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Il Coronavirus è l’inizio delle piaghe d’Egitto?

Domanda: E’ da poco passata la Pasqua ed il simbolo di questa festività sono le dieci piaghe inviate al Faraone. L’epidemia di Coronavirus è l’inizio di una serie di cataclismi?

Risposta: Non c’è dubbio che siamo arrivati ad una fase molto interessante del nostro sviluppo, che oggi ci richiede di avvicinarci sempre di più e nel modo più corretto. Ciò che ci viene richiesto non è di commerciare e guadagnare usandoci a vicenda per trarre profitto a spese di qualcun altro, ma relazioni reciproche attraverso delle buone connessioni. Dopodiché potremo volare, muoverci e connetterci quanto vorremo.

Domanda: Stai parlando di qualche genere di relazione sensoriale interiore?

Risposta: Parlo delle intenzioni.

Domanda: Oggi, infatti, sentiamo una grande dipendenza reciproca. Quando in passato un ghiacciaio si scioglieva da qualche parte, o se c’era una guerra, ciò non era affatto avvertito. Oggi, invece, ha un effetto sul mondo intero e ovviamente tutti sono interessati. Esiste una certa solidarietà ma è apparentemente negativa: non voglio essere dipendente dagli altri.

Quando sentiamo questa dipendenza, come possiamo passare da un’integrazione forzata un’integrazione positiva?

Risposta: Non c’è nulla che possiamo fare. Possiamo solo imparare dall’esempio dell’antico Egitto. Anche lì tutto avvenne attraverso i colpi, attraverso le dieci piaghe egiziane.

Immagina che se non ci sia il Coronavirus allora ci sarà qualcos’altro. Diciamo che viviamo serenamente come facevamo due mesi fa.

E all’improvviso comincia una guerra in Africa o in America Latina, non importa dove, a causa della quale l’estrazione di qualche materia prima, per esempio qualche metallo raro, si ferma. A causa della produzione di quei soli due paesi che si trovano in guerra, l’intera economia si può fermare. Cosa faremo allora?

Tutti i governi cominceranno a perseguitare questi due paesi che combattono fra loro e che hanno fermato l’esportazione di materiali necessari al mondo intero. Il mondo scoprirà nuovamente la dipendenza globale e dovrà adottare misure che assicurino relazioni buone e regolari tra tutti. Altrimenti non ci sarà nulla.

Commento: Wikipedia, comunque, dà la seguente definizione di interdipendenza: “In una relazione interdipendente si presume che tutti i partecipanti si influenzino reciprocamente a livello emotivo, economico, ambientale, morale ed in altri modi”. In altre parole, la dipendenza non è solo fisica ma anche morale.

La mia risposta: Sì, si manifesta a tutti i livelli.

Domanda: Significa che nella società esiste una mancanza di comprensione di questa dipendenza?

Risposta: Questa è la cosa principale. Questo è il motivo per cui quando vogliamo rovinarci la vita a vicenda, cessiamo gli scambi commerciali, persino a nostro discapito, solo per essere sicuri che per gli altri sarà ancora peggio.

Domanda: Quale genere di dolore pensi che le persone provino oggi? In che modo il virus influenza le persone? In che stato è l’umanità?

Risposta: Oggi le persone non sentono ancora la piena essenza di questo problema. Lo digeriscono ma, per così dire, lo stanno ancora soffocando; non sono veramente preoccupate….“Bene, certamente c’è un virus. Bene, su 100 milioni di persone ne sono morte 100. E allora?”. Vedi, questa portata non può impressionare il mondo.

Commento: Fu lo stesso in Egitto, anche quei colpi cominciarono lentamente, tuttavia, abbiamo la possibilità di tornare in noi.

La mia risposta: Sì. Diffondendo il metodo della connessione integrale possiamo spiegare che tutto questo può essere fermato.

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Dalla trasmissione di KabTV “Il Coronavirus sta cambiando la realtà”, 12/03/2020

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Purim: sul calendario e nel cuore

I simboli della festività di Purim sono l’occultamento e l’usanza di vestirsi con abiti festosi indossando maschere. Da dove viene questa tradizione di mascherarsi? Il personaggio principale di Purim è la Regina Esther, che rappresenta il regno (Malchut), ossia il sistema che controlla l’intero universo. Questo regno è chiamato “Esther”, che significa occultamento.

In effetti, ai giorni nostri, vediamo che tutto è in occultamento. Non sappiamo chi ci controlla e siamo inconsapevoli del fatto che esiste un programma nella natura che dirige le nostre vite. Ci troviamo in un campo dove governa una certa forza superiore che si manifesta sotto forma di molte forze differenti che creano una vasta rete che guida l’intero mondo.

Solo ora la scienza inizia gradualmente a scoprire che in natura tutto è interconnesso e che il mondo è un sistema chiuso e integrale, fatto di connessioni globali. Noi vediamo solo una piccola parte della realtà. Non stiamo parlando di qualche energia oscura sconosciuta nell’universo, ma di qualcosa che è completamente nascosto a noi e che non possiamo neanche immaginare. Tutto il nostro mondo è in totale occultamento.

La natura inanimata, vegetale ed animale è governata dagli istinti e così non si pone domande. Invece l’individuo deve capire il motivo per cui vive e se non trova la risposta a questa domanda si sente molto limitato, deluso dalla vita e non sa cosa fare di sé. Il suo corpo animale continua la propria esistenza ordinaria, dando vita a nuove generazioni, ma lui si sente infelice.

L’individuo sente che esiste un certo occultamento, un sistema, Malchut, che ci dirige in un modo nascosto, come fosse la grande Regina Esther. Esther non appare come una donna, ma come un intero regno che ci governa in modo da non capire dove stiamo andando e cosa stiamo facendo.

Il popolo di Israele ha affrontato molte volte, nel corso della storia, la condizione di Purim, ossia si sono trovati sotto la minaccia della distruzione. Questa minaccia arriva al fine di risvegliarci e di ricordarci il nostro ruolo affinché non continuiamo a vivere come tutte le altre 127 nazioni di cui parla la Meghillà di Ester.

Dobbiamo rivelare Esther, cioè dobbiamo portare questo occultamento alla rivelazione. Tutte le altre nazioni con cui viviamo agiscono per risvegliare in noi questa missione. È impossibile risvegliare le persone e il loro desiderio egoistico attraverso il bene e farle pensare alla vita spirituale. Gli ebrei cercano di dimenticare la loro missione. Essi scavano nei loro valori materiali, lottando per il successo nella scienza e nella cultura, e soprattutto per il denaro e per il potere.

