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2.000 anni prima della creazione del mondo

Nel corso della nostra storia, più noi ci siamo allontanati dalla Torah, e più lei si è avvicinata a noi.

In che modo la Torah divenne un libro?

“E quando Egli desiderò e pensò di creare il mondo, che fu così rivelato in un desiderio davanti a Lui, Egli avrebbe guardato alla Torah e creato il mondo.” (Il Libro della Torah, “Toledot”)

Pensaci, il mondo non esisteva ancora ma la Torah esisteva già. Egli non guardò un libro quando creò il mondo. Non era il libro che fu dato al popolo di Israele sul Monte Sinai.

La Torah è un programma di sviluppo globale, una guida completa alla creazione. Questa è la matrice di cui tutti siamo parte. E’ impossibile scavalcarla o sfuggirne. Ma ad un certo punto, ad un certo momento della nostra crescita, conosceremo il programma che da essa fu predeterminato. Non riceveremo semplici informazioni, ma saremo consapevoli di dove siamo e di cosa ci sta accadendo.

E’ come con un bimbo piccolo che dopo i suoi primi anni “inconsapevoli” comincia a capire che vive in un mondo più ampio e che questo mondo richiede la sua partecipazione attiva. Nell’evoluzione dell’uomo, arriva un momento in cui la matrice lo sveglia dal suo oblio infantile. Dice addio alla sua culla e al nido, apre la porta e lascia la sua casa.

In quel momento, tutto cambia: il mondo acquista volume, suono, colori e significato. Ne risulta che la vita sia un percorso che ha uno scopo eterno e che possiamo avanzare consapevolmente, tramite la nostra libertà di scelta, insieme. Allora non è più solo la matrice ad avere un impatto su di noi, ma anche noi abbiamo un impatto sulla matrice.

Quindi, diventiamo consapevoli del piano generale e della forza che agisce su di noi. Duemila anni fa l’umanità raggiunse questo livello. Le persone che si auto-definirono kabbalisti scoprirono l’unico sistema della realtà e cominciarono a studiarne le leggi, a connettersi ad esso e a descriverlo.

Perciò conseguirono la Torah, scrissero libri che riflettevano le sue caratteristiche e le sue leggi e, cosa più importante, la direzione che ci mostra. Videro l’immagine generale e capirono il processo generale, così come noi comprendiamo le fasi generali della crescita di un bambino.

“Prima che il mondo fosse creato, la Torah aveva preceduto il mondo di duemila anni.” (Il Libro dello Zohar, “Truma”)

All’apice del conseguimento del piano, un’intera nazione viveva essendo consapevole delle sue leggi in una realtà che era molto più vasta della nostra. Ma un giorno tutto sparì. Cadde dalla sua elevazione e, con esso, collassò la speranza per l’intero mondo. Allora la Torah divenne semplicemente un libro, che ci dice come dovremmo vivere sulla Terra: un libro sacro speciale. Ma abbiamo già dimenticato la struttura della creazione, il metodo per elevarci al di sopra di noi stessi, lo strumento per conseguire l’unione nel mondo.

La porta fu chiusa e tornammo proprio al nido dove avevamo vissuto fino a quel giorno.

La rottura delle alte frequenze

Ci sono 54 Parashot (sezioni) nella Torah, 613 comandamenti, 79.976 parole, 304.805 lettere. Viene letta nelle sinagoghe in base alla Parasha settimanale. Contiene la storia della nazione ebraica, dei suoi capi spirituali, cominciando dai patriarchi sino a Mosè, la Torre di Babele, la terra che il Creatore aveva mostrato ad Abrahamo, l’errare nel deserto, la schiavitù in Egitto, il Monte Sinai che fu preso dalle fiamme e dal fumo…

Se leggiamo la Torah in questo modo, se la capiamo in questo modo, manca la parte principale ed è un involucro senza un riempimento. Letta in questo modo è distaccata dalle radici, proiettata in un’immagine che sta nella nostra coscienza ordinaria, e che viene etichettata sotto il titolo di “Sacre Scritture”.

Questo è il modo in cui viene trasmessa attraverso la percezione egoistica del mondo e smette di essere il piano del nostro sviluppo. Non si muove; non è attraente; non ci sviluppa; non rivela nuovi mondi e non ci dà il potere di rivelarli, ma di fatto ci calma e ci mette a dormire. Per alcuni potrebbe essere una tradizione; per altri è una raccolta di leggi assolute della nostra esistenza corporea. In passato unì la nazione ma ora la divide, ci separa e mette le persone dalle due parti opposte del recinto.

