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Lettera aperta a Michael Douglas dopo l’attacco antisemita di suo figlio

Dr. Michael LaitmanDopo che suo figlio era stato attaccato da antisemiti, Michael Douglas ha pubblicato una lettera nella Los Angeles Times:

“La scorsa estate la nostra famiglia è andata in Europa meridionale in vacanza. Durante il nostro soggiorno in un albergo, nostro figlio Dylan era andato in piscina. Poco tempo dopo, tornava di corsa nella stanza, sconvolto. Un uomo in piscina aveva iniziato a lanciargli insulti.

“Il mio primo istinto è stato quello di chiedere, ‘Ti stavi comportando male?’

“‘No,’ Dylan mi ha detto tra le lacrime.

“Lo fissai. E improvvisamente ho avuto la terribile realizzazione di quello che poteva aver causato l’indignazione dell’uomo: Dylan indossava una stella di David.

“Dopo averlo calmato, sono andato alla piscina e ho chiesto ai presenti di volermi indicare l’uomo che aveva urlato contro di lui. Abbiamo parlato. Non è stata una piacevole discussione. In seguito, mi sono seduto con mio figlio e gli ho detto: ‘Dylan, hai appena avuto un primo assaggio di antisemitismo.’ …

“Mio figlio è forte. Egli ha la fortuna di vivere in un paese dove l’antisemitismo è raro. Ma ora anche lui ha imparato i pericoli che come Ebreo deve affrontare. E’ una lezione che non avrei voluto insegnargli, una lezione spero che non dovrà mai insegnare ai suoi figli “.

Lettera aperta a Michael Douglas

Caro Michael,

anche io mi chiamo Michael e sono un ebreo che vive in Israele. Ho letto la sua storia riguardo l’esperienza che suo figlio ha avuto nel Sud dell’Europa e sento l’obbligo di esprimerle la mia ammirazione per il coraggio che ha avuto di uscire allo scoperto e parlare di ciò che molti temono. La sua fama dà la giusta rilevanza ad un argomento che molti trovano difficile esporre ma io credo che dobbiamo farlo. Per questa ragione, sono grato del fatto che piuttosto che scappare da un argomento così controverso, lei abbia preso una posizione e si sia fatto avanti. Questo le fa onore.

Come russo di origine ebraica, ho avuto la mia parte di esperienze antisemite. Queste, così come è successo a lei, non mi hanno indebolito, ma hanno contribuito a formare la mia identità ebraica, portandomi infine ad emigrare in Israele. In qualche modo, gli anti-semiti hanno forgiato il mio Sionismo.

Nel corso degli anni, ho approfondito molti ambiti e settori del sapere. I miei studi in Scienza, Filosofia, Kabbalah e Ontologia, hanno tutti contribuito alla formazione di una visione del mondo che si basa sulle radici ebraiche e che è radicata nella scienza moderna.

Nei miei studi ho indagato sulla ragione per cui esiste l’antisemitismo e sul motivo per cui questo odio trova sempre nuove vesti e nuove parvenze, ma non svanisce mai del tutto. Nell’autunno dell’anno scorso ho pubblicato sul New York Times due articoli, (allora piuttosto provocatori), uno intitolato “Chi sei tu popolo di Israele?” e l’altro “Quello che gli ebrei devono al mondo”. In questi articoli spiego brevemente ciò che ora vorrei condividere con lei.

Nonostante tutte le sue diverse vesti, l’antisemitismo ha un’unica radice. Il fenomeno scomparirà se la sradicheremo. Questa radice non è conosciuta né dalle vittime dell’antisemitismo, gli ebrei, né dagli antisemiti. Ma così come le altre pulsioni inconsce ci spingono a fare cose che non hanno un senso logico, anche l’antisemitismo non ha bisogno di nessuna logica per riemergere. Al primo segnale di difficoltà finanziarie o sociali avanza lentamente fino in superficie ed il “gioco dello scaricabarile” contro gli ebrei ha inizio.

L’antisemitismo non appare a causa delle difficoltà stesse, o a causa della politica di questo o quel governo, come affermano alcuni. Non è neanche il risultato del controllo ebraico sui media o sul sistema bancario, come sostengono alcuni antisemiti. L’antisemitismo è sempre presente, è un virus che per esplodere con tutta la sua forza, attende l’indebolimento dell’organismo della società umana. E quando lo fa, è spesso letale.

L’unico modo per curare l’antisemitismo è sradicarlo dall’intero organismo, cancellandolo dalla società umana e, sorprendentemente, le vittime detengono anche la cura.

