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Un modello fisico di ascesa spirituale

Dr. Michael LaitmanSe organizzo la mia vita fisica, il mio quadro corporeo, secondo il quadro spirituale, nel senso che io servo la società, servo il mondo, sono coinvolto con la diffusione e sono preoccupato di avere il sostegno che mi risveglierà, questo è chiamato trasformare questo mondo in un modello di ascesa spirituale. Io lavoro solo in modo tale da avere l’opportunità di imparare. Imparo solo sapere cosa fare, per avanzare verso la meta. E ‘scritto che ho bisogno di essere in Arvut, di essere in un gruppo di mia libera scelta, quindi cerco di portare questo fuori. E ‘necessario divulgare, così vado e divulgo. In questo modo faccio questo mondo un quadro spirituale.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.04.2014, Shamati 59 Riguardo il Bastone e il Serpente“)

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Doppio controllo di un singolo potere

Dr. Michael LaitmanCome risultato del nostro lavoro nel gruppo, dello studio e della divulgazione, dobbiamo raggiungere un tale stato nel quale sentiamo di essere sotto il controllo di due autorità, di due forze. Una forza è il controllo del nostro ego, l’inclinazione al male, il re dell’Egitto, il Faraone, che ci tiene in schiavitù.

Ma talvolta, poco o tanto, in base all’avanzamento che un uomo raggiunge, viene scoperta un’altra forza di controllo: l’inclinazione al bene, il potere di donare, il desiderio di uscire da se stessi verso l’altro, verso gli amici, verso l’unione, la connessione, e così via.

L’uomo si trova a metà di questo doppio potere, sotto il controllo di due angeli: l’inclinazione al bene e l’inclinazione al male, che lo tengono per mano uno per parte e lo guidano verso lo scopo della creazione. Certamente, l’inclinazione al male agisce anche in base al progetto del Creatore ed aiuta l’uomo ad avanzare in modo indipendente, esercitando la sua libertà di scelta.

Se l’uomo non avesse libertà di scelta, sarebbe come una bestia e non un Adam (uomo). Attraverso la chiarificazione a se stesso su come usare l’inclinazione al male e l’inclinazione al bene, la forza della ricezione e la forza della dazione, e scegliendo come avanzare con la giusta proporzione delle stesse, egli si edifica come un Adam nella somiglianza del Creatore.

La connessione tra l’inclinazione al male e l’inclinazione al bene inizia dal primo approccio al Faraone e al Creatore insieme. L’uomo inizia a costituire queste due forze una contro l’altra. Le due forze sono sotto la sua autorità. Egli stesso decide in base al suo stato interiore, da quale delle due farsi guidare al momento e può anche passare da un controllo all’altro controllo in ciò che sceglie che abbia controllo su di lui e perché, se è capace di farlo o se richiede l’aiuto della forza superiore.

Il Faraone vuole controllare, e se l’uomo cede all’inclinazione negativa separandosi dal Creatore, allora si trova proprio nell’esilio Egiziano. Cioè, egli attribuisce un certo tipo di controllo indipendente alla sua inclinazione negativa e dice che non è pronto per resisterle e si trova in totale stato di servitù rispetto ad essa.

Naturalmente, se un uomo pensa così, è segno che è uno schiavo. Ma tutto dipende dall’uomo stesso. Egli decide e stabilisce in quale forma il Faraone lo userà o se lui userà il Faraone.

E tutto questo lavoro serve per rivelare che non c’è nessun’altra forza coinvolta, come è scritto, “Io, me stesso, e non un messaggero”. Un uomo chiarisce che il Creatore è al di sopra delle due forze, al di là sia dell’inclinazione al male che dell’inclinazione al bene. Queste due forze arrivano dall’Alto.

Attraverso le due forze, l’inclinazione al bene e l’inclinazione al male, che vengono rivelate nell’uomo alternativamente, l’uomo raggiunge la conclusione finale e la decisione che c’è una forza al di là di esse che gioca con lui, attraverso questi due angeli: l’inclinazione al bene e l’inclinazione al male.

