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Per ridurre l’inquinamento dell’aria, lavoriamo da casa

Un recente articolo di Steve Cohen dell’Earth Institute della Columbia University illustra i vantaggi di preferire le auto elettriche a quelle con motore a combustione interna. Cohen riconosce che “la decarbonizzazione richiederà decenni e… alcune obiezioni saranno giustificate perché questi impianti avranno un impatto negativo sulla comunità”. Tuttavia, insiste: ” La tesi secondo cui i veicoli elettrici inquinano troppo non è convincente. Inquinano meno dei veicoli alimentati dal motore a combustione interna” e “questo è l’unico confronto che conta”.

Secondo me, stiamo guardando l’intera situazione dalla prospettiva sbagliata. Persino Cohen, un grande sostenitore delle auto elettriche, ammette che “vedremo un progresso man mano che renderemo la situazione meno grave, ma non risolveremo il problema”. Quindi, anziché cercare modi di minimizzare i danni mantenendo uno stile di vita dannoso, credo che dovremmo cambiare il nostro stile di vita, in modo da non creare il problema fin dall’inizio.

L’attuale stile di vita occidentale, promuove orari di lavoro molto lunghi e spesso lunghi viaggi per arrivare e tornare dal lavoro. Negli ultimi anni le cose hanno cominciato a cambiare, ma credo che non dovremmo aspettare, dobbiamo passare al lavoro da casa il prima possibile e rendere questa forma di lavoro il più possibile diffusa.

In Asia, dove le giornate e le settimane lavorative lunghe erano considerate la norma fino a poco tempo fa, ci sono già nell’aria dei cambiamenti. “Panasonic Corp si è unita a un piccolo, ma crescente, numero di aziende giapponesi che offrono al personale una settimana lavorativa di quattro giorni per incoraggiare un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata”, scrive la società di media HRM Asia. Panasonic non è sola, ma “fa parte di una tendenza globale”, prosegue l’articolo, aggiungendo che in Giappone “un gruppo di legislatori sta discutendo una proposta per concedere ai dipendenti un giorno di riposo in aggiunta ai due giorni di pausa settimanali, per garantire il loro benessere”.

Anche la rivista Forbes, scrive che “la settimana lavorativa di quattro giorni sta prendendo slancio” e altri notiziari scrivono sempre di più riguardo questo fatto. 

Secondo me, dovremmo andare oltre la settimana lavorativa di quattro giorni. Credo che anche il lavoro che facciamo, dovrebbe essere svolto principalmente da casa.  Questo creerebbe meno traffico sulle strade, darebbe alle persone più tempo libero e orari flessibili anche nelle giornate lavorative, riducendo drasticamente l’impatto ambientale dell’industria automobilistica, che sia alimentata da motori elettrici o a combustione interna.  

L’industria automobilistica è solo un esempio. In quasi tutti i settori del lavoro umano, ci stiamo dando da fare più di quanto dovremmo, e tutti ne pagano il prezzo: noi, le nostre famiglie, la società e il pianeta. La produzione eccessiva e il lavoro eccessivo non aiutano nessuno e non ci rendono più felici.

Pensate a come ci sentiremmo se avessimo due ore in più di tempo libero al giorno, più o meno il tempo che impieghiamo per andare e tornare dal lavoro. Ora immaginate se lavorassimo solo quattro giorni alla settimana e da casa.

In breve, credo che dovremmo rallentare, dedicare più tempo alle cose che amiamo fare e alle persone a cui teniamo. Questo ci renderà felici, renderà la società più pacifica, aiuterà l’ambiente e aiuterà il mondo. In questi tempi difficili, tutti noi avremmo bisogno di un po’ di tranquillità.

