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Non dimenticare…

La festa di Purim è la più felice, il miglior momento per grandi misericordie. Purim rappresenta tutto il nostro lavoro spirituale.

Tutti i giorni festivi sono legati alla connessione dell’anima frammentata di Adam HaRishon, il primo uomo, però solo Purim rappresenta la fine di questo processo, l’ultima azione, chiamata Gmar Tikkun, la fine della correzione.

Così ricordiamo tutto il nostro desiderio egoistico di ricevere piacere con tutto il suo tremendo peso e comprendiamo che non vi è modo di resistergli. Siamo molto deboli. Anche il giusto Mordechai si siede su una roccia di fronte alla porta del re, un povero anziano che nessuno nota, mentre Amman governa tutto il regno, come la mano destra del re.

Il Creatore, in proposito, incorona l’ego affinché governi, come è scritto: “Ho creato l’inclinazione al male”. Il faraone (l’egoismo) è il re del mondo, in diversi ruoli e personaggi. Solo quando l’uomo sente che l’esistenza è minacciata, si sveglia; chi lo aiuta a risvegliarsi? Amman lo fa dicendo: “Distruggiamo, dalla base, questa radice che potrebbe risvegliare il desiderio di dare o l’intenzione di dare, perché dovremmo lasciarla? Sono il re!”.

Quando raggiungiamo questa altezza del desiderio di ricevere che vuole controllare tutto con l’intenzione di ricevere, scopriamo che il desiderio di ricevere è materia immutabile, ma l’intenzione di ricevere è scorretta e possiamo controllare il desiderio di ricevere con l’intenzione di dare. Anche se l’intenzione di dare è contraria alla natura ed è molto debole, contraria alla nostra coscienza, comprensione e natura stessa ed inoltre il re, ovvero il Creatore, non la appoggia, lei è ancora lì. Come possiamo lottare? L’intenzione di dare è troppo debole, troppo tenue e delicata per confrontarsi con Assuero che appoggia Amman con il potere del male.

Però c’è una parte del desiderio di ricevere che si chiama “giudei” (Yehudi), questa parte possiede la forza potenziale dell’unione. Se una minaccia grave incombe su di essi, si uniranno. A prescindere dal fatto che questa unione venga loro imposta, provocata dal timore della distruzione, in qualche modo attrae la Luce che riforma, la forza superiore. Questa risveglia il re Assuero, che inizialmente appoggiò Amman, ma dopo l’unione degli ebrei, completa ed appoggia felicemente Mordechai.

Tutto dipende dal gruppo, che potenzialmente viene chiamato “giudei” (la parola ebrea per ‘giudeo’ [Yehudi] proviene dalla parola ‘unito’ [Yihudi]. Così quando si uniscono, prima per coercizione e dopo in maniera volontaria, ottengono una grande forza, prima per controllare il re Assuero e dopo per distruggere il potere di Amman, l’inclinazione al male che avrebbe potuto distruggerli facilmente.

Tutto questo fu fatto per la loro unione che aveva attratto quella grande forza che li aiutò ad unirsi anche di più e dopo, agendo con il potere dell’unione, sottomisero il potere della separazione, il potere di Amman.

Lo fanno in ogni grado e stato, perché questa è la correzione ed in Purim viene rappresentata come un miracolo. Purim è un’enorme volontà di ricevere, nelle sue 32 parti, che non è possibile correggere direttamente. Per questo viene considerata un miracolo, perché possiamo correggere gradualmente 288 parti del desiderio di ricevere, nei 125 gradi e, il cuore di pietra, si unisce a tutta la correzione, anche se non vi appare. Solo nell’azione finale, il cuore di pietra nasce ed è corretto dalle 288 parti ed anche le 32 parti entrano nella correzione in un sol colpo. Così arriva la Luce della fine della correzione.

A Purim possiamo vedere tutto questo processo di correzione: l’esilio e la liberazione di tutte le sue forme. Per questo Purim comincia con la lettura del capitolo Ricorda quello che Amalek ti ha fatto. L’intenzione per il proprio beneficio, chiamata inclinazione al male o Amalek, ci accompagna tutto il tempo e precisamente grazie ad Amalek arriviamo al Creatore.

Se non fosse stato per questa inclinazione al male, mai avremmo provocato l’unione, mai avremmo rivelato la nostra separazione dal Creatore e non saremmo riusciti ad essere uguali nella forma con Lui. È impossibile ottenere l’adesione senza l’aiuto di questa forza maligna che lavora nella linea di sinistra.

