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Sottigliezze di ricezione allo scopo di dare

Domanda: Come può il desiderio di ricevere lavorare al fine di dare?

Risposta: Si può se si ha l’intenzione con lo scopo di dare. In questo caso si ottiene un desiderio da qualcun altro e questo gli permette di dare.

Keter ha creato il desiderio di ricevere, Hochma. Al termine di questa fase il desiderio sente una scintilla di dazione, ne fa la sua parte principale, e ora vuole solo dare.

Così è stata creata Bina, e le sue prime tre Sefirot (GAR di Bina) sono simili a Keter. Proprio come in Keter, il punto rosso (nel disegno) determina l’essenza di Keter così fa la dazione, determina l’essenza di Bina. Di conseguenza, la creatura diventa simile al Creatore e segue i suoi esempi: Keter ha creato Hochma, così Bina, anche, ha preso la sua metà inferiore, le sette Sefirot inferiori (ZAT di Bina) da Hochma.

La questione è se si sta ricevendo o dando quando la parte inferiore di Bina riceve la Luce di Hochma.

Nel complesso, è circa l’azione del punto stesso, che sente la dazione da questa azione.

La parte superiore di Bina è un desiderio di donare che si rivolge al Creatore: Vuole dare come Lui (↑), e per lo scopo di fare che riceve (↓). La dazione in realtà si trova nel riempimento di sette Sefirot inferiori.

Allo stesso modo una madre nutre il bambino ed è felice per lui, il che significa che è possibile riempire i vasi di ricezione e attraverso ciò, dare.

Domanda: Allora come fanno i vasi di ricevere a trasformarsi a loro volta in vasi di dazione?

Risposta: Dopo che sono “limitati”, essi sono pieni di Luce di Hassadim, questo è già dare al fine di dare, Lishma (nel suo nome). Poi possiamo usarli anche per ricevere al fine di dare. Così diventano vasi di dazione, dal momento che ricevere al fine di dare è pura dazione. Questo è l’unico modo in cui gli esseri creati possono dare.

D’altra parte, dare con lo scopo di dare non significa che sia dazione reale. È solo la preparazione per la dazione effettiva, e questo è il processo di correzione dei vasi.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24.01.2013, Scritti di Rabash)

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Un tronco che soffre

Baal HaSulam, “Un discorso per il completamento dello Zohar”: In quel momento raggiungerete l’equivalenza della forma con il Creatore – come tutte le Sue azioni sono per donare e per beneficiare gli altri, così voi, tutte le vostre azioni saranno solamente per donare e per beneficiare gli altri. Questo è il totale Dvekut.

Domanda: Che cos’è l’equivalenza della forma? Come posso essere uguale nella forma se io sono il desiderio di ricevere?

Risposta: Supponiamo che tu voglia assomigliare a me. Interagisco con te, mi presento a te in qualche forma, e allora tu cerchi di essere come me: fai quello che faccio, pensi come me e parli come me. Il giorno dopo ti presento una forma nuova e tu ti devi adattare a quello che sono io ancora di più, sia nel modo di parlare che nelle azioni e nei pensieri. Ti pongo degli esempi e tu li devi seguire; questo è ciò che si chiama equivalenza della forma.

A questo punto potresti chiedere: “Ma come posso assomigliare al Creatore se non Lo vedo?” E’ scritto: ‘Ritornate al Signore, vostro Dio’. Come posso ritornare a Lui, come posso diventare sempre più come Lui? Fammi almeno degli esempi…”

Chiedi. Chiedi al Creatore di darti un esempio, di mostrarti che Egli è e cosa Egli è, in modo che tu possa essere come Lui. Se non chiedi, significa che non vuoi essere come Lui. Quando tutto ciò di cui hai veramente bisogno è un esempio, lo riceverai.

Domanda: Ho un gatto, posso insegnargli tutto quello che so, ma alla fine diventerà come me?

Risposta: Un gatto non ha il punto nel cuore. Non lo si può insegnare, lo si può solo addomesticare. Ci si può creare qualcosa, ma non ci si può ricavare un essere umano, poiché l’essere umano, Adam, significa “Domeh- uguale” al Creatore. Un gatto non ha il punto di partenza che lo porta a questo, non ha la scintilla iniziale; non ha il punto nel cuore.

