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La settimana del libro e il popolo del libro

Nonostante la crescente popolarità degli smartphone, è evidente che anche quest’anno sono stati scritti e pubblicati molti nuovi libri in tutto il mondo. È indubbio che sia la pubblicazione dei libri che il loro consumo siano notevolmente aumentati. Sempre più persone comprano e leggono libri.

I libri non moriranno mai. Certo, è molto comodo lavorare su un computer per preparare e modificare testi e immagini. Tuttavia, per avere l’impressione completa di un’opera d’arte letteraria, essa deve essere stampata. Il libro ha una radice spirituale che mette insieme “il libro, l’autore e la storia (SeferSofer-Sipur)”.

Un libro non è necessariamente un volume stampato. Può essere una pergamena o un’incisione su pietra, ma non potrà mai essere ciò che appare su uno schermo, perché un tale testo non è il risultato dell’opera di mani umane. Il libro è scritto da una persona che ha fatto uno sforzo nella stesura delle pagine, al quale si aggiungono gli sforzi di altre persone che lo hanno impaginato e stampato. Quando tengo un libro fra le mani e lo leggo, sento che appartiene a me e mi connetto personalmente al suo contenuto.

Tuttavia, non posso connettermi con lo schermo di un computer poiché non ha una radice spirituale. Un computer, uno schermo o un tablet, non esistono in natura, mentre un libro sì. Il libro viene creato con materiali naturali per preservare la conoscenza e farne un ricordo in natura. Non potrò mai avere un legame con lo schermo del computer come con un libro stampato perché, una volta spento il computer, tutto scompare. La sensazione proviene dalla radice spirituale che è presente nel libro. Esiste un’associazione tra la radice spirituale della persona e quella del libro che permette la nostra connessione. Niente, tuttavia, mi collega a un computer. Se confronti l’impressione ricevuta dalla stessa opera nel formato di un libro rispetto a quella sullo schermo di un computer, scoprirai che il testo stampato ha un effetto molto maggiore su di te.

La radice spirituale di un libro è connessa alla radice dell’anima e noi possiamo percepirla. Quando leggo un libro, la mia anima si unisce alla radice spirituale del libro e ne riceve piacere. Non si può mai ricevere tale soddisfazione dallo schermo del computer. I giovani di oggi faticano a capirlo perché stiamo tutti pian piano dimenticando i libri stampati e viviamo sempre più in un mondo virtuale. I computer sono fatti di plastica, che nutre e alleva conoscenze di plastica e cuori di plastica.

Non serve a molto stampare un testo che ci appare sullo schermo del computer, perché un attimo dopo lo schermo mostrerà qualcos’altro. Il testo appare e poi scompare, puoi modificarlo mille volte, perché di fatto non si trova lì. Ma se prendo un libro, questo conterrà per sempre i pensieri e i desideri dell’autore.

Devi tenere un libro tra le mani e leggerlo, una pagina dopo l’altra, perché è l’espressione della radice spirituale. Quindi, la tecnologia può continuare a svilupparsi, ma il libro è eterno perché contiene una radice spirituale. Leggere un libro apporta un certo piacere che non realizziamo quando leggiamo uno schermo. Leggendo da uno schermo, raggiungiamo la conoscenza, ma dal libro riceviamo delle sensazioni.
La carta stampata del libro unisce: il libro – l’autore – la storia (Sefer-Sofer-Sipur). Ci sono uno scrittore e la sua storia trasmessa nel libro. Un lettore riceve conoscenza dall’autore e diventa parte di lui. Attraverso la narrazione, l’autore è in grado di trasmettere la propria storia all’interno del libro e condividere la radice della propria anima con il lettore. Non c’è altro modo per trasmettere un’impressione interiore da una persona all’altra.

La conoscenza scientifica, le tabelle e ogni tipo di informazione possono essere trasferite tramite il computer. Ma un libro denso di emozioni che risvegliano nell’anima amore e sensazioni di unione non è comparabile ad un computer.

