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La normalizzazione con gli Stati del Golfo non porterà alla normalizzazione con il mondo

Di recente, Ahmed Al-Jarallah, caporedattore di Arab Times, ha scritto un editoriale in cui esortava gli stati del Golfo a normalizzare le relazioni con Israele ed in cui criticava i Palestinesi. Al-Jarallah ha affermato che gli Stati del Golfo non dovrebbero sostenere finanziariamente i Palestinesi o mediare tra loro e Israele “ogni volta che uno di loro lancia un missile contro Israele”. Se attaccano Israele, ha suggerito, “devono loro ricostruire ciò che hanno distrutto con le loro stesse azioni”.  In conclusione, Al-Jarallah ha affermato: “Tutti gli Stati del Golfo dovrebbero normalizzare le relazioni con Israele perché la pace con questo Paese più avanzato è la cosa giusta da fare”. Per quanto riguarda i Palestinesi, ha esclamato: “Lascia che gli sciocchi si arrangino da soli”. 

Naturalmente, i media israeliani hanno ampiamente citato l’editoriale. Alla fine, qualcuno nel mondo arabo ha ascoltato la ragione, ha esaminato i fatti e si è reso conto che i Palestinesi sono gli aggressori e Israele agisce solo per legittima difesa. Anch’io sono stato felice di sentire le parole di Al-Jarallah, ma penso che se Israele facesse ciò che dovrebbe fare, non avrebbe nemici, nemmeno i Palestinesi. Dopotutto, siamo le persone che hanno concepito il detto “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ci si aspetta che lo mettiamo in pratica. 

Un’alleanza con Israele può essere ottima per gli Stati del Golfo, e sono proprio felice quando un paese arabo vuole fare la pace con noi piuttosto che combattere contro di noi. Tuttavia, per Israele, questo è tutt’altro che sufficiente. Nessuna pace che faremo reggerà finché non faremo pace l’uno con l’altro. Guardiamo, per esempio, la pace che è in corso tra noi, l’Egitto e la Giordania. Potrebbe esserci un’assenza di atti ostili contro di noi, ma c’è molta ostilità verso Israele, specialmente tra i cittadini delle due nazioni. Pertanto, in caso di guerra, Israele non può contare sul fatto che questi paesi non si uniscano ai suoi nemici.

Forse non ce ne rendiamo conto, ma Israele, la nazione che ha iniziato un processo di cambiamento, in principio era una società che muoveva i primi passi.  Il nostro “esperimento” è stato senza precedenti e da allora non è mai stato ritentato. Il concetto era che persone provenienti da nazioni straniere, spesso ostili, potessero formare una nazione esaltando l’idea dell’unità stessa. In caso di successo, la “formula” sarebbe stato un modello per l’umanità. Si pensava che persone provenienti da nazioni straniere, spesso ostili, potessero formare una nazione esaltando l’idea stessa di unità. Se avesse avuto successo, la “formula” sarebbe stata un modello per l’umanità.

Per secoli abbiamo oscillato tra il successo e il fallimento, ma alla fine abbiamo fallito con il mondo: siamo caduti in un odio così diabolico l’uno verso l’altro che il mondo non ha mai più provato a fondare una nazione basata sulla responsabilità reciproca e sull’amare gli altri come se stessi.

Tuttavia, il mondo non ha dimenticato il nostro impegno. Non solo le nostre stesse scritture ci ricordano la nostra missione, ma anche gli antisemiti e gli storici la riconoscono.

Tra questi antisemiti c’è il più famigerato odiatore di Ebrei nella storia degli Stati Uniti: Henry Ford, fondatore dell’azienda automobilistica. Nella sua opera antisemita, The International Jew – the World’s Foremost Problem, Ford dettaglia le sue critiche contro gli Ebrei. Eppure, qua e là, lancia alcune affermazioni molto stimolanti: “Può darsi che quando Israele sarà portato a vedere che la sua missione nel mondo non deve essere raggiunta per mezzo del vitello d’oro”, scrive,  “il suo essere cosmopolita nei confronti del mondo e la sua inevitabile integrità nazionalistica nei confronti di se stessa si dimostreranno insieme un fattore grande e utile per realizzare l’unità umana. Ford si è anche lamentato del fatto che “la tendenza ebraica globale in questo momento sta facendo molto per impedire” l’unità ebraica.

Per quanto riguarda l’essere una società di un nuovo inizio, Ford consiglia ai sociologi contemporanei di studiare l’antica società israeliana. Nelle sue parole, “i moderni riformatori, che stanno costruendo sistemi sociali modello sulla carta, farebbero bene a esaminare il sistema sociale in base al quale erano organizzati i primi Ebrei”.

