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La connessione tra società, politica ed emissioni di gas serra

Un saggio pubblicato dall’Università della California, Davis, descrive la connessione tra le emissioni di gas serra, le relazioni sociali e la politica. Il saggio sostiene che non sono i livelli di inquinamento atmosferico a dettare le politiche sulle emissioni di gas, ma piuttosto la politica e le relazioni sociali sono i fattori chiave. Poiché i modelli attuali prendono in considerazione i dati scientifici e ignorano l’elemento umano che influisce sulle emissioni di gas, sbagliano sempre. Secondo me, l’elemento umano non solo è cruciale, ma è l’unico elemento che causa danni ambientali, poiché gli esseri umani sono l’unico elemento del creato che scarica odio nel nostro mondo.

Il nostro mondo è costruito strato su strato. Alla base della piramide c’è lo strato minerale, o inanimato. La flora, o strato vegetativo, si trova sopra di esso, e la fauna, o strato animato, si trova sopra la fauna. Il livello umano si trova in cima alla piramide, come la testa in un corpo. Per questo motivo, l’umanità determina la salute e la forza di tutti gli strati sottostanti.

Tra tutti gli strati, c’è un equilibrio attentamente mantenuto che mantiene la prosperità di tutti i livelli della natura. L’unica eccezione è lo strato umano. Gli umani sono pieni di odio gli uni per gli altri e cercano non solo di dominarsi a vicenda, ma di umiliarsi a vicenda. Per raggiungere il loro obiettivo, sono disposti a usare e abusare di chiunque e di qualsiasi cosa. Nel fare ciò, gettano l’intero sistema planetario fuori equilibrio.

Gli esseri umani sono peggio di qualsiasi cosa. Sono peggio del gas metano, del bruciare combustibili fossili, dello sporcare il mare, dell’inquinare il suolo e del contaminare l’aria. Anche se non limitassimo l’uso di tutti i prodotti chimici e le emissioni di CO2 che riversiamo nell’ecosistema planetario, non causeremmo comunque tanti danni quanti ne causiamo semplicemente spargendo odio nel sistema.

Ecco uno studio che lo dimostra: nel 2015, la rivista Science ha pubblicato un rapporto sulla vita nella zona di esclusione intorno al defunto reattore nucleare vicino a Chernobyl, esploso nel 1986. Dopo l’esplosione, i residenti umani sono stati frettolosamente evacuati e un’area di 4.200 chilometri quadrati è diventata completamente disabitata. Gli animali selvatici divennero i padroni della zona, gli scienziati si aspettavano che non sarebbero durati, o che avrebbero subito gravi deformazioni a causa dell’alto livello di radiazioni radioattive che permanevano in tutta la zona e che continuano a esserci ancora oggi. Tuttavia, gli scienziati, che hanno condotto lo studio dal 2008 al 2010, non hanno riscontrato “alcuna prova di un’influenza negativa delle radiazioni in merito alla quantità di mammiferi”.

Inoltre, Jim Smith, coautore dello studio, ha detto che ” quando gli esseri umani vengono allontanati, la natura fiorisce, anche all’indomani del peggiore incidente nucleare del mondo”. Smith ha anche aggiunto: “Non stiamo dicendo che le radiazioni sono buone per gli animali, ma stiamo dicendo che la presenza umana è peggiore”.

Quindi, se vogliamo ristabilire l’equilibrio della Terra, pulire l’aria, pulire il suolo e purificare l’acqua, non dobbiamo preoccuparci delle emissioni di gas, ma dei sentimenti che esprimiamo. Questi sono i veri inquinanti,  quelli che dobbiamo pulire.

Ripulire i nostri cuori affinché non emettano odio non è facile. È un serio processo educativo che dobbiamo intraprendere collettivamente, comprendendo che è la nostra unica opzione se vogliamo evitare un cataclisma globale.

Non è come se non ci fosse tempo. Il deterioramento del clima e il crescente inquinamento sono processi graduali. Ma anche l’educazione, compresa l’autoeducazione, è un processo graduale. Perciò, dobbiamo essere pazienti e determinati ad iniziare il più presto possibile e  a non fermarci finché non trasformiamo fondamentalmente il modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri, perché solo se sradichiamo l’odio che produce ogni situazione e crisi nel nostro mondo, avremo un futuro su questo pianeta.

L’unico distruttore nel mondo

Sono passate diverse settimane dall’inizio della guerra in Ucraina e non c’è ancora una tregua in vista. Reuters stima che più di quindicimila persone abbiano perso la vita e più di tre milioni siano state sfollate. Eppure, non c’è una fine in vista. Diventa ogni giorno più chiaro che c’è una sola ragione per la guerra e un solo obiettivo che le uccisioni e la distruzione mirano a raggiungere: il dominio dell’ego.

Nel suo saggio classico, scritto agli inizi del 1930 , “Pace nel Mondo”, il grande pensatore e kabbalista Baal HaSulam scrisse che l’uomo è governato da un senso di unicità, la sensazione di essere l’unico a esistere nel mondo. Alcuni anni dopo che aveva scritto l’articolo, il mondo intero ha sperimentato gli effetti devastanti di questa percezione.