Alle volte dall’uomo si presenta l’una e delle volte si presenta l’altra, il che spiega il perché un uomo si sente gettare da un estremo all’altro, nelle due direzioni. Ma in questo modo si forma il rapporto sia con questa forza che con l’altra, e alla fine con il potere superiore, il Creatore.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 02.04.2014, Gli Sritti di Baal HaSulam)

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La scelta di quello che mi piace

Domanda: Come posso essere sicuro che eventualmente avrò successo? Ci sono garanzie?

Risposta: Questo si chiama “la fede dei saggi”. Ma l’unica cosa di cui realmente ti puoi fidare è la Luce di fiducia che illumina una persona finché lui raggiunge l’attributo di dazione. Lui non ce l’ha ancora in questo momento perche l’unico mezzo per raggiungerlo è tramite l’incorporazione nell’ambiente.

Non ho niente soltanto l’ambiente; posso essere parte dell’ambiente che preferisce valori corporei, e posso essere parte dell’ambiente che preferisce lo sviluppo dello spirito, tramite dazione. Ci sono due alternative: il sentiero di ricezione o il sentiero di dazione. Ci sono due forze che operano in natura, possiamo preferire una all’altra: sia di dare per ricevere o di ricevere per dare, una delle due. Il mondo opera in questo modo. Tutto è molto semplice ed è determinato dall’ambiente che condividiamo.

Ma se ho già scelto un ambiente, ho un insegnante e degli amici, un sentiero e un obiettivo, devo sentire che voglio questo. Non devo forzarmi. Se ho un punto nel cuore e se sento che il sentiero è per me, mi unisco con l’ambiente.

Ma dopo l’adesione devo essere incorporato in essa con tutto il mio cuore e la mia anima. Non posso essere nell’ambiente che è totalmente più (+) mentre io sono totalmente meno (-). Sarò buttato fuori. La Luce che Riforma mi influenza e dopo un anno mi butta fuori, due anni, o anche cinque anni; non fa alcuna differenza. Vediamo come succede. Poi una persona comincia a odiarci perche non è incorporato nell’ambiente, nel gruppo.

Ma proprio come si è influenzati dai media nel nostro mondo che vi piaccia o no, anche qui, quando si arriva al nostro sviluppo spirituale, si deve essere sotto l’influenza dell’ambiente. E’ qui che ci viene dato il libero arbitrio e quindi dobbiamo fare sforzi costanti. Non ha niente a che fare con il carattere di una persona ma con la dolcezza dell’anima. Se una persona è fortunata, rimane, e se non lo è, sarà buttata fuori.

Siete incorporati nel gruppo e si è detto: “Ha scelto di essere con noi? Benvenuto, ma deve sapere che ci sono determinate condizioni che deve soddisfare. Se sei d’accordo puoi rimanere, e se no, puoi andar via”. Ci sono tanti gruppi, partiti e movimenti; scegliete quello che volete, queste sono le nostre condizioni. Ci appoggiamo agli scritti dei Kabbalisti che dicono questo. Non mi interessa che cosa hanno scelto gli altri e quali valori preferiscono e accettano. Noi accettiamo e seguiamo il consiglio dei Kabbalisti che ci hanno raggiunto tramite una catena di Kabbalisti attraverso le epoche, cominciando da Abramo fino a oggi.

Hanno attuato queste condizioni e raggiunto la realizzazione spirituale. Secondo i loro libri, vediamo che hanno raggiunto l’essenza interiore della natura, la dimensione superiore. Vogliamo raggiungere le stesse cose e quindi ascoltiamo il loro consiglio.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.11.2013, Shamati No. 64 “Da Lo Lishma a Lishma”)

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Il mondo infinito della libertà

Domanda: Che cosa significa “vedere il mondo spirituale”?

Risposta: Non possiamo vedere il mondo spirituale con i nostri normali occhi. Il mondo spirituale viene percepito nelle sensazioni interiori.

E anche se in questi sensi noi lo percepiamo come qualcosa di illimitato ed infinito, questo non è determinato dalle misure geometriche del nostro mondo, ma dalle nostre proprietà, i nostri nuovi sensi, la visione interiore.

E una volta che acquisiamo queste proprietà, tutto diventa più semplice e più facile. Cominciamo a vedere le forze che stanno dietro ogni azione, ogni oggetto.

