Pubblicato nella 'La mia somiglianza con il Creatore' Categoria

Vedere l’unicità del Creatore

L’argomento della prima lezione del Congresso di Pietroburgo è “Non esiste nulla tranne Lui“. Questo è l’argomento principale che studiamo sempre.

In linea di principio, noi ci troviamo in una realtà speciale chiamata il Creatore e dobbiamo rivelarLo. Il “Creatore” (Boreh) significa “vieni e vedi” (Bo-reh in Ebraico). Se già dimoriamo in Lui, nella bianca Luce superiore, allora solamente Lui agisce e non esiste nulla tranne Lui”. Solamente Lui “ci dà i contorni”, ci dà forma; Egli è il principio ed Egli è la fine. Tutti i nostri pensieri e le nostre azioni originano da questa Luce superiore. Non esiste niente tranne Lui.

Da un lato, osserviamo le forme inanimate, vegetative ed animate nelle quali il Creatore agisce a 360 gradi, obbligandole e compiere ogni movimento. Esse non hanno alcun libero arbitrio; esse sono interamente sotto la Sua diretta influenza.

Dall’altro lato, noi stessi abbiamo un punto speciale, creato da Lui, che apparentemente esiste al di fuori di Lui. Questo punto ci dà l’opportunità di conoscere il Creatore – il solo che ci influenza. Infatti, in questo modo non andiamo da qualche parte esternamente, non ci allontaniamo da Lui, e non violiamo nessuna delle Sue azioni. La realtà rimane la stessa: non esiste nulla tranne Lui. Tuttavia, grazie a questo punto che sembra a Lui estraneo, io posso analizzare me stesso e Lui, io posso deliberatamente e consapevolmente portare me stesso al solo stato esistente nel quale non esiste nulla tranne Lui.

Io conseguo il Creatore grazie a questo lavoro. Attribuisco ogni frammento della realtà alla Sua unicità, ed in questo modo conseguo tutte le Sue azioni, tutti i passi, diretti e opposti a Lui, che Egli compie. Quindi, ritornando allo stato di unione e di unicità del Creatore, io mi inserisco in tutta la forza che Egli mi ha dato e mi rendo conto che non esiste proprio nulla tranne Lui.

In questo modo, reco a Lui piacere, e questo è il massimo piacere che posso arrecargli, e ciò significa a me stesso. Infatti, non esiste nulla tranne Lui.

Adesso abbiamo dunque bisogno, contro il nostro desiderio, di includerci volontariamente e completamente in questo concetto: “Non esiste nulla tranne Lui”.
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(Dalla 3.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 03.07.2013, Preparazione al Congresso di San Pietroburgo, lezione 1)

Le Lettere che presero vita

Domanda: Come possiamo affermare in qualunque istante, nonostante qualunque problema, che “Non c’è nulla tranne Lui” e che “Egli è Buono e Benefattore” se sento l’opposto in quel momento? Devo forse combinare i sentimenti con le parole?

Risposta: Iniziamo a lavorare da uno stato di totale incertezza. Sappiamo solo leggere e sentire che “Non c’è nulla tranne Lui”. Così inizia il primo articolo di Shamati. E’ scritto “Non c’è nulla tranne Lui”. Questo è quello che dicono i Kabbalisti! Ma queste sono solo parole per me e non hanno nessun significato. Così come le posso sviluppare?
Cerco di trasformare queste parole in azioni che mi impressionino. Così trovo un gruppo in questo mondo che esclama “Non c’è nulla tranne Lui”, e mi incorporo nel gruppo in modo che mi influenzi e mi convinca che in realtà non c’è nulla tranne la forza superiore. Almeno costoro parlano di quello che dicono i Kabbalisti.

Mi collego al gruppo e mi sottometto di fronte ad essi, innalzando i miei amici sopra di me, cosìche il principio del “Non c’è nulla tranne Lui” sia udito più fortemente e che io senta quanto questo è importante. Cerco di essere sotto l’impressione di questo slogan che al momento esiste solo sulla carta per me.

