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A chi chiedere perdono e per cosa? Parte 4

Dr. Michel LaitmanDomanda: Nel Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur) è consuetudine pregare e chiedere la remissione di tutti i peccati commessi. E’ davvero possibile ricevere un tale perdono?

Risposta: Questa operazione non viene fatta per mezzo di una sorta di divinità che ci guarda dall’alto, ma attraverso il comune sistema della natura in cui esistiamo. Una persona deve portare questo sistema alla forma assolutamente perfetta con rispetto per se stessa, in modo che tutti in questo sistema siano connessi e ne ricevano la forza del bene che colma tutti. Tutti devono farlo: ogni uomo e ogni donna.

L’unico modo per correggere i nostri peccati è quello di andare avanti e correggere il passato attraverso questa progressione. Non vi è alcun bisogno di consumarsi per i peccati commessi nel passato, dobbiamo sempre guardare avanti. Tutto quello che ho fatto fino a oggi non è stato fatto da me, ma è successo perché il programma della natura si svolgeva in questo modo.

Tuttavia, la mia innocenza per i crimini del passato non mi solleva dall’obbligo di correggerli. Dopo tutto il problema esiste! Perciò il Creatore ci dice che Egli ha creato l’inclinazione al male e ogni giorno questa creazione si aggiorna; in altre parole, questo male si rinnova quotidianamente.

Lui stesso ci conferma che tutto quello che abbiamo fatto fino a oggi viene registrato sul suo conto. Ma, nello stato in cui ci troviamo oggi, abbiamo bisogno di correggerci. Nessuno ci biasima per il passato; tuttavia, dobbiamo ripagare il nostro debito.

Domanda: Allora cosa significa che le trasgressioni possono essere in relazione all’amico e in relazione al Creatore?

Risposta: Chiedere perdono agli amici per la trasgressione significa esaminare e correggere i nostri rapporti con tutti, uno dopo l’altro, punto per punto. E se mi rapporto al sistema generale, in forma integrale, e mi rivolgo alla sua qualità comune, chiamata il Creatore o “vieni e vedi”, allora faccio un calcolo riguardo a Lui. Dopo tutto, ho creato questo “luogo” e l’ho corretto.

Chiedere perdono al Creatore significa chiedere il perdono tutti assieme. Poi scopro che c’è una forza dentro di loro che connette tutti. E se ho fatto questo, significa che ho raggiunto un pentimento pieno.

Se nella connessione con gli altri mi connetto al Creatore, allora la mia richiesta di perdono è stata accettata. Il Creatore colma il sistema che ho costruito e diventa me.

La connessione con le altre persone è quella che ci porta a connetterci con la forza superiore, la richiesta di perdono da parte di tutti è il pentimento di fronte al Creatore e la benedizione di tutti è la benedizione del Creatore.
[194667]

Dal programma di KabTV “Una Nuova Vita” 27/09/16

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A chi chiedere perdono e per cosa? Parte 3

Dr Michael LaitmanDomanda: Perché c’è la tradizione della redenzione prima del nuovo anno (Capodanno ebraico), e i saggi avvertono che il Creatore registra tutte le nostre azioni e ci presenta il conto? Suona come se ci fossero previste delle sanzioni per le nostre cattive azioni?

Risposta: Questo è molto semplice. Noi tutti siamo legati in un sistema chiuso che ci connette gli uni agli altri attraverso miliardi di fili: tutte le persone, le pietre, le piante e gli animali. Tutto è connesso insieme; quindi il “libro delle punizioni” è questa rete stessa.

Ogni volta che faccio un qualsiasi movimento, non uno esterno con le braccia o le gambe, ma uno interno, riguardante la connessione fra noi, diventando più vicino alla gente o più lontano da loro, viene immediatamente realizzato e sentito nella nostra connessione. Vuol dire che io vengo subito registrato nel libro della natura per il beneficio o il danno che ho causato. C’è un conto generale di quanto io ho influenzato il sistema, dal momento che è integrale e chiuso.

E’ come le cellule di un corpo, in cui ciascuna di esse è legata a tutte le altre. Ne consegue che tutte le mie azioni e l’influenza sul sistema sono registrate in esso e lo cambiano in qualche modo.

Inoltre, io non mi trovo in un singolo punto del sistema, ma mi diffondo in tutto il sistema, fra tutti i miliardi di persone, di animali, di piante e di materia inanimata, e li influenzo. Io sono assolutamente in tutti e li posso portare sia all’unione che alla separazione con le mie azioni. Questo vuol dire che io sono registrato nel libro.

