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Le persone sono un libro aperto. Come leggerlo?

A Copenaghen, la capitale della Danimarca, c’è un’originale biblioteca che sta prendendo piede in tutto il mondo e si chiama “Biblioteca Vivente”. Qui la gente non viene  a prendere dei libri in prestito, ma  a chiedere a degli esseri umani di condividere la storia delle loro vite. 

Chiunque può entrare e scegliere una persona la cui visione del mondo o stile di vita sia intrigante, come per esempio un rifugiato un malato di AIDS, un monaco tibetano o un soldato affetto da PTSD (disturbo da stress post-traumatico), un transgender, un drogato e semplicemente avere una conversazione con uno di loro per una trentina di minuti. 

In un giardino curato nel cuore della città, gli intervistati vi racconteranno apertamente e con calma le storie della loro vita  e “il lettore “ può liberamente fare delle domande e intrattenere  un dialogo. La premessa è incontrare dal vivo gente generalmente perseguitata  e confrontarsi con essa senza pregiudizi o tabù.

Ipoteticamente, se potessimo  ascoltare tutte le storie di tutte le persone nel mondo, qualunque cosa o chiunque esse siano, scopriremo una cosa in comune: sono tutte storie di sconvolgimenti e sono il risultato dell’impatto del loro ambiente su di loro, dell’educazione che hanno ricevuto da bambini e della società che li ha plasmati nel corso degli anni.

In un mondo diviso e polarizzato, sembra che un’iniziativa di una biblioteca umana per la costruzione della tolleranza possa aiutare le persone, sia il narratore che l’ascoltatore, ma può solo confondere entrambi. Il narratore parla dal punto di osservazione di lui o di lei, imprigionato nella propria narrazione, in quanto nessuna storia di vita privata porta alla lettura della nostra grande e comune storia, quella che finisce in una felice umanità.

La nostra storia comune inizia con il piano della creazione, un piano preesistente e costantemente in esecuzione che dirige tutto in tutto il sistema della natura e dell’umanità. A partire dal big bang, dalla diffusione di un numero infinito di particelle nei gradi inanimato, vegetativo, animato e umano, la creazione continua a collegare tutte le sue parti, a raccogliere e raggruppare tutti i suoi dettagli e a portare l’unità tra tutte le creature e la sensazione della meravigliosa potenza armoniosa della creazione. Questa è tutta la storia.

La trama è complicata dalla crescente natura egoistica in ogni individuo, un altro fattore che deriva dalla naturale evoluzione della creazione, che rafforza il nostro senso di individualità, ci separa gli uni dagli altri e ci fa sentire superiori rispetto agli altri. Dunque, la storia comune viene trascurata.

Di conseguenza, gli oratori della Biblioteca Vivente bollano la storia della loro vita come un “bestseller” e ciò amplifica e riflette orgogliosamente le loro esperienze di vita come se fossero veri atti di eroismo. Invece di vedere come la nostra innata natura umana egoistica, l’istinto malvagio che opera in ognuno di noi fin dalla tenera età  per la distruzione dell’altro, ci abbia condotto come società umana ad opprimere gli altri.

Naturalmente, il narratore  attenuerà  il problema, lo colorerà in una certa tonalità, fornirà agli altri un consiglio che probabilmente non seguiranno e l’esempio personale potrà confondere l’ascoltatore.

Invece di essere colpiti dal dilagante egoismo che governa la società e ci impedisce di raggiungere il fine della creazione e di riconoscere che abbiamo deviato dallo scopo della vita, non facciamo altro che lodare gli stili di vita che abbiamo creato e perpetuarli con belle parole e definirli come l’essenza della vita.

Non c’è alcuna prevenzione o divieto per  una conversazione umana cordiale, né è possibile annullare l’identità  di nessuno ma la cosa più importante è trovare ed evidenziare in queste storie personali lo stesso punto nascosto che sorge nella ricerca della storia intera, una storia di riconnessione, una storia delle relazioni amichevoli e solidali dell’umanità. Questo libro è da aprire per tutti. 

[Immagine dall’archivio della Human Library Organization]

La crisi delle spedizioni invita a fare acquisti più oculati

In maniera informale, Halloween, celebrata pochi giorni fa, dà inizio a una stagione di shopping che si estende fino agli inizi dell’anno seguente.  Quest’anno, però, le navi sono ferme in mare, i porti sono strapieni e la merce non arriva nei negozi o ai clienti che hanno ordinato online. Sembra che molti bambini e innamorati saranno delusi in questa stagione di festa.  Dai microchip alle macchine, il mondo sembra ridimensionare i volumi e credo che sia una cosa molto positiva per tutti. 