Ma se lavoro con i miei amici, inizio a ricevere la Luce che Riforma attraverso di essi. Questa luce risiede nelle loro parole, e nella misura in cui mi esercito nel gruppo e mi abbasso di fronte ad esso nel servire gli amici, la Luce modifica questo slogan. La Luce si riveste in queste parole e le porta in vita. Inizio a sentire la vita nelle lettere che compongono le parole “Non c’è nulla tranne Lui”.

Inizio a sentire le lettere come se fossero dei vasi vivi pieni di Luce, e poi i vasi, i miei desideri, iniziano a muoversi assieme a queste lettere secondo la Luce che li attraversa. Non è semplice Luce è invece una luce “formattata” che ha preso la forma di queste lettere. Succede che sono impressionato in diversi modi dalla frase “Non c’è nulla tranne Lui” ed inizio a vedere, a capire ed a sentire come si esprima in diversi stati e modi. Imparo a lavorare con questo.

La frase che prima sembrava morta per me, soltanto uno slogan scritto, inizia gradualmente a prendere vita. E di conseguenza cerco di realizzarla in diversi stati, quelli buoni e quelli cattivi. Mi aggrappo ad essa specialmente negli stati cattivi, visto che nel frattempo sono un egoista. Se l’unicità del Creatore “Non c’è nulla tranne Lui” ed “Egli è Buono e Benefattore” si rivela a me in modi spiacevoli significa che sto acquisendo i vasi della dazione e che mi innalzo al di sopra di questo dolore. Sto avanzando verso lo stato di “Non Fare al tuo Amico quel che è spiacevole per Te”. Odio questo stato e desidero innalzarmi al di sopra di esso. Non penso che il Creatore mi abbia causato questi problemi, piuttosto li attribuisco al mio ego. Così ottengo la qualità di Bina, “Dare al fine di dare”.

Poi, negli stati molto spiacevoli, inizio a ricevere stati piacevoli, che è molto più difficile, visto che devo innalzarmi al di sopra di essi. E’ già una fede al di sopra della ragione del secondo livello, non solo sopra il desiderio di dare ma che sopra il desiderio di ricevere. Sto già lavorando con l’AHP.

E’ come se stessi lavorando contro il Buono e Benefattore, il che significa che ricevo sia il bene che il male allo stesso modo, come se fossero la stessa cosa. Così raggiungo l’amore, riguardo al quale è detto:”Ama il tuo amico come te stesso”, e poi “Ama il tuo Signore”, il livello più elevato di questo stato, Keter.

Tutto questo lavoro è fatto nella “fede sopra la ragione”. La luna sta per Malchut, che si “santifica” negli stati più bui e da lì inizia ad illuminare con la Luce che ritorna. Non ha nulla di proprio e non ha bisogno nemmeno di nulla. Dice al sole di voler essere come lui. Più la luna diventa come il sole, più la terra stabilisce tutti gli aspetti della luna sino a che Malchut è adattata a Keter.
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(Dalla Prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 24.04.2013 , Scritti del Rabash)

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Il programma ed il programmatore

C’è una specie stampante virtuale dentro di me che scrive l’immagine del mio mondo. In altre parole c’è un programma dentro di me che mi guida e che proietta il mondo per me. In realtà non esiste. Tutto è interno, nei miei sentimenti, ma il programma gli conferisce l’apparenza di qualcosa di esterno.

Domanda: Cosa succede se gli amici decidono di concentrarsi su pensieri per creare una sola realtà e la connessione reciproca?

Risposta: Il programma mi mostra anche il gruppo nel quale lavoro. Mi sembra di essere tra altre persone e di fare decisioni assieme. Gli attributi interni proiettano alcune immagini, ombre di diverse forme, ma in realtà queste non esistono.

Così allo stesso modo, la nostra decisione collettiva e la mia resistenza interiore ad essa sono del tutto determinate dal programma. C’è solo un modo di correggerlo: Se sono a conoscenza del programma e della realtà che è proiettata da esso, e desidero unire tutto assieme, per connettermi. In quel caso, mi innalzo al livello del programmatore e capisco perché ha disposto tutto questo per me.

