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Robot viventi. Cattive notizie per l’umanità

Recentemente il Wyss Institute dell’Università di Harvard, in collaborazione con scienziati dell’Università del Vermont e della Tufts University, ha pubblicato un documento che mostra come abbiano sviluppato robot biologici in grado di muoversi da soli, “nutrirsi” e persino auto-replicarsi e riprodursi.

Con questa impresa, questi robot hanno soddisfatto i tre requisiti fondamentali affinché la scienza li definisca esseri viventi. Tuttavia, sono robot viventi e non organismi che si sono evoluti naturalmente. Come robot, fanno ciò che il loro operatore ordina loro di fare. Come organismi viventi, possono essere collocati ovunque e riprodursi indipendentemente e indefinitamente.

Questa è una brutta notizia per l’umanità. Non riesco a immaginare nulla di buono che ne venga fuori. Questi nostri giochi, quando “giochiamo” con nuove invenzioni, non portano mai a nulla di buono. Ora, oltre alle armi nucleari e alle innumerevoli altre maledizioni che la scienza ha scaraventato sulle nostre teste, avremo un altro mal di testa.

È noto fin dai tempi biblici che “L’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza” (Gen. 8:21). Purtroppo, sapere quanto siamo malvagi non ci ha mai impedito di comportarci secondo la nostra natura.

Nonostante gli orrori del ventesimo secolo, con le sue due guerre mondiali, l’Olocausto e diversi genocidi su vasta scala, l’umanità non sembra essere migliorata neanche un po’, o di non averci neanche provato. All’uomo non si deve dare più di una pietra ed un bastone. In effetti, puoi stare certo che usi male anche questi, per non parlare di qualcosa di più sofisticato e potenzialmente dannoso.

Anche nei tempi antichi era chiaro che le persone indegne non dovevano avere accesso alla conoscenza.

Nel suo libro Fedro, Platone scrisse: “Quando [i discorsi (insegnamenti)] sono stati scritti una volta, essi cadono ovunque tra coloro che possono o non possono capirli, e non sanno a chi dovrebbero rispondere, o a chi no. E se vengono maltrattati o abusati, non hanno un genitore che li protegga e non possono proteggersi o difendersi».

Ma chi ascolta questo saggio? Nessuno. Ascoltiamo solo i nostri capricci egoistici, motivo per cui il nostro mondo è in uno stato così misero.

Non sono pessimista. So che alla fine ci rialzeremo e impareremo a usare la conoscenza per il bene comune. Alla fine, ci renderemo conto che siamo tutti connessi e che non possiamo ferire gli altri senza ferire noi stessi. L’unica domanda è quanta agonia dovremo sopportare prima di imparare.

 

Didascalia della foto:
Gli scienziati creano ‘robot viventi’ auto-replicanti
Dove: Burlington, Vermont, Stati Uniti Quando: 30 Nov 2021 Credito: Douglas Blackiston e Sam Kriegman

Omicron è la sculacciata precisa della natura

Non abbiamo ancora finito con Delta ed ecco che arriva Omicron.  La nuova variante di coronavirus è considerata essere cinque volte più contagiosa, eppure non c’è ancora evidenza che possa causare malattie gravi nella popolazione vaccinata.  La precisione della natura è sorprendente.  Come un abile giudice, ci punisce per i nostri peccati. Tuttavia, sembra più l’ammonizione educativa di un preside scolastico che l’ira di un Dio vendicativo. E’ una lezione di unione. Nella misura in cui ci rifiutiamo di imparare, il virus ammonitore diventerà più irremovibile.

Dall’alba della civiltà, abbiamo cercato di sopraffare la natura.  Questo è intelligente quanto un feto che cerca di sopraffare sua madre.  Ma a dire il vero, non siamo mai stati intelligenti, se non dal nostro punto di vista personale. 

Quindi, mentre l’intera natura lavora in maniera armoniosa, noi interveniamo in ogni processo,  disturbando e perturbando l’ordine naturale delle cose anziché unirci ad essa cercando di far funzionare il tutto per il meglio.  Quando le cose non vanno come pensavamo, perché una macchina non può funzionare dopo essersi rotta, cerchiamo di aggiustarla e dimostrare la nostra intelligenza superiore. 

Queste “imprese” stanno lacerando i fili intrecciati della natura, facendo a pezzi la trama che ci sostiene tutti, e innescando i numerosi fenomeni avversi che stiamo vivendo.

Il fenomeno più recente di questi è il Covid, ma se continuiamo a ignorare le regole basilari della natura: reciprocità ed equilibrio, non sarà l’ultimo e sicuramente neanche il peggiore delle “sculacciate” che la natura ci consegnerà.

Se vogliamo cambiare rotta e migliorare veramente la nostra situazione, dobbiamo iniziare dal nostro atteggiamento. Non possiamo mantenere un atteggiamento egocentrico e aspettarci che funzioni in un ambiente pensato per il  benessere della comunità.