Per questo dobbiamo ricordare quello che Amalek ci ha fatto. In ogni stato il Creatore ci invia un aiuto al contrario, e questo è un grande aiuto. Abbiamo solo bisogno di sapere come relazionarci correttamente con queste forze della natura.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 27/02/2018, “Gli Scritti di Rabash”, articolo 21

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Il punto di contatto con la verità

Come arriviamo ad una vera preghiera che nasce da un desiderio genuino? È scritto: “Una persona è dove sono i suoi pensieri. Perciò, devo cominciare ad esaminare dove sono i miei pensieri: limitare me stesso, il mio desiderio, ad un solo punto e con questo connettermi al Creatore. Poi comincio a sentire differenti stati che mi attraversano e in ognuno di essi devo acquisire nuovamente l’adesione con il Creatore.

Può darsi che, fino ad un certo punto, io non sappia esattamente come fare questa restrizione, ma continuo a provarci, come un bambino che vuole crescere. Questo è il modo in cui costruisco il mio Partzuf spirituale e osservo tutti i disturbi che il Creatore mi manda da tutte le parti, quelli che mi spaventano, che mi confondono e agitano il mio cuore e la mia mente. Ma ritorno continuamente al punto di adesione. Non mi viene chiesto altro, è così che costruisco il mio progetto spirituale.

Se, al di sopra di tutti i disturbi, mi annullo e torno a connettermi al Creatore, allora ogni disturbo nel mio cuore e nella mia mente viene corretto e incluso nella santità. Questo è il motivo per cui rimarrò sempre nel desiderio genuino e nella vera preghiera, cercando costantemente di tornare all’adesione e accorgendomi che non posso farlo senza l’aiuto del Creatore. Rivelerò continuamente i problemi e applicherò il mio sforzo nel chiedere l’adesione con il Creatore.

Il mio primo punto di adesione deve essere autentico. Non ne faccio parte, c’è solo il mio obiettivo di aderire al Creatore. E poi comincio a studiare il Creatore, dalle Sue azioni su di me posso conoscere il Suo atteggiamento, il carattere, il comportamento e capire cosa Lui vuole dirmi. Questo, in sostanza, è ciò che viene chiamato la scienza della Kabbalah.

I libri della Torah sono santi perché sono stati scritti da coloro che erano in santità, nel mondo spirituale, cioè, in dazione e nel conseguimento della forza superiore, in amore fraterno, al tempo in cui questi libri furono scritti. Se una persona sta scrivendo in virtù della sensazione di conseguimento del Creatore, “Il buono che fa il bene,” dal desiderio di fare del bene a tutti, dallo stato di amore verso il prossimo come per se stessi, allora i suoi scritti sono detti santi, e contengono la qualità della dazione, Bina.

Tuttavia, la persona che legge questo libro potrebbe non avere intenzioni buone e corrette. Dopotutto, siamo nati egoisti e partiamo da un bilancio negativo, desiderando di raggiungere la ricompensa o almeno di evitare la punizione. Una persona pensa che la Torah sia un rimedio meraviglioso per tutti i problemi e, il suo studio, la farà sentire meglio in questo mondo.

Pertanto, essa studia per il proprio miglioramento in questo mondo e forse nell’altro mondo, a causa del timore della punizione e del desiderio di ricevere la ricompensa. In questo caso, ciò che è importante per lei è il numero delle Mitzvot che ha osservato e il numero dei libri che ha studiato.

La grandezza del Creatore vuol dire che in qualsiasi stato possa sopraggiungere, qualsiasi problema o disgrazia mi colpisca, prima di tutto penso a Lui. Nemmeno alla mia adesione con Lui, ma solo a Lui, a dargli piacere.

Come si può controllare se una persona si preoccupa veramente della sua incapacità di dare al Creatore o se pensa di se stessa: “Perché non ho ancora raggiunto la dazione?” L’unico modo per verificarlo è vedere se è pronta ad aiutare gli altri ad arrivare alla dazione per il Creatore, allora sta veramente puntando alla dazione.

Uscire dall’Egitto ogni giorno

Prima di tutto, bisogna aderire al Creatore e poi sentire tutti i disturbi attraverso questo punto di adesione; devo aumentare l’adesione con il Creatore grazie ai disturbi, senza sprofondare sempre più nei problemi della vita. Devo abbandonare tutte le paure e i problemi, e aderire a: “Non esiste nulla tranne Lui.” Divento incluso nel Creatore, in questa unica realtà esistente, come un punto, come se fosse l’inizio della creazione.

