie come il cancro, l’asma, i problemi di cuore, le epidemie e altre.

Possiamo continuare a contare i decessi e lamentarci dello stato del mondo ma non cambierà nulla fino a quando non ammetteremo che i sistemi sanitari globali hanno fallito. La nostra principale preoccupazione dovrebbe essere interrogarsi su come l’umanità abbia raggiunto un punto così basso nonostante tutti i progressi scientifici che avrebbero dovuto assicurare una buona vita a tutti.

L’umanità ha dato vita a sistemi sanitari basati sulle proprie caratteristiche egoistiche e malintenzionate. Quindi non possiamo aspettarci che dal male nasca il bene.   Il male al quale ci riferiamo qui sono gli attributi egoisti, egocentrici radicati nell’umanità. I sistemi sanitari, come tutti i sistemi della società, dipendono da come viene gestito il denaro e dalla volontà delle persone di farli funzionare correttamente. Molte organizzazioni internazionali che dovrebbero garantire uno stato migliore dell’ambiente e della salute globale, anziché promuovere questi obiettivi, si preoccupano soltanto di accumulare sostegno economico e di fare viaggi lussuosi tra una conferenza e l’altra, senza ottenere alcun vero risultato o compiere azioni per migliorare la situazione.

Quindi non c’è da meravigliarsi per il fatto che non solo non siamo in grado di affrontare efficacemente le pandemie, ma anche vecchie malattie, che si pensava fossero state virtualmente sradicate, stanno riemergendo. Può darsi che ci sia un periodo di incubazione di centinaia di anni in cui una malattia ritorna e noi non siamo consapevoli di questo processo, ma non saremo mai in grado di sterminarle definitivamente se continuiamo a creare le condizioni favorevoli per la loro diffusione.

Ogni malattia, in particolare quelle scoperte negli ultimi decenni, deriva dallo squilibrio mentale, psicologico e biologico tra la persona e l’ambiente e tra gli esseri viventi. Fino a quando non aggiusteremo questo squilibrio, non potremo eliminare le cause delle malattie. 

Come esseri umani, dobbiamo capire che lo stato della natura dipende dalle relazioni tra di noi.   Abbiamo prove visibili del nostro impatto negativo sulla natura, ma l’interconnessione è ancora più profonda.  Dobbiamo affrontarlo, cambiare i nostri atteggiamenti ed essere disposti ad adattarci all’integrità della natura. Questo significa che dobbiamo prendere solo ciò che è necessario per la sopravvivenza e preoccuparci del buon funzionamento dell’intero sistema, invece di considerare solo i calcoli egoistici e afferrare tutto ciò che possiamo senza alcun riguardo per le conseguenze.

Ci si potrebbe chiedere come siano connessi  le relazioni umane e ciò che avviene in natura.  In natura esistono quattro livelli: inanimato, vegetale, animale e umano. Tutti, tranne l’uomo, esistono secondo le leggi di reciprocità ed equilibrio della natura.  Gli altri livelli non hanno alcuna libera scelta; agiscono istintivamente prendendo solo ciò che serve per la loro sopravvivenza. Al contrario, il livello umano è l’unico che commette atrocità sulla Terra e contro gli altri intenzionalmente, coscientemente, per il gusto di fare del male. Tutte le reazioni negative che riceviamo dalla natura  sono semplicemente una conseguenza delle nostre azioni.  Per dirlo in maniera semplice, siamo noi che provochiamo questi colpi. 

Se cerchiamo di costruire un sistema armonioso di relazioni umane, tutta la natura sarà equilibrata, compresa l’umanità. Quando sentiremo quanto siamo dipendenti da tutti e ognuno agirà con preoccupazione per gli altri individualmente e collettivamente, come con una mente comune e come un unico corpo, l’antico proverbio “Mente sana in un corpo sano” diventerà una realtà.

Il virus è fatto dall’uomo?

