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Il benevolo guaritore dei cuori

Tutto il nostro lavoro in termini di volontà di desiderio si conduce nell’occultamento del Governo Superiore. Questo periodo è descritto nell’Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot punto 53:…”La ricompensa è in conformità alla sofferenza”. Dato che la Sua guida non è rivelata, è impossibile vederlo che nell’occultamento del volto, dal di dietro…e si può dubitare…In questa maniera, uno viene sempre a sinistra con la scelta di mantenere il Suo desiderio oppure di romperlo. Questo succede perché i problemi e le sofferenze che patisce fanno si che lui dubiti sulla realtà della Sua guida sulle Sue creature…

Immagina di vedere una persona in piedi davanti a te attraverso il tuo desiderio egoistico. Esistono il Creatore ed io, e tra di noi c’è la mia natura egoistica. E come se una gentile e benevola persona si avvicinasse a me, come se fosse un medico con in mano una siringa per farmi un’iniezione ed io sono un piccolo bambino. Io guardo il suo viso gentile sorridermi e la siringa nascosta nella sua mano, ed io sono congelato dal terrore. Tuttavia, lui sembra avvicinarsi sempre di più, e, sembra, con l’intenzione di farmi del male.

Hai percepito la scena? Quello è lo stato nel quale ci troviamo. Dobbiamo fare conoscenza con Lui, capirlo, e sentire le Sue intenzioni, anche se Lui deve farci una puntura. Non abbiamo altra scelta se noi siamo ammalati ed abbiamo bisogno di essere curati (corretti).

Perché ha fatto tutto in questo modo? Lo ha fatto precisamente per farsi conoscere altrimenti sarebbe stato impossibile. Il beneficio della Luce si può conoscere soltanto attraverso l’oscurità.

Allora, tu puoi capire che queste scene terribili immaginarie, – la puntura, questo mondo intero con le sue sofferenze e il male – sono soltanto le scene disegnate nella tua sostanza egoistica. Raggiungere il grado della fede significa innalzarsi da questa sostanza e non sentirla più. Tu ti accorgerai che si trattava di fantasticherie infantili che in realtà non sono mai esistite. La Luce, la benevola attitudine del Creatore sono apparse al tuo egoismo come un’iniezione dolorosa. Come i bambini che hanno paura delle siringhe, noi avevamo paura di Lui.

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L’intero universo in soltanto dieci sefirot

Lo Zohar, Capitolo “Va Yetze (E Giacobbe usci) Punto 59: “E osserva, il Signore è rimasto al di sopra” Qui nella scala, Giacobbe vide il collegamento di fede, la Nukva, legando tutte le Sefirot come una. “Rimase al di sopra” è com’è scritto. Un “pilastro di sale”, un mucchio, dato che tutti i livelli sono come uno in questa stessa scala, la Nukva, collegando tutto in un nodo perché quella scala è stata data tra i due lati.

È scritto “io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre, ed il Dio di Issaco” Quelli sono i due lati, destra e sinistra – Abramo è la destra ed Issaco la sinistra.

Malchut è un’immagine, un dipinto del Creatore. Noi siamo in Malchut. In realtà noi siamo Malchut e sentiamo tutto come all’interno di un disegno di questo mondo. Infatti noi sentiamo il Creatore, e nient’altro oltre a Lui. Il problema è che noi sentiamo Lui in conformità con le nostre proprietà e con il livello della nostra somiglianza con Lui.

Le sensazioni vengono sempre dalla Luce, ma il desiderio (il vaso di ricezione) sente se stesso come un oggetto dipendendo dalla sua opposizione o similitudine con la Luce. Ed è per questo che la Sefirot più Alta costituisce proprietà che sono presenti in Malchut ed includono l’attitudine del Creatore verso i tentativi di Malchut di diventare similare a loro. Vengono chiamate Sefirot dato che illuminano all’interno di Malchut che le “accende” a causa del desiderio corretto di ricevere piacere con lo scopo di dazione. Ed è per questo che è luminescente.

