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Immaginate che vostro figlio non sia vostro

Immaginate un uomo che diventa padre di un bambino dopo molti anni di ansiosa assenza di figli. Il desiderio intensifica l’amore del padre per il figlio ed egli si immerge a capofitto nella paternità. Tiene il neonato tra sue braccia dopo i pasti per  farlo digerire, gli parla, gli cambia i pannolini. Man mano che il figlio cresce, gli insegna ogni cosa che sa, lo porta alle partite, fa il tifo per lui, con gli altri genitori orgogliosi durante le partite. Quando il figlio si mette nei guai a scuola, con gli altri bambini o con i compagni di squadra, il papà lo ascolta e gli dà un consiglio paterno. E ogni sera, prima di addormentarsi, il papà si siede accanto al suo letto e gli legge la favola della buonanotte.

Il padre è così orgoglioso di suo figlio che i suoi amici al lavoro lo prendono in giro. Dicono che lui pensa che non ci siano altri bambini al mondo oltre a suo figlio e che, poiché ama così tanto suo figlio, non gli piacciono gli altri bambini. Il padre ride, ma ammette che, come in tutte le prese in giro, c’è del vero.

Poi, un giorno, due poliziotti e un assistente sociale si presentano alla porta e mostrano al padre delle carte che attestano che c’è stato un terribile errore e i neonati sono stati scambiati alla nascita.  Il figlio non è suo figlio, ma è di qualcun altro, i genitori biologici sono già stati avvisati e vogliono che vada a vivere con loro il prima possibile. Loro figlio, ovvero il suo figlio biologico, vuole  conoscerlo e andare a vivere con lui.  L’assistente sociale e i poliziotti spiegano che suo figlio deve andare a vivere con i genitori biologici.  

Forse non ne siamo consapevoli, ma la tragedia del padre è molto simile a un processo che tutta l’umanità sta vivendo, con una differenza sostanziale. Nel caso del padre, la perdita è insopportabile. Nel caso dell’umanità, stiamo per scoprire che brutto figlio abbiamo avuto e che meraviglioso figlio sta per sostituirlo.

Il figlio di estranei che abbiamo cresciuto è il nostro ego. L’ego ha preteso tutto da noi senza provare gratitudine. Ogni volta che lo accontentavamo, voleva di più. Alla fine ha preteso più di quanto potessimo fornire; abbiamo esaurito le scorte; abbiamo finito i soldi, le risorse e le forze.

Inoltre, nostro figlio Ego ci ha istigato contro tutti gli altri ragazzi, li ha resi orribili ai nostri occhi e ci ha fatto odiare loro e i loro genitori. Ci ha persino fatto combattere contro di loro. Ci ha resi ciechi al fatto che avevamo davvero bisogno di quegli altri ragazzi e di quei genitori, che ci hanno dato tutto quello che abbiamo: lavoro, compagnia e tutto quello di cui avevamo bisogno nella vita.

Poiché siamo arrivati allo stremo delle forze, cominciamo ad aprire gli occhi e a vedere che Ego non è un figlio tanto amato, ma un mostro. Ancora più importante, stiamo iniziando a capire che non è davvero nostro figlio e che nulla ci lega a lui se non le sue bugie sul nostro legame. Gradualmente, stiamo scoprendo che i nostri veri fratelli sono tutti gli altri. Loro, tutta l’umanità, sono la nostra famiglia.

Ora che stiamo iniziando a capire la verità, possiamo sviluppare un nuovo atteggiamento nei confronti degli altri. All’inizio faremo dei piccoli passi. Ma man mano che un numero sempre maggiore di persone riconoscerà la verità sul proprio ego e sul proprio atteggiamento verso gli altri, impareremo a camminare insieme con più fiducia. Impareremo a preoccuparci degli altri laddove prima provavamo solo indifferenza o addirittura dispetto. Dirigeremo la nostra cattiveria verso il nostro nemico interiore e, così facendo, sconfiggeremo il nostro unico e solo nemico, il nostro falso figlio, l’ego.

La globalizzazione ha bisogno di una correzione urgente

In un’intervista rilasciata a CBS News l’8 marzo 2009, durante la crisi finanziaria nota come Grande Recessione, l’allora economista di Wachovia Corp. Mark Vitner ha affermato che sciogliere i nodi delle economie mondiali è “come tentare di ricomporre le uova strapazzate.  Non può essere fatto così facilmente.  Non so se può essere fatto del tutto”. Da allora, siamo diventati ancora più confusi. Tuttavia, la crisi alimentare che si sta sviluppando a causa della guerra tra Russia e Ucraina, la crisi dei semiconduttori e i ritardi nelle spedizioni a causa della pandemia e le crescenti tensioni internazionali hanno riportato in auge la questione della deglobalizzazione.

Alla riunione del 2022 del World Economic Forum (WEF), conclusasi di recente, la deglobalizzazione è stata ancora una volta uno dei temi principali. Il Financial Times ha riferito in un articolo che “L’era della globalizzazione che dura da tre decenni rischia di andare in retromarcia secondo i dirigenti delle aziende e gli investitori” e in un altro articolo ha sostenuto che “Il progresso tecnologico suggerisce che la svolta dalla globalizzazione può portare benefici ma anche sfide”.

