Pubblicato nella 'Lavoro interiore' Categoria

L’umorismo, una questione seria

Cosa rende l’umorismo così necessario nella nostra vita? Cosa dovrebbe essere fonte di risate? Tutto è stato creato per il nostro sviluppo, anche il senso dell’umorismo. Ci dà la forza e la capacità di evolvere.

Chiunque sia vicino a persone impegnate professionalmente nel campo dell’umorismo sa che spesso si tratta di persone infelici per natura, molto serie e talvolta persino depresse. Per l’esigenza di uscire dalla nube grigia in cui sono immersi, sviluppano il senso dell’umorismo.

In generale, più una persona si evolve, più è in grado di apprezzare l’umorismo fine. Mi riferisco all’umorismo brillante: un collegamento inaspettato tra cose distinte che nel nostro modo normale di pensare sono completamente estranee.

L’umorismo raffinato richiede la capacità di osservare la nostra natura da un lato, per poter prendere in giro noi stessi. Tale umorismo si basa sulla abilità di individuare in noi stessi diverse identità: la forma originaria che abbiamo ricevuto dalla natura, la forma in cui siamo stati educati e le forme che abbiamo adottato nelle varie fasi della nostra vita, e queste sono le forme che abbiamo assorbito dagli altri. Da tutti questi confronti di identità scaturisce ogni tipo di riflessione importante.

L’umorismo può esprimere critiche, da un lato, e dall’altro deve essere trasmesso in uno spirito di amore, in modo piacevole. Non dovremmo mai prendere in giro gli altri e provocare odio. Dovremmo ridere solo delle fragilità generali che esistono nell’umanità per evidenziare le debolezze della nostra natura egoistica di esseri umani, per aiutarci a sviluppare la consapevolezza e la conoscenza delle nostre debolezze. Perché, se siamo consapevoli delle nostre qualità negative, possiamo lavorare per elevarci al di sopra di esse.

Dopo tutto, è così che la natura ci ha creati, imperfetti. La natura ci ha dato il senso dell’umorismo per aiutarci a criticare noi stessi e a trascendere la nostra natura. L’umorismo ci permette di vedere noi stessi da una prospettiva più alta, e quindi può anche aiutarci a elevarci al di fuori del nostro attuale  livello verso un livello superiore. Guardare e ridere di noi stessi da un lato può innescare uno esame interiore su chi siamo veramente. Se sappiamo ridere di noi stessi, allora è come è scritto: “Dio mi ha fatto ridere” (Genesi 21:6), una situazione dalla quale possiamo crescere.

Il buon umorismo deve sempre essere gentile, favorire lo sviluppo ed evocare l’affetto per ciò a cui ci si riferisce.  Dovrebbe stravolgere le nostre menti, per ammorbidire un’atmosfera rigida.

Che cosa c’è nell’umorismo che può aprire il cuore e abbattere i muri tra le persone? Che cosa c’è nell’umorismo che può aprire il cuore e abbattere i muri tra le persone? L’umorismo ci toglie tutti i travestimenti che ci mettiamo addosso. È come se ci spogliasse di tutte le pose e le maschere, rendendoci tutti uguali e semplici. Quando ridiamo insieme delle debolezze che sono in tutti noi allo stesso modo, creiamo immediatamente un rapporto più gentile tra di noi.

Non c’è mezzo più forte dell’umorismo per eliminare confini, barriere e distanze. La grande sfida del nostro tempo, la più seria, è sviluppare l’umorismo per avvicinare le persone tra loro, per renderci più connessi.

Sono così combattuta che ho paura di pregare

Qualche giorno fa, ho ricevuto una mail da Yulia, che mi ha confessato di sentirsi lacerata, impotente in questo mondo, e incapace di aiutare chi le sta vicino. “Ho una preghiera per la pace”, ha scritto, “per i buoni rapporti tra le persone, ma ho la strana sensazione che più chiedo, più le cose si aggravino. È come se ci stessimo dirigendo verso questa fossa infuocata in cui potremmo cadere tutti, quindi ho paura di continuare a pregare”.

Tutto quello che posso dire è che dobbiamo pregare perché la gente trovi il bene che esiste nel mondo, perché c’è il bene in questo mondo, ma non è rivelato. Abbiamo bisogno di un esempio di esso, per vedere che ci sono attività nel mondo che sono veramente buone, solo che non possiamo vederle perché i nostri occhi sono egoisti, rivolti verso noi stessi. Di conseguenza, non possiamo vedere ciò che è fuori di noi.

