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Lotta al terrorismo interiore

Dr. Michael LaitmanDomanda: È abitudine che quando la situazione in Israele peggiora e iniziano le azioni militari, il popolo si unisca sempre. Tuttavia, con questa crescente attuale ondata di terrorismo, nelle strade si sente che tutti sono più preoccupati e in ansia per se stessi. Perché questa paura non ci unisce?

Risposta: La minaccia del terrorismo non ci unisce perché sentiamo che non viene da fuori dei confini d’Israele ma, in realtà, si trova nel cuore della nazione. Quindi, a quanto pare, ci lacera dentro. Questo costringe tutti a nascondersi nel proprio angolo.

Questa non è una guerra in cui sappiamo dove si trova il nemico e possiamo opporci con tutti i mezzi. Il potere militare non aiuterà contro il terrorismo e questo è il problema.

Dobbiamo capire cosa sta succedendo. Stiamo cominciando a ricevere dei colpi più interni e più qualitativi i quali hanno su di noi un influsso più significativo. Quando cadono i missili ci rendiamo conto che esiste il pericolo di ferirsi, ma è qualcosa di definitivo.

Il terrorismo sparge la paura dentro di noi e, soprattutto, un senso di impotenza. Sappiamo di avere il sistema di difesa antimissile Iron Dome, gli aerei e l’esercito. Se ci sparano, dobbiamo reagire con una risposta più potente.

Contro il terrorismo però non si può fare nulla poiché è nascosto all’interno. Ma se noi, il popolo di Israele, ci liberassimo dei nostri “terroristi interni”, dall’odio tra di noi, dal desiderio di terrorizzare gli altri, allora sulle nostre strade non rimarrebbero nemmeno i terroristi arabi.

L’unico modo per distruggere il terrorismo è una correzione interiore di tutti rispetto al proprio prossimo. Dopo tutto, se non cambiamo, il prossimo colpo sarà ancora più potente. Sentiamo che un efficiente sistema del terrore ben organizzato e sviluppato sta operando tra di noi. Il sistema comincia a regnare su di noi, infondendo in noi la paura, l’orrore, la sensazione che i terroristi si nascondano ovunque, in agguato ad ogni nostro passo.

Questo descrizione vi ricorda la rete egoista di relazioni tra noi? Questo è proprio lo stesso sistema, il suo riflesso esterno. Finora per strada non abbiamo visto un tale terrore, ma possiamo arrivarci se non cominciamo a trattare ora con i “terroristi interni”, con il nostro egoismo.

Il terrorismo fisico può riflettere accuratamente quello interiore, il terrorismo spirituale, quindi arriveranno dei tempi terribili. Speriamo che il Creatore non permetterà che questo accada e che ci prenderemo cura di noi stessi.
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Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah 19/10/2015, Baal HaSulam, “La Garanzia Mutua”

 
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Un Kabbalista può fermare la guerra?

Dr. Michael LaitmanDomanda: Se l’uomo è diventato un Kabbalista, ha rivelato il mondo superiore e rileva le forze che si celano a tutti gli altri, come fa questo ad influenzare la sua vita quotidiana?

Risposta: Lui, come tutti gli altri, va a lavorare, si prende cura della sua famiglia e alleva i suoi figli. Nella sua vita non cambia niente tranne il fatto che, dal momento in cui diventa un Kabbalista, può rendere il nostro mondo migliore attraverso le sue azioni.

Dopo tutto, egli porta la forza positiva nel mondo contro tutte le forze negative che stanno arrivando dagli altri.

Tutti gli altri sono egoisti e lui è un altruista. Così, inizia a fare dei buoni cambiamenti nel mondo. Ferma le cattive progressioni degli eventi, le guerre, le catastrofi e gli atti di terrorismo. Impegna le sue forze di dazione e quindi inclina la bilancia delle forze verso la parte del bene.

Domanda: Come può fermare un Kabbalista la guerra?

Risposta: Tutto ciò che sta accadendo nel nostro mondo è il risultato dell’interazione tra le forze del bene e del male. Nel nostro mondo agiscono solo queste due forze, divise in molte forze particolari, positive e negative: i 613 desideri, le 613 forze e le 613 Luci.

