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Essere ricco significa essere maiale

Articolo: Lei stava davanti a me rabbrividendo, questo era un vero tremore fisico. “Fino a quando non uccidono qualcuno loro non si fermano”. Per lei era difficile riconoscere il fatto che, considerandosi un genio dell’economia, raccogliendo vari tipi di insegne regali fosse diventata un nemico comune e lei non è l’unica ad essere così. Lei è parte del settore crescente dei business man che hanno subito un feroce attacco. Loro si sentivano cacciati.

Quelli che non arrivano alla ricompensa, hanno tanti reclami verso i ricchi. Gli attaccati in allarme hanno scoperto che una nuova percezione sociale non è poi dalla parte loro. Essere ricco significa essere maiale. Loro sono pronti a tanto per conquistare l’amore. Loro vogliono che al popolo piaccia il loro successo, ma il popolo non li può amare. Come può lui amare quelli che vivono molto meglio di lui? Il pubblico non evita di considerare la figura del filantropo.

Lo strato dei milionari è crsciuto nell’ultima decina di anni. Come soggetto della nostra vita, loro sono diventati gli eroi della cultura. I racconti di grandi ricchezze e l’appariscente stile di vita è aumentato sempre di più, con questo loro hanno segnato il goal nella propria porta.

Dai tempi della protesta, Tel Aviv è diventata poco gradita ai magnati. Non c’erano dubbi che si sarebbero presi i soldi da loro. La strada avrebbe lottato contro di loro e il potere sarebbe stato contento che la strada indirizzava il fuoco sui magnati, creando sempre più problemi sul loro conto. Da allora tutti hanno cercato l’avvicinamento con i magnati, ma negli ultimi mesi, in alcuni di loro è cresciuto il senso di colpa.

Ma questa non è la fine della storia. Se il risultato della crisi è l’indebolimento degli investitori, Israele andrà in recessione e la disoccupazione diventerà un rompicapo oscuro, sarà la guerra non per i prezzi della ricotta, ma per i mezzi di sostentamento.

L’anno in cui si sono piantati i semi di una trasformazione radicale della consapevolezza

L’opinione di Ghy Rolnix, il redattore capo di The Marker: “Nell’estate del 2011 non ci fu una crisi economica, finanziaria, una guerra o uno sconvolgimento politico-ma l’inizio di un ribaltamento della coscienza israeliana.

La consapevolezza che l’individuo è debole ed è indifeso e deve quindi focalizzarsi come individuo, sul suo sviluppo e sulla sua posizione sociale lasciando i problemi della “società” in mano ai politici oppure alle persone proposte nel campo sociale-tutto ciò si sta frantumando. Gli individui acquisiscono potere quando si riuniscono per far progredire i più ampi fini della società: ma non il loro proprio interesse individuale, il loro settore, la loro cooperazione, la propria società, la loro sezione, ma la collettività più ampia, la parte meno associata quella che non ha voce in capitolo nell’attuale democratica economia israeliana.

La globalizzazione, la rivoluzionaria tecnologia- high-tech, l’Internet ed il potenziamento del libero scambio hanno creato un’intera generazione di gente che avverte che l’ambiente circostante si aspetta da loro il successo- perchè chi non è un vincente, a quanto pare, non è in grado di competere. Nell’ultimo decennio è cresciuto annualmente il numero di famiglie della media borghesia che si ritrova in difficoltà economiche. Ma per pudore molti non lo ammettono.

Poichè vedono in ciò un loro personale fallimento – e non il fallimento del sistema politico economico che qua si è sviluppato. Hanno superato ora il blocco del proprio ritegno e capiranno allora che questo li aveva indeboliti. Hanno attraversato un totale copovolgimento di coscienza.

Anche nella libera e competitiva economia si da peso alla solidarietà sociale ed ai principi basilari del vecchio mondo. Non occorre esssere comunisti, socialisti o appena ingenui per credere nell’importanza di una società solidale, come ricetta per rafforzare elevare la qualità di vita .

