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Un convoglio umano


Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 11/08/2018

Il convoglio di immigrati sudamericani ha raggiunto il Messico; ora queste persone stanno discutendo se rimanere lì o continuare a spostarsi verso il confine degli Stati Uniti. Il presidente Trump, d’altra parte, ha già dispiegato 5.200 soldati al confine messicano per fermare l'”invasione”.

Se dovesse prendere lei le decisioni sull’immigrazione, come la gestirebbe?

Dott. Laitman: Indubbiamente, gran parte dell’unicità degli Stati Uniti deriva dall’essere una nazione di immigrati, creata da pionieri provenienti dall’Europa che costruirono la “superpotenza mondiale”. Tuttavia, questa è solo una riflessione nostalgica. Il mondo è cambiato, e gli immigrati di oggi arrivano per ragioni e motivazioni diverse.

È interessante considerare cosa succederebbe se gli Stati Uniti avviassero una politica di frontiere aperte che accogliesse tutti. Cosa succederebbe il giorno dopo? Come reagirebbero gli americani con milioni di persone che entrano nel loro paese?

Il mio cuore va agli immigrati che fuggono dal loro paese perché sono veramente perseguitati o privati dei diritti umani fondamentali. Tuttavia ogni paese ha le sue leggi e dovrebbero essere rispettate. Se ci sono famiglie o individui americani il cui cuore è addolorato per gli immigrati, perché non dare loro un aiuto legale per permettergli di accogliere un immigrato o anche una famiglia di immigrati nelle loro case? Questo è ciò che raccomanderei di fare al presidente Trump, nel breve termine.

A lungo termine, tuttavia, raccomando un programma di integrazione completo come parte della politica di immigrazione degli Stati Uniti. Tale programma rappresenterebbe una condizione preliminare per l’immigrazione e insegnerebbe a ogni immigrato a imparare la lingua, a familiarizzare con la cultura locale, a studiare le leggi, le norme sociali e così via. Prima che inizino con il programma, gli immigrati dovrebbero dimostrare un genuino desiderio di essere assorbiti nella società e contribuire al suo miglioramento.

Manifesti razzisti contro Israele nel Regno Unito

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 07/09/2018

Le fermate degli autobus londinesi sono state deturpate con manifesti nei colori della bandiera dell’OLP che dichiaravano “Israele è un ambiente razzista”. Apparentemente, questi annunci non autorizzati protestano contro la decisione del partito laburista britannico di adottare la direttiva sull’antisemitismo da parte dell’Organizzazione internazionale per la memoria dell’Olocausto.

Tra le undici clausole della direttiva ve ne sono quattro che sanciscono una certa libertà di critica nei confronti di Israele da parte del popolo palestinese, senza che questo venga considerato antisemitismo. Fra coloro che si sono opposti all’adozione della direttiva c’è anche il leader del Partito Laburista Jeremy Corbin. Le sue osservazioni antisemite negli ultimi mesi hanno sollevato una protesta generale al punto che gli ebrei britannici hanno minacciato di lasciare il Regno Unito nel caso Corbin vincesse le prossime elezioni.

Alla luce del forte aumento di incidenti violenti nei confronti dei 270.000 ebrei britannici negli ultimi tre anni, l’adozione di una nuova direttiva internazionale sull’Antisemitismo è cruciale. Ma la decisione dell’ultimo minuto di Corbin di accettare le clausole della direttiva non cambierà le cose. L’odio di Corbin per gli ebrei scorre nelle sue vene per natura e non è colpa sua. È come una malattia che non gli permette di riposare.

E Corbin non è l’unico a soffrire di questa malattia. L’”Antisemitismo” può nascere in ogni persona, in qualsiasi momento e può esplodere con qualsiasi innesco. È come avere un animale selvatico dentro, che chiede di liberare la sua forte avversione nei confronti degli ebrei che identifica come “la fonte di ogni male”.

Pertanto, anche se scriviamo delle direttive formali su carta, esse non cambieranno la natura umana. Frasi precise e formulate non possono bilanciare l’atteggiamento negativo nei confronti degli ebrei che è insito secondo natura nelle nazioni del mondo e specialmente in coloro che nutrono sentimenti antisemiti.

Ne Il Libro dello Zohar, il più grande libro della saggezza della Kabbalah, è stato scritto 2.000 anni fa che l’odio per gli ebrei durerà per migliaia di anni fino a quando una forza di equilibrio fluirà nel mondo. Il kabbalista Yehuda Ashlag, che ha scritto il commentario a Il Libro dello Zohar, lo descrive come segue: “La nazione israeliana era stata costruita come una forma di porta attraverso la quale le scintille di purezza avrebbero brillato sulla razza umana in tutto il mondo, finché non si sarebbero sviluppati e riconosciuti la piacevolezza e la tranquillità che si trovano nel nucleo dell’amore per gli altri”.

Fino a quando questo non accadrà, il mondo punterà il dito contro gli ebrei in ogni situazione negativa che si verificherà: atti terroristici in Europa, attacchi dell’11 Settembre, diffusione dell’AIDS, crisi economiche e persino disastri naturali.

