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Cosa cerca la gente nei podcast

Si potrebbe pensare che la gente abbia sempre meno pazienza di ascoltare gli altri parlare, ma in realtà è vero l’opposto.  Infatti, più sono giovani gli ascoltatori, più è probabile che ascoltino i podcast online piuttosto che la musica. Secondo il music business blog Hypebot, lo Spoken Word Audio Report di NPR e Edison Research riporta che “La quota di ascolto audio dello Spoken Word è aumentata del 40% negli ultimi sette anni; l’8% quest’anno” e “la crescita dello spoken word audio è guidata da un grande aumento del pubblico giovane e multiculturale”, mentre l’ascolto della musica è sceso del 10% rispetto allo stesso lasso di tempo.

Ho detto molte volte che i giovani d’oggi non sono superficiali o apatici, come alcune persone ritengono.  Al contrario, sono molto percettivi, diretti e sanno esattamente di cosa hanno bisogno. Non è così: semplicemente non hanno  voglia di usare parole che non possono saziare la loro sete. 

Hanno bisogno di risposte; vogliono informazioni precise sul mondo in cui vivono, e noi non le stiamo fornendo. Dobbiamo offrire alle persone, soprattutto ai millennial e ai più giovani, la comprensione di come pensare e agire in un mondo globalizzato, interconnesso e interdipendente.

Essi lo vivono in maniera naturale, hanno amici in ogni parte del mondo che non hanno mai incontrato ma con i quali chattano online.  Allo stesso tempo, i paesi in cui vivono possono essere ostili o addirittura in guerra tra di loro.  

Noi, la vecchia generazione, abbiamo ancora visioni obsolete di separazione e confini, mentre loro vivono in una nuvola virtuale dove non ci sono confini e si sentono molto a loro agio.  Ora hanno bisogno di informazioni; hanno bisogno di sapere come comportarsi in una vita del genere, perché nessuno dei sistemi educativi odierni fornisce loro informazioni in merito.

Il mondo sta cambiando rapidamente e il ritmo non fa che aumentare. Se vogliamo una transizione fluida e tranquilla, dobbiamo prepararci.  Il paradigma di entità distinte che lottano tra di loro per il predominio è obsoleto,  in un mondo dove ogni entità dipende da tutte le altre entità per soddisfare i suoi bisogni più basilari. 

Se non passiamo velocemente a un modo di pensare più cooperativo e funzionale, la realtà ci obbligherà a farlo nel modo più duro, attraverso le guerre, le malattie, i disastri naturali e innumerevoli altri “colpi” che Madre Natura ha in serbo per disciplinare i suoi figli insubordinati.

Non è solo la generazione più giovane ad avere bisogno di risposte: ne abbiamo bisogno tutti noi.  Prima riconosciamo che il mondo è cambiato, prima inizieremo a studiare il nostro mondo da questa nuova prospettiva interdipendente e saremo in grado di trovare le risposte di cui abbiamo bisogno per noi stessi e per i nostri figli.  

Mesi di guerra

Dopo pochi mesi dall’ inizio della guerra in Ucraina è chiaro che nessuno è contento dei risultati. La Russia non ha conseguito il successo lampo che si aspettava, l’Ucraina è tormentata dal costante bombardamento dei civili e delle infrastrutture e le sanzioni contro la Russia sono presto destinate a farsi sentire, frenando così la sua economia. 

Nonostante la delusione, la Russia è ancora una forza formidabile, anche se solo grazie al suo vasto arsenale di armi non convenzionali: biologiche, chimiche e nucleari. Non possiamo attribuire il successo dell’Ucraina  negando alla Russia una vittoria grazie alle sue forze armate, dal momento che i contatti tra i due eserciti sono stati relativamente pochi. C’è una causa più profonda dietro lo stallo in Ucraina: la guerra va contro la connessione, mentre tutta la realtà va verso di essa. Quindi, quando si agisce contro la connessione, si agisce contro tutta la realtà. Questo non può avere successo, certamente non a lungo.