I magnati non contribuiscono alla società. Una parte non sono”ricchi” ed una parte cagionano enormi danni all’economia. Fin tanto che i magnati hanno diretto per mezzo della loro stampa ed i canali i temi di dominio pubblico, sono riusciti hanno tratto in errore il pubblico ed i politici facendo loro credere che i ” tycoons” sono dei commercianti che impiantano fabbriche producendo posti di lavoro, modernismo e prosperita’. Hanno impresso nella consapevolezza del pubblico, che colpire i magnati significava colpire l’economia e quindi – i lavoratori.

Ora migliaia di persone iniziano a capire che i tycoons sono degli imprenditori che hanno preso il controllo degli istituti finanziari, delle banche e degli investimenti, facendosi prestare decine di miliardi per comprare i monopoli e oligopoli. In realtà, essi padroneggiano con il danaro del popolo- indeboliscono e spesso distruggono il settore commerciale, il governo e la comunicazione.

L’allontanamento dal controllo sull’economia e la riduzione della loro influenza sull’economia accelererà lo sviluppo, la creazione di nuovi posti di lavoro e l’accrescimento della concorrenza, la produttività e la retribuzione nell’economia.

Vi sono in Israele due popolazioni. Non destra e sinistra, non religiosi e laici, non orientali e ashchenasiti (Ebrei europei)-ma associati e non associati. Gli associati sono coloro che godono degli attuali ordinamenti economici- sono associati ai centri di potere ed ai settori protetti dello stato. Tutti gli altri non vi sono associati.

Coloro che non sono associati hanno capito quest’estate che nella popolazione il loro numero è aumentato terribilmente e che il loro avvenire non è dei più promettenti.

Hanno capito che i dati sullo sviluppo economico di cui si adornano i capi di stato ed i ministri del tesoro nei tempi di crescita economica non assicurano il loro benessere economico e la loro qualità di vita. Non solo, hanno anche capito che- dopo la consapevole rivoluzione dell’estate del 2011, gran parte della popolazione ridifinirà da capo allo stato ed a se stessi il loro successo e la loro prosperità.

Il processo è ancora lungo, si sono fatti i primi passi- ma la direzione indicata promette”.

 

Diventare più intelligenti per un buffetto al naso

Domanda: Invece che cercare le ragioni di fondo per ciò che sta succedendo, la gente preferisce far sapere a tutti ed aspettarsi qualcosa dalle autorità. Come possiamo trasmettere il bisogno di cambiamenti radicali nella società e nell’uomo?

Risposta: Tu ed io sappiamo che il carro è tirato dal cavallo, e questo “cavallo” dovrebbe portarci ad un livello spirituale. Di conseguenza, ogni cosa che accade nella societa’ e nel mondo accade apposta per noi perchè cambiamo noi stessi.

Così non si tratta di distribuzione equa o che a qualcuno mancano cibo o casa. Queste sono le ragioni che ci spronano al cambiamento. La Natura ci mette sotto pressione e provoca svariati problemi e spiacevoli avvenimenti con un unico scopo: che attraverso questi stimoli noi comprendiamo che noi dobbiamo diventare differenti.

Perciò non lamentarti con la Natura o con il Creatore: “Perchè tu permetti un tale male?” Inizialmente Egli disse: “Ho creato l’indole maligna – Ho causato questo male, Perche’? In modo che voi cambiate.”

Perciò non importa quanto noi possiamo distribuire ai poveri e agli svantaggiati, nulla servirà. Al contrario la situazione peggiorerà e noi cominceremo a ricevere colpi “qualitativamente” maggiori: epidemie, disastri ecologici, guerre e così via. La Natura ha molto in serbo.

La correzione comincia dal facile e va al difficile, ed è per questo che dobbiamo cominciare da piccole cose facili. Un “bravo ragazzo” capisce da subito: “Oh! Tutto chiaro, non lo faccio più.” Lui non storta il naso; smettere di essere testardo; è pronto a diventare consapevole.

Noi dobbiamo spiegare ciò alla gente attraverso una diffusione integrata sistematica. Noi dobbiamo dimostrare, dati alla mano, che i loro progetti non cambieranno la società. Un’equa distribuzione e l’aiuto ai bisognosi è corretto. Ma come può essre realizzato ciò? Possiamo fare ciò solo insieme con l’educazione, comprendendo che noi cambiamo la società complessivamente.
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Mondo nuovo portato alla rovina

L’opinione del commentatore economico Nehamia Shtrasler: ” Una nuova moda si sta istaurando, segnare sul muro il “diavolo”, chiamarlo “capitalismo” e intraprende una guerra contro questo. Il diavolo non esiste per niente. E’ solo un’immagine sul muro.