“Sappi che prima della creazione c’era solo la Luce superiore che riempiva tutto…” E poi, in questa Luce superiore si è formato un punto nero opposto alla Luce nel suo desiderio di ricevere piacere. Ma esso si annulla completamente davanti alla Luce e io voglio fare lo stesso! E dopo che avrò raggiunto il punto di adesione con la Luce, cioè, dopo che vedrò solo il Creatore in tutto ciò che mi accade, potrò aprire la mia mente e il mio cuore, i pensieri e i desideri, fino a quando sarò capace di rivolgerli al Creatore.

Non ho nulla di mio, divento un singolo punto. E tutti i miei sentimenti non appartengono a me, ma sono inviati dal Creatore, in modo che mi legherò ancora di più a Lui. Allora, il mio punto di adesione comincia ad espandersi al di sopra di tutti i disturbi, e la mia area di adesione con il Creatore continuerà a crescere. Così, questi non sono disturbi ma “aiuti al contrario,” perché sono contro di me ma mi aiutano ad aumentare sempre più l’adesione. Non sempre riesco a ricondurre tutto al Creatore, anche se capisco che deve essere così. I miei problemi e le mie paure possono essere così grandi che non sarò in grado di rimanere in adesione con il Creatore. Il segno dell’adesione è la gioia che viene da “Non esiste nulla tranne Lui, il buono che fa il bene.” Quando sono in adesione con Lui, mi sento nella perfezione, perché anche chi aderisce con perfezione è perfetto.

Se non c’è gioia, allora sono in esilio, non sono in adesione con “Non esiste nulla tranne Lui.”
Sono seduto al lavoro e mi sento in esilio, sto sprecando tempo inutilmente. Qualcuno ha inventato tutti questi compiti e io devo sprecare la mia vita così. Non c’è via d’uscita, devo continuare, ma con l’intenzione che mentre lo faccio aderisco al Creatore, annullando me stesso davanti a Lui. E tutto ciò è dovuto al lavoro e ai disturbi, il cosiddetto mondo immaginario che mi dà l’opportunità di aumentare la mia adesione. E se raggiungo l’adesione, smetto di sentire questo mondo, esso sparisce. Nascondendo lo schermo diventa rivelatore; invece di separarsi, diventa unito.

Trasformo l’esilio in redenzione semplicemente attribuendo tutto al Creatore, ed è sufficiente. Tutta la differenza tra Egitto e Israele è che lo stesso desiderio rivelato in Egitto cambia la sua intenzione in dazione; passa attraverso il deserto e diventa la terra di Israele. Così, ogni giorno, dobbiamo vedere che usciamo dall’Egitto.

Ogni giorno devo cercare di raggiungere l’adesione con il Creatore e poi scopro che sono in esilio. Pertanto, il mio lavoro quotidiano è aderire al Creatore al di sopra della separazione e cambiare la mia natura maligna in buona, l’angelo della morte nell’angelo della vita.

Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 7/03/2018Gli scritti di Rabash – La vera preghiera è su una mancanza”

Non esiste nulla tranne Lui

Domanda: Cosa significa “Non esiste nulla tranne Lui”?

Risposta: Questo è esattamente quello che dobbiamo scoprire. In altre parole, esiste una causa per tutto quello che possiamo verosimilmente immaginare e questa causa ha una sola, unica origine.

Essa dispone, decide, realizza ed opera in tutto e si chiama “Non esiste nulla tranne Lui”. Chi è Lui? È la forza della dazione e dell’amore. Queste sono le Sue qualità per quanto riguarda noi. A parte questo, noi non sappiamo nulla di Lui.

Domanda: Come dovrei lavorare con questa forza?

Risposta: Devi rivelarla costantemente in ogni situazione, in ogni azione, in ogni intenzione e in ogni pensiero: in tutto, con la consapevolezza che c’è una sola causa per ogni cosa. Dopotutto, la nostra natura è la materia, il desiderio di ricevere, e ciò che lo mette in moto, in ogni sua forma, è la stessa unica forza, oltre alla quale non esiste nulla.

Perché questa forza anima la materia? Perché vuole spingere il mondo materiale verso l’unione. Perché? Ha progettato per la materia la capacità di arrivare ad essere come la stessa e unica forza che è la causa di tutto, ma la materia deve prima realizzare lo stato di unione.

E allora, questa materia, nella misura in cui si connette nonostante le proprie resistenze, realizza “Non esiste nulla tranne Lui”, l’unica forza, e mentre la realizza, sperimenta se stessa mentre esiste e ne ha il pieno controllo.

