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Tutto arriva solo da Lui

Baal HaSulam, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot“: ‘C’è un grande bisogno di spiegare una volta per tutte perché l’arrivo del Messia dipende dallo studio della Kabbalah nelle masse, che è così prevalente nello Zohar e in tutti i libri della Kabbalah. Il popolo ne ha già discusso inutilmente e tutto questo è diventato insopportabile.

Anche tutti coloro che studiano la Torah, ogni abbellimento che fanno, lo fanno per loro stessi. In quel tempo, lo spirito se ne va e non ritorna al mondo. Questo è lo spirito del Messia.

Il problema è che le persone separano tutto ciò che accade dalla radice superiore e non vogliono vedere che la forza superiore agisce su tutto. “Non c’è posto libero dal Creatore”, non c’è alcuna azione che avrebbe luogo senza la Sua partecipazione. Questo accade in ogni momento della nostra vita. L’uomo deve rendersi conto che tutti i suoi desideri, pensieri e azioni, anche i peggiori, sono dettati dal Creatore e che deve determinare il proprio atteggiamento attraverso le Sue azioni. Allora arriverà all’adesione con la forza superiore, nel suo stato attuale.

L’uomo giustifica il Creatore, rendendosi conto che Egli sta agendo per correggere il suo atteggiamento nei confronti di ciò che sta accadendo. Il Creatore lo conduce attraverso tutti i tipi di stati che non sono giustificati dal punto di vista di una logica animalista e razionale. Ma cercando di attribuire tutto al Creatore “Non esiste nulla tranne Lui”, l’uomo cambia il proprio atteggiamento verso ciò che sta accadendo. La cosa principale da fare è attribuire tutto al Creatore al fine di compiacerLo. Non deve mai tenere conto dei suoi sentimenti spiacevoli, paure, ferite, orgoglio, ecc.

Per prima cosa, decide che tutto viene dal Creatore, ma non può giustificarLo per il suo dolore. Quindi è d’accordo con lo stato spiacevole, rendendosi conto che è necessario. Cioè, giustifica già il Creatore che lo corregge in questo modo, ma si sente ancora male. E, alla fine, si innalza al di sopra della propria amara sensazione dovuta all’importanza dell’obiettivo, che copre il dolore materiale provato nel desiderio di ricevere. In questo modo raggiunge la devozione al Creatore.

Tutti i livelli precedenti sono chiamati “schiavo”, o “ancella che aiuta l’amante”, il suo desiderio corretto, Malchut.1

Nello stato di Lo Lishma, io attribuisco tutte le azioni al Creatore, cerco di aggrapparmi a Lui con tutti i miei pensieri e desideri, attribuendo a Lui tutto ciò che accade nel mondo. Dopo tutto, “Non esiste nulla tranne Lui”. Ma allo stesso tempo aggiungo ancora i miei sentimenti a questo, sentendo eventi piacevoli e spiacevoli, bramando alcuni di loro e rifiutandone altri. Cioè, in tutto ciò che accade, il mio interesse personale è presente consciamente o inconsciamente.

Mi trovo a pensare che mi piacerebbe un risultato diverso degli eventi e rimpiango quello che è successo. La tristezza e il rimpianto testimoniano il fatto che non sono soddisfatto del governo del Creatore. Non c’è dubbio che solo Lui mi governa, ma io ancora non sono d’accordo con Lui, non sono devoto a Lui. Se non riesco ad essere sempre allegro in qualsiasi stato, cattivo e buono, significa che non sono in adesione con il Creatore.

Questo stato si chiama Lo Lishma perché vorrei trasformare leggermente ogni stato verso una direzione più piacevole per i miei sentimenti e la mia comprensione. Questo indica mancanza di adesione.2

È necessario decidere, nella pratica, se tutti gli stati che io sento provengano dal Creatore o meno. Qui sono possibili diverse fasi: maggiore occultamento o maggiore rivelazione. Questa decisione viene presa nella mente, e inoltre è necessario definire nella sensazione: ciò che sta accadendo è piacevole o spiacevole per me? Sono d’accordo con esso più o meno? Sono gioioso o no?

Devo essere d’accordo nella mia mente, nel cuore, nei sentimenti e con la mia ragione che tutto viene dal Creatore e tutto è bello; cioè, il Creatore è buono e fa il bene e non c’è nessun altro al di fuori di Lui. Il buono che fa il bene, secondo i miei sentimenti, e non c’è nessun altro al di fuori di Lui, secondo la mia ragionevole conclusione, la mia azione. Questo è tutto ciò che devo fare.