Specialmente oggi che il mondo è diventato un villaggio globale, ogni movimento che va contro questo pensiero è destinato a fallire. La nostra natura può non gradire l’idea che siamo tutti collegati e dipendenti l’uno dall’altro, ma questa è la realtà e la sua direzione va verso una maggiore interconnessione, non verso una minore. Pertanto, se si nuota controcorrente, contro il flusso della realtà, si è certi di esaurire le proprie forze e di annegare o tornare indietro.

Se la guerra si intensificherà con l’uso di armi non convenzionali, le conseguenze saranno catastrofiche. Tuttavia, ciò non cambierà l’esito finale.

Oppure la guerra potrebbe continuare in modo sporadico con bombardamenti a macchia ma senza una direzione precisa. Ne soffriranno gli abitanti, le parti non si arrenderanno e nessuno vincerà, né ci sarà una tregua.

Prima o poi la ragione prevarrà e le due parti si divideranno e inizieranno a ricostruire delle relazioni. La domanda è quanto tempo impiegheranno e a quali costi. 

Io prego affinché la miseria di cui siamo testimoni in questi giorni insegni al mondo quanto sia necessario lavorare nella reciprocità, nella comunicazione positiva e nello stabilire buoni legami. Le persone apprezzeranno la vita su questa Terra solamente quando saranno connesse. Spero e prego che noi tutti possiamo prendere atto di questo al più presto.

Didascalia della foto:
Una panoramica della distruzione della città di Mariupol, assediata nel sud-est dell’Ucraina, sabato 26 marzo 2022.

La terza guerra mondiale è iniziata. Come si svolgerà dipende da noi

Pensiamo alla guerra Russia-Ucraina come a un conflitto locale, ma è molto di più: è una guerra globale su più fronti. La guerra non è solo un conflitto militare; è anche una guerra economica di logoramento. Con i prezzi del gas alle stelle e la carenza di beni di prima necessità, le persone in tutto il mondo stanno subendo le conseguenze della guerra.

Questa guerra sta trasformando l’intero modus operandi dell’umanità. Dall’alba dei tempi, siamo stati abituati a vivere secondo il motto “sopravvivenza del più forte”. In generale, la regola era che il forte determinava le regole, e le regole erano spesso ingiuste verso i deboli. Ora, sembra che si sia instaurata una nuova mentalità: volere qualcosa ed essere abbastanza forti da prenderselo non significa che il mondo lo accetterà.

La guerra, quindi, si combatte nell’interiorità non meno e forse più che nell’esteriorità. Il nostro stesso presentarci sta cambiando da abusivo a cooperativo, da narcisistico ad altruista. Fa male e non accadrà senza lotta, ma è irreversibile. Questo è il percorso della nostra evoluzione verso lo scopo della nostra creazione: racchiudere in noi tutta la creazione. Per farlo, dobbiamo prendercene cura, proprio come una madre abbraccia il suo bambino attraverso il suo amore materno.

La lotta per passare dal nostro attuale approccio indifferente e meschino rispetto a tutte le creature tranne che nei confronti di noi stessi, in esseri saggi e compassionevoli è chiamata “la guerra di Gog e Magog” o Armageddon.

Dal momento che la guerra riguarda la nostra apparenza interiore, possiamo combatterla dentro di noi. Se ci opponiamo alla lotta con noi stessi su chi governerà – l’ego o l’amore – la realtà fisica ci costringerà comunque a scegliere l’amore. Tuttavia, lo farà ferendoci in modo molto fisico.

La guerra nell’Europa orientale non è nulla in confronto a ciò che potremmo dover sopportare se resistiamo al processo. Le orribili descrizioni dei nostri saggi e profeti lo suggeriscono ed è meglio non viverlo. In alternativa, possiamo combattere questa guerra dentro di noi senza sparare un solo proiettile. La scelta è nelle nostre mani. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è continuare nella stessa direzione in cui la natura ci sta già conducendo: verso la connessione. Se facciamo uno sforzo per prenderci cura l’uno dell’altro, anche se inizialmente non lo facciamo,  ci stiamo muovendo comunque nella giusta direzione. Se cerchiamo di risolvere i conflitti non con armi o addirittura con battaglie legali, ma rafforzando la cura e l’amicizia tra di noi, allora stiamo salvando vite e risparmiando tormenti a innumerevoli persone.