La Luce Superiore in se no illumina, è nascosta. Soltanto nel grado in cui l’inferiore avanza e cerca di diventare similare al Superiore è che le proprietà del inferiore si accendono ed allora vengono chiamate Sefirot.

Tutto quello che sentiamo inizia e finisce in Malchut. Tutto quello che immaginiamo sia esistito prima di Malchut è un’illusione della nostra percezione. In modo del tutto similare noi immaginiamo una certa realtà intorno a noi, ma di fatto no esiste niente; tutto è al nostro interno. Noi semplicemente dividiamo la realtà tra “me” e “qualcosa fuori di me”.

La stessa cosa succede nella spiritualità. Noi dividiamo tutto in un’anima che non ha una sensazione di se stessa e qualcosa all’esterno di essa. Ma quando la nostra correzione è completata, tutto si unisce e non esistono più differenze tra “esteriore” o “interiore”, tutto si fonde in un punto.

Mentre una persona progredisce, inizia a vedere che anche se il disegno intorno a lui diventa più vasto, più intenso e complicato, allo stesso tempo si concentra e organizza se stesso in dieci Sefirot . Questo ci permette di arrivare alla conclusione che tutto dipenda dalla nostra percezione, cioè, nella nostra similitudine con la Luce.

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Kabbalah: La scienza interiore

Una domanda che ho ricevuto: Se i Kabbalisti desiderassero parlarci del Mondo Superiore, allora perché lo descrivono usando le parole del nostro mondo e a causa di questo ci confondono?

La mia risposta: I Kabbalisti comunicano con noi nel “linguaggio dei rami”. La scienza della Kabbalah è scritta per quelli che hanno un punto nel cuore, cioè per le persone che desiderano ardentemente rivelare la spiritualità, il Mondo Superiore. Loro non sanno cosa sia, ma ciò nonostante, aspirano ad essa.

Puoi prendere un libro Kabbalistico e leggerlo come se stessi leggendo riguardo a qualcosa che esiste in questo mondo; tuttavia così facendo, cerca di immaginare costantemente che qualsiasi cosa tu stia leggendo esiste nel Mondo Superiore nell’immagine forze e proprietà, ricezione e dazione e nient’altro. Ecco perché Baal HaSulam definisce ogni parola del nostro mondo fornendo il suo significato nel Mondo Superiore.

Se aspiro a vedere questa immagine, allora dov’è? Non è da qualche parte in paradiso, è dentro di me. Cioè, un libro kabbalistico parla delle mie forze interiori, del mondo dentro di me. In generale, il libro parla solo di me; tutto esiste dentro di me: la gente e gli animali, il sole, la luna ed il Partzufim spirituale.

Tuttavia, quando immagino tutto questo dentro di me, io devo anche desiderare che la Luce venga e corregga questa immagine dentro di me, che mi faccia vedere e sentire queste forze dell’amore e della dazione. Io desidero rivelare non solo questa dazione, ma anche la forza che governa tutto: il Creatore.

Per riuscirci, devo immaginare che anche la gente intorno a me in questo mondo esista dentro di me. Non c’è nient’altro; le mie forze interiori sono semplicemente tutto. Comincia ad immaginare che tu adesso ti connetti con tutte queste persone, cioè, con tutte questa forze dentro di te. Quando cominci costantemente a lavorare con questo libro in questa maniera, esso ti dirigerà verso la dazione. In questo modo, risveglierai la vera immagine e la attirerai più vicina a te. Ciò è chiamato “attrarre la Luce che Riforma”.

Un libro kabbalistico non solo ci aiuta a rivelare ciò che esiste in ognuno di noi, esso ci insegna anche come acuire la nostra visione, in modo tale da rivelare tutti i mondi, l’intero universo e tutta la realtà dentro di noi. Non c’è niente all’esterno. Ecco perché la Kabbalah è chiamata la scienza interiore.

L’esilio è un grado spirituale

Lo Zohar, Capitolo Vaigash (Ieudà gli si avvicinò), articolo 120: … Ed è anche scritto, “Io discenderò con te in Egitto”, cioè la Divinità discese in esilio con lui, e in tutti i lati in cui Israele fu esiliato, la Divinità si esiliò con essi.

