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Non ci sono fermate lungo la via

Domanda: Che cos’è la “fermata sulla via” che simboleggia Hanukkah?

Risposta: Nel mondo spirituale non ci sono le “fermate” che noi conosciamo. Non è che sei libero dal lavoro spirituale e puoi tornare a casa. Il significato di “una fermata” è che ora abbiamo acquisito l’attributo di Bina e di conseguenza dobbiamo fare un cambiamento. Abbiamo sollevato Malchut a Bina e qui arriva Hanukkah.

Ora iniziamo a fare un cambiamento, per abbassare Bina a Malchut, per lavorare con i vasi di ricezione (AHP), quindi lavoriamo con un crescente desiderio di ricevere fino a quando si scende ai suoi livelli più profondi. La salita di Malchut a Bina viene chiamata “la guerra dei Maccabei” (dare con lo scopo di dare) e la discesa di Bina a Malchut è chiamata Purim (ricevere con lo scopo di dare).
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Il miracolo è la rivoluzione della percezione

Domanda: Che cos’è il miracolo che la festa di Hanukkah festeggia nel lavoro interiore?

Risposta: Nel lavoro interiore accadono diversi miracoli. Il primo è l’esodo dall’Egitto, il secondo miracolo accade durante Hanukkah e il terzo a Purim.

Il miracolo è la rivoluzione nella propria percezione della realtà. Quella in cui mi trovo è immutabile, è il mondo dell’infinito. Questi cambiamenti rivoluzionari che avvengono dentro di me mi fanno avere una nuova percezione, una nuova natura, un cambiamento così drastico che vedo il mondo in una maniera totalmente diversa.

È come quando un neonato esce dalla madre e si ritrova in un mondo vasto e leggero, dovuto alla sua nascita, e questo è un miracolo poiché non è la semplice continuazione della regolare crescita del feto, ma è una rivoluzione totale ed è l’uscita verso un nuovo livello di percezione. Questa trasformazione può avvenire solo in virtù dell’influenza della Luce su di noi.

Quando la Luce finisce di elevare i miei desideri alle prime dieci Sefirot, nasco in un nuovo livello nelle nuove dieci Sefirot, nel nuovo livello.

Ci sono molte rivoluzioni come questa: la prima è quando passo dal periodo di preparazione verso il nuovo mondo, attraverso il Machsom, e inizio a lavorare nel piccolo livello spirituale. Dopo, dopo questo miracolo dell’uscita dall’Egitto, c’è un’ascesa graduale, lo stato del Monte Sinai e la rivelazione della forza superiore, il miracolo di Hanukkah. Tutto questo sembra essere un solo processo, iniziando dal passaggio del Mar Rosso in poi. Una rivoluzione ha luogo nella percezione della realtà dell’uomo, e tutto questo accade in virtù del cambiamento nei suoi desideri sotto l’influenza della Luce.

Un miracolo è quando i miei desideri precedenti attraversano un cambiamento istantaneo, una totale rivoluzione.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 22.12.2011, Gli scritti di Rabash)

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Il miracolo della Luce e della connessione

La nostra unione al di sopra del Faraone rappresenta la correzione dei desideri di dare, che simboleggiano la festa di Hanukkah, l’accensione delle candele di Hanukkah.

Ogni radice spirituale una volta deve toccare il suo ramo fisico ed ecco perché tutti questi eventi hanno avuto luogo nel corso della discesa dall’alto verso il basso. All’inizio ci fu l’uscita dall’Egitto, la costruzione del Primo Tempio nel grado di Mochin de Hayà, uno stato molto elevato, e poi la caduta, la distruzione del Tempio e l’esilio da Babilonia, laddove il miracolo di Purim ebbe luogo. Poi ci fu la correzione e la costruzione del Secondo Tempio nel grado di Mochin de Neshamà, ma non fummo capaci di resistere ed ancora una volta fummo esiliati. La guerra con i Greci ed il miracolo di Chanukah avvennero durante il tempo del Secondo Tempio, nel piccolo stato (Katnut).

Poi i Greci completarono la separazione dalla spiritualità, che corrisponde alla Prima Restrizione (Tzimtzum Aleph), la caduta al di sotto del Machsom, la barriera che separa il mondo spirituale da quello materiale.