Domanda: Molte persone credono che il coronavirus sia stato creato dall’uomo e diffuso dall’uomo stesso poiché siamo diventati noncuranti e arroganti, abbiamo creato così tanti laboratori e ora non sappiamo come controllarli. O è stato il Creatore a mandare il virus per purificarci un po’?

Risposta: Non importa da dove sia arrivato, se creato dall’uomo o mandato dall’alto. È la stessa cosa, è fatto da una singola forza chiamata Creatore, dentro la quale noi esistiamo.

Domanda: Una volta hai detto di essere grato per la diffusione del virus sulla terra. Non capisco ancora, per quale motivo?

Risposta: Prima di tutto perché ci porta a riflettere un po’, ci rende più contenuti, rende chiaro che non possiamo sempre controllare ogni cosa nella nostra vita: c’è qualcosa al di fuori di noi, al di sopra di noi e malgrado noi. Il virus, per così dire, educa un po’ l’umanità.

 

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From KabTV’s “Meetings with Kabbalah” 1/5/22

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La dieta non riguarda la forza di volontà

Fin dal primo momento della nostra esistenza, la vita ci offre difficoltà e ostacoli. In effetti, tutta la nostra vita è una serie di sforzi per superare gli ostacoli. Quando la nostra forza per superarli viene meno, noi moriamo.

Essendo egocentrici per natura, siamo portati a fare solo ciò che vogliamo. Fino a quando vogliamo qualcosa, avremo la forza di superare gli ostacoli per ottenerlo. Ma quando dobbiamo andare contro la nostra volontà, è allora che iniziano i problemi. Per esempio, nessuno vuole alzarsi la mattina e andare a lavorare, anche se lavoriamo da casa. Dobbiamo ricordare a noi stessi che abbiamo una famiglia di cui occuparci, un mutuo o un affitto da pagare e altri incentivi simili che, alla fine, ci fanno alzare dal letto.

Lo stesso vale per il cibo. Nessuno vuole essere a dieta; vogliamo mangiare quello che vogliamo, quando vogliamo e quanto vogliamo. Possiamo anche volere sentirci bene e avere un bell’aspetto, ma se il desiderio di queste due cose non è così forte come la voglia di dolci e carboidrati, non saremo in grado di resistere e persistere nella dieta. In altre parole, interrompiamo una dieta non per mancanza di volontà, ma per indecisione su quale obiettivo sia più importante.

Per avere successo con una dieta, come con qualsiasi altra cosa nella vita, dobbiamo prima determinare perché ne abbiamo bisogno. Se non capiamo i benefici di essere magri, leggeri e sani, non troveremo mai la determinazione di mangiare cibi sani e di attenersi a mangiare cibi sani in quantità sane.

È una lotta costante per dirigere le voglie, mettere in dubbio ciò che vogliamo, aggiustare le nostre intenzioni e obiettivi e rafforzarli dove diventiamo deboli. Non ci concentriamo sul desiderio in sé, ma aumentiamo l’importanza dell’obiettivo: essere sani e belli.

Il modo migliore per aumentare il desiderio di qualcosa è quello di circondarsi di persone il cui obiettivo è lo stesso del nostro. Insieme, possiamo rafforzarci e incoraggiarci a vicenda quando uno di noi diventa più debole.

Inoltre, se ci concentriamo sull’incoraggiare gli altri a raggiungere il nostro obiettivo comune, non ci concentreremo sulle nostre debolezze e l’incoraggiamento che diamo loro tornerà a noi come forza supplementare.

Lo scopo della vita va al di sopra di quello di mantenere un bel fisico. Il suo scopo è quello di elevare il nostro spirito al di sopra dell’esistenza materiale e portarci in un nuovo ed ampio regno della percezione.

Siamo destinati a rivelare le nostre connessioni a livelli molto più profondi e significativi di qualsiasi impegno mondano. Lo scopo della nostra vita è quello di sperimentare tutta l’umanità come un unico organismo le cui cellule, che siamo noi, si conoscono e sentono l’un l’altro con la stessa chiarezza e vivacità con cui sentono il proprio corpo, se non di più.