No, questa non è la Torah, non la forza che cambia una persona e ci tira fuori dal nostro ego primitivo che è limitato alla nostra vita corporea. In passato ci ha chiamato verso l’alto e ora è diventato uno strumento di pressione sui popoli, che li obbliga, li interroga e li limita. Le persone la studiano a memoria, verificando i suoi riscontri storici ma minando così le sue basi ideologiche. Le religioni sono cresciute intorno ad essa, il misticismo ed i cinici si riuniscono attorno ad essa, i filosofi la citano e gli scienziati la studiano cercando di decifrare il suo codice.

E’ diventato il primo best seller di tutti i tempi e di tutte le nazioni già tanto tempo fa. Quelli che la Torah chiama “proprietari di casa” non vogliono superare la soglia della loro “casa” per qualcosa di più grande.

“Sono persone piccole e limitate che arrivano qui indifferentemente, riempiendoci con diverse droghe e principalmente tenendo la droga della vita lontano dalla nostra vista… per soffocare la voce del Creatore che ci chiama dalle profondità dell’anima e riempiendo tutti i mondi: chiediMi e vivi.” (Rav Kook).

Quando arriva la grande festa della ricezione della Torah noi, ancora una volta, la rifiutiamo, e rimaniamo qui con il libro. Anche se è speciale, anche se è sacro, è un libro e non il grande tessuto della creazione nel quale siamo cuciti, che ci piaccia o no, un libro, non un mondo enorme e non un sistema maestoso che ci circonda perché per noi fu creato.

Lo respingiamo. Perché? Perché vive nella dazione e questo ci insegna.

Il veleno sulla punta della spada

“Il principio fondamentale per conseguire la Torah è l’unione, come un solo uomo con un solo cuore.” (“Maor Va’Shemesh“)

Sul Monte Sinai ci fu dato un approccio comune al sistema generale e ci fu consentito di entrare in contatto con esso consapevolmente, di studiarlo, di esplorarlo e di essere incorporati in esso nella nostra mente e nelle nostre sensazioni. Il codice di accesso è l’amore per gli alti, l’interfaccia software è una relazione con gli altri basata sulla dazione. La Torah ha lo scopo di rivelare il conglomerato di forze che operano su di noi, che impattano su di noi e ci consentono di essere mutualmente ed effettivamente connessi con loro. Quindi, usiamo la Torah: lasciamo il nido, cresciamo e maturiamo.

La trasformazione non ha luogo nelle nostre fantasie, non nel prossimo mondo, ma qui e ora, nell’elevarsi al di sopra dell’ego, e questa è la ragione per cui è così facile per le persone verificare se stesse e capire se si riceve la Torah come antidolorifico o come scusa. Il criterio è semplice: usiamo la Torah così come ci trattiamo a vicenda, sia come medicina che come veleno.

A giudicare dalla situazione attuale, ci troviamo ad un bivio: divisi, schiacciati, litigiosi e costretti ad accettare tutto ciò che è inevitabile. Non è la faccia positiva della Torah che ci accompagna sulla strade del nostro obiettivo, ma la negatività della nostra essenza alla quale siamo abituati, ma che è solamente così distruttiva.

Nel frattempo, il mondo cresce “nei suoi pannolini” e affronta situazioni che non sarà capace di gestire senza un saggio insegnante. E’ solo in teoria che una persona può valutare con sobrietà la situazione ed arrivare alla giusta conclusione. Nella pratica, i nostri desideri sono molto più forti di noi e anche sull’orlo di un abisso continuiamo ad andare avanti con le nostre azioni infantili. Questa è la nostra natura.

I saggi usano la metafora chiara ed amara di vedere l’angelo della morte con una goccia di veleno sulla punta della lama della sua spada e l’uomo “obbediente” apre la bocca e la ingoia. Questo perché non possiamo fare le cose diversamente. Anche la nostra saggia nazione è caduta nella trappola dell’ego e sembra che, ancora una volta, sia diretta verso il “patibolo”, a giudicare sia dai conflitti interni in Israele che tra gli ebrei all’estero. Per loro, Israele sta diventando un’inutile responsabilità dalla quale saranno felici di chiamarsi fuori una volta per tutte.

Questo risultato è inevitabile a meno che non accettiamo la Torah, a meno che non diventiamo responsabili l’uno dell’altro a dispetto della montagna di dubbi e di odio che incombono su di noi. Questo è dove sta la nostra libertà di scelta, poiché la Torah, diversamente dall’angelo della morte, agisce solo se lo vogliamo noi, se ne abbiamo bisogno non solo con le parole ma nelle necessità e se la consideriamo come una medicina per le nostre divisioni, come la saggezza della dazione e della giusta cooperazione reciproca con il sistema generale.

