Pubblicato nella 'Famiglia' Categoria

Dove sono finiti tutti i bambini?

 

E’ stata portata alla mia attenzione una notizia pubblicata nel The Wall Street Journal un paio di settimane fa. Diceva che “Il numero di bambini nati in America nell’ultimo anno è il più basso degli ultimi quattro decenni”. “Il tasso di fertilità totale” continuava “è crollato a 1.64… il più basso tasso mai registrato”, e aggiunge che “le nascite totali erano più basse registrate dal 1979”. Se si considera l’alto numero di immigrati che si riversano negli Stati Uniti ogni anno, con tassi di nascita molto più elevati di quelli delle donne americane, e che per mantenere le dimensioni della popolazione (livelli di sostituzione) è necessario un tasso di nascita del 2.1, è evidente che negli USA le cose stanno cambiando.

In molti sensi, gli Stati Uniti sono in declino da diversi decenni. Per quanto riguarda i tassi di fertilità, credo che con 1.6 non si sia toccato ancora il fondo. In una generazione in cui i genitori non si godono i loro figli, non c’è da sorprendersi che non vogliano averli.

La struttura naturale della famiglia è ormai scomparsa. Le famiglie in cui entrambi i genitori sono a casa, e in cui per entrambi sia il primo matrimonio, sono obsolete. Di conseguenza, i bambini di oggi non si aspettano nemmeno una struttura familiare tradizionale e organica. Le persone crescono sole, vivono nelle proprie camere fin dalla tenera età, e spesso sono lasciati a se stessi anche nei contesti sociali, come a scuola.

Perché le persone in uno stato tale vorrebbero fare figli? Non si sentono connessi agli altri e non hanno alcun desiderio di avere figli propri, che dovrebbero allevare, solo per diventare lontani da loro come lo sono loro dai propri genitori.

Quindi, anziché fare figli, le persone preferiscono passare il tempo seguendo i propri capricci e concentrandosi sui propri sogni, e raramente mettere su famiglia è uno di questi. Se si aggiunge il fatto che allevare figli è molto costoso, allora l’idea intera sembra totalmente sgradevole. L’unica cosa che attrae i giovani d’oggi, e anche i meno giovani ormai, è il motto “Prenditi cura di te stesso, null’altro è importante”.

In aggiunta, il tasso di immigrazione attuale supera le 200.000 persone che attraversano il confine meridionale ogni mese. Con un tasso di fertilità molto più elevato di quello delle donne americane, l’afflusso sta creando una trasformazione fondamentale. L’equilibrio etnico sta cambiando.

Questo processo non sarebbe così significativo se fosse semplicemente uno spostamento nell’equilibrio delle etnie. Il punto è che gli immigrati arrivano negli USA da un contesto completamente diverso con un sistema di valori totalmente diverso da quello della maggior parte degli americani.

L’americano di quaranta o cinquant’anni fa ormai non c’è più. La psicologia di tanti americani, i loro valori e l’approccio alla vita, sono già molto diversi da quelli che dominavano nel paese fino a pochi decenni fa, e i cambiamenti continuano.

Alla fine, si formerà una nuova società ed emergerà una società coesa in America. Ciò che rimane da vedere è quando e , cosa più importante, a che costo l’America arriverà a questo punto.

Crescere con la Roe contro Wade

Essendo figlio di due medici, di quelli che si impegnano a fondo e che portano il loro lavoro a casa, e con mia madre ginecologa, ho spesso assistito in prima persona alle complessità che comporta la decisione di interrompere una gravidanza. Mia madre, a cui spesso veniva chiesto di testimoniare come esperta in tribunale, discuteva regolarmente di questi casi con mio padre e io ero al corrente delle decisioni a favore e contro l’aborto. In un certo senso, sono cresciuto con la sentenza Roe v. Wade, poiché questi casi hanno fatto parte della mia formazione. Per questo motivo, capisco perché l’argomento è così delicato e difficile da risolvere.

Grazie alla mia formazione, sono arrivato all’opinione che, in fondo, una donna dovrebbe fare la sua scelta se abortire o meno.  Ma, credo anche che, dato che  la gente non ha sufficienti conoscenze sulle conseguenze di una decisione tale, e cosa comporta per la madre, per il feto e per le persone che circondano la donna incinta e quali effetti potrebbe avere, o non avere, sulla sua salute, in quale circostanze la donna ha concepito, e infinite altre considerazioni, è difficile arrivare a una decisione saggia e consapevole.

Inutile dire che in casi estremi, come in situazioni di abuso sessuale o stupro, come accade oggi in Ucraina, non c’è dubbio che l’aborto debba essere consentito. Pertanto, non dovrebbe esistere un divieto assoluto di aborto.

Ma la questione non si limita a gestire le emergenze. La sentenza Roe v. Wade intendeva dare alle donne il diritto di decidere del proprio corpo. Si tratta di una decisione assolutamente sensata. Tuttavia, per arrivare a una decisione che la aiuti davvero, una donna deve avere tutte le informazioni prima di decidere cosa fare.

Attualmente non esiste un sistema che fornisca queste informazioni. Le persone non conoscono le conseguenze delle loro azioni e decisioni. In altre parole, prima di decidere sul diritto di abortire, dobbiamo educare le persone su tutto ciò che circonda l’intero processo.