Il nostro desiderio egoistico cresce ogni istante perché l’evoluzione ci muove in avanti costantemente, e noi ci sviluppiamo di generazione in generazione e durante tutta la nostra vita. Pertanto, ogni giorno io devo preoccuparmi di correggere tutte le opportunità mancate per connettere tutte le persone in un unico sistema.

Se trascuro i miei doveri, allora contribuisco alla separazione generale. Anche la mia ignoranza non mi esime dal castigo. Dal momento che io non contribuiscono alla connessione, conduco alla discordia.

Se quando mi alzo al mattino non mi comporto in modo da unire il mondo intero, o almeno la totalità di Israele in una sola famiglia, questo viene definito un comportamento che è dannoso per il sistema. Dopo tutto, l’egoismo è in continua crescita e noi non lo correggiamo, noi non aggiustiamo la nostra connessione.

Se ho fatto qualcosa di male o di buono a una persona, questo influenza l’intero sistema. E anche se semplicemente non ho fatto nulla di buono, anche questo conta come una rovina, perché nel frattempo l’egoismo che ci separa è cresciuto. Tutto questo viene registrato sul mio conto in due colonne: debito e credito.

Domanda: Se chiedo perdono alla vigilia del nuovo anno, tutti i miei debiti saranno cancellati?

Risposta: Nulla sarà cancellato. L’idea è che la persona faccia un calcolo interno con se stessa e decida che d’ora in poi deve causare solo la connessione del sistema. Essa si pente veramente per il suo passato e prende una decisione per il futuro. Queste non sono parole vuote con nulla dietro di sé, ma sono il risultato di una seria preparazione.

La persona giura che da questo giorno in poi controllerà costantemente e correggerà ciascuno dei suoi desideri. Alla fine tutti noi dovremo arrivare allo stato in cui l’intero sistema è stato corretto. Nessuno farà questa correzione al posto nostro. Quello che io posso correggere o danneggiare dentro la mia anima, come nella cella di un corpo, nessuno può correggerlo a parte me.

Pertanto, la mia redenzione non cancella i peccati del passato, ma mi dà l’opportunità di iniziare come se ripartissi da zero per correggerli. A causa del fatto che d’ora in poi io comincerò a fare buone azioni, aggiungerò le mie malefatte passate a loro e le correggerò.

[194428]

Da KabTV “Nuova Vita” del 27/09/16

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A chi chiedere perdono e per cosa? Parte 2

Dr. Michael LaitmanDomanda: E’ sbagliato pensare che ci sia un Dio al di sopra di noi, che sta guardando le nostre azioni e a cui abbiamo bisogno di chiedere perdono?

Risposta: Una persona passa attraverso vari stadi di sviluppo. Pertanto, è impossibile affermare che alcune delle sue convinzioni siano corrette e altre no. Lei oggi pensa in un certo modo, ma gradualmente corregge la sua percezione, innalzandosi nella conoscenza e nei sentimenti.

E allora, naturalmente, il concetto di “Io e il Creatore” cambia completamente. Io sento sempre di più che la forza superiore è il risultato della mia connessione con le altre persone e non esiste al di fuori di questo. Solo l’essenza del Creatore (Atzmuto), che è assolutamente inaccessibile a me, esiste indipendentemente.

Pertanto, dobbiamo afferrare saldamente il concetto che il Creatore esiste solo nella connessione con le persone. Non ci può essere nessun appello al Creatore, tranne dalla nostra unione; dopo tutto, noi creiamo il posto per la Sua rivelazione attraverso la nostra unione.

A questo punto ognuno deve giudicare se stesso: quanto è connesso con gli altri? Questa è tutta la sua redenzione. E’ impossibile giudicare una persona individualmente. Questo è un grandissimo sbaglio che facciamo sempre istintivamente: pensare a noi stessi, contando solo su noi stessi, e agendo da soli.

E’un errore fatale che abbiamo continuato a fare per migliaia di anni. La separazione dal Creatore è la causa della nostra terribile dimenticanza.

Commento: Purtroppo, questo risuona in modo molto rilevante come causa della separazione, del disaccordo e dell’ostilità fra le varie correnti e fazioni.

Risposta: Il popolo di Israele è già passato attraverso questi stati durante la distruzione del Primo e del Secondo Tempio. Gli Ebrei si uccidevano a vicenda allora, non solo con le parole, ma anche con le armi vere, spargendo sangue fraterno nelle guerre civili. Spero molto che oggi non arriveremo a questo. Non abbiamo ancora preso le nostre spade, ma stiamo seriamente combattendo gli uni contro gli altri con tutti gli altri mezzi.

Questo perché abbiamo dimenticato chi siamo, qual è il fondamento della nostra nazione, e la nostra responsabilità a muoverci verso l’unione; anche se, in realtà, questa è proprio la nostra correzione e la correzione di tutto il mondo.