Tutto è molto preciso, chiaro e specifico. Ci rendiamo conto che siamo tutti controllati dall’alto e che l’uomo ha una sola azione libera: desiderare di vedere il mondo spirituale al fine di identificare se stesso con queste azioni.

Egli non esegue alcuna azione, si identifica solo con loro. Ma si sente libero facendo questo perché si eleva al di sopra della sua natura egoistica, e invece di effettuare involontariamente tutte le leggi come accadeva prima, comincia a farlo a proprio piacimento, egli le sente e le vede. E questo è un caso del tutto diverso, questo da’ all’uomo una sensazione di libertà.

A poco a poco, comincia a equiparare se stesso alla forza superiore a tal punto che egli non solo la giustifica, ma esige di poter eseguire tutte le azioni che in sostanza fanno parte del suo programma, prima ancora di progettarne il loro svolgimento. È come un bambino che corre di fronte a chi è più grande chiedendo di fare qualcosa per lui.

E allora avviene la completa unione tra il Creatore e la creazione.
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(Da Kab.TV “Kabbalah per principianti” 01.12.2010)

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“Il lavoro è tanto, ma la ricompensa è grande”

Dall’articolo del Rabash “Fede”: “Rabbi Tarfon era solito dire: “Il giorno è breve, il lavoro da fare è tanto, i lavoratori indolenti, ma la ricompensa è grande, ed il Padrone di casa è insistente”. (Pirkey Avot 2:20) Se un uomo crede che non ci sia alcun patrimonio senza un Governatore ed ha fiducia che il Padrone esiste, un uomo si sente prigioniero.

Noi non siamo capaci di svegliarci da soli a meno che il Creatore non ci risvegli perché siamo fatti di materia senza non alcun alito di spirito di vita. Perciò, noi siamo chiamati creazione; vale a dire, siamo dominati dall’alto. Solo dopo che il Creatore ci ha risvegliati, vediamo che il lavoro è tanto, i lavoratori sono indolenti, ma la ricompensa è grande, ed il Padrone è insistente. Allora, incominciamo a lavorare.

A questo punto, la nostra libertà di scelta si accende. Il Creatore mette la mano dell’uomo sul destino positivo e dice: “Prendilo!”. In altre parole, l’azione del Creatore arriva prima; poi tocca a noi continuare il lavoro, nel senso che prendiamo ciò che il Creatore ci dà. Dobbiamo organizzare il nostro ambiente e studiarlo di modo che ogni giorno sia strutturato per permetterci di fare degli sforzi sia sull’uno che sull’altro.

Indipendentemente dal nostro solito carico di lavoro e dalle responsabilità della divulgazione, non dovremmo mai interrompere la nostra connessione con le fonti originarie. Solo se ce la facciamo a mantenerci sempre in contatto con queste fonti, arriveremo al risultato desiderato e atteso. Il lavoro è tanto, ma la ricompensa è grande, quindi dobbiamo preparare i nostri vasi per riceverla.

Tutto questo ci richiede di distribuire il nostro tempo su diversi segmenti: la vita normale, lo studio, e la divulgazione. Dovremmo prendere parte attivamente a tutti e tre e mai evitare o trascurare nessuno dei tre. Se io non considero anche solo uno di questi, non mi manterrò sulla linea di mezzo. Anche se non distribuiamo il tempo in parti uguali tra di essi, dobbiamo comunque prenderci cura di tutti e tre.

Dovremmo prestare particolare attenzione a queste faccende. Anche quando un uomo ha un lavoro di divulgazione molto importante, quest’uomo non dovrebbe mai dimenticarsi di studiare. Non ci sono scuse che giustifichino la perdita delle lezioni solo perché un uomo è occupato con la divulgazione. E’ davvero una cosa da non fare, poiché è detto: “Se tu Mi abbandoni per un giorno, Io lo farò per due”. E’ pericoloso. Se smettiamo di studiare a causa della divulgazione, i nostri guadagni alla fine si trasformeranno in perdite.
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(Dalla preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 10.09.2013)

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Il Gruppo è più forte delle Klipot

L’ambiente ha il compito di tirarci fuori dalle fameliche mani delle forze impure (Klipot). Infatti, non possiamo sfuggire a queste forze con le nostre sole energie, perché resteremmo sempre nella loro dolce prigionia. Solamente in base alla misura della mia connessione con il gruppo che mi scuote, mi ispira, e mi spinge, posso scegliere di muovermi in avanti con il gruppo invece di rilassarmi alla calda compagnia delle mie Klipot.

