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Come un Fascio di Canne – Voglio, Dunque Io Sono, Parte 1

Come un fascio di canne-2Come un Fascio di Canne, perchè l′unità e la garanzia reciproca sono le richieste dell′era attuale , Dott. Michael Laitman, Ph.D.

Capitolo 2: Voglio, Dunque Io Sono
La vita come evoluzione dei desideri

Nel capitolo precedente, abbiamo detto che il nome Ysrael (Israele) unisce la parola Yashar (dritto) ed El (Dio). Abbiamo stabilito che il nome è nato quando Abramo ha riunito le persone che volevano raggiungere il Creatore, per scoprire Dio, e che sono stati chiamati “Israele” per tale desiderio. In questo capitolo tratteremo la formazione dei desideri, in generale, e la formazione del desiderio per il Creatore, cioè Israele, nello specifico. Per fare questo, abbiamo bisogno di esaminare la realtà come evoluzione di desideri.

Nel 1937, Baal HaSulam pubblicò il Talmud “Eser HaSephirot”(Lo Studio delle Dieci Sefirot), un commentario monumentale sugli scritti dell’ARI, autore dell’Albero della Vita. Nel commentario, l’autore scende nel dettaglio spiegando che alla base della realtà si trova il desiderio di dare, che egli chiama “la volontà di donare», che successivamente ha creato il desiderio di ricevere. Questa è la ragione, spiega Baal HaSulam, [i] del perché i nostri saggi testimoniano che “Egli è buono e benefattore” e parlano de “il Suo desiderio di fare del bene alle sue creature.” [ii]

Nella parte 1, dello Studio delle Dieci Sefirot, Baal HaSulam spiega perché la volontà di dare ha necessariamente creato il desiderio di ricevere e perché i due desideri sono il fondamento di tutta la Creazione. Nelle sue parole “Non appena Egli contemplò la creazione al fine di deliziare le sue creature, questa Luce [piacere], veniva immediatamente estesa ed espansa da Lui nella piena misura e forma dei piaceri che aveva contemplato. E’ tutto incluso in quel pensiero, che noi chiamiamo “Il Pensiero della Creazione.”…”. L’Ari scrive che, all’inizio, una semplice Luce superiore colmò tutta la realtà. Ciò significa che, poiché il Creatore contemplò deliziando le creature, e la Luce si espanse da Lui ed ebbe origine da Lui, in questa Luce fu immediatamente impresso il desiderio di ricevere i suoi piaceri.” [iii]

Per sottolineare l’affermazione che la volontà di donare, il Creatore, ha creato il desiderio di ricevere in modo da dargli piacere, Baal HaSulam scrive: “La volontà di donare nell’Emanatore genera necessariamente la volontà di ricevere nell’emanato, e essa [la volontà di ricevere] è il vaso in cui l’emanato riceve la Sua Abbondanza”. [iv]

Ashlag non è stato il primo a fare riferimento alla creazione della volontà di ricevere, da parte del desiderio di donare. Anche Rabbi Isaia Horowitz HaLevi (“Il Santo Shlah”) ha scritto che: “Poiché Egli preferì fare del bene alle sue creature, volle deliziarli con un vero beneficio, quello della creazione della cattiva inclinazione [volontà di ricevere, egoismo] che è a favore delle creature.”[v]

Similmente ai due saggi sopra citati, Rabbi Nathan Sternhertz scrive in Likutey Halachot [Regole Varie]: “Il Signore magnifica la Sua misericordia e bontà, perché ha voluto beneficiare le sue creature in assoluto al meglio di tutto il meglio.”[vi]

Così, la volontà di donare – il Creatore – desidera donare a noi, le Sue crea- ture, e siamo destinati a ricevere tale beneficio, la dazione. Eppure, che cosa è tale beneficio, il bene che siamo destinati a ricevere?

Nella sua “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot “, Baal HaSulam scrive che il beneficio che siamo destinati a ricevere è il raggiungimento del Creatore, proprio come Abramo fece quasi 4.000 anni fa. Nelle parole di Ashlag, “[al raggiungimento] si sente il meraviglioso beneficio contenuto nel Pensiero della Creazione, che è di deliziare le Sue creature con la Sua mano piena, buona e generosa. Per la grandezza di giovamento che si ottiene, appare l’ amore meraviglioso tra la persona e il Creatore, si riversa incessantemente su ognuno attraverso i percorsi ed i canali dell’amore naturale. Tuttavia, tutto questo arriva solo dal momento in cui la persona lo consegue in poi .”[vii]

Per raggiungere il Creatore, dobbiamo avere qualità simili alle Sue, o nei termini di Baal HaSulam, dobbiamo avere “l’equivalenza della forma» con Lui. Nella “Introduzione al Libro, Panim Meirot uMasbirot [Volto Luminoso e Accogliente],” Ashlag scrive: “Così, come si può raggiungere la Luce … quando si è separati e in completa opposizione di forma … e vi è grande odio tra loro [Creatore e persona]? … Pertanto, … lentamente si purifica e si inverte il modo di ricevere al fine di essere in dazione. Si scopre che uno rende uguale la propria forma al sistema della santità, e compaiono di nuovo l’equivalenza e l’amore tra di loro… Così, si è ricompensati con la Luce … da quando si è introdotti alla presenza del Creatore”.[viii]

Quattro livelli di desiderio formano la Realtà

Nell’esaminare la realtà dal punto di vista dell’evoluzione dei desideri, i Kabbalisti hanno scoperto che il desiderio di ricevere appena descritto contiene quattro livelli distinti – inanimato, vegetale (flora), animato (fauna), e parlante (essere umani). Da quando, nel 16 ° secolo,[ix] l’ARI ha menzionato questa divisione della realtà numerosi studiosi e Kabbalisti hanno discusso su questi quattro livelli, tra questi il Malbim (Meir Leibush ben Iehiel Mi- chel Weiser),[x] il rabbino Pinhas HaLevi Horovitz,[xi] e il RABaD (Rabbi Abraham Ben David), Quest’ultimo ha scritto: “tutte le creature del mondo sono divise in inanimato, vegetale, animato e parlante”.[xii] sono solo tre dei numerosi saggi che si riferiscono a realtà che è composta da questi quattro livelli.

Eppure, nessun saggio o studioso è così minuzioso nella descrizione quanto Baal HaSulam. I suoi scritti, destinati esplicitamente a chiunque li voglia leggere e comprendere, descrivono in modo sistematico ed esauriente la struttura della realtà , nel modo in cui è stata percepita dai Kabbalisti e dagli studiosi Ebrei, attraverso i secoli. Nel suo saggio, “La Libertà”, spiega la struttura dei desideri a livello inanimato, vegetale, animato e parlante in “Legge di causalità.” Egli spiega che tutti gli elementi della realtà sono collegati e scaturiscono l’uno dall’altro. Nelle sue parole: “E’ vero che c’è una connessione generale tra tutti gli elementi della realtà prima di noi, che rispettano la legge di causalità, e vanno avanti mediante causa ed effetto. E come il tutto così è ogni elemento di per sé, il che significa che ogni creatura al mondo delle quattro tipologie: inanimato, vegetale, animato e parlante osserva la legge di causalità mediante causa ed effetto.”

