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Sukkot: l’umanità può vivere in armonia sotto lo stesso tetto

Il Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo “Sukkot: l’umanità può vivere in armonia sotto lo stesso tetto

La parola casa rappresenta ormai un concetto relativo per milioni di persone in tutto il mondo. Ogni giorno la ricerca di migliori opportunità e posti di lavoro spinge milioni di esseri umani a migrare verso nuovi luoghi. Un numero sempre crescente di persone non ha alcuna possibilità di sopravvivere e ed è costretto a spostarsi a causa di guerre, persecuzioni, crimini o disastri naturali. Vediamo cosa può insegnarci la festa di Sukkot per creare un vero senso di appartenenza e di convivenza pacifica.

In primo luogo cerchiamo di farci un’idea sull’aspetto demografico del problema. Secondo le Nazioni Unite si stima che circa 258 milioni di persone in tutto il mondo vivano in una nazione diversa da quella in cui sono nate, con un aumento del 49% negli ultimi due decenni. Un terzo di esse ha dovuto fuggire da paesi nei quali era in pericolo la propria vita, per cercare un rifugio sicuro, soprattutto verso i paesi più ricchi.

I leader dell’Unione Europea stanno cercando senza successo di risolvere quella che è considerata la più grande crisi dei rifugiati e degli sfollati del nostro tempo. In alcune città europee i sentimenti anti-immigrati si sono rapidamente trasformati in profonde tensioni sociali. Nel frattempo, negli Stati Uniti si stima che oltre 11 milioni di immigrati privi di documenti cerchino di entrare, con la conseguenza di una crisi umanitaria lungo il confine con gli Stati Uniti.

Nel mondo di oggi è difficile trovare esempi di stabilità, costanza e responsabilizzazione. Le dinamiche del nostro mondo globale e interconnesso, dove lo spostamento di ogni individuo influisce su tutti gli altri, ci costringono costantemente all’instabilità e all’imprevedibilità. In un sistema di interconnessione reciproca, dipendiamo tutti gli uni dagli altri. Nulla può essere utile per qualcuno se non lo è per tutti.

Il corso naturale dell’evoluzione

La migrazione di milioni di persone da una nazione all’altra fa parte del programma evolutivo della natura. Lo stesso vale per il cambiamento del clima globale, un’altra potente causa di delocalizzazione e incertezza. Gli esempi più recenti sono la devastazione causata dal tifone Mangkhut nelle Filippine e dall’uragano Florence negli Stati Uniti. Quest’ultimo ha lasciato una scia di distruzione stimata in 22 miliardi di dollari di danni e migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa di evacuazioni forzate.

Tuttavia, noi possiamo prevenire queste batoste. Se prima che ci arrivi il colpo dalla natura comprendessimo il piano di sviluppo definito dalla natura, potremmo condurre l’intera razza umana verso nuovi e luminosi orizzonti.

Che cosa, quindi, ostacola la creazione di una buona vita per tutte le persone?

Non è altro che l’ego umano, ovvero il desiderio di godere a spese degli altri. Come parte dell’evoluzione naturale dell’umanità, l’ego è cresciuto fino a proporzioni grottesche come un cancro all’interno del sistema, mentre la natura si aspetta che noi osserviamo la sua legge fondamentale di equilibrio tra tutti i suoi elementi: inanimato, vegetale, animale e umano.

Prima comprendiamo la lezione che la natura ci insegna, prima possiamo trasformare la nostra vita fugace e fragile in una vita positiva, stabile e pacifica.

Siamo creature abitudinarie

Una persona, come qualsiasi altro animale, cerca comfort e sicurezza. È interessante notare che la festa di Sukkot (Festa dei tabernacoli) è un richiamo a uscire dalla nostra confortevole “casa” egoistica per costruire una nuova struttura, una sukkah, il simbolo del nuovo mondo che possiamo costruire per noi stessi e dove possiamo trasformare la nostra natura egoistica nella qualità della dazione.

Perché sono così importanti la ricostruzione e la delocalizzazione? Inoltre, che cosa hanno a che fare con noi?

Mentre l’umanità si è sviluppata, essa ha cercato di assicurarsi un futuro solido, ma la triste realtà è che nel corso del tempo la vita è diventata solo più complessa. In passato tutto sembrava più semplice. La vita sembrava avere continuità, comfort e stabilità. I genitori ereditavano le case e le lasciavano ai propri figli. Le persone avevano un lavoro sicuro e poche preoccupazioni per una futura fonte di reddito. Ma negli ultimi anni tutto sembra aver rapidamente perso valore.

Le famiglie sono sempre più in confusione. Tutto sembra soggetto a cambiamenti. In generale si potrebbe dire che la casa confortevole di ieri è diventata oggi il riparo temporaneo dalla tempesta che si sta avvicinando a noi.

Ma qual è l’ironia più dolorosa della nostra epoca? È quella che, in un’era tecnologica in cui abbiamo abbondanza di risorse per garantire una vita sicura e confortevole per tutti, usiamo i nostri progressi per danneggiarci a vicenda, impegnandoci in guerre, conflitti e lotte costanti, e creando un’atmosfera di crescente ansia piuttosto che di crescente fiducia. La nostra natura malvagia sta soffocando le nostre aspirazioni per una vita piacevole.

La scommessa più sicura che possiamo fare oggi è quella di esplorare in profondità la natura e identificarne le regole ferree. Comprendendo la tendenza dello sviluppo della natura possiamo garantire un progresso rapido e indolore.

La conoscenza del funzionamento interiore del sistema della natura è la nostra unica ancora di salvezza nel mondo che cambia. Abbiamo bisogno di acquisire una conoscenza universale che includa il riconoscimento del sistema della natura, comprendendo come funziona e dove dirige il nostro sviluppo come esseri umani. Quando comprenderemo questo sistema, ci allineeremo con la legge generale della natura, la forza che opera e controlla tutto nella realtà.

Dall’amor proprio all’amore per gli altri

La formula con cui possiamo iniziare a far nostro questo potere superiore è “Ama il prossimo tuo come te stesso”. L’osservanza di questa regola richiede l’uscita dall’ego con cui siamo stati creati, l’uscita dalla nostra casa permanente di amor proprio e l’ingresso in una nuova dimora fatta di amore per gli altri. Questo è ciò che la saggezza della Kabbalah ci insegna e questo è il messaggio interno di Sukkot.

Amare il nostro prossimo come noi stessi è il mezzo per scoprire una nuova casa. Sulla via che porta dall’amor proprio all’amore per gli altri, la nostra immagine della realtà viene rimpiazzata.
I nostri sensi sono invertiti, la mente e il cuore cambiano direzione dall’interno verso l’esterno e ci viene rivelato un mondo opposto. Improvvisamente vediamo un mondo più alto e più vasto in cui si trova il programma di sviluppo e gestione della nostra vita.

Inoltre, quando i nostri occhi si aprono per vedere che siamo tutte parti di un solo organismo vivente, smettiamo di commettere errori e ci assicuriamo una felice convivenza sotto un unico tetto comune e globale. Felice Sukkot!

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Medium: “Perché non ci importa di un migliaio di vittime in Indonesia?”

Il portale di informazione online, Medium, ha pubblicato il mio nuovo articolo “ Perché non ci importa di un migliaio di vittime in Indonesia?

