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La Follia della Guerra

Ultimamente si è parlato molto di crimini di guerra. La definizione di crimini di guerra è molto ampia, quindi ci sono molte ingiustizie che rientrano nella categoria dei crimini di guerra. Ciò che era consuetudine per i conquistatori del passato ora è spesso considerato un crimine di guerra. Per sradicare i crimini di guerra, dobbiamo abolire la guerra. Dal momento che questo non è attualmente realistico, dovremmo almeno risparmiare coloro che sono davvero non coinvolti, vale a dire bambini, donne e uomini anziani. Sarebbe un primo passo nella giusta direzione.

Nei tempi antichi, un re vittorioso saccheggiava e prendeva per sé tutto ciò che possedeva il suo re rivale. Era considerato un diritto inalienabile del re trionfante e una ricompensa data per scontata.

Man mano che la morale dell’umanità si è evoluta, si è stabilito che tale comportamento era inaccettabile. Dal momento che gran parte della popolazione non prende decisioni né prende parte ai combattimenti, quella parte dovrebbe essere esclusa dalla punizione. In particolare, questo si riferiva ai bambini, che non capiscono nemmeno di cosa si tratti, alle donne, che non partecipano alla guerra, e agli uomini anziani, che non possono partecipare ai combattimenti. Nel complesso, circa il 70-80% della popolazione dovrebbe essere esente da punizioni o azioni di ritorsione. Questa fascia di popolazione è anche l’obiettivo principale delle norme che definiscono i crimini di guerra, al fine di proteggere le persone vulnerabili e non coinvolte.

In passato, le guerre erano in gran parte per il territorio, poiché la terra significava raccolti e i raccolti significavano provviste e ricchezza. Oggi, però, il territorio non ha alcun ruolo nel determinare la ricchezza di un Paese, quindi gli unici incentivi rimasti per la guerra sono il prestigio e l’autoglorificazione. È comprensibile che qualcuno si guadagni la fama per essere un grande comandante sul campo di battaglia, ma le guerre di oggi sono spesso combattute in città, in aree civili, e la maggior parte delle vittime sono proprio le persone che non hanno nulla a che fare con la guerra: bambini, donne e uomini anziani. In che modo un razzo che demolisce un condominio aiuterà chi lo ha lanciato a vincere la guerra?

La mentalità egocentrica di pagare dei soldati che combattano le mie guerre e di sperperare il mio budget in armi ad alta tecnologia dimostra che la mia ideologia è completamente irrazionale.  Che collegamento c’è tra la mia ideologia e l’uccisione di altre persone, che possono credere in qualcos’altro o non credere in nulla e vogliono solo vivere, avere figli e condurre la propria vita in pace?

Semmai, una tale mentalità rende la mia ideologia fondamentalmente imperfetta. Dopo tutto, se il risultato della mia ideologia è l’aspirazione ad annientare tutte le altre scuole di pensiero e a spazzare via le persone che credono in esse, allora la mia ideologia è intrinsecamente ingiusta.

La soluzione alla follia della guerra arriverà solo quando rovesceremo il nostro re: il nostro stesso egoismo. Ci stiamo gradualmente avvicinando alla comprensione che l’egoismo sta portando l’umanità sull’orlo di un precipizio. La questione è se ci renderemo conto in tempo che se lasciamo che esso continui a dominare, ci distruggerà tutti, o se aspetteremo di vedere con i nostri occhi che non c’è limite a ciò che l’ego può fare. Se aspettiamo, le atrocità che abbiamo visto finora saranno un paradiso rispetto all’inferno che l’ego porterà su di noi.

Perché abbiamo bisogno di così tante persone nel mondo

All’inizio del XX secolo, la popolazione mondiale era di circa due miliardi di persone. Oggi sono circa otto miliardi. Di questi otto miliardi, la maggior parte è povera e più di un miliardo di persone è affamato al punto di morire di fame. Provvedere a così tante persone a un livello decente sembra un compito troppo arduo per la Terra. Inoltre, ogni giorno, sempre più bot, robot e macchine automatiche sostituiscono i lavori umani. L’umanità sta producendo abbastanza per provvedere a tutti, quindi la domanda è perché abbiamo bisogno di così tante persone. La Terra, e l’umanità, non starebbero meglio se fossimo solo quattro miliardi, per esempio? La verità è che non staremmo meglio; staremmo molto peggio. C’è una buona ragione per la crescita esponenziale della popolazione umana nell’ultimo secolo circa.