Tuttavia, il Kabbalista è in grado di equilibrare, come su una bilancia, l’influenza che giunge dall’Alto e di renderla buona. Egli può mettere un peso sul piatto del bene, che sposterà la freccia sul piatto della bilancia dal lato negativo per portarlo al centro dell’equilibrio. Com’è scritto: “Se l’anima così merita, giudica se stessa e l’intero mondo sul piatto della bilancia del merito”.

Domanda: Allora, perché non abbiamo istituito uno squadrone di Kabbalisti in campo militare per fermare gli attentati terroristici e le guerre?

Risposta: È vero! Ma per fare questo dobbiamo prima procurarci molti Kabbalisti. Purtroppo, al momento, non ce ne sono nel mondo. Ci auguriamo che presto potremo portare molti Kabbalisti nella nostra organizzazione, affinchè possono insegnare a tutti, raggiungendo sempre più persone.

Tuttavia oggi, il mondo è a corto di Kabbalisti, ed è evidente da quello che sta accadendo con il popolo di Israele, entro i confini di Israele e oltre, dall’atteggiamento negativo di tutto il mondo verso la nazione. Tutto questo è il risultato del fatto che non possiamo spostare il mondo sul piatto del merito della bilancia, né noi, né il popolo d’Israele, e tanto meno il mondo intero.

Solo il popolo di Israele è capace di fare questo. Solo a noi è stato dato il libero arbitrio, e se non saremo in grado di spostare il piatto della bilancia per il mondo intero e per noi stessi verso il lato del merito, allora riceveremo la reazione negativa che stiamo vedendo oggi.

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Da un programma della radio israeliana 103FM 16/8/2015

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Condividere il dolore degli altri è la chiave per la rivelazione del Creatore

Dr. Michael LaitmanDa “Fruits of Wisdom” (I Frutti della Saggezza) e “He Who Shares the Public’s Grief” (Colui che Condivide il Dolore Altrui) di Baal HaSulam: “L’uomo viene valutato in base alla sua misura” cioè in base alla grandezza dei vasi, in base al contenitore ed alla sua parte interiore. La stessa mancanza verrà sempre colmata, non di più e non di meno.

Quindi, il servo del Signore che non condivide il dolore degli altri ma sente solo la propria mancanza personale, ha un contenitore per l’abbondanza che non è abbastanza grande e quindi non potrà ricevere la rivelazione generale della Divinità nel segreto della consolazione comune, poiché egli non ha preparato un vaso per ricevere questa fase più ampia ma (l’ha preparato ndt) solo per la sua fase privata.

Tuttavia, se egli condivide il dolore altrui e percepisce i problemi generali come fossero propri, allora viene ricompensato con la visione della fase completa della rivelazione della Shechina, cioè la consolazione di tutta Israele, poiché la sua mancanza è una mancanza generale e quindi l’abbondanza della santità è anche generale.

Bisogna dunque comprendere il significato di “I giusti non hanno requie”, che significa che poiché l’abbondanza è benedetta in base al livello di mancanza ed all’intensità dei desideri dei giusti, allo stesso modo, non di più e non di meno, essi si sforzano sempre di approfondire ed ingrandire i loro vasi, perché colui che dona non ha limiti, solo chi riceve li ha. Quindi, il loro unico obiettivo nella vita è quello di rafforzarsi, desiderare ardentemente che in essi si formi un vaso e così arrecare contentezza con l’espansione dei confini della santità.

Il vaso di ricezione è limitato ed il vaso di dazione è illimitato. Tutto dipende dall’uomo. Tanto quanto l’uomo tenta di espandere il proprio vaso di dazione, così riceve aiuto dall’alto. Se l’uomo è davvero interessato alla correzione ed usa tutti i mezzi che ha, potrà sempre ingrandire il proprio vaso, ovvero, aumenterà la propria mancanza per la dazione. La Luce che riforma opera sull’uomo in base a questi sforzi e corregge il suo vaso, lo prepara e lo riempie. È quindi detto “I giusti non hanno requie, né in questo mondo né nel mondo a venire”, cioè né al livello attuale, né al prossimo livello, e saranno sempre in grado di avanzare.