Ma il percorso per raggiungere questa percezione è esattamente lo stesso che usiamo per perdere peso. Se ci circondiamo di persone che cercano il nostro stesso obiettivo sublime, ci incoraggeremo e ci sosterremo a vicenda lungo il cammino, così raggiungere quell’obiettivo diventerà facile e veloce. Se cerchiamo di raggiungere l’obiettivo da soli, non avremo alcuna possibilità, come con una dieta.

Vivere o non vivere, questo è il problema

“Essere, o non essere, questo è il problema”, meditava il principe Amleto nella cosiddetta “scena del convento” dell’opera teatrale di William Shakespeare Amleto. Ogni anno, in tutto il mondo, circa 800.000 persone rispondono negativamente a questo quesito e si tolgono la vita. Peggio ancora, il suicidio è una delle principali cause di morte tra i giovani. Perché le persone, soprattutto i giovani, si tolgono la vita? È possibile rafforzare il loro desiderio di vivere?

Gli autori del Talmud hanno scritto: “Per due anni e mezzo, la Casa di Shammai e la Casa di Hillel hanno discusso. Da una parte dicevano: “È meglio che l’uomo non nasca affatto”, e dall’altra parte dicevano: “È meglio per l’uomo nascere piuttosto che non nascere affatto”. Essi conclusero: “È meglio per l’uomo non nascere, ma una volta nato occorre che ponga attenzione alle sue azioni» (Eruvin 13b). In effetti, se un alieno dovesse atterrare sulla Terra ed osservarci, probabilmente direbbe: “Questi patetici umani litigano, si ridicolizzano e si umiliano a vicenda e fanno tutto il possibile per rovinarsi la vita a vicenda. Non c’è da stupirsi che siano così depressi. Perché la natura ha creato esseri tanto miserabili?”

Il suicidio è la conseguenza estrema di una serie di problemi che affliggono le persone al punto da decidere di farla finita. Ma ancora prima che questi problemi diventino troppo difficili da gestire, ci spingono ad interrogarci sul senso della vita. Dopotutto, se la vita consiste solo nel cercare di sopravvivere tra un problema e l’altro, allora è davvero meglio non nascere affatto.

Il fatto è che quando iniziamo a fare domande sulla vita, o come hanno scritto i saggi, “poniamo attenzione alle nostre azioni”, iniziamo a crescere. Il dolore porta a uno sviluppo spirituale che ci eleva a regni che non avremmo mai sognato esistessero e non li avremmo cercati se non fossimo stati costretti dal dolore.

La chiave per questi nuovi regni sta nel promuovere connessioni positive tra le persone, nell’uscire dalla mentalità di alienazione e narcisismo che abbiamo nutrito così devotamente fino ad ora, per scoprire che quando simpatizziamo con gli altri, guadagniamo piuttosto che perdere.. Acquisiamo nuove prospettive e nuove idee, nuova saggezza e conoscenza e nuovi amici. Cambiando il nostro atteggiamento verso gli altri, cambiamo il nostro mondo.

Inoltre, scegliendo con chi legare, modelliamo e rimodelliamo il nostro mondo con ogni nuova conoscenza. In questo modo, nessun mondo è troppo duro per viverci, poiché possiamo sempre cambiare le persone con cui ci connettiamo e, così facendo, cambiamo il nostro mondo. Inoltre, non c’è fine alle intuizioni e alla conoscenza che possiamo acquisire poiché ci saranno sempre più connessioni di quante ne possiamo stabilire nel corso della nostra vita.

E soprattutto, quando ci connettiamo con altre persone, ci sintonizziamo con la realtà circostante, che è già connessa e avrebbe funzionato in perfetta armonia se noi umani non l’avessimo interrotta. Più sviluppiamo connessioni positive, che mirano a sostenere e nutrire piuttosto che deprimersi e opprimersi a vicenda, più espandiamo la nostra percezione della realtà. Scopriamo che la realtà che abbiamo conosciuto fino ad ora era solo un “corridoio” verso una percezione più profonda ed espansiva.

