Pubblicato nella 'Nazioni del Mondo' Categoria

Credo che Liz Truss sarà un buon Primo Ministro

Il giorno 6 settembre 2022, Mary Elisabetta Truss è stata nominata Primo Ministro del Regno Unito, il terzo Primo Ministro donna in Gran Bretagna. La Camera di commercio Britannica prevede che il paese piomberà in una recessione, l’inflazione ha toccato un picco del 14%, e i prezzi dell’energia sono impazziti. Nonostante tutto ho buone speranze per la Signora Truss. È una donna forte che sa cosa vuole ottenere e come farlo. 

Il Regno Unito ha una storia di donne forti e di successo in posizioni di vertice. La regina Vittoria ha guidato la sua nazione attraverso le turbolenze industriali, politiche ed economiche della seconda metà del XIX secolo e ha trasformato il suo paese in un impero. Anche la Regina Elisabetta, nonostante non abbia avuto lo stesso potere dei monarchi che hanno regnato in epoche precedenti alla democrazia, è ammirata dal suo popolo e dal mondo intero. E poi c’è Margaret Thatcher, il primo Primo Ministro donna, che è stata in carica per quasi dodici anni consecutivi ed è diventata nota come la “Lady di ferro” per le sue politiche intransigenti e il suo stile di governo. Credo che anche Truss renderà il suo mandato memorabile, e per giuste ragioni.

Per quanto riguarda Israele, penso che sarà un ottimo primo ministro per Israele, forse anche meglio di Boris Johnson. Israele farà bene a rafforzare i suoi legami con il Regno Unito mentre Truss è in carica. Se sia il Regno Unito che gli Stati Uniti sosterranno Israele, avremo una forza potente a nostro favore.

Allo stesso tempo, come dico sempre, gli Ebrei non dovrebbero affidarsi a leader esteri per cercare sostegno. Essi possono sostenersi da soli, se veramente lo vogliono, in quanto il loro successo dipende esclusivamente dal livello di solidarietà che sono in grado di sviluppare. Se gli Ebrei fossero uniti, l’opposizione all’esistenza dello Stato di Israele e agli Ebrei nel mondo si dissolverebbe da sola.

Pertanto, ritengo che se da un lato è ottimo che Truss abbia promesso di prendere in considerazione lo spostamento dell’ambasciata britannica a Gerusalemme, ed è ancora meglio che abbia giurato di inasprire le regole anti-BDS della Gran Bretagna, dall’altro sarebbe opportuno che incoraggiasse gli Ebrei a unirsi tra di loro. Questa è la nostra unica arma e, in fin dei conti, l’unica cosa su cui dovremmo fare affidamento.

Didascalia foto:
Il nuovo Primo Ministro britannico Liz Truss parla dopo il suo arrivo a Downing Street a Londra, Gran Bretagna, 6 settembre 2022. REUTERS/Kevin Coombs

La follia della battaglia per l’anzianità

Sia che si tratti di una guerra tra tribù in Africa o tra nazioni in Europa, ogni guerra inizia con una disputa ideologica che poi si traduce in un conflitto militare. Lo stesso sta accadendo per l’attuale guerra nell’Europa dell’Est.

La questione ideologica al centro dello scontro tra Russia e Ucraina è molto più profonda di una disputa territoriale; è una guerra per stabilire il “mio posto nel mondo”. La Russia sostiene di essere arrivata per prima e che gli Ucraini a malapena meritano il titolo di “nazione”. Gli Ucraini, invece, sostengono il contrario e sono di fatto la nazione più antica. Gli storici continueranno a disputare a lungo su chi ha ragione e probabilmente non si troveranno mai d’accordo.

Noi Ebrei, tuttavia, sappiamo solo una cosa per certo: l’anzianità non conta. Anche se siamo uno dei popoli più antichi del pianeta, e anche se siamo la “radice” di due religioni che si sono diffuse in tutto il mondo , il Cristianesimo e l’Islam, e di innumerevoli filosofie e insegnamenti, questo non ci dà alcuna preferenza o favore agli occhi del mondo.

