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“Amico” significa Uguale

Domanda: Come possiamo essere uguali agli altri? Come possiamo misurarci se siamo uguali? Dopo tutto, in caso contrario non possiamo essere amici e creare le condizioni per la rivelazione del Creatore tra di noi.

Risposta: Puoi sentirti sia al di sopra o al di sotto degli altri, ma solo coloro che ottengono l’ uguaglianza tra di loro diventano amici. In altri tipi di rapporti, quando tu dai o ricevi, non sei amico, ma invece un insegnate o uno studente.

Le persone diventano uguali se simultaneamente:

  1. Danno tutto, come un adulto ad un bambino, che si prende cura di lui,
  2. Loro sono pronti a imparare da ogni amico come uno studente da un insegnante (com’ é scritto, “Mi Kol Talmiday Iskalti” – Ho imparato da tutti i miei studenti”)

Ed è precisamente combinando questi due atteggiamenti l’ uno verso l’ altro che io divento uguale a lui, questo vuol dire diventare il suo amico.
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Uno stato corretto

Domanda: Lei ha detto che dobbiamo costantemente ritornare allo stato corretto e tenerlo a mente. Qual è questo stato?

Risposta: Il punto è che quando una persona raggiunge la connessione integrale con altre persone in un gruppo che non è troppo grande, egli ricorda questo, lui ha un’impressione chiamata Reshimo, (reminiscenza). Questa impressione è emotiva e viene memorizzata in lui come un ricordo, ma è una memoria attiva.

Questo significa che con l’aiuto di qualsiasi stato che le assomiglia noi possiamo sempre soddisfare le Reshimot e cominciare a sperimentarlo di nuovo, per viverlo e percepirsi immediatamente in esso con facilità, mancanza di restrizioni, il calore, la sicurezza e l’uscita da qualsiasi crisi, ecc.

Quando una persona comincia a uscire da sé stessa e a connettersi con gli altri, vede che tutti i problemi che sentiva prima, erano sentiti perché aveva una diversa percezione della realtà, “per sé stesso” e non “da sé stesso.”

Quindi la cosa principale è lasciare un’impressione molto accurata di reciproca collaborazione con il mondo intorno a lui, con l’ambiente, e insegnare ad una persona l’abitudine di come fosse possibile ritornare dai diversi stati a questo stato di base. Dopo noi torneremo ad esso su livelli diversi, più alti, nonostante le possibili interruzioni, con l’aiuto di ambienti diversi, in ogni ambiente.

Domanda: Quante volte una persona può avere un ritorno allo stato corretto durante il giorno?

Risposta: Deve essere costantemente in esso. Io cerco di trasformare qualsiasi stato in cui sono in uno stato corretto.

Domanda: Come può essere intensificato, come può essere rafforzato e più potente?

Risposta: E’ possibile intensificarlo tramite la resistenza che provo nel volerci tornare. Alla fine, quando supero la resistenza che sento, diventa un coefficiente di intensità. Dalle mie esperienze di cooperazione, l’opposizione a questi stati “a me” e “da me” saranno di conseguenza più chiari, più lontani e più forti.

Domanda: Quando descrivi questo fenomeno io lo vedo come un processo individualistico, ma noi diciamo sempre che esso è un processo di gruppo.

Risposta: È un processo di gruppo, ma noi stiamo parlando di uno sforzo individuale nell’ambito del processo di gruppo. Più tardi, quando il processo si stabilizzerà come un processo di gruppo, tutti cominceranno a sentire un’associazione unita. Questo è lo stato in cui gli individui diventano un tutt’uno, proprio come tante gocce si uniscono in uno in cui nessuna divisione si fa sentire, ma piuttosto è la sensazione di una grande goccia unificata.

