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Quanto siamo vicini a una guerra nucleare mondiale?

In relazione alla guerra in Ucraina, la tensione tra le due Coree e la situazione nel Medio Oriente, Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres all’inizio di agosto ha avvertito: “Oggi l’umanità è a un passo dall’annientamento nucleare, basta piccolo disguido,  un solo errore di calcolo”. Dopo aver visto le “esercitazioni” che la Cina ha svolto vicino a Taiwan mentre la Speaker  della Camera Nancy Pelosi era in visita, con la retorica aggressiva che ha accompagnato quelle azioni, sembra proprio che manchi un passo falso per un cataclisma nucleare. Ma, nonostante la tensione, non credo probabile che i paesi stiano per premere il grilletto uno contro l’altro, dato che ognuno capisce che non c’è ritorno da una guerra nucleare e chissà se l’umanità si riprenderebbe.

L’America ha svolto un ruolo molto significativo e lo ha portato a termine senza che nulla accadesse realmente. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che le persone sono sempre in guerra; è la nostra natura. Ciò che è riuscito ora, potrebbe non riuscire domani.

C’è una ragione per le guerre: come già sappiamo, tutta la realtà è connessa e ogni elemento influenza tutti gli altri. Anche noi siamo parte di questa rete, ma lo dimentichiamo e ci comportiamo come se ognuno di noi vivesse su un proprio universo.

Le guerre sono il risultato di scontri tra il senso di individualità delle persone e delle nazioni, con il fatto che siamo tutti connessi e dipendenti l’uno dall’altro. Quando aspirazioni contrastanti si scontrano, cerchiamo di imporre la nostra volontà all’avversario e, quando falliamo, ricorriamo spesso alla violenza. Di conseguenza, stiamo gradualmente imparando che siamo connessi e non isolati e che se vogliamo condurre una vita dignitosa, non abbiamo altra scelta che collaborare. Tuttavia, lo stiamo imparando nel modo più duro e non deve essere così.

Sebbene le guerre siano atti di violenza, il loro risultato è una maggiore inclusione tra le parti in lotta. La traiettoria della realtà è una crescente realizzazione della nostra connessione, e la guerra è un modo violento di integrazione, il risultato della nostra riluttanza a farlo volontariamente.

Pertanto, il vincitore della guerra non è quello con l’esercito più grande o quello che inizia l’aggressione. Il vincitore è l’integrazione, anche se nessuna delle parti la vuole.

Attualmente, non penso che siamo ad un errore di calcolo da una guerra nucleare. Tuttavia, se insistiamo a resistere alla crescente connessione e inclusione, accadrà. Non c’è dubbio, poiché questa è la direzione dell’evoluzione della realtà.

La follia della battaglia per l’anzianità

Sia che si tratti di una guerra tra tribù in Africa o tra nazioni in Europa, ogni guerra inizia con una disputa ideologica che poi si traduce in un conflitto militare. Lo stesso sta accadendo per l’attuale guerra nell’Europa dell’Est.

La questione ideologica al centro dello scontro tra Russia e Ucraina è molto più profonda di una disputa territoriale; è una guerra per stabilire il “mio posto nel mondo”. La Russia sostiene di essere arrivata per prima e che gli Ucraini a malapena meritano il titolo di “nazione”. Gli Ucraini, invece, sostengono il contrario e sono di fatto la nazione più antica. Gli storici continueranno a disputare a lungo su chi ha ragione e probabilmente non si troveranno mai d’accordo.

Noi Ebrei, tuttavia, sappiamo solo una cosa per certo: l’anzianità non conta. Anche se siamo uno dei popoli più antichi del pianeta, e anche se siamo la “radice” di due religioni che si sono diffuse in tutto il mondo , il Cristianesimo e l’Islam, e di innumerevoli filosofie e insegnamenti, questo non ci dà alcuna preferenza o favore agli occhi del mondo.

Anzi, dovremmo essere i primi a sottolineare l’inutilità delle discussioni sull’anzianità. Dovremmo invece sottolineare che la famiglia delle nazioni dovrebbe essere più simile a una vera famiglia. In una famiglia, alcuni bambini nascono prima e altri dopo, ma sono comunque fratelli, non nemici, e tra loro c’è amore e sostegno reciproco. Come in una famiglia, i fratelli maggiori non dovrebbero sentirsi superiori, ma piuttosto responsabili dell’integrità e del benessere della famiglia.

L’anzianità dovrebbe significare un livello di sviluppo superiore. Eppure, non c’è niente di più primitivo (e insensato) che usare l’anzianità per rivendicare prerogative. Il fatto che io sia arrivato per primo non mi dà il diritto di trattare con condiscendenza gli altri. Al contrario, mi rende responsabile per loro.