Non si parla solo di aborto. Le persone non hanno alcuna conoscenza dell’educazione sessuale, dei controlli delle nascite, della paternità, della nascita e dell’educazione dei figli. La decisione sul diritto di scegliere se abortire o meno dovrebbe far parte di questo intero complesso, di questo sistema educativo completo,  non essere una questione separata.

Dal punto di vista clinico, l’aborto è una procedura semplice. Tuttavia, si tratta di un processo molto emotivo. Le conseguenze emotive e mentali si manifestano solo a posteriori, quando la donna, e talvolta la sua famiglia, deve convivere con la sua decisione. Per questo motivo è così importante permettere alle donne di prendere decisioni consapevoli, il che richiede l’istituzione di un percorso educativo che le accompagni.

Inoltre, lo Stato non dovrebbe lasciare che le donne affrontino da sole le conseguenze delle loro decisioni. Il governo dovrebbe istituire un programma di assistenza  per aiutare le donne a portare a termine le loro decisioni, sia che si tratti di avere un bambino o di interrompere la gravidanza, e a riprendersi dopo.

Posso capire il clamore che ha suscitato la sentenza della Corte Suprema. Inoltre, sono certo che le persone abortiranno nonostante la sentenza della Corte. Il problema è che negli Stati che vietano l’aborto, le donne lo faranno illegalmente, esponendosi a condizioni sanitarie inadeguate, a trattamenti da parte di personale non autorizzato e a costi proibitivi.

Pertanto, l’unica soluzione che vedo è una soluzione strutturale che tenga conto delle esigenze e dei punti di vista di tutte le persone coinvolte, che fornisca informazioni complete, che copra tutti gli aspetti della questione e che offra strumenti che aiutino a prendere la decisione giusta e a gestirla in seguito. Una volta che questo impianto sarà stato messo in atto, credo che sarà naturale lasciare la decisione nelle mani delle donne che devono fare le scelte che riguardano la loro vita e quella dei loro figli non ancora nati.

Didascalia della foto:
Attivisti per il diritto all’aborto organizzano una veglia a lume di candela davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America a Washington, 26 giugno 2022. REUTERS/Evelyn Hockstein

 

 

 

Ridefinire la felicità e la sicurezza

Per molte persone la felicità è la sensazione di essere amate, accettate e sicure nel proprio ambiente sociale. Ci sentiamo sicuri quando abbiamo un’immagine positiva del futuro.  Una sensazione di ottimismo sul futuro ci dà una ragione per vivere. Se la perdiamo, ci sentiamo scoraggiati e a volte anche con tendenze suicide. Il futuro è più importante per noi del presente; illumina o oscura il presente, quindi è fondamentale capire come costruire un futuro sicuro, circondato da amore e amicizia.

Attualmente, per sentirci sicuri, ci circondiamo di polizze assicurative, fondi pensione e simili. Ma in fin dei conti, poche persone si sentono tranquille e sicure quando si tratta del futuro.

In passato, l’unità familiare era fonte di amore e sicurezza. Oggi, i legami familiari sono talmente spezzati che non possiamo più contare su di essi nei momenti di bisogno. Ci sentiamo soli, viviamo in un’epoca di estraneità e isolamento.

Invece di essere legati a una famiglia affettuosa, oggi siamo incatenati al mondo intero. L’umanità è diventata una rete globale in cui tutti si sentono collegati, influenzati e dipendenti gli uni dagli altri. È come se l’umanità fosse seduta su una barca alla deriva in acque tempestose; dipendiamo gli uni dagli altri per la nostra sopravvivenza, ma non ci sopportiamo e non vogliamo che gli altri a bordo vivano. In questo stato, ovviamente, ci sentiamo insicuri e non amati.

Questo stato può farci venire voglia di arrenderci, ma possiamo anche vederlo come una sfida, un trampolino di lancio per il prossimo livello del nostro sviluppo. Per farlo, dobbiamo invertire l’interdipendenza negativa che ci è stata imposta dalla realtà in una positiva, come i legami familiari che una volta sentivamo.

In tali relazioni non vogliamo annientarci a vicenda. Al contrario, vogliamo sostenerci e aiutarci a vicenda. Creando un sistema di reciprocità in cui tutti aiutano gli altri, si crea una società in cui tutti si prendono cura degli altri e si inizia a generare sentimenti di amore e sicurezza a livello sociale. Questo livello è molto più gratificante dell’essere amati solo da alcuni membri della famiglia; è una percezione completamente diversa della società, una sensazione di vicinanza a tutte le persone. È la felicità a un livello nuovo, più profondo e molto più forte.

In uno stato in cui tutti i membri della società si sentono vicini gli uni agli altri, ognuno contribuisce con le proprie capacità al bene comune e gode dei contributi degli altri. La società diventa un corpo i cui membri sono le sue cellule e i suoi organi: Ognuno di loro ha una funzione unica, ma tutti lavorano per lo stesso obiettivo con la stessa dedizione assoluta e lo stesso amore.