Se non ho ancora raggiunto questo obiettivo, devo attirare una maggiore quantità possibile di luce che riforma attraverso la decina e dobbiamo rivolgerci tutti al Creatore con una preghiera. E la cosa principale è aumentare l’importanza del Creatore, la Sua singolarità in tutto: Lui è il primo ed è l’ultimo; tutto arriva solo da Lui.3

Dalla prima parte della Lezione di Kabbalah dell’01/03/2019, Baal HaSulam, “Introduzione allo Studio delle dieci Sefirot, Articolo 31”
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Il punto critico nella connessione

Le persone sono sempre pronte a creare ogni sorta di sindacato, club e comunità per parlare di connessione e amore per i propri vicini e per costruire connessioni fra loro. Eppure, tutto questo è possibile solo fino a un certo limite: fino a quando il male dell’egoismo non si rivela fra loro. Non appena la natura egoistica delle persone si rivela, è qui che tutto finisce e l’unione va in mille pezzi.

Il lavoro spirituale deve iniziare da questo punto della rivelazione del male. È un momento critico anche per un gruppo kabbalistico in cui noi possiamo inciampare se non riusciamo a superare il male rivelato e a costruire una decina.

La decina deve essere fatta di “mattoni”, cioè da tutti noi che ci annulliamo e ci uniamo per costruire un “edificio comune”. La domanda è se possiamo superare questo punto critico o rimanere in esso come in un comune club o sindacato. È molto interessante vedere come varie alleanze e metodologie hanno collassato tutte nello stesso punto, incapaci di superare questa barriera e continuare ad avanzare ulteriormente verso una connessione interiore ancora più forte per costruire una struttura fatta di unione al di fuori di se stesse.

Questo punto, che deve uscire dal desiderio di ricevere per se stessi e cominciare a prendersi cura degli altri, è chiamato Israele, (Yashar-El) perché qui l’individuo vuole assomigliare al Creatore, ed essere il Suo rappresentante in questo mondo, un canale di collegamento. 1

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’11/03/2019, lezione sul tema del Soggiogamento

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Come un missile che sfugge alla gravità terrestre

Nella saggezza della Kabbalah, studiamo l’azione della Luce superiore sul nostro desiderio di ricevere, nella misura in cui siamo pronti a tali cambiamenti. Non c’è coercizione nella spiritualità. L’uomo deve sottoporsi a tutti i cambiamenti con totale comprensione, sensazione, accordo e sottomissione, in relazione al proprio desiderio. I cambiamenti interiori non possono verificarsi automaticamente, senza partecipazione, impressione e reazione da parte sua. Deve fare degli sforzi per questo. Pertanto, i cambiamenti seri avvengono gradualmente e richiedono molta preparazione.

In sostanza, impariamo come aiutare la Luce superiore a realizzare il programma della creazione in noi, come eseguire la parte di processo che dipende da noi. Questo è lo scopo completo dello studio e della nostra esistenza.1

Come è possibile che il desiderio egoistico si sottometta davanti al Creatore e tragga persino piacere dall’annullarsi? La Luce superiore influenza il desiderio di ricevere e lo cambia in modo che inizi a provare piacere nel sottomettersi alla Luce. Qualsiasi cambiamento nel desiderio è possibile solo per mezzo della Luce che ritorna alla fonte.

Il desiderio vuole ancora provare piacere, ma il tipo di ricezione cambia. Prima godeva nel ricevere e ora gode per il fatto che non riceve. Il piacere precedente era una forma di soddisfazione semplice e naturale. Adesso il piacere deriva da un riempimento diverso, dalla sensazione di arrendersi al Creatore.

Il desiderio non sente ancora il Creatore, ma sente già che si sta sottomettendo davanti a Lui, davanti a qualche tipo di qualità superiore. La vera azione di sottomissione dà al desiderio soddisfazione, piacere, calma e gioia per il suo stato. Questa è l’influenza della Luce superiore sul desiderio. Ciò accade anche prima di entrare nel mondo spirituale (prima del Machsom), prima di acquisire la qualità della dazione.

Prima di questa sottomissione, in genere una persona sperimenta stati opposti: rabbia, irritazione, collera. È furiosa per essere costretta ad arrendersi. L’egoismo sta cercando con tutti i mezzi di fuggire dalla sua gabbia. Questo è tutto un periodo alla fine del quale, all’improvviso, sopraggiunge la calma e la persona sente quanto sia bello arrendersi.

Essa sperimenta questi due stati opposti in modo molto forte ed emotivo: una grande rabbia e, subito, una calma totale. Capisce che la sottomissione è la cosa migliore. Questa è la prima correzione che poi la accompagna lungo tutto il percorso.

