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C’è un posto per ogni cosa

Anche nel mondo materiale non abbiamo la possibilità di diventare una nazione che vive in un proprio paese, o in una propria terra, a meno che, prima, non ci correggiamo spiritualmente. Solamente le forze che discendono dall’alto costruiscono le condizioni in cui ci troviamo qui.

In generale, dobbiamo tentare di capire che cos’è il mondo materiale al meglio delle nostre capacità. Non si tratta dell’obbiettivo, ma del mezzo più piccolo e più esteriore per incominciare ad ascendere. In questa realtà materiale estremamente difettosa, che si trova al livello più basso possibile, dobbiamo incominciare a compiere il lavoro dell’unione per entrare nel mondo spirituale.

Dopo di che ci rivolgeremo a tutte le altre nazioni e mostreremo loro questo lavoro in modo che anch’esse si uniranno tra di loro. Di conseguenza, tutti noi, cioè il mondo intero, diventeremo una cosa sola, un’unica famiglia, ed incominceremo allora ad ascendere al suo livello spirituale. Questo è il solo modo in cui ci renderemo conto della nostra predestinazione, della ragione per la quale esistiamo.

Dobbiamo dare ad ogni cosa la sua propria importanza: al nostro mondo rispetto al mondo spirituale, alla nazione materiale di Israele rispetto alla sua analoga spirituale, allo stato materiale di Israele rispetto alla terra spirituale di Israele. Ogni cosa deve avere il proprio posto in base allo scopo finale. E’ precisamente questo che determina l’importanza di un oggetto ed i mezzi per usarlo.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.05.2011 “ereditare la terra”)

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Mostriamo il nostro desiderio di uscire dal nostro Egitto!

Baal HaSulam, “Commento all’Hagadà di Pesach” (Dall’articolo “Questo è per Giuda”): Questa è la ragione per la quale ci piace ricordare di mangiare il Matzà in Egitto [nel primo gruppo di Kabbalisti] ancora oggi [durante la cena di Pesach] posto che [oggi] siamo ancora come quando eravamo schiavi in terra straniera [la terra di Israele è “Eretz Israel” in ebraico, che significa “il desiderio diretto al Creatore”]. Inoltre, con questa Mitzvà, ci dirigiamo ad offrire la redenzione [dal Faraone, dall’egoismo] che avverrà presto nei nostri giorni, Amen, come fecero i nostri padri [spirituali] che ne mangiarono in Egitto.

Questo passaggio parla di un gruppo di kabbalisti che esisteva e funzionava sotto la direzione di Abramo ed uscì da Babilonia circa 3.700 anni fa per connettersi per mezzo dei legami di amore tra di loro, il che è descritto come “ama il tuo prossimo come te stesso”. Loro impararono dalla propria esperienza come si induriscono i cuori e quanto malvagio diventi il potere del Faraone (l’ego) che li governa.

Però, a prescindere da questo, cominciarono a superare questa durezza, anche se l’egoismo continuò a crescere. Essi raggiunsero uno stato interiore di uscita dall’egoismo che si chiama “esodo dall’Egitto”. Invece delle relazioni egoistiche che erano soliti avere, essi si connessero tra di loro con legami di dazione ed amore, il che significa uscire dalla frontiere egiziane.

Pertanto, tutte le azioni che realizziamo durante la cena festiva hanno un unico obiettivo: raggiungere la stessa liberazione dall’ego. Ripetiamo ogni azione e rituale stabiliti dallo stesso gruppo di kabbalisti, seguendo le istruzioni di Baal HaSulam, che spiega in minuzioso dettaglio ogni tappa del rituale festivo, perché in realtà, questo riflette quanto fortemente la persona desidera uscire dal suo Egitto personale.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011; “Questo è per Giuda”)

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Una cena in onore della vita spirituale

Baal HaSulam, “Commento all’Hagadà di Pesach” (Dall’articolo “Questo è per Yehuda”): “Quel pane che mangiarono i nostri padri nella terra d’Egitto” (l’Hagada di Pesach)… Da questo si deduce che la Mitzvà di mangiare il Matzà fu data loro mentre erano ancora schiavi, e lo scopo della Mitzvà era per il tempo della redenzione, dato che loro partirono in tutta fretta.