Il nostro sistema economico non è “capitalista”, ma un economia socialmente sensibile. Ecco, per esempio, le tasse. Il capitalismo dice, che ciascuno deve pagare tasse uguali, ad personam, senza prendere in considerazione il livello degli introiti. Mentre in Israele il carico di  tasse dirette (tassa dei redditi, prevenzione sociale, assistenza sanitaria) è incredibilmente progressivo. Tutti i cinque strati sociali inferiori (ceto inferiore) pagano solo il 2.8% dell’ammontare delle tasse. Mentre invece i i due strati sociali superiori (ceto superiore) pagano l’82% (!) di tutto l’ammotare.

Vale a dire che, che il ceto alto finanzia il ceto basso. E’ giusto ed opportuno. Ma non si tratta più di capitalismo. E’ un economia di mercato con delle sensibilità e resposabiltà sociali. Gli stessi neo- socialisti dimenticano spesso e volentieri che abbiamo un’eccellente pubblica assitenza sanitaria – malgrado le diffamazioni. Anche se non lavori, non paghi un euro, anche se hai dieci figli, nonostante tutto ciò riceverai pubblici servizi medicali fra i migliori del mondo. Proprio così. Questa è la verità.

In Israele vi è un’educazione pubblica delle scuole elementari, medie e liceali dove i genitori partecipano in minima parte alla somma stanziata nel bilancio (35 miliardi di Shekel). Non vi è studente universitario che voglia studiare (con un costo sovvenzionato del 80%) che non possa farlo.Vi sono borse di studio, aiuti vari, e vi sono anche prestiti sovvenzionati. E per quanto riguarda la pretesa che il livello di studio è basso – questo è vero, ma questo è dovuto alla cattiva amministrazione del paese, non per la mancanza di mezzi.

E non bisogna dimenticare la previdenza sociale, che distribuisce ogni anno 60 miliardi di shekel come sovvenzioni; ai più deboli, anziani, bambini, invalidi, invalidi del lavoro, disoccupati, assicurazioni di entrata, indennità per maternità e assistenza d’anzianità. Si può contestare che non è mai sufficiente, e occorre molto di più, ma non si può parlare di “sporco capitalismo”. Non siamo esattamente li.

E anche strano sentire dire, che l’ “economia di mercato” è fallita. Quando negli ultimi 25 anni, con il passaggio da un economia socialista ad un economia di mercato, sono state varate riforme che ci hanno spinto fortemente in avanti. Il governo e “gli organismi sociali” hanno privatizzato le società pubbliche perdenti e fallimentari, e gli imprenditori privati le hanno migliorato accrescendo l’occupazione e l’esportazione.

L’industria si è aperta all’importazione competitiva ed è irriconoscibilmente migliorata. Solo ultimamente il mercato ha subito un incredibile trasformazione da un mercato che versava in condizioni irreversibili, con un grosso debito nel bilancio dei pagamenti ad un mercato con una vistosa eccedenza. Il mercato finanziario si è aperto al mondo, ed i limiti alla richiesta di prestiti esteri ed alla custodia di moneta estera sono stati aboliti, cosa che ha permesso un maggior sviluppo.

In ultima analisi: il livello di vita è salito, aumentata l’occupazione e diminuita la disoccupazione.

Non è inutile ricordare che i neo-socialisti hanno preteso, in tutto questo periodo di aumentare del debito pubblico, di spendere sempre di più, distribuendo senza il minimo calcolo. Se fossero stati ascoltati, oggi il mercato sarebbe stato in una grave crisi, con una disoccupazione in stile Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Francia.

Bisogna anche capire che, che tutti i problemi sollevati ora non sono il risultato di un “economia di mercato”, ma al contrario. L’economia di mercato combatte i monopoli, cartelli ed i conglomerati giganti.

L’Amministrazione delle Terre di Israele, che non ha liberato terre provocando il rincaro delle case, è un monopolio governativo che domina sulle terre secondo la migliore tradizione socialista. Le alte protezioni sull’impotazioni di prodotti alimentari, sono la causa dei prezzi alti nei supermercati, e sono in totale contrasto con la politica di mercato che apprezza il mercato libero, senza protezionismi e senza limiti. Chi si oppone ora all’apertura di mercato, all’importazione del latte? Di nuovo le lobby dei coltivatori agricoli e da capo, gli stessi neo- socialisti.