Quando guardiamo le persone, vediamo volti e corpi, esseri umani e niente di più. Ma la verità è molto più complicata e complessa di così. Provate a immaginare un qualsiasi animale senza metterlo in relazione con il suo ambiente,  vi renderete conto che è una causa persa. La forma, il colore, il comportamento, le dimensioni, la longevità e ogni altro aspetto della sua esistenza deriva dall’ambiente in cui esiste. Gli animali non sono isolati dal loro ambiente; dipendono da esso, seguono le sue leggi, e allo stesso tempo creano l’ambiente che li sostiene e di cui fanno parte.

Anche gli esseri umani costituiscono un sistema. Pensiamo a noi stessi come individui isolati, ma in realtà siamo parti di una società umana globale. Noi la influenziamo, essa ci influenza, e quasi tutto ciò che è vero per il regno animale è vero per noi.

Ci sono solo due differenze tra gli animali e le persone, anche se sono differenze fondamentali. La prima è che le persone sono intrinsecamente meschine ed egoiste, mentre gli animali no. La seconda è che i nostri desideri crescono e si intensificano, mentre quelli degli animali rimangono in gran parte gli stessi.  Mentre noi desideriamo più soldi e più potere di quello che abbiamo, gli animali si accontentano di quello che hanno, una volta che hanno la loro parte.  

Peggio ancora, di generazione in generazione, stiamo diventando più avidi, dominatori e narcisisti. Al contrario, le “aspirazioni” degli animali non cambiano da una generazione all’altra.  Se hanno abbastanza erba, o selvaggina, sono felici e contenti. 

La ragione per cui i nostri desideri crescono mentre quelli degli animali rimangono gli stessi è che un maggior desiderio ci fa accelerare il nostro sviluppo. Alla fine, gli esseri umani non sono destinati a percepire solo l’esistenza fisica, ma a penetrare attraverso di essa e percepire la connessione e l’interdipendenza tra tutti noi non solo intellettualmente, come sto spiegando qui, ma nei sensi, proprio come percepiamo il mondo fisico, se non di più.

Il nostro costante desiderio di cercare, esplorare, scoprire e imparare deriva dalla nostra aspirazione a conoscere i livelli più profondi della realtà. Questa conoscenza è l’unica prerogativa degli esseri umani, poiché solo gli uomini sviluppano desideri così profondi.

Man mano che i nostri desideri crescono, dobbiamo imparare a dirigerli verso la scoperta dello scopo e della struttura della vita. I nuovi desideri appaiono prima al livello più grossolano e dobbiamo coltivarli, elevarli al livello in cui migliorano la nostra percezione della realtà.

Poiché questi desideri sono così intensi, abbiamo bisogno di più persone per “condividere il carico”. Come appena detto, anche se ci sentiamo isolati, in realtà siamo un unico sistema. Tutto ciò che pensiamo sia nostro è in realtà parte del sistema dell’umanità e tutta l’umanità lo condivide. Pertanto, anche i nostri desideri non sono personali, anche se si sentono come tali.

Ogni volta che eleviamo un desiderio dal livello corporeo ai livelli superiori di percezione, influenziamo tutta l’umanità. E ogni volta che una persona muore, il peso di elevare il nostro desiderio comune diventa più gravoso per tutti noi.

Ecco perché la vita di ogni persona è preziosa. Determina il ritmo di avanzamento di tutta l’umanità. Se ci rendessimo conto di quanto profondamente siamo legati e del danno che causiamo maltrattando gli altri, se lo sentissimo come è realmente, ossia che stiamo torturando noi stessi, non oseremmo maltrattarci l’un l’altro o trascurare anche una sola persona.

Ripensare l’evoluzione

Per molti decenni, ci è stato insegnato che l’evoluzione è casuale, che le mutazioni avvengono e quelle che contribuiscono maggiormente alla sopravvivenza della specie rimangono mentre le altre scompaiono. Ma la scienza sta gradualmente accettando che l’evoluzione non è casuale ma segue una direzione.

Per esempio, i ricercatori di uno studio,  che si è concentrato su una piccola erba infestante chiamata crescione, hanno dichiarato che: “Si è scoperto che la mutazione è molto non casuale ed è non casuale in un modo che beneficia la pianta. È un modo totalmente nuovo di pensare alla mutazione”, hanno concluso.