L’amore significa amicizia e concessioni

Nei vecchi film e in molte produzioni della Disney troviamo il classico formato di una storia d’amore: una bella principessa giovane si trova nei guai, di solito viene catturata da un cattivo, un coraggioso cavaliere arriva a salvarla, lei si innamora di lui, si sposano e vivono felici e contenti. Ahimè, nella realtà, la principessa non è né bella né regale, il cavaliere né coraggioso né nobile e il matrimonio né felice né lungo. L’amore non è un’infatuazione: non è una cosa che semplicemente succede.  L’amore è una relazione, un processo per costruire un legame un passo alla volta. Solo le persone che hanno stretto un’amicizia per tutta la vita e sono state presenti l’una per l’altra possono dire di amarsi.

Ci piace ricordare le farfalle nello stomaco quando pensiamo all’innamoramento, ma questo non è una base per una relazione duratura. Se sentiamo le farfalle nello stomaco è più probabile che sia un mal di pancia piuttosto che l’amore reale. Una conoscenza superficiale è proprio questo: superficiale.  Non ha senso scegliere una persona con cui condividere la propria vita solo perché ci siamo divertiti insieme a una festa. 

Ci si può incontrare ovunque, anche a una festa, ma l’amore è qualcosa che si costruisce. Quando si è insieme da tanto tempo e si arriva ad un punto dove ci si fida del proprio compagno e ci si aiuta nel bisogno, e il proprio compagno si fida nello stesso modo, allora si può iniziare a pensare che sia amore.  

Ci sono due livelli di amore: Il primo è quello che ho appena descritto, che è fondamentalmente un forte legame emotivo fatto di amicizia e fiducia. Il secondo, più profondo, è quello in cui chi ama vive per compiacere l’amato e trae gioia da questo piuttosto che da soddisfazioni egocentriche.

Raggiungere questo tipo di amore richiede più della fiducia; richiede concessioni, concessioni sempre più profonde. “L’amore”, diceva il mio maestro RABASH, “è un animale che si nutre di concessioni reciproche”. Quando due persone cercano costantemente di fare ancora più concessioni per compiacere la persona che amano, il loro amore reciproco crescerà continuamente.

Pertanto, il segreto di una vita felice è continuare ad alimentare l’amore che avete l’uno per l’altro con concessioni, mettendo il vostro partner al primo posto e voi al secondo, al limite. Se vivete in questo modo, trascenderete il tempo, il vostro amore sarà infinitamente più forte alla fine che all’inizio, e non vi stancherete mai l’uno dell’altro o della vita.

Una vita senza uno scopo non è una vita

«Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come», disse Friedrich Nietzsche.

 

Uno dei miei studenti ha visto il film Sopraffatti dalla vita, che racconta la storia di bambini rifugiati in Svezia che si isolano in una malattia simile al coma chiamata “sindrome da rassegnazione”, a causa delle incertezze del loro stato legale. Lo studente si è chiesto come mai i bambini sembrano “scegliere” la morte piuttosto che la vita, sebbene la paura della morte sia presumibilmente il sentimento più profondo e primordiale.

 

Penso che il mio studente non abbia compreso bene questo: la paura più profonda non è la paura della morte, ma, piuttosto, lo è la paura della vita o, più correttamente, la paura di una vita senza uno scopo!

 

Quando viviamo senza una ragione che sia superiore alla vita stessa, scendiamo in uno stato che è al di sotto della vita. Gli animali non si pongono queste domande; semplicemente esistono perché seguono i loro istinti. Quindi, per loro, l’esistenza è vita.

 

Gli esseri umani, d’altro canto, hanno bisogno di sapere perché fanno quello che fanno. Altrimenti, non hanno motivazione per agire e si verificano tutti i tipi di fenomeni regressivi, dall’abuso di droghe alla depressione, alla sindrome da rassegnazione e al suicidio. Il motivo per cui il suicidio e altri comportamenti autolesionistici sono così comuni tra gli uomini e così rari tra gli animali è che gli uomini hanno bisogno di un obiettivo, uno scopo nella vita, mentre gli animali no. Una vita senza scopo è peggio della morte, quindi le persone preferiscono la morte alla mancanza di scopo.

 

Tuttavia, la sensazione di non avere uno scopo nella vita è un motore potente. Ci fa mettere in discussione tutto. Le più grandi scoperte dell’umanità sono state fatte quando le persone cercavano risposte alla vita.