La natura è integrale.  Le sue parti sono interconnesse.  Se una delle sue parti è disfunzionale, l’intera natura sarà disfunzionale.  E’ per questo che la natura mantiene il benessere di tutti i suoi elementi e non un’unica specie animale, pianta o minerale in particolare.

Ogni specie obbedisce a questa regola di reciprocità, tranne l’uomo. Questo  indica che siamo l’unico elemento disfunzionale in natura.  In altre parole, ogni fenomeno negativo che stiamo attraversando è dovuto al nostro modo di agire, creato dalla nostra visione egoistica. 

Quindi per vivere una bella vita, non dobbiamo cambiare alcuna cosa nella realtà; dobbiamo cambiare solo il  nostro pensiero.  Se pensiamo all’unione, anziché all’individualità, sarà un beneficio per  tutti, compreso noi stessi.  Se guardiamo al benessere dell’umanità e della natura, come parte integrale del nostro benessere, vedremo la realtà così com’è realmente e le nostre azioni avranno altrettanto successo. Una visione collettiva è l’unico modo per prosperare in un modo costruito come un collettivo.  Il nostro atteggiamento attuale non porterà nulla se non ad un destino tragico. 

 

Didascalia della foto:
Donna in tuta protettiva e maschera che tiene in mano una provetta con un campione di analisi sospettato di essere infettato dal coronavirus Omicron variante COVID-19 2019-nCoV. Foto di concetto. Illustrazione della foto. (Foto di Maxym Marusenko/NurPhoto)

Siamo sofferenti perché siamo ammalati.

A volte sento che non impareremo mai a mostrare comprensione o a prenderci cura. Invece di provare compassione diventeremo così alienati che ci distruggeremo una persona alla volta fino a che saremo tutti spariti.

Se consideriamo la nostra vera natura questo è  ciò che dovrebbe succedere. Quando penso a questo divento così pessimista che ritengo che sarebbe meglio convocare l’assemblea delle Nazioni Unite (e patetiche) ed essere tutti d’accordo nel premere il bottone rosso nello stesso momento e spazzare via ogni cosa una volta per tutte. Almeno puliremmo la terra dagli esseri umani.

Se guardate al mondo, vedete chiunque, politici, scienziati, magnati del denaro, lavorare per un unico scopo: distruggere gli altri e non essere distrutti. Non esiste cura per la nostra malattia perché noi stessi siamo gli agenti patogeni. L’umanità è malata perché siamo malati nello spirito. Quando le nostre menti sono malvagie, ogni cosa che facciamo, diciamo, o pensiamo è malvagia e lo stesso è il mondo che abbiamo creato. Quando sono di questo umore, desidero solo addormentarmi, dimenticarmi di tutto e non svegliarmi più.

Allo stesso tempo, non ho altra  scelta se non continuare a fare quello che sento essere il mio ruolo, il mio compito, ovvero dire al mondo che c’è un modo completamente diverso. Sento che devo rendere le persone consapevoli che non è  obbligatorio soffrire. Possiamo vivere in una maniera totalmente differente ed essere in uno stato completamente diverso da quello in cui ci troviamo oggi.

Dobbiamo ricordare che la natura è fatta di opposti. Se c’è  nero, c’è bianco; se c’è oscurità , c’è luce  e se esiste il male assoluto, ed esiste, c’è anche  il bene assoluto.

E dunque, nonostante  tutto il pessimismo che talvolta sento, so che dopo l’oscurità in cui siamo, verrà la luce . Diventeremo l’opposto di chi siamo oggi. 

Se non siamo consapevoli che esiste l’opposto dell’oscurità , ci vorrà più tempo per trovarlo. Avverrà  in un modo o in un altro ma i nostri saggi ci dicono che non dobbiamo affondare fino a giù in fondo per poi salire su in alto, se facciamo uno sforzo concertato per arrivare lì prima. Abbiamo solo bisogno di riconoscere il male nella nostra natura e faticare e pregare di diventare l’opposto: totalmente amorevoli e totalmente  amati.

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Un gatto corre oltre le barricate in fiamme durante uno sciopero dei metalmeccanici a Puerto Real, vicino a Cadice, Spagna, 24 novembre 2021. REUTERS/Jon Nazca

 

La Palma. Il riflesso delle nostre relazioni tossiche

La cresta vulcanica di Cumbre Vieja sull’isola spagnola di La Palma, parte delle Isole Canarie, situata a circa 70 miglia al largo della costa del Marocco, nel nord-ovest dell’Africa, emette lava dal 19 settembre. L’eruzione continua ormai da più di cinquanta giorni senza segni di rallentamento.  Ha già distrutto più di duemilaseicento edifici, tagliato la strada costiera e formato una nuova penisola. La lava ha inoltre distrutto la città di Todoque e il flusso fumante ha già raggiunto la città di La Laguna.  Questa eruzione ha già causato più danni di qualsiasi eruzione su La Palma da quando sono iniziate le rilevazioni e non mostra alcun segno di attenuazione. C’è un modo per fermare le eruzioni, o almeno mitigarle in modo significativo,  non ha niente a che fare con il modo in cui trattiamo la terra e tutto a che fare con il modo in cui ci trattiamo a vicenda.

Terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, uragani, inondazioni e incendi giganteschi sono diventati sempre più frequenti e intensi negli ultimi decenni. Ma le forze che li scatenano non sono legate ai fenomeni in sé, ma alla specie umana, che li intensifica e li fa scoppiare con maggiore frequenza e intensità. 

L’ecosistema della Terra è costruito come una piramide. La sua base è il livello inanimato, le masse terrestri e gli oceani che coprono il pianeta. Il livello successivo è la flora, le piante che coprono la terra, seguito dalla fauna, il regno animale,  in cima alla piramide c’è il genere umano. Le forze che governano il pianeta si estendono dall’alto verso il basso. Come un uragano, l’occhio della tempesta è il meno turbolento, ma genera i venti possenti e i torrenti che lo circondano e distruggono tutto ciò che toccano. Siamo noi l’occhio del ciclone. Le nostre sottili ma sinistre intenzioni gli uni verso gli altri creano il caos che si scatena intorno a noi. Siamo quindi noi, e solo noi, che possiamo calmare la tempesta, perché il suo motore è dentro di noi. Finché non lo spegneremo, il pianeta continuerà a bruciare.

La natura non è solo alberi, animali, nuvole, la terra e l’universo. La natura è innanzitutto una forza che riempie tutta la realtà. Noi esistiamo in essa e la influenziamo con la nostra condotta. Quando noi, il vertice della piramide, ci comportiamo positivamente, abbiamo un’influenza positiva su tutta la natura. Quando ci comportiamo negativamente, questa è l’influenza che abbiamo su tutto.

La struttura piramidale della natura permea tutti i livelli, compresi i nostri pensieri e le nostre intenzioni. Perciò, quando degradiamo le nostre intenzioni gli uni verso gli altri, la ruggine si diffonde verso il basso come un cancro che manda le sue metastasi maligne.

Se vogliamo una Terra più calma e un clima più gentile, non dobbiamo concentrarci sulle emissioni di carbonio o sui rifiuti di plastica. Essi saranno corretti quando correggeremo il vertice della piramide, l’occhio del ciclone, cioè il nostro rapporto negativo con gli altri.

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Flussi di lava mentre il vulcano Cumbre Vieja continua a eruttare sull’isola Canaria di La Palma, Spagna, 9 novembre 2021

Riflessioni dopo i risultati delle elezioni in Virginia

Alla fine, l’identità politica è esattamente questo: politica.  Non si tratta di vita reale, è finzione.  Alla fine l’umanità respingerà le idee che non coincidono con la natura. Forse ci vorrà una grande guerra, forse un altro virus o qualche altro fattore scatenante, ma potrebbe non essere così.

In ogni caso, l’umanità si volterà contro gli eccessi dell’ego e stabilirà una società equilibrata e armoniosa, dove le persone trovano la propria espressione di sé in maniere che contribuiscono alla società piuttosto che frantumarla in una miriade di individui, confusi e infelici. 

Tradizionalmente, il popolo americano è abbastanza conservatore, nel senso buono della parola.  Ci sono varie oscillazioni  ma alla fine credo che gli Americani arriveranno a conclusioni e seguiranno ciò che è naturale e non le urla di persone con idee alla moda, che sono qui oggi ma che spariranno un domani. 

Cambiare la propria identità, decidere che sono qualcosa di diverso da come sono nato, sono tutti segni di crescita.  Ma la crescita deve essere guidata, altrimenti cresciamo dove conduce il nostro ego, lontani gli uni dagli altri e più profondamente dentro noi stessi, verso la separazione, l’isolamento e la tristezza. 

È qui che la  Critical Race Theory e l’identità politica ci conducono e i residenti della Virginia hanno usato le elezioni del governatore  per respingere questa direzione. Invece di sviluppare la nostra vera identità e realizzare il suo pieno potenziale, le idee che sono state respinte in questa elezione ci incoraggiano ad adottare un’altra identità, per poi passare il resto della nostra vita a cercare di giustificare la nostra scelta. Questa non è una ricetta per la felicità.

Tuttavia, c’è una buona ragione per cui tali idee vengono impiantate nelle persone. Quando le persone sono occupate a cercare di determinare chi (o cosa) sono, è più facile governarle.

Per natura, i governanti vogliono solo una cosa: governare. È facile gestire le persone quando sono confuse e si occupano di altre questioni oltre al governo e a quello che sta (o non sta) facendo per loro. Trovate loro un nemico, trovate loro una causa, si occuperanno di questo e lasceranno i governanti a godersi le comodità del governo. Machiavelli l’ha scritto secoli fa, e la natura umana non è cambiata da allora.