Simile a Ford, l’acclamato storico Paul Johnson ha scritto nella sua esaustiva opera, Una storia degli Ebrei: “In una fase molto precoce della loro esistenza collettiva [gli Ebrei] credevano di aver individuato uno schema divino per la razza umana, di cui la loro stessa società doveva essere un pilota”.

Ancora oggi il mondo ci considera debitori. Non può forgiare il tipo di unità di cui ha bisogno in questo momento, tra le nazioni e le fedi, e non vede l’esempio che deve ricevere da noi. Ecco perché i Palestinesi possono sentirsi sicuri che il mondo si schiererà con loro. Ci incolpa per ogni conflitto sul pianeta, non solo con i Palestinesi, ma anche tra di loro. E finché non faremo pace tra di noi e non diventeremo la società pilota, il modello sociale che il mondo si aspetta di vedere, rimarremo i paria del mondo.

Didascalia della foto:
Il Principe ereditario e Primo Ministro del Bahrain, Principe Salman Bin Hamad Al Khalifa riceve il Primo Ministro israeliano Naftali Bennett al Palazzo Gudaibiya, Manama, Bahrain, 15 febbraio 2022. Agenzia di stampa del Bahrein

Purtroppo, la mediazione non ci farà conquistare il cuore del mondo

Negli ultimi giorni, il Primo Ministro israeliano Naftali Bennett ha volato da una capitale all’altra nel tentativo di mediare tra Russia e Ucraina. Ha fatto lunghe telefonate con i leader di tutto il mondo e sembra aver posizionato Israele in un territorio poco familiare: l’intermediario. Israele, il paese che di solito è il bersaglio di critiche e condanne e che spesso usa intermediari per comunicare con i suoi nemici, si è trovato sulla poltrona del conciliatore. Purtroppo, anche se Bennett dovesse riuscire nel suo intento, la posizione di Israele nel mondo non migliorerebbe, dato che il mondo non ha bisogno di noi come mediatori, ma ha bisogno che facciamo la pace tra di noi  ed essere un modello di unione interna.  

Israele è sempre stata una nazione speciale tra le nazioni. Fin dalla sua nascita, il suo posto nel mondo non è mai stato chiaro.  La gente non comprendeva il ruolo o lo scopo della nazione di Israele, ma sentiva che c’era una ragione per la nostra esistenza. 

Come nel passato, la stessa cosa avviene oggi: Il mondo non ci accoglie.  Tuttavia, sia la Russia che l’Ucraina sembrano aver accettato la mediazione di Bennett e, almeno in apparenza,  sembrano collaborare. Da parte sua, anche il resto del mondo sembra abbastanza a suo agio con la posizione insolita di Israele, dato che il premier israeliano riferisce a Stati Uniti, Francia e Germania dei suoi sforzi e riceve la loro benedizione.

Tuttavia, nonostante tutti i suoi sforzi, Bennett non riuscirà a portare la pace tra gli avversari.  Forse riuscirà a negoziare un armistizio, nel migliore dei casi, ma non la pace.  Per ottenere la pace, dobbiamo prima sapere che cosa essa sia. 

Il vocabolario Webster definisce la pace come  “uno stato di tranquillità o quiete: come la libertà da disordini civili” o “uno stato di sicurezza o di ordine all’interno di una comunità prevista dalla legge o consuetudine.” In altre parole, “pace” significa l’assenza di violenza o di guerra attiva.  Inteso così, se la Russia e l’Ucraina dovessero smettere di combattere domani, ci sarebbe la pace tra di loro. Ma saremmo in grado di fare affidamento su tale “pace”? Ci aspetteremmo anche che duri? Probabilmente no, e per una buona ragione: non durerebbe.

La parola ebraica per “pace” è shalom, dalle parole shlemut (totalità) o hashlama ( complementarietà). La pace, quindi, richiede l’esistenza di due parti opposte e conflittuali che possiedono ciò che l’altra parte non possiede, e decidono di unirsi e completare le reciproche carenze.  In questo modo, l’intero è più forte della somma delle sue parti, dato che quando sono in pace e si completano a vicenda, hanno entrambe tutte le qualità, comprese quelle che non avevano prima di unirsi all’ex avversario.