Poiché non siamo disposti a sentirci connessi, la natura ci costringe a comprenderlo. Siamo stati interdipendenti e interconnessi per decenni, se non di più, ma il nostro atteggiamento l’uno verso l’altro è stato quello di sfruttarci e danneggiarci a vicenda in ogni modo e luogo possibile.  Traiamo piacere dal dolore degli altri, ignari del fatto che la loro sofferenza finirà per ferire anche noi. 

Ora, con colpi precisi ai nostri punti deboli emotivi, la natura ci fa vedere ciò che ci rifiutiamo di vedere: Noi siamo tutti collegati. La crisi delle spedizioni sarà una benedizione per tutti noi, se saremo più saggi e capiremo cosa ci sta dicendo sugli acquisti e sul nostro atteggiamento reciproco.

Quando si creano legami cercando di tirare dalla propria parte il più possibile, prima o poi i legami si spezzeranno. Questo è ciò che sta succedendo ora.  Tutti i sistemi di connessione che abbiamo costruito si stanno spezzando, il che influenza ogni aspetto della nostra vita: dal prezzo del cibo ai gadget, al trasporto, e anche ogni sfera di occupazione umana.  Abbiamo costruito il nostro intero sistema sull’egoismo: come possiamo aspettarci che non crolli? 

Ora non abbiamo scelta se non di iniziare a pensare più in termini di “noi” e meno in termini di “io”. Quando sarà chiaro che i disagi da una parte portano a disagi ovunque, non potremmo più mantenere i nostri atteggiamenti violenti e approfittatori verso altri luoghi o persone.  Dobbiamo spostarci dal pensiero nazionale al pensiero globale, da un pensiero esclusivo ad un pensiero inclusivo. 

Alla fine, avremo bisogno di meccanismi per coordinare le attività globali, meccanismi funzionanti, non come l’ONU o i suoi affiliati. Ma questo verrà dopo, dopo che avremo cambiato il nostro modo di pensare e costruito ciò che deve essere costruito senza cercare di usarlo per il potere o lo sfruttamento.

In un mondo dove le epidemie si diffondono come il vento, la produzione si ferma in ogni parte del mondo e i prezzi del cibo e dell’energia raggiungono il picco ovunque, il pensiero collaborativo non è facoltativo: è imperativo. La collaborazione è l’unico atteggiamento ragionevole, l’unico che cambierà le cose per il meglio. 

Se continuiamo a mantenere le nostre strade separate, i fili che ci legano tutti insieme si spezzeranno e cadremo tutti dolorosamente.

Didascalia della foto:
16 ottobre 2021; Los Angeles, California, USA; Navi da carico attendono di entrare nel porto di Los Angeles. I problemi della catena di approvvigionamento hanno causato carenze di merci in tutto il paese con navi da carico al largo della California meridionale in attesa di scaricare. Credito obbligatorio: Robert Hanashiro-USA TODAY

Questa serie dell’orrore ci mostra chi siamo

Un mio studente mi ha raccontato di una nuova serie chiamata “Squid Game”. Si tratta di una “serie thriller” sudcoreana, come la chiamano loro, che è diventata un fenomeno della cultura pop ed è la più seguita in oltre novanta paesi.  La serie presenta centinaia di persone che si trovano tutte in situazioni di grande debito finanziario e in stati emotivi disperati. I produttori li mettono l’uno contro l’altro, anche se sono molto affiatati, e li inducono a odiarsi a vicenda. Il vincitore intasca milioni di dollari e gli altri vengono uccisi. 

Questa serie non sarebbe così orribile se non ritraesse la nostra vera natura. Il fatto stesso che guardiamo con entusiasmo un tale spettacolo è la prova che sotto la facciata “civilizzata”, la nostra natura è come lo spettacolo descrive.

Funziona come una calamita.  Adoriamo guardare la lotta tra il bene e il male, finché siamo al sicuro dalle conseguenze della battaglia.  Il fatto è che in questa serie non c’è alcun bene, solo male. In effetti, gli esseri umani sono l’essere peggiore della realtà. Ciò che ci rende così unicamente malvagi è il fatto che vogliamo esplicitamente danneggiare gli altri. Non vogliamo mangiare gli altri perché moriremo di fame se non lo facciamo: vogliamo vederli soffrire! Traiamo piacere dal dolore altrui e traiamo il massimo piacere quando siamo noi a infliggerlo. 