Tutto ciò non significa che la politica di mercato socialmente sensibile sia un sistema privo di problemi. Non esiste al mondo un sistema perfetto. Abbondanti stipendi distribuiti ai vertici sono i problemi che richiedono un immediato intervento e cura. Così come l’ineguaglianza.

Ma è chiaro che comunque è un sistema da preferire rispetto al sistema neo-socialista, che conduce alla mancanza di iniziative, alla povertà, a carenze ed a grandi disparità – fino al crollo”.

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L’amarezza della disuguaglianza

Domanda: Come possiamo spiegare alla gente il vero significato della giustizia sociale?

Risposta: Insieme alle richieste esterne, la gente sente dentro di sé l’amarezza della disuguaglianza, dell’ingiustizia sociale e nazionale, di diverse differenze. La persona si valuta non per quello che è, ma in comparazione agli altri. Non lo avevamo mai vissuto prima come oggi, ma quando guardiamo gli altri, ci sentiamo male.

Certamente, ci sono persone che vivono davvero “di assegno in assegno” ed il loro livello di vita deve essere elevato immediatamente al livello minimo. Comunque, tutti gli altri squilibri devono essere riempiti principalmente per mezzo dell’unione reciproca.

La “distribuzione giusta” non aiuterà qui, ma aggraverà solamente i conflitti. Qualunque aggiunta a qualcuno può risvegliare rumori e critiche, malcontento e risentimento. Cerca di aumentare i salari in uno dei settori e questo sarà odiato. Anche se non si fa a spese mie ed anche se non si suppone che io ottenga di più, continuo a chiedere perché il denaro è stato dato a loro e non a me.

In quale caso sarò felice del fatto che ad una persona venga dato un aumento di salario? Solo se sono connesso a lei per mezzo di legami. Così, in primo luogo, mi devono insegnare l’attitudine corretta affinché io la prenda in considerazione. Per cominciare, anche prima di arrivare alla garanzia mutua, dobbiamo capire che dipendiamo completamente dagli altri.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 31.08.2011, “La Nazione”)

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Verso la Garanzia Mutua

Editoriale nelle Notizie (Dal Professor Y. Zair): Gli eventi degli ultimi giorni ci mostrano che la società israeliana resiste minimizzando la partecipazione del governo israeliano nella gestione del popolo perché le persone vogliono vivere in una società unificata che non esalta la competizione a nessun prezzo, ma supporta la garanzia mutua, l’interessamento di uno verso l’altro e una società molto più umana.

Tutte le classi sono collegate una con l’altra. La gioventù sta dando una lezione di relazione fraterna tra le persone.

Non esiste un solo partito in Israele che proclami l’uguaglianza come un valore. Forse il fenomeno che stiamo osservando in Israele è uno dei primi precursori di una nuova tendenza mondiale.

Il mio commento: Tutto quello che rimane è discernere come fare diventare questa tendenza in nuove relazioni sociali che possano rivelare il nuovo mondo superiore al loro interno.
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L’altruismo inizia dopo lo stato di neccessità

Baal Hasulam, il giornale “La Nazione(Ha Uma):  “E’ chiaro, che l’egoismo, va detto per inciso, in tutta la creazione, condiziona in realtà, tutta la sua esistenza. Senza la forza dell’egoismo non ci sarebbe stata la stessa vita. Ma questo non contraddice neccessariamente, l’altra caratteristica la forza dell’altruismo anch’essa nell’uomo. Ma vi è l’esigenza di porre forti limiti fra essi:

La legge dell’egoismo va conservato a tutti i costi ma nella misura dello stretto neccessario per vivere, e tutto il resto puo essere devoluto agli altri.”

In realtà, la soddisfazione delle minime neccessità non è egoismo. L’uomo non deve rinunziare alle sue neccessità di sopravvivenza in quanto ha anche il dovere di provvedere alle neccessità vitali degli altri. In altre parole, nel suo altruismo egli deve prima provedere ai suoi bisogni primari.