[194.370]

Da KabTV “Nuova Vita” del 27/09/16

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A chi chiedere perdono e per cosa? Parte 1

Dr. Michael LaitmanDomanda: Durante questi ultimi giorni dell’anno Ebraico è usanza chiedere perdono ai propri amati e al Creatore per tutto ciò che abbiamo fatto. Da dove proviene questa tradizione?

Risposta: Prima di tutto dobbiamo capire chi è il Creatore. E’ la forza superiore della natura. Non possiamo conseguire questa forza da soli.

Questa forza di manifesta nell’aver creato la creazione, che è il desiderio di gioire e di ricevere appagamento, e la riempie nella misura in cui questo desiderio diventa simile alla forza superiore.

Se la creazione, il desiderio di ricevere, si rende simile al Creatore, dando, allora il Creatore la riempie e, in questa misura, la creazione comincia a rivelare il proprio artefice.

Inizialmente, le persone sono completamente opposte al Creatore; pensano solo al proprio piacere e non vogliono dare nulla a nessuno.

Tuttavia, se sappiamo come cambiare la nostra natura con l’aiuto della saggezza della Kabbalah, cominceremo a rivelare il Creatore, la forza di amore a dazione che ci da appagamento, salute e ci innalza sopra al tempo, al movimento e allo spazio, nel mondo della bontà assoluta.

E tutto questo è solo nella misura della nostra equivalenza con questa forza di dazione e di amore che è chiamata il Creatore. Quindi dov’è il Creatore? E’ nella connessione fra le persone, se ci uniamo fra di noi. Tutti i livelli della natura: inanimato, vegetale, animale e umano sono connessi in un unico sistema. Il livello umano sta sopra tutti gli altri in questa gerarchia e la connessione fra tutte le parti di questo sistema dipende solo da lui.

Nella misura in cui una persona sarà capace di stabilire buone connessioni fra tutti e rendere questo sistema integrale, interconnesso, equilibrato e gentile, basato sull’amore e sull’aiuto reciproco, il Creatore, la forza superiore, sarà rivelata in questo sistema.

Questa rete in cui la creazione esiste, è chiamata il “luogo” che è riempito con la forza superiore. E’ impossibile rivelare questa forza al di fuori di questo luogo, di questo vaso, che è generato dalla nostra relazione reciproca. Questo è l’unico mezzo per percepire il Creatore; non c’è alcun altro modo.

La propria relazione con le altre persone definisce la propria relazione verso il Creatore. Più renderemo gentili le nostre connessioni con gli altri, più riveleremo la forza superiore che si manifesta fra di noi.

Non ha senso chiedere al Creatore perdono sino a che una persona non paga tutti i propri debiti verso le creature, verso le altre persone. Se stabiliamo buone relazioni fra di noi e forniamo al Creatore il luogo per rivelarsi, allora questo sarà il nostro appello a Lui e la nostra preghiera di perdono.

Non ci è richiesto di mettere in atto nessun altro pentimento, davanti al Creatore, se non quello che ci porta a investire nelle corrette relazioni con gli altri. Altrimenti si tratterebbe solamente di ipocrisia.
Perché dovrei chiedere perdono al Creatore se, avendo potuto creare un luogo corretto dove Egli si sarebbe potuto rivelare, non l’ho fatto? Dopo tutto, questo è tutto il mio lavoro e, invece che farlo, piango e mi appello a Lui chiedendo aiuto. Perché Egli dovrebbe avere bisogno di salvarmi se io stesso non ho fatto nulla per questo?

[194281]

Da KabTV’s “Una Nuova Vita” 27/09/16

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La traversata del Mar Rosso (Yam Suf), parte 3

Dr. Michael LaitmanDomanda: Cos’è il passaggio del Mare Finale (Yam Suf – Mar Rosso)?

Risposta: La traversata dello Yam Suf significa che fugge dall’Egitto solo chi è davvero capace di muoversi verso la disconnessione da qualsiasi interesse personale, da qualsiasi pensiero su se stesso, e chi vuole staccasi dal Faraone e di fugge via; il mare si divide solo per queste persone.

Domanda: Cos’è il “mare”?

Risposta: Il mare sono quelle acque, quella forza potente (Gevura) e quella legge della natura che tu non puoi attraversare con i pensieri e le intenzioni egoistiche, per percepire la realtà che esiste nelle intenzioni altruistiche e nei pensieri al di fuori di te.

Domanda: Perché questo mare si chiama Suf (fine – finale)?

Risposta: Perché questa è la fine del potere del Faraone, la fine dell’Egitto. La fine del cosiddetto “questo mondo”; tutto il resto è parte del mondo futuro.