I nostri saggi hanno dedicato a questo argomento molti scritti. Il libro Likutei Etzot (Consigli Assortiti), per esempio, definisce la “pace” nel modo seguente: “L’essenza della pace è collegare due opposti. Quindi, non allarmatevi se vedete una persona la cui opinione è completamente opposta alla vostra e pensate che non sarete mai in grado di fare pace con lei. Oppure, quando vedete due persone che sono completamente in contrasto tra loro, non dite che è impossibile una loro riconciliazione. Al contrario, l’essenza della pace è cercare di creare la pace tra due opposti”.

La nazione di Israele si è costituita quando persone di numerose tribù e clan, si sono unite nello spirito del suddetto motto di reciproca complementarità, dando vita a una nuova nazione composta da tutte le nazioni del mondo antico. In un certo senso, hanno indicato il metodo con cui l’umanità può raggiungere la pace nel mondo. 

Dato che il popolo ebraico comprende membri di tutte le nazioni, tutte le nazioni sentono di avere un interesse nel popolo ebraico.  E a causa del nostro ruolo unico, quello di dimostrare il metodo per raggiungere una pace forte e duratura, si sentono in diritto di criticarci quando sentono che stiamo tradendo la nostra missione.

Quando facciamo la pace tra di noi, facciamo pace, indirettamente, tra tutte le nazioni del mondo, proprio perché esse sono dentro di noi e lo sono sempre state, fin dalla nostra origine. 

Quindi, se vogliamo mettere fine alle guerre una volta per tutte, dobbiamo portare a termine l’unico compito che ci è stato dato: essere un modello di unione, una luce per le nazioni, così il mondo ci sosterrà nei nostri sforzi.  

Didascalia della foto:

Foto di ( da sinistra a destra): il Presidente russo Vladimir Putin, il Primo Ministro israeliano Naftali Bennett e il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. Naftali Bennett si è recato segretamente a Mosca sabato 5 marzo 2022 per un incontro con il presidente russo Vladimir Putin per discutere della guerra in Ucraina. L’incontro al Cremlino è durato tre ore, secondo la stampa israeliana. Una fonte diplomatica ufficiale israeliana ha dichiarato che l’incontro è stato coordinato con gli Stati Uniti, la Germania e la Francia, in un dialogo continuo con l’Ucraina. Dopo l’incontro con Putin, l’ufficio del Primo Ministro ha riferito che Bennet ha parlato con il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. Non ha specificato di cosa hanno discusso i due.

 

La Guerra tra la Russia e l’Ucraina. Terreno fertile per gli antisemiti

 

Ogni volta che c’è un conflitto o un problema nel mondo, si trasforma rapidamente in ” caccia aperta” contro Israele. Dall’inizio della guerra Russia-Ucraina, le piattaforme dei social hanno riportato, in maniera massiccia, le voci anti-Israele, paragonando la guerra nell’Europa dell’Est al conflitto Palestina-Israele.  

Tale parallelo è stato recentemente delineato dalla deputata laburista britannica Julie Elliott durante un dibattito parlamentare sul riconoscimento della Palestina. Nel contempo, il deputato conservatore britannico Stephen Crabb ha definito questo paragone “storicamente sbagliato, di fatto sbagliato e moralmente sbagliato”. Ma gli antisemiti non hanno bisogno di una logica razionale per giustificare le loro accuse. Essi approfittano di ogni occasione per accusare Israele di misfatti.

L’ex calciatore egiziano Mohamed Aboutrika ha criticato la Federazione Internazionale di Calcio (FIFA) perché ha bandito la Russia da tutte le competizioni calcistiche, ma ha evitato di applicare la stessa punizione a Israele, da lui accusato di violazioni dei diritti umani.

La diffamazione contro Israele e il popolo ebraico non è nulla di nuovo.  Qualsiasi informazione può essere manipolata o distorta per adattarsi alla narrativa di qualcuno. Israele viene ritratto come se attaccasse Gaza senza motivo, quando in realtà, ci stiamo soltanto difendendo.  La gente può dire quello che vuole, ma in verità, non siamo nazisti, come alcuni affermano, non siamo contro nessuno e non abbiamo mai aggredito gli altri solo perché ne avevamo voglia.

Ma non ci sono limiti a ciò che viene detto e scritto per incriminare gli Ebrei di ogni male nel mondo.  Qualsiasi informazione può essere manipolata o distorta per il secondo fine o l’interesse di qualcuno, contro gli Ebrei. 

Il contesto e la storia dei conflitti e delle guerre nei paesi dell’Europa dell’Est non sono in alcun modo paragonabili  alla storia degli Ebrei e allo Stato di Israele.  Queste realtà sono completamente differenti, ma chi odia Israele ignorerà ogni spiegazione ragionevole. Non lo ammetterà, ma nel  profondo, pensa: “Non infastiditemi con i fatti”. 