Una parata militare che mette in mostra carri armati e missili non è più civile di una danza di guerra con frecce e lance. Entrambe sono ugualmente primitive. Tuttavia, nel caso della danza di guerra, non ci sono pretese, mentre nel caso della parata militare, essa professa di mostrare il progresso. In realtà, mostra solo la brutalità e l’egocentrismo ipersviluppati dell’uomo.

Invece di fare la guerra per la superiorità, dovremmo capire che siamo degni solo quando ci uniamo al di sopra delle differenze, proprio come una famiglia è una buona famiglia solo quando tutti i suoi membri sono uniti e si prendono cura gli uni degli altri. Le differenze tra noi non ci insidiano, ma completano le nostre debolezze e ci aiutano a raggiungere ciò che altrimenti non saremmo in grado di ottenere.

Così come la complementarità è alla base dell’equilibrio in natura, dovrebbe essere alla base della società umana. Se utilizzassimo le qualità degli altri per il bene comune, tutti trarremmo beneficio dalla nostra unicità. Ci apprezzeremmo e ci prenderemmo cura l’uno dell’altro proprio perché siamo così diversi.

La civiltà si sta dirigendo verso la complementarietà, non verso il particolarismo. Oggi, coloro che fanno i paternalisti con gli altri non avranno successo. È semplicemente il momento, nella nostra evoluzione, di correggere la famiglia delle nazioni e iniziare a funzionare come una famiglia buona e premurosa.

Lo scontro tra Armenia e Azerbaigian ricorda la precarietà dei tempi

Due anni dopo l’ultimo cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian nel loro decennale conflitto sulla regione del Nagorno-Karabakh, sono improvvisamente scoppiati intensi scontri. Secondo i resoconti, decine di persone sono rimaste uccise nei nuovi bombardamenti. Non c’è una ragione apparente per questa improvvisa esplosione, ma è indicativa dei tempi precari in cui stiamo entrando, in cui le persone sono suscettibili, intolleranti, intransigenti e, peggio ancora, combattive.

Ci troviamo davanti a un lungo inverno freddo. La guerra tra Russia e Ucraina è ancora in corso e il gas scarseggia. Il suo prezzo alle stelle sta alimentando la crescente inflazione e gli alimenti di base stanno diventando inaccessibili o del tutto assenti. In aggiunta, è probabile  che compaiano  nuovi virus e varianti dei virus esistenti, esacerbando le tensioni già amplificate. Queste condizioni esplosive sono destinate ad accendere i conflitti, che potrebbero portare a scontri violenti come quello del Nagorno-Karabakh, o peggio.

Per rimediare alla situazione, dobbiamo capire e spiegare agli altri che l’unico modo per disinnescare la situazione e ridurre le tensioni è creare con forza un’atmosfera positiva tra tutti.  Dobbiamo intenzionalmente coltivare connessioni positive, dato che le connessioni negative esistono già e l’unico modo per equilibrarle è stabilire ciò che al momento manca: connessioni positive. Se ci sembra innaturale (e sgradevole) farlo, è solo una prova che le connessioni negative sono già presenti e dominano i nostri sentimenti.

E’ necessario ricordare che possiamo fare la pace soltanto con un nemico, e soltanto con un nemico dobbiamo fare la pace. Deve essere imbarazzante, dato che farsi amico il nemico è la cosa che ci viene meno naturale. La cosa naturale è combattere contro il proprio nemico. Ma abbiamo già visto dove porta la via naturale. Penso che sia giunto il momento di avventurarci sulla via innaturale, ma sicuramente più costruttiva e sicura: la via della pace.

Non dobbiamo aspettarci di essere d’accordo gli uni con gli altri. Le divergenze che ci hanno messo l’uno contro l’altro probabilmente rimarranno. Pertanto, non dobbiamo cercare di appianare le nostre differenze. Dovremmo invece accettare di essere in disaccordo e che da questo punto di partenza si costruisca un rapporto, non un conflitto, ma una relazione.

Questo approccio risveglierà una forza positiva tra di noi, che riequilibrerà l’attuale forza negativa prevalente.  Questo ci permetterà di vedere nuovi modi per connettersi e trovare una nuova vicinanza con persone che fino a ora erano nemiche. 

Abbiamo provato la guerra, i boicottaggi e ogni altra opzione negativa. E’ arrivata l’ora di connettersi senza  imporre le nostre idee e senza invadere, ma semplicemente di unirci per il bene dell’unione.

 

Didascalia foto:
Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan si rivolge al parlamento in seguito all’escalation delle ostilità sulla regione del Nagorno-Karabakh, lungo il confine tra Armenia e Azerbaigian, a Yerevan, Armenia, 13 settembre 2022. Tigran Mehrabyan/Foto PAN via REUTERS

Un ascensore per il mondo del domani

Ogni volta che il mondo sperimenta un  grande sconvolgimento, nasce il desiderio di allacciare buone relazioni tra tutte le persone. Ogni volta che un paese attraversa una crisi interna, nasce il desiderio di unire tutte le parti della nazione. Eppure, nonostante ciò, la vita continua a portarci da delusione in delusione. Quindi, cosa ci manca per la via della tranquillità e della soddisfazione?