Se non fosse stato per il punto nel cuore che è entrato nel desiderio di ricevere durante la frantumazione dei vasi, anche noi non ci potremmo sviluppare fino al livello animato. Ma quando completiamo questa fase, il punto del livello parlante esplode in noi. Questo è ciò che sta succedendo oggi all’umanità: ha raggiunto la fine del suo sviluppo a livello “animato”.

Tutto ha avuto inizio da un punto zero, dal caos. Poi è apparso il livello della natura inanimata, poi il livello vegetativo, e poi il livello animato. Se non ci fosse stato il punto della parola nel livello animato, cioè l’essere umano che appartiene al livello della parola, allora non ci sarebbe stato nessun riferimento verso cui svilupparsi, tutto sarebbe terminato lì.

Questa è la sorpresa ed il problema del nostro mondo: gli uomini non capiscono che stanno affrontando un nuovo livello. Non capiscono perché non lo vedono; non è tangibile, è spirituale. Tutti i livelli precedenti erano concreti, mentre il livello della parola non lo è.

Se mi trovo al livello della natura inanimata, non posso individuare i livelli che sono più elevati del mio: i livelli vegetativi ed animati. C’è un collegamento tra di essi che è visibile sia a colui che è inferiore che a colui che è superiore, ma io non ho idea di cosa sia il livello umano, e come elevarmi verso questo livello è per me un grande mistero. Cosa posso fare, se non ho alcun sistema per attaccarmi ad esso, nessun esempio, ma solamente una grande incognita?

Questa è la ragione per cui il mondo intero non capisce cosa sta succedendo e non può accettare il messaggio della futura ascesa.

Inizialmente, il desiderio creato dal Creatore era la parte che funzionava da il punto nel cuore (•), Galgalta ve Eynaim (GE). Esso è chiamato Israele che significa “Yashar-El” (diritto al Creatore). Abramo portò fuori dall’antica Babilonia gli uomini che appartenevano a questa parte, mentre gli altri Babilonesi senza il punto nel cuore rimasero lì.

Poi con la frantumazione, la distruzione, i punti di Israele caddero e si mescolarono con la materia del desiderio. Questo è l’esilio del popolo di Israele, la reciproca incorporazione delle caratteristiche che si manifestano oggi in ogni uomo che ha il punto nel cuore.

Comunque, è molto difficile per gli uomini vedere che c’è un’altra fase nello sviluppo che è davanti a loro, un altro livello che è una qualità superiore ed è più importante e potente del livello “animato”. Immaginiamo di poter vedere solamente piante sulla superficie della terra. Sarebbe molto diverso questo scenario dal livello successivo, con gli animali, gli uccelli, i pesci e gli uomini con la loro civilizzazione.

Ora, quando ci troviamo davanti un nuovo livello, nessuno lo capisce e nessuno riesce a percepire il bisogno di elevarsi verso di esso.

Domanda: Se il punto nel cuore determina tutto, posso essere paragonato a Pinocchio oggi?

Risposta: Senza il punto nel cuore saresti un “tronco”, ma in questo tronco c’è qualcos’altro, e così quando Geppetto incomincia a tagliarlo con la sega, piange; questo è “il punto nel cuore” che innalza la voce dell’uomo. Tutto il resto che c’è in noi, in verità, è solamente un “tronco”.

Il livello successivo non può essere formato dal niente. Così, quando gli uomini che sentono il bisogno di svilupparsi vengono da noi, a Bnei Baruch, al fine di poter progredire per mezzo dell’amore, con una inclinazione che punta in alto. Altri uomini dovranno evolvere attraverso il cammino della sofferenza per raggiungere questo livello.

Se il punto nel cuore non si fa sentire e non ricorda agli uomini che esiste, sarà solamente la sofferenza a spingerli in avanti. Il punto attira gli uomini in avanti mentre la sofferenza li spinge da dietro. E’ come una corda con due vertici opposti e tutto dipende da quale scegliamo di muovere – se la Torà o la sofferenza.

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(Dalla 4.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 03.02.2013 ” Un Discorso per il completamento dello Zohar”)

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Come imparo dal superiore?

Domanda: Come può l’inferiore invocare il superiore per aiutarlo?

Risposta: Nella misura in cui io annullo me stesso, mi dò la possibilità di ricevere dalla forza superiore, i pensieri, gli attributi, e desideri corretti al posto dei miei pensieri, attributi e desideri. Infatti, di fatto io cambio la mia forma. E la mia nuova forma è così differente dalla vecchia che è come se cambiassi completamente me stesso. In realtà, solo i miei valori e la mia prospettiva cambia, ma è come se io diventassi un’altra persona.

