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Un Mondiale macchiato da morte e corruzione: interessa a qualcuno?

È difficile sapere quanti lavoratori migranti siano morti nella costruzione degli stadi per i Mondiali di calcio del 2022 in Qatar, ma i due numeri più diffusi sono 6.500 e 15.000. In ogni caso, non interessa a nessuno.

Oltre allo sconcertante numero di morti per due settimane di spettacolo (se vi piace guardare il calcio), ci sono voci insistenti che il Qatar abbia pagato per ottenere la decisione di ospitare il Mondiale di quest’anno. Anche in questo caso non c’è nulla di nuovo. Non siamo cambiati dai tempi antichi, quando le persone venivano servite come cibo per i leoni davanti a folle acclamanti, o quando si combatteva contro le bestie per la gioia del pubblico. Anzi, siamo peggiorati. Quindi perché dovrebbe importare a qualcuno se migliaia di persone sono morte per costruire le moderne strutture di intrattenimento?

Ammetto di non essere un appassionato di calcio. Anche il mio insegnante, RABASH, non lo amava, ma rispettava il fatto che dà gioia alle persone. Questo lo capisco, e lo rispetto anch’io. Credo inoltre che se dovessi assistere a una partita e sedermi tra i tifosi che esultano, potrei finire anch’io a urlare a squarciagola, tifando qualsiasi squadra sostenuta dalle persone intorno a me.

Tuttavia, non provo alcun desiderio di farlo. E più che deplorare la perdita di vite umane, deploro l’apatia con cui l’umanità accetta tutto questo. Questa apatia provoca molto di più della morte di migliaia di operai edili; provoca guerre, brutalità, inquinamento, sfruttamento e tutti i torti che gli esseri umani infliggono ad altri esseri umani e all’intero pianeta.

Spero che mentre le persone festeggiano il calcio, almeno pensino meno a uccidersi a vicenda, ma non sono sicuro che anche questo sia vero.

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Doha Katar Qatar Stadium 974 Doha 4 giorni prima che la città ospiti la Coppa del Mondo FIFA, WM, Weltmeisterschaft, Fussball 2022 Foto: Moritz Müller

Chi è una regina di bellezza?

Per la prima volta dal 1950, non ci sarà alcun concorso di bellezza Miss Israele in Israele e Israele non invierà alcuna concorrente al concorso Miss Universo che si terrà negli Stati Uniti a gennaio. Secondo i24 News, la decisione “ha suscitato molte reazioni, alcune di rammarico per la fine dell’evento, altre di gioia. Negli ultimi anni”, continua la notizia, “il concorso è stato criticato perché le donne vengono giudicate solo in base al loro aspetto fisico”.

Sono d’accordo con i critici. Non credo che la lunghezza delle gambe di una donna sia un metro di misura della sua bellezza.  Inoltre, com’è possibile decidere chi sia la donna più bella del mondo quando ogni razza ed etnia ha un suo aspetto caratteristico?  Come possiamo paragonare lo standard di bellezza giapponese con quello europeo, e chi può dire chi sia la più bella?

Per far finta che queste ragazze non siano trattate come oggetti, i giudici pongono alle concorrenti domande sciocche, alle quali nessuno si aspetta che rispondano sinceramente. Se dovessimo credere a loro, penseremmo che tutte le ragazze desiderano la pace nel mondo e che sono tutte profondamente preoccupate per il cambiamento climatico.

Un mio studente mi ha raccontato che il concorso sta perdendo popolarità e ha chiesto la mia  opinione a riguardo.  Ero contento di sentirlo; credo che potrebbe essere indicatore del fatto che stiamo maturando e stiamo iniziando a guardare oltre alle apparenze fisiche. 

È ora di iniziare a cercare la bellezza interiore perché, in fin dei conti, è questo che rende felici le persone. Quando si cerca la bellezza interiore di una donna, si scopre che non è possibile misurarla. Questo vale non solo per le donne, ma per tutte le persone. Quando si cerca la loro bellezza, questa è sempre nascosta.