L’antisemitismo è un istinto naturale in ogni essere umano. Esiste da migliaia di anni, da quando gli Ebrei ricevettero la Torah ai piedi del Monte Sinai (dalla parola ebraica Sina, che significa odio) per elevarsi al di sopra dell’odio rivelato tra di loro e dalle nazioni del mondo contro il popolo d’Israele.

L’odio contro gli Ebrei non scomparirà finché noi, come popolo, non realizzeremo e attueremo la missione che ci è stata data, non adempiremo alla vera ragione per cui il popolo d’Israele esiste, non faremo ciò che l’umanità si aspetta da noi: passare dall’odio infondato all’amore infondato e, così facendo, diventare una “luce per le nazioni”.

Didascalia della foto:
KIEV, UCRAINA – 6 OTTOBRE 2021: cerimonia per presentare il Crystal Wailing Wall, che si è svolta presso il sito commemorativo di Babi Yar in occasione dell’ottantesimo anniversario del più grande massacro a livello locale della Seconda Guerra Mondiale. Babi Yar è un burrone nella parte nord-occidentale della capitale ucraina, dove le truppe tedesche naziste e i collaborazionisti locali effettuarono  esecuzioni di massa di civili ebrei, di rom e di prigionieri di guerra sovietici. Irina Yakovleva/TASS.

Il “popolo del Libro” con il programma della creazione

Domanda: Gli ebrei vengono chiamati il “popolo del Libro”. Che cosa significa?

Risposta: Il “popolo del Libro”, ovvero gli ebrei, è un gruppo di persone che ha seguito Abrahamo; queste persone erano i rappresentanti di tutte le settanta nazioni che vivevano a quel tempo nell’antica Babilonia.

Col tempo questo gruppo è stato capace di unirsi secondo la legge della garanzia reciproca e di diventare una nazione, come è scritto nella Torah, “Oggi siete diventati il Mio popolo.”

Visto che gli ebrei hanno ricevuto la loro eredità spirituale attraverso il libro della Torah che è stato scritto da Mosè, essi hanno ricevuto l’appellativo di “popolo del Libro”. E’ lo stesso gruppo di persone che vagò per il deserto per quarant’anni. Durante questo periodo Mosè ha scritto la Torah, grazie al fatto che quelle persone lavoravano tutte in unione, amando il loro prossimo, e avevano quindi raggiunto il mondo superiore.

Il libro della Torah è il programma della creazione che descrive il processo che dobbiamo attraversare in modo che l’individuo si sviluppi sino al livello del Creatore e riveli la forza superiore in una forma illimitata, che è detta l’”adesione” ad essa. Noi, qui, dobbiamo realizzare tutto questo mentre viviamo in questo mondo.

Domanda: Perchè i kabbalisti hanno scritto altri libri, come se la Torah di Mosè non fosse abbastanza?

Risposta: Gli altri kabbalisti dopo Mosè hanno aggiunto i loro commentari alla Torah, perché ciascuna anima ha la sua percezione speciale. Inoltre ogni generazione successiva dopo quella del deserto, è mano a mano peggiorata. Il suo egoismo si rivelava e si sviluppava sempre di più e quindi i kabbalisti poterono aggiungere nuove rivelazioni. Dopo tutto, più grande è l’egoismo più è possibile per noi soggiornare nei mondi superiori.
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Dalla lezione virtuale “L’ora della Kabbalah“, 13/06/17

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“……e tu sarai un popolo consacrato”

Dalla Torah, (Deuteronomio 26:18 – 26:19): “Il Signore ti ha fatto oggi dichiarare che tu sarai per lui un popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandamenti; Egli ti metterà per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore tuo Dio come Lui ha promesso”.

“Egli ti metterà per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni” significa elevare dentro di sé la qualità che si chiama Yehudi (dalla parola “Yihud”, adesione, connessione con il Creatore) al di sopra di tutti gli altri tuoi desideri che sono chiamati nazioni.

Lo vediamo nella storia. Il popolo di Israele non si è mai impegnato in nessuna conquista, neanche nei migliori anni, quelli in cui ha avuto grande potere.

Solo in tempi antichi, il re Davide aveva dovuto proteggere Israele dai nemici. Allora, egli aveva condotto il cosiddetto “Kibush David”, la conquista dei territori dal Nilo all’Eufrate, per mantenere sotto controllo tutte le tribù che li abitavano, perché altrimenti queste tribù avrebbero attaccato costantemente Israele.