Anzi, dovremmo essere i primi a sottolineare l’inutilità delle discussioni sull’anzianità. Dovremmo invece sottolineare che la famiglia delle nazioni dovrebbe essere più simile a una vera famiglia. In una famiglia, alcuni bambini nascono prima e altri dopo, ma sono comunque fratelli, non nemici, e tra loro c’è amore e sostegno reciproco. Come in una famiglia, i fratelli maggiori non dovrebbero sentirsi superiori, ma piuttosto responsabili dell’integrità e del benessere della famiglia.

L’anzianità dovrebbe significare un livello di sviluppo superiore. Eppure, non c’è niente di più primitivo (e insensato) che usare l’anzianità per rivendicare prerogative. Il fatto che io sia arrivato per primo non mi dà il diritto di trattare con condiscendenza gli altri. Al contrario, mi rende responsabile per loro.

Una parata militare che mette in mostra carri armati e missili non è più civile di una danza di guerra con frecce e lance. Entrambe sono ugualmente primitive. Tuttavia, nel caso della danza di guerra, non ci sono pretese, mentre nel caso della parata militare, essa professa di mostrare il progresso. In realtà, mostra solo la brutalità e l’egocentrismo ipersviluppati dell’uomo.

Invece di fare la guerra per la superiorità, dovremmo capire che siamo degni solo quando ci uniamo al di sopra delle differenze, proprio come una famiglia è una buona famiglia solo quando tutti i suoi membri sono uniti e si prendono cura gli uni degli altri. Le differenze tra noi non ci insidiano, ma completano le nostre debolezze e ci aiutano a raggiungere ciò che altrimenti non saremmo in grado di ottenere.

Così come la complementarità è alla base dell’equilibrio in natura, dovrebbe essere alla base della società umana. Se utilizzassimo le qualità degli altri per il bene comune, tutti trarremmo beneficio dalla nostra unicità. Ci apprezzeremmo e ci prenderemmo cura l’uno dell’altro proprio perché siamo così diversi.

La civiltà si sta dirigendo verso la complementarietà, non verso il particolarismo. Oggi, coloro che fanno i paternalisti con gli altri non avranno successo. È semplicemente il momento, nella nostra evoluzione, di correggere la famiglia delle nazioni e iniziare a funzionare come una famiglia buona e premurosa.

Lo scontro tra Armenia e Azerbaigian ricorda la precarietà dei tempi

Due anni dopo l’ultimo cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian nel loro decennale conflitto sulla regione del Nagorno-Karabakh, sono improvvisamente scoppiati intensi scontri. Secondo i resoconti, decine di persone sono rimaste uccise nei nuovi bombardamenti. Non c’è una ragione apparente per questa improvvisa esplosione, ma è indicativa dei tempi precari in cui stiamo entrando, in cui le persone sono suscettibili, intolleranti, intransigenti e, peggio ancora, combattive.

Ci troviamo davanti a un lungo inverno freddo. La guerra tra Russia e Ucraina è ancora in corso e il gas scarseggia. Il suo prezzo alle stelle sta alimentando la crescente inflazione e gli alimenti di base stanno diventando inaccessibili o del tutto assenti. In aggiunta, è probabile  che compaiano  nuovi virus e varianti dei virus esistenti, esacerbando le tensioni già amplificate. Queste condizioni esplosive sono destinate ad accendere i conflitti, che potrebbero portare a scontri violenti come quello del Nagorno-Karabakh, o peggio.

Per rimediare alla situazione, dobbiamo capire e spiegare agli altri che l’unico modo per disinnescare la situazione e ridurre le tensioni è creare con forza un’atmosfera positiva tra tutti.  Dobbiamo intenzionalmente coltivare connessioni positive, dato che le connessioni negative esistono già e l’unico modo per equilibrarle è stabilire ciò che al momento manca: connessioni positive. Se ci sembra innaturale (e sgradevole) farlo, è solo una prova che le connessioni negative sono già presenti e dominano i nostri sentimenti.