In aggiunta, oltre alla propria esperienza dell’esistere, realizza anche cosa significhi esistere ed essere sotto il controllo di tutta la realtà, dato che proprio lo stesso motivo “Non esiste nulla tranne Lui”, conferisce a questa materia, a questa creazione, la capacità di essere al Suo livello, al livello del Creatore.

E allora, il mondo intero, ovvero il desiderio di ricevere che è stato creato, è sotto il controllo del desiderio stesso e non sotto il controllo del Creatore. Questo e ciò che si intende per perfezione.

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Dalla prima parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 15/12/17, lezione sul tema: “Hanukkah nella Saggezza della Kabbalah

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Vedere da un capo all’altro della Terra

I livelli inanimato, vegetale, animato e umano, nella spiritualità, rappresentano la misura della nostra partecipazione al sistema della realtà. Al livello inanimato, rivelo questo sistema solo passivamente, essendo sotto il controllo totale della forza superiore.

Sono come un embrione nell’utero della madre il cui unico lavoro consiste nel completo annullamento di sé. Questo lavoro è a livello inanimato: nella misura in cui mi annullo rivelo il superiore.

Nel grado vegetale, mantengo il livello inanimato perché tutto deriva da esso, ma già ho svolto azioni speciali che mi permettono di rivelare più profondamente il superiore. Significa che divento una pianta.

Tuttavia, la mia crescita avviene in armonia con il superiore: qualsiasi cambiamento scopro in Lui, io cambio nello stesso modo. Mantengo sempre la somiglianza con Lui, cioè, l’adesione, come una pianta che cerca sempre di raggiungere la luce, il sole.

Poi vedremo che tutto il mondo: inanimato, natura, piante, animali ed esseri umani, chiunque tranne i kabbalisti, ripete diligentemente i movimenti del Creatore, nel senso che tutti loro esistono in adesione alla forza superiore. Tuttavia, il kabbalista deve raggiungere consapevolmente l’adesione con il Creatore.

Nel livello inanimato della spiritualità, possiamo connetterci solo attraverso il nostro annullamento. Annullando me stesso, posso entrare nell’altro senza essere percepito da lui, ma allora anche la comunicazione è impossibile fra noi. Nasce una connessione fra noi che non porta ancora a nessuna conseguenza. Tuttavia, fornisce semplicemente le basi per successive forme di comunicazione.

Quando ci connettiamo reciprocamente in questo modo inanimato, annullandoci l’uno con l’altro, raggiungiamo il contatto con il Creatore, solo che ancora non lo percepiamo.

C’è una sensazione comune di essere sotto il controllo di un qualche tipo di potere, di dominio, ma niente di più. Sebbene questo sia già uno stato spirituale, cioè la Luce generale di Nefesh, ci sono una percezione e una comprensione molto limitati in essa, solo la sensazione di essere in un ambiente spirituale. Comunque, c’è già il contatto con la forza superiore.

L’annullamento di una persona davanti al Creatore è chiamato “santo immobile,” uno stato di santità inanimato. Diventa assolutamente senza parole, e accetta tutto ciò che fa il superiore. Perciò, sente di esistere dentro al superiore come un embrione nel grembo della madre che “vede da un capo all’altro della Terra, una candela brucia sopra la sua testa e gli viene insegnata l’intera Torah.” Tutto ciò perché ha annullato completamente se stesso al suo livello.
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Dalla terza parte della Leziona quotidiana di Kabbalah dell’11/1/18, Gli scritti di Baal HaSulam, “Introduzione a Il Libro dello Zohar”

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E’ il momento di risvegliare la mancanza ed accorciare il tempo

In apertura della lezione quotidiana di Kabbalah del 24/01/2018

In merito al tema “dai disturbi all’ascesa”, la parola “disturbi” è imprecisa, perché, se affermiamo che “Non esiste nulla tranne Lui”, e che c’è quindi solo una forza, non due o tre, ma solo una forza che agisce nella realtà, allora tutto arriva dal Creatore ed Egli è buono e benevolente.

Perciò, sia le influenze negative che quelle positive, da un estremo all’altro, hanno origine da una singola forza: “Il bene che fa del bene”. Solo nella persona, quell’influsso si divide in due parti: dove essa si sente bene quando è influenzata in un certo modo e male quando si trova in altre condizioni. Questo semplicemente indica la mancanza di correzione di una persona, ossia che essa non ha equivalenza di forma con il Creatore; è nell’equivalenza della forma che la persona ha bisogno di sentire come è buono tutto ciò che proviene dal Creatore e che il Creatore stesso è benevolo. Se la persona non si sente, in ogni momento, come se si trovasse in un oceano di bene che fa del bene, almeno nella misura di un embrione nell’utero della madre; se non sente che da tutte le parti, in tutti i propri discernimenti, si trova in un posto dove solo bene, misericordia ed amore la ricoprono, allora è segno che ha dei problemi con la correzione dei propri vasi.