Da allora, le persone non sono diventate meno egocentriche, anzi, lo sono ancora di più.  Nel 2009, gli psicologi Jean M. Twenge e Keith Campbell conquistarono fama con il loro libro illuminante “The Narcissism Epidemic: Living in the Age of Entitlement”. In esso, non solo lamentano “l’inesorabile aumento del narcisismo nella nostra cultura”, ma sottolineano anche che “l’aumento del narcisismo sta accelerando”.

L’attuale conflitto in Ucraina dimostra che l’egoismo umano ha davvero raggiunto un livello in cui gli orrori della seconda guerra mondiale non sono più un deterrente. Ancora una volta, l’ego non si fermerà davanti a nulla per ottenere potere e controllo. L’ego, come lo descrive il Baal HaSulam, “sente che tutte le persone del mondo dovrebbero essere sotto il suo governo e per il suo beneficio privato”.

Non possiamo sradicare l’ego; è la nostra costituzione. Eppure, non serve farlo.  Invece, dobbiamo reindirizzarlo verso obiettivi costruttivi e non distruttivi. Poiché possediamo un senso innato di unicità, dovremmo far sentire le persone uniche per il loro contributo alla società anziché per il loro potere e controllo.

Attraverso l’opinione pubblica, possiamo ” manipolare” noi stessi per agire a favore della società piuttosto che contro di essa. In questo modo, creeremo comunità in cui le persone si sentono incoraggiate, sicure e amate proprio perché contribuiscono con le loro capacità e i loro sforzi al bene comune.

L’inutile distruzione che vediamo oggi è il prodotto della nostra natura. Potremmo evitarla se riconoscessimo la nostra natura e la trattassimo correttamente. Dato che non stiamo prendendo il controllo del nostro ego, l’ego sta controllando noi. Non ci può essere alcun compromesso: o noi, come società, governiamo e dirigiamo il senso di unicità di ogni persona verso un obiettivo costruttivo, oppure il nostro senso di unicità, ovvero il narcisismo, ci condurrà dove vorrà.  Se scegliamo l’inazione, il secondo scenario avverrà, e distruggeremo noi stessi e il mondo in cui viviamo.  Questo è una certezza. 

“Gli occhi del saggio sono nella sua testa”, scriveva il re Salomone (Eccl. 2:14); egli vede il futuro. Se siamo saggi, lavoreremo per costruire un buon futuro per noi stessi e per i nostri figli. Se non lo siamo, distruggeremo il nostro avvenire con le nostre azioni.

Ripensare l’evoluzione

Per molti decenni, ci è stato insegnato che l’evoluzione è casuale, che le mutazioni avvengono e quelle che contribuiscono maggiormente alla sopravvivenza della specie rimangono mentre le altre scompaiono. Ma la scienza sta gradualmente accettando che l’evoluzione non è casuale ma segue una direzione.

Per esempio, i ricercatori di uno studio,  che si è concentrato su una piccola erba infestante chiamata crescione, hanno dichiarato che: “Si è scoperto che la mutazione è molto non casuale ed è non casuale in un modo che beneficia la pianta. È un modo totalmente nuovo di pensare alla mutazione”, hanno concluso.

Un altro studio, che ha esaminato la mutazione dell’emoglobina che protegge dalla malaria, ha scoperto che essa appare più frequentemente nelle persone provenienti dall’Africa, dove la malaria è comune, che nelle persone provenienti dall’Europa, dove è rara. “Le mutazioni sfidano il pensiero tradizionale”, ha detto il ricercatore capo. “I risultati suggeriscono che l’informazione complessa che si accumula nel genoma … ha un impatto sulla mutazione e quindi i tassi di origine specifici delle mutazioni possono rispondere … a pressioni ambientali specifiche”.

Se guardiamo il fenomeno in maniera più approfondita, troveremo che anche l’ambiente si sta evolvendo in una direzione specifica: verso l’aumento dell’integrazione. Ci stiamo evolvendo verso uno stato che già esiste, anche se non l’abbiamo percepito. È uno stato in cui le specie sono separate le une dalle altre, ma in armonia con tutta la creazione.

La terra è un sistema equilibrato. Le sue parti sono in perfetta armonia tra di loro,  e questo garantisce la sopravvivenza delle piante e degli animali terrestri. In apparenza, non avrebbe dovuto esserci evoluzione. Se tutto è perfetto e armonioso, non avrebbero dovuto esserci cambiamenti nelle specie.

La ragione per cui l’evoluzione avviene ancora, nonostante l’equilibrio tra tutte le creazioni, è che sotto tutta la creazione si nasconde un desiderio di miglioramento costante del proprio stato individuale. Più una creatura è evoluta, più intenso è il suo desiderio.  Nel genere umano questo desiderio si manifesta come egoismo e narcisismo, come brama di controllo, di essere superiori e addirittura divini. Nel regno animale e nelle piante, si esprime in uno sforzo costante di rafforzarsi contro i propri nemici naturali, ma non in un desiderio di dominare e controllare. Quindi, a ogni livello, a parte quello umano, l’equilibrio rimane, pur essendo dinamico e evolutivo. 