“Naturalmente chi si comporta in tal modo è considerato un’ altruista fuori dell’eccezione.
Perciò chi rinunzia alla sua ben minima parte per il bene del prossimo, mette se stesso in una situazione di pericolo-non è naturale, perchè puoi farlo una sola volta nella vita”.

Il desiderio di ricevere, la forza egoista deve essere mantenuta, e solo al di sopra di essa creerò in me la volontà di donare:

Tutto è basato sulla neccessità basilare di mantenersi in vita: questo è quello che devo ricevere, senza cadere in immaginari ” virtuosismi “. Al di sopra di tutto ciò si trovano i livelli superiori di coscienza: Dall’odio totale all’amore totale del prossimo.

Perciò la mia capacità di donare agli altri si effettua anche quando sono costretto a riempire me stesso per poter mantenere il mio essere in vita. In effetti, lo stato di neccessità devo accettarlo, al di sopra di ciò devo donare.

L’altruismo inizia più in alto, al di sopra dello stato di neccessità. Prima di parlare di pace con altri popoli, devo prima garantire la mia incolumità, dopo di chè sarò aperto alla pace. Devo prima preoccuparmi della mia esistenza, della mia salute, le mie impellenti neccessità, e dopo di chè a tutte le altre cose. Non è permesso di saltare ad occhi chiusi in dubbie e discutibili avventure.

Perciò la mia capacità di donare agli altri si effettua quando sono costretto a riempire me stesso per poter mantenere il mio essere in vita. In effetti, lo stato di neccessità devo accettarlo, al di sopra di ciò devo donare.

Provvedi prima ad un’ esistenza sicura, e dopo potrai scoprire il tuo amore per il prossimo, ma di nuovo, entro regole ben stabilite: inizia con l’ambiente che ti circonda ampliando gradatamente il cerchio. Devi agire secondo il tuo egoismo. Questo è l’ordine: l’uomo deve occuparsi di se stesso, la sua famiglia, la sua città, la sua nazione, ed infine di tutto il mondo.

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Perchè i Russi non sono nelle “tende”?

Domanda: Tu sei russo e non hai mai detto perchè i russi non partecipano alla contestazione, a proposito, sei così attivo?

La mia risposta: Si vede che essi credono che è una manifestazione inutile, oggi i partiti di destra e sinistra sono molto simili, e tutti non si sono minimamente preoccupati dei problemi sociali. Perciò gli emmigranti russi pretendono che venga abolita la “legge di regolarizzazione”
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Il popolo neccessita Garanzia Mutua

Giorni fa abbiamo inviato alla commissione Trachtenberg la nostra proposta per la risoluzione dei problemi sociali del paese. La nostra proposta è stata pubblicata nel sito ufficiale della commissione ed ha riscosso già numerose repliche e voti di sostegno. Questa la proposta:

La risoluzione a tutto. va cercata in una nuova attitudine – Garanzia Mutua!
Vediamo che insieme alla richiesta di un “equo” budget (bilancio di previsione), è neccessaria al popolo anche una giustizia sociale, non meno che una nuova distribuzione. Percio il “Movimento Arvut” (garanzia mutua),  questa è proprio la sua specializzazione, ha scelto di mettere in evidenza tale bisogno.

L’onda di queste sommosse, sono fenomeni esteriori che testimoniano le neccessità più profonde social- interiori, il desiderio di sentirsi parte di qualcosa di grandioso, sentire l’appartenenza ad una società equanime che difende, protegge il privato, il bisogno di qualcuno che ascolta, che prende atto delle nostre opinioni, ci prende in considerazione e si preoccupa di noi…La necessità di una percettività della garanzia mutua come in una sola e grande famiglia.

Questo documento espone a grandi linee l’unica atitudine che restituirà al popolo la sensazione di una giustizia sociale. Solo la creazione di un clima sociale nel quale siamo tutti una sola famiglia, seduta intorno ad una tavola rotonda per un scambievole dibattito che permetta di trovare una soluzione a lungo termine.

Gli occhi di tutti, oggi, sono rivolti alla “commissione della modifica economico- sociale ” a capo del prof. Trachtenberg, che ha il potere di risolvere i problemi dell’attuale contestazione e dare al popolo il senso di una giustizia sociale, di consenso generale, di solidarieta’. Conosciamo benissimo i pericoli di un’eventuale trasgressione del quadro budgettario.

