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Il modo ideale di imparare le lingue

Domanda: Quando un bambino sta imparando a parlare come si costruiscono le connessioni della percezione del linguaggio? E perché la lingua madre è così profondamente radicata che anche se sta imparando una lingua straniera  egli conserva ancora un certo accento?

Risposta: Il linguaggio è un programma nel quale la sensazione interna di comprensione viene associata alla sua espressione verbale. I contatti tra la sensazione interiore e l’espressione verbale sono un immenso programma di associazioni e di immagini. Si forma dentro di noi, protetta tra le immagini e i loro concetti semantici, la loro espressione attraverso la mimica facciale e l’intera sensazione, poiché quando un individuo parla, egli riproduce questa immagine dentro di sé.  Tutto questo si costruisce in noi nei primi due anni di vita circa.

Penso che se iniziassimo a insegnare ai nostri bambini alcune lingue fino all’età di due anni, queste lingue diventerebbero la loro lingua madre. Un uomo passerebbe da un programma all’altro nello stesso modo in cui un computer ha Word, Excel, e altri programmi.

Quando un individuo diventa più adulto, questo avviene in un modo più artificiale, cioè esiste un linguaggio interno e anche una traduzione esterna. Sebbene possa essere molto facile e molto trasferibile, non è  già una lingua madre. Perciò non si può fare nulla qui.

Ci sono uomini che hanno un legame così forte con la loro lingua madre  che non sono in grado di padroneggiare liberamente un’altra lingua. Se vivessi, per esempio, in un ambiente inglese, sicuramente cambierei,  altrimenti è molto difficile.

Comunque, ci sono individui per i quali è molto facile. In genere si tratta di donne di 16-17 anni o anche più giovani. Catturano le lingue in modo assoluto e chiaro perché sono sintonizzate per capire i bambini, per parlare con loro. La loro risposta all’adattamento è più elevata di quella degli uomini.

 

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Da KabTV’s “ I got a call. The perfect way to learn languages”9/11/13

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Niente panico, ci sono i soldi dietro

Una nuova serie televisiva israeliana, intitolata: “Don’t Panic”, esamina se Israele è preparato ad affrontare eventi di distruzione di massa come terremoti, tsunami o fughe di gas velenosi. Non sorprende che la serie concluda che Israele è impreparato ad affrontare tali eventi: non c’è abbastanza personale di soccorso, i residenti non sanno cosa fare in quale situazione e le infrastrutture del paese sono inadeguate in molti punti. Inoltre, la risposta della gente a queste conclusioni è solitamente l’indifferenza. Non sono un esperto, ma tendo a concordare con il sentimento del pubblico perché non credo che il pericolo sia così grave come la serie sembra dipingere. Credo che dietro a questa serie, e ad altri annunci di catastrofi, ci sia la domanda: “A chi giova?”.

Penso che l’interesse dietro questi spettacoli sia quello di intimidire la gente e di intimidire il paese. È vero che Israele si trova in un’area soggetta a terremoti, ma il modo in cui la questione viene presentata e gestita dipende dagli interessi di politici e scienziati. Alcuni vogliono usare le informazioni per ottenere più potere, altri per ottenere finanziamenti per i loro studi, quindi i risultati vengono presentati in modo da agevolare le parti interessate.

Ancora una volta, vediamo che il problema non sono i pericoli che la natura pone, ma i pericoli che l’ego pone. Esso distorce tutto a suo favore e deforma la verità per servire se stesso. Le persone lo percepiscono e quindi dubitano della credibilità delle informazioni.

Se vogliamo evitare eventi di distruzione di massa, dobbiamo affrontare il problema alla radice, cioè il nostro egoismo e il fatto che non abbiamo in mente il bene comune, ma solo il nostro. Non sono solo i politici e i dirigenti ad agire in questo modo, ma tutti noi. L’egoismo dei politici è certamente il più evidente. Tuttavia, non si tratta di un fenomeno unico, ma di un riflesso di tutta la nostra società.