Un altro studio, che ha esaminato la mutazione dell’emoglobina che protegge dalla malaria, ha scoperto che essa appare più frequentemente nelle persone provenienti dall’Africa, dove la malaria è comune, che nelle persone provenienti dall’Europa, dove è rara. “Le mutazioni sfidano il pensiero tradizionale”, ha detto il ricercatore capo. “I risultati suggeriscono che l’informazione complessa che si accumula nel genoma … ha un impatto sulla mutazione e quindi i tassi di origine specifici delle mutazioni possono rispondere … a pressioni ambientali specifiche”.

Se guardiamo il fenomeno in maniera più approfondita, troveremo che anche l’ambiente si sta evolvendo in una direzione specifica: verso l’aumento dell’integrazione. Ci stiamo evolvendo verso uno stato che già esiste, anche se non l’abbiamo percepito. È uno stato in cui le specie sono separate le une dalle altre, ma in armonia con tutta la creazione.

La terra è un sistema equilibrato. Le sue parti sono in perfetta armonia tra di loro,  e questo garantisce la sopravvivenza delle piante e degli animali terrestri. In apparenza, non avrebbe dovuto esserci evoluzione. Se tutto è perfetto e armonioso, non avrebbero dovuto esserci cambiamenti nelle specie.

La ragione per cui l’evoluzione avviene ancora, nonostante l’equilibrio tra tutte le creazioni, è che sotto tutta la creazione si nasconde un desiderio di miglioramento costante del proprio stato individuale. Più una creatura è evoluta, più intenso è il suo desiderio.  Nel genere umano questo desiderio si manifesta come egoismo e narcisismo, come brama di controllo, di essere superiori e addirittura divini. Nel regno animale e nelle piante, si esprime in uno sforzo costante di rafforzarsi contro i propri nemici naturali, ma non in un desiderio di dominare e controllare. Quindi, a ogni livello, a parte quello umano, l’equilibrio rimane, pur essendo dinamico e evolutivo. 

Nell’umanità, “l’evoluzione” principale è nella nostra percezione,  non nel corpo, anche se ci sono cambiamenti fisici. Con l’evolversi della nostra comprensione del mondo, la nostra percezione della realtà cambia e si allinea con l’interconnessione del mondo che ci circonda.

Dato  che la natura è interamente integrata e tutte le sue parti sono inestricabilmente intrecciate, la società umana diventa anch’essa sempre più interconnessa e interdipendente.  Di conseguenza, gli insediamenti si sono trasformati, nei secoli, da clan nomadi a comunità sedentarie, a città, stati e imperi.

Con la crescita in dimensioni degli insediamenti, siamo diventati sempre più interdipendenti economicamente, nell’approvvigionamento delle nostre forniture alimentari, nell’istruzione e in ogni aspetto della nostra vita. Ora, il mondo intero è diventato connesso al punto che anche interi paesi, comprese le superpotenze come la Cina o la Russia, non possono sostenersi da soli. La globalizzazione ha reso il mondo intero un villaggio, ma i suoi abitanti sono riluttanti ad accettare i propri vicini e si scontrano costantemente gli uni con gli altri.

Lo sviluppo della società umana verso l’aumento dell’integrazione non è una coincidenza. Dato che viviamo in un universo integrale, in cui ogni cosa è interconnessa e dipendente, anche noi ci sviluppiamo in questa direzione. Questo è il motivo per cui, nonostante tutti i nostri sforzi per superare il prossimo, alla fine, siamo ancora dipendenti da tutti gli altri, nessun paese può mantenere la sua supremazia indefinitamente. Contro la nostra volontà, siamo trascinati nella cooperazione.

Ma la nostra evoluzione verso una società interdipendente mira più in alto della società stessa. Ha lo scopo di rivelarci l’interdipendenza di tutta la creazione, che tutto è armonioso e tutti i pezzi della creazione si completano a vicenda. Il risultato finale della nostra evoluzione è la completa consapevolezza dell’universo in cui esistiamo su tutti i suoi livelli: fisico, mentale e spirituale. È come nuotare  nel verso della corrente invece di cercare di nuotare controcorrente, che è quello che stiamo facendo ora. È senza speranza e doloroso.

La riva che ci aspetta a valle del corso d’acqua è serena e tranquilla. Se nuotiamo verso di essa, aumentando volontariamente la nostra cooperazione e la considerazione reciproca, raggiungeremo quella sponda accogliente in modo rapido, piacevole e facile. Se resistiamo, ci arriveremo comunque, dato che non possiamo risalire il fiume, ma ci arriveremo solo quando saremo esausti, sconfitti e tormentati.

Perché la festa di Purim oggi è più importante che mai?