Mi trovo d’accordo con l’osservazione di Vitner che è impossibile deglobalizzare le economie mondiali. Non si può  fare, non ora, mai più, e in futuro tutto sarà ancora più aggrovigliato di adesso. 

Tuttavia, ed è per questo che gli economisti stanno accarezzando l’idea di rompere i legami tra le economie mondiali, la globalizzazione sta aggravando i problemi del mondo perché si basa su relazioni così negative che dovremmo fermarne il progresso e non continuare finché non la organizzeremo su basi più positive per tutti i soggetti coinvolti.

Attualmente ci rapportiamo alle nostre relazioni economiche nello stesso modo in cui ci rapportiamo a tutte le nostre relazioni: con un approccio di sfruttamento. Se non ci rendiamo conto che l’economia provvede ai nostri bisogni più elementari e non deve quindi essere trattata come un mezzo per abusare e calpestare altre persone, l’economia mondiale continuerà a rallentare e la scarsità di cibo e gas si intensificherà.

La paralisi porterà alla fame in molti paesi e alla grave carenza di prodotti di base in molti altri. Di conseguenza, i conflitti diventeranno violenti, scoppieranno guerre e la vita si ridurrà alle condizioni del XIX secolo. Non possiamo permetterci di maltrattarci a vicenda quando si tratta di questioni economiche.

Ciò che è ancora più frustrante è che le carenze non sono reali; sono il risultato della riluttanza delle nazioni a fornire agli altri paesi i prodotti necessari. Se cambiamo il nostro atteggiamento verso gli altri, scopriremo che abbiamo già abbondanza di tutto e non ci sarà alcun tipo di carenza.

Grazie alla globalizzazione, piccoli stati come Singapore, Israele, alcuni stati arabi del Golfo Persico, stati europei con scarsa popolazione e piccole isole possono prosperare nonostante le loro dimensioni. Importano ciò di cui hanno bisogno, cioè quasi tutto, ed esportano prodotti o tecnologie uniche o si affidano al turismo. Tuttavia, in assenza di legami estesi e costruttivi tra paesi e nazioni, questi stati non saranno in grado di provvedere a se stessi e semplicemente scompariranno.

Ciononostante, non saremo in grado di smettere di dipendere gli uni dagli altri. Possiamo pensare di poterlo fare, ed è per questo che la deglobalizzazione è stata un argomento di discussione al WEF, ma non saremo in grado di farlo. In un modo o nell’altro, dovremo migliorare le nostre relazioni e smettere di cercare di sminuirci e di metterci l’uno contro l’altro. Scopriremo che anche solo tentare di farlo, come sta accadendo ora, provoca danni enormi a tutti, anche a noi stessi.

Non c’è modo di affrontare il cambiamento senza un certo livello di dolore. Il dolore è l’unica spinta al cambiamento. Tuttavia, spero che saremo abbastanza intelligenti da reagire rapidamente, in modo che il livello di dolore che dovremo sopportare non comporti una terza guerra mondiale nucleare.

L’evoluzione naturale dell’umanità ci ha connessi, e la natura non torna indietro.  Quindi, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di avanzare in maniera piacevole e non dolorosa. 

Se ci sforziamo di apprendere la nostra interdipendenza e la necessità di collaborare positivamente, possiamo invertire la traiettoria negativa e la minaccia di guerra. Al contrario, avanzeremo con la globalizzazione pacificamente, in un modo che sia vantaggioso per tutti e che provveda veramente a tutti i nostri bisogni.

Didascalia foto:
Il fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF) Klaus Schwab è seduto, mentre il cancelliere tedesco Olaf Scholz (non nella foto) si rivolge ai delegati durante l’ultimo giorno del WEF a Davos, Svizzera, il 26 maggio 2022. REUTERS/Arnd Wiegmann

Perché non riusciamo a smettere di litigare

Quando riflettiamo sulla storia dell’umanità, ci accorgiamo che le persone hanno sempre combattuto tra loro. Sembra che non ci sia mai stata, veramente, pace, ma solo una pausa tra una battaglia e un’altra. L’attitudine dell’uomo a combattere continuamente sembra ancora più sconcertante se la si confronta con la natura, dove si combatte solo per mangiare, per evitare di essere mangiati o per accoppiarsi, ma gli animali raramente si fanno del male a vicenda. Perché gli esseri umani combattono se non c’è una ragione esistenziale che li costringe? Inoltre, anche quando una battaglia non è combattuta con le armi, siamo comunque in guerra: discutiamo, dibattiamo e lottiamo per conquistare l’opinione pubblica. In breve, la nostra intera esistenza consiste nel combattere.

Esiste un buon motivo per questo. Sembra che non ci sia un motivo esistenziale che ci obbliga a combattere, ma in realtà c’è.  Mentre gli animali combattono per la loro sopravvivenza fisica, noi combattiamo per la nostra sopravvivenza spirituale.  I nostri ego ci portano ad eccedere e trionfare, dato che senza la sensazione di superiorità, i corpi potrebbero sì esistere, ma non ci sentiremmo vivi.  Non c’è nulla di peggiore per l’ego dell’umiliazione: le persone si tolgono la vita per questo. 