Da dove il gruppo prende forza per influenzarmi più di quanto riesce a fare la Klipà? Il fatto è che il gruppo agisce sullo stesso mio egoismo come fa la Klipà. Se il gruppo mi persuade che lo scopo è grande, che questo è il sogno della nostra vita, allora non è nemmeno importante per il mio egoismo che lo scopo sia spirituale o materiale. Se tutti coloro che sono intorno a me insistono che è importante, allora io avrò le forze per combattere contro la mia pigrizia.

Otteniamo questo grande aiuto come conseguenza del superamento dei desideri. Grazie a questo, posso giocare con il mio egoismo, con il cuore di pietra, con l’aiuto dell’ambiente. Gli amici possono tirarmi ovunque, anche portarmi alla morte, ed io sarò grato di andare con loro.

Se l’ambiente sa come influenzarmi, io sarò pronto a tutto. Ma la sfida è di fare in modo che il nostro ambiente ci influenzi solamente nella misura in cui glielo permetto, donandomi al gruppo stesso! Io pago il gruppo per questa speciale influenza; mi integro con gli amici. In caso contrario, il gruppo non avrà alcun effetto su di me.

Non si tratta di un gruppo consueto perché io posso essere nel gruppo e non percepire alcuno dei suoi effetti. Vediamo questi esempi quando una persona studia con noi per 15 anni e non cade sotto l’influenza del gruppo perché non vuole chinare la sua testa davanti agli altri.

Ma qui io ho libertà di scelta: io mi abbasso davanti al gruppo e mi unisco al gruppo, allora in questa stessa misura il gruppo inizierà ad influenzarmi. In questo modo, nel gruppo io trovo l’occasione per uno sviluppo libero. E alla fine tutto questo accade grazie a me! Io mi sono cancellato e così facendo l’ambiente mi influenza, ed io entro nel mondo spirituale. Io stesso raggiungo il mondo spirituale, avendo usato l’ambiente per mia stessa volontà.

Allo stesso tempo, entrando nella società ordinaria, un uomo cade interamente sotto la sua influenza, e niente dipende da lui; l’ambiente lo influenza e dirige tutto. In un gruppo Kabbalistico, io devo cancellare me stesso ogni secondo davanti all’ambiente.
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(Dalla 2.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 12.08.2013, Il Libro dello Zohar- Introduzione)

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Destinati all’estinzione?

Oggi Io comprendo il quadro della realtà nel desiderio di ricevere, e in conseguenza a ciò mi sento sempre stanco e non voglio aprire di più le finestre della mia percezione; e ci sono coloro che preferiscono chiuderle completamente. Limito sempre me stesso perché il mio desiderio è molto piccolo, molto ristretto.

Costruiamo ogni genere di marchingegno per allargare la nostra visione del mondo: telescopi, microscopi, radio riceventi, e scopriamo una realtà che è molto più ricca della realtà che percepiamo per conto nostro. Ma tentiamo di contrarre e anche di limitare questo segmento della realtà che troviamo nello spazio della nostra visione.

Alla fine, mi stanco e mi chiudo fino a quando non muoio. Muoio perché mi trovo d’accordo con la morte e voglio contrarre i miei strumenti di percezione. Il quadro mi diventa ripugnante e piano piano io svanisco insieme allo svanire della mia vita. Questo è quello che succede con il desiderio di ricevere.

Dall’altra parte, invece, con il desiderio di donare, che costruisco al di sopra del desiderio di ricevere, apro me stesso e scopro una realtà che trovo al di fuori di me, al di fuori del desiderio di ricevere. Questa è la realtà eterna che incomincia a rifornirmi di forze di vitalità. Ora, anche se il mio corpo morirà in un modo naturale, io già vivo in un’altra “regione” che si trova al di là del tempo e dello spazio. E qui ricevo la Luce che fluisce da ogni parte.