Il problema è che gli esseri umani sono egoisti per natura. Pensiamo solo a noi stessi, cerchiamo il nostro bene e usiamo gli altri per il nostro piacere. Quindi, anche se pensiamo a cose come costruire un legame reciproco tra le persone e cerchiamo di fondare organizzazioni e processi per promuovere tale obiettivo, i nostri risultati mancano del potere per superare la natura umana, cioè  mettere dentro i nostri cuori l’amore per gli altri prima dell’amore solo di noi stessi. Per questo motivo, i nostri sforzi per costruire legami non durano mai a lungo.

Ciò di cui abbiamo bisogno per avere successo è un potere speciale, qualcosa di ultraterreno, una specie di meccanismo miracoloso che ci possa elevare dalla nostra natura egoistica a una natura molto più avanzata e sublime di amore per gli altri, qualcosa di completamente nuovo.

Siamo al centro di un processo evolutivo. Negli ultimi decenni, il mondo è diventato un sistema olistico in cui tutti i suoi dettagli sono interconnessi, interdipendenti e correlati, Ma noi esseri umani, con la nostra concentrazione interiore egoistica, non siamo ancora integrati nel mondo emergente. Man mano che il mondo diventa più interconnesso, insieme cresce l’ego di ognuno e allo stesso tempo ci allontana. Così cresce anche  l’incompatibilità tra l’umanità e il sistema natura. Se la natura umana non cambia, è solo questione di tempo arrivare a un’esplosione distruttiva.

C’è un solo meccanismo che ci può risparmiare  questo terribile destino ed elevarci a un nuovo livello di interazione, più sicuro e più piacevole. Questo meccanismo salvavita è descritto nella saggezza della Kabbalah ed è un metodo per correggere la natura umana. In generale, il metodo si basa sull’apprendimento e la pratica di tecniche di connessione e comunicazione per piccoli gruppi. Si impara anche in modo approfondito sul sistema integrale della natura e la forza che collega tutte le parti della realtà in un meccanismo integrale e perfettamente modellato.

C’è un sistema completo alla base di tutta la natura dove tutto procede in connessione, perfezione e armonia. Questa legge suprema della natura che richiede amore non può assolutamente essere violata. Nella misura in cui trascendiamo la nostra natura egoistica per l’amore verso gli altri, la distanza tra noi e gli altri si accorcia finché saremo letteralmente in grado di sentire tutti dentro di noi. I nostri calcoli mentali ed emotivi diventano armoniosamente connessi; la mente e il cuore si uniscono in una linea centrata dove tutto diventa integrale e collegato.

Un tale processo di sviluppo può portare ciascuno di noi ad acquisire il vero amore per gli altri e quindi  essere in grado di iniziare a contribuire nel  plasmare l’ambiente circostante per sostenere anche tale obiettivo. Questo passaggio rivoluzionario dall’indipendenza all’interdipendenza eleverà il nostro mondo di guai al mondo di domani, un mondo più vicino e cooperativo in cui tutta l’umanità ascenderà a un futuro prospero.

(Immagine: Reuters)

Scrivere per riparare l’anima

 

Molti studi dimostrano che scrivere fa bene all’anima. Questi studi non parlano di scrittura di prosa o di romanzi, ma di scrittura semplice e intuitiva, in cui un individuo prende carta e penna e scrive tutto ciò che gli viene in mente per diversi minuti senza fermarsi. Non si devono fare correzioni, né cancellazioni, né cambiamenti di alcun tipo. Si tratta semplicemente di scrivere per esprimere i propri sentimenti e pensieri. Questa tecnica fa parte della cosiddetta “terapia della scrittura”, che di per sé è una delle “terapie espressive”. Personalmente, ritengo che sia un ottimo modo per organizzare la propria composizione interiore e migliorarla.

Non si può paragonare l’esprimersi verbalmente con l’esprimersi per iscritto. Quando tu parli, le parole svaniscono appena pronunciate. Ma quando scrivi ciò che  vuoi dire, questo rimane. Di conseguenza, l’intero atto diventa impregnato con l’intenzione, se così si può dire.

Questa auto-organizzazione è molto importante perché è la terapia della tecnica. La scrittura organizza i nostri sistemi interiori e li riorganizza in modo migliore perché non solo ci esprimiamo, ma una volta che i nostri pensieri sono sulla carta, possiamo guardarli, esaminare noi stessi attraverso il testo e fare una specie di autocorrezione.