D’altra parte,ottengo la conoscenza del programma, e inoltre, vedo quali immagini disegna nella mia immaginazione. Così, quando correggo la mia immaginazione attraverso l’uso del programma, controllo queste immagini e le unisco assieme. Quindi attraverso diverse corruzioni e correzioni e, alla fine, scopro la mente del programmatore, il Piano della Creazione. Questo è l’effetto cercato del processo – essere incorporati nello scopo della creazione.

Domanda: Questo vuol dire che il programmatore desidera che noi siamo costantemente in due mondi, quello immaginario e quello reale?

Risposta: E’ essenziale che noi scopriamo il goal della creazione da soli. Per quale motivo? Per trattarlo con rispetto.

Dopo tutto, il mio ego mi tira verso il basso, mi offre il sonno e mi distrae. Se desidero svegliarmi, c’è solo un modo per farlo: usare questo programma, l’ambiente, e tutto quello che è collegato ad esso, ma solo se, contemporaneamente, rispetto il programmatore. Questo è detto portare la soddisfazione al Creatore nella Kabbalah.

Domanda: Allora, come dovrei integrare questi due sistemi?

Risposta: Dovresti semplicemente stare assieme agli amici. Adesso, sembrano degli sconosciuti esterni a me stesso. Più tardi, sentirò che, nonostante questa rappresentazione, essi sono dentro di me. Sono miei, i miei amati, connessi reciprocamente ed incorporati in un unico. Allora, nella connessione tra di loro, inizierò a rivelare la sorgente, il Creatore. Tutto questo sarà come un unico insieme.
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(Dalla 4a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 19.03.2013, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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Un processo difficile di piacere

Nel corso della storia, lo sviluppo umano si è verificato con una persona che ha paura di godere per se stessa. Aveva paura, non solo di godere della luce, ma anche di disturbare la restrizione, la rottura si è verificata una sola volta, e può trattenersi dal fare ciò perché ha paura di sé o non è in grado di sopportare i piaceri che gli saranno rivelati attraverso la dazione verso il Creatore.

Dopo tutto, il sentimento della propria somiglianza al Creatore procura grande piacere. Ed è anche un grande piacere sentire come il Creatore gode, come siete uniti in uno solo. È simile al piacere che un bambino prova attraverso la vicinanza con la madre, quanto la madre gode, e lui gode, e da’ piacere all’altro.

La persona prova una grande paura, perché gli si rivelano piaceri immensi: NRNHY de NRNHY invece di Nefesh de Nefesh. Si tratta di una Luce immensa che è rivelata dalla sensazione che si prova nel dare qualcosa al Maestro, perché NRNHY è nata dal conferimento al Creatore che si rivela alla persona. Ed è qui che si concentra tutto il lavoro.

Lavoro spirituale non riguarda il pasto che è disposto sulla tavola del re, ma la sensazione del Maestro, la propria somiglianza con Lui, è con questo godimento. Cercando di essere come il Maestro, come Lui in qualcosa. Mi piace non solo il fatto che gli procuro piacere, il Suo amore per me e il mio amore per Lui, ma io comincio a godere di questa posizione, del mio stato.

Questo rivela una Luce enorme e il piacere che prima non esisteva nella creatura nelle sue decisioni, sentimenti e reazioni. Ed è per questo che io dovrei prima munirmi dei vasi, che si chiamano “timore reverenziale”. Altrimenti, non sarò in grado di affrontare qualsiasi azione correttamente, e tutto ciò che si rivela immediatamente scompare senza alcun uso. Sarebbe come versare del vino in sacchetti, esso fuoriuscirebbe subito, o versare della farina nelle botti solo per farla marcire lì. Nulla può essere fatto, tutto deve corrispondere completamente all’altro, tutti i contenuti devono essere conservati nel proprio specifico contenitore.