Nell’umanità, “l’evoluzione” principale è nella nostra percezione,  non nel corpo, anche se ci sono cambiamenti fisici. Con l’evolversi della nostra comprensione del mondo, la nostra percezione della realtà cambia e si allinea con l’interconnessione del mondo che ci circonda.

Dato  che la natura è interamente integrata e tutte le sue parti sono inestricabilmente intrecciate, la società umana diventa anch’essa sempre più interconnessa e interdipendente.  Di conseguenza, gli insediamenti si sono trasformati, nei secoli, da clan nomadi a comunità sedentarie, a città, stati e imperi.

Con la crescita in dimensioni degli insediamenti, siamo diventati sempre più interdipendenti economicamente, nell’approvvigionamento delle nostre forniture alimentari, nell’istruzione e in ogni aspetto della nostra vita. Ora, il mondo intero è diventato connesso al punto che anche interi paesi, comprese le superpotenze come la Cina o la Russia, non possono sostenersi da soli. La globalizzazione ha reso il mondo intero un villaggio, ma i suoi abitanti sono riluttanti ad accettare i propri vicini e si scontrano costantemente gli uni con gli altri.

Lo sviluppo della società umana verso l’aumento dell’integrazione non è una coincidenza. Dato che viviamo in un universo integrale, in cui ogni cosa è interconnessa e dipendente, anche noi ci sviluppiamo in questa direzione. Questo è il motivo per cui, nonostante tutti i nostri sforzi per superare il prossimo, alla fine, siamo ancora dipendenti da tutti gli altri, nessun paese può mantenere la sua supremazia indefinitamente. Contro la nostra volontà, siamo trascinati nella cooperazione.

Ma la nostra evoluzione verso una società interdipendente mira più in alto della società stessa. Ha lo scopo di rivelarci l’interdipendenza di tutta la creazione, che tutto è armonioso e tutti i pezzi della creazione si completano a vicenda. Il risultato finale della nostra evoluzione è la completa consapevolezza dell’universo in cui esistiamo su tutti i suoi livelli: fisico, mentale e spirituale. È come nuotare  nel verso della corrente invece di cercare di nuotare controcorrente, che è quello che stiamo facendo ora. È senza speranza e doloroso.

La riva che ci aspetta a valle del corso d’acqua è serena e tranquilla. Se nuotiamo verso di essa, aumentando volontariamente la nostra cooperazione e la considerazione reciproca, raggiungeremo quella sponda accogliente in modo rapido, piacevole e facile. Se resistiamo, ci arriveremo comunque, dato che non possiamo risalire il fiume, ma ci arriveremo solo quando saremo esausti, sconfitti e tormentati.

Robin Hood degli alberi

Il carbonio è la valuta negoziabile della foresta. Gli alberi assorbono carbonio dall’atmosfera come componente del processo di fotosintesi e ne condividono una parte con i funghi che crescono sulle loro radici. In cambio, i funghi danno loro nutrienti e minerali come azoto e fosforo, che gli alberi non possono assorbire dal suolo, ma i funghi sì.

Ora, un nuovo studio della Israel Society of Ecology and Environmental Sciences ha scoperto che i funghi non usano tutto il carbonio per se stessi. Invece “rubano” il carbonio dagli alberi più forti e lo passano a quelli più deboli. In un certo senso sono una specie di Robin Hood degli alberi, rubano ai ricchi per dare ai poveri. 

Ancora una volta, troviamo che dove vediamo la “sopravvivenza del più forte”, c’è in realtà la “sopravvivenza del più gentile”. L’ego ci nasconde la verità e ci impedisce di costruire una vita pacifica e ricca per noi stessi.

Le connessioni tra gli esseri umani sono molto più complesse e intricate di quelle tra gli alberi. Se le usassimo correttamente, potrebbero farci sopravvivere tutti abbondantemente, anche se ci fossero molte più persone al mondo dell’attuale popolazione mondiale. Ma noi non li usiamo correttamente. Li usiamo per sfruttare e dominare gli altri. Così facendo, ci condanniamo a guerre continue e all’inevitabile distruzione.

I nostri ego ci accecano. Ci inducono a credere che se condividiamo la nostra fortuna, rimarremo senza risorse. In verità, l’evidenza empirica mostra che coloro che condividono finiscono per avere maggiore abbondanza di quelli che non lo fanno, sia finanziariamente che emotivamente, mentre gli avari finiscono per perdere nella vita.

L’attuale crisi dei chip per computer, per esempio, avrebbe potuto essere evitata se solo avessimo coordinato i nostri bisogni invece che ogni azienda facesse scorta di scorte e “svuotasse gli scaffali”. La crisi del trasporto marittimo, che obbliga le navi ad aspettare fuori dai porti per settimane prima di poter scaricare il loro carico, è anche un risultato inutile della nostra riluttanza a cooperare, a considerare anche i bisogni degli altri.