Questo succede sempre quando passiamo da uno stato all’altro, lasciando il grado nel quale attualmente ci troviamo: la schiavitù d’Egitto, governati dall’ego, il Faraone, la nostra ostinata “inclinazione al male” che ci tiene in ostaggio e non ci lascia elevare al di sopra delle nostre gelosie, dell’odio, della lussuria e dell’ambizione.

Anche se lo capiamo bene, ancora non possiamo elevarci al di sopra di queste proprietà egoistiche, né unirci tra noi con legami che corrispondano al grado seguente all’uscita dall’Egitto. Siamo ancora incapaci di diventare “come un solo uomo con un solo cuore”, di acquisire la garanzia mutua affinché la forza integrale dell’amore e della dazione, considerata come il Creatore, si riveli.

Pertanto, mentre siamo ancora schiavizzati dal Faraone, dobbiamo visualizzare il seguente stato: giocare a “credere” questo, allo stesso modo in cui i bambini, mentre crescono, giocano ad essere adulti. Così, dobbiamo giocare a vivere una vita da “adulti”, la vita spirituale.
[41010]

(Dalla 1°parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011; “Questo è per Giuda”)

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Nello stato futuro siamo liberi

Baal HaSulam, “Questo è per Giuda”: “Questo anno qui … il prossimo anno, libero”. È scritto riguardo a questo che l’obbiettivo di questa Mitzvà (comandamento) è che possiamo evocare la redenzione garantita, destinata a noi, come nella Mitzvà di mangiare il Matzà dei nostri padri in Egitto.

In questo modo, dimostriamo la nostra fiducia nel fatto che usciremo sicuramente verso la libertà. Usciremo dalla schiavitù, sostenuti dal potere del nostro ego che intenzionalmente ci opprime. Quando cresciamo ansiosi di scuoterci e di essere disposti ad elevarci al di sopra dell’egoismo, allora ci liberiamo da esso.

Il Faraone indurisce il nostro cuore come se si aggiungesse del carico ai pesi con i quali una persona si allena. Ad ogni nuovo grado, dobbiamo sollevare più peso e con maggiore frequenza, col fine di acquisire un determinato risultato. Il Faraone è considerato come “un aiuto contro di lui”. Il Creatore stabilisce intenzionalmente il tiranno, il Faraone, contro di noi, per obbligarci ad unirci contro di lui.

Tuttavia, siamo incapaci di unirci a prescindere dal fatto che improvvisamente cerchiamo di farlo. Quanto più sforzo esercitiamo, più forte diventa il Faraone, caricandoci di un peso aggiuntivo. Ci sembra di essere indeboliti in questo cammino e che la nostra energia diminuisca, ma non è così. Al contrario, stiamo diventando sempre più forti, mentre il nostro lavoro è ancora più difficile in qualità e quantità.

Se non ci arrendiamo, ma continuiamo lungo questo cammino, allora possiamo costruirci un ambiente e prepararci ad uscire dall’Egitto. Tutto dipende dalla nostra preparazione. La nostra forza deve crescere a tal punto che il Faraone resterà senza pesi per indurire i nostri cuori. In quel momento ci libereremo dell’Egitto.

Non sappiamo in anticipo quando verrà finalmente quello stato in cui il potere della nostra unità e l’aspirazione per essa crescerà fino a superare la pesante mano del Faraone ed a lui non resterà niente con cui caricarci. Al contrario, quanto più avanziamo, più densa diventa l’oscurità. Cominciamo a costruire le “città della povertà” che non ci portano nessuna soddisfazione e piangiamo in virtù di questo pesante lavoro.

In altre parole, attraverseremo stati difficili. Alla fine, attraverseremo anche le “dieci piaghe” e la densa oscurità egizia, come la massima espressione di ogni tipo di problemi che dobbiamo superare se stabiliamo l’interconnessione tra di noi. Non importa quanto difficile sia e quanta discordia si senta tra di noi, se anche così ci uniamo, ci libereremo della nostra natura.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Giuda”)

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Il mistero della notte di Pasqua (Pesach)

Domanda: Nella notte di Pasqua, leggiamo l’Hagadà di Pesach invece di leggere dei frammenti del Tanach come facciamo in tutte le altre festività. Qual è la ragione di questo?