La chiave e la base per l’avanzamento è condividere il dolore altrui, nel senso che le mancanze aggiuntive ed il bisogno di dazione possono essere acquisiti dall’ambiente. Non vi è alcun altro luogo; l’ambiente è l’unico posto dal quale si può attingere illimitatamente e di conseguenza avanzare.

Possiamo dunque stabilire come l’uomo vede il proprio avanzamento nella vita spirituale. Oggigiorno questo riguarda chiunque, sia uomini che donne. Dipende dall’uomo, se si isola e pensa che avanzerà solo grazie allo studio oppure se partecipa alla divulgazione ed alla vita di comunità, connettendosi al gruppo con tutte le sue forze. Se l’uomo non fa questo, non potrà accumulare la mancanza per la dazione, certamente, arrivare ad una preghiera e ricevere un vaso già pronto. La Luce è in abbondanza e riempirà quindi immediatamente il vaso nel momento in cui sarà pronto.

Baal HaSulam scrisse: “L’uomo viene valutato in base alla sua misura”. In fin dei conti può valutare solo quanto ardentemente desidera essere nel vaso di dazione ed essere riempito dalla Luce. Tutto dipende solo da lui, dalla preparazione del suo vaso. Condividere il dolore altrui è la chiave per la rivelazione del Creatore.

Nel suo articolo “The Giving of the Torah” (Il Dono della Torah) Baal HaSulam scrisse che quando i figli di Israele erano in Egitto, divennero una nazione che interamente soffriva la schiavitù ed il duro lavoro nel momento in cui iniziarono a condividere reciprocamente le proprie pene. Il Faraone portò i figli di Israele più vicino al Creatore ed impose loro afflizioni sempre maggiori e, quale risultato, li obbligò a connettersi. Essi si resero conto che solo grazie alla connessione tra di loro potevano essere salvati ed uscire dall’Egitto. In questo modo l’uomo riceve la giusta mancanza.

Ne consegue che abbiamo opportunità illimitate di avanzamento, perché tutto il mondo ha bisogno di correzione. Avremo sempre la possibilità di influenzare la società e di impegnarci maggiormente nella divulgazione, senza limiti; riceveremo le mancanze dalle persone ed avanzeremo prima di loro ogni volta, così saremo i loro insegnanti e li serviremo. In questo modo, avanzeremo verso i vasi di dazione sempre più grandi.

Tutto il dolore deve avere un unico scopo: assorbire mancanze aggiuntive dall’ambiente più prossimo o da un ambiente man mano più ampio, finché tutto il mondo viene incluso nel mio vaso. Questo è lo scopo della rottura dei vasi, cioè l’osservanza dei comandamenti. Solo costruire una mancanza per la dazione può dare appagamento a tutto.

Oggigiorno vediamo che il mondo intero, inclusi noi, è già pronto per la rivelazione della mancanza per la mutua dazione. Così costruiamo il luogo per la rivelazione del Creatore, in modo da arrecargli contentezza. Tutto questo avverrà di fronte ai nostri occhi.

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Dalla Preparazione al Congresso 25/02/2014

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Aprire la strada verso l’unione

Dr. Michael LaitmanDalla Torah (Numeri 11:18-20):E al popolo dirai ‘Preparatevi per domani e mangerete carne, perché avete pianto nelle orecchie del Signore dicendo: “Chi ci nutrirà con carne, era meglio per noi in Egitto”. [Pertanto], il Signore vi darà carne e voi la mangerete.

Ne mangerete non per un giorno, non per due giorni, non per cinque giorni, non per dieci giorni, e non per venti giorni.