La preghiera, MAN, significa che è stato creato in me un vuoto, una carenza per l’attributo della dazione, al posto dei vecchi desideri di ricevere che avevo prima.

Non so cos’è la dazione o come dovrebbe essere, quindi non so cosa potrà prendere il posto dei desideri che ho ristretto, ma vorrei che un nuovo cuore entri nel vuoto che ho preparato per esso, una nuova mente. Ciò significa che ho innalzato MAN, la preghiera, facendo spazio all’interno del mio desiderio di ricevere per il nuovo scopo.

Quindi in risposta, io ricevo MAD, la forza di superamento. Questa risposta dall’alto è chiamata Mei Dechurin. In aggiunta a questa forza, ho ricevuto una mente, dato che inizio a pesare fino a che punto posso lavorare con la forza di superamento, al fine di costruire il mio capo del Partzuf spirituale per assomigliare al tomaia.

Ho già identificato il superiore e ho capito come devo lavorare per agire come Lui. Questo naturalmente non è molto, ma nel frattempo cresciamo proprio come un bambino piccolo che tenta di assomigliare ad un adulto, e’ così che possiamo imparare.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.02.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Un progresso spirituale

Domanda: Come possiamo trasformare l’intenzione di una persona nell’intenzione di molti, nella “preghiera di molti“?

Risposta: C’è una grande differenza. Se penso alla società, tentare di connettermi con loro al fine di trasmettere la Luce che si aspettano, si chiama una “preghiera di molti”, una “preghiera pubblica.”

Se ogni individuo del gruppo si comportasse in questo modo, noi formeremmo l’area della mancanza collettiva generale in cui tutti, mediante la loro inclusione in ognuno di noi, costituiscono già un progresso spirituale. Io penso a tutti, tu pensi a tutti, e così tutto il gruppo. Poi ognuno moltiplica la sua intensità per il numero di persone per le quali si vuole chiedere un riempimento. Si scopre che questa preghiera diventa già un vaso spirituale. Il vaso spirituale è un risultato della connessione. Se io prego per voi e voi pregate per me, allora ognuno di noi contiene l’altro dentro di sé. Allora i nostri desideri che comprendono l’un l’altro si connettono e creano un vaso spirituale tra di loro.

Questo significa che le parti dei nostri desideri in cui io prego per voi e voi pregate per me si connettono. La loro connessione diventa un vaso spirituale. Le parti in cui ognuno è per sé restano al di sotto.

Si scopre che influenzi la Luce solo attraverso la tua mutua inclusione tra di loro, in cui tu lo includi dentro di te e lui ti include dentro di sé. Quindi una persona non funziona nella spiritualità, ci devono essere almeno due, come si dice: “Il minimo di molti è due”. Così come: “O insieme o la morte”, il che significa che o hai un amico con cui esegui un’azione spirituale o sei morto, e non hai la possibilità di attirare la Luce che Riforma.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24.01.2013, Lo Zohar)

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Trasformare tutti i meno in più

Domanda: Come faccio a fare un patto con il Creatore se non Lo conosco?

Risposta: La domanda è: perché è solo lo sposo che firma l’accordo di matrimonio (Ketubah) e non la sposa? C’è una sorta di impegno unilaterale qui? Lo stesso accade quando una persona firma un accordo con il gruppo o con il Creatore.

Ciò significa che la mia firma su questo contratto è sufficiente dato che l’accordo della controparte è certo. Quindi, solo chi esita e non è sicuro deve firmare, e in questo modo, è obbligato a firmare l’impegno.

C’è una forza superiore, e per rivelarla, ci deve essere una forza inferiore. La forza del superiore è la dazione e la forza dell’inferiore è il ricevere. La forza dell’inferiore deve raggiungere l’interezza nella sua mancanza per connettersi alla forza superiore che è eternamente intera.

La forza inferiore raggiunge l’interezza attraverso la connessione di 10 persone, poi di 100, e poi di 1000. Aggiungiamo sempre un altro zero.

Se non mi connetto con 10 persone, non posso essere definito una “unità” spirituale, e, se non mi connetto con 100 persone, non posso essere definito una seconda “unità” spirituale, che significa salire al secondo livello spirituale. Il contatore conta solo gli zeri aggiuntivi, e questo è considerato un salto al livello successivo.