 

Oggi le persone sembrano avere tutto ciò di cui hanno bisogno per condurre una vita fantastica, ma non hanno un motivo per vivere. Pertanto, si chiedono a cosa serva la vita.

 

Questa domanda è la domanda più essenziale che si possa porre, poiché la risposta non è dentro di noi, ma tra di noi. La ragione della nostra esistenza è il nostro valore nella rete che comprende tutta l’umanità. Ognuno di noi è una parte unica di questa rete, nessuno può riempire il vuoto che si crea quando uno di noi manca. Maggiore è il nostro contributo alla forza della rete, maggiore è il nostro valore come individui.

 

Per questo oggi sociologi e psicologi stanno scoprendo che la chiave della felicità è la qualità dei nostri legami sociali. Solo quando abbiamo legami sociali positivi, quando ognuno di noi realizza il proprio potenziale a beneficio dell’intero ecosistema umano, solo allora siamo veramente felici e allo stesso tempo apportiamo un contributo alle nostre comunità, ai nostri paesi e al mondo.

 

Possiamo costruire una società equilibrata, i cui membri sono contenti e felici, senza sfruttare le altre persone o l’ambiente, solo quando ognuno di noi si prende cura degli altri e trova la propria felicità nella connessione con loro, in questo senso tutti noi possiamo realizzare il nostro potenziale personale a beneficio della collettività e del mondo intero.

 

Didascalia della foto:
John Haptas e Kristine Samuelson, nominati all’Oscar per il miglior soggetto documentario per “Life Overtakes Me”, uscito in Italia col titolo: “Sopraffatti dalla vita”, posano durante un ricevimento all’Academy of Motion Picture Arts and Sciences a Beverly Hills, California, Stati Uniti, 4 febbraio 2020. REUTERS/Mario Anzuoni

Buy Nothing Day o Black Friday? Nessuno dei due

Il “non comprare nulla day” è un giorno di protesta contro il consumismo. Si è tenuto il giorno dopo il Ringraziamento, in opposizione al Black Friday. 

La mia opinione è che  la protesta non porta a nulla perché lo shopping riempie un vuoto che ci rende felici per poco. Se chiedete a me, vi dirò: “Aprite i negozi e lasciate che la gente prenda ciò che vuole”. In questo modo ci renderemo conto di che animali siamo e potremo considerare seriamente di fare qualcosa per la nostra natura. 

Da un lato sono felice che la gente abbia così tanto denaro da spendere. Dall’altro lato, spendere mi sembra ridondante. Se ho bisogno di qualcosa non aspetto il giorno dello shopping per comprarla, probabilmente non ne ho veramente bisogno.

In altre parole, penso che questi giorni avvantaggino soprattutto i negozianti e forse l’economia in generale.  

Sono certo che non vi sia realmente bisogno della maggior parte delle cose che si acquistano nel giorno del Black Friday o in altri giorni simili.

I giorni dello shopping aiutano le persone a dimenticare il vuoto interiore, ma, se  amassero veramente la vita, non ne avrebbero bisogno. Ancor peggio acquistare cose di cui non abbiamo bisogno ci dà una gioia molto scarsa e di breve durata e il vuoto che rimane dopo, diventa ancora più profondo e oscuro.

Se vogliamo un piacere duraturo, che aumenta più ne riceviamo e nel quale anche la sua assenza risulta piacevole, abbiamo bisogno di un tipo di piacere molto diverso. L’unica cosa che può darci una tale sensazione è il piacere di dare alle persone che amiamo.

Pensate a una madre e ai suoi figli: più loro hanno, più lei è felice. Quando vuole dare loro qualcosa ma non può, non soffre come facciamo noi quando non abbiamo qualcosa che vogliamo. Semplicemente aspetta il momento in cui potrà incontrarli e ricoprirli del suo amore.