Affrettati ad amare

Siamo tutti differenti e vediamo il mondo in maniera diversa. Questo è del tutto normale. La Torah non chiede a nessuno di rinunciare ai propri principi ed ai propri credo. Non ha bisogno di artificiali compromessi socialisti. Ci innalza al livello in cui rimangono solo i cuori e le connessioni fra loro. Allora tutto si unisce insieme.
“Affrettati ad amare, poiché l’ora è giunta.” (Rabbi Elazar Azikri)

Nessuno ha ragione o torto. Tutti, prima o poi, ci troviamo davanti alla nostra montagna di odio e al bisogno di prendere una decisione comune. L’essenza di tutto ciò è la nascita dell’uomo, la nascita di una nuova società, di un nuovo atteggiamento di vita e l’uno verso l’altro. Se desidereremo questo, il sistema ci aiuterà, ci guiderà e risponderà alle nostre domande. Altrimenti, ci porterà ad affrontare i fatti che si sono presentati sulla punta della lama di una spada.

Quindi, se la domanda è se riceveremo la Torah o meno……si, la riceveremo. La prossima domanda è se riusciremo ad accelerare l’amore.

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L’invito a rivelare la Torah

Shavuot è la festa del donare e del ricevere la Torah. Questo è un giorno molto importante, perché la Torah è tutto! La Torah è il sistema in cui esistiamo, una “matrice” al di fuori della quale non possiamo vivere. E’ scritto ne Il Libro dello Zohar che la Torah è stata creata anche prima della creazione del mondo. Il Creatore stava esaminando la Torah quando creò il mondo.

Abbiamo bisogno di capire che cosa significhi questo. La Torah è un programma, uno schema di tutta la realtà, un motore grazie al quale esiste questa realtà e si sviluppa dall’inizio alla fine.

In altre parole, la Torah non è un libro che si può prendere dallo scaffale, leggerlo e capirlo, ma una matrice, un mondo in cui si può entrare e rivelare il sistema di tutta la realtà. In questo modo, è possibile capire come esso viva e si sviluppi, come ci controlli, e come noi dipendiamo da esso.

Ha anche un elemento speciale che si chiama la libertà dal desiderio di una persona, grazie al quale siamo in grado di influenzare il nostro destino, se vogliamo ricevere la Torah. Tuttavia, dalla parte del sistema, il dono della Torah si verifica sempre.

Cioè, il sistema è costruito in modo tale che si realizza senza chiedere il nostro permesso. Ma, allo stesso tempo, noi possiamo includerci in lui, e in proporzione alla nostra conformità con il sistema, cominciamo a studiarlo, a comprenderlo e a interagire con lui per dare e ricevere secondo le sue leggi.

Quindi, attraverso la nostra partecipazione, siamo anche in grado di accelerare lo sviluppo di tutta la realtà con l’aggiunta delle forze positive che agiscono nel sistema della Torah.

Il dono della Torah significa che il sistema è pronto perché noi lo possiamo conoscere. E la ricezione della Torah è il nostro graduale ingresso nel sistema attraverso i 125 gradini ed il suo completamento con le nostre azioni positive. Grazie a questo, siamo in grado di essere chiamati “uomo” e considerati come coloro che compiono la Torah.

Le leggi del sistema che noi accettiamo sono chiamate comandamenti. Nella misura in cui correggiamo noi stessi, diventiamo sempre più inclusi nel sistema.

Inizialmente il nostro desiderio di godere viene creato come opposto al sistema, quindi non possiamo influenzarlo positivamente. Ma mentre noi correggiamo gradualmente i nostri 613 desideri verso la dazione per il bene della dazione, e più tardi anche alla ricezione per il bene della dazione, diventiamo figli della Torah.

Tutto questo enorme sistema ci è stato nascosto fino ad ora, ma ci stiamo avvicinando a lui. Abbiamo ricevuto il permesso, l’accordo e l’invito ad avvicinarci e addirittura a diventare inclusi e prendere parte nel lavoro del sistema. Anche se non abbiamo ancora iniziato il vero lavoro, giorno dopo giorno, facciamo passi che ci avvicinano ad esso. Questo è un grosso problema e un enorme privilegio al tempo stesso.

Pertanto, la festa del dono della Torah è così importante per noi; dopo tutto, noi celebriamo il fatto che ci viene data l’opportunità di avvicinarci al sistema della vera realtà e di partecipare ai lavori della forza chiamata il Creatore, il sistema generale dei mondi superiori. Speriamo di avere successo!

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Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24/05/17, Shamati #66 “Il Dono della Torah

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Giudica te stesso

Domanda: La saggezza della Kabbalah dice che non esiste il peccato, ma che si tratta di esperienza. Ma poi parliamo sempre di redenzione e del perdono dei peccati prima di Yom Kippur. Se il peccato è una mancanza di fede nel Creatore, allora perché la saggezza della Kabbalah non è anche una religione oltre che una scienza?

Risposta: La saggezza della Kabbalah non dice nulla a riguardo di una persona che perdona se stessa.