Se è in grado di sopportare un lungo periodo di frustrazione, irritazione, dolore per l’invidia e le ambizioni pungenti che bruciano dentro e sconvolgono la sua anima, allora in un certo istante, ad un tratto, la persona esce come se si trovasse all’aria aperta.

Come un missile che, con sforzi enormi, sfugge alla forza gravitazionale della Terra e all’improvviso si trova nello spazio esterno dove tutto è quiete, calma e assenza di peso.2

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07/03/2019,“Gli Scritti di Baal HaSulam, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot, Articolo 74”

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2 Minuto 23:20; 48:42

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È difficile da credere, ma succederà

Se una qualsiasi parte del mondo non funziona perfettamente è segno che c’è un difetto in me. La fine della correzione dovrebbe essere messa in pratica nel mondo in cui viviamo ora. L’intenzione di dare, una corretta distribuzione, buone relazioni: tutto ciò deve essere realizzato qui. Tutti saranno occupati a soddisfare gli altri. Questo diventerà il loro lavoro, il loro più grande desiderio. L’intenzione deve essere unita all’azione. L’amore guiderà le persone e costringerà il desiderio di ognuno a diventare come il desiderio del Creatore.

È difficile da credere, ma succederà. Secondo il programma della creazione, la Luce superiore deve discendere attraverso tutti i mondi fino al punto più basso e trasformare l’intera creazione nel mondo dell’infinito. Non una singola parte può essere lasciata incorretta e non trasformata in dazione. Come i profeti scrissero: “Il lupo dimorerà con l’agnello …”, così sarà. Due opposti coesisteranno pacificamente insieme.

Tutti i mondi spirituali ed il mondo fisico raggiungeranno la correzione completa. Cioè, io devo raggiungere la connessione reciproca con tutte le persone, in modo che il Creatore si rivelerà tra noi e, dall’unione di Israele, la connessione si diffonderà a tutte le altre nazioni. E tale connessione si estenderà dall’umanità a tutti gli animali, quindi alle piante e infine alla natura inanimata.

Tutto sarà allora in equilibrio. Al momento, ogni livello della natura è fuori equilibrio a causa dell’influenza umana. Ma il mondo raggiungerà la correzione completa, la totale armonia, in cui tutti si completeranno a vicenda e saranno inclusi l’uno nell’altro. Ne consegue che anche la particella più piccola, un insetto minuscolo, che è integrato negli esseri umani, contiene tutti i mondi.

Il punto più basso, il centro di tutta la creazione, è chiamato il punto di questo mondo, la parte finale della discesa di tutti i mondi. Alla fine della correzione, questo mondo acquisirà la stessa importanza del mondo di Atzilut. Tuttavia, non stiamo parlando delle forme corporee immaginarie che vediamo ora: piante, alberi e animali. Stiamo parlando delle forze dietro di loro, di concetti. Tutti questi concetti saranno elevati al livello di dazione.

Viviamo in un mondo immaginario perché è così che ci vengono rivelate le forze spirituali. Pertanto, non abbiamo bisogno di correggere le forme corporee, ma, quando correggeremo i Kelim spirituali, questo mondo cambierà e tutte le sue parti si integreranno l’una con l’altra, si uniranno. Infatti, il lupo vivrà in pace accanto all’agnello, e tutto sarà unito in un unico HaVaYaH.1

Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 3/03/2019, “Costruire la società futura”

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La differenza tra paura fisica e paura spirituale

Quando si parla di paura, ci si può riferire sia alla paura della morte che alla paura generata dall’incertezza nella quale viviamo. Qual è la differenza fra paura e timore?

Quando lavoro con il mio desiderio di ricevere nella paura per me stesso, per il mio egoismo, questa si chiama paura. Se lavoro con il mio desiderio per l’amore di donare al Creatore e dubito che io sia in grado o meno di dare al Creatore, senza pensare a me stesso, questo si chiama timore.

La paura risiede dove si trova il mio egoismo (il desiderio di ricevere per me stesso), e il timore risiede dove si trova il Creatore (il desiderio di dare a Lui). La paura è una conseguenza della mancanza di fede.1

La paura fisica mi fa capire che non ho paura spirituale. Se ho paura del Creatore, non c’è spazio per la paura fisica; la eleverò allora al livello spirituale. È importante il perché lo sto facendo: voglio solo liberarmi della paura fisica o sono felice di farlo perché è un incentivo per me per raggiungere il timore nei confronti del Creatore?

La paura è una sensazione nella volontà di ricevere e il timore si trova nel desiderio di donare. Pertanto, è necessario usare la paura in forma molto prudente, nella misura minima possibile, poiché non corrisponde al desiderio corretto degli amici e al desiderio corretto del Creatore.