Per adattarmi all’intera forza superiore, devo raggiungere almeno la connessione dei primi 10. Questo significa che devo connettermi a 10 persone in quanto secondo la nostra natura interiore, raggiungiamo il primo, la misura minima della dazione, # 1, attraverso la connessione di dieci persone, come un solo cuore e una sola anima. Allora, ho la prima forza della dazione.

Se mi è possibile connettermi a 100 persone in un modo simile a un solo cuore e una sola anima annullando totalmente me stesso, io raggiungo la seconda forza della dazione, il secondo livello spirituale. Di conseguenza, devo passare attraverso 125 livelli.

Per entrare in contatto con loro, firmo un contratto reciproco. Dobbiamo essere connessi in modo che ognuno si dimentichi di sé e si connetta con tutti come un tutt’uno. È impossibile farlo da soli e dobbiamo aiutarci a vicenda. Dobbiamo offrire a tutti la grandezza della meta, la connessione, il calore, e gli esempi positivi. Per fare questo, firmiamo un contratto, e questo viene chiamato patto.

Ognuno di noi passa attraverso stati di “+” e “-”, e abbiamo bisogno dei meno, per salire ai più, per “raddrizzare” noi stessi. Ciò è possibile se, mentre io sono in uno stato di “meno”, la società intensifica la mia intenzione. Il mio meno cresce e cresce anche il più, essi aumentano costantemente. Dopo un piccolo più, c’è un grande meno, e dopo un grande più c’è un meno che è due volte più grande.

È per questo che non posso mai superare il segno meno che ricevo e che mi butta sempre a terra. Io posso essere completamente buttato fuori pista, e posso continuare a lavorare, ma senza l’ispirazione e il pensiero. Quando cado in un tale stato, in questi meno, la società deve intensificare la mia intenzione.

È una buona cosa che ho ricevuto questo meno dato che ho bisogno di un meno grande, devo raggiungere la sua piena misura per riempire la mia misura. Il problema è come trasformarlo in un vantaggio. Per fare questo, ho bisogno di un’intenzione! Se la mia mancanza e l’intenzione della società si connettono, posso trasformare ogni volta i meno in più, e di conseguenza, salire costantemente. Questo si chiama fare un patto.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 25.01.2013, Scritti di Rabash)

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Al sicuro come tra le braccia di una madre

La soluzione si trova nella mutua inclusione. Noi ci connettiamo non solo tra di noi, con coloro che sono al congresso fisicamente, ma anche con tutti gli amici di tutto il mondo che sono collegati a noi virtualmente. Il desiderio delle donne è incorporato in noi e, in aggiunta a ciò, tutti i Kabbalisti che nel corso dei secoli hanno operato sul nostro livello partecipano alle nostre azioni e continuano ad agire anche adesso.

Dopo tutto, nella spiritualità non scompare nulla, tutte le forze continuano ad operare all’interno del sistema generale ed eterno. Sentirete come sono dietro di noi e ci sostengono in modo assolutamente reale e paragonato a questo, il nostro mondo è solo un’occasione per conoscere questa realtà.

Quindi tutto nasce dalla mutua incorporazione. Quando una persona desidera essere incorporata con altre e assorbire i loro desideri, sente interiormente che c’è una grande rete di collegamenti. Egli percepisce tutti i livelli, tutte le forze, tutte le anime che hanno operato in questa rete in passato e operano in essa ora.

Da lì dobbiamo trarre tutte le nostre forze, siamo come bambini che devono far venir fuori un piccolo grido, e da questo piccolo grido, proprio come per un bambino, tutta la rete inizia a funzionare. I “grandi” già sanno come prendersi cura di noi e quali forze trasmetterci, come rafforzarci, e come prendersi cura di noi. Non vi è dubbio che essi compiano il loro lavoro.

Questo si chiama elevare MAN, una preghiera, che possono elevare in base al mio livello. Io chiedo al superiore di fare questo lavoro, ma devo fargli vedere che io sono fedele a Lui, il che significa che mi metto nelle Sue mani come un bambino che si trova tra le braccia di sua madre, e non si preoccupa di nulla. Egli sa di essere nel posto più sicuro possibile. Non c’è niente di più sicuro che essere tra le braccia di una madre.