Diciamo spesso che la realtà è come una giungla, dove il forte mangia il debole. Tuttavia, nella giungla, i forti non vogliono distruggere i deboli; vogliono mangiare. Una volta sazi, vogliono dormire e giocare e non uccidere o ferire per divertimento. Nella giungla umana, non vogliamo mangiare altre persone, vogliamo vederle soffrire! Ecco perché la giungla naturale prospera senza alcuna legge, mentre la giungla umana, che erroneamente chiamiamo “civiltà”, si sta disintegrando nonostante le leggi che si sforzano di limitare la nostra barbarie.

Se avessimo qualche speranza di trovare la bontà nella natura umana, “Squid Game”, e soprattutto la sua popolarità, dimostra che non abbiamo nulla in cui sperare quando si tratta della natura umana. Se possiamo creare tali spettacoli, e se possono essere così popolari, allora possiamo anche compiere tali orrori nella vita reale.

L’unico bene possibile che può scaturire da un tale spettacolo è la consapevolezza che non è fantasia, ma un’autentica rappresentazione di ciò che siamo. Forse se ci rendessimo conto di questo, saremmo disposti a impegnarci per cambiare noi stessi.

La tendenza attuale è quella di offuscare la nostra consapevolezza di quello spettacolo dell’ orrore umano in cui viviamo rendendo la cannabis disponibile e legale. Infatti, più impariamo in merito alla natura umana, più ci rendiamo conto che forse è meglio intorpidire la vita finché non è finita.

Per ora, ci rallegriamo alla vista di altre persone che soffrono, proprio come la gente esultava alla vista dei poveri uomini che combattevano contro i leoni nell’antica Roma. Solo se ci rendiamo conto che non va bene essere così, la nostra mente potrebbe aprirsi ad altre opzioni. Se un programma così diabolico può essere il più seguito in oltre novanta paesi, significa che il mondo intero è immerso in una brutalità sfrenata.

Una soluzione esiste, ma è impegnativa e deve coinvolgere il mondo intero per avere successo. Per cambiare ciò che siamo, dobbiamo avviare un processo educativo mondiale in cui tali programmi siano vietati e vengano prodotti e mandati in onda programmi a favore della connessione umana. 

Anche se non avranno  successo  all’inizio, non possiamo permetterci di essere esposti al veleno violento e alla cultura del narcisismo che consumiamo attualmente.  Essi possono essere dolci, ma sono letali.

Se la persone non vogliono guardare spettacoli sulla connessione umana, possono mettere da parte i loro dispositivi multimediali e semplicemente parlare l’una con l’altra. Questo sarà già un grande miglioramento rispetto alla situazione attuale.

Potrebbe non sembrare divertente, ma quale opzione abbiamo? Vivere lo “Squid Game”. Inoltre, dopo un po’ di pratica, scopriremo che connessione e cura sono molto più gratificanti e piacevoli di distruzione e crudeltà e non hanno gli effetti collaterali negativi della nostra cultura attuale.  

Didascalia della foto:
Guardando la serie “Squid Game” di Netflix sul tuo laptop. Fotografia di Romain LONGIERAS / Hans Lucas. Francia, Excideuil, 2021-10-06.

L’appello del principe William a dimenticare lo spazio e a concentrarsi sulla Terra non la salverà

In un’intervista su NBC News, il Principe William ha detto che “Abbiamo bisogno che i più grandi cervelli e menti siano concentrati nel cercare di riparare questo pianeta, non nel cercare di trovare il prossimo posto dove andare a vivere”. Aggiungendo che “vediamo l’aumento dell’ansia climatica”, il principe sottolinea che “i giovani crescono in un luogo praticamente sotto minaccia perenne”. E’ vero che il futuro sembra cupo, ma “riparare” la Terra non aiuterà, dato che non c’è nulla di sbagliato in essa. C’è molto di sbagliato nelle persone che ci vivono: sono loro la causa del “malfunzionamento” della Terra e sono loro che devono essere riparati. Qualsiasi altra idea è inutile,  uno spreco di tempo che creerà ulteriori danni al pianeta. 

L’inquinamento dell’acqua, del suolo e dell’aria della Terra e l’esaurimento delle sue risorse sono solo due forme di sfruttamento su innumerevoli, che la razza umana sta attuando ovunque. Infliggiamo lo stesso livello di danno alla nostra stessa specie, a nazioni e gruppi etnici svantaggiati, così come ad altri animali, uccelli e pesci. In effetti, causiamo danni ovunque andiamo e qualunque cosa facciamo.