Se vogliamo utilizzare le interconnessioni nella nostra società a nostro beneficio, dobbiamo incominciare a pensare a come le usiamo per il bene comune, non solo per  favorire quelli che sono al potere. Altrimenti le carenze di approvvigionamento si aggraveranno fino al punto in cui avremo difficoltà a procurarci i beni di prima necessità.

Non è naturale per noi condividere, come lo è per la natura, ma non abbiamo scelta. Questo è il motivo per cui ci è stata data l’intelligenza, in modo da poter usare il nostro intelletto per imparare quanto la condivisione possa ripagare.

La natura ha i suoi Robin Hoods, noi non abbiamo altro che un film. Quindi se vogliamo pace e abbondanza domani, dobbiamo nutrire il Robin Hood nascosto in noi.

L’energia pulita richiede intenzioni pulite

Lo standard di riferimento per l’energia pulita è di essere “a emissioni zero”.  Se la produzione di energia non emette più carbonio di quanto assorbe, allora il processo viene considerato a energia pulita. Recentemente, i ricercatori del Technion Institute of Technology hanno addirittura superato il gold standard. Sono riusciti a generare elettricità dalle alghe con “correnti che sono al livello di quelle ottenute da celle solari standard”. Meglio ancora, nel processo, le alghe emettevano ossigeno e assorbivano carbonio. Questo processo “carbonio-negativo” genera energia e pulisce l’aria allo stesso tempo. 

Purtroppo, l’umanità non godrà dei frutti di questa meravigliosa scoperta. La natura umana farà sì che solo coloro che “possiedono” il brevetto ne beneficeranno. Il resto di noi pagherà per questo, se possiamo permettercelo, e l’ambiente sarà oltraggiato in un altro sgradevole modo. 

La natura possiede in abbondanza.  Con l’approccio corretto potremmo avere tutta l’energia, il cibo e ogni altra cosa di cui abbiamo bisogno, con minimo sforzo.  Potremmo veramente vivere in un Paradiso Terrestre, se soltanto riuscissimo a cambiare il nostro atteggiamento. 

Con il nostro atteggiamento attuale, cerchiamo costantemente di guadagnare il più possibile, molto di più di quanto ci serve, in modo che altri non possano avere.  Facendo ciò, ci condanniamo a un guerra costante con ogni persona, con l’intera umanità, e con l’intera natura. In altre parole, il nostro atteggiamento egoistico e maligno verso gli altri, ci condanna a una guerra eterna dal giorno della nascita fino al giorno della morte, sfiniti e sconfitti. 

La natura dà a tutte le creature esattamente ciò di cui hanno bisogno. Ha anche installato in loro l’istinto di usare solo ciò di cui hanno bisogno per soddisfare i loro bisogni e non oltre. Ma la natura ha creato l’uomo diversamente: avido, prepotente e dominatore.

C’è una buona ragione per i “difetti” che la natura ha costruito in noi: Se facciamo uno sforzo cosciente per trasformarci e diventare come il resto della natura, capiremo e sentiremo la natura ad un livello più profondo di qualsiasi altro essere.

Proprio come la natura dà a tutti esattamente ciò di cui hanno bisogno, anche noi dobbiamo imparare a verificare che tutti abbiano ciò di cui necessitano, compresi noi stessi, e che nessuno maltratti o sfrutti gli altri. Se adottiamo questo approccio, scopriremo innumerevoli modi per migliorare la nostra vita.  Avremo tutta l’energia che ci serve e ancora di più, tutto il cibo, acqua, alloggio, educazione, ricreazione e ogni altra cosa che vogliamo, in abbondanza. Finché non cerchiamo di negare agli altri ciò di cui hanno bisogno o di danneggiarli in qualche altro modo per il nostro tornaconto, la nostra vita sarà impeccabile.

Usando l’approccio gentile non ci saranno guerre, non ci saranno carenze di nulla e nessun inquinamento. Con tutti i sistemi della Terra in equilibrio, essa diventerà finalmente il paradiso che doveva essere, una volta che l’unico elemento nocivo su di essa sarà stato trasformato.

Immagine: Facciata dell’edificio della Facoltà di Ingegneria Civile e Ambientale nell’istituto Technion di Haifa, Israele. Foto di: Beny Shlevich

הטכניון – מכון טכנולוגי לישראל | Technion

L’amore che la scienza non può spiegare

Quando l’acclamato ambientalista Lawrence Anthony, che divenne noto come “The Elephant Whisperer”, morì nel 2012, accadde qualcosa di incredibile: dopo essere stati per lungo tempo fuori,  in un ambiente selvaggio, gli elefanti che Anthony aveva salvato anni prima hanno marciato 12 ore  per tornare a casa sua a piangere la sua scomparsa. Secondo la BBC One, gli elefanti “sono rimasti lì in silenzio per due giorni”. Ancora più sorprendentemente, “Esattamente un anno dopo la sua morte, da quel giorno, il branco ha marciato di nuovo verso casa sua. È qualcosa che la scienza non può spiegare”.