Siamo già interconnessi e interdipendenti. Non possiamo separarci dalle nostre connessioni, quindi la nostra unica scelta è di avanzare. Se ci opponiamo a questo processo, ci sentiamo sempre più spaventati e soli in un mondo in cui dipendiamo dai nemici. Se accogliamo il processo, ci sentiremo, come ho descritto, come cellule che lavorano in armonia per il benessere del corpo, al sicuro e amate da tutti. 

La festa della famiglia, un’opportunità per rivalutare il significato di famiglia

 

A differenza di altri paesi che celebrano separatamente la festa della mamma e del papà, Israele celebra ogni anno il Family Day, per onorare l’unità familiare e la sua centralità nella vita israeliana. Ogni anno, il Family Day in Israele cade in una data diversa, dato che segue il calendario ebraico e non quello gregoriano, e quest’anno si è celebrato il giorno 1 febbraio.

Se guardiamo le statistiche,  sembrerebbe che la famiglia abbia perso la maggior parte della sua centralità. Questo è vero tanto per Israele quanto per la maggior parte del mondo, soprattutto nel mondo occidentale.  Nel 2021 “c’erano 37 milioni di famiglie composte da una sola persona, o il 28% di tutte le case americane. Nel 1960, le famiglie composte da una sola persona rappresentavano soltanto il 13% delle famiglie”.  Per di più “il 34% degli adulti, dai 15 anni in su, non è mai stato sposato”. Chiaramente l’istituzione familiare ha perso il suo fascino.

Questo è successo per diverse ragioni. Innanzitutto, le persone vivono molto più a lungo rispetto a cento, o centocinquanta anni fa.  Allo stesso tempo, non viene insegnata l’importanza di mantenere l’unità familiare.  Quando l’educazione non instilla in noi l’importanza di mantenere l’unità familiare durante le difficoltà, le persone si arrendono abbastanza facilmente. 

Per poter fare qualcosa che non dia piacere immediato, alle persone oggi serve un significato.  Viviamo in un periodo in cui le persone non riescono a fare ciò che per loro non ha senso, ciò che sembra essere privo di significato.   Per poter mantenere l’unità familiare, bisogna sentire la sua importanza.  Altrimenti semplicemente la si abbandonerà.

Il mondo attuale non sostiene lo stare in una struttura familiare tradizionale.  La gente può mantenersi da sola economicamente e non ha bisogno del sostegno di un compagno o compagna.  Di conseguenza, non appena sorge un disaccordo, e ci saranno sempre disaccordi poiché nessuna persona è uguale ad un altra, la casa viene abbandonata, e ci si stabilisce altrove. 

Quindi, per far sì che due persone scelgano di restare in un’unità familiare, ci deve essere un motivo più grande della famiglia stessa.  Secondo la saggezza della Kabbalah, se cerchiamo la correzione spirituale, allora durante il processo di correzione svilupperemo anche una connessione con il nostro compagno.  Alla fine, la natura richiederà da noi questa correzione, sentiremo l’impegno reciproco di un uomo verso una donna e di una donna verso l’uomo.

Una relazione familiare corretta fa parte della nostra correzione. Fino a quando non raggiungeremo la correzione, lo stato dell’umanità continuerà a peggiorare.  Ma forse se possiamo trasmettere i benefici che una relazione corretta, spirituale, può portare, la gente non vorrà separarsi.  Dipende tutto dal significato che le persone trovano nelle loro relazioni, poiché, come ho detto prima,  senza una connessione spirituale non c’è motivo o capacità di mantenere le relazioni familiari. 

Ciò che dà veramente un senso alla vita

Ci alziamo, iniziamo la giornata, prepariamo i  bambini per andare a scuola o ci rechiamo al lavoro. La giornata passa in un batter d’occhio. Dopo arriviamo a casa esausti e dormiamo fino al giorno dopo in modo da poter iniziare da capo il giorno successivo.  È questo che dà un senso alla vita? Questo è esattamente ciò che un recente studio globale ha indagato. Il 39% degli intervistati ha detto che la famiglia è la fonte principale di significato nella propria vita, rispetto al 2% che ha trovato significato nella fede e nella spiritualità.

Secondo uno studio recente condotto da Pew Research Centre, tra diciannovemila adulti in diciassette paesi sviluppati intorno al mondo, i fattori più importanti nella vita di una persona sono la famiglia, la carriera e il benessere economico. 

Non c’è da stupirsi che la famiglia sia la fonte principale di contentezza. La famiglia gioca il ruolo più importante e diretto nello sviluppo di una persona, e si tratta del cerchio più vicino e influente. Anche gli altri cerchi influenzano e riempiono il tempo di qualità, ma sono più lontani, meno stabili e possono cambiare da un giorno all’altro.

Si può cambiare lavoro, cambiare amicizie o il luogo di svago, ma non la famiglia.  Nonostante le difficoltà che a volte si manifestano, si è dipendenti e connessi alla famiglia. È per questo che è così importante. 

Dopo due anni di COVID-19, ci si poteva aspettare che le persone si sarebbero chieste di più sul senso della vita e, quindi, sarebbero state più attratte dalla spiritualità. Ma alla fine, l’umanità non è particolarmente riflessiva o meditativa sull’epidemia globale.  Piuttosto, le persone si sentono oppresse perché non possono viaggiare all’estero liberamente, o perché devono indossare le mascherine e fare altre dosi del vaccino per prevenire la diffusione del virus, oltre ad altre onerose restrizioni.