Nel nostro mondo ci muoviamo da un posto ad un altro e qui vediamo un genere di realtà. Ma, se potessi muovermi quasi alla velocità della luce, allora, in conseguenza del cambiamento nella percezione dello spazio, vedrei la realtà che mi circonda da ogni prospettiva. E qui il problema non è la mia visione; piuttosto, la Luce stessa sembra che mi raggiunga in una forma come questa. In base a questo, io emergo da una comprensione “lineare” ed entro in una comprensione “circolare” nella Luce Circostante (OM-Ohr Makif).

Contraiamo il tempo precisamente in questo modo. Perché così facendo la distanza ed il tempo sono “azzerati”, ed io non ricevo soltanto la Luce da tutte le parti, invece incomincio a percepire in circoli tutta la realtà esistente; mi elevo al di sopra del tempo. Adesso non esiste più per me; semplicemente non può esistere. Non ci sono più spazi tra “oggi” e “domani”, nessuno spazio tra due momenti. Ricevo tutto in modo uguale da tutte le direzioni, tutto è in equilibrio, reciprocamente annullato, ed io mi ritrovo sempre in un solo insieme integrato, nella realtà unificata della creazione.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 19.03.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Riguardo la libertà di pensiero

Domanda: Qual è la mia libertà di scelta in relazione ai miei pensieri?

Risposta: Tutti i pensieri che sono in me al momento, tutte le sensazioni e comprensioni, tutti i dati che, prima “scannerizzo”, e poi processo, attraverso sintesi ed analisi, tutti questi parametri sono dati dall’Alto. Cosa sento, come lo sento, che tipo di decisioni attuo, tutto questo è predeterminato dall’Alto, proprio ora in questo momento. Uno può chiedersi ora: Cosa accadrà da questo momento in avanti? In questo “da qua in avanti” c’è un parametro chiamato la mia libertà di scelta.

Riguardo i pensieri, la libertà di scelta è nel desiderio esterno e la mente esterna che appartiene al gruppo. Dopo la frammentazione sono diviso in due parti. Nelle mie sensazioni, una parte è fuori di me, mentre io percepisco la seconda parte internamente come me stesso. Con ciò il mio cuore e la mia mente compaiono, che significa me stesso, così come una mente e un cuore esterno, che significa il gruppo. Tutto ciò che ho bisogno di fare è cominciare a connettere queste due parti insieme, in un Kli.

Qui il mio sforzo e i problemi cominciano, e questo compromette l’ordine del lavoro e tutte le correzioni. Dal provare ad arrivare a conclusioni con la parte che costantemente mi dimostra il suo confronto e il suo opposto, io sento che ho necessità del Creatore, l’unico che può connettere queste due parti insieme. Più ho bisogno di Lui per riconciliare queste due parti insieme, a questo grado io concordo con il Creatore, con la Sua natura, con la sua esistenza, e con il Suo dominio, concordo che questa proprietà mi governerebbe.

Più cerco di annullare me stesso al gruppo, più ovvio mi diventa che non sono pronto a sottomettere me stesso agli altri. In ultima analisi, io “colpisco me stesso nero e blu” per chiarire finalmente che non sono pronto a cedere sotto alcuna circostanza. Io raggiungo tale odio che è come il Monte Sinai (“Sinah” significa “odio” in ebreo). Ma proprio perché ho provato ad annullare me stesso molte volte io realizzo che devo fare questo e quindi io sento il bisogno dell’aiuto della forza superiore.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 19.04.2013, Shamati #68)

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Arrendersi al dominio degli Amici

Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar,” paragrafo 44: Quando l’uomo inizia ad addentrarsi nella Torà e nei suoi comandamenti, anche senza intenzione, cioè senza amore e senza timore, come ci si comporta quando si serve il re, anche in Lo Lishma, il punto nel cuore inizia a crescere e rivela la sua azione.