Di conseguenza, se vogliamo un’informazione imparziale, dobbiamo cambiare l’atteggiamento delle persone nei confronti della società. Senza un processo educativo che elevi il valore della preoccupazione per gli altri al di sopra della preoccupazione per noi stessi, non cambierà nulla.

Non dovremmo dire che è impossibile perché fino ad oggi non ci abbiamo mai provato. Inoltre, l’idea che sia impossibile è la protezione dell’ego stesso contro i nostri sforzi per detronizzarlo dal governo della nostra società e delle nostre relazioni.

Questo sforzo non può avere una portata limitata. Deve essere un processo educativo che coinvolga tutta la società, ovunque. L’impulso per un’impresa così ambiziosa dovrebbe venire dal fatto che non vediamo futuro, dalla consapevolezza che la nostra scarsa considerazione reciproca ci distruggerà se non diventiamo premurosi. Se c’è una verità che non dovremmo avere paura di esporre, è che nulla è vero perché il nostro ego deforma la nostra percezione per favorire noi stessi. Se non cambiamo questa situazione, l’ego ci porterà davvero alla distruzione di massa.

Didascalia della foto:
Un operaio  accanto a un sismografo antiquato durante una dimostrazione di un nuovo sistema di allarme precoce per terremoto, che fa scattare le sirene se una rete nazionale di 120 stazioni di monitoraggio sismico rileva un forte terremoto al Geological Survey of Israel, a Gerusalemme 7 febbraio 2022. REUTERS/Amir Cohen

L’educazione come antidoto alla fame

La settimana scorsa, l’ONU, e diverse organizzazioni collegate, hanno segnato due date significative: la Giornata mondiale dell’alimentazione e la Giornata mondiale del rifiuto della povertà. Organizzazioni internazionali per i poveri e gli affamati esistono almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma né la povertà né la fame sono state eradicate. Semmai sono aumentate. Cosa stiamo sbagliando e possiamo cambiare questa triste realtà?

Il problema non è la mancanza di cibo: ce n’è in abbondanza. In realtà, gran parte del cibo prodotto viene buttato via e inquina l’acqua e il suolo, invece di sfamare bocche affamate. Quindi la gente ha fame non per mancanza di cibo, ma perché non c’è interesse ad aiutarla a procurarselo.

L’atteggiamento prevalente è quello del narcisismo. Ci preoccupiamo solo di noi stessi e sospettiamo delle intenzioni degli altri nei nostri confronti. Se abbiamo dei fondi in eccesso, li usiamo per costruire muri e recinzioni, non per aiutare gli altri. Questo è il modo in cui ci comportiamo nel mondo come individui e come nazioni.

Per quietare la nostra coscienza, creiamo organizzazioni che si occupano dei poveri e degli affamati. Le finanziamo generosamente e nominiamo funzionari e burocrati che si occupino del problema.

Ma se i nostri cuori fossero con i poveri, non li lasceremmo nelle mani dei burocrati, proprio come non lasceremmo l’educazione dei nostri figli  nelle mani degli assistenti sociali. Faremmo in modo che le persone a cui teniamo ricevano ciò di cui hanno bisogno.

Poiché non ci interessa, nominiamo persone insensibili che presentano piani per affrontare la povertà e la fame dilaganti e proclamano giornate speciali per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. Non fanno nulla per risolvere i problemi reali, ma si limitano a giustificare i loro stipendi gonfiati attraverso presentazioni professionali e discorsi verbosi che glorificano i loro (inesistenti) risultati.

Se volessero davvero risolvere il problema che finanzia il loro sfarzoso stile di vita, ci sarebbero molti modi per farlo. Tuttavia, il modo più sicuro per sottrarre le persone alla povertà è l’educazione.