A pochi giorni dal terremoto di magnitudo 7.5 della scala Richter che ha colpito l’isola di Sulawesi in Indonesia, e dopo che un enorme tsunami ha distrutto gran parte di essa, le dimensioni del disastro stanno diventando chiare. Finora, circa 1.300 persone hanno perso la vita, così lontano da noi, a causa di questo disastro e il numero delle vittime potrebbe arrivare a svariate migliaia.

Sembra che più è alto il bilancio delle vittime più è grande l’indifferenza nel mondo. Tanto per rinfrescarci la memoria, nel 2004 il terremoto che ha colpito l’Indonesia, e i successivi tsunami, hanno causato 230.000 vittime. Il mondo intero si è mobilitato per fornire aiuto, ma la calamità attuale non sta suscitando molta comprensione nel mondo al di là dei soliti titoli sui giornali. L’uragano Florence che due settimane fa ha colpito la costa del Sud Carolina e ha provocato un totale di sei vittime, ha ricevuto costante attenzione mediatica a livello internazionale.

Lungo le strade distrutte in Indonesia campeggiano cartelli che dicono “abbiamo bisogno di cibo” e “abbiamo bisogno di aiuto”. Le squadre di soccorso internazionale si trovano in difficoltà ad operare senza adeguato equipaggiamento e decine di migliaia di feriti necessitano di cure. Centinaia di migliaia di abitanti hanno perso la casa e, in alcune zone, centinaia di persone sono ancora intrappolate in strutture crollate. Le loro voci sono diventate silenziose e i soccorsi potrebbero non raggiungerle mai.

Il mondo, che solo un mese fa seguiva con apprensione lo snervante salvataggio di un gruppo di ragazzini in una grotta nel nord della Tailandia, preferisce ora occuparsi dei discorsi di Trump e Percy.

Sarebbe un errore pensare che l’influenza dell’Indonesia in qualche luogo del sud est asiatico sia remota. Viviamo in un mondo globale e integrato, i vari disastri che ci hanno afflitto negli ultimi decenni mostrano l’interdipendenza che caratterizza il sistema globale in cui viviamo.

Apparentemente le nazioni si associano con organizzazioni internazionali il cui obiettivo dichiarato è l’interesse comune, ma in pratica portano avanti solo i loro interessi privati. La OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), la Nato, l’Organizzazione della Conferenza Islamica (G8), l’OCSE, l’ONU, la UE e persino Internet sono solo alcuni esempi delle reti che abbiamo creato, eppure, servono tutte più che altro per fare scena.

Ci manca la consapevolezza che stiamo navigando tutti insieme in mari burrascosi, ma sulla stessa barca, che la tempesta sta arrivando e potrebbe farci annegare tutti insieme. La competizione predatoria tra noi, guidata dall’egoismo incontrollato che caratterizza la razza umana, ci impedisce di sentire che siamo un’unica grande famiglia.

La natura, tuttavia, non riconosce i confini internazionali, non distingue tra ricco e povero e non trascura nessuno. La natura ci mostra quanto siamo vulnerabili. In definitiva il sistema di governo della natura ci costringerà a riconoscere la nostra interdipendenza e a raggiungere l’equilibrio nella società umana.
Sia che lo impariamo nel modo più duro o più semplice, vedremo che siamo tutti uno e che non c’è differenza tra indonesiani e americani, tra europei e africani, tra paesi sviluppati e paesi del terzo mondo. Viviamo insieme su un solo pianeta e agli occhi della natura siamo tutti uguali. Nessuno è più importante di un altro.

Piuttosto che ignorare questa realtà finché non ci sbattiamo la faccia, possiamo elevarci consapevolmente ad un livello più alto di connessione umana attraverso l’educazione e la pratica. Quando cominceremo a farlo, la nostra preoccupazione per tutta l’umanità crescerà e si svilupperà, e allora troveremo naturalmente il modo di costruire una vita sicura, bella e piacevole per tutte le persone del pianeta.

Dal Times of Israel: “Un’analisi sull’antisemitismo in America dopo la 2° commemorazione dei fatti di Charlottesville”

Il Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo “Un’analisi sull’antisemitismo in America dopo la 2° commemorazione dei fatti di Charlottesville

Cerchiamo di essere realistici. Le entità del razzismo e dell’antisemitismo in America non possono essere misurate dalla scarsa partecipazione al recente raduno “Unite the Right II”, la commemorazione per i diritti della supremazia bianca, avvenuta ad un anno dalle violente proteste di Charlottesville, in Virginia, che avevano portato ad una scia di morte e violenza. Poche persone potrebbero aver partecipato questa volta, ma le statistiche mostrano che la miccia dell’odio è appena stata riaccesa.

Alla manifestazione dello scorso anno, centinaia di nazionalisti bianchi avevano brandito le torce cantando “Gli Ebrei non ci sostituiranno”, ma era solo la punta dell’iceberg. Secondo la “Lega Anti-Diffamazione”, nel 2017 e nel 2018, negli Stati Uniti ci sono stati 3.023 casi di estremismo o antisemitismo.

Se guardiamo un po’ più in profondità vedremo che questa lotta trascende l’affiliazione politica e il colore della pelle. Al centro del sentimento di odio viscerale c’è un gruppo di persone molto specifico, ovvero gli Ebrei. Lo storico della University of Chicago, David Nirenberg, afferma che questo fenomeno “Non deve essere visto come un vecchio armadio relegato in un angolo dei vasti edifici del pensiero occidentale. Si tratta piuttosto di uno dei materiali principali con i quali è stato costruito quell’edificio”.

L’odio nei confronti degli Ebrei non ha bisogno di spiegazioni. Risiede nel subconscio collettivo delle nazioni del mondo. Come ha scritto il kabbalista Yehuda Ashlag nel suo saggio “Gli scritti dell’ultima generazione”: “È un dato di fatto che Israele sia odiato da tutte le nazioni per motivi religiosi, razziali, capitalistici, comunisti o cosmopoliti, ecc. Questo avviene perché l’odio ha la meglio su tutte le altre ragioni, ma ognuna di esse riesce a porre fine solo al proprio odio e in base alle proprie caratteristiche psicologiche”.

Un’analisi approfondita delle sfide affrontate dagli ebrei richiede una visione ingrandita della questione nel contesto dello sviluppo dell’umanità. La saggezza della Kabbalah spiega che le pietre miliari vennero poste per la prima volta nella metà del 1900, periodo che rappresenta un punto di svolta per l’umanità, quando terminò il suo sviluppo egoistico e passò a un’esistenza interdipendente e interconnessa.

Questa nuova realtà si manifesta a tutti i livelli dell’attività umana: economia, tecnologia, commercio e comunicazione. Per svilupparsi ulteriormente e armoniosamente è necessario un nuovo atteggiamento verso una connessione umana positiva, che corrisponda al livello di interdipendenza che vediamo raggiunto attraverso tali sistemi.

A poco a poco, persone di ogni ceto sociale, razza, religione, credo e nazionalità devono acquisire le capacità per integrarsi positivamente in una società interdipendente, cioè creare un’atmosfera di sostegno, incoraggiamento e amicizia al di sopra delle tendenze separatistiche. Torniamo all’antica Babilonia, durante il periodo di Abrahamo il Patriarca, quando il popolo ebraico ricevette il metodo per la connessione che dava ad ogni essere umano gli strumenti per unirsi agli altri, al di sopra delle differenze. Il popolo ebraico fu il primo a riceverlo ed era obbligato a trasmetterlo al mondo diventando “Una luce per le nazioni”.