Re Assuero e il suo aiutante Haman appaiono al fine di risvegliarci. Di fatto essi non comprendono cosa stanno facendo in quanto esiste un altro Re sopra ad Assuero, che è completamente nascosto, ma che decide tutto per portare l’umanità a conseguire il Creatore. Questo è possibile solo attraverso gli ebrei, perché in essi esiste un segreto nascosto, un gene spirituale che permette loro di farlo.

1. Haman è il desiderio egoistico che non può essere corretto ma solo distrutto. Haman e i suoi 10 figli sono il sistema malvagio inadatto alla correzione e che si oppone al governo della forza superiore, che è il desiderio di dare e amare gli altri come se stessi. Haman non può essere d’accordo con questo, perciò dobbiamo uccidere questo tipo di inclinazione dentro di noi.

2. Il grande desiderio egoistico, Haman, si prepara ad uccidere tutti, sia Mordechai che Re Assuero, al fine di poter governare da solo su tutto il regno. Questo egoismo enorme non può arrivare a collaborare con nessun’altra forza, ma cerca pieno controllo su tutti. Per questo nei nostri tempi Haman è rivelato ovunque: nelle religioni, nei credo e anche nei governi, quando questi ultimi dichiarano che possono governare il mondo da soli.

Ma la Meghillà di Esther ci dice che, per ordine del re, Haman viene impiccato sull’albero che era stato preparato per l’esecuzione di Mordechai e la città di Shushan ne celebra la liberazione. Così arriviamo al fatto che non esiste più male nel mondo perché noi lo abbiamo distrutto e cancellato.

In pratica, la Meghillà di Esther ci spiega come l’umanità rivela tutto il male nel mondo e capisce che è necessario distruggere l’egoismo, ossia il desiderio di ricevere per il proprio bene. Così arriveremo ad una condizione totalmente positiva, cioè alla fine della correzione dove non ci sarà più male nel mondo. La festività di Purim è dedicata a questo, festeggiamo e beviamo fino al punto di “non distinguere più il maledetto Haman dal benedetto Mordechai”, perché non esiste più Haman nel mondo e non c’è più bisogno di preoccuparsi dell’egoismo.

3. Il malvagio Haman è nascosto dentro ogni individuo e dentro tutte le nazioni perché è il desiderio egoistico di controllare gli altri. Quando noi toglieremo questo male, quando lo rimuoveremo, allora ci avvicineremo alla rivelazione del bene, alla rivelazione del sistema superiore che ci governa. Senza il male è impossibile rivelare il bene, o perfino avvicinarsi ad esso. Il male esiste proprio per farci sentire il bisogno del bene ossia per guidarci verso la bontà.

Dobbiamo rivelare il male dell’egoismo in ogni individuo e in ogni paese nel mondo, e saggi come Mordechai, Esther e Assuero, agire contro Haman assicurandoci che questa forza maligna scompaia dal mondo. Questo è quello che dobbiamo imparare dalla Meghillà di Ester e spero che ci riusciremo.

Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1094 – Occultamento e rivelazione su Purim”, 14/03/2019

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Buona vacanza di concepimento spirituale!

Più ci addentriamo nella spiegazione della festa di Hanukkah, più ci convinciamo che essa contenga l’intero percorso, tutti gli eventi e tutti gli stati attraversati da chi vuole rivelare il mondo spirituale, la forza superiore.

Potrebbe sembrare una storia antica che si è trasformata in una festa popolare o per bambini: accendere delle candele, mangiare delle ciambelle dolci…..

Tuttavia, in realtà, Hanukkah racchiude l’intera lotta di ogni essere umano nel tentativo di tirarsi fuori da questo mondo, elevandosi al di sopra di esso. L‘essere umano supera tutti gli ostacoli che il Creatore gli pone davanti per rivelare, al di sopra di essi, il mondo superiore, il suo stato eterno e perfetto, il “vantaggio della Luce proveniente dall’oscurità”.

Questo vantaggio si rivela proprio in contrapposizione con gli stati transitori e imperfetti che ci giungono in tempi di grandi calamità e guerre, la realizzazione della natura umana egoistica.

Discernimenti, discernimenti, discernimenti… attraverso tutti gli stati che siamo destinati a sperimentare. Nessuno può aggirare o saltare qualsiasi discernimento od ostacolo; bisogna percorrerli tutti uno dopo l’altro. Nessuno riceverà più o meno lavoro degli altri: ognuno può avere i propri toni e misure, ma in realtà, ognuno di noi percorre ogni passo di questo cammino.

Non solo siamo tutti parti di un unico corpo, ma attraverso la frammentazione siamo anche diventati inclusi l’uno nell’altro e ogni persona si trova all’interno di tutti. Una volta, prima di questa frammentazione, la reciproca inclusione si verificava solo nei desideri di dazione.

Tuttavia, dopo la caduta a seguito del peccato di Adam HaRishon, i desideri di ricevere e di dare si mescolarono l’uno con l’altro, insieme alla Luce superiore che li aveva colmati al momento della frammentazione. Come risultato, ogni stato include tutti gli altri e viene percepito solo attraverso la mancanza di correzione. Pertanto, ogni persona deve passare attraverso tutti gli stati.

La qualità della dazione, Bina, deve essere rivelata durante Hanukkah. Ci spiega tutte le nostre caratteristiche, il nostro percorso, l’uscita della persona dalla rivelazione di questo mondo verso la rivelazione del mondo superiore che le mostra da cosa deve separarsi e liberarsi, da cosa deve allontanarsi e a cosa deve avvicinarsi, aderire, connettersi e in quali forme.

Tutto questo è contenuto nella festa di Hanukkah, nelle correzioni che dobbiamo affrontare. Potremmo chiamarla “la festa del concepimento spirituale e dell’allattamento” che è, per ora, un piccolo livello. Eppure è già uno stato spirituale: anche se una persona non può ancora usarle praticamente, sta già raggiungendo la comprensione e le forze che appartengono al mondo superiore, al mondo spirituale.