“Inoltre, ogni forma specifica di comportamento particolare, che una creatura segue in questo mondo, è spinta da cause antiche, che costringono ad adottare quel comportamento e non un altro qualunque. Questo è evidente a tutti coloro che esaminano le vie della natura, da un punto di vista puramente scientifico e senza un briciolo di pregiudizio. Infatti, dobbiamo analizzare la questione per poterla esaminare da tutti i lati.”[xiii]

[i] Talmud Babilonese, Masechet Berachot [Trattato di benedizioni] p 44a; Maimonide, Mishneh Torah, “Regole di benedizioni,” Capitolo 8, Regola 14; Rav Moshe Cordovero (il Ramak), Un giardino di melograni, Porte 23, Capitolo 5; e numerosi altri.
[ii] Rabbi Isaiah HaLevi Horowitz (La sacra Shlah), Masechet Pesachim, Sesta Interpretazione, (27); Rabbi Menachem Nachum di Chernobyl, Maor Eynaim [Occhi luminosi], Lech Lecha [Andate], Rabbi Tzadok HaCohen di Lublin, I pensieri del diligente, voce 19, e tanti altri.
[iii] Yehuda Ashlag, Talmud Eser Sefirot (Lo studio delle dieci Sefirot), Parte 1, HistaklutPnimit (Riflessione interna), Capitolo 2, voci 10-11 (Gerusalemme: M. Klar, 1956), 17.
[iv] ibid.
[v] Rabbi Isaiah HaLevi Horowitz (La sacra Shlah), Masechet Pesachim, Sesta Interpretazione, (27).
[vi] Rabbi Nathan Sternhertz, Likutey Halachot [Regole Assortite], “Regole di Tefilat Arvit [preghiera della sera],” Regola numero 4.
[vii] Yehuda Ashlag, Talmud Eser Sefirot (Lo studio delle dieci Sefirot), Parte 1, “Introduzione allo studio delle dieci Sephirot,” voci 104-105 (Gerusalemme: M. Klar, 1956), 31.
[viii] Rav Yehuda Leib HaLevi Ashlag (Baal HaSulam), Gli Scritti di Baal HaSulam, “Introduzione al libro, Panim Meirot uMasbirot [Viso Brillante ed accogliente]” (Istituto di ricerca Ashlag, Israele, 2009), 150.
[ix] Rabbi Itzhak Luria (Il Santo ARI), L’albero della vita, Porta 39, Articolo numero 3.
[x] Rabbi Meïr Leibush ben Iehiel Michel Weiser (Il MALBIM), on 1 Re, 8:10, Sezione, “Spiegazione della materia.”
[xi] Rabbi Pinhas HaLevi Horovitz, Sefer HaMikneh [L’atto di acquisto], Masechet Kidhushin [trattato di fidanzamento], p 82a.
[xii] Rabbi Abraham Ben David, (Il RABaD), Il RABaD Commento al libro della Creazione, Capitolo 2, Studio numero 2.
[xiii] Rav Yehuda Leib HaLevi Ashlag (Baal HaSulam), Gli Scritti di Baal HaSulam, “La Libertà” (Israele: Istituto di ricerca di Ashlag, 2009), 415.

Come Un Fascio Di Canne —Nasce Una Nazione, Parte 3

Come un fascio di canne-2Come un Fascio di Canne, perché̀ l′unità e la garanzia reciproca sono le richieste dell′era attuale. Dott. Michael Laitman, Ph.D.

Capitolo 1: Nasce Una Nazione
La nascita del popolo di Israele

Unità – E da ciò, uguaglianza

Oggi, l’unica nostra speranza è arrivare all’unione. L’unità, come vedremo più avanti, è la direzione indicata dalla forza che guida tutta la vita. La nostra sfida, perciò, è imparare come unirci. E’ possibile, e plausibile, ma in tempi di crisi, sarà necessario riconoscere tale forza e generare uno sforzo mutuo per cooperare e collaborare, per vivere secondo i dettami di questa legge.

E’ importante sapere che, tuttavia, l’unità non richiede parità o somiglianza, piuttosto richiede una disuguaglianza da superare per unirsi. Oggi, per esempio, ci sono varie confessioni all’interno della religione ebraica come pure per i non affiliati Ebrei. L’unità degli Ebrei significherebbe che senza cambiare le nostre tradizioni, senza convergere in una singola confessione, ci uniremmo ed impareremo ad apprezzarci ed eventualmente ad avere cura l’uno dell’altro.

Se questo sembra impossibile considerate una famiglia con molti bambini, in un nucleo familiare ogni bambino ha un carattere unico, assai spesso questi caratteri si scontrano, come testimoniano i ricordi dei litigi con i familiari durante l’infanzia. “ Se loro non fossero mia sorella e mio fratello mai gli starei vicino”, è un pensiero ricorrente, ma proprio il fatto che rimaniamo insieme ai nostri parenti così diversi prova che l’amore unisce al di sopra delle differenze.

Questo è precisamente cosa dobbiamo fare, unirci al di sopra delle nostre differenze. Solo così è possibile sentire, intensamente, sia le nostre qualità opposte, sia l’unità che va sopra di esse. Quando questo accade appare la capacità di usare le nostre differenze al meglio. Ognuno contribuisce con prospettive, idee e modalità di azione personali formando così un insieme più forte. Proprio come i nostri corpi, per mantenersi in salute, hanno bisogno del lavoro comune dei singoli organi così noi abbiamo la necessità di mantenere la nostra diversità ed unirci al di sopra delle differenze, per lo scopo comune di realizzare il ruolo del popolo ebraico di portare la luce dell’unità alle nazioni.

Riprendendo l’argomento precedentemente trattato, su Abramo di Babilonia, ritorniamo all’immagine di una città con forti tratti egoistici. Quando il piacere e il godimento, che in se non hanno nulla di male, si trasformano in tratti completamente egoistici portano all’autodistruzione. Il vero scopo dell’esistenza, scoperto da Abramo, è di diventare simili all’unica forza della vita per sperimentare la completezza e l’unità con tutti. I nostri saggi chiamano questa unità e completezza adesione (Dvekut), intesa come la qualità del Creatore che l’umanità deve acquisire, per diventare simile o persino uguale a Lui.

