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Il miracolo che si festeggia a Hanukkah

Ogni festività ebraica ha un profondo significato spirituale. Hanukkah non fa eccezione. Durante Hanukkah si celebra il miracolo che avvenne ai Maccabei, che sconfissero il potente Impero Seleucide e i suoi alleati, gli Ebrei Ellenistici. Dopo la loro vittoria, pulirono il Tempio saccheggiato e trovarono solo l’olio sufficiente per accendere la menorah per un giorno. Ma, udite udite, l’olio durò per otto giorni.  Così i Maccabei ebbero tempo di procurarsi abbastanza olio da permettere alle candele della menorah di rimanere accese.

Tuttavia, in tutte le festività, trascuriamo un messaggio molto importante della ricorrenza. Le candele della menorah simboleggiano la nostra lotta con l’ego, il nostro odio per gli altri. Il bruciare della candela simboleggia il nostro trionfo nell’usare anche i nostri desideri più depravati a beneficio degli altri.

Tradizionalmente una candela è composta di tre elementi: 1) l’olio, che serve come combustibile, 2) lo stoppino, il filo che è immerso nell’olio e lo porta al bordo dello stoppino, e 3) il fuoco, che utilizza sia lo stoppino che l’olio (principalmente quest’ultimo) per bruciare. RABASH, il mio maestro, spiega che l’olio è un serbatoio di cattivi pensieri e intenzioni verso gli altri. Lo stoppino è un singolo pensiero o intenzione che emerge da quella miscela. Il miracolo avviene quando decidiamo che non vogliamo seguire le nostre intenzioni corrotte, ma piuttosto sviluppare l’amore per gli altri. 

Se ci riusciamo, è ritenuto equiparabile all’accensione della fiamma, e questo è considerato un miracolo. La fiamma ha bisogno costantemente di pensieri negativi,  altrimenti non avrebbe nulla da “bruciare” per innalzarsi, quindi i pensieri negativi sono necessari. Tuttavia, data la portata del nostro egoismo, ci vuole davvero un miracolo per elevarsi al di sopra della nostra cattiveria e trasformarla in pensieri positivi verso gli altri. 

È un miracolo ancora più grande quando questa trasformazione avviene non in una singola persona, ma in un’intera nazione. Il popolo d’Israele ha stabilito la sua identità nazionale proprio compiendo questo miracolo quando ognuno si è impegnato ad amare l’altro come se stesso.

Oggi abbiamo bisogno di un miracolo ancora più grande. Con il mondo intero interconnesso e tutte le nazioni impegnate in continue lotte di potere, il miracolo di cui abbiamo bisogno è che il mondo intero si elevi al di sopra dell’odio e del sospetto e li usi come combustibile, come olio, per accendere la fiamma dell’amore.

Le cronache del popolo ebraico non sono storie di un popolo vissuto in tempi antichi: sono lezioni per l’umanità. La nazione ebraica è costituita da persone che provenivano da tutto il mondo antico, quindi è naturale che i loro annali non riguardino solo loro stessi, ma soprattutto le loro nazioni d’origine. 

L’unione che i nostri antenati raggiunsero fu un “pilota” per un programma che tutto il mondo deve attuare oggi. Più rifuggiamo l’idea di elevarci al di sopra dell’odio e ci crogioliamo nell’odio reciproco, più saremo scossi quando finalmente ci renderemo conto che non abbiamo altra scelta che cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri, proprio come fecero allora i nostri antenati.

Simchat Torah: La causa della gioia sbloccata

Il fallito intento recente dei legislatori americani progressisti di ridurre l’aiuto della difesa per l’Israele e l’imminente commemorazione dell’ONU del ventesimo anniversario del Convegno antisemita di Durban, sottolineano, ancora una volta, come Israele e gli Ebrei in tutto il mondo siano isolati e criticati.

L’attenzione globale che stiamo ricevendo, per quanto negativa, è la nostra opportunità di essere “una luce per le nazioni”. Quindi, il festeggiamento di Simchat Torah (gioire per la Torah) quest’anno ha un significato speciale. É uno spiraglio per dimostrare al mondo una strada verso la luce che i nostri progenitori scoprirono secoli fa; la strada che volevano condividere con il mondo.

Dobbiamo solo praticare questo semplice metodo di unità tra di noi.  Il nostro esempio è tutto ciò che serve al mondo per potersi rendere conto  che c’è un’alternativa all’odio e al conflitto e che il popolo di Israele ci sta mostrando la strada.

I Giorni Sacri del calendario Ebraico, rappresentano il processo di trasformazione dal nostro essere ricettori a datori. Alla sua conclusione, il giorno di Simchat Torah, festeggiamo il successo di questo cambiamento predestinato.  La festività ci porta a riflettere sul tipo di individui che  siamo e che società siamo diventati.  Anche se scopriamo di non essere puri quanto vorremmo essere, c’è comunque motivo di gioire, poiché il riconoscimento della verità è il primo passo verso il cambiamento.

“Torah” è la parola ebraica per “istruzione” (“Hora’a). E’ scritto: “Ho creato l’inclinazione del male, ho creato la Torah come spezia”. La Torah è la luce che corregge il desiderio, ovvero la forza positiva della natura che ci connette al di sopra del nostro egoismo.  Simchat Torah rappresenta la correzione finale di questo desiderio in cui ci connettiamo senza limiti tra di noi e con la natura.  Questa correzione completa è la ragione della gioia (Simcha).