Possiamo cambiarlo, ma per questo dobbiamo cambiare le nostre preghiere. Chiediamo tranquillità, pace e felicità, ma queste, alla fine, sono richieste egoistiche. La forza che ha creato questo mondo e lo sostiene,  che noi chiamiamo Creatore, è il contrario dell’egoismo. È una forza di assoluta bontà. Pertanto, se vogliamo sentire la sua presenza e i suoi benefici per il mondo, dobbiamo imparare a vedere il nostro mondo attraverso gli occhi benevoli del Creatore piuttosto che attraverso i nostri occhi egoistici.

Possiamo farlo se smettiamo di chiedere che le cose siano buone per noi e cominciamo a chiedere di diventare noi stessi persone buone. Se avessimo la qualità della bontà, saremmo in grado di vedere che la forza buona è tutto ciò che opera nel nostro mondo. Ma poiché non ce l’abbiamo e non sappiamo come dovrebbe agire in qualsiasi situazione, perché siamo completamente opposti ad essa, non possiamo individuarla nel mondo che ci circonda. Quindi, se vogliamo sentire che il mondo è buono dietro gli orrori che vediamo con i nostri occhi di oggi, egoisti, dobbiamo prima pregare di diventare buoni anche noi.

Quindi, cara Yulia, se vuoi smettere di avere paura che il mondo possa cadere in una fossa infuocata, prega che il Creatore ti cambi, e vedrai che il mondo sta andando in un luogo di unità e amore reciproco. Inoltre, vedrai come possiamo arrivarci senza il dolore e la sofferenza che vediamo intorno a noi, e saprai cosa dire alla gente e come aiutarla ad arrivarci presto.

La dieta non riguarda la forza di volontà

Fin dal primo momento della nostra esistenza, la vita ci offre difficoltà e ostacoli. In effetti, tutta la nostra vita è una serie di sforzi per superare gli ostacoli. Quando la nostra forza per superarli viene meno, noi moriamo.

Essendo egocentrici per natura, siamo portati a fare solo ciò che vogliamo. Fino a quando vogliamo qualcosa, avremo la forza di superare gli ostacoli per ottenerlo. Ma quando dobbiamo andare contro la nostra volontà, è allora che iniziano i problemi. Per esempio, nessuno vuole alzarsi la mattina e andare a lavorare, anche se lavoriamo da casa. Dobbiamo ricordare a noi stessi che abbiamo una famiglia di cui occuparci, un mutuo o un affitto da pagare e altri incentivi simili che, alla fine, ci fanno alzare dal letto.

Lo stesso vale per il cibo. Nessuno vuole essere a dieta; vogliamo mangiare quello che vogliamo, quando vogliamo e quanto vogliamo. Possiamo anche volere sentirci bene e avere un bell’aspetto, ma se il desiderio di queste due cose non è così forte come la voglia di dolci e carboidrati, non saremo in grado di resistere e persistere nella dieta. In altre parole, interrompiamo una dieta non per mancanza di volontà, ma per indecisione su quale obiettivo sia più importante.

Per avere successo con una dieta, come con qualsiasi altra cosa nella vita, dobbiamo prima determinare perché ne abbiamo bisogno. Se non capiamo i benefici di essere magri, leggeri e sani, non troveremo mai la determinazione di mangiare cibi sani e di attenersi a mangiare cibi sani in quantità sane.

È una lotta costante per dirigere le voglie, mettere in dubbio ciò che vogliamo, aggiustare le nostre intenzioni e obiettivi e rafforzarli dove diventiamo deboli. Non ci concentriamo sul desiderio in sé, ma aumentiamo l’importanza dell’obiettivo: essere sani e belli.

Il modo migliore per aumentare il desiderio di qualcosa è quello di circondarsi di persone il cui obiettivo è lo stesso del nostro. Insieme, possiamo rafforzarci e incoraggiarci a vicenda quando uno di noi diventa più debole.

Inoltre, se ci concentriamo sull’incoraggiare gli altri a raggiungere il nostro obiettivo comune, non ci concentreremo sulle nostre debolezze e l’incoraggiamento che diamo loro tornerà a noi come forza supplementare.

Lo scopo della vita va al di sopra di quello di mantenere un bel fisico. Il suo scopo è quello di elevare il nostro spirito al di sopra dell’esistenza materiale e portarci in un nuovo ed ampio regno della percezione.