Ogni uomo, donna e bambino, tutti noi nasciamo con il desiderio di una vita tranquilla, sicura e felice. Nel profondo del subconscio umano è sepolta l’idea che una vita del genere sia possibile solo quando c’è empatia tra le persone e quando queste si prendono cura reciprocamente. Così come in una famiglia tutti i suoi membri si prendono cura gli uni degli altri in maniera naturale, l’umanità potrà prosperare solo se ci prenderemo cura degli altri come fossero dei parenti, anziché dei nemici.

Molti secoli fa, prima della distruzione del Tempio e dell’esilio dalla terra di Israele, noi, il popolo ebraico, coltivavamo già una società di questo tipo. Dentro noi, quindi, esiste una qualità latente che una volta risvegliata, ci permetterà di ripristinare tale parentela.

Ci siamo dimenticati della sua esistenza e i non ebrei non hanno alcun indizio che possa esistere. Eppure entrambi, sia gli ebrei che i non ebrei, hanno un istinto e una sensazione inesprimibile che gli ebrei siano in possesso di qualcosa che non condividono, ma che è di vitale importanza per la nostra sopravvivenza. È per questo che soprattutto nei momenti difficili, le persone puntano istintivamente il dito contro gli ebrei. E dato che sono arrabbiate e frustrate, sono spesso violente.

Quel “qualcosa” che sentono che stiamo trattenendo è quel legame indissolubile che condividiamo tra noi, la nostra capacità di mantenere una società basata sulla solidarietà, sull’empatia, e sulla preoccupazione per gli altri. In due parole si chiama: “Garanzia reciproca”. La società ebraica antica è stata fondata sulla base del principio: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Questo principio è indispensabile nella nostra società iper-egoistica post moderna, ma non abbiamo idea di come diffonderlo.

Il risultato è che molti non ebrei ci odiano, gli ebrei si sentono minacciati e perseguitati e nessuno riesce a trovare una spiegazione a quest’odio, né tantomeno ad attenuarlo. Ma la cosa peggiore è che sta diventando evidente che se non lo freneremo adesso, quando è ancora relativamente benigno, crescerà come gli alberi di Baobab nel minuscolo pianeta del Piccolo Principe e diventerà maligno.

In fin dei conti, quindi, dato che dentro di noi deteniamo involontariamente la qualità della garanzia reciproca, è comunque nostro dovere risvegliarla e condividerla con il mondo, affinché tutto l’odio si plachi. In effetti, quando fonderemo una società empatica nella quale ognuno si prenderà cura dell’altro, non solo l’antisemitismo si placherà, ma ogni pensiero cattivo contro il nostro popolo si trasformerà nel suo opposto.

Poiché la maggior parte degli ebrei sono attualmente ignari della loro qualità latente, sono riluttanti ad accettare l’idea della sua esistenza. Tuttavia, lei esiterebbe se qualcuno le dicesse che lei ha un tesoro in tasca e che questo potrebbe essere suo soltanto raggiungendo la sua tasca e tirandolo fuori? Proprio così, noi possediamo un tesoro che sta dormendo nei nostri cuori e che potrebbe cambiare la nostra vita, ma dato che non riusciamo a vederlo, ci rifiutiamo di raggiungerlo e toccarlo. Ma se noi aprissimo soltanto un pochino i nostri cuori, lo troveremmo dentro.

Non appena instaureremo tra di noi questa garanzia reciproca, la condivideremo anche con il mondo, in quanto è questa la sua destinazione. Questa qualità è stata depositata in noi per il bene dell’umanità, non solo per il nostro beneficio. Dobbiamo prima riaccenderla tra di noi e poi offrirla a tutti.

Caro Michael, le chiedo di aiutarci a diffondere il messaggio secondo cui gli ebrei hanno qualcosa di veramente prezioso da offrire, una vita fatta di assistenza e condivisione, quel legame speciale che tutti desiderano. So che questo realizzerà il futuro di tutti gli ebrei e di tutta l’umanità, un futuro sicuro e felice, per i suoi figli e i suoi nipoti, per i miei e quelli di tutti.
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Il popolo d’Israele – Il punto di connessione fra i mondi

Dr. Michael LaitmanLa Torà, “Levitico, 26:44: “E, nonostante tutto questo, quando saranno nel paese dei loro nemici, io non lì disprezzerò e non li prenderò in avversione fino al punto di annientarli del tutto e di rompere il mio patto con loro; poiché io sono l’Eterno, il loro Dio.”

Il compito spirituale collocato sulla parte di umanità chiamata il “popolo di Israele” non si trasmette agli altri popoli e non può essere trasferito a loro.