Domanda: Che cosa significa che il mare si divide in due parti?

Risposta: È davvero un miracolo, il miracolo dell’esodo dall’Egitto, perché qui opera la forza speciale che nella saggezza della Kabbalah si chiama GAR di Chochma. Le acque del mare, queste potenti forze, si dividono nel mezzo; questo significa che la forza della dazione passa tra loro.

Stiamo parlando delle forze interiori dell’uomo. Dopo tutto, non si tratta di persone sulla riva del mare, ma di tutto ciò che accade all’interno dell’uomo.

Egli percepisce improvvisamente di avere qui l’opportunità di allontanarsi dal controllo del Faraone, di innalzarsi al di sopra di lui, e allora si dividono le acque che egli vede come una potente forza di fronte a lui.

Le acque non sono solo la bellissima forza di Chassadim, che significa misericordia. Le acque sono anche una forza potente. Le acque si dividono per alcuni desideri, per gli altri invece si chiudono e li annegano.

Domanda: Quindi, come fa il mare a “spaccarsi nel mezzo”?

Risposta: Il mare viene diviso dalla forza della fede quando io sono pronto ad andare sopra la mia conoscenza, sopra i miei sentimenti, quando voglio andare secondo la dazione universale, la forza all-inclusive dell’amore, la legge che opera in tutto il sistema come contrappeso al mio attuale e personale sistema egoistico.

E improvvisamente accade un miracolo, nel momento in cui sono davvero in grado di connettermi al sistema comune con la mia piccola sfera e di vedere l’intero sistema. E nella mia piccola sfera vedo un vero e proprio miracolo, quando una parte dei miei desideri è in grado di connettersi alla forza universale della dazione, all’anima comune, e una parte di essi “sta affogando nel mare”, cioè subisce una correzione speciale nel momento in cui “annega” e dopo, a causa di questo, si sveglia e comincia a correggersi.

Domanda: La forza della fede dell’uomo può forzare il mare a dividersi?

Risposta: Sì. Accade un miracolo se io sono d’accordo che questo avvenga, davvero d’accordo, e sono pronto a pagare per questo con la mia schiavitù e la mia fuga. Questo è chiamato miracolo perché succede a me non secondo l’ordine dei gradi ma improvvisamente e non secondo l’ordine di causa ed effetto. Comunque sia, quando raggiungo un tale stato questo accade sicuramente.

Vi sono leggi che si applicano. Tu arrivi ad un punto in cui se soddisfi queste condizioni, accade un miracolo anche a te, come ad un qualsiasi altro uomo. Perché è un miracolo? Perché tu non puoi immaginare come questo accade. Ma tu puoi raggiungere questo punto in cui il miracolo accadrà.

Domanda: Lei ci sta dicendo che viviamo all’interno di un programma che ci attira come raggi laser; tutto ciò che vediamo intorno a noi in realtà non esiste ed esiste solo un pensiero che proietta un film di fronte a noi …

Risposta: Questa è la nostra vita, un gioco della fantasia.

Domanda: Qual è la traversata dello Yam Suf in questo film?

Risposta: È il distacco dal nostro egoismo e l’affiliazione ad un sistema comune che vediamo, sentiamo e di cui diventiamo inclusi. In noi vengono rivelati i desideri integrali, i pensieri e le capacità che sono comuni a tutto il sistema. Comprendiamo tutto ciò che accade nel mondo da un capo all’altro, come dobbiamo comportarci e come da questo momento in poi raggiungiamo l’obiettivo comune per l’intero sistema in cui finalmente possiamo rispondere alla domanda: “Per cosa stiamo vivendo?”

L’attraversamento del Mar Rosso è una transizione verso una nuova visione della parte di questo sistema che ci sta proiettando questo film.

Domanda: Qual è la condizione per l’uomo per poter stare davanti allo Yam Suf (Mar Rosso), per essere in grado di compiere il miracolo del mare che si dividerà davanti a lui e che lui entrerà in questo pensiero superiore che proietta l’intera realtà per noi?

Risposta: Il requisito è molto semplice! Egli deve unirsi a Mosè, a quel pensiero e a quel desiderio dentro di lui. Egli deve ascoltare la sua voce ed essere proprio aderito a lui senza controllo, criticismo, senza niente! Solo per seguirlo!

Mosè è la qualità della dazione e dell’amore, l’unione tra tutti, ovvero, il gruppo in cui noi realizziamo questo metodo. Solo l’unione! Con il suo aiuto scappiamo dal Faraone che vuole dividerci tutti.
[183359]

Dalla trasmissione di Kab TV “Nuova Vita” 21/04/16

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Il Mare Finale: Yam Suf

Dr. Michael LaitmanDomanda: Che cosa rappresenta il Mare Finale [Mar Rosso]?