La bellezza di una persona si evolve nel tempo. È definita dai legami con le altre persone e con l’ambiente. Le persone belle sono persone premurose, che comprendono i dolori e le difficoltà degli altri e vogliono aiutarli a stare meglio.

Questi sentimenti sono un dono, ma possiamo anche svilupparli. Una volta riconosciuto il nostro egocentrismo, possiamo imparare a cambiare.

Non si tratta di un processo che si può intraprendere da soli, ma se noi, come società, decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza della cultura dell’Io! Io! Io! potremmo imparare a pensare di più in termini di Noi! e meno in termini di Io! Questo farà un gran bene a tutti. È certamente un modo migliore di promuovere la pace nel mondo rispetto ai concorsi di bellezza di Miss Universo.

Si può salvare il pianeta danneggiando l’arte?

Dall’inizio dell’anno sta crescendo una nuova moda tra gli attivisti per il clima, quella di danneggiare i più importanti tesori storico-artistici al fine di aumentare la consapevolezza sul cambiamento climatico. Finora ci sono stati dodici incidenti, sei dei quali accaduti nell’ultimo mese. Gli episodi includono il lancio di purè su “Il pagliaio” di Monet, di zuppa di pomodoro su “I Girasoli” di Van Gogh e di sangue finto sui “Clown” di Toulouse-Lautrec. Altri attivisti invece si sono attaccati con la colla allo scheletro di un dinosauro al Museo di Storia Naturale di Berlino e a “La ragazza con l’orecchino di perle” di Vermeer. Per lo più i visitatori dei musei hanno attaccato gli attivisti in azione chiedendosi in generale come questi atti possano di fatto essere connessi al bene comune.

Concordo pienamente con l’ira dei visitatori.  Queste pagliacciate non impressionano nessuno e niente cambierà, né nell’ambiente e né nella consapevolezza della società.  

Anzi peggio, perché anche diventando più consapevoli riguardo al cambiamento climatico, non saremmo in grado di farci nulla, perché nonostante tutto il clamore mediatico sulle emissioni dei gas serra, noi non sappiamo cos’è che davvero provoca il cambiamento climatico e quel poco che sappiamo non aiuta molto. Ogni eruzione vulcanica ad esempio emette così tante impurità che l’umanità ci metterebbe mesi a stabilirne la quantità. Tuttavia, nonostante al momento ci siano eruzioni vulcaniche in tutto il mondo, queste non vengono prese in considerazione tanto quanto il cambiamento climatico.

E lo stesso accade per il gas metano. L’umanità è accusata di inquinare l’atmosfera con le tossine dei gas serra ma le emissioni delle paludi e dello scioglimento del permafrost in Siberia, Canada e Alaska sono così elevate che in confronto il nostro “contributo” all’inquinamento diventa minuscolo.

Come se non bastasse, la Corrente del Golfo continua a diminuire, incidendo negativamente sia sul clima dell’Europa che su quello del Nord America. Un articolo pubblicato lo scorso Aprile su Severe Weather Europe avverte che “la Corrente del Golfo e tutta la circolazione atlantica si stanno avvicinando a un punto critico di collasso”. C’è qualcosa che possiamo fare per fermare tutto questo?

In breve, l’ecosistema globale è troppo grande e soprattutto troppo complesso per essere compreso. Noi non sappiamo cosa esattamente dobbiamo fare o non fare per invertire o almeno rallentare il cambiamento climatico. 

Comunque il nostro problema non è che è il clima terrestre ad essere troppo difficile da capire ma è che siamo troppo concentrati nel provare a capire questo anziché il vero responsabile, l’unico che causa tutti i nostri problemi, non solo quello del cambiamento climatico: la natura umana. Ci sono un’infinità di altri problemi oltre il cambiamento climatico e tutti scaturiscono dalla stessa ragione, cioè dalla natura umana che è corrotta, marcia dentro.

Il danneggiamento di opere inestimabili provoca ira non perché la gente è arrabbiata a causa del cambiamento climatico. Ci si arrabbia perché gli attivisti mostrano la loro natura corrotta, la mancanza di cura e di considerazione dei sentimenti degli altri, nonché la volontà di distruggere alcuni dei beni più preziosi dell’umanità per soddisfare i propri capricci.