Dipende dal fondamento interiore dell’anima in tutti i popoli. Se è stata creata da quella parte della illuminazione dell’anima collettiva (Galgalta ve Eynaim) che una volta ha risposto alla chiamata di Abramo, non può essere cambiata o distrutta. Questa parte è in ogni generazione e crea un corpo fisico intorno ad essa. In questa maniera, tutto va avanti. Anche se il popolo d’Israele avesse voluto, non avrebbe potuto rinunciare o negare ciò. Questo è impossibile. Si tratta di una parte costante del desiderio generale creato dal Creatore chiamato Galgalta ve Eynaim, che è la parte più piccola, più chiara e più vicina alle caratteristiche di dazione.

Deve svolgere il suo destino. Non c’è scampo; questa è una legge fisica. Il popolo d’Israele è il punto di connessione fra il nostro mondo e il mondo superiore.

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Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 10.12.2014

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Allontanarsi dalla via della sofferenza

Dr. Michael LaitmanLa Torà, “Levitico” 26:36 – 26:37: A quelli che fra di voi saranno superstiti infonderò nel cuore costernazione, nel paese dei loro nemici: il fruscio di una foglia agitata li metterà in fuga; fuggiranno come si fugge di fronte alla spada e cadranno senza che alcuno li insegua. [37] Precipiteranno uno sopra l’altro come di fronte alla spada, senza che alcuno li insegua. Non potrete resistere dinanzi ai vostri nemici.

Se la nazione di Israele non sceglie di correggersi volontariamente, allora si viene a creare la necessità di una forza molto potente che sopprima l’ego e che lo forzi a comportarsi in modo adeguato. Questa è detta la via della sofferenza. Lungo questa via le persone realizzano quello che stavano facendo e come si sono allontanate dal loro obiettivo e che devono comprendere tutto questo in modo completo per poter tornare a fare il loro dovere. Ma per far questo, i loro occhi devono essere aperti in modo da diventare consapevoli delle due forze della natura e di come questo operino.

Puoi richiedere qualcosa a qualcuno solo nella misura del suo grado di sviluppo. Quad’è che un bimbo comincia a capire di essere in un certo sistema? Prima va all’asilo dove gli viene insegnato quello che è permesso e quello che è vietato. Questo continua a scuola. Solo a 14-15 anni diventa responsabile per le sue azioni e capisce che ci sono certe leggi del comportamento e che, se le infrange, può essere arrestato dalla polizia. Dopo l’età di 18 anni egli è un adulto, anche se non è ancora completamente maturo.

In ogni caso dobbiamo portare una persona a riconoscere quello che è necessario fare in modo che egli possa realizzare questo requisito. Solo allora potremo ritenerlo responsabile. Questo è il motivo per cui dobbiamo trascorrere un periodo di preparazione così lungo per migliaia di anni. Il problema oggi è che anche le sofferenze che subiamo non ci aiutano.

Il punto è capire se sono state abbastanza. Per esempio all’inizio del diciannovesimo secolo sono arrivati i primi coloni ad Israele. Erano pronti a vivere in condizioni difficili come un clima secco e molto caldo, paludi che avevano bisogno di essere drenate, e le sofferenze della Malaria, per poter costruire i Kibbuzim. In 10 o 20 anni le persone hanno iniziato a dimenticare tutto. La seconda Aliya (ondata di immigrazione) iniziò e poi la terza, ma queste erano persone diverse visto che l’ego continua a rinnovarsi. Una persona non crede che quello che le è successo ieri possa tornare a ripetersi oggi. Non è nemmeno colpa sua visto che tutto viene cancellato dalla sua memoria visto che è una nuova persona ogni giorno. Quindi, la cosa principale è l’educazione e l’insegnamento dei principi dell’unità nazionale e globale.
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Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 10.12.2014

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I primi passi sono abbastanza

Dr. Michael LaitmanDomanda: E’ veramente possibile unirsi in modo che gli altri diventino più importanti di me stesso, se una persona pensa sempre prima a se stesso?

Risposta: Una persona deve salire al livello, dove pensa prima agli altri.

Domanda: Perché il Creatore ci dà una missione impossibile? Prima Lui ci dà la natura egoistica, poi chiede a noi di ottenere l’amore per il prossimo come se stessi, e quando non possiamo farlo, lui ci manda l’Olocausto?

Risposta: E’ vero che abbiamo provato e fallito? Non abbiamo neanche provato a farlo. Se cominciamo a provare a unirci, vedremo come il Creatore verrà a combattere la battaglia per noi.