E’ necessario ricordare che possiamo fare la pace soltanto con un nemico, e soltanto con un nemico dobbiamo fare la pace. Deve essere imbarazzante, dato che farsi amico il nemico è la cosa che ci viene meno naturale. La cosa naturale è combattere contro il proprio nemico. Ma abbiamo già visto dove porta la via naturale. Penso che sia giunto il momento di avventurarci sulla via innaturale, ma sicuramente più costruttiva e sicura: la via della pace.

Non dobbiamo aspettarci di essere d’accordo gli uni con gli altri. Le divergenze che ci hanno messo l’uno contro l’altro probabilmente rimarranno. Pertanto, non dobbiamo cercare di appianare le nostre differenze. Dovremmo invece accettare di essere in disaccordo e che da questo punto di partenza si costruisca un rapporto, non un conflitto, ma una relazione.

Questo approccio risveglierà una forza positiva tra di noi, che riequilibrerà l’attuale forza negativa prevalente.  Questo ci permetterà di vedere nuovi modi per connettersi e trovare una nuova vicinanza con persone che fino a ora erano nemiche. 

Abbiamo provato la guerra, i boicottaggi e ogni altra opzione negativa. E’ arrivata l’ora di connettersi senza  imporre le nostre idee e senza invadere, ma semplicemente di unirci per il bene dell’unione.

 

Didascalia foto:
Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan si rivolge al parlamento in seguito all’escalation delle ostilità sulla regione del Nagorno-Karabakh, lungo il confine tra Armenia e Azerbaigian, a Yerevan, Armenia, 13 settembre 2022. Tigran Mehrabyan/Foto PAN via REUTERS

Superare i disaccordi interiori

Il Creatore è la Natura che ci circonda e null’altro. Scrivete “Natura” anziché Creatore, ma sempre con la lettera maiuscola per non attribuirlo a qualcosa di puramente meccanico.

Il Creatore è il gradino superiore, la luce superiore e la qualità della dazione in relazione a noi, che rappresentiamo la qualità della ricezione. Ovvero, ogni cosa è basata su concetti molto semplici che sono vicini a ognuno di noi.

L’unica cosa è che siamo tutti molto confusi. Dopotutto, l’atteggiamento verso la Kabbalah nel corso dei secoli è stato appositamente confuso e ostacolante. Siamo inoltre confusi da ogni tipo di usanza esterna, oggetti e articoli, oltre all’apparenza degli Ebrei religiosi, come se avesse qualcosa a che fare con la Kabbalah. In generale, tutto questo è così esagerato, che,ovviamente, è difficile che le persone capiscano.

Vedo quanto sia difficile per i miei studenti in paesi diversi del mondo che appartengono a diverse religioni e razze. Vedo che c’è un’enorme quantità di lavoro che devono fare internamente e che dovranno fare per molto tempo.

Una persona cresciuta con una religione diversa, che appartiene a una razza diversa e pensa in maniera completamente diversa , con una mentalità opposta e una lingua differente, e bisogna superare tutto questo. La qualità dell’anima è necessaria per la sua correzione e non esiste uno stato più o meno favorevole in confronto agli altri

E’ così che siamo separati e distanti tra di noi. Vedo che tanti dei miei studenti provengono da ogni parte del mondo e vorrebbero veramente essere qui, vicino a noi. Se dicessimo che fosse possibile, mille persone arriverebbero tutte in una volta. Ma devono superare grossi problemi tra di loro, grandi disaccordi interni.
Quando una persona sopprime qualcosa in sé, dato che la verità non è ancora stata totalmente rivelata in lui o in lei, si trova in uno stato semi-compromesso: “quindi, cosa posso fare? Non farò attenzione a questo, come se non lo vedessi, non lo capissi, e non lo osservassi, come se non fosse in me. Lo lascerò da parte”. E’ molto difficile. Ma la vità è così.

Questo è molto simile a come vivono gli Ebrei tra le altre nazioni. Esattamente lo stesso sentimento “siamo opposti a loro, ma vogliamo esserlo. Possiamo o non possiamo? Come ci trattano e come dovremmo trattarli?” Tutta questa omissione, questo atteggiamento speciale, è esattamente ciò che attraversa una persona che arriva allo studio della Kabbalah.