Costumi, maschere, doppie identità. Dietro la gioiosa celebrazione di Purim c’è una storia profonda sul bene e sul male. Svelare il suo significato segreto può salvare il mondo di oggi, specialmente quando la realtà sembra così cupa e incerta. Così, questa festa è significativa non solo per il popolo ebraico, ma per tutta l’umanità.

La lettura tradizionale del “Rotolo di Ester” durante la festa di Purim non celebra semplicemente un evento avvenuto molto tempo fa. In realtà descrive uno stato spirituale, ancora non chiaro,  che si trova davanti a noi e che verrà scoperto non appena ci uniremo. In effetti, Megilat Ester o Il Rotolo di Ester si riferisce alla “rivelazione del nascosto”, perché in ebraico, “guilui” significa rivelazione, e “ester” da “hastara” significa occultamento.

Nel racconto di Purim, Haman avanzò la pretesa al re Assuero che gli Ebrei dovessero essere uccisi perché erano separati e quindi ritenuti inutili: “C’è un certo popolo, sparso e disperso”.

In risposta, Mardocheo fece appello al re Assuero per avere misericordia degli Ebrei tramite la regina Ester, ma ella disse che era impossibile per lei aiutarli finché fossero rimasti dispersi e non uniti. Così Mordechai andò in missione per trasmettere questo appello all’unità del popolo ebraico. Quando alla fine si riunirono e si unirono, Ester fu in grado di convincere il re Assuero ad avere pietà di loro.

Come in tutte le storie della Torah, i personaggi e l’interazione tra loro rappresentano attributi e poteri che si manifestano nei nostri pensieri, desideri, atteggiamenti e relazioni.

Mardocheo simboleggia una forza positiva che si prende cura profondamente di tutti dato che il futuro del mondo dipende dallo sviluppo delle qualità sublimi dell’amore e della dazione, e dallo sviluppo di una connessione integrale perfetta tra tutte le parti della realtà e tutti gli esseri viventi.  Al contrario, il malvagio Haman simboleggia la forza negativa, una tendenza egoistica a controllare tutti gli altri, a piegare tutti sotto di noi, a prendere tutto ciò che è possibile da loro, a sfruttarli a nostro vantaggio. 

“L’uomo è un piccolo mondo”, spiegano i nostri saggi. Significa che in ognuno di noi si trovano tutte queste forze descritte nel Rotolo di Ester, anche se non le sentiamo. Esse definiscono la direzione di sviluppo che ci salverà dalle lotte egoistiche di tornaconto personale a spese degli altri, che minacciano di far degenerare la razza umana verso l’autoestinzione.

Più ci sviluppiamo, più questi poteri si intensificano. La volontà spietata di governare e controllare affiora sempre più nelle persone e grandi forze di separazione operano per dividerci. Pertanto, il messaggio centrale della storia di Purim è che l’unità sarà la nostra salvezza e che la nostra negligenza nel superare le differenze tra di noi ci mette in pericolo, ci danneggia e può persino annientarci.

In altre parole, lo stato elevato che l’umanità è così desiderosa di raggiungere e che è così disperatamente necessario in questi giorni ora è celato. Non appena impareremo a connetterci correttamente l’uno con l’altro, al di sopra del nostro egoismo, rimuoveremo la radice di tutto il male dalle nostre vite e un mondo di tutto il bene sarà rivelato.

Buon Purim a tutti!

Non c’è modo di ricomporre le uova strapazzate

L’8 marzo 2009, durante la crisi finanziaria che divenne nota come la Grande Recessione, l’allora economista della Wachovia Corp., Mark Vitner, descrisse le varie economie sparse per il mondo in modo piuttosto azzeccato: “È come cercare di ricomporre delle uova strapazzate. Non si può fare tanto facilmente. Non so se si possa fare affatto”, ha detto alla CBS News.

In questi giorni, mentre il mondo sta lottando con le interruzioni della catena di approvvigionamento globale e le materie prime vitali sono bloccate in mare per mesi, alcuni esperti suggeriscono che facciamo proprio questo. Ma dal 2009, le economie sono solo diventate più intricate e l’idea di separarle è diventata ancora più irrealistica.

Non puoi andare contro l’evoluzione, e l’evoluzione va verso una maggiore complessità, non minore. Questo è vero a tutti i livelli: minerale, biologico e sociale. Di conseguenza, la società umana sta diventando più complessa e intrecciata e l’economia, che è un riflesso della società umana, segue la stessa linea.