Rav Kook ha scritto: “Qualsiasi rumore nel mondo accade principalmente per Israele” (Lettere di Rav Kook). Gli antichi saggi ebrei scrissero che “Nessuna calamità viene nel mondo, se non per Israele” (Tractate Yevamot), e Tikkun 30 nelle correzioni dello Zohar scrive che “Gli ebrei causano povertà, rovina, ladrocinio, uccisioni e distruzione in tutto il mondo”.

Il sistema naturale guida tutta la società umana verso un punto di pressione centrale, chiedendo al popolo ebraico di unirsi per compiere il suo dovere spirituale. Per fare ciò, agli ebrei è stato dato il metodo per la connessione, la saggezza della Kabbalah, che può aiutarli a diventare un modello per tutte le nazioni.

Allora, una forza di equilibrio si diffonderà finalmente in tutto il mondo, lenirà l’odio verso gli ebrei e unirà tutta l’umanità in una comunità globale. Se gli ebrei britannici prendessero coscienza di questo principio e lo condividessero con la gente del loro paese, darebbero luogo ad una vera rivoluzione.

L’uragano Michael

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 11/10/2018

La devastazione causata dall’uragano Michael è solo la punta dell’iceberg

Mercoledì l’uragano Michael si è schiantato con tutta la sua potenza contro la regione americana della Florida Panhandle, la parte nord-occidentale dello stato americano, con venti terrificanti fino a 155 miglia all’ora, frantumando case e sommergendo interi quartieri per continuare poi la sua corsa distruttiva nell’entroterra, attraverso il sud-est. È stato l’uragano più potente che abbia mai colpito gli Stati Uniti continentali in quasi 50 anni. (AP)

La natura non è impazzita: noi siamo impazziti. Gli scienziati ci stanno avvisando da molti anni ma, dato che non abbiamo apportato cambiamenti significativi nella nostra vita, la situazione continuerà a peggiorare.

L’ex vicepresidente Al Gore ha avvertito che “il tempo sta per scadere”, dopo la pubblicazione di un rapporto speciale delle Nazioni Unite che dà al mondo 12 anni per trasformare radicalmente “tutti gli aspetti della società” e combattere la calamità climatica.

La conclusione del rapporto è semplice: se le emissioni di gas serra non verranno ridotte entro il 2030, la Terra sarà irreversibilmente danneggiata. Possiamo anche aggiungere i duri colpi che la natura ci infligge, come tsunami, inondazioni, tempeste, incendi, freddo estremo e ondate di calore, scioglimento dei ghiacciai e altro ancora.

Per comprendere la triste situazione in cui ci troviamo, dobbiamo capire il motivo di ciò che sta accadendo.

La Terra è un sistema di forze che devono mantenere l’equilibrio

Il sistema naturale in cui viviamo è un sistema di forze che operano a diversi livelli: inanimato, vegetale, animale e umano. È un sistema chiuso e integrale, in cui anche gli elementi più remoti sono completamente interconnessi. La relazione tra le componenti è così interdipendente che ogni parte influisce sull’intero sistema.

Pensate al nostro corpo come esempio di un sistema armonioso. Quando qualche organo è fuori equilibrio, esso fa cadere l’intero corpo fuori equilibrio e causa una malattia. I medici esaminano l’equilibrio tra i sistemi del nostro corpo e quando ricevono i risultati dei test, diagnosticano lo stato del corpo in relazione ai parametri di norma. Se alcuni parametri sono troppo alti o troppo bassi, significa che il nostro corpo non è in buona salute.

Fino a circa cinquanta anni fa, sulla Terra vivevamo in un relativo equilibrio. In altre parole, questa bella casa che ci nutre e ci sostiene, era relativamente “sana”.

La malattia è emersa mentre rompevamo il nostro equilibrio con la natura. Abbiamo emesso anidride carbonica, inquinato gli oceani con rifiuti non biodegradabili, concimato il suolo con sostanze chimiche, alimentato bovini e pollame con antibiotici, e la lista continua. I composti chimici e non naturali non si decompongono nel suolo o nell’aria e alla fine ci cibiamo di essi ripetutamente. Di conseguenza, nuove malattie emergono dentro di noi e intorno a noi.

Perché la Terra è malata

Finché l’ego umano controlla le nostre azioni, la situazione può solo peggiorare. L’avidità spinge le multinazionali ad usare sostanze tossiche in agricoltura e in medicina e l’integrità della natura è l’ultima delle loro priorità. I governi sono soggetti agli interessi dei magnati e gli scienziati conducono le loro ricerche in base agli interessi dei capi dell’industria e del commercio.

Così, abbiamo causato l’instabilità del sistema della natura e di conseguenza assistiamo a “malattie naturali”. Proprio come una persona che mostra i sintomi che indicano che sta uscendo dal suo raggio di salute, il nostro pianeta si sta ammalando. I “medici della natura”, gli scienziati che studiano le varie condizioni climatiche, stanno notando che stiamo affrontando un terribile scoppio di malattie.