Il popolo di Israele è chiamato “Il popolo del libro”, perché sono stati loro a dare al mondo il libro più importante che parla dello scopo di questo mondo e della struttura dell’intero sistema dell’universo. Esiste un solo libro e tutti gli altri sono le sue conseguenze, i suoi piccoli rami. Il libro della Torah spiega l’esistenza dell’intero sistema del mondo e la nostra missione in un tale sistema.

Se leggo ora un libro kabbalistico, sto influenzando il suo autore, sebbene egli sia morto duemila anni fa, perché sto usando il risultato del suo lavoro. Attraverso la nostra connessione, attraverso l’unione nei nostri cuori e anime, attraverso il mio desiderio di influenzare l’autore, ho un impatto su di lui. Innalzo la sua anima mentre lui eleva la mia.

Dalla trasmissione di KabTV “Conversazione su ‘La settimana del libro’”, 13/06/2019

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Perché gli ebrei sono considerati intelligenti?

Nota: Una volta lei ha detto che per far diventare le persone aristocratiche sono necessarie molte generazioni di educazione.

Il mio commento: Non è più così. Oggi le persone hanno molto tempo libero da dedicare all’apprendimento. Così, se diverse generazioni di persone studiano molto e per molto tempo diverranno persone completamente diverse.

Perché si crede che gli ebrei siano intelligenti? In realtà, non sono più intelligenti di altri. Ma hanno divulgato lo studio della Torah e del Talmud per diverse migliaia di anni.

Fra i bambini che imparavano a leggere e a scrivere, non ve n’era uno solo che non sapesse leggere o che non studiasse questi libri tutto il tempo. Questi libri esponevano le leggi giuridiche e tutti i tipi di problemi che dovevano essere risolti. Questa era la formazione intellettuale delle persone di quel tempo.

Sono sicuro che tra 100 o 200 anni tutta l’umanità sarà così. Il fatto è che, qualunque cosa ogni nazione del passato abbia vissuto nell’arco di 2.000 o 3.000 anni, quelle odierne lo vivranno in soli 200 anni.
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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa, 24/03/2019

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“E la terra di Israele sarà estesa a tutto il mondo”

Domanda: Chi sono “gli ebrei”, in termini kabbalistici?

Risposta: Sono persone che vogliono unirsi, che desiderano ardentemente raggiungere l’amore nelle loro relazioni e, attraverso tale amore, raggiungere l’amore per il Creatore. Tali persone sono chiamate “ebrei” (Yehudim) dalla parola “Yihud” (unione).

Un altro significato della parola “ebreo” deriva dalla parola “Avar” (transizione), ovvero colui che ha varcato il confine del nostro mondo ed è entrato nel mondo superiore.

Domanda: I membri del nostro grande gruppo mondiale hanno un immenso desiderio di passare dalla legge dell’amore per se stessi alla legge dell’amore per il prossimo. Possiamo chiamarli tutti ebrei (Yehudim)?

Risposta: In base a quanto appena detto, sicuramente sì. Dopotutto, inizialmente, gli ebrei erano gli antichi babilonesi delle 70 nazioni che abitavano la Babilonia e che decisero di elevarsi al di sopra del loro egoismo e diventare un gruppo, un tutt’uno.

Domanda: Significa che quando il mondo intero inizierà a muoversi in questa direzione, gli esseri umani saranno chiamati tutti Yehudim?

Risposta: Sì, come è scritto: “E la terra di Israele sarà estesa a tutto il mondo”.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’ultima generazione”, 15/03/2018

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Esiste un futuro per Israele?

Domanda da Facebook: Leggo sempre i tuoi articoli ma proprio non riesco a capire. Tutti i politici ed esperti di strategie militari concordano su un punto: il popolo di Israele esisterà solo fino a quando questo farà comodo agli Stati Uniti d’America. Nonostante ciò, tu affermi che tutto dipende da questo stesso popolo. O tu hai la visione delle cose più utopistica che io abbia mai sentito, o hai sicuramente un asso nella manica di cui solo tu sei a conoscenza.

Risposta: Non ho nessun asso nella manica, ma ho un jolly! È molto semplice: noi governiamo il mondo!

Puoi passare al setaccio l’intera storia dell’umanità e vedrai che siamo sempre stati dei leader. E poi scoprirai che questo accadeva soltanto per far avvicinare l’umanità al Creatore.