Questo è il motivo per cui una persona ha paura di cominciare a godere della grandezza del Creatore, del Suo amore e della reciprocità che si sente in due unita HaVaYahH: HaVaYaH della Luce Diretta e HaVaYaH della Luce Riflessa vestite di loro. La Luce che si rivela in loro in realtà non è mai esistita. Se una persona si prepara per questa prova, allora sarà in grado di rivelare lo stato del Creatore correttamente e resistere nella dazione.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.03.2013, Shamati 38)

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Un approccio maturo ai problemi

Un approccio maturo ai problemi è quando sai di poter raggiungere l’obiettivo solo superando il problema. Tu superi le sensazioni spiacevoli nel tuo desiderio di ricevere, sopra il buio, e lì chiedi la connessione con il gruppo, con il Creatore. Anche la tua preghiera è falsa, e interiormente aspetti solo che il problema vada via, che l’oscurità si dissolva almeno un po’, in modo che sarai in grado, in una certa misura, di riposare, di rilassarti e di sentirti al sicuro.

Ma mantieni te stesso e cerca una connessione e adesione con il gruppo, con i libri, e con l’insegnante. Tu sei come un bambino che vuole tenerli tra le braccia. Tu cerchi tutto il supporto che puoi ottenere, che ti permette di chiedere non che il buio si dissolva, ma piuttosto di superare il buio e pensare al Creatore, e non ai propri sentimenti. La tua preoccupazione è quella di portare il piacere a Lui e non a te stesso.

Se riesci a pensare in questo modo, allora in quella misura tu senti già la contentezza. Quando puoi desiderare di portare al Creatore un appagamento ancora maggiore attraverso il gruppo e attraverso tutti gli altri mezzi, allora senti una gioia ancora più grande. Se non riesci, allora dovresti chiederlo affinché tu possa sentire la vita nei vasi esterni, nei vasi stranieri, che significa “al di fuori della propria pelle”, dove si trova la tua anima.

I sintomi della “malattia” andranno via nel momento in cui smetterai di pensare a loro e aderirai al Creatore non a causa dei sintomi corporei. Potrai venire fuori dalla tua pelle, come se tu morissi, e aderissi al Creatore, all’anima e non al corpo. Questo si chiama vivere nella fede al di sopra della ragione, venire fuori da te stesso, la transizione tra la vita e la morte, almeno in una certa misura.

Poi a poco a poco ti unisci a questa transizione, e quindi combatti la morte. Dobbiamo almeno capire il modello di questa transizione, e poi tutto avverrà secondo lo stesso principio, nella stessa maniera.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 04.04.2013, Shamati 36)

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Non siate schiavi degli schiavi, ma siate servitori del Creatore!

Rabash, “Dargot HaSulam,” Articolo 932, “Il Primo Cambiamento”: Tutti i cambiamenti incominciano solamente dopo che l’uomo merita di lasciare le acquisizioni che ha per se stesso. E prima di allora, egli è del tutto immerso nel suo desiderio per il piacere, e questo desiderio lo domina. Perciò, nessun cambiamento può realizzarsi da lui, tutto arriva solamente dal suo ego. Un cambiamento può arrivare solamente attraverso la forza di un’altra natura, che un uomo ancora non ha. Per questa ragione, tutti i cambiamenti iniziano dopo che un uomo ha abbandonato il suo ego, il desiderio di ricevere per se stesso, vale a dire, dopo che ha lasciato l’Egitto.

E questa è l’idea secondo la quale è proibito insegnare la Torà a coloro che adorano gli idoli.

Colui che serve gli altri dei è un uomo che ancora non ha un contatto con il Creatore, che non è uscito dall’Egitto. Questo è il nome di un livello spirituale, quindi, un uomo comune di questo mondo non deve essere chiamato in questo modo. Coloro che adorano gli idoli sono uomini come noi che sono attirati verso il Creatore, ma che ancora riconoscono una particolare importanza ai valori materiali, alla ricezione per loro stessi.

Per questa ragione sono chiamati AKUMA (un acronimo che sta per “Servitori delle stelle e delle costellazioni,” e anche intorno a (Akum), “indiretto”). Vedete che essi non puntano “diritti al Creatore” (Yashar-Kel), come Israele, invece essi adorano le stesse ed il destino il che, vale a dire, essi sono dominati da varie forze e valori egoistici.