Risposta: Per ogni festività i kabbalisti del passato hanno stabilito un ordine determinato. Se una persona vuole realizzare un certo stato spirituale o un livello spirituale interiore, anche se è solo un’impressione della spiritualità, allora le istruzioni dei kabbalisti le dicono cosa fare in ogni stato.

La radice spirituale toccò il ramo materiale all’interno di un gruppo di kabbalisti che nacque nell’antica Babilonia e attraverso la connessione tra di loro, furono capaci di realizzare tutte le tradizioni materiali all’interno delle azioni spirituali accettate per la redenzione finale, le quali vennero realizzate nel mondo materiale insieme alle azioni spirituali.

La persona avrebbe ucciso un animale e al tempo stesso “avrebbe ucciso” il desiderio di ricevere piacere. Avrebbe arrostito l’animale sull’altare e al tempo stesso corretto il suo desiderio egoista. Poi avrebbe mangiato l’animale e ricevuto il piacere per il bene della dazione nel terzo livello del suo Aviut (spessore del desiderio). Loro realizzarono tutti i costumi nella materialità e simultaneamente realizzarono le azioni (i comandamenti) insieme alle Luci, Circostante ed Interna, ed ai desideri spirituali.

La festività dell’uscita dall’Egitto è un’uscita dal desiderio di ricevere verso il desiderio di dare. Qui ci dedichiamo a realizzare azioni esterne specifiche come un segnale dell’uscita dall’egoismo verso l’amore, dall’odio e la separazione, alla connessione ed all’unità tra di noi.

Per questo, quando leggiamo l’Hagadà, passiamo attraverso tutte le azioni che riflettono le azioni spirituali che ci aiutano ad uscire dall’Egitto: “Kidush” (benedizione), “Urchatz” (lavarsi le mani), “Karpas” (immergere la verdura in acqua salata), “Lachats” (dividere la Matzà a metà), “Maguid” (la storia dell’esodo) e così via. Se realizziamo questo ordine di azioni nella notte di Pesach (dalla parola “Pasach”, passare, saltare al di sopra), saltiamo al di sopra del nostro stato attuale ed entriamo nel nuovo livello che è il primo livello spirituale.

Però quest’ordine non corrisponde all’ordine naturale delle fasi dello sviluppo (“concepimento”, “allattamento” e “maturità”) che studiamo nella Parte 12 dello Studio delle Dieci Sefirot: i tre giorni nei quali si attacca lo sperma, i quaranta giorni della formazione del feto, i nove mesi dello sviluppo fetale, il feto si gira di testa, le contrazioni e la nascita, il sangue che si eleva dal ventre al petto e crea il latte, due anni di nutrimento del bambino e le successive tappe fino all’età adulta (Gadlut), 3 anni, 6, 9, 12, 13, 20 e 70.

L’uscita dall’Egitto non ha un modello nel suo ordine di sviluppo. La Luce dello stato di grandezza (Gadlut) viene prima della Luce dello stato di piccolezza (Katnut). In primo luogo entri in un nuovo mondo con l’aiuto delle Luci della grandezza e dopo cominci a svilupparti in esso.

Non capiamo l’essenza della “nascita” anche nel nostro mondo. Semplicemente lo percepiamo come un processo naturale. Il feto si è sviluppato all’interno di un organismo animale e poi continua a crescere al di fuori di esso. Non ci chiediamo neanche: perché questi tre kilogrammi di carne che erano all’interno della madre adesso stanno uscendo? Perché il feto esce completo? Dopotutto, nello stato successivo dello sviluppo dovrebbe aver cominciato come una specie di goccia e dopo comincia a crescere partendo da essa. Lo stato precedente di sviluppo è al di sopra dei tre kilogrammi e adesso, nella tappa successiva, questi tre kili sono diventati una goccia …

Dove hai visto che tutto quello che è stato acquisito nel livello precedente, il desiderio (Kli), con tutto il suo riempimento è avanzato completo come è al livello successivo? Come è possibile?