In conclusione, cerchiamo di elevarci al di sopra dell’odio e di vedere dall’altra parte l’umano, che soffre anche lui. Pensiamo che questa guerra ci è stata data affinché potessimo pensare l’uno all’altro più di quanto abbiamo fatto finora.  Dopotutto, se non fosse per questa guerra, non ci saremmo accorti l’uno dell’altro. Ora che c’è, non siamo più indifferenti. Sebbene i nostri sentimenti siano attualmente negativi, ora che ne siamo consapevoli, possiamo lavorarci insieme e capovolgerli. Queste sono le guerre del Messia che moshech [ebraico:ci tira] fuori dall’ego e ci pone nell’amore reciproco.

Didascalia della foto:
Immagine presa da filmati rilasciati dal Ministero della Difesa dell’Ucraina il giorno lunedì 14 marzo 2022, una postazione attiva del sistema di difesa aerea.

Perché alcuni grandi artisti sono persone sgradevoli

Compongono dei capolavori che illuminano le nostre vite, dipingono immagini che  catturano lo spirito dei loro tempi, cesellano icone vibranti da pietre inanimate.  I grandi artisti arricchiscono la nostra vita e la riempiono di emozione e meraviglia. Eppure, alcuni grandi artisti furono (e sono) individui malvagi.  Il compositore Richard Wagner era un antisemita rabbioso. Delle sette donne principali nella vita di Pablo Picasso, due impazzirono e due si suicidarono.  Gustave Flaubert, autore di Madame Bovary, pagava per far sesso con ragazzini, e il romanziere Norman Mailer una volta cercò di uccidere una delle sue mogli.

In effetti non c’è alcuna ragione per la quale  le persone creative dovrebbero essere più “giuste” degli altri.  Arte e moralità non c’entrano nulla l’una con l’altra,  se ci aspettiamo il contrario ci sbagliamo.

Le persone creative, che sono eccezionali per loro stessa natura, sono ancora più inclini ai difetti morali del resto di noi. I loro alti sono più alti dei nostri e i loro bassi sono più bassi dei nostri. Si muovono tra gli estremi, ma alla fine sono uguali a tutti noi: individui egocentrici.

Tutti noi racchiudiamo sia i sentimenti e i pensieri più alti e nobili, sia quelli più bassi e spregevoli. Solo quando riconosciamo ciò che abbiamo dentro di noi possiamo crescere. Se avessimo solo un lato della bilancia, non conosceremmo mai l’altro lato e non saremmo in grado di scegliere tra essi. Saremmo dei robot anziché esseri umani.

Re Salomone disse a questo proposito: “Non c’è un uomo giusto sulla terra che faccia del bene e non abbia peccato” (Ecclesiaste 7:20). In altre parole, solo quando scopriamo la nostra vera natura possiamo fare una scelta consapevole di essere buoni ed è questo che ci rende persone giuste e non robot.

Fino a quando non saremo corretti, tutto ciò che facciamo, lo facciamo per noi stessi.  Gli artisti non fanno eccezione, eppure questo non diminuisce la grandezza delle loro opere. Poiché vanno agli estremi, quando sono elevati creano opere veramente gloriose di cui tutti possiamo godere. Tuttavia, non dovremmo aspettarci che essi siano corretti nel corso della loro vita personale, perché anch’essi dovranno attraversare lo stesso processo di riconoscimento del male della natura umana e decidersi di innalzarsi al di sopra di essa.

Ad un certo punto, dovremo tutti confrontarci con la nostra natura e riconoscere il danno che stiamo infliggendo a noi stessi, agli altri e a tutta la natura. Ci renderemo conto che, per sopravvivere, dobbiamo diventare più giusti e meno malvagi di come tendiamo ad essere. Nel frattempo, possiamo beneficiare delle opere dei grandi artisti e se ci fanno riflettere sulla vita e sul suo significato, tanto meglio.