In altro modo, non sarebbe un esilio. Esilio significa che ti senti in occultamento. Senti che la spiritualità (il Creatore) esiste e senza dubbio, vedi solo il suo contrario. Questa spiritualità brilla in te in una maniera che ti permette di sentire la presenza del Creatore, ma in maniera occulta. È solo allora che si chiama esilio.

Se la tua sensazione di occultamento del Creatore è assente, questo non è esilio. Fino a dove ti concerne, Egli semplicemente non esiste; ciò significa che esisti in un livello inferiore alla spiritualità. L’esilio è una sensazione spirituale che è al di sopra del livello del nostro mondo. Per tanto, non possiamo dire che la gente di questo mondo si trova in esilio.

Tuttavia, se intuisci che qui deve esserci qualcosa di spirituale, se hai questa sensazione, oppure hai in qualche modo familiarizzato con ciò che è nascosto, allora sei in esilio. Questa è una connessione che brilla attraverso il suo contrario, con una luce nera invece di una bianca. Da ciò si deduce che “Israele in Egitto” è un grado spirituale. Avete una Luce, un’illuminazione speciale, in modo da non separarvi dalla spiritualità; considerando che siamo “come bestie mortali” finché non abbiamo la sensazione dell’esilio.

Oggi, leggendo il Libro dello Zohar,poco a poco, ci svegliamo dalla nostra esistenza bestiale e la realtà del nostro esilio sta diventando più evidente. Non è poca cosa il poter ascendere al livello dell’esilio. Per riuscirci, hai bisogno di sentire veramente l’occultamento, l’aspirazione (il desiderio) per il mondo spirituale; hai bisogno di distinguere tra le tenebre che è Lui che si occulta da te e come puoi acchiapparLo.

L’esilio è il contrario del grado spirituale chiamato rivelazione. La sensazione ed il lavoro di questo lato contrario è parte dell’opera del Creatore.

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L’Infinito È Unione Illimitata

Per percepire la realtà correttamente abbiamo bisogno di portare insieme tutte le forme che ci vengono rivelate. Esiste solo il mondo interiore di una persona. L’infinito non è distanza infinita; è unione illimitata! Ad un certo punto in questo Mondo dell’Infinito emerge una barriera, che determina quanto vicino puoi essermi; cioè, in questo Infinito, un desiderio egoistico viene rivelato ed esso crea una distanza tra le differenti parti.

Questa distanza tra i desideri, tra l’ego, è immaginaria e come risultato, i mondi cominciano ad essere estesi dall’Infinito verso il basso, cioè una sensazione di distanza tra differenti parti emerge nello stesso posto. Questa è chiamata una discesa dei mondi o l’intensificazione dell’occultamento tra di noi.

Dopotutto, questa distanza non è fisica ma sensoriale. Abbiamo bisogno di passare ad una percezione più interiore. Dovremmo capire che possiamo essere fisicamente vicini o distanti da certe persone mentre sentiamo che esse sono vicini o distanti da me; un fattore è completamente indipendente dall’altro. Nella spiritualità, questo mondo immaginario di distanze non esiste, esistono solo i sentimenti. Noi misuriamo la percezione sensoriale nelle Sefirot, nei Partzufim e nei mondi, in accordo all’equivalenza delle proprietà tra gli oggetti spirituali o i desideri.

Da un lato, ci sono certamente differenze tra i desideri dato che sono tutti differenti; ma dall’altro, essi sono simili poiché si sforzano di essere insieme non curanti delle loro immutabili differenze naturali. Solo questa “distanza” viene misurata nella spiritualità ed è solo questa “vicinanza” nell’intenzione che noi aspiriamo a raggiungere.