Se vogliamo che le persone non si tolgano la vita, dobbiamo dare loro una ragione per vivere. Quando le persone capiranno a cosa serve la vita, avranno uno scopo per affrontarne le prove e le tribolazioni. Come scrisse Nietzsche, “Chi ha un perché per cui vivere può sopportare quasi ogni come”.

Pertanto, il nostro compito oggi è rimodellare le nostre connessioni per rimodellare il nostro mondo. Il mondo riflette il nostro atteggiamento verso gli altri. Se trasformiamo insieme il nostro atteggiamento verso gli altri da offensivo e aggressivo a premuroso e altruista, anche la vita di tutti noi cambierà, passando da una battaglia persa ad un viaggio tranquillo e piacevole. Dipende davvero da noi.

Dal corpo alla mente

L’attuale ondata sta causando più confusione che mai. Se precedentemente gli esperti credevano che le vaccinazioni di massa fossero necessarie per poter ridurre la diffusione del virus, ora ci sono esperti che credono che dovremmo abbassare la guardia, dato che la variante attuale trasformerà la pandemia in una malattia endemica come il raffreddore comune.  Non so come andrà a finire e se finirà. In ogni modo, una cosa è chiara: la nostra sofferenza non finirà. Arriverà una nuova minaccia, che non influenzerà i nostri corpi, ma le nostre menti.

Per iniziare, l’intero problema è nella nostra mente.  Sono le nostre menti ad essere malate e fanno ammalare i nostri corpi e il resto del mondo. Per questo motivo, credo che le sofferenze future saranno più complesse, più sofisticate e più sottili. Non attaccheranno il nostro corpo, ma i nostri cervelli. Di conseguenza, inizieremo a pensare diversamente e vedere le cose in maniera diversa.

La malattia nella nostra mente ha a che fare con il nostro atteggiamento verso gli altri. Siamo così aggressivi verso gli altri che non possiamo fermarci anche quando sappiamo che stiamo danneggiando noi stessi nel percorso. C’è un aneddoto su un uomo, sopraffatto dalla  gelosia nei confronti del suo vicino. Un giorno, l’uomo trovò una lampada. Quando la strofinò, uscì un genio che gli promise di dargli tutto quello che voleva, ma con un avvertimento: “Qualunque cosa ti darò, ne darò il doppio al tuo vicino”. L’uomo geloso ci pensò per un po’ e alla fine disse al genio: “Toglimi un occhio”.

Questo è ciò che stiamo facendo noi ora.  La nostra mente cerca il predominio, il potere e la ricchezza, a spese degli altri.  Nel procedere, stiamo distruggendo la vera fonte di abbondanza che rende il nostro mondo vivibile. Siamo diventati così assorbiti dal sopraffare gli altri che non possiamo smettere di tentare di distruggerli anche quando alla fine significa distruggere noi stessi.

Questo atteggiamento sarà il bersaglio del nuovo virus che ci infetterà. Spero che accada prima piuttosto che dopo, ma non posso esserne certo. Quello che so è che quando arriverà, cominceremo a riconoscere il danno che abbiamo causato a chi ci circonda.

Purtroppo, impariamo solo attraverso il dolore. Solo i colpi ci aprono gli occhi per vedere che stiamo andando nella direzione sbagliata. Se usiamo il nostro intelletto per imparare più rapidamente, risparmieremo molto del dolore, ma dipende dalla nostra volontà di imparare. Per ora, purtroppo, non posso dire che siamo in fase di apprendimento.

Covid, cosa facciamo adesso?

Si avverte nell’aria, ne parlate con gli amici, il coronavirus sta scemando. Nonostante ci siano ancora casi di infezione nel mondo, in quasi tutti gli stati, rallentano le restrizioni, viene meno l’obbligo di indossare la mascherina e si riprende a viaggiare in aereo.

Gli ultimi dati pubblicati dai vari Ministeri della Salute sono in costante calo, incluso l’indice di contagio e la capacità ospedaliera. Sembra che in qualche modo l’attuale fardello Omicron sia sotto controllo. Sembra che la quinta ondata stia per finire e che possiamo letteralmente tornare a respirare entro breve tempo.