Se termino lo sviluppo del livello di NRNHY (NaRaNCHaI) di Nefesh, raggiungo il livello di Nefesh de Ruach; però qui non raggiungo il livello di Nefesh de Ruach e invece di questo, esco con i miei tre kili di carne al di fuori del ventre della madre e continuo a crescere. In teoria, avrei dovuto cominciare il mio sviluppo all’esterno, come una sola cellula, partendo da una goccia di seme, allo stesso modo in cui ho cominciato all’interno della madre, ma solo nel grado successivo.

Tutto questo sottolinea l’ordine unico della Pasqua (Pesach), l’uscita dall’Egitto, che è possibile solo perché le Luci dello stato di grandezza vengono prima delle Luci dello stato di piccolezza e pertanto, facciamo un salto.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Judah”).

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I problemi del Faraone

Domanda: Quando una persona cerca di uscire dall’Egitto, cioè dall’amor proprio, riceve dei colpi che può superare solo chiedendo aiuto al Creatore; però, oltre a questo, esiste anche l’egoismo materiale, terreno, che riceve i colpi nel suo livello, come i problemi con la famiglia, con la salute, con le entrate e così via. Come dobbiamo relazionarci a questi problemi?

Risposta: Non importa che tipo di problemi sorgano nella mia vita, prima di tutto devo vederli come un disturbo che viene dal Creatore. Anche se ho dolore, anche così devo elevarmi al di sopra dei disturbi attraverso la fede al di sopra della ragione. A prescindere da tutto, devo fare dei calcoli al di sopra del disturbo e non sotto il suo peso. Devo essere in contatto con il suo “mittente”, con il Creatore.

Quanto alle azioni responsabili nel regno di questo mondo, devo risolvere tutti i problemi con i metodi comunemente accettati. Quando si tratta della banca, del lavoro, della famiglia e la salute, devo curare tutto come qualsiasi persona di questo mondo.

Pertanto, costruisci un’attitudine di due lati verso i problemi:

-In primo luogo, vengono dal Creatore e negozi solo tu con Lui. Tu vuoi avere questi disturbi perché ti danno l’opportunità di elevarti al di sopra della conoscenza e restare in contatto con il Creatore. Allora tratti i disturbi correttamente e cominci anche ad amarli e rispettarli. Dopotutto, non importa quanto ti disturbino, non importa quanto sale mettano sulle tue ferite e non importa quanto ti distruggano i nervi, questo è esattamente quello che ti aiuta ad elevarti al di sopra di essi.

-In secondo luogo, risolvi i problemi delle entrate nella maniera in cui si risolvono abitualmente nel mondo materiale.

Le due dimensioni devono essere presenti nella tua attitudine. Tu attribuisci i problemi al Creatore e allo stesso tempo desideri lavorare su di essi. Non scacciamo il Faraone dalle nostre vite, ma beneficiamo dei suoi problemi. Dopotutto, solo attraverso di essi, possiamo rifiutarlo, separarci da lui ed ascendere così sempre più in alto.

Il Faraone è la mia carne più pregiata, la mia anima, il mio punto più sensibile, mio figlio, la collana più importante e fine dentro di me.

Domanda: Però il Faraone resiste all’unità degli amici. Cosa hanno a che fare i problemi materiali con lui?

Risposta: Anche essi ti distraggono dal lavoro interiore. Non a caso tanti kabbalisti hanno sperimentato dei problemi materiali. Il Creatore li ha causati deliberatamente affinché fossero malati e disprezzati dalla gente intorno a loro. È stato così per dare loro un modo per superarli.

In fin dei conti, tutto questo è il risultato della durezza del cuore del Faraone. Il desiderio si rivela gradualmente dentro di te ed in conformità ad esso, sperimenti diversi problemi, tanto con gli altri quanto in te stesso.

Domanda: Devo chiedere aiuto in questi casi? Dopotutto, il Creatore ci aiuta in un solo senso, nell’unione.