Il mondo in cui viviamo è connesso in modi che non comprendiamo, ma che stiamo lentamente imparando.  Il nostro egoismo vuole che ci concentriamo solo su noi stessi, ma la realtà ci costringe a guardare all’ esterno, e ci insegna che c’è molto di più da scoprire là fuori. 

Come dimostrano gli elefanti di Anthony, tutta la natura avverte la sua connessione e vive secondo i suoi dettami. Gli esseri umani, invece, sono privi di questo sentire e quindi si comportano come se fossero soli al mondo.

Tuttavia, la civiltà sta diventando sempre più connessa, in sintonia con tutta la realtà, e ci costringe a riconoscere che anche noi siamo dipendenti l’uno dall’altro e connessi tra di noi. Oggi stiamo imparando che oltre alla connessione fisica c’è la connessione virtuale. Domani impareremo che siamo connessi anche emotivamente, che condividiamo e progettiamo non solo azioni o bit di dati, ma anche pensieri e desideri, anche senza verbalizzarli.

Alla fine, scopriremo che la nostra connessione è ancora più profonda delle emozioni: È spirituale. Siamo tutti un unico essere, i cui organi e cellule sono tutti noi, tutta la creazione. Questo è il motivo per cui gli elefanti sapevano quando venire a rendere omaggio al loro salvatore, e tornarci l’anno successivo, proprio quel giorno.

Quando ci sentiamo l’uno con l’altro, questo ci permette di lavorare armoniosamente, in un modo che beneficia tutti. Se percepissimo la nostra vera realtà, non commetteremmo mai errori, non faremmo mai del male a nessuno e nessuno ci farebbe mai del male perché ci sentiremmo una cosa sola. Perché allora ci viene negata questa conoscenza vitale, che tutta la natura tranne noi sembra possedere?

Tutta la natura agisce per istinto. Agli esseri umani manca la maggior parte degli istinti che hanno gli animali. Invece, dobbiamo imparare tutto da zero attraverso i nostri sforzi e l’insegnamento dei nostri genitori e insegnanti. C’è una ragione per questo: quando impariamo con i nostri sforzi, acquisiamo una comprensione più profonda del nostro mondo e della realtà.

Lo stesso vale per la conoscenza della nostra interconnessione e di ciò che comporta. Siamo privi del senso della nostra interconnessione e quindi dobbiamo svilupparlo attraverso lo sforzo. Ciò che gli elefanti percepiscono naturalmente, noi dobbiamo svilupparlo faticosamente. Tuttavia, così facendo, capiamo come tutto funziona e otteniamo una percezione profonda della nostra esistenza. In altre parole, la nostra ignoranza ci permette di raggiungere lo scopo della nostra vita, ma finché non lo raggiungiamo, siamo una minaccia per il mondo.

Ci sono due modi per raggiungere lo scopo della nostra vita: il primo è lasciare che la natura faccia il suo corso. Possiamo lasciare che ci anneghi nelle inondazioni, ci bruci negli incendi, ci schiacci sotto le rovine dei terremoti, o ci metta l’uno contro l’altro fino alla morte. Un altro modo è di assumerci la responsabilità di imparare i modi della natura, come tutto opera in connessione e armonia, iniziando a cambiare le nostre relazioni in base a ciò che apprendiamo dalla fonte. Man mano che “pratichiamo” la gentilezza, diventeremo più gentili e svilupperemo sentimenti più profondi per le persone e il mondo intorno a noi.

La pratica porta alla perfezione. Possiamo costruire strutture sociali, come piccoli gruppi, dove “praticheremo” l’interconnessione e l’interesse reciproco. Man mano che sviluppiamo queste abilità nella nostra psiche, cominceremo a sentirci l’un l’altro a livelli sempre più profondi.

Se lo facciamo, scopriremo cosa permette agli elefanti di sapere così bene come si sentono gli altri, poiché anche noi diventeremo sensibili e attenti. Inoltre, capiremo il “pensiero”, la “logica” che sta dietro alla creazione così complessa eppure così inesorabilmente connessa, e quale grande conoscenza e potere conferisce a chi la comprende.

(una clip su Lawrence Anthony: https://bit.ly/33uTRqz)

La tragedia dei beni comuni è la nostra realtà

Un termine ampiamente noto, almeno nel mondo accademico, è “la tragedia dei beni comuni”. Il termine “bene comune” descrive una risorsa che tutti possono utilizzare gratuitamente, come ad esempio l’aria. Il professore di diritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Harvard, Lawrence Lessig, spiega che la tragedia si verifica quando c’è una quantità limitata di beni comuni, la competizione su di essi ne provoca l’esaurimento perché le persone agiscono per interesse personale, mentre se fossero più coscienziose, tutti potrebbero goderne a sufficienza.