Quando il punto nel cuore si risveglia in un uomo, egli giunge in un ambiente nel quale gli vengono fornite tutte le condizioni per il suo sviluppo spirituale interiore. E’ detto che “il Creatore mette la mano di un uomo sul destino buono e gli dice: sceglilo”. Questo è il punto esatto dove si trova il suo libero arbitrio: avanzare verso il centro del gruppo e, attraverso il gruppo, al Creatore.

Allora un uomo inizia a comprendere il sistema, la “cucina” dove tutto si “cuoce”. Da questo punto in avanti, se cerca come concentrarsi correttamente sull’obbiettivo usando l’influenza dell’ambiente, sottomettendosi all’ambiente, e aspirando al Creatore attraverso di esso, allora il suo punto nel cuore si espanderà e crescerà.

Qui, la sua partecipazione minima con un’intenzione non ancora diretta alla pura dazione è sufficiente. Anche se un uomo non se ne dispiace e non riesce a pensarci seriamente, è comunque una partenza. Se egli ha già un “punto nel cuore” e, cosa più importante, è già inserito nel giusto ambiente che lo influenza, questo è uno sviluppo.

Anche delle azioni senza un obbiettivo possono purificare il desiderio di ricevere di un uomo, ma solamente al primo livello chiamato “inanimato”.

Un uomo non ha ancora le giuste intenzioni e non riesce ancora a vedersi come qualcuno che dona, ma che riesce almeno a scegliere di “abbassare la propria testa” con tutta la sua forza, di annullarsi, ed in questo modo di avanzare. La grandezza del livello inanimato è la sua capacità di sottomettersi davanti al gruppo e allo studio. Questo livello finisce quando un uomo si annulla totalmente davanti a ciò che gli è stato rivelato nel livello in cui si trova. Questo è il culmine del livello inanimato.

In seguito, al livello vegetativo tutto cambia: se prima l’uomo doveva solamente restringere se stesso mentre si elevava al di sopra del suo ego, adesso egli si deve aprire più che può. Questo cambiamento è tipico in ogni passaggio da un livello ad un altro.

Domanda: Quindi, ne consegue che il livello inanimato non è così “rozzo” come si potrebbe pensare?

Risposta: Potrei non capire o sentire nulla e non essere in grado di prendere parte alla vera dazione, ma devo riconoscere la mancanza della percezione, del pensiero, e del giusto atteggiamento, la mancanza di tutto ciò che è spirituale. Io sono al 100% fuori dalla dimensione della dazione. Come posso entrarci?

Per riuscirci, devo annullare tutto ciò che si risveglia dentro di me. Non cancello e non copro le mie qualità, ma so che non posso entrare nella spiritualità con loro. Allora, mi attacco al dominio dell’ambiente. Mi dicono di unirmi a qualcosa, e lo faccio senza capire cosa significhi. Mi dicono di leggere, di studiare, e allora leggo e studio. Mi dicono di fare qualcosa, allora la faccio. La faccio specificamente perché mi è stato detto di farla. In altre parole, mi sottometto al gruppo e allo studio con tutta la mia forza. Accetto questo dominio mentre annullo me stesso e intanto avanzo verso la correzione del mio livello inanimato.

Infatti, il mio livello inanimato non può muoversi da solo, e così il solo modo di farlo è di avere gli amici che mi fanno muovere dall’esterno. Per poterci riuscire, devo essere nelle loro mani.

In questo percorso nessuno incontra degli ostacoli. Tutti sono capaci di compiere queste azioni da soli. Un uomo si annulla soltanto davanti agli altri e dipende solamente da questo. L’auto-annullamento lo mette automaticamente nelle loro mani. In seguito gli verrà chiesto di compiere delle azioni che siano basate sull’interdipendenza e sulla cooperazione, ma nel livello vegetativo egli deve solamente rinunciare a se stesso. Il desiderio cresce, le interruzioni aumentano, c’è una maggiore confusione insieme ai disaccordi, e la risposta a tutto questo è l’auto-annullamento. Un uomo ha bisogno di abbassare la testa ancora e ancora ed in questo modo avanza. Questa è la prima fase del nostro cammino.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.04.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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In prima linea sul palcoscenico della storia

Domanda: Se non c’è alcun desiderio per la spiritualità, come lo possiamo risvegliare?