Lo capisco. Ci sono tanti problemi. ll mondo è ancora in uno stato di transizione.
[301592]

Da KabTV “Ho ricevuto una chiamata. Critiche alla Kabbalah” 2o/2/13

Materiale correlato:
Il Creatore è la sola realtà
L’incontro con la Natura
Capire il linguaggio della Natura

Di Papa Francesco e della Terza Guerra Mondiale

Lo scorso mese è stata pubblicata una conversazione di Papa Francesco in cui egli ha parlato della guerra Russia-Ucraina come dell’inizio della Terza Guerra Mondiale. In una intervista rilasciata ai redattori delle pubblicazioni gesuite europee, e pubblicata per la prima volta dalla rivista italiana dei Gesuiti, La Civiltà Cattolica, il Papa ha detto: “Il mondo è in guerra. Per me, oggi, è stata dichiarata la Terza Guerra Mondiale”. In seguito, ha deplorato: “Che cosa sta succedendo all’umanità da avere tre guerre mondiali in un secolo?”. Non credo che il conflitto tra Russia e Ucraina sia una terza guerra mondiale o che debba trasformarsi in una terza guerra mondiale. Tuttavia, il fatto che ci sia questo pericolo, o che ci sia una guerra, dimostra che non abbiamo tratto le giuste conclusioni, il che ci mette nuovamente in pericolo.

È chiaro a tutti che nessuno ha nulla da guadagnare se la guerra in Ucraina degenera in un conflitto globale. Detto questo, la guerra è l’ennesima indicazione che non sappiamo ancora come governare il nostro desiderio di dominio e di controllo.

Siamo arrivati a un punto in cui il nostro ego non si accontenta di controllare gli altri. Al giorno d’oggi, le persone sono disposte a distruggere gli altri per il semplice fatto che si comportano o anche solo  pensano in modo diverso da loro.

Se vogliamo prevenire le guerre, dobbiamo aiutare tutte le nazioni a capire che la guerra non porta alcun beneficio, che non la vogliamo e non ne abbiamo bisogno. Si tratta di un processo che deve coinvolgere tutti, poiché ogni paese deve far sì che i suoi vicini seguano lo stesso iter, altrimenti i paesi bellicosi sfrutteranno gli sforzi degli altri per porre fine alla violenza.

Se i paesi non adottano questo approccio, continueranno a competere tra di loro, sfruttando ed esaurendo le risorse della terra. Stiamo già vedendo le conseguenze di questo atteggiamento sul nostro pianeta, ma si aggraveranno molto nel prossimo futuro. Fame, caldo estremo, freddo estremo e innumerevoli altri problemi travolgeranno l’umanità e costringeranno le nazioni a smettere di opprimere gli altri e a concentrarsi sulla propria sopravvivenza.

Per evitare che questo scenario si sviluppi più di quanto non abbia già fatto, l’umanità deve capire che dobbiamo imparare a lavorare insieme o la natura ci distruggerà. Attualmente, molte nazioni sognano ancora di conquistare altre nazioni. Dobbiamo gradualmente far capire a queste nazioni che così facendo non faranno altro che danneggiarsi, danneggiando anche tutti gli altri. Se non aiutiamo tutti a capire che dipendiamo gli uni dagli altri, nel bene e nel male, e che dobbiamo agire di conseguenza, saremo tutti in un mare di guai. 

Didascalia foto:
Papa Francesco arriva in sedia a rotelle per incontrare bambini disabili e bambini ucraini fuggiti dal loro paese a causa dell’invasione russa, in Vaticano, 4 giugno 2022. REUTERS/Remo Casilli/

Mesi di guerra

Dopo pochi mesi dall’ inizio della guerra in Ucraina è chiaro che nessuno è contento dei risultati. La Russia non ha conseguito il successo lampo che si aspettava, l’Ucraina è tormentata dal costante bombardamento dei civili e delle infrastrutture e le sanzioni contro la Russia sono presto destinate a farsi sentire, frenando così la sua economia. 