Perciò, quando la Torah parla delle persone scelte, elogiate e grandi, si riferisce al lavoro per annullare se stessi. Quindi, tu elevi dentro te stesso quella parte di Israele che è diretta al Creatore, al di sopra di tutto il resto delle tue parti egoistiche. Questo succede solo nello stato interiore di una persona.

Inoltre, si tratta di servire il mondo, come è scritto nella Torah, per essere la Luce o, in altre parole, un esempio per tutte le nazioni del mondo.

Lo stesso vale per il Tempio. È scritto: “La mia casa sarà chiamata una casa di preghiera per tutti i popoli” (Isaia 56:7). Dopo tutto, fin dai tempi antichi, non solo gli ebrei andavano là, ma assolutamente tutti. Una persona potrebbe andare in qualsiasi luogo, dovunque, per pregare, per chiedere qualcosa o partecipare a dei corsi. Questo è il modo in cui molti studiosi non ebrei sono apparsi fra noi.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 9/11/16

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Israele e le nazioni del mondo

Dalla Torah, (Deuteronomio 23:05): “Non vi entreranno mai perché non vi vennero incontro con il pane e con l’acqua nel vostro cammino quando uscivate dall’Egitto e perché hanno prezzolato contro di te Balaam, figlio di Beor, da Petor nel paese dei due fiumi, perché ti maledicesse.”

Gli ammoniti e i moabiti non hanno potuto partecipare alla fuga dall’Egitto, che significa innalzarsi al di sopra dell’ego, visto che le persone di Israele sono quelle che stanno cercando di liberarsi dall’egoismo. E coloro che non possono farlo vengono chiamati le “altre nazioni”.

Quindi le sette nazioni che vivono nella terra di Israele sono lì solo per merito delle loro origini ma non possono essere corrette. Non possono nemmeno aggrapparsi alla correzione in alcun modo. Questi sono i desideri dentro alla persona, che non le permettono di fare uno sforzo per correggere se stessa in alcun modo e devono essere uccisi.

Se le sette nazioni non possono seguire la via della correzione allora cosa rimane per loro? Quello che resta è distruggere Israele, la sua intenzione, il suo movimento ed il fine di tutta la correzione dell’umanità, ed allora si sentiranno bene.

In fondo, tutte le nazioni del mondo aspirano a questo perché in un modo o nell’altro esse appartengono a queste proprietà che devono essere corrette attraverso un piccolo gruppo di persone chiamate “il popolo di Israele”, che un tempo uscì dalla Babilonia.

Il resto del popolo babilonese non poté seguirli, non sentì il bisogno di farlo. Questo è il motivo per cui può essere corretto solo attraverso l’aiuto di un piccolo gruppo che può innalzarsi al di sopra di se stesso. E mentre il popolo di Israele percorre questo lungo cammino di elevazione, il resto della Babilonia vive la sua vita e si sviluppa.

Eppure c’è una contraddizione fra le persone di Israele ed il resto del mondo perché i contrasti ideologici sono molto forti sul livello del nostro mondo. Quelli che si innalzano oltre se stessi hanno il loro modo di concepire il mondo, cioè una sensazione di controllo interiore del mondo, e una connessione con il potere che controlla l’universo.
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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 19/10/16

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La chiamata dell’Anima per la Terra Promessa

Dr. Michael LaitmanLa Torah, Ezechiele 36:24: “Io vi trarrò da tutte le nazioni, e vi radunerò da tutti i paesi e vi porterò alla vostra terra”.

Da un punto di vista storico gli Ebrei si sono riuniti nella loro terra sotto una spinta e per via dell’oppressione delle altre nazioni del mondo.

Allo stesso tempo dovettero liberarsi della loro religione, la quale richiedeva di star seduti ad aspettare il Messia che li avrebbe redenti delle loro sofferenze, come dice il profeta Ezechiele.

Mentre aspettavano il Messia, gli Ebrei religiosi non avevano fretta di ritornare dall’esilio alla loro terra. Solo quelli che si allontanarono dalla religione capirono di poter costruire il loro stato solo nella terra di Israele.

Ricordo me stesso come un Sionista. a quei tempi vivevo in Russia ed avevo uno scopo specifico: andare in Israele per vivere lì. Devo ammettere che il Sionismo ha risvegliato per un po’, dentro di me, delle domande molto grandi e profonde riguardo al significato della vita ma successivamente quando sono arrivato qui, ho iniziato a sentire la necessità del livello successivo del mio sviluppo: per cosa, perché e come.