Risposta: Giusto, i problemi ti ostacolano per questo. Quando sei malato, è difficile che tu possa concentrarti sull’amore per gli amici. La cosa più probabile è che ti dimentichi di tutto. Questo significa che devi chiedere aiuto. Non c’è nessuno a parte Lui. Tutto viene dal Creatore, ma passa attraverso differenti canali.

Devi raggiungere la meta, ma il tuo corpo, il tuo “asino” è malato e non può portarti. Allora cosa devi fare? Lasciarlo morire? Ma ne hai bisogno per il cammino.

Perché consideri questo mondo separato dal lavoro spirituale? Anche i piccoli problemi possono essere utili se lavori correttamente su di essi. Non importa quello che ci succede, è importante ricordare che questo viene da un’unica Fonte, fin quando arriviamo davvero a sentire di essere nell’esilio spirituale.
[40541]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04. 2011, Shamati)

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In Egitto dove scorre il latte ed il miele

La gente considera la festa di Pesach come la ricorrenza dell’evento storico dell’esodo dall’Egitto. “Siamo stati degli schiavi ed abbiamo costruito le città e le piramidi per il Faraone, e poi siamo ritornati alla libertà”. Nella realtà non festeggiamo un ricorrenza storica. Infatti, la situazione attuale è molto peggiorata rispetto ad allora. Sarebbe sufficiente paragonare la situazione della nazione di Israele nell’antico Egitto con l’attuale situazione per correre a baciare di nuovo le mani del Faraone, pregandolo di riprenderci.

I giudei vivevano nella terra di Goshen, che è la parte migliore dell’Egitto con terre fertili e greggi abbondanti. Laggiù si poteva fare quello che si voleva perché il Faraone qui non aveva dominio, ma esercitava comunque la sua protezione.

Nessuno poteva torcere un capello della testa dei giudei, le loro scansie erano piene di cibo, le reti piene di pesci, e le dispense piene di scorte. Erano degli schiavi solo perché dovevano ascoltare il Faraone. Ciò significa: Esegui gli ordini del tuo egoismo, e niente di più.

I giudei avevano una vita meravigliosa, quindi non era per niente che si lamentavano con Mosè nel deserto, “Dov’è la carne ed il pesce, dove sono le cipolle e l’aglio che mangiavamo in Egitto!? Le nostre vite era stupende, e tu dove ci hai portato adesso?”

Quindi, cosa ci fa ricordare questa festa? Allora eravamo circondati da nemici come lo siamo oggi? Al contrario, avevamo a disposizione tutto quello che volevamo ed il potere del Faraone ci proteggeva dai nemici. Nel suo paese egli ci permetteva di vivere come volevamo, anche su terre separate con nostre leggi.Quindi cosa c’è di così male in tutto questo, paragonato alla nostra attuale situazione?

Come scrive Baal HaSulam, se oggi i giudei si disperdessero per il mondo a causa della Diaspora, allora quasi nessuno resterebbe in Israele. Dobbiamo capire questo: l’Egitto diventa una prigione solo quando incominciamo a pensare all’esilio spirituale, quando ci manca il Creatore. Se non fosse il bisogno della redenzione spirituale, l’Egitto di per sé sarebbe una terra dove scorre latte e miele. Qui si può avere tutto tranne che il Creatore, tranne la risposta alla domanda sul significato della vita. Si ha tutto il resto in abbondanza. Si vive la vita di un re e ci manca solamente una cosa, “Io voglio la dazione e l’amore per il prossimo”
Quando si desidera esattamente questo, allora l’Egitto ci sembrerà come un esilio.

Questa è l’unica cosa che qui manca – l’amore per il prossimo. Dunque, ne consegue che festeggiamo Pesach per commemorare la bella vita in Egitto e non la redenzione, di cui nessuno ha veramente bisogno. Infatti, uscire dall’Egitto significa gettare via tutto quello che abbiamo, tranne l’amore.