In altre parole, ci sentiamo vivi solo quando dominiamo qualcun altro. Questa è l’unica affermazione sulla nostra esistenza che l’ego accetta. È per questo che siamo costretti a lottare gli uni contro gli altri anche quando sembra che non ci siano motivi ragionevoli per farlo. Poiché tutte le nostre comunicazioni, a ogni livello, sono battaglie di qualche tipo, sembriamo condannati a una vita di battaglie senza fine, finché non siamo esausti e passiamo a miglior vita.

Ma c’è una ragione profonda. Gli scontri continui ci obbligano a chiederci quale sia il significato di tutto: perché litighiamo, perché ci facciamo del male, perché esiste così tanta cattiveria nel mondo, e alla fine, perché esistiamo.

Queste domande, in definitiva, ci portano a renderci conto che non esiste soltanto una forza (maligna) nel mondo, ma anzi, ce ne sono due: una positiva e una negativa. La forza positiva crea la vita, il calore, la crescita e la connessione, mentre la forza negativa genera la morte, il freddo, il decadimento e la separazione. Se esistesse un’unica forza, non potremmo esistere. Ci vogliono entrambe per creare la vita, e ci vogliono entrambe per generare sviluppo e cambiamento. Si scopre che, ironia della sorte, è la guerra a farci sentire vivi.

Di conseguenza, se una nazione vuole dominare, ci devono essere anche altre nazioni, quindi avrà chi dominare. Inoltre, se una nazione domina sempre, la sensazione di dominio si affievolisce, la nazione dominante perde la sua spinta, si indebolisce e un’altra nazione prende il sopravvento.

La lotta tra le forze positive e negative attiva la vita, quindi deve esistere. Tuttavia, spetta a noi stabilire se diventa una guerra o meno.

Per consentire l’esistenza e lo sviluppo, pur mantenendoli pacifici, dobbiamo comprendere il significato di pace. La parola ebraica che indica la pace è shalom, dalla parola shlemut, che significa interezza o complementarità. In altre parole, c’è vita solo quando entrambe le parti esistono e si completano a vicenda. Inoltre, il potere di una determina il potere dell’altra, poiché la lotta tra di esse le spinge continuamente a evolversi.

Per porre fine alle guerre, dobbiamo comprendere questo processo e accettarlo. Non fermerà la lotta tra le forze, ma la renderà costruttiva anziché distruttiva.

Quando un atleta vuole migliorare i propri risultati, per esempio, si allena con sempre più rigore.  Sa che soltanto sfidando se stesso riuscirà a migliorarsi. 

Allo stesso modo, solo se la competizione tra nazioni e persone si intensifica, tutti noi miglioreremo. Tuttavia, solo se ricordiamo che lo scopo della competizione non è controllare, sconfiggere o umiliare gli altri, ma migliorare tutte le persone coinvolte, saremo in grado di competere, ma anche di accogliere le nostre sfide e i nostri sfidanti, perché se non fosse per loro, saremmo fermi.

Quando passeremo a una logica  di mutua  complementarità, non ci sarà nessuno più forte dell’altro. Al contrario, ci sarà un impegno reciproco per soddisfare il benessere di tutti. La comprensione del fatto che siamo reciprocamente dipendenti e che i nostri avversari percepiti sono in realtà la garanzia del nostro sviluppo è la chiave per costruire una società prospera, in evoluzione e sostenibile in tutto il mondo e in ogni nazione, i cui membri vivono pacificamente e felicemente.

Raggiungere obiettivi individuali e di gruppo

La vita è fatta di obiettivi e delle relative scelte per raggiungerli. Gli elementi chiave per il successo sono: la corretta valutazione delle condizioni a nostra disposizione prima di fissare un obiettivo e la capacità di lavorare in gruppo.

Quando definisco un obiettivo per me stesso, devo scoprire se è alla mia portata. Possiedo le inclinazioni e le capacità necessarie per raggiungerlo? Per esempio, se non ho una mente analitica, è una perdita di tempo fissare l’obiettivo di una carriera nell’ingegneria del software. Anche il fatto che molti lavorino nell’industria high-tech non mi garantisce una strada verso il successo.

Una volta decisa una direzione che mi attrae personalmente, dovrei avvicinarmi a un ambiente di persone che già lavorano in quel campo ed esaminare come si svolge la loro giornata, come sono le loro vite, le loro famiglie, il loro tempo libero e altro ancora. Può darsi che gli esempi che scoprirò, inerenti alle persone che svolgono effettivamente quei lavori mi porteranno a squalificare in anticipo alcune direzioni di sviluppo. Questo mi farà risparmiare tempo, risorse e false speranze.

I gruppi o i team di lavoro che condividono un obiettivo comune dovrebbero anche trovare esempi di successo nel loro campo e seguirli il più possibile. In linea di massima, la variabile più importante per il successo di un team è il livello di connessione reciproca che esiste all’interno del gruppo.

Naturalmente, ogni individuo del gruppo o della squadra pensa ai propri interessi, alle proprie prestazioni e alla propria promozione futura. In questo caso, il grado di coesione del gruppo è basso anche se si contribuisce e si collabora. Ma vale la pena di costruire un gruppo se si impara a farlo correttamente.