Ma per un mese intero fino a quando non uscirà dal vostro naso e non vi verrà la nausea. Poiché avete disprezzato il Signore che è in mezzo a voi, e avete pianto davanti a Lui dicendo: “Perché siamo usciti dall’Egitto?”‘”

Il Creatore promette di nutrire i figli di Israele con il loro ego dicendo: “Prima vi sembrerà buono, ma quando raggiungerete uno stato in cui non potrete superare l’ego, inizierà a traboccare da tutte le parti, e cercherete un modo per frenarlo e non troverete una risposta, e l’ego inizierà a gestirvi e controllarvi. Così, a malincuore, avanzerete verso la morte, la sofferenza e la malattia, vedrete come i vostri bambini si faranno del male e moriranno davanti ai vostri occhi. Non sarete in grado di fuggire da nessuna parte! Tutti ciò che vi è caro: i vostri genitori, i vostri figli e i vostri nipoti soffriranno terribilmente per un lungo periodo di tempo. Essi vorranno morire, ma non saranno in grado di farlo. Questo è ciò che vi farà il vostro ego”.

I Profeti dissero che le donne virtuose cucineranno i loro figli e li mangeranno. L’egoismo interiore dell’uomo lo costringerà a comportarsi in questo modo. Questo è il posto in cui siamo diretti e tutto può succedere, come ci dissero i Profeti, se non ci rivolgiamo alla linea di destra in tempo, nella direzione della connessione e dell’unione affinché MAN possa iniziare a scendere su di noi.

Ascendere sull’ego non è affatto la morte. La morte è la libertà da una vita senza senso. Oggi, molti di noi rinuncerebbero volentieri a questa vita: è meglio non nascere affatto che vivere in questo modo. L’uomo, tuttavia, non può morire. L’uomo gira intorno ad un vortice di grandi problemi; striscerà e si aggrapperà con le unghie e graffierà se stesso fino a sanguinare, ma non sarà in grado di fare niente di se stesso. Egli sognerà di morire, ma senza alcun risultato.

Quando l’uomo si trova in punto di morte, in queste afflizioni mentali, comincerà gradualmente a capire la sua natura egoistica, fino a quando non sarà determinato a sbarazzarsene; tuttavia, non è proprio così facile ed immediato. Egli dovrà attraversare questa via fino in fondo, poiché la segue in base al metodo delle punizioni e delle sofferenze.

D’altra parte, lungo la via della Luce avviene tutto in maniera totalmente diversa: la Luce splende e si vede che da un lato vi è un abisso nero che inghiotte tutto, e dall’altro lato vi è la Luce. Lungo la via della sofferenza, d’altra parte, non c’è Luce, non si può vedere nulla, solo un grande vuoto pieno di sofferenze, e si vuole morire in ogni minuto perché la completezza sembra un grande dono.

Pertanto, la risposta del Creatore alla richiesta di nutrire le persone con la carne è molto dura: mangerete carne continuamente fino a quando vi darà la nausea e poi ritornerete ai vostri sensi. Questo significa che voi seguirete la via della sofferenza fino a quando capirete che la vita egoistica è la morte stessa e il Creatore che detestate è l’attributo dell’amore e della dazione. Provate a cambiare e a scegliere una delle due: il percorso dell’ego o la via dell’amore.

Per la prima volta nella storia ci troviamo a questo bivio. Vediamo come la natura del mondo si è unita internamente e l’antisemitismo si è rivelato. Le nazioni del mondo cominceranno tutte istintivamente ad odiarci, senza eccezioni. Loro si opporranno a noi, mostrando così i loro denti come dei lupi. Non è la loro volontà, ma il lavoro della Provvidenza Superiore che opera attraverso loro. Non è mirato a nient’altro se non al nostro ego. Se lo modifichiamo in attributo d’amore e di dazione, vedremo davanti a noi solo persone buone che ci amano.

Ce la possiamo fare!
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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 25.02.2015

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Il terzo tempio e una soluzione al problema globale

Dr. Michael LaitmanVagare nel deserto è uno stato interno molto difficile attraverso il quale una persona cresce gradualmente.

Il deserto cambia una perosna da essere schiavo del desiderio egoistico ad essere il maestro dell’ego. Questo accade durante i 40 anni di pellegrinaggio nel deserto. Una persona sale gradualmente al di sopra del suo ego, passo dopo passo e lo cambia nell’attributo di dazione.