La base di tutte le nostre relazioni è l’interesse personale. Tale base detta solo due atteggiamenti verso tutto ciò che ci circonda: usarlo o fuggirlo. In effetti, è uno stato di guerra costante di cui siamo per lo più inconsapevoli, salvo rari momenti di sincerità con noi stessi.

Dato che questa è la nostra unica motivazione, stiamo danneggiando non solo la terra, ma ogni sfera di coinvolgimento umano.  Per comprendere il danno causato dal  nostro atteggiamento egocentrico, basta pensare alle cellule cancerogene.  Queste cellule solitarie crescono senza considerare le cellule che le circondano, afferrano i vasi sanguigni e prendono più nutrienti e ossigeno possibile, “affamando” di conseguenza le cellule che le circondano, uccidendo gli organi dove crescono.  Dopo, “migrano” ad altri organi e infliggono lo stesso danno anche lì fino a quando il corpo muore insieme al cancro. 

Ci siamo già “metastatizzati” in tutto il pianeta. Abbiamo contaminato ogni cosa, luogo e impegno con il nostro atteggiamento maligno,  ora stiamo cominciando a renderci conto che stiamo per morire insieme al nostro pianeta.

Ma concentrarsi su un sintomo, anche uno così doloroso come il cambiamento climatico, non curerà il cancro, che è il nostro ego. Per curare il nostro ego, dobbiamo accettare la diagnosi che il nostro ego è il problema e decidere di combatterlo  fianco a fianco. Se il principe William e altri personaggi di spicco cominciassero a sollecitare l’unità tra tutte le persone, per superare le nostre differenze e instaurare  considerazione e  rispetto tra tutti, vedremmo un vero cambiamento per il meglio. Siamo un unico sistema completo, proprio come lo sono i nostri corpi.

Dunque, finché conserviamo la cultura del “Io! Io! Io!” non cambierà nulla. Se non accettiamo che dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri e sviluppare la responsabilità reciproca piuttosto che la responsabilità per noi stessi, allora è meglio prepararsi al peggio.

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Il principe William sul palco, durante la prima cerimonia dei premi Earthshot all’Alexandra Palace di Londra, Gran Bretagna 17 ottobre 2021. Foto scattata il 17 ottobre 2021. Yui Mok/Pool via REUTERS

Due nazioni in un solo paese. Praticamente impossibile

È molto doloroso vedere quello che sta succedendo in Libano in questi giorni: religioni diverse e di fatto nazioni diverse, che rivendicano la sovranità sullo stesso piccolo pezzo di terra e si odiano a morte. Il Libano è la prova che due nazioni non possono condividere un paese. La storia lo ha dimostrato e ora, purtroppo, il Libano lo sta dimostrando di nuovo.

Non è che la convivenza sia impossibile, ma il fatto è che nessuno lo vuole fare dato che richiede di innalzarsi al di sopra del proprio ego e la gente preferisce morire piuttosto che abbandonare il proprio egoismo.  

Per questa ragione, un paese può mantenere una stabilità relativa soltanto se è presente una sola nazione e si possa vivere insieme come una grande famiglia o clan.  Se esiste un senso di parentela, la gente accetterà di fare delle concessioni. Altrimenti non concederà nulla. 

Ci sono problemi persino nei paesi omogenei.  Comunisti, socialisti, capitalisti, e ogni genere di “isti” e “ismi” hanno i loro disaccordi, ma se hanno un’unica origine, troveranno modo di andare d’accordo, o almeno fare pace dopo uno scontro.  In assenza di un’ascendenza comune, non ci sarà alcuna base per  la riconciliazione, e la disintegrazione sarà una certezza.

Nonostante l’evidente mancanza di speranza, le nazioni stanno migrando a milioni. Dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina, milioni di persone attraversano a piedi le frontiere e i continenti in cerca di un futuro migliore. La fusione delle nazioni sta avvenendo indipendentemente dalle probabilità. Quindi, se vogliamo evitare un enorme scontro in Europa e negli USA, dobbiamo imparare a innalzarci al di sopra dei nostri ego e generare fratellanza dove non esiste ancora.

Chiaramente, è un processo lungo e delicato, ma è imperativo per la sopravvivenza dell’umanità. Dato che stiamo già vivendo insieme, senza imparare a farlo con successo, ci distruggeremo e distruggeremo i nostri paesi.