In questo tipo di gruppo il successo è illimitato.

Un gruppo, nella sua definizione più alta, significa che siamo tutti insieme, ci sentiamo connessi e funzioniamo come organi diversi in un unico corpo. Ognuno aiuta l’altro e lo capisce anche senza parole, grazie al desiderio comune di creare armonia e di raggiungere risultati di livello completamente diverso con l’assoluta convinzione di poterli ottenere da soli.

La forza del gruppo si crea quando, prima di affrontare un compito, ci poniamo l’obiettivo generale di essere connessi gli uni agli altri. Quando ci connettiamo l’uno con l’altro, emergono una mente e un sentimento comune, e da lì affrontiamo la sfida che abbiamo davanti. Senza connessione è impossibile fare un passo avanti.

Questo gruppo non è un insieme di individui, la somma di tutte le nostre capacità come singoli, ma una nuova entità con cui possiamo portare il collettivo in una connessione profonda tra di noi. La mente e i sentimenti del gruppo saranno di un livello superiore a quelli del singolo individuo, a prescindere dall’intelligenza e dal talento di ciascuno.

L’evoluzione è stata così fin dall’inizio. La formula della natura per promuovere lo sviluppo della vita è quella di creare sempre connessioni più avanzate tra i suoi diversi elementi. 

Se noi, in quanto esseri intelligenti, seguiamo questa tendenza e impariamo il metodo della corretta connessione tra le persone, scopriremo che questo ci eleverà come specie umana al prossimo stadio dell’evoluzione. In questo modo, ci adatteremo al movimento della forza generale della natura e otterremo i massimi risultati possibili in qualsiasi ambito della nostra vita.

L’umorismo, una questione seria

Cosa rende l’umorismo così necessario nella nostra vita? Cosa dovrebbe essere fonte di risate? Tutto è stato creato per il nostro sviluppo, anche il senso dell’umorismo. Ci dà la forza e la capacità di evolvere.

Chiunque sia vicino a persone impegnate professionalmente nel campo dell’umorismo sa che spesso si tratta di persone infelici per natura, molto serie e talvolta persino depresse. Per l’esigenza di uscire dalla nube grigia in cui sono immersi, sviluppano il senso dell’umorismo.

In generale, più una persona si evolve, più è in grado di apprezzare l’umorismo fine. Mi riferisco all’umorismo brillante: un collegamento inaspettato tra cose distinte che nel nostro modo normale di pensare sono completamente estranee.

L’umorismo raffinato richiede la capacità di osservare la nostra natura da un lato, per poter prendere in giro noi stessi. Tale umorismo si basa sulla abilità di individuare in noi stessi diverse identità: la forma originaria che abbiamo ricevuto dalla natura, la forma in cui siamo stati educati e le forme che abbiamo adottato nelle varie fasi della nostra vita, e queste sono le forme che abbiamo assorbito dagli altri. Da tutti questi confronti di identità scaturisce ogni tipo di riflessione importante.

L’umorismo può esprimere critiche, da un lato, e dall’altro deve essere trasmesso in uno spirito di amore, in modo piacevole. Non dovremmo mai prendere in giro gli altri e provocare odio. Dovremmo ridere solo delle fragilità generali che esistono nell’umanità per evidenziare le debolezze della nostra natura egoistica di esseri umani, per aiutarci a sviluppare la consapevolezza e la conoscenza delle nostre debolezze. Perché, se siamo consapevoli delle nostre qualità negative, possiamo lavorare per elevarci al di sopra di esse.

Dopo tutto, è così che la natura ci ha creati, imperfetti. La natura ci ha dato il senso dell’umorismo per aiutarci a criticare noi stessi e a trascendere la nostra natura. L’umorismo ci permette di vedere noi stessi da una prospettiva più alta, e quindi può anche aiutarci a elevarci al di fuori del nostro attuale  livello verso un livello superiore. Guardare e ridere di noi stessi da un lato può innescare uno esame interiore su chi siamo veramente. Se sappiamo ridere di noi stessi, allora è come è scritto: “Dio mi ha fatto ridere” (Genesi 21:6), una situazione dalla quale possiamo crescere.

Il buon umorismo deve sempre essere gentile, favorire lo sviluppo ed evocare l’affetto per ciò a cui ci si riferisce.  Dovrebbe stravolgere le nostre menti, per ammorbidire un’atmosfera rigida.

Che cosa c’è nell’umorismo che può aprire il cuore e abbattere i muri tra le persone? Che cosa c’è nell’umorismo che può aprire il cuore e abbattere i muri tra le persone? L’umorismo ci toglie tutti i travestimenti che ci mettiamo addosso. È come se ci spogliasse di tutte le pose e le maschere, rendendoci tutti uguali e semplici. Quando ridiamo insieme delle debolezze che sono in tutti noi allo stesso modo, creiamo immediatamente un rapporto più gentile tra di noi.

Non c’è mezzo più forte dell’umorismo per eliminare confini, barriere e distanze. La grande sfida del nostro tempo, la più seria, è sviluppare l’umorismo per avvicinare le persone tra loro, per renderci più connessi.