Questo metodo è in mano al popolo di Israele, un gruppo speciale di persone che da molti millenni cerca di avvicinare l’umanità al Creatore. Dato che avvicinare l’umanità al Creatore è il programma della creazione e questo metodo è nelle mani di Israele, il popolo di Israele è il punto centrale del mondo e dell’umanità.

Se per mettere in pratica questo metodo, cioè la realizzazione della rivelazione e dell’avvicinamento dell’umanità al Creatore, è necessario che esistano lo Stato e il popolo di Israele in questa forma, così sarà. Altrimenti sarà diverso. Ma ogni tipo di metamorfosi che capiterà alla gente, allo Stato di Israele ed al mondo intero, accadrà solo in accordo al piano della Creazione.

Mi interessa solo sapere in quale punto il popolo di Israele, e dopo di lui le nazioni del mondo, arriveranno ad un punto di connessione, avvicinamento e unione con il Creatore.

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Dalla trasmissione di Kabtv “Le notizie con Michael Laitman”, 24/04/2018

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Perché le nazioni del mondo odiano gli ebrei?

Baal HaSulam, Gli scritti dell’ultima generazione: “È un dato di fatto che Israele è odiata da tutte le nazioni, per motivi religiosi, raziali, capitalistici, per comunismo o per ragioni cosmopolite, e così via. È così perché l’odio sovrasta tutte le ragioni ma ciascuno risolve semplicemente il proprio odio secondo la sua stessa psicologia. Qui non aiuterà alcun consiglio, tranne l’avvio tra tutte le nazioni di un ‘Comunismo altruistico’, internazionale e morale.”

Domanda: Perché le nazioni del mondo provano questa sensazione di odio verso Israele?

Risposta: Le nazioni del mondo sentono il loro vano egoismo, i loro desideri insoddisfatti e, nello stesso tempo, sentono che l’appagamento di questi desideri deve passare attraverso la nazione di Israele. Dato che non sta arrivando, considerano gli ebrei come il primo problema della loro vita. Collegano tutte le sofferenze che provano al fatto che non diamo loro abbastanza, non portando loro ciò che considerano necessario.

Domanda: Perché le nazioni del mondo provano questo odio, ma Israele non sente cosa si vuole da lei?

Risposta: La misura in cui le nazioni del mondo odiano Israele è la misura in cui Israele odia la Kabbalah. Lo vediamo nell’esempio di Baal HaSulam. I kabbalisti sono sempre stati indesiderati, non amati e sottoposti all’esilio.

La causa dell’odio in entrambi i casi è la stessa: il desiderio di rivelare il Creatore, attraverso l’adesione con il Creatore.

Questo è odioso per la nazione di Israele e anche di più per le nazioni del mondo perché le indirizza verso un percorso completamente opposto a quello del nostro mondo.

Le nazioni del mondo odiano Israele per il suo sforzo generale verso la rivelazione del mondo superiore, e la nazione di Israele odia i kabbalisti per il loro sforzo specifico, individuale, verso questo.

Questa formula esisterà fino al raggiungimento di un certo punto di svolta e la gente comincerà a capire che in realtà i kabbalisti hanno la soluzione al problema, la chiave.

L’ebraismo deve presentare qualcosa di nuovo alle nazioni. Questo è ciò che si aspettano dal ritorno di Israele nella terra promessa! Non è in altri insegnamenti, perché in questo non abbiamo mai innovato. Al loro interno, siamo sempre stati loro discepoli. Piuttosto, è la saggezza della religione, la giustizia e la pace, in questo la maggior parte delle nazioni sono nostre seguaci, e questa saggezza è attribuita solo a noi.

Con la parola “ebraismo,” Baal HaSulam intendeva la Torah, la Kabbalah…..cioè “…il ritorno di Israele alla terra …” significa l’ascesa al mondo superiore, a Bina.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’ultima generazione,” 20/11/2017

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Perché siamo le persone elette per questo?