Tuttavia, nel complesso abbiamo imparato a vivere con la peste. Presto l’umanità si dimenticherà anche della nuova variante che ha invaso le nostre vite. La nostra natura umana è disposta a ricevere volontariamente piacere e godimento per noi stessi e solo per noi stessi. Giorno dopo giorno questa natura egoista cresce, diventa grossolana e spessa, così sofisticata e astuta che la persona non si impressiona più per nulla. Siamo costantemente bombardati da informazioni su guerre, carestie di massa e nuove varianti di virus, ma finché non sperimentiamo una tale realtà in tutti i nostri sensi, non crediamo che stia succedendo e non agiamo per cambiare.

Nonostante ciò, non posso dire che il coronavirus non abbia avuto un impatto su di noi. Ci ha rivelato quanto dipendiamo gli uni dagli altri perché siamo un piccolo villaggio globale. Ma nella rete di comunicazione tra di noi, nei nostri sentimenti interiori, rimaniamo indifferenti e distaccati gli uni dagli altri. Così, ciò che accadrà naturalmente è che l’egoismo si rafforzerà; appariranno più colpi globali finché non ci renderemo conto che solo quando ci sentiremo una sola famiglia, in garanzia reciproca, potremo prosperare.

Percepiremo le nostre vite come piene di significato solo attraverso la nostra stretta connessione umana. Se configurassimo il volto della società con il modello di una famiglia ideale, miglioreremmo le nostre vite, creando un’atmosfera buona, calorosa e amichevole per noi stessi. Avremmo costruito un buon ambiente che ci abbraccia come una madre amorevole. Più ci colleghiamo emotivamente l’uno con l’altro, più sentiremo il potere della connessione, la forza suprema della natura, un attributo di dazione ed amore, una forza buona e benevola. Se solo ci aggrappiamo alle qualità e alle intenzioni della natura, scopriremo il senso della vita, sia nella corporeità che nella spiritualità per una completa realizzazione.

Il circolo vizioso della violenza domestica

La violenza domestica è una specie di allarme sociale globale; è diffusa e apparentemente inarrestabile. L’attenzione dei media statunitensi sulla scomparsa e l’uccisione di una giovane donna, Gabby Petito, nel Wyoming,il cui   compagno è stato indicato come persona di interesse, ha messo di nuovo sotto i riflettori la questione delle relazioni violente. Purtroppo, questo è solo uno dei tanti casi segnalati ogni giorno in tutto il mondo tra i troppi che non vengono segnalati.

In base ad un nuovo studio pubblicato dal The New England Journal of Medicine, in America, una donna su quattro, nel corso della propria vita, subirà violenza dal proprio partner. Secondo le statistiche dell’ONU, a livello globale circa una donna su tre, una cifra sbalorditiva di 736 milioni, nella sua vita è stata vittima di violenza commessa dal proprio partner.

L’umiliazione, la derisione, il bullismo, le minacce e le insulti, sono forme comuni di abuso verbale all’interno della famiglia. Anche la violenza emotiva assume forme pacate: disconnessione, silenzi assordanti e lunghi periodi di disinteresse. Ci sono molte sfumature ed espressioni di violenza comunicativa tra le coppie e quando in casa queste diventano situazioni ricorrenti, di solito hanno conseguenze disastrose. Come si può affrontare questo fenomeno?

Cominciano dalle scuole. La maggior parte delle istituzioni è orientata ad impartire conoscenza ed educazione, ma questo è ben lontano dal preparare un giovane alla vita. La lezione più importante da imparare è come comportarsi nelle relazioni, sul lavoro, ovunque. Questo è valido specialmente ora che così tante strutture sociali sono crollate ed i giovani crescono senza buoni esempi con cui relazionarsi e confrontarsi.

Come risultato della mancanza di intenzioni ed obiettivi su come costruire relazioni valide, molte famiglie vivono un’atmosfera ostile e violenta. I bambini che crescono in questo genere di ambiente soffrono di alti livelli di insicurezza. Quando crescono e si creano una loro propria famiglia, a volte vogliono costruire un ambiente completamente diverso. Tuttavia, spesso finiscono per ricreare gli stessi schemi violenti, a loro così familiari  perché derivanti dal loro passato. Si rendono conto di ripetere gli stessi errori, ma scoprono di non avere la forza di cambiare.

Gli schemi dei comportamenti che osserviamo durante l’infanzia ci accompagnano per tutta la vita, per cui è naturale che li replichiamo. Pertanto, è fondamentale che la società fornisca ad ogni persona corsi e sistemi educativi che le permettano  di creare i giusti modelli di relazione. Tali schemi devono essere fissati profondamente all’interno di una persona per fermare gli scoppi e le eruzioni di rabbia prima che venga fatto del male.

Il principio più importante da insegnare nella costruzione delle relazioni è quello dell’uguaglianza. Questo principio si contrappone alla volontà interna che è alla base di ogni comunicazione violenta, la volontà di una persona di controllare gli altri.