Eppure, tutto questo avviene per un motivo. L’idea di voler cambiare chi siamo non è senza merito. Deriva dal desiderio innato di trovare uno scopo superiore nella vita.  Il voler infrangere i confini della natura è un’espressione del nostro disaccordo con chi siamo. 

A differenza di qualsiasi altro essere,  è un desiderio innato negli esseri umani cercare risposte sulla propria esistenza.  Da dove vengo? Perché sono nato? Perché esiste il dolore?  Perché sono nato di un sesso e non di un altro? Posso cambiare ciò che sono?  E alla fine:  qual è lo scopo della mia esistenza? Questi anni che mi sono stati dati, hanno un significato e uno scopo oltre a quello di passare il tempo al meglio?  E, se esiste, qual è ? Queste domande sono caratteristiche del genere umano e ci portano alla confusione frenetica in cui ci troviamo oggi.

Nonostante ciò, non troveremo le risposte dentro di noi.  Le troveremo nelle nostre connessioni con gli altri.  La frantumazione della società “ci aiuta”, in maniera contorta, a capire che abbiamo costruito una società malata e dobbiamo ricostruirla se vogliamo essere felici.

Ma non serve cambiare nulla dentro di noi.  Non c’è niente di sbagliato in nessuno di noi come individui.   L’unica cosa che non funziona è come ci trattiamo tra di noi.  Quindi, le nostre relazioni sono l’unica cosa da correggere. 

Quando cominceremo a sentirci più uniti, che apparteniamo l’uno all’altro come membri di una famiglia, non sentiremo più il bisogno di cambiare chi siamo poiché saremo impegnati ad amare e a prenderci cura  degli altri.  

In una buona famiglia, le persone non si preoccupano di se stesse; si preoccupano l’una dell’altra e di tutta la famiglia. Ma poiché tutti nella famiglia pensano in questo modo, tutti sono felici perché tutti si sentono amati e curati.

In questi tempi, in cui tutti dipendono da tutti, in ogni parte del mondo, dobbiamo iniziare a costruire questa sensazione non solo in famiglia, ma tra ogni persona.  Alla fine, questa coperta di preoccupazione  coprirà ogni persona del mondo.

Certo, è un lungo viaggio, ma la sua fine è la beatitudine, e la natura ci spinge volenti o nolenti in quella direzione. Quindi, prima ci allineiamo con la natura, più saremo felici. Alla fine, non è questo che vogliamo tutti?

 

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Il candidato repubblicano alla carica di governatore della Virginia, Glenn Youngkin, parla durante la sua festa della notte delle elezioni in un hotel di Chantilly, Virginia, Stati Uniti, 3 novembre 2021. REUTERS/Jonathan Ernst

La conferenza di Glasgow sul cambiamento climatico non cambia nulla

Mentre il mondo assiste al Congresso del 2021 sul Cambiamento Climatico, a Glasgow, sempre più dati indicano che gli sforzi umani, partendo dal presupposto che ci siano stati degli sforzi, sono stati, al meglio, insufficienti. Anche se i leader mondiali diffondono dichiarazioni a bizzeffe sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la realtà è l’opposto. 

Il rapporto del Production Gap dell’ONU registra le discrepanze tra la produzione di combustibili fossili programmati dalle nazioni e i livelli globali reali.  Il rapporto di quest’anno rivela che “nonostante l’aumento delle ambizioni climatiche e gli impegni Net-Zero, i governi prevedono ancora di produrre più del doppio della quantità di combustibili fossili nel 2030 rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 C [2,7 F]. 

Tuttavia, anche se i governi intendessero rispettare i loro impegni, ciò non invertirebbe il cambiamento climatico. Se paragoniamo la quantità di gas serra prodotta dall’umanità alla quantità emessa dalle eruzioni vulcaniche, incendi forestali, e lo scongelamento accelerato del permafrost in Alaska, Groenlandia, Canada e Siberia, è chiaro che la natura è diretta ad un rapido cambiamento climatico con o senza il nostro “aiuto”. 

Ci sono crisi in ogni settore di coinvolgimento umano: le tensioni internazionali aumentano, l’estremismo religioso cresce, tensioni razziali e culturali dividono le nazioni dall’interno, e l’economia globale  è sull’orlo della stagflazione. Come se non bastasse, il coronavirus, tenace,  disturba la nostra vita e la ripresa economica del mondo intero, le catene di distribuzione  si stanno spezzando, portando a carenze di gas, cibo e altri beni basilari, e i disastri naturali si intensificano in frequenza e in ferocia  per via del cambiamento climatico. E’ chiaro che dobbiamo smettere di concentrarci su problemi specifici, e iniziare a pensare in maniera più sistematica. 