Questo speciale metodo di connessione è la saggezza della Kabbalah. Essa ci insegna come superare il nostro ego, la potente forza che ci fa a pezzi. Usando la tabella di marcia della Kabbalah, creiamo un campo magnetico positivo, una forza altruistica per bilanciare la nostra inclinazione e le nostre azioni egoistiche.

Pertanto, non appena gli Ebrei creeranno un modello di società basato sulla solidarietà e sulla comprensione reciproca, saliranno alla stessa frequenza di connessione e amore che sta alla base della natura. Si armonizzeranno con la forza positiva, il potere supremo che poi permeerà la realtà.

Così i rapporti corrotti fra le persone, noti come Nazismo, razzismo e odio di ogni tipo, si trasformeranno in una coesistenza equilibrata per tutta l’umanità.

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Newsmax: “L’era degli smartphone ci chiede di colmare il divario nella generazione tecnologica”

Il più grande portale Newsmax ha pubblicato il mio nuovo articolo “L’era degli smartphone ci chiede di colmare il divario nella generazione tecnologica

Gli studi condotti in diversi paesi mostrano che la dipendenza dagli smartphone è in crescita.

La Francia ha recentemente vietato l’uso degli smartphone nelle scuole. La decisione è stata presa per la preoccupazione che gli studenti stessero diventando dipendenti dall’uso dei telefoni cellulari.

Queste mosse restrittive risolveranno il problema?

Oppure, abbiamo bisogno di indagare più a fondo per affrontare le sfide di una generazione cibernetica?

Mentre il fatto che i giovani stiano diventando sempre più dipendenti dalla tecnologia è praticamente indiscutibile, è altrettanto importante affrontare la dipendenza degli adulti dai telefoni cellulari e il suo impatto sul comportamento dei loro figli e della società. Un nuovo studio condotto in Gran Bretagna rivela un drammatico aumento della dipendenza dalla tecnologia.

Le persone, in media, controllano il proprio cellulare ogni 12 minuti, mentre un adulto su cinque trascorre online più di 40 ore alla settimana.

Se questo è il modello seguito dai bambini, come possiamo lamentarci delle loro abitudini se noi per primi “predichiamo bene e razzoliamo male”? Uno dei principali fornitori di servizi sanitari in Israele ha recentemente fatto una ricerca interessante sul comportamento dei genitori durante l’attesa e durante il trattamento dei loro bambini nell’unità pediatrica. Il risultato è stato che l’83 percento dei genitori era incollato al cellulare durante la visita medica.

Non sorprende che le conclusioni della ricerca raccomandassero ai genitori di spegnere i loro apparecchi tecnici per trascorrere del tempo con i propri figli.

Inoltre, in America, quasi nove persone su dieci passano del tempo online ogni giorno.

Possiamo, alla fine, navigare contro il vento del progresso tecnologico?

O è una conseguenza inarrestabile del naturale sviluppo umano?

È un fatto innegabile che le giovani generazioni siano state formate nell’era degli smartphone e dall’aumento dei social media. Sono parte integrante della loro esistenza sin dalla più tenera età.

Come parte del loro ambiente, sono tenute ad adattarsi alle nuove tecnologie e ad abbracciarle come un elemento naturale della loro educazione, sentendosi completamente a proprio agio e senza paura di sperimentare nuovi dispositivi, giochi e piattaforme.

Non abbiamo creato questo desiderio da soli, fa parte dello sviluppo della natura.

I genitori che sono essi stessi dipendenti dai telefoni cellulari non possono incolpare i propri figli di un uso eccessivo degli smartphone o dei loro conseguenti problemi comportamentali. I bambini prendono l’esempio da noi. Come possiamo allora lamentarci delle loro abitudini?

La nostra natura egoistica cresce sempre più, portandoci ad essere sempre più coinvolti e interessati a noi stessi, anche a spese degli altri, e anche se questi “altri” sono la nostra stessa famiglia.

La quantità di incontri faccia a faccia diminuisce man mano che aumentiamo il tempo che passiamo online, quindi come possiamo aspettarci una buona comunicazione con i nostri figli se non siamo pronti a rinunciare all’uso compulsivo dei dispositivi elettronici?

Se dovessimo abbandonare sia i nostri smartphone che quelli dei nostri figli, per migliorare la comunicazione tra di noi, allora riusciremmo a metterci “nei loro panni” per comprendere e soddisfare i loro bisogni e desideri? Se esitiamo, anche per un momento fugace, nel rispondere, allora forse sarebbe meglio se ci connettessimo ai nostri dispositivi insieme, in un luogo comune, invece di essere totalmente separati?

Non possiamo rifiutare il cambiamento perché avverrà comunque.

Il desiderio di riportare indietro il passato equivale a desiderare di far rivivere l’età della pietra.

I bambini sono cresciuti con i computer e Internet nelle scuole e a casa, trovano tutto online, musica in streaming, condivisioni video, cosa comprare, cosa indossare, dove andare, cosa fare e con chi uscire (ovviamente in modo virtuale). La tecnologia è per loro quasi un’estensione dei loro corpi.

Le attività all’aperto in luoghi urbani o naturali non sono così attraenti come una volta. Sono state sostituite da attività online. Se i giovani escono, sempre più spesso avverrà comunque in un posto dove saranno circondati da altri che sono immersi nel loro mondo digitale.

Il nostro mondo sta vivendo una profonda trasformazione, aprendosi a una realtà più spirituale e integrale. I giovani sono i primi ad abbracciare i cambiamenti poiché sono istintivamente alla continua ricerca di nuove strade e alternative. Ogni nuovo progresso rappresenta un passo in avanti per loro, un processo naturale anche se non sono pienamente consapevoli di come avvenga.

La comprensione e il miglioramento di questa nuova era richiedono un pulsante di riavvio che ci consentirà di utilizzare la tecnologia e fare un ulteriore passo in avanti, in nome della vera connessione, della solidarietà e della cura per gli altri.

Come tutto questo può essere realizzato? Adattando noi stessi non solo ai progressi tecnologici, ma a un’era rinnovata. Ora abbiamo nelle nostre mani tutti i mezzi per portare la società dal caos all’armonia. Usando la tecnologia per trarre beneficio e rafforzare i rapporti umani, possiamo adempiere a questo scopo.

Un tale fondamentale cambiamento può essere possibile solo creando contenuti significativi per insegnare sia agli adulti che ai bambini come si sviluppano la natura e l’umanità, spiegando come la natura stia guidando il mondo verso uno stato di equilibrio e su come migliorare la nostra comunicazione in favore di relazioni più equilibrate e armoniose all’interno della società.

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Newsmax: “Aria di cambiamento: gli Stati Uniti si ritirano dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite”

Il più importante portale di informazione online, Newsmax, ha pubblicato il mio ultimo articolo Aria di cambiamento: gli Stati Uniti si ritirano dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite

Abbiamo un cane da guardia che punta ossessivamente nella direzione sbagliata, non è forse il segno che stiamo negando l’evidenza dei fatti? La mossa senza precedenti da parte degli Stati Uniti di ritirarsi dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, segna un punto di svolta in un nuovo approccio globale volto a raggiungere l’equilibrio e l’efficienza degli organismi mondiali di monitoraggio.

Ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, paladina di questo nuovo approccio trasformativo nell’arena diplomatica e rappresentante della visione dell’attuale amministrazione, è stata irremovibile nell’esporre i motivi per cui la decisione è stata adottata:

Per troppo tempo, il Consiglio per i diritti umani è stato il protettore dei violatori dei diritti umani, e un pozzo nero di pregiudizi politici. Purtroppo, ora è chiaro che la nostra richiesta di riforma non è stata ascoltata.”