E’ proibito insegnare la Torà a coloro che adorano gli idoli. “Proibito” significa impossibile. Sappiamo cha la Torà è la Luce, l’intero sistema superiore, tutti i mondi spirituali, i rapporti tra un uomo ed il Creatore. E’ impossibile insegnare tutto questo a colui che adora gli idoli, che si trova in una ricettività egoistica e che non ha alcuna connessione con il sistema della dazione.

E, a dire il vero, quando un uomo è in Egitto, il che, vale a dire, si trova nella ricettività egoistica, egli non può essere uno Yehudi, (dalla parola “Yichud” – unità, cioè unire se stesso a tutta la creazione e al Creatore), perché egli è schiavo del Faraone, il re dell’Egitto. L’uomo è schiavo del suo ego, il re del mondo materiale.

E quando egli è schiavo del Faraone, egli non può essere un servitore del Creatore. O è il Faraone oppure è il Creatore, perché tutto dipende dall’intenzione, con cosa l’uomo identifica se stesso e cosa egli vuole servire: il vantaggio personale o la dazione.

“E questa è l’idea, ‘Perché i figli di Israele sono miei’ essi sono i miei servitori,” dice il Creatore, “e non siate schiavi degli schiavi.” Vedete,che anche il Faraone è un servitore del Creatore, egli è un angelo, egli è il sistema che realizza il pensiero della creazione con spinta compulsiva, senza alcuna libera scelta. Il Faraone è un angelo; lo vedete da ciò che è scritto: “Io ho creato l’inclinazione negativa”. L’intera creazione, tutto l’ego si trovano nelle mani del Creatore. E se un uomo serve nel nome del Faraone, egli è chiamato lo “schiavo degli schiavi”, perché egli serve lo schiavo e non il Maestro.

Quando un uomo serve se stesso, egli non può essere un servitore del Creatore, perché è impossibile servire due re allo stesso tempo. E solamente dopo che l’uomo lascia l’Egitto – dopo che ha ricevuto una sufficiente Luce che Corregge, elevandosi al di sopra del proprio desiderio per il piacere—che deriva dalla ricezione per se stesso, allora egli può essere un servitore del Creatore. Ma per rimanere un servitore del Creatore, egli deve scegliere di esserlo sempre: in ogni singolo momento, in ogni desiderio. E allora egli sarà pronto per meritare la Torà. Ciò che segue da qui è che il primo cambiamento sarà la separazione dall’Egitto.

La Torà inizia con l’uscita dall’Egitto  in avanti; perciò, dopo di questo si ha la dazione della Torà. La Torà comprende tutta la Luce dell’Infinito, tutta la Luce superiore, che colma i mondi superiori ed è destinata alla graduale correzione del desiderio di ricevere della creatura fino a quando non raggiunge l’equivalenza della forma con il Creatore.
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(Dalla preparazione della Lezione quotidiana di Kabbalah del 31.03.2013)

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Voglio elevarmi a te…

Domanda: Se il gruppo ha qualcuno con una dipendenza e lui è caduto dal processo generale, quali sforzi deve fare in modo da essere in accordo con il Creatore e per superare il nostro nemico, l’ego?

Risposta: Il Creatore non risponde alle richieste individuali di una persona. Egli in realtà risponde ma non realmente a favore della persona, in quanto la persona non Gli dà la possibilità di essere rivelato.

Supponiamo che io gridi ora che mi aspetto che il Creatore mi sia rivelato. Ho i libri e tutto ciò di cui ho bisogno! Mi chiudo in una stanza e comincio a pensare, a gridare, e soffrire.

Si rivelerà a me il Creatore? No. Perché no? Dov’è la resistenza che costruiamo tra noi? Dov’è il nemico? Lui se n’è andato. Dove è il posto in cui Lui dovrebbe essere rivelato?

Il Creatore dovrebbe essere rivelato nella resistenza, nell’ego, nel fatto che non riesco a connettere con gli amici e chiedo il suo aiuto. Solo allora si rivelerà!