Tuttavia, la domanda è riapparsa e ha continuato a disturbarmi sino a quando non è diventata “Qual è il significato della mia esistenza?”. Ora sono tra la mia gente e costruisco il mio stato, cosa c’è dopo? Allo stesso tempo ho sempre sentito di essere un Sionista.

La parola “sionista” viene dalla parola “Sion” che si riferisce al posto in cui la radice spirituale si collega al suo ramo corporeo. In questo posto, dobbiamo ricreare la nazione di Israele, ovvero, il gruppo (che consiste anche di molte milioni di persone) che vive secondo le leggi di Abramo.

Domanda: Sappiamo che nella spiritualità non c’è tempo e spazio ed adesso, improvvisamente, dici che Israele è in un certo senso un pezzo di terra santa e che ha degli attributi spirituali.

Risposta: Sì, ci sono attributi che sono al di sopra del tempo. La connessione della nazione Giudaica alla sua terra è descritta in molti scritti Kabbalistici. Questa è la ragione per cui dobbiamo tornare a questa terra e non in Uganda.

Domanda: Perchè alcuni sentono un’attrazione molto forte per questa terra e altri non la sentono per nulla?

Risposta: Dipende dalla radice della propria anima. Quando ho lasciato la Russia, a Vienna ci offrirono la scelta di emigrare in qualunque stato avessimo voluto. Di un treno pieno di Ebrei solo due famiglie, la mia ed un’altra, sono andate in Istraele; tutte le altre si sono disperse in Europa e in America.

È una necessità che si origina dalla radice spirituale e che porta le persone in Israele. Oggi si rivela in molte persone e l’umanità inizia a sentire di aver bisogno della connessione e dell’unità.

Le persone non capiscono perché ne siano attratte. Sentono questo calore e che qui c’è qualcosa! E anche quando sono arrivate qui, sentono di star bene in questo posto.

Domanda: Queste persone sono i discendenti delle 10 tribù disperse?

Risposta: No, queste sono persone completamente diverse che non sono ebree di origine ma che sentono che l’idea dell’unità è vicina ai loro cuori e che tutta l’umanità si sta avvicinando a questo.
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Da Kab.TV “L’Ultima Generazione” 23.06.2015

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La Nazione Speciale

Dr. Michael LaitmanCongresso Sull’Educazione Integrale, Lezione n.1:

Domanda: E’ più facile per la nazione Israeliana comprendere o sentire che “non c’è nessuno tranne Lui” per via dell’unicità di questo paese e della sua educazione?

Risposta: Tutti dicono che gli Ebrei sono una nazione speciale; non è una novità. La domanda è che cosa sia questa unicità.

Gli Ebrei sono speciali perché in passato sono stati sulle vette spirituali. E’ il gruppo che è uscito dalla città di Babilonia insieme ad Abramo. Tutti i Babilonesi sono chiamati Yehudi (Giudei), deriva dalla parola Ebraica “Yichud” – “unione.” La parola “עברים – Ebrei” deriva dalla parola “עבר – mossi,” che si riferisce a coloro che sono passati dall’altra parte, alla parte altruistica. Israele sono coloro che hanno l’intenzione Yashar-El, diritto al Creatore. Ciò significa che tutti i nomi che si collegano a questa nazione derivano dalla sua ascesa spirituale.

Quando la nazione era sulle vette spirituali, superò il proprio ego e allora, in base al pensiero della creazione, subì due distruzioni – del Primo e del Secondo Tempio e di conseguenza la frantumazione dei vasi, di HGT e NHYM. Dopo la distruzione definitiva, la nazione fu esiliata per l’ultima volta, e adesso deve ascendere.

Poiché gli Ebrei erano ad un certo livello spirituale, il loro ego crebbe in modo naturale ancora di più dopo la caduta. Erano così anche prima della caduta, come si dice nella Torà, e cioè, tornando indietro al tempo dell’esilio in Egitto, questa nazione era testarda come un asino. Quando caddero dalle loro vette spirituali, diventarono ancora peggiori.

Naturalmente, sono cambiati enormemente durante gli ultimi duemila anni e hanno sopportato delle terribili sofferenze e di conseguenza hanno affrontato molti cambiamenti, ma ancora non hanno la minima idea di cosa sia la saggezza della Kabbalah e cosa significhi questo metodo che è la loro eredità spirituale. Ne sono totalmente indifferenti.