Per citare le parole del rabbino Meir Ben Gabai: “ Dalla parte dell’adesione (Dvekut), con le forze del Grande Nome e le Sue qualità, tu aderisci al Signore tuo Dio, perché Lui è il Suo nome e il Suo nome è Lui perché tu sei collegato e simile a Lui e la Dvekut con Lui è la vera vita.” [i]

Allo stesso modo il Santo Shlah scrive nel Toldot Adam (La Generazione dell’Uomo), “I nostri Saggi dicono (Sotah 14a): “E tu che aderirai al Signore, aderirai alle Sue qualità e allora lui è chiamato Adamo (uomo) come in adameh La Elyon (sarò come l’Altissimo).”
 [ii]

Nel XX secolo Baal HaSulam definisce il termine Dvekut come equivalenza di forma, intesa come acquisire la forma (le qualità) del Creatore. Nella sua “Introduzione alla saggezza della Kabbalah” egli scrive : “Così (l’anima) sarà adatta a ricevere tutta l’abbondanza ed il piacere inclusi nel Pensiero della Creazione e sarà anche in completa Dvekut (adesione) con Lui, in equivalenza di forma.”
[iii]

Nell’ “Introduzione al libro dello Zohar” Baal HaSulam aggiunge :“Così uno acquista la completa adesione con Lui, perché l’equivalenza spirituale è equivalenza di forma, come dissero i nostri saggi” Come è possibile aderire a Lui? Piuttosto si aderisce alle Sue qualità”.[iv]

Con il tempo, come è stato detto prima, il gruppo di Abramo creò una nazione e sviluppò il bisogno di un nuovo metodo di unità. Gli insegnamenti di Abramo vennero resi noti a tutto il popolo, in Israele. Ma nel momento in cui tre milioni di persone, tra cui 600.000 uomini, uscirono dall’Egitto diventò impossibile diffondere la verità a tutti.

La soluzione si trovò ai piedi del Monte Sinai. Lì, in un momento centrale nella storia del nostro popolo, venne dato il principio fondamentale della Torah e tale principio viene dato, ancora oggi , ogni giorno ed in ogni momento. Questo principio, come esposto dal rabbino Akiva, è “ Ama il tuo prossimo come te stesso”. Ai piedi del Monte Sinai, spiega il grande studioso ed interprete Rashi, è stata ricevuta la Torà, l’insieme di leggi che guidano verso l’unione e che il popolo ha deciso di seguire con tutto il cuore. Usando le sue parole:“E Israele si accampò lì – come un uomo con un unico cuore”[v] Da quel momento in poi l’unità è stata il principio basilare del popolo Ebreo, l’unico mezzo per raggiungere il Creatore, acquisire le Sue qualità e ottenere Dvekut, l’equivalenza di forma con Lui.

Midrash Tanah De Bei Eliyahu scrive che il Signore disse ad Israele: “ Figli miei manca qualcosa che potrei chiedervi ? E cosa vi chiedo? solo che voi vi amiate l’un l’altro, rispettiate l’un l’altro e vi temiate l’un l’altro e che non ci sia trasgressione, furto e bruttura tra di voi”.[vi]

Con il tempo il principio di unità sostituì qualsiasi altro comandamento, in termini d’importanza. Diventò l’unica e sola chiave della redenzione spirituale di Israele e la salvezza dai suoi nemici. Midrash Tanhuma scrive: “Se una persona prende un fascio di canne, non le può spezzare tutte in una volta. Ma se le prende una alla volta anche un bambino le può spezzare. Allo stesso modo Israele non sarà redenta sino a quando non sarà un fascio.”
[vii]

Con lo stesso spirito Masechet Derech Eretz Zutah scrive che così direbbe il rabbino Eleazar Ha Kappar: “Ama la pace e detesta la divisione. Grande è la pace , perché anche quando Israele pratica l’idolatria se c’è pace tra loro il Creatore non vuole danneggiarli” (Hosea,4:17), “Ephraim si è unito agli idoli; lasciatelo solo. Se c’è divisione tra loro che cosa è stato detto di essi (Hos,10:2)?”, “Il loro cuore è diviso, adesso loro sopporteranno la loro colpa”.[viii]

E’ evidente che quando ci guardiamo intorno notiamo che la maggioranza delle persone né desidera unirsi né trova alcun beneficio nella connessione con il prossimo, come il principio detta. Per capire come tale principio sia diventato così fondamentale per l’esistenza del nostro popolo, ed ora per l’intero mondo, è importante esaminare l’evoluzione della realtà da un punto di vista diverso da quello della scienza. Dobbiamo guardare alla realtà come un’evoluzione dei desideri.

Guardando la realtà, seguendo questa ottica, il ragionamento che sta dietro all’importanza dell’unione, alla conseguente acquisizione della qualità del Creatore, diventa chiarissimo. Perciò l’evoluzione dei desideri sarà l’argomento del prossimo capitolo.

[i] Rabbi Meir Ben Gabai, Avodat HaKodesh [L’opera sacra], Parte 2, Capitolo 16.
[ii] Rabbi Isaiah HaLevi Horowitz (Lo Shlah Sacro), Toldot Adam [La Generazione dell’Uomo], “La Casa di David,” 7.
[iii] Rav Yehuda Leib HaLevi Ashlag (Baal HaSulam), I Scritti di Baal HaSulam, “Introduzione alla Prefazione alla Saggezza della Kabbalah” (Istituto di Ricerca Ashlag , Israele, 2009), 155.
[iv] Rav Yehuda Leib HaLevi Ashlag (Baal HaSulam), I Scritti di Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar” (Istituto di Ricerca Ashlag, Israele, 2009), 432.
[v] Rabbi Shlomo Ben Yitzhak (RASHI), Il RASHI Interpretazione della Torà, “Sull’ Esodo,” 19:2.
[vi] Midrash Tanah De Bei Eliyahu Rabah, Capitolo 28.
[vii] Midrash Tanhuma, Nitzavim, Capitolo 1
[viii] Ithak Eliyahu Landau, Rabbi Shmuel Landau, Masechet Derech Eretz Zutah, Capitolo 9, Voci 28-29 (Vilna: Stampato: Rabbi Hillel, 1872), 57-58.

Come un Fascio di Canne – Nasce una Nazione, Parte 2

Come un fascio di canne-2Come Un Fascio Di Canne, perchè l′unità e la garanzia reciproca sono le richieste dell′era attuale, Dott. Michael Laitman, Ph.D.

Capitolo 1: Nasce Una Nazione
La nascita del popolo di Israele

Israele – II Desiderio Più Profondo

L’incredibile risultato degli sforzi di Abramo fu la nascita di una nazione, che conosceva le profonde leggi della vita, la suprema “Teoria di ogni Cosa” o con le parole di Maimonide “ Una nazione che sa che il Signore si realizza nel mondo”. [i]

Infatti Israele non è solo il nome di un popolo, in ebraico la parola Israele (Israele) è formata da due parole: Yashar (diretto) ed El (Dio), perciò Israele designa la volontà di chi vuole scoprire la legge della vita , il desiderio di raggiungere o percepire il Creatore. Con le parole del rabbino Meir Ben Gabai: “ Nel significato del nome di -Israele – c’è anche Yashar El (diretto al Creatore)” [ii].