Fino a pochi anni fa, pensavamo di poter emettere tutto il gas che volevamo nell’atmosfera senza alcuna conseguenza. Come risultato, abbiamo inquinato l’intera atmosfera terrestre. Pensavamo di poter riempire di rifiuti tutti i mari all’infinito, ma abbiamo inquinato tutti gli oceani della Terra. Abbiamo esaurito le riserve di acqua dolce, contaminato il suolo terrestre e abbiamo trasformato il nostro intero pianeta in un luogo a malapena vivibile. Abbiamo inflitto a noi stessi una tragedia dei beni comuni su scala mondiale e ora ne stiamo pagando le conseguenze. La nostra ultima possibilità è uno sforzo congiunto per cambiare il nostro comportamento, ma per farlo dovremo prima cambiare noi stessi fin dalle fondamenta del nostro essere.

L’ecologista Garrett Hardin ha reso popolare il concetto di tragedia dei beni comuni in un saggio intitolato “La tragedia dei beni comuni: il problema della popolazione non ha una soluzione tecnica; serve una maggiore moralità”. Nel suo libro Il Futuro delle idee, Lessig cita la spiegazione di Hardin: “’Immaginate un pascolo aperto a tutti’, scrive Hardin e pensate al probabile comportamento dei ‘mandriani’ in quel pascolo. Ogni pastore deve decidere se aggiungere un altro animale alla sua mandria. Nel prendere una decisione in tal senso, scrive Hardin, il… mandriano ottiene il beneficio di un animale in più, ma tutti ne subiscono il costo, perché il pascolo ha una mucca in più che consuma. E questo determina il problema: qualunque costo ci sia nell’aggiungere un altro animale, sono costi che pesano anche sugli altri. I benefici, invece, sono goduti da un solo pastore. Pertanto ogni pastore ha un incentivo ad aggiungere più bestiame di quanto il pascolo nel suo insieme possa sostenere. …Ecco la tragedia. Ogni uomo è rinchiuso in un sistema che lo costringe ad aumentare il suo gregge senza limiti, in un mondo che è limitato. La direzione verso la quale tutti si stanno dirigendo è la rovina, ciascuno perseguendo il proprio interesse in una società che crede nella libertà dei beni comuni. La libertà nei beni comuni porta alla rovina di tutti”.

Tuttavia, conclude Hardin nel suo articolo: “L’istruzione può contrastare la tendenza naturale a fare la cosa sbagliata, ma l’inesorabile successione delle generazioni richiede che le basi di questa conoscenza siano costantemente rinnovate”.

Hardin scrisse la sua opera nel 1968, quando la comprensione del comportamento sconsiderato dell’umanità era ai suoi albori. Da allora, non abbiamo imparato nessuna lezione. Non abbiamo rinnovato la nostra educazione; non abbiamo nemmeno iniziato.

I beni comuni liberi della Terra sono limitati, anche se vorremmo credere il contrario. “L’uso dei beni comuni come fossero un pozzo nero non danneggia inizialmente gli uomini che giungono in una nuova frontiera, in quanto non ci sono molte persone”, scrive Hardin in relazione ai primi coloni bianchi negli Stati Uniti. Ma «lo stesso comportamento in una metropoli è insostenibile».

Ora che abbiamo esaurito la riserva terrestre di aria fresca, acqua dolce e fonti di cibo, la scarsità sta cominciando a farsi sentire. Allegoricamente, abbiamo preso in prestito da un negozio che sembrava non avere un custode, ma abbiamo sbagliato, e ora il custode sta riscuotendo il debito.

Tuttavia, possiamo evitare la catastrofe emergente dell’esaurimento delle risorse. Se applichiamo (finalmente) l’autoeducazione di cui abbiamo così tanto bisogno, scopriremo che c’è cibo in abbondanza, aria e acqua fresca per tutti. Produciamo già molto di più di quanto consumiamo. Se avessimo un senso di responsabilità reciproca e i beni andassero effettivamente alle persone che ne hanno bisogno, ridurremmo la produzione in modo così drastico da non preoccuparci delle quote di emissione e di altre limitazioni.

La radice del nostro problema non è che stiamo impoverendo la Terra, ma che stiamo cercando di distruggerci o almeno di controllarci a vicenda. Come risultato, infliggiamo a tutta la natura e a noi stessi una tragedia esistenziale.

Potremo cambiare il nostro modo di agire solo se cambiamo la nostra motivazione dal mirare a distruggere gli altri al mirare ad edificarli. Quando ci renderemo conto che possiamo svilupparci solo in un ambiente sociale fiorente, inizieremo a pensare agli altri in modo costruttivo e sociale, e di conseguenza trasformeremo il nostro mondo.

Questo è il motivo per cui oggi un processo educativo, che installi la consapevolezza che dipendiamo tutti gli uni dagli altri per ogni cosa, dovrebbe essere la componente essenziale, il fondamento di qualsiasi programma volto a mitigare ogni problema: dalla depressione alla deforestazione.