Si entra nel livello di Bina, e questo è l’ingresso al giardino dell’Eden! Da questo stadio in poi, costruiamo noi stessi in equivalenza di forma con il Creatore. Prima della festa di Hanukkah, egli correggeva se stesso solo per elevarsi al di sopra del suo egoismo, per liberarsene e separarsene. Leggendo articoli su Hanukkah, ci sforziamo di controllare, discernere e comprendere le condizioni che ci permettono di acquisire la qualità della dazione: Bina.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15/12/2017, lezione sull’argomento: Hanukkah secondo la Kabbalah

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Il miracolo di Hanukkah

Domanda: Il miracolo di Hanukkah è avvenuto quando una lanterna che doveva rimanere accesa per un solo giorno continuò a rimanere accesa per otto giorni. Cosa rappresenta la lanterna, lo stoppino e l’olio dal punto di vista della Kabbalah?

Risposta: La lanterna è un serbatoio con uno stoppino che galleggia nell’olio. Grazie allo stoppino, possiamo accendere l’olio che sale sullo stoppino e brucia. Separati, olio e stoppino non brucerebbero, ma quando lo stoppino viene immerso nell’olio, la lanterna si accende.

Lo stoppino rappresenta il rifiuto della Luce. L’olio rappresenta il carburante, ma non può bruciare da solo. Pertanto, dobbiamo capire che, attraverso il nostro lavoro, il nostro egoismo crescente viene trasformato nel suo opposto, com’è scritto: “L’angelo del male diventa quello del bene” oppure “L’angelo della morte diventa l’angelo della vita”.

I Maccabei trovarono il serbatoio di olio perché cercarono di raggiungere la qualità di amore e dazione, la connessione tra loro, e furono in grado di accenderlo perché opposero grande resistenza a coloro che, fra la popolazione, adoravano gli idoli greci e costruirono templi greci a Gerusalemme.

Quella dei Maccabei fu una guerra interiore, dentro di loro, non una guerra esterna con Greci o Ellenisti all’interno di Israele. Quando superarono la loro resistenza egoistica, trasformarono il risentimento tra loro nello stoppino immerso nell’olio e furono in grado di accenderlo.

Pertanto, il serbatoio di olio con lo stoppino rappresenta proprio il lavoro spirituale della persona. Non significa semplicemente trovare un barilotto: la cosa principale è essere in grado di accenderlo. Quando i Maccabei, superando la resistenza dei loro ego, si unirono, trovarono il barilotto e poterono metterci dentro lo stoppino e accenderlo. In altre parole, trasformarono il loro egoismo che cominciò ad essere illuminato dalla Luce superiore, e le loro anime si accesero, illuminate dalla Luce. Questo è il miracolo di Hanukkah.

Domanda: Perché la lanterna rimase accesa per otto giorni invece di uno?

Risposta: Perché se lavori per lo scopo dell’amore e della dazione sali più in alto. Ci sono otto Sefirot tra Malchut e Bina, otto parti del desiderio. Sebbene ci sia una sola Malchut, attraverso la resistenza, cioè, la fede al di sopra della ragione, essa illumina tutte le Sefirot fino alla più alta: Bina.

I Maccabei furono in grado di elevarsi alla vera qualità della dazione, chiamata fede al di sopra della ragione. La ragione è in Malchut, mentre la fede è in Bina. L’ascesa da Malchut a Bina rappresenta il miracolo di Hanukkah.

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Dalla trasmissione di KabTV “Il significato kabbalistico di Hanukkah”, 07/12/2017

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Sukkot: l’umanità può vivere in armonia sotto lo stesso tetto

Il Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo “Sukkot: l’umanità può vivere in armonia sotto lo stesso tetto

La parola casa rappresenta ormai un concetto relativo per milioni di persone in tutto il mondo. Ogni giorno la ricerca di migliori opportunità e posti di lavoro spinge milioni di esseri umani a migrare verso nuovi luoghi. Un numero sempre crescente di persone non ha alcuna possibilità di sopravvivere e ed è costretto a spostarsi a causa di guerre, persecuzioni, crimini o disastri naturali. Vediamo cosa può insegnarci la festa di Sukkot per creare un vero senso di appartenenza e di convivenza pacifica.

In primo luogo cerchiamo di farci un’idea sull’aspetto demografico del problema. Secondo le Nazioni Unite si stima che circa 258 milioni di persone in tutto il mondo vivano in una nazione diversa da quella in cui sono nate, con un aumento del 49% negli ultimi due decenni. Un terzo di esse ha dovuto fuggire da paesi nei quali era in pericolo la propria vita, per cercare un rifugio sicuro, soprattutto verso i paesi più ricchi.

I leader dell’Unione Europea stanno cercando senza successo di risolvere quella che è considerata la più grande crisi dei rifugiati e degli sfollati del nostro tempo. In alcune città europee i sentimenti anti-immigrati si sono rapidamente trasformati in profonde tensioni sociali. Nel frattempo, negli Stati Uniti si stima che oltre 11 milioni di immigrati privi di documenti cerchino di entrare, con la conseguenza di una crisi umanitaria lungo il confine con gli Stati Uniti.

Nel mondo di oggi è difficile trovare esempi di stabilità, costanza e responsabilizzazione. Le dinamiche del nostro mondo globale e interconnesso, dove lo spostamento di ogni individuo influisce su tutti gli altri, ci costringono costantemente all’instabilità e all’imprevedibilità. In un sistema di interconnessione reciproca, dipendiamo tutti gli uni dagli altri. Nulla può essere utile per qualcuno se non lo è per tutti.

Il corso naturale dell’evoluzione

La migrazione di milioni di persone da una nazione all’altra fa parte del programma evolutivo della natura. Lo stesso vale per il cambiamento del clima globale, un’altra potente causa di delocalizzazione e incertezza. Gli esempi più recenti sono la devastazione causata dal tifone Mangkhut nelle Filippine e dall’uragano Florence negli Stati Uniti. Quest’ultimo ha lasciato una scia di distruzione stimata in 22 miliardi di dollari di danni e migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa di evacuazioni forzate.

Tuttavia, noi possiamo prevenire queste batoste. Se prima che ci arrivi il colpo dalla natura comprendessimo il piano di sviluppo definito dalla natura, potremmo condurre l’intera razza umana verso nuovi e luminosi orizzonti.

Che cosa, quindi, ostacola la creazione di una buona vita per tutte le persone?