Allo stesso modo, anche noi dobbiamo contare sulla forza dei Kabbalisti che faranno tutto il lavoro. Chiaramente non abbiamo alcun potere di farlo. È solo attraverso una grande dedizione e connessione che dimostriamo di essere totalmente sottomessi alla forza superiore in modo che possa prendersi cura di noi.
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(Dal congresso di Arava del 17.01.2013, Lezione 1)

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Non con la saggezza, non con la forza, solamente con la pazienza

Baal HaSulam, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”, paragrafo 141: Non mi puoi trovare in nessun posto se non nella Torà. Perciò tieniti stretto alla Torà e cercaMi lì, e la Luce che è in essa ti correggerà e tu Mi troverai”, come è scritto, “Coloro che Mi cercano, Mi troveranno”.

Questo è quello che cerchiamo di fare, ci sforziamo di connetterci come un solo uomo con un solo cuore, conseguendo il sostegno reciproco e “ama il tuo prossimo come te stesso”, mostrando di essere pronti a questa connessione durante lo studio. E allora, in ogni momento, riveleremo quanto siamo incapaci di farlo, e poi tenteremo ancora, nonostante tutto, a pensare all’unione e alla connessione.

Speriamo che il nostro studio e la nostra connessione ci aiuteranno a rivelare il Creatore al fine di donare a Lui piacere. Questa diventa la nostra preghiera durante lo studio, un’azione di correzione, e ci porta più vicini al traguardo. Se gli amici provano a connettersi nel modo giusto, elevano il loro punto nel cuore al di sopra del loro ego, si liberano dal suo controllo, e si connettono con questo punto, il che avviene durante la lezione, che ci parla di questi stati, allora in tutto questo attireremo la Luce che Corregge. E questo sarà effettivamente il nostro sforzo.

Ci saranno sempre dei disturbi, ancora e ancora. Perciò, ci dobbiamo rendere più forti a vicenda, e proprio allora, quando arriva la disperazione e dei grossi ostacoli che si presentano sul nostro cammino, un uomo si sente disperato davanti ad essi, non sa cosa fare, vuole scappare, si stanca e cede, si lascia andare oppure fa l’opposto, si arrabbia e non sopporta questo stato. Ma proprio questi stati sono i più vantaggiosi per aggiungere una goccia in più di lavoro, un altro grammo di sforzo, con il quale attiriamo la Luce su di noi.

Colui che non si dispera e non cede è colui che ce la fa. In questo caso, né la saggezza, né la forza saranno di aiuto, solamente la pazienza. Il tempo sistemerà ogni cosa.

“Il Tempo” sta a indicare i numerosi sforzi che un uomo compie in ogni momento, anche i più piccoli. Questi sforzi si accumulano, si connettono e, alla fine, portano la soluzione.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.01.2013 “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Disperazione fiducia: Le parti della preghiera

Tutto il nostro lavoro, nel suo complesso ed ogni singola parte, ogni stato, è diviso in due parti: ciò che un uomo fa da solo e ciò che gli viene fatto in base al suo desiderio. Devo sapere che lo scopo della Creazione è il conseguimento della qualità della dazione, l’equivalenza della forma con il Creatore, usando tutte le mie forze.

Io non so cosa siano tutti i desideri, tutti i 125 livelli, poiché è ancora tutto nascosto ai miei occhi. Ma il mio scopo è di fare tutto ciò che è in mio potere, usare tutto ciò che ho, come un bambino che con tutta la sua forza cerca di conseguire lo scopo desiderato.

Questo il modo in cui mi devo comportare in ogni momento, aspirando a raggiungere la forza della dazione. Dopo averci provato a farlo da solo con il gruppo, preparandomi e annullandomi, chiedendo agli amici di aiutarmi, “procurati un Rav e fatti un amico”, dopo tutte queste azioni, mi convinco di essere assolutamente disperato. Il mio maestro, il Rabash, diceva. “Adesso vedi che sei uno straccio proprio come me”.

Alla fine, un uomo non ha alcuna speranza di cambiare nulla per il meglio e di correggersi con le sue sole forze. Egli deve essere convinto di questo dalla sua stessa esperienza. Infatti, sebbene abbia sentito molte volte che non si può correggere e che è la Luce a doverlo fare, nel frattempo queste parole sono per lui senza significato.