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Pablo Picasso nel suo studio in Rue Des Grands Augustins a Parigi intorno al 1950

Il Movimento Anti-Lavoro dovrebbe essere a favore del lavoro

Nell’ultimo anno, il movimento anti-lavoro, iniziato nel 2013, ha guadagnato consensi. L’anno scorso è passato da 700.000 persone a 1,6 milioni. Tuttavia, il suo slogan “Disoccupazione per tutti, non solo per i ricchi!” non creerà un mondo migliore o persone più felici.

Per creare un mondo in cui le persone siano felici, dobbiamo ripensare il valore del lavoro nella nostra società. Per essere felici, abbiamo bisogno di uno scopo nella vita. Il lavoro può essere un mezzo per un fine, ma non dovrebbe essere il fine stesso. Se ci concentriamo sullo scopo e non sul lavoro o sulla carriera come fattori determinanti per il nostro senso di autostima, le nostre vite saranno più equilibrate, molto più felici, e noi, le nostre famiglie, le nostre comunità e l’ambiente ne beneficeranno.

Fino a pochi anni fa, l’elemento predominante nel determinare lo status sociale di una persona era il proprio lavoro. Vali quanto vale il tuo titolo lavorativo. Negli ultimi anni però c’è stata una svolta. Le persone si stanno allontanando dall’illusione che un titolo lavorativo possa renderle felici, anche se quel lavoro paga estremamente bene. 

Il denaro aiuta, ma solo fino ad un certo punto. Oltre a provvedere ai nostri fabbisogni e ad assicurarci un futuro in misura ragionevole, dovremmo investire il nostro tempo e i nostri sforzi nel creare valore nella nostra vita piuttosto che nel benessere materiale. Qualsiasi tempo o sforzo aggiuntivo per creare più ricchezza non aumenterà la nostra felicità. Anzi, la diminuirà.

Creiamo valore quando siamo insieme alle persone che amiamo e facciamo le cose che amiamo. Queste due cose potrebbero essere collegate al nostro lavoro, ma in questo caso, il lavoro non è il punto focale, lo è il fatto che ci piace ciò che facciamo e le persone che ci circondano.

Anche se il nostro lavoro non è il sogno della vita, possiamo stabilire relazioni lavorative tali che valga la pena continuare a lavorare. Se ho sentimenti negativi verso il mio posto di lavoro, non sopporterò dover stare lì. Perciò è vitale che i colleghi non solo si conoscano tra loro, ma che sviluppino considerazione e attenzione reciproca l’uno per l’altro.  Se penso solo a quando potrò tornare a casa (o spegnere il computer se lavoro da casa), allora le ore di lavoro saranno una sofferenza. Tuttavia, se penso a come tutti noi, lavoratori, possiamo raggiungere il nostro obiettivo comune, allora il mio lavoro avrà uno scopo, e questo scopo non sarà personale ma sociale. In questo caso, le persone saranno concentrate l’una sull’altra e non sui loro orari e doveri personali, e si sentiranno contente e soddisfatte al lavoro.

Questo è molto diverso da come pensiamo al lavoro oggi, ma è dove il mondo sta andando. Sappiamo già che tutto è collegato. I nostri computer sono collegati in tutto il mondo, anche i nostri telefoni sono collegati in tutto il mondo. Anche il nostro cibo proviene da tutto il mondo, così come i nostri vestiti, le auto e persino i virus che ci fanno ammalare. 

Tutto è connesso. Se ci comportiamo come se vivessimo nel vuoto, imponiamo su di noi una disconnessione fasulla e ci stacchiamo dalla vita. Questo non può renderci felici. Per essere felici, dobbiamo essere connessi in maniera positiva, sostenendoci reciprocamente, anziché assumere l’atteggiamento che prevale attualmente, di pestarci i piedi a vicenda. 

Si tratta di un processo educativo che è già avviato. Dato che siamo restii a cambiare la nostra visione egoistica, la natura ci ha imposto il pensiero collettivo tramite il coronavirus. Se prendiamo il processo nelle nostre mani, non serviranno lezioni “obbligatorie” dalla natura. 