A prescindere dalle differenze tra i nostri desideri iniziali che sono così infinitamente lontani gli uni dagli altri, attraverso lo schermo e la Luce Riflessa (la dazione reciproca), noi raggiungeremo un’aspirazione comune a diventare vicini. Raggiungeremo l’unione sensoriale che sarà infinita e priva di tutte le barriere. Nei nostri desideri sentiremo infinita distanza fisica per così dire, mentre nella nostra aspirazione sensoriale ad essere insieme, scavalcheremo questa barriera e sentiremo la nostra infinita, illimitata unione, nella quale noi tutti esistiamo in un punto.

Queste due forme di misurazione dovrebbero coesistere insieme e fornire intensità alla nostra unione ed adesione. Una forma è l’infinita distanza che separa i nostri desideri che sono opposti gli uni agli altri, mentre l’altra è l’infinita, illimitata unione di tutti in un punto in un’intenzione ed aspirazione comune.

Smettere di vivere in una Fantasia

I libri di Kabbalah ci parlano dei nostri stati futuri che dobbiamo scoprire in noi, attribuendo loro i nomi dei mondi spirituali, delle Sefirot e dei Partzufim. Scrutando i nostri desideri per realizzare questo, daremo vita ad una richiesta per la correzione che attirerà la reazione della Luce. Essa aggiungerà l’intenzione della dazione al nostro desiderio e noi cominceremo a percepire quello che i cabalisti ci descrivono.

Tutti questi stati futuri che noi desideriamo raggiungere e sentire, AB, SAG, Aba ve Ima, Zivugim e Partzufim, si riferiscono solo alla connessione tra noi, cioè, ai diversi tipi di dazione. Questa connessione comincia al livello di questo mondo (così è chiamata la nostra attuale connessione) ed estendendosi lungo i gradi dei mondi spirituali, raggiunge la connessione chiamata Infinito (connessione illimitata tra tutti).

Infinito significa assenza di confini, quando tutte le anime sono corrette in un tale grado da unirsi in un tutt’uno. Sebbene non siamo ancora in questo stato, esso dovrebbe essere il nostro scopo immediato. Dovremmo aspirare ad essere come “un uomo con un cuore” ed anticiparne l’avvenimento.

È molto importante per il passaggio dalla percezione esterna a quella interna, nella quale tutti i mondi e tutto quello che c’è, esistono nella persona. Noi non capiamo cosa significhi “in una persona”, così immaginiamo lo spazio geometrico, ma dovremmo costantemente lavorare sul quadro corretto. All’inizio del cammino, una persona immagina il suo lavoro interiore, la spiritualità ed il gruppo in un modo molto particolare. Tuttavia, man mano che avanza, dovrebbe assicurarsi che tutti i quadri, le forme, gli approcci, le trasformazioni e lo scopo in sé, si allineino in un singolo punto, oltre al quale, non c’è nessun altro spazio.

Quindi, cominci ad immaginare tutto solo nel punto della tua percezione, e perciò ritorni al punto della creazione, “Yesh Mi Ain” (esistenza dall’assenza). Questa non è una fantasia, infatti noi stiamo costantemente vivendo in una fantasia poiché, per ognuno, esiste il proprio mondo immaginario.

Cambiando il nostro sistema operativo

Dobbiamo capire che qualcuno dall’Alto sta giocando con noi. Adesso io percepisco me stesso come qualcosa di molto prezioso. Comunque, sono soltanto programmato per percepire in questa maniera. Non c’è niente di speciale o singolare in me. Sono stato programmato per preoccuparmi molto di me stesso. Un programma è stato introdotto nel mio apparato che fa si che io sia sempre fissato su me stesso, per cui, tutto il tempo, proprio come un automa, io mi preoccupo sempre di me stesso.

Tuttavia, in realtà questo programma è realmente più estraneo a me di qualcosa che io percepisco fuori di me. È importante discernere che questo programma interiore mi sta facendo funzionare e comprendere che è completamente opposto alla realtà. Dobbiamo spostarci all’altro programma. Dobbiamo costruire il programma esteriore da noi. Costruirlo significa ritornare all’atto della creazione.