Risposta: Il Mare Finale (in ebraico Yam Suf) è il confine tra l’ego e la liberazione da esso. Non è ancora altruismo, non è amore e dazione, ma l’uscita dall’ego.

Al confine tra l’egoismo e l’altruismo si trova la barriera d’acqua. L’acqua ha due qualità: da un lato la qualità del cosiddetto Gevurot, cioè le leggi severe, le forze rigide, e dall’altro le forze della misericordia e dell’amore.

L’acqua composta di queste due forze rappresenta il confine che divide l’Egitto (il mondo egoistico) e il mondo altruistico. Pertanto, è necessario passare, cioè sfondare la parte dell’acqua che rappresenta la forza rigida che protegge l’Egitto e che non permette di uscirne.

Se l’uomo riesce a passare questo muro d’acqua, entra nel liquido amniotico che inizia a svilupparlo come un feto nel grembo della madre. Ma egli deve odiare l’ego così tanto da essere in grado di sbarazzarsene. E allora le acque si divideranno.
[181811]

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Il pentimento prima di Rosh Hashanah

Dr. Michael LaitmanPer chiedere perdono, bisogna sapere che cos’è l’amore per le persone come te e che cosa significa farsi queste domande “Cos’è che non ho fatto in nome di questo amore? Se è necessario sentire di avere l’amore per altri, che è la principale Mitzvah (Precetto) della Torah, lo sento o non lo sento affatto?”. Molte persone pensano che sia sufficiente fare solo le Mitzvot (Precetti) fisiche.

I Kabbalisti ci consigliano di unirci in gruppi di 10, in modo che insieme possiamo verificare se ci stiamo veramente trattando bene a vicenda. Stanno tutti cercano di prendere le distanze dal proprio ego e si connettono agli altri, si integrano con i desideri di tutti e sentono l’amore tra di noi?

Se ci rendiamo conto che tutto questo non esiste, ci sentiamo da biasimare, quindi chiediamo perdono. Il perdono serve per non uscire dalla condizione principale di “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Oggi, questa condizione è diventata un imperativo per tutto il mondo per poter uscire dalla crisi globale. Ma il popolo di Israele deve essere il primo a realizzarlo, e noi non lo facciamo. Quindi chiediamo la forza che ci aiuti a raggiungere questo amore. Vediamo chiaramente di non essere preparati a svolgere questa condizione da soli, tuttavia, possiamo chiedere aiuto. E concludiamo il Selichot (Perdono) chiedendo di poter compiere la principale Mitzvah e far avvicinare le persone. Attraverso questo, ci avviciniamo sempre più anche noi alla forza superiore, al Creatore.

L’uomo non può realizzarlo da solo, quindi lavoriamo in gruppo, questo è il modo in cui controlliamo se abbiamo raggiunto o meno la reciproca dazione e la connessione. Altrimenti abbiamo bisogno di chiedere la forza per aiutarci a connetterci e per raggiungere l’unione. Questa richiesta comune è chiamata preghiera e deriva dalla nostra connessione, dal centro del nostro cerchio, come una colonna che si erge verso l’alto. Quando esaminiamo la nostra unione, raggiungiamo il Selichot.

Da questo punto, vediamo che senza studiare la Saggezza della Kabbalah è impossibile scoprire cosa chiedere, da cosa dobbiamo essere attratti, lo scopo della Creazione e come la Torah è collegata alle Mitzvot di amore per gli altri e di amore per il Creatore attraverso l’intero ordine della correzione. La Saggezza della Kabbalah ci insegna come realizzare noi stessi secondo ciò che è scritto nella Torah. L’unica Mitzvah è quella di superare il nostro ego e di raggiungere la connessione e l’unione tra tutti. Essa comprende, al suo interno, tutto il resto delle Mitzvot, le quali sono correzioni individuali del nostro ego. Il desiderio egoistico è composto da 613 parti, dobbiamo correggerle tutte a cominciare dalla più semplice fino a quelle sempre più difficili. Così è necessario effettuare le 613 correzioni, chiamate le 613 (Taryag) Mitzvot.

Quando ci aiutiamo l’un l’altro, in ultima analisi, raggiungiamo la redenzione, nel senso che scopriamo la forza superiore, il Creatore, dentro la nostra connessione reciproca corretta della dazione e dall’amore. Questo è il perdono prima di Rosh Hashanah. Ovviamente, è impossibile iniziare un nuovo anno, un nuovo inizio, il livello successivo, verso il quale dobbiamo salire grazie alla nostra correzione, senza chiarire tutto quello che abbiamo passato. E questa è l’essenza del pentimento, chiedere con maggior vigore alla Luce che Riforma di correggerci e di renderci possibile il raggiungere un’unione ancora più forte.