Per chiedere alla Luce la correzione, l’uomo deve prima provarci da solo, al meglio che può. Infatti, a meno che non disperiamo delle nostre stesse forze, tutte le nostre richieste saranno solamente una bugia. Siamo semplicemente pigri e non vogliamo essere stancati. Dopo aver fatto tutto ciò che era in nostro potere e dopo esserci convinti che lo scopo è irraggiungibile allora, grazie agli sforzi compiuti, acquisiamo il forte desiderio di conseguire veramente la qualità della dazione.

Poiché abbiamo fatto tutti questi sforzi e non abbiamo raggiunto niente, non abbiamo più speranza nelle nostre forze e nelle nostre capacità. Perciò, adesso ci sono due componenti: il desiderio di conseguire lo scopo, una chiara intenzione, poiché abbiamo fatto del nostro meglio e non abbiamo raggiunto nulla; e, avendo acquisito un grande desiderio, stiamo semplicemente “esplodendo” con il desiderio di conseguire lo scopo.

Questi sono due concetti opposti, come spesso accade nella spiritualità. Se vengono collegati in un unico concetto, nel puro desiderio di conseguire la qualità della dazione e niente altro che questo, la preghiera scoppierà fuori da dentro di noi.

Succede semplicemente perché questo è il modo in cui siamo fatti. Tutti questi livelli sono già dentro di noi, tutti i Reshimot (i geni spirituali). Non abbiamo bisogno di attirarli o di costruirli, nel momento in cui provo a conseguire la dazione, dentro di me si crea il giusto desiderio, che alla fine eleva la preghiera.

Elevo MAN, che è composto dal Reshimot di Hitlabshut e dal Reshimot di Aviut, dal grande desiderio di conseguire lo scopo e la disperazione dal conseguirlo con le mie sole forze. Inoltre io ho anche fiducia che il Creatore lo possa fare per me, che Lui deve e che lo farà! Infatti, vedo che in base alla sequenza degli eventi che vivo, tutto è disposto come se questa fosse la sola cosa che Egli vuole e che Egli sta solo aspettando la mia giusta richiesta, cioè il desiderio correttamente formato, la vera preghiera, MAN.

MAN significa Mei Nukvin (acque femminili), che indica le due qualità basilari che sono connesse correttamente. Poi, in risposta a questo bisogno della dazione, alla delusione nelle mie forze e alla speranza per la correzione, la Luce Superiore arriva e mi porta la qualità della dazione, ed in questo Reshimo mi viene rivelato il primo quadro spirituale. Il potere della Luce che è rivestita nel Reshimo lo corregge, lo connette e lo costruisce, e mi ritrovo già nella qualità della dazione.

E’ il mio primo livello spirituale nel quale la rete generale e le connessioni tra tutti risultano chiare. Io vedo che la Luce lavora dietro le quinte, la forza della dazione che deve evocare la forza della ricezione, e gli stati che sono opposti ad essa, in questo modo sentirò il livello della mia mancanza, e domanderò di colmarla. Poi, attraverserò gli stessi stati che ho vissuto adesso al primo livello, ancora e ancora.
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(Dalla 1.a parte della Lezione Quotidiana di Kabblah del 16.01.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Tra due intenzioni

Domanda: L’intenzione è un elemento indipendente?

Risposta: L’intenzione è ciò che vogliamo dal desiderio di ricevere. Oggi non abbiamo una vera intenzione; oggi possiamo solamente giudicare dove sia meglio “rubare” qualcosa, dove sia possibile godere di più: da cosa, da chi, attraverso cosa, ecc. E’ impresso nel nostro desiderio di ricevere come conseguenza della frantumazione. Ma noi non riusciamo a considerare le due opzioni, le due intenzioni: per ricevere e per donare. Possiamo solamente calcolare il maggior beneficio personale che potremmo ottenere dalle opzioni che abbiamo. Controllo i miei desideri e scelgo l’opzione più promettente. Per quel che mi riguarda la domanda è cosa posso usare per il mio personale beneficio e dove posso realizzare il profitto maggiore.

L’intenzione di donare è al di sopra di tutto questo. In questo modo, verifico me stesso rispetto agli altri. Allora la mia domanda sarà diversa: come posso servire gli altri per donare loro il massimo che posso? Si tratta di un calcolo completamente diverso. Come posso riuscirci? Per riuscirci devo percepire gli altri e non me stesso: cosa è bene per lui? Cosa vuole? Di cosa ha bisogno? Devo essere reciprocamente incorporato in lui, perché in che altro modo sarebbe possibile ponderare tutte le opzioni?