Al fine di illustrare cosa si intenda per principio di equità, diciamo che voglio costruire delle buone relazioni tra me e il mio partner, con la reciproca comunicazione, una profonda connessione e grande amore. Da questo momento in poi, entrambi dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze di essere uguali. Come esercizio pratico conveniamo che qualsiasi cosa io faccia al mio partner, lui o lei farà lo stesso a me, nel bene e nel male. Concordiamo di specchiarci uno nell’altro.

Dal modo in cui parliamo, guardiamo, reagiamo tra noi in ogni questione e interazione, cercheremo di imparare da questo esercizio come il nostro partner sta cercando di trattarci bene. E anche se va contro il nostro egoismo e ci costa un grande sforzo, vale la pena mostrare che ci sforziamo di trascendere il nostro istinto egoista per formare un buon legame reciproco, perché ciò obbligherà anche il nostro partner a fare lo stesso.

Come parte della formazione di coppia sull’applicazione del principio di uguaglianza, funzioneremo l’uno verso l’altro come uno specchio. Se ognuno di noi cerca immediatamente di copiare i comportamenti dei nostri partner e di rifletterli come uno specchio, così facendo ci aiutiamo a sentire come il nostro atteggiamento ha influito sull’altro, individuiamo cos’altro dobbiamo correggere e migliorare. È un meccanismo di riscontro, una risposta che esiste sia nei sistemi tecnologici che in quelli naturali con lo scopo di mantenere l’equilibrio e la completezza.

Se imparassimo a costruire questo tipo di meccanismo nelle nostre relazioni e fossimo entrambi d’accordo di funzionare come specchi uno per l’altro, allora anche se un individuo ne trattasse male un altro, una risposta di riflesso arriverebbe immediatamente dal partner e porterebbe lui o lei ad un aggiustamento della direzione. Gradualmente cominceremmo a percepire che il buon trattamento che vogliamo ricevere dai nostri partner dobbiamo prima dimostrarlo a loro.

Questo è il modo in cui ci costruiamo l’un l’altro e creiamo una relazione egualitaria. Man mano che avanziamo in questo lavoro, invece degli impulsi egoistici che sorgono in noi e che guidano le nostre relazioni in una direzione violenta, coercitiva e distruttiva, saremo in grado di modellare l’ambiente che ci circonda e costruire una casa dove solo i buoni modelli saranno instillati nella nostra prole e in tutta la società.

 

E’ ora di rinnovare il nostro pensiero sui figli

Secondo un saggio pubblicato il 20 luglio 2021, nel Journal of Adolescence, negli ultimi anni c’è stato un incremento notevole nella solitudine scolastica tra gli adolescenti. Il saggio, intitolato: “L’aumento mondiale della solitudine adolescenziale”, scritto dall’ acclamato Prof. di psicologia Jean M. Twenge e altri ricercatori, giunge alla conclusione che tra il 2012 e il 2018, “la solitudine negli adolescenti è aumentata…in 36 paesi su 37.  In tutto il mondo, quasi il doppio degli adolescenti nel 2018 hanno manifestato  segni di solitudine, rispetto al 2000, con l’aumento più significativo dopo il 2012”. Tuttavia, i ricercatori aggiungono che “anche con l’incremento recente…la maggior parte degli studenti non hanno segnalato livelli alti di solitudine”.

Quindi gli adolescenti si sentono soli, o no?  Credo che il problema non sia che si sentano soli, ma che noi non comprendiamo ciò che pensano o provano e perciò spesso attribuiamo a loro stati emotivi che non stanno vivendo, dato che pensiamo che siano come noi, ma non è così. 

Gli adolescenti di oggi sono più intelligenti, più sensibili, e più comprensivi di quanto pensiamo. Guardano noi,  ciò che abbiamo (o non abbiamo) realizzato,  le conseguenze delle nostre azioni e traggono le proprie conclusioni. Non sono impressionati come  eravamo noi, da titoli accademici, da viaggi, o dall’accumulare ricchezze e beni materiali. Ogni cosa è accessibile, basta premere un tasto sul cellulare e non hanno la voglia  che avevamo noi di conquistare, di essere “qualcuno”. Vedono quanto ci ha reso “felici” e che mondo abbiamo costruito grazie ad essa. 

Quando guardo i miei nipoti, non mi sembra che soffrano. È una nuova generazione con un carattere diverso. Fanno domande pragmatiche, vogliono sapere cosa otterranno da tutto ciò che fanno e quando non ottengono risposte soddisfacenti, ordinano una pizza a domicilio e stanno a casa con le loro app e i loro giochi sui social media. Nel migliore dei casi, potrebbero invitare un amico o due, ma spesso comunicano con gli amici solo sui social media.

Eppure, il fatto che siano soli non significa che si sentano soli. Alcuni sono soli e altri no, proprio come lo eravamo noi. Per loro stare da soli per molte ore non significa sentirsi soli. Quando noi volevamo socializzare, andavamo fuori. Quando loro vogliono socializzare, vanno online. Vivono in un mondo diverso, prima ce ne rendiamo conto e più semplice sarà aiutarli a crescere  al suo interno.  