Il perdono dei peccati durante Yom Kippur è legato alla persona stessa. Una persona deve giudicare se stessa per non essere abbastanza gentile con gli altri, per non avere lavorato abbastanza per connettere le persone.

Questo riassume il giudizio di una persona su se stessa; nessuno la giudica. Non c’è nessuno davanti al quale dover rendere conto. Una persona giudica se stessa e si comporta di conseguenza.

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Dalla lezione di Kabbalah in lingua russa del 25/09/16

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Dr. Michel LaitmanDomanda: Nel Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur) è consuetudine pregare e chiedere la remissione di tutti i peccati commessi. E’ davvero possibile ricevere un tale perdono?

Risposta: Questa operazione non viene fatta per mezzo di una sorta di divinità che ci guarda dall’alto, ma attraverso il comune sistema della natura in cui esistiamo. Una persona deve portare questo sistema alla forma assolutamente perfetta con rispetto per se stessa, in modo che tutti in questo sistema siano connessi e ne ricevano la forza del bene che colma tutti. Tutti devono farlo: ogni uomo e ogni donna.

L’unico modo per correggere i nostri peccati è quello di andare avanti e correggere il passato attraverso questa progressione. Non vi è alcun bisogno di consumarsi per i peccati commessi nel passato, dobbiamo sempre guardare avanti. Tutto quello che ho fatto fino a oggi non è stato fatto da me, ma è successo perché il programma della natura si svolgeva in questo modo.

Tuttavia, la mia innocenza per i crimini del passato non mi solleva dall’obbligo di correggerli. Dopo tutto il problema esiste! Perciò il Creatore ci dice che Egli ha creato l’inclinazione al male e ogni giorno questa creazione si aggiorna; in altre parole, questo male si rinnova quotidianamente.

Lui stesso ci conferma che tutto quello che abbiamo fatto fino a oggi viene registrato sul suo conto. Ma, nello stato in cui ci troviamo oggi, abbiamo bisogno di correggerci. Nessuno ci biasima per il passato; tuttavia, dobbiamo ripagare il nostro debito.

Domanda: Allora cosa significa che le trasgressioni possono essere in relazione all’amico e in relazione al Creatore?

Risposta: Chiedere perdono agli amici per la trasgressione significa esaminare e correggere i nostri rapporti con tutti, uno dopo l’altro, punto per punto. E se mi rapporto al sistema generale, in forma integrale, e mi rivolgo alla sua qualità comune, chiamata il Creatore o “vieni e vedi”, allora faccio un calcolo riguardo a Lui. Dopo tutto, ho creato questo “luogo” e l’ho corretto.

Chiedere perdono al Creatore significa chiedere il perdono tutti assieme. Poi scopro che c’è una forza dentro di loro che connette tutti. E se ho fatto questo, significa che ho raggiunto un pentimento pieno.

Se nella connessione con gli altri mi connetto al Creatore, allora la mia richiesta di perdono è stata accettata. Il Creatore colma il sistema che ho costruito e diventa me.

La connessione con le altre persone è quella che ci porta a connetterci con la forza superiore, la richiesta di perdono da parte di tutti è il pentimento di fronte al Creatore e la benedizione di tutti è la benedizione del Creatore.
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Dal programma di KabTV “Una Nuova Vita” 27/09/16

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Dr Michael LaitmanDomanda: Perché c’è la tradizione della redenzione prima del nuovo anno (Capodanno ebraico), e i saggi avvertono che il Creatore registra tutte le nostre azioni e ci presenta il conto? Suona come se ci fossero previste delle sanzioni per le nostre cattive azioni?

Risposta: Questo è molto semplice. Noi tutti siamo legati in un sistema chiuso che ci connette gli uni agli altri attraverso miliardi di fili: tutte le persone, le pietre, le piante e gli animali. Tutto è connesso insieme; quindi il “libro delle punizioni” è questa rete stessa.

Ogni volta che faccio un qualsiasi movimento, non uno esterno con le braccia o le gambe, ma uno interno, riguardante la connessione fra noi, diventando più vicino alla gente o più lontano da loro, viene immediatamente realizzato e sentito nella nostra connessione. Vuol dire che io vengo subito registrato nel libro della natura per il beneficio o il danno che ho causato. C’è un conto generale di quanto io ho influenzato il sistema, dal momento che è integrale e chiuso.

E’ come le cellule di un corpo, in cui ciascuna di esse è legata a tutte le altre. Ne consegue che tutte le mie azioni e l’influenza sul sistema sono registrate in esso e lo cambiano in qualche modo.

Inoltre, io non mi trovo in un singolo punto del sistema, ma mi diffondo in tutto il sistema, fra tutti i miliardi di persone, di animali, di piante e di materia inanimata, e li influenzo. Io sono assolutamente in tutti e li posso portare sia all’unione che alla separazione con le mie azioni. Questo vuol dire che io sono registrato nel libro.