Se ci concentrassimo ad adeguare la nostra natura umana al mondo in cui viviamo, non dovremmo affrontare la miriade di problemi che noi stessi causiamo. Chi inquina la terra, l’acqua, l’aria? Chi uccide ogni anno milioni di persone per mera soddisfazione dell’ego?

Chi sta depauperando le nazioni e sfrutta donne e bambini? Chi traffica schiavi destinati a lavoro duro e abusi sessuali? Chi lucra su farmaci di cui tutti hanno bisogno, per malattie che potrebbero essere prevenute? Chi rende milioni di giovani dipendenti dalle droghe ogni anno?  E, peggio di tutti, chi incolpa gli altri per qualcosa che egli stesso provoca? È sempre lo stesso che fa tutto questo: il nostro ego. Finché non lo rimetteremo a posto, non risolveremo nulla.

Fino a quando eviteremo di ammettere che il problema siamo noi, non quello che facciamo ma proprio noi stessi, le cose continueranno a precipitare.  Potremmo vedere guerre mondiali nucleari, disastri naturali di proporzioni senza precedenti che devastano l’umanità, eventi climatici estremi che bruciano o congelano paludi così vaste da creare troppi rifugiati climatici da gestire, eruzioni vulcaniche, terremoti e tsunami di intensità tali che i nostri sforzi per proteggerci sarebbero troppo piccoli, piaghe per le quali le persone cadono come mosche e molte altre sofferenze che la natura può  infliggere su di noi. La natura è molto creativa quando si tratta di punizioni e non cesserà di esserlo fino a quando non ci renderemo conto che il problema non è quello che facciamo, ma quello che siamo.

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Attivisti nel museo di storia naturale di Berlino.

 

La facciata di neutralità di Internet è stata smascherata

Dopo aver evitato per anni questa delicata questione, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha finalmente accettato il mese scorso “di decidere se le piattaforme di social media possono essere citate in giudizio nonostante una legge che protegge le aziende dalla responsabilità legale per ciò che gli utenti pubblicano sui loro siti”, scrive il New York Times. “La causa, intentata dalla famiglia di una donna uccisa in un attacco terroristico, sostiene che l’algoritmo di YouTube raccomandava video che incitavano alla violenza. … Sezione 230 del Communications Decency Act, una legge del 1996 intesa a promuovere … Internet … La legge stabilisce che le aziende online non sono responsabili della trasmissione di materiale fornito da altri. La Sezione 230 ha anche contribuito all’ascesa di enormi social network come Facebook e Twitter, garantendo che i siti non si assumessero nuove responsabilità legali con ogni nuovo tweet, aggiornamento di stato e commento”.

Tuttavia, la tutela dalla responsabilità sembra essere stata abusata. “Un gruppo crescente di legislatori, accademici e attivisti bipartisan è diventato scettico nei confronti della Sezione 230”, prosegue la notizia, “e sostiene che essa abbia messo al riparo le gigantesche aziende tecnologiche dalle conseguenze della disinformazione, della discriminazione e dei contenuti violenti che scorrono sulle loro piattaforme”.  Però, secondo i querelanti, “le piattaforme perdono le loro protezioni quando i loro algoritmi raccomandano contenuti, indirizzano annunci o introducono nuove connessioni ai loro utenti”.

Può sembrare una battaglia legale sul potere e sul controllo, ma la Sezione 230 può costare vite umane. “In un caso”, continua il giornale, “la famiglia di un americano ucciso in un attacco terroristico ha fatto causa a Facebook, sostenendo che il suo algoritmo aveva favorito la diffusione di contenuti prodotti da Hamas”. La causa è stata respinta, ma un giudice ha affermato che “i suggerimenti algoritmici di Facebook non dovrebbero essere protetti dalla Sezione 230”.

La libertà di Internet è un problema. Poiché la natura umana ci spinge a sfruttare qualsiasi cosa per il nostro bene, quando i giganti tecnologici possono sfruttare una piattaforma promuovendo contenuti che aumentano le loro entrate, nessuna morale li inibirà. Di conseguenza, hanno promosso video di decapitazioni dell’ISIS e altri raccapriccianti atti di terrore a persone che hanno identificato come potenziali simpatizzanti. La causa sostiene che la promozione di tali contenuti non solo aumenta le vendite dei giganti tecnologici, ma incoraggia anche potenziali terroristi ad agire.

