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Aderire al linguaggio dei kabbalisti

Baal HaSulam, “L’essenza della saggezza della Kabbalah”: ‘Ogni persona ragionevole capirà che quando si tratta di questioni spirituali, tanto meno di pietà, non abbiamo parole o lettere con cui contemplare. Questo perché tutto il nostro vocabolario non è altro che combinazioni delle lettere dei nostri sensi e della nostra immaginazione. …

È particolarmente così dove si deve trovare una logica in queste parole per aiutare uno nei negoziati abituali nella ricerca della saggezza. Qui il saggio deve usare definizioni rigorosamente accurate per gli occhi degli osservatori.’

Se esprimessimo con parole tutto ciò che sentiamo, ognuno di noi creerà la propria lingua, la propria enciclopedia, ecc. E non saremmo in grado di comunicare fra noi. Pertanto, ciò che possiamo e dobbiamo fare è prendere le parole, le espressioni e le definizioni basate sulla nostra essenza.

Questo è esattamente ciò che fa la Kabbalah. Dice che una persona consiste nel desiderio che è diviso in cinque tipi: zero, uno, due, tre e quattro. In questi cinque tipi di desideri, sentiamo vari riempimenti positivi e negativi e tutti li hanno. Quindi, tutto consiste solo nel desiderio.

Pertanto, se aderiamo ad un chiaro linguaggio kabbalistico, non andremo fuori strada. Parleremo la stessa lingua. Era così prima della frammentazione nell’antica Babilonia quando tutte le persone parlavano una lingua, l’aramaico, con la quale è stato scritto Il Libro dello Zohar.

La lingua aramaica è buona perché deriva dall’essenza della natura stessa. I cinque livelli del desiderio, dei quali ognuno di noi consiste, generano cinque definizioni. Questa lingua si basa su di loro.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 15/09/2019

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Il linguaggio è il senso per la corretta comunicazione

Baal HaSulam scrive che un kabbalista deve usare definizioni molto accurate. Dove possiamo trovarle?

Qui…la legge delle radici e dei rami sorge in tutti i mondi, in tutti gli stati, in ognuno di noi. È da lì che io posso avere delle definizioni chiare e accurate dal punto di vista della natura. Da qui prenderai anche tu le tue definizioni e noi le confronteremo fra loro. Da questo confronto, possiamo comprenderci correttamente fra noi, anziché parlare con le stesse parole, ma con un significato diverso.

Nel nostro mondo, ognuno attribuisce significati diversi alle stesse parole perché ognuno di noi differisce dagli altri. Come possiamo connettere i complessi stati interiori di ognuno di noi per iniziare a capirci e a sovrapporci, in modo che questi concetti si combinino e ci diano un’idea chiara a proposito di che cosa stiamo parlando, per poter poi sentire nella stessa maniera? Questo è un problema di linguaggio.

Il linguaggio è il senso della comunicazione reciproca, quando io e te proviamo la stessa cosa. In caso contrario, avvertiremmo chiaramente la differenza nelle nostre sensazioni.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza Kabbalah”, 15/09/2019

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L’ebraico è il mezzo per esprimere la conoscenza kabbalistica

Domanda: C’è stato un altro linguaggio nella Kabbalah prima dell’ebraico?

Risposta: No. Sin dal principio, l’ebraico è stato l’unico mezzo per esprimere la conoscenza kabbalistica. Nacque dalla necessità di esprimere le radici spirituali, le parole e le azioni. Esiste per questo unico scopo.

L’ebraico non doveva assolutamente essere utilizzato per conversare nel nostro mondo. Il fatto che oggi in Israele l’ebraico venga usato per scrivere, leggere e comunicare è scorretto. Nel passato non è mai stato utilizzato in questo modo. I testi kabbalistici sono sempre stati scritti in ebraico. Gli altri linguaggi si utilizzavano per tutto il resto, come l’aramaico o il greco antico, ma non l’ebraico.

L’ebraico è un linguaggio fatto puramente di rami, che si utilizza solo per descrivere forze, qualità ed azioni spirituali.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 23/06/2019

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L’immutabilità delle fonti kabbalistiche

Commento: Nella saggezza della Kabbalah, un libro, una fonte scritta da un kabbalista anche diverse migliaia di anni fa, gioca un ruolo molto importante ed è un mezzo di realizzazione spirituale, come, per esempio, Il Libro dello Zohar. In psicologia non è così.

Il mio commento: Le fonti kabbalistiche non cambiano, mentre i testi di qualsiasi libro relativi a psicologia, politica e tutto ciò che l’umanità fa, con eccezione delle scienze naturali, sono in un costante cambiamento perché la persona stessa cambia.

Per cui, ciò che fu scritto dagli psicologi da 100 a 150 anni fa, oggi, certamente, non è più pertinente. Se i filosofi dell’antica Grecia credevano che l’anima potesse essere espirata e inalata, ora nessuno ha un pensiero così primitivo al riguardo.