Ma noi ci sentiamo come se fossimo in esilio? No, e infatti la gente non capisce di che cosa si sta parlando. Ma l’amore per il prossimo deve diventare il nostro solo desiderio. Mosè chiede al Faraone, “Lascia andare il mio popolo! Io voglio andarmene!” Al che il Faraone risponde, “Cosa ti manca, Mosè? Sei cresciuto tra le mie braccia. Resta principe egiziano. Sii un principe! Perchè stai facendo una rivoluzione adesso? In nome dell’amore per il prossimo? Sei diventato pazzo!”
Solamente alla fine del cammino l’Egitto diventa per noi una terra d’esilio. Ma fino a quando non succede, ci sentiamo sazi di tutto tranne che della dazione.

Ne consegue che celebriamo questa festività per onorare il fatto che una volta ci mancava l’amore per il prossimo. Se solamente fosse possibile spiegare veramente questo concetto agli uomini e mostrare loro vera situazione attuale. Oggi, siamo disposti a rinunciare a tutto nelle nostre ricche vite in nome dell’amore per il Creatore, per il prossimo, per gli amici, per il bene del sostegno reciproco e della reciproca vicinanza? Ci siamo vicini? Meritiamo di celebrare la festa della redenzione?

Questa festa parla della liberazione dall’egoismo, quando l’egoismo ha tutto, tuttavia io voglio scappargli. Io odio questa abbondanza e non la desidero. Non ho bisogno di saziarmi di cibo, non ho bisogno nemmeno della sicurezza, delle comodità, nemmeno della salute – niente. Sono pronto a gettarmi nelle acque del Mare delle ristrettezze o a lasciarmi avvizzire dalla sete nel deserto – tutto pur di spezzare le catene.

Allora, vogliamo veramente uscire verso la libertà?

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011 , gli scritti del Rabash)

La prima innovazione

Scritti del Rabash, “la prima innovazione”: Tutte le innovazioni cominciano solo dopo che la persona esce dall’amor proprio. Pertanto, la Torà non può essere insegnata agli idolatri. Quando una persona è in Egitto, non può essere israeliana perché è schiava del Faraone, il re dell’Egitto. E mentre è schiava del Faraone, non può essere schiava del Creatore.

È scritto riguardo a questo, “I figli di Israele sono per Me”, loro sono Miei schiavi e non schiavi degli schiavi. Quando una persona serve se stessa, non può essere schiava del Creatore, perché è impossibile servire due re allo stesso tempo. Solo dopo che una persona esce dall’Egitto, cioè dall’egoismo, può essere servo del Creatore ed allora può ricevere la Torà. Da questo si deduce che la prima innovazione è l’uscita dall’Egitto.

La persona che si trova dentro il suo desiderio egoista è chiamata un “non Giudeo”. La persona che si eleva al di sopra del suo desiderio egoista, cioè che viene dall’Egitto, è chiamata un “Giudeo” (Iehudì) perché lei raggiunge l’unità (Ichud) con la Luce, il Creatore.

È possibile studiare la Torà, ovvero le forme della dazione, solo ascendendo, uscendo dall’Egitto. Per questo è scritto che la Torà non può essere insegnata agli idolatri, dove “non può” significa “è impossibile”. È così perché, mentre resti nel desiderio egoista, non capisci niente della spiritualità e non hai la minima possibilità di raggiungerla. Nei tuoi desideri e pensieri non puoi aggrapparti al finale di nessun tema che si estenda dal mondo spirituale.

Hai bisogno di mezzi ausiliari e solo per mezzo del loro uso corretto raggiungerai ciò che desideri. Pertanto, tutte le innovazioni ed i cambiamenti spirituali sono possibili solo dopo l’uscita dall’Egitto, cioè dall’egoismo. Fino ad allora, è impossibile capire qualcosa; fino ad allora siamo nell’oscurità totale e possiamo solo avanzare con gli occhi chiusi o seguendo le indicazioni dei kabbalisti.