Siamo destinati a rivelare le nostre connessioni a livelli molto più profondi e significativi di qualsiasi impegno mondano. Lo scopo della nostra vita è quello di sperimentare tutta l’umanità come un unico organismo le cui cellule, che siamo noi, si conoscono e sentono l’un l’altro con la stessa chiarezza e vivacità con cui sentono il proprio corpo, se non di più.

Ma il percorso per raggiungere questa percezione è esattamente lo stesso che usiamo per perdere peso. Se ci circondiamo di persone che cercano il nostro stesso obiettivo sublime, ci incoraggeremo e ci sosterremo a vicenda lungo il cammino, così raggiungere quell’obiettivo diventerà facile e veloce. Se cerchiamo di raggiungere l’obiettivo da soli, non avremo alcuna possibilità, come con una dieta.

Esilio e Redenzione. La via di Israele

Questa sera, venerdì 15 aprile, gli Ebrei in tutto il mondo celebreranno la Pasqua, la redenzione di Israele dalla schiavitù in Egitto, trentatré secoli fa. L’esodo dall’Egitto non è ricordato solo nella data in cui si colloca nel calendario ebraico. In effetti, non solo nel Giudaismo ma anche nel Cristianesimo si attribuisce grande importanza alla liberazione degli  Israeliti dalla schiavitù. Nel corso della storia, ci sono stati innumerevoli casi di schiavitù e di liberazione. Perché allora questo è così importante che ci si preoccupa di ricordarlo? L’esodo simboleggia molto di più della liberazione di una nazione da un’altra. Descrive il processo interiore con cui si riscatta la propria anima dalla schiavitù dell’ego. E poiché siamo tutti nati schiavi del nostro ego, l’esodo dall’Egitto riguarda ogni persona sul pianeta.

Quando gli Israeliti erano nel deserto del Sinai, si lamentavano con Mosè: “Ci ricordiamo del pesce che abbiamo mangiato gratuitamente in Egitto, dei cetrioli e dei meloni, delle verdure, delle cipolle e dell’aglio” (Num. 11:5). In un’altra occasione, si lamentarono dicendo: “Vorrei che fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando sedevamo vicino alle pentole di carne, quando mangiavamo pane a sazietà” (Esodo 16:3). Vediamo che non furono le difficoltà fisiche ad affliggere i figli di Israele in Egitto, ma qualcos’altro li tormentava al punto che non potevano tollerare di rimanere lì anche solo per un’altra notte. Quel qualcosa è la ragione per cui la storia dell’esodo dei figli di Israele dall’Egitto è ancora così ben ricordata.

Per capire cos’è questo qualcosa, dobbiamo ricordare che il popolo di Israele è diverso da qualsiasi altra nazione. Le loro radici non possono essere ricondotte a nessuna nazione o paese, clan o tribù. Noi attribuiamo la nascita della nazione ad Abramo, ma egli fu solo il primo. Il giorno della sua morte, gli Ebrei non erano ancora una nazione. Ricevettero il loro status ufficiale, se volete, solo ai piedi del Monte Sinai, dopo aver fatto voto di unirsi “come un solo uomo con un solo cuore”.

Fino ad allora, individui di numerose tribù e nazioni si univano agli Ebrei per loro scelta. L’unica condizione per unirsi agli antichi Ebrei era accettare il principio dell’unità al di sopra di ogni differenza. In altre parole, la nazione emergente era composta da uomini di origini diverse, che si univano al gruppo che Abramo aveva costituito perché aderivano all’idea con cui egli lo aveva fondato: unità, cura degli altri, questo è tutto ciò che conta. Ecco perché la legge fondamentale del Giudaismo è “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Nonostante i loro sforzi per unirsi, l’ego degli antichi Ebrei li deluse più e più volte. Ogni volta che lo superavano e si univano, si intensificava e li separava ancora una volta. Ecco perché la storia del popolo di Israele è piena di conflitti e guerre.

La storia dell’esodo dall’Egitto è un racconto simbolico che parla degli sforzi per superare il proprio ego. Mosè, per esempio, è la qualità dentro di noi che trascina costantemente verso l’unità. Il nome ebraico Moshe [Mosè] è simile alla parola ebraica moshech [tirare], cioè tirare via dall’ego e verso l’unità e l’amore per gli altri.

Il popolo di Israele è la qualità dentro di noi che può relazionarsi con Mosè e seguirlo, ma esita a farlo. Sono tentati dall’ego di rimanere in Egitto, dove l’ego è il re. Questo è il motivo per cui mettono costantemente in discussione la guida di Mosè e si chiedono se non sarebbe stato meglio se fossero rimasti in Egitto.