Non è altro che l’ego umano, ovvero il desiderio di godere a spese degli altri. Come parte dell’evoluzione naturale dell’umanità, l’ego è cresciuto fino a proporzioni grottesche come un cancro all’interno del sistema, mentre la natura si aspetta che noi osserviamo la sua legge fondamentale di equilibrio tra tutti i suoi elementi: inanimato, vegetale, animale e umano.

Prima comprendiamo la lezione che la natura ci insegna, prima possiamo trasformare la nostra vita fugace e fragile in una vita positiva, stabile e pacifica.

Siamo creature abitudinarie

Una persona, come qualsiasi altro animale, cerca comfort e sicurezza. È interessante notare che la festa di Sukkot (Festa dei tabernacoli) è un richiamo a uscire dalla nostra confortevole “casa” egoistica per costruire una nuova struttura, una sukkah, il simbolo del nuovo mondo che possiamo costruire per noi stessi e dove possiamo trasformare la nostra natura egoistica nella qualità della dazione.

Perché sono così importanti la ricostruzione e la delocalizzazione? Inoltre, che cosa hanno a che fare con noi?

Mentre l’umanità si è sviluppata, essa ha cercato di assicurarsi un futuro solido, ma la triste realtà è che nel corso del tempo la vita è diventata solo più complessa. In passato tutto sembrava più semplice. La vita sembrava avere continuità, comfort e stabilità. I genitori ereditavano le case e le lasciavano ai propri figli. Le persone avevano un lavoro sicuro e poche preoccupazioni per una futura fonte di reddito. Ma negli ultimi anni tutto sembra aver rapidamente perso valore.

Le famiglie sono sempre più in confusione. Tutto sembra soggetto a cambiamenti. In generale si potrebbe dire che la casa confortevole di ieri è diventata oggi il riparo temporaneo dalla tempesta che si sta avvicinando a noi.

Ma qual è l’ironia più dolorosa della nostra epoca? È quella che, in un’era tecnologica in cui abbiamo abbondanza di risorse per garantire una vita sicura e confortevole per tutti, usiamo i nostri progressi per danneggiarci a vicenda, impegnandoci in guerre, conflitti e lotte costanti, e creando un’atmosfera di crescente ansia piuttosto che di crescente fiducia. La nostra natura malvagia sta soffocando le nostre aspirazioni per una vita piacevole.

La scommessa più sicura che possiamo fare oggi è quella di esplorare in profondità la natura e identificarne le regole ferree. Comprendendo la tendenza dello sviluppo della natura possiamo garantire un progresso rapido e indolore.

La conoscenza del funzionamento interiore del sistema della natura è la nostra unica ancora di salvezza nel mondo che cambia. Abbiamo bisogno di acquisire una conoscenza universale che includa il riconoscimento del sistema della natura, comprendendo come funziona e dove dirige il nostro sviluppo come esseri umani. Quando comprenderemo questo sistema, ci allineeremo con la legge generale della natura, la forza che opera e controlla tutto nella realtà.

Dall’amor proprio all’amore per gli altri

La formula con cui possiamo iniziare a far nostro questo potere superiore è “Ama il prossimo tuo come te stesso”. L’osservanza di questa regola richiede l’uscita dall’ego con cui siamo stati creati, l’uscita dalla nostra casa permanente di amor proprio e l’ingresso in una nuova dimora fatta di amore per gli altri. Questo è ciò che la saggezza della Kabbalah ci insegna e questo è il messaggio interno di Sukkot.

Amare il nostro prossimo come noi stessi è il mezzo per scoprire una nuova casa. Sulla via che porta dall’amor proprio all’amore per gli altri, la nostra immagine della realtà viene rimpiazzata.
I nostri sensi sono invertiti, la mente e il cuore cambiano direzione dall’interno verso l’esterno e ci viene rivelato un mondo opposto. Improvvisamente vediamo un mondo più alto e più vasto in cui si trova il programma di sviluppo e gestione della nostra vita.

Inoltre, quando i nostri occhi si aprono per vedere che siamo tutte parti di un solo organismo vivente, smettiamo di commettere errori e ci assicuriamo una felice convivenza sotto un unico tetto comune e globale. Felice Sukkot!

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Livelli di indipendenza

Raggiungere la propria indipendenza è in essenza tutto il lavoro dell’uomo su questa terra. Tutto il processo, dalla nascita in questo mondo, sino a prima di entrare nel mondo spirituale e arrivare poi allo sviluppo dell’anima, fino alla fine della sua correzione, è l’avanzamento verso l’indipendenza.

L’indipendenza si intende come il raggiungere l’uguaglianza della forma con la forza superiore, il Creatore, né più né meno di questo. Finché l’uomo non raggiunge il livello del Creatore, il potere e la similitudine con Lui in tutte le sue qualità, non completerà il proprio sviluppo e non otterrà l’indipendenza.

Baal HaSulam, nell’Introduzione al libro Panim Meirot uMasbirot, scrisse: “E’ scritto nello Zohar: ‘Con questa composizione, i figli di Israele saranno redenti dall’esilio’. E anche, in molti altri luoghi dice: solo con la diffusione della saggezza della Kabbalah alle masse otterremo la redenzione totale. Dissero anche: ‘La Luce in essa riforma’. Furono intenzionalmente meticolosi a riguardo, per mostrarci che solo la Luce racchiusa nella Kabbalah è la cura che riforma l’uomo.”

Pertanto è chiaro che solo così possiamo ottenere l’indipendenza che tanto desideriamo per essere liberi, anche in senso materiale. Solo così potremo liberarci delle minacce esterne che non ci lasciano neppure per un momento, obbligandoci ogni volta a lottare per la nostra sopravvivenza.

L’opportunità che fu data al popolo di Israele di ritornare alla propria terra è stata valida solo per un periodo limitato di tempo, precisamente per ottenere l’indipendenza che dipende dalla rivelazione della saggezza della Kabbalah alle masse.

Esistiamo all’interno del sistema della natura, in una rete speciale che agisce in accordo con le sue leggi. Possiamo studiare forme particolari della manifestazione di queste leggi nei livelli inanimato, vegetale ed animale, anche la fisica (livello inanimato), la botanica (vegetale), la biologia, la zoologia e la genetica (livello animale, ovvero, tutto ciò che è relazionato agli organismi viventi).