La decisione presa, arriva come una doccia fredda. Rappresenta l’inizio della fine del vecchio mondo, caratterizzato dalla priorità data agli interessi di pochi a scapito degli interessi della maggioranza. I venti del cambiamento sono stati introdotti da un nuovo ordine di crescente interdipendenza dell’umanità. E quando si tratta di una macchina sforna soldi come le Nazioni Unite, che “vantano” un record molto discutibile nel risolvere le questioni più “urgenti” per il mondo, un cambiamento del genere è necessario.

Le Nazioni Unite si occupano continuamente di alcune nazioni e chiudono un occhio sulle violazioni delle altre. Secondo l’Osservatorio dell’ONU, dal 2012 al 2015, l’86% delle risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale sono state emesse nei confronti di un solo paese: Israele. In particolare, il Consiglio per i diritti umani ha avuto un ruolo chiave in questa attività. Nel giro di un decennio dalla sua istituzione nel 2006, ha approvato 135 risoluzioni critiche nei confronti dei paesi, più della metà di esse sono state indirizzate contro Israele.

Paradossalmente, molti dei paesi membri che valutano gli standard dei diritti umani e tengono conferenze su altre nazioni, sono classificati come paesi “non liberi” da Freedom House: Afghanistan, Angola, Burundi, Cina, Cuba, Congo, Egitto, Etiopia, Iraq, Qatar, Ruanda, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela.

Lo stato attuale delle cose ci sta portando a ripensare alla rilevanza degli organismi internazionali per il miglioramento dei diritti dell’umanità, nonché a valutare se dovremmo continuare o meno a perpetrare l’esistenza di organizzazioni che servono principalmente gli interessi delle élite politiche e finanziarie.

La buona notizia è che ci sono segni di trasformazione globale. I confini delle relazioni internazionali stanno diventando sempre più frastagliati, come abbiamo visto recentemente con il vertice del G7 e nell’incontro tra il Presidente degli Stati Uniti e il leader della Corea del Nord. Oggi, qualsiasi riunione può essere impostata in qualsiasi momento in base alle necessità. Non c’è bisogno di organizzare raduni di rappresentanti in una forma pluralistica.

Il mondo interdipendente di oggi non richiede organi rappresentativi artificiali per aiutarci ad avvicinarci l’uno all’altro. Noi stessi possiamo rafforzare la nostra solidarietà e indurre un cambiamento fondamentale nelle nostre relazioni. Quando i leader e il popolo delle nazioni in generale realizzeranno la portata della nostra interdipendenza globale, saremo in grado di dare il via a grandi progressi verso una società globale armoniosa.

Come? Stabilendo programmi educativi che favoriscano la connessione, perché ci aiuterebbero ad adattarci positivamente alle nuove condizioni globali interdipendenti. Alla fine le persone hanno bisogno di imparare come accettare, capire e andare d’accordo con tutti, oltre che essere influenzate da un’atmosfera di reciproca comprensione, supporto, consapevolezza e sensibilità. Tali programmi, guidati da un “consiglio di saggezza” formato da persone che hanno a cuore i migliori interessi della società, renderebbero quindi chiaro che il futuro luminoso del mondo non dipende dall’ONU e neppure da qualsiasi altro attore sulla scena internazionale, ma dalla qualità delle connessioni umane.

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JPost: “Perché creiamo teorie e filosofie su ciò che accade dopo la morte?”

Il Jerusalem Post ha pubblicato il mio nuovo articolo “Perché creiamo teorie e filosofie su ciò che accade dopo la morte?

Perché una persona che è ancora in vita ha bisogno di creare teorie e filosofie sulla morte? È una parte inseparabile della vita, quindi perché ci viene tenuta nascosta?

I livelli dell’immobile, del vegetale e dell’animale della natura non hanno consapevolezza della morte. Si sentono deboli quando sono vicini alla morte, ma solo per il fatto che la loro esistenza sta finendo. Pertanto, non si pongono domande su cosa succeda dopo la morte e in generale neanche riguardo al passato, al presente o al futuro. Queste domande emergono solo negli esseri umani, perché abbiamo un punto speciale al di sopra dell’esistenza corporea e animale.

Non sentiamo la vita mentre siamo gameti nei nostri genitori. Non sappiamo come i nostri genitori si siano incontrati e neppure come abbiano creato quell’iniziale cellula vivente da cui ci siamo sviluppati. Ci manca anche la sensazione di come il nostro corpo gradualmente si decomponga, dopo che qualcosa ne ha causato la morte, e di ciò che ne rimanga dopo.

Quello che soprattutto non riusciamo a capire è che, al contrario di animali e piante, sentiamo di esistere in qualcosa di più alto e più grande del nostro corpo. Non possiamo individuare questa sensazione, ma in generale la chiamiamo “vita”. Esiste l’esistenza, il vivere per la sopravvivenza e la riproduzione, ed esiste la vita, vivere per qualcosa di più grande.

Trascorriamo gran parte della nostra vita a contemplare, esaminare e ricercare ciò che è la vita e come possiamo riempire la nostra esistenza. Questo desiderio aggiuntivo al di sopra della nostra volontà di sopravvivenza significa molto per noi. Siamo pronti a sacrificarci e a soffrire per questo.

Lo sviluppo dell’umanità ci sta portando gradualmente verso un desiderio sempre più grande di comprendere la vita al di sopra delle nostre semplici necessità di sopravvivenza. Ciò che è particolarmente evidente nella nostra era è che, mentre viviamo nell’abbondanza per soddisfare le necessità della vita, più che in qualsiasi altro periodo storico, si risveglia l’eterna domanda sul significato e lo scopo della vita, più che in qualsiasi altra epoca.

Tuttavia, la risposta a questa domanda è inafferrabile.

La miriade di teorie, di fantasie e metodi che abbiamo sviluppato, sia religiosi che laici, sono tutte speculazioni infondate.

Perché?

Perché la forma delle nostre vite attuali è sigillata nella nostra innata natura corporea/materiale, cioè un desiderio di ricevere gioia e piacere. Ci sentiamo e ci identifichiamo in questo desiderio e non abbiamo la capacità di immaginare qualcosa al di fuori di esso.

Le nostre sensazioni, i pensieri, i desideri e le fantasie sono tutti finalizzati al soddisfacimento del nostro desiderio di godere.

Ma è questo il nostro unico desiderio?

Se avessimo solo il desiderio di godere, saremmo simili agli animali, bloccati unicamente da una spinta istintiva a soddisfarci al massimo in ogni momento della nostra vita.

Tuttavia, abbiamo un punto molto piccolo, una scintilla che proviene da un livello superiore rispetto alla nostra esistenza animale. A causa di questo punto che si risveglia in noi, ci poniamo le seguenti domande: “Qual è il significato della vita?” e “Per che cosa viviamo?”

Questo punto risveglia in noi anche sensazioni negative come insoddisfazione, vuoto, depressione, impotenza e disperazione; sensazioni che la generazione attuale percepisce più di ogni altra nel passato. Abbiamo organizzato le nostre vite per renderci liberi dalle preoccupazioni di provvedere alle nostre necessità e, proprio per questo, la domanda sul significato della vita è sorta in noi e ha fatto emergere altre domande più potenti. Ecco perché stanno emergendo molti problemi nuovi nella società umana.