Il Libro di Zohar (Teruma) scrive che la “Torah è luce, e chi si impegna nella Torah è ricompensato con la luce”.   La luce di cui parla lo Zohar è una forza creatrice che genera ogni cosa che esiste.  Simile allo Zohar, l’ARI scrive nell’Albero della Vita:  “Sappiate che prima che le emanazioni fossero emanate e le creature create, la luce semplice superiore aveva riempito tutta la realtà”. Questa luce, continua l’ARI “ha emanato, creato, formato e fatto tutti i mondi”.

La luce funziona secondo un principio molto semplice: la dazione. Questa qualità di dazione ha creato ogni cosa che ci circonda, l’universo intero con noi al suo interno. Quando studiamo il nostro universo, le galassie, i pianeti, le piante, gli animali, persino noi stessi, stiamo, in realtà, studiando le manifestazioni di questa luce.

Simchat Torah celebra la gioia di chi riesce ad acquisire la qualità della Torah (luce): completa e assoluta benevolenza. “L’inclinazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua giovinezza,” e “ogni inclinazione dei pensieri del cuore [dell’uomo] era solo il male,” ci dice la Torah nella Genesi.

Quando nasciamo siamo il completo opposto della dazione, della luce.  La maggior parte di noi è soddisfatta, e persino ignara, della sua natura egocentrica.  Ma quando questa natura inizia a danneggiare noi stessi e gli altri, ci obbliga a cercare alternative.  E’ questa la situazione che si sta manifestando nel nostro mondo, oggi.

Nonostante l’apparente difficoltà, c’è una via lastricata e collaudata per realizzare la trasformazione che dobbiamo intraprendere. Non puoi dare nel modo necessario quando sei da solo, hai bisogno di persone che la pensano come te con le quali puoi “esercitarti” a dare.  Attraverso queste esercitazioni, insieme, si crea una società sostenibile e prospera di datori che ha acquisito la qualità benevole della luce.

La necessità di diventare datori per poter stabilire un società fiorente è l’impulso dietro l’antica enfasi ebraica dell’amore per gli altri.  “Ama il prossimo come te stesso”, “come un unico uomo con un unico cuore” e “non fare all’altro ciò che odi” non erano intesi come principi morali, ma come strumenti pratici per creare una società i cui membri hanno acquisito la qualità della dazione o, in altre parole, una società che gioisce con la Torah.

Ci sottomettiamo costantemente alla nostra natura innata e scoppia così l’odio reciproco.  Eppure, anche se forse non ne siamo consapevoli, abbiamo il rimedio per la nostra condizione: esercitarci a dare al di sopra del nostro egoismo, riuscendo così a guarirlo.  Il libro  Maor Vashemesh affermava, duecento anni fa, che “La cosa da cui tutto dipende è l’amore e la fratellanza tra i figli di Israele, perché quando ci sono pace, amore, fratellanza e amicizia tra di loro, possono ricevere la Torah.”

Allora la gioia arriva realmente, com’è scritto: “la gioia è un riflesso delle buone azioni di dazione”.

Questo è perché la Torah è la forza che è pronta a correggere l’odio e la separazione tra di noi e trasformarli in connessione e amore, che è la scoperta detta “Simchah” (gioia).  Con essa la persona sente al suo interno l’intero vasto sistema che la circonda, e conquista una vita eterna, intera e felice.

Sukkot: una coperta di pace per il mondo intero

La festività di Sukkot (Festa dei tabernacoli)  è una tradizione importante e gioiosa che rappresenta l’ascesa spirituale. Il vero significato di questa festa è di costruire una nuova realtà di comprensione reciproca e sostegno, una sukkah (capanna) di pace, attraverso la forza positiva che generiamo attraverso la nostra coesione. 

Oggi, con la disunione come denominatore comune tra le famiglie, le società e le nazioni, il principio di questa festività è particolarmente rilevante. 

Questa festività viene anche detta: “Festa del raccolto” perché festeggia l’incontro annuale per la vendemmia. Com’è scritto “”Il quindicesimo giorno del settimo mese, quando raccoglierete i prodotti del paese, celebrerete la festa del Signore per un periodo di sette giorni.” (Levitico 23:39)”.

Da un punto di vista spirituale, Sukkot simboleggia  un processo molto bello di cambiamento interiore.  È abitudine festeggiare questo evento  in una struttura provvisoria, costruita specificamente per questo periodo, la sukkah.  Il tetto, detto schach, viene costruito dai “rifiuti di fienili e cantina”. 

Questi rifiuti rappresentano le cose che buttiamo via e che consideriamo meno essenziali.  Innalziamo i valori come la dazione, la premura, l’empatia, la solidarietà, la responsabilità reciproca, al di sopra delle nostre teste, come gli attributi più preziosi e importanti che possano esistere, come un tetto che ci ripara dal sole cocente.  Com’è detto nel Cantico dei Cantici: “Mi sedetti alla sua ombra con grande gioia…”

Il fatto che costruiamo il tetto, la copertura della capanna festiva, specificamente con gli elementi che solitamente scartiamo, simboleggia l’ intenzione di invertire i nostri valori e trasformare noi stessi da individui egocentrici in esseri umani, amorevoli e empatici. Sembra che oggi questi ideali siano proprio ciò di cui abbiamo bisogno per poter mitigare l’impetuosa rabbia che si diffonde nelle nostre vite quotidiane.  