Nonostante la delusione, la Russia è ancora una forza formidabile, anche se solo grazie al suo vasto arsenale di armi non convenzionali: biologiche, chimiche e nucleari. Non possiamo attribuire il successo dell’Ucraina  negando alla Russia una vittoria grazie alle sue forze armate, dal momento che i contatti tra i due eserciti sono stati relativamente pochi. C’è una causa più profonda dietro lo stallo in Ucraina: la guerra va contro la connessione, mentre tutta la realtà va verso di essa. Quindi, quando si agisce contro la connessione, si agisce contro tutta la realtà. Questo non può avere successo, certamente non a lungo.

Specialmente oggi che il mondo è diventato un villaggio globale, ogni movimento che va contro questo pensiero è destinato a fallire. La nostra natura può non gradire l’idea che siamo tutti collegati e dipendenti l’uno dall’altro, ma questa è la realtà e la sua direzione va verso una maggiore interconnessione, non verso una minore. Pertanto, se si nuota controcorrente, contro il flusso della realtà, si è certi di esaurire le proprie forze e di annegare o tornare indietro.

Se la guerra si intensificherà con l’uso di armi non convenzionali, le conseguenze saranno catastrofiche. Tuttavia, ciò non cambierà l’esito finale.

Oppure la guerra potrebbe continuare in modo sporadico con bombardamenti a macchia ma senza una direzione precisa. Ne soffriranno gli abitanti, le parti non si arrenderanno e nessuno vincerà, né ci sarà una tregua.

Prima o poi la ragione prevarrà e le due parti si divideranno e inizieranno a ricostruire delle relazioni. La domanda è quanto tempo impiegheranno e a quali costi. 

Io prego affinché la miseria di cui siamo testimoni in questi giorni insegni al mondo quanto sia necessario lavorare nella reciprocità, nella comunicazione positiva e nello stabilire buoni legami. Le persone apprezzeranno la vita su questa Terra solamente quando saranno connesse. Spero e prego che noi tutti possiamo prendere atto di questo al più presto.

Didascalia della foto:
Una panoramica della distruzione della città di Mariupol, assediata nel sud-est dell’Ucraina, sabato 26 marzo 2022.

I leader di domani

In considerazione delle crisi che siamo costretti ad affrontare su vari fronti, oggi sembra che la cosa di cui si abbia maggiore bisogno sia una guida competente. I capi di stato in carica sembrano essere principalmente preoccupati per i loro patrimoni e la loro sopravvivenza piuttosto che  per la sopravvivenza delle loro nazioni, già poco prospere. Inoltre, in un mondo globalizzato, i leader non possono occuparsi esclusivamente di ciò che porta vantaggio alla propria nazione in quanto ogni paese è dipendente dall’altro. Anche se questo è compreso da tutti, nessuno agisce di conseguenza. Sembra che ci attenda un duro risveglio.

Man mano che evolviamo, anno dopo anno, di generazione in generazione, anche le nostre aspettative ed aspirazioni cambiano. Un capo deve quindi avere occhi e mente rivolti sia al presente che al futuro. I leader devono vedere dove si sta dirigendo l’umanità e preparare il loro popolo a questo stato. Altrimenti, non sono guide ma semplici seguaci.

Il problema con i leader di oggi è che nonostante il mondo sia diventato completamente interdipendente ed interconnesso, essi dirigono la propria nazione come se l’unica cosa che conti sia il benessere della nazione stessa. Non si rendono conto che le decisioni politiche prese a danno di altri paesi, fondamentalmente danneggiano anche il loro.

Peggio ancora, anche quando se ne rendono conto, raramente agiscono di conseguenza, poiché l’ego umano si è evoluto a un livello tale da non preoccuparsi di nulla che vada oltre le ricompense immediate. Quindi una scelta politica che causa danni futuri non può competere con altre scelte che garantiscono ricompense immediate anche se illusorie.