Ma cosa potrà fare la commissione nella distribuzione per soddisfare richieste
così numerose ed una “torta” budgettaria limitata?

E’ chiaro che, non sarà possibile replicare al diluvio di richieste economico- sociali.
Il bilancio nazionale è fragile e non è abbastanza grande per soddisfare tutti, inoltre il mondo sta attraversando oggi una crisi economica che peggiora sempre di più, e potrebbe influenzare in modo negativo l’economia del paese, la dipendenza economica di Israele dai mercati esteri è alta. Un paese che esporta il 45% del prodotto lordo nazionale all’estero, è prevedibile che venga danneggiato da questa crisi e ciò si esprimerà in un calo acuto delle entrate date dalle tasse, con un aumento del debito pubblico nel caso non diminuissero le spese. L’accettazione sia pure in minima parte, delle richieste della ”giustiza sociale”, ci condurrà ad un aumento significativo delle spese pubbliche. Abbiamo di fronte, in questo caso, una via senza uscita.

L’ondata contestataria mondiale che ora è molto in voga, “la giustizia sociale”. Dicevo, quest’onda è presente anche in Israele si caratterizza anche per una necessità esistenziale come, il problema degli alloggi, le sovvenzioni agli studi, la salute, la vita cara e via dicendo, ma anche per problemi socio-interni come la modifica di patti consensuali e valori sociali.

Ed è proprio questa neccessità, che ha generato questa massiva partecipazione alla generale contestazione “delle tende”, anche di coloro che non hanno problemi di sopravvivenza.

Da un punto di vista prettamente economico, le richieste hanno un notevole costo finanziario che impone l’aumento del debito pubblico da ritenersi pericoloso per il mercato. Tuttavia, vi è una neccessità immediata di distribuire l’attuale ” torta budgettaria”, in modo almeno soddisfacente, una risoluzione temporanea ai bisogni basilari, immediati, dei settori più disagiati, bisognosi di aiuti urgenti, in accordo alle decisioni prese consensualmente intorno ad una tavola rotonda.

Le numerose richieste budgettarie, per quanto leggittime esse siano, non sarà possibile soddisfarle economicamente tutte, nel quadro coercitivo budgettario. E’ chiaro che la “coperta è troppo corta” ed ogni esigenza verrà a scapito di un’altra richiesta. Quindi , ci troviamo di fronte, “il gioco con l’ammontare (della cassa) zero” nel quale la vincita dell’uno corrisponde naturalmente alla perdita dell’altro.

Il ” finanziatore” principale del diluvio di richieste, chi dovrà subire maggiormente il carico, sarà la classe media, che oggi paga già la parte sostanziale degli introiti mediante le tasse. Sarebbe un’ulteriore colpo, senza contare la completa noncuranza, in questa manifestazione, alle sue esigenze, ciò colpisce la colonna vertebrale economica israeliana e dunque, è pericoloso per il mercato. Di nuovo arriviamo ad un vicolo cieco.

La soluzione all’impasse, si trova nell’istituzionalizzazione della nuova economia, economia sociale equilibrata, in una economia di garanzia mutua.

Il maggior risalto sarà dato alla procedura stessa e necessariamente le decisioni economiche saranno prese cercando un largo consenso, prendendo le giuste decisioni.

La sensazione di discriminazione per le doverose rinuncie, saranno in questo caso, sostituite da entusiasmanti e calorose soddifazioni alle quali dovremo dar vita, permetteremo così a tutti, di sentirsi come in una sola famiglia valutata per il 90% della soluzione economica. Una volta deliberato, si troverà forzatamente il 10% restante dal bilancio nazionale. Non solo tutto ciò accrescerà la sollecitudine alla rinuncia a favore dell’altro, ma si arriverà in seguito alla condizione che le persone vorranno da se dare il loro contributo agli altri.

Vale a dire, l‘ombrello della garanzia mutua crea un valore economico indicibile nel quale si cela la vera soluzione dei nostri problemi.

Da un punto di vista sociale, tocca alla commissione fornire al popolo un nuovo clima di giustizia sociale, altrimenti la delusione sarà terribile ed il senso di separazione e rottura sarà penoso da sopportare.