La Follia della Guerra

Ultimamente si è parlato molto di crimini di guerra. La definizione di crimini di guerra è molto ampia, quindi ci sono molte ingiustizie che rientrano nella categoria dei crimini di guerra. Ciò che era consuetudine per i conquistatori del passato ora è spesso considerato un crimine di guerra. Per sradicare i crimini di guerra, dobbiamo abolire la guerra. Dal momento che questo non è attualmente realistico, dovremmo almeno risparmiare coloro che sono davvero non coinvolti, vale a dire bambini, donne e uomini anziani. Sarebbe un primo passo nella giusta direzione.

Nei tempi antichi, un re vittorioso saccheggiava e prendeva per sé tutto ciò che possedeva il suo re rivale. Era considerato un diritto inalienabile del re trionfante e una ricompensa data per scontata.

Man mano che la morale dell’umanità si è evoluta, si è stabilito che tale comportamento era inaccettabile. Dal momento che gran parte della popolazione non prende decisioni né prende parte ai combattimenti, quella parte dovrebbe essere esclusa dalla punizione. In particolare, questo si riferiva ai bambini, che non capiscono nemmeno di cosa si tratti, alle donne, che non partecipano alla guerra, e agli uomini anziani, che non possono partecipare ai combattimenti. Nel complesso, circa il 70-80% della popolazione dovrebbe essere esente da punizioni o azioni di ritorsione. Questa fascia di popolazione è anche l’obiettivo principale delle norme che definiscono i crimini di guerra, al fine di proteggere le persone vulnerabili e non coinvolte.

In passato, le guerre erano in gran parte per il territorio, poiché la terra significava raccolti e i raccolti significavano provviste e ricchezza. Oggi, però, il territorio non ha alcun ruolo nel determinare la ricchezza di un Paese, quindi gli unici incentivi rimasti per la guerra sono il prestigio e l’autoglorificazione. È comprensibile che qualcuno si guadagni la fama per essere un grande comandante sul campo di battaglia, ma le guerre di oggi sono spesso combattute in città, in aree civili, e la maggior parte delle vittime sono proprio le persone che non hanno nulla a che fare con la guerra: bambini, donne e uomini anziani. In che modo un razzo che demolisce un condominio aiuterà chi lo ha lanciato a vincere la guerra?

La mentalità egocentrica di pagare dei soldati che combattano le mie guerre e di sperperare il mio budget in armi ad alta tecnologia dimostra che la mia ideologia è completamente irrazionale.  Che collegamento c’è tra la mia ideologia e l’uccisione di altre persone, che possono credere in qualcos’altro o non credere in nulla e vogliono solo vivere, avere figli e condurre la propria vita in pace?

Semmai, una tale mentalità rende la mia ideologia fondamentalmente imperfetta. Dopo tutto, se il risultato della mia ideologia è l’aspirazione ad annientare tutte le altre scuole di pensiero e a spazzare via le persone che credono in esse, allora la mia ideologia è intrinsecamente ingiusta.

La soluzione alla follia della guerra arriverà solo quando rovesceremo il nostro re: il nostro stesso egoismo. Ci stiamo gradualmente avvicinando alla comprensione che l’egoismo sta portando l’umanità sull’orlo di un precipizio. La questione è se ci renderemo conto in tempo che se lasciamo che esso continui a dominare, ci distruggerà tutti, o se aspetteremo di vedere con i nostri occhi che non c’è limite a ciò che l’ego può fare. Se aspettiamo, le atrocità che abbiamo visto finora saranno un paradiso rispetto all’inferno che l’ego porterà su di noi.

Perché abbiamo bisogno di così tante persone nel mondo

All’inizio del XX secolo, la popolazione mondiale era di circa due miliardi di persone. Oggi sono circa otto miliardi. Di questi otto miliardi, la maggior parte è povera e più di un miliardo di persone è affamato al punto di morire di fame. Provvedere a così tante persone a un livello decente sembra un compito troppo arduo per la Terra. Inoltre, ogni giorno, sempre più bot, robot e macchine automatiche sostituiscono i lavori umani. L’umanità sta producendo abbastanza per provvedere a tutti, quindi la domanda è perché abbiamo bisogno di così tante persone. La Terra, e l’umanità, non starebbero meglio se fossimo solo quattro miliardi, per esempio? La verità è che non staremmo meglio; staremmo molto peggio. C’è una buona ragione per la crescita esponenziale della popolazione umana nell’ultimo secolo circa.

Quando guardiamo le persone, vediamo volti e corpi, esseri umani e niente di più. Ma la verità è molto più complicata e complessa di così. Provate a immaginare un qualsiasi animale senza metterlo in relazione con il suo ambiente,  vi renderete conto che è una causa persa. La forma, il colore, il comportamento, le dimensioni, la longevità e ogni altro aspetto della sua esistenza deriva dall’ambiente in cui esiste. Gli animali non sono isolati dal loro ambiente; dipendono da esso, seguono le sue leggi, e allo stesso tempo creano l’ambiente che li sostiene e di cui fanno parte.

Anche gli esseri umani costituiscono un sistema. Pensiamo a noi stessi come individui isolati, ma in realtà siamo parti di una società umana globale. Noi la influenziamo, essa ci influenza, e quasi tutto ciò che è vero per il regno animale è vero per noi.