Detto questo, credo che sia un errore attribuire la colpa ai leader. Non possono elevarsi al di sopra del livello delle loro nazioni, poiché è la nazione che li nomina o li destituisce. Pertanto, più che plasmare lo spirito della nazione, lo riflettono.

Se vogliamo capi che comprendano lo spirito del tempo e sappiano adattare la loro azione di guida ad esso, dobbiamo prima di tutto imparare noi stessi, il popolo, a conoscere il nostro tempo particolare.  A quel punto i leader, che verranno formati dalla nazione, sapranno cosa fare e le loro scelte avranno il sostegno della nazione. 

Ne consegue che i leader non riusciranno a considerare l’interconnessione tra le nazioni prima che questo diventi l’atteggiamento mentale prevalente delle persone. Anche se la maggioranza delle persone non comprende questo o non ci pensa, c’è bisogno che si comprenda che pensare solamente a se stessi è controproduttivo e non serve ai nostri interessi personali.

Quando i leader inizieranno a pensare agli interessi del mondo piuttosto che unicamente agli interessi delle proprie nazioni, oppure come accade oggi, al proprio ritorno personale, sarà possibile costruire sistemi funzionali e sostenibili di cui potrà beneficiare l’intera umanità. Quando le persone inizieranno a capire che dobbiamo prenderci cura dell’intera umanità, i leader faranno delle scelte politiche sostenibili e smetteranno di mettere le nazioni le une contro le altre in modo inutile e distruttivo. La pace nel mondo ed il vivere sostenibile si basano sulla consapevolezza che siamo tutti interdipendenti, che insieme vinceremo o insieme falliremo.

Didascalia della foto:
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tiene una sessione sull’Ucraina.

Cosa ci guadagnano gli Stati Uniti

Mercoledì 16 marzo 2022, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelenskyy, si è rivolto al Congresso degli Stati Uniti. Zelenskyy “ha supplicato gli Stati Uniti di ‘fare di più’ istituendo una zona di interdizione al volo, fornendo ulteriori aerei e sistemi di difesa aerea, e creando una nuova alleanza per la sicurezza”. Poco dopo il discorso, il presidente Biden ha promesso “800 milioni di dollari in assistenza alla sicurezza”, compresi “800 sistemi antiaerei Stinger, 100 droni” e altre armi e munizioni.

Gli Americani sono molto cauti. Finora, non hanno dato jet da combattimento all’Ucraina e hanno impedito alla Polonia di fornirle 28 jet MIG-29, sostenendo che potrebbe spingere la guerra verso un conflitto globale, dato che la Polonia è un membro a pieno titolo della NATO. Nonostante la richiesta di Zelenskyy, gli Stati Uniti non hanno dichiarato una no-fly zone sull’Ucraina per evitare un conflitto diretto con la Russia.

A giudicare dai risultati, penso che gli Stati Uniti si siano finora comportati correttamente. Le loro informazioni riguardo alle intenzioni di Putin sembrano essere state corrette e le loro analisi della situazione in corso sembrano dimostrarsi valide. Per questo meritano credito.

Attualmente, gli Stati Uniti stanno decisamente guadagnando dalla situazione.  Insieme ai loro alleati della NATO, stanno logorando la Russia, esaurendo la sua forza militare e le sue risorse in una guerra che non può vincere. L’obiettivo dell’America è semplice: svuotare la Russia di armi, munizioni e rifornimenti e metterla a tacere per molto, molto tempo.

Gli Stati Uniti controllano già la NATO. Una volta che la Russia sarà fuori dal gioco di potere globale, rimarrà solo la Cina da affrontare e, a mio parere, l’America non considera la Cina una minaccia militare.

Non è che la Cina non voglia dominare il mondo, perché lo vuole. Tuttavia, i Cinesi non hanno un approccio intrinsecamente aggressivo. Vogliono dominare attraverso la loro forza lavoro e il loro potere d’acquisto piuttosto che attraverso l’occupazione militare. A mio parere, ci riusciranno.