Questa è la nazione che si trova nello stato peggiore rispetto a tutte le altre nazioni perché ha caricato su di sé i Reshimo (ricordi) della sua caduta spirituale.

Di conseguenza c’è un’atmosfera speciale in Israele. In che modo avverrà qui la correzione? Dipende da noi. La correzione avverrà in modo naturale qui e parzialmente nelle altre nazioni, ma solo parzialmente perché le persone che hanno ereditato le radici spirituali devono ritornare ad esse ed insieme a tutti coloro che, per diverse ragioni, si risvegliano spiritualmente, fare da esempio al mondo intero.

Ma non mi voglio addentrare nel perché qualcuno in Sud America o in Siberia, per esempio, inizi a sentire un’attrazione per l’ascesa spirituale. Ci sono delle buone ragioni a questo riguardo. O succede come conseguenza della incorporazione reciproca dei geni spirituali, i Reshimot, che si sono succeduti durante gli ultimi duemila anni, oppure perché si scopre che una certa persona appartiene ad una nazione che si trovava ad una certa altezza spirituale.

Coloro che aspirano al Creatore sono chiamati Israele. Tutti i nostri gruppi intorno al mondo appartengono a questo gruppo, ma dobbiamo lavorare anche con la gente del posto. Non è facile, ma lo dobbiamo fare.

Non direi che è più facile per la nazione Israeliana sentire che “Non c’è nessuno tranne Lui”, poiché il suo ego è molto più grande di quello degli altri. E’ molto più difficile per la gente del posto arrivare a questa conclusione rispetto alle popolazioni degli altri paesi.

Da una parte, è più facile guidare ogni altra nazione sui livelli spirituali, ma, dall’altra parte, i due lati opposti della nazione ebraica sono molto evidenti. Non è un caso che gli Ebrei abbiano preso parte attiva in ogni movimento ed in ogni rivoluzione che ha provocato dei cambiamenti nella società, sebbene in quei momenti si sia trattato solamente di cambiamenti egoistici. Adesso è arrivato il momento dei cambiamenti spirituali.

Spero che vedremo come tutte le differenze tra i popoli e le nazioni, le culture e le civiltà scompariranno piano piano e tutti diventeranno la sola nazione del Creatore. Questo è ciò che dovrebbe succedere.
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Dalla Settimana Mondiale dello Zohar “Congresso sull’Educazione Integrale” Terzo Giorno, 04.02.2014, Lezione 1

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Non possiamo capire e misurare il Creatore

E’ scritto nello Zohar: “Non c’è nessuno come te tra tutti i saggi delle nazioni del mondo”. Si sta parlando dei discernimenti interiori di una persona. Cohen (il sacerdote), Levi, ed Israele sono chiamati Giudei perché sono attratti verso l’unione (che ha la stessa radice in Ebraico). Gli scienziati o i filosofi hanno il desiderio umano di raggiungere lo stesso traguardo, ma è pura teoria se non c’è l’aspirazione per il cambiamento e la correzione di se stessi.

Questo lavoro è solamente della mente e non del cuore. Ma noi dobbiamo correggere il cuore, vale a dire i desideri dell’uomo. I filosofi, invece, vogliono fare la stessa cosa ma nella mente, e perciò si confondono e si buttano nell’ “idolatria”, creando ogni genere di fantasia nella propria mente.

Tutte le qualità, tranne Israele (coloro che puntano a Yashar- El, diritti al Creatore), sono chiamate le nazioni del mondo, poiché non sono attratte all’adesione con il Creatore al fine di donarGli piacere. Le nazioni del mondo sono divise in settanta nazioni ed Israele è diviso in 12 tribù ed in molte altre parti, il che significa che la divisione è infinita. Allo stesso tempo, ognuno di noi è inserito in tutti gli altri. Questo succede come conseguenza della frantumazione del vaso, che va visto come la nostra preparazione.

Così, quando leggiamo nel Libro dello Zohar di qualche filosofo o di un giusto dobbiamo considerarli come proprietà che sono dentro di noi. L’intera Torà è scritta rispetto ad una sola persona che racchiude in sé l’intero mondo. La domanda è se questa persona è creata come qualcuno che può conseguire il Creatore attraverso i vasi interiori che gli sono stati dati: il suo desiderio di ricevere e la saggezza della mente.

Naturalmente no! L’espansione dei nostri vasi, attraverso i quali conseguiamo il Creatore senza filosofeggiare su di Lui, come i saggi delle nazioni del mondo fanno, avviene solamente attraverso la forza superiore che ci fornisce il Masach (schermo) e la Luce che Ritorna. Si tratta di un’espansione totalmente diversa dei vasi rispetto a quelli che possiamo espandere con la saggezza.