Anche se ci sembra semplicemente che il clima sia meraviglioso in una regione e tempestoso nell’altra, è tutta questione di tempo. Il pianeta è rotondo e il sistema naturale è integrale. In definitiva, proprio come un’infezione del piede può gradualmente diffondersi in tutto il corpo, anche le malattie della natura si diffonderanno in tutto il pianeta.

Ma invece di lavorare per trovare l’equilibrio con la natura, continuiamo a lavorare per il beneficio a breve termine dei ricchi e dei potenti. A loro volta, la disuguaglianza e la polarizzazione crescono all’interno della società umana e la società nel suo complesso cresce sempre più in disequilibrio con la natura. Mentre il divario continua a crescere, i colpi che la natura ci sferza ci costeranno una grande quantità di sofferenza, malattia e morte. Considerate solo la quantità di danni che un terremoto può causare.

L’ego umano blocca il processo di guarigione

In definitiva, la destabilizzazione del clima ci costringerà a cambiare il nostro modo di vivere. Dovremo diventare consapevoli e attenti nei confronti del nostro equilibrio con la natura e della nostra connessione reciproca all’interno di questo sistema integrale.

In realtà, questo cambiamento doveva essere avvenuto a partire dalla metà del ventesimo secolo, quando abbiamo iniziato ad essere legati attraverso l’interdipendenza globale nel commercio, nell’industria, nell’economia, nei media e così via. La razza umana avrebbe dovuto iniziare ad agire in reciproca responsabilità, prendendosi cura dei bisogni di tutta l’umanità, pur mantenendo l’equilibrio con la natura.

Ma in realtà non possiamo nemmeno affrontare le nostre sfide globali e la loro rapida diffusione perché il nostro ego ci è di ostacolo. L’ego umano non si preoccupa dei cambiamenti climatici ed è pronto a calpestare qualsiasi accordo sulla sua strada per mettere le mani su ogni singolo centesimo.

Pertanto, è l’ego umano che dobbiamo bilanciare prima di tutto se vogliamo raggiungere accordi stabili tra di noi. Trattati come il “Protocollo di Kyoto” o l'”Accordo di Parigi” servono solo a mostrarci l’inutilità di qualsiasi tentativo di risolvere i nostri problemi senza prendere in considerazione l’ego umano.

L’equilibrio con la natura inizia con l’equilibrio tra di noi
Per cambiare il nostro destino su questo pianeta, dobbiamo iniziare ad armonizzare la connessione tra tutti gli esseri umani.

Il mondo è una singola creazione e persino la nostra psicologia e le nostre forze interiori interagiscono con la natura in modi che non vediamo o non comprendiamo. I nostri pensieri e le nostre intenzioni hanno molto a che fare con il nostro equilibrio con la natura.

Siamo ad un punto particolare dello sviluppo umano, in cui tutti possono iniziare a vedere la necessità di connessioni armoniose su scala globale e, tuttavia, non abbiamo il potere e il metodo per farlo accadere.

Questo è il motivo per cui la saggezza della Kabbalah viene rivelata oggi. La Kabbalah autentica non è una religione nuova o antica, non è misticismo e non è una filosofia. Piuttosto, è un metodo empirico che ci insegna come possiamo raggiungere l’equilibrio con la natura attivando il nostro profondo complesso di collegamenti a favore della connessione umana.

Tutto dipende dalle relazioni tra gli esseri umani. Quando ci renderemo conto di questo e inizieremo ad agire coscientemente, l’intero sistema della natura ci darà un feedback positivo. Cominceremo a percepire che siamo una famiglia umana globale e che la Terra è la nostra unica casa.

Rabash: l’ultimo grande kabbalista

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 13/09/18

Era una fredda e piovosa notte del 1979, non riuscivo a dormire, i pensieri mi turbavano. All’improvviso mi ritrovai al volante, guidavo senza una direzione. Un grande cartello interruppe i miei pensieri: “Bnei Brak”, mi diressi là. Le strade erano deserte. All’angolo di Via Chazon Ish mi avvicinai ad un passante. Domandai: “Dove studi?”. Lui mi guardò e rispose: “Guida fino alla fine della strada dove vedrai un frutteto, è dalla parte opposta”.

Così ho incontrato per la prima volta il mio insegnante, Rav Baruch Shalom Ashlag (Rabash), figlio maggiore e successore di Baal HaSulam, ovvero il più grande kabbalista del ventesimo secolo. Da quel momento la mia vita non è stata più la stessa.

Nei successivi dodici anni sono stato suo assistente personale e discepolo, ho imparato da lui tutto ciò che so sulla saggezza della Kabbalah. Ogni giorno saliva al secondo piano e scriveva. In questo modo sono nati i suoi articoli più profondi, quelli che hanno spianato la strada per coloro che attualmente cercano il sentiero spirituale più adatto per se stessi. Nessuno prima di lui aveva scritto in un modo tanto semplice e pratico. Come un padre che guida i suoi figli lungo il sentiero, porta i suoi lettori per mano e li guida fino a che scoprono il vero significato della vita.