Non è facile attraversare il deserto; questo è un problema dell’ uomo, e deve essere superato. Questo è il motivo per cui la Torà finisce con la traversata del deserto e l’entrata nella terra d’Israele. Questo è tutto! Questo è tutto quello che ci serve. Otteniamo la forza con la quale possiamo avanzare correttamente.

Però, perché la Torà non ci dice come lottare e conquistare la terra di Israele. Dopo tutto, le spie hanno detto che sette nazioni vivono lì. È perché è inutile combattere contro di loro. Oggi viviamo nello stesso modo.

Ci è stato dato un metodo che ci dice come assorbire la luce della correzione, ma nulla di più. Si scopre che se si mette se stessi nel paese d’Israele, sembra che dopo si viene lasciati soli, perché a questo punto si passa direttamente verso la conquista della terra di Israele, che significa il superamento del proprio desiderio egoistico vero. Prima di questo era solo preparazione. Adesso vi inserite nel vostro cuore egoistico e cominciate a conquistarlo, a digerire, per elaborare l’attributo dell’amore e della dazione.

In passato abbiamo costruito il Primo e il Secondo Tempio, che sono stati distrutti. Adesso dopo queste due distruzioni, dobbiamo costruire il Terzo Tempio sulle fondamenta dei primi due. Però non possiamo costruirlo da soli, non la nazione di Israele da sola. Deve essere costruito dal mondo intero. Questo è il motivo per cui è così potente ed eterno. Il Terzo Tempio è la correzione del desiderio globale egoistico creato dal Creatore. Il mondo intero deve prenderne parte. Come ha detto il profeta Ezechiele: “Le nazioni del mondo porteranno i figli di Israele a Gerusalemme” significa che li porteranno alla necessità di costruire il Terzo Tempio.

Domanda: Questo significa che il Terzo Tempio non sarà più ebraico ma internazionale?

Risposta: Sì. Oggi il mondo comincia già a sentire che tutti i problemi si riducono a una rete intricata, a qualcosa che tutti condividono: se si tira lo spago, tutto cade in pezzi proprio come un castello di carte. Se c’è un piccolo problema in qualche parte del globo, si espande immediatamente come un eco in tutto il mondo.

Il mondo diventa reciprocamente più connesso ogni giorno in modo che cominciamo a comprendere che dobbiamo trovare una soluzione globale al problema e non siamo preparati per questo. Il nostro ruolo è quello di portare l’ umanità alla comprensione di come essere pronti ad affrontare questa nuova situazione.
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Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 28.01.2015

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Solo un giorno di unità, Parte 2 — Non ci sono opzioni senza unità

Dr. Michael LaitmanDomanda: Recentemente Israele ha celebrato la Giornata dell’Unità. Il governo lo ha annunciato e quindi la gente è uscita nelle strade, si sono seduti in cerchio e hanno discusso lo stato attuale della nazione. Queste discussioni circolari si sono svolte nelle università, in varie organizzazioni e nelle piazze delle città. Sembra che stiamo lavorando nella giusta direzione, quindi qual è il problema?

Risposta: Il problema è che l’unità non dovrebbe durare solo un giorno. L’unità deve essere il nostro stato costante. Abbiamo bisogno di una vera unità interna quando le persone si sentono vicine l’una all’altra e calorosamente connesse. Dovremo lavorare molto sul nostro egoismo, perché senza questo non saremo in grado di vivere come una nazione, anche senza il boicottaggio internazionale. Possiamo vivere su questa terra solo se realizziamo la nostra vera essenza, come nazione di Israele.

Se cediamo alla pressione esterna e accettiamo le richieste imposte su di noi, il risultato è predeterminato. Dopo tutto, tutti coloro che le hanno avviate, fondamentalmente vogliono distruggere lo stato e la nazione e mandarci via in qualsiasi modo per prendere in consegna lo spazio che sarà lasciato libero qui. Tenendo conto di ciò, la Giornata dell’Unità è certamente meglio di niente, ma può anche avere implicazioni negative se si confonde la gente e li si porta a credere che hanno già fatto tutto e che non vi è alcuna necessità di unirci ulteriormente, dopo tutto, hanno trascorso un giorno intero in questo.