Quando cominciamo ad elevarci dal basso verso l’alto, nell’ordine inverso, prima passiamo il Machsom, poi acquisiamo i vasi spirituali che corrispondono a Hanukkah e poi Purim.

Tutti i miracoli avvengono a causa della Luce che riporta alla fonte, e vengono realizzati attraverso la connessione nel gruppo perché tutto dipende solo dalla nostra connessione. Connettendoci di più, ci eleviamo e diventiamo liberi, connettendoci di meno, cadiamo e veniamo esiliati. La nostra ascesa dipende dalla forza della nostra connessione reciproca e la nostra discesa dipende dalla nostra distanza e separazione reciproca.

Non c’è altro! Continueremo ad elevarci finché non ci uniremo come un solo uomo con un solo cuore, quando “Il Creatore ed il Suo Nome saranno uno”.

Per questo abbiamo bisogno di rivelare tutto il sistema, vedere quanto complesso e ricco sia, e l’enorme quantità di connessioni che possiamo rivelarvi ed usare. Ognuno si connette con tutti gli altri, moltiplicandosi ripetutamente gli uni con gli altri attraverso la mutua inclusione negli altri e questo continua all’infinito, come un’immagine olografica.

Questo è l’infinito qualitativo, piuttosto che quantitativo, una connessione infinita. La nostra connessione continua a crescere finché la diversa somma numerica diventa analoga, finché non c’è differenza tra noi, come goccioline d’acqua che si amalgamano in una grande goccia. Questo significherà che è stato raggiunta la correzione finale, il Gmar Tikkun.

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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.12.2011, Gli Scritti del Rabash, “Il Miracolo di Hanukkah”)

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Incontriamoci nella Sukkah della Pace

Nel nostro mondo tutti noi comprendiamo il motivo per cui i bambini giocano e cosa accadrà quando saranno cresciuti. Il nostro mondo è una copia del mondo superiore e questo gioco simboleggia il fatto che dobbiamo avanzare lentamente verso la verità, scegliendola costantemente dalla situazione opposta in cui ci troviamo.

Il lavoro spirituale comincia con l’essere attaccati alle azioni e ai piaceri falsi, che sono totalmente egoistici. Ci rendiamo conto però che solo grazie a loro possiamo crescere, in modo da avere il libero arbitrio e poter scegliere, per chiarire i nostre vasi da soli, il nostro atteggiamento verso il superiore.

Non esiste un’altra scelta. Cadiamo e ogni volta ci rialziamo, e quindi avanziamo, come è stato detto:
“I giusti cadono mille volte e si alzano sempre”, andiamo avanti così, dobbiamo essere pazienti e capire che questo è l’unico modo per costruire un vaso indipendente e perfetto. Riesce chi continua. La costanza è la cosa principale.

Anche nella vita materiale possiamo vedere la copia di tutti i processi spirituali. È per questo che nasciamo come piccoli bambini senza cervello; giochiamo con giochi insignificanti e non siamo in grado di prenderci cura di noi stessi, fino a che, grazie a questi giochi, cresciamo e procediamo con le correzioni più serie. Passano molti anni fino al momento in cui l’uomo che “sta sulle sue gambe” sia pronto alla vita in questo mondo.

Dopo la Selichot (I Dieci Giorni di Pentimento), Rosh Hashanah (il Capodanno), Yom Kippur (Il Giorno dell’Espiazione), i cinque giorni tra Yom Kippur e Sukkot, ed i sette giorni di Sukkot, si raggiunge il livello di Shemini Atzeret (L’Ottavo Giorno Di Assemblea): l’unione con la Luce. A poco a poco, giorno per giorno, dobbiamo fare dei chiarimenti, il cui simbolo è il rivestimento della Sukkah (Skhakh) fatta “dello scarto del fienile e della cantina”, cioè di ciò che l’uomo non rispetta e a cui non pensa, ritenendo che il cibo che si ottiene da fienile e dalla cantina sia più importante, e non lo sia lo scarto.

Ma in particolare, ciò che gli sembravano rifiuti senza valore ora diventano la cosa più importante. Se alzo questo “rifiuto” sopra di me e lo uso per coprire il mio ego, se mi nascondo sotto questa copertura, allora sarò in grado di godere della sua ombra. Ecco come si scopre la Luce Superiore, che non si rivela direttamente senza l’ombra. Si raggiunge così la Sukkah della Pace (Sukkat Shalom), sotto la coperta perfetta (Shalem), lo schermo.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah Gli Scritti di Rabash dell’11 Ottobre 2011)

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Abbiamo bisogno di un nuovo inizio!