Sembra irragionevole che ci sentiamo così nei confronti degli estranei, ma li percepiamo così solo perché non ci rendiamo conto di quanto siamo tutti interconnessi. Cosa succederebbe se incontraste un perfetto estraneo che non vi piace, ma dopo un po’ di tempo vi rendeste conto che l’estraneo è in realtà un vostro fratello o sorella perduto da tempo?

La nostra vicinanza reciproca ci è nascosta, ma è ancora più stretta della parentela. Siamo letteralmente lo stesso corpo, lo stesso organismo i cui organi sono inconsapevoli di essere collegati.

Possiamo sentire la nostra connessione, ma dobbiamo essere disposti a farlo. Attualmente, ci nascondiamo dietro muri di alienazione e freddezza, presumibilmente per proteggerci dagli estranei. In verità, neghiamo a noi stessi il valore della connessione e la gioia che ne deriva.

Gradualmente, mentre i problemi attanagliano il mondo, impareremo che siamo connessi, che ci piaccia o no. Quando riconosceremo la nostra connessione, scopriremo che non è una maledizione, ma una benedizione. Troveremo che è qui che si trova la nostra vera forza e che solo il nostro ego ci ha impedito di vederlo. Allora impareremo a gioire nel dare, e i Black Friday, non saranno che deboli ricordi di tempi bui in cui lo shopping era la nostra definizione di felicità.

Didascalia della foto:
Un gruppo di attivisti di Extinction Rebellion cammina lungo la strada commerciale più trafficata, mentre tiene in mano striscioni contro il Black Friday e il fast fashion, durante una sfilata di moda organizzata da XR, contro il Black Friday ad Amsterdam, il 27 novembre 2021. (Foto di Romy Arroyo Fernandez/NurPhoto)
Didascalia della foto:
Gli acquirenti aspettano in fila per entrare nei negozi mentre iniziano le vendite del Black Friday a The Outlet Shoppes of the Bluegrass a Simpsonville, Kentucky, Stati Uniti, 26 novembre 2021. REUTERS/Jon Cherry

Abbiamo rinunciato alla felicità?

Uno studente mi ha raccontato di un nuovo studio che afferma che il coronavirus non sia più la prima preoccupazione mondiale.  A quanto pare, è stato superato da povertà e disoccupazione. Oltre a questi tre elementi, il mondo è preoccupato, secondo il rapporto, per il crimine, l’educazione, il cambiamento climatico e l’immigrazione. A me l’umanità sembra così confusa e spenta che non credo si preoccupi più di nulla.  Questo non perché i problemi siano troppi, ma perché non c’è alcun obiettivo da raggiungere.  Senza obiettivi, non ci sono aspirazioni; se non ci sono aspirazioni, non c’è nulla per cui vivere. 

Si potrebbe discutere che l’obiettivo di ogni persona è di essere felice e questo è vero, ovviamente. Tuttavia, quando tutti abbiamo la nostra idea di felicità e solo la nostra felicità in mente, ognuno va per la sua strada e finisce per essere infelice, esausto, e alla fine rinunciamo del tutto alla felicità. 

Quindi, il primo elemento che dobbiamo definire è ciò che riteniamo sia la cosa più importante nella vita e come vogliamo ottenerla. In seguito, possiamo individuare ciò che ci aiuterà o ci ostacolerà nel raggiungimento dell’obiettivo. 

Il nostro primo compito è riconoscere che il mondo intero è interconnesso, come dimostrano le numerose crisi globali. La felicità personale che non prende in considerazione la felicità degli altri è  una prerogativa che non non è più possibile avere. Pertanto, dobbiamo arrivare alla definizione della felicità come felicità di ogni persona, o almeno dovremmo provare a farlo. Soltanto se avanziamo in questa direzione potremmo fare dei veri progressi verso la felicità, dato che avremo il supporto dell’intera società. 