L’Egitto simboleggia il nostro ego, il nostro odio per gli altri. Il Faraone è l’epitome dell’ego. Non è solo l’odio per gli altri, ma il desiderio di dominare su tutti e tutto, di opprimere tutta la realtà sotto il proprio governo. Ecco perché il Faraone dice: “Chi è il Signore perché io obbedisca alla Sua voce?” (Es. 5:2). In altre parole, il Faraone non si inchina a nessuno; è il nucleo dell’egoismo.

La lotta di Mosè per liberare il popolo di Israele dall’ego ebbe successo. Per un individuo, è la redenzione dell’anima dalle catene dell’ego, il re che ci governa dalla nascita, come è scritto: “L’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza” (Gen. 8:21).

Come possiamo vedere, la storia dell’esodo di Israele dall’Egitto è molto pertinente. Il mondo di oggi, che è immerso nell’egoismo, ha bisogno di redenzione dall’ego non meno di quanto il popolo di Israele ne avesse bisogno allora. Abbiamo costruito un mondo bellissimo, che è abbondante in ogni modo possibile. Eppure, l’asservimento al nostro io narcisistico ci separa gli uni dagli altri e ci porta a distruggere ogni frammento di bellezza sul nostro pianeta.

Proprio come la schiavitù del popolo di Israele in Egitto era in realtà la schiavitù del loro ego, così noi siamo intrappolati dal nostro ego e cerchiamo di dominare e opprimere gli altri (se siamo Faraone), o semplicemente odiamo le altre persone (se siamo semplici egiziani). In entrambi i casi, è distruttivo per noi, per la società e per il mondo in cui viviamo. 

Che questa Pasqua sia l’inizio della nostra redenzione dall’ego e l’inizio dell’unità e dell’amore per gli altri.

Rispetta il veleno

Molti eventi tossici stanno accadendo nel mondo di recente: eventi meteorologici estremi, intensificazione delle tensioni politiche, aumento dell’inflazione, rivoluzioni e colpi di stato, per non parlare delle nuove tensioni ogni due giorni. Mentre i paesi crollano e le nazioni implodono, anche le relazioni che erano il fondamento della società non reggono più, e persino la struttura della famiglia viene cancellata. Sembra che la gente si tratti con disprezzo e veleno.

Tuttavia, il veleno non deve essere necessariamente dannoso. C’è una buona ragione per cui il simbolo della medicina presenta due serpenti arrotolati intorno a un bastone. Se usato saggiamente, il veleno stesso diventa il rimedio, l’antidoto per il veleno.

Possiamo trasformare il veleno in medicina trattandolo correttamente. Dobbiamo regolare la quantità e somministrare solo ciò che il corpo può tollerare; come risultato, diventiamo più forti.

Pertanto, quando compare del veleno tra le persone, non dobbiamo allarmarci. Dobbiamo trattarlo correttamente e trasformarlo in un rimedio. Se non fosse per il veleno tra le persone, non sapremmo che la nostra società è malata e ha bisogno della nostra attenzione. Ora che ne siamo consapevoli, possiamo cominciare a prendere il veleno una goccia alla volta e usarlo per guarire noi stessi e la nostra società.

Ogni goccia di veleno è una goccia di odio che proviamo gli uni per gli altri. Quando lo riconosciamo e riconosciamo la sua tossicità per la società, possiamo superarlo e rafforzare i legami di interessamento reciproco tra di noi. In questo modo, il veleno ci rende più forti e non più malati.

L’ego umano è il serpente dentro di noi. Cresce sempre di più, diventando sempre più astuto e insidioso. I cattivi pensieri sugli altri che instilla in noi sono il veleno che dobbiamo trasformare in una medicina. Ne prendiamo piccole dosi e costruiamo la vicinanza con gli altri sopra la nostra avversione.

Vediamo, quindi, che lo scopo del veleno è costruire l’amore tra di noi.  Senza l’ostilità non ci sarebbe bisogno di rafforzare le nostre relazioni, di approfondirle e stringerle fino a trasformarle in amore.

L’amore di una madre per suo figlio è naturale, ma non proviamo questo sentimento verso persone che non sono familiari. Perciò, il modo di sviluppare questo sentimento è quello di sentirne il bisogno, di creare un impulso che ci faccia lavorare per costruire vicinanza e affetto. L’unico incentivo che ci farà lavorare per sviluppare l’amore è la rivelazione della nostra reciproca antipatia. Ecco perché il veleno è essenziale per costruire l’amore, perché è il rimedio.

