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Stima della Giornata Mondiale della Salute: il pianeta è malato

Non c’è molto da festeggiare nel giorno della salute, designato  il 7 Aprile dalle Nazioni Unite.  Vecchie malattie una volta considerate eradicate, come la poliomielite, stanno ritornando in diversi continenti, e dopo due anni dall’inizio del Covid-19, siamo ancora alle prese con la pandemia. 

Quest’anno il tema dell’evento dell’ONU era:  “Il nostro pianeta, la nostra salute”. È stato incentrato sull’interdipendenza tra tutti i livelli della natura e la nostra salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che più di 13 milioni di morti in tutto il mondo ogni anno sono causati da problemi ambientali. Infatti, il cambiamento climatico è collegato a malattie come il cancro, l’asma, i problemi di cuore, le epidemie e altre.

Possiamo continuare a contare i decessi e lamentarci dello stato del mondo ma non cambierà nulla fino a quando non ammetteremo che i sistemi sanitari globali hanno fallito. La nostra principale preoccupazione dovrebbe essere interrogarsi su come l’umanità abbia raggiunto un punto così basso nonostante tutti i progressi scientifici che avrebbero dovuto assicurare una buona vita a tutti.

L’umanità ha dato vita a sistemi sanitari basati sulle proprie caratteristiche egoistiche e malintenzionate. Quindi non possiamo aspettarci che dal male nasca il bene.   Il male al quale ci riferiamo qui sono gli attributi egoisti, egocentrici radicati nell’umanità. I sistemi sanitari, come tutti i sistemi della società, dipendono da come viene gestito il denaro e dalla volontà delle persone di farli funzionare correttamente. Molte organizzazioni internazionali che dovrebbero garantire uno stato migliore dell’ambiente e della salute globale, anziché promuovere questi obiettivi, si preoccupano soltanto di accumulare sostegno economico e di fare viaggi lussuosi tra una conferenza e l’altra, senza ottenere alcun vero risultato o compiere azioni per migliorare la situazione.

Quindi non c’è da meravigliarsi per il fatto che non solo non siamo in grado di affrontare efficacemente le pandemie, ma anche vecchie malattie, che si pensava fossero state virtualmente sradicate, stanno riemergendo. Può darsi che ci sia un periodo di incubazione di centinaia di anni in cui una malattia ritorna e noi non siamo consapevoli di questo processo, ma non saremo mai in grado di sterminarle definitivamente se continuiamo a creare le condizioni favorevoli per la loro diffusione.

Ogni malattia, in particolare quelle scoperte negli ultimi decenni, deriva dallo squilibrio mentale, psicologico e biologico tra la persona e l’ambiente e tra gli esseri viventi. Fino a quando non aggiusteremo questo squilibrio, non potremo eliminare le cause delle malattie. 

Come esseri umani, dobbiamo capire che lo stato della natura dipende dalle relazioni tra di noi.   Abbiamo prove visibili del nostro impatto negativo sulla natura, ma l’interconnessione è ancora più profonda.  Dobbiamo affrontarlo, cambiare i nostri atteggiamenti ed essere disposti ad adattarci all’integrità della natura. Questo significa che dobbiamo prendere solo ciò che è necessario per la sopravvivenza e preoccuparci del buon funzionamento dell’intero sistema, invece di considerare solo i calcoli egoistici e afferrare tutto ciò che possiamo senza alcun riguardo per le conseguenze.

Ci si potrebbe chiedere come siano connessi  le relazioni umane e ciò che avviene in natura.  In natura esistono quattro livelli: inanimato, vegetale, animale e umano. Tutti, tranne l’uomo, esistono secondo le leggi di reciprocità ed equilibrio della natura.  Gli altri livelli non hanno alcuna libera scelta; agiscono istintivamente prendendo solo ciò che serve per la loro sopravvivenza. Al contrario, il livello umano è l’unico che commette atrocità sulla Terra e contro gli altri intenzionalmente, coscientemente, per il gusto di fare del male. Tutte le reazioni negative che riceviamo dalla natura  sono semplicemente una conseguenza delle nostre azioni.  Per dirlo in maniera semplice, siamo noi che provochiamo questi colpi. 

Se cerchiamo di costruire un sistema armonioso di relazioni umane, tutta la natura sarà equilibrata, compresa l’umanità. Quando sentiremo quanto siamo dipendenti da tutti e ognuno agirà con preoccupazione per gli altri individualmente e collettivamente, come con una mente comune e come un unico corpo, l’antico proverbio “Mente sana in un corpo sano” diventerà una realtà.