Ma stiamo dicendo che questi Stati sono in continua evoluzione — i gruppi si disperdono e si riconnettono. Non stiamo parlando di un gruppo o del fatto che l’umanità è diventata un gruppo tale. Quindi, qui la cosa principale diventa il singolo componente del mio lavoro con tutto l’ambiente.
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(Tratto da una conversazione sull’educazione integrale, 27.02.2012)

Guardare il gruppo nella luce dell’amore

Domanda: Quali sforzi dovrebbe fare il gruppo al fine di conseguire la correzione nello stesso lasso di tempo in cui i suoi membri scoprono la saggezza della Kabbalah?

Risposta: Gli sforzi dovrebbero essere di non giudicare qualsiasi membro del gruppo secondo lo stato in cui ognuno si trova. Siamo tutti “stracci”, come usava dire Rabash; siamo tutti non corretti. Tutti i peccati e gli attributi negativi sono in ciascuno di noi.

La persona che raggiunge i livelli elevati spirituali scopre il disgusto e i desideri di repulsione che egli ha ed è sconvolto dal fatto che egli può avere tali desideri. Gli è anche impossibile immaginarli! Come risultato della frantumazione, ognuno ha tutti i tipi di desideri dentro di lui. Pertanto, non dobbiamo vedere nessun altro come corrotto.

“Dobbiamo prenderli uno per uno e conoscerli.” Se vedo un difetto in qualcuno, è solo perché io sono corrotto. Se io fossi corretto, avrei potuto vedere l’altro secondo il mio livello di correzione, come totalmente corretto, perché tutti questi gradi esistono già. Quello che vedo ora è il riflesso del mio ego. È il mio ego che raffigura questa immagine per me.

Quindi il lavoro principale del gruppo è di accettare ogni membro come il suo bambino amato. Non importa quello che fa: se egli non vi dà tregua, e fa un pasticcio, se vi rompe tutto, voi dovete sapere che è il vostro bambino. Questo è il modo in cui si dovrebbe trattare l’amico. Questo è un segno di amore.

Io parlo qui di un amico e questo significa che una persona può trattare gli altri in questo modo, e non di qualcuno che è appena entrato per unirsi al gruppo. L’aiuto reciproco significa considerare gli stati personali di ciascun individuo.
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(Dalla lezione 2 del Congresso di New Jersey, 12.05.2012)

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Il ruolo del moderatore nel Workshop

Domanda: Qual è il ruolo del moderatore nel Workshop?

Risposta: Io sono un moderatore, e ci sono anche due rappresentanti in ogni gruppo che sono responsabili dell’ordine nel gruppo, in modo che tutti abbiano l’opportunità di esprimere la propria opinione e di completare le idee degli altri. Devono completarsi uno con l’altro, e dovrebbero prestare attenzione a questo, in modo che tutti possano seguire ciò che tutti gli altri stanno dicendo e vedere come esprimere la stessa idea. I moderatori nel gruppo dovrebbero interessarsi che venga creata una sola opinione comune e che tutti quanti supportino pienamente gli altri. Devono stare attenti a che gli speaker non parlino troppo, cosi che tutti abbiano l’opportunità di esprimersi. Questo riguarda i moderatori nei gruppi.

Come moderatore, semplicemente leggo un testo lentamente, in modo che venga discusso e che tutti esprimano la loro opinione.

Ci dovrebbe essere anche qualcuno nel gruppo che scriva le domande che il gruppo farà alla fine del workshop. Ogni gruppo, sia il gruppo dei maschi sia il gruppo delle femmine, avrà la possibilità di fare tre o quattro domande. Gli incaricati dovrebbero scrivere le domande e decidere come devono essere presentate.

Domanda: Cosa non dovrebbe fare il moderatore nel gruppo?

Risposta: Lui deve sostenere solo l’amicizia e l’amore; in questo contesto si può fare tutto.
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(Tratto dalla lezione virtuale del 22.04.2012, Preparazione al Congresso)

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Come possiamo raggiungere Atzmuto

Domanda: Il Creatore ci da tutto: ci fornisce traduttori, aule di studio, Learning Center, ecc. Perché Lui non può concederci la correzione?