C’è anche una parte che si relaziona con il mondo interiore dell’uomo. La psicologia e la psichiatria fanno incursione lì, però le loro abilità sono molto limitate e, di fatto, quest’area continua ad essere praticamente sconosciuta.

L’unica scienza che fa incursione realmente nel mondo interiore dell’uomo è la saggezza della Kabbalah. Lo studia come un sistema interno che agisce in accordo con determinate leggi prestabilite, gli permette di comprenderle, di usarle per cambiare la natura umana e di portarla ad una buona forma di esistenza.

Possiamo migliorare il nostro ambiente e renderlo più confortevole se conosciamo le leggi della fisica, della chimica e delle altre scienze. Possiamo anche migliorare le sue qualità interiori conoscendo le leggi che la saggezza della Kabbalah ci spiega.

Queste leggi restano inalterate ed assolute di generazione in generazione. Sono preparate per il nostro uso, a differenza delle leggi della psicologia che cambiano costantemente, affermando che qualcosa considerato dannoso ieri, oggi si considera utile.

La natura interiore dell’uomo è soggetta a leggi assolute ed immutabili. Queste leggi vengono dal Creatore, dalla forza più elevata della natura che comprendiamo nella stessa profondità della creazione, la cui natura è opposta al Creatore.

Pertanto, Baal HaSulam scrive che solo rivelando la saggezza della Kabbalah il mondo intero può passare dall’esilio alla redenzione. Il popolo di Israele deve farlo per primo e deve dare l’esempio alle altre nazioni. Questo si chiama “Essere una Luce per le nazioni”.

Così lasciamo tutte le barriere di questo mondo. Siamo obbligati ad esistere in questo mondo e a mantenere il nostro corpo, cercando in ogni momento di dargli le condizioni più confortevoli. Passiamo la vita servendo il corpo, che alla fine muore e converte tutti i nostri sforzi in cenere.

Però possiamo anche lavorare su noi stessi per raggiungere livelli di esistenza veri ed eterni, al di sopra della cura per il nostro corpo animale. Quando lo facciamo, la nostra principale preoccupazione è quella di raggiungere la forza superiore ed essere simili ad essa nelle caratteristiche.

Nella misura in cui siamo simili al Creatore avremo l’opportunità di essere eterni, come lo è Lui e cominciamo ad ascendere i livelli, raggiungendo una forza di eternità e perfezione sempre maggiore.

È di somma importanza elevarci al di sopra del nostro corpo che ci fu dato solo per accompagnarci per un determinato periodo di tempo, fin quando lo lasceremo. Se mi dedico ad occuparmi di lui, ovvero a stare al suo interno, sono coinvolto in un pessimo affare sin dal principio.

Ne risulta che investo tutta la mia forza e la mia vita nello sviluppare e soddisfare qualcosa che inevitabilmente morirà. Significa che tutti i miei sforzi sono totalmente inutili. Per questo siamo obbligati a renderci conto delle opportunità che ci offre la saggezza della Kabbalah.

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Dal Jewish Boston: “La Pasqua: una storia di ebrei che volevano essere egiziani”

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Per la maggior parte di noi la storia dell’esodo dall’Egitto non è altro che una favola. E’ una storia affascinante, senza dubbio, ma è rilevante ai nostri giorni? Presentata davanti ai piatti che ci vengono serviti a tavola, si tratta di un ingiusto accostamento con l’Haggadah. Ma se sapessimo cosa significa veramente la Pasqua per tutti noi, ci “berremmo” la storia invece di aspettare che questa lasci il posto all’evento principale: il cibo.

Dietro alla storia della lotta fatta da una nazione per essere libera, c’è la descrizione di un processo che noi ebrei abbiamo attraversato e che stiamo tutt’oggi attraversando. A buona ragione la Torah ci ordina di vedere noi stessi ogni giorno come se fossimo appena usciti dall’Egitto. Le sofferenze dei nostri antenati dovrebbero essere sia avvertimenti che indicazioni, che ci dicono quale strada percorrere in un mondo pieno di incertezza e trepidazione.

Il periodo di maggior prosperità di Israele in Egitto

Quando i fratelli di Giuseppe entrarono in Egitto, avevano tutto. Giuseppe l’ebreo era di fatto il governante d’Egitto. Con la benedizione del Faraone egli decideva tutto ciò che sarebbe avvenuto in Egitto, come il Faraone disse a Giuseppe: “Sovrintenderai alla mia casa e tutto il popolo obbedirà ai tuoi ordini… Guarda, io ti costituisco capo di tutto l’Egitto… Io sono il Faraone ma senza il tuo permesso nessuno deve alzare la mano o il piede in tutto l’Egitto” (Genesi 41:40-44).

Grazie alla saggezza di Giuseppe, l’Egitto non solo divenne una superpotenza ma rese schiave le nazioni confinanti e prese il denaro dei loro popoli, la terra e le greggi (Genesi 47:14-19). Ed i principali beneficiari del successo d’Egitto furono la famiglia di Giuseppe, gli ebrei. Il Faraone disse a Giuseppe: “La terra d’Egitto è a tua disposizione; nel miglior sito del paese colloca tuo padre ed i tuoi fratelli, lascia che essi vivano nel paese di Goshen (la parte d’Egitto più ricca e lussureggiante) e se conosci che vi siano tra essi uomini di valore, mettili a capo delle mie greggi” (Genesi 47:6).

Vi è un buon motivo per cui Giuseppe divenne così di successo. Tre generazioni prima il suo avo, Abrahamo, trovò un metodo per curare tutti i problemi della vita. Il Midrash Rabbah ci dice che quando Abrahamo vide i suoi concittadini ad Ur dei Caldei che combattevano fra loro, lui ne fu profondamente turbato. Dopo una lunga riflessione egli capì che essi stavano diventando sempre più egoisti e non riuscivano più ad andare d’accordo. L’odio tra loro era la causa delle loro liti e lotte, a volte mortali. Abrahamo capì che l’ego non poteva essere cancellato ma poteva essere coperto con l’amore, focalizzandosi sulla connessione piuttosto che sulla separazione. Per questo Abrahamo è ritenuto il simbolo della gentilezza, dell’ospitalità e della misericordia.