In primo luogo, esistono tecnologie che possono aumentare la resa dei terreni di diverse volte grazie a sofisticati sistemi di irrigazione, ambienti controllati e altri mezzi. È necessario insegnare agli agricoltori come utilizzare queste tecnologie e fornire loro i mezzi per acquisirle. Questo passo, da solo, sottrarrebbe innumerevoli persone alla fame e alla povertà.

Inoltre, penso che le organizzazioni per eradicare la povertà e la fame dovrebbero usare i loro budget per acquistare terreni dove coltivare cibo da destinare ai poveri e usare parte dei terreni per insegnare ai contadini locali un’agricoltura più efficiente.

Inoltre, questi centri per l’agricoltura e l’istruzione dovrebbero essere utilizzati per fornire educazione generale. È risaputo che le persone istruite hanno più opportunità nella vita, sono generalmente più agiate e possono provvedere a se stesse e alle loro famiglie meglio delle persone non istruite. Pertanto, come mezzo per eradicare la povertà e la fame, questi centri dovrebbero anche fornire conoscenze generiche  e educazione.

Inoltre, l’educazione non dovrebbe servire solo a evitare la povertà. La povertà non è una questione personale, ma sociale. Pertanto, le persone che studiano in questi centri educativi dovrebbero imparare anche la solidarietà, la responsabilità reciproca, l’interdipendenza nel mondo di oggi e altri argomenti che li aiuterebbero ad affermarsi come elementi positivi in un mondo connesso.

In questo modo, possiamo creare una trasformazione agraria che diventerà una trasformazione sociale e culturale in grado di liberare le persone non solo dalla morsa della povertà e della fame, ma di integrarle nella società globale del XXI secolo come individui fiduciosi e positivi. A loro volta, queste persone aiuteranno altri a uscire dalla povertà e il processo acquisterà slancio.

Didascalia foto:
Partecipanti presenti nella tenda delle popolazioni indigene, seduti accanto al fuoco durante la discussione sui sistemi alimentari delle popolazioni indigene nel secondo giorno del II Forum mondiale sull’alimentazione organizzato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura nella sede della FAO a Roma, Italia, il 18 ottobre 2022. Il Forum Mondiale dell’Alimentazione è una nuova iniziativa che si concentra sulla sicurezza alimentare globale, il cui tema principale di quest’anno è: “Diete sane. Pianeta sano”. (Foto di Dominika Zarzycka/Sipa USA)

 

Il caso in questione

Negli ultimi 20 – 30 anni, sono avvenuti cambiamenti sorprendenti nel mondo. Oggi, attraverso internet e la televisione, è possibile andare ovunque. Tempo fa non era possibile.

Una volta, un libro che pubblicavo veniva comprato da un massimo di 1000 persone e non c’era modo di spedirlo in un altro paese o di farlo conoscere ai lettori. Parlare in televisione era semplicemente un sogno.

Oggi, attraverso internet, puoi arrivare in quasi ogni posto del mondo. Tutto dipende da quanto sei rilevante, se attiri le persone, e quanto le persone hanno bisogno di te. Ma in generale, tutto è cambiato. Ne consegue che tutto è nelle tue mani, inizia semplicemente a lavorare. È questo che stiamo cercando di fare.

Se prendiamo una normale, ordinaria, città media, con una popolazione da 200.000 a 300.000 abitanti nel centro del paese dove ogni livello della società ha un carattere, un impiego, un reddito, uno stile di vita e una cultura completamente opposti, e dimostriamo con il suo esempio cos’è possibile fare con l’aiuto dell’educazione integrale, allora tra un anno o due, o tre, vedrete ciò che succede.

Secondo i dati statistici, possiamo controllare quanto migliorerà il servizio sanitario, ci saranno meno malati, meno problemi famigliari, meno infortuni sul lavoro, incidenti stradali, furti, omicidi e tradimenti.  Il livello di protezione della popolazione, il rendimento scolastico ecc. aumenteranno. Allora le persone inizieranno ad accettare questo metodo e ci daranno l’opportunità di agire.