La parte più triste della storia, tuttavia, è il popolo ucraino. Nessuno si preoccupa di loro; sono la carne da cannone in questa guerra. Gli Stati Uniti li stanno usando per esaurire La Russia e prosciugare il suo potere, i russi stanno distruggendo l’Ucraina nel tentativo di dimostrare la loro forza fino a quando non ne rimarrà più nulla e, nel mezzo, gli ucraini vengono uccisi in massa e il loro paese devastato.

Al momento, gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a porre fine alla guerra, non prima di aver raggiunto il loro obiettivo: l’esaurimento della Russia. Pertanto, con ogni probabilità, continueranno a sostenere l’Ucraina solo per quanto necessario per continuare a combattere, ma non per vincere. Se l’Ucraina sconfiggerà la Russia prima che l’esercito russo sia stato eliminato, allora gli Stati Uniti non avranno raggiunto il loro obiettivo. Quindi, la triste conclusione è che più la guerra continua, meglio è per gli Stati Uniti e la NATO, e peggio è per la Russia e l’Ucraina.

Questa guerra è terribile, come ogni guerra. Purtroppo, l’umanità non impara in altro modo. Tutte le lezioni che abbiamo imparato, le abbiamo apprese attraverso il dolore. Ora, anche l’umanità sta imparando una lezione dolorosa: la potenza militare non vince le guerre.

Nonostante la loro incontestabile inferiorità in soldati, armi, addestramento, risorse e ogni aspetto militare che si possa pensare, gli Ucraini non solo tengono duro, ma stanno gradualmente passando all’attacco. Stanno combattendo per il loro paese e gli aerei da guerra, i carri armati e le navi da guerra della Russia non sono all’altezza della loro unità e determinazione. 

La lezione che tutti noi dovremmo imparare da questa guerra è che, alla fine, la solidarietà e la responsabilità reciproca trionferanno; questi sono gli strumenti del successo di domani. Che peccato che la lezione arrivi sotto forma di vite umane e miseria.

Dopo un mese di guerra

Dopo un mese di guerra in Ucraina, è chiaro che nessuno è contento dei risultati. La Russia non ha ottenuto la vittoria schiacciante che si aspettava di ottenere, l’Ucraina è tormentata dal costante bombardamento sui civili e sui servizi, le sanzioni contro la Russia sono destinate a incassare presto il loro pedaggio e a ostacolare la sua economia.

Nonostante la delusione, la Russia è ancora una forza formidabile, anche se grazie soltanto al suo vasto arsenale di armi non convenzionali: biologiche, chimiche e nucleari.  Non possiamo attribuire il successo dell’Ucraina negando una vittoria alla Russia, al suo esercito, poiché c’è stato relativamente poco contatto tra i due eserciti. C’è una causa più profonda dietro lo stallo in Ucraina: la guerra va contro la connessione e tutta la realtà va verso di essa. Quindi, quando si agisce contro la connessione, si sta andando contro tutta la realtà. Questo non può avere successo, certamente non per molto.

Soprattutto oggi, in un mondo che è diventato un unico villaggio, qualsiasi movimento che contraddice questa mentalità è destinato a fallire. Alla nostra natura può non piacere l’idea che siamo tutti connessi e dipendenti gli uni dagli altri, ma questa è la realtà, e la sua direzione è verso una maggiore interconnessione, non meno. Perciò, se nuotate controcorrente, contro il flusso della realtà, siete certi di esaurire le vostre forze e di annegare o di tornare indietro.

Se la guerra si intensifica verso l’uso di armi non convenzionali, le conseguenze saranno catastrofiche. Ciononostante, non cambierà il risultato finale.

In alternativa, la guerra può continuare sporadicamente, con bombardamenti qua e là, ma senza una direzione chiara. I residenti soffriranno, nessuno si arrenderà e nessuno vincerà, ma non ci sarà un cessate il fuoco.

Alla fine, la ragione prevarrà, le parti si separeranno e cominceranno a ricostruire il loro rapporto. L’unica domanda è quanto tempo ci vorrà e quale sarà il costo.