Nonostante Nimrod, re di Babilonia, espulse Abrahamo dalla Babilonia, la Mishneh Torah del Maimonide (Capitolo 1) e molti altri libri, raccontano come egli vagò verso la terra di Israele e raccolse decine di migliaia di seguaci che capirono che l’unione al di sopra dell’odio è la chiave per una vita di successo. Quando arrivarono nella terra di Israele, egli era un uomo ricco e prospero, o come lo descrive la Torah, “Ed Abrahamo era molto ricco in bestiame, argento ed oro” (Genesi 13:2).

Abrahamo tramandò la sua saggezza a tutti i suoi discepoli e discendenti. Secondo il Maimonide “Abrahamo instillò la sua dottrina (dell’unione al di sopra dell’odio) nei loro cuori, scrisse libri sull’argomento ed insegnò a suo figlio, Isacco. Isacco insegnò a Giacobbe e lo nominò insegnante, affinché insegnasse… e Giacobbe il nostro Padre insegnò a tutti i suoi figli” (Mishneh Torah, Capitolo 1). Giuseppe, dalla parola ebraica osef (riunire/raggruppare) fu il principale discepolo di Giacobbe e si impegnò per mettere in pratica gli insegnamenti di suo padre. In Egitto il sogno di Giuseppe di unire tutti i fratelli sotto di sé divenne realtà e tutti ne beneficiarono. Questo fu il periodo di maggiore prosperità della permanenza degli ebrei in Egitto.

Come le circostanze ci sono diventate avverse

Tutto cambiò quando Giuseppe morì. Come avviene ogni volta nel corso della storia, quando gli ebrei hanno successo, il loro ego li vince e loro desiderano abbandonare la via dell’unione e diventare come le popolazioni locali. Questo abbandono è sempre l’inizio di una svolta verso il peggio, finché una tragedia o una prova ci obbligano a riunirci di nuovo. L’Egitto non fece eccezione. Nel Midrash Rabbah (Esodo, 1:8) è scritto che “Quando Giuseppe morì essi dissero ‘Permettici di essere come gli egiziani’. Poiché dissero questo, il Creatore trasformò l’amore che gli Egiziani provavano per loro in odio, come fu detto (Salmo 105) ‘Egli cambiò il loro cuore affinché odiassero il Suo popolo, affinché abusassero dei Suoi servitori’ “.

Nel Libro della Consapevolezza (Capitolo 22) è scritto anche più esplicitamente che se gli ebrei non avessero abbandonato il loro percorso d’unione, non avrebbero sofferto. Il libro inizia citando il Midrash che ho appena menzionato ma poi aggiunge “Il Faraone guardò i figli d’Israele dopo Giuseppe ma non riconobbe Giuseppe in essi”, cioè la qualità di radunare, la tendenza ad unire.

E poiché “Furono fatti nuovi volti, il Faraone proclamò nuovi editti su di essi. Vedi, figlio mio,” il libro conclude, “tutti i pericoli e tutti i miracoli e le tragedie provengono da te, per causa tua e per tuo conto”. In altre parole il buon Faraone ci si è rivoltato contro perché abbiamo abbandonato la via di Giuseppe, la via dell’unione al di sopra dell’odio.

Quando arrivò Mosè, egli sapeva che l’unico modo per salvare il suo popolo era portandolo fuori dall’Egitto, fuori dall’egoismo che stava distruggendo i loro rapporti. Il nome Moshe (Mosè), secondo il libro Torat Moshe (Esodo 2:10), deriva dalla parola ebraica moshech (tirare), perché egli tirò il popolo fuori dall’inclinazione maligna.

Ma anche dopo che egli lo tirò fuori, esso era ancora in pericolo di ricadere nell’egoismo. Il popolo ricevette il suo “sigillo” come nazione solo quando reintrodusse il metodo di Abrahamo dell’unione al di sopra dell’odio. Una volta impegnatosi ad unirsi “Come un solo uomo con un solo cuore” Israele fu dichiarato una “nazione”. Ai piedi del monte Sinai, dalla parola sinaa (odio), gli ebrei si unirono e lì coprirono il loro odio con l’amore. E’ allora che divennero una nazione ebraica, come è scritto nel libro Yaarot Devash (parte 2, drush n. 2), yehudi (ebreo) viene dalla parola yechudi (unito).

Il Faraone e Mosè dentro di noi

Sono passati molti secoli dallo svolgimento di questa storia epica ma sembra che abbiamo imparato molto poco dal nostro passato. Guardiamo i nostri valori attuali, siamo corrotti proprio come gli ebrei dopo la morte di Giuseppe. Con “corrotti” non intendo dire che dobbiamo evitare le cose piacevoli della vita. Né Abrahamo né Giuseppe praticavano l’astinenza in alcun modo. Con corrotti intendo che siamo spudoratamente egoisti, narcisisti e promuoviamo questi valori ovunque andiamo. Siamo arroganti, egocentrici ed abbiamo perduto del tutto la nostra essenza ebraica, cioè la nostra tendenza ad unirci. Di conseguenza, così come gli egiziani si rivoltarono contro gli ebrei quando essi abbandonarono la via di Giuseppe, il mondo oggi si rivolta contro di noi.

Il Faraone e Mosè non sono figure storiche; essi vivono dentro di noi e determinano i nostri rapporti di volta in volta. Ogni volta che permettiamo all’odio di governare i nostri rapporti, noi rafforziamo il Faraone dentro di noi. Ed ogni volta che facciamo uno sforzo per unirci, noi ravviviamo Mosè e la promessa di impegnarci ad essere “Come un solo uomo con un solo cuore”. Andrés Spokoiny, presidente ed amministratore delegato del Jewish Funders Network, ha descritto molto bene la nostra situazione in un discorso che ha fatto l’anno scorso: “Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una polarizzazione e ad una deturpazione senza precedenti nella comunità ebraica. Coloro che la pensano diversamente sono considerati nemici o traditori e coloro che non sono d’accordo con noi vengono demonizzati”. Proprio questa è la regola del Faraone.

Essere ebrei non comporta necessariamente l’osservanza di usi specifici o il vivere in un determinato paese. Essere ebrei comporta il mettere l’unione al di sopra di tutto il resto. Per quanto sia forte il nostro odio, noi dobbiamo elevarci al di sopra di esso ed unirci.