Pensiamo che nell’umanità esistano tutti i tipi di desideri per il denaro, l’onore e la conoscenza, per tutte le cose oltre il livello dei desideri per cibo, sesso e famiglia. Tuttavia, abbiamo solo una domanda sul significato e sullo scopo della vita, che richiede una risposta.

Ci sono diversi livelli della sensazione e della consapevolezza che questa domanda comporta nelle diverse persone ed influenza fortemente la nostra vita quotidiana.

Le diverse filosofie, culture, costumi e credenze di ogni nazione sono alla fine tutte risposte alla domanda sul significato e sullo scopo della vita. Nei nostri bisogni di base per il cibo, il sesso e la famiglia, siamo tutti essenzialmente uguali. Tuttavia, nel momento in cui sorgono i nostri desideri sociali per denaro, onore e conoscenza, le nostre vite vengono modellate dall’intensità con la quale la domanda sul significato e sullo scopo della vita emerga in noi e su come rispondiamo ad essa. Differiamo in maniera molto precisa nel modo in cui rispondiamo a questa domanda.

Ci muoviamo in direzioni diverse cercando di rispondere alla domanda sul significato e sullo scopo della vita. Tuttavia, in mancanza di una risposta vera, che ci dia una soddisfazione duratura, continuiamo a sentirci delusi, vuoti e disperati. Di conseguenza, oggigiorno assistiamo a una riduzione del nostro sviluppo mentale ed emotivo. Nelle epoche passate, abbiamo avuto un grande rispetto per le filosofie, le scienze e le arti. Oggi, tuttavia, la società si sta orientando verso un maggior comfort e una maggior convenienza e valuta le tecnologie che possono servire come mezzi per raggiungere tali obiettivi.

Nonostante tutte queste comodità e distrazioni, rimane vero il fatto che se non troveremo una risposta soddisfacente alla domanda sul significato e sullo scopo della vita, allora soffriremo sempre di più… mentre le giovani generazioni si concentrano sulle tecnologie, che comunque non dureranno in eterno. Con sempre meno sforzi per costruire famiglie e dare alla luce bambini, non vogliono trasformarsi in “bestie ordinarie” che vivono in una mandria, perché la domanda sul significato della vita vive e respira in loro.

Fino ad ora, le giovani generazioni stanno rispondendo passivamente: “Noi non ci stiamo al vostro gioco. Se volete vivere e avere successo, così sia. Ma questo non fa per noi.” Il prossimo stadio dopo questa generazione sarà più acuto, e la sua risposta, molto più arrabbiata.

Più la risposta alla domanda sul significato della vita ci sfuggirà, più vedremo l’ascesa e la caduta di tutti i tipi di distorsioni che cercano di apparire al suo posto. La legalizzazione e la promozione delle droghe pesanti aumenteranno per cercare di calmarci. Nuove tecnologie emergeranno continuamente per rendere le nostre vite più facili, per farci sentire soddisfatti, seduti nelle nostre case tutto il giorno. Ma tali sforzi non serviranno a nulla.

Infatti, se impostiamo il nostro cuore per rispondere ad un quesito ormai molto famoso, sono sicuro che tutte le altre domande e i dubbi svaniranno all’orizzonte e vi volgerete verso di loro per ritrovarli svaniti nel nulla. Questa domanda indignata è una domanda che il mondo intero si pone, e cioè: “Qual è il significato della vita?” In altre parole, questi anni numerati della nostra vita che ci sono costati così tanto e le numerose pene e tormenti che soffriamo per viverli al meglio, chi è che se li gode? O ancora più precisamente, di cosa mi posso deliziare? È vero che gli storici si sono stancati di contemplarla e soprattutto nella nostra generazione. Nessuno vuole nemmeno prenderla in considerazione. Eppure la domanda si presenta amaramente e con veemenza, come sempre. A volte si presenta senza invito, sfiora le nostre menti e ci butta giù, prima che ritroviamo il famoso stratagemma di fluire senza consapevolezza nelle correnti della vita come sempre.
Yehuda Ashlag, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot.

Secoli fa, Il Libro dello Zohar, così come il celebre kabbalista del XX secolo, Yehuda Ashlag (Baal HaSulam), predisse che, a partire dalla fine del XX secolo, la domanda sul significato della vita si sarebbe intensificata in tutta l’umanità, obbligando sempre più persone a mettersi alla ricerca della vera risposta. Coloro che nel frattempo rimangono insoddisfatti di ciò che la nostra cultura crea per soddisfare questa domanda e che continuano a esplorare approcci, metodi e ambienti diversi senza alcun risultato, dovrebbero alla fine trovarsi a indagare nella saggezza della Kabbalah.

La saggezza della Kabbalah è il metodo per percepire e sentire la realtà eterna mentre si vive ancora in questa vita terrena. Raggiungere una tale percezione alla fine risponde a domande del tipo “Cosa succede quando muoio?” E “Qual è il significato della vita?” Perché così facendo, accediamo alla nostra vita spirituale che continua a vivere dopo la morte dei nostri corpi fisici. Impegnandoci nel metodo, subiamo cambiamenti significativi che rivelano una percezione completamente diversa della realtà, scopriamo una soddisfazione duratura, una connessione più profonda con gli altri e con la forza che genera tutta la realtà e raggiungiamo un senso di completezza e armonia con il mondo che ci circonda. Questa meravigliosa saggezza è aperta a tutti e aspetta chiunque abbia un sincero desiderio di trovare la ragione principale del perché siamo apparsi qui, in questo pianeta.

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Medium: “‘La sopravvivenza dei più ricchi’ dipende dal fatto che dovranno cercare di salvare tutti noi”

Medium, portale di informazione online, ha pubblicato il mio ultimo articolo: “‘La sopravvivenza dei più ricchi’ dipende dal fatto che dovranno cercare di salvare tutti noi

Avete mai sentito parlare de “l’evento”?

“Evento” è il nome in codice per la prossima crisi globale che si sta avvicinando all’umanità a grandi passi, un eufemismo usato dagli ultra-ricchi del mondo. Non ci è dato sapere se sarà innescata da una fusione economica oppure da massicci disordini sociali, cambiamenti climatici, esplosioni nucleari, un’epidemia o una guerra cibernetica, ma la cosa certa è che si tradurrà in una catastrofe globale e la “Classe Superiore” vuole essere pronta per il “Giorno del Giudizio”.

Per prepararsi all’inevitabile, i cinque magnati che ne fanno parte, hanno invitato Douglas Rushkoff, per dare loro qualche consiglio, in cambio di un compenso simbolico pari alla metà del suo reddito annuale.

Durante l’incontro, Rushkoff ha subito capito che i super-ricchi avevano una ragione completamente diversa per investire in nuove tecnologie: tutte le nuove tecnologie all’avanguardia, come l’intelligenza artificiale, blockchain, stampa 3D, CRISPR e persino la colonizzazione di Marte, sono viste e sostenute dalle élite del mondo come mezzi per salvarsi da “l’evento”.

Mentre noi andiamo a fare la spesa in supermercati ormai senza più cassieri, guidiamo veicoli automatizzati e rimaniamo senza lavoro perché i robot lo fanno al posto nostro, i super-ricchi pianificano mezzi di protezione contro folle inferocite e guasti sistemici in un futuro non troppo lontano.

In effetti, i pochi super-ricchi e potenti hanno una visione molto più ampia del rischio globale rispetto alla maggior parte della società umana. Eppure, anche tutto quello che possono vedere e prevedere è solo un frammento del quadro generale. La crisi umana, ricca di sfaccettature, nasce da una causa completamente diversa e accade per uno scopo completamente diverso da quello che comprendono, motivo per cui pensano di poterla eludere.