Buona Festa della Donna!

Oggi, 8 marzo, è la Giornata Internazionale della Donna 2022.  Vorrei cogliere questa opportunità per porgere i miei migliori auguri a tutte le donne del mondo ed esprimere la mia speranza che il potere femminile nel mondo possa prevalere sulle forze di separazione.  Oggi, in questi tempi difficili di aggressività e violenza, abbiamo un disperato bisogno del potere femminile di pace e completezza.

Le donne danno la vita, sono l’origine di tutto ciò che esiste, il che le pone al centro della creazione.  Quindi, la preghiera della donna per la pace è più efficace nel portare risultati positivi. 

Spero e prego che il potere femminile possa avvicinarci alla forza della dazione in natura e insieme, guidati dalle donne, ci innalzeremo ad un livello di esistenza più connesso.

Esorto voi donne a fare uno sforzo per trascendere le divisioni che ci separano e aprire la strada verso l’unione. Esorto anche gli uomini a sostenere le donne nei loro propositi per raggiungere questo obiettivo, perché tutti noi beneficeremo dei loro sforzi.

Insieme si può creare un mondo dove si potrà vivere in pace, armonia e amore per gli altri.  Se riuscite a unire i vostri cuori come uno, il mondo intero si unirà insieme a voi. 

I miei migliori auguri per il vostro successo!

Buona festa della donna!

Didascalia della foto:
Una donna mostra un cartello della Giornata Internazionale delle Donne con i colori dell’Ucraina durante la manifestazione “Stand With Ukraine” a Times Square il 5 marzo 2022 a New York City. Ucraini, Ucraino-Americani e alleati si sono riuniti per dare sostegno all’Ucraina e protestare contro l’invasione russa. (Foto di Ron Adar / SOPA Images/Sipa USA)

Siamo liberi. Liberi di pregare

Anche nei peggiori momenti, nelle situazioni più estreme, i nostri cuori sono sempre liberi. Qualunque cosa succeda, possiamo scegliere come affrontarla. Ora che c’è di nuovo una guerra in Europa, possiamo scegliere l’unione. La guerra, dopo tutto, è solo lo stato più estremo di disunione. Il suo antidoto, dunque, è l’unione e possiamo raggiungere l’unione attraverso la preghiera, la preghiera di tutti, in ogni parte del mondo.

Una preghiera è una richiesta precisa che viene dal profondo del cuore per aggiustare una situazione dolorosa. In uno stato di separazione e ostilità, nulla può impedirci di pregare per l’unione e l’amore. Siamo sempre liberi di pregare.

Una guerra si vince con lo spirito, non con le armi. Perciò dobbiamo innalzare il nostro spirito al di sopra della nostra triste situazione fisica e pregare per avere la forza di unire i nostri cuori al di sopra di tutte le differenze, divisioni e ostilità.

Se tutta l’umanità si raccoglie e prega affinché la guerra in Europa cessi, affinché le parti trovino la forza di appianare le loro differenze in modo pacifico, nessuna cattiva volontà potrà resistere. Insieme, l’umanità può spegnere il fuoco della guerra nel mondo. Questa guerra è nostra responsabilità, di tutti noi. È nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, pregare dal profondo del cuore affinché i nemici depongano le armi.

Tutto ciò che accade, accade per connettere l’umanità, per unirla. I terribili eventi che si stanno verificando devono diventare un trampolino di lancio per l’unione globale. Tuttavia, questo può accadere solo se non ci sottraiamo al nostro dovere di elevarci al di sopra di noi stessi e formare una responsabilità reciproca globale. Se non cogliamo l’opportunità che ci è stata data per rafforzare l’unità nel mondo, allora siamo anche noi responsabili di ciò che sta accadendo e di ciò che deve ancora accadere.

Tra la Guerra e la Pace

La guerra tra Russia e Ucraina mi lascia sconcertato, inquieto e, soprattutto, preoccupato, molto preoccupato. Ho molti studenti in entrambi i paesi e mi preoccupo profondamente per tutti loro. Queste due nazioni che hanno vissuto fianco a fianco per così tanto tempo, hanno così tanto in comune.