Anche ne Il Libro dello Zohar è scritto esplicitamente della somma importanza dell’unione al di sopra dell’odio. Nella porzione Aharei Mot, Lo Zohar dice “Vedi come è buono e piacevole che i fratelli siedano insieme. Questi sono gli amici quando siedono insieme e non sono separati gli uni dagli altri. Dapprima sembrano persone in guerra, che desiderano uccidersi a vicenda. Poi essi tornano ad essere in amore fraterno… E voi, gli amici che siete qui, dato che prima eravate nella tenerezza e nell’amore, d’ora in poi non vi dividerete… E grazie al vostro merito vi sarà pace nel mondo”.

Imparare dal passato

Ci sono state varie versioni della vicenda d’Egitto nella nostra storia. I greci conquistarono la terra d’Israele perché noi volevamo essere come loro, venerare l’ego. Abbiamo anche lottato con loro, dato che gli ebrei ellenizzati lottavano contro i Maccabei. Meno di due secoli dopo il Tempio fu distrutto per via del nostro odio infondato gli uni per gli altri. Siamo stati deportati ed uccisi in Spagna, quando abbiamo voluto essere spagnoli ed abbiamo abbandonato la nostra unione, e siamo stati sterminati in Europa, nel paese dove gli ebrei volevano dimenticarsi della nostra unione ed assimilarsi. Nel 1929 il Dott. Kurt Fleischer, a capo dei Liberali nell’Assemblea della Comunità Ebraica di Berlino, ha descritto accuratamente il nostro problema secolare: “L’antisemitismo è il flagello che Dio ci ha mandato per condurci insieme ed unirci”. Che tragedia è che da allora gli ebrei non si siano uniti.

Come se non fossimo in grado di imparare, oggi ci stiamo ponendo esattamente nella stessa situazione di sempre. Siamo diventati schiavi del nostro egocentrismo e della nostra arroganza e non vogliamo essere ebrei, cioè uniti. Stiamo permettendo al Faraone di regnare di nuovo. Cosa ci aspettiamo di buono da questo? Non dobbiamo più essere ciechi; dovremmo ormai saperlo.

In ciascuno di noi c’è un Mosè, un punto che moshech (tira) verso l’unione. Ma dobbiamo incoronarlo volontariamente. Dobbiamo scegliere di liberarci dalle catene dell’ego ed unirci al di sopra del nostro odio. Questo può sembrare come una montagna invalicabile ma non ci si aspetta che ci riusciamo, dobbiamo solo essere d’accordo e fare lo sforzo. Proprio come gli ebrei furono dichiarati una nazione e liberati dall’Egitto quando accettarono di unirsi, anche noi dobbiamo solo accettare di unirci e gli altri ci seguiranno. Troveremo dentro di noi la forza e la capacità di unirci.

In questa Pasqua dobbiamo proprio passare oltre l’odio infondato, la rovina della nostra gente, e ripristinare la nostra fratellanza. Facciamone una Pasqua di riavvicinamento, riconciliazione e concordia.

Trasformiamo questa festa in un nuovo inizio per la nostra nazione. Mettiamo un po’ di seder (ordine) nelle relazioni tra noi e siamo ciò che dovremmo essere, “Una luce per le nazioni”, diffondendo il luccichio dell’unione nel mondo e tra i nostri fratelli. Se solo tentiamo, io so che avremo una buona Pasqua, una Pasqua di amore, unione e fratellanza.

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I libri sull’eterno

Se cominciamo a spiegare ad un bambino di tre o quattro anni i nostri problemi di adulti, ovviamente in base al suo sviluppo mentale, psicologico e spirituale, sarà incapace di capirli. Non è interessato ad essi e non sono inclusi assolutamente nelle sue sensazioni.

Così quando leggiamo i libri scritti dai kabbalisti dobbiamo accettare il fatto che non capiamo assolutamente ciò che dicono.

Se per esempio leggiamo l’articolo “Riguardo all’Amore per gli amici”, non sappiamo cosa siano gli amici, né cosa sia l’amore. “Gli Amici” nella spiritualità sono parti della mia anima; tuttavia non li sento in questo modo. Immediatamente confondo la parola “amici” con l’amicizia usuale di questo mondo: con i conoscenti, qualcuno con il quale mi sento bene a passare una serata o a viaggiare, o con gli amici di infanzia.

Tuttavia l’amicizia qui ha un significato completamente differente. Voglio rivelare la mia anima, la parte eterna della realtà, però fino ad ora ho vissuto soltanto un’esistenza temporale, illusoria nel nostro mondo immaginario che in realtà non esiste. Pertanto devo capire che i libri parlano della mia anima eterna, il che appare davanti a me nella forma di certe persone speciali alle quali sono stato portato mediante il governo superiore, mediante la rete frammentata di connessioni fra di noi.

È necessario formare una rappresentazione di questo sistema dentro di noi, anche quando è ancora immaginario, ma tanto vicino alla spiritualità quanto sia possibile. A parte questo, abbiamo bisogno di definire in maniera precisa chi è “una persona” in generale e “gli amici” in particolare, e cos’è “L’amore per gli amici”. Gli amici non sono coloro con i quali è gradevole convivere, andare a bere qualcosa, a cena, a ballare o a studiare.

Gli amici sono una connessione spirituale speciale, che non avviene con il proposito di dare soddisfazione reciproca. Il piacere può risiedere solo nel mezzo; però in realtà, l’amore per gli amici si ha quando ognuno agisce per soddisfare l’altro.

Questa è una delle difficoltà dello studiare la saggezza della Kabbalah.

La seconda difficoltà è che percepiamo la Torah come una storia che riguarda il nostro mondo: come se esistessero il tempo, il movimento e lo spazio, che in realtà non esistono nel mondo spirituale. Pertanto, questa “storia” che ascoltiamo della Torah, nemmeno esiste! Non esiste l’Egitto, né l’esilio in Egitto.

La Torah non descrive eventi storici, ma la sequenza di stati preparatori attraverso i quali passarono i kabbalisti, con il fine di ottenere la vera ed unica percezione della realtà che esiste.

Allora anche io devo costantemente immaginarmi non a studiare la storia che avvenne nei tempi antichi, con un gruppo di persone che scappavano da un luogo all’altro. Non riguarda questo, ma delle impressioni sensoriali di una persona che si trova in uno stato che definisce come esilio spirituale, esilio dal mondo spirituale. Allora è possibile immaginare cosa siano la redenzione e lo sviluppo spirituale. Si tratta solo di quello che succede all’interno di una persona.