È certamente necessario limitare la circolazione di video violenti o di contenuti che incitano alla violenza. Inoltre, uno degli argomenti contro i social media è che se indirizzano contenuti specifici a persone specifiche, non sono più “cartelloni pubblicitari” non coinvolti, come sostengono, ma attori attivi nel plasmare le menti di chi usa le loro piattaforme.

Da un lato, è impossibile tornare ai tempi in cui non c’era il cosiddetto “targeting”. D’altra parte, chi deciderà in che misura e con quali criteri effettuare il targeting? Dopotutto, siamo tutti soggetti alle stesse debolezze che inducono i giganti dei social media ad approfittare delle loro piattaforme. Come possiamo quindi garantire che chi è incaricato di monitorare i contenuti non cada negli stessi errori dei proprietari delle piattaforme di social media?

L’unica soluzione che vedo è quella di avviare un processo educativo completo, approfondito e a lungo termine che ci renda consapevoli della nostra interconnessione. Solo se ci rendiamo conto, al livello più profondo del nostro essere, che quando facciamo del male agli altri, facciamo del male a noi stessi, smetteremo di sfruttarci, opprimerci, maltrattarci e danneggiarci a vicenda.

Al momento, non siamo affatto vicini alla comprensione della necessità di questo processo. Ci stiamo spingendo con insistenza in un tunnel che finirà in una guerra mondiale nucleare. Se avvieremo questo processo educativo in tempo, invertiremo la tendenza che stiamo percorrendo. Se non lo faremo, ci infliggeremo reciprocamente sofferenze inconcepibili fino a quando non ci renderemo conto di essere dipendenti l’uno dall’altro.

Cum grano salis

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che “il rischio di ‘Armageddon’ nucleare è il più alto degli ultimi sessanta anni dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha rinnovato le sue minacce mentre i suoi militari arretrano in Ucraina”. Tuttavia, secondo un articolo pubblicato dal Los Angeles Times, la dichiarazione “sembrava andare oltre le valutazioni dell’intelligence statunitense”. Infatti, “i funzionari della sicurezza nazionale dicono di non avere prove che Vladimir Putin abbia piani imminenti per un attacco nucleare”. In questo caso, credo anch’io che dovremmo prendere le dichiarazioni di entrambi i leader cum grano salis.

Alla fine, anche i Russi temono le conseguenze dell’uso delle armi nucleari. L’umanità non ha mai visto che aspetto ha una guerra nucleare mondiale. I precedenti di Hiroshima e Nagasaki, per quanto orribili, non sono nulla in confronto alla distruzione massiccia e prolungata che una guerra mondiale nucleare infliggerà, soprattutto se si considera la potenza delle bombe atomiche e all’idrogeno di oggi.

Le minaccie della Russia e dei suoi alleati sono inquietanti, ma credo che sia proprio questa la loro intenzione: demoralizzare e spaventare. Non credo che ci sia un’intenzione reale di impiegare testate tattiche nucleari o qualsiasi altro tipo di armi nucleari.

Se l’umanità precipita in una guerra mondiale nucleare, non abbiamo idea di dove ci porterà o di come finirà. Credo che tutti se ne rendano conto e agiscano di conseguenza. C’è semplicemente troppo in gioco, troppo da perdere per giocare d’azzardo con una guerra nucleare.

Oltre a ciò, un attacco del genere metterebbe il mondo intero contro l’aggressore. Nessuna superpotenza, per quanto forte e armata, può opporsi al mondo intero. Pertanto, le minacce di usare armi nucleari e le dichiarazioni sconfortanti su un possibile Armageddon nucleare sono, a mio avviso, irrealistiche, almeno in questo momento.

Detto questo, nel complesso il mondo si sta certamente muovendo in una direzione negativa. Se non riusciamo a capire che la guerra non è il modo per ottenere vantaggi politici o economici al giorno d’oggi, alla fine precipiteremo in una terza guerra mondiale.