Ne hanno passate tante, ma non pensavo che sarebbero finiti in una guerra totale. Per quanto possa sembrare irrealizzabile oggi, l’unica soluzione è ancora quella di superare i nostri ego e unirci, perché alla fine, è solo l’ego che dà il tono a questo conflitto. A meno che noi, tutte le persone, non solo quelle nei paesi coinvolti, ci alziamo al di sopra dei nostri ego, la guerra si estenderà ad altri paesi e avrà conseguenze orribili. Come ha detto l’ex vice comandante in capo della NATO Richard Sherriff, la situazione “potrebbe trasformarsi in una guerra catastrofica… su una scala mai vista in Europa dal 1945”.

Proprio perché due nazioni che hanno così tanto in comune, religione, matrimoni misti e altro, stanno enfatizzando ciò che le divide, vedo la situazione come minacciosa per il mondo intero. Stanno costruendo un muro tra di loro, nei loro cuori, che sarà molto difficile da abbattere in seguito.

Ma di fronte a tutto l’odio che sta esplodendo, alla fine, non avremo altra scelta che superarlo e unirci. Nonostante la sofferenza e la rabbia crescente, la guerra accelererà la nostra consapevolezza che la nostra unica possibilità di felicità non è la distruzione degli altri. La negatività non ha mai prodotto risultati positivi.

Ecco perché alla fine, tutte le parti soccomberanno alla stanchezza e alla disperazione e accetteranno di provare il cammino della garanzia mutua e anche dell’ interesse reciproco. Io spero e prego che questo succeda presto e con il minor numero di vittime possibile.

Quando il mio maestro RABASH morì, lasciò molti appunti in cui aveva annotato i suoi pensieri. Dopo alcuni anni, li ho pubblicati sotto il titolo “Note assortite“. Qui di seguito ce n’è una che mi sembra particolarmente pertinente oggi, e che ho intitolato “Amore per gli altri“: Guardo un piccolo punto, chiamato “amore per gli altri”, e rifletto: Cosa posso fare per aiutare le persone? Guardando il popolo, vedo la pena della gente, le malattie, i dolori, la sofferenza degli individui inflitta dalla collettività, cioè le guerre tra le nazioni. E oltre alla preghiera, non c’è niente da dare.

Non Rimanere un filosofo

Domanda: Qual è l’atteggiamento corretto verso stati di orgoglio ed arroganza?

Risposta: Si tratta di due sentimenti opposti, e dobbiamo imparare come lavorare con loro.
La Kabbalah è una scienza pratica. Una persona che la applica inizia a sentire ciò che viene detto, la persona che non la implementa rimane un filosofo, e così niente potrà cambiare per decenni.

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Dal Convegno Internazionale “Alzarsi al di sopra di noi stessi” 6/1/22, “Avvicinarsi al Creatore attraverso la rete di connessioni tra noi” Lezione 1

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Il mondo può svilupparsi in maniera positiva?

Senza dubbio, ogni cosa che succede nel mondo è per portarci ad avanzare verso la meta.  Indubbiamente, tutte queste pandemie e virus arrivano nel nostro mondo per spingerci a realizzare questa meta.

E indubbiamente, potremmo avanzare verso questa meta in maniera buona, se scegliessimo il movimento, la meta, e l’accelerazione.  Quando ci muoviamo più velocemente del bastone che ci rincorre da dietro, cercando di colpirci, allora avanziamo velocemente.

Per poterlo fare, abbiamo bisogno di connetterci più velocemente e perfezionare lo stato spirituale tra di noi, più velocemente, rivelando quindi il Creatore.  L’umanità ha attraversato diversi stati di sviluppo fino a quando non è arrivata alla società moderna, interconnessa, rivelando la dipendenza totale tra gli uni e gli altri.

Ai nostri tempi, questa dipendenza reciproca si manifesterà molto chiaramente e rigidamente:  vedremo che non possiamo esistere l’uno senza l’altro. Non c’è abbastanza petrolio o gas in un posto, non c’è abbastanza pane in un altro, elettricità in un terzo posto, ecc.  Tutto si rivelerà in modo che nessuna persona potrà vivere senza gli altri.

Baal HaSulam scrive che in effetti ci serve il mondo intero.  Quindi ci aspettano grandi scoperte. Dobbiamo spiegare al mondo come siamo interconnessi in modo da avanzare più velocemente, in maniera migliore e senza dolori.