Ma se penso a me stesso e borbotto solamente: “Beh, rivelaTi a me”, allora non si arriverà a nulla. Perché dovrebbe rivelare Se stesso?

“Voglio salire verso di te…” cosa significa salire verso di Lui? Significa diventare uguale a Lui, essere vicino a Lui nei miei attributi. Che cosa significa essere vicino a Lui nei miei attributi? Una cosa unica e speciale. Ciò significa che più ci connettiamo, più vicini siamo verso di Lui, e così Egli si rivela a noi.

Ci sono sette miliardi di persone nel mondo. Quando cominciamo a salire, poi nel livello successivo ci sentiamo come un miliardo e poi come un milione, e poi come un centinaio di persone, e, infine, come una sola. Questa è la scala su cui si sale al Creatore.

Ma se io grido: “Elevami, rivelaTi a me”! Allora, come può rivelare Se stesso? Non c’è niente in te, tu sei, ma solo un punto. Solo il nostro mondo può essere sentito in un punto.

Oggi, la sua condizione è che si può avere successo solo se s’inizia a connettersi e, allo stesso tempo, preoccuparsi di tutto il mondo. Vedere ciò che la crisi ha messo al mondo. Questo è ciò che Baal HaSulam scriveva. Solo pensando a tutto il mondo, possiamo gradualmente iniziare a salire.

Ogni livello dell’umanità si sentirà divenire sempre più piccolo, più compatto, ed i suoi membri si sentiranno più vicini l’uno all’altro come in un gruppo, finché diventeremo tutti uno. Solo quando diventeremo uno, saremo uguali al Creatore.

Quindi, non abbiamo altra scelta che avviare la connessione al fine di rivelarLo e di vedere che non siamo in grado di farlo da soli.

Quante volte abbiamo letto il brano dallo Zohar sugli studenti di Rabbi Shimon che erano grandi saggi ed erano al livello di Arich Anpin di Atzilut, il più alto livello di realizzazione, che è la rivelazione del Creatore, la sensazione del Mondo Superiore. Guardate come si odiavano l’un l’altro così intensamente, tanto che erano pronti a uccidersi a vicenda, quando hanno iniziato a scrivere Il Libro dello Zohar.

Dobbiamo raggiungere tali stati in cui chiediamo che il Creatore sia presente in modo che Egli si connetterà a noi. Ma i rapporti tra noi sono freddi: non mi sento realmente così; io sono di cattivo umore… non abbiamo ancora raggiunto il sentimento di odio.
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(Dal Congresso Europeo in Germania 23.03.2013, Lezione 3)

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Una famiglia nella quale tutti sono amati

I nostri desideri sono divisi in due:

• desideri “Animali” —relativi al cibo, sesso, famiglia
• desideri “Umani” — relativi al denaro, rispetto, e conoscenza.

In ogni circostanza, sia gli uni che gli altri riguardano il nostro mondo; in essi non c’è nulla di spirituale.

Rispetto al gruppo più basso di questo mondo, si può dire che questi sono desideri “personali”. E quelli superiori sono desideri “sociali”. E sopra, tutti noi siamo un’unica famiglia. In ogni situazione, tendiamo a questo.

Domanda: Quali di questi desideri risvegliano in noi la maldicenza e il pettegolezzo?

Risposta: In particolare i desideri del rispetto e del controllo.

Domanda: E come ci sforziamo in tutto questo per essere una sola famiglia?

Risposta: Con un linguaggio crudo: metti a tacere la bocca e chiudi le orecchie, per indurire il cuore. Questo è il lavoro. Nessuno chiede agli altri di essere corretti, ma è necessario comprendere il bisogno della correzione e volerla, o almeno aspirare a questo desiderio. Tu vedi se il desiderio è pronto, allora dal punto di vista della Luce, non ci sarà alcun intoppo. Elevo, così come è chiamata, una “preghiera prima della preghiera”, un desiderio per il desiderio.

Domanda: In che modo i miei pensieri negativi dividono la famiglia che vogliamo costruire?