Risposta: Ci troviamo in uno stato in cui o ci risvegliamo da soli verso il progresso spirituale o sarà l’avanzamento a risvegliarci. Nel corso della storia, dal Big Bang che ha dato inizio all’universo fino ad oggi, ci siamo sviluppati attraverso la forza della natura che ci ha spinti in avanti per mezzo della sofferenza. Questo è ciò che viene chiamato evoluzione. Ogni volta, non avendo scelta, abbiamo abbandonato lo stato in cui ci trovavamo e ci siamo spostati nello stato successivo che sembrava migliore. Ci siamo sviluppati in uno stato migliore fino quando non abbiamo incominciato a sentire che non era più così buono e ci siamo spostati nello stato successivo che sembrava ancora migliore.

A meno che sentiamo che lo stato in cui ci troviamo sia insopportabile, non lo abbandoneremo poiché il nostro ego cerca l’immobilità. Perché dovrei cambiare qualcosa se mi sento bene? Se il mio braccio adesso sta bene così, non lo muoverò, ma se sento che un’altra posizione è migliore e come sono adesso non è così comodo, allora queste sensazioni mi spingeranno a muovermi.

Ciò significa che non mi muovo mai di mia spontanea volontà, e che ci sono sempre delle forze che mi influenzano e che mi mettono in funzione. Cosa sono queste forze? Il braccio, come parte del corpo animato, sente che così non sta bene e che si sentirebbe meglio se si muovesse un pochino e allora si muove.

E’ lo stesso con tutto quello che c’è nella vita. Non è neanche diverso da come soffia il vento: c’è della pressione in un punto e una mancanza in un altro, un vuoto, e così le masse d’aria si spostano da un punto all’altro. Ci devono sempre essere due forze: una che spinge e una che tira.

E’ così che è sempre stato nell’evoluzione della società umana che è passata attraverso molte trasformazioni da uno stato all’altro. La forza negativa ha spinto l’evoluzione da dietro e la forza positiva ha tirato l’evoluzione dal davanti, nella speranza di qualcosa di buono.

Ora, ci troviamo in uno stato molto speciale. In che modo è diverso da tutti gli altri stati?
Di solito funzionava con la presenza dello stato uno (1) e dello stato due (2). Nel secondo stato scoprivo un più (+) e nel primo stato un meno (-). Nel primo stato la forza respingente operava su di me e nel secondo stato lo faceva la forza trainante. Io mi muovevo da uno stato all’altro per mezzo di queste due forze. E’ la naturale evoluzione senza libero arbitrio.

Lo stato nel quale mi trovo adesso è diverso poiché ho il libero arbitrio. Nello stato attuale, scopro un meno (-) molto grande, ma non scopro la forza negativa, che riesce a malapena a spingermi in avanti. Allora una bella domanda si presenta (?); Che cos’è lo stato del libero arbitrio? Come posso essere guidato qui, sapere per quale direzione andare, cosa fare, e cosa ne sarà di me? L’aiuto è solamente nella saggezza della Kabbalah.

Altrimenti è impossibile comprendere cosa dovremmo fare, poiché in tutti gli stati precedenti siamo passati da un livello di sviluppo umano all’altro, mentre adesso ci dobbiamo muovere dal livello umano a quello divino, al livello spirituale. Perciò, non possiamo comprendere come avanzare e ci troviamo di fatto nel buio. Questo è tutto il problema.

Quindi, da una parte, si tratta di libero arbitrio, poiché non è il corpo animale che ci detta verso dove ci dovremmo muovere. Io mi sento senza aiuto e la scelta si trova di fatto al di sopra della ragione.

Quindi, non c’è niente che possiamo fare senza la divulgazione della saggezza della Kabbalah. A questo proposito la nazione di Israele è di adempiere alla sua missione e questa è la ragione per cui ci troviamo in questo stato di così grave pericolo. Ora, andiamo verso la prima linea sul palcoscenico della storia e sebbene siamo sempre stati degli “osservati speciali”, oggi lo siamo più di prima.
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(Dalla 4.a parte della lezione Quotidiana di Kabbalah del 19.03.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar).

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