Oltre a renderci più felici e più calmi, un mondo lavorativo equilibrato, in cui lavoriamo quanto ci serve e dedichiamo il resto del nostro tempo alla socializzazione e allo sviluppo personale, sarà vantaggioso per il mondo intero. Attualmente produciamo in eccesso ogni cosa per superare i nostri concorrenti e presentare buoni rapporti agli azionisti delle aziende. Se creassimo soltanto ciò di cui abbiamo realmente bisogno, non esauriremmo le risorse limitate del nostro mondo, non inquineremmo l’aria, l’acqua, la terra e non metteremmo in pericolo il futuro dei nostri figli. 

Il termine “educazione” potrebbe spaventare, ma si tratta principalmente di cambiare le nostre preferenze. Come il movimento anti-lavoro dimostra, i nostri valori e le nostre preferenze stanno cambiando, ma non c’è motivo per cui debbano cambiare attraverso la sofferenza. Se imparassimo che siamo tutti interdipendenti e che possiamo aiutarci ad essere felici, sceglieremmo di farlo volontariamente dato che vorrebbe dire scegliere una vita migliore, e credo che tutti vogliamo una vita migliore. 

Siamo liberi. Liberi di pregare

Anche nei peggiori momenti, nelle situazioni più estreme, i nostri cuori sono sempre liberi. Qualunque cosa succeda, possiamo scegliere come affrontarla. Ora che c’è di nuovo una guerra in Europa, possiamo scegliere l’unione. La guerra, dopo tutto, è solo lo stato più estremo di disunione. Il suo antidoto, dunque, è l’unione e possiamo raggiungere l’unione attraverso la preghiera, la preghiera di tutti, in ogni parte del mondo.

Una preghiera è una richiesta precisa che viene dal profondo del cuore per aggiustare una situazione dolorosa. In uno stato di separazione e ostilità, nulla può impedirci di pregare per l’unione e l’amore. Siamo sempre liberi di pregare.

Una guerra si vince con lo spirito, non con le armi. Perciò dobbiamo innalzare il nostro spirito al di sopra della nostra triste situazione fisica e pregare per avere la forza di unire i nostri cuori al di sopra di tutte le differenze, divisioni e ostilità.

Se tutta l’umanità si raccoglie e prega affinché la guerra in Europa cessi, affinché le parti trovino la forza di appianare le loro differenze in modo pacifico, nessuna cattiva volontà potrà resistere. Insieme, l’umanità può spegnere il fuoco della guerra nel mondo. Questa guerra è nostra responsabilità, di tutti noi. È nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, pregare dal profondo del cuore affinché i nemici depongano le armi.

Tutto ciò che accade, accade per connettere l’umanità, per unirla. I terribili eventi che si stanno verificando devono diventare un trampolino di lancio per l’unione globale. Tuttavia, questo può accadere solo se non ci sottraiamo al nostro dovere di elevarci al di sopra di noi stessi e formare una responsabilità reciproca globale. Se non cogliamo l’opportunità che ci è stata data per rafforzare l’unità nel mondo, allora siamo anche noi responsabili di ciò che sta accadendo e di ciò che deve ancora accadere.

Tra la Guerra e la Pace

La guerra tra Russia e Ucraina mi lascia sconcertato, inquieto e, soprattutto, preoccupato, molto preoccupato. Ho molti studenti in entrambi i paesi e mi preoccupo profondamente per tutti loro. Queste due nazioni che hanno vissuto fianco a fianco per così tanto tempo, hanno così tanto in comune.

Ne hanno passate tante, ma non pensavo che sarebbero finiti in una guerra totale. Per quanto possa sembrare irrealizzabile oggi, l’unica soluzione è ancora quella di superare i nostri ego e unirci, perché alla fine, è solo l’ego che dà il tono a questo conflitto. A meno che noi, tutte le persone, non solo quelle nei paesi coinvolti, ci alziamo al di sopra dei nostri ego, la guerra si estenderà ad altri paesi e avrà conseguenze orribili. Come ha detto l’ex vice comandante in capo della NATO Richard Sherriff, la situazione “potrebbe trasformarsi in una guerra catastrofica… su una scala mai vista in Europa dal 1945”.