Dobbiamo dare il buon esempio al mondo perché siamo più qualificati di tutte le altre nazioni. Non è perché siamo più idealisti di loro, ma perché abbiamo sofferto di tirannia più di tutte le altre nazioni. Per questo motivo, siamo più preparati a cercare un rimedio che farà scomparire la tirannia dalla faccia della Terra. (Baal HaSulam, Gli scritti dell’ultima generazione)

Baal HaSulam non parla tanto della sofferenza fisica del popolo di Israele, anche se gli ebrei sono stati oppressi per migliaia di anni, parla della sofferenza per rivelare il Creatore, del cambiamento interiore che l’uomo deve intraprendere per liberarsi dalle leggi dell’egoismo.

Questo ci ha preparato al fatto che ora possiamo essere un gruppo che porta l’umanità all’obiettivo della creazione. Siamo arrivati a questo livello, anche se non è stato facile, essere il popolo scelto da Dio costa spargimento di sangue ad ogni generazione.

Domanda: Pensi che il popolo di Israele sia pronto a compiere la sua missione?

Risposta: No. Se una volta pensavo che tra 10 o 20 anni mi avrebbero compreso, non sono sicuro che nella generazione futura le persone saranno d’accordo con questo. Le nostre speranze di correggere il mondo sono certamente buone, ma per riuscirci dobbiamo concordare ciecamente con il programma del Creatore e andare avanti “come un bue al giogo e un asino al carico”. Non abbiamo altra scelta.

Tuttavia, più ci avviciniamo al punto critico, più la situazione diventerà grave. I kabbalisti saranno un gruppo particolarmente perseguitato all’interno del popolo ebraico, e gli ebrei saranno perseguitati da tutti i popoli del mondo. Quindi tutto sarà risolto.

È scritto, “E i figli d’Israele gridarono dal loro lavoro in Egitto.” La gente griderà: “Perché ci odiano?” E i kabbalisti grideranno al Creatore per dare l’illuminazione al popolo di Israele, così loro capiranno perché sono odiati. Questo si manifesterà quando le persone del mondo capiranno perché odiano gli ebrei.

Domanda: Nonostante questo atteggiamento, dovremmo continuare a diffondere valori kabbalistici?

Risposta: Non abbiamo scelta. Il Creatore ha indicato ognuno di noi per questo lavoro, e noi siamo obbligati a realizzarlo. Quando portiamo la Luce in questo mondo, diventa chiaro dov’è la verità e dove sono le bugie.

Perciò, sentendosi opposti ai kabbalisti, gli ebrei cominceranno a odiarci sempre di più, e le nazioni del mondo, a loro volta, odieranno gli ebrei. Questa è l’incarnazione dell’oscurità totale che si addensa prima di lasciare l’Egitto. Nelle fonti originali questo stato è descritto come grande sofferenza, tensione e minacce. Le persone smetteranno di capirsi le une con le altre ed i popoli del mondo insorgeranno contro Israele.

Quindi, la sofferenza aumenterà se non li spostiamo in tempo al livello successivo.

Domanda: Ciò significa che le persone hanno la libertà di scelta, che è quella di ascoltare i kabbalisti?

Risposta: Non ancora. Ognuno deve avere un certo background spirituale per questo. E questo può accadere solo attraverso la nostra divulgazione.

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Dalla trasmissione di KabTV “L’ultima generazione” 12/11/2017

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Le lezioni sull’Olocausto

Viviamo un tempo unico, un tempo in cui ci viene data la possibilità di avere successo. Ma non vi è alcuna garanzia che ci riusciremo. Questa volta però siamo stati “programmati” per guadagnare forza e capire dove siamo e cosa dobbiamo fare.

Baal HaSulam definisce questo “Il tempo delle opportunità aperte per la liberazione”.
Ci è stata data questa possibilità, e tutto il nostro lavoro consiste nel cercare di metterla in pratica e di portare in vita tutto ciò che è scritto nei libri kabbalistici. Nessuno sa come questo risulterà alla fine. Baal HaSulam scrisse a proposito dell’esistenza del pericolo che questa possibilità rimanga irrealizzata e che lo Stato di Israele cadrà a pezzi. Dopotutto, ci sono forze molto potenti contro di noi.