Risposta: Il Creatore può darci tutto, ma non può fare che la creazione raggiunga Lui, e diventi simile a Lui.

Che cosa significa che il Creatore ci garantisce le assemblee e ci fornisce la terra? Perché Lui ha creato i nostri congressi e le nazioni nelle quali viviamo? Perché ne abbiamo bisogno? Potevamo benissimo rimanere nel mondo dell’Infinito. Perché siamo scesi da cinque mondi in questo regno? Per sentire i problemi e sperimentare gli stati che attraversiamo? Chi ha bisogno di questo? Se domandi a qualsiasi persona nel mondo, ti dirà che nessuno li vuole.

Il Creatore ha fatto solamente una cosa – un punto!- nient’altro. La Luce è entrata nel punto e ha iniziato a interagire con esso. La qualità della Luce è la dazione; la qualità del punto è ricevere. Costituiscono due stati opposti: il più e il meno, un microscopico potere della Luce (dazione) e una piccola parte forza di ricezione contraria a essa. Queste due forze si evolvono costantemente.

Il Creatore non ha fatto altro che questo. Il Creatore è qualcosa di intermedio, esterno che è chiamato Atzmuto (Da Se). Per poter raggiungere le proprietà di Atzmuto ed essere capaci di percepire Lui, noi dobbiamo combinare le due proprietà in modo che diventino uguali, simili una all’altra; la proprietà di ricevere dovrebbe diventare identica alla proprietà di dazione. In altre parole, la proprietà di ricezione dovrebbe imparare a donare nella maniera in cui il potere di donare lo fa.

Quando diventiamo uguali alla proprietà di dazione (la Luce), iniziamo a bilanciarci tra queste due forze, e perciò sperimentando la forza Atzmuto, che ha creato sia la Luce sia il desiderio. La Luce si origina direttamente da Atzmuto ed è infatti la Sua proprietà chiamata “qualcosa da qualcosa”, mentre il desiderio egoista rappresenta “qualcosa da niente”. Tuttavia, entrambi derivano dal Creatore.

Perciò, appena acquisiamo la similitudine tra il desiderio e la Luce, facendoli paralleli uno con l’altro, iniziamo a sentire una terza forza.

Nella Kabbalah questa nozione è espressa con l’idea delle tre linee. La linea sinistra sta per il potere del desiderio (egoismo); la linea destra simboleggia il potere della Luce (dazione), mentre la linea centrale è la terza forza che emerge dal confronto tra le prime due.

Quando riceviamo una parte che appartiene al desiderio e allo stesso tempo prendiamo una parte dalla Luce, noi confrontiamo entrambe dentro di noi in maniera che siano in equilibrio e uguali; ed è cosi che riveliamo il Creatore utilizzando la linea di mezzo.

Qui stiamo parlando di leggi fisiche; non c’è nient’altro. È così in qualsiasi altra scienza; usiamo il metodo del confronto per trovare un terzo parametro, il valore iniziale. In che altro modo potremmo definirlo?
Per essere riconosciuti, abbiamo bisogno di dimostrare almeno due delle nostre proprietà opposte, in modo che confrontandole un’altra persona possa riconoscere e comprendere chi siamo. Solamente confrontando diverse qualità sarà possibile comprendere, misurare e pesare qualche cosa.

Questo è il motivo per il quale il Creatore ci da la possibilità di esistere tra “un più e un meno”. Ricevendo da Lui e confrontando quello che abbiamo ricevuto, noi raggiungiamo Lui. Questo si applica a tutte le sfere della nostra vita. In tecnologia, noi identifichiamo il tipo di energia conoscendo il consumatore. Senza l’egoismo e la Luce che fluisce attraverso il nostro ego, non possiamo realizzare con chi abbiamo da fare.