Il vero “evento” è una svolta naturale nell’evoluzione umana, e le sue origini risalgono a non meno di circa 14 miliardi di anni fa con il Big Bang.

Attraverso miliardi di anni, lo sviluppo della materia ha creato gas, polvere, stelle e pianeti, e quindi la vita biologica della flora e della fauna sulla Terra. Ma insieme all’espansione dell’universo, la natura lavora anche per bilanciare tutti i livelli della vita, ovvero, inanimato, vegetale, animale, sino alla vita umana. E il nostro turno è appena arrivato.

Che ce ne rendiamo conto o no, la natura ci sta spingendo ad equilibrarci con lei. E questo significa diventare una parte integrale ed armoniosa del sistema naturale, che richiede l’evoluzione della società umana come specie collettiva in tutto il pianeta. A poco a poco, la natura sta ampliando la nostra sensibilità all’interdipendenza globale, costringendoci a riconoscere la rete umana di cui tutti facciamo parte e trasformando le nostre società di conseguenza.

Nessuna tecnologia può fermare le leggi della natura e nessun bunker può essere talmente sicuro da impedire alla furia della natura di seguire il suo corso. Ma possiamo imparare ad andare avanti seguendo la spinta evolutiva, piuttosto che opponendoci ad essa.

Per evitare di diventare vittime di un brusco crollo della nostra cultura attuale, dobbiamo accettare il nostro futuro e prepararci ad esso, perché ci vedrà inevitabilmente connessi. Le persone devono apprendere le leggi della natura e riconoscere come esse formino un sistema integrale, in cui ogni elemento dipende dalla propria connessione equilibrata con gli altri e da come si integra con loro.

Ma questo è solo l’inizio della trasformazione dell’umanità. Non è un caso che negli ultimi decenni ci sia un crescente numero di ricerche, su più fronti, che confermano che le connessioni umane positive ci rendono più intelligenti e migliori in ogni senso, oltre che più felici e più sani. Gli esseri umani dovranno scoprire e attivare il loro cablaggio intrinseco per la connessione praticandolo consapevolmente.

Più esercitiamo le nostre connessioni positive (personalmente, socialmente e globalmente), più vediamo che stiamo arrivando ad equilibrarci con le leggi della natura, e questa diventerà la nostra nuova fonte di realizzazione.

La trasformazione della società umana richiederà sicuramente una massiccia impresa socio-educativa in tutto il pianeta, e dovremo per forza usare i media e le tecnologie in un modo nuovo e per un nuovo scopo. L’ironia è che proprio le persone come quelle che hanno incontrato Rushkoff hanno tutti i mezzi necessari per far accadere tutto questo. Quello che manca loro è solo la comprensione che l’unico modo che hanno per salvarsi da “l’evento” è quello di salvare anche il resto dell’umanità.

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Medium: “Il quadro ideale per un’esistenza felice”

Il più importante portale di informazione online, Medium, ha pubblicato il mio ultimo articolo “Il quadro ideale per un’esistenza felice

Com’è che l’essere felici è diventato un algoritmo difficile da decifrare? Stiamo forse usando la formula sbagliata? La realizzazione non dipende da denaro, potere o fortuna, ma da relazioni umane positive. Questo è il principio del corso sulla felicità tenuto nelle Università di Yale e Stanford: corso che è già diventato il più popolare nella storia di entrambe le Università.

Il corso si basa sulla psicologia positiva. Afferma che il nostro livello di gioia nella vita è determinato dalla qualità della nostra interazione con gli altri. In effetti, le persone sono più soddisfatte in un ambiente in cui prevalgono la solidarietà, il sostegno ed il senso di appartenenza. Al contrario, la competizione per dominare ed essere al di sopra degli altri mette una persona sotto costante stress, pressione ed isolamento.

Questo spiega perché le persone che si trovano ad avere a che fare con tutto questo, possono soffrire di depressione grave al punto che alcuni si tolgono la vita. I recenti suicidi della designer americana Kate Spade e del personaggio televisivo Anthony Bourdain rendono alla perfezione l’idea di quale sia la situazione. Come reazione a catena, pochi giorni dopo la loro morte, il numero di chiamate alle linee di crisi negli Stati Uniti è aumentato del 65% ed il volume delle linee di emergenza dedicato agli sms è salito al 116%.

Globalmente, circa 800.000 persone muoiono a causa di suicidi ogni anno, circa una persona ogni 40 secondi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le statistiche mostrano che la mancanza di realizzazione sta raggiungendo proporzioni epidemiche. Attribuire tutto questo a condizioni esterne sarebbe una spiegazione semplicistica. Una persona può vivere nel mezzo di una foresta in una capanna di tronchi e sentirsi felice, oppure possedere un appartamento di lusso in un grattacielo, ma sentirsi miserabile e sola. Qual è il fattore chiave che fa la differenza tra questi stati? È l’influenza dell’ambiente.

Ciò che ci distingue dalle altre specie animali è l’aspetto sociale. Siamo plasmati e influenzati da ciò che ci circonda in ogni momento della nostra vita, attraverso la nostra famiglia, il lavoro e i media. Ognuno di noi può sentirsi oppresso o portato alle stelle dall’ambiente che lo circonda, a seconda di come assorbiamo tale influenza.

Una società egualitaria basata sulla solidarietà, in cui tutti si prendono cura degli altri, riceve quanto ha bisogno e lavora per il bene di tutti; questa è la cornice ideale per un’esistenza felice di tutti gli esseri umani ed il terreno solido per il futuro prospero dei loro figli.

Al contrario, la nostra ricerca egoistica e aggressiva di ricchezza, onore, conoscenza e potere non può essere una fonte di felicità. Questo perché nel momento in cui raggiungiamo quei desideri, un nuovo vuoto appare lasciandoci di nuovo insoddisfatti. Pertanto, la gioia più elevata, può trovarsi solo al di sopra dei singoli obiettivi della felicità, costruendo insieme un tessuto sociale coeso che influenzerà positivamente ogni membro della società.

Come ha scritto il kabbalista Rav Yehuda Ashlag nel quotidiano La Nazione, “È un dovere per ogni nazione essere fortemente unita, così tutti gli individui al suo interno sono legati l’un all’altro da un amore istintivo. Inoltre, ogni individuo dovrebbe sentire che la felicità della nazione è la propria felicità, e che la rovina della nazione è la propria rovina … Significa che, se in una nazione si percepisce armonia, è perché il popolo stesso della nazione ha determinato quella armonia, e la misura della felicità e della sostenibilità della nazione, sono determinate dalle caratteristiche del suo popolo”.

Tuttavia, il nostro attuale sistema educativo e l’ambiente che ci circonda, venerano la concorrenza ed il successo per il guadagno personale, anche se a scapito degli altri. Questa potrebbe essere la scoperta più importante per gli studenti di Yale e Stanford: è ingenuo pensare che qualcosa cambierà, se continuiamo ad essere controllati dalla nostra natura egoistica.

Michael Laitman, Congresso Mondiale di Kabbalah, New Jersey, Maggio 2018.

Pertanto, anche l’istituzione più prestigiosa non può insegnarci come essere felici. La soluzione sarebbe quella di iscrivere l’intera società a corsi di studio della felicità; il problema è che la società è in un certo qual senso a proprio agio nello status quo, che è il messaggio principale a cui è esposta la persona, un prodotto dell’ambiente.