Noi non siamo obbligati a fare qualcos’altro oltre che a fare sforzi per raggiungere l’unità. E’ chiaro che non abbiamo il desiderio, le forze o la comprensione per fare questo. Però non ci resta che cominciare a fare gli sforzi, come un bambino che fa i suoi primi passi.

Questi sforzi sono l’unica cosa che ci è richiesta. Sono abbastanza, e il Creatore farà tutto il resto. La legge superiore operando nell’universo completerà questo lavoro per noi.

In tutte le generazioni, la nazione d’Israele è stata perseguitata da altri. In questo modo, siamo spinti avanti verso la correzione, l’unità, e l’amore per il prossimo come per noi stessi. Quando gli altri diventano più vicini a noi che noi stessi, creiamo una connessione integra nella quale tutta l’umanità è connessa in una sfera. Ognuno è unito e dipende da tutti. Nessuno è più o meno importante; tutti sono assolutamente uguali. Questo è quando si rivelerà un mondo nuovo.

Oggi vediamo il mondo attraverso gli occhi dell’egoismo, valutando quanto possiamo utilizzare per il nostro bene. Però se otteniamo l’unità, vedremo una realtà senza fine, perfetta, la quale va oltre il nostro egoismo, oltre l’interesse di approfittare o la paura di perdere. Questa sarà la vita nel mondo eterno e perfetto –una vita da paradiso.

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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 12.04.2015

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Che cos’è la profezia?

Dr. Michael LaitmanLa profezia è un livello di raggiungimento spirituale. I profeti sono apparsi dopo che il Tempio fu costruito, quando la nazione d’Israele ha iniziato la sua discesa dal livello in cui era. I profeti vengono dopo la Torà. Dopo il tempo della Torà viene il tempo dei profeti, e poi c’è il tempo delle Scritture.

Lo stato dei Profeti è stato rivelato dopo che la nazione entrò nella terra d’Israele. Un profeta è un certo livello di connessione con il Creatore. Fondamentalmente, ogni Kabbalista è a quel livello, ma un profeta è una persona che rivela il Creatore sia a livello di Bina che a livello di Hochma, in accordo al suo raggiungimento interiore.

A livello di Bina, lui dice: “Ho sentito”, perché Bina simboleggia l’udito spirituale e al livello della Luce di Hochma lui dice: “Ho visto”, perché Hochma simboleggia la vista spirituale
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Da Kab.TV di “I Segreti del Libro Eterno“10.12.2014

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Siamo degli Schiavi?

Dr. Michael LaitmanDomanda: L’Hagada di Pesach, la storia dell’uscita dall’Egitto inizia con le parole “Eravamo Schiavi in Egitto…”

Risposta: Siamo ancora degli schiavi ma non ne siamo consapevoli. Pensiamo di vivere in un paese libero, nella “Terra di Israele”, ma questa non è la “Terra di Israele”. Non è nemmeno ancora l’Egitto. “Egitto” significa che abbiamo compreso l’autorità che il Faraone ha su di noi. Ma invece noi pensiamo in un modo differente.

Guardate cosa sta succedendo! Che tipo di gioco il nostro ego gioca con il popolo di Israele! Siamo sommersi da una serie interminabile di litigi e liti… Siamo completamente immersi in tutti i tipi di problemi. Il nostro governo e l’intero paese sono divisi in innumerevoli frammenti. Siamo quasi al punto di una guerra civile!

Siamo molto lontani da Pesach! Siamo ancora nella più buia e profonda schiavitù Egiziana dei “setti anni di carestia”. Non riusciamo a comprendere che è il nostro ego a comandarci, a giocare con noi, e ad opporci gli uni agli altri.

Pesach riguarda la decisione di fuggire dalla schiavitù, per uscire da potere dell’egoismo, dallo stato in cui ci “divoriamo” gli uni con gli altri, come è detto, “E i bambini di Israele si lamentarono per la fatica…”

Domanda: Siamo degli schiavi oggi?

Risposta: No,non lo siamo visto che uno “schiavo” indica colui che sente e realizza di essere uno schiavo della propria natura malvagia. Ammettiamo di odiare il nostro vicino e che siamo obbligati a litigare e combattere gli uni gli altri. Non sappiamo da dove venga questo desiderio, proviene dall’interiorità e nemmeno ce ne accorgiamo, o nemmeno sentiamo che la forza che ci governa è di origine esterna. Pensiamo sempre di essere noi ad aver scelto un certo comportamento.