“E una volta che ho acquistato il suddetto abito”, scrisse ai suoi studenti alla fine della sua Lettera n.8, “dentro di me iniziano prontamente a brillare delle scintille d’amore”.
“Il cuore inizia a desiderare ardentemente di unirsi agli amici e a me sembra che i miei occhi vedano gli amici, le mie orecchie sentano la loro voce, la mia bocca parli a loro, le mani li abbraccino, i piedi ballino in cerchio, nell’amore e nella gioia di stare insieme a loro…” (Rabash)

Dopo la sua scomparsa nel 1991, le persone che provavano nel cuore un desiderio ardente di rivelare il loro scopo cominciarono ad unirsi. Pian piano nacque il Bnei Baruch Kabbalah Education & Research Institute, dal nome del kabbalista Baruch Ashlag. Ogni mattina, studiamo gli scritti dei grandi kabbalisti, come Lo Studio delle Dieci Sefirot, Il Libro dello Zohar con il commentario Sulam e gli scritti di Baal HaSulam e del Rabash. Lavoriamo per condividere il metodo con chiunque sia interessato, così come ha fatto il mio maestro trasmettendomi la saggezza di suo padre.

Da poco è ricorso il 27° anniversario della scomparsa del mio insegnante, il Rabash, il più grande della generazione. Io spero che avremo successo nel seguire fedelmente la sua strada.

Per maggiori informazioni sulla vita del mio maestro  Rabash >>

Trump potrebbe investire duecento milioni di dollari in Israele


Dalla mia pagina Facebook – Michael Laitman 27/08/2018

E un nuovo Re salì al potere e il suo nome era Trump. Governò su Israele con il pugno di ferro, imponendo sanzioni economiche ai suoi cittadini e soffocando il suo commercio internazionale. E le Nazioni Unite festeggiarono quando finalmente riuscirono a delegittimare Israele.
***
Uno scenario così orribile sembra lontano anni luce dalla realtà di oggi. Trump è visto da molti come un avido amico di Israele, in un mondo che invece gli sta diventando sempre più ostile. Tuttavia, l’uomo che ha dichiarato Gerusalemme capitale d’Israele, che continua a proteggere la posizione di Israele nello scenario internazionale e che ama il popolo ebraico, sta certamente tenendo le redini del gioco. Ogni giorno che passa, il futuro di Israele sembra essere sempre più dipendente dal suo continuo sostegno.

Ma dietro all’immagine di simpatizzante per Israele, c’è il Trump astuto uomo d’affari. Come un buon venditore, prima ti dà l’idea di essere disposto a concederti tutto quello che vuoi, ma poi pretende in cambio il suo lauto compenso. Col suo modo stravagante di agire, Trump sta aprendo la strada (sia da parte israeliana che da parte palestinese) per un accordo di pace che potrebbe garantirgli un livello di prestigio che nessun Presidente degli Stati Uniti ha mai raggiunto prima.

Tuttavia, Trump è destinato a fallire in questo campo proprio come è successo a tutti i suoi predecessori. La pace tra Israele e i palestinesi sarà possibile solo se si baserà sulle leggi della Natura.

Secondo la saggezza della Kabbalah, la pace tra gli esseri umani, in generale, è possibile solo attraverso l’attivazione della forza vincolante intrinseca della Natura, e qualsiasi piano che non ne tenga conto fallirà.

Il popolo di Israele è l’unica nazione fondata sull’unione basata sulle leggi della Natura. Essi vissero con il sistema naturale della connessione umana per centinaia di anni fino a quando non vennero cacciati per un lungo esilio, vagarono per il mondo e persero le loro origini.

La creazione del popolo ebraico è stata il mezzo col quale la Natura ha voluto creare un mini-modello di unione tra gli esseri umani, che sarebbe poi stato esteso all’intera umanità. Pertanto, i conflitti di Israele con i suoi vicini e con il resto del mondo gradualmente si intensificheranno fino a quando il popolo di Israele non adempirà al suo ruolo naturale, che è quello di connettere le persone.

L’unico modo per raggiungere un accordo di pace praticabile e duraturo è innanzitutto quello di riportare in superficie quelle che furono le origini del popolo ebraico, altrimenti gli sforzi di Trump falliranno miseramente e cambierà gradualmente il suo atteggiamento nei confronti di Israele.

Quindi, tornando allo scenario negativo con cui abbiamo iniziato, i problemi di Israele si intensificheranno fino a diventare insopportabili, finché essi non avranno altra scelta che evocare dolorosamente il potere dell’unione dalle profondità della Natura con tutte le loro forze. E solo allora, la pace verrà in Israele e si diffonderà nel resto del mondo.

Tuttavia, uno scenario molto più ideale sarebbe quello di risvegliare l’unione in anticipo, facilmente e piacevolmente, avviando un programma educativo che aumenti la consapevolezza del ruolo unico del popolo ebraico e lo convinca a realizzarlo.

Sarebbe una mossa vincente per Trump quella di investire i duecento milioni di dollari che egli ha tagliato agli aiuti palestinesi, nell’attuazione di un processo educativo che spingerà Israele ad attivare il piano di pace intrinseco alla Natura. Questo sarebbe il miglior colpo di Trump per passare alla storia come la persona che ha portato la pace nella regione.