È necessario elevare al massimo la grandezza e l’importanza del Creatore affinché rappresentino la forza trainante che ci spinge in avanti, e non la paura che ci trattiene da dietro.

Immagino la grandezza del Creatore e, quindi, mi sforzo verso di Lui, non per nascondermi dal problema ma per cercare di raggiungere la fonte del bene. Cioè, devo orientarmi al massimo verso la dazione.2

Ho solo bisogno di avere il timore di smettere di pensare al Creatore, che non c’è nessun altro oltre Lui, che è buono e fa il bene, di precipitare in questo mondo e trascurare il Creatore invece di apprezzarlo e di disconnettermi dalla decina e dimenticare i miei amici.

Sono pronto ad essere connesso al Creatore, ma la mia connessione a Lui attraverso il gruppo è costantemente interrotta. Il Creatore è una forza immutabile, ma l’anima, cioè la decina, cambia continuamente, e per questo la perdo ogni secondo. Pertanto, ho paura di perdere la mia anima (Kli), la decina. Improvvisamente, cadrò e sarò portato via nel flusso turbolento e i miei amici non saranno capaci di salvarmi o non saranno in grado di scavare e tirarmi fuori dalla mia prigione egoistica.

Se mi allontano dalla decina, significa che mi sto allontanando dal Creatore. Se mi trovo lontano dalla decina, ma penso di essere connesso al Creatore, significa che non si tratta del Creatore ma di una direzione completamente opposta e ho perso tutti i 180 livelli, come è scritto: “Non Mi hai invocato, o Giacobbe”3.

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 10/02/2019, “Per aumentare la grandezza del Creatore nei nostri occhi”

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Tracciando il cammino verso il Creatore

Noi restringiamo sempre più il nostro cammino affinché sia più focalizzato e definito, diventando una linea molto stretta che ci porta al Creatore. Poi realizziamo solo quelle azioni consecutive che ci conducono allo scopo. In questa stretta linea comincia la scala dei gradini, l’amore per gli amici e l’amore per il Creatore.

Come arriviamo a questo luogo nel quale comincia questa linea sottile? È molto semplice. “Il luogo” è il desiderio. Restringi il tuo desiderio verso un’intenzione, verso uno scopo, e ti troverai in questa linea sottile. La cosa più importante è fare tutto attraverso il gruppo con lo scopo di dare al Creatore, che si trova nel centro del gruppo, e sicuramente camminerai su questa linea. 1

Non possiamo ascoltare il nostro cuore perchè è rivestito di molti strati. Il Creatore si trova nel nostro cuore ma noi non lo sentiamo; sentiamo solo i desideri superficiali. È una sensazione inimmaginabile quando il Creatore si rivela nel cuore di una persona e diventa un cosa sola con esso. Questo è il fine della correzione.

Ad oggi siamo ancora molto lontani da questo stato. Dobbiamo “svestire” il nostro cuore, togliergli tutti gli strati per rivelare la verità nel cuore che pulsa. Adesso ha un’armatura di pietra e pertanto viene chiamato “il cuore di pietra”. 2

Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 23/01/2019 “Gli Scritti del Baal HaSulam – Matan Torah (Il Dono della Torah), Punto 14”

1 Minuto 22:45
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Possiamo sottrarci al controllo dell’egoismo

Siamo fatti di desiderio di ricevere, di egoismo, che si preoccupa solo del proprio benessere. Ma questa forza che esiste in me e si preoccupa solo di se stessa, non sono io, ma si tratta una forza estranea che esiste nel mio corpo. Noi non lo comprendiamo e ci identifichiamo in essa perché siamo nati e cresciuti con lei.

Quindi io non posso nemmeno immaginare che il mio desiderio egoistico non sia realmente mio. Ma posso elevarmi al di sopra di esso, separarmene e percepirlo come un estraneo che esiste al di fuori di me. Questo è chiamato il potere del Faraone sull’uomo. Se io scopro che l’egoismo è fuori di me, significa che rivelo il Faraone.

Se io costruisco l’amore per gli amici nel gruppo e attraverso di esso provo a disegnare la Luce circostante, allora questa Luce mi colpisce e mi divide dal mio desiderio di ricevere. Allora sento che questa forza mi è estranea, non è mia. Ma mi ha dominato per così tanto tempo che ho pensato
fosse mia.

Gradualmente, mi rendo conto che l’egoismo non sono io, ma è stato così astuto e insidioso che mi ha penetrato e ha preso il controllo di ogni mio desiderio e pensiero, del mio cuore e della mia mente. Ha governato tutto, ma ora vedo che pian piano posso liberarmi di lui, scansarlo e rimanerne fuori.