Molte persone fanno cose cattive, ma non lo considerano sbagliate. Comunque, ci sono persone che ammettono; “ sono stufo della mia malvagità! Non so cosa fare con questo mio corpo, con la mia natura, i miei nervi, i miei umori… Guardo gli altri e desidero distruggerli. Non amo mia moglie e nemmeno la mia famiglia. Voglio scappare da questo mondo. Lasciar che bruci del tutto. Non ho alcuna idea di dove scappare via da questa vita! Non mi importerebbe vivere su di un’isola deserta”

La saggezza della Kabbalah spiega che la natura umana è stata creata malvagia appositamente di modo che noi possiamo giungere alla realizzazione della sua cattiveria. Prima di tutto noi non sentiamo di essere malvagi. Pensiamo che il comportamento cattivo sia naturale per gli esseri umani. Poi, impariamo gradualmente a fare le dovute differenze dentro di noi tra noi stessi e la nostra natura e realizziamo che siamo composti di due poteri – “noi” ed il nostro opposto, l’inclinazione maligna che è chiamato “il Faraone”.

A questo punto, noi consideriamo il Faraone come l’inclinazione maligna che abita al nostro interno e pensiamo: “Dovrei forse evitare il suo potere? Proviamo a trattare tutti bene. Non importa in che cosa finiscano questi tentativi, quel che conta è che sto cercando di imparare a controllare me stesso!” Il Faraone attiva costantemente la mia “visione duale” che è preposta a separare “noi” da “lui”. Questo ci fa trattare male gli altri.

Alla fine, arriveremo a capire che il Faraone è un potere cattivo ed ostile che ci ha preso per farci capire di essere estraneo a noi e per portarci al desiderio di scappare da lui. Non abbiamo la capacità di combatterlo, ma siamo in grado di separarci da lui. Questo distacco dal potere malvagio è detto “la fuga dall’Egitto”. Il male rimane intatto; siamo noi che smettiamo di associarci con lui.

Il male è ancora dentro di noi, da qualche parte negli strati più profondi, ma non gli permettiamo di “saltar” fuori; lo sopprimiamo e ci stacchiamo da esso. Il distacco dal male innalzandoci sopra è detto “l’uscita dall’Egitto, una fuga dal potere del Faraone”. A questo punto, raggiungiamo la redenzione. Non siamo ancora un popolo libero in una terra libera. Non siamo ancora passati dalla schiavitù alla libertà. Siamo solo fuggiti dalla schiavitù, ma non abbiamo ancora ottenuto la libertà.

A questo punto, abbiamo disperatamente bisogno di staccarci dal Faraone. Questo stato è chiamato “Pesach”. Iniziamo a correggere le proprietà che sono associate all’Egitto ed al Faraone. Non abbiamo un’altra natura. Tutto quello che abbiamo è l’inclinazione al male che dobbiamo correggere per trasformarla in benevolenza. Per poter ottenere questo stato dopo l’uscita dall’Egitto, abbiamo bisogno di un potere speciale che ci permetta di chiarire la nostra auto-correzione. Questo periodo è detto “contare all’indiero i giorni dell’Omer”.

In Egitto c’era un sacco di pane per noi. Durante la prima settimana di uscita dall’Egitto abbiamo mangiato il “pane frugale” detto “matza”. Poi siamo tornati al pane normale. Questo periodo è chiamato “conto alla rovescia dei giorni dell’ Omer”. “Omer” è un mazzo di spighe.

Controlliamo i nostri desideri maligni, tutte e 49. Questi desideri sono chiamati “Sefirot”. Sette sefirot o sette parti del nostro desiderio sono dette “Hesed, Gevura, Tifferet, Netzah, Hod, Yesod e Malchut” Ognuno di loro si divide in 7 parti. Ecco perché abbiamo 7×7 = 49 differenti desideri che siamo pronti a correggere.

Abbiamo “abbandonato” questi desideri nel momento del nostro esodo dall’Egitto, ovvero, abbiamo smesso di usarli. Ora, iniziamo di nuovo a fare dei test. Controlliamo ciascun desiderio e valutiamo se l’abbiamo usato per colpire qualcuno, calunniare, combattere, e così via. Dovremmo trovare un modo per usare gli stessi desideri per dar beneficio agli altri.

Dovremmo passare dall’inclinazione maligna a quella buona in ciascuno dei nostri desideri. Dobbiamo fare un “inventario” delle nostre malvagità”. Dobbiamo trovare un modo per usare i nostri desideri per scopi benevoli.

Al momento non ci stiamo ancora staccando dal nostro stato precedente. Durante la notte del Pesach, scappiamo e ci nascondiamo da tutti i desideri. Li controlliamo e cerchiamo di capire come appaiono adesso. Li contempliamo dal nuovo livello che è già “fuori dall’Egitto” e distante dal potere del Faraone.