Per superare sia l’aspetto economico che quello sociale, si dovrà invitare al più presto
tutto il popolo ad un dibattito mezzo stampa collettivo e pubblico. La contestazione è del popolo e va risolta di fronte a tutto il popolo.

Si dovrà cercare di creare la sensazione di una sola famiglia nella quale tutti vogliono aiutarsi vicendevolmente e perciò rinunciano vicendevolmente. Non sarà possibile che ciascuno e tutti quanti, ricevano immediatamente quello che chiedono. Il dibattito collettivo sulla distribuzione del budget dovrà svolgersi nell’assoluta trasparenza per evitare eventuali impressioni e sensazioni di diversificazioni o di sfiducia che ora sono presenti.

Soltanto quando ciascun cittadino capirà e sentirà che fa parte di una grande famiglia, ed accetterà anzi sarà fiero di rinunciare a favore di un bambino malato e debole della famiglia. Questo dibattito collettivo dissolverà le resistenze e le opposizioni anche in coloro che cercano le separazioni e vogliono scongiurare il dibattito collettivo. La determinazione della scala delle priorità resposabilizzerà tutti.

Se non agiremo secondo queste regole, queste disposizioni, ogni settore sarà in qualche modo discriminato. La commissione finirà il suo mandato e distribuirà le risorse in maniera un po’ diversa da oggi, ma il senso di ingiustizia nel popolo non sarà risolto.

Solo un’attitudine basata su una reciproca solidarietà, che colloca tutte le parti in un collettivo dibattito nella collettiva accettazione delle decisioni, potrà sanare il clima che si è venuto a creare nel popolo.

La commissione Trachtenberg è obbligata a dare un esempio a tutto il popolo, come si può arrivare a sentirsi veramente come in “una famiglia”. I membri della commissione devono vivere questo spirito interiore del senso della famiglia e della giustizia sociale. Deve mostrare a tutti come si dibatte insieme sul futuro comune, impostando una volta per tutte una sola giustizia. Una vera giustizia può svolgersi solo entro un reciproco consenso, nella garanzia mutua. Oggi un cittadino avverte l’ingiustizia sociale, è infuriato perchè si sente “raggirato”, perché non riceve quello che chiede e crede che gli spetti.

Ogni tentativo di risolvere il problema senza riuscire a creare in ogni cittadino la sensazione che siamo tutti membri di una sola grande famiglia, non soddisferà tutti e porterà a contestazioni più violente. Il popolo deve percepire che i suoi rappresentanti lo servono, deve tornare a credere nel sistema e sentire che gli può dare speranza ed un futuro migliore.

La ristabilizzazione della giustiza al popolo, mediante il principio della famiglia riunita, si deve realizzare attraverso dibattiti collettivi aperti a mezzo stampa. Si può aprire al popolo un luogo per partecipare in modo attivo ai dibattiti, sia fisicamente, via internet o esprimendo la propria opinione con SMS.

Perché il popolo adempia al suo diritto a partecipare, sarà doveroso accompagnare i dibattiti con l’intervento di esperti che sappiano spiegare la complessità dei problemi economico-sociali con un linguaggio semplice e comprensibile. Questo processo educativo ed esplicativo inviterà il cittadino a prendere parte attiva al dibattito, accanto alla richiesta di prendere delle responsabilità su tale processo. La vera comprensione delle realtà – aiuterà a raggiungere il consenso – un consenso generale che restituirà un clima di partecipazione collettiva e con essa anche un senso di giustizia sociale al popolo.

Mobilitando anche la stampa sarà data la possibilità di creare prospetti che illustreranno i problemi, e soprattutto le proposte di soluzione verrannò spiegate per far capire fino a che unto siamo “tutti nella stessa barca“. Si possono usare pezzi teatrali, canzoni, incontri chiarificatori in tutto il paese – perché è importante capire che l’attitudine verso “una sola famiglia” che si riunisce attorno ad una tavola rotonda, predispone favorevolmente tutti, permettendo di risolvere i problemi in tempi netti e vincolanti.

Siamo, membri del “Movimento Arvut “(garanzia mutua), con esperienza collaudata in questo tipo di processi. Decine e centinaia di volte abbiamo sperimentato processi collettivi, nei quali pertecipano tutti, conseguendo il consenso collettivo, come una sola famiglia, che cambia l’equilibrio delle forze.