Noi, al posto del Creatore, iniziamo ad agire. Utilizziamo il Suo potere di Luce per programmarci in relazione ai desideri esteriori (Kelim), nella stessa maniera in cui il Creatore ci ha programmato riguardo i nostri desideri attuali. Svolgiamo lo stesso lavoro. Facendo questo studiamo ciò che il Creatore ha fatto; otteniamo potere sulla realtà, e diventiamo saggi come il Creatore. Acquisiamo la stessa percezione.

Anche se questo lavoro viene chiamato “oltre la ragione” questo non significa che lo svolgiamo senza la mente. Al contrario, costantemente controllo quello che il Creatore ha fatto in me, e adesso io devo trasferirlo al mio esterno. Comunque, io devo imparare sul mio ego gradualmente, perché all’interno io lavoro “oltre la ragione”. Il Creatore mi ha programmato perché io mi preoccupi costantemente di me stesso, ma attraverso questo lavoro, io controllo e vedo che é artificiale, ingiustificato. Io vedo che oltre a non avere senso è anche dannoso per me. Per cui, io uso questo per imparare ad accendere questo programma nella direzione opposta – dall’interno verso l’esterno.

“Non ti farai idoli”

Una domanda che ho ricevuto: L’obbiettivo della lettura del Libro dello Zohar è di sviluppare la nostra sensibilità verso ciò che sentiamo nei nostri cinque organi di percezione? Questo sviluppa la nostra coscienza della visione di questo mondo?

La mia risposta: Assolutamente no! Mentre leggo lo Zohar mi dimentico di questo mondo; non lo vedo o lo sento. Sto entrando nel sistema di Governo e di Supervisione Superiore, leggendo su questo, studiando e cercando di percepirlo, cioè cercando di connettermi ad esso con le mie sensazioni e la mia mente.

Sto cercando, con il meglio delle mie capacità, di usare tutti i nomi e gli appelli scritti nello Zohar. In essenza, lo Zohar per intero parla di Yeshut, Zeir Anpin,Malchut e le anime. Tutto ha luogo tra Zeir Anpin e Malchut, ma lo Zohar lo esprime in migliaia di nomi e situazioni.

Per tanto, mentre leggo il Libro dello Zohar, sto cercando di entrare in questi stati spirituali, ma di non portarli dentro il nostro mondo materiale. Perché ho bisogno di questo? Devo trovare me stesso nella spiritualità, sentire come mi vesto in ZON del mondo di Atzilut, mi identifico e divento un tutt’uno con questo in tutti i miei desideri e pensieri.

Ho bisogno di cercare di vedere sempre tutto quello che sta succedendo in un singolo corpo dell’anima comune, perché queste sono tutte le mie qualità: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Giuseppe, Aronne, Davide, e tutte le azioni delle quali sta parlando lo Zohar, Klipà e santità, i gradini di ZON del mondo di Atzilut;

però questo mondo non esiste per me, per così dire. Non lo capisco o lo sento; non ho bisogno di questo mondo immaginario. È scritto che dobbiamo elevarci al livello del Mondo Superiore, e da questo, dopo aver ottenuto una certa comprensione delle radici spirituali, siamo capaci di studiare i suoi rami inferiori nel nostro mondo.

Non c’è necessità di stare nei rami “perché si”, di fatti, è proibito annettere le radici Superiori a quelle Inferiori. Si chiama idolatria quando prendi i nomi e le azioni del Mondo Superiore e provi a vedere i loro effetti in questo mondo nella precisa corrispondenza dell’uno all’altro. È proibito perché è sbagliato.

Cosa significa “proibito”? Che non esiste. Significa “costruirti un idolo”.

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Libero dagli artigli dell’inganno

Una domanda che ho ricevuto: Che tipo di gioco è questo? Consiste nel percepire ogni amico come il più grande?

La mia risposta: Non è un gioco; si sta rompendo attraverso l’occultamento. Il mio egoismo mi nasconde agli altri e gli altri a me; non mi permette di vedere tutto il mondo dell’Infinito. Anche adesso sono nel mondo dell’Infinito, però ciò che vedo è un quadro abbastanza oscuro. Il mio egoismo mi riproduce l’immagine di gente brutta, stupida, pigra e bugiarda; ma in realtà, è tutto falso. Questa immagine è dentro di me, nel mio egoismo. Se i miei figli ai quali voglio molto bene, fossero davanti a me in questo stesso istante, come li vedrei? Il loro aspetto sarebbe perfetto per me, perché “l’amore riscatta tutti i peccati”. Li amerei con tutti i loro difetti.