Il Creatore ha organizzato questi nemici per noi, nemici che possiedono pazienza, potenza, grande quantità e qualità. Dobbiamo capire che abbiamo bisogno del potere del Creatore per combattere contro di loro. Se capiamo questo, vinceremo. Ma se non lo facciamo, allora lo Stato di Israele non ha futuro.

Questo perché l’unica condizione per l’esistenza dello Stato di Israele è la nostra unione. Pertanto, né una potenza militare né l’America con Trump ci aiuteranno: nessun altro potere, se non il potere della nostra unione.

L’unica questione è se la nazione di Israele è pronta a sentire questo e quando lo sentirà. Finora, è solo cresciuta più forte nel suo orgoglio e sempre più lontana dalla verità, le persone sono sempre più distanti le une dalle altre, e sono sempre più odiate da tutti gli altri.

Gli ebrei sono molto orgogliosi del loro successo materiale, che non ha alcun collegamento con la loro missione innata. Gli ebrei israeliani, europei e americani, hanno ciascuno i loro particolari sintomi della malattia, ma sono tutti ancora uniti da una cosa: l’odio per le nazioni che li circondano. Speriamo che questa strada non ci porti ad un Olocausto simile a quello che è già avvenuto in passato.

Il tempo stringe, ne abbiamo sprecato la gran parte e la nazione di Israele non è ancora cambiata internamente per il meglio; anzi al contrario, è peggiorata. Non c’è nessuno che dipenda da altro se non da noi stessi e dal Creatore. È un problema terribile quando c’è la possibilità di correggere e completare la nostra missione, ma la gente non lo sente. Sono passati solo 70 anni dall’Olocausto e le sue lezioni sono apparentemente già state dimenticate.

Ci è stata data l’opportunità di unirci, di lasciare i paesi dove siamo stati odiati e di iniziare insieme a scoprire l’essenza interiore della nazione di Israele conosciuta da tutti, sia religiosi che secolari, di cui è scritto: “L’amore copre tutti i crimini.” Ma nessuno vuole accettare questa legge; al contrario: la separazione ed il conflitto interpersonale continuano a rafforzarsi. Vediamo che la storia non ci insegna nulla.

Solo attraverso la diffusione della saggezza della Kabbalah e attraendo la Luce che riforma, le cose possono migliorare. Il mondo intero soffre e continuerà a soffrire ancora di più.

Stiamo tutti scivolando su un piano inclinato. Speriamo che con la nostra partecipazione alla correzione, la pressione del mondo su di noi sarà relativamente morbida, ma ciò nonostante ci obbligherà ad unirci.

Se non risvegliamo noi stessi, i nostri egiziani interiori, se non sentiamo che essi si nascondono dentro di noi, ostacolando la nostra connessione, allora forse il mondo ci aiuterà in questo e richiederà la metodologia della connessione.

Un tempo non era così evidente, ma oggi tutti capiscono che l’unione creata negli ultimi 30-40 anni sta distruggendo il mondo. Inizialmente, tutti erano elettrizzati dal fatto che la società fosse diventata globale e integrata, pensando che questo ci avrebbe portato prosperità. Ma ora è già chiaro che non è così. Oggi stanno già iniziando vere guerre: Cina, Stati Uniti, ecc.

Questo è un segno evidente che l’unione non è possibile finché l’egoismo non viene corretto. E finché ciò non accadrà, l’unione sarà sempre dannosa, come è scritto: “L’unione dei peccatori porterà danni a loro e al mondo.” Alla fine, porterà guerre tremende.

Oggi, a poche settimane dalla Giornata della Memoria dell’Olocausto, il mondo ha davvero bisogno di chiarimenti (e dell’antidoto).

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Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah dell’8/04/2018, Shamati articolo n.190, “Ogni azione lascia un’impronta”

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Livelli di indipendenza

Raggiungere la propria indipendenza è in essenza tutto il lavoro dell’uomo su questa terra. Tutto il processo, dalla nascita in questo mondo, sino a prima di entrare nel mondo spirituale e arrivare poi allo sviluppo dell’anima, fino alla fine della sua correzione, è l’avanzamento verso l’indipendenza.