Quando scriviamo, possiamo esaminare la nostra composizione interiore. La nostra composizione di base è il desiderio di provare gioia e piacere. In sé, non c’è nulla di sbagliato nel voler provare gioia e piacere. Il problema è che, se non viene corretto, il desiderio di ricevere agisce in modi subdoli che danneggiano gli altri. Lo chiamiamo “ego” e i nostri saggi lo definiscono “serpente”.

Non si può uccidere il serpente con un colpo solo. Il modo per affrontarlo è farlo emergere un pezzo alla volta ed esaminarlo. Una volta capito che è il serpente, il desiderio di ricevere che si diverte a fare del male agli altri, è possibile frenarlo o lavorare con lui in modi non dannosi.

Quando scriviamo i nostri pensieri e individuiamo il serpente, non possiamo nasconderlo e far finta che non esista, perché è scritto sulla carta. Non posso fingere di non averlo detto o dimenticare quello che ho detto, perché non è stato detto, è stato scritto. Allo stesso tempo, se qualcosa è troppo difficile per me da affrontare al momento, posso sempre tornarci sopra più tardi. Una volta che è sulla carta, non sparirà.

Per questo motivo, io scrivo molto e consiglio questa pratica a chiunque voglia esaminare la propria struttura interiore e diventare una persona migliore.

Sulla rettitudine e l’essere giusti

Sadio Mané, uno dei giocatori più validi del Liverpool Football Club e anche tra quelli che guadagnano di più, con uno stipendio di centocinquantamila  sterline a settimana, è stato notato prima di una partita con un iPhone con lo schermo rotto. Quando gli hanno fatto una domanda a riguardo ha detto: ” Perché dovrei desiderare dieci Ferrari, venti orologi con diamanti o due aeroplani? Cosa farebbero a me ed al pianeta questi oggetti? Ho sofferto la fame e ho dovuto lavorare nei campi; sono sopravvissuto a tempi duri, giocavo a calcio a piedi nudi, non avevo un’istruzione e molte altre cose, ma oggi con quello che guadagno grazie al calcio posso aiutare la mia gente. Ho costruito scuole, uno stadio, ho provveduto a fornire abbigliamento, scarpe e cibo a persone che sono in estrema necessità. In aggiunta contribuisco con settanta euro mensili a tutte le persone che vivono in una regione molto povera del Senegal, aiutandoli nella loro economia familiare. Non ho bisogno di mostrare macchine, case  o aerei lussuosi e tantomeno viaggi. Preferisco che la mia gente riceva un po’ di quello che la vita mi ha dato.”

Questo senza dubbio colpisce molto. È difficile trovare persone con un tale desiderio di aiutare. 

Qualche giorno fa qualcuno mi ha chiesto se Mané è un uomo retto. Devo a questo punto spiegare il significato del termine “rettitudine” e del termine “essere giusti”.

In ebraico la parola tzadik (essere giusto) proviene dalla parola matzdik (pensare che qualcuno o qualcosa siano giusti). In altre parole è qualcosa che riguarda una persona che, tra due opzioni, sceglie quella che ritiene essere giusta.

La maggioranza delle persone non nasce spontaneamente generosa come il Sig. Mané. Per lui si tratta semplicemente di logica: cresce povero, sa come ci si sente a non avere ciò di cui si ha bisogno, ama la sua gente e quindi vuole evitare che quanti più possibile di loro possano evitare quella condizione. Mané non sta scegliendo tra due opzioni: sa cosa vuole fare e segue il suo desiderio. Questo è molto buono ma non vuol dire “essere giusti”.

Il termine “essere giusti” prevede che si debba scegliere tra due opzioni; una non buona che ci tenta e una buona che non desideriamo scegliere. Precisamente si tratta di scegliere tra quello che è buono solo per me e quello che è buono anche per gli altri. La scelta quindi non è tra due opzioni che mi fanno star bene ma tra ciò che penso mi faccia star bene e ciò che penso sia giusto.

Ne deriva che, dal momento che Mane si sente bene quando dà, non può essere considerato un “giusto”. Senza dubbio è una persona generosa nei riguardi della sua gente ma non un “giusto” in quanto non ha dibattuto tra due opzioni, scegliendo quella giusta rispetto a quella piacevole.  Lui stesso ha detto: ” Non ho bisogno di mostrare macchine o case lussuose” eccetera, come a dire che non le desidera o le desidera meno che aiutare la sua gente.

C’è un detto nella saggezza della kabbalah: ” Sulla terra non c’è un uomo giusto che faccia il bene e che non abbia peccato”. Un altro afferma: “Un uomo giusto cadrà mille volte e mille volte si rialzerà”. In altre parole le persone  “giuste” sono persone con un desiderio egoistico molto potente, che sono cadute in quel desiderio e che si sono elevate sopra di esso avendo compreso che hanno bisogno di fare ciò che è giusto e non ciò che appaga il loro ego.