Sukkot è una chiamata per uscire dalla comodità della nostra “casa” egoistica, ovvero l’amore per sé, e costruire una nuova struttura, una sukkah, come simbolo del nuovo mondo che possiamo creare se acquisiamo le qualità della dazione e fratellanza, le qualità più importanti, per creare una società solida e sostenibile, dalla quale tutti trarranno beneficio.  

Cosa ci impedisce di creare una buona vita per tutti, compresi noi stessi? Non è altro che l’ego umano: il desiderio di godere a spese degli altri.  Come parte dell’evoluzione naturale umana, l’ego è cresciuto in proporzioni terribili, mentre la natura desidera che manteniamo la sua legge basilare di equilibrio tra tutti i suoi elementi: inanimato, vegetale, animale e umano. 

Le dure condizioni che l’umanità sta sopportando con una pandemia globale, gli squilibri climatici e le perturbazioni mondiali, sono i tentativi della natura di invertire il nostro stato di separazione e avvicinare i nostri cuori gli uni agli altri.

Stati tali richiedono la costruzione di una vera sukkah di amore e unione, che coprirà l’intera umanità per un futuro positivo.  Prima comprendiamo la lezione che la natura ci sta insegnando e prima possiamo trasformare la nostra vita, sfuggente e fragile, in una vita positiva, stabile e pacifica.  

Noi, come popolo ebraico, dobbiamo essere un esempio di coesione e guidare la strada che gli altri seguiranno, riunendo il mondo intero sotto una grande coperta di paglia dove saremo uniti come uno.  Quando questo avverrà, l’abitazione provvisoria della sukkah sarà completata come lo spazio comune che facciamo tra di noi, nei nostri cuori, assicurando all’umanità una vita sana e una coesistenza felice sotto un unico tetto globale.  

I Giorni di Penitenza dell’Umanità

Questa settimana iniziano i Dieci Giorni della Penitenza. In questi giorni, tradizionalmente, gli Ebrei si pentono per i loro misfatti durante l’anno passato e chiedono perdono sia l’uno all’altro che al Creatore del mondo. Guardando all’anno passato, però, sembra che il mondo intero abbia bisogno di un processo di pentimento. Anziché pregare che le tragedie finiscano, dobbiamo capire che siamo noi che le abbiamo causate, quindi se smettiamo di fare ciò che è sbagliato, anche le tragedie finiranno. 

Pentimento non significa rimorso. Significa, innanzitutto, una riflessione su ciò che abbiamo sbagliato e un impegno a cambiarlo da qui in avanti.

Quando ero bambino potevo fare quasi tutto quello che volevo.  I miei genitori e le persone che mi circondavano perdonavano la mia disobbedienza, attribuendola alla mia età.  Man mano che crescevo, la gente gradualmente ha cambiato atteggiamento nei miei confronti; sono diventati più severi  e rigidi, a volte mi hanno anche punito e non capivo il perché.  Quando ho chiesto a mia madre, lei mi ha spiegato che non ero più un bambino, e dato che stavo crescendo dovevo comportarmi da grande.  E quando non lo facevo mi rimproveravano. 

Ora, siamo tutti quanti in questo stato.  Noi, la razza umana, non siamo più bambini. Siamo cresciuti, siamo diventati estremamente potenti, eppure rimaniamo dispettosi come quando eravamo bambini.  Di conseguenza, tutti intorno a noi, l’intera realtà, ci stanno rimproverando. Proprio come gli adulti mi rimproveravano quando non dimostravo un livello di maturità che si aspettavano da me, la natura ci punisce quando il nostro comportamento è infantile in confronto a come dovremmo comportarci.  

La differenza tra un bambino e un adulto sta nel rapporto con gli altri. Un bambino vede solo se stesso; un adulto vede la collettività e se stesso come parte positiva e contribuente della collettività. Un bambino è contento quando ottiene ciò che vuole, un adulto è contento quando contribuisce al collettivo, alla comunità, e trova ricompensa e soddisfazione nella gioia degli altri. 

La natura ci spinge in questa direzione: diventare più attenti e amorevoli. I disastri naturali dell’ultimo anno (e degli anni precedenti) non sono punizioni della natura; sono le conseguenze della nostra sconsideratezza verso gli altri e verso la natura. Se cambiamo la nostra mentalità, essi finiranno, dato che è la nostra mentalità egocentrica che li causa. 

I Dieci Giorni di Penitenza ci ricordano di riflettere su come trattiamo gli altri. E’ un’opportunità di riconoscere il male che stiamo causando attraverso il nostro narcisismo e di fare uno sforzo comune di riformare noi stessi, a beneficio di tutti.

Rosh Hashanah, un Nuovo Inizio

“L’uomo è lupo per l’uomo” diceva il proverbio latino Homo homini lupus. Questo descrive, in maniera appropriata, il modo in cui ci trattiamo tra di noi, nella società attuale. Forse siamo arrivati al punto in cui pensiamo di non avere nulla per cui gioire, abbiamo distrutto la Terra, famiglie, paesi e popoli, culture e l’educazione. Siamo arrivati a una situazione estremamente brutta. Ma d’altra parte, questo punto basso potrebbe servire come un’opportunità per esaminare il nostro stato, ripartire e risalire da questa situazione in Rosh Hashanah, questo nuovo anno. 