Guardiamo i nostri desideri e ci spaventiamo del fatto che prima li avevamo. Comunque li abbiamo già distanziati da noi; non li consideriamo più nostri. Ci identifichiamo con quel punto che è uscito dall’Egitto e che è fuori da qualsiasi desiderio egoistico.

A questo punto, da una nuova “altezza” controlliamo ciascun desiderio, uno per uno, tutti e 49. Questo processo è detto i “49 giorni dell’Omer” visto che dal nuovo livello che abbiamo raggiunto, abbiamo iniziato a contare ed a mettere alla prova tutti i nostri desideri per vedere se siamo capaci di cambiarli ed usarli per buoni propositi invece che per propositi malvagi come facevamo prima.

Questo è possibile grazie al Faraone che ci rivela la nostra malvagità. Ora, possiamo gradualmente mutare il male in bene. Il conto dei 49 giorni dell’Omer è la preparazione per il cinquantesimo giorno che è chiamato “Shavuot” – Il Dono della Torà.

Da una parte è chiamato “Shavuot” perchè abbiamo contato tutti I nostril desideri e abbiamo fatto un “inventario” dall’altra parte è detto “la Dazione della Torà” visto che riceveremo la Luce che Riforma. Il Creatore ha detto: “Ho creato l’inclinazione al male e la Torà come spezia”.

A questo punto, vediamo chiaramente il male visto che abbiamo fatto un inventario dei nostri desideri. Ora abbiamo bisogno di una Luce speciale, una forza specifica, chiamata “la Torà” che ci aiuterà ad usare i nostri desideri uno dopo l’altro e tutti assieme per lo scopo della dazione e della benevolenza verso gli altri visto che la legge principale della Torà è “Ama il tuo prossimo come te stesso”. E questo è il livello che raggiungeremo alla fine.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 24.03.2015

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Giorno dell’indipendenza: Dove comincia l’indipendenza?

Dr. Michael LaitmanNel mondo corporeo io dipendo da tutti e in tutto. Io non so cosa accadrà da un momento all’altro. Ma quando si parla di indipendenza al di là di tempo, spazio, posizione e movimento, qui io da me stesso definiscono i miei stati futuri diventando libero da tutti i fattori che possono cambiarmi contro la mia volontà.

Questo può avvenire solo in un determinato caso: Quando sono completamente connesso con il Creatore, che determina il presente e il futuro di tutto l’universo.

Baal HaSulam credeva che la nostra indipendenza inizia con la creazione effettiva dello stato di Israele, perché l’unico modo per raggiungere l’unità con il Creatore è attraverso la nostra interconnessione. E questo accadrà solo quando non ci saranno elementi estranei tra di noi. Questo è il motivo per cui dobbiamo ancora una volta incontrarci su questa terra.

E quando le persone (ebrei e non ebrei), che capiscono la loro missione e si sforzano verso l’unità con il Creatore, lavorando su questo, sulla loro unità, il cerchio che creano tra di loro li trasforma in un ricettore di influenza del Creatore e in un sensore, che rivela il Creatore dentro di loro.

Noi iniziamo completamente a determinare il nostro presente e futuro attraverso lo sviluppo e il coltivare questo sentimento, rivelando il Creatore, nella misura della nostra unità. Questo è il raggiungimento dell’indipendenza.

Questo è il motivo per cui non c’è modo di raggiungere l’indipendenza prima del ritorno a noi stessi in questa struttura e iniziare a lavorare su di essa nel nostro mondo. Il lavoro spirituale inizia con la creazione fisica di un gruppo, che si riunisce in un cerchio e comincia a coltivare la qualità di dazione, interscambio e interconnessione.

E allora dobbiamo posizionarci in modo in cui ognuno perde il suo “io”, tutti ci trasformiamo in un “noi”, e poi questo “noi” potrà trasformarsi in un “uno”, dove inizieremo a percepire l’unicità della qualità di bontà e di amore, che si chiama il Creatore.

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Dal “Discorso sul giorno dell’indipendenza,” 02.04.2015

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Il Faraone buono e maligno

Dr. Michael LaitmanDomanda: Che cosa è il Faraone buono che hanno ricevuto gli ebrei?

Risposta: Dobbiamo esaminare questo concetto in relazione ad una persona.

Noi crediamo che l’ego ci porti avanti: civiltà, espansione, e la crescita. “Voliamo verso le stelle, otteniamo e conosciamo tutto, scopriamo! Noi, noi, noi!” Questo è l’egoismo buono, sano. È essenziale poiché altrimenti non potremmo svilupparci.