Similmente nel suo sermone scritto (Drush) che riguarda le Preghiere del Viaggiatore, il grande Ram-chal scrisse semplicemente “Israele-Yashar El”.

Detto in altro modo Israele non è una semplice discendenza genetica ma piuttosto il nome o la direzione del desiderio che guidò Abramo verso le sue scoperte. In origine, i primi Israeliti erano sia Babilonesi sia membri di altre nazioni che si unirono al gruppo di Abramo. Il significato del loro nome era chiaro agli antichi Israeliti, come scrive Maimonide avevano i Leviti, come insegnanti, e veniva insegnato loro di seguire le leggi essenziali della natura.

Oggi si ignora il fatto che il termine “Israele”, in realtà, si riferisce al desiderio di conoscere il Creatore, la legge base della vita, e non allude ad una discendenza genetica. Circa 2000 anni di occultamento della verità, dal momento della rovina del secondo tempio, hanno praticamente cancellato il fatto che la scoperta di Abramo era per tutta l’umanità , proprio come Abramo stesso la intendeva per tutte le persone di Babilonia e più tardi “cominciò a gridarla al mondo intero” per citare Maimonide .

Con il passare degli anni solo i Kabbalisti tennero viva questa verità. Kab-balisti tipo Elimelech di Lizhensk [iii] Shlomo Ephraim Luntschitz,[iv] Chaim Iben Attar,[v] Baruch Ashlag[vi] molti altri scrissero a chiare lettere: “Israele vuol dire Yashar El ( diretti verso Dio).”

Oggi, il bisogno di scoprire questa forza è più rilevante che mai, dal tempo di Abramo nulla è cambiato nella Natura ed il Creatore è ancora l’unica forza che crea, governa e sostiene la vita.

Quello che è cambiato è che, oggi più che mai, abbiamo bisogno della vera conoscenza del Creatore . Al tempo di Abramo l’umanità ebbe la possibilità di seguire innumerevoli percorsi, oltre a quello della verità di Abramo. Gli attuali percorsi sociali si stanno rivelando inefficaci nel risolvere il de- clino delle nostre morali sociali e della coesione.

Infatti, con il tempo, la cultura di Babilonia si è dissipata e le persone si sono disperse in tutto il mondo. La loro alienazione e la discordia sociale, cause della loro caduta, rappresentata dalla caduta della torre, divennero inconsistenti e meno evidenti . Le persone si trasferirono in nuovi luoghi, portandosi dietro la mentalità e la cultura babilonese, senza la consapevolezza che stavano portando anche l’abitudine alla disarmonia tra loro, cioè i semi delle future difficoltà.

Ora, in questa comunità globale, ogni crisi è su scala generale, gli errori che facciamo hanno il loro peso su tutto il mondo. La scoperta di Abramo, su una singola forza sovrana, è un’informazione che deve essere assolutamente considerata all’interno dei nostri calcoli e progetti, se vogliamo sopravvivere.

[i] ibid.
[ii] Rabbi Meir Ben Gabai, Avodat HaKodesh [L’opera sacra], Parte 3, Capitolo 27.
[iii] Elimelech di Lizhensk, autore di Noam Elimelech (La piacevolezza di Elimelech), Likutei Shoshana (“Collezioni della rosa”) (Pubblicato prima in Levov, Ukraine, 1788), ottenuto da http://www.daat.ac.il/daat/vl/tohen.asp?id=173
[iv] Shlomo Ephraim Luntschitz, autore di Keli Yakar [Vaso prezioso], Quanto riguarda Bereshit [Genesi], 32:29.
[v] Chaim ibn Attar, in Ohr HaChaim [Luce della Vita], Bamidbar [Numeri], Capitolo 23, Voce 8, https://sites.google.com/site/magartoratemet/tanach/orhahaym
[vi] Baruch Shalom Ashlag (Rabash), Scritti di Rabash, Vol. 1, Article no. 9, 1988-89 (Israele: Ashlag Research Institute, 2008), 50, 82, 163.

Come un fascio di Canne — Nasce una Nazione, Parte 1

Come un fascio di canne-2Come un fascio di canne, perchè l′unità e la garanzia reciproca sono le richieste dell’era attuale, Dott. Michael Laitman, Ph.D.

Capitolo 1: Nasce Una Nazione
La nascita del popolo di Israele
Prima di approfondire il significato e la posizione del popolo di Israele nel mondo, dobbiamo vedere perché la nazione di Israele abbia preso forma e come quella forma si sia evoluta. Per il momento facciamo un viaggio verso est, più o meno a seimila miglia di distanza e indietro nel tempo di circa quattromila anni, nell’antica Mesopotamia, cuore della Mezza Luna Fertile e culla di tutte le civiltà. Situata all’interno di una vasta e lussureggiante striscia di terra, tra i fiumi Tigri ed Eufrate, in quello che oggi è l’Iraq, la città-stato chiamata Babilonia ospitava una civiltà fiorente, piena di vita e di movimento, era il centro commerciale del mondo antico.

Babilonia, cuore di quella civiltà dinamica, era un crogiolo, il substrato ideale in cui crebbero e fiorirono miriadi di credenze e di insegnamenti. Così i babilonesi praticarono molti tipi di idolatria. Sefer Ha Yashar [Il Libro dell’Onesto] descrive la vita dei Babilonesi in quel tempo: “In quei giorni, tutte le persone di questa terra fecero ognuno il suo Dio, divinità di legno e di pietra, li veneravano e divennero Dei per loro. In quei giorni il Re, tutti i suoi servi, e Terah [il padre di Abramo] con tutta la sua famiglia furono i primi tra gli adoratori di legno e pietra. ……Terah li adorava e si inchinava a loro e così fece tutta la generazione, così essi abbandonarono il Signore, che li aveva creati, e non c’era un singolo uomo in tutto il paese che conoscesse il Signore.” [I]

Sebbene fosse figlio di Terah, Abraham, chiamato poi Abramo, possedeva una qualità che lo rendeva unico: era perspicace in modo insolito, con uno zelo scientifico per la verità. Abramo era anche una persona attenta e notò che la gente della sua città stava diventando sempre più infelice, a causa del crescente egoismo e dell’alienazione che si erano diffusi tra loro. In breve tempo abbandonarono l’unità e l’assistenza mutua, essendo stati di “una sola lingua e un solo linguaggio” (Genesi,11:1), e caddero nella vanità dicendo: “Venite costruiamoci una città ed una torre che tocchi il cielo e diamoci un nome” (Genesi,11:4)”.

In realtà erano tutti così ossessionati dalla costruzione della loro torre di orgoglio che dimenticarono completamente le persone care. Il saggio Pirkey de Rabbi Elizier (Capitoli di Rabbi Elizier), uno dei commentari (Midrashim) sulla Torà (Pentateuco), offre una descrizione minuziosa non solo della vanità dei Babilonesi ma, anche della considerazione che avevano gli uni degli altri. Il libro narra che Nimrod disse al suo popolo: “Costruiamo una grande città abitiamoci, per evitare di essere sparsi su tutta la terra come i primi, e costruiamo una grande torre al suo interno che vada verso il cielo…e ci faremo un grande nome (fama) nel paese”.