[166.295]

Dalla trasmissione di Kab.TV “Selichot” 17.08.2015

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Siamo degli Schiavi?

Dr. Michael LaitmanDomanda: L’Hagada di Pesach, la storia dell’uscita dall’Egitto inizia con le parole “Eravamo Schiavi in Egitto…”

Risposta: Siamo ancora degli schiavi ma non ne siamo consapevoli. Pensiamo di vivere in un paese libero, nella “Terra di Israele”, ma questa non è la “Terra di Israele”. Non è nemmeno ancora l’Egitto. “Egitto” significa che abbiamo compreso l’autorità che il Faraone ha su di noi. Ma invece noi pensiamo in un modo differente.

Guardate cosa sta succedendo! Che tipo di gioco il nostro ego gioca con il popolo di Israele! Siamo sommersi da una serie interminabile di litigi e liti… Siamo completamente immersi in tutti i tipi di problemi. Il nostro governo e l’intero paese sono divisi in innumerevoli frammenti. Siamo quasi al punto di una guerra civile!

Siamo molto lontani da Pesach! Siamo ancora nella più buia e profonda schiavitù Egiziana dei “setti anni di carestia”. Non riusciamo a comprendere che è il nostro ego a comandarci, a giocare con noi, e ad opporci gli uni agli altri.

Pesach riguarda la decisione di fuggire dalla schiavitù, per uscire da potere dell’egoismo, dallo stato in cui ci “divoriamo” gli uni con gli altri, come è detto, “E i bambini di Israele si lamentarono per la fatica…”

Domanda: Siamo degli schiavi oggi?

Risposta: No,non lo siamo visto che uno “schiavo” indica colui che sente e realizza di essere uno schiavo della propria natura malvagia. Ammettiamo di odiare il nostro vicino e che siamo obbligati a litigare e combattere gli uni gli altri. Non sappiamo da dove venga questo desiderio, proviene dall’interiorità e nemmeno ce ne accorgiamo, o nemmeno sentiamo che la forza che ci governa è di origine esterna. Pensiamo sempre di essere noi ad aver scelto un certo comportamento.

Molte persone fanno cose cattive, ma non lo considerano sbagliate. Comunque, ci sono persone che ammettono; “ sono stufo della mia malvagità! Non so cosa fare con questo mio corpo, con la mia natura, i miei nervi, i miei umori… Guardo gli altri e desidero distruggerli. Non amo mia moglie e nemmeno la mia famiglia. Voglio scappare da questo mondo. Lasciar che bruci del tutto. Non ho alcuna idea di dove scappare via da questa vita! Non mi importerebbe vivere su di un’isola deserta”

La saggezza della Kabbalah spiega che la natura umana è stata creata malvagia appositamente di modo che noi possiamo giungere alla realizzazione della sua cattiveria. Prima di tutto noi non sentiamo di essere malvagi. Pensiamo che il comportamento cattivo sia naturale per gli esseri umani. Poi, impariamo gradualmente a fare le dovute differenze dentro di noi tra noi stessi e la nostra natura e realizziamo che siamo composti di due poteri – “noi” ed il nostro opposto, l’inclinazione maligna che è chiamato “il Faraone”.

A questo punto, noi consideriamo il Faraone come l’inclinazione maligna che abita al nostro interno e pensiamo: “Dovrei forse evitare il suo potere? Proviamo a trattare tutti bene. Non importa in che cosa finiscano questi tentativi, quel che conta è che sto cercando di imparare a controllare me stesso!” Il Faraone attiva costantemente la mia “visione duale” che è preposta a separare “noi” da “lui”. Questo ci fa trattare male gli altri.

Alla fine, arriveremo a capire che il Faraone è un potere cattivo ed ostile che ci ha preso per farci capire di essere estraneo a noi e per portarci al desiderio di scappare da lui. Non abbiamo la capacità di combatterlo, ma siamo in grado di separarci da lui. Questo distacco dal potere malvagio è detto “la fuga dall’Egitto”. Il male rimane intatto; siamo noi che smettiamo di associarci con lui.

Il male è ancora dentro di noi, da qualche parte negli strati più profondi, ma non gli permettiamo di “saltar” fuori; lo sopprimiamo e ci stacchiamo da esso. Il distacco dal male innalzandoci sopra è detto “l’uscita dall’Egitto, una fuga dal potere del Faraone”. A questo punto, raggiungiamo la redenzione. Non siamo ancora un popolo libero in una terra libera. Non siamo ancora passati dalla schiavitù alla libertà. Siamo solo fuggiti dalla schiavitù, ma non abbiamo ancora ottenuto la libertà.