L’uragano Florence


Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman – 12/09/2018

Il Governatore del North Carolina, Cooper, ha allertato i residenti della costa orientale degli stati Uniti che sarebbero rimasti senza energia elettrica per giorni, dato che sarebbe arrivato l’uragano Florence, il quale avrebbe portato con sé pericolose tempeste e piogge sia sulla Carolina del Nord che su quella del Sud.

Anche se mancasse l’energia elettrica, noi abbiamo in mano un potere più grande che dobbiamo imparare a controllare.

Come sto dicendo da molti anni, viviamo in un unico sistema integrato. Per noi è difficile riconoscere che tutti i livelli della Natura sono interconnessi e interdipendenti. Partendo dalle piante e dai minerali della Terra sino ad arrivare al pensiero e al comportamento umano, compreso tutto ciò che sta in mezzo.

All’interno del sistema della Natura, gli esseri umani rappresentano una componente altamente qualitativa e il modo in cui ci relazioniamo tra noi ha un impatto su tutti gli altri livelli della Natura. È un’influenza indiretta e complessa, ma, proprio perché è difficile per noi da identificare, è così vitale per l’equilibrio della Natura.

Non comprendiamo bene come e perché le placche tettoniche della terra si stiano spostando proprio ora, dopo milioni di anni, e neppure come mai il mantello terrestre incorpori composti volatili dall’atmosfera, oppure perché provengano radiazioni dal centro del pianeta.

Ma se vedessimo il funzionamento interno del sistema della Natura, capiremmo quanto questo sia basato sulle relazioni umane. Vedremmo che la legge della Natura di equilibrio e omeostasi deve essere rispettata anche a livello umano.

Il pianeta si sta risvegliando e lavora per portarci all’equilibrio tra noi e il resto della Natura.

Maggiori informazioni su “Why Nature Will Always Win” >>

Il Venezuela


Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman – 20/08/2018

Cosa succede quando, nel mondo globalizzato, una nazione collassa? Come può un simile processo incrementare l’odio verso Israele?

Più di due milioni di persone sono scappate dal Venezuela, senza poter portare nulla con sé. La metà di esse sta soffrendo di denutrizione. Le ragioni principali della loro fuga sono una severa carenza di alimenti in tutto il paese ed il fatto che la crisi economica vada peggiorando.

Purtroppo non c’è un modo diretto per aiutare milioni di persone che soffrono. La cosa assurda è che nel nostro mondo ci sono sufficienti riserve di cibo, abiti e medicine per soddisfare le necessità di tutti gli abitanti del pianeta. Tuttavia, paradossalmente, gettiamo nell’immondizia fino al 50% della produzione mondiale di alimenti e contemporaneamente si investono miliardi di dollari nella produzione di armi.

Il futuro ci offre il potenziamento di due tendenze opposte: da un lato, sempre più crisi economiche, collassi di regimi, rivoluzioni sociali, fame, malattie e sofferenza umana (il Venezuela altro non è che una rondine che preannuncia l’arrivo di una serie di crisi che probabilmente arriveranno in tutto il Sud America); dall’altra parte, andremo incontro ad un mondo tecnologico avanzato ed interconnesso con sviluppi robotici, macchine autonome ed intelligenza artificiale. Non mancherà niente. La capacità di produrre abbondanza di alimenti, abiti e medicine, mediante una stampante tridimensionale, sarà alla portata di tutti semplicemente schiacciando un bottone.

Tra queste due tendenze sarà sempre più chiaro che nel mondo manca soltanto la capacità di prendere in considerazione le necessità tutti gli altri abitanti del pianeta, così come di preoccuparsi per loro e, sopratutto, di connettersi a loro. Questo sarà l’unico modo per poter aiutare le migliaia di esseri umani che vivranno future sofferenze.

Ma come impareranno gli esseri umani a connettersi tra loro? La storia ci dimostra che le forze di dominio, il potere e l’egoismo crudele, trionfano sempre. Sembra che gli esseri umani preferiscano lottare gli uni contro gli altri, piuttosto che abbracciarsi. Questa è la nostra amara natura e qualsiasi altra immagine la percepiamo come utopia.

Per arrivare ad una connessione stabile tra gli esseri umani, con la capacità di riorganizzarsi e provvedere alle necessità in tutti i livelli della vita, è richiesto un sistema unico. Un solo popolo fu creato sulla base del metodo della connessione universale tra gli esseri umani. Questo metodo è stato quello che lo ha fatto diventare un popolo e questo popolo visse secondo questo metodo per un lungo periodo. Quando lo accantonò, cominciò a vagare per il mondo e dimenticò il suo ruolo.

“Israele è tra le altre nazioni come il cuore tra gli organi. Così come gli organi del corpo non possono esistere nel mondo neppure un momento senza il cuore, nemmeno i popoli potranno esistere nel mondo senza Israele”; questo è scritto ne Il Libro dello Zohar da più di duemila anni. Questo libro descrive la rete di connessione universale che esiste tra le persone ed i popoli. Secondo questo concetto, Israele è un crocevia centrale all’interno della rete; solo che ha dimenticato il ruolo che le è stato assegnato quando è stata fondata come nazione.

