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Una forza positiva

Creiamo energia con le nostre azioni comuni di unità. Ma dobbiamo anche usarla correttamente per tutti, per unire il gruppo.

L’energia che ricevo dal gruppo è la mia ricompensa per essere fedele al gruppo. Divento una parte integrante di un tutto nella misura della mia fedeltà; Io sono pronto per loro a fare qualsiasi cosa che considero necessaria per me.

Questo significa che uso il gruppo in modo corretto e posso continuare a richiedergli energia allo scopo di diventare ancora più vicino ad esso.

Do me stesso senza un pensiero che loro mi riempiranno con i loro valori e quindi senza dubbio questa parte diventa incorporata nella garanzia reciproca.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.10.2010, Scritti di Baal HaSulam)

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Spendere la nostra vita preparandoci per la guerra

La scienza del nostro mondo è in continua evoluzione, dobbiamo continuare a correggerla e migliorarla senza interrompere la ricerca.

Qualunque cosa sembri assolutamente ovvia oggi, finisce per essere discutibile domani, ed è anche possibile che tutto ciò che oggi viene considerato benefico, domani possa essere considerato nocivo. Il nostro desiderio si mantiene in costante evoluzione e noi scopriamo una nuova scienza in essa.

E poiché il desiderio di ricevere piacere può cambiare quotidianamente nel suo opposto, quindi tutte le cose utili possono diventare dannose.

Inoltre, operando solo attraverso il nostro desiderio egoistico, usiamo tutte le scoperte che sono state fatte in natura per il bene dell’auto-beneficio, e di conseguenza i risultati dell’evoluzione della scienza può farci del male.

In altre parole, la utilizziamo sempre per il male. E vediamo che la scienza si sviluppa principalmente perché abbiamo bisogno di guerre e distruzione reciproca. Se non fosse per questo, non ci evolveremmo affatto.

Tutte le meravigliose scoperte scientifiche vengono utilizzate per servire il nostro egoismo.
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(Dalla 4a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.10.2010, La Saggezza di Israele in confronto alla Scienza)

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La fame che bussa alla porta

Nelle notizie (da svpressa.ru): “La maggior parte degli affamati nel mondo vive nei paesi in via di sviluppo. Secondo le ultime statistiche dell’Organizzazione per l’Alimentazione e Agricoltura (FAO), dal 2013 ci sono 842 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo e il 98 per cento di loro sono nei paesi in via di sviluppo. Essi sono distribuiti in questo modo: 553 milioni in Asia e nel Pacifico, 223 milioni nell’Africa sub-sahariana, 47 milioni in America Latina e nei Caraibi, 4 milioni nel Vicino Oriente e Nord Africa, 16 milioni nei paesi sviluppati” Fonte: Programma Alimentare Mondiale.

“In Africa, il problema della fame è dovuto alla dipendenza dalle importazioni di prodotti alimentari che danno notevole profitto alle società dei paesi sviluppati. La dipendenza è sorta a causa delle politiche occidentali: gli Stati Uniti raccoglie miliardi di dollari in donazioni. Ma secondo la legge statunitense, l’aiuto umanitario deve essere made in USA: così lo Stato provvede lavoro per i suoi agricoltori. In Africa, l’aiuto umanitario non è distribuito, ma viene presentato sul mercato ad un prezzo molto basso, con il quale gli agricoltori locali non possono competere. Come risultato, essi cessano di crescere le colture.

“Per esempio, la Bulgaria non coltiva più i peperoni, questi sono importati dalla Francia a prezzi di dumping. La Lituania ha cessato di produrre i latticini, Portogallo – la pesca. Essi possono chiaramente mettere fine alla loro produzione. I negozi russi sono pieni di prodotti importati, ma i loro campi sono ricoperti di foreste. “

Il mio commento: Se il mondo fosse stato collegato con buoni legami, tale integrazione sarebbe stata vantaggiosa per tutti. Ma lo sviluppo secondo il piano di portarci alla somiglianza con il Creatore conduce i paesi forti alla crisi, ancora più grande di tutti quei paesi che loro hanno messo sotto pressione. A causa dello sviluppo egoistico, e sopratutto quello internazionale globale, tutti i paesi, senza eccezione, soffriranno in una forma che costringerà ogni paese a rendersi conto della necessità di cambiare se stessa al contrario.
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Grecia, Bulgaria, Spagna, e più tardi – ovunque!