Gli sviluppi in Ucraina dovrebbero preoccupare tutti noi e incoraggiarci a coltivare legami più forti tra tutte le parti dell’umanità, per evitare un possibile crollo della società globale.

Se riusciamo a trarre una lezione da questa dolorosa guerra, forse daremo un senso alla miseria che milioni di persone stanno vivendo. Se non riusciamo a trarne insegnamento, avremo bisogno di un’altra guerra, probabilmente più crudele, per accettare che dobbiamo deporre le armi e trattare l’umanità come è realmente: una singola entità le cui parti sono interconnesse e interdipendenti.

Alla fine impareremo che la guerra non è la strada giusta. Spero solo che non lo impareremo per mezzo di una prova nucleare.

 

Didascalia della foto:
FOTO DI ARCHIVIO: incontro tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin  per il vertice USA-Russia a Villa La Grange a Ginevra, Svizzera, 16 giugno 2021. REUTERS/Kevin Lamarque

 

Il cielo stellato: una dimostrazione delle nostre qualità interiori

Nelle notizie (ZME SCIENCE): “Gli scienziati dicono che il cervello umano assomiglia all’universo”.
“Entrambe le reti neurali e galattiche hanno la stessa struttura, che punta ad un universo frattale.”
“Immagini parallele di cellule cerebrali e una rete cosmica di galassie rendono difficile distinguere le due cose. Quindi può sembrare che l’universo sia come un cervello gigante o viceversa, che ci sia un piccolo universo in ognuno dei nostri cervelli. Non è solo un pensiero divertente. In un nuovo studio, un astrofisico e un neurochirurgo hanno documentato le sorprendenti somiglianze tra reti cosmiche di galassie e reti neurali di cellule cerebrali.”

Domanda: Possiamo dire che quando ci fermiamo e guardiamo il cielo pieno di stelle, c’è una sorta di respiro e di connessione?

Risposta: Certamente. Direi che il cielo è una meravigliosa dimostrazione delle nostre qualità interiori.

Domanda: Significa che il cielo è ciò che esiste dentro di noi?

Risposta: Certamente. Da dove vedi tutto questo? Vedi te stesso!

Domanda: Vedo me stesso? E allora perché mi immobilizzo nella meraviglia? Quasi tutti vedono questo cielo e si bloccano. Che cos’è che causa questa meraviglia?

Risposta: Ti viene mostrato un pezzettino di ciò che è dentro di te in modo meccanico, così. In effetti, vedi te stesso dall’interno. Questo ti stupisce un po’, ti meraviglia e ti tocca.

Domanda: Qual è la cosa più importante che devo vedere dentro di me?

Risposta: Che ci sono infinite possibilità in te, un numero infinito di ogni possibile qualità. Devi iniziare a connetterle tutte insieme in qualche modo e riceverai il Creatore. Dobbiamo guardare il cielo stellato più spesso.
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Da Kab TV “Notizie con il Dr. Michael Laitman” 30/06/22

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Quanto è libera la libertà di espressione?

Il 25 aprile, quando Twitter ha annunciato l’acquisto della piattaforma da parte di Elon Musk, ha dichiarato che Musk lo ha fatto per promuovere la libertà di parola. “La libertà di parola è il fondamento di una democrazia funzionante e Twitter è la piazza digitale dove si discutono questioni vitali per il futuro dell’umanità”, ha dichiarato Musk, secondo quanto riportato nel comunicato. L’Unione Europea, tuttavia, non era convinta. Il giorno dopo, Euronews ha riferito che la Commissione Europea ha avvertito Musk che “Twitter dovrà ‘adattarsi completamente alle regole europee’, qualunque siano le intenzioni di Elon Musk riguardo alla libertà di parola”. Il giorno dopo, Musk ha annunciato il suo consenso. Come pubblicato su AP News, “il commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton ha dichiarato all’Associated Press … di aver illustrato a Musk come i regolamenti online del blocco mirino a sostenere la libertà di parola, assicurando allo stesso tempo che qualsiasi cosa sia illegale “sia proibita nello spazio digitale”, cosa che Musk ha “pienamente condiviso””.