Tutto dipende da quanto acutamente ci giudichiamo, valutiamo il tempo che abbiamo perso per modificare il nostro stato, dichiariamo “Basta!” e facciamo i passi necessari per una nuova vita. E questa nuova vita non implica necessariamente la costruzione di qualcosa di nuovo oltre alle buone relazioni tra di noi. 

Rosh Hashanah, dalle parole “testa” o “inizio” [“Rosh” in ebraico] e cambiamento [“Shinui”], indicano l’inizio del cambiamento, l’abilità di trasformare la nostra direzione attuale di sofferenza, insicurezza e vuoto, in una nuova strada nella vita, caratterizzata da felicità, sicurezza e realizzazione.

I simboli della festività di Rosh Hashanah assomigliano allo stato che aspiriamo a raggiungere. Le mele con il miele rappresentano il desiderio per un nuovo anno dolce e felice. Mangiare un melograno con i semi simboleggia tutte le buone azioni che dobbiamo compiere verso gli altri.  Una pagnotta rotonda cotta al forno è l’intero, la vita completa che vogliamo raggiungere.  E la testa di un pesce ci ricorda di essere “la testa e non la coda”. Il pesce simboleggia inoltre l’animale che vive nell’acqua e l’acqua è una grazia.  E’ come un neonato, circondato dall’acqua all’interno dell’utero della mamma.  Dunque, ognuno di questi simboli indicano che siamo alla soglia di una nuova era, una nuova vita. 

Dove esattamente dobbiamo iniziare questo processo di cambiamento?  Il primo passo  verso un nuovo inizio è attraverso la consapevolezza.  E’ importante rendersi conto che le relazioni umane, negative o positive, determinano la vita intera.  Agiscono non solo su di noi ma su ogni livello della natura: inanimato, vegetale, animale.  Il livello umano è il livello più alto della scala della natura, quindi se aggiustiamo il modo disfunzionale e incauto in cui trattiamo gli altri, questa correzione penetrerà il resto del sistema. 

I crescenti problemi che stiamo vivendo a livello globale dovrebbero risvegliare in noi una profonda introspezione al punto che ci rendiamo conto che tutto dipende da noi, dal nostro atteggiamento verso il nostro destino, verso la natura, verso tutti. Una profonda valutazione sulla qualità delle relazioni tra di noi rivelerà quanto dannosi siamo stati gli uni verso gli altri nell’ultimo anno, la causa radice del dolore e della sofferenza che di conseguenza riceviamo. 

Ne consegue che un buon anno sarà determinato dal nostro desiderio di attuare la grande regola della Torah, “Ama il prossimo come te stesso”. Dobbiamo analizzare noi stessi secondo questo principio, se abbiamo agito correttamente verso gli altri o meno. Con la rivelazione delle forze maligne nella società umana e in natura, speriamo di essere abbastanza intelligenti per renderci conto che la nostra forza si trova nella nostra unione. 

Allora, anziché divorarci tra di noi come lupi, ci comporteremo come una comunità forte di esseri umani amorevoli che si sostengono e  si amano costantemente. 

Buon Rosh Hashanah!

Il Coronavirus è l’inizio delle piaghe d’Egitto?

Domanda: E’ da poco passata la Pasqua ed il simbolo di questa festività sono le dieci piaghe inviate al Faraone. L’epidemia di Coronavirus è l’inizio di una serie di cataclismi?

Risposta: Non c’è dubbio che siamo arrivati ad una fase molto interessante del nostro sviluppo, che oggi ci richiede di avvicinarci sempre di più e nel modo più corretto. Ciò che ci viene richiesto non è di commerciare e guadagnare usandoci a vicenda per trarre profitto a spese di qualcun altro, ma relazioni reciproche attraverso delle buone connessioni. Dopodiché potremo volare, muoverci e connetterci quanto vorremo.

Domanda: Stai parlando di qualche genere di relazione sensoriale interiore?

Risposta: Parlo delle intenzioni.

Domanda: Oggi, infatti, sentiamo una grande dipendenza reciproca. Quando in passato un ghiacciaio si scioglieva da qualche parte, o se c’era una guerra, ciò non era affatto avvertito. Oggi, invece, ha un effetto sul mondo intero e ovviamente tutti sono interessati. Esiste una certa solidarietà ma è apparentemente negativa: non voglio essere dipendente dagli altri.

Quando sentiamo questa dipendenza, come possiamo passare da un’integrazione forzata un’integrazione positiva?

Risposta: Non c’è nulla che possiamo fare. Possiamo solo imparare dall’esempio dell’antico Egitto. Anche lì tutto avvenne attraverso i colpi, attraverso le dieci piaghe egiziane.

Immagina che se non ci sia il Coronavirus allora ci sarà qualcos’altro. Diciamo che viviamo serenamente come facevamo due mesi fa.

E all’improvviso comincia una guerra in Africa o in America Latina, non importa dove, a causa della quale l’estrazione di qualche materia prima, per esempio qualche metallo raro, si ferma. A causa della produzione di quei soli due paesi che si trovano in guerra, l’intera economia si può fermare. Cosa faremo allora?