Opinione (Michael Khazin, economista): “I problemi della Grecia, Bulgaria e Spagna sono già diventati comuni. La disoccupazione di quasi il 60% dei giovani è un disastro sociale. Se una persona non ha mai lavorato fino all’età di 30 anni, lui non lavorerà mai.

“Questo significa che non c’è famiglia normale (in pratica, la società liberale occidentale sta attivamente combattendo questo in ogni circostanza), non vi è normale adattamento sociale, non c’è ripresa sociale. Non ci sono molte possibilità. C’è il furto, il terrore, la rivoluzione oppure diventare un animale selvatico attraverso la tossicodipendenza.

“Tutto questo non dà alcuna possibilità di recupero per la società moderna occidentale per più di una generazione. Il numero dei ricchi sarà ridotto di 10 volte e questi ruberanno l’ultimo dei guadagni della classe media durante una tensione sociale e conflagrazione politica. La riduzione della classe media provocherà il fenomeno dei ‘nuovi poveri’ e susciterà la loro furia verso l’intero sistema.

“La teoria economica dice che non ci dobbiamo aspettare alcun miglioramento nel mondo e nell’economia occidentale nel prossimo decennio.”

Il mio commento: E’ vero, il piano delle elite è la rapida, indolore, pacifica e tranquilla riduzione della popolazione umana, fino a 1-2 miliardi. E la preoccupazione principale in questo periodo è la pacificazione della mente delle masse. Pertanto, verranno somministrati dei farmaci, e per chiarire la loro posizione, mantengono la propaganda contro il fumo perché è dannoso per la salute.

Tuttavia il risultato di tutto questo “cambiamento” sarà la comprensione della necessità di un cambiamento strutturale in assoluto di tutta la società e l’umanità in generale, del rapporto tra se stessi e il mondo, attraverso la guerra o la pace, a seconda della diffusione o meno del metodo dell’educazione integrale.
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Una breve visione del corso sull’Educazione Integrale: L’Economia del consumo responsabile

E’ conoscenza comune che le materie prime non sono rinnovabili e un giorno finiranno. Se le risorse di petrolio si esauriscono o il prezzo sale alle stelle, causerà un crollo immediato e completo perché la maggior parte dei beni che usiamo sono fatti di prodotti contenenti il petrolio.

Persino il cibo che mangiamo è composto di petrolio, 90% contiene prodotti di petrolio, macchine, produzione, la consegna dei beni ecc, consumano tutti petrolio. In altre parole, una mancanza di petrolio ci porterà alla fame e alla miseria.

È per questo che dobbiamo andare verso un modello di consumo responsabile e cessare di produrre e consumare soltanto in maniera da generare vendite di prodotti di uso di breve durata,che poi buttiamo via per comprarne altri. Questo tipo di consumo contamina gli oceani, inquina la terra e esaurisce la Terra delle sue risorse. Alla fine, arriveremo ad una devastazione completa.

Non abbiamo scelta, dobbiamo adoperare un modello economico di consumo responsabile molto rigido. Infatti, abbiamo bisogno di molto meno di quello che abbiamo in questo momento. Non serve costruire grandi palazzi, produrre cibo in eccesso, avere vestiti in più e così via. Non abbiamo neanche bisogno di infiniti voli aerei.

Dobbiamo cominciare ad agire in maniera responsabile, altrimenti priveremo i nostri figli, e i nostri nipoti della speranza di condurre una vita normale. Si esauriranno semplicemente le fonti energetiche. É nostro dovere ricostruire l’economia attuale. I cambiamenti si otterranno soltanto attraverso un educazione integrale corretta.
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(Da una conversazione sull”Educazione Integrale”22.05.2012)

I bambini e gli anziani rallentano la crescita economica globale

Nelle notizie (da nakedcapitalism): “Nel corso degli ultimi anni, ho scritto una serie di articoli che sostengono che l’invecchiamento della popolazione in tutto il mondo avrebbe importanti implicazioni negative per la spesa dei consumi, valori patrimoniali, le entrate pubbliche e la fiscalità.