D’altra parte, abbiamo semplicemente lucidato il nostro orgoglio per il momento, dimostrando una nobile iniziativa. Purtroppo, io non sento alcuna unità e non sento che la nostra nazione è salda come un tutto unico. Al contrario, le persone sono sommerse nell’alienazione, allontanandosi l’una dall’altra, odiandosi a vicenda. Non abbiamo bisogno di un giorno in un anno, ma di un intero sistema educativo che si occupi di questo. Dobbiamo considerare il nostro stato diviso come un problema nazionale. Dobbiamo utilizzare tutti i canali mediatici per guidare la nazione nella giusta direzione e per mostrare alla gente come realmente unirsi.

Anche se non abbiamo aspirazioni spirituali, stiamo cercando di assomigliare al mondo spirituale attraverso la nostra unità. Ma prima di tutto, la gente deve capire che noi non sopravvivremo se non siamo uniti.
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Da Kab.TV “A proposito sul Boicottaggio di Israele” 03.06.2015

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Solo un giorno di unità, Parte 1 – Perché non ci piacciono?

Dr. Michael LaitmanGli Israeliani non hanno idea che la nazione ebraica ha una missione e un debito verso il mondo. Di conseguenza, si tende a spiegare l’ostilità generale verso la nostra nazione come una elementare invidia.

Non capiscono ciò che sta succedendo; credono che uno stato sviluppato che è cresciuto letteralmente dal nulla, può essere la causa dell’odio da parte di altre nazioni. Un’altra spiegazione sono i conflitti religiosi, ma questo tentativo è insufficiente.

In realtà il mondo non ha tantissimi motivi per odiare qualcuno. Ognuno di noi è abituato già all’idea che gli ebrei sono un tipo diverso e che è del tutto legittimo odiarli.

Oggi, Israele si trova ad affrontare la minaccia di un boicottaggio. I membri della mappa politica di destra e di sinistra si incolpano l’un l’altro per questa situazione, ma i motivi veri sono molto più profondi di questo. Domani troveranno nuovi pretesti per questa persecuzione, quasi di successo, ma non ha senso approfondire queste sciocchezze.

L’odio che la gente sente verso di noi non è cominciato oggi o ieri. Non fa nessuna differenza quali scuse ci sono per questo; c’è un solo vero motivo per questo odio, è che non portiamo il bene al mondo.

Così, invece di discutere le nostre relazioni con i palestinesi, suggerisco una soluzione semplice descritta nella Torà e nella saggezza della Kabbalah: Dobbiamo diventare come un uomo in un cuore secondo il principio che tutti [in] Israele sono responsabili a vicenda. Ora dobbiamo smettere con questo odio reciproco tra noi. Uniamoci più da vicino in modo che le accuse contro di noi scompariranno. La gente smetterà di accusare e i nostri vicini addirittura cesseranno di fare la guerra contro di noi…

Continua…

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Antisemitismo ebreo, Parte 2: Fuggire da noi stessi

Dr. Michael LaitmanDomanda: Se c’è una richiesta subconscia, inerente le nazioni del mondo a cui gli ebrei dovrebbero fornire un buon futuro, perché il popolo ebraico stesso non capisce il proprio problema intrinseco?

Risposta: Le lamentele sono radicate nelle nazioni del mondo perché senza di noi non possono ottenere la felicità. Sentono che il popolo ebreo gli causa male perché ciò che meritano, non sta passando a loro. Questa sensazione esiste anche fra coloro che non sono mai venuti in contatto con gli ebrei. Per esempio i Coreani odiano Israele, anche se non vi è alcuna spiegazione logica per questo.

D’altra parte, gli ebrei non conoscono la loro missione. Non è stato insegnato loro: non è spiegato a loro. Stanno provano solo di evitare guai, e nel frattempo stanno scappando dalla loro missione, dal loro obbligo verso il mondo intero, una fuga con la quale non si può essere d’accordo.

I Kabbalisti hanno trasmesso segretamente la saggezza sul ruolo della gente per centinaia di anni, ora è giunto il momento di parlarne tra noi e il mondo intero.