Una volta che ci saremo resi conto che questo dovrebbe essere il nostro obiettivo e cominceremo a lavorare per questo, le cose miglioreranno non solo per le persone, ma per l’intero pianeta. Se siamo convinti di doverci occupare del benessere di tutte le persone, allora dobbiamo fare in modo che non soffrano per l’inquinamento, che abbiano acqua e aria pulite, che abbiano energia sufficiente e cibo sano e che la loro salute, la loro casa e la loro educazione siano tutelate. Di conseguenza, bilanceremo il nostro consumo di risorse e useremo solo ciò che è necessario, per il benessere di tutti gli altri.

Non avremo bisogno di regolamenti e conferenze in vista delle quali i leader mondiali si spostano in jet che inquinano l’atmosfera, per fare discorsi vuoti. Ci regoleremo da soli grazie alla consapevolezza che la nostra stessa felicità dipende dalla felicità di tutti gli altri.  In altre parole, raggiungeremo la sostenibilità e costruiremo una vita felice per noi stessi se ci focalizziamo non sulla prevenzione dell’inquinamento e la riduzione delle emissioni, ma sulla considerazione reciproca e la cura per gli altri. Questo è l’unico modo per trovare sostenibilità e felicità nel mondo di oggi.

Il compleanno più triste è diventato il più felice

Lasciate che vi racconti una storia vera che ha un messaggio importante per noi. Halleli, una bambina di quattro anni di Gerusalemme con bisogni speciali, voleva festeggiare il compleanno con i suoi amici dell’asilo. I suoi amorevoli genitori organizzarono tutto: il posto, il cibo, i dolci, un clown per intrattenere gli amici e varie attività divertenti che tutti i bambini amano fare. Tutti gli amici dell’asilo avevano promesso che sarebbero venuti e Halleli non vedeva l’ora di festeggiare con loro. Ma quel giorno si presentò solo una bambina. Le caramelle, il clown e i giochi rimasero lì, intatti e indesiderati.

Il giorno dopo, col cuore spezzato, la bambina si rifiutò di andare all’asilo. I suoi genitori erano fuori di sé dal dolore e dalla preoccupazione per la loro bambina e non sapevano come confortarla. Nella sua angoscia, il padre di Halleli postò sui social media quello che era successo e le cose presero una brusca svolta per il meglio.

Un uomo del quartiere che lesse il post fu sopraffatto dall’emozione. “Anch’io ho dei figli”, aveva pensato. “E se fosse stata mia figlia?”. Così sentì di dover fare qualcosa per donare a quella bambina un’esperienza che avrebbe lavato via la sua tristezza. Decise di organizzarle la festa di compleanno migliore della sua vita.

Setacciò il quartiere e disse a tutti di Halleli, che stava organizzando una festa di compleanno per lei e chiese a tutti di partecipare. Qualche giorno dopo, Halleli fece la sua festa. Questa volta, centinaia di bambini con i loro genitori si presentarono per rendere felice la bambina nel suo giorno speciale. I suoi genitori erano felicissimi e grati oltre ogni dire nei confronti del gentile sconosciuto, e per quanto riguarda Halleli, il suo viso era più luminoso del sole.

Questa storia non ci parla solo della gentilezza umana. È un segnale d’allarme. Dimostra quanto possiamo essere senza cuore e forse anche crudeli se non siamo organizzati e galvanizzati in un’azione positiva. Dimostra anche l’immenso potenziale che troviamo nello stabilire la responsabilità reciproca nella società. Quando persone che non si conoscono si aiutano a vicenda perché questo è il valore con cui vivono, non c’è fine a ciò che una tale società può raggiungere.

Il popolo ebraico divenne una nazione quando dei completi sconosciuti trovarono le parole del loro maestro Abramo, abbastanza convincenti da essere messe in pratica. I suoi insegnamenti sulla gentilezza e la misericordia come chiave per risolvere i problemi della società colpirono una corda nel cuore dei suoi ascoltatori e si unirono al suo gruppo. Questo è il motivo per cui la responsabilità reciproca e “ama il tuo prossimo come te stesso” sono i principi del giudaismo, leggi sociali che si riferiscono non a Dio ma al nostro prossimo.