“Ho anche sostenuto che gli effetti dell’invecchiamento sarebbero probabilmente più acuti nelle nazioni occidentali, e anche alcuni paesi in via di sviluppo, in particolare la Cina, sarebbero stati influenzati negativamente.

“Il problema deriva principalmente dall’arrivo al termine del ‘dolce spot’ demografico. Cioè, quando c’èra un’alta percentuale di persone in età lavorativa che supportavano solo un piccolo gruppo di familiari a carico. Una tale struttura così vantaggiosa per età ha funzionato in quasi tutte le principali economie del mondo e prodotto una struttura della popolazione ottimale per la crescita economica – cioè, quella in cui i più grandi segmenti della popolazione non erano né quella giovane né quella vecchia, ma quella in mezzo (cioè in età lavorativa). [...]

“Il pericolo non è nella crescita più lenta. La crescita lenta non è una brutta cosa. E’ comunque una crescita. Il pericolo è in un gap nelle aspettative, nel fatto che consideriamo la crescita più lenta inaccettabile.[...]

“Gli alti tassi di crescita sperimentati nei decenni prima dell’arrivo della crisi finanziaria globale erano un’anomalia e la crescita è probabile che sia molto più tranquilla, andando avanti tra l’invecchiamento della popolazione e il peggioramento dei tassi di impiego.”

Il mio commento: La crescita non accadrà; il mondo arriverà comunque all’equilibrio quando si produrrà esattamente ciò che è necessario per non arricchirsi, ma per fornire a tutti i beni e i servizi necessari e non di più. La natura distruggerà ogni cosa prodotta in eccesso con tutti i mezzi a sua disposizione: epidemie, disastri naturali, guerre. Infatti, il piano della natura è quello di portare tutte le sue parti, compresa l’umanità, in equilibrio.
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L’ angolo di incidenza

Opinione (Michael Khazin, economista): “La parola crisi sta perdendo il suo significato originario. In realtà, la crisi è un cambiamento tangibile nella qualità della vita, un appartamento decente, un auto, abbigliamento, elettrodomestici – uno standard di classe media.

“Il problema è che la società del benessere della classe media ha riscontrato un problema chiamato ‘credito massivo.’ Oggi, il cittadino medio nei paesi sviluppati spende il 25% in più del suo reddito reale. L’equilibrio è raggiunto dal calo del livello di reddito della classe media. Il consumo dovrebbe raggiungere un nuovo punto di equilibrio – quando la spesa del consumatore di massa diminuirà del 50% rispetto al livello attuale, cioè, cadrà il doppio.

“Tutto il mondo che si erge sulla classe media attende la dolorosa scomparsa della classe media – che sarà una vera e propria crisi.

“Essi diventeranno il sottoproletariato, e di conseguenza, ci sarà un aumento dell’abuso di droga, la riduzione dei tassi di natalità, l’abbassamento del livello culturale. Quindi, la vera crisi non è il problema economico, ma quella sociale. “

Il mio commento: Ora, quando ci rivolgiamo alla classe media, ci scontriamo con una totale incomprensione e disattenzione per le nostre idee circa la rieducazione della società e degli individui. Dopo tutto, questi ancora non sentono alcuna minaccia, e nella loro miopia, ovviamente, non vogliono prendere parte al cambiamento di se stessi e della società.

Ma il colpo arriverà, e abbiamo bisogno di prepararci per la loro disponibilità ad avvicinarsi a noi. Nel frattempo, abbiamo bisogno di lavorare con una parte della classe medio-bassa, che sente già la crisi e la disperazione.
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“Il commercio globale è destinato a rimanere stagnante per molti anni”

Nelle notizie (da Zawya): “Il commercio globale è destinato a rimanere stagnante per molti anni, e le economie emergenti che dipendono dalle esportazioni per alimentare la loro trasformazione dovranno trovare nuove fonti di crescita, dice un rapporto delle Nazioni Unite.” (Fonte: inagist)

“‘Le economie in via di sviluppo e in transizione probabilmente dovranno affrontare la domanda stagnante per l’importazione dei loro beni a seguito di un lungo periodo di lenta crescita nei paesi sviluppati’, ha detto alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e Sviluppo (UNCTAD), in un rapporto pubblicato il 12 settembre.’ Quindi, per i responsabili politici della precedente serie di paesi, tornare alla posizione di politica pre-crisi con la sua enfasi sulla crescita orientata all’esportazione non è un’opzione.’