Tutti i governi cominceranno a perseguitare questi due paesi che combattono fra loro e che hanno fermato l’esportazione di materiali necessari al mondo intero. Il mondo scoprirà nuovamente la dipendenza globale e dovrà adottare misure che assicurino relazioni buone e regolari tra tutti. Altrimenti non ci sarà nulla.

Commento: Wikipedia, comunque, dà la seguente definizione di interdipendenza: “In una relazione interdipendente si presume che tutti i partecipanti si influenzino reciprocamente a livello emotivo, economico, ambientale, morale ed in altri modi”. In altre parole, la dipendenza non è solo fisica ma anche morale.

La mia risposta: Sì, si manifesta a tutti i livelli.

Domanda: Significa che nella società esiste una mancanza di comprensione di questa dipendenza?

Risposta: Questa è la cosa principale. Questo è il motivo per cui quando vogliamo rovinarci la vita a vicenda, cessiamo gli scambi commerciali, persino a nostro discapito, solo per essere sicuri che per gli altri sarà ancora peggio.

Domanda: Quale genere di dolore pensi che le persone provino oggi? In che modo il virus influenza le persone? In che stato è l’umanità?

Risposta: Oggi le persone non sentono ancora la piena essenza di questo problema. Lo digeriscono ma, per così dire, lo stanno ancora soffocando; non sono veramente preoccupate….“Bene, certamente c’è un virus. Bene, su 100 milioni di persone ne sono morte 100. E allora?”. Vedi, questa portata non può impressionare il mondo.

Commento: Fu lo stesso in Egitto, anche quei colpi cominciarono lentamente, tuttavia, abbiamo la possibilità di tornare in noi.

La mia risposta: Sì. Diffondendo il metodo della connessione integrale possiamo spiegare che tutto questo può essere fermato.

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Dalla trasmissione di KabTV “Il Coronavirus sta cambiando la realtà”, 12/03/2020

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Purim: sul calendario e nel cuore

I simboli della festività di Purim sono l’occultamento e l’usanza di vestirsi con abiti festosi indossando maschere. Da dove viene questa tradizione di mascherarsi? Il personaggio principale di Purim è la Regina Esther, che rappresenta il regno (Malchut), ossia il sistema che controlla l’intero universo. Questo regno è chiamato “Esther”, che significa occultamento.

In effetti, ai giorni nostri, vediamo che tutto è in occultamento. Non sappiamo chi ci controlla e siamo inconsapevoli del fatto che esiste un programma nella natura che dirige le nostre vite. Ci troviamo in un campo dove governa una certa forza superiore che si manifesta sotto forma di molte forze differenti che creano una vasta rete che guida l’intero mondo.

Solo ora la scienza inizia gradualmente a scoprire che in natura tutto è interconnesso e che il mondo è un sistema chiuso e integrale, fatto di connessioni globali. Noi vediamo solo una piccola parte della realtà. Non stiamo parlando di qualche energia oscura sconosciuta nell’universo, ma di qualcosa che è completamente nascosto a noi e che non possiamo neanche immaginare. Tutto il nostro mondo è in totale occultamento.

La natura inanimata, vegetale ed animale è governata dagli istinti e così non si pone domande. Invece l’individuo deve capire il motivo per cui vive e se non trova la risposta a questa domanda si sente molto limitato, deluso dalla vita e non sa cosa fare di sé. Il suo corpo animale continua la propria esistenza ordinaria, dando vita a nuove generazioni, ma lui si sente infelice.

L’individuo sente che esiste un certo occultamento, un sistema, Malchut, che ci dirige in un modo nascosto, come fosse la grande Regina Esther. Esther non appare come una donna, ma come un intero regno che ci governa in modo da non capire dove stiamo andando e cosa stiamo facendo.

Il popolo di Israele ha affrontato molte volte, nel corso della storia, la condizione di Purim, ossia si sono trovati sotto la minaccia della distruzione. Questa minaccia arriva al fine di risvegliarci e di ricordarci il nostro ruolo affinché non continuiamo a vivere come tutte le altre 127 nazioni di cui parla la Meghillà di Ester.

Dobbiamo rivelare Esther, cioè dobbiamo portare questo occultamento alla rivelazione. Tutte le altre nazioni con cui viviamo agiscono per risvegliare in noi questa missione. È impossibile risvegliare le persone e il loro desiderio egoistico attraverso il bene e farle pensare alla vita spirituale. Gli ebrei cercano di dimenticare la loro missione. Essi scavano nei loro valori materiali, lottando per il successo nella scienza e nella cultura, e soprattutto per il denaro e per il potere.

Re Assuero e il suo aiutante Haman appaiono al fine di risvegliarci. Di fatto essi non comprendono cosa stanno facendo in quanto esiste un altro Re sopra ad Assuero, che è completamente nascosto, ma che decide tutto per portare l’umanità a conseguire il Creatore. Questo è possibile solo attraverso gli ebrei, perché in essi esiste un segreto nascosto, un gene spirituale che permette loro di farlo.

1. Haman è il desiderio egoistico che non può essere corretto ma solo distrutto. Haman e i suoi 10 figli sono il sistema malvagio inadatto alla correzione e che si oppone al governo della forza superiore, che è il desiderio di dare e amare gli altri come se stessi. Haman non può essere d’accordo con questo, perciò dobbiamo uccidere questo tipo di inclinazione dentro di noi.