Il nostro mondo è costruito come una piramide.  Alla base della piramide abbiamo il livello minerale, sopra la flora, e sopra ancora la fauna, con  l’uomo che si trova in cima alla piramide.  Non facciamo parte del regno animale perché mentre i nostri corpi sono simili a quelli degli altri primati, le nostre menti ci permettono di riflettere sul passato, sul futuro, e fare piani a lungo termine per noi stessi e per il pianeta.   

In ogni modo, nonostante la nostra mente superiore, non siamo “superiori” al sistema: ne facciamo parte. Per questo motivo influenziamo tutti i livelli sotto di noi. Perciò, qualsiasi malfunzionamento al livello superiore, quello umano, si “riversa” su tutta la piramide e rovina anche gli altri livelli.

Ora è facile vedere che il problema è proprio dell’umanità. Inoltre, dato che i problemi abbracciano ogni ambito dell’impegno umano, è chiaro che frenare le emissioni di gas non risolverà nulla. Se vogliamo sistemare il mondo, dobbiamo sistemare l’umanità.

Quando esaminiamo l’umanità, ogni persona ha delle capacità e delle caratteristiche uniche.  In sé, queste caratteristiche non sono un problema, ma un vantaggio. La varietà di pensieri, approcci, culture, idee e credenze umane, creano un tappezzeria con centinaia di intrecciature che formano una potente entità che potrebbe, in teoria, raggiungere qualsiasi cosa.  Quindi, il problema non sono le persone, ma come si connettono tra di loro. 

Attualmente, le intrecciature nella tappezzeria dell’umanità cercano di distruggersi tra di loro.  Anziché rafforzarci, sostenerci e incoraggiarci,  gareggiamo per supremazia e potere.  Anziché  lavorare per rendere il tessuto il più forte, e il più bello possibile, cerchiamo di essere il filo più forte di tutto il foglio.  C’è  quindi da meravigliarsi se siamo esausti? C’è da meravigliarsi se siamo nauseati dalle lotte senza fine e dal malcontento che ci circonda?  C’è da stupirsi che la depressione sia la malattia più comune dei nostri tempi?  E infine, c’è da meravigliarsi che il nostro mondo, la nostra unica casa, sia in rovina?  Ora, credo che sappiamo su cosa dovremmo concentrarci per salvare il nostro pianeta.  

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Quattro attivisti della Extinction Rebellion Glasgow University si legano al Memorial Gate dell’Università di Glasgow il 29 ottobre 2021 a Glasgow, Scozia. 

Fare l’ambientalista paga bene

Un report rilasciato recentemente dal Gruppo Intergovernativo di esperti sui Cambiamenti Climatici (IPCC) afferma che “ L’influenza umana ha riscaldato il clima ad un tasso senza precedenti almeno negli ultimi 2000 anni…Il Cambiamento climatico indotto dall’uomo,”… asserisce il report “sta già influenzando le condizioni climatiche estreme in ogni regione del globo.  L’evidenza dei cambiamenti osservati nelle condizioni estreme  come ondate di caldo, forti precipitazioni, siccità e cicloni tropicali e, in particolare, la loro attribuzione all’influenza umana, si è rafforzata  [dall’ultimo report del 2013]”.

Quest’estate non c’è stata una regione del mondo che non abbia sofferto per causa del cambiamento climatico.  Secondo gli scienziati dell’IPCC, l’orribile futuro previsto sta già accadendo e, da ora in avanti, non potrà che peggiorare se non facciamo ciò che ci dicono. 

Con tutto il rispetto, credo che la riduzione delle emissioni, l’uso di fonti di energia rinnovabili, il divieto dell’uso della plastica e tutte le altre misure che questo illustre gruppo suggerisce, non migliorerà la nostra situazione, neanche minimamente.  Creerà posti di lavoro altamente pagati, per persone che desiderano fare carriera rimproverandoci.  Non si tratta nemmeno dell’incapacità del gruppo di imporre i propri suggerimenti sulle nazioni.  Il fatto è che il rimedio che prescrivono è il rimedio sbagliato dato che la loro diagnosi è sbagliata fin dall’inizio. 

Possiamo seguire i loro suggerimenti: bruciare meno combustibili fossili, produrre meno plastica e così via, ma quando riconosceremo l’inutilità delle loro idee staremo molto peggio di oggi, e le cose sono già abbastanza disastrose. Anziché perdere tempo, risorse e vite, dovremmo lavorare con l’unico elemento che sappiamo essere difettoso: le persone e, più precisamente, le relazioni tra le persone.  Anche se non vediamo la connessione tra la natura approfittatrice delle nostre relazioni, lo sfruttamento della natura e l’instabilità crescente della situazione climatica, vale la pena cercare di sperimentare con la connessione dato che 1) miglioreremo le nostre relazioni, un vantaggio sicuro, e 2) non abbiamo trovato un altro rimedio. In effetti, siamo così incuranti che non siamo in grado di sperimentare il contenimento dell’uso dei combustibili fossili. Dato che insistiamo sul consumo eccessivo, gli ambientalisti suggeriscono di usare fonti di energia rinnovabili. Ma questo è completamente inutile.