In effetti, dobbiamo rispettare il veleno del nostro egoismo e dell’odio verso gli altri. Ma mentre lo rispettiamo, dobbiamo usarlo per costruire uno strato d’amore sopra ogni goccia di ego che appare tra noi.

Il prezzo della libertà

Mentre le battaglie in Ucraina si intensificano e la pressione sui civili si inasprisce, sta diventando chiaro che un compromesso o una soluzione “ragionevole” sono entrambi fuori portata. Non solo la miseria sul territorio sta aumentando, ma l’inimicizia tra le due nazioni si sta aggravando mentre la sofferenza della gente si acuisce. Oggi, sopraffare altre nazioni con la forza militare è impraticabile. Pertanto, le parti alla fine dovranno deporre le armi. Se in quel momento gli avversari capiranno la necessità di darsi reciprocamente la libertà, potranno avanzare in modo costruttivo. Se, invece, insistono nel cercare di dominarsi a vicenda, il prezzo della libertà salirà alle stelle, anche se alla fine la libertà arriverà.

Sebbene sia difficile esaminare obiettivamente un conflitto quando ne sei parte, più a lungo le parti si fermeranno nel compiere questo sforzo, più prolungheranno la loro sofferenza.  Alla fine, loro, e il mondo intero con loro, capiranno che la guerra che si combatte oggi è una lotta non solo per la libertà delle nazioni, ma per la libertà di ogni persona, e alla fine, per la libertà delle nostre anime. La lotta, quindi, è il prezzo che paghiamo per la nostra libertà.

Per vincere questa guerra, dobbiamo capire cosa dobbiamo affrontare, chi è il nostro vero nemico. Più esaminiamo i fattori che stanno dietro a questa guerra, più ci renderemo conto che il vero colpevole è l’ego umano, che spinge tutte le persone a cercare gloria, fama, potere e ricchezza. Tutti possediamo un ego; è un mostro che vive dentro di noi, e solo le circostanze e le caratteristiche al di là della nostra comprensione determinano se raggiungiamo una posizione in cui potrebbe manifestarsi in noi. Ma anche se non si manifesta, un tiranno egoista vive comunque in tutti noi.

Pertanto, la nostra battaglia dovrebbe essere su due fronti: quello fisico e quello interiore. Sul fronte fisico, dobbiamo fare il possibile per salvare le nostre vite. Sul fronte interiore, più importante, dobbiamo resistere al tiranno dentro di noi e cercare di elevarci al di sopra dell’ego che ci separa e ci mette gli uni contro gli altri fino alla morte.

La battaglia contro l’ego si svolge in modi diversi in tempi e luoghi diversi. In alcuni luoghi si dispiega violentemente, attraverso guerre, terrorismo o altre forme di violenza. In altri luoghi, si manifesta attraverso sanzioni economiche, carenza di beni di prima necessità, prezzi dell’energia alle stelle e altre forme di difficoltà economiche che influenzano le nostre vite. In altri luoghi ancora, la guerra si svolge attraverso battaglie politiche. Ad ogni modo, queste difficoltà sono tutti prezzi che paghiamo per la nostra libertà.

L’ego può vincere in alcuni punti e perdere in altri, ma alla fine perderà del tutto. Il tempo del suo dominio sta volgendo al termine.

Nel suo saggio “La Libertà”, scritto negli anni ’30, il grande pensatore e cabalista Baal HaSulam scrisse che ogni tendenza e caratteristica in un individuo è unica e dobbiamo custodirla e coltivarla. In seguito, ha approfondito l’importanza di mantenere la libertà non solo degli individui, ma anche delle nazioni. Nelle sue parole: «Da quanto sopra, apprendiamo quale terribile torto infliggono quelle nazioni che impongono il loro regno sulle minoranze, privandole della libertà senza permettere loro di condurre la propria vita secondo le tendenze che hanno ereditato dai loro antenati. Sono considerati nientemeno che assassini».

E per essere liberi, dobbiamo essere liberati dal nostro ego. Per compiere questa impresa, dobbiamo formare nuove connessioni tra di noi basate sulla preoccupazione reciproca e sul sostegno reciproco. Invece di sopprimere gli altri, la società deve imparare ad incoraggiare tutti  a essere se stessi. 