Sono d’accordo con le condizioni imposte dall’UE. Dopo tutto, è obbligo dell’UE proteggersi da una ” libertà di espressione” che cerca di manipolare le persone e ha secondi fini. Per quanto le intenzioni possano essere pure all’inizio, a lungo andare non può esistere una vera libertà di espressione. La libertà di espressione non ha posto nel nostro mondo. Finché le persone vedranno il mondo solo attraverso la loro prospettiva, attraverso il loro interesse personale, non ci potrà essere libertà. Anche se Musk vuole proteggere la verità, alla fine sta proteggendo solo la propria verità. È così che agisce ogni essere umano.

Anche se a tutti è permesso di esprimere liberamente la propria opinione, si finisce per avere una piattaforma in cui tutti urlano la loro “verità” e nessuno li ascolta. In altre parole, Twitter diventerà una piattaforma per urlare, ma niente di più. Sarà una conversazione tra sordi.

Penso che se vogliamo davvero aiutare l’umanità, dovremmo andare nella direzione opposta: mettere a tacere tutti i “social media”. Dovremmo tutti fare silenzio e iniziare ad ascoltare.

Se restiamo in silenzio per un po’ di tempo, cominceremo a sentire noi stessi: chi siamo, cosa siamo, perché siamo qui e cosa vogliamo ottenere nella vita. Se lo facciamo, scopriremo che le uniche parole che valgono la pena di essere dette sono quelle che aiutano gli altri.

Affermare la propria opinione, la propria verità, la propria prospettiva, non ha senso se non nasce dal desiderio di aiutare e fare del bene agli altri. Quando vi lascerete guidare da questo desiderio, vi sarete guadagnati il diritto di parlare, perché allora il vostro discorso sarà un contributo per gli altri e le persone avranno un motivo e un desiderio di ascoltarvi.

Didascalia dell’immagine:
Elon Musk arriva al Met Gala a tema In America: Anthology of Fashion al Metropolitan Museum of Art di New York City, New York, U.S., 2 maggio 2022. REUTERS/Brendan Mcdermid

Non possiamo buttare tutti nella stessa pentola

Commento: Dici sempre che la connessione dovrebbe essere gentile, dal livello dell’amore.

La mia risposta: Ci dovrebbe essere un reciproco completamento nella società, di tutti verso tutti, fino al punto che tutti possano esprimersi e tutti lo percepirebbero correttamente.
Null’altro. Nessuno ti obbliga a essere uguale agli altri, a buttare tutti nella stessa pentola, ad organizzare una sorta di catering pubblico per tutti. Non tutti sono uguali, e tutti fanno di tutto per essere uguali agli altri nel prodotto pubblico.

Domanda: Dici sempre che siamo sotto l’influenza della forza superiore della natura, che ci forma. Come si sentirà in questo caso?

Risposta: La natura non vuole vedere che siamo tutti buttati nella stessa pentola. In nessun modo. È per questo che ci ha resi diversi gli uni dagli altri. Siamo tutti così diversi, in mille parametri. La natura non vuole che siamo tutti uguali.

È per questo che dobbiamo essere esattamente così. Ognuno di noi si distingue e dovrebbe mostrare tutte le sue qualità migliori davanti alla società. La società è felice con persone tali, dovrebbe incoraggiarle. In questo modo si complementano e la società diventa più ricca.
Domanda: La mia individualità e quella degli altri, dovrebbero essere per la società, o no?

Risposta: Credo che non possa essere in alcun altro modo. Per cos’altro può essere utilizzata? Siamo in un’era in cui tutto ciò che facciamo è molto individuale, e dall’altro lato, si dissolve in tutto il resto che viene fatto.

Se una volta potevo fare qualcosa, e rimaneva mio dall’inizio alla fine, oggigiorno non si può costruire neanche una vite senza che passi da una ventina di mani, e oltre a me, ci saranno molte idee e forze investite.

Commento: I componenti arrivano da ogni parte del mondo per questa vite. È questo il mondo attuale.