A questo punto, abbiamo disperatamente bisogno di staccarci dal Faraone. Questo stato è chiamato “Pesach”. Iniziamo a correggere le proprietà che sono associate all’Egitto ed al Faraone. Non abbiamo un’altra natura. Tutto quello che abbiamo è l’inclinazione al male che dobbiamo correggere per trasformarla in benevolenza. Per poter ottenere questo stato dopo l’uscita dall’Egitto, abbiamo bisogno di un potere speciale che ci permetta di chiarire la nostra auto-correzione. Questo periodo è detto “contare all’indiero i giorni dell’Omer”.

In Egitto c’era un sacco di pane per noi. Durante la prima settimana di uscita dall’Egitto abbiamo mangiato il “pane frugale” detto “matza”. Poi siamo tornati al pane normale. Questo periodo è chiamato “conto alla rovescia dei giorni dell’ Omer”. “Omer” è un mazzo di spighe.

Controlliamo i nostri desideri maligni, tutte e 49. Questi desideri sono chiamati “Sefirot”. Sette sefirot o sette parti del nostro desiderio sono dette “Hesed, Gevura, Tifferet, Netzah, Hod, Yesod e Malchut” Ognuno di loro si divide in 7 parti. Ecco perché abbiamo 7×7 = 49 differenti desideri che siamo pronti a correggere.

Abbiamo “abbandonato” questi desideri nel momento del nostro esodo dall’Egitto, ovvero, abbiamo smesso di usarli. Ora, iniziamo di nuovo a fare dei test. Controlliamo ciascun desiderio e valutiamo se l’abbiamo usato per colpire qualcuno, calunniare, combattere, e così via. Dovremmo trovare un modo per usare gli stessi desideri per dar beneficio agli altri.

Dovremmo passare dall’inclinazione maligna a quella buona in ciascuno dei nostri desideri. Dobbiamo fare un “inventario” delle nostre malvagità”. Dobbiamo trovare un modo per usare i nostri desideri per scopi benevoli.

Al momento non ci stiamo ancora staccando dal nostro stato precedente. Durante la notte del Pesach, scappiamo e ci nascondiamo da tutti i desideri. Li controlliamo e cerchiamo di capire come appaiono adesso. Li contempliamo dal nuovo livello che è già “fuori dall’Egitto” e distante dal potere del Faraone.

Guardiamo i nostri desideri e ci spaventiamo del fatto che prima li avevamo. Comunque li abbiamo già distanziati da noi; non li consideriamo più nostri. Ci identifichiamo con quel punto che è uscito dall’Egitto e che è fuori da qualsiasi desiderio egoistico.

A questo punto, da una nuova “altezza” controlliamo ciascun desiderio, uno per uno, tutti e 49. Questo processo è detto i “49 giorni dell’Omer” visto che dal nuovo livello che abbiamo raggiunto, abbiamo iniziato a contare ed a mettere alla prova tutti i nostri desideri per vedere se siamo capaci di cambiarli ed usarli per buoni propositi invece che per propositi malvagi come facevamo prima.

Questo è possibile grazie al Faraone che ci rivela la nostra malvagità. Ora, possiamo gradualmente mutare il male in bene. Il conto dei 49 giorni dell’Omer è la preparazione per il cinquantesimo giorno che è chiamato “Shavuot” – Il Dono della Torà.

Da una parte è chiamato “Shavuot” perchè abbiamo contato tutti I nostril desideri e abbiamo fatto un “inventario” dall’altra parte è detto “la Dazione della Torà” visto che riceveremo la Luce che Riforma. Il Creatore ha detto: “Ho creato l’inclinazione al male e la Torà come spezia”.

A questo punto, vediamo chiaramente il male visto che abbiamo fatto un inventario dei nostri desideri. Ora abbiamo bisogno di una Luce speciale, una forza specifica, chiamata “la Torà” che ci aiuterà ad usare i nostri desideri uno dopo l’altro e tutti assieme per lo scopo della dazione e della benevolenza verso gli altri visto che la legge principale della Torà è “Ama il tuo prossimo come te stesso”. E questo è il livello che raggiungeremo alla fine.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 24.03.2015

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Giorno dell’indipendenza: Dove comincia l’indipendenza?

Dr. Michael LaitmanNel mondo corporeo io dipendo da tutti e in tutto. Io non so cosa accadrà da un momento all’altro. Ma quando si parla di indipendenza al di là di tempo, spazio, posizione e movimento, qui io da me stesso definiscono i miei stati futuri diventando libero da tutti i fattori che possono cambiarmi contro la mia volontà.