 

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From KabTV’s “I Got a Call. Integral Education System” 5/11/13

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Come affrontare il nemico principale

Commento: Gli psicologi dicono che l’aggressività è quella parte di noi di cui non riusciamo a liberarci.

La mia risposta: Sì. Non c’è modo di farlo.

Commento: Dicono che le sue origini risalgono al passato animalesco degli uomini.

La risposta: Nell’egoismo.

Domanda: Gli psicologi dicono che l’aggressività deriva dal desiderio di sopravvivenza degli esseri viventi, animali e umani. Questo significa che l’aggressività appare dove c’è fame, paura o guerra?

Risposta: In generale appare in ogni momento della vita. Questa è la base dell’essere umano. Ogni momento della mia vita devo superare qualcosa.

Domanda: L’aggressività puo’ essere indirizzata verso scopi pacifici? Tutti conoscono gli scopi non pacifici. Però quelli pacifici?

Risposta: Verso scopi pacifici significa andare contro noi stessi.

Domanda: Quindi l’aggressività attualmente è diretta da me stesso verso l’esterno? Sta dicendo che questo vettore deve essere rivolto verso me stesso?

Risposta: Lentamente, poco a poco, devo in qualche modo rivolgerla verso me stesso.

Domanda: Quindi l’aggressività esiste, così che io la possa lentamente portare verso me stesso?

Risposta: Sì.

Domanda: Contro cosa devo portare l’aggressività dentro di me? Cosa dovrei attaccare in me?

Risposta: Il fatto che io voglia attaccare gli altri è insito in me.

Ma se voglio rivolgerlo contro me stesso, allora è una vera lotta con me stesso, una lotta in cui si costruisce la qualità di dazione, la qualità di connessione con gli altri.

Domanda: Questo vuol dire che attacco proprio questo mio “Io”? Il mio “Io” che afferma se stesso?

Risposta: il tuo “Io” è l’odio verso gli altri, il desiderio di dominare gli altri. Se lo cambi con il desiderio opposto, se realizzi che è impossibile rimanere in questa qualità, allora riceverai invece la qualità di dazione e amore, una qualità spirituale.

Domanda: Quindi, l’aggressività verso me stesso è una cosa buona? Dalla cattiva aggressività verso gli altri passo a quella per me stesso, e questo è un bene. È questo il motivo per il quale esiste?

Risposta: Sì. Allora comincerai a trattare te stesso come un nemico. E questa è una cosa buona.

Commento: L’umanità dovrebbe provarci ardentemente.

La risposta: Ci proverà duramente perché non avrà scelta. Ci sarà una sofferenza troppo grande per non fare altrimenti.

Domanda: Ci sono solo nemici intorno all’umanità, tutti sentono che ci sono solo nemici. Ma lei sta dicendo che i nemici sono dentro di noi. Questa formula mi è chiara ormai. Ma può entrare nella mente e nel cuore di una persona?

Risposta: Se tu lo capisci, lo capiranno anche gli altri.

 

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From KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 6/30/22

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Il problema principale nel mondo è l’educazione

L’umanità è già passata attraverso varie formazioni sociali nel processo del suo sviluppo: capitalismo, socialismo ecc.

Deve ancora arrivare allo stato del mondo moderno in cui è chiaro a tutti che è necessaria una forma di società più sviluppata, ma non è chiaro in che direzione avanzare e come.

Ci siamo fermati ad un punto in cui, nonostante  tutti i progressi tecnologici, non siamo in grado di vivere meglio perché le nostre relazioni egoistiche avvelenano tutta la nostra vita.  Abbiamo raggiunto la linea rossa in cui sta diventando ovvio che la forma attuale di comunicazione interpersonale all’interno della società non corrisponde affatto all’alto livello di tecnologia, cultura ed educazione.

Quindi, la pressione interna alla società stessa sta crescendo e richiede un cambiamento.  Vediamo che ogni Paese del mondo, a vari livelli, ha un bisogno urgente di cambiare le relazioni tra le persone perché contraddicono la nostra forma di vita, la comunicazione e lo stadio di sviluppo tecnologico.