Il motivo per cui non vediamo tale congestione e disordine in natura è che a parte le persone, tutti gli altri elementi seguono i loro istinti. Il risultato è un flusso armonico, il ciclo della vita continua ininterrotto e le cose evolvono in sincronia con il loro ambiente.

L’umanità funziona esattamente al contrario. Ci sforziamo di elevarci al di sopra del nostro ambiente, non in sincronia con esso. Cerchiamo di raggiungere la cima del mucchio, di essere più veloci, più alti e più forti di tutti gli altri. Quando ogni paese, azienda e persino persona (in una certa misura) cerca di fare questo, si verifica una congestione ai nodi e tutto si blocca.

In altre parole, stiamo assistendo al risultato del nostro atteggiamento egocentrico. Se tutti avessero agito in armonia con il resto della società umana, come fa ogni altro elemento in natura, non ci sarebbe stata congestione e tutti avrebbero ottenuto ciò di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno e quanto ne hanno bisogno.

Inoltre, poiché siamo competitivi e traiamo soddisfazione non dall’avere ciò di cui abbiamo bisogno, ma dall’avere più degli altri e persino dal negare agli altri ciò di cui hanno bisogno, non possiamo stravolgere le nostre economie. Il nostro desiderio di battere gli altri ci lega a loro perché il loro dolore è il nostro piacere e non possiamo lavorare senza piacere. Fare da soli è andare contro la natura umana e non possiamo farlo, almeno non a lungo termine.

Se vogliamo razionalizzare le catene di approvvigionamento, dobbiamo avere chiara la  nostra interdipendenza. Dobbiamo iniziare a vedere noi stessi come un’unità, dove il beneficio di uno è il beneficio di tutti e tutte le parti contribuiscono al benessere di tutte le altre parti.

I nostri corpi funzionano in questo modo, ogni organismo funziona in questo modo. Senza questo approccio, la vita non sarebbe possibile. Quando agiamo in contrasto con l’elemento fondamentale che rende possibile la vita e lo sviluppo, condanniamo la nostra società alla morte e al decadimento.

Una volta che riconosciamo come funziona la natura, come noi agiamo e che è nel nostro interesse cambiare, possiamo smettere di sconvolgere il sistema economico globale e iniziare a sincronizzare le nostre azioni. In termini più semplici, saremo più rispettosi l’uno dell’altro.

In effetti, potrebbe non piacerci l’idea che dobbiamo pensare agli altri e non solo a noi stessi, ma se non iniziamo a imparare la verità oggi, l’intreccio globale peggiorerà al punto che non saremo più in grado di fornirci i beni di prima necessità per la vita quotidiana.

 

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Le navi container aspettano al largo della costa dei congestionati porti di Los Angeles e Long Beach a Long Beach, California, Stati Uniti, 1 ottobre 2021. REUTERS/ Alan Devall

Ridefinire il progresso

Il giorno 25 dicembre 2021 la NASA ha lanciato il suo tanto atteso telescopio spaziale di nuova generazione, il James Webb Space Telescope. Il telescopio, che è stato in costruzione per decenni, è il più complesso osservatorio scientifico spaziale mai costruito.

Secondo la NASA, “Webb scruterà più di 13,5 miliardi di anni trascorsi nella storia cosmica, al tempo in cui i primi oggetti luminosi si stavano evolvendo. È il primo osservatorio in grado di esplorare le galassie più antiche… Webb studierà anche le atmosfere dei pianeti che orbitano intorno ad altre stelle, e osserverà lune, pianeti, comete e altri oggetti all’interno del nostro sistema solare”. 

La tecnologia è una cosa meravigliosa. Ci ha dato energia abbondante ed economica, elettrodomestici che ci rendono la vita facile e viaggiare in modo piacevole e sicuro. La tecnologia ci ha dato medicina avanzata, longevità, conoscenza al di là dei nostri sogni, e “occhi” che possono vedere i confini dell’universo.

Sì, per secoli abbiamo riposto le nostre speranze nella tecnologia per darci qualcosa che non è destinata a darci: la felicità. Pensavamo che rendere la vita più facile e più lunga ci avrebbe reso più felici, ma ci sbagliavamo. Ecco perché dai tempi in cui ricavavamo luce e calore da un fuoco che accendevamo sbattendo pietre l’una contro l’altra, ai giorni in cui accendiamo un dispositivo elettrico alimentato da pannelli solari, non siamo stati in grado di soddisfare il nostro bisogno più elementare: sentirci felici.