Da parte loro, anche gli individui devono imparare a elevarsi al di sopra del proprio ego e ad usare le proprie abilità e capacità uniche non a proprio vantaggio, e spesso a spese degli altri, ma a beneficio della società. In questo modo, se tutti contribuiranno con ciò che la natura ha dato loro a beneficio di tutta l’umanità, ci sarà abbondanza, pace e armonia sul nostro pianeta. Pertanto, prima scegliamo di pagare il prezzo della libertà dall’ego, prima raggiungeremo la prosperità.

La terza guerra mondiale è iniziata. Come si svolgerà dipende da noi

Pensiamo alla guerra Russia-Ucraina come a un conflitto locale, ma è molto di più: è una guerra globale su più fronti. La guerra non è solo un conflitto militare; è anche una guerra economica di logoramento. Con i prezzi del gas alle stelle e la carenza di beni di prima necessità, le persone in tutto il mondo stanno subendo le conseguenze della guerra.

Questa guerra sta trasformando l’intero modus operandi dell’umanità. Dall’alba dei tempi, siamo stati abituati a vivere secondo il motto “sopravvivenza del più forte”. In generale, la regola era che il forte determinava le regole, e le regole erano spesso ingiuste verso i deboli. Ora, sembra che si sia instaurata una nuova mentalità: volere qualcosa ed essere abbastanza forti da prenderselo non significa che il mondo lo accetterà.

La guerra, quindi, si combatte nell’interiorità non meno e forse più che nell’esteriorità. Il nostro stesso presentarci sta cambiando da abusivo a cooperativo, da narcisistico ad altruista. Fa male e non accadrà senza lotta, ma è irreversibile. Questo è il percorso della nostra evoluzione verso lo scopo della nostra creazione: racchiudere in noi tutta la creazione. Per farlo, dobbiamo prendercene cura, proprio come una madre abbraccia il suo bambino attraverso il suo amore materno.

La lotta per passare dal nostro attuale approccio indifferente e meschino rispetto a tutte le creature tranne che nei confronti di noi stessi, in esseri saggi e compassionevoli è chiamata “la guerra di Gog e Magog” o Armageddon.

Dal momento che la guerra riguarda la nostra apparenza interiore, possiamo combatterla dentro di noi. Se ci opponiamo alla lotta con noi stessi su chi governerà – l’ego o l’amore – la realtà fisica ci costringerà comunque a scegliere l’amore. Tuttavia, lo farà ferendoci in modo molto fisico.

La guerra nell’Europa orientale non è nulla in confronto a ciò che potremmo dover sopportare se resistiamo al processo. Le orribili descrizioni dei nostri saggi e profeti lo suggeriscono ed è meglio non viverlo. In alternativa, possiamo combattere questa guerra dentro di noi senza sparare un solo proiettile. La scelta è nelle nostre mani. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è continuare nella stessa direzione in cui la natura ci sta già conducendo: verso la connessione. Se facciamo uno sforzo per prenderci cura l’uno dell’altro, anche se inizialmente non lo facciamo,  ci stiamo muovendo comunque nella giusta direzione. Se cerchiamo di risolvere i conflitti non con armi o addirittura con battaglie legali, ma rafforzando la cura e l’amicizia tra di noi, allora stiamo salvando vite e risparmiando tormenti a innumerevoli persone.

In conclusione, cerchiamo di elevarci al di sopra dell’odio e di vedere dall’altra parte l’umano, che soffre anche lui. Pensiamo che questa guerra ci è stata data affinché potessimo pensare l’uno all’altro più di quanto abbiamo fatto finora.  Dopotutto, se non fosse per questa guerra, non ci saremmo accorti l’uno dell’altro. Ora che c’è, non siamo più indifferenti. Sebbene i nostri sentimenti siano attualmente negativi, ora che ne siamo consapevoli, possiamo lavorarci insieme e capovolgerli. Queste sono le guerre del Messia che moshech [ebraico:ci tira] fuori dall’ego e ci pone nell’amore reciproco.

Didascalia della foto:
Immagine presa da filmati rilasciati dal Ministero della Difesa dell’Ucraina il giorno lunedì 14 marzo 2022, una postazione attiva del sistema di difesa aerea.

Sul merito delle controversie

In un momento di profonde lacerazioni e violente dispute, cerchiamo di spegnere il fuoco in modo naturale. Tuttavia, dopo che il fuoco è stato spento, tendiamo a trascurare l’ulteriore lavoro che dobbiamo fare. La guerra che vediamo oggi, quindi, è il risultato della nostra negligenza passata. Se vogliamo non solo disinnescare la guerra, ma evitare che si ripeta, dobbiamo tagliare la sua radice. Per farlo, dobbiamo essere d’accordo su due principi fondamentali:

1) Guardiamo oltre il giusto e lo sbagliato, poiché non ci convinceremo mai l’un l’altro che noi abbiamo ragione e loro hanno torto.