Se non siamo pazienti con un bambino, per esempio, e lo limitiamo continuamente, egli non si può sviluppare. Tuttavia costantemente dobbiamo permettergli di svilupparsi, anche egoisticamente, non importa come, e quando lui raggiunge una certa età, diciamo 13 anni, cominciamo ad insegnargli come limitare se stesso.

Non dimentichiamo che fino a quest’età una persona è immersa solo nella sua inclinazione del male, e dall’età di 13 anni in avanti, il buono può apparire sotto l’influenza dell’educazione. L’età di 13 anni è un termine relativo. Baal HaSulam parla di questo nella “Introduzione al libro dello Zohar.”

Ricordo che mio figlio che studiava in una scuola religiosa diceva: “Che cosa vuoi da me? Ho solo 9 anni, aspetta finché ne ho 13.”

Questo si chiama i sette anni di sazietà quando la nazione è soddisfatta con tutto. Proviamo a unirci e in un primo momento tutto va bene. L’ego ha pazienza con noi e ci dice: “ Cooperare, tutto è buono, tutto è giusto.” Poi dispute e conflitti cominciano a uscire tra noi.

Questo sta succedendo anche con le persone che sono innamorate, quando cominciano a vivere insieme, o nei rapporti internazionali: “Ora lavoriamo insieme e facciamo certe cose e otteniamo qualcosa! Noi, noi, noi!” Tutto è buono, tutto è meraviglioso, e all’ improvviso qualcosa di negativo filtra dall’interno. Non importa che cosa facciamo, alla fine apparirà un ostacolo; il Faraone maligno sorgerà.

Quando si comincia qualcosa si deve sapere che se si eseguono azioni che non portano, con l’aiuto dell’amore e della connessione reciproca usando il metodo della saggezza della Kabbalah, a bilanciare fra il bene e il male, il male, che sembra essere più attraente e affascinante in un primo momento, più tardi ti uccide. L’angelo della morte attrae e ti attira, ti dà una goccia di veleno e sei morto.

Questo è il motivo per cui si deve cercare il punto di equilibrio fra le forze del bene e del male, ovunque, e in ogni azione.
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Da Kab.TV “Una discussione di Pesach” 18.03.2015

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Dr. Michael LaitmanDomanda: L’Olocausto, che colpì la nazione Giudaica, è stato l’evento più tragico di tutta la nostra storia. Ma quando vediamo come l’anti-Semitismo stia guadagnando terreno in tutto il mondo, sembra che invece di diventare parte del passato, l’Olocausto sia possibile anche oggi. Può succedere ancora l’Olocausto?

Risposta: Il punto del processo che sta avvenendo nei nostri confronti serve a farci pentire della nostra natura egoistica e a chiedere di sostituirla, sostituire l’odio con l’amore fraterno. E al fine di realizzare questo obbiettivo, abbiamo bisogno di conoscere l’intero programma della creazione.

La scienza della Kabbalah spiega che tutta la creazione è un sistema analogico e chiuso, le cui parti sono tutte interconnesse a tutti i livelli in un’unica sfera. In questo modo, ogni elemento influenza tutti gli altri elementi e tutti prendono armoniosamente parte al sistema, tranne l’uomo.

Immaginate una sfera che contenga tutta la natura inanimata, le piante, e gli animali che esistono tutti in totale simbiosi gli uni con gli altri. Anche se vediamo come uno di essi mangia l’altro, è solamente perché l’uomo, la creatura più sviluppata, è incline al male ed egoista per natura.

L’egoismo ci separa e ci costringe ad avvantaggiarci a spalle degli altri, a competere e a fare le guerre. Ogni uomo si sente meglio se riesce a passare davanti agli altri, invece di lasciare che gli altri passino davanti a lui.

La natura umana è opposta alla perfetta natura globale ed integrale, che è un sistema chiuso e circolare. Ma, alla fine, l’umanità dovrà raggiungere l’equivalenza con la natura e conseguire lo stato meraviglioso e perfetto in cui tutte le nazioni del mondo saranno unite.

C’è una nazione speciale che è chiamata la nazione di Israele, la quale possiede il metodo per conseguire l’unione.

Questa nazione ha vissuto in questa unione per 1.600 anni, dal periodo dell’antica Babilonia in avanti.