“La costruirono alta… quelli che portavano su i mattoni salivano dalla parte est e quelli che venivano giù scendevano dalla parte ovest. Se una persona cadeva e moriva loro non se ne interessavano. Ma se cadeva un mattone si sedevano , piangevano e dicevano: quando ne sarà portato un altro al suo posto.” [II]

Abramo era preoccupato dall’atteggiamento che i suoi contadini avevano tra loro e ò ad osservare il comportamento dei costruttori.” Pirkey de Rabbi Elizier, all’interno del suo libro, continua a descrivere l’animosità che c’era tra loro: “Abramo, figlio di Terah, passò li vicino e li vide costruire la città e la torre. Lui cercò di parlare a loro e di dirgli del Creatore, la forza sovrana di unità che aveva scoperto, per testimoniare che le cose sarebbero andate bene se anche loro avessero seguito la legge dell’unità. “Ma loro detestarono le sue parole” dice il libro, invece “ Essi desideravano parlare ogni altra lingua come prima quando erano ancora di una sola lingua . “Ma loro non conoscevano la lingua dell’altro . Cosa avevano fatto? Ognuno di loro prese la sua spada e si combatterono a morte. Infatti metà del mondo vi morì di spada.” [III]

Alla luce di questa terribile situazione del suo popolo, Abramo decise di diffondere il principio che aveva trovato, senza tenere conto dei rischi. Nel suo saggio Hayad HaChazakah (La mano Potente), conosciuto anche come Ripetizione della Torà (Mishneh Torà), il famoso studioso del XII secolo Maimonide (il RAMBAM) descrive la determinazione e gli sforzi di Abramo per scoprire la verità della vita. “Dal momento in cui questo uomo tenace venne svezzato cominciò ad interrogarsi….Cominciò a pensare giorno e notte, come era possibile che la ruota girasse sempre senza guida? Chi la poteva girare? E lui non aveva né un insegnante né un tutore. Invece si forgiò ad Ur dei Caldei tra ignoranti adoratori di idoli, con sua madre, suo padre e tutti quelli che adoravano le stelle – e lui che le adorava con loro”.[IV]

Nella sua ricerca Abramo scoprì l’unità, l’unicità della realtà, quella singolare forza creativa che genera , sostiene e guida tutta la realtà verso la sua meta. Secondo le parole di Maimonide “ (Abramo),.. con la sua saggezza, raggiunse il percorso della verità: che c’è un Dio che guida,.. che Lui ha creato ogni cosa e che in tutto quello che esiste , non c’è altro Dio tranne Lui.” [V]

Per capire il pensiero di Abramo è importante ricordare che quando i Kabbalisti parlano di Dio non fanno riferimento ad un essere onnipotente o ad una forza da adorare, da compiacere e placare che poi ricompensa i devoti fedeli con salute, ricchezza, lunga vita ed altri benefici mondani. I Kabbalisti identificano Dio con la Natura, tutta la Natura.

Rav Yehuda Ashlag, conosciuto come Baal HaSulam (Padrone della scala), fece numerose affermazioni inequivocabili sul significato della parola “Dio”. In breve, Dio è sinonimo di Natura. Nel saggio “La Pace” Baal HaSulam scrive (in un estratto leggermente modificato): “Per evitare di usare, da ora in poi, entrambe le voci “Natura” e “Supervisore” tra le quali, come vi ho mostrato, non c’è differenza,… è meglio per noi accettare le parole dei Kabbalisti che HaTeva [la Natura] è lo stesso di [Dio] Elokim. Allora sarò in grado di chiamare le leggi di Dio “i comandamenti della Natura” e viceversa, perché essi sono uno e sono la stessa cosa e non c’è bisogno di parlarne oltre.” [VI]

“All’età di quaranta anni”, scrive Maimonide, “Abramo conobbe il suo Creatore”, la singola legge della Natura che crea tutte le cose. Ma Abramo non tenne per sé la scoperta: “Cominciò a dare risposte alle persone di Ur dei Caldei per convertirle e per dire loro che il sentiero dove stavano camminando non era quello della verità.”[VII] Ahimè, Abramo dovette così affrontare il Re di Babilonia, Nimrod.

Midrash Rabbah, scritto nel V secolo d. C., presenta una descrizione vivida del confronto di Abramo con Nimrod e dà un’idea delle difficoltà che Abramo incontrò per la sua scoperta e la sua dedizione alla verità. Fornisce anche una divertente sbirciata sul fervore di Abramo. “Terah [il padre di Abramo] era un adoratore di idoli [che viveva costruendo e vendendo statue nel negozio di famiglia]. Una volta dovette allontanarsi dal negozio e chiese ad Abramo di prendere il suo posto. Entrò un uomo che voleva comprare una statua. Abramo gli chiese : “Quanti anni hai?” e l’uomo rispose “cinquanta o sessanta”.- Abramo gli disse : “Guai a colui che ha sessanta anni e deve venerare una statua che ha un giorno.” L’uomo si sentì in imbarazzo e se ne andò”.

“Un’altra volta una donna entrò con una ciotola di semolino e disse: “Ecco un sacrificio da mettere davanti alle statue” Allora Abramo si alzò prese un martello e ruppe tutte le statue e poi sistemò il martello nelle mani della più grande. Quando il padre tornò gli chiese: “Chi ha fatto questo?” [Abramo] rispose: “ E’ venuta una donna, ha portato loro una ciotola di semolino e mi ha chiesto offrirla in sacrificio. Ho offerto il sacrificio ed uno ha detto: “Io mangerò per primo” e un altro “io mangerò per primo” quello grande si è alzato , ha preso il martello e li ha rotti tutti . Suo padre disse : “Mi stai prendendo in giro? Che cosa vuoi che sappiano!” Abramo rispose: “Le tue orecchie stanno ascoltando cosa dice la tua bocca?-”[VIII]

A quel punto Terah sentì che non poteva più controllare quel figlio impudente.” [Terah] prese [Abramo] e lo consegnò a Nimrod [il re, la più alta autorità spirituale in Babilonia]. [Nimrod] gli disse: “Adora il fuoco”. E [Abramo] rispose: “forse dovrei adorare l’acqua che spegne il fuoco”. [Nimrod] replicò : “Adora l’acqua!”, [Abramo] disse: “beh, forse, dovrei adorare la nuvola che porta l’acqua?”. [Nimrod] gli disse “ Adora la nuvola!”.