Chiunque potrebbe dire: “Sì, ho un problema con la correzione dei vasi, ma che posso farci? Non ne sento la mancanza. Non posso correggere ciò di cui non sento la necessità”.

Perciò qui abbiamo bisogno di ottenere la mancanza per la correzione. Tuttavia, incominciamo almeno con lo stabilire che siamo noi, che ci troviamo in un oceano di bene, benevolenza, Luce, dazione e amore, che non lo percepiamo, il che indica la nostra mancanza di correzione.

Ora quindi, come possiamo risvegliarci? Come possiamo evitare di restare nello stato in cui eravamo prima di questo ragionamento? Inoltre, adesso, dopo questa analisi, ci sentiamo un po’ male ed un po’ bene ma questo non ci preoccupa, né ci scuote o obbliga ad agire e a sforzarci fin da subito. Non ce n’è la mancanza. A livello intellettivo, potremmo anche dire tutte le cose nella maniera giusta, ma non è comunque abbastanza. E’ necessario che l’emozione e la carenza ci smuovano dal nostro stato attuale.

La mancanza può venire dall’alto. Questa è considerata essere la via della sofferenza. Tuttavia la mancanza può anche provenire da una persona che entri in una connessione corretta con l’ambiente ed attraverso invidia, desiderio ed onore forzi se stessa ad uscire da questo mondo e ad entrare nel mondo spirituale.

Se la persona non lo fa attraverso gli stratagemmi di cui i grandi kabbalisti scrivono, allora non progredisce lungo il cammino di Achishena (“Io lo accelererò”). Ma viene gradualmente avvicinata lungo il cammino di Beito (“Nel tempo dovuto”), ma ciò è graduale, ossia dipende dal tempo ed è anche dipendente dall’attitudine della persona verso l’intero sistema generale.

Perciò tutto dipende dal nostro atteggiamento nei confronti della situazione: come possiamo, persino in uno stato dove non sentiamo nulla, dove nulla ci smuove, dove nulla ha senso, e dove semplicemente non abbiamo interesse, quando la maggior parte del tempo siamo scollegati dalla spiritualità, uno stato dove in qualche modo sappiamo che sta succedendo e siamo pronti solamente ad abbandonarci nel flusso delle cose, come possiamo dunque in tali situazioni radunare tutti i mezzi a nostra disposizione allo scopo di crearci, nel gruppo, un sistema di allarme che ci risvegli e che ci influenzi? Persino se tutti noi ci addormenteremo, in qualsiasi caso, facciamo sì che ci sia qualcosa che ci spinga e che ci tiri verso lo scopo della Creazione!

Questo è considerato come l’accelerare il tempo. E’ chiamato “Israele che santifica i tempi”. Chiunque sia “Yashar Kel” (“diretto verso Dio”) davvero accorcia il tempo e tutto dipende dall’accorciare il tempo, perché certamente Gmar Tikkun (la fine della correzione) è presente, persino adesso, ma lo raggiungeremo oppure no, sarà adesso o in chissà quanti passaggi, incarnazioni o anni?

La cosa principale è che il nostro lavoro non avviene attraverso grandi ascese e grandi discese ma riguarda l’indifferenza, è una guerra all’indifferenza. Quel deserto ci consuma.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 24/01/2018

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Una preghiera all’indirizzo giusto

La preghiera è la mia ultima azione in relazione al Creatore. Come risposta alla preghiera, Lui darà vita ad una correzione. Ecco perchè tutto finisce con una preghiera. Prima, dobbiamo prepararci, cercare veramente cosa si sta chiedendo, in che modo, e per chi.

Le preghiere includono le richieste che le creature innalzano al Creatore. Certo, questo non avviene tutto in una volta sola, non viene espresso da nessuna parola o frase, ma si basa sui chiarimenti, l’uno dopo l’altro, e sulle richieste di aiuto, fino a che si arriva alla preghiera perfetta.

Il Creatore è il pieno HaVaYaH che esiste nel mondo dell’infinito e che contiene assolutamente tutto. Per questo, se vogliamo prendere qualcosa da lì, dobbiamo fare una richiesta ben precisa, così come si fa su un computer: su che indirizzo andare, che password digitare o che comando usare, ecc.

Questa richiesta poi, passa attraverso tutti gli stadi ed entra in Malchut nel mondo dell’infinito, dove ci sono possibilità illimitate. Tutti i Kelim e tutte le Luci sono lì dall’inizio, come è scritto, « La fine dell’azione risiede nel pensiero iniziale ». Quello è lo stato corretto che esiste in tutto il suo splendore.