Risposta: E’ lo stesso che scavare un buco sul fondo di una barca condivisa. Vedi, un solo buco è sufficiente per affondare tutti. Inoltre, anche se io non aggiungo il mio sforzo, la situazione è comunque dannosa. Dobbiamo volere con tutte le nostre forze di essere una sola famiglia. In questa famiglia non ci sono belli e brutti, saggi e stupidi, buoni e cattivi; il Creatore ci mette insieme, e noi abbiamo solamente bisogno di amarci a vicenda. Tutti sono belli, tutti sono saggi, tutti sono buoni, tutti sono amati.

Domanda: Il nostro gruppo è un unico Partzuf. Anche in esso esiste la stessa divisione dei desideri?

Risposta: Se già siamo un unico Partzuf, allora tutti i nostri desideri particolari sono mescolati insieme, sono inclusi in quelli degli altri. In generale, stiamo lavorando come se fossimo un conto cointestato. Ed in questo conto ognuno riceve un diverso Partzuf, diverso da com’era prima. Con questo merito, i desideri in ognuno sono integrati in una nuova forma. In questo modo siamo uniti dai pensieri e riceviamo un’immensa forza che ci guida in avanti, tanto positivamente quanto negativamente.

Domanda: Quali sono i minimi desideri obbligatori del gruppo?

Risposta: Io non dispongo di nessun posto da cui acquisire nuovi desideri spirituali se non sono incluso dentro il gruppo e non incomincerò a ricevere un nuovo “modello” dagli amici. Non ho altre possibilità. In generale, in base al livello di avanzamento, costruiamo piano piano un Partzuf, che comprende e copre tutti insieme.

Malchut del mondo di Atzilut di per sé è un punto nel quale non c’è nulla, un spazio vuoto, nel quale entriamo e ci uniamo gli uni agli altri. Tutti si sforzano di lavorare per il bene degli altri, e allora avremo una richiesta condivisa per la correzione (MAN).

Supponiamo che cinque uomini siano riuniti, ognuno ha una parte, un desiderio, pronto ad unirsi con gli altri. Malchut de Atzilut connette tutte queste parti, se ne prende cura, le aiuta a contrarre tutto il resto, e costruisce con esse un unico desiderio condiviso che ancora non si è realizzato. Questo è ciò, si alza per ricevere il Masach (schermo) che, in conclusione, tutti ricevono. Da questo Masach ognuno riceve indietro quello che ha investito.

In questo modo, tutti lavorano in base ad un unico desiderio. In base a questo principio, abbiamo l’interazione che esiste tra i neuroni nel cervello, tra le cellule del corpo, le sinapsi, che stabiliscono diverse interazioni con ogni azione, e così via. C’è un solo principio in tutto: raggiungere un desiderio comune, metterlo in pratica, e prepararsi per il passo successivo. Ogni stato, ogni momento di questo percorso, non è come il momento precedente, e alla fine li connettiamo tutti.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.03.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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L’obbligo di illuminare tutta la Creazione

Domanda: Come puoi contenerlo se improvvisamente senti l’amore del Creatore per te?

Risposta: È davvero molto difficile, non esiste problema più grande che sentire l’amore del Creatore, esso semplicemente distrugge una persona. Quindi dobbiamo munirci in anticipo con il vaso dell’ottenimento della paura lavorando con gli amici nel gruppo e sviluppando la garanzia reciproca.

È per questo motivo che il vaso è stato frantumato in più parti e dobbiamo metterli di nuovo insieme contro la loro volontà. Resistono e non desiderano connettersi. Allora aderendo l’uno all’altro acquisiamo l’attributo della paura del Creatore. Lavorando con gli amici sulla connessione tra di noi, raggiungiamo la paura del Creatore.

Questo è ciò che dobbiamo aggiungere alla creazione da soli e questo è ciò per cui viviamo. Tutta la creazione esiste già e l’unica cosa che manca nel tesoro del re è la paura del Creatore. Questa missione è registrata nelle nostre Reshimot (geni spirituali), e cominciamo a realizzarla, scopriamo che vale la pena essere nell’attributo della dazione e che dobbiamo vivere nella paura. Devo temere  per iniziare a godere la mia dazione in modo che sia completamente fuori di me e in modo che nulla tornerà a me.