Ci sono solo due differenze tra gli animali e le persone, anche se sono differenze fondamentali. La prima è che le persone sono intrinsecamente meschine ed egoiste, mentre gli animali no. La seconda è che i nostri desideri crescono e si intensificano, mentre quelli degli animali rimangono in gran parte gli stessi.  Mentre noi desideriamo più soldi e più potere di quello che abbiamo, gli animali si accontentano di quello che hanno, una volta che hanno la loro parte.  

Peggio ancora, di generazione in generazione, stiamo diventando più avidi, dominatori e narcisisti. Al contrario, le “aspirazioni” degli animali non cambiano da una generazione all’altra.  Se hanno abbastanza erba, o selvaggina, sono felici e contenti. 

La ragione per cui i nostri desideri crescono mentre quelli degli animali rimangono gli stessi è che un maggior desiderio ci fa accelerare il nostro sviluppo. Alla fine, gli esseri umani non sono destinati a percepire solo l’esistenza fisica, ma a penetrare attraverso di essa e percepire la connessione e l’interdipendenza tra tutti noi non solo intellettualmente, come sto spiegando qui, ma nei sensi, proprio come percepiamo il mondo fisico, se non di più.

Il nostro costante desiderio di cercare, esplorare, scoprire e imparare deriva dalla nostra aspirazione a conoscere i livelli più profondi della realtà. Questa conoscenza è l’unica prerogativa degli esseri umani, poiché solo gli uomini sviluppano desideri così profondi.

Man mano che i nostri desideri crescono, dobbiamo imparare a dirigerli verso la scoperta dello scopo e della struttura della vita. I nuovi desideri appaiono prima al livello più grossolano e dobbiamo coltivarli, elevarli al livello in cui migliorano la nostra percezione della realtà.

Poiché questi desideri sono così intensi, abbiamo bisogno di più persone per “condividere il carico”. Come appena detto, anche se ci sentiamo isolati, in realtà siamo un unico sistema. Tutto ciò che pensiamo sia nostro è in realtà parte del sistema dell’umanità e tutta l’umanità lo condivide. Pertanto, anche i nostri desideri non sono personali, anche se si sentono come tali.

Ogni volta che eleviamo un desiderio dal livello corporeo ai livelli superiori di percezione, influenziamo tutta l’umanità. E ogni volta che una persona muore, il peso di elevare il nostro desiderio comune diventa più gravoso per tutti noi.

Ecco perché la vita di ogni persona è preziosa. Determina il ritmo di avanzamento di tutta l’umanità. Se ci rendessimo conto di quanto profondamente siamo legati e del danno che causiamo maltrattando gli altri, se lo sentissimo come è realmente, ossia che stiamo torturando noi stessi, non oseremmo maltrattarci l’un l’altro o trascurare anche una sola persona.

Ripensare l’evoluzione

Per molti decenni, ci è stato insegnato che l’evoluzione è casuale, che le mutazioni avvengono e quelle che contribuiscono maggiormente alla sopravvivenza della specie rimangono mentre le altre scompaiono. Ma la scienza sta gradualmente accettando che l’evoluzione non è casuale ma segue una direzione.

Per esempio, i ricercatori di uno studio,  che si è concentrato su una piccola erba infestante chiamata crescione, hanno dichiarato che: “Si è scoperto che la mutazione è molto non casuale ed è non casuale in un modo che beneficia la pianta. È un modo totalmente nuovo di pensare alla mutazione”, hanno concluso.

Un altro studio, che ha esaminato la mutazione dell’emoglobina che protegge dalla malaria, ha scoperto che essa appare più frequentemente nelle persone provenienti dall’Africa, dove la malaria è comune, che nelle persone provenienti dall’Europa, dove è rara. “Le mutazioni sfidano il pensiero tradizionale”, ha detto il ricercatore capo. “I risultati suggeriscono che l’informazione complessa che si accumula nel genoma … ha un impatto sulla mutazione e quindi i tassi di origine specifici delle mutazioni possono rispondere … a pressioni ambientali specifiche”.

Se guardiamo il fenomeno in maniera più approfondita, troveremo che anche l’ambiente si sta evolvendo in una direzione specifica: verso l’aumento dell’integrazione. Ci stiamo evolvendo verso uno stato che già esiste, anche se non l’abbiamo percepito. È uno stato in cui le specie sono separate le une dalle altre, ma in armonia con tutta la creazione.

La terra è un sistema equilibrato. Le sue parti sono in perfetta armonia tra di loro,  e questo garantisce la sopravvivenza delle piante e degli animali terrestri. In apparenza, non avrebbe dovuto esserci evoluzione. Se tutto è perfetto e armonioso, non avrebbero dovuto esserci cambiamenti nelle specie.