“Il rapporto suggerisce che le esportazioni delle economie in via di sviluppo e in transizione alle economie sviluppate prima della recessione globale sembravano giustificare l’adozione di un modello di crescita orientato all’export.

“Ma l’espansione dell’economia mondiale, anche se favorevole per molti paesi in via di sviluppo, è stata costruita su una domanda globale e modelli di finanziamento insostenibili. Quindi, tornare a strategie di crescita pre-crisi non può essere un’opzione. Piuttosto, al fine di adeguarsi a quello che ormai sembra essere un cambiamento strutturale dell’economia mondiale, molte economie in via di sviluppo e in transizione sono costrette a rivedere le loro strategie di sviluppo che sono state eccessivamente dipendenti dalle esportazioni per la loro crescita. [...]

“Il modo in cui la crisi ha colpito i flussi commerciali globali chiama in causa il valore futuro del modello di crescita orientato all’export che ha alimentato l’emergere della Cina e di altri campioni del mondo in via di sviluppo nel corso degli ultimi tre decenni. “

Il mio commento: Davanti a noi non c’è un declino a lungo termine, che verrà poi sostituito da un aumento. È necessario trovare una soluzione a questa progressiva caduta. Ma per trovarla, è necessario fare prima la diagnosi corretta, per scoprire la vera causa della nostra condizione di deterioramento. Parlando della natura dei periodi di crisi e ripetere che la crisi sta già passando è ingenuo. Loro non vogliono nemmeno ammetterlo da molti anni, ancora prima del 2008. Ma questo non risolve il problema stesso.

E’ stato proposto di creare un forum unificato internazionale permanente che accetterà tutte le spiegazioni, ordinarli e pubblicarli. Così potremmo attirare l’attenzione della gente al nostro problema comune. Questo da solo potrebbe essere la soluzione parziale, perché potrebbe unire le persone. Inoltre, selezionando dalle soluzioni proposte, e rispondendo ai loro rispettivi autori, chiedendo loro di spiegarle (e tutto questo dovrebbe essere mostrato nei media, nella nostra TV e siti web). E quindi a poco a poco avremmo potuto selezionare delle opzioni per lavorare all’elaborazione del metodo dell’educazione integrale (EI).
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Opinione (Michael Schuman, corrispondente per TIME , autore di The Miracle: l’epopea Asiatica per la ricerca sul benessere): “L’Asia negli ultimi decenni del 20° secolo ha assistito forse al più notevole record nella riduzione della povertà della storia umana – il tutto grazie agli strumenti molto capitalistici di commercio, l’imprenditoria e gli investimenti esteri. [...] Marx era teorizzato del fatto che il sistema capitalistico avrebbe inevitabilmente impoverito le masse e la ricchezza del mondo si sarebbe concentrata nelle mani di pochi avidi, provocando le crisi economiche e intensificando i conflitti tra le classi sociali ricche e i lavoratori.

“Un crescente dossier di queste prove suggerisce che egli potrebbe aver avuto ragione. E’ tristemente fin troppo facile trovare statistiche che mostrano che i ricchi diventano sempre più ricchi mentre la classe media e i poveri non lo sono. [...] Ma la conseguenza di questa allargata disuguaglianza è proprio quella che Marx aveva predetto: la lotta di classe è tornata. La rabbia dei lavoratori di tutto il mondo sta crescendo e loro richiedono la giusta quota dell’economia globale. Dal piano del Congresso degli Stati Uniti fino alle strade di Atene passando per le linee di montaggio della Cina meridionale, gli eventi politici ed economici vengono modellati da crescenti tensioni tra i capitalisti e i lavoratori, in misura mai vista dalle rivoluzioni comuniste del 20 ° secolo. [...]