La mia risposta: Questo è il mondo attuale, e quindi, dobbiamo capire noi stessi e la società in questo modo. La cosa più importante è come ci integriamo nella connessione con gli altri.
Questo mondo verrà costruito comunque. Attraverso tentativi ed errori.

Commento: Ma per non attraversare tanta sofferenza….

La mia risposta: La gente imparerà. In che altro modo possiamo fare? Si vede nei bambini piccoli, come stanno gradualmente imparando, e soffrono meno, e cadono meno, sempre meno. È così che si cresce.

Cosa si può fare? La natura non permette a un bambino piccolo di alzare un grande peso o di fare qualcos’altro, solo in accordo con le sue capacità, in modo che non faccia male agli altri e si sviluppi. È la stessa cosa anche per noi.
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Da KabTV “Notizie con il Dr. Michael Laitman” 14/4/22

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Nati Liberi

Commento:  I ricercatori hanno studiato a lungo gli effetti del seguire la maggioranza, ovvero quando si sceglie di seguire ciò che l’ambiente sceglie, quando si sceglie ciò che parenti e amici approvano e ciò che va di moda. È come se non si avesse un’opinione precisa. I ricercatori hanno notato che spesso è la paura di perdere delle opportunità che ci spinge a seguire la maggioranza. Questa è una condizione che si verifica quando si comincia a pensare che l’erba del vicino è sempre più verde, che la vita di qualcun altro è più interessante, e così via. In pratica tutto si riconduce al fatto che c’è la paura delle occasioni mancate.

La mia risposta: Certo.

Domanda: È per questo che scegliamo quello che hanno scelto gli altri?

Risposta: Io non so chi sceglie ma, per lo più, sì. Soprattutto perché pensiamo che gli altri abbiano il giardino più verde, migliore, e così via.

Domanda:  Una persona può uscire da questa mancanza di libertà? Dal fatto che vive come tutti gli altri scelgono di vivere, quindi sceglie lo stesso? È possibile scappare da questa situazione?

Risposta:  Penso che solo se una persona lavora su se stessa e se ha un sistema di difesa diverso allo stesso tempo, capirà perché sta facendo questo.

E perchè seguire la maggioranza in questo modo? La maggioranza non è altro che una forza animale bruta che mi dirige a scegliere ciò che lei stessa sceglie.

Ti tira solamente e dice: “ sarai al sicuro con noi, andrà tutto bene, sarai come tutti gli altri, non ti serve niente di nuovo o ti sentirai male, e così via.” Possiamo già vedere come funziona.

Un individuo può essere libero solamente se si pone al di sopra del collettivo, se può essere libero dal collettivo, e quando decide a cosa unirsi. Allora, o crea lui stesso un gruppo oppure ne segue uno già conosciuto.

Domanda: Ma solo quando è lui a deciderlo?

Risposta: Sì, certo.

Domanda:  Che cosa deve ponderare per questo, per unirsi a loro?

Risposta: Lo scopo! Il suo stesso scopo e quello del collettivo, e scegliere da questo quale gruppo seguire.

Domanda: Quale scopo determina se una persona è libera o meno? Per esempio, ti verrà detto: “È andato per questo scopo.” E tu dirai “ questo è un uomo libero”.  Se ha scelto questo scopo è un uomo libero. È possibile che sia così?

Risposta: Se, prima di tutto, non cade sotto l’influenza di nessun gruppo.

Domanda: Che cosa si può fare con la natura umana, che è tutta sotto il collettivo e l’opinione generale?

Risposta: Questo è ciò che vediamo.

Domanda: Quindi l’uomo deve uscire dalla sua natura, in generale?

Risposta: Sì. Queste sono persone speciali che nascono così, si sviluppano, e quindi non riescono a far parte di nessun gruppo. E poi trovano la loro realizzazione.

Domanda: Una persona può imparare questo?

Risposta: No.

Domanda: Se non nasce libero, continua a non essere libero?

Risposta: Sì.

Commento: Questo è il verdetto generalmente.

La mia risposta: Questo non è un verdetto; è la natura che opera in questo modo.

Domanda: Hai mai visto persone così libere nella tua vita?