Il nostro desiderio egoistico cresce ogni istante perché l’evoluzione ci muove in avanti costantemente, e noi ci sviluppiamo di generazione in generazione e durante tutta la nostra vita. Pertanto, ogni giorno io devo preoccuparmi di correggere tutte le opportunità mancate per connettere tutte le persone in un unico sistema.

Se trascuro i miei doveri, allora contribuisco alla separazione generale. Anche la mia ignoranza non mi esime dal castigo. Dal momento che io non contribuiscono alla connessione, conduco alla discordia.

Se quando mi alzo al mattino non mi comporto in modo da unire il mondo intero, o almeno la totalità di Israele in una sola famiglia, questo viene definito un comportamento che è dannoso per il sistema. Dopo tutto, l’egoismo è in continua crescita e noi non lo correggiamo, noi non aggiustiamo la nostra connessione.

Se ho fatto qualcosa di male o di buono a una persona, questo influenza l’intero sistema. E anche se semplicemente non ho fatto nulla di buono, anche questo conta come una rovina, perché nel frattempo l’egoismo che ci separa è cresciuto. Tutto questo viene registrato sul mio conto in due colonne: debito e credito.

Domanda: Se chiedo perdono alla vigilia del nuovo anno, tutti i miei debiti saranno cancellati?

Risposta: Nulla sarà cancellato. L’idea è che la persona faccia un calcolo interno con se stessa e decida che d’ora in poi deve causare solo la connessione del sistema. Essa si pente veramente per il suo passato e prende una decisione per il futuro. Queste non sono parole vuote con nulla dietro di sé, ma sono il risultato di una seria preparazione.

La persona giura che da questo giorno in poi controllerà costantemente e correggerà ciascuno dei suoi desideri. Alla fine tutti noi dovremo arrivare allo stato in cui l’intero sistema è stato corretto. Nessuno farà questa correzione al posto nostro. Quello che io posso correggere o danneggiare dentro la mia anima, come nella cella di un corpo, nessuno può correggerlo a parte me.

Pertanto, la mia redenzione non cancella i peccati del passato, ma mi dà l’opportunità di iniziare come se ripartissi da zero per correggerli. A causa del fatto che d’ora in poi io comincerò a fare buone azioni, aggiungerò le mie malefatte passate a loro e le correggerò.

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Da KabTV “Nuova Vita” del 27/09/16

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Dr. Michael LaitmanDomanda: E’ sbagliato pensare che ci sia un Dio al di sopra di noi, che sta guardando le nostre azioni e a cui abbiamo bisogno di chiedere perdono?

Risposta: Una persona passa attraverso vari stadi di sviluppo. Pertanto, è impossibile affermare che alcune delle sue convinzioni siano corrette e altre no. Lei oggi pensa in un certo modo, ma gradualmente corregge la sua percezione, innalzandosi nella conoscenza e nei sentimenti.

E allora, naturalmente, il concetto di “Io e il Creatore” cambia completamente. Io sento sempre di più che la forza superiore è il risultato della mia connessione con le altre persone e non esiste al di fuori di questo. Solo l’essenza del Creatore (Atzmuto), che è assolutamente inaccessibile a me, esiste indipendentemente.

Pertanto, dobbiamo afferrare saldamente il concetto che il Creatore esiste solo nella connessione con le persone. Non ci può essere nessun appello al Creatore, tranne dalla nostra unione; dopo tutto, noi creiamo il posto per la Sua rivelazione attraverso la nostra unione.

A questo punto ognuno deve giudicare se stesso: quanto è connesso con gli altri? Questa è tutta la sua redenzione. E’ impossibile giudicare una persona individualmente. Questo è un grandissimo sbaglio che facciamo sempre istintivamente: pensare a noi stessi, contando solo su noi stessi, e agendo da soli.

E’un errore fatale che abbiamo continuato a fare per migliaia di anni. La separazione dal Creatore è la causa della nostra terribile dimenticanza.

Commento: Purtroppo, questo risuona in modo molto rilevante come causa della separazione, del disaccordo e dell’ostilità fra le varie correnti e fazioni.

Risposta: Il popolo di Israele è già passato attraverso questi stati durante la distruzione del Primo e del Secondo Tempio. Gli Ebrei si uccidevano a vicenda allora, non solo con le parole, ma anche con le armi vere, spargendo sangue fraterno nelle guerre civili. Spero molto che oggi non arriveremo a questo. Non abbiamo ancora preso le nostre spade, ma stiamo seriamente combattendo gli uni contro gli altri con tutti gli altri mezzi.