Le feste e i giorni speciali descritti nella Kabbalah non sono date del normale calendario, ma il conseguimento di un proprio stato personale, speciale, dove la persona opera un calcolo interiore fondamentale con se stesso. Se una persona raggiunge questo calcolo, ciò significa che ha realmente un nuovo inizio, chiamato il nuovo anno, Rosh HaShana. E di conseguenza acquisisce la preghiera della festa.

Ogni festa è un calcolo spirituale e una preghiera perché non c’è nulla oltre la correzione dei nostri desideri. Ma l’inizio del nuovo anno è speciale perché arriva dopo molti discernimenti. Si verifica solo una volta che una persona ha verificato se stesso completamente, discernendo tutti i desideri che vengono a lui rivelati, perché ogni più alto livello include tutti quelli precedenti come una minuscola parte di esso.

Tuttavia, quando una persona fa un calcolo con ciascuna delle sue azioni e pensieri, vede che non ha successo, che non avanza perché non è stata affatto creata per l’ascesa spirituale. Allora essa è sopraffatta da pensieri gravosi riguardo la spiritualità e da dubbi e invidia verso gli altri. Vuole essere al di sopra di loro e pensa: “Perché loro e non io?”

Dopo molti calcoli come questo, essendo diventata completamente perduta in essi, la persona alla fine sente che ha bisogno di un nuovo inizio. Non c’è via d’uscita perché tutti questi calcoli, discernimenti, critiche, invidie e avversioni non cambiano per anni.

E la sola cosa che gli/le è rimasta è la preghiera, e un grido di aiuto perché solo la forza superiore può aiutare. Questo urlo interiore e’ chiamato preghiera di Rosh HaShana, il nuovo inizio.

Prima che ciò accada una persona percepisce se stessa come completamente perduta. Vede che il mondo intero e’ in disaccordo con tutto quel che sta facendo e anche lui stesso non comprende cosa gli sta succedendo o che cosa e’ questo percorso. Tutte queste critiche arrivano dal suo egoismo.

Questo è il motivo per cui la preghiera parla delle sollecitazioni, il bisogno di analizzare tutti i propri desideri e azioni, e soffiare nel corno (Shofar) perché noi dobbiamo elevare il nostro percorso spirituale nonostante tutto (in Aramaico, Shufra significa bellezza). Ciò avviene quando uno deve rivolgersi alle fonti primarie per poter avanzare.

Ci sono molte opinioni e persone nel mondo che influenzano una persona a che la imbevono con i loro pensieri e la trascinano in direzioni diverse. Tuttavia uno deve porre su di sè un giudice severo e verificare costantemente se stesso rispetto alle fonti superiori nella misura in cui lui comprende ciò che vi è scritto.

Nonostante il proprio ego, il proprio desiderio di innalzarsi, avere profitto e divenire superiore agli altri, uno dovrebbe aspirare all’opposto, desiderando solo acquisire la forza della dazione e dissolversi nella nazione dentro cui dimora il Creatore.
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Auguro a tutti di giungere alla finale!

Domanda: Cosa significa rinunciare a tutto per il traguardo spirituale?

Risposta: Rinunciare a tutto per la spiritualità è determinare che il mio obiettivo è raggiungere la dazione così che questa proprietà regnerà in me in tale misura che il mio “se” non sarà più percepito.

Proprio come tu ora non percepisci il Creatore, tu non percepirai te stesso. Non importerà cosa succede, non importerà se la gente ti rimprovererà o cosa dirà di te – nulla di esterno ti toccherà.

Il tuo ego crescerà sempre più grande, ma tu ti innalzerai costantemente sopra di lui con il tuo potere della dazione. E allora tu assomiglierai al creatore in una certa misura.

Vedi, noi possiamo mandarLo in collera tanto quanto ci pare, e ciò non Lo influenzerà. Come fa a fare ciò? Forse che la forza superiore non ha mente o percezioni? No, si tratta semplicemente dell’attributo dell’amore e della dazione che sta sopra ad ogni cosa. “L’amore coprirà tutti i peccati!” E se noi vi perveniamo, significa che siamo pronti per Rosh HaShana (il Nuovo Anno). . . .