2) Costruiamo un legame al di sopra del disaccordo. Alimentiamo rapporti che rafforzano la nostra connessione al punto da generare un nuovo legame al di sopra della montagna di odio che ancora vive e continuerà a vivere al di sotto.

Se compiamo questi due passi, scopriremo una verità sorprendente: le controversie stesse catalizzano l’emergere del legame. Senza una disputa, ci può essere calma o compiacenza o indifferenza, ma non ci sarà mai un legame, una vicinanza di cuori.

Le controversie ci costringono a fare due cose:

1) Decidere se vogliamo mantenere la nostra connessione.

2) Se sì, dobbiamo rafforzarla in modo che il legame tra noi sia sempre più forte dei disaccordi che emergono.

Se i disaccordi smettono di emergere, non ci sarà motivo di rafforzare il legame. Allora, come uno strumento inutilizzato, si arrugginirà e si romperà.

Al contrario, se sorgono nuovi disaccordi, essi ci costringono a riparare le nuove fratture che sono emerse. Come risultato, il legame tra noi diventa anche più forte di prima.

Si pensi, per esempio, a una casa. Se si vuole costruire una casa in un paese dove il vento non soffia mai troppo forte, la pioggia non cade mai troppo copiosa e la temperatura è sempre moderata, non è necessario costruirla molto robusta, con un buon isolamento e un tetto che possa resistere a una bufera di neve. Tuttavia, se si vive in un paese il cui clima è inospitale e tempestoso, è necessario costruire una casa molto solida per mantenersi al sicuro e al caldo in condizioni estreme. In poche parole, sono le avversità che portano a costruire una casa forte e solida. Se non fosse per loro, non si farebbe lo sforzo.

Lo stesso vale per la tecnologia. Tutto ciò che abbiamo sviluppato è stato un mezzo per superare le difficoltà e gli ostacoli. Il risultato è la tecnologia moderna. Preferiremmo fare a meno degli ostacoli e tornare a vivere nelle caverne? Sono sicuro che non lo faremmo. In retrospettiva, apprezziamo gli ostacoli e le difficoltà, e spesso li chiamiamo affettuosamente “sfide”, perché ci hanno reso ciò che siamo.

Lo stesso vale per le controversie. Sono qui perché noi siamo all’altezza della sfida e costruiamo legami più forti al di sopra di esse. Come tutti gli ostacoli, ci seppelliranno se scegliamo l’inazione. Tuttavia, se li usiamo per il loro scopo, costruire un legame e rafforzare la nostra connessione, ci eleveremo a nuovi livelli e raggiungeremo altezze senza precedenti.

Perché alcuni grandi artisti sono persone sgradevoli

Compongono dei capolavori che illuminano le nostre vite, dipingono immagini che  catturano lo spirito dei loro tempi, cesellano icone vibranti da pietre inanimate.  I grandi artisti arricchiscono la nostra vita e la riempiono di emozione e meraviglia. Eppure, alcuni grandi artisti furono (e sono) individui malvagi.  Il compositore Richard Wagner era un antisemita rabbioso. Delle sette donne principali nella vita di Pablo Picasso, due impazzirono e due si suicidarono.  Gustave Flaubert, autore di Madame Bovary, pagava per far sesso con ragazzini, e il romanziere Norman Mailer una volta cercò di uccidere una delle sue mogli.

In effetti non c’è alcuna ragione per la quale  le persone creative dovrebbero essere più “giuste” degli altri.  Arte e moralità non c’entrano nulla l’una con l’altra,  se ci aspettiamo il contrario ci sbagliamo.

Le persone creative, che sono eccezionali per loro stessa natura, sono ancora più inclini ai difetti morali del resto di noi. I loro alti sono più alti dei nostri e i loro bassi sono più bassi dei nostri. Si muovono tra gli estremi, ma alla fine sono uguali a tutti noi: individui egocentrici.

Tutti noi racchiudiamo sia i sentimenti e i pensieri più alti e nobili, sia quelli più bassi e spregevoli. Solo quando riconosciamo ciò che abbiamo dentro di noi possiamo crescere. Se avessimo solo un lato della bilancia, non conosceremmo mai l’altro lato e non saremmo in grado di scegliere tra essi. Saremmo dei robot anziché esseri umani.