Oggi, nel tempo in cui l’alienazione permea ogni angolo della società umana, abbiamo un disperato bisogno di responsabilità reciproca e di cura per gli altri. Queste sono le uniche qualità, gli unici valori che possono impedire che la società umana crolli del tutto. Proprio come Abramo aveva capito che il rimedio ai mali sociali della sua patria era la cura per gli altri, tutti noi dobbiamo ora renderci conto che la cura per la mancanza di cuore non è cambiata dai tempi antichi. L’unica differenza è che l’alienazione si è diffusa ora in tutto il mondo.

L’umanità deve fare oggi quello che fecero gli antichi Ebrei: unirsi attraverso le divisioni e stabilire l’amore per gli altri dove oggi non c’è altro che odio. Forse storie commoventi come quella del compleanno di Halleli ci aiuteranno a capire che la responsabilità reciproca non è una nozione nobile e irreale, ma un passo imperativo che dobbiamo fare per assicurare la nostra sopravvivenza come società funzionante.

Possiamo elevarci al di sopra di noi stessi?

Stiamo vivendo tempi così tesi che sembriamo  seduti su una bomba che sta per esplodere. Stiamo discutendo su Covid, politica, razza e genere. Sembra che non ci sia nulla su cui possiamo essere d’accordo. Peggio ancora, sembra che semplicemente non possiamo essere d’accordo. Ma c’è una soluzione: Lasciamo perdere l’odio e ci eleviamo al di sopra di esso. Lì, in quel livello superiore, troveremo unità e pace.

L’idea non è nuova. Il primo ad esprimerla fu Re Salomone, che scrisse: “L’odio suscita discordia e l’amore copre tutti i crimini” (Proverbi 10:12). Poiché ognuno di noi ha un carattere e una natura unici, abbiamo tutto il diritto di pensare in modo diverso dagli altri. Tuttavia, in cima a tutte le opinioni diverse, ci deve essere l’amore che copre tutti come una coperta che ci riscalda tutti insieme.

Discutiamo con tutti. Litighiamo con i nostri coniugi e partner, con i nostri figli, con i nostri coetanei e colleghi di lavoro, e a volte litighiamo con il cameriere. Ma quando c’è amore, non odiamo i nostri interlocutori, semplicemente non siamo d’accordo con loro. Il punto non è concentrarsi sui disaccordi, ma su come ci sentiamo verso gli altri e cercare di vedere come possiamo arrivare a prenderci cura di loro. Se lo facciamo, i nostri diversi punti di vista genereranno una maggiore saggezza e comprensione per tutti noi.

Il progresso non arriva quando c’è similarità di opinioni. Arriva quando ci sono opinioni diverse tra persone vicine. In quello stato, possono beneficiare dei vari punti di vista e sviluppare una prospettiva più completa e una comprensione più profonda di qualsiasi cosa stiano facendo. In un certo senso, dobbiamo diventare multistrato: alla base c’è il disaccordo, e sopra di esso, la cura. Poi, sopra l’attenzione, emerge un nuovo disaccordo, e sopra quello costruiamo un altro strato di attenzione e preoccupazione.

Coloro che sono stati con lo stesso partner per molto tempo sanno come ci si sente. Avete litigato e fatto pace così tante volte che niente potrà rompere il vostro legame; è troppo forte. E perché è così forte? È fatto di innumerevoli strati di discussioni e dell’amore che è stato costruito sopra di esso. Ogni volta, il litigio era più intenso, e così l’amore che è stato costruito sopra di esso era altrettanto potente. Alla fine, diventa un amore tale che non potrà essere sconfitto dall’odio.

Questo è ciò che dobbiamo costruire tra tutti, in tutta la società. Non accadrà in un giorno, ma non c’è scampo perché altrimenti la nostra società si disintegrerà con conseguenze terrificanti. Perciò, prima cominciamo, meglio è. E il modo migliore per iniziare è dare l’esempio.