Proprio perché due nazioni che hanno così tanto in comune, religione, matrimoni misti e altro, stanno enfatizzando ciò che le divide, vedo la situazione come minacciosa per il mondo intero. Stanno costruendo un muro tra di loro, nei loro cuori, che sarà molto difficile da abbattere in seguito.

Ma di fronte a tutto l’odio che sta esplodendo, alla fine, non avremo altra scelta che superarlo e unirci. Nonostante la sofferenza e la rabbia crescente, la guerra accelererà la nostra consapevolezza che la nostra unica possibilità di felicità non è la distruzione degli altri. La negatività non ha mai prodotto risultati positivi.

Ecco perché alla fine, tutte le parti soccomberanno alla stanchezza e alla disperazione e accetteranno di provare il cammino della garanzia mutua e anche dell’ interesse reciproco. Io spero e prego che questo succeda presto e con il minor numero di vittime possibile.

Quando il mio maestro RABASH morì, lasciò molti appunti in cui aveva annotato i suoi pensieri. Dopo alcuni anni, li ho pubblicati sotto il titolo “Note assortite“. Qui di seguito ce n’è una che mi sembra particolarmente pertinente oggi, e che ho intitolato “Amore per gli altri“: Guardo un piccolo punto, chiamato “amore per gli altri”, e rifletto: Cosa posso fare per aiutare le persone? Guardando il popolo, vedo la pena della gente, le malattie, i dolori, la sofferenza degli individui inflitta dalla collettività, cioè le guerre tra le nazioni. E oltre alla preghiera, non c’è niente da dare.

A un passo dalla guerra

Non sono un politico. Guardo il mondo solo dal punto di vista della correzione, e il mondo potrà essere corretto soltanto quando tutte le nazioni si uniranno.  Da questa prospettiva, ciò che sta succedendo oggi tra la Russia e l’Ucraina è molto negativo.  Spero e prego che la questione non si aggravi fino a diventare una vera e propria guerra.  In ogni caso, gli eventi fino a ora indicano quanto abbiamo ancora bisogno di correggere noi stessi prima di poterci connettere, in maniera positiva, con gli altri.

Non esistono vincitori in guerra.  Quando si giudica soltanto dal proprio punto di vista, non si può giudicare correttamente.  Quindi, in questo conflitto nessuno ha ragione, anche se tutti credono di averla, altrimenti non ci sarebbe alcun conflitto.

Peggio ancora, anche se si volesse guardare la questione dalla prospettiva dell’altra parte, è impossibile farlo se lo sforzo non è reciproco.  Ma con una tale sfiducia e ostilità  tra le due parti, come si può cercare di esaminare la situazione dalla prospettiva dell’altro?

Quindi, dal momento che non c’è speranza, non dovremmo concentrarci su chi ha ragione e chi ha torto in questo conflitto, ma sul costo della guerra e sul fatto che l’unica vera soluzione è che entrambe le parti superino il loro rancore, costruiscano la fiducia e alla fine consolidino il calore tra loro.

In generale, le guerre sono andate “fuori moda”, per così dire; semplicemente non risolvono più i problemi. Non è che ci sia meno inimicizia e odio, ma le guerre stanno assumendo nuove forme. Abbiamo provato le armi nucleari, abbiamo provato le armi chimiche, e abbiamo capito che non possiamo usarle. Cosa ci rimane, proiettili e pallottole? Per quanto possiamo desiderare di distruggere i nostri nemici, vediamo che le guerre oggi non possono più svolgersi come una volta.

Viviamo in un’epoca diversa. Credo che ci stiamo avvicinando ad uno stato in cui possiamo capire che l’unica soluzione possibile a tutti i conflitti è correggere le nostre relazioni reciproche. Solo quando ci renderemo conto che non c’è speranza nel litigare su chi ha ragione, e che l’unica soluzione è fare la pace al di sopra del conflitto e nonostante esso, sarà possibile porre fine alle guerre e inaugurare una nuova era di pace e fratellanza nelle cronache dell’umanità.