Tuttavia, da un dolore straziate all’altro, da una crisi all’altra, dalla disperazione al dolore, gradualmente l’intera società sarà consapevole del suo pessimo stato attuale. Quindi scoprirà il percorso della Kabbalah, scelto da individui unici “disimpegnati” dai valori subdoli della società per attuare un processo di trasformazione al fine di incoraggiare legami stretti di unione ed amore, in cui, come detto sopra, risiede la felicità.

La Kabbalah è il metodo per costruire una società umana unita e felice. È il metodo che insegna i valori necessari per l’esistenza in un quadro sociale sano e su come relazionarsi agli altri in modo equilibrato. Inoltre, insegna un processo passo-passo su come connettersi positivamente per attirare una forza che dimora nella natura e che può cambiare la natura umana. Quindi, ognuno di noi imparerà a non anelare solo a soddisfare la propria felicità, ma anche quella degli altri. Una società umana armoniosa sarà quindi costruita per assicurare la felicità reciproca.

In una società del genere, il sistema per misurare la felicità sarà semplice: un essere umano la cui felicità e le emozioni positive scoppiano in qualsiasi momento, e vanno da lui agli altri e dagli altri a lui, è felice e soddisfatto. Saremo quindi tutti laureati con lode presso l’Università della vita.

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Medium: “Cosa succede quando moriamo?”

Il più importante portale di informazione online, Medium, ha pubblicato il mio ultimo articolo “Cosa succede quando moriamo?”

Dove andiamo subito dopo la morte? Cosa succede alla nostra mente, al nostro spirito e alla nostra anima quando moriamo? Voliamo in cielo per l’eternità o cadiamo all’inferno per l’eternità? Ci reincarniamo in questo mondo come altre persone, o anche come animali, piante o rocce? Continuiamo a vivere la vita che conduciamo all’infinito? Scompariamo semplicemente nel nulla?

Insegnamenti diversi offrono risposte diverse a queste domande. La scienza spiega come il corpo si decompone quando moriamo. In generale, la discussione su questo argomento si divide in due categorie principali:

1. Ci sono persone che hanno avuto esperienze di premorte e sono sopravvissute per descrivere ciò che hanno visto e sentito;

2. Le credenze religiose, le filosofie e altre teorie che offrono concetti sull’aldilà, sulla reincarnazione e sulla coscienza.

Questo articolo prova ad indagare sulla domanda “Cosa succede quando si muore?” dal punto di vista della saggezza della Kabbalah, e offre un approccio fondamentalmente diverso alla discussione attuale. Analizzeremo la versione della Kabbalah:

  • Che cosa è comune a tutte le esperienze di premorte e cosa possiamo imparare da loro?
  • Cos’è l’anima? Abbiamo già un’anima, ne riceviamo una quando moriamo o possiamo riceverne una durante la nostra esistenza?
  • Cosa succede alla nostra esistenza fisica quando moriamo?

Cosa possiamo imparare dalle esperienze di premorte?

Le persone che sono sopravvissute alla morte clinica hanno riferito una serie di sensazioni, come un nulla simile al sonno, una pacifica sensazione di fluttuare in cielo o in uno scenario tranquillo come un giardino, una luce brillante o un tunnel diretto verso una luce brillante, vedere e parlare con i propri cari defunti e anche esperienze extracorporee in cui potevano vedere cosa stava accadendo nella stanza in cui erano stati dichiarati clinicamente morti.

Cosa hanno in comune tutte queste sensazioni?

Sono tutte sensazioni di liberazione dal corpo fisico. Nelle esperienze di premorte, il corpo fisico non è più un ostacolo. Le persone si sentono come se appartenessero a qualcosa di diverso da quello che hanno identificato come il loro corpo. La mente continua a lavorare e ad elaborare le informazioni corporee, seppure in modo diverso.

Le esperienze di premorte esprimono un confine tra la nostra vita materiale e la morte. È un confine in cui finisce il contatto con le informazioni che abbiamo ricevuto attraverso i nostri sensi corporei, mentali e fisici.

In tali stati, il nostro desiderio diminuisce e la sua scomparsa equivale alla scomparsa della persona. In altre parole, la sensazione di vita che sperimentiamo nei nostri desideri individuali (cibo, sesso, famiglia) e desideri sociali (denaro, onore, controllo, conoscenza) svaniscono completamente e noi accettiamo il loro ritiro e cessiamo di ricevere, sentire, vivere e godere.

La sensazione di libertà dal corpo materiale segna il passaggio ad un nuovo stato. Questo nuovo stato, tuttavia, non è ancora la morte, né la spiritualità, né l’eternità.

Secondo la Kabbalah, questo stato è puramente psicologico. Qualsiasi cosa percepiamo in tali stati è limitato e minuscolo rispetto alle sensazioni di eternità e pienezza che, come afferma la Kabbalah, possiamo raggiungere molto più vividamente mentre siamo ancora vivi in questo mondo.

Come? Raggiungendo la nostra anima.

Cos’è l’anima? Fa parte del nostro corpo? La morte del corpo segna la nascita dell’anima o possiamo raggiungere la nostra anima mentre siamo vivi?

Secondo la Kabbalah, l’anima non è qualcosa in cui entriamo dopo la morte del corpo. Invece, è qualcosa che dobbiamo ottenere, una chiara percezione e sensazione, mentre siamo vivi. Se non raggiungiamo la nostra anima mentre siamo vivi, allora non ne abbiamo una.

L’anima è un desiderio al di sopra dei nostri desideri egoistici e corporei. Cioè, al di sopra dei nostri desideri di cibo, sesso, famiglia, denaro, onore, controllo e conoscenza, c’è un piccolo desiderio che s’interroga sul significato e lo scopo dietro a tutto ciò che sperimentiamo: il significato della vita. Nella Kabbalah questo desiderio è un piccolo punto chiamato “il punto nel cuore” che noi abbiamo l’opportunità di sviluppare. Il pieno sviluppo di questo punto è considerato il raggiungimento dell’anima.

Raggiungere l’anima è come percepire una vita aggiuntiva a quella attuale, una vita che ci è stata nascosta. Quando raggiungiamo il contatto con l’anima, questa diventa il centro della nostra vita. Rivalutiamo la nostra vita attuale e iniziamo a relazionarci ad essa ad un livello completamente diverso. La morte del corpo fisico diventa allora come cambiare la camicia. In altre parole, quando il nostro corpo fisico muore, continuiamo a reincarnarci in un nuovo corpo fino a raggiungere la piena estensione dell’anima, la quale viene descritta nella Kabbalah come “I 125 livelli di realizzazione spirituale”.

Se non raggiungiamo la spiritualità, tutto ciò che rimane è una Reshimò (una “reminiscenza” o “registrazione”). È un gene informativo spirituale, simile al DNA. Questa Reshimò si riveste in un nuovo corpo fino a far emergere in noi la domanda: “Qual è il significato della vita?” Questa domanda infine ci spinge a cercare la risposta: trovare un metodo e un ambiente per lo sviluppo dell’anima.

Cosa succede alla nostra esistenza corporea quando moriamo?

Quando moriamo, perdiamo la consapevolezza di tutto ciò che abbiamo percepito nelle nostre vite fisiche. Tuttavia, ciò significa che perdiamo tutto? No. Il tutto viene trasmesso sotto forma di caratteristiche della personalità. Questo spiega perché, ad ogni nuova generazione, i bambini siano più adatti ad affrontare la vita rispetto agli adulti. Ad esempio, i bambini di oggi sono istintivamente più competenti con le ultime tecnologie e prodotti, mentre la vecchia generazione li trova più complicati.