Una volta che abbiamo quella solida base di buone relazioni e ci sentiamo felici e contenti, la tecnologia può essere una grande acquisizione. In questo caso, sapremo come usare la tecnologia per migliorare e rafforzare le nostre relazioni, e non saremo ingannati nel pensare che essa possa, o debba, renderci felici.

Oggi, quando pensiamo al progresso, pensiamo a quello tecnologico. Ma il vero progresso non sta nel passare dall’energia del fuoco all’energia solare, ma nel costruire connessioni migliori che generino calore tra di noi. Dobbiamo ridefinire il “progresso” per rispecchiare il miglioramento delle nostre relazioni piuttosto che la nostra capacità di generare più energia attraverso la fissione nucleare o la produzione di combustibili fossili.

Quando i nostri cuori saranno illuminati dalle persone che ci circondano, sapremo che tipo di energia usare, di quanta ne abbiamo veramente bisogno, e come usare al meglio la tecnologia per il nostro bene e per il bene di tutti gli altri.

Didascalia della foto:
Lo specchio del telescopio spaziale James Webb è stato mostrato durante una presentazione ai media al Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland, il 2 novembre 2016.

Il boicottaggio dei giochi di Pechino 2022 dimostra che siamo tornati indietro

Gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Regno Unito e altri paesi hanno annunciato che boicotteranno per via diplomatica le Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino per il presunto abuso dei diritti umani da parte della Cina. In passato, il mondo vedeva il mescolare sport e politica in una luce molto negativa. Questo non è più il caso. L’odio tra i paesi si è intensificato al punto che ogni mezzo per mostrare disapprovazione è legittimo. Gli antichi greci avevano quella che era conosciuta come la “tregua olimpica”, quando tutti i combattimenti cessavano prima e durante i Giochi Olimpici per garantire che la città-stato ospitante (Elis) non fosse attaccata e gli atleti e gli spettatori potessero viaggiare in sicurezza ai giochi e tornare pacificamente nei rispettivi paesi.

Tanto è cambiato dai tempi dell’antica Grecia. La gente aveva degli ideali allora; noi non ne abbiamo. Spesso pensiamo alle persone dell’antichità come barbare e  noi stessi come civilizzati. Per molti versi noi siamo i barbari e le Olimpiadi ne sono un esempio. Siamo tornati indietro. Non riusciamo più ad unirci su nulla. L’impulso egoistico all’autoaffermazione ci fa opporre impulsivamente e fermamente a qualsiasi punto di vista di un’altra persona semplicemente perché è il punto di vista di un’altra persona e voglio che il mio punto di vista domini, non quello di qualcun altro.

Poi di nuovo, l’ego continua a crescere e noi diventiamo sempre più odiosi l’uno verso l’altro, quindi è meglio se l’ego mette in evidenza la sua natura. Almeno ora possiamo vedere chi siamo e non fantasticare di essere in qualche modo più umani o civilizzati dei nostri antenati, ma al contrario. Poiché riconoscere un difetto è inevitabilmente il punto di partenza per correggerlo, ora che lo abbiamo capito, possiamo iniziare a formarci meglio.

Se non siamo ancora sicuri di chi siamo, dovremmo pensare alla quantità di droghe e altri vantaggi illegali e ingiusti che i paesi incoraggiano e talvolta costringono i loro atleti ad utilizzare e impiegare per salire sul podio olimpico. È una guerra, e in una guerra non importa come hai vinto, purché tu abbia vinto.

Se si trattasse davvero di sport, tutto ciò che importerebbe è come hai giocato e non come hai vinto o se hai vinto del tutto. In Grecia, giocavano per sport. Noi giochiamo per vincere.

La competizione dovrebbe tirare fuori il meglio di noi, farci migliorare. Non dovrebbe renderci migliori degli altri, ma migliori di noi stessi. Il fatto che si gareggi per creare uno stimolo a migliorarsi è benvenuto perché ci fa superare i nostri limiti. Tuttavia, quando competiamo per vincere, non ci concentriamo sul miglioramento di noi stessi, ma principalmente sul superamento degli altri. In questo caso, non fa differenza se hai raggiunto il tuo obiettivo migliorando te stesso o influenzando gli altri. Pertanto, non ci preoccupiamo di ferire gli altri. Al contrario, è più facile e più piacevole ferire gli altri che migliorare se stessi.

Nella forma attuale delle Olimpiadi,  esse non hanno altra utilità che mostrarci quanto ci siamo allontanati dal loro intento originale. La vera medaglia d’oro dovrebbe andare a chi migliora gli altri. Questo è il vero spirito sportivo.