La Kabbalah, invece, opera sempre con gli stessi strumenti e oggetti di prima.

Domanda: Questo significa che se dovessimo incontrare un kabbalista vissuto 2.000, 3.000 anni fa o 500 anni fa, troveremmo un linguaggio comune con lui?

Risposta: Non troveremmo solamente un linguaggio comune, ma impareremmo anche da lui!

Avremmo un linguaggio comune, cioè un’assoluta comprensione reciproca e sarebbe interessante parlare con questa persona. Inoltre avremmo una lingua parlata comune.

Per esempio, se un francese moderno incontrasse un francese vissuto 500 anni fa, non si capirebbero. O prendiamo, per esempio, l’alfabeto cirillico creato da Cirillo e Metodio dove le lettere ed ogni tipo di cerchio non hanno nulla a che fare con l’alfabeto moderno.

Invece l’ebraico non è mai cambiato. Dopotutto ci sono leggi secondo le quali ogni lettera deve essere esattamente com’è poiché il suo contorno deriva dalla conformità delle forze spirituali. Inoltre la combinazione delle lettere ebraiche non è nulla di più che segni che esprimono il sentimento di una persona che ha raggiunto il Creatore. Ecco perché non cambia mai.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 13/12/2018

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La connessione con il Creatore è la base delle lingue antiche

Domanda: La lingua ebraica è una sorta di linea di mezzo fra lettere e geroglifici?

Risposta: Io non ho studiato l’origine spirituale dei geroglifici. Posso solo dire una cosa: la base di tutte le lingue antiche è la connessione di ognuno di noi con il Creatore. Sebbene l’ebraico trasmetta la connessione più completa, e quindi la Torah e tutte le altre fonti spirituali sono state scritte in questa lingua, non possiamo affermare che attraverso i caratteri cinesi, indiani, etiopi, egiziani, ecc., non vi sia alcuna connessione con il Creatore.

In ogni caso una connessione c’è, perché prima che qualsiasi essere umano abbia iniziato a sentire come esprimere la propria opinione o i propri sentimenti, ha ricevuto questa conoscenza dal Creatore. Niente è nato così dal nulla.

In questo senso, tutte le lingue hanno radici spirituali, solo che si sono deteriorate o sono addirittura scomparse. L’ebraico è l’unica lingua che è rimasta la stessa, e quindi la Torah e tutti gli altri libri sono scritti in ebraico, lingua dalla quale tutta l’umanità ha gradualmente realizzato le proprie fonti spirituali.

Noi, molto semplicemente, non ne conosciamo le radici; non conosciamo la corretta connessione con il Creatore di nessuna lingua antica, ma esiste indubbiamente, altrimenti non sarebbe potuto accadere nulla.

Inoltre, sono intervenuti gli scienziati sulla base delle loro conclusioni, dissertazioni, ecc. e hanno iniziato a “decifrarle” secondo la loro comprensione. Ed è per questi motivi che, naturalmente, non rimane nulla delle fonti originali di tutte le lingue.
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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa, 6/01/2019

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L’Ebraico – il linguaggio per percepire il Creatore

L’Ebraico è molto più appropriato per esprimere la scienza della Kabbalah di qualsiasi altro idioma. Ha molte più parole che esprimono con maggior precisione il sentimento interiore. Infatti, l’Ebraico ha origine dalla scienza della Kabbalah. Questa scienza, il suo approccio e il desiderio verso il Creatore, generarono e crearono il linguaggio.

Pertanto, l’Ebraico contiene tutti i simboli per svelare il Creatore. La forma delle lettere, la forma nella quale sono scritte, la grammatica, tutto è stato creato solo per spiegare l’essenza del desiderio nel quale il Creatore può essere percepito.

Non c’è altro idioma, per esprimersi nella saggezza della Kabbalah, che possa essere paragonato all’Ebraico. Altri idiomi non hanno le stesse proprietà.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 3/10/2018, lezione sul tema “La saggezza della Kabbalah nel mondo moderno – la reale percezione della realtà”

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I segreti della Torah

Domanda: Seguo spesso il programma televisivo I Segreti del Libro Eterno, nel quale lei spiega il significato di ciascun comandamento, ed io cerco di capire in che modo i kabbalisti divulgano queste informazioni.

Perché non hanno messo la spiegazione di ciascun concetto tra parentesi? Ad esempio, l’Egitto (Mitzraim) è la concentrazione del male, il Faraone è l’ego e così via.

Risposta: C’è un motivo ben preciso; questo dà libertà alle persone. Mentre ci sviluppiamo, possiamo tranquillamente interpretare tutto il lavoro spirituale all’interno del nostro mondo, oppure nel mondo spirituale, in base alla nostra crescita.