Quindi, possiamo elevarci al di sopra di noi stessi? Non lo so ancora, ma so che dobbiamo provarci.

ll corridoio dell’Egitto

Baal HaSulam scrive che il vantaggio che una persona ha rispetto ad un animale è che, in una persona, si risveglia il desiderio per la spiritualità. Se non fosse per questo, un uomo vivrebbe un’esistenza animale. L’aspirazione spirituale è quello che fa di una persona un uomo (Adam).

“La schiavitù dall’Egitto” è lo stato che precede la spiritualità, come un corridoio che dobbiamo attraversare allo scopo di entrare nel mondo spirituale. Perciò prima entriamo in Egitto. Una volta lì, incominciamo a chiarire i nostri desideri ed a preparare noi stessi per il livello spirituale.

L’Egitto è caratterizzato da un immenso aumento in termini di egoismo fino al punto che una persona vuole inghiottire il mondo intero. La persona inizia allora a chiedersi: “Qual è il senso della mia vita?” e si mette in cerca della risposta. Alla fine vede che l’egoismo la domina completamente, rendendola schiava del Faraone. Lei però non lo accetta e vuole invece lavorare per il Creatore.

Ma scopre che non può farlo. Perciò grida e richiede con forza finchè non si trova in una disperazione assoluta dovuta al fatto che i suoi sforzi non portano a nessun risultato, come è scritto: “Ed i figli di Israele sospirarono a causa del lavoro”.

La persona sente i colpi perchè si sta impegnando nel lavoro spirituale ma vede che non ne viene fuori nulla ed allora un grido di dolore esce fuori. Ossia il giusto desiderio, la richiesta sorge in lei ed allora esce dall’Egitto.

Quante volte durante gli anni del nostro lavoro abbiamo provato a dare, ad unirci, a pensar bene degli altri e a preoccuparcene, ma finora, non abbiamo visto nessun risultato? Dove vanno tutti i nostri sforzi? Dopotutto nulla svanisce senza lasciare traccia. Ci troviamo in un sistema chiuso dove opera la legge della conservazione dell’energia. Ma dov’è il frutto del mio lavoro, dove sono i miei desideri, le preoccupazioni, i successi e gli insuccessi? Realmente, dov’è che sparisce proprio tutto?

Nulla sparisce. Tutto si accumula: il mio, il tuo ed il lavoro di tutta l’umanità nel corso di tutti i tempi. Perciò ci sono persone che ricevono un tale peso al cuore che le guida all’esodo dall’Egitto. Altre continuano la schiavitù in Egitto per adesso, ma ciononostante, di generazione in generazione, esse accumulano i loro sforzi. Questo concerne tutta l’umanità senza eccezione.

Persino un minuscolo pidocchio che si sforza di mangiare e sopravvivere, anche lui, contribuisce al “salvadanaio comune”, perché anch’esso appartiene al desiderio comune creato dal Creatore.

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Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11/3/2018, lezione sul tema “Preparazione per Pesach”, Parte 1

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Garanzia di Felicità

Dr. Michael LaitmanDomanda: E’ stato scoperto che i legami sociali della nostra vita hanno una forte influenza su quanto ci sentiamo felici nella vita. Se sono circondato da persone gioiose ed ottimiste, queste persone influenzano il mio umore e mi sento felice.

Più amici ho, più sto meglio. Questa cosa ha un effetto positivo anche sulla salute. E’ chiaro che nell’avere molti amici, un uomo può contare sul loro sostegno, come aiuto nel cercare un lavoro così come aiuto con il denaro. Però, perché le relazioni con gli altri occupano una posizione centrale tra tutti gli altri fattori che influenzano la felicità?

Risposta: Questa è la legge della natura. Tutte le sue parti – a partire dalle particelle elementari più piccole degli atomi fino alle enormi aggregazioni della materia, delle stelle, tutto il sistema ecologico integrato, la complessiva simbiosi della natura inanimata, vegetativa ed animata – vivono e si muovono solamente in una direzione: verso degli agglomerati sempre più sofisticati e complessi.