 

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Da Congresso Internationale “Rising Above Ourselves” 8/1/22, “Deriving the Greatness of the Goal from the Friends,” Lesson 4

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54 Premi Nobel non possono competere con i politici meschini

I fisici Sir Roger Penrose e  Prof. Carlo Rovelli, oltre ad altri cinquantadue Premi Nobel, sono tra i firmatari di una nuova iniziativa denominata “Dividendo della Pace Globale”. L’iniziativa mira a “ridurre la spesa militare del 2% in tutti i paesi”, quindi “risparmiare un trilione di dollari in 5 anni” e utilizzare il denaro “per combattere le emergenze planetarie”. Poiché, come scrivono, “l’umanità affronta rischi che possono essere evitati solo attraverso la cooperazione”, gli scienziati suggeriscono di “cooperare invece di combattere tra di noi”.

Per quanto vorrei che la loro iniziativa avesse successo, i premi Nobel non governano il mondo; i politici lo gestiscono, e faranno di tutto e non risparmieranno alcuno sforzo per raggiungere il dominio militare, anche se ci porterà a una terza guerra mondiale atomica, cosa che avverrà.

Abbiamo un problema. L’odio, la follia e l’egoismo hanno raggiunto livelli che formano un muro impenetrabile. L’umanità è in uno stato disperato. Questo è come la vedo.

In ogni società, le persone che eccellono nel suo tratto più dominante sono i suoi leader. In una società egoista, i leader sono i più egoisti. La società umana non è fatta solo di  egoismo, ma lo sta diventando sempre di più, di giorno in giorno. Pertanto, i nostri leader sono i più egocentrici. In quanto tali, non possono vedere nulla o pensare a nient’altro che a se stessi. Ci faranno la predica e fingeranno di preoccuparsi delle persone quando in realtà il loro unico obiettivo è il loro posto al timone.

Non è colpa loro, è la natura umana,  non possono andare contro la natura che li spinge dall’interno. Ne sono totalmente schiavi e faranno qualunque cosa essa dica a loro. Se dice loro che è perfettamente giusto distruggere le economie dei propri paesi per stare al passo con la corsa agli armamenti, non esiteranno un minuto.

La Russia, ad esempio, ha sfruttato tutto ciò che poteva. A parte poche centinaia di individui super ricchi, il resto della gente è in povertà. Anche gli Stati Uniti si stanno deteriorando rapidamente. Tuttavia, i governi non possono controllare la loro passione per il controllo. Ricorda la regola: in una società egoista, chi è al vertice è il più egoista. Pertanto, le persone non dovrebbero aspettarsi alcun beneficio dai leader.

L’unica volta in cui i politici ascoltano gli scienziati è quando dicono loro che possono sviluppare un’arma più letale che darà loro la superiorità militare. Se dicono loro qualcos’altro, risponderanno: “Dateci solo armi nucleari; sapremo cosa farne”.

Nel 2020, l’economia mondiale si è ridotta di oltre il 4%. Nello stesso anno, gli acquisti globali di armi hanno raggiunto il massimo storico di quasi due trilioni di dollari. Questo dimostra quanto i leader mondiali siano concentrati sui propri obiettivi. Si potrebbe pensare che se c’è una recessione, gli acquisti di armi diminuiscono, ma è successo il contrario.

Quando ci pensi da una prospettiva egocentrica, ha perfettamente senso: più stiamo male, più soldi abbiamo bisogno di spendere per armarci, poiché è più probabile che i leaders inizino le guerre. Poiché i leader devono impedire alla loro gente di ribellarsi, devono incitarli contro gli altri. Quindi, peggio facciamo finanziariamente, più dobbiamo spendere in armi per prepararci alla guerra. E se pensi che a un certo punto le risorse per le armi si esauriranno, io non ci conterei; i leader spenderanno il loro ultimo centesimo in armi.

Anche costruire rifugi non aiuterà. Puoi costruire rifugi che proteggano dai razzi, ma non puoi costruire rifugi per proteggere una nazione dalle bombe atomiche. L’unica soluzione che esiste è cambiare l’ego stesso. L’ego è il motore della corsa agli armamenti e della guerra imminente. Quindi, solo cambiando l’ego e tenendolo a freno si potrà evitare una guerra.