Bisogna capire che il prossimo cambiamento non avverrà attraverso la guerra; la guerra non aiuterà. Lo abbiamo già visto con l’esempio dell’ultima guerra. È necessario cambiare le persone, non una struttura esterna che le circonda. Se non cambiamo la persona stessa non avremo alcuna speranza di pace o di una vita felice.

Se una persona rimane egoista, riuscirà a lavorare soltanto sotto costrizione. Quindi, l’unica via d’uscita è dare a ogni persona un senso di connessione con lo scopo della società e un senso di appartenenza in modo che si senta una parte inseparabile del proprio Paese e del suo popolo.

Una persona dovrebbe ricevere un senso di realizzazione interiore e spirituale dal proprio lavoro, vale a dire una soddisfazione dalla sua connessione con tutti e dal fatto che riceve una ricompensa dall’alto e non una ricompensa materiale nel suo egoismo. Sentirà che questo lo avvicina al Bore e lo riempie spiritualmente.

Questo è possibile solo attraverso una corretta educazione. È questo il problema principale nel mondo. Tutti dovranno sedersi alle loro scrivanie e tornare a studiare, non solo ascoltare l’insegnante, ma implementare praticamente questa scienza della connessione tra di loro.

 

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Dalla 2° parte di Daily Kabbalah Lesson 9/18/22, “Connettere il mondo nell’ Ultima Generazione”

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Se avessi un miliardo di dollari

Qualche settimana fa, qualcuno ha comprato un biglietto  Mega Millions in una stazione di servizio di Speedway a Des Plaines, Illinois. Quel biglietto si è rivelato essere di un’ unica  vincita  e il proprietario ha vinto un miliardo e 337 milioni di dollari. Uno studente mi ha fatto una domanda al riguardo. Ha detto che questa persona probabilmente aveva  molte persone che gli o le  davano dei  consigli finanziari di ogni genere, e mi ha chiesto cosa avrei consigliato  al vincitore o ai vincitori. Ecco la mia risposta.

Io non consiglio nessuno su alcuna cosa. Quello che posso dire, però, è quello che farei se vincessi il jackpot.

Se lo vincessi, penso che dividerei i soldi tra investire in bambini piccoli e anziani. Questi due segmenti della popolazione hanno bisogno di sostegno e non possono aiutarsi da soli. Il resto della gente può protestare o cercare altri modi per migliorare la propria situazione, ma anziani e bambini piccolissimi sono completamente impotenti e non possono nemmeno lamentarsi.

Userei i soldi per costruire luoghi per bambini e luoghi per anziani, posti diversi per ogni segmento. In questi luoghi si svolgerebbero attività a loro  gradite e che li aiuterebbero. Per i bambini, mi concentrerei su dei programmi d’intrattenimento educativi e, per gli anziani, mi concentrerei sul farli divertire insieme.

I bambini hanno bisogno di imparare e di divertirsi nel farlo. Pertanto, offrirei loro lezioni gratuite di arte, fotografia, sport e scienze, oltre a giochi che sviluppino il loro pensiero e la collaborazione. E’ importante che queste lezioni siano gratuite, come quando ero bambino, in modo che tutti vi abbiano accesso.

Penso che sia molto più gratificante usare i propri soldi per dare agli altri che spenderli per se stessi. Quando dai, il tuo dono continua a vivere  negli altri; non può essere cancellato. Sviluppa la tua anima e la riempie di vitalità.

Al contrario, quando usi i soldi per i piaceri egoistici, ti stai sotterrando da solo. E’ letteralmente una sepoltura spirituale, una morte spirituale. Ecco perché se vincessi il jackpot, userei i soldi in questo modo.