In ogni generazione successiva, la volontà di ricevere subisce un aggiornamento. Se la volontà di ricevere non riesce a portare una persona allo sviluppo spirituale, passa ad un nuovo stadio, ad un’altra opportunità. Tutti i problemi, i dolori e le conoscenze si accumulano gradualmente da una generazione all’altra, dirigendo la persona verso la necessità dello sviluppo spirituale.

Questo è ciò per cui è stata creata la saggezza della Kabbalah. Attraverso la saggezza della Kabbalah, possiamo ottenere l’accesso all’eterno ed intero sistema dell’anima, scoprire il suo potere interiore e diventare la sua parte attiva, rivelando la spiritualità come una chiara percezione e sensazione, e questo è lo scopo del nostro sviluppo.

I tempi attuali segnano un momento molto significativo nello sviluppo dell’umanità verso questo scopo, quello che i kabbalisti descrivevano come il momento in cui l’umanità in massa avrebbe iniziato a destarsi con domande sul significato e lo scopo della propria vita, e in cui la Kabbalah sarebbe stata rivelata e aperta a tutti per permetterci di realizzare questa opportunità durante la nostra esistenza e ottenere la vita eterna.

Newsmax: “Perché i social network ci rendono asociali”

Il più importante portale di informazione online, Newsmax, ha pubblicato il mio nuovo articolo “Perché i social network ci rendono asociali

Pensi che il social network che usi sia stato creato secondo le migliori intenzioni? Assolutamente no.

Una recente inchiesta della BBC ha analizzato il meticoloso lavoro che rende le applicazioni dei social network il più avvincenti possibile e riporta che approssimativamente un terzo della popolazione mondiale che utilizza i social network non si rende assolutamente conto di quale sia il problema: la loro involontaria esposizione alla manipolazione di una potente industria dedicata alla creazione di una dipendenza da droga per il proprio tornaconto finanziario.

I social network sono stati deliberatamente costruiti per influenzare le nostre emozioni, preferenze, decisioni, impulsi, energia, capacità di attenzione e interazione. I leader esperti di tecnologia ora parlano di ciò che è diventato un processo consolidato per penetrare nelle nostre menti e nelle nostre tasche.

“È come se spargessero una cocaina comportamentale su tutta la vostra interfaccia e questo vi dà il piacere di tornarci, tornarci e tornarci ancora”, ha riferito un ex ingegnere della Silicon Valley, Aza Raskin, in un rapporto investigativo britannico.

Il presidente fondatore di Facebook, Sean Parker, ha ammesso pubblicamente che la società aveva l’intenzione di catalizzare il maggior tempo possibile dei propri utenti, “sfruttando la vulnerabilità della psicologia umana”. Questo è ciò che ha portato alla progettazione di caratteristiche auto-validanti come il “Mi piace”, il pulsante che dà ai suoi utenti, nelle parole di Parker, “un piccolo colpo di dopamina”, stimolandoli a pubblicare sempre più contenuti.

Un pollice in giù per la disconnessione

La cultura di oggi ci misura con la popolarità di ciò che carichiamo, come se definisse chi siamo e quanto valiamo davvero. Questo crea l’abitudine compulsiva di controllare continuamente i nostri smart phone e di ignorare le persone che si trovano di fronte a noi. In particolare, le giovani generazioni sono la prova vivente di questo collegamento che sta venendo a mancare nella comunicazione. La comunicazione verbale e parlata, con il contatto visivo e il linguaggio del corpo, si è attenuata ed è stata sostituita con il guardare giù, ai nostri telefonini, picchiettandoli continuamente con i pollici, inviando immagini e frasi brevi piene di faccine. Tale comportamento influisce negativamente sullo sviluppo sociale dei bambini e dei giovani, ed è stato collegato direttamente alla depressione, all’ansia, ad un’immagine negativa del corpo e alla solitudine.

È una situazione paradossale. I social network dovrebbero creare più interazione umana per alleviare la solitudine e la depressione ma, al contrario, le persone che passano molto tempo sui social come sostituti per una reale connessione personale, si sentono più isolate, depresse e ansiose.

Ci confrontiamo costantemente con gli altri, siamo pressati e ossessionati dall’idea di mostrare di noi la perfetta immagine di successo e realizzazione, mentre nella vita reale c’è un vuoto profondo che peggiora con questa realtà artificiale.

Cosa possiamo fare? Oggi c’è così tanta dipendenza dai social network che disconnetterli tutti in una volta sarebbe controproducente. Aumenterebbero i crimini, la violenza, l’abuso di droga e i suicidi poiché le nostre capacità umane sono state praticamente dirottate.

Ciò di cui c’è bisogno è un processo di riabilitazione sociale globale, che deve essere attuato gradualmente fino a diventare esso stesso un social network alternativo e positivo, che si rivolge adeguatamente alla natura umana e promuove relazioni calorose e di sostegno, invece di un luogo sempre aperto alla calunnia e ai commenti al vetriolo.

Troviamo il modem dei nostri cuori

Come possiamo trasformare i social network in uno spazio di vera connessione umana che unisce le persone senza competere per il maggior numero di “Mi piace” e “Condivisioni”? Possiamo farlo concentrandoci sul potere dell’amicizia e dell’unione, soprattutto se messe al centro di relazioni umane positive.

La natura opera già in un modo che equilibra tutte le sue interazioni. Ad esempio, le cellule e gli organi di un corpo umano si concentrano tutti sul benessere dell’intero corpo e ciascuno riceve solo quello di cui ha bisogno, per poi dare in cambio tutto ciò che può a beneficio dell’intero corpo. Anche noi possiamo collegarci a questo potere positivo di amicizia e unione se prendiamo in considerazione sia il beneficio degli altri che quello dell’intera rete umana di cui facciamo parte. Abbiamo solo bisogno di usare la tecnologia e tutti i mezzi a nostra disposizione in modo più saggio, per imparare e riuscire così a collegarci ad un sistema connesso positivamente.

Ma come possiamo raggiungere un obiettivo così elevato considerando che la natura umana è innatamente egoista, cioè mira a beneficiare se stessa a scapito degli altri? Dobbiamo renderci conto che qualsiasi innovazione tecnologica che non faccia progredire l’umanità verso una più grande connessione positiva, la danneggia. Le organizzazioni che possono influenzare la diffusione dei social network, compresi i governi, arrecherebbero un buon servizio alla società se conducessero indagini sugli effetti nocivi delle piattaforme social e le regolassero per prevenire ulteriori danni non solo alla nostra privacy, ma anche al nostro benessere generale.

Non siamo progettati per elaborare dati come un computer o per memorizzare informazioni come un server cloud. Attivando il modem dei nostri cuori, consentendo una comunicazione più profonda e più significativa, sperimenteremo una connessione più positiva e una vita sociale molto più soddisfacente.

In poche parole, i social network, nella loro forma attuale, non riescono a connetterci in modo significativo. Tuttavia, ci rivelano le conseguenze delle nostre relazioni egoistiche. In questo modo possiamo imparare dai problemi della situazione attuale e iniziare a muoverci verso un cambiamento positivo. Questo risveglio delle coscienze umane è il primo fondamentale passo verso una vera trasformazione. Possiamo iniziare subito questo imponente cambiamento guardando al futuro e adottando in anticipo misure correttive per porre fine al sempre più profondo lavaggio del cervello dei social network e investendo i nostri sforzi in un profondo “lavaggio del cuore” globale.

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