Vediamo già, inoltre, che il nostro pianeta è un singolo sistema, dove ogni cosa agisce su tutto il resto. Vediamo anche che tutto è equilibrato in natura e scorre nel suo corso, tranne noi. In altre parole, capiamo che il problema si trova solo in noi. Ora dobbiamo capire la profondità del problema, che non è che stiamo bruciando il tipo sbagliato di carburante, ma che stiamo iniettando il nostro temperamento volatile nel sistema che ci sostiene: Il pianeta Terra.

Niente in natura combatte. Gli animali cacciano o lottano per la supremazia per riprodursi. Ma una volta che l’animale ha mangiato e non si trova nel pieno della stagione degli accoppiamenti, è quieto e pacifico. Al contrario, noi siamo sempre bellicosi, sempre alla ricerca della prossima vetta da scalare e del prossimo scalatore da buttare giù dalla montagna sulla nostra strada verso la cima. Poiché la nostra specie si trova al vertice della piramide, il nostro modo di pensare negativo rovina tutti gli altri livelli della natura e sconvolge la loro esistenza equilibrata e armoniosa.  In breve: ogni problema, dalle catastrofi climatiche ai terremoti, alle epidemie e alle guerre, deriva dalla natura umana corrotta. Correggete l’umanità e avrete corretto il mondo. 

Per correggere, intendo correggere le nostre relazioni. Se cambiamo il nostro atteggiamento verso l’altro da ostile a premuroso, cambieremo l’intera società. Invece di desiderare di sfruttare gli altri, cercheremo di sostenerli. Invece di desiderare il fallimento degli altri, desidereremo il loro successo e loro il nostro.

Grazie alle relazioni positive tra di noi, smetteremo di esaurire le risorse naturali, dato che è ingiusto nei confronti degli altri e delle generazioni future. Nello stesso modo, non vorremo estinguere la fauna selvatica, tagliare le foreste, inquinare l’aria, l’acqua e la terra, dato che sarebbe deleterio per gli altri.

Presto ci renderemo conto che vogliamo usare solo ciò che è realmente necessario e dedicheremo il resto del nostro tempo ed energie a sostenere, incoraggiare e promuovere gli altri.  In questo modo, prendendoci cura gli uni degli altri, guariremo la società e ristabiliremo l’equilibrio nel clima e nel suolo.

Certo, la cura degli altri non paga bene chi fa della “lotta” al cambiamento climatico la sua carriera. Ci diranno che dovremmo cercare altrove le soluzioni e non nelle nostre relazioni, ma si sbaglieranno e saranno fuorvianti.

Se vogliamo un buon futuro, dovremmo insistere nel prenderci cura del futuro degli altri e allora anche il nostro sarà assicurato.

Il clima non aspetta nessuno

Trent’anni fa  un mio amico è entrato nel settore dell’energia verde e ha cercato di tirarmi dentro. Gli ho chiesto per quale ragione, non è una cosa seria. Egli disse: “Non hai idea di quanti soldi ci vengono versati. Tutti vogliono partecipare, politici, finanzieri, uomini d’affari, tutti quanti”. Aveva ragione, ovviamente. Eppure nessuno vuole promuovere l’energia verde per salvare il pianeta, ma solo per gonfiarsi ancora di più le tasche. Le dichiarazioni  quindi  restano in aula dove vengono pronunciate, le azioni necessarie vengono ignorate e il clima non aspetta nessuno: continuerà a peggiorare.

Questa settimana a Glasgow, in Scozia, si svolge la ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Ufficialmente  mira a “riunire le parti per accelerare l’azione verso gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”. In realtà  i paesi intendono fare l’esatto contrario. Il  Production Gap Report delle Nazioni Unite di quest’anno, che tiene traccia della discrepanza tra la produzione di combustibili fossili pianificata dai governi e i livelli di produzione globale effettivi, afferma quanto segue: “Nonostante le maggiori ambizioni climatiche e gli impegni a zero, i governi prevedono ancora di produrre più del doppio della quantità di combustibili fossili nel 2030 rispetto a quanto sarebbe coerente con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5°C [2,7°F]”.

Le fonti e le tecnologie energetiche cambiano  ma non secondo ciò che è meglio per il pianeta, cambiano in base agli interessi dei politici e dei magnati del denaro e non va mai a beneficio del pianeta o della maggior parte dei suoi abitanti, cioè di tutti noi. 