Dopo che il Creatore ebbe creato il punto oscuro opposto alla Luce, due qualità (il più e il meno) continuano a evolvere da se. Non succede nient’altro. L’atto di creazione si è fermato a questo punto, inoltre, noi vediamo che l’avanzamento va da se e si origina dai due opposti. Non c’è interferenza da parte Sua da Atzmuto (Lui, Lui stesso).

La nostra natura si evolve di continuo: ciò significa che possiamo dire: “Il Creatore non esiste!” Vediamo che tutto intorno a noi accade secondo alcune norme; la vita è definita da leggi rigide che esistono universalmente.

Tuttavia, se lottiamo per trovare Lui (raggiungere il livello superiore) dobbiamo iniziare a metterci sullo stesso piano. Come? – Solamente mettendoci tra un “più” e un “meno”. Come possiamo metterci in tale condizione? – Solamente se associamo il nostro “meno” al nostro ego e riusciamo a collegare il “più” con il gruppo.

Sotto il “nostro ego” non significa feste, bevute, mangiate, intrattenimento o molto tempo di oziosità. No. Significa la nostra resistenza a essere in connessione con i ragazzi del nostro gruppo. Questo è l’unico fattore che fa la differenza. Se continuiamo a cercare di unirci con i nostri amici oltre il nostro ego, avremmo eventualmente tale dipolo, tale forza di campo magnetico che saremmo capaci di rivelare il Creatore in esso. A questo livello di unione con il gruppo, emerge la proprietà di Atzmuto.

Io sto parlando di condizioni fisiche elementari. Non possiamo ignorarle. Il problema è che ci dobbiamo situare dentro questo schema. Ci proveremo!
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(Tratto dalla lezione n.1 del Congresso di Vilnius, 23.03.2012)

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Verificare la connessione con il Gruppo

Noi dobbiamo capire che ci sono solo due stati nella nostra vita, nella nostra realtà: uno stato di oscurità, un’ombra, o uno stato di Luce, di connessione, la rivelazione del buono e benefattore. Non c’è niente nel mezzo. Se ascoltando questo una persona cerca costantemente di chiarire gli stati che attraversa, che sia un’ombra oppure la rivelazione del Creatore, avanzerà lungo la linea di mezzo.

Baal HaSulam, Shamati, Articolo 8: “Qual è la differenza tra l’Ombra della Kedusha e lo Stato di Sitra Achra”: “Invece, tutti i cambiamenti sono nei riceventi. Noi dobbiamo osservare due discernimenti in questa ombra …”.

Il primo è quando una persona può ancora unirsi con gli amici superando i pensieri sulla separazione e “l’offuscamento” dei sensi. Può ancora superare l’oscurità e l’occultamento e capisce anche che ha perso lo scopo, la via del Creatore.

Ma nel complesso, nessuno conduce un vero auto criticismo, “Perché mi sento in questo modo? Da dove proviene questo sentimento?”. Non sono il mio stesso psicologo, mi sento semplicemente bene o male, come un bambino. Io non calcolo chi mi manda questi pensieri e questi sentimenti. Mi “lascio cuocere” in essi e sprofondo nel mio corpo come un bambino piccolo.

Inoltre una persona deve conoscersi ed esaminarsi: “Cosa ha convocato i miei sentimenti ed i miei pensieri? Come posso ascendere al di sopra di me stesso, al di sopra dell’attuale stato? Come posso uscire da questo pantano tirandomi fuori per i capelli?”. Una persona si guarda sempre dall’esterno, “Si, sono immerso nel mio desiderio egoistico. Si, esso mi controlla. È vero, non mi permette di connettermi, non mi fa alzare per la lezione, mi forza a disconnettermi, fa in modo che la vita quotidiana, con tutti le sue relazioni, sembri più importante. Ma vedo che sono in questo stato e che è opposto allo scopo”.