 

Il paradosso dell’intelligenza: perché la specie più intelligente fa il danno maggiore

Gli umani sono la specie più intelligente del pianeta. Perché allora siamo anche i più dannosi per noi stessi, per tutte le altre specie e per il pianeta in cui viviamo? Come mai il nostro intelletto superiore escogita piani che dovrebbero migliorare la nostra situazione, ma finiscono sempre per peggiorarla? La risposta è semplice: le nostre menti sono grandiose, ma i nostri cuori sono inquinati da così tanta malizia che corrompono il modo in cui pensiamo, e i nostri pensieri corrotti creano un mondo inquinato e corrotto che riflette la malvagità nei nostri cuori.

Ogni piano che disegniamo, lo basiamo sul fallimento dei piani precedenti, altrimenti non avremmo bisogno di disegnarne di nuovi. Ma poiché non abbiamo corretto la radice che causa tutti i fallimenti, i nostri cuori corrotti, disegniamo nuovi piani con la stessa orribile mentalità con cui abbiamo disegnato il precedente, ma con l’intenzione di “accelerare” la correzione. Il risultato, quindi, sarà un’accelerazione della corruzione del nostro mondo. Se c’è qualche vantaggio nei piani che disegniamo oggi, è che metteranno in evidenza la nostra incompetenza. A causa dei nostri cuori corrotti che cercano di sfruttare tutto e tutti, i nostri intelletti escogitano piani che non mirano ad altro che alla distruzione degli altri e al progresso di noi stessi come loro obiettivo. Poiché questa è la natura di tutti gli esseri umani, in varia misura, i nostri piani si scontrano tra loro e distruggono tutto: il terreno su cui ci troviamo, le piante e gli animali che ci nutrono e, in definitiva, noi. Una civiltà basata sull’ego non può fare a meno di causare distruzione.

La differenza fondamentale tra l’umanità e tutte le altre specie è che loro vogliono sopravvivere, mentre noi vogliamo sconfiggere. Questo è il motivo per cui abbiamo sviluppato il nostro intelletto: superare e soppiantare gli altri, negare agli altri la gloria, la sussistenza e renderli schiavi o distruggerli. L’unico modo per salvare il nostro pianeta e noi stessi, quindi, è usare il nostro intelletto superiore per cambiare i nostri cuori in modo che il nostro intelletto serva i nostri veri interessi piuttosto che i nostri cuori egoisti. Possiamo farlo imparando a pensare l’uno all’altro, imparando a valutare coloro che sono altruisti piuttosto che coloro che promuovono solo se stessi.

Può sembrare innaturale, ma la nostra stessa natura non ci sta chiaramente portando da nessuna parte. Quindi è tempo che mettiamo le nostre menti al lavoro per qualcosa che effettivamente ci dia dei benefici.

Non è abbastanza per ognuno di noi cercare di essere una persona migliore. Il nostro ambiente sociale è più forte di noi e ci spingerà a comportarci come tutti gli altri. Per avere successo, dobbiamo fare uno sforzo concertato.

Non c’è niente che non possiamo ottenere se lavoriamo insieme. Persino l’ostinata natura umana non può competere con il nostro potere collettivo. Se comprendiamo il significato dell’altruismo e dell’empatia non solo per la nostra società, ma per la nostra stessa vita, possiamo spostare le montagne.

Didascalia:
Una foto aerea mostra Kuchinoerabu-jima che è una delle isole Satsunan, città di Yakushima, Prefettura di Kagoshima, Giappone occidentale e regione di Kyusyu, l’11 dicembre 2021. Il vulcano dell’isola di Kuchinoerabu ha eruttato nel 2015, e le norme intorno al cratere di livello di allerta eruzione 2 sono rimaste in vigore. ( Il Yomiuri Shimbun)

Invece di sparare DART agli asteroidi, dovremmo mirare ai nostri cuori

Uno studente mi ha parlato di una notizia che aveva letto sul New York Times. Secondo tale notizia, la NASA ha lanciato un veicolo spaziale con la missione di schiantarsi contro un asteroide per vedere se si poteva “spingerlo in una traiettoria diversa”. L’esperimento, chiamato “Double Asteroid Redirection Test, o DART,”  [Duplice collaudo di reindirizzamento di asteroide] cerca di testare la capacità di deviare gli asteroidi che potrebbero rappresentare un rischio di collisione con la Terra. La natura ha troppi modi per causare tali disastri, e tali esperimenti ci distraggono solo da dove si trova la vera soluzione: nella società umana.

Non è così assurda l’idea di un asteroide che colpisce la Terra. È già successo in passato e può succedere di nuovo. Il problema è che invece di occuparci di ciò che abbiamo davvero bisogno di sistemare nella nostra vita, rivolgiamo i nostri pensieri a futuri pericoli immaginari la cui possibilità di materializzarsi è minuscola, mentre i veri pericoli vengono dalle persone che ci circondano, e sono queste quelle che dobbiamo sistemare. Invece di lanciare dardi nello spazio, dovremmo puntare ai nostri cuori.  