Le persone che mi comprendono dovrebbero unire le forze e coltivare l’unità, prendersi cura l’uno dell’altro e alla fine amarsi l’un l’altro al di sopra di tutte le differenze. Questo è l’unico antidoto al virus dell’egoismo. Non esiste altro vaccino per questo se non quello di cercare di prendersi cura l’uno dell’altro nonostante la nostra intrinseca estraneità.

Se siamo già consapevoli di essere dipendenti l’uno dall’altro e che il narcisismo è il nostro nemico, dovremmo iniziare a lavorare insieme per cambiare il nostro comportamento da egocentrico ad altruistico. Proprio come attualmente insegniamo a noi stessi ad essere egoisti, dovremmo insegnare a noi stessi che, se siamo egoisti, ci facciamo del male, quindi faremmo meglio a imparare a essere altruisti. Se molti di noi lo fanno insieme, in tutto il mondo, allora non è mai troppo tardi.

Per ulteriori informazioni sull’importanza della solidarietà, vedere il mio libro: “INTERESSE PERSONALE CONTRO ALTRUISMO NELL’ERA GLOBALE: Come una società può trasformare gli interessi personali in beneficio reciproco

 

Didascalia della foto
Il fisico Carlo Rovelli. Foto: fonte propria.

Negare l’antisemitismo non lo elimina

L’antisemitismo è in aumento e gli Ebrei vengono attaccati ogni ora in varie parti del mondo, ma tutti sembrano negarlo. Anche quando il pericolo è proprio davanti ai loro occhi, gli Ebrei in Europa e negli Stati Uniti dicono: “Non succederà a me”. I leaders e i governi promettono: “Non tollereremo questi estremisti”, ma nulla cambia davvero in meglio. E nulla cambierà finché non tratteremo la causa principale della malattia. 

Nell’antica Babilonia, circa quattromila anni fa, gli uomini smisero di capirsi l’un l’altro, e come conseguenza ci furono confusione, lotte e caos. Un saggio di nome Abramo emerse e insegnò loro come superare lo squallido egoismo: ricevere solo per il proprio beneficio, che è la causa di tutti i conflitti. Se impariamo a fare questo, scopriremo nelle nuove relazioni che nascono tra di noi una forza speciale nascosta nella natura: il potere dell’amore e del dare.

Coloro che divennero discepoli di Abramo impararono il metodo di connettersi con amore al di sopra del loro ego e delle loro differenze, e poi si formò la nazione di Israele. Nel corso della storia, i mentori che vennero dopo Abramo continuarono a insegnare il metodo per acquisire il desiderio dell’unità e del donare.

Ma circa duemila anni l’umanità cominciò a sottomettersi ai propri desideri egoistici. Questo causò la rovina del Tempio, poiché l’odio tra gli individui prese il sopravvento. La connessione spirituale che esisteva tra di noi fu distrutta, e la nostra visione altruistica del mondo fu ridotta ad una preoccupazione egocentrica. 

Da allora fino ad oggi, la cosa principale che tiene uniti gli Ebrei è l’odio espresso nei nostri confronti dagli altri popoli. Ci ricorda che apparteniamo a quella stessa nazione che discende da Abramo.  Gli antisemiti ci rendono fratelli d’armi contro l’odio che sperimentiamo.

L’odio nei nostri confronti ha causato ogni sorta di fenomeni. In primo luogo, nel corso della storia ci sono stati Ebrei che hanno cercato di sfuggire all’antisemitismo rinunciando al loro ebraismo, e nel processo sono diventati essi stessi grandi antisemiti. I “Conversos”, gli Ebrei che si convertirono al cattolicesimo nella Spagna del XIV e XV secolo furono grandi esempi di questo. 

In secondo luogo, le comunità ebraiche, che soffrivano di persecuzioni, cercavano degli espedienti per sfuggire all’odio assimilandosi alle altre culture per negare l’antisemitismo. Pagavano persino le autorità e assistevano in tutto ciò che potevano, nella speranza che esse li lasciassero sopravvivere in qualche modo. Per gli Ebrei era chiaro che erano odiati, ma non aveva senso parlarne.

In terzo luogo, anche i governanti, da parte loro, stavano al gioco. In generale, era bene per loro negare l’antisemitismo di base, e trovare nuove giustificazioni per il loro ostile trattamento degli Ebrei. 