Dopo l’uscita dall’antica Babilonia, la nazione Giudaica attraversò la terra di Canan, l’Egitto ed il deserto del Sinai, ed infine raggiunse la terra di Israele, dive visse fino alla distruzione del Tempio e la sua cacciata nell’ultimo esilio. Per circa 1500 anni, questa nazione visse in base al principio di ama il prossimo tuo come te stesso.

La nazione Giudaica visse nel conseguimento della natura generale dell’unione, e grazie a questo conseguì le leggi della natura generale, conseguì il “Creatore“, o la perfezione, l’amore e la dazioni reciproci.

Dopo di che cademmo delle altezze dell’amore nell’odio ed in questo modo diventammo uguali a tutte le nazioni del mondo, in mezzo alle quali stiamo vivendo tutt’oggi. Ma circa cento anni fa, la nazione Giudaica ebbe l’occasione di ritornare nella terra di Israele per ricreare lì lo stato di Israele un’altra volta.

Lo stato di Israele ha bisogno di essere creato in base al nostro programma, le leggi attraverso le quali vivevamo, cioè le leggi dell’unione e della nazione e dello stato. Senza questa unione, che si addice alla nazione Giudaica, cioè, amore per il prossimo come per se stessi, non possiamo diventare una nazione. Questa è la ragione per cui siamo ancora chiamati un insieme di esili.

Solamente con la realizzazione del metodo dell’unione che ci è stato dato, costruiremo la nazione di Israele. In caso contrario, non possiamo essere considerati una nazione. E’ come se vivessimo insieme, in un solo paese, ma in realtà, ogni persona fa per sé. E’ così che viviamo oggi. A molte persone piacerebbe anche andarsene, e se ne andrebbero volentieri se avessero la possibilità di vivere bene all’estero.

Qui non c’è lo spirito di una sola nazione che vive in un solo paese; sulla sua terra. Somiglia di più ad un rifugio in cui siamo raggruppati insieme perché non abbiamo avuto altra scelta. Tuttavia, mentre rispetto alle precedenti generazioni, immediatamente dopo l’Olocausto, quando i Giudei fuggivano dagli altri paesi, Israele somigliava ad un rifugio, oggi non lo è più perché oggi ogni persona ha la possibilità di viaggiare nel mondo e di vivere ovunque voglia. Si possono incontrare degli Israeliani in ogni parte del mondo. Cioè, ci stiamo disperdendo ancora una volta in tutto il mondo, come se la minaccia fosse passata e potessimo uscire dal rifugio.

Ma in base al programma della creazione, dobbiamo diventare una sola nazione, e non lo dobbiamo fare per vivere bene, ma per dare a tutti gli altri un buon esempio. Questo è il significato di diventare “una Luce per le nazioni del mondo”.

Dovremo realizzare questa unione che lo vogliamo oppure no. Perciò, sperimenteremo ogni sorta di problemi dentro la nazione di Israele, insieme all’odio terribile e all’antisemitismo che arrivano da fuori, dalle altre nazioni, fino a quando tutto questo non ci costringerà ad unirci. Ma possiamo arrivare ad essere consapevoli da soli del bisogno di unirci ed iniziare a lavorarci in base al metodo della Kabbalah, che spiega come amare il nostro prossimo come noi stessi. Allora non avremo più bisogno di essere spinti a farlo dai conflitti interni e dall’odio esterno.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 14.04.2015

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La divisione del Mar Rosso è avvenuto davvero?

Dr. Michael LaitmanDomanda: C’è mai stato il miracolo che ha separato il Mar rosso ed i figli d’Israele lo hanno attraversato quando sono fuggiti dal Faraone?

Risposta: La Torà non parla di eventi del nostro mondo materiale. Parla solamente di quello che succede tra le anime. In questo senso, attraversiamo uno stato spirituale interiore che si chiama “Attraversare il Mar Rosso”.

L’esodo dall’Egitto e la libertà dalla schiavitù dell’Egitto è la libertà dal controllo del nostro ego, dall’ “Angelo della Morte”. In linea di principio, sulla strada verso questa libertà, ci muoviamo in qualche specie di passaggio che è chiamato attraversare il Mar Rosso. Simboleggia la fine dell’Egitto, la fine del nostro ego, dopo di che diventiamo delle persone libere.

Una singolare forza di unione è nascosta dentro la natura ed è chiamata il Creatore. Quando facciamo degli sforzi per unirci, per avvicinarci tra di noi contro il nostro desiderio, allora attraverso questi sforzi il potere superiore crea uno stato in cui sarà scoperta la “divisione del Mar Rosso”. Il che ci muove dalla natura egoistica alla natura della dazione e dell’amore.
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Dal Programma Radiofonico Israeliano 103FM, 15.03.2015

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