Forse, più rilevante ancora è il fatto che essere giusti o ingiusti non è un tema della nostra società attuale. Non abbiamo la necessità di cercare persone rette o benefattori generosi; dobbiamo creare una società giusta ed equa di modo che non vi siano bisognosi costretti a dipendere dalla generosità altrui.

Per riuscire in questo intento dobbiamo creare un sistema educativo in grado di trasmettere valori e non informazioni. L’umanità potrebbe vivere molto bene senza deprivazione e scarsezza se solo le persone si sentissero connesse e si prendessero cura le une delle altre. Il nostro problema, dunque, non è che non ci siano sufficienti persone come il generoso signor Mané, ma che tutti noi, quasi senza eccezioni, siamo assorbiti da noi stessi. Abbiamo bisogno di un sistema educativo globale che ci insegni come siamo tutti connessi e dipendenti gli uni agli altri. Poiché la dipendenza è reciproca, siamo obbligati a prenderci cura gli uni degli altri. Solo un sistema educativo globale impostato in questa maniera ci potrà formare al pensiero comune e metterci nelle condizioni di costruire assieme un mondo migliore.

Auguro a tutti noi di essere ricchi, non di denaro, ma ricchi d’amore per il prossimo. Questo è l’unico benessere di cui abbiamo bisogno.

 

Didascalia foto:
Sadio Mané, neo acquisto del Bayern Monaco, festeggia con il trofeo in occasione della partita di calcio di Supercoppa tedesca tra RB Lipsia e Bayern Monaco il 30 luglio 2022 alla Red Bull Arena di Lipsia, Germania (Foto di Max Ellerbrake/DPPI/LiveMedia/NurPhoto)

La nostra follia ha uno scopo

Una delle domande più imbarazzanti che ossessionano l’umanità è perché la specie più intelligente del pianeta non riesca a gestire la propria vita con intelligenza. Dopo ogni cataclisma auto inflitto, analizziamo, riflettiamo e traiamo conclusioni per evitare che le calamità si possano ripetere. Eppure, ogni volta, ricadiamo inevitabilmente negli stessi errori, pecchiamo di vanità e sconsideratezza che conducono inevitabilmente ad un altro cataclisma. Perché la specie più intelligente continua ad incedere con questo passo nella follia?

La sorprendente risposta a questa domanda non risiede nelle nostre manifestazioni o nel nostro intelletto. La risposta sta nello scopo della nostra esistenza. Se ci stessimo sviluppando secondo la legge dell’evoluzione di Darwin, vale a dire, in modo naturale, non ci sarebbero falle nel nostro comportamento, esattamente come gli animali che sanno come agire e quando agire. Sono riusciti a sopravvivere in questo modo per milioni di anni nonostante le forze avverse.

Gli umani invece hanno un altro scopo oltre l’esistenza fisica. Siamo destinati a diventare onniscienti, fino ad arrivare a comprendere tutto della Creazione: perché esiste, come permarrà e come potrà raggiungere il suo fine. 

Man mano che l’evoluzione fa il suo corso, da processi semplici a processi complessi, da creature unicellulari a trilioni di cellule che lavorano all’unisono per sostenere grandi corpi come il nostro,  la nostra coscienza deve gradualmente evolvere dal concentrarsi solo su noi stessi al concentrarsi su tutta l’umanità, poi sull’intero pianeta e infine su tutto ciò che esiste.

Siamo già connessi, ma non ne siamo consapevoli e ci comportiamo come se non lo fossimo.  Mentre gli animali seguono il loro istinto e dunque non interrompono la connessione tra le diverse parti della realtà senza quindi causare danni, noi invece seguiamo i nostri capricci e tutto ciò che ci passa per la mente. Poiché  le nostre menti non percepiscono la connessione di tutta la realtà e, oltretutto, contrastano la percezione a causa del nostro ego, agiamo come se potessimo ignorare il resto della realtà e fare ciò che vogliamo. Il risultato è il mondo caotico nel quale ci troviamo a vivere, in cui ciascuno cerca di imporre il proprio ego sull’altro o addirittura cerca di annientare l’altro.

Lo scopo del caos dunque, è quello di mostrarci la nostra follia. Che lo vogliamo o no, il caos ci mostra che siamo responsabili per tutto e ciascuno di noi lo è nei confronti degli altri. Se non acquisiamo consapevolezza della nostra mancanza di connessione e non iniziamo a comportarci di conseguenza, distruggeremo tutto.