Se lavoriamo correttamente, ci uniamo a questo sistema. Basandoci sulla nostra richiesta, troviamo lo spazio giusto dentro di esso ed estrapoliamo quello di cui abbiamo bisogno da questa “memoria” dove desiderio e Luce già esistono in unione. Questo ci influenza e ci spinge verso lo stato che abbiamo richiesto nella nostra preghiera.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 25/01/2018Gli Scritti di Baal HaSulam – Lettera 56”

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“Lamentatevi con Colui che ci ha creati”

Il mondo sta realizzando di aver raggiunto un punto morto. Ne consegue che non ci sono più né democrazia né liberalismo. A che cosa siamo arrivati permettendo ai mass media e all’oligarchia di fare liberamente quel che vogliono?

Fra 10 anni, essi si riuniranno ancora a Davos e proclameranno: “Adesso il 99% del capitale totale è posseduto dall’1% della popolazione mondiale e ben presto l’intero 100% sarà nelle nostre mani. Il resto delle persone può pure morire di fame. Noi ovviamente siamo molto dispiaciuti per loro ma non c’è nulla che possiamo farci. Questo è un percorso di sviluppo egoistico. Se non vi piace, lamentatevi con il Creatore.”

I ricchi stessi diranno: “Voi volete cambiare ma il cambiamento non è nelle vostre mani. Noi non abbiamo alcuna colpa; siamo egoisti come chiunque altro. Voi avreste fatto lo stesso al posto nostro. Tutto il denaro si è accumulato nelle nostre mani perché il desiderio di provare piacere ci ha forzato ad agire in questo modo. Lamentatevi con Colui che ci ha creati.” Forse allora, quegli sfortunati ai quali non è rimasta neppure una briciola di pane, capiranno di aver bisogno di rivolgersi al Creatore.

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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 25/01/2018, Gli Scritti del Baal HaSulam, “Introduzione a Il Libro dello Zohar,” Paragrafo 60

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Per che cosa vivo?

Senza la saggezza della Kabbalah, è impossibile rispondere alla domanda sul significato della vita. Dopotutto noi esistiamo nel desiderio di provare piacere, che rappresenta tutta la nostra natura, e così siamo sempre al suo servizio.

Il nostro ego risponde immediatamente alla domanda: “Per che cosa vivo?” con: “Per sentirmi bene nel mio desiderio di provare piacere!” ossia, all’interno della tua natura, non al di sopra di essa.

Ne risulta che tutta la mia vita ruota attorno allo scopo di garantire il soddisfacimento del mio egoismo. Ossia, io servo il mio corpo animale. Non esisto al di sopra del mio livello animale ma al suo interno.

Esisto solo nella condizione che io dia al mio corpo animale le cose strettamente necessarie, come ad un bue, ad un asino o ad un cavallo cosicché essi possano servire noi esseri umani; allora io sto usando il mio corpo per soddisfare i bisogni della persona che è al di sopra del mio corpo animale. Se io analizzo la domanda: “Per che cosa vivo?” Non mi sto riferendo al bue o all’asino, ma alla persona che c’è dentro di me: Qual è lo scopo della sua vita?

Allora scopriamo che la vita non è nel desiderio di provare piacere, che nasce e poi muore, ma al di sopra di esso. Significa che dovremmo cercare il significato della vita al di sopra dell’egoismo, dove esiste solamente la forza che ha creato il desiderio di provare piacere: il Creatore.

Ne deriva che la risposta sul significato della vita non possa essere trovata dentro di noi, nel nostro corpo animale, ma solo esaminando la forza che ci ha creati e indirizzati verso questa domanda. Io devo scoprire il Creatore ed allora scoprirò per che cosa sto vivendo.

Il conseguimento del Creatore avviene in 125 livelli. In ciascun livello noi scopriamo il Creatore sempre di più, comprendendo per che cosa viviamo. Quando completeremo tutte le nostre correzioni, ossia l’intero conseguimento del Creatore, allora scopriremo la risposta completa alla domanda sul senso della vita.

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Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 26/01/2018, lezione sul tema: “Per che cosa sto vivendo?” (Preparazione per il Congresso Mondiale 2018)

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L’importanza di creare un dizionario di definizioni spirituali accurate per sostituire le definizioni materiali

La difficoltà principale è che non sappiamo cos’è il lavoro spirituale. Non si trova nelle nostre sensazioni né nel nostro intelletto.