Come posso capire e riconoscere questo? Quando sono anche connesso a qualcosa di esterno, al gruppo. Qui arriva il momento della verità; posso verificare se ero davvero connesso al gruppo oppure no. Se non ero connesso, sento solo me stesso: mi sento male, non voglio niente, ecc … Inoltre, non cerco nemmeno di rendermi conto di questo e scorro semplicemente via senza speciali pensieri o desideri.

Ma se ero connesso al gruppo, se avevo un’alleanza con gli amici, in base alla quale devono aiutarmi persino se cado e prendo un’altra direzione, le connessioni interiori sono mantenute, farò attenzione a come mi vedono, e non mi dimenticherei del tutto del mio impegno. Loro mi supporterebbero ed io potrei vedermi dall’esterno e chiarire i miei sentimenti.

Per questo io sarò diviso in due: il mio io e la mia attitudine verso il gruppo. Solo allora, restando aggrappato alla connessione con gli amici, sarò capace di chiarire e verificarmi, ed attraverso questo, cominciare l’ascesa che segue la discesa. In altro modo, non ho possibilità: semplicemente cado e lascio. In questo modo una persona può superare il primo tipo di ombra, giustificando l’attuale stato e capendo che gli è stato mandato dal Creatore. Allora può chiamare il Creatore per l’aiuto.

Perché mi rivolgo a Lui? Non per sentirmi meglio, perché allora chiederei di annullare la mia inclinazione al male, che Lui ha creato, aggiungendo la Torà come una spezia. Così io dovrei chiedere la spezia, in modo tale che il potere dell’amore e della dazione, il potere della connessione, venga dall’Alto e mi renda capace di avanzare verso l’altra linea.

“Quando qualcuno ha ancora l’abilità di superare l’oscurità e l’occultamento che sente, di giustificare il Creatore e pregare il Creatore che gli apra gli occhi per vedere che tutti gli occultamenti che si sentono derivano dal Creatore”.

Quando una persona è lasciata indifesa e non vede via d’uscita, quando maledice il Creatore, gli amici e la vita, sta anche guardando se stessa dall’esterno ed all’improvviso vede la possibilità di una svolta, può domandare che il Creatore la salvi. Perché? Perché non accetta lo stato in cui la provvidenza del Creatore sembra cattiva e non può giustificarlo. Una persona si sente male perché pensa male del buono che fa il bene, essendo opposta a Lui. Se la vita sembra cattiva, è un segno che sono opposto al Creatore.

Noi dobbiamo costruire un Masach (schermo) e la Luce che Riforma al di sopra di tutte le situazioni. Anche nelle peggiori situazioni devo vedere il Creatore come la loro fonte, come la Luce che è piena di tutta l’abbondanza infinita, ma che è frammentata dentro di me e si trasforma in un sentimento cattivo, in un’ombra, nell’oscurità, siccome i miei attributi sono opposti al buono e benefattore, opposti all’attributo della dazione e dell’amore.

Perciò noi avanziamo ogni volta che chiariamo le cose correttamente. La cosa principale è scoprire costantemente questo punto, “Cosa sento? Chi mi sta mandando questi sentimenti? Perché sto sperimentando questo sentimento?”. Questo è l’intero principio del nostro lavoro ed è questo che divide l’umanità nell’1% e nel 99%.
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(Dalla lezione dal Brasile del 3.05.2012, Shamati 8)

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Lo schermo è molto semplice…

Domanda: Una persona può acquisire uno schermo anti-egoistico se può acquisirlo solo attraverso il gruppo? O è il Creatore, l’unico che può darci uno schermo?

Risposta: La Luce passa attraverso il gruppo in risposta alla mia richiesta e costruisce uno schermo dentro di me, che mi aiuta a salire sopra il mio ego e connettermi al gruppo. Uno schermo è un link di collegamento tra me e il gruppo, o tra me e il Creatore, che è la stessa cosa. Mi aiuta a salire sopra il mio egoismo e, una volta elevato al di sopra di me stesso, per la connessione con la luce, con il creatore, con l’essenza del gruppo che si è rivelata al centro del gruppo.