Questo perché abbiamo dimenticato chi siamo, qual è il fondamento della nostra nazione, e la nostra responsabilità a muoverci verso l’unione; anche se, in realtà, questa è proprio la nostra correzione e la correzione di tutto il mondo.

[194.370]

Da KabTV “Nuova Vita” del 27/09/16

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Dr. Michael LaitmanDomanda: Durante questi ultimi giorni dell’anno Ebraico è usanza chiedere perdono ai propri amati e al Creatore per tutto ciò che abbiamo fatto. Da dove proviene questa tradizione?

Risposta: Prima di tutto dobbiamo capire chi è il Creatore. E’ la forza superiore della natura. Non possiamo conseguire questa forza da soli.

Questa forza di manifesta nell’aver creato la creazione, che è il desiderio di gioire e di ricevere appagamento, e la riempie nella misura in cui questo desiderio diventa simile alla forza superiore.

Se la creazione, il desiderio di ricevere, si rende simile al Creatore, dando, allora il Creatore la riempie e, in questa misura, la creazione comincia a rivelare il proprio artefice.

Inizialmente, le persone sono completamente opposte al Creatore; pensano solo al proprio piacere e non vogliono dare nulla a nessuno.

Tuttavia, se sappiamo come cambiare la nostra natura con l’aiuto della saggezza della Kabbalah, cominceremo a rivelare il Creatore, la forza di amore a dazione che ci da appagamento, salute e ci innalza sopra al tempo, al movimento e allo spazio, nel mondo della bontà assoluta.

E tutto questo è solo nella misura della nostra equivalenza con questa forza di dazione e di amore che è chiamata il Creatore. Quindi dov’è il Creatore? E’ nella connessione fra le persone, se ci uniamo fra di noi. Tutti i livelli della natura: inanimato, vegetale, animale e umano sono connessi in un unico sistema. Il livello umano sta sopra tutti gli altri in questa gerarchia e la connessione fra tutte le parti di questo sistema dipende solo da lui.

Nella misura in cui una persona sarà capace di stabilire buone connessioni fra tutti e rendere questo sistema integrale, interconnesso, equilibrato e gentile, basato sull’amore e sull’aiuto reciproco, il Creatore, la forza superiore, sarà rivelata in questo sistema.

Questa rete in cui la creazione esiste, è chiamata il “luogo” che è riempito con la forza superiore. E’ impossibile rivelare questa forza al di fuori di questo luogo, di questo vaso, che è generato dalla nostra relazione reciproca. Questo è l’unico mezzo per percepire il Creatore; non c’è alcun altro modo.

La propria relazione con le altre persone definisce la propria relazione verso il Creatore. Più renderemo gentili le nostre connessioni con gli altri, più riveleremo la forza superiore che si manifesta fra di noi.

Non ha senso chiedere al Creatore perdono sino a che una persona non paga tutti i propri debiti verso le creature, verso le altre persone. Se stabiliamo buone relazioni fra di noi e forniamo al Creatore il luogo per rivelarsi, allora questo sarà il nostro appello a Lui e la nostra preghiera di perdono.

Non ci è richiesto di mettere in atto nessun altro pentimento, davanti al Creatore, se non quello che ci porta a investire nelle corrette relazioni con gli altri. Altrimenti si tratterebbe solamente di ipocrisia.
Perché dovrei chiedere perdono al Creatore se, avendo potuto creare un luogo corretto dove Egli si sarebbe potuto rivelare, non l’ho fatto? Dopo tutto, questo è tutto il mio lavoro e, invece che farlo, piango e mi appello a Lui chiedendo aiuto. Perché Egli dovrebbe avere bisogno di salvarmi se io stesso non ho fatto nulla per questo?

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Da KabTV’s “Una Nuova Vita” 27/09/16

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La traversata del Mar Rosso (Yam Suf), parte 3

Dr. Michael LaitmanDomanda: Cos’è il passaggio del Mare Finale (Yam Suf – Mar Rosso)?

Risposta: La traversata dello Yam Suf significa che fugge dall’Egitto solo chi è davvero capace di muoversi verso la disconnessione da qualsiasi interesse personale, da qualsiasi pensiero su se stesso, e chi vuole staccasi dal Faraone e di fugge via; il mare si divide solo per queste persone.

Domanda: Cos’è il “mare”?

Risposta: Il mare sono quelle acque, quella forza potente (Gevura) e quella legge della natura che tu non puoi attraversare con i pensieri e le intenzioni egoistiche, per percepire la realtà che esiste nelle intenzioni altruistiche e nei pensieri al di fuori di te.

Domanda: Perché questo mare si chiama Suf (fine – finale)?

Risposta: Perché questa è la fine del potere del Faraone, la fine dell’Egitto. La fine del cosiddetto “questo mondo”; tutto il resto è parte del mondo futuro.