Innanzitutto noi siamo persone che appartengono a questo mondo. Noi lavoriamo, discutiamo e comprendiamo in base a ciò che abbiamo in questo mondo. E’ la nostra vita. Le definizioni di questo mondo creano uno spazio di lavoro dentro di noi. Il nostro mondo è pieno di definizioni di ricezione o dazione allo scopo di ricevere, all’interno delle quali viviamo sensazioni più o meno forti.

Le nostre definizioni concordano con ciò che ci piace o con quello che ci fa soffrire. Questo perché siamo materia che desidera provare piacere. Quindi possiamo sentire suoni, odori e vedere cose, la loro larghezza e dimensione, anche se apparentemente non ci interessano. Non importa di che cosa si tratti, magari sono fenomeni meccanici: noi traduciamo sempre le cose in emozioni. Poi, considerando se ci sentiamo bene o male, noi elaboriamo, sentiamo e viviamo quelle emozioni, perché qualsiasi cosa che non entra nelle nostre sensazioni, non esiste per noi. Noi non la vediamo, ed in effetti non esiste perché il mondo esiste solo nel campo delle nostre sensazioni: il desiderio di ricevere, di provare piacere.

Quindi siamo programmati e creati come creature che percepiscono, e quello che ci piace o non ci piace ci è chiaro in base alla nostra esperienza. Così noi ci creiamo un’immagine del mondo.

Questo come si rapporta con la saggezza della Kabbalah?

Io inizio a sentirmi male nel nostro mondo. Molte altre persone si sentono male. Ci si potrebbe anche azzardare a dire che la maggior parte della gente si sente male. Inoltre non si tratta solo della gente ma anche del livello inanimato, del vegetale e dell’animale. Comunque oltre a sentirmi male, ho iniziato a provare qualcosa di sgradevole. Insieme a questo, ho iniziato a sentire un’attrazione per uno stato diverso. Questo è considerato il punto nel cuore che si risveglia nel mio cuore. Così ho iniziato a cercare con questo punto: dove mi sta portando? Cosa vuole da me?

Così arrivo alla saggezza della Kabbalah. Inizio a sentire ogni genere di cose ma non so cosa mi viene insegnato. Posso studiare per anni ma non so esattamente cosa sto studiando. Divento come un bambino che è stato mandato a scuola. Lui non sa perché è lì, ma è lì perché tutti gli altri bambini sono lì. Io magari mi sento anche a mio agio qui col mio punto nel cuore. In qualche modo mi sento in pace, al sicuro e sento che un futuro buono mi attende.

Ma che cos’è la Kabbalah? Questo davvero io non lo capisco.

Se me lo chiedeste, potrei spiegarvelo usando le parole che leggo. Ma non sono le mie. Perché? Perché, di nuovo, il mondo di cui parla la saggezza della Kabbalah non è il mio mondo. E’ qualcosa che non rientra nella mia comprensione né nelle mie sensazioni.

Ricordo che quando studiavo con Rabash, ero abituato a sedere, durante tutti i pasti, al Kiddush che lui teneva durante il Sabato, e nel quale era solito dare ogni genere di spiegazione sui vari articoli e cose del genere; e lui parlava sempre di fede al di sopra della ragione, diceva che tutto si consegue nella fede al di sopra della ragione.

Io capisco cosa significa fede. Fede significa “io credo”. Cosa significa “credere”? Significa che “io credo che una certa cosa esiste”.

Perché? Ne hai la prova?

No, se ne avessi la prova allora sarebbe conoscenza. Se non vi è prova, allora è fede.

Allora in cosa credi?

“Io credo in Dio. Questo è ciò che è scritto”.

Tu credi in “Lui”? Questo è anche più ambiguo.

Allora cosa è la fede?

I kabbalisti del passato hanno iniziato a scoprire il mondo spirituale, la qualità della dazione, l’amore per gli altri, “Ama il tuo amico come te stesso”, “L’amore copre ogni crimine”, ed in quel mondo hanno iniziato a conseguire quella qualità nella loro connessione, quella che hanno poi chiamato “fede”, perché è il livello di Bina. Non vi è mai stata un’altra definizione della parola “fede”.

Comunque, in seguito, quando hanno iniziato a cadere dal livello di fede, dal livello di dazione ed amore (vi è la fede quale “dazione allo scopo di dare” e la fede completa quale “ricezione allo scopo di dare”), essi si sono attenuti alla comprensione che ciò è corretto, perché lo hanno sentito in passato ed erano connessi a molti di quei kabbalisti che avevano vicino in quello stesso periodo, oltre 2.000 anni fa, ed essi chiamarono il loro sentimento “fede”. Poi il termine “fede” ha iniziato ad essere corrotto. Ha iniziato ad essere interpretato come “sapere di fatto”: “sapere” non in senso di conoscenza ma semplicemente accettare che così stanno le cose.