[Abramo] gli disse: “ in questo caso dovrei adorare il vento che disperde le nuvole?” Egli gli disse “Adora il vento”. [Abramo] rispose: “dovremo adorare l’uomo che sopporta il vento?”. [Nimrod] gli disse: “tu parli troppo, io adoro solo il fuoco, ti ci butterò dentro e il Dio che tu veneri venga a salvarti !”.

Haran [fratello di Abramo] stava lì e disse: “ se Abramo vince dirò che sono d’accordo con Abramo e se vince Nimrod dirò che sono d’accordo con Nimrod.” Quando Abramo scese nella fornace e venne salvato chiesero ad Haran: “Con chi stai? Lui rispose: “ sono con Abramo”, lo presero e lo buttarono nel fuoco e morì davanti a suo padre.” Così viene detto: “E Haran morì davanti a suo padre Terah[IX]

Così Abramo resistette a Nimrod ma fu cacciato da Babilonia e partì per la terra di Haran (pronunciata Charan per distinguerla da Haran figlio di Terah). Ma Abramo non smise di fare circolare la sua scoperta, solo perché era stato esiliato da Babilonia. Le elaborate descrizioni di Maimonide ci dicono: “Egli cominciò a gridare al mondo intero per metterlo a conoscenza che c’è un solo Dio per tutto il mondo…. Gridò, vagò da città a città e da un regno all’altro sino a quando arrivò alla terra di Canaan…..

E poiché essi [le persone nei posti dove andava] si radunavano intorno a lui e chiedevano spiegazioni delle sue parole, insegnò a tutti.. finché li riportò sul sentiero della verità. Alla fine migliaia e decine di migliaia si riunirono attorno a lui , e sono la gente della casa di Abramo. Lui impresse questo principio nei loro cuori, scrisse libri ed insegnò a suo figlio Isacco. E Isacco si sedette, insegnò ed avvisò e informò Giacobbe che nominò insegnante affinché insegnasse a sua volta…. E Giacobbe, il patriarca, insegnò a tutti i suoi figli. Prese Levi e ne fece il capo e fece in modo che lui imparasse la via di Dio….” [X]

Per assicurarsi che la verità passasse attraverso tutte le generazioni, Giacobbe “ comandò ai suoi figli di non fermarsi nel fare nomine su nomine tra i figli di Levi così che la conoscenza non si sarebbe dimenticata, questa continuò e si diffuse tra i figli di Giacobbe e coloro che li accompagnavano.” [XI]

[I] Sefer Ha Yashar [Il Libro dell’Onesto], Porzione Noè, Parashà 13, Punto 3.
[II] Pirkey de Rabbi Eliezer [Capitoli di Rabbi Eliezer], Capitolo 24.
[III] Ibid.
[IV] Rav Moshè Ben Maimon (Maimonide), Mishneh Torà (Yad HaChazakah) (La Mano Potente), Parte 1, “Il Libro della Scienza”,”Capitolo 1, Punto 1.
[V] Maimonide, Yad HaChazakah (La Mano Potente), Pate 1, “Il Libro della Scienza,” Capitolo 1, Punto 10.3.
[VI] Rav Yehuda Leib HaLevi Ashlag (Baal HaSulam), Gli Scritti di Baal HaSulam, “La Pace nel Mondo” (Ashlag Research Institute, Israele 2009), 406-7.
[VII] Maimonide, Yad HaChazakah (La Mano Potente), Pate 1, “Il Libro della Scienza,” Capitolo 1, Punto 12.3.
[VIII] Midrash Rabbah, Bereshit, Porzione 38, Punto 13.
[IX] Midrash Rabbah, Bereshit, Porzione 38, Punto 13.
[X] Maimonide, Yad HaChazakah (La Mano Potente), Pate 1, “Il Libro della Scienza,” Capitolo 1, Punto 15.3.
[XI] Maimonide, Yad HaChazakah (La Mano Potente), Pate 1, “Il Libro della Scienza,” Capitolo 1, Punto 16,ibid

Due nuovi Libri sulla Crisi pubblicati in Taiwan

Due Libri sulla Crisi, scritti in caratteri cinesi tradizionali, sono stati pubblicati in Taiwan: La Crisi: Vuoi sapere perchè? e Salvezza: Come sopravvivere alla Crisi Globale.

La Crisi: Vuoi sapere perchè?Salvezza: Come sopravvivere alla Crisi Globale

Il Segreto Essenziali degli Ebrei, Parte 15

Dal libro, Il Segreto Essenziale degli Ebrei, M. Brushtein

Dove Stiamo Andando?

Come viene espresso il nostro sviluppo e dove stiamo andando? In realtà, questi sono i principali problemi che l’umanità deve affrontare. I Kabbalisti offrono una descrizione dettagliata e piuttosto comprensibile del processo di sviluppo.

La legge dello sviluppo stadio per stadio consiste nel passare attraverso molti stadi intermedi fino al completamento del processo. Questo processo è difficile, molto lento, e incredibilmente ampio, disteso in un arco di tempo molto lungo.

Il fatto che questo processo è lungo e doloroso è un segreto e non richiede alcuna prova in quanto tutti gli uomini sperimentano i risultati di questo processo. La domanda è qual è l’essenza di questo processo.

La forza, che è integrata in queste fasi e costringe una persona a salire da uno stato minore ad uno stato superiore, non è altro che la forza del dolore e della sofferenza. Questi si accumulano nel livello inferiore a tal punto che diventa impossibile tollerarli. Come risultato, le sofferenze forzano le persone a lasciare il livello al quale essi sono e salire a quello superiore.

Questa descrizione è simile alla legge della dialettica, non è vero?

Engels definisce la dialettica come “la scienza delle leggi generali del movimento e sviluppo della natura, della società umana e del pensiero. “In Anti-Dühring e La dialettica della natura, Engels ci dà le motivazioni delle leggi della dialettica, che iniziano con i primi tre fondamenti:

1) La legge della trasformazione della quantità in qualità e viceversa;

2) La legge della compenetrazione degli opposti, e

3) La legge della negazione della negazione. “

Beh, siamo in un certo processo doloroso passo dopo passo; tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto le risposte alle domande, “in quale direzione l’umanità sta andando” e “come gestire questo processo.” Allo stesso tempo, le tendenze di sviluppo possono essere “stimati” se mettiamo l’essere umano e la società vicini l’uno all’altra.

“Ma l’essenza umana non è un’astrazione inerente a ogni singolo individuo. In realtà essa è l’insieme dei rapporti sociali. “(Karl Marx, Le Tesi su Feuerbach)

Il fondatore del materialismo semplicemente insiste sul fatto che l’essenza dell’uomo sta nelle relazioni sociali. I kabbalisti dicono quasi la stessa cosa.