Questo può avvenire solo in un determinato caso: Quando sono completamente connesso con il Creatore, che determina il presente e il futuro di tutto l’universo.

Baal HaSulam credeva che la nostra indipendenza inizia con la creazione effettiva dello stato di Israele, perché l’unico modo per raggiungere l’unità con il Creatore è attraverso la nostra interconnessione. E questo accadrà solo quando non ci saranno elementi estranei tra di noi. Questo è il motivo per cui dobbiamo ancora una volta incontrarci su questa terra.

E quando le persone (ebrei e non ebrei), che capiscono la loro missione e si sforzano verso l’unità con il Creatore, lavorando su questo, sulla loro unità, il cerchio che creano tra di loro li trasforma in un ricettore di influenza del Creatore e in un sensore, che rivela il Creatore dentro di loro.

Noi iniziamo completamente a determinare il nostro presente e futuro attraverso lo sviluppo e il coltivare questo sentimento, rivelando il Creatore, nella misura della nostra unità. Questo è il raggiungimento dell’indipendenza.

Questo è il motivo per cui non c’è modo di raggiungere l’indipendenza prima del ritorno a noi stessi in questa struttura e iniziare a lavorare su di essa nel nostro mondo. Il lavoro spirituale inizia con la creazione fisica di un gruppo, che si riunisce in un cerchio e comincia a coltivare la qualità di dazione, interscambio e interconnessione.

E allora dobbiamo posizionarci in modo in cui ognuno perde il suo “io”, tutti ci trasformiamo in un “noi”, e poi questo “noi” potrà trasformarsi in un “uno”, dove inizieremo a percepire l’unicità della qualità di bontà e di amore, che si chiama il Creatore.

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Dal “Discorso sul giorno dell’indipendenza,” 02.04.2015

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Il Faraone buono e maligno

Dr. Michael LaitmanDomanda: Che cosa è il Faraone buono che hanno ricevuto gli ebrei?

Risposta: Dobbiamo esaminare questo concetto in relazione ad una persona.

Noi crediamo che l’ego ci porti avanti: civiltà, espansione, e la crescita. “Voliamo verso le stelle, otteniamo e conosciamo tutto, scopriamo! Noi, noi, noi!” Questo è l’egoismo buono, sano. È essenziale poiché altrimenti non potremmo svilupparci.

Se non siamo pazienti con un bambino, per esempio, e lo limitiamo continuamente, egli non si può sviluppare. Tuttavia costantemente dobbiamo permettergli di svilupparsi, anche egoisticamente, non importa come, e quando lui raggiunge una certa età, diciamo 13 anni, cominciamo ad insegnargli come limitare se stesso.

Non dimentichiamo che fino a quest’età una persona è immersa solo nella sua inclinazione del male, e dall’età di 13 anni in avanti, il buono può apparire sotto l’influenza dell’educazione. L’età di 13 anni è un termine relativo. Baal HaSulam parla di questo nella “Introduzione al libro dello Zohar.”

Ricordo che mio figlio che studiava in una scuola religiosa diceva: “Che cosa vuoi da me? Ho solo 9 anni, aspetta finché ne ho 13.”

Questo si chiama i sette anni di sazietà quando la nazione è soddisfatta con tutto. Proviamo a unirci e in un primo momento tutto va bene. L’ego ha pazienza con noi e ci dice: “ Cooperare, tutto è buono, tutto è giusto.” Poi dispute e conflitti cominciano a uscire tra noi.

Questo sta succedendo anche con le persone che sono innamorate, quando cominciano a vivere insieme, o nei rapporti internazionali: “Ora lavoriamo insieme e facciamo certe cose e otteniamo qualcosa! Noi, noi, noi!” Tutto è buono, tutto è meraviglioso, e all’ improvviso qualcosa di negativo filtra dall’interno. Non importa che cosa facciamo, alla fine apparirà un ostacolo; il Faraone maligno sorgerà.

Quando si comincia qualcosa si deve sapere che se si eseguono azioni che non portano, con l’aiuto dell’amore e della connessione reciproca usando il metodo della saggezza della Kabbalah, a bilanciare fra il bene e il male, il male, che sembra essere più attraente e affascinante in un primo momento, più tardi ti uccide. L’angelo della morte attrae e ti attira, ti dà una goccia di veleno e sei morto.

Questo è il motivo per cui si deve cercare il punto di equilibrio fra le forze del bene e del male, ovunque, e in ogni azione.
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Da Kab.TV “Una discussione di Pesach” 18.03.2015

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