Domanda: Che cosa significa che il mare si divide in due parti?

Risposta: È davvero un miracolo, il miracolo dell’esodo dall’Egitto, perché qui opera la forza speciale che nella saggezza della Kabbalah si chiama GAR di Chochma. Le acque del mare, queste potenti forze, si dividono nel mezzo; questo significa che la forza della dazione passa tra loro.

Stiamo parlando delle forze interiori dell’uomo. Dopo tutto, non si tratta di persone sulla riva del mare, ma di tutto ciò che accade all’interno dell’uomo.

Egli percepisce improvvisamente di avere qui l’opportunità di allontanarsi dal controllo del Faraone, di innalzarsi al di sopra di lui, e allora si dividono le acque che egli vede come una potente forza di fronte a lui.

Le acque non sono solo la bellissima forza di Chassadim, che significa misericordia. Le acque sono anche una forza potente. Le acque si dividono per alcuni desideri, per gli altri invece si chiudono e li annegano.

Domanda: Quindi, come fa il mare a “spaccarsi nel mezzo”?

Risposta: Il mare viene diviso dalla forza della fede quando io sono pronto ad andare sopra la mia conoscenza, sopra i miei sentimenti, quando voglio andare secondo la dazione universale, la forza all-inclusive dell’amore, la legge che opera in tutto il sistema come contrappeso al mio attuale e personale sistema egoistico.

E improvvisamente accade un miracolo, nel momento in cui sono davvero in grado di connettermi al sistema comune con la mia piccola sfera e di vedere l’intero sistema. E nella mia piccola sfera vedo un vero e proprio miracolo, quando una parte dei miei desideri è in grado di connettersi alla forza universale della dazione, all’anima comune, e una parte di essi “sta affogando nel mare”, cioè subisce una correzione speciale nel momento in cui “annega” e dopo, a causa di questo, si sveglia e comincia a correggersi.

Domanda: La forza della fede dell’uomo può forzare il mare a dividersi?

Risposta: Sì. Accade un miracolo se io sono d’accordo che questo avvenga, davvero d’accordo, e sono pronto a pagare per questo con la mia schiavitù e la mia fuga. Questo è chiamato miracolo perché succede a me non secondo l’ordine dei gradi ma improvvisamente e non secondo l’ordine di causa ed effetto. Comunque sia, quando raggiungo un tale stato questo accade sicuramente.

Vi sono leggi che si applicano. Tu arrivi ad un punto in cui se soddisfi queste condizioni, accade un miracolo anche a te, come ad un qualsiasi altro uomo. Perché è un miracolo? Perché tu non puoi immaginare come questo accade. Ma tu puoi raggiungere questo punto in cui il miracolo accadrà.

Domanda: Lei ci sta dicendo che viviamo all’interno di un programma che ci attira come raggi laser; tutto ciò che vediamo intorno a noi in realtà non esiste ed esiste solo un pensiero che proietta un film di fronte a noi …

Risposta: Questa è la nostra vita, un gioco della fantasia.

Domanda: Qual è la traversata dello Yam Suf in questo film?

Risposta: È il distacco dal nostro egoismo e l’affiliazione ad un sistema comune che vediamo, sentiamo e di cui diventiamo inclusi. In noi vengono rivelati i desideri integrali, i pensieri e le capacità che sono comuni a tutto il sistema. Comprendiamo tutto ciò che accade nel mondo da un capo all’altro, come dobbiamo comportarci e come da questo momento in poi raggiungiamo l’obiettivo comune per l’intero sistema in cui finalmente possiamo rispondere alla domanda: “Per cosa stiamo vivendo?”

L’attraversamento del Mar Rosso è una transizione verso una nuova visione della parte di questo sistema che ci sta proiettando questo film.

Domanda: Qual è la condizione per l’uomo per poter stare davanti allo Yam Suf (Mar Rosso), per essere in grado di compiere il miracolo del mare che si dividerà davanti a lui e che lui entrerà in questo pensiero superiore che proietta l’intera realtà per noi?

Risposta: Il requisito è molto semplice! Egli deve unirsi a Mosè, a quel pensiero e a quel desiderio dentro di lui. Egli deve ascoltare la sua voce ed essere proprio aderito a lui senza controllo, criticismo, senza niente! Solo per seguirlo!

Mosè è la qualità della dazione e dell’amore, l’unione tra tutti, ovvero, il gruppo in cui noi realizziamo questo metodo. Solo l’unione! Con il suo aiuto scappiamo dal Faraone che vuole dividerci tutti.
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Dalla trasmissione di Kab TV “Nuova Vita” 21/04/16

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Il Mare Finale: Yam Suf

Dr. Michael LaitmanDomanda: Che cosa rappresenta il Mare Finale [Mar Rosso]?