Non abbiamo bisogno di nient’altro che dello schermo. C’è il mio desiderio e c’è il gruppo all’interno del quale si trovano la luce e il Creatore, e lo schermo mi aiuta a collegarmi con loro. Questo è il modo in cui io entro nel mondo spirituale: al centro del gruppo.
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(Dal Workshop 4 del Congresso di New Jersey, 13.05.2012)

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Non essere imbarazzato. Cresci!

Domanda: Durante il workshop, sento costantemente vergogna del fatto che sediamo e giochiamo come bambini. Dopotutto tutti noi siamo adulti. Cosa posso fare a riguardo?

Risposta: Questo gioco è il componente della natura più importante e maturo. Chiunque gioca in esso cresce; e quello che non gioca, è ancora considerato come morto perché la sua crescita si è fermata.

Sai cosa simboleggia il gioco? Il gioco è quando io immagino il prossimo livello del mio avanzamento e lo desidero. In realtà è un segno di crescita.

Esattamente lo stesso gioco viene trovato nel vegetale e nelle condizioni dello sviluppo dell’animato. In essi esiste lo stesso elemento.

Mentre lavoravo sul mio dottorato in filosofia, ricevetti una domanda sulla teoria dei giochi.

Per crescere, la pianta necessita di creare in sé le condizioni adatte a farlo, per sviluppare in sé le forze della crescita. In questo modo cresce.

Lo stesso unico principio del gioco opera anche nella spiritualità ed anche nel nostro mondo, ad ogni livello dei mondi. Tutti! Quindi il gioco è la componente più stimata della natura.

Non è il gioco del calcio, ma un gioco del prossimo livello, un gioco di crescita.

Questo è il più onorevole impegno di una persona, poiché in questo modo essa cresce.

Tu passi attraverso una varietà molto ampia di stati, di sentimenti. Hai bisogno di accumulare tutto questo dentro di te per sentire la Luce Superiore. Essa ci circonda, ma noi non possiamo “afferrarla”. Noi abbiamo bisogno di tutti questi sentimenti, che devono accumularsi in noi sempre di più. Si accumulerà gradualmente in te, si assemblerà in un sensore, un rivelatore, un senso e poi lo scoprirai.

Questo è in verità il compito della creazione dell’anima. L’anima è come un sensore per sentire la Luce. Questo è tutto. Da un lato, sotto l’influenza dei tuoi desideri, viene creato in te l’attributo della dazione e dell’amore e dall’altro lato, in accordo ai tuoi desideri, la Luce Superiore opera, ti dà e ti promuove.

Quindi non c’è niente di cui essere imbarazzato. Cresci!
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(Dal Congresso di Vilnius del 23.03.2012, Workshop 1)

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Allenamento psicologico

Noi dovremmo provare a mettere in pratica il sistema che ci è stato offerto dai Kabbalisti, il metodo che possiede la capacità di cambiare il mondo.

Noi tentiamo di mettere in pratica il consiglio dei Kabbalisti come sola possibilità per il nostro inizio di sentire il nostro prossimo passo, l’unità, al di fuori di questo regno materiale.

In questo tempo, le persone cercano di essere minimamente connesse ed equilibrate con la natura integrale. Tuttavia, attraverso la nostra unità con gli altri, nel grado degli sforzi che applichiamo per connetterci con la natura eterna e globale e della nostra ispirazione di sentirla come qualcosa di tangibile tra noi, probabilmente finiremo con lo sperimentare una sensazione genuina di dazione ed amore, un sentimento caldo, un’onda che ci abbraccia tutti.