Quindi, sino ad oggi, il concetto di fede è rimasto molto vago. Viviamo in modo tale per cui tutti credono in ciò in cui pensano di dover credere.

Inoltre “fede al di sopra della ragione” è un concetto incredibilmente difficile. Dobbiamo spiegarlo a noi stessi, ai principianti ed a chiunque studi con noi. Fede sopra la ragione è la costruzione del vaso spirituale, dove costruiamo il vaso di dazione sopra il vaso di ricezione e così facciamo un progresso spirituale.

E’ quindi molto importante per noi creare un dizionario di definizioni corrette della saggezza della Kabbalah, col quale poter mostrare a tutti come essa parli di una realtà differente, come le parole che paiono familiari ad una persona in questo mondo vengano immediatamente definite in modo diverso nella saggezza della Kabbalah da persone che hanno un conseguimento spirituale.

Questa è anche una delle difficoltà che abbiamo nel giungere alla rivelazione a partire dai disturbi, laddove i disturbi sostengono la rivelazione. I disturbi diventano d’aiuto quando sappiamo come definirli esattamente. Questa è la difficoltà. Avremo bisogno di creare quel dizionario dentro di noi, con definizioni spirituali accurate per rimpiazzare le definizioni materiali, in modo da chiarire cosa accadrà d’ora in poi, visto che non vi è nulla nella realtà oltre al desiderio ed alla luce che agisce su di esso, ed il desiderio deve essere definito correttamente, con definizioni reali, in base a quanto la luce agisce su di esso, lo divide e lo colloca gerarchicamente. Così dobbiamo avvicinarci alla saggezza della Kabbalah.

Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 23/01/2018

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Il tempo dipende da noi

Il tempo non esiste. Un cambiamento di stato mi dà la sensazione del tempo. Non avvertirei il tempo se non fosse cambiato il mio stato. Il tempo è dato dal numero dei cambiamenti che percepisco.

Il tempo può non passare mai oppure può volare: dipende tutto dalla percezione interiore che una persona ha dei cambiamenti che avvengono dentro di lei. Appena non ci sono più cambiamenti, il tempo scompare.

Esiste un meccanismo che si rivela dentro di me e risveglia costantemente nuove qualità interiori. In esse, sento come se il mondo attorno a me stesse cambiando. Ma in realtà il mondo non cambia: sono io l’unico a cambiare. Le stelle esplodono, la gente corre intorno, la vita mi circonda, ma queste sono tutte qualità che cambiano dentro di me a seconda di come io percepisco la realtà.

Un tempo le persone credevano che il tempo non dipendesse da noi. Ma poi arrivò Einstein e affermò che il tempo è relativo. Se mi muovo ad una velocità che si avvicina a quella della luce, il tempo tempo può accelerare o rallentare. Può persino fermarsi perché il tempo non è fissato dall’alto; dipende dall’osservatore.

La Kabbalah dice che il tempo è il numero di azioni che hanno luogo nel mio desiderio di provare piacere. Posso accelerare il tempo o rallentarlo. Tutto dipende da me, dalla mia percezione soggettiva. Un kabbalista esiste simultaneamente in due livelli di percezione della realtà: nel livello corporeo, attraverso i cinque sensi fisici, e nel livello spirituale. Pertanto, egli esiste in due realtà fin quando raggiunge la propria correzione finale.

Il tempo è il passaggio da uno stato corrotto ad uno stato corretto. Quindi, se cerchiamo di raggiungere l’unione in ogni stato, significa che stiamo accelerando il tempo. Il tempo non si misura con il numero dei secondi, ma con il cambiamento da uno stato a quello successivo. Pertanto, l’unità di tempo può essere un minuto, un’ora oppure un anno, ma è la stessa unità: dalla discesa all’ascesa.

Cambiando le connessioni fra noi, influenziamo il mondo superiore e lo modelliamo in una certa forma. La forma esteriore è la proiezione dei nostri cambiamenti e riflette lo stato della nostra decina. Più ci colleghiamo all’interno della decina, più siamo vicini e gentili, più il mondo esterno diventa amichevole. E quando litighiamo fra noi, il mondo esterno diventa distante e minaccioso nei nostri confronti.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14/01/2018, “Gli Scritti di Baal HaSulam – Introduzione a Il Libro de Lo Zohar”, Articolo 13

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