Un livello di connessione e di comunicazione tra tutte queste parti della natura determina il livello della vita, delle sensazioni, delle impressioni, e della capacità di sopravvivere e di proteggerci. Più la comunicazione è sviluppata nella società, maggiore è la nostra capacità di compensare e di correggere un problema presente in qualche settore a spese degli altri.

Lo facciamo un po’ come fa il nostro corpo, che è in grado di equilibrarsi e di superare i problemi, le malattie, e i virus, e tutto questo grazie ad un grande numero di collegamenti. In ogni cellula del corpo, non c’è nulla di speciale quando viene vista separatamente.

Poiché tutte queste cellule sono collegate insieme attraverso dei legami multilaterali e reciproci, sono sempre in grado di sostenersi a vicenda. Dentro il sistema c’è sempre l’opportunità di aiutare le parti del corpo che hanno dei problemi a superare la malattia ristabilendo l’equilibrio nel sistema.

Il corpo controlla costantemente tutte le sue parti e posiziona le risorse in base al livello di importanza di ognuna di queste parti e del bisogno che ne hanno per sopravvivere. Se potessimo trasferire queste stesse modalità alle relazioni nella società umana, si raggiungerebbe un completo equilibrio, un’economia sociale e psicologica ben equilibrata e una famiglia armoniosa.

Ma mancano le giuste connessioni per riuscire a farlo. E, d’altro canto, si può vedere di quali sistemi abbiamo bisogno per mettere insieme la massima armonia che sia basata sui legami che già esistono. In questo modo, le reciproche connessioni incominciano il loro lavoro che ci permette di sapere quali parti del sistema richiedono un maggiore sviluppo per migliorare il nostro ambiente, la società e la gente che c’è in essa.
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Da Kab.TV “Una Nuova Vita” 17.10.2013

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Come possiamo diventare felici?

michael-laitman_19Nota: Alcuni gruppi di scienziati della Harvard University e della California University hanno scoperto che un uomo felice “infetta” tutti con il suo stato d’animo. Un suo amico diretto viene “infettato” per il 25%, un amico di un amico per il 10% e il prossimo amico nella catena per il 6%.

Commento: E se lo facessimo in modo reciproco, tutti saremmo felici al 100%. Si potrebbe obiettare: “Ma io non lo sono!” Ma questa è una scusa, perché anche se un uomo sorride in maniera ipocrita, gli altri percepiscono il suo sorriso come reale e diventano più felici, più allegri. E tutto questo arriva poi a voi da qualcun’altro.

Così i Kabbalisti che hanno appena iniziato il cammino spirituale e non hanno ancora raggiunto la grandezza del Creatore, “si infettano l’uno con l’altro”, per elevarsi artificialmente oltre all’egoismo.

Non avendo ancora la capacità di amare assieme, essi coltivano artificialmente “l’amore” – “giocano con l’amore” – e l’amore appare, perché con il loro desiderio essi richiamano la Luce (Ohr Mekif) circondante.

Nel nostro mondo, un bambino che desidera diventare adulto cresce imitando gli adulti. Anche lui inconsciamente attira su se stesso l’energia superiore. Superiore – perché dal prossimo gradino del suo sviluppo, egli avrà voglia di raggiungere un altro gradino. Nemmeno nel nostro mondo esiste altro modo per passare da un gradino all’altro. Anche nella crescita del corpo vegetale e animale, vediamo all’opera lo stesso principio: rifiuto del proprio stato e desiderio di arrivare al gradino seguente – sono le forze che promuovono la crescita ed il cambiamento. La Kabbalah utilizza le vere forze della natura!

Comunicato stampa Reuters: Le donne sentono di meno la crisi e sono più ottimiste; le donne prestano maggiore attenzione alle amicizie, alle relazioni con i bambini, con i colleghi e i superiori, e l’umore degli uomini è molto influenzato dal loro benessere; le donne sono più soddisfatte degli uomini circa la loro vita sessuale.

Dai risultati del sondaggio in 51 paesi: la felicità non è una questione di soldi – il numero delle persone felici nei paesi più poveri è più alto rispetto a quello nei paesi più sviluppati.

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