Oggi, vediamo la stessa signora con un vestito diverso. Non troverete un governo che si dichiari antisemita. L’ONU si opporrà all’antisemitismo anche in pubblico, naturalmente, ma è evidente che l’oltraggioso trattamento di parte di questa organizzazione verso l’unica nazione ebraica, Israele, denota qualcos’altro. Negare pubblicamente l’antisemitismo è spesso una cortina fumogena per non fare nulla riguardo al problema o peggio, per commettere effettivamente quelle azioni che apparentemente essi denunciano.

Quindi, ci si può chiedere, è questo il destino degli Ebrei? Questo brutto film non finirà mai? Tutto è nelle nostre mani. Se capiamo che l’antisemitismo è un fenomeno naturale, radicato nelle nazioni del mondo, allora possiamo anche trovare la cura per questo odio. 

Quello che Abramo nell’antica Babilonia    ha cercato di insegnare a tutti è disperatamente necessario nel mondo di oggi. L’ego umano ha raggiunto proporzioni enormi. In un momento in cui il mondo sta diventando più connesso e interdipendente gli uomini sono più odiosi l’uno verso l’altro.   Siamo tutti sulla stessa barca, altamente dipendenti l’uno dall’altro e senza un nuovo modo di vivere, non saremo in grado di sopravvivere al XXI secolo.

La gente sente che gli Ebrei hanno qualche segreto che nascondono, qualche speciale potere e le loro accuse sono corrette. Anche se noi stessi non ne siamo consapevoli, abbiamo ereditato la saggezza della connessione che non stiamo diffondendo al mondo. Re Salomone ha detto: “L’odio suscita zizzania e l’amore copre tutti i crimini” (Proverbi 10:12). Questo insegna come evocare in azione la forza del dare per coprire il grande ego con l’amore. Quando riveleremo questa forza tra di noi, vedremo come l’odio verso di noi sarà sostituito dall’amore di tutti.

 

Didascalia:
Vista del Riverdale Jewish Center dove porte e finestre di vetro sono state distrutte a New York il 25 aprile 2021. La polizia fa la guardia davanti alla sinagoga e la Task Force Hate Crime della polizia di New York sta indagando sugli incidenti. (Foto di Lev Radin/Sipa USA)

TEMPI DURI DI FRONTE

I periodi di transizione sono sempre soggetti a problemi. Stiamo vivendo uno dei periodi di transizione più instabili nella storia dell’umanità, poiché stiamo passando da una mentalità egocentrica a una più olistica, dove siamo interdipendenti, interconnessi e nelle nostre azioni consideriamo il benessere degli altri. Purtroppo, mentre siamo in questo passaggio, i nostri ego ribelli ci stanno portando a estremi sempre più pericolosi che mettono a rischio noi e l’intera società. Prima diventiamo consapevoli di essere in un cambiamento, maggiori sono le possibilità di attraversare la transizione in modo pacifico e veloce.

Allo scopo di riconoscere che siamo in un passaggio, che siamo troppo interconnessi per potere ignorare i bisogni degli altri, dobbiamo creare sistemi educativi che ci portino alla consapevolezza di ciò. Quindi, la più grande sfida dell’umanità in questo momento è l’educazione. 

Idealmente, i capi mondiali avrebbero dovuto essere i leaders della transizione. Sono in una posizione naturale per cominciare e dirigere il processo. Purtroppo, i responsabili di oggi hanno un cuore di pietra tale che semplicemente non potranno sentire queste idee. Non è che io mi sia arreso, perché non l’ho fatto, ma dobbiamo riconoscere a che punto siamo. Allo stesso tempo, so che dobbiamo continuare. 

Siamo tutti esseri che cercano il piacere; questa è la nostra natura. Pertanto, non cambieremo il nostro modo di vivere a meno che non soffriamo nel presente, o che qualche grande ricompensa ci chiami e noi siamo sicuri di riceverla. Capiamo solo due cose: piacere o dolore.

Ecco perché l’umanità cambierà: o perché sta soffrendo nello stato di egoismo assoluto o perché vede una ricompensa garantita nello stato di responsabilità reciproca e di cura degli altri. In questo momento, la gente preferisce aspettare che più dolore la convinca a passare a un’attitudine più partecipativa.

Ecco perché l’educazione è così importante. Se l’umanità è convinta che tutti i colpi che subiamo sono il risultato del nostro egoismo, vorrà liberarsene. Se crediamo che l’ego possa ancora darci dei benefici, che nient’altro può, rimarremo con il nostro ego fino a quando il dolore non ci convincerà a lasciarlo.