Continua…
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Da Kab.TV “A proposito del boicottaggio di Israele” 03.06.2015

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Dr. Michael LaitmanDomanda: Perché così tanti ebrei supportano l’organizzazione del boicottaggio contro Israele, tra cui gli israeliani?

Risposta: All’interno del popolo ebraico, a seconda del suo ego che sale sopra gli altri, c’è l’impulso di essere staccato dalla propria identità ebraica. Il risultato di questo è gente nella quale esiste questa spinta particolarmente forte che vuole dimostrare a tutti che sono l’opposto, che sono preoccupati per “il bene di tutti i popoli,” che non sono Israeliani.

C’erano esempi simili nella Germania di Hitler e nella leadership americana. È ben noto che una nave di rifugiati ebrei provenienti dall’ Europa ha provato a scappare dalla morte nei campi di concentramento raggiungendo gli Stati Uniti. Nello stesso momento, un ebreo che era vicino al presidente americano l’ ha consigliato di non accettarli. Il risultato, la nave è stata inviata indietro, e le persone sono morte nelle camere a gas. Questo è successo più di una volta. E qui abbiamo bisogno di capire che è naturale che sono specificamente gli ebrei che fomentano l’antisemitismo in tutto il mondo.

Domanda: Che cosa c’è di naturale riguardo a questo?

Risposta: Se non riceviamo l’educazione giusta, la mancanza di orientamento interno conduce alcuni alla fine dello spettro egoistico opposto. Non è per caso che tanti ebrei americani sono diretti contro Israele e vogliono recidere tutti i legami con la nostra nazione. Preferiscono assimilarsi al popolo locale e diventare esclusivamente americani. Ho visto questo di recente ad un simposio di organizzazioni ebraiche americane a Washington.

Questa è la nostra natura. Questa è la radice interiore del nostro popolo che vuole scappare dal suo destino, e il suo destino è di dimostrare al mondo intero un esempio di buona connessione e di unità che risolve tutti i problemi. Finché non facciamo questo, le nazioni vengono a noi con lamentele senza la comprensione che la radice della causa sono loro stessi.

Durante l’intero esilio, l’odio verso gli ebrei e l’antisemitismo ha contrastato la tendenza nel nostro popolo alla divisione. Allora, se la pressione delle forze esteriori si indebolisce, avremmo dovuto ritirarci dal fardello degli “Ebrei,” e nulla sarebbe rimasto di noi. “Veramente, perché devo essere un ebreo? Perché devo soffrire” Qual è il vantaggio se tutti mi odiano? E’ meglio sparire e dimenticare tutto.

Continua…
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La rivoluzione del 21° secolo: Ricchi e poveri

Dr. Michael LaitmanIn Israele il divario economico tra le classi sociali è sempre stato un grosso problema. Tuttavia, negli ultimi dieci anni questo divario è cresciuto. Non c’è da meravigliarsi che l’aggravarsi di tale disuguaglianza sfoci in un nuovo fenomeno: l’odio verso i ricchi.

In generale, la ricchezza e la povertà sono sempre state il leitmotiv della società umana. Oggi però la questione assume aspetti più emotivi.

Fino a poco tempo fa l’élite finanziaria era seguita e ammirata, sia che si trattasse di imprenditori di successo sia che fossero eredi di immense fortune, e molto è stato scritto su di loro.

Tuttavia, recentemente si è formato un nuovo atteggiamento nei loro confronti, accompagnato da severe critiche e talvolta anche da odio e antagonismo. In poche parole, i ricchi oggi sono percepiti come nemici.

Ricordiamo il detto diventato famoso durante la Rivoluzione Francese “Se non hanno più pane, che mangino brioche!” Questa era la frase simbolo dell’alienazione, l’isolamento dell’élite dal popolo.

Oggi, questo divario è diventato molto grande, tale da trasformarsi in ostilità, dello stesso genere che un tempo condusse il popolo alla rivoluzione.

In sostanza, ciò che sta avvenendo, non solo dal punto di vista economico, sta portando Israele ad adottare abitudini sempre più occidentali.

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Da Kab.TV “Una Vita Nuova” 14.05.2015

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