Se un uomo studia qualcosa con la logica, acquisisce della saggezza, il pensiero, ed una conoscenza generale. Ma i suoi vasi di percezione per conseguire il sistema divino, il sistema superiore di funzionamento, non ne vengono allargati. Egli non impara a conoscere le forze che operano in lui; non studia il Creatore. Infatti, il Creatore può essere conseguito solamente attraverso l’acquisizione dei Suoi attributi. Se un uomo non cambia le sue qualità, allora egli rimane ancora colui che riceve sotto il dominio del suo desiderio di ricevere e la mente, che serve il desiderio di riceve, tenta di appagarlo.

Questo è il modo in cui ci comportiamo in questo mondo e non c’è niente che possiamo farci. A meno che non riceviamo aiuto dall’alto, un aiuto che espande i nostri vasi di percezione e ci fa avere i nuovi vasi della dazione, non conseguiremo il Creatore. Noi non abbiamo idea di cosa sia il mondo Divino o spirituale.
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Dalla 2.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.08.2013, Il Libro dello Zohar-Introduzione

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C’è un limite alla pazienza natura

Dr. Michael LaitmanDomanda: С’è una causa comune a tutti i nostri problemi?

Risposta: Se noi abbiamo un conflitto con la moglie, con i bambini, con i vicini, al lavoro e anche con noi stessi, questo significa che su di noi governa l’egoismo. Si chiama faraone.

Domanda: Ma la schiavitù d’Egitto, della quale racconta la Torà, che esisteva nei tempi antichi, è finita tempo fa?

Risposta: Il Faraone governa su di noi sempre, anche ora. Eventi che sono descritti nella Torà non sono legati ad un momento specifico, non è un racconto storico. Ci troviamo ancora sotto il dominio dell’ego, la nostra natura egoistica, che non ci permette di vivere normalmente.

Oggi viviamo in un mondo speciale, in un’epoca speciale. Siamo tutti interconnessi in un’unica rete con il mondo integrale, l’economia integrale, e dipendiamo l’uno dall’altro. Se la comunità internazionale impone sanzioni contro un qualsiasi paese, taglia la connessione, come per esempio con l’Iran, allora quel paese cade. Perché tutto dipende da tutti.

Questo ci dimostra in quale mondo integrale ci troviamo, dove siamo tutti interconnessi. Se non ci comportiamo bene con gli altri facciamo danno a noi stessi.

Perciò, se non riusciamo a costruire i rapporti tra di noi: tutti i popoli, tutti gli stati, tutti partono dal paese, allora ci distruggeremo . Non ci aiuta più niente. Perché saremo in conflitto con la legge della natura.

Domanda: Di fatto non troviamo nessun accordo tra di noi, però viviamo lo stesso.

Risposta: C’è un limite a quello scontro: fino a quale dimensione può crescere, e fino a quando può continuare. La causa di questo scontro è la nostra natura, che ci obbliga a pensare a noi stessi.

Egli non capisce che il suo bene dipende da tutti. Il nostro stupido ego agisce in modo così primitivo. L’uomo non è in grado di capire che se si collega agli altri, solo tramite i buoni rapporti, vincerà.

Domanda: Sembrava il contrario, nelle società primitive antiche c’erano legami più forti tra gli uomini. Durante il nostro sviluppo ci siamo dissociati di più?

Risposta: Non pensare che le società antiche siano state più primitive. Loro capivano che dipendevano l’uno dall’altro, connessi e che senza questi legami non si può sopravvivere.

Il problema del mondo moderno è che attraverso lo sviluppo della tecnologia abbiamo raggiunto un tale livello che ci sembra di poter vivere in modo indipendente. Perciò ognuno si chiude nella la sua casa con il suo cellulare e il pc e non vuole vedere nessuno. È importante che non lo disturbino.

La mancanza di comunicazione tra noi, o i legami negativi si chiamano il Faraone, cioè il nostro egoismo. Noi non vogliamo prendere in considerazione gli altri e non capiamo che siamo interconnessi, siamo legati da una rete, soprattutto il popolo d’Israele. Ci dobbiamo considerare solo su questa scala: quanto siamo contro o per gli altri.

Tutta la Torà racconta solo dell’amore per il prossimo come per se stesso, è una grande regola della Torà. Questa regola include tutto. Non c’è altro, a parte rivelare la connessione corretta.

Dal Programma radiofonico 103FM. 15.03.2015

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