Didascalia della foto:
Membri della Tibetan Youth Association in Europa (TYAE) e Students for a Free Tibet protestano contro i Giochi Olimpici di Pechino 2022 fuori dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) a Losanna, Svizzera 11 dicembre 2021. REUTERS/Denis Balibouse

La strada lunga e tortuosa (non la dobbiamo prendere)

Dobbiamo comprendere l’unicità dello stato attuale dell’umanità. In tutto il mondo sta emergendo un nuovo sistema. In questo sistema, siamo tutti connessi, inconsapevolmente, controvoglia e irreversibilmente. Il sistema è sempre stato lì, ma ora i fili ci stanno avvicinando sempre di più fino a non poter più ignorare la nostra interdipendenza, anche se proprio non vogliamo pensarci. 

Sta diventando evidente che tutta la creazione è diretta verso l’interconnessione e coloro che vi si oppongono ne usciranno sconfitti. Stiamo marciando su una strada lunga, tortuosa e dolorosa mentre potremmo prenderne una breve, rapida e piacevole. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per intraprendere il percorso desiderabile è abbracciare la connessione. Se lo rifiutiamo, rimarremo sul percorso attuale e doloroso fino a quando non saremo finalmente d’accordo a connetterci.

I disastri e le crisi crescenti che sembrano prendere d’assalto il mondo da tutte le direzioni sono i colpi di scena sul nostro percorso verso la connessione. Ogni volta che ci allontaniamo da esso, la realtà ci costringe a renderci conto che dipendiamo l’uno dall’altro e che faremmo meglio ad accettarlo.

Guardate i prezzi in aumento in tutto il mondo; guardate l’aumento dei costi di trasporto, i gruppi di navi mercantili stipate fuori dai porti per settimane in attesa del loro turno per lo sbarco. Guardate come ci infettiamo a vicenda con nuovi ceppi di Covid ogni pochi mesi. Guardate come la carenza di chip di silicio sta paralizzando la produzione globale di qualsiasi cosa, dalle automobili ai computer e agli elettrodomestici. Questi sono tutti segnali spiacevoli e inutili che siamo tutti collegati.

Non c’è davvero carenza di nulla. C’è abbastanza cibo, abbastanza beni, abbastanza chip per computer, abbastanza olio, abbastanza di tutto per soddisfare tutti. L’unica cosa che non è mai soddisfatta è il nostro ego, che trae la sua soddisfazione dall’abuso degli altri. Per mettere gli altri in difficoltà, il nostro egoismo crea crisi dove non ce n’era bisogno. Non ci rendiamo conto che, poiché siamo tutti connessi, quando feriamo gli altri, feriamo anche noi stessi.

Abbiamo bisogno di una nuova mentalità. Dobbiamo renderci conto che nella realtà emergente, i paesi e le organizzazioni che si adattano all’esigenza di connettersi raccoglieranno i frutti dei loro sforzi, mentre quelli che si rifiuteranno saranno lasciati indietro. 

Certo, è un percorso.  Ci vorrà del tempo per cambiare veramente i nostri schemi di pensiero. Tuttavia, non è necessario che ci si riesca subito per avviare il cambiamento. Lo stesso sforzo di cambiare direzione è sufficiente per creare uno slancio positivo che ci metterà sulla strada giusta verso un’umanità soddisfatta e contenta. Astenersi dallo sforzo ci manterrà sulla strada lunga, tortuosa e sempre più dolorosa finché non ci inchineremo ai dettami della realtà e alla fine accetteremo di connetterci.

Perché la gente ricorda l’amore solo sul letto di morte

Mi è stato detto che prima di morire, il co-fondatore e CEO di Apple Steve Jobs ha scritto una lettera in cui rifletteva sulla vita. Come si legge nella lettera, ha scritto: “Fai tesoro dell’amore per la tua famiglia, dell’amore per il tuo coniuge, dell’amore per i tuoi amici. … Dio ci ha dato i sensi per farci sentire l’amore nel cuore di tutti, non le illusioni portate dalla ricchezza. La ricchezza che ho conquistato nella mia vita, non posso portarla con me. Quello che posso portare sono solo i ricordi suscitati dall’amore. Questa è la vera ricchezza che ti seguirà, ti accompagnerà dandoti forza e luce per andare avanti.”

Infatti, prima che un individuo  muoia, comincia a sentire qualcosa della verità. L’avvicinarsi della morte gli fa rinunciare al suo ego e gli permette di vedere la verità.