Questo è tutto quello che ci resta, ovvero capire quanto opposto sia il nostro mondo a quello spirituale. Per uscire dall’oscurità verso la Luce, non ci aiuterà fare un giro di 180 gradi. È così perché la nostra oscurità è l’oscurità dell’Egitto, la quale non ha una direzione verso la Luce. Solo gradualmente, facendo le azioni corrette, possiamo arrivare al desiderio corretto. A prescindere dal fatto che questo sia egoista, tuttavia, in virtù dell’influenza della Luce, possiamo uscire dall’Egitto con l’intenzione altruista di Lishmà.

Questo ci parla di stati che sono assolutamente divisi tra loro. La persona che si trova nel mondo inferiore, cioè nello stato egoista, nell’intenzione “per il bene della ricezione”, è incapace di comprendere i piani e le azioni di coloro che sono mossi dalla dazione. Una non ha nessun contatto con l’altra, sono programmi totalmente differenti che non si incontrano in nessun modo.

In relazione al mondo spirituale, il nostro mondo non esiste. Questo si esprime solo nell’immaginazione della persona come una realtà precedente, immaginaria, necessaria per entrare nella realtà spirituale, che è l’unica che esiste. Tutto quello che vediamo ed immaginiamo qui è simile alle visioni di una persona che è in stato di incoscienza.

Pertanto, tutte le innovazioni, le realizzazioni ed i veri calcoli, cominciano con l’uscita dall’Egitto.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Scritti del Rabash)

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Il male si realizza per mezzo della comparazione

La storia dell’esodo dall’Egitto e le tradizioni ad esso relazionate sono destinate solo a dirigersi ai nostri stati interiori. Siamo in una spaccatura, in un problema, con dei colpi che cadono su di noi, in un’atmosfera di fuga, in una corsa e nell’oscurità. In sostanza, questo è il processo della nascita spirituale paragonabile alla nascita del corpo fisico.

Questo è quello che dobbiamo realizzare, ma come? Dopotutto, scappiamo sempre dalla sofferenza, allora come possiamo non sfuggire allo stato dell’uscita dall’Egitto? Nel mondo materiale posso trovarmi in una situazione nella quale c’è solo un’uscita, ma nella spiritualità tutto avviene in relazione al mio desiderio. Se non voglio sperimentare le piaghe d’Egitto, allora non le sperimento, ma più tardi prenderò il cammino spinoso insieme all’umanità sotto la tensione “della pressione dello sviluppo”. Tuttavia, voglio accelerare il cammino, quindi mi metterò io stesso sotto il colpo?

I Kabbalisti rispondono: non devi rivelare i colpi ed i problemi in qualche luogo all’esterno, ma solo nello stato presente. Come? Potrebbe essere davvero che nella mia sensazione debba “trasformare” la realtà dal bene al male? Questo è giusto! Probabilmente dirai: “Però quando sentirò il male, scapperò!”. In realtà, non lo farai. Questo è dovuto al fatto che rivelerai il male in relazione allo scopo più elevato. Devi valorizzare la spiritualità come qualcosa di desiderabile e davvero inestimabile. Allora il presente stato ti sembrerà cattivo. In questo modo sarai capace di avanzare senza abbandonare il cammino.

Risvegliamo la meta spirituale affinché questa brilli per noi. Allora desidereremo raggiungerla, mentre lo stato attuale diventerà un esilio, l’oscurità e le piaghe d’Egitto. Questo ci impedisce di elevare l’importanza della spiritualità ai nostri occhi, di elevare l’importanza della dazione, dell’amore per il prossimo e dell’unità degli amici a tal punto che l’esilio arriverà ad essere insopportabile e cercheremo di scapparne.

Domanda: Se l’uscita dall’Egitto avviene in simili condizioni difficili, come dovrebbe combinarsi questo con l’ottimismo e l’energia che ci riempiono dopo il congresso?

Risposta: Noi aspiriamo solo al bene ed allora lo stato attuale ci sembra insopportabile. Nel cammino dell’accelerazione rivelo i buoni stati in anticipo e paragonata ad essi, la situazione attuale mi sembra cattiva.