L’indipendenza si intende come il raggiungere l’uguaglianza della forma con la forza superiore, il Creatore, né più né meno di questo. Finché l’uomo non raggiunge il livello del Creatore, il potere e la similitudine con Lui in tutte le sue qualità, non completerà il proprio sviluppo e non otterrà l’indipendenza.

Baal HaSulam, nell’Introduzione al libro Panim Meirot uMasbirot, scrisse: “E’ scritto nello Zohar: ‘Con questa composizione, i figli di Israele saranno redenti dall’esilio’. E anche, in molti altri luoghi dice: solo con la diffusione della saggezza della Kabbalah alle masse otterremo la redenzione totale. Dissero anche: ‘La Luce in essa riforma’. Furono intenzionalmente meticolosi a riguardo, per mostrarci che solo la Luce racchiusa nella Kabbalah è la cura che riforma l’uomo.”

Pertanto è chiaro che solo così possiamo ottenere l’indipendenza che tanto desideriamo per essere liberi, anche in senso materiale. Solo così potremo liberarci delle minacce esterne che non ci lasciano neppure per un momento, obbligandoci ogni volta a lottare per la nostra sopravvivenza.

L’opportunità che fu data al popolo di Israele di ritornare alla propria terra è stata valida solo per un periodo limitato di tempo, precisamente per ottenere l’indipendenza che dipende dalla rivelazione della saggezza della Kabbalah alle masse.

Esistiamo all’interno del sistema della natura, in una rete speciale che agisce in accordo con le sue leggi. Possiamo studiare forme particolari della manifestazione di queste leggi nei livelli inanimato, vegetale ed animale, anche la fisica (livello inanimato), la botanica (vegetale), la biologia, la zoologia e la genetica (livello animale, ovvero, tutto ciò che è relazionato agli organismi viventi).

C’è anche una parte che si relaziona con il mondo interiore dell’uomo. La psicologia e la psichiatria fanno incursione lì, però le loro abilità sono molto limitate e, di fatto, quest’area continua ad essere praticamente sconosciuta.

L’unica scienza che fa incursione realmente nel mondo interiore dell’uomo è la saggezza della Kabbalah. Lo studia come un sistema interno che agisce in accordo con determinate leggi prestabilite, gli permette di comprenderle, di usarle per cambiare la natura umana e di portarla ad una buona forma di esistenza.

Possiamo migliorare il nostro ambiente e renderlo più confortevole se conosciamo le leggi della fisica, della chimica e delle altre scienze. Possiamo anche migliorare le sue qualità interiori conoscendo le leggi che la saggezza della Kabbalah ci spiega.

Queste leggi restano inalterate ed assolute di generazione in generazione. Sono preparate per il nostro uso, a differenza delle leggi della psicologia che cambiano costantemente, affermando che qualcosa considerato dannoso ieri, oggi si considera utile.

La natura interiore dell’uomo è soggetta a leggi assolute ed immutabili. Queste leggi vengono dal Creatore, dalla forza più elevata della natura che comprendiamo nella stessa profondità della creazione, la cui natura è opposta al Creatore.

Pertanto, Baal HaSulam scrive che solo rivelando la saggezza della Kabbalah il mondo intero può passare dall’esilio alla redenzione. Il popolo di Israele deve farlo per primo e deve dare l’esempio alle altre nazioni. Questo si chiama “Essere una Luce per le nazioni”.

Così lasciamo tutte le barriere di questo mondo. Siamo obbligati ad esistere in questo mondo e a mantenere il nostro corpo, cercando in ogni momento di dargli le condizioni più confortevoli. Passiamo la vita servendo il corpo, che alla fine muore e converte tutti i nostri sforzi in cenere.

Però possiamo anche lavorare su noi stessi per raggiungere livelli di esistenza veri ed eterni, al di sopra della cura per il nostro corpo animale. Quando lo facciamo, la nostra principale preoccupazione è quella di raggiungere la forza superiore ed essere simili ad essa nelle caratteristiche.

Nella misura in cui siamo simili al Creatore avremo l’opportunità di essere eterni, come lo è Lui e cominciamo ad ascendere i livelli, raggiungendo una forza di eternità e perfezione sempre maggiore.