Dobbiamo sostenerli e prenderci cura di loro, ma dobbiamo anche lasciarli crescere alle loro condizioni e a modo loro. Avranno le loro sfide come le abbiamo avute noi e avranno bisogno del nostro aiuto, ma non dobbiamo forzare la nostra visione del mondo su di loro, poiché ciò impedirà loro di sviluppare la visione del mondo di cui hanno bisogno nella realtà di oggi, dove tutto è mescolato e interconnesso, fisico e virtuale, locale e globale, solo e insieme.

Non intendo dire che non dobbiamo assicurarci che non prendano una strada sbagliata. Tuttavia, non dovremmo nemmeno costringerli a seguire la nostra strada solo perché pensiamo che la nostra strada fosse giusta per noi. Infatti, se era giusto per noi quando siamo cresciuti, certamente non lo è per loro, poiché il mondo in cui siamo cresciuti non esiste più; viviamo in un mondo diverso. Quindi, gli adolescenti di oggi devono trovare una strada loro, e noi dobbiamo aiutarli a trovarla con sicurezza, sapendo di avere un cuscino su cui cadere  se dovesse servire.  

In aggiunta a tutto ciò, io insegnerei loro le basi della saggezza della Kabbalah. La saggezza della Kabbalah è la scienza della  connessione tra le persone, e dunque l’apprendimento delle basi delle connessioni positive tra la gente, può essere molto utile in un mondo iperconnesso. 

Credo che adottando questo approccio attraverseremo l’adolescenza dei nostri figli in maniera più semplice e piacevole.  

Navigare nel labirinto della comunicazione con i nostri figli

Quale dovrebbe essere il nostro approccio quando comunichiamo con i nostri figli, specialmente quando sono giovani?  Che tipo di relazioni dobbiamo costruire con loro per prepararli al meglio alla vita? A quanto pare, c’è una formula chiamata “adulto-uguale-più giovane”, che funziona molto bene nel preparare i nostri figli alla vita, se la usiamo correttamente. 

Come genitori, il nostro obiettivo principale è “costruire” la personalità di nostro figlio per renderlo pronto alla vita, sicuro di sé e con l’abilità di eseguire qualunque lavoro egli possa scegliere di intraprendere, come anche essere in grado di trattare  costruttivamente e positivamente i fallimenti.  Per ottenere ciò abbiamo bisogno di imparare a relazionarci con i nostri figli da tre differenti prospettive: come adulti, come uguali, come più giovani. Ogni prospettiva ha il suo ruolo e il momento giusto per essere utilizzata. Il trucco è sapere quando usare quale di esse e come utilizzarle correttamente.

Cominciamo con la prospettiva “adulta”. Qui ci poniamo al di sopra del bambino, come figura dominante e genitoriale.  Dettiamo le regole e applichiamo pressione quando necessario. Con la prospettiva dell’ “uguale” scopriremo che spesso il bambino ci ascolta molto più attentamente quando parliamo come uguali piuttosto che con un tono dall’alto in basso. Qui è quando trattiamo i bambini come amici, compagni di gioco e persino come confidenti. Quando assumiamo la prospettiva del “più giovane”, permettiamo al bambino di far pratica nell’essere l’ “adulto maturo” nel condurci e dirigerci.

Combinare le tre cose aiuta i bambini a capire meglio la complessità delle relazioni umane. Questa tecnica li aiuta a sviluppare l’abilità di adattarsi e adeguarsi a circostanze mutevoli, a sapere come relazionarsi con insegnanti, amici e, più tardi nella vita, con partner e colleghi.

Ora che abbiamo delineato le tre prospettive, aggiungiamo alcuni approfondimenti su ciascuna di esse. Quando assumiamo la prospettiva del “più giovane” dobbiamo sapere come farlo senza perdere la nostra autorità di genitore. Per fare questo dobbiamo spiegare al bambino con parole ed esempi, che ogni persona ha punti di forza e debolezze, che non possiamo sapere tutto ed essere capaci di fare tutto. Per esempio, persino se sei un campione olimpico non puoi essere un campione olimpico in tutti gli sport. Quando i bambini comprendono che è va bene non eccellere in tutto, viene sollevato un gran peso dalle loro giovani spalle e si permette loro di essere felici dove sono, perseguire le cose che veramente li interessano  e alla fine eccellere in esse. Allo stesso tempo non diverranno insicuri per il fatto di non conoscere tutto o non capire tutto.

Riguardo alla prospettiva dell’ “uguale” è importante che il bambino senta che noi stiamo sempre lavorando per il suo massimo interesse. I bambini devono sapere che qualunque cosa accada, anche se siamo arrabbiati con loro o diventiamo esigenti, è perché stiamo lavorando nel loro interesse, che la nostra sollecitazione li aiuta a raggiungere ciò che sarebbe più difficile, se non impossibile da raggiungere se non fosse per la nostra pressione. E’ una buona idea dire a loro esplicitamente che ci addolora doverli rimproverare e mettere sotto pressione, e spiegare il motivo per cui è per il loro bene.

Se il bambino non accetta le nostre spiegazioni dobbiamo mostrare quanto siamo dispiaciuti di dover essere in questo modo, che stiamo soffrendo insieme con lui, ma dobbiamo farlo comunque perché è la cosa migliore per lui  e, come genitori, dobbiamo fare in modo che i nostri figli ricevano la migliore educazione che li aiuterà maggiormente a diventare adulti di successo. Talvolta possiamo persino ammettere che la nostra richiesta è molto ardua, che non siamo sicuri che loro la possano gestire, ma che se loro lo faranno ne trarranno grandissimo beneficio e aprirà loro nuove porte. In quella fase dobbiamo lasciare al bambino lo spazio per costruire se stesso in modo indipendente.