Ogni giorno voglio separarmi sempre di più dalle narrazioni, dalla storia e dalla geografia e spiegarlo a livello interiore, sensoriale: il mio o quello di qualcun altro che vuole svilupparsi spiritualmente. Tutto questo si applica solo al periodo dello sviluppo spirituale di una persona. Pertanto, “l’amore degli amici” ed in generale tutta la Torah, devono essere considerati solo nella forma interna, in relazione al nostro sviluppo.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 06/03/2018, lezione sul tema: “Preparazione per Pesach”

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Non dimenticare…

La festa di Purim è la più felice, il miglior momento per grandi misericordie. Purim rappresenta tutto il nostro lavoro spirituale.

Tutti i giorni festivi sono legati alla connessione dell’anima frammentata di Adam HaRishon, il primo uomo, però solo Purim rappresenta la fine di questo processo, l’ultima azione, chiamata Gmar Tikkun, la fine della correzione.

Così ricordiamo tutto il nostro desiderio egoistico di ricevere piacere con tutto il suo tremendo peso e comprendiamo che non vi è modo di resistergli. Siamo molto deboli. Anche il giusto Mordechai si siede su una roccia di fronte alla porta del re, un povero anziano che nessuno nota, mentre Amman governa tutto il regno, come la mano destra del re.

Il Creatore, in proposito, incorona l’ego affinché governi, come è scritto: “Ho creato l’inclinazione al male”. Il faraone (l’egoismo) è il re del mondo, in diversi ruoli e personaggi. Solo quando l’uomo sente che l’esistenza è minacciata, si sveglia; chi lo aiuta a risvegliarsi? Amman lo fa dicendo: “Distruggiamo, dalla base, questa radice che potrebbe risvegliare il desiderio di dare o l’intenzione di dare, perché dovremmo lasciarla? Sono il re!”.

Quando raggiungiamo questa altezza del desiderio di ricevere che vuole controllare tutto con l’intenzione di ricevere, scopriamo che il desiderio di ricevere è materia immutabile, ma l’intenzione di ricevere è scorretta e possiamo controllare il desiderio di ricevere con l’intenzione di dare. Anche se l’intenzione di dare è contraria alla natura ed è molto debole, contraria alla nostra coscienza, comprensione e natura stessa ed inoltre il re, ovvero il Creatore, non la appoggia, lei è ancora lì. Come possiamo lottare? L’intenzione di dare è troppo debole, troppo tenue e delicata per confrontarsi con Assuero che appoggia Amman con il potere del male.

Però c’è una parte del desiderio di ricevere che si chiama “giudei” (Yehudi), questa parte possiede la forza potenziale dell’unione. Se una minaccia grave incombe su di essi, si uniranno. A prescindere dal fatto che questa unione venga loro imposta, provocata dal timore della distruzione, in qualche modo attrae la Luce che riforma, la forza superiore. Questa risveglia il re Assuero, che inizialmente appoggiò Amman, ma dopo l’unione degli ebrei, completa ed appoggia felicemente Mordechai.

Tutto dipende dal gruppo, che potenzialmente viene chiamato “giudei” (la parola ebrea per ‘giudeo’ [Yehudi] proviene dalla parola ‘unito’ [Yihudi]. Così quando si uniscono, prima per coercizione e dopo in maniera volontaria, ottengono una grande forza, prima per controllare il re Assuero e dopo per distruggere il potere di Amman, l’inclinazione al male che avrebbe potuto distruggerli facilmente.

Tutto questo fu fatto per la loro unione che aveva attratto quella grande forza che li aiutò ad unirsi anche di più e dopo, agendo con il potere dell’unione, sottomisero il potere della separazione, il potere di Amman.

Lo fanno in ogni grado e stato, perché questa è la correzione ed in Purim viene rappresentata come un miracolo. Purim è un’enorme volontà di ricevere, nelle sue 32 parti, che non è possibile correggere direttamente. Per questo viene considerata un miracolo, perché possiamo correggere gradualmente 288 parti del desiderio di ricevere, nei 125 gradi e, il cuore di pietra, si unisce a tutta la correzione, anche se non vi appare. Solo nell’azione finale, il cuore di pietra nasce ed è corretto dalle 288 parti ed anche le 32 parti entrano nella correzione in un sol colpo. Così arriva la Luce della fine della correzione.

A Purim possiamo vedere tutto questo processo di correzione: l’esilio e la liberazione di tutte le sue forme. Per questo Purim comincia con la lettura del capitolo Ricorda quello che Amalek ti ha fatto. L’intenzione per il proprio beneficio, chiamata inclinazione al male o Amalek, ci accompagna tutto il tempo e precisamente grazie ad Amalek arriviamo al Creatore.

Se non fosse stato per questa inclinazione al male, mai avremmo provocato l’unione, mai avremmo rivelato la nostra separazione dal Creatore e non saremmo riusciti ad essere uguali nella forma con Lui. È impossibile ottenere l’adesione senza l’aiuto di questa forza maligna che lavora nella linea di sinistra.

Per questo dobbiamo ricordare quello che Amalek ci ha fatto. In ogni stato il Creatore ci invia un aiuto al contrario, e questo è un grande aiuto. Abbiamo solo bisogno di sapere come relazionarci correttamente con queste forze della natura.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 27/02/2018, “Gli Scritti di Rabash”, articolo 21

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Le vacanze, fasi di correzione

Dalla Torah, (Deuteronomio 31:10 – 31:11): “Mosè diede loro quest’ordine: ‘Alla fine di ogni sette anni, al tempo dell’anno del condono, alla festa delle capanne, quando tutta Israele verrà a presentarsi davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto, leggerai questa legge davanti a tutta Israele, alle orecchie di tutti.’”

L’esame di coscienza, cioè l’esaminare i propri desideri negativi ed egoistici avviene prima del nuovo anno (Rosh HaShana).

Rosh HaShana è l’inizio della correzione; Il giorno del giudizio (Yom Kippur) è la fase successiva.

La correzione finale si verifica in Sukkot. Questo è l’”hibuk smol” (l’abbraccio dal lato sinistro) e l’”hibuk yamin” (l’abbraccio dal lato destro), cioè il disegno del Creatore e dell’essere creato insieme. La loro completa unione è rappresentata dall’ultimo giorno della festa di Sukkot chiamata Simchat Torah (Rallegratevi della Torah).

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno”, 23/01/2017

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