Inoltre, se l’acquisizione della consapevolezza non è seguita da azioni, non potremo mai percepire ciò che dobbiamo percepire.  Non saremo in grado di capire il mondo in cui viviamo, come e perché esiste. In effetti, siamo giunti ad un punto in cui la nostra esistenza fisica ed  il nostro sviluppo spirituale sono in un rapporto di reciproca dipendenza. I nostri corpi riusciranno a sopravvivere solo se svilupperemo le nostre menti.

Il Large Hadron Collider può rivelare più particelle, non i segreti dell’esistenza

Il 5 luglio, dopo oltre tre anni di lavori di aggiornamento e manutenzione, “i rivelatori del Large Hadron Collider (LHC) hanno attivato tutti i sottosistemi e hanno iniziato a registrare collisioni ad alta energia all’energia senza precedenti di 13,6 trilioni di elettronvolt”, riporta il sito web del CERN. Appena un giorno dopo, la Reuters ha dichiarato con tono gioviale che “gli scienziati che lavorano con il Large Hadron Collider (LHC) hanno scoperto tre particelle subatomiche mai viste prima”. Alcuni anni fa, quando l’LHC ha osservato per la prima volta la particella del Bosone di Higgs, essa è stata definita la scoperta della particella “Dio”, il legame tra energia e massa.

Ma la particella del Bosone di Higgs non ha risposto a tutte le nostre domande, e nemmeno queste tre nuove particelle lo faranno. Giocattoli costosi non ci daranno le risposte alle nostre domande fondamentali. Se vogliamo scoprire i segreti della creazione, dobbiamo usare un metodo completamente diverso da quello di far scontrare le particelle tra loro a velocità strabilianti. Questo metodo può aiutarci a scoprire nuove particelle, ma non la forza che le crea.

La forza che crea tutte le particelle e tutte le cose in natura si trova all’interno della natura stessa. Per scoprirla dobbiamo ricorrere a un principio chiamato: “Equivalenza della forma”. Equivalenza della forma significa che potete rilevare qualcosa solo se anche voi avete quello stesso qualcosa dentro di voi. Può trattarsi di una forza, di una proprietà o di una qualità, ma se non l’avete dentro di voi, non potrete rilevarne l’esistenza al di fuori di voi.

È così che funzionano i nostri sensi. La lunghezza del condotto uditivo, ad esempio, determina le frequenze che sentiamo. I neonati sono più sensibili ai suoni acuti rispetto agli adulti perché i loro canali uditivi più corti rilevano lunghezze d’onda più brevi, ovvero frequenze più alte. In altre parole, le frequenze che hanno una lunghezza pari a quella del condotto uditivo sono quelle che sentiamo. Gli altri sensi funzionano in modo diverso, ma secondo lo stesso principio di creare una somiglianza tra i fenomeni esterni e i loro rilevatori nel nostro corpo.

Di conseguenza, se vogliamo scoprire i segreti della creazione, dobbiamo costruire in noi gli “organi sensoriali” per rilevarli. Può sembrare complicato, ma comprenderlo è piuttosto semplice. Il segreto della creazione è l’equilibrio tra i due estremi della realtà. Possiamo chiamarli positivo e negativo, attrazione e rifiuto, caldo e freddo, vita e morte, inverno ed estate, amore e odio, dare e ricevere, o qualsiasi altro nome che descriva due opposti.

Per sostenere la vita è necessario un equilibrio tra le due forze. Senza di esso, una forza prenderebbe il sopravvento e distruggerebbe tutto. Per esempio, la luna resta ad una distanza fissa dalla Terra, perché esiste un equilibrio tra le forze che la spingono lontano dalla Terra e le forze gravitazionali che la attirano verso di noi. Se questo equilibrio si alterasse, la luna andrebbe alla deriva nello spazio o si schianterebbe contro la Terra.

Attualmente non riusciamo a capire la vita come è veramente perché siamo governati da una sola forza: la ricezione. In noi c’è a malapena un dare e quel poco che c’è è impotente di fronte alle forze narcisistiche che dominano l’umanità.

Come è evidente, stiamo portando l’umanità verso la distruzione o una grande calamità. Ciò che è meno noto, tuttavia, è che ci stiamo comportando in questo modo a causa dello squilibrio che c’è in noi tra il positivo e il negativo. Se riuscissimo a riequilibrarli, non solo ristabiliremmo l’equilibrio nel sistema planetario, ma scopriremmo molto di più di quanto possiamo vedere oggi, molto di più di quanto possa scoprire l’LHC, poiché la nostra intera percezione della realtà cambierebbe.

In questo momento, percepiamo il mondo intero come se fosse guidato da impulsi egoistici. Ma non è così. È guidato da spinte sia egoistiche che altruistiche, altrimenti non esisterebbe, come nell’esempio della luna e della Terra. Anche se i minerali, le piante e gli animali vogliono tutto per se stessi, come noi, la natura limita l’intensità dei loro impulsi a un livello che non altera l’equilibrio. In altre parole, gli animali mantengono l’equilibrio tra positivo e negativo attraverso la limitazione del negativo in loro da parte della natura.