Io voglio trovarmi in un territorio neutrale, non sotto il suo comando. Sento che lui determina cosa penso e cosa voglio. E io non sono d’accordo con questo! Voglio che una forza diversa domini su di me, la forza della dazione, la forza del Creatore.

Queste due forze sono opposte l’una all’altra.

Ma come posso fare questo? Vedo che il desiderio egoistico mi sta portando alla tomba. Guarda cosa sta succedendo nel mondo, dove sta andando. Tutti stanno già cominciando a capire dove la nostra natura egoistica ci sta spingendo.

Pertanto, ho bisogno della luce che riforma, della forza della Torah, che mi separerà dal mio desiderio di ricevere. Comincerò a capire che questo desiderio è malvagio e che posso uscirne. Ho avuto “sette anni grassi” (“sette anni di sazietà”), ho tratto il massimo beneficio dal mio desiderio di ricevere, dal frutto del suo sviluppo in una forma capitalistica ed egoistica e da tutte le benedizioni del progresso.

Tuttavia, oggi riveliamo che il desiderio egoistico non ci porterà al bene. Ne risulta che questo potere è malvagio. Quindi dobbiamo decidere cosa fare. Le persone con un punto nel cuore orientato verso la forza superiore che desiderano rivelare il Creatore, il mondo superiore, l’essenza della vita e il suo significato, hanno uno scopo nella vita e sono pronte a realizzarlo.

Dall’alto esse vengono condotte verso un gruppo, nel luogo della loro corretta realizzazione, e l’obiettivo di una persona è scegliere questo buon destino e risvegliare la Luce che riforma attraverso il gruppo. Solo con l’aiuto della Luce una persona può cominciare a separarsi dal suo egoismo, che la occulta, e cominciare a sentirlo come la forza di qualcun altro, il potere del Faraone, ed arriva ad odiarlo. “Anche se sono cresciuto nella casa del Faraone, alla fine sono scappato via da lui”.

Possiamo fare tutto questo lavoro nella decina, ciascuno aiutando e sostenendo gli altri e mostrando un esempio di dazione reciproca. Nella misura dei nostri sforzi per unirci, attireremo la Luce che riforma, che ci separerà dal desiderio egoistico e ci porterà in un nuovo ambiente, sotto il potere buono del Creatore.

Da una parte c’è il dominio del Faraone, dall’altra parte, il dominio del Creatore, e noi ci troviamo in mezzo. I Faraone, di conseguenza, si trasforma nella linea di sinistra, la Luce che riforma è nella linea di destra, e nel mezzo noi uniamo entrambe queste forze.

Siamo fatti di desiderio di ricevere fin dalla nascita, lo prendiamo in prestito dal Faraone, e questo desiderio di ricevere ci porta a volere sempre di più in termini materiali. Ma al di sopra di esso, costruiamo una restrizione, uno schermo, la Luce riflessa, tutte le correzioni ricevute dalla Luce che riforma, e in questo modo diventiamo liberi.

Pertanto, senza metterla in pratica nel gruppo, non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di seguire questa via. Tutto inizia con la frammentazione, il peccato dell’Albero della Conoscenza. Come Adam chiese al Creatore: “Io e il mio asino mangeremo dalla stessa mangiatoia?” – intendendo – sarò un asino a cui piace solo riempire il suo corpo? E dov’è l’uomo in me?”

Il Creatore risponde a questo: “Aspetta, ci sarà la frammentazione, la rivelazione del male, e allora ‘con il sudore della tua faccia mangerai il tuo pane’”, cioè, otterrai saggezza, rivelerai il Creatore e diverrai un uomo.1

Il Faraone mi appare per la prima volta quando sento il mio egoismo che si separa da me, si stacca da me e mi diventa estraneo. Sento che io e lui non siamo più la stessa cosa. L’egoismo è una potenza estranea, posta al di sopra di me dall’alto. Sebbene sia stato tutto stabilito dal Creatore, non sono d’accordo con questo. Allora questa forza si chiama Faraone. Questo è già un progresso significativo.2

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 13/01/2019, Gli scritti di Rabash, Vol.1, Articolo 2 “Riguardo all’amore per gli amici” (1984)

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Portiamo la nostra anima frammentata sino al Creatore

Quando un essere umano studia la saggezza della Kabbalah, i suoi desideri sono in costante crescita. Ma questo avviene solo allo scopo di dargli la linea di sinistra, suscitando in lui un desiderio corrotto di ricevere, in modo che abbia qualcosa da superare e qualcosa con cui rivolgersi al Creatore. Abbiamo bisogno dello spessore del desiderio (Aviut) su cui possiamo costruire lo schermo e la Luce riflessa.