2. Il grande desiderio egoistico, Haman, si prepara ad uccidere tutti, sia Mordechai che Re Assuero, al fine di poter governare da solo su tutto il regno. Questo egoismo enorme non può arrivare a collaborare con nessun’altra forza, ma cerca pieno controllo su tutti. Per questo nei nostri tempi Haman è rivelato ovunque: nelle religioni, nei credo e anche nei governi, quando questi ultimi dichiarano che possono governare il mondo da soli.

Ma la Meghillà di Esther ci dice che, per ordine del re, Haman viene impiccato sull’albero che era stato preparato per l’esecuzione di Mordechai e la città di Shushan ne celebra la liberazione. Così arriviamo al fatto che non esiste più male nel mondo perché noi lo abbiamo distrutto e cancellato.

In pratica, la Meghillà di Esther ci spiega come l’umanità rivela tutto il male nel mondo e capisce che è necessario distruggere l’egoismo, ossia il desiderio di ricevere per il proprio bene. Così arriveremo ad una condizione totalmente positiva, cioè alla fine della correzione dove non ci sarà più male nel mondo. La festività di Purim è dedicata a questo, festeggiamo e beviamo fino al punto di “non distinguere più il maledetto Haman dal benedetto Mordechai”, perché non esiste più Haman nel mondo e non c’è più bisogno di preoccuparsi dell’egoismo.

3. Il malvagio Haman è nascosto dentro ogni individuo e dentro tutte le nazioni perché è il desiderio egoistico di controllare gli altri. Quando noi toglieremo questo male, quando lo rimuoveremo, allora ci avvicineremo alla rivelazione del bene, alla rivelazione del sistema superiore che ci governa. Senza il male è impossibile rivelare il bene, o perfino avvicinarsi ad esso. Il male esiste proprio per farci sentire il bisogno del bene ossia per guidarci verso la bontà.

Dobbiamo rivelare il male dell’egoismo in ogni individuo e in ogni paese nel mondo, e saggi come Mordechai, Esther e Assuero, agire contro Haman assicurandoci che questa forza maligna scompaia dal mondo. Questo è quello che dobbiamo imparare dalla Meghillà di Ester e spero che ci riusciremo.

Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1094 – Occultamento e rivelazione su Purim”, 14/03/2019

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Buona vacanza di concepimento spirituale!

Più ci addentriamo nella spiegazione della festa di Hanukkah, più ci convinciamo che essa contenga l’intero percorso, tutti gli eventi e tutti gli stati attraversati da chi vuole rivelare il mondo spirituale, la forza superiore.

Potrebbe sembrare una storia antica che si è trasformata in una festa popolare o per bambini: accendere delle candele, mangiare delle ciambelle dolci…..

Tuttavia, in realtà, Hanukkah racchiude l’intera lotta di ogni essere umano nel tentativo di tirarsi fuori da questo mondo, elevandosi al di sopra di esso. L‘essere umano supera tutti gli ostacoli che il Creatore gli pone davanti per rivelare, al di sopra di essi, il mondo superiore, il suo stato eterno e perfetto, il “vantaggio della Luce proveniente dall’oscurità”.

Questo vantaggio si rivela proprio in contrapposizione con gli stati transitori e imperfetti che ci giungono in tempi di grandi calamità e guerre, la realizzazione della natura umana egoistica.

Discernimenti, discernimenti, discernimenti… attraverso tutti gli stati che siamo destinati a sperimentare. Nessuno può aggirare o saltare qualsiasi discernimento od ostacolo; bisogna percorrerli tutti uno dopo l’altro. Nessuno riceverà più o meno lavoro degli altri: ognuno può avere i propri toni e misure, ma in realtà, ognuno di noi percorre ogni passo di questo cammino.

Non solo siamo tutti parti di un unico corpo, ma attraverso la frammentazione siamo anche diventati inclusi l’uno nell’altro e ogni persona si trova all’interno di tutti. Una volta, prima di questa frammentazione, la reciproca inclusione si verificava solo nei desideri di dazione.

Tuttavia, dopo la caduta a seguito del peccato di Adam HaRishon, i desideri di ricevere e di dare si mescolarono l’uno con l’altro, insieme alla Luce superiore che li aveva colmati al momento della frammentazione. Come risultato, ogni stato include tutti gli altri e viene percepito solo attraverso la mancanza di correzione. Pertanto, ogni persona deve passare attraverso tutti gli stati.

La qualità della dazione, Bina, deve essere rivelata durante Hanukkah. Ci spiega tutte le nostre caratteristiche, il nostro percorso, l’uscita della persona dalla rivelazione di questo mondo verso la rivelazione del mondo superiore che le mostra da cosa deve separarsi e liberarsi, da cosa deve allontanarsi e a cosa deve avvicinarsi, aderire, connettersi e in quali forme.

Tutto questo è contenuto nella festa di Hanukkah, nelle correzioni che dobbiamo affrontare. Potremmo chiamarla “la festa del concepimento spirituale e dell’allattamento” che è, per ora, un piccolo livello. Eppure è già uno stato spirituale: anche se una persona non può ancora usarle praticamente, sta già raggiungendo la comprensione e le forze che appartengono al mondo superiore, al mondo spirituale.