Anche se do e so a chi sto dando e quanto do, facendo un calcolo preciso, non ho bisogno di sentire alcun compenso. Non voglio sentire alcun piacere in esso, ma solo l’azione vera e propria. Poi decido che voglio anche provare piacere nell’azione stessa ma io trasmetto tutto ciò a colui a cui io do. Questo continua fino a raggiungere la quarta fase, che è l’ultima fase – la dazione completa.

Nella creazione è già tutto completo ad eccezione di ciò che una persona deve aggiungere, che è la paura. Immagina di essere in un grande mondo, ora che è completamente buio. È necessario accendere la luce che è fatta della tua paura e che illumina tutta la creazione.

Questo timore non è ricevere piacere dalla mia dazione, dal fatto che io gestisco la realtà al posto del Creatore, della mia vicinanza a Lui, dei piaceri che Egli mi da’, e del fatto che io improvvisamente scopro di essere la persona più importante del mondo.

Il Creatore viene da me e mi dice: “Io, tra tutte le persone, ho scelto te! Non c’è nessuno come te. Tu sei l’unico essere umano in tutta la creazione, in tutta la realtà. “Bisogna essere pronti ad accettare questo atteggiamento che può far esplodere una persona e non devi farti comprare da questo.

Sei riuscito a portare contentezza al Creatore e a sentire la contentezza che Gli stai procurando. Ognuno si sentirà speciale dal suo punto di vista e che non c’è nessuno, tranne lui là fuori. Quindi dobbiamo prepararci a questo per poter ricevere questa rivelazione, l’adesione. Qui diventa chiaro che non riceveremo mai nulla nei vasi di ricezione e che dobbiamo annullarli completamente.

Il vaso della paura annulla i vasi di ricezione ed è totalmente concentrato sul Creatore, come un proiettore. Poi tu inizi a lavorare con i vasi di dazione in cui si rivelano Luci enormi, ci si sposta dall’altra parte e si diventa colui che da’ al posto di colui che riceve: tu dai, dai, dai…

È come se il Creatore ti nominasse responsabile del suo tesoro affinché tu possa darlo a tutti. Si scopre che ora tu ti presenti dinanzi alle creature invece che al Creatore. Immagina che piacere c’è  da parte di colui che da’, che ha la possibilità di dare bontà a tutti. Questo è già il vero lavoro, e da questo punto il lavoro con i veri Masachim (schermi) si avvia quando si diventa come il Creatore per quanto riguarda il mondo intero. La paura non scompare mai, ma ti accompagna costantemente proprio come la base del desiderio di ricevere che rimane.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.03.2013, Shamati 38)

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Allo scopo di diventare un adulto

Domanda: Lei parla della nostra responsabilità verso il mondo.

Risposta: Per salire al livello successivo, dobbiamo connetterci per trasmettere al mondo questo modello. Non possiamo esistere solo per noi stessi. Vorrebbe dire che siamo staccati dagli altri livelli. Se agiamo solo per noi stessi, poi ci fermeremo in uno stato di piccolezza. Non ci sarà nulla di più in esso se non ciò che noi comprendiamo e sentiamo ora.

Per passare allo stato successivo, dobbiamo diventare adulti. Possiamo diventare adulti nella spiritualità solo al fine di dare la vita ad un altro e soddisfare l’altro. Quindi, se ci uniamo al fine di soddisfare gli altri, al fine di trasmettere qualcosa di noi agli altri, allora avremo la Luce superiore.

Non è solo il nostro dovere verso il mondo. Ne abbiamo bisogno per poter ricevere la rivelazione del Creatore, la rivelazione della Forza Superiore, il sistema della Provvidenza superiore, l’ingresso al livello successivo, alla prossima dimensione. Noi non riceveremo e non riveleremo nulla se non lo facciamo per gli altri. Siamo un sistema di trasferimento, ciascuno di noi, tutto il gruppo, tutti insieme.
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(Dal Congresso Europeo in Germania, 22.03.2012, Lezione 1)

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