Con la Luce riflessa diciamo al Creatore: “Sebbene Tu ci abbia dato il desiderio di ricevere, stiamo costruendo il desiderio di dare, attraverso la restrizione, lo schermo e la Luce riflessa”. E tutto ciò viene fatto con l’aiuto della Luce che ritorna alla fonte chiamata Torah. Il Creatore si riveste in queste correzioni sotto forma di Luce diretta e si fonde con la creazione.1

Dobbiamo portare la nostra anima frammentata al Creatore, ma prima dobbiamo rivelarla. È il Creatore che l’ha frammentata e ha preparato tutto, ma abbiamo bisogno di fare questa scoperta, chiamata la realizzazione del male, da soli. Vogliamo unirci per rivelare il Creatore tra noi e non possiamo farlo perché siamo frammentati. È necessario portare questo vaso rotto dell’anima a Lui e farglielo incollare! E quando ripara il vaso, Egli si riveste in esso.

Dobbiamo venire con questo vaso e chiederne la correzione, come un bambino piccolo in lacrime che porta a sua madre un giocattolo rotto. Non c’è nient’altro da rivelare in questo mondo: c’era un’anima completa e il Creatore l’ha frammentata. Ora dobbiamo rivelare questa frammentazione e chiederGli di correggerla e quindi di riempirla. Ci sono due tipi di azioni che dobbiamo evocare: la correzione e il riempimento.2

Il cuore è un desiderio inizialmente corrotto, oscuro. Come è scritto: “L’inclinazione del cuore dell’uomo è cattiva fin dalla sua giovinezza (Genesi 8:21)”. Pertanto, è necessario correggerlo alla dazione, in modo che ami il prossimo. Invece di amare se stesso, il suo cuore amerà gli altri. Secondo la misura in cui un essere umano riesce ad uscire da se stesso, verso i suoi amici, e si connette con loro costruendo un Kli comune, il Creatore può rivestirsi in loro. Questo è chiamato un cuore corretto.

Il cuore di un essere umano da solo non può essere corretto. Ma se dieci individui uniscono i loro cuori e diventano come un solo uomo con un solo cuore, in questo modo costruiscono il loro Kli spirituale. In un singolo essere umano non può esserci alcun Kli spirituale; c’è bisogno di almeno due esseri umani o, meglio ancora, di dieci.

Ci sembra che sia più difficile connettere dieci uomini rispetto a due. Ma questo non è vero. Dopotutto, la Luce superiore arriva ad una decina in una forma speciale. E se ci sono meno di dieci esseri umani, allora si dice: “Perché sono venuto e non c’è nessun uomo”, poiché è la decina che si chiama ‘Uomo’.

Tuttavia, anche meno di dieci uomini attirano la Luce a sé, ma mai uno solo, perché un uomo da solo non ha alcuna connessione con la Luce.3

Noi ancora non percepiamo che i nostri desideri egoistici si ergono tra noi. Semplicemente non ci tocchiamo, ci ignoriamo come se non fossimo connessi in alcun modo. Questo fatto ci tiene ancora lontani dalla costruzione di un Kli comune. Il Kli comune è costruito sulla base del fatto che sentiamo una collisione tra noi e, al di sopra di essa, una connessione. Dopotutto, il Creatore ha creato il vaso dell’anima e lo ha rotto. E dobbiamo rivelare questa rottura, il distacco tra noi e il modo in cui possiamo ridurlo, includendoci l’uno nell’altro. Nonostante la nostra riluttanza ad unirci, ci costringiamo ad avvicinarci sempre di più e poi avviene l’accoppiamento per mezzo della Luce che riforma.4

La rivelazione del Creatore alle creature in questo mondo avviene quando all’interno di un gruppo kabbalistico fisico, nell’unione dei cuori, vengono rivelati il potere della dazione reciproca, il potere della fede, il potere di Bina, il potere della Luce riflessa in cui la forza superiore si riveste, il Creatore, l’illuminazione di Hochma rivestita nella Luce di Hassadim.5

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’08/01/2019, “Il modo corretto di studiare la saggezza della Kabbalah”

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“Il percorso della Torah e il percorso della sofferenza”

Che ci piaccia o meno, siamo obbligati ad attraversare tutte le fasi dello sviluppo spirituale. È impossibile saltare qualcosa e tutto dipende dal metodo col quale arriviamo ad ogni fase successiva. Ogni fase è necessaria perché sviluppa le nostre sensazioni, la mente, la consapevolezza, l’attenzione e il libero arbitrio che ci permette di raggiungere lo scopo in modo maturo.