Eviteremo la catastrofe solo se ci sarà un ampio consenso per superare le nostre differenze e formare una nuova identità comune che tutti possiamo adottare. Le radici del cataclisma sono state seminate, i germogli sono spuntati, ma la tempesta non è ancora iniziata. Spetta a tutti prendere una decisione comune per disperdere le nuvole di odio e salvarci dal diluvio.  C’è ancora tempo, ma solo qualche anno, al massimo.

Il nuovo Primo Ministro della Tunisia potrebbe segnare l’inizio della vera primavera araba.

Il 29 Settembre, il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha nominato la Prof.ssa di Geologia, Najla Bouden Romdhane, nuovo Primo Ministro della nazione.  La cosa interessante di questa storia è che con l’intensificarsi dell’intolleranza nel mondo musulmano, un nazione musulmana nomina una donna come Primo Ministro.  Credo che sia una decisione saggia che può portare numerosi vantaggi e spero che la nomina della Prof.ssa Romdhane per questa alta carica, segni l’inizio  di una nuova e positiva primavera araba.

Anche se non spetta a me speculare sul motivo della scelta di una donna da parte del presidente Saied, non ho alcun dubbio che, essenzialmente, una donna sia una scelta naturale per un lavoro amministrativo. Dopo tutto, chi gestisce la casa? La donna. Mentre l’uomo è di solito considerato il capo della famiglia, la vera padrona di casa è,  in fondo, la signora. E’ vero  che sta accanto al suo uomo, ma da lì lei governa il marito e ogni altra persona e cosa. 

Fin dai tempi biblici, l’uomo è stato educato a seguire la donna quando si tratta di compiere delle scelte. Nel caso di Abramo, per esempio, “Dio disse ad Abramo… ‘qualunque cosa Sarah ti dica, ascoltala’” (Gen. 21:12).

Pertanto, penso che scegliere una donna per governare un paese arabo sia una buona scelta. Non ho dubbi che dovrà affrontare degli ostacoli. Dovrà dare prova di sé al suo popolo e ai leader arabi, ovunque vada. Nondimeno, è una rivoluzione ben accetta che credo alla fine avrà successo.

È tempo che anche le culture musulmane fondamentaliste comincino a riconoscere il potere unico delle donne, che la loro parola ha valore e peso. In tutto il mondo possiamo vedere l’impatto delle donne in ogni campo ed è ora che raggiunga anche il mondo musulmano.

Alcuni paesi si vantano di essere progressisti, ma in realtà pongono  sulla testa delle donne un soffitto di vetro , che blocca la loro promozione nei ranghi del governo. Penso che tali paesi stiano sbagliando. In politica, come a casa, ignorare il punto di vista delle donne è una grande perdita per tutti.

E’ scritto nel Libro dello Zohar (Beresheet 2): “E l’uomo disse “ora questo è un osso dei miei ossi, carne della mia carne”.. Ora iniziò a lodarla “Sarà chiamata donna, perché non c’è nessuno come lei, la gloria della casa””.

Infatti, una donna come capo di Stato si relazionerà allo Stato come si relaziona alla casa.  I suoi cittadini saranno come i suoi figli.  Se si comporta come una donna invece di cercare di adattarsi allo stereotipo maschile, si occuperà di ogni piccolo dettaglio che è sotto la sua influenza.

A differenza di un uomo, una donna può fare molte cose contemporaneamente, in maniera molto naturale. Mentre gli uomini devono concentrarsi su un compito alla volta per farlo bene, le donne possono svolgere più compiti contemporaneamente senza perdere la concentrazione su nessuno di essi.

Pertanto, è mia speranza che questo gradito cambiamento si diffonda in più paesi musulmani, compresa la società araba qui in Israele. Non ho dubbi che non sarà facile, ma alla fine, se le donne si uniranno alla guida dei paesi, saranno molto utili e promuoveranno soluzioni efficaci alle molteplici crisi che affliggono il nostro mondo.

Didascalia foto:
Il presidente della Tunisia Kais Saied incontra il nuovo Primo Ministro Najla Bouden Romdhane, a Tunisi, Tunisia,  29 settembre 2021. Presidenza tunisina/Handout via REUTERS

Il conflitto tra Cina e Taiwan è reale?

Durante il primo fine settimana di ottobre più di centocinquanta jet da combattimento cinesi sono entrati nello spazio aereo di Taiwan. Da parte loro, i Taiwanesi hanno dichiarato che si stanno preparando alla guerra con il paese gigante vicino e gli Stati Uniti hanno esortato la Cina a interrompere le sue intrusioni provocatorie. Anche se la tensione aumenta in maniera sconcertante, personalmente credo che sia un conflitto piuttosto fasullo tra due parti della stessa nazione, ed è nell’interesse di altre nazioni metterle in conflitto tra di loro.