“Inoltre, per diventare una creatura sociale, lo sviluppo individuale non è sufficiente. Piuttosto, la propria perfezione finale dipende dallo sviluppo di tutti i membri della società. “(Baal HaSulam,” La Soluzione “)

Proviamo a riassumere i fatti. L’essere umano, o meglio, le persone vengono creati dall’inizio come creature sociali. Con ogni nuova generazione, l’umanità è in crescita, e di conseguenza, i legami tra le persone sono sempre più stretti. Insieme a questo c’è un paradosso: quanto più l’umanità sta cercando di unirsi, meno ci riesce. Tuttavia, noi non abbandoniamo i tentativi di unirci, anche se non ci rendiamo conto di questo. Ma questo è nel prossimo capitolo.
[140671]

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Perché un uomo d’affari ha bisogno dei Soldi?

Domanda: Ho incontrato un gruppo di rappresentanti delle piccole e media imprese che leggono il tuo blog. Si sono interessati alla metodologia integrale ed hanno iniziato a mostrare questa letteratura ai loro dipendenti. Il risultato è stato un cambiamento radicale dei valori della vita delle persone.

Essi hanno iniziato veramente ad apprezzare la vita, la natura ed anche di più la salute. Comunque allo stesso tempo, la loro motivazione, e non solo di far soldi, ma proprio di lavorare, è scomparsa. Per esempio un ragioniere ha lasciato il suo lavoro ed ha iniziato a disegnare, un imprenditore non ha più potuto trovare la motivazione per fare affari e così la sua impresa ha chiuso. Quale può essere la loro motivazione che li guida ad andare avanti?

Risposta: Il problema è che devi essere coinvolto nell’educazione integrale, piuttosto che nell’auto apprendimento. Questo è sbagliato perché da un lato sembrano essere convinti che non ci sia nulla nelle loro relazioni ed attività di oggi per cui valga la pena impiegare le proprie forze ed attenzioni, ma allo stesso tempo non vedono alcun altro obiettivo di fronte a loro. Ecco perché è necessario ristrutturare l’intero sistema e non solo escludersi da esso come membro attivo. Questo è incorretto.

Tutti i libri di educazione integrale sono un’introduzione a questa e poi devono esserci degli specialisti in costante collegamento con i gruppi di persone. Non si può fare altrimenti.

Nel sistema integrale c’è una motivazione ad aumentare la produttività, ad assicurare che le persone nelle imprese pensino a come lavorano, a come risparmiare ed operare in modo più economico e a come relazionarsi meglio. Quì invece una persona se ne và da qualche parte, perde tutta la sua motivazione e desiderio di lavorare. Questo è un modo sbagliato di usare il metodo.

Domanda: Gli imprenditori che hanno completato la scuola di educazione integrale possono trattenere il desiderio di far soldi e se si a che scopo?

Risposta: Allo scopo di correggere il mondo, di farlo combaciare con il nuovo sistema. Datemi dei miliardi ed io saprò cosa farci. Essi devono espandere la divulgazione, ed andare ancora più all’interno del mondo! Poi i loro occhi si accenderanno.

Questo è lo scopo del business, di eseguire una disseminazione ulteriore, di rivelare il sistema interiore integrale per svelare la natura a tutta l’umanità. Voi siete i più importanti quì. Voi sentite come state facendo questo tutti i giorni e che tutti gli altri si trovano nel sistema che Voi presentate loro. Vi sentite come un Dio!

Potete investire non solo nella divulgazione ma anche nella competizione solo sulla base di un impresa costruita in modo che le persone lavorino in accordo a questo nuovo sistema. Sarà più efficiente in termini di produttività del lavoro.

Osserva come crescerà la produttività se le persone desidereranno lavorare, ricevere, sforzarsi e simultaneamente evolvere e svilupparsi ulteriormente nel sistema integrale. Per loro il lavoro non sarà soltanto un modo per vivere ma un mezzo di espansione una sensazione di ascesa.
[108555]

(Da Kab.TV “Attraverso il Tempo” 17.03.2013)

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Libri con un sottotesto spirituale

Noi siamo abituati alla letteratura tradizionale. I libri possono essere di avventura, di fantascienza, ecc… In generale, quando apro un libro, voglio trarre da esso delle informazioni o delle impressioni.

I libri Kabalistici, tuttavia, agiscono in modo molto diverso. Nella Kabbalah un libro è un mezzo, l’elemento di connessione, l’adattatore, attraverso il quale posso connettermi all’autore. È così che dovrei vedere le opere dei Kabalisti: esse mi aiutano a connettermi ad un immenso sistema spirituale allargato con la Luce dell’Infinito, riempito con il Creatore.

Questo sistema è composto da anime, cioè, dai desideri corretti dei più grandi spiriti che, attraverso grandi sforzi, hanno raggiunto la somiglianza con il Creatore, e essi contengono la Sua rivelazione nei loro vasi, nei loro desideri. Inoltre, alcuni di loro formano un sottile “tubo” per me, un canale attraverso il quale posso collegarmi a loro e ricevere ispirazione, notizie, correzione, tutto ciò che mi fa appartenere a questo sistema.

La lettura di un libro Kabalistico, quindi, è molto diversa dalle altre letture. La ragione è che questi libri, in generale, sono chiamati “studiare” (la Torà) perché contengono la Luce (Ohr) che Riforma. Essi contengono un potere speciale, e posso farlo se aspetto il cambiamento, se voglio diventare come gli autori.

Se, in questi libri, cercassi solo la conoscenza e li trattassi come qualsiasi altro libro, disprezzerei gli sforzi dei Kabbalisti e quindi perderei un sacco. Naturalmente, in generale, questo approccio non porterebbe a nulla di buono per me o per chiunque altro.

Quindi, è molto importante connettersi al patrimonio dei Kabbalisti, sfruttare l’opportunità di unirmi che mi hanno dato. Qui, l’intenzione decide tutto. Se la mia mente “animale” nei loro libri vedesse diversi tipi di saggezza che servono solo a migliorare qualcosa nel nostro mondo, si tratterebbe allora di un approccio completamente inutile chiamato “la pozione della morte”. Non c’è niente di peggio di questo atteggiamento.

Se, invece, ci collegassimo e leggessimo questi libri solo per vedere al loro interno l’ “elisir di lunga vita”, ci apriremmo e quindi saremmo pronti a ricevere quello che avevano intenzione di darci. Non ci sono trucchi né scuse: tutto ciò che il Superiore ci dà è per il meglio. Così io avanzo, come si dice, “credere al saggio”.

Non è semplice, ma è imperativo. La mia intenzione determina la differenza tra l’ “elisir di lunga vita” e la “pozione di morte”, tra il “pipistrello” che vive al buio, e il “gallo” che elogia l’alba. Se non mantengo l’approccio corretto, posso restare nello stesso posto, o peggio ancora, cadere all’indietro. Anche se ho dedicato tutta una vita a questo, se ci fosse un errore nella cosa principale, allora la vita passerebbe invano, e peggio ancora, potrebbe gettarmi nelle forze di impurità (Klipot), dalla cui pulizia potrei prendere un paio di cicli.

È per questo che nel percorso spirituale la gente deve controllare se stessa costantemente.