Il boicottaggio dei giochi di Pechino 2022 dimostra che siamo tornati indietro

Gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Regno Unito e altri paesi hanno annunciato che boicotteranno per via diplomatica le Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino per il presunto abuso dei diritti umani da parte della Cina. In passato, il mondo vedeva il mescolare sport e politica in una luce molto negativa. Questo non è più il caso. L’odio tra i paesi si è intensificato al punto che ogni mezzo per mostrare disapprovazione è legittimo. Gli antichi greci avevano quella che era conosciuta come la “tregua olimpica”, quando tutti i combattimenti cessavano prima e durante i Giochi Olimpici per garantire che la città-stato ospitante (Elis) non fosse attaccata e gli atleti e gli spettatori potessero viaggiare in sicurezza ai giochi e tornare pacificamente nei rispettivi paesi.

Tanto è cambiato dai tempi dell’antica Grecia. La gente aveva degli ideali allora; noi non ne abbiamo. Spesso pensiamo alle persone dell’antichità come barbare e  noi stessi come civilizzati. Per molti versi noi siamo i barbari e le Olimpiadi ne sono un esempio. Siamo tornati indietro. Non riusciamo più ad unirci su nulla. L’impulso egoistico all’autoaffermazione ci fa opporre impulsivamente e fermamente a qualsiasi punto di vista di un’altra persona semplicemente perché è il punto di vista di un’altra persona e voglio che il mio punto di vista domini, non quello di qualcun altro.

Poi di nuovo, l’ego continua a crescere e noi diventiamo sempre più odiosi l’uno verso l’altro, quindi è meglio se l’ego mette in evidenza la sua natura. Almeno ora possiamo vedere chi siamo e non fantasticare di essere in qualche modo più umani o civilizzati dei nostri antenati, ma al contrario. Poiché riconoscere un difetto è inevitabilmente il punto di partenza per correggerlo, ora che lo abbiamo capito, possiamo iniziare a formarci meglio.

Se non siamo ancora sicuri di chi siamo, dovremmo pensare alla quantità di droghe e altri vantaggi illegali e ingiusti che i paesi incoraggiano e talvolta costringono i loro atleti ad utilizzare e impiegare per salire sul podio olimpico. È una guerra, e in una guerra non importa come hai vinto, purché tu abbia vinto.

Se si trattasse davvero di sport, tutto ciò che importerebbe è come hai giocato e non come hai vinto o se hai vinto del tutto. In Grecia, giocavano per sport. Noi giochiamo per vincere.

La competizione dovrebbe tirare fuori il meglio di noi, farci migliorare. Non dovrebbe renderci migliori degli altri, ma migliori di noi stessi. Il fatto che si gareggi per creare uno stimolo a migliorarsi è benvenuto perché ci fa superare i nostri limiti. Tuttavia, quando competiamo per vincere, non ci concentriamo sul miglioramento di noi stessi, ma principalmente sul superamento degli altri. In questo caso, non fa differenza se hai raggiunto il tuo obiettivo migliorando te stesso o influenzando gli altri. Pertanto, non ci preoccupiamo di ferire gli altri. Al contrario, è più facile e più piacevole ferire gli altri che migliorare se stessi.

Nella forma attuale delle Olimpiadi,  esse non hanno altra utilità che mostrarci quanto ci siamo allontanati dal loro intento originale. La vera medaglia d’oro dovrebbe andare a chi migliora gli altri. Questo è il vero spirito sportivo.

Didascalia della foto:
Membri della Tibetan Youth Association in Europa (TYAE) e Students for a Free Tibet protestano contro i Giochi Olimpici di Pechino 2022 fuori dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) a Losanna, Svizzera 11 dicembre 2021. REUTERS/Denis Balibouse

I giochi della fame: la vera storia

Gli “esperti” e i sapientoni continuano ad avvertirci che presto non ci sarà abbastanza cibo per nutrire l’umanità e non ci sarà abbastanza acqua fresca da bere. Ricordate il picco del petrolio, quando una sfilza di “esperti” ci avvertì che presto avremmo esaurito il petrolio, che i prezzi della benzina sarebbero saliti alle stelle e che le code alle pompe si sarebbero allungate per chilometri? Perché nessuno ne parla ora? Non è mai stato vero. Era una storia utile da raccontare al mondo per promuovere gli interessi di certe persone e corporazioni megapotenti, ma una volta che il “fatto” è diventato superfluo, è uscito dal raggio di attenzione.