Questa forza è stata nascosta a noi fin qui, ma essa può apparire se noi tutti ci sforziamo per essa. Se noi abbiamo anche un minuscolo desiderio di raggiungere questo stato che in realtà ci è stato concesso e se facciamo uno sforzo di unirci, possiamo essere sicuri che già possediamo tutti i prerequisiti necessari per raggiungere l’unità.

Tutto quello che dobbiamo fare è desiderare di acquisire una sensazione di unità utilizzando le possibilità che abbiamo già ricevuto. La nostra aspirazione dovrebbe essere diretta a vedere e sentire il potere che riempie l’intero universo. Allora, realizzeremo che siamo piazzati all’interno del Kli unito (vaso) che è riempito di calore, Luce e dazione, come un feto nel grembo materno.
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(Dal Congresso di Vilnius del 23.03.2012, Lezione 1)

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Lotta e troverai

Domanda: La transizione al prossimo livello deve essere coscienziosa. Di che cosa abbiamo bisogno esattamente perchè le azioni siano coscienziose?

Risposta: Non c’è niente di specifico che possiamo fare perché le nostre azioni di transizione e il nostro viaggio siano coscienziosi. Dobbiamo unicamente attendere i cambiamenti che accadranno dentro di noi sotto l’influenza della Luce superiore. I miei sforzi evocano unicamente la Luce superiore, l’energia superiore, che mi influenza.

Anche adesso non so quello che mi accadrà nel momento successivo, perfino nella mia vita quotidiana. Tutto questo arriva dall’esterno ed è rivelato dall’Alto ogni momento della mia vita.

È la stessa cosa nel lavoro spirituale. Io dirigo me stesso verso la qualità di dazione, ma deve venire da me e influenzarmi, e allora io inizierò a comprendere quello che mi sta accadendo. Io posso solamente contribuire con l’aspirazione, ma sono incapace di comprendere.

Qui dobbiamo stare molto attenti al fatto che il nostro cammino in alto, in avanti, sia sempre accompagnato da una richiesta, un desiderio perché in effetti accada. La Luce superiore viene dall’Alto e fornisce una risposta. Essa ci da’ la risposta poiché non può venire niente da noi. Io aspetto solamente che la Luce si manifesti tra di noi.

Dato che non ho ancora un grande quesito, desiderio di andare ancora avanti, Ohr Makif (Luce Circostante) non si manifesta ancora in maniera sufficiente. Il quesito è uguale alla porzione di Luce che abbiamo ricevuto nella stessa intensità di desiderio che è apparso in noi? Questo è ciò che conta.

Raggiungere questo livello significa che stiamo arrivando alla soglia di valore della nostra domanda, della nostra aspirazione, del nostro desiderio. E allora troviamo la risposta al momento. La Luce opera sempre in maniera discreta, come dentro un atomo. Quando l’elettrone cade da un’orbita all’altra, rilascia un quarto di luce.

Per poter sollevarlo verso un’altra orbita, deve essere caricato con un quarto di luce. Allora si solleva e ancora una volta cade e rilascia un quarto di luce, e così via, in base al principio del laser. La natura è la stessa dappertutto. È per questo che lo stesso principio opera qui.

Dobbiamo sollevarci al livello limite.

Adesso siamo in un livello e continuiamo a saltare per raggiungere il secondo livello, ma ancora non ci stiamo arrivando. Scivoliamo costantemente in basso, perdendo questo livello, cercando di sollevarci ancora, e ancora una volta lo perdiamo. Come possiamo saltare per raggiungere il prossimo livello? Una volta raggiunto, non scenderemo più, né cadremo da esso.

Diciamo che state cercando di saltare sul tavolo. Saltate a metà, a tre quarti del punto, o a un quarto dal punto. Ogni volta cadete per terra. Una volta che riuscirete a raggiungere il tavolo, continuerete a stare lì.

Questo è quello che abbiamo bisogno di fare. Non vogliamo accettare niente che sia inferiore a  questo.
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(Tratto dalla lezione n.2 del Congresso di Vilnius, 23.03.2012)

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