È di somma importanza elevarci al di sopra del nostro corpo che ci fu dato solo per accompagnarci per un determinato periodo di tempo, fin quando lo lasceremo. Se mi dedico ad occuparmi di lui, ovvero a stare al suo interno, sono coinvolto in un pessimo affare sin dal principio.

Ne risulta che investo tutta la mia forza e la mia vita nello sviluppare e soddisfare qualcosa che inevitabilmente morirà. Significa che tutti i miei sforzi sono totalmente inutili. Per questo siamo obbligati a renderci conto delle opportunità che ci offre la saggezza della Kabbalah.

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“La vera forza di Israele è l’unione: un dono per l’umanità”

The Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo: “La vera forza di Israele è l’unione: un dono per l’umanità

La tensione al confine fra Israele e Gaza, verificatasi durante la Pasqua di quest’anno, è un promemoria chiaro che i nemici di Israele non hanno cambiato programma. Ciò vale sia per i diretti nemici, confinanti, che per i nemici in tutto il mondo, che subito hanno colto l’occasione di diffondere ancora una volta sui media le loro critiche a Israele etichettandola come “inumana” e “oppressiva.” Possiamo aspettarci che si organizzi una maggiore ostilità contro Israele se il popolo di Israele dovesse continuare a contrastare l’unificazione.

Lo stato di Israele è un riflesso del popolo ebraico che vi risiede. Il problema è che attualmente lo stato di Israele non esiste nel senso di popolo ebraico unificato (la parola ebraica per “ebreo” [Yehudi] deriva dalla parola “unito” [yihudi] [Yaarot Devash, Parte 2, Drush n. 2]). Ma in realtà esiste solo un insieme di gruppi separati. Le guerre e le tensioni con i paesi vicini uniscono temporaneamente gli abitanti di Israele contro un nemico comune esterno; ma appena inizia un periodo di pace, le fazioni di Israele cominciano una lotta continua l’una contro l’altra: sinistra contro destra, religiosi contro laici, ashkenaziti contro sefarditi, solo per citarne alcune.

I valori ebraici riguardano l’amore e la connessione

Per costruire un vero stato di Israele, prima dobbiamo ripristinare i valori che ci hanno caratterizzato in origine come popolo ebraico. Questi sono valori stabiliti all’inizio da Abrahamo e dal suo gruppo, 3.800 anni fa, ragion per cui egli è considerato il padre della nazione. Ha posto le fondamenta dell’unione e della connessione in cui “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Levitico 19:18) e “L’ amore copre tutti i crimini” (Proverbi 10:12) erano i principi cardine perché i suoi seguaci vivessero armoniosamente, sotto un’unica tenda, in una sola connessione.

Non dobbiamo raggiungere immediatamente questo stato euforico di amore e connessione. Se potessimo semplicemente accettare la volontà di iniziare a mirare ad una trasformazione, potremmo, in seguito, cominciare ad organizzarci come una vera società ebraica.

Quando Abrahamo compose il suo gruppo nell’antica Babilonia, non si trattava di un gruppo di persone unite da legami di parentela, ma di gente che si riuniva seguendo un certo ideale e che sentiva che l’amore per il prossimo era il valore fondamentale a cui dedicare la vita. Se l’intenzione di una persona è quella di raggiungere l’unione e la connessione con gli altri, può seguire il percorso mostrato da Abrahamo ed entrare nella tenda della pace e dell’armonia.

Per Israele è giunto il momento di mostrare i suoi veri colori

Se ci riuniamo così sotto una comune bandiera che ci unisce verso un comune obiettivo di amore e connessione, allora possiamo prepararci ad affrontare tutti i problemi attuali e futuri, impegnarci nella costruzione reciproca creando non solo un autentico popolo ebraico, ma anche uno stato ben consolidato.

Lo stato di Israele sarà fondato su leggi che servono a rafforzare i legami d’amore tra i suoi abitanti, leggi di connessione estese a persone, gruppi, fazioni, età e generi, che mirino ad unire chiunque, senza eccezione, in una sola società cooperativa. Lo stato ebraico è quello che si occupa dell’unione al di sopra di qualsiasi altra cosa, pur consentendo la piena espressione dell’unicità di ciascun individuo.