Quest’attitudine riduce le opposizioni nella società, associa tutti, immette un nuovo vento di giustizia ed attenua il fatto che il mio problema non sia stato risolto nell’ immediato.

La gestione di dibattiti con questa predisposizione è proprio il campo della nostra singolarità, così come abbiamo già iniziato a realizzare, sedendoci intorno ad una tavola rotonda nella tenda del “Movimento di Arvut” in via Rotshild.

Non si trattava di un’ “operazione instant” ma era neccessario istituire un processo consegeuente, metodico ed incessante e per lungo tempo, vigilando di mantenere un clima giusto nell’adempimento di tutto ciò, fino ad arrivare ad un vero consenso. Con questo saremo un esempio per tutto il mondo.

Ci troviamo nell’ora propizia, nella quale al governo ed in special modo alla commissione Trachtenberg è data l’occasione di condurre il processo sociale per costituire in Israele una società equa ed ancora più progredita.

Il “Movimento Arvut” (garanzia mutua) si vede impegnato a mettere a disposizione della commissione tutte le istituzioni a livello nazionale, sostenerla ideologicamente ed essere la “madre della famiglia” che apporta il clima giusto di  connessione nel popolo, per portare avanti un processo che istituirà alla fine e per tutti, il senso di giustizia sociale che permetterà di risolvere insieme i problemi fondamentali.

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La commissione per la trasformazione economica-sociale

Informazione: La contestazione sociale ritorna all’ordine del giorno: La commissione Trachtenberg si è riunita questa mattina (martedi) nell’istituto Wan Lear a Gerusalemme e per la prima volta si sono incontrati con vari rappresentanti del pubblico per sentire le loro proposte e le loro opinioni circa il mutamento della condizione economica-sociale.

Il prof. Emanuel Trachtenberg ha aperto il dibattito dicendo: “Oggi sono venuto per ascoltare il pubblico e se riusciremo ad agire in modo idoneo, tutte le persone in questa stanza ne traranno profitto. Forse ascolteremo cose che non abbiamo sentito prima.

Siamo convinti che le propste del pubblico sono indispensabili per consolidare i consigli della commissione.”

Ha anche aggiunto: “Sono emozionato dal fatto che una generazione di giovani si è mossa per fare sentire la sua voce, sono emozionato da questo incontro. E’ un’esperimento in tempo reale e chiedo a tutti, dunque, coraggio e fermezza, questo non è un programma di reality questa è la realtà israeliana, la realtà israeliana al suo apice.”

Nel dibattito intercorso è intervenuto anche l’uomo d’affari direttore generale del movimento “Educazione e’ Tutto”, Dov Lautman, che si è espresso in questi termini: “Se c’è un modo per dare una risposta alla disparita della società israeliana e quello di dare maggiore risalto all’educazione accrescerebbe significativamente i fondi e le opportunità”.

Parallelamente al dibattito dei membri della commissione Trachtenberg, si è riunito un “gruppo alternativo” la commissione Spibek, per un dibattito con la partecipazione di esperti in materia sociale. Nel dibattito ha detto uno dei capi della commissione, prof. Yossi Yonah, che la commissione Trachtenberg non ha il mandato”.

La mia risposta: Fin tanto che la commissione ascolta e segna le rimostranze ed i problemi, le proposte e le risoluzioni- va tutto bene…

Ma come intende proseguire? Poichè se non condurremo la società alla consapevolezza della necessità di una garanzia mutua, non si arriverà a nessuna risoluzione e nemmeno ad una giustizia sociale!

Dov Lautman ha ragione, bisogna iniziare con il sistema educativo, che deve veramente dare maggior risalto non solo all’ istruzione. L’educazione non riguarda solo i bambini ma anche i grandi.

Bisognerebbe istituire dei corsi educativi (sul tema della garanzia mutua): nei posti di lavoro, nei media – e così, verso la fine della raccolta delle proposte, si potrà arrivare ad un’equa soluzione, ad una giustizia sociale collettiva comunemente accettata da tutti.

Altrimenti, il risultato della commissione causerà solo risentimenti e cosa ancor più grave, contestazioni con sommosse!

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