Domanda: Cosa posso fare con la mia mente “materiale” e la mia sensazione per connettermi a questo “adattatore”, al libro Kabalistico?

Risposta: E’ necessario annullare se stessi davanti al gruppo e all’insegnante, questo è lo strumento che permette di collegarsi all’autore. Annullando se stessa davanti al gruppo e all’insegnante che sovrintende esso, una persona si connette apparentemente alla “presa” e stabilisce una connessione con il Kabbalista che ha scritto il libro. Il gruppo svolge il ruolo di “adattatore” tra di loro.

In generale, il concetto di “gruppo” rappresenta un legame tra il Creatore e l’umanità.
[99122]

(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 30.01.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Il libro “scolpisce” una persona

Domanda: Noi abbiamo solo bisogno di raggiungere un’equivalenza della forma con il Creatore. Quindi, perché abbiamo bisogno di tutti i libri e di tutto questo parlare dell’auto-annullamento e dell’unione? Dobbiamo semplicemente pretendere l’equivalenza della forma e il gioco è fatto.

Risposta: Vai avanti, pretendilo. Ma in che modo? I Kabbalisti hanno scritto libri solo allo scopo di farci avanzare. Nel complesso studiamo due tipi di libri:

- Ci sono libri che ci portano la Luce che Riforma, che sono soprattutto gli scritti di Baal HaSulam.

- Gli altri libri, i libri di Rabash, ci insegnano come approcciarci agli scritti di Baal HaSulam: in unione, con il gruppo, con la giusta intenzione.

Senza questa guida non potresti raggiungere nulla. Hai bisogno di qualcuno che ti guidi.

Domanda: E per quale motivo Baal HaSulam non ha scritto un libro su come raggiungere l’equivalenza della forma con il Creatore?

Risposta: E’ vietato. Devo cercare da solo l’equivalenza della forma, devo sentire il mio modo e trovarlo. Allora capirò cos’è e di che si tratta esattamente, cosa mi serve e ciò a cui esattamente aspiro.

E capirò come chiedere il potere di farlo. I desideri non possono venire dall’esterno, devo organizzarli interiormente. Nel nostro mondo è tutto il contrario: apro un libro di fisica, di matematica, di meccanica e lo studio. Ho la base necessaria per questo. Nella preparazione spirituale non vi è tale base, non esistono tali strumenti o desideri. Anche se i Kabbalisti avessero scritto un libro del genere, non avrei capito cosa vogliono da me. Che cosa significa elevare il NHY a HGT?

Questo significa che prima ho bisogno di estrarre dai libri dei nuovi livelli di percezione, dei nuovi poteri e delle nuove risposte interiori, per sviluppare la mia mente, e ampliare i miei sentimenti. Per prima cosa devo svilupparmi interiormente, e per fare questo, il libro deve eseguire determinate azioni su di me, deve “scolpire” qualcosa di me, impastare la mia materia e allungarla attraverso la dazione diretta e opposta. È solo allora che acquisisco abbastanza dolcezza e sensibilità in modo che in una seconda lettura capirò già di cosa si tratta.

Dopo diversi anni una persona non legge “Shamati” come faceva all’inizio. Ma questo come può essere spiegato ad un principiante? Questo significa che è impossibile cavarsela senza un orientamento e una formazione…
[99511]

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 03.02.23013 “Un discorso per il completamento dello Zohar”)

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L’inizio di tutti gli inizi

Il contenuto dei Libri Kabbalistici può essere diviso in due parti.

Una di loro descrive il nostro lavoro nelle sensazioni tra di noi e spiega come attraversarle per raggiungere il Creatore, che non è situato da qualche parte bensì è tra noi.

Dall’altra, ci vengono forniti determinati testi Kabbalistici, come L’introduzione alla Scienza della Kabbalah, Lo Studio delle Dieci Sefirot e Il Libro dello Zohar, che sono assolutamente incomprensibili a noi. Questi libri parlano riguardo il grado verso il quale dobbiamo ascendere e le azioni che dovremmo compiere, quindi avendo riunito e ricevuto la proprietà della dazione, iniziamo a sentire il mondo superiore in questa proprietà.

Questo perché, basandoci sugli articoli e consigli di Baal Ha Sulam e Rabash, noi dobbiamo condurre azioni di unità tra di noi, e durante la lettura dei libri di testo riguardo ai mondi spirituali, noi attiriamo la Luce superiore a noi.

In altre parole, una parte delle risorse primarie è educazionale, formando le nostre connessioni corrette fino al punto che all’interno di queste noi sentiamo la qualità della dazione, il Creatore.

La seconda parte è dedicata al perseguimento dello scopo di unità tra di noi, durante lo studio, nella misura in cui la Luce superiore, le forze superiori, proprietà, gradi, mondi e Luci siano rivelati tra noi.

Noi dovremmo sforzarci in questo come un bambino che desidera diventare un adulto guidato dalla sua natura egoistica. Continua a mettergli pressione, insegnandoli come crescere e s’impegna instancabilmente in questo. Quindi, nella nostra crescita spirituale, noi dobbiamo provare ad essere come i bambini, e con la stessa energia giocare tutto il tempo ad arrivare al prossimo livello, a diventare adulti, esplorare questo mondo di adulti e relazioni adulte.

Per fare questo, da una parte, dobbiamo annullare noi stessi prima degli amici e dall’altra, essere sopra di loro, lavorando sull’unità all’interno del gruppo, cercare ogni opportunità da aggiungere, più profonda, più vasta e concentrare questo affinché ogni grande scintilla si unisca e brilli tra noi. Non dovremmo spaventarci che noi ci “sfreghiamo” l’uno contro l’altro come noci in un sacchetto, perché questa frizione produce anche scintille. Se noi conosciamo il perché facciamo questo, noi avremo successo.

La cosa più importante è che dovremmo costantemente essere coscienti del bisogno di unirsi e aderire al Creatore, e non aver paura. Non appena il gruppo o le persone individuali dimenticano perché sono qui, loro immediatamente diventano da un gruppo Kabbalistico ad una “cozzaglia di schernitori.”

Com’è scritto nei Salmi: “Beato l’uomo che non cammina nel consiglio degli empi, non si ferma nella via dei peccatori e non si siede in compagnia degli schernitori.” Con queste parole il Re Davide comincia i conosciutissimi Salmi, il libro delle ragioni dell’uomo e appelli al Creatore. Sono accettati in tutto il mondo come lo sfogo del cuore umano. Questa è la cosa più importante! Questo è l’inizio di tutti gli inizi!

Noi sappiamo che i gruppi hanno molte condizioni particolari e problemi, ma tutti convergono in un punto – la realizzazione della legge “ama il prossimo tuo come te stesso” perché è la legge del Creatore. Quando l’egoismo si corregge all’amore, uno diventa simile al Creatore.
[97480]

(Dal Congresso di Novosibirsk 08.12.2012, Lezione 4)

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