Prego che la miseria di cui siamo testimoni in questi giorni insegni al mondo quanto sia necessario per noi lavorare nella reciprocità, nella comunicazione positiva e stabilire buone connessioni.  Solo quando le persone saranno connesse, apprezzeranno la vita nel nostro mondo. Spero e prego che tutti noi ne prendiamo atto al più presto.

 

Didascalia della foto:
Una panoramica della distruzione della città di Mariupol assediata nel sud-est dell’Ucraina, sabato 26 marzo 2022.

L’interesse dell’America e del mondo a placare le acque turbolente della guerra

La guerra in Ucraina si svolge a miglia di distanza, ma gli americani la seguono molto da vicino. Preoccupati per l’aumento dei prezzi del gas, tra le altre ripercussioni di questo conflitto, l’86% degli adulti americani considera la situazione con la Russia e l’Ucraina molto o abbastanza importante, secondo un recente sondaggio YouGov/Yahoo News.

La guerra sul territorio si riflette anche in una guerra di parole. Parlando in un podcast del Comitato Nazionale Repubblicano, l’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente detto che la guerra in Ucraina “non sarebbe mai accaduta” durante il suo mandato. Da parte sua, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden insiste sul fatto che ha cercato di prevenire la guerra in Ucraina in ogni modo possibile.  La tendenza dei presidenti a diventare più popolari in tempo di guerra non si applica in questo caso. La tendenza dei presidenti a diventare più popolari in tempo di guerra non si applica in questo caso. Diversi sondaggi rivelano che in media il 51,4% degli Americani disapprova la presidenza di Biden, uno degli indici di approvazione più bassi da quando è entrato in carica.

La guerra poteva essere evitata? Molto probabilmente era inevitabile. Le forze che operano nel mondo stanno cambiando molto velocemente e lo scenario globale sembra un mare in tempesta. Venti forti soffiano in tutte le direzioni causando enormi maree di conflitti che inondano il mondo a vari livelli.

Non voglio fare previsioni su come finirà l’attuale guerra per i Russi o per gli Ucraini, ma non c’è dubbio che il mondo non sta migliorando. Sia gli Stati Uniti che l’Europa possono trarre dei vantaggi dall’attuale conflitto, poiché esso cambia l’equilibrio delle forze e rinvigorisce la loro egemonia.

In realtà, lo stato attuale delle cose rivela la vera causa delle guerre. Si tratta della la natura umana, il desiderio egoistico di trarre beneficio a spese degli altri, che è già troppo grande e cresce costantemente.  Non possiamo fermare la guerra con dei poteri egoistici che abbiamo a disposizione  in cui una parte prevale opprimendo l’altra. In un villaggio globale in cui tutti viviamo nessuno avrà successo a causa delle guerre, tutti perderanno.

La pace mondiale sembra un concetto utopico improbabile quando guardiamo la situazione attuale, ma non abbiamo scelta se non aspirare a questo ideale. Dobbiamo esercitare il massimo sforzo per calmare le acque agitate della guerra, elevandoci al di sopra della nostra natura separatrice che si incunea le persone e le nazioni e le distrugge.  

Ci avvicineremo alla pace solo quando riconosceremo che la natura è un sistema interconnesso e interdipendente e che noi umani siamo gli unici disturbatori del sensibile equilibrio della natura. Di conseguenza, infliggiamo danni a noi stessi e raggiungiamo uno stato insostenibile.

Aumentare l’importanza della solidarietà e la necessità di unire i cuori delle nazioni in conflitto al di sopra dell’odio reciproco dovrebbe essere interesse di tutti. Rav Yehuda Ashlag spiegò questo obiettivo essenziale come un mezzo per raggiungere la pace mondiale quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale: “Non stupitevi se mischio il benessere di un particolare gruppo con il benessere del mondo intero, perché in effetti, siamo già arrivati a un punto tale che il mondo intero è considerato un solo gruppo e una sola società”.

Didascalia della foto:
Il Presidente Joe Biden se ne va dopo aver fatto un breve discorso di aggiornamento su Russia e Ucraina nella Sala Est della Casa Bianca a Washington, DC il 15 febbraio 2022. (Foto di Oliver Contreras)