Tutti i problemi reali che affliggono le nostre vite sono opera nostra. Inflazione accelerata, inquinamento dell’acqua, dell’aria e della terra, guerre e terrorismo, povertà, depressione, dipendenza da sostanze, divisione sociale: nessuno di questi problemi è naturale, tutti sono grandi crisi e tutti sono fatti dall’uomo. Dobbiamo smettere di guardare lo spazio esterno in cerca di minacce e iniziare a guardarci l’un l’altro chiedendo come possiamo imparare a vivere insieme. Dobbiamo iniziare a porci domande vere e dolorose: Perché odio il mio vicino? Non posso sostenere me stesso; sono dipendente  dagli altri per ottenere ciò che non posso fornire a me stesso, ma allo stesso tempo, non sopporto gli altri. Perché è così? Perché sono fatto in questo modo?

Certo, non tutti sentono queste domande in modo così intenso, ma in qualche misura esse esistono in tutti noi e avvelenano le nostre relazioni. Se non riusciamo ad ammetterlo a noi stessi, dovremmo dare un’occhiata alle statistiche e vedere quante persone sfuggono alla realtà attraverso la droga o altre innumerevoli forme di dipendenza. Dovremmo guardare il crescente numero di episodi di violenza, l’intensificarsi delle ostilità tra paesi economicamente interdipendenti e le crescenti divisioni politiche all’interno dei paesi e delle società.

La società umana sta cadendo a pezzi e questo è un pericolo molto più grande di una stella cadente. Se risolviamo i nostri problemi sociali, saremo in grado di risolvere tutti gli altri problemi. Ma se il tessuto sociale si rompe, non risolveremo nulla, mai. Pertanto, la nostra priorità dovrebbe essere quella di superare le fratture sociali e l’alienazione di ogni genere.

Finché non invertiamo il nostro atteggiamento verso l’altro, dall’alienazione alla connessione, dall’indifferenza alla responsabilità reciproca, la preoccupazione per qualsiasi altra “minaccia” è una distrazione che rimanderà solo la correzione di cui abbiamo veramente bisogno. Ciò, a sua volta, renderà la correzione più lenta e dolorosa.

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Immagine della sonda DART della NASA e del LICIACube dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) prima dell’impatto con il sistema binario Didymos. Crediti: NASA/Johns Hopkins, APL/Steve Gribben

Robot viventi. Cattive notizie per l’umanità

Recentemente il Wyss Institute dell’Università di Harvard, in collaborazione con scienziati dell’Università del Vermont e della Tufts University, ha pubblicato un documento che mostra come abbiano sviluppato robot biologici in grado di muoversi da soli, “nutrirsi” e persino auto-replicarsi e riprodursi.

Con questa impresa, questi robot hanno soddisfatto i tre requisiti fondamentali affinché la scienza li definisca esseri viventi. Tuttavia, sono robot viventi e non organismi che si sono evoluti naturalmente. Come robot, fanno ciò che il loro operatore ordina loro di fare. Come organismi viventi, possono essere collocati ovunque e riprodursi indipendentemente e indefinitamente.

Questa è una brutta notizia per l’umanità. Non riesco a immaginare nulla di buono che ne venga fuori. Questi nostri giochi, quando “giochiamo” con nuove invenzioni, non portano mai a nulla di buono. Ora, oltre alle armi nucleari e alle innumerevoli altre maledizioni che la scienza ha scaraventato sulle nostre teste, avremo un altro mal di testa.

È noto fin dai tempi biblici che “L’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza” (Gen. 8:21). Purtroppo, sapere quanto siamo malvagi non ci ha mai impedito di comportarci secondo la nostra natura.

Nonostante gli orrori del ventesimo secolo, con le sue due guerre mondiali, l’Olocausto e diversi genocidi su vasta scala, l’umanità non sembra essere migliorata neanche un po’, o di non averci neanche provato. All’uomo non si deve dare più di una pietra ed un bastone. In effetti, puoi stare certo che usi male anche questi, per non parlare di qualcosa di più sofisticato e potenzialmente dannoso.

Anche nei tempi antichi era chiaro che le persone indegne non dovevano avere accesso alla conoscenza.

Nel suo libro Fedro, Platone scrisse: “Quando [i discorsi (insegnamenti)] sono stati scritti una volta, essi cadono ovunque tra coloro che possono o non possono capirli, e non sanno a chi dovrebbero rispondere, o a chi no. E se vengono maltrattati o abusati, non hanno un genitore che li protegga e non possono proteggersi o difendersi».

Ma chi ascolta questo saggio? Nessuno. Ascoltiamo solo i nostri capricci egoistici, motivo per cui il nostro mondo è in uno stato così misero.

Non sono pessimista. So che alla fine ci rialzeremo e impareremo a usare la conoscenza per il bene comune. Alla fine, ci renderemo conto che siamo tutti connessi e che non possiamo ferire gli altri senza ferire noi stessi. L’unica domanda è quanta agonia dovremo sopportare prima di imparare.

 

Didascalia della foto:
Gli scienziati creano ‘robot viventi’ auto-replicanti
Dove: Burlington, Vermont, Stati Uniti Quando: 30 Nov 2021 Credito: Douglas Blackiston e Sam Kriegman