La stessa cosa vale per la scarsità di acqua e di cibo; è una bufala, una scarsità fabbricata dall’uomo che viene promossa per andare incontro agli interessi di coloro che governano il mondo. La fame sulla terra è reale ma la vera storia dietro a questo non è quella della scarsità ma quella della crudeltà e dell’avidità. 

Buttiamo circa il 50% del cibo che produciamo al fine di mantenere i prezzi e i profitti i più alti possibili. Riflettiamo per un momento su questo dato. Se buttiamo la metà del cibo che produciamo e la maggior parte del mondo ne ha ancora in abbondanza, significa che persino oggi, all’attuale ritmo di produzione, possiamo provvedere ad un popolazione mondiale due volte più grande di oggi.

Se tagliassimo la produzione della metà ma ci assicurassimo che tutti abbiano il loro cibo, potremmo diminuire l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo in modo così drastico che supererebbe di gran lunga le più alte speranze dei sostenitori del cambiamento climatico. Inoltre, non sarebbe necessario alcuno sforzo per raggiungerlo. Al contrario, faremmo meno e otterremmo molto di più.

Lo stesso vale per la fame. Potremmo facilmente fornire a tutti abbastanza cibo e molta acqua fresca. Il problema è che in alcuni luoghi, la fornitura di cibo non paga così bene, e dove i profitti non vanno alle stelle, nessuno vuole venire.

Inoltre, la fame fa bene alla politica: Permette ai cuori sanguinanti e ad altri benefattori di visitare le aree afflitte con troupe televisive per documentare il loro “aiuto” ai poveri e ai morenti. La fame è remunerativa, ma non per gli affamati, bensì per i ricchi che la creano e la perpetuano. La fame genera di più che le pubbliche relazioni. E’ validissima per per promuovere l’agenda che rafforza il potente e  indebolisce il debole e per controllare le politiche dei paesi subordinati.

Non fa del male a nessuno se non agli affamati e agli ammalati  che agonizzano e muoiono. Non fa del male a nessuno se non agli ammalati e agli affamati che non hanno il potere di cambiare la situazione.

E non è che le mie parole cambieranno il comportamento della gente; la cattiva volontà è radicata nel profondo del nostro cuore. Ma se questi post possono aprire gli occhi della gente per vedere la realtà per quella che è, allora c’è speranza che qualcosa inizi a cambiare.

Adesso, non possiamo fare altro che conoscere la verità.  Ma per il momento è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per iniziare il cambiamento.

Se un numero sufficiente di persone si renderà conto di quanto siamo diventati malvagi e respingerà con tutto il cuore la nostra malvagità, si creerà una valanga.

Consapevolezza, dobbiamo concentrarci sulla consapevolezza della nostra deforme e corrotta natura al punto da detestarla. Allora, proprio come stiamo lontani da tutto ciò che aborriamo, scapperemo da noi stessi. Invece di cercare di abusare di tutta la creazione, inizieremo a chiederci perché in primo luogo tutto è stato creato.

Non dobbiamo preoccuparci di cosa mangiare, ma di cosa essere! Quando le domande sullo scopo della vita ci disturbano, smettiamo di dominare e cominciamo ad ascoltare. Invece di parlare, cominciamo a conversare. Questo è il momento in cui inizia la vera crescita.

Cercare di forzare noi stessi a cambiare il nostro comportamento è senza speranza. Ma l’innalzamento di noi stessi al di sopra del livello di dominio materiale metterà ordine anche nel nostro mondo materiale, poiché ci occuperemo di imparare il significato della vita invece di cercare di negare la vita agli altri.

Didascalia foto:
Donne in coda per i pacchi di cibo durante la distribuzione da parte dei volontari dell’iniziativa Lagos food bank in una comunità di Oworoshoki, Lagos, Nigeria 10 luglio 2021. Immagine scattata il 10 luglio 2021. REUTERS/Temilade Adelaja