La ragione per cui l’evoluzione avviene ancora, nonostante l’equilibrio tra tutte le creazioni, è che sotto tutta la creazione si nasconde un desiderio di miglioramento costante del proprio stato individuale. Più una creatura è evoluta, più intenso è il suo desiderio.  Nel genere umano questo desiderio si manifesta come egoismo e narcisismo, come brama di controllo, di essere superiori e addirittura divini. Nel regno animale e nelle piante, si esprime in uno sforzo costante di rafforzarsi contro i propri nemici naturali, ma non in un desiderio di dominare e controllare. Quindi, a ogni livello, a parte quello umano, l’equilibrio rimane, pur essendo dinamico e evolutivo. 

Nell’umanità, “l’evoluzione” principale è nella nostra percezione,  non nel corpo, anche se ci sono cambiamenti fisici. Con l’evolversi della nostra comprensione del mondo, la nostra percezione della realtà cambia e si allinea con l’interconnessione del mondo che ci circonda.

Dato  che la natura è interamente integrata e tutte le sue parti sono inestricabilmente intrecciate, la società umana diventa anch’essa sempre più interconnessa e interdipendente.  Di conseguenza, gli insediamenti si sono trasformati, nei secoli, da clan nomadi a comunità sedentarie, a città, stati e imperi.

Con la crescita in dimensioni degli insediamenti, siamo diventati sempre più interdipendenti economicamente, nell’approvvigionamento delle nostre forniture alimentari, nell’istruzione e in ogni aspetto della nostra vita. Ora, il mondo intero è diventato connesso al punto che anche interi paesi, comprese le superpotenze come la Cina o la Russia, non possono sostenersi da soli. La globalizzazione ha reso il mondo intero un villaggio, ma i suoi abitanti sono riluttanti ad accettare i propri vicini e si scontrano costantemente gli uni con gli altri.

Lo sviluppo della società umana verso l’aumento dell’integrazione non è una coincidenza. Dato che viviamo in un universo integrale, in cui ogni cosa è interconnessa e dipendente, anche noi ci sviluppiamo in questa direzione. Questo è il motivo per cui, nonostante tutti i nostri sforzi per superare il prossimo, alla fine, siamo ancora dipendenti da tutti gli altri, nessun paese può mantenere la sua supremazia indefinitamente. Contro la nostra volontà, siamo trascinati nella cooperazione.

Ma la nostra evoluzione verso una società interdipendente mira più in alto della società stessa. Ha lo scopo di rivelarci l’interdipendenza di tutta la creazione, che tutto è armonioso e tutti i pezzi della creazione si completano a vicenda. Il risultato finale della nostra evoluzione è la completa consapevolezza dell’universo in cui esistiamo su tutti i suoi livelli: fisico, mentale e spirituale. È come nuotare  nel verso della corrente invece di cercare di nuotare controcorrente, che è quello che stiamo facendo ora. È senza speranza e doloroso.

La riva che ci aspetta a valle del corso d’acqua è serena e tranquilla. Se nuotiamo verso di essa, aumentando volontariamente la nostra cooperazione e la considerazione reciproca, raggiungeremo quella sponda accogliente in modo rapido, piacevole e facile. Se resistiamo, ci arriveremo comunque, dato che non possiamo risalire il fiume, ma ci arriveremo solo quando saremo esausti, sconfitti e tormentati.

Perché la festa di Purim oggi è più importante che mai?

Costumi, maschere, doppie identità. Dietro la gioiosa celebrazione di Purim c’è una storia profonda sul bene e sul male. Svelare il suo significato segreto può salvare il mondo di oggi, specialmente quando la realtà sembra così cupa e incerta. Così, questa festa è significativa non solo per il popolo ebraico, ma per tutta l’umanità.

La lettura tradizionale del “Rotolo di Ester” durante la festa di Purim non celebra semplicemente un evento avvenuto molto tempo fa. In realtà descrive uno stato spirituale, ancora non chiaro,  che si trova davanti a noi e che verrà scoperto non appena ci uniremo. In effetti, Megilat Ester o Il Rotolo di Ester si riferisce alla “rivelazione del nascosto”, perché in ebraico, “guilui” significa rivelazione, e “ester” da “hastara” significa occultamento.

Nel racconto di Purim, Haman avanzò la pretesa al re Assuero che gli Ebrei dovessero essere uccisi perché erano separati e quindi ritenuti inutili: “C’è un certo popolo, sparso e disperso”.

In risposta, Mardocheo fece appello al re Assuero per avere misericordia degli Ebrei tramite la regina Ester, ma ella disse che era impossibile per lei aiutarli finché fossero rimasti dispersi e non uniti. Così Mordechai andò in missione per trasmettere questo appello all’unità del popolo ebraico. Quando alla fine si riunirono e si unirono, Ester fu in grado di convincere il re Assuero ad avere pietà di loro.

Come in tutte le storie della Torah, i personaggi e l’interazione tra loro rappresentano attributi e poteri che si manifestano nei nostri pensieri, desideri, atteggiamenti e relazioni.

Mardocheo simboleggia una forza positiva che si prende cura profondamente di tutti dato che il futuro del mondo dipende dallo sviluppo delle qualità sublimi dell’amore e della dazione, e dallo sviluppo di una connessione integrale perfetta tra tutte le parti della realtà e tutti gli esseri viventi.  Al contrario, il malvagio Haman simboleggia la forza negativa, una tendenza egoistica a controllare tutti gli altri, a piegare tutti sotto di noi, a prendere tutto ciò che è possibile da loro, a sfruttarli a nostro vantaggio. 