In ogni caso, credo che quando la Cina lo vorrà, le due nazioni si riuniranno, Taiwan si unirà alla Cina e la Cina stessa cambierà di conseguenza.

Se non altro, forse l’intenzione della Cina nelle sue incursioni aeree non era quella di spaventare Taiwan, ma di provocare gli Stati Uniti, il protettore dichiarato di Taiwan.  Non si tratta di un interesse territoriale e tutta la tecnologia che possiede Taiwan, la possiede anche la Cina.  Sono certo che ci sia un secondo fine, non riportato dai media, ma in ogni caso, non vedo motivo per una guerra.

Dobbiamo capire che la Cina non è semplicemente un’altra nazione. È una repubblica colossale con una popolazione di più di 1,4 miliardi di persone.  Queste persone provengono da culture, religioni, stati sociali e modi di vita diversi, spesso contrastanti.

Pertanto, il governo cinese deve mantenere una forma molto rigorosa di governo per tenere il paese sotto controllo. E’ detto che non dovremmo giudicare gli altri finché non ci troviamo nei loro panni. Quindi non mi affretterei a dare un giudizio sulla Cina.

Inoltre se la Cina volesse veramente riprendersi Taiwan, lo farebbe, e nessun alzerebbe un dito per fermarla. Gli Stati Uniti, l’Europa, la Russia, nessuno di loro si preoccupa di Taiwan e certamente non rischierebbero di andare contro la Cina. Se la Cina decidesse di conquistare Taiwan, ci sarebbero proteste, ma sarebbero semplicemente parole ipocrite.  In più, il fatto che Taiwan sia ancora un paese sovrano dimostra che la Cina non ha interesse nel riprenderlo.

In generale, penso che stiamo entrando in una nuova era. L’intero concetto di stato-nazione si sta dissolvendo. Oggi non c’è altro che una bandiera e un inno.

Molti anni fa, ero nell’Irlanda del Nord, mentre stavano ancora combattendo per l’indipendenza dal Regno Unito.  Ho persino partecipato a una manifestazione facendo finta di essere orgoglioso di essere uno di loro.

Ma quei giorni sono finiti.  Il mondo sta diventando più circolare, tutti sono connessi con gli altri e l’intero concetto di confine sta perdendo il suo significato.  Se non fosse per i trafficanti di droga e per la  difesa, non ci sarebbe alcun motivo di barriere tra le nazione.

Credo che il mondo sia diretto verso una destinazione migliore, un’esistenza più collaborativa. Dovremo subire ancora dei colpi, ma alla fine comprenderemo che c’è una traiettoria ben definita, verso l’unione e la coesione.  Se lo comprendiamo, il nostro avanzamento sarà più spontaneo e più piacevole.

Il mondo vecchio sta morendo e ne sta nascendo uno nuovo.

Ogni estate (non so perché ma è sempre più turbolenta dell’inverno) abbiamo la sensazione che le cose peggiorino, gli incendi sono peggiori, le alluvioni sono peggiori, e le crisi provocate dall’uomo stanno peggiorando. Ogni estate abbiamo ragione. La differenza tra questa peggior estate e quella precedente è che ora riconosciamo la tendenza.  Riconosciamo il fatto che l’anno prossimo sarà ancora peggiore di quest’anno. Dato che vediamo già che il nostro mondo è in caduta libera, possiamo iniziare a parlare di ciò che sorgerà dopo che il nostro mondo sarà arrivato alla fine. 

Non lasciatevi ingannare dagli imprenditori e dalle apparenze delle persone che agiscono di corsa . La frenesia è una difesa che li aiuta a svegliarsi la mattina.  

In realtà, sono completamente insicuri.  Non sanno perché agiscono in un certo modo, o se quello che fanno porta davvero beneficio agli altri, o se riusciranno a creare qualcosa di importante.  Ogni cosa che abbiamo costruito in questo mondo sta crollando, proprio come stanno crollando i nuovi sogni e ideali della gente.  Gradualmente tutti si sentiranno completamente disorientati. 

Sapremo cosa fare e come aggiustare il mondo in cui viviamo solo quando inizieremo ad aggiungere ai nostri piani e alle nostre azioni un interesse comune. Quando ci renderemo conto che siamo totalmente interdipendenti e che non possiamo prosperare da una parte del pianeta se dall’altra parte la gente soffre di conseguenza, solo allora inizieremo ad agire correttamente.  