Comunque, sia che il coronavirus scompaia definitivamente o meno, è probabile che non ci libereremo del soffio della natura, così facilmente. Perché se non è questa variante, sarà un’altra variante oppure ci saranno nuovi problemi che non avremmo previsto. D’altronde, come possiamo vivere senza l’aiuto della natura?

Non che io speri che ci siano malattie e sofferenza ma fino a quando non assolviamo ai precetti che la natura ha stabilito per noi come società, non ci libereremo dai problemi, non saremo realmente liberi da limitazioni.

La pandemia attuale ed ogni crisi che conosciamo, sono la reazione della natura all’individualismo che taglia i legami tra noi e non ci permette di unirci in armonia con i vari aspetti della natura: altre persone, animali, piante e la natura inanimata. Quindi la natura continuerà a soffiare su di noi, più e più volte, fino a quando non ci riporterà sulla retta via.

Non posso ignorare le cose buone che ci ha portato il Covid. Ci siamo abituati a vivere la casa, a passare il tempo in famiglia e a condividere, abbiamo smesso di rincorrere attrazioni in giro per il mondo ed iniziato ad apprezzare la bellezza delle cose semplici intorno a noi, abbiamo infine, iniziato ad apprendere online.

Il Covid ha liberato la società Umana del grasso in eccesso; sono diminuiti i lavori non del tutto necessari, c’è meno “cultura” irragionevole, meno spreco assurdo e meno inquinamento. Ci è stato insegnato a vivere senza dover folleggiare a tutti i costi. Adesso, anche se il Covid sta diminuendo con una certa rapidità, dobbiamo continuare il cambiamento di vita che il virus ha innescato. Dobbiamo estendere il lavoro e mirare ad una vita buona e bilanciata e operare il cambiamento per scelta.

Prima di tutto dobbiamo provvedere a migliorare l’istruzione dei nostri figli, dobbiamo innalzare la consapevolezza sulla nostra natura umana, sulla natura del mondo e le connessioni che desideriamo tra di esse. In secondo luogo dobbiamo vedere come creare condizioni necessarie ad ogni persona e ad ogni famiglia. Capire come dobbiamo provvedere all’approvvigionamento di scorte di cibo vitali e come possiamo prepararci all’incombente crisi climatica ed altri disastri.

Siamo stati così impegnati a fronteggiare la pandemia del Covid e ora dobbiamo mettere al primo posto il risanamento della comunità. Dobbiamo usare questa boccata di ossigeno per guarire il vero morbo scoperto nella società e ricucire le relazioni tra di noi in ogni aspetto della vita.

La verità è che è importante risolvere i nostri problemi assieme, prima di occuparci di tutto ciò che abbiamo trascurato negli anni. Questo in sé sarebbe già un modo per risolvere una buona metà del problema. Il problema è l’assenza di una connessione umana di spessore tra di noi. La mancata connessione ci erode. Se adesso affrontiamo solamente le cose basilari e necessarie che servono a ristabilirci, probabilmente scopriremo che l’unica cosa che occorre è la connessione bonaria tra le persone, è il senso di fratellanza e di solidarietà. Un’intima connessione spirituale tra noi rivelerà una nuova vita e quando saremo vicini gli uni agli altri ci eleveremo ad un nuovo livello di esistenza.

In questo momento ci sono condizioni ottimali per un cambiamento sociale e profondo. In molti casi non abbiamo più la necessità di fare lavori fisici, di spendere soldi come se non ci fosse un domani e a volte neanche di dover uscire di casa. Con calma e passi prudenti, con pensiero equilibrato ed attento, possiamo trasformare i nostri stili di vita senza esperire situazioni drammatiche. Sono a nostro vantaggio anche la fatica, l’esaurimento, la debolezza e la mancanza di forze che spesso proviamo oggi. Ci invitano a mobilitare maggiori forze interne piuttosto che le connessioni esteriori tra noi. Forze spirituali che ci aiuteranno a creare una vita felice e soddisfacente per noi stessi.