C’è un confine tra il prendersi cura di se stessi e l’emergere in un regno completamente diverso dove c’è un amore traboccante. L’ego ci impedisce di trovarlo perché guarda sempre all’interno, a ciò che ho e a ciò che posso guadagnare, piuttosto che a ciò che è veramente là fuori. Tuttavia,  quando si fa da parte, ci rendiamo conto di ciò che ci è mancato per tutta la vita: un mondo pieno d’amore che esiste tutto intorno a noi.

L’ego “muore” appena prima che la persona muoia. Liberati dalle sue catene, possiamo ora renderci conto che non abbiamo mai amato veramente e non sappiamo cosa sia il vero amore. È un triste momento di resa dei conti quando ci rendiamo conto che per tutta la vita abbiamo pensato solo a noi stessi.

C’è chi consiglia alle persone sul letto di morte, io stesso ne sono stato testimone, che in quello stato dovremmo bere, fumare, divertirci e prendere il più possibile dalla vita finché possiamo. Questo approccio può essere onesto, ma non credo che porti felicità.

Dobbiamo ricordare che l’anima non smette mai di evolversi; continua a svilupparsi anche dopo la morte fisica di un uomo.  Perciò, comprendere il vero significato dell’amore, che l’amore non consiste nel sentire la propria esistenza, ma che esisto per il bene degli altri e che soddisfarli mi rende felice, questa comprensione non ha prezzo ed è eterna.

 

Possiamo elevarci al di sopra di noi stessi?

Stiamo vivendo tempi così tesi che sembriamo  seduti su una bomba che sta per esplodere. Stiamo discutendo su Covid, politica, razza e genere. Sembra che non ci sia nulla su cui possiamo essere d’accordo. Peggio ancora, sembra che semplicemente non possiamo essere d’accordo. Ma c’è una soluzione: Lasciamo perdere l’odio e ci eleviamo al di sopra di esso. Lì, in quel livello superiore, troveremo unità e pace.

L’idea non è nuova. Il primo ad esprimerla fu Re Salomone, che scrisse: “L’odio suscita discordia e l’amore copre tutti i crimini” (Proverbi 10:12). Poiché ognuno di noi ha un carattere e una natura unici, abbiamo tutto il diritto di pensare in modo diverso dagli altri. Tuttavia, in cima a tutte le opinioni diverse, ci deve essere l’amore che copre tutti come una coperta che ci riscalda tutti insieme.

Discutiamo con tutti. Litighiamo con i nostri coniugi e partner, con i nostri figli, con i nostri coetanei e colleghi di lavoro, e a volte litighiamo con il cameriere. Ma quando c’è amore, non odiamo i nostri interlocutori, semplicemente non siamo d’accordo con loro. Il punto non è concentrarsi sui disaccordi, ma su come ci sentiamo verso gli altri e cercare di vedere come possiamo arrivare a prenderci cura di loro. Se lo facciamo, i nostri diversi punti di vista genereranno una maggiore saggezza e comprensione per tutti noi.

Il progresso non arriva quando c’è similarità di opinioni. Arriva quando ci sono opinioni diverse tra persone vicine. In quello stato, possono beneficiare dei vari punti di vista e sviluppare una prospettiva più completa e una comprensione più profonda di qualsiasi cosa stiano facendo. In un certo senso, dobbiamo diventare multistrato: alla base c’è il disaccordo, e sopra di esso, la cura. Poi, sopra l’attenzione, emerge un nuovo disaccordo, e sopra quello costruiamo un altro strato di attenzione e preoccupazione.

Coloro che sono stati con lo stesso partner per molto tempo sanno come ci si sente. Avete litigato e fatto pace così tante volte che niente potrà rompere il vostro legame; è troppo forte. E perché è così forte? È fatto di innumerevoli strati di discussioni e dell’amore che è stato costruito sopra di esso. Ogni volta, il litigio era più intenso, e così l’amore che è stato costruito sopra di esso era altrettanto potente. Alla fine, diventa un amore tale che non potrà essere sconfitto dall’odio.

Questo è ciò che dobbiamo costruire tra tutti, in tutta la società. Non accadrà in un giorno, ma non c’è scampo perché altrimenti la nostra società si disintegrerà con conseguenze terrificanti. Perciò, prima cominciamo, meglio è. E il modo migliore per iniziare è dare l’esempio.

Quindi, possiamo elevarci al di sopra di noi stessi? Non lo so ancora, ma so che dobbiamo provarci.