Prendiamo come esempio le auto elettriche.  Tre anni fa, un articolo  della rivista Wired raccontava: “Ecco un indovinello, totalmente moderno: che legame c’è tra la batteria del tuo smartphone e uno yak morto che galleggia in un fiume tibetano?  La risposta è il litio, il metallo alcalino reattivo che alimenta i nostri telefoni, tablet, computer e macchine elettriche”.  

In altre parole, fin quando non cambieremo la nostra mentalità e non penseremo al collettivo, le cose continueranno a peggiorare.  Le macchine elettriche non sono verdi e pulite se ci forniscono aria pulita da una parte del mondo, mentre inquinano le acque e la terra da un’altra parte. In un mondo in cui tutto è collegato, nessuna correzione è valida se non aiuta tutti. 

Quando cominceremo ad adottare una mentalità più inclusiva, ci renderemo conto che c’è abbondanza di energia. Ci sarà abbondanza di gas, petrolio ed elettricità, ma nessuno ne avrà bisogno. La gente userà forme più sottili di energia e ci sarà abbondanza.

Il problema oggi non è che c’è carenza di qualcosa. C’è abbondanza di tutto. L’unica cosa che manca è la premura e la considerazione. Quindi, ciò di cui l’umanità ha bisogno oggi non è energia pulita, ma cuori puliti. Finché manterremo i nostri atteggiamenti violenti e clientelari, finché l’alienazione affliggerà ogni angolo della comunicazione umana, nulla migliorerà.

Solo se insegniamo a noi stessi a comportarci, diciamo, più umanamente gli uni verso gli altri, risolveremo i nostri problemi e usciremo dalla fossa che abbiamo scavato per noi stessi e per tutto il nostro pianeta.

Didascalia della foto:
Un’auto sommersa e detriti dopo un’inondazione a Trace Creek, Waverly, Tennessee, Stati Uniti, 23 agosto 2021. Foto scattata il 23 agosto 2021. George Walker IV/The Tennessean/USA Today

Svelare l’11 settembre. Il caso per trovare la verità sfuggente

Sono totalmente favorevole alla declassificazione dei documenti relativi all’attacco terroristico del 11 settembre 2001. Purtroppo, in mancanza di un impegno di mantenersi a un scadenza o di rivelare qualsiasi contenuto, la mossa di declassificazione dei documenti sembra più dichiarativa che sostanziale. 

Secondo la lettera del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti d’America, l’FBI “riesaminerà le dichiarazioni di segreto precedenti per individuare le informazioni supplementari appropriate per la divulgazione.  L’FBI divulgherà tali informazioni il più rapidamente possibile”.

La cortina di fumo che circonda gli attacchi dell’11 settembre è un esempio degli errori che il governo continua a commettere.  Nascondere la verità, qualunque essa sia, su qualsiasi evento nella storia, ci impedisce di arrivare alle conclusioni corrette per il futuro e ne pagheremo il prezzo. 

Come nel caso della decisione di declassificare i documenti dell’11 Settembre, il motivo per la declassificazione è spesso per motivi di risarcimento monetari0. Tuttavia, un indennizzo di qualsiasi tipo non ci dice cosa è successo veramente e, se non sappiamo cosa è successo, ci manca la lezione più importante: cosa dovremmo fare per evitare che simili disgrazie accadano in futuro. 

Ogni catastrofe, disastro, sconfitta nella storia, viene interpretata diversamente da persone diverse, secondo la loro prospettiva personale.  Quindi, anche dopo la rivelazione della “verità”, dobbiamo continuare a cercare una verità “più vera”, ragioni più approfondite e nuovi discernimenti, dato che ci sarà sempre qualcos’altro da scoprire. 

Per me, la ragione per esporre la verità non è quella di incolpare qualcuno. La natura umana è marcia dal profondo, come sappiamo dai tempi della Bibbia, quindi non mi aspetto che le persone siano giuste o che credano che il risarcimento faccia del bene a qualcuno.  Il motivo per il quale credo che dovremmo sempre cercare la verità è perché non possiamo costruire un futuro migliore, se non conosciamo il nostro passato.

Più sappiamo sul perché le persone fanno quello che fanno, qual è la loro natura, cosa le muove e perché, più saremo in grado di costruire una società stabile e solida. La trasparenza è la chiave per la corretta costruzione di una società. Se non ci nascondiamo nulla, potremo comunicare più facilmente, sapremo cosa aspettarci l’uno dall’altro, cosa evitare e come rafforzare i nostri legami.