Si entra nel livello di Bina, e questo è l’ingresso al giardino dell’Eden! Da questo stadio in poi, costruiamo noi stessi in equivalenza di forma con il Creatore. Prima della festa di Hanukkah, egli correggeva se stesso solo per elevarsi al di sopra del suo egoismo, per liberarsene e separarsene. Leggendo articoli su Hanukkah, ci sforziamo di controllare, discernere e comprendere le condizioni che ci permettono di acquisire la qualità della dazione: Bina.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15/12/2017, lezione sull’argomento: Hanukkah secondo la Kabbalah

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Il miracolo di Hanukkah

Domanda: Il miracolo di Hanukkah è avvenuto quando una lanterna che doveva rimanere accesa per un solo giorno continuò a rimanere accesa per otto giorni. Cosa rappresenta la lanterna, lo stoppino e l’olio dal punto di vista della Kabbalah?

Risposta: La lanterna è un serbatoio con uno stoppino che galleggia nell’olio. Grazie allo stoppino, possiamo accendere l’olio che sale sullo stoppino e brucia. Separati, olio e stoppino non brucerebbero, ma quando lo stoppino viene immerso nell’olio, la lanterna si accende.

Lo stoppino rappresenta il rifiuto della Luce. L’olio rappresenta il carburante, ma non può bruciare da solo. Pertanto, dobbiamo capire che, attraverso il nostro lavoro, il nostro egoismo crescente viene trasformato nel suo opposto, com’è scritto: “L’angelo del male diventa quello del bene” oppure “L’angelo della morte diventa l’angelo della vita”.

I Maccabei trovarono il serbatoio di olio perché cercarono di raggiungere la qualità di amore e dazione, la connessione tra loro, e furono in grado di accenderlo perché opposero grande resistenza a coloro che, fra la popolazione, adoravano gli idoli greci e costruirono templi greci a Gerusalemme.

Quella dei Maccabei fu una guerra interiore, dentro di loro, non una guerra esterna con Greci o Ellenisti all’interno di Israele. Quando superarono la loro resistenza egoistica, trasformarono il risentimento tra loro nello stoppino immerso nell’olio e furono in grado di accenderlo.

Pertanto, il serbatoio di olio con lo stoppino rappresenta proprio il lavoro spirituale della persona. Non significa semplicemente trovare un barilotto: la cosa principale è essere in grado di accenderlo. Quando i Maccabei, superando la resistenza dei loro ego, si unirono, trovarono il barilotto e poterono metterci dentro lo stoppino e accenderlo. In altre parole, trasformarono il loro egoismo che cominciò ad essere illuminato dalla Luce superiore, e le loro anime si accesero, illuminate dalla Luce. Questo è il miracolo di Hanukkah.

Domanda: Perché la lanterna rimase accesa per otto giorni invece di uno?

Risposta: Perché se lavori per lo scopo dell’amore e della dazione sali più in alto. Ci sono otto Sefirot tra Malchut e Bina, otto parti del desiderio. Sebbene ci sia una sola Malchut, attraverso la resistenza, cioè, la fede al di sopra della ragione, essa illumina tutte le Sefirot fino alla più alta: Bina.

I Maccabei furono in grado di elevarsi alla vera qualità della dazione, chiamata fede al di sopra della ragione. La ragione è in Malchut, mentre la fede è in Bina. L’ascesa da Malchut a Bina rappresenta il miracolo di Hanukkah.

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Dalla trasmissione di KabTV “Il significato kabbalistico di Hanukkah”, 07/12/2017

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Sukkot: l’umanità può vivere in armonia sotto lo stesso tetto

Il Times of Israel ha pubblicato il mio nuovo articolo “Sukkot: l’umanità può vivere in armonia sotto lo stesso tetto

La parola casa rappresenta ormai un concetto relativo per milioni di persone in tutto il mondo. Ogni giorno la ricerca di migliori opportunità e posti di lavoro spinge milioni di esseri umani a migrare verso nuovi luoghi. Un numero sempre crescente di persone non ha alcuna possibilità di sopravvivere e ed è costretto a spostarsi a causa di guerre, persecuzioni, crimini o disastri naturali. Vediamo cosa può insegnarci la festa di Sukkot per creare un vero senso di appartenenza e di convivenza pacifica.

In primo luogo cerchiamo di farci un’idea sull’aspetto demografico del problema. Secondo le Nazioni Unite si stima che circa 258 milioni di persone in tutto il mondo vivano in una nazione diversa da quella in cui sono nate, con un aumento del 49% negli ultimi due decenni. Un terzo di esse ha dovuto fuggire da paesi nei quali era in pericolo la propria vita, per cercare un rifugio sicuro, soprattutto verso i paesi più ricchi.

I leader dell’Unione Europea stanno cercando senza successo di risolvere quella che è considerata la più grande crisi dei rifugiati e degli sfollati del nostro tempo. In alcune città europee i sentimenti anti-immigrati si sono rapidamente trasformati in profonde tensioni sociali. Nel frattempo, negli Stati Uniti si stima che oltre 11 milioni di immigrati privi di documenti cerchino di entrare, con la conseguenza di una crisi umanitaria lungo il confine con gli Stati Uniti.