Didascalia della foto:
La gente cammina di fianco a un cartello di controllo del COVID-19, durante la pandemia di Coronavirus (COVID-19) nel quartiere di Manhattan di New York City, New York, Stati Uniti, 20 gennaio 2022. REUTERS/Carlo Allegri

Un problema sistemico di depressione richiede una soluzione sistemica

La depressione è una condizione che è andata via via crescendo nel mondo industrializzato nel corso degli ultimi decenni, ma con la pandemia il problema è aumentato a dismisura, come i tassi di mortalità per abuso di sostanze, i suicidi e l’uso delle armi da fuoco. L’ansia è diventata un problema importante ma non sempre è possibile rivolgersi a medici specialisti, sia per l’elevato costo dei trattamenti o magari per la difficoltà di raggiungere personale specializzato oppure per entrambe queste circostanze. Una tale condizione richiede uno sforzo sistemico e concertato. Possiamo salvare molte vite e migliorare le condizioni di tantissime altre attraverso l’uso dei mass media per diffondere messaggi di conforto e dare consigli a persone in difficoltà.

Ovunque nel mondo le persone stanno sollevando domande critiche riguardo allo scopo delle loro vite. La loro incapacità di rispondere a tali domande, li lascia con un senso di inutilità e se non si ha uno scopo nella vita, si pensa che la vita sia senza scopo. Questa è la causa del desiderio di evasione espresso in una miriade di modi, dalla pratica degli sport estremi al fondamentalismo religioso, passando per l’abuso di sostanze fino al suicidio.

Per gli esseri umani, azioni come mangiare, bere, dormire ed accoppiarsi, non sono intrinseche al concetto di vivere. Esistere vuol dire vivere appieno il motivo per cui siamo stati messi al mondo. Se non conosciamo il motivo per cui siamo stati messi qui, non sentiamo di essere vivi, né che la nostra vita abbia valore e questo può portare a conseguenze orribili.

Se solo poche persone si trovassero in questa condizione, si potrebbero rivolgere a professionisti in grado di lenire il loro dolore fino a quando non trovano lo scopo nella vita. Ma quando sono in molti a vivere questa angoscia, il sistema viene travolto e sopraffatto e bisogna quindi cercare un nuovo approccio.  I media di ogni ordine e grado dovrebbero diffondere messaggi che possano aiutare a risolvere questa situazione, piuttosto che riempire le nostre teste di messaggi che ci inducono a fare shopping ed a svuotare i nostri portafogli e, cosa ancora più importante, a svuotare i nostri cuori.

Non è impossibile: la questione risiede nella risolutezza dei governi e nella comprensione da parte dei media che la situazione potrà presto sfuggire di mano. In uno stato di emergenza bisogna agire di conseguenza e noi sicuramente stiamo per varcare quella soglia.

Ci sono molti modi in cui i media possono alleviare la crescente infelicità della gente, ma tra tutti, il più efficace sarebbe quello di invertire la tendenza attuale,  cioè di montare le persone le une contro le altre e incoraggiarle invece ad avvicinarsi. Innumerevoli studi hanno dimostrato come la solidarietà e la coesione nella società aiutano a mitigare o anche a rallentare sia tante patologie che altrettanti problemi socioeconomici. Dunque se i media riservassero un “trattamento collettivo” pubblicando contenuti che incoraggiano le persone ad avvicinarsi, si risolverebbero molti problemi esistenziali.

Si dice che “un dolore condiviso è un dolore dimezzato”. Questo è molto vero. Connettersi agli altri e condividere è un modo sicuro per unire i nostri cuori e guarire dalle malattie. Più lavoriamo sulla nostra solidarietà, più velocemente riusciremo a dipanare le tante questioni di natura sociale ed emotiva.

Didascalia della foto:
Compresse di Hydrocodone a base di oppioidi in una farmacia di Portsmouth, Ohio, 21 giugno 2017. REUTERS/Bryan Woolston