Risposta: Il Mare Finale (in ebraico Yam Suf) è il confine tra l’ego e la liberazione da esso. Non è ancora altruismo, non è amore e dazione, ma l’uscita dall’ego.

Al confine tra l’egoismo e l’altruismo si trova la barriera d’acqua. L’acqua ha due qualità: da un lato la qualità del cosiddetto Gevurot, cioè le leggi severe, le forze rigide, e dall’altro le forze della misericordia e dell’amore.

L’acqua composta di queste due forze rappresenta il confine che divide l’Egitto (il mondo egoistico) e il mondo altruistico. Pertanto, è necessario passare, cioè sfondare la parte dell’acqua che rappresenta la forza rigida che protegge l’Egitto e che non permette di uscirne.

Se l’uomo riesce a passare questo muro d’acqua, entra nel liquido amniotico che inizia a svilupparlo come un feto nel grembo della madre. Ma egli deve odiare l’ego così tanto da essere in grado di sbarazzarsene. E allora le acque si divideranno.
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Il pentimento prima di Rosh Hashanah

Dr. Michael LaitmanPer chiedere perdono, bisogna sapere che cos’è l’amore per le persone come te e che cosa significa farsi queste domande “Cos’è che non ho fatto in nome di questo amore? Se è necessario sentire di avere l’amore per altri, che è la principale Mitzvah (Precetto) della Torah, lo sento o non lo sento affatto?”. Molte persone pensano che sia sufficiente fare solo le Mitzvot (Precetti) fisiche.

I Kabbalisti ci consigliano di unirci in gruppi di 10, in modo che insieme possiamo verificare se ci stiamo veramente trattando bene a vicenda. Stanno tutti cercano di prendere le distanze dal proprio ego e si connettono agli altri, si integrano con i desideri di tutti e sentono l’amore tra di noi?

Se ci rendiamo conto che tutto questo non esiste, ci sentiamo da biasimare, quindi chiediamo perdono. Il perdono serve per non uscire dalla condizione principale di “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Oggi, questa condizione è diventata un imperativo per tutto il mondo per poter uscire dalla crisi globale. Ma il popolo di Israele deve essere il primo a realizzarlo, e noi non lo facciamo. Quindi chiediamo la forza che ci aiuti a raggiungere questo amore. Vediamo chiaramente di non essere preparati a svolgere questa condizione da soli, tuttavia, possiamo chiedere aiuto. E concludiamo il Selichot (Perdono) chiedendo di poter compiere la principale Mitzvah e far avvicinare le persone. Attraverso questo, ci avviciniamo sempre più anche noi alla forza superiore, al Creatore.

L’uomo non può realizzarlo da solo, quindi lavoriamo in gruppo, questo è il modo in cui controlliamo se abbiamo raggiunto o meno la reciproca dazione e la connessione. Altrimenti abbiamo bisogno di chiedere la forza per aiutarci a connetterci e per raggiungere l’unione. Questa richiesta comune è chiamata preghiera e deriva dalla nostra connessione, dal centro del nostro cerchio, come una colonna che si erge verso l’alto. Quando esaminiamo la nostra unione, raggiungiamo il Selichot.

Da questo punto, vediamo che senza studiare la Saggezza della Kabbalah è impossibile scoprire cosa chiedere, da cosa dobbiamo essere attratti, lo scopo della Creazione e come la Torah è collegata alle Mitzvot di amore per gli altri e di amore per il Creatore attraverso l’intero ordine della correzione. La Saggezza della Kabbalah ci insegna come realizzare noi stessi secondo ciò che è scritto nella Torah. L’unica Mitzvah è quella di superare il nostro ego e di raggiungere la connessione e l’unione tra tutti. Essa comprende, al suo interno, tutto il resto delle Mitzvot, le quali sono correzioni individuali del nostro ego. Il desiderio egoistico è composto da 613 parti, dobbiamo correggerle tutte a cominciare dalla più semplice fino a quelle sempre più difficili. Così è necessario effettuare le 613 correzioni, chiamate le 613 (Taryag) Mitzvot.

Quando ci aiutiamo l’un l’altro, in ultima analisi, raggiungiamo la redenzione, nel senso che scopriamo la forza superiore, il Creatore, dentro la nostra connessione reciproca corretta della dazione e dall’amore. Questo è il perdono prima di Rosh Hashanah. Ovviamente, è impossibile iniziare un nuovo anno, un nuovo inizio, il livello successivo, verso il quale dobbiamo salire grazie alla nostra correzione, senza chiarire tutto quello che abbiamo passato. E questa è l’essenza del pentimento, chiedere con maggior vigore alla Luce che Riforma di correggerci e di renderci possibile il raggiungere un’unione ancora più forte.

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Dalla trasmissione di Kab.TV “Selichot” 17.08.2015

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