Una nazione legata alla forza più elevata di amore e connessione

Impegnandoci in questa impresa comune di costruire una nuova società positiva, basata sull’amore e sulla connessione, saremo in grado di fare passi da gigante verso la realizzazione del nostro destino, bramato dai nostri antenati, di diventare lo stato di Israele nella massima espressione della parola: “Israel” dalle parole “Yashar Kel” (“dritto a Dio”), una nazione legata dalla forza più elevata di amore e connessione. Realizzando tale visione, serviremo da modello di società perfetta con individui felici e di successo che condividono i più importanti valori della vita di amore e connessione. Come risultato, il mondo assorbirà l’atmosfera che diffonderemo e scompariranno le critiche verso Israele.

Quelli che oggi protestano, boicottano, calunniano e odiano Israele saranno i primi a sentire la trasformazione positiva di Israele. Essi sono il promemoria costante che sottolinea la divisione del popolo di Israele. L’odio verso Israele e il popolo ebraico evidenzia solo la mancanza di amore dello stesso popolo ebraico.

A metà del secolo scorso la maggior parte delle nazioni erano favorevoli alla creazione dello stato di Israele. Rappresentava l’opportunità di far emergere una nuova società di amore e unione. Tuttavia, l’opportunità data al popolo ebraico nello stato di Israele, durante gli ultimi 70 anni, di costruire una tale società, sta rapidamente volgendo al termine. Di conseguenza, la visione del mondo su Israele e sul popolo ebraico ha preso la direzione sbagliata. Quando non riusciamo a portare a termine la nostra missione il mondo ci scredita. Gradualmente verremo eliminati dalla scena, scomparendo come ogni altra potenza mondiale che abbia governato in determinati periodi storici. Comunque, dato che la felicità e il benessere degli altri popoli dipendono dal fatto che Israele adempia al proprio compito, allora, Israele sarà obbligata a farlo e ad unirsi, a differenza di altre nazioni che sono sorte e poi cadute (Germania, Russia, Antica Grecia e Roma).

Una missione per unire il mondo

Quei brevi momenti in cui il mondo ci spinge ad unirci sono un esempio di come dovremmo trattarci reciprocamente ogni giorno. Tuttavia, in una tale connessione non esiste una forza unificante duratura poiché è basata su cause esterne. Al fine di creare una società unificata in modo positivo, dobbiamo creare un incentivo a connetterci per un obiettivo elevato. Anche se sulla terra rimanessero solo una manciata di ebrei, sarebbero costretti a farlo, perché il mondo non si arrenderà. La nostra missione è unirci e, così facendo, consentire che la diffusione di quella coscienza accresciuta e unificata si sparga in tutta l’umanità. Se lavoriamo alla nostra connessione, allora potremo attrarre quella forza positiva e unificante che risiede nella natura e che deve entrare nelle nostre connessioni, permettendo così che questa forza si diffonda, creando una nuova base per una società di dazione, connessione e amore.

Le generazioni passate hanno desistito perché mancavano loro i mezzi

Questa è anche la società che sognavano i padri fondatori del Sionismo, incluso David Ben-Gurion. Tuttavia, ad un certo punto, essi rinunciarono, perché non avevano i mezzi con cui realizzare la loro visione di una società positivamente connessa. Però, oggi, questi mezzi sono disponibili e diventano ancora più necessari per superare l’aumento della divisione sociale e realizzare quella direzione completamente nuova, positiva, armoniosa che la società può prendere.

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New Life #959 – L’esperienza della vita in Israele


New Life #959 – L’esperienza della vita in Israele
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo

Il popolo di Israele ha un fuoco che gli brucia dentro e che ha origine nella sua radice spirituale e nei giorni di Abrahamo. Egli ha insegnato alla gente come connettersi e raggiungere il potere dell’unione che opera attraverso la creazione. Il popolo di Israele, tuttavia, non è mai soddisfatto e sente che qualcosa lo sta divorando da dentro, perché non sta portando avanti il proprio desiderio per la spiritualità. Tutti hanno le loro opinioni e hanno bisogno di scoprire che possono costruire ponti di unione al di sopra delle differenze.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life #959 – L’esperienza della vita in Israele”, 4/02/2018