Dal momento che il clima non aspetta nessuno, alla fine ci raggiungerà. La Terra è un sistema chiuso e  in un sistema chiuso ci sono conseguenze per lo sfruttamento: fa male sia a chi abusa che a chi viene abusato. Non so quando o a quale costo, ma alla fine dovremo tutti renderci conto che non possiamo prendere più di quanto abbiamo bisogno. Non possiamo continuare a sfruttare la Terra in modo egoistico e sconsiderato perché si rivolterà contro di noi.

La Terra è come un sommergibile: a bordo c’è solo una data quantità di ossigeno. Se alcuni membri dell’equipaggio prendono più della loro quota, il resto non ne avrà a sufficienza, moriranno e il sommergibile sprofonderà insieme a quelli che hanno ecceduto con la loro quota. Abbiamo bisogno di ricordarci costantemente che siamo un sistema e che dipendiamo tutti l’uno dall’altro. Dobbiamo comprendere veramente che l’egoismo ci ferisce proprio come lo sfruttamento fa male agli altri. Se ricordiamo continuamente a noi stessi che siamo interdipendenti, ci comporteremo con maggiore considerazione ed eviteremo l’impatto punitivo del cambiamento climatico.

L’altra opzione è continuare a lavorare, come il Production Gap Report delle Nazioni Unite afferma che stiamo progettando di lavorare,  e subire la risposta spietata della natura. Spero che riusciremo a svegliarci  in tempo, perché tutti pagheranno il prezzo di questo errore.

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Il Primo Ministro britannico Boris Johnson e il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres salutano il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden al momento dell’arrivo alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow, Scozia, Gran Bretagna 1 novembre 2021. Alastair Grant/Pool via REUTERS

L’appello del principe William a dimenticare lo spazio e a concentrarsi sulla Terra non la salverà

In un’intervista su NBC News, il Principe William ha detto che “Abbiamo bisogno che i più grandi cervelli e menti siano concentrati nel cercare di riparare questo pianeta, non nel cercare di trovare il prossimo posto dove andare a vivere”. Aggiungendo che “vediamo l’aumento dell’ansia climatica”, il principe sottolinea che “i giovani crescono in un luogo praticamente sotto minaccia perenne”. E’ vero che il futuro sembra cupo, ma “riparare” la Terra non aiuterà, dato che non c’è nulla di sbagliato in essa. C’è molto di sbagliato nelle persone che ci vivono: sono loro la causa del “malfunzionamento” della Terra e sono loro che devono essere riparati. Qualsiasi altra idea è inutile,  uno spreco di tempo che creerà ulteriori danni al pianeta. 

L’inquinamento dell’acqua, del suolo e dell’aria della Terra e l’esaurimento delle sue risorse sono solo due forme di sfruttamento su innumerevoli, che la razza umana sta attuando ovunque. Infliggiamo lo stesso livello di danno alla nostra stessa specie, a nazioni e gruppi etnici svantaggiati, così come ad altri animali, uccelli e pesci. In effetti, causiamo danni ovunque andiamo e qualunque cosa facciamo.

La base di tutte le nostre relazioni è l’interesse personale. Tale base detta solo due atteggiamenti verso tutto ciò che ci circonda: usarlo o fuggirlo. In effetti, è uno stato di guerra costante di cui siamo per lo più inconsapevoli, salvo rari momenti di sincerità con noi stessi.

Dato che questa è la nostra unica motivazione, stiamo danneggiando non solo la terra, ma ogni sfera di coinvolgimento umano.  Per comprendere il danno causato dal  nostro atteggiamento egocentrico, basta pensare alle cellule cancerogene.  Queste cellule solitarie crescono senza considerare le cellule che le circondano, afferrano i vasi sanguigni e prendono più nutrienti e ossigeno possibile, “affamando” di conseguenza le cellule che le circondano, uccidendo gli organi dove crescono.  Dopo, “migrano” ad altri organi e infliggono lo stesso danno anche lì fino a quando il corpo muore insieme al cancro. 

Ci siamo già “metastatizzati” in tutto il pianeta. Abbiamo contaminato ogni cosa, luogo e impegno con il nostro atteggiamento maligno,  ora stiamo cominciando a renderci conto che stiamo per morire insieme al nostro pianeta.

Ma concentrarsi su un sintomo, anche uno così doloroso come il cambiamento climatico, non curerà il cancro, che è il nostro ego. Per curare il nostro ego, dobbiamo accettare la diagnosi che il nostro ego è il problema e decidere di combatterlo  fianco a fianco. Se il principe William e altri personaggi di spicco cominciassero a sollecitare l’unità tra tutte le persone, per superare le nostre differenze e instaurare  considerazione e  rispetto tra tutti, vedremmo un vero cambiamento per il meglio. Siamo un unico sistema completo, proprio come lo sono i nostri corpi.

Dunque, finché conserviamo la cultura del “Io! Io! Io!” non cambierà nulla. Se non accettiamo che dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri e sviluppare la responsabilità reciproca piuttosto che la responsabilità per noi stessi, allora è meglio prepararsi al peggio.