Riguardo alla prospettiva dell’ “adulto”, qui il/i genitore/i prende/prendono le decisioni. Devono spiegare che a volte dobbiamo solo accettare certe cose. Ciò può non essere semplice per il bambino ma è un grande esempio perché quando cresciamo dobbiamo obbedire alla legge, seguire le regole della scuola o dell’università in cui siamo, del posto di lavoro, dei capi, ecc. Se i bambini non sono abituati ad obbedire alle regole anche se a volte non le capiscono e non sono d’accordo con esse, può essere un problema per loro affrontare la società in cui vivono. 

Ecco un esempio di vita reale e di come possiamo usare le tre prospettive per trasformare una situazione quotidiana da un supplizio a un’esperienza di crescita. Spesso la mattina occorre molto tempo ad un bambino piccolo per vestirsi, lavarsi e prepararsi per la scuola. Questo può creare molto stress e tensione e condurre a situazioni spiacevoli. La prima cosa nell’affrontare questa circostanza è ripercorrere con il bambino tutte le fasi della routine mattutina, non in tempo reale ma nel vostro tempo libero, quando siete tutti rilassati. Immaginate ciò che fate ogni mattina un passo alla volta e insieme al bambino imparate cosa comporta ciascuna fase (bagno, colazione, vestirsi, ecc.). Assegnate, in collaborazione con il bambino, un tempo limite realistico per ogni azione e il bambino ora farà “pratica” mantenendo la tempistica invece che passivamente e spinto a stare al passo. In questo modo, l’intero procedimento diventa un po’ un gioco. 

Dopo un giorno o due, quando il bambino conosce la routine a memoria, voi assumete la prospettiva del “più giovane” e il bambino diviene l’adulto. Ora è il turno del bambino controllare che voi siate puntuali e essere sicuro  non lo stiate facendo ritardare.

In questo modo ogni situazione della vita, specialmente le più impegnative, possono diventare esperienze di apprendimento che conducono ad una crescita personale e all’acquisizione di nuove abilità che faranno crescere i nostri figli felici, sicuri di sé e capaci di comunicare con successo con le persone che li circondano.

 

 

Quando i nostri figli adulti vanno via di casa

Dal momento in cui nascono i nostri figli investiamo in loro tutto il possibile sapendo che verrà il giorno in cui andranno avanti in modo autonomo con la propria vita. Questa transizione può essere difficile da fare per le famiglie. Qual è dunque il modo migliore per portare avanti le relazioni con i figli adulti che hanno lasciato casa? Quali preparativi dovrebbero essere fatti in anticipo in questa fase per mantenere la famiglia connessa?

Fin dall’infanzia vale la pena di instaurare con i bambini l’abitudine di non far passare mai un giorno senza che ci contattino. Non importa dove siano e cosa facciano esattamente, almeno una volta al giorno ci chiameranno per scambiare impressioni riguardo al benessere di tutti. Non serve che siamo noi a contattarli perché potrebbero essere impegnati e potremmo disturbarli.  E’ molto meglio se loro si abituano a chiamarci. In questo modo, quando arriverà il momento per loro di uscire di casa, avranno l’abitudine consolidata del contatto quotidiano.

Da noi genitori, ascolteranno cosa sta succedendo con il resto della famiglia. In questo modo verrà mantenuto il legame familiare. Ovviamente, il contatto fisico dovrà essere anch’esso mantenuto e  ci dovrebbe essere una routine regolare. La cucina casalinga che prepareremo per loro da portare a casa fornirà anche un’altra sensazione di connessione con noi per tutta la settimana. 

In generale, la fase di uscita di casa per una vita adulta indipendente è qualcosa che deve essere preparata per anni. L’indipendenza si costruisce attraverso la creazione di un ambiente dove i bambini imparano a sentirsi responsabili, maturi, e dove riescono a funzionare come se vivessero già per conto proprio, anche se in realtà vivono ancora con noi.  E quando finalmente arriva il giorno di andare via di casa, è nostro compito fornire ai nostri figli un senso di fiducia e sicurezza , una sensazione che ce la possono fare da soli. Noi saremo sempre lì a sostenerli, ma la responsabilità passa a loro.

Chiunque cresca in un ambiente con un’atmosfera troppo coccolata, dove tutto viene fatto per lui, avrà difficoltà ad abituarsi ad una vita indipendente. Questi individui vengono lasciati con un handicap, senza sapere come organizzare le cose basilari come il cibo,  il bucato, e normali responsabilità della vita, per non parlare delle preoccupazioni complesse come relazioni a lungo termine e iniziare una famiglia tutta loro. Una persona tale si sente impreparata ad afferrare la vita con le proprie mani. In effetti, se non forniamo un’educazione corretta anticipatamente, sarà difficile recuperare il deficit accumulato nel momento in cui lasceranno la casa. 