Sulla rettitudine e l’essere giusti

Sadio Mané, uno dei giocatori più validi del Liverpool Football Club e anche tra quelli che guadagnano di più, con uno stipendio di centocinquantamila  sterline a settimana, è stato notato prima di una partita con un iPhone con lo schermo rotto. Quando gli hanno fatto una domanda a riguardo ha detto: ” Perché dovrei desiderare dieci Ferrari, venti orologi con diamanti o due aeroplani? Cosa farebbero a me ed al pianeta questi oggetti? Ho sofferto la fame e ho dovuto lavorare nei campi; sono sopravvissuto a tempi duri, giocavo a calcio a piedi nudi, non avevo un’istruzione e molte altre cose, ma oggi con quello che guadagno grazie al calcio posso aiutare la mia gente. Ho costruito scuole, uno stadio, ho provveduto a fornire abbigliamento, scarpe e cibo a persone che sono in estrema necessità. In aggiunta contribuisco con settanta euro mensili a tutte le persone che vivono in una regione molto povera del Senegal, aiutandoli nella loro economia familiare. Non ho bisogno di mostrare macchine, case  o aerei lussuosi e tantomeno viaggi. Preferisco che la mia gente riceva un po’ di quello che la vita mi ha dato.”

Questo senza dubbio colpisce molto. È difficile trovare persone con un tale desiderio di aiutare. 

Qualche giorno fa qualcuno mi ha chiesto se Mané è un uomo retto. Devo a questo punto spiegare il significato del termine “rettitudine” e del termine “essere giusti”.

In ebraico la parola tzadik (essere giusto) proviene dalla parola matzdik (pensare che qualcuno o qualcosa siano giusti). In altre parole è qualcosa che riguarda una persona che, tra due opzioni, sceglie quella che ritiene essere giusta.

La maggioranza delle persone non nasce spontaneamente generosa come il Sig. Mané. Per lui si tratta semplicemente di logica: cresce povero, sa come ci si sente a non avere ciò di cui si ha bisogno, ama la sua gente e quindi vuole evitare che quanti più possibile di loro possano evitare quella condizione. Mané non sta scegliendo tra due opzioni: sa cosa vuole fare e segue il suo desiderio. Questo è molto buono ma non vuol dire “essere giusti”.

Il termine “essere giusti” prevede che si debba scegliere tra due opzioni; una non buona che ci tenta e una buona che non desideriamo scegliere. Precisamente si tratta di scegliere tra quello che è buono solo per me e quello che è buono anche per gli altri. La scelta quindi non è tra due opzioni che mi fanno star bene ma tra ciò che penso mi faccia star bene e ciò che penso sia giusto.

Ne deriva che, dal momento che Mane si sente bene quando dà, non può essere considerato un “giusto”. Senza dubbio è una persona generosa nei riguardi della sua gente ma non un “giusto” in quanto non ha dibattuto tra due opzioni, scegliendo quella giusta rispetto a quella piacevole.  Lui stesso ha detto: ” Non ho bisogno di mostrare macchine o case lussuose” eccetera, come a dire che non le desidera o le desidera meno che aiutare la sua gente.

C’è un detto nella saggezza della kabbalah: ” Sulla terra non c’è un uomo giusto che faccia il bene e che non abbia peccato”. Un altro afferma: “Un uomo giusto cadrà mille volte e mille volte si rialzerà”. In altre parole le persone  “giuste” sono persone con un desiderio egoistico molto potente, che sono cadute in quel desiderio e che si sono elevate sopra di esso avendo compreso che hanno bisogno di fare ciò che è giusto e non ciò che appaga il loro ego.

Forse, più rilevante ancora è il fatto che essere giusti o ingiusti non è un tema della nostra società attuale. Non abbiamo la necessità di cercare persone rette o benefattori generosi; dobbiamo creare una società giusta ed equa di modo che non vi siano bisognosi costretti a dipendere dalla generosità altrui.

Per riuscire in questo intento dobbiamo creare un sistema educativo in grado di trasmettere valori e non informazioni. L