È solo colpa del mio ego; non vedo niente al di là di esso. Nella parte posteriore del mio cervello, ho uno schermo. Mi sembra di vedere il mondo attraverso i miei occhi, però questo entra attraverso il prisma del mio egoismo e si proietta sullo schermo del mio cervello. Tutto dipende dalla mia attitudine e da come mi adatto per vederlo. Per tanto, devo adattarmi al gruppo in maniera tale da vedere tutti, come le persone più grandi di questa generazione, completamente corretti.

È un gioco? No, è semplicemente annullare l’inganno dell’io. Si tratta di un atto razionale. Al di là di me, c’è il mondo dell’Infinito, ed io già risiedo in esso, adesso stesso. Se lei ritira tutte le bucce (Klipot) che distorcono il mondo dell’Infinito in questo stato mediocre, percepirà l’Infinito.

In primo luogo, cerchi di fingere. Facciamo uno sforzo. Cerchi di vederci come totalmente corretti, grandi ed uniti. Attraverso questa azione, disegneremo una Luce circostante molto forte che correggerà la nostra natura. Invece dell’egoismo, otterremo la dazione. Questo è un principio molto semplice ed assolutamente reale, qui non c’è misticismo. Stiamo cercando, attraverso il nostro sforzo, di vederci nello stato corretto e a questo punto, riceviamo una forza interiore che figura in questo sistema corretto. Il nostro desiderio la spinge ad agire. Queste sono le azioni concrete verso la correzione.

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Inviate un capro espiatorio nel deserto

Lo Zohar, Capitolo Tetzavè, (Punto 102): Quando si disse, “Porta due capri maschi, uno per Me ed uno per l’accusatore, Sitra Achra, affinché pensi che ha mangiato dal Mio proprio cibo e non sappia dell’allegria del nostro altro banchetto. Egli prenderà questa parte”, GAR della sinistra, che si invia nel deserto, al luogo della distruzione, per restituirgli il suo dominio, cioè il punto medio del mondo distrutto …

In tutti i libri kabbalistici leggiamo delle azioni che dobbiamo effettuare per rivelare il vero mondo, per raggiungere la visione e la percezione corrette. Supponiamo che io non vedo dove mi trovo esattamente. Allora cerco di affinare i miei sensi, di pulire le lenti dei miei occhiali, di sgomberare la nebbia davanti ai miei occhi. Sto effettuando molteplici azioni che mi aiuteranno ad orientarmi in questo strano luogo che non comprendo.

I kabbalisti ci danno proprio questi consigli: le cose che abbiamo bisogno di fare per pulire i nostri canali sensoriali: la vista, l’udito, il gusto, il tatto e l’olfatto (cinque Sefirot), per orientarci nel nuovo spazio, per poterlo discernere. Per questo lo Zohar ci dice che se senti un ostacolo nella percezione, il tanto menzionato “GAR, la linea sinistra” allora bisogna smettere di utilizzarlo ed “inviarlo nel deserto”.

Ovvero, lo Zohar descrive come bisogna lavorare con i sensi e ciò che dobbiamo fare per avvicinarci sempre di più verso l’orientamento corretto nello spazio in cui ci troviamo. In essenza, tutta la saggezza della Kabbalah parla soltanto di come raggiungere la nuova realtà, invece di percepire questo mondo immaginario.

Dopotutto, in realtà non andiamo da nessuna parte, non voliamo, né cambiamo. Restiamo nello stesso luogo e nello stesso stato. Perfezioniamo soltanto i nostri sensi. Per questo, la Kabbalah si chiama la scienza della ricezione, la scienza della percezione (in ebraico la parola Kabbalah proviene dalla parola “Lekabel” – ricevere).

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