Cosa si può fare se una situazione del genere è la realtà? Sedetevi con i vostri figli e scrivete una sorta di guida, una guida più dettagliata possibile, che contenga casi e conseguenze, cosa fare quando succedono certe cose, come gestire le difficoltà quando sorgono.  Tutto ciò che non è stato assorbito dalle loro menti e cuori durante gli anni dell’infanzia deve ora essere scritto. 

Anche noi genitori dovremmo essere preparati ad affrontare la nuova situazione dei nostri figli che escono di casa e di come adattarsi all’essere nidi vuoti. Quando andranno a vivere da soli e non riceveremo loro notizie per molto tempo, ci sentiremo probabilmente molto feriti. Forse non abbiamo il diritto di sentirci feriti perché questo è il risultato del modo in cui li abbiamo educati. Il loro comportamento non significa che è loro intenzione ferirci, ma che ora è il nostro ego che pretende attenzione da loro.  Sembrerebbe che non siamo riusciti a instillare in loro dei buoni esempi di preoccupazione per gli altri e di reciprocità nelle relazioni.

Dopo aver affrontato le carenze dei nostri figli adulti e la nostra solitudine, quello che possiamo ancora fare è chiamarli quotidianamente per valutare come stanno, se hanno bisogno di qualcosa, e per offrire aiuto o dare buoni consigli. Dopo un periodo di tempo durante il quale si abituano al fatto che li chiamiamo, possiamo dire qualcosa del tipo: “Non sappiamo se possiamo chiamarti domani, ma saremmo molto felici se tu ci chiami tu”. E così, poco alla volta, si formerà l’abitudine di legame reciproco.

In poche parole, è una parte naturale della vita che quando i nostri figli crescono e progrediscono, diventano indipendenti e inizia una nuova vita tutta loro. Quello che dobbiamo tenere sempre a mente è che il nostro lavoro è dare loro un senso di sicurezza, una guida per la loro vita futura e la sensazione che siamo dietro di loro, qualunque cosa accada. 

Dovrebbe esserci una chiara garanzia che, anche se lasciano la nostra casa, non lasceranno mai il nostro cuore. E tale affermazione sarà ricambiata.

.

La mamma e il papà sono incancellabili!

Commento: Una scuola di New York insegna ai ragazzi un nuovo linguaggio, nel quale non ci sono le parole “mamma”, “papà”, “bambino”, “bambina”. Tutti questi termini sono considerati offensivi dall’amministrazione scolastica. Al posto di mamma e papà si raccomanda dire: adulti, parentela, famiglia. Al posto di padre e madre dovrebbero essere usati dei termini di genere neutrale: genitore o tutore; invece di marito e moglie: compagno. Insomma gradualmente nel mondo si fa strada una nuova lingua. Sarà accolta?

Risposta: Non sarà accolta. Quel che è dato dalla natura, è dato dalla natura. Tutto qui. Non c’è altra soluzione. Sostituire mamma e papà?!

Domanda: Praticamente, questi termini: papà, mamma, e in ebaico: “ima”, “aba”, sono stati presi da uno stato di cose naturale? Così le piccole labbra del bambino cominciano a dire: papà, mamma, “ima”, “aba”?

Risposta: Certamente.

Domanda: Questo è inevitabile?

Risposta: Sì. 

Commento: Nemmeno se le persone vorranno modificare questo linguaggio? 

Risposta: Questo va contro i gradini della natura, la quale in tal modo ci ha identificato. All’uomo questi gradini vengono attribuiti per l’eternità. Quelli degli animali invece svaniscono. Dopo due tre anni i cuccioli si separano dai genitori. Più precisamente dalla madre, in quanto il padre in questo non determina assolutamente niente. 

Commento: E se il cucciolo si incontra sua madre fra tre anni, non la riconosce nemmeno? 

Risposta: Non solo non la riconosce, ma insieme danno inizio a una nuova prole. Voglio dire che si disconnettono totalmente dal passato. La mamma serve soltanto per nutrirlo, istruirlo, diciamo nel corso dei due-tre anni, questo dipende dalla specie, e basta. Di conseguenza non c’è più niente. 

Commento: E all’uomo questo rimane per tutta la vita? 

Risposta: Per tutta la vita, di generazione in generazione. E noi ancora siamo curiosi di sapere chi c’era nelle nostre esistenze passate. Lo troviamo molto interessante. 

Domanda: Allora perché attualmente si mette in atto questa violazione, che un marito e una moglie sono “partner”; una mamma e un papà sono “genitore, tutore”? 

Risposta: Tutto questo va a mutilare il linguaggio, le relazioni tra la gente. Sono tutte deformità egoistiche, le quali affiorano all’esterno e si mostrano sempre più giuste e determinanti. Tutto questo passerà. Non serve neanche combatterlo, tutto questo morirà. Basta lasciar passare un po’ di tempo e tutto scomparirà. 

Domanda: E cosa accadrà? 

Risposta: Non accadrà nulla, la mamma e il papà sono incancellabili.

 

[282569]

Tratto dal programma televisivo “ Le notizie con Michael Laitman” 05.04.2021

Materiale correlato:
Il cuore di una madre
“Maledetto chi maltratta il padre e la madre!”
Il vero amore e la famiglia perfetta