Gli unici il cui egoismo è illimitato sono gli esseri umani. Pertanto, siamo gli unici a turbare l’equilibrio della Terra. Ancora peggio, dato che non abbiamo nessuna forma di dazione genuina dentro di noi, non possiamo rivelare la sua esistenza all’esterno, non abbiamo un’equivalenza della forma con quella qualità in natura. Di conseguenza, stiamo distruggendo il nostro habitat e non comprendiamo il mondo in cui viviamo.

Il telescopio più potente e il microscopio più potente non rileveranno ciò che richiede proprietà diverse per essere rilevato. Per comprendere la realtà, non abbiamo bisogno di macchine più potenti che schiaccino le particelle l’una contro l’altra. In realtà, non abbiamo bisogno di schiacciare nulla.  Al contrario, dobbiamo coltivare in noi la qualità opposta alla frantumazione, la qualità della costruzione, della positività piuttosto che della negatività. Allora non avremo bisogno di giocattoli mastodontici come il Large Hadron Collider, perché scopriremo cosa fa funzionare davvero il nostro mondo.

Didascalia foto:
Una veduta generale dell’esperimento Large Hadron Collider (LHC) durante una visita riservata ai media presso l’Organizzazione per la Ricerca Nucleare (CERN) nel villaggio francese di Saint-Genis-Pouilly, vicino a Ginevra, in Svizzera, 23 luglio 2014. REUTERS/Pierre Albouy

Come siamo arrivati a questa condizione instabile nel mondo?

Oggi l’evoluzione del desiderio di ricevere ci viene rivelata in tutte le sue sfaccettature, dalle lotte di potere tra famiglie alle guerre tra nazioni e blocchi. Questo desiderio ha lo scopo di rivelare la nostra natura malvagia, così da acquisire consapevolezza che non possiamo più vivere in questo modo e che non abbiamo altra scelta se non quella di apportare dei cambiamenti che ci permettano di sopravvivere. 

Per fare un esempio, inoltriamoci nelle profondità della foresta amazzonica. Immaginate di incontrare le popolazioni indigene, che non percepiscono voi come delle anime diverse da loro. Chiunque incroci il loro cammino è per loro come un membro della famiglia e non nutrono alcun pensiero maligno nei confronti degli altri.

Al contrario, immaginate di prendere un volo per una delle metropoli del mondo e di visitare i suoi magnifici monumenti culturali. Se all’improvviso sentiste dei passi veloci dietro di voi, il vostro cuore comincerebbe a battere forte e guardereste dietro di voi per controllare se state per essere aggrediti da uno sconosciuto.

Maggiore è il livello di sviluppo di una cultura e maggiori saranno il senso di alienazione, solitudine, pericolo e paura. Anche a casa, che dovrebbe rappresentare un porto sicuro per la persona, ci sono conflitti di potere sia tra fratelli e sorelle che tra coniugi (tra chi è più forte, ci ha maggiore successo, chi ha il controllo).

Nelle società avanzate la sensazione di naturale vicinanza sta diminuendo perché questo fa parte della natura umana. Il motore trainante nel mondo è quello di ricevere piacere. Questo desiderio si sviluppa in noi e, da una parte, ci porta ad inventare tecnologie avanzate e a sviluppare sensibilità e capacità complesse, mentre dall’altra, ci separa  gradualmente gli uni dagli altri. Un tempo la società umana viveva esclusivamente di relazioni come quelle tra le tribù dell’Amazzonia. Oggi, nella maggior parte dei casi, le persone vivono in metropoli crudeli, competitive e combattive. 

Questo si può notare anche all’asilo dove i bambini che hanno più giocattoli tendono a tenerli per sé, mentre potrebbero condividerli con altri. Per quanto riguarda noi adulti, il desiderio di ricevere è camuffato da strati di buone maniere e raffinatezze ma si è chiaramente intensificato e moltiplicato. Sono indicatori del crescente egoismo, del desiderio crescente di ricevere per il proprio bene senza alcuna considerazione degli altri.

Capiamo che non è possibile continuare così e che stiamo distruggendo sia noi stessi che il mondo, ma come possiamo fare, dal momento che abbiamo un crescente desiderio di ricevere per beneficio personale, a scapito di altri? Dove troveremo la forza di cambiare? Come possiamo plasmare il desiderio di avere piacere solo per noi stessi in modo da sentirci ancora vicini agli altri, almeno fino al punto di non divorarci a vicenda?

Anche gli animali hanno un desiderio di ricevere ma in loro è limitato e non arrivano ad uccidersi a vicenda. C’è un certo equilibrio tra le forme animali e vegetali per cui si sostengono e si aiutano a vicenda. Nell’uomo invece l’ego cresce fino a pensare che ci sia spazio per un’ unica persona al mondo e quella sono io! 