Io non devo soffrire assolutamente in un vicolo cieco, senza sapere cosa fare di me stesso. Quest’ultimo approccio si chiama “avanzare a tempo debito” fino a che sotto “la pressione dello sviluppo”, riveliamo comunque il bene in anticipo. Questo fa tutta la differenza. Paragonando lo stato attuale all’unità desiderata, all’amore per il prossimo e alla dazione, sento di essere in un problema, nell’oscurità. Così mi preparo alla percezione spirituale, formando già dei valori spirituali dentro di me. Elevando la dazione ai miei occhi, mi preparo per la redenzione ed accelero il cammino, mi spingo in avanti.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.04.2011, preparazione per l’uscita dall’Egitto)

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Disponibile solo oggi, un prestito spirituale a condizioni redditizie!

Posso dire, con speranza e fiducia, che siamo sulla soglia delle vere azioni spirituali. Se ci convinciamo che vengono rivelate nella connessione tra di noi ed è lì che il Creatore viene rivelato, se lo desideriamo, allora tutte le opportunità sono proprio davanti a noi.

L’ingresso è stato aperto per noi dall’alto e adesso è il nostro turno di fare alcuni passi per entrare. Questi passi sono abbastanza facili da fare perché sono assicurati dall’unione. Non è che ogni persona cammini in avanti per se stessa, ma va verso l’interno, verso il centro comune dove riveliamo il Creatore attraverso la nostra spinta comune verso l’amore, l’empatia e la dazione reciproca.

Il momento è veramente arrivato. Non mi sto comparando ad Abramo o Mosè, però gli stati che si sono rivelati sembrano gli stessi di allora. Facciamo degli sforzi e vedremo che questo sta succedendo davvero! Stiamo cominciando a realizzare azioni mutue che ci portano alla rivelazione della Torà, cioè alla rivelazione della Luce che corregge l’inclinazione al male e rivela il Creatore dentro di noi.

Parlo di questo seriamente, anche fino a 9 o 12 mesi fa questo non mi sembrava così realista e pratico, ma adesso vedo che siamo senza dubbio capaci di farlo. Abbiamo ricevuto il permesso dall’alto e adesso tutto dipende da noi: ce ne incarichiamo oppure no? La negligenza potrebbe essere un errore molto grave che porterebbe grandi problemi.

Ho molta speranza che la festività di Pesach, le mie visite al di fuori di Israele, il congresso di Mosca ed altri eventi serviranno come una grande e buona preparazione. Questo è possibile. Tutto è aperto a noi e tutto il mondo ci sta aiutando. Tutto quello che sta succedendo nel mondo è solo un aiuto per spingerci.

Tuttavia, dobbiamo stare attenti. In una delle sue lettere Baal HaSulam scrive quanto segue ad un suo studente: “Un anno fa il tuo stato era molto migliore, ma adesso sei in discesa. Tuttavia, non perdere la fede nella misericordia. Forse avrai successo un’altra volta”.

Adesso il tempo del risveglio dall’alto è arrivato e ci è stata data un’opportunità. Tuttavia, dobbiamo aggiungere a questo il risveglio dal basso. Non dobbiamo indugiare su questo.

Il risveglio dall’alto è un grande aiuto. Questo perché non devi convincere il Creatore che hai un buon desiderio. Egli stesso ti da l’opportunità, “Chiedimelo solo e pagherò per questo”. Puoi prendere la mercanzia, il negoziante annoterà il tuo debito sul libro e pagherai più tardi. Prima entra nella spiritualità e poi pagherai.

Così avanziamo, dopotutto non possiamo sistemarci senza la forza spirituale; quando la abbiamo, possiamo realizzare azioni spirituali e salderemo il debito più tardi. Adesso abbiamo l’opportunità di ricevere un prestito ed acquisire il mondo spirituale. Più tardi pagheremo per questo, non c’è problema. Così, speriamo di poter capire il tipo di opportunità che abbiamo davanti a noi. Sarebbe imperdonabile perderla non unendoci come dobbiamo.

Questo dipende molto da come useremo il nostro tempo. Il momento presente è molto importante e non dobbiamo guardare al mondo esterno, sperando che avanzi oggi oppure domani. Questo non dipende da noi.

(Dal discorso nella cena del 9 Aprile 2011)

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