Nella misura in cui la crisi continuerà a colpire i cittadini del Venezuela ed il resto degli abitanti del pianeta, il dolore e la frustrazione andranno accumulandosi e diverranno odio verso Israele. Al di sotto della superficie, nel subconscio interconnesso del mondo, si accumulerà, crescerà e divamperà un’attitudine negativa verso tutto il popolo ebraico. Dove e quando irromperà l’antisemitismo in superficie? Nessuno può dirlo senza conoscere la rete che connette l’umanità.

Se osservassimo la mappa interna delle connessioni ci spaventeremmo. La forza negativa che minaccia di scatenarsi contro gli ebrei, ci obbligherebbe a connetterci rapidamente per mettere in pratica la nostra funzione in relazione alle nazioni del mondo, ovvero essere “Una luce per le nazioni”. Il Venezuela è un altoparlante in più che richiama la nostra attenzione ad anticipare i fatti e a connetterci per compiere il nostro ruolo in questo mondo interconnesso.

Niente più compiti a casa


Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman – 9/08/2018

Alzi la mano chi faceva volentieri i compiti a casa, quando era piccolo…

Abbiamo sempre odiato fare i compiti, ce ne lamentavamo e lo vedevamo come un lavoro duro. Lo percepivamo come un peso che ci rendeva schiavi della scuola e degli insegnanti. Un fardello che non finiva sui banchi di scuola e che continuava anche fra le mura domestiche.

In casa c’era tensione. I nostri genitori ci facevano pressione e minacciavano di imporci ogni genere di restrizioni se non terminavamo tutti i nostri compiti, fino all’ultimo esercizio, e se invece eravamo fortunati, avremmo dovuto fare le faccende domestiche. E quando facevamo tutti i compiti, era solo per paura della verifica degli insegnanti nella lezione successiva. Due giorni dopo avevamo già dimenticato quello che avevamo studiato.

La nuova tendenza generale negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali del “No homework” (niente compiti a casa), dimostra che la strada da percorrere è quella giusta: i compiti a casa non hanno alcun effetto sul rendimento degli alunni durante le scuole elementari e non migliorano significativamente né le abitudini di apprendimento, né la motivazione all’apprendimento.

Questo è il motivo per cui in molte parti del mondo il formato standard dei compiti a casa è stato eliminato o significativamente ridotto, e questo sta aiutando anche quegli insegnanti che non sono in grado di punire gli studenti che non svolgono i loro compiti. Cosa faranno allora i bambini nel pomeriggio? Invece dei compiti a casa, la raccomandazione è quella di incoraggiare gli studenti a leggere libri, fare più esercizio fisico e riposare.

Il mio parere sull’argomento? Gli organi educativi di tutto il mondo si stanno finalmente aggiornando. Questo è solo l’inizio del pensiero corretto di trovare modi creativi per avvicinare i nostri figli all’educazione. La natura umana permette alla persona di crescere solo in un ambiente dove si diverte e dove può realizzarsi. La prova di quanto detto è che abbiamo completamente dimenticato quello che non ci piaceva studiare a scuola.

D’altra parte, se i bambini imparano la vita leggendo i libri che amano e guardando video affascinanti, anche se lo fanno dal loro cellulare che è diventato il loro ambiente naturale, potranno sicuramente trarne vantaggio. I ragazzi saranno più interessati a ciò che studieranno e impareranno ad avere le loro opinioni sul materiale di lavoro; saranno così più felici e rilassati. A loro volta, sia gli insegnanti che i genitori saranno sollevati da quello che ormai è diventato solo un fardello.

Scienza, natura, geografia, archeologia, sociologia e così via potrebbero facilmente diventare contenuti coinvolgenti e accattivanti per i bambini. E dopo aver esaurito l’argomento di studio, dovrebbero immediatamente avere una discussione sociale al riguardo, conversando sui materiali con i quali amano lavorare. In questo modo gli studenti avranno una base sana per la comunicazione e la connessione tra di loro.

C’è aria di cambiamento in Cina

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman 12/08/2018

“Guardando indietro, mi rendo conto che mia moglie mi ha salvato la vita”, ricorda un mio studente cinese veterano di Pechino. “La notte del 4 giugno 1989, sono andato a dormire nei dormitori degli studenti solo perché mia moglie aveva insistito sul fatto che non potevo più passare la notte in Piazza Tienanmen. Nel cuore della notte, mi sono svegliato in preda al panico per i rumori struggenti delle grida e mi sono reso conto che stava succedendo il peggio, ossia l’esercito aveva iniziato a sparare sui manifestanti che volevano migliorare il loro paese”.

“Le lacrime scendevano dai miei occhi come una cascata, mentre mi stavo sforzando di credere a ciò che stava realmente accadendo. Dovevo andare lì e vedere io stesso. Io e mia moglie siamo saliti sulle nostre biciclette e siamo andati in piazza il più velocemente possibile”.