Didascalia della foto:
Le guardie lavorano tra i materiali bruciati dall’incendio Dixie. L’incendio Dixie ha bruciato 963.309 acri lasciando dietro di sé distruzione e sterpaglia. (Foto di Ty O’Neil / SOPA Images/Sipa USA)

Non c’è un posto dove scappare

Nel 1938, dopo che i cittadini polacchi perpetrarono pogrom contro gli Ebrei in Polonia, l’influente poeta e cantautore ebreo Mordechai Gebirtig scrisse una canzone che avvertiva gli Ebrei polacchi del pericolo imminente. “Fuoco, fratelli, fuoco! La nostra città è tutta in fiamme!” scrisse. Testimoniò di aver pianto come un bambino quando scrisse quelle parole. Anche se la canzone divenne popolare e il ritornello era: “E voi vi trattenete e non date una mano”, questo non aiutò.

Come lui, il kabbalista Yehuda Ashlag, autore del commentario Sulam [Scala] al Libro di Zohar, aveva previsto la calamità. Essendo residente a Varsavia, mise in guardia gli Ebrei del luogo e cercò di fare in modo che centinaia di famiglie ebree venissero in Israele (allora Palestina) e si salvassero. Purtroppo per gli Ebrei, i capi della comunità di Varsavia li dissuasero dal piano promettendo che non sarebbe stato fatto loro alcun male.

Il mese scorso, alla vigilia del giorno dell’indipendenza della Polonia, centinaia di manifestanti si sono riuniti nella città polacca di Kalisz e hanno giurato di cacciare i nemici della patria in Israele, riferendosi ai 3.500 Ebrei che vivono oggi in Polonia. Hanno bruciato libri, gridato: “Morte agli Ebrei!” e nessuno li ha fermati.

Questo non succede solo in Polonia. Ogni giorno sentiamo di un’altra dimostrazione contro gli Ebrei in qualche luogo del mondo. Gli Ebrei vengono insultati a New York, picchiati in Belgio, i loro negozi vengono imbrattati con graffiti neonazisti in Germania, vengono assassinati in Francia, e sinagoghe e cimiteri vengono dissacrati in tutto il mondo.

A differenza dei giorni del Terzo Reich, oggi tutti vedono quello che succede. In alcuni casi, gli attacchi sono trasmessi in diretta sui social media. L’unica cosa che non è cambiata è la nostra compiacenza, la nostra cecità alla verità, dato che siamo nel mezzo di un’ondata antisemita che sta crescendo come una palla di neve e che nessuno può o vuole fermare.

Non dobbiamo soccombere a questa ottusità. Dobbiamo riconoscere la (molto) scomoda verità: se gli Ebrei prima della seconda guerra mondiale avevano un posto dove scappare, almeno in una certa misura, oggi non c’è più nessun posto dove scappare. Non c’è un rifugio sicuro per gli Ebrei.

L’unico rifugio che ci rimane è il legame che ci unisce. Dobbiamo forgiare un legame così stretto da formare uno scudo contro coloro che vogliono il nostro male. Ora è il momento di tornare ai nostri valori fondamentali: “Ama il tuo prossimo come te stesso” e “come un solo uomo con un solo cuore”.

C’è un potere spirituale nel legame tra di noi. È il legame che ci univa nei tempi antichi. È sempre stata la nostra protezione; quando l’abbiamo coltivata tra noi, ha sciolto l’odio delle nazioni verso di noi.

Non siamo una nazione isolata. I nostri antenati provenivano da tutta la Mezzaluna Fertile, e i popoli che vi abitavano si sono poi diffusi in tutto il mondo. La nazione ebraica racchiude al suo interno rappresentanti di tutte quelle nazioni, e questo piccolo, indistinguibile legame ci collega ad ogni nazione della Terra.

Perciò, quando facciamo pace tra di noi, le nazioni del mondo ci rispettano e fanno pace tra di loro. D’altra parte, quando siamo disuniti, l’umanità ci disprezza e ci incolpa delle lotte che scoppiano tra loro.

Per aiutare noi stessi e aiutare il mondo, dobbiamo smettere di scappare e guardarci l’un l’altro, guardare i fratelli che odiamo. Dobbiamo superare l’animosità che proviamo gli uni per gli altri non perché lo vogliamo, ma perché è ciò di cui il mondo ha bisogno, e l’unica cosa che lo farà smettere di perseguitare gli Ebrei.