Ci sono due strade: il percorso della luce e il percorso della sofferenza, due forze che operano su di noi e sviluppano in noi la rivelazione del male. Riconoscere il male significa non seguire ciecamente la propria natura animale, primordiale, ma scegliere ogni volta un’impostazione sempre più elevata, una legge superiore, un principio più alto e passarlo al livello successivo, decidendo cosa è più vicino al Creatore, all’espansione, alla consapevolezza e all’adesione con la forza superiore.

L’uomo è sempre in lotta fra la sua natura animale, corporea, che vuole affermare completamente la propria natura egoistica, e il principio spirituale per cui l’adesione con il Creatore, la connessione, l’unificazione, il conseguimento della natura integrale e l’amore per il prossimo come per se stessi, sono i valori più elevati.

Ci è stata data libertà di scelta in modo da preferire la strada giusta invece del pragmatismo egoistico materiale, ma l’egoismo ci è molto vicino e ci controlla. Questo è il motivo per cui è così difficile ogni volta vedere e capire il bisogno di uno sviluppo spirituale. L’egoismo materiale ci annebbia la vista e non ci consente di vedere alcun beneficio in ciò che va oltre l’ambito del corpo animale.

Ecco perché è così importante creare il giusto ambiente. Solo questo può aiutarci ad uscire un po’ da noi stessi e a guardarci intorno per attirare la luce circostante, cioè per farci prendere la medicina che ci cambierà. Naturalmente è impossibile farlo da soli, soltanto l’ambiente ci convincerà a prendere la medicina dall’esterno, in contraddizione con la nostra natura, in lotta con la fede al di sopra della ragione, spostandoci in avanti passo passo e manifestando libero arbitrio.1

Prima della luce si rivela sempre l’oscurità. C’è ancora così tanto buio nel mondo che non comprendiamo pienamente neppure quanto sia buio, ma pensiamo che debba essere in questo modo. Nessuno vuole ammettere che ci troviamo al buio in tutti i campi della vita. Quante persone sbagliano credendo che oggi la democrazia e il liberalismo siano una forma di esistenza avanzata? Il liberalismo in sé non è del tutto sbagliato, ma il problema è che non può essere realizzato a queste condizioni.

È così in tutto, “il beneficio della Luce si rivela dall’interno delle tenebre”. Più sentiamo l’oscurità, più riveleremo la luce. Pertanto, ogni fase consiste di ascese e discese, giorno e notte. Questo mondo si sta già svegliando, ma è ancora al buio.

Questo 2019 sarà un anno molto buio. Ma questo è lo sviluppo corretto perché così comprenderemo che è giunta la fine del nostro sviluppo corporeo e smetteremo di rincorrere i valori che hanno dominato il mondo per migliaia di anni. L’umanità ha tentato di tutto: comunismo, fascismo, socialismo, liberalismo, democrazia e così via; ha maturato esperienza su tutto.

Ora il mondo sta affrontando uno sviluppo completamente nuovo. La cosa più importante è comprendere che il nostro unico nemico è l’egoismo. Se cambieremo la nostra natura egoistica, correggeremo interamente la nostra vita, come se avessimo un computer con miliardi di vari dettagli che sono tutti corretti ma sono elaborati da un programma sbagliato, rovinato. È necessario cambiare il programma per collegare tutti questi dettagli, trarre le dovute conclusioni e applicarlo correttamente.

Tutto inizia con il riconoscimento del male. Finché non correggeremo la natura della persona, tutta la saggezza e la conoscenza accumulate rimarranno inutili e persino dannose. In questo caso è meglio sedersi e non fare nulla.

Ogni impresa egoistica finisce nel fallimento. Ogni rivoluzione è cominciata con entusiasmo, con la speranza di miglioramento almeno per alcuni a spese di altri: i gilet gialli in Francia, i rossi in Russia, oppure i neri in Germania. Tuttavia nel tempo diventa chiaro che tutti questi movimenti sono egoistici e di solito sono basati sull’odio di un gruppo di persone verso un altro.

Il problema è sempre l’ego dell’uomo che esiste sin dalla sua creazione. Più un paese è sviluppato, più in esso governa l’egoismo. Finché non correggeremo l’egoismo, sarà meglio non fare nulla, perché qualsiasi cosa si rivelerà dannosa per noi.2

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 31/12/2018, Gli scritti di Baal HaSulam, “La Libertà”, Titolo “Il percorso della Torah e il percorso della sofferenza”

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Come evitare la sofferenza

Tutta la correzione avviene nell’unione

Tutta la correzione risiede nell’unione. Tutto ciò che dobbiamo fare è unirci: tutti, tutta l’intera creazione. Se ci sforziamo solamente nella direzione dell’unione all’interno della quale il Creatore si rivelerà, e l’obiettivo della nostra vita è lo scopo della creazione, allora ci stiamo muovendo nella giusta direzione.