“Mentre ci avvicinavamo a Via Changan, un elicottero militare sorvolava le nostre teste, usando un altoparlante per avvertire i manifestanti di evacuare immediatamente la piazza, altrimenti l’esercito avrebbe caricato la folla. Più mi avvicinavo al punto in cui erano iniziate le rappresaglie, più sangue vedevo per le strade, e pianti orribili mi assordavano le orecchie. Mi sono reso conto che avevamo fallito. Che avevo fallito. Che la nazione aveva fallito”.

“Il mio sogno era finito, mentre la mia nazione perdeva la sua grande opportunità di cambiare in meglio. Il cielo è caduto e la realtà è diventata nera. Questo è stato il punto di rottura e di svolta della mia vita. Quella mattina ho pianto più di quanto avrei pianto nel decennio successivo”.

***
Ventisei anni dopo, mi sono trovato in quella piazza che può contenere fino a dieci milioni di persone. Centinaia di migliaia di cinesi mi circondavano. Un numero così grande e inimmaginabile di persone, eppure mi sono sentito solo. Non perché fossi straniero in una cultura straniera, ma perché la presenza del popolo cinese è fondamentalmente diversa da quella dell’uomo occidentale. Eppure, anche questo oggi sta cambiando.

Negli ultimi trent’anni la Cina si è sviluppata ad un ritmo rapidissimo. L’iniziativa cinese “One Belt, One Road” (definizione usata dalla Cina per descrivere la nuova via della seta), incarna l’aspirazione della dominazione globale. Un tentativo ambizioso di collegare il mondo attraverso una rete di strade, ferrovie e porti. Dopo molti anni in cui la Cina è stata in gran parte assorbita dal mondo, ora sta abbattendo le barriere inviando i suoi “agenti” in ogni paese e in ogni ambito.

Questo spiega anche la caparbietà cinese contro la guerra commerciale di Trump e il suo ingresso aggressivo nell’economia globale. Esiste tuttavia una differenza significativa tra le due superpotenze: la Cina ha enormi risorse, l’acciaio ad esempio, ma ancora non sa come usarle al meglio. L’America possiede le principali innovazioni, mentre la Cina è la migliore nel creare copie di alta qualità e repliche “Made in China”.

Gli sviluppi tecnologici ed economici sulla superficie sono solo l’effetto collaterale del desiderio più profondo che guida la nazione cinese. È la volontà del popolo cinese che sta di fatto avanzando verso un livello di sviluppo significativamente nuovo e più elevato.

Dopo migliaia di anni di abbandono e di obbedienza alle antiche filosofie cinesi che hanno mantenuto il popolo cinese in un rapporto equilibrato al suo interno e con la natura, l’ego dormiente del “gigante cinese” si sta risvegliando in tutto il suo splendore. Ora ogni cinese ha un forte desiderio di distinguersi, di arricchirsi ed essere il numero uno su tutti. Provare piacere il più possibile e non accontentarsi più di una ciotola di riso.

In altre parole, lo sviluppo della natura umana, il crescente egoismo che caratterizza tutta l’umanità, non ha scavalcato l’antico regime, ma ha posto fine al suo impero. Così come nel corso del Medioevo in Europa si verificò la rinascita della civiltà occidentale, nel giro di pochi decenni, in Cina, si sta verificando un cambiamento analogo.

Da un punto di vista globale, l’accelerato sviluppo in atto in Cina avverrà ancora più rapidamente in Africa e in Sud America. Il desiderio in continua evoluzione di ricevere piacere, è sia il motore dello sviluppo umano sia ciò che plasma tutto ciò che vediamo in esso: cultura, società, governo, economia, tecnologia, moda e tutto il resto.

Baal HaSulam, il grande kabbalista del XX secolo, scrive con il suo linguaggio scientifico: “Il desiderio di ricevere è tutta la sostanza della Creazione, dall’inizio alla fine. Così, tutte le creature, tutte le loro innumerevoli istanze e condotte che sono apparse e che appariranno, non sono che misure e varie denominazioni del desiderio di ricevere” (Prefazione alla Saggezza della Kabbalah).

L’antica filosofia cinese era ben consapevole del desiderio di ricevere che guida tutti. Ha anche riconosciuto la necessità di renderlo equilibrato, così come di trovare un accordo reciproco fra le persone e nel loro rapporto con la natura. Ma questi principi sono stati applicati solo a livello materiale. Il Confucianesimo è molto terreno e materialista, è morale, collettivo e semplice.

Decenni dopo il disimpegno di massa dalle antiche filosofie che stabilivano il concetto di uomo cinese, ulteriori cambiamenti oggi non permettono più la soppressione del desiderio all’interno della nazione cinese. È un processo necessario, naturale e inevitabile, verso un nuovo sviluppo di livello spirituale.

Sia la Cina che il mondo intero, dall’Oriente all’Occidente, si trovano di fronte a un paradigma di cambiamento. Il mondo occidentale ha già compiuto alcuni passi in avanti e sta sprofondando in una crisi. Le persone si sentono vuote, la depressione è diventata la prima causa di disabilità, i giovani sono disorientati dal mondo virtuale, la droga e la prostituzione sono ovunque, e l’elenco continua. La Cina sta ora percorrendo un sentiero dolce e amaro.