Queste sono situazioni molto difficili, e più veloce tu avanzi, più cadi. E’ come negli sport: colui che arriva alla finale è colui che è meglio preparato per raggiungere l’obiettivo. La selezione diviene sempre più stretta e così sempre meno arrivano in finale. Perciò’ non c’è da meravigliarsi che le persone cadano lungo la strada. E’ un peccato, ma questa è la natura delle cose.
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C’è un posto per ogni cosa

Anche nel mondo materiale non abbiamo la possibilità di diventare una nazione che vive in un proprio paese, o in una propria terra, a meno che, prima, non ci correggiamo spiritualmente. Solamente le forze che discendono dall’alto costruiscono le condizioni in cui ci troviamo qui.

In generale, dobbiamo tentare di capire che cos’è il mondo materiale al meglio delle nostre capacità. Non si tratta dell’obbiettivo, ma del mezzo più piccolo e più esteriore per incominciare ad ascendere. In questa realtà materiale estremamente difettosa, che si trova al livello più basso possibile, dobbiamo incominciare a compiere il lavoro dell’unione per entrare nel mondo spirituale.

Dopo di che ci rivolgeremo a tutte le altre nazioni e mostreremo loro questo lavoro in modo che anch’esse si uniranno tra di loro. Di conseguenza, tutti noi, cioè il mondo intero, diventeremo una cosa sola, un’unica famiglia, ed incominceremo allora ad ascendere al suo livello spirituale. Questo è il solo modo in cui ci renderemo conto della nostra predestinazione, della ragione per la quale esistiamo.

Dobbiamo dare ad ogni cosa la sua propria importanza: al nostro mondo rispetto al mondo spirituale, alla nazione materiale di Israele rispetto alla sua analoga spirituale, allo stato materiale di Israele rispetto alla terra spirituale di Israele. Ogni cosa deve avere il proprio posto in base allo scopo finale. E’ precisamente questo che determina l’importanza di un oggetto ed i mezzi per usarlo.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.05.2011 “ereditare la terra”)

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Mostriamo il nostro desiderio di uscire dal nostro Egitto!

Baal HaSulam, “Commento all’Hagadà di Pesach” (Dall’articolo “Questo è per Giuda”): Questa è la ragione per la quale ci piace ricordare di mangiare il Matzà in Egitto [nel primo gruppo di Kabbalisti] ancora oggi [durante la cena di Pesach] posto che [oggi] siamo ancora come quando eravamo schiavi in terra straniera [la terra di Israele è “Eretz Israel” in ebraico, che significa “il desiderio diretto al Creatore”]. Inoltre, con questa Mitzvà, ci dirigiamo ad offrire la redenzione [dal Faraone, dall’egoismo] che avverrà presto nei nostri giorni, Amen, come fecero i nostri padri [spirituali] che ne mangiarono in Egitto.

Questo passaggio parla di un gruppo di kabbalisti che esisteva e funzionava sotto la direzione di Abramo ed uscì da Babilonia circa 3.700 anni fa per connettersi per mezzo dei legami di amore tra di loro, il che è descritto come “ama il tuo prossimo come te stesso”. Loro impararono dalla propria esperienza come si induriscono i cuori e quanto malvagio diventi il potere del Faraone (l’ego) che li governa.

Però, a prescindere da questo, cominciarono a superare questa durezza, anche se l’egoismo continuò a crescere. Essi raggiunsero uno stato interiore di uscita dall’egoismo che si chiama “esodo dall’Egitto”. Invece delle relazioni egoistiche che erano soliti avere, essi si connessero tra di loro con legami di dazione ed amore, il che significa uscire dalla frontiere egiziane.

Pertanto, tutte le azioni che realizziamo durante la cena festiva hanno un unico obiettivo: raggiungere la stessa liberazione dall’ego. Ripetiamo ogni azione e rituale stabiliti dallo stesso gruppo di kabbalisti, seguendo le istruzioni di Baal HaSulam, che spiega in minuzioso dettaglio ogni tappa del rituale festivo, perché in realtà, questo riflette quanto fortemente la persona desidera uscire dal suo Egitto personale.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011; “Questo è per Giuda”)

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Una cena in onore della vita spirituale

Baal HaSulam, “Commento all’Hagadà di Pesach” (Dall’articolo “Questo è per Yehuda”): “Quel pane che mangiarono i nostri padri nella terra d’Egitto” (l’Hagada di Pesach)… Da questo si deduce che la Mitzvà di mangiare il Matzà fu data loro mentre erano ancora schiavi, e lo scopo della Mitzvà era per il tempo della redenzione, dato che loro partirono in tutta fretta.