Risposta: Molto poche. Di solito queste persone scelgono la vera mancanza di libertà. Cercano un gruppo a cui potersi avvicinare e unire, dentro il quale possono donare loro stessi fino alla fine. Perché capiscono che è impossibile esistere separatamente. E quindi, per realizzare se stessi, la cosa principale da fare è trovare il gruppo giusto.

Nato libero, l’uomo prende la sua libertà e segue il collettivo. Sacrifica la sua libertà in modo da realizzare se stesso correttamente. Perché la realizzazione è ancora nel collettivo, nel gruppo.

Domanda: È davvero questo il suo eroismo? È meglio che essere libero perchè sei nato libero?

Risposta: Qual è il punto? È un’esistenza solitaria.

 

[302714]

From KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 6/23/22

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Microdosaggio: ci sono modi migliori per aumentare la creatività

Mi è stato detto che c’è una nuova tendenza ad assumere piccole quantità di dietilamide dell’acido lisergico (LSD), funghi contenenti psilocibina e altre sostanze allucinogene per migliorare la creatività e la resa sul lavoro. I dati scientifici relativi a questa pratica, chiamata “microdosaggio”, sono a dir poco inconsistenti. Uno studio ha rilevato che gli effetti sono molto limitati e si verificano solo se si crede in essi. Un altro studio ha riscontrato alcuni effetti positivi, ma anche effetti altrettanto negativi. Capisco la necessità di estendere i propri limiti, di vedere al di fuori di noi stessi; è un’attrattiva molto forte. Tuttavia, c’è un modo migliore per farlo, che non implica la disconnessione dalla realtà, ma il suo contrario: una nuova e più profonda connessione con tutto.

Invece di allontanarci dagli altri attraverso le droghe, a qualsiasi livello di dosaggio, dovremmo aumentare e approfondire la nostra connessione con loro. Così facendo, possiamo iniziare a vedere il mondo “attraverso i loro occhi”, a sentire il mondo come lo sentono loro e a uscire veramente da noi stessi.

Ogni persona vive nel proprio mondo tridimensionale. Quando cominciamo a vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri, guadagnamo infinite dimensioni alla nostra percezione. Meglio ancora, la realtà che vediamo attraverso gli altri migliora e arricchisce quella che vediamo attraverso i nostri occhi. Questi “universi paralleli” non entrano in conflitto, ma si intrecciano in un quadro più completo della realtà.

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per raggiungere questo obiettivo è cambiare la nostra intenzione nelle interazioni con gli altri. Invece di cercare di ottenere dagli altri quanto più possibile per noi stessi, dovremmo sforzarci di dare agli altri quello che possiamo e quando possiamo. Impiegare questa tattica ci rivelerà cosa provano e come vedono il mondo. L’unica cosa che ci impedisce di scoprire questi nuovi mondi infiniti che esistono intorno a noi è la nostra intenzione di sfruttarli piuttosto che di contribuirvi.

Non dobbiamo necessariamente ribaltare il nostro atteggiamento nei confronti degli altri tutto in una volta. Possiamo fare delle “microdosi”, iniziando da dove è più facile e con le persone più vicine a noi. Le rivelazioni che scopriremo saranno sicuramente allarmanti e illuminanti. Man mano che procediamo, la nostra intera visione del mondo cambierà e la nostra percezione della realtà sarà completamente nuova. È un processo cumulativo, quindi non dobbiamo avere fretta.

Tuttavia, questo processo non può avere successo in modo isolato. Se una sola persona cerca di cambiare il proprio atteggiamento verso gli altri, non funzionerà. È necessario che ci sia almeno un gruppo di persone che lavorino insieme su questo tema. Quando lo mettono in pratica tra di loro, si aprono al mondo dell’altro, imparano a sentirsi l’un l’altro, si incorporano nel mondo dell’altro e l’intera percezione cambia. Una volta raggiunto questo traguardo tra di loro, la loro nuova percezione si rifletterà sul modo in cui vedono il mondo in generale e saranno in grado di applicare le loro intuizioni a tutti gli aspetti della loro vita.

Foto di Alan Rockefeller via Wikimedia