Ecco perché penso che la verità sia importante. Non per vendetta o indennizzo, ma come lezione per il futuro.

Il vaso di Pandora dell’Afghanistan per la migrazione di massa

Sono passati sei anni da quando l’Europa ha affrontato la peggior crisi di rifugiati che il continente ricordi.

Da quando i talebani hanno preso possesso dell’Afghanistan, onde d’urto risuonano in tutta Europa, mentre i paesi sono alle prese su come gestire l’arrivo di migliaia di persone che fuggono la guerra, la persecuzione, il caos che regna nel paese assediato.   Il blocco europeo cerca di spartirsi le quote di immigrati afghani. La Turchia ha già avvisato l’Europa che non diventerà un “magazzino per i profughi” e, come la Grecia, ha costruito un muro per impedire l’ingresso dei richiedenti asilo.

L’afflusso di emigranti ha un impatto minore sugli Stati Uniti, geograficamente distanti, ma ci si aspetta che paghino ancora un prezzo pesante per il loro disordinato ritiro e che assorbano migliaia di rifugiati afghani. Questo pone una sfida ulteriore alla loro attuale crisi di migranti al confine con il Messico.

Le scene di Afghani che cercano disperatamente di fuggire sono tristi, angoscianti e inquietanti, ma la storia ci ha insegnato una cosa sulle politiche di migrazione di massa. Assorbire intere nazioni di persone non è una soluzione realistica e decisamente non saggia a lungo termine. Non abbiamo mai visto buoni risultati nell’arco delle generazioni che hanno affrontato queste situazioni.

Questo è vero soprattutto per popoli con religioni, culture e comportamenti diversi da quelle delle società dove arrivano, in particolare senza alcuna preparazione da entrambe le parti. E’ come il carbone che brucia senza estinguersi completamente, pronto a riaccendersi in una fiamma violenta nelle condizioni giuste.

Ci si può chiedere se gli Europei o gli Americani hanno la responsabilità morale di accettare tutti i rifugiati dopo che hanno ritirato il sostegno militare in Afghanistan lasciando il paese nelle mani degli estremisti.

Gli Europei e gli Americani non devono assumersi la responsabilità per persone che non hanno alcuna intenzione di integrarsi nella cultura locale  e diventare come i residenti al loro arrivo. Già oggi coloro che viaggiano in Europa la trovano totalmente diversa dopo le precedenti ondate massicce di immigrazione.

Una soluzione più umana e corretta sarebbe di riabilitare i popoli colpiti, aiutarli, ma nel loro luogo di appartenenza, a casa loro. Ma dato che il terrorismo ha conquistato il loro paese, è compito delle organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e le sue affiliate sostenere pienamente coloro che lottano con condizioni avverse per sopravvivere.

Ogni popolo ha un posto sulla terra a cui appartiene, dove condivide una cultura, una religione e dei valori comuni. Un luogo dove dovrebbe avere i mezzi e le condizioni necessarie per sistemarsi e vivere in sicurezza. Aprire semplicemente le porte e lasciare entrare un afflusso di immigranti non risolverà alcun problema. Ne crea solo di nuovi di proporzioni enormi, tra cui l’apertura delle porte all’infiltrazione di elementi islamici radicalizzati insieme a quelli genuinamente in cerca di un rifugio.

Lo scopo di ogni società è che gli individui si integrino tra di loro, e che si uniscano, ma non in maniera artificiale. L’approccio liberale che crede che sia possibile assimilare ogni immigrato tramite una visione aperta è sbagliato. È una ricetta per aumentare l’agitazione a meno che non si trovi un adeguato processo di assorbimento e integrazione.

Un’integrazione efficace richiederebbe un processo educativo approfondito in cui a ogni individuo verrebbe insegnato come unirsi su un terreno comune al di sopra delle proprie differenze.

Solo dopo che ogni nazione sarà suo posto e avrà imparato le leggi della natura, che è circolare e integrale, in cui ogni parte è naturalmente legata al resto del sistema e lavora in armonia, allora ci eleveremo al di sopra delle differenze. La fusione dovrebbe iniziare nello spirito, nei valori condivisi dell’ amare gli altri. Solo allora potremo vivere insieme e non sentire le differenze tra di noi.

Didascalia foto:

I rifugiati afghani evacuati da Kabul si mettono in fila per l’elaborazione dei loro dati dopo l’arrivo alla base aerea di Ramstein il 21 agosto 2021 a Ramstein-Miesenbach, in Germania.