Il Gruppo Mondiale di Bnei Baruch è solo un’avanguardia che sarà seguita da sempre più parti dell’anima comune frammentata, che si uniranno a noi. Il Creatore avrà così l’opportunità di essere rivelato all’interno delle creazioni con tutta la Sua forza.1

Io devo lavorare sull’amore per i miei amici a prescindere da come i miei amici si comportano nei miei confronti. Dopo tutto, li percepisco come se mi fossero stati inviati dal Creatore che organizza tutto questo quadro per me. Sono obbligato ad accettare questo quadro “così com’è” e a capire che non vedo i miei amici, ma me stesso nella forma invertita: davanti a me non ci sono i miei amici ma il mio “io” interiore.

Il comportamento dei miei amici è una manifestazione delle mie caratteristiche che devo ancora correggere. Pertanto, non importa quello che ascolto e percepisco mentre comunico con i miei amici, quanto mi insultano e mi trascurano, e non solo loro, ma il mondo intero in generale. Devo correggermi in modo tale da percepire ogni amico, questo mio collega sulla via del raggiungimento dello scopo della creazione, come il mio migliore amico, e coltivare in me stesso l’amore per lui.

Grazie all’amore per il mio amico che cresce dentro di me, vedrò che egli si sta correggendo, diventando improvvisamente migliore, più piacevole, più desiderabile, più morbido e gentile, poiché è scritto che “L’amore copre tutti i crimini”. Inoltre, continuerò a vedere un cattivo atteggiamento da parte sua ed allo stesso tempo lo avvolgerò d’amore finché non rivelerò che tutto questo è organizzato dal Creatore.

Il Creatore indurisce il mio cuore per mezzo di tale rivestimento esterno, in modo che io sviluppi la mia caratteristica di dazione al di sopra di esso. Dopo tutto, è impossibile svilupparsi sulla base di cose piacevoli. Sarò naturalmente gentile con qualcuno che mi ama perché è piacevole e benefico per il mio egoismo.

Se vedo che gli amici mi trascurano e mi rifiutano, allora ho l’opportunità di lavorarci sopra. Divento molto sensibile e noto sottigliezze che non avevo mai visto prima: qualcuno si allontana un po’ da me, non mi guarda in modo amichevole e mi ignora. Improvvisamente mi fa male e risveglia in me resistenza e odio.

Eppure, mi preparo a trattenermi. Poi, cerco di risvegliare l’amore in me stesso, coprendo con esso tutti i difetti che vedo in un amico. Scopro allora che non c’è nessun amico: queste sono le caratteristiche egoistiche che il Creatore mi mostra. È su questa profondità di egoismo che ho l’opportunità di costruire una connessione con il Creatore, aderire a Lui, e vedere che non ci sono amici, solo il Creatore.

La cosa più importante è non dimenticare che tutto questo è opera del Creatore, ed il mio compito è quello di verificare e scoprire che non sono capace di svolgere questo compito da solo. La persona non può correggersi da sola; è stata creata solo per chiedere al Creatore di correggerla, è stata creata per la preghiera. Dobbiamo sempre rivolgerci al superiore e chiederglielo.

Il nostro compito è quello di identificare i nostri difetti e chiederne la correzione. Perciò, gli amici diventano per me un ambiente vitale senza il quale non potrei rivolgermi al Creatore. Quanto peggio i miei amici mi trattano, o almeno questo è ciò che percepisco io, tanto più mi aiutano a rivolgermi al Creatore.

E così scopro che io stesso sono alla ricerca di un’opportunità di correzione, come un vecchio che cammina chino cercando qualcosa che non ha ancora perso. Faccio uno sforzo per identificare carenze che possono essere raccolte e aggiunte alla mia preghiera.2

Un amico viene “comprato” dal proprio auto-annullamento. Devo pagare con qualcosa per tale “acquisto”, cioè rinunciare a qualcosa, ossia sacrificare il mio egoismo. Non posso distruggere il mio egoismo, ma è possibile cambiarne l’uso da egoismo a dazione con l’aiuto della Luce che riforma. Questo si chiama “comprare un amico”. 3

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14/10/2018, Preparazione al Congresso Virtuale 2018.

1. Minuto 1:20
2. Minuto 4:00 – 11.00
3. Minuto 1:28:50

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