Questo succede sempre quando passiamo da uno stato all’altro, lasciando il grado nel quale attualmente ci troviamo: la schiavitù d’Egitto, governati dall’ego, il Faraone, la nostra ostinata “inclinazione al male” che ci tiene in ostaggio e non ci lascia elevare al di sopra delle nostre gelosie, dell’odio, della lussuria e dell’ambizione.

Anche se lo capiamo bene, ancora non possiamo elevarci al di sopra di queste proprietà egoistiche, né unirci tra noi con legami che corrispondano al grado seguente all’uscita dall’Egitto. Siamo ancora incapaci di diventare “come un solo uomo con un solo cuore”, di acquisire la garanzia mutua affinché la forza integrale dell’amore e della dazione, considerata come il Creatore, si riveli.

Pertanto, mentre siamo ancora schiavizzati dal Faraone, dobbiamo visualizzare il seguente stato: giocare a “credere” questo, allo stesso modo in cui i bambini, mentre crescono, giocano ad essere adulti. Così, dobbiamo giocare a vivere una vita da “adulti”, la vita spirituale.
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(Dalla 1°parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011; “Questo è per Giuda”)

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Nello stato futuro siamo liberi

Baal HaSulam, “Questo è per Giuda”: “Questo anno qui … il prossimo anno, libero”. È scritto riguardo a questo che l’obbiettivo di questa Mitzvà (comandamento) è che possiamo evocare la redenzione garantita, destinata a noi, come nella Mitzvà di mangiare il Matzà dei nostri padri in Egitto.

In questo modo, dimostriamo la nostra fiducia nel fatto che usciremo sicuramente verso la libertà. Usciremo dalla schiavitù, sostenuti dal potere del nostro ego che intenzionalmente ci opprime. Quando cresciamo ansiosi di scuoterci e di essere disposti ad elevarci al di sopra dell’egoismo, allora ci liberiamo da esso.

Il Faraone indurisce il nostro cuore come se si aggiungesse del carico ai pesi con i quali una persona si allena. Ad ogni nuovo grado, dobbiamo sollevare più peso e con maggiore frequenza, col fine di acquisire un determinato risultato. Il Faraone è considerato come “un aiuto contro di lui”. Il Creatore stabilisce intenzionalmente il tiranno, il Faraone, contro di noi, per obbligarci ad unirci contro di lui.

Tuttavia, siamo incapaci di unirci a prescindere dal fatto che improvvisamente cerchiamo di farlo. Quanto più sforzo esercitiamo, più forte diventa il Faraone, caricandoci di un peso aggiuntivo. Ci sembra di essere indeboliti in questo cammino e che la nostra energia diminuisca, ma non è così. Al contrario, stiamo diventando sempre più forti, mentre il nostro lavoro è ancora più difficile in qualità e quantità.

Se non ci arrendiamo, ma continuiamo lungo questo cammino, allora possiamo costruirci un ambiente e prepararci ad uscire dall’Egitto. Tutto dipende dalla nostra preparazione. La nostra forza deve crescere a tal punto che il Faraone resterà senza pesi per indurire i nostri cuori. In quel momento ci libereremo dell’Egitto.

Non sappiamo in anticipo quando verrà finalmente quello stato in cui il potere della nostra unità e l’aspirazione per essa crescerà fino a superare la pesante mano del Faraone ed a lui non resterà niente con cui caricarci. Al contrario, quanto più avanziamo, più densa diventa l’oscurità. Cominciamo a costruire le “città della povertà” che non ci portano nessuna soddisfazione e piangiamo in virtù di questo pesante lavoro.

In altre parole, attraverseremo stati difficili. Alla fine, attraverseremo anche le “dieci piaghe” e la densa oscurità egizia, come la massima espressione di ogni tipo di problemi che dobbiamo superare se stabiliamo l’interconnessione tra di noi. Non importa quanto difficile sia e quanta discordia si senta tra di noi, se anche così ci uniamo, ci libereremo della nostra natura.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Giuda”)

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