Nel mondo di oggi è difficile trovare esempi di stabilità, costanza e responsabilizzazione. Le dinamiche del nostro mondo globale e interconnesso, dove lo spostamento di ogni individuo influisce su tutti gli altri, ci costringono costantemente all’instabilità e all’imprevedibilità. In un sistema di interconnessione reciproca, dipendiamo tutti gli uni dagli altri. Nulla può essere utile per qualcuno se non lo è per tutti.

Il corso naturale dell’evoluzione

La migrazione di milioni di persone da una nazione all’altra fa parte del programma evolutivo della natura. Lo stesso vale per il cambiamento del clima globale, un’altra potente causa di delocalizzazione e incertezza. Gli esempi più recenti sono la devastazione causata dal tifone Mangkhut nelle Filippine e dall’uragano Florence negli Stati Uniti. Quest’ultimo ha lasciato una scia di distruzione stimata in 22 miliardi di dollari di danni e migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa di evacuazioni forzate.

Tuttavia, noi possiamo prevenire queste batoste. Se prima che ci arrivi il colpo dalla natura comprendessimo il piano di sviluppo definito dalla natura, potremmo condurre l’intera razza umana verso nuovi e luminosi orizzonti.

Che cosa, quindi, ostacola la creazione di una buona vita per tutte le persone?

Non è altro che l’ego umano, ovvero il desiderio di godere a spese degli altri. Come parte dell’evoluzione naturale dell’umanità, l’ego è cresciuto fino a proporzioni grottesche come un cancro all’interno del sistema, mentre la natura si aspetta che noi osserviamo la sua legge fondamentale di equilibrio tra tutti i suoi elementi: inanimato, vegetale, animale e umano.

Prima comprendiamo la lezione che la natura ci insegna, prima possiamo trasformare la nostra vita fugace e fragile in una vita positiva, stabile e pacifica.

Siamo creature abitudinarie

Una persona, come qualsiasi altro animale, cerca comfort e sicurezza. È interessante notare che la festa di Sukkot (Festa dei tabernacoli) è un richiamo a uscire dalla nostra confortevole “casa” egoistica per costruire una nuova struttura, una sukkah, il simbolo del nuovo mondo che possiamo costruire per noi stessi e dove possiamo trasformare la nostra natura egoistica nella qualità della dazione.

Perché sono così importanti la ricostruzione e la delocalizzazione? Inoltre, che cosa hanno a che fare con noi?

Mentre l’umanità si è sviluppata, essa ha cercato di assicurarsi un futuro solido, ma la triste realtà è che nel corso del tempo la vita è diventata solo più complessa. In passato tutto sembrava più semplice. La vita sembrava avere continuità, comfort e stabilità. I genitori ereditavano le case e le lasciavano ai propri figli. Le persone avevano un lavoro sicuro e poche preoccupazioni per una futura fonte di reddito. Ma negli ultimi anni tutto sembra aver rapidamente perso valore.

Le famiglie sono sempre più in confusione. Tutto sembra soggetto a cambiamenti. In generale si potrebbe dire che la casa confortevole di ieri è diventata oggi il riparo temporaneo dalla tempesta che si sta avvicinando a noi.

Ma qual è l’ironia più dolorosa della nostra epoca? È quella che, in un’era tecnologica in cui abbiamo abbondanza di risorse per garantire una vita sicura e confortevole per tutti, usiamo i nostri progressi per danneggiarci a vicenda, impegnandoci in guerre, conflitti e lotte costanti, e creando un’atmosfera di crescente ansia piuttosto che di crescente fiducia. La nostra natura malvagia sta soffocando le nostre aspirazioni per una vita piacevole.

La scommessa più sicura che possiamo fare oggi è quella di esplorare in profondità la natura e identificarne le regole ferree. Comprendendo la tendenza dello sviluppo della natura possiamo garantire un progresso rapido e indolore.

La conoscenza del funzionamento interiore del sistema della natura è la nostra unica ancora di salvezza nel mondo che cambia. Abbiamo bisogno di acquisire una conoscenza universale che includa il riconoscimento del sistema della natura, comprendendo come funziona e dove dirige il nostro sviluppo come esseri umani. Quando comprenderemo questo sistema, ci allineeremo con la legge generale della natura, la forza che opera e controlla tutto nella realtà.

Dall’amor proprio all’amore per gli altri

La formula con cui possiamo iniziare a far nostro questo potere superiore è “Ama il prossimo tuo come te stesso”. L’osservanza di questa regola richiede l’uscita dall’ego con cui siamo stati creati, l’uscita dalla nostra casa permanente di amor proprio e l’ingresso in una nuova dimora fatta di amore per gli altri. Questo è ciò che la saggezza della Kabbalah ci insegna e questo è il messaggio interno di Sukkot.

Amare il nostro prossimo come noi stessi è il mezzo per scoprire una nuova casa. Sulla via che porta dall’amor proprio all’amore per gli altri, la nostra immagine della realtà viene rimpiazzata.
I nostri sensi sono invertiti, la mente e il cuore cambiano direzione dall’interno verso l’esterno e ci viene rivelato un mondo opposto. Improvvisamente vediamo un mondo più alto e più vasto in cui si trova il programma di sviluppo e gestione della nostra vita.

Inoltre, quando i nostri occhi si aprono per vedere che siamo tutte parti di un solo organismo vivente, smettiamo di commettere errori e ci assicuriamo una felice convivenza sotto un unico tetto comune e globale. Felice Sukkot!

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