Al fine di appagare il desiderio di donare, dobbiamo costantemente avanzare verso l’incorporazione negli altri fino a quando non raggiungeremo il vero amore. Ci troviamo sempre davanti ad un dilemma lungo i livelli spirituali, come se fossimo di fronte a due modi di chiarirsi – ci chiudiamo nel guscio e ci eleviamo di nuovo alla Santità.

Oggi, durante il periodo della preparazione, essendo al di sotto del Machsom (la Barriera), non siamo ancora entrati in questo livello. Studiamo e ci muoviamo in un gruppo, che poi diventerà per noi proprio un gruppo sacro. Qui è dove avanziamo, avanzando verso “l’Esodo dall’Egitto” al fine di elevarci con una considerazione altruistica e non egoistica.

Questa sarà la nostra nascita spirituale. Lo stesso si ha con un bambino che nasce ed incomincia a respirare, a mangiare, e a percepire il suo corpo. Dopo essere nato, il corpo incomincia a funzionare in base ad un nuovo chiarimento che prima non esisteva – un chiarimento più consapevole. Anche noi vogliamo passare ad un nuovo intendimento, nel nostro corpo e nel nostro desiderio.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 08.01.2013, “600,000 anime”)

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Il Vostro invito personale alla Luce

Domanda: Quale stato un uomo deve attraversare quando si trova al livello più basso di discesa e cosa dovrebbe fare in quel momento? Qual è il nostro errore?

Risposta: Se cado sul fondo della discesa, allora in questo punto critico di massima caduta non posso fare nulla da solo. E’ come se fossi neutralizzato da tutta la Luce che opera su di me.

La luce opera su di me durante tutte le fasi del mio sviluppo (La Luce Circostante 1), e sotto la sua influenza io discendo. La sua azione mi porta alla mia discesa aggiungendomi un desiderio corrotto. Alla fine mi ritrovo al punto più basso nel quale non posso fare nulla. Non ci sono mezzi attraverso i quali posso ascendere; mi ritrovo sotto la totale influenza dell’ego.

Ma nel momento in cui incomincio ad elevarmi, almeno un pochino, grazie alla distanza tra il mio nuovo stato e lo stato in cui mi trovavo, io devo già fare qualcosa di indipendente. Mi elevo al primo livello con l’aiuto del gruppo, ma grazie al livello in cui mi sono elevato, adesso devo iniziare a fare qualcosa da solo: elevare MAN, una preghiera, una richiesta, per spingere me stesso. Io devo attirare la Luce da solo per dare il via alla sua influenza, in base ad un mio invito e non attraverso qualcun altro.

Non mi posso svegliare e tirarmi fuori da questo punto bassissimo da solo e senza aiuto: “Un prigioniero non può prestarsi soccorso da dentro una prigione”. Ma nel momento in cui mi elevo un pochino con l’aiuto degli amici, posso già andare avanti da solo. Non sono più un prigioniero che è tenuto in catene! Ho un amico che dall’esterno mi aiuta ad uscire da questo buco.

Ma se, dopo che sono stato aiutato ad elevarmi un pochino, sono troppo pigro e non mi sforzo, se non mi rivolgo immediatamente alla Luce che Corregge, ma aspetto e mi innalzo semplicemente in base al momento, con l’aiuto dell’ambiente, allora non attirerò a me dei nuovi poteri spirituali.

Nel momento in cui mi arriva un’opportunità, devo immediatamente lavorare su me stesso. Altrimenti il Creatore mi aiuterà ad uscire dalla buca una o due volte e poi mi abbandonerà perché non faccio nulla da me. Egli mi manda l’aiuto: attraverso il gruppo, gli amici, in modi diversi, ma se io non rispondo sufficientemente, Egli mi abbandona.

Ne consegue che Egli aggiungerà della negatività e della sofferenza nel punto bassissimo in cui sono caduto, sotto forma di diversi problemi corporali, di modo che alla fine comprenderò che non ho scelta e che mi devo elevare. Vedrò che ne vale la pena sforzarmi un po’ e progredire per le più semplici ragioni corporali.

Proverò a sfuggire dalla materialità verso la spiritualità perché mi sento male nella mia vita quotidiana.
In questo caso, non mi eleverò attirando la Luce che Riforma, ma grazie alle quotidiane sofferenze corporali.
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(Dalla 1.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 07.01.2013 “Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot”)

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