Anche io mi sono posto queste domande ed ho cercato di esporre tutto nei miei primi libri, nel modo più semplice possibile. Ma non vi è lingua al mondo che possa semplicemente descrivere azioni spirituali e tutto ciò che è scritto nella Torah.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa 1/04/2018

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La Gematria è il linguaggio per descrivere i Mondi Superiori

Domanda: La logica del nostro mondo viene conservata nella spiritualità? Per esempio, due più due è sempre uguale a quattro?

Risposta: Nella spiritualità non è conservata la logica del nostro mondo. Lì non c’è aritmetica, ma ci sono molti altri calcoli differenti a seconda di ciò con cui si lavora. Avremo una matematica diversa su livelli diversi.

Domanda: La Gematria delle parole è l’aritmetica spirituale? È collegata al desiderio?

Risposta: Certamente, poiché ogni lettera in sé rappresenta la combinazione di diverse proporzioni delle forze di dazione e ricezione, ognuna delle quali crea una particolare forma base oppure un’altra. Per questo motivo le 22 lettere dell’alfabeto ebraico sono la base.

Le prime nove lettere corrispondono alle nove Sefirot di Bina, le seconde nove lettere sono le nove Sefirot di Zeir Anpin, e le quattro lettere finali sono le quattro Sefirot di Malchut. Ci sono anche altre cinque lettere aggiuntive che sono formate dal Parsa.

Domanda: Ogni elemento della lettera, ovvero, il punto, la linea orizzontale, la linea verticale, sono tutte forze?

Risposta: Sì. Una specifica combinazione delle forze di dazione e ricezione rappresenta le lettere. Non esiste altra combinazione.

Il Creatore ha creato il desiderio di ricevere (il punto nero). Durante il processo di sviluppo del desiderio, Egli ha esercitato costantemente la Sua influenza su di esso riunendo tutte le possibili combinazioni della Sua influenza. Questo è il motivo per cui quando il punto nero si riflette sullo sfondo della Luce bianca rappresenta la correlazione tra la Luce superiore e se stesso, i suoi desideri. Ciò crea i 22 schemi.

Le leggi della Gematria sono le stesse ovunque, le dieci Sefirot non cambiano. Ma ciò non si riflette nella matematica del nostro mondo. La Gematria è uno dei linguaggi che descrivono il mondo superiore e i suoi processi. Questo è linguaggio della Kabbalah.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 25/02/2018

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I miracoli non accadono

Domanda: Un kabbalista può passare del potere attraverso un oggetto?

Risposta: Non esistono miracoli in natura. Tutte le azioni che i kabbalisti compiono, quelle che leggiamo nei libri di Kabbalah, sono azioni che si verificano solo nei mondi superiori. Nel nostro mondo ci sono solo leggi fisiche che operano e nient’altro! Pertanto, non inventare alcun miracolo: non ci sono mai stati.

Non puoi tradurre il linguaggio spirituale nel linguaggio corporeo secondo i concetti che conosci, come il pane e l’acqua, ad esempio, perché sono l’attributo di Hassadim. È meglio iniziare subito a studiare come entrare nella giusta struttura del linguaggio, che è basata solo sulle tue caratteristiche, sul dare, sul ricevere e su come essere più connessi con gli altri, per scoprire ciò che dice il libro.

Nessuna delle parole che leggi nelle fonti kabbalistiche si riferisce al nostro mondo, perché questo mondo è tutto quello che sentiamo attraverso il nostro ego! Se l’ego non esistesse, non sentiremmo questo mondo. Quando ci correggiamo, cominciamo a sentire il nostro mondo in qualità, azioni e relazioni altruistiche reciproche, e poi capiamo anche il linguaggio kabbalistico. Il nostro mondo e le sue leggi fisiche esistono finché siamo nel nostro egoismo. Quando non esisterà più l’ego, questo mondo scomparirà.
L’unico miracolo nel nostro mondo si verifica quando una persona smette di prendersi cura di se stessa e comincia a preoccuparsi degli altri.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 24/07/16

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Demoni, angeli e miracoli

Domanda: Il Libro dello Zohar parla di demoni, angeli e altri miracoli. Mi sembra strano che la Kabbalah non sia un misticismo. Potresti spiegarmi cosa vuoi dire tutto questo?

Risposta: Il fatto è che i kabbalisti utilizzano termini come “satana”, “angelo”, “demone” e così via, per identificare le forze fisiche della natura.

Le forze positive e quelle negative della natura sono equivalenti fra loro. Inoltre, le forze negative non sono in alcun modo peggiori delle forze positive ma, in ebraico, esse sono descritte in questi termini, e quindi, la Kabbalah li usa. Sono termini che sono stati scritti nella Kabbalah 5.000 anni fa, quando non c’erano né il cristianesimo né l’ebraismo.

Il fatto che la gente abbia iniziato a dare dei nomi alle forze fisiche, alle forme, ai volumi, e ad utilizzarli nella propria quotidianità come se fossero collocate nel nostro mondo, deriva dall’immaginazione delle persone; questo è il misticismo.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 22/01/17

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