“L’uomo è un piccolo mondo”, spiegano i nostri saggi. Significa che in ognuno di noi si trovano tutte queste forze descritte nel Rotolo di Ester, anche se non le sentiamo. Esse definiscono la direzione di sviluppo che ci salverà dalle lotte egoistiche di tornaconto personale a spese degli altri, che minacciano di far degenerare la razza umana verso l’autoestinzione.

Più ci sviluppiamo, più questi poteri si intensificano. La volontà spietata di governare e controllare affiora sempre più nelle persone e grandi forze di separazione operano per dividerci. Pertanto, il messaggio centrale della storia di Purim è che l’unità sarà la nostra salvezza e che la nostra negligenza nel superare le differenze tra di noi ci mette in pericolo, ci danneggia e può persino annientarci.

In altre parole, lo stato elevato che l’umanità è così desiderosa di raggiungere e che è così disperatamente necessario in questi giorni ora è celato. Non appena impareremo a connetterci correttamente l’uno con l’altro, al di sopra del nostro egoismo, rimuoveremo la radice di tutto il male dalle nostre vite e un mondo di tutto il bene sarà rivelato.

Buon Purim a tutti!

Non c’è modo di ricomporre le uova strapazzate

L’8 marzo 2009, durante la crisi finanziaria che divenne nota come la Grande Recessione, l’allora economista della Wachovia Corp., Mark Vitner, descrisse le varie economie sparse per il mondo in modo piuttosto azzeccato: “È come cercare di ricomporre delle uova strapazzate. Non si può fare tanto facilmente. Non so se si possa fare affatto”, ha detto alla CBS News.

In questi giorni, mentre il mondo sta lottando con le interruzioni della catena di approvvigionamento globale e le materie prime vitali sono bloccate in mare per mesi, alcuni esperti suggeriscono che facciamo proprio questo. Ma dal 2009, le economie sono solo diventate più intricate e l’idea di separarle è diventata ancora più irrealistica.

Non puoi andare contro l’evoluzione, e l’evoluzione va verso una maggiore complessità, non minore. Questo è vero a tutti i livelli: minerale, biologico e sociale. Di conseguenza, la società umana sta diventando più complessa e intrecciata e l’economia, che è un riflesso della società umana, segue la stessa linea.

Il motivo per cui non vediamo tale congestione e disordine in natura è che a parte le persone, tutti gli altri elementi seguono i loro istinti. Il risultato è un flusso armonico, il ciclo della vita continua ininterrotto e le cose evolvono in sincronia con il loro ambiente.

L’umanità funziona esattamente al contrario. Ci sforziamo di elevarci al di sopra del nostro ambiente, non in sincronia con esso. Cerchiamo di raggiungere la cima del mucchio, di essere più veloci, più alti e più forti di tutti gli altri. Quando ogni paese, azienda e persino persona (in una certa misura) cerca di fare questo, si verifica una congestione ai nodi e tutto si blocca.

In altre parole, stiamo assistendo al risultato del nostro atteggiamento egocentrico. Se tutti avessero agito in armonia con il resto della società umana, come fa ogni altro elemento in natura, non ci sarebbe stata congestione e tutti avrebbero ottenuto ciò di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno e quanto ne hanno bisogno.

Inoltre, poiché siamo competitivi e traiamo soddisfazione non dall’avere ciò di cui abbiamo bisogno, ma dall’avere più degli altri e persino dal negare agli altri ciò di cui hanno bisogno, non possiamo stravolgere le nostre economie. Il nostro desiderio di battere gli altri ci lega a loro perché il loro dolore è il nostro piacere e non possiamo lavorare senza piacere. Fare da soli è andare contro la natura umana e non possiamo farlo, almeno non a lungo termine.

Se vogliamo razionalizzare le catene di approvvigionamento, dobbiamo avere chiara la  nostra interdipendenza. Dobbiamo iniziare a vedere noi stessi come un’unità, dove il beneficio di uno è il beneficio di tutti e tutte le parti contribuiscono al benessere di tutte le altre parti.

I nostri corpi funzionano in questo modo, ogni organismo funziona in questo modo. Senza questo approccio, la vita non sarebbe possibile. Quando agiamo in contrasto con l’elemento fondamentale che rende possibile la vita e lo sviluppo, condanniamo la nostra società alla morte e al decadimento.

Una volta che riconosciamo come funziona la natura, come noi agiamo e che è nel nostro interesse cambiare, possiamo smettere di sconvolgere il sistema economico globale e iniziare a sincronizzare le nostre azioni. In termini più semplici, saremo più rispettosi l’uno dell’altro.

In effetti, potrebbe non piacerci l’idea che dobbiamo pensare agli altri e non solo a noi stessi, ma se non iniziamo a imparare la verità oggi, l’intreccio globale peggiorerà al punto che non saremo più in grado di fornirci i beni di prima necessità per la vita quotidiana.

 

Didascalia:
Le navi container aspettano al largo della costa dei congestionati porti di Los Angeles e Long Beach a Long Beach, California, Stati Uniti, 1 ottobre 2021. REUTERS/ Alan Devall