In un futuro non troppo lontano, sia la cultura occidentale che quella orientale dovranno riscoprire l’equilibrio con la natura ad un livello che non conoscevano prima. Il modo per bilanciare il crescente desiderio non è attraverso l’oppressione, ma creando una controforza, il senso di connessione reciproca, completa e armoniosa fra noi.

L’umanità sta per scoprire la forza naturale che lega tutti noi ad un unico organismo umano in tutto il pianeta. Solo questa nuova consapevolezza permetterà ad ogni nazione e ad ogni persona di integrarsi adeguatamente con il resto dell’umanità ed allora si aprirà un nuovo spazio spirituale, insieme alla comprensione di come equilibrare il desiderio umano senza sopprimerlo e di come riempirlo con un nuovo tipo di realizzazione spirituale.

Allora ogni nazione troverà il proprio posto nel mosaico umano e il popolo cinese scoprirà una nuova umanità, connessa e rotonda come Piazza Tienanmen, la più grande piazza cittadina del mondo, chiamata la “Porta della Pace Celeste”.

(Immagine Reuters)

Gli immigrati e l’Europa

Dalla mia pagina Facebook Michael Laitman – 05/08/2018

Un esempio del fallimento degli avvenimenti globali ci si è prospettato davanti quando il nuovo Governo italiano ha dichiarato che non sarebbe più stato “il campo profughi dell’Europa” e si è rifiutato di accogliere nuove navi cariche di immigrati; l’implicazione è stata immediatamente evidente nella vicina Spagna dove, dall’inizio dell’anno, sono arrivati 22.000 immigrati.

Ma neppure il Governo spagnolo può farsi carico di questo enorme fardello, infatti non ci sono abbastanza poliziotti, non ci sono abbastanza letti, non c’è abbastanza cibo. Ma questo non è solo un problema della Spagna o dell’Italia, è un problema di tutto il vecchio Continente. I leader dell’Unione Europea non riescono a trovare una soluzione che sia reale e a lungo termine, in quanto decidono, di volta in volta, di aprire o chiudere i loro porti per motivi politici, economici o di immagine.

Ma l’immigrazione di massa è solo un sintomo del malessere globale. Si aggiunge ad una lunga lista di complessità che compongono una crisi multiforme e globale che l’umanità deve fronteggiare da un punto di vista sociale, economico ed ecologico. E tutte queste sfide hanno una radice comune: l’incompatibilità di un’umanità profondamente divisa con un mondo sempre più interdipendente.

L’Europa è il luogo in cui molte delle sfide globali emergono e richiedono di essere risolte. In questo contesto, l’Europa di oggi sta mangiando l’amaro porridge che ha cucinato per sé fin dai tempi della corsa capitalistica coloniale della fine del XIX secolo, quando le potenze europee erano affamate della ricchezza delle risorse naturali e della manodopera a basso costo di Asia ed Africa.

L’orgoglio europeo racconta una storia di contributi morali e culturali alle popolazioni primitive del Terzo mondo. In pratica, però, la storia dimostra che molti dei paesi che erano sotto il dominio europeo non hanno ricevuto i mezzi educativi, economici e politici per potersi uniformare al resto del mondo in uno stato di parità. Infatti, i paesi europei hanno sradicato gli antichi valori spirituali dall’Africa con la diffusione del Cristianesimo, hanno portato alla segregazione etnica, e anche a brutali guerre civili, con il loro programma di dividere e conquistare.

Oggi il boomerang sta tornando indietro in Europa. Gli sciami di immigrati africani che inondano i suoi porti rappresentano un immane onere socioeconomico per i paesi, mentre milioni di mussulmani stanno gradualmente rimodellando la cultura europea.

Prima o poi, tutti riconosceremo che l’umanità è diventata una grande colonia che ospita gli immigrati provenienti da quasi tutti i paesi. La nostra inevitabile interdipendenza globale ci obbligherà, parallelamente, ad operare cambiamenti socioeconomici significativi, per equilibrare il tenore di vita in tutti i paesi.

Il kabbalista Yehuda Ashlag scrive nel suo articolo La Pace nel Mondo: “Non sorprendetevi se mescolo il benessere di un particolare collettivo con quello del mondo intero, perché, infatti, siamo già arrivati a un punto tale che il mondo intero è considerato un’unica collettività e un’unica società… Ognuno deve quindi prendersi cura del mondo intero per garantire la propria esistenza”.

Visione globale, sentimento integrale, pensiero cooperativo, sono solo alcuni dei principi del nuovo approccio che dobbiamo coltivare dentro di noi. Un cambiamento fondamentale nella consapevolezza umana è destinato ad accadere. Se vedessimo in anticipo la necessità di tutto questo e ci muovessimo di nostra iniziativa in quella direzione, la nostra “migrazione” verso un nuovo mondo connesso sarebbe molto più serena.