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Il principe William sul palco, durante la prima cerimonia dei premi Earthshot all’Alexandra Palace di Londra, Gran Bretagna 17 ottobre 2021. Foto scattata il 17 ottobre 2021. Yui Mok/Pool via REUTERS

È la fine del mondo (per come lo conosciamo)

Se posate il vostro dito in un punto qualsiasi della mappa mondiale scoprirete che disastri naturali senza precedenti lo stanno affliggendo.  La natura sta devastando il pianeta e la gente sta iniziando a chiedersi: “È la fine del mondo?”. Per fortuna, lo è. È la fine del mondo per come lo conosciamo e l’inizio di un mondo nuovo, molto migliore. Gli sconvolgimenti che stiamo vivendo sono le doglie del parto e noi, l’apice della creazione possiamo accelerare e facilitare il parto o renderlo arduo e doloroso.

Il mondo emergente è equilibrato, calmo e tutte le creature in esso si sostengono a vicenda. È l’opposto del mondo in cui viviamo ora, dove  la “sopravvivenza dei più forti” è il motto e i deboli vengono sfruttati spietatamente.

Il mondo attuale non è così perché la natura è intrinsecamente  incurante. La natura è intrinsecamente equilibrata. Noi d’altra parte siamo per natura infinitamente egoisti ed essendo in cima alla piramide determiniamo il funzionamento di ogni cosa. Poiché siamo egoisti fino al midollo, facciamo funzionare allo stesso modo il resto del mondo, e le conseguenze sono evidentemente orribili. 

Poiché la parte negativa di noi è prepotentemente dominante, agiamo senza rispetto per nessuno, nemmeno per il futuro dei nostri figli. Siamo semplicemente insaziabili e nessuna spiegazione razionale ci convincerà a smettere di divorare tutto quello che possiamo in qualsiasi modo, e quanto più nel processo degradiamo gli altri, meglio ci sentiamo. È proprio come scritto nella Torah (Gen. 6:5), “La malvagità dell’uomo è grande … e tutte le creazioni dei pensieri del suo cuore sono solo il male tutto il giorno.”

Peggio ancora, Kli Yakar, un’ampia interpretazione della Torah del XVII secolo, scrive di quel versetto: “Tutte le creazioni dei pensieri dl suo cuore sono solo il male per tutto il giorno’ significa che durante il giorno la brama [dell’uomo] è insaziabile. Non c’è un’ora al giorno in cui è soddisfatto. Anzi, ogni ora aggiunge di più alla sua brama.” Ora che vediamo chi siamo, possiamo aspettarci che il mondo intorno a noi non vada in pezzi? 

Dopo più di un secolo di sfruttamento sfrenato delle risorse, degli animali e delle persone siamo arrivati alla fine del mondo che abbiamo conosciuto. Da qui in poi, saremo costretti a costruire un nuovo mondo, che sia equilibrato e attento a tutti i suoi abitanti, una società il cui motto non sia “la sopravvivenza del più forte” ma “la sopravvivenza del più amichevole” come l’antropologo Brian Hare e la ricercatrice Vanessa Woods hanno intitolato il loro libro più recente.

Quando finalmente ci renderemo conto che dobbiamo essere come il resto della natura, equilibrati e premurosi, ci renderemo conto che è sempre stato così. Hare e Woods, per esempio, osservarono nel loro libro che l’apparente enfasi di Darwin sulla sopravvivenza del più forte è un’errata interpretazione delle sue scoperte. In una citazione da Darwin’s Descent of Man, mettono in luce una nuova prospettiva sullo scritto di Darwin: “Quelle comunità, che includevano il maggior numero di membri più solidali, sarebbero fiorite meglio e avrebbero allevato il maggior numero di figli”.

Possiamo attribuire la nostra riluttanza nel vedere come funzionano davvero le cose al nostro ego, che  lotta per essere l’unico sovrano, ma oggi questa aspirazione è una prerogativa che non possiamo permetterci di prendere. Se estendiamo ulteriormente la nostra condotta scorretta, la natura si spezzerà e tutti noi ne pagheremo il prezzo. Non solo i disastri naturali ci colpiranno, ma l’aggressività e l’inimicizia cresceranno in ogni aspetto della nostra vita fino a quando ci ritroveremo coinvolti in una terza guerra mondiale in cui i paesi useranno armi nucleari l’uno contro l’altro. 

Naturalmente, se questo accadrà, dovremo imparare che non abbiamo altra scelta che cambiare il nostro comportamento verso l’altro. Ma possiamo davvero non impararlo prima di bruciarci a vicenda?

Didascalia foto
Fumo e fiamme si alzano da un incendio boschivo nel distretto di Marmaris a Mugla, Turchia, sabato 31 luglio 2021. (Foto di Recep Sulubay/GocherImagery/Sipa USA)