Re Salomone disse a questo proposito: “Non c’è un uomo giusto sulla terra che faccia del bene e non abbia peccato” (Ecclesiaste 7:20). In altre parole, solo quando scopriamo la nostra vera natura possiamo fare una scelta consapevole di essere buoni ed è questo che ci rende persone giuste e non robot.

Fino a quando non saremo corretti, tutto ciò che facciamo, lo facciamo per noi stessi.  Gli artisti non fanno eccezione, eppure questo non diminuisce la grandezza delle loro opere. Poiché vanno agli estremi, quando sono elevati creano opere veramente gloriose di cui tutti possiamo godere. Tuttavia, non dovremmo aspettarci che essi siano corretti nel corso della loro vita personale, perché anch’essi dovranno attraversare lo stesso processo di riconoscimento del male della natura umana e decidersi di innalzarsi al di sopra di essa.

Ad un certo punto, dovremo tutti confrontarci con la nostra natura e riconoscere il danno che stiamo infliggendo a noi stessi, agli altri e a tutta la natura. Ci renderemo conto che, per sopravvivere, dobbiamo diventare più giusti e meno malvagi di come tendiamo ad essere. Nel frattempo, possiamo beneficiare delle opere dei grandi artisti e se ci fanno riflettere sulla vita e sul suo significato, tanto meglio.

Didascalia della foto:
Pablo Picasso nel suo studio in Rue Des Grands Augustins a Parigi intorno al 1950

Dov’è la magia che rende bella la vita?

Nelle ultime settimane, una strana storia ha attraversato i media, dal  Wall Street Journal al New York Post e altre notizie sono uscite negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa, secondo cui la Scozia è pronta a perdonare e scusarsi ufficialmente con più di 3.800 streghe.  Le streghe non otterranno alcun beneficio dal perdono e dalle scuse, né alcun membro della loro famiglia. Sono tutte morte da secoli, dato che la caccia alle streghe ha avuto luogo tra “il 1563, quando fu introdotto il Witchcraft Act, e il 1736, quando fu finalmente abrogato”, secondo il The Guardian.

Non mi sarei preso il disturbo di menzionarla se non fosse stata portata alla mia attenzione da uno dei miei studenti. Dato che lo è stata, devo dire che l’intera faccenda è inutile e potenzialmente dannosa. Non sarà di alcun beneficio per nessuno. Semmai, potrebbe suscitare un’esplosione di stregoneria e altre stranezze che non apportano alcun contributo all’umanità.

Il fatto che ci preoccupiamo ancora di queste cose, e che molti giornali ne parlino, dimostra che non abbiamo fatto alcun progresso dal 1700. Secoli dopo l’abrogazione della legge sulla stregoneria, il mondo pullula ancora di “visionari”, “profeti” e ogni sorta di “veggenti”. 

Il modo corretto di relazionarsi al nostro passato è riconoscere che è così che doveva accadere e che ci sono storie del genere in ogni nazione. Non dovremmo soffermarci su di esse; è un’assurdità. Il problema è che non sappiamo come relazionarci correttamente con nulla, né con la religione, né con la magia, né con gli incantesimi. Siamo così confusi che non sappiamo nemmeno quello che non sappiamo di noi stessi. Non sappiamo perché le cose accadono, da dove vengono, e chi o cosa controlla le nostre vite. Cerchiamo di trovare supporto, ma non abbiamo nulla su cui fare affidamento.

Dobbiamo capire perché siamo qui e come raggiungere il nostro scopo nella vita. Invece di aggrapparci alle superstizioni, dobbiamo spingerci un po’ più in alto della nostra triste vita quotidiana e trovare lo scopo più elevato e più nobile per la nostra esistenza. Il nostro mondo è governato da una forza che è il bene assoluto. Noi, invece, siamo governati da una qualità che è il suo opposto. Per costruire correttamente il mondo, dobbiamo trasformarci e diventare come il bene assoluto, per sincronizzarci con la forza che governa tutta l’esistenza.

Il posto dove iniziare la trasformazione è tra di noi, nelle nostre relazioni. Se stabiliamo le nostre relazioni sulla responsabilità reciproca e sull’aiuto reciproco, creeremo un mondo diverso.

Questo non ha nulla a che fare con Dio, Satana o simili. In altre parole: dobbiamo imparare a vivere gli uni per gli altri e non per noi stessi. 

Allora non avremo bisogno della superstizione o di simili sciocchezze per migliorare il nostro mondo, perché il nostro atteggiamento verso gli altri lo renderà buono.