In un essere umano evoluto, l’equilibrio non funziona più istintivamente, ma dobbiamo imparare ad attivarlo. Dobbiamo acquisire il metodo per portare l’umanità ad uno stato in cui la forza egoistica non prevalga, non sfrutti e non desideri conquistare l’altro, ma al contrario attivi il desiderio di portare beneficio agli altri; svilupperemo in tal modo un vero senso del noi.

Quando iniziamo a fare anche solo piccoli passi verso la connessione, si rivela una nuova attitudine nella volontà umana, un tratto caratteristico di dazione che proviene dal potere della natura, e cioè, il potere che ci ha creati. Questo potere si aspetta che noi cambiamo le nostre abitudini egoistiche ed il nostro agire a beneficio di tutti, inclusi noi stessi.

La crisi americana del latte in polvere per neonati: spunti di riflessione

L’America sta affrontando una carenza alimentare senza precedenti in uno dei suoi punti più delicati, i neonati. La carenza di latte artificiale negli Stati Uniti ha attivato una legge dell’era della Guerra Fredda per dare priorità e accelerarne la produzione. Inoltre, i voli dell’aeronautica statunitense hanno trasportato tonnellate di alimenti per bambini importati dall’Europa, in quella che viene chiamata “Operazione Fly Formula”. Avrebbe potuto essere una bella storia se non fosse stata così tragica e reale. Tocca un nervo sensibile in modo da poter ricostruire la società come una rete di sicurezza per tutti nel mondo. 

Settimana dopo settimana, genitori e responsabili di minori in America hanno viaggiato per gli stati cercando il latte per neonati solo per trovare forniture scarse o scaffali vuoti.  La carenza in corso di latte in polvere per neonati negli USA è causata dai disagi legati alla pandemia nella catena di distribuzione globale e dalla chiusura dell’impianto più grande di Abbott Nutrition, il fornitore principale del mercato statunitense, per problemi di contaminazione. 

Com’è possibile che una crisi tale possa colpire l’America, così forte? Dopo tutto, non è un Paese in via di sviluppo. È una superpotenza che dovrebbe essere immune da una simile crisi di un bene essenziale.  Ma non si tratta di un episodio isolato. Vedremo presto molti fenomeni simili come conseguenza  delle  molteplici variabili che agiscono sul mondo attuale.

La crisi degli alimenti per bambini negli Stati Uniti ci dimostra che nessun Paese, grande o piccolo, ricco o povero, è immune dall’insicurezza alimentare. Nessuno può garantire la stabilità della fornitura dei bisogni più elementari per tutti, anche per sostenere la vita dei bambini. Questa è la realtà instabile e vulnerabile in cui viviamo oggi; sempre più persone e Paesi saranno colpiti e dimostreranno quanto il mondo sia traballante, come se fosse in bilico su un piede solo.

Dobbiamo aprire gli occhi e vedere che la società umana non è stata costruita come un sistema di sicurezza reciproca con cibo e bambini come preoccupazione primaria. Abbiamo fallito nel pianificare i tempi bui durante i tempi sereni. Se non lo ammettiamo, i nostri problemi di approvvigionamento non potranno che aggravarsi.

Il nostro pianeta maltrattato è in grado di darci ogni cosa, ma non gli diamo la possibilità di fornirci il necessario, compreso cibo per l’anima, a causa delle nostre relazioni umane deteriorate. Roviniamo ogni cosa che tocchiamo con il nostro ego crescente, che ci impedisce di considerare gli altri. 

Lo scopo di questa crisi è quello di scuoterci e farci capire che non abbiamo scelta, che nella scala delle priorità, prima del denaro, del rispetto e dell’istruzione, dobbiamo fare in modo che ogni persona nel mondo riceva un’alimentazione adeguata.

Quindi oltre al latte per neonati, in termini di sicurezza alimentare in generale, possiamo scegliere aree fertili come la Siberia o il Sud America e trasformarle in campi di grano globali che forniscano tutto per tutti. L’unica condizione è che ci sia un reale desiderio di nutrire e beneficiare tutti, senza trasformarlo in un affare personale di qualcuno per un profitto individualistico a spese di chi soffre.

Pirkei Avot (Etica dei Padri) ci insegna: “Se non c’è farina, non c’è Torah”. In effetti, il cibo dovrebbe essere alla base delle nostre preoccupazioni umane. Se non siamo in grado di fornire pane a tutti, non saremo in grado di crescere e di elevare la specie umana a un livello superiore a quello corporeo, a un livello di cura ed equilibrio reciproci.  In uno stato tale, non ci mancherà nulla e potremo garantire un buon futuro ai nostri figli e a tutta la società.