“Finora, però, la rivoluzione di Marx deve ancora concretizzarsi. I lavoratori possono avere problemi comuni, ma essi non sono in grado di unirsi per risolverli. [...] I manifestanti, afferma Jacques Rancière, esperto di marxismo presso l’Università di Parigi, non hanno l’obiettivo di sostituire il capitalismo, come aveva previsto Marx, ma semplicemente di riformarlo. ‘Non stiamo vedendo che le classi protestanti richiedono un rovesciamento o la distruzione dei sistemi socio-economici in atto’, ha spiegato. ‘Il tipo di conflitto di classe prodotto oggi richiama a determinare i sistemi in modo che diventino più praticabili e sostenibili a lungo termine, ridistribuendo la ricchezza creata.’

“Nonostante i ripetuti richiami, comunque, l’attuale politica economica continua ad alimentare le tensioni di classe. [...] Questo lascia aperta una possibilità inquietante: che Marx non ha soltanto diagnosticato i difetti del capitalismo, ma anche il risultato di questi difetti”.

Il mio commento: L’egoismo crescerà in misura superiore alla forza di innalzarci al di sopra di esso – la gente si sentirà in esso come nella schiavitù egiziana, e sarà costretta uscirne, per passare ad una vita nella proprietà di dazione reciproca, preoccupazione, uguaglianza, e quindi ad “ama il tuo prossimo come te stesso.” La natura non ci lascia nient’altro! La questione è solo il passaggio ad un nuovo livello di esistenza, attraverso la consapevolezza (educazione integrale e istruzione) o attraverso dure lotte.
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Analisi della coesione sociale

Nelle notizie (da DW.de): “La Fondazione Bertelsmann della Germania ha messo a confronto 34 paesi OCSE e dell’UE rispetto alla coesione sociale. [...]

“Lo studio rileva che la coesione sociale è forte nei paesi scandinavi ricchi la Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, mentre è debole nei paesi dell’Europa del sud più colpiti dalla crisi economica, con la Bulgaria, Grecia e Romania in fondo alla lista.[...]

“La solidarietà (coesione sociale) è importante per plasmare il futuro di una società”, ha detto Liz Mohn, vice presidente della fondazione Bertelsmann, che ha presentato lo studio nella città occidentale tedesca di Gütersloh il Martedì.

“La solidarietà ha un effetto positivo sugli individui nella società. Più solidarietà significa un aumento di benessere soggettivo “, ha aggiunto.
I sociologi dell’Universita’ Jacobs di Brema hanno raccolto dati rilevanti provenienti da 34 paesi andando indietro di 25 anni.

“I paesi includono i paesi dell’Unione Europea, così come altri membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), il Nord America, Oceania e Israele, ecc .[...]

“La Germania è nella 14 ° posizione, davanti a Gran Bretagna e Francia e ben prima degli Stati Baltici, ma al di sotto degli Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Nei piccoli paesi europei, come la Svizzera, l’Austria e il Lussemburgo vi è un forte senso di solidarietà.

“Alle persone sono state poste una serie di domande sulle loro reti sociali, se avevano amici e andavano d’accordo con i loro vicini. È stato chiesto loro come sentivano il sistema di giustizia e di equità nella società. [...]

“Hanno trovato che una distribuzione uniforme della ricchezza, un piccolo divario di reddito e elevati standard di istruzione sono i presupposti per una sensazione di solidarietà. Le difficoltà economiche, tuttavia, hanno l’effetto opposto: porta la gente a difendere i propri interessi, piuttosto che serrare le fila, hanno trovato i ricercatori. [...]

“L’immigrazione, tuttavia, non ha alcun impatto misurabile sulla coesione sociale. I ricercatori non hanno trovato alcuna indicazione che un maggior numero di immigrati influenzasse le risposte in qualsiasi modo”.

Il mio commento: Le forze e le connessioni che emergono nel processo di educazione integrale saranno in grado di modificare qualsiasi società in modo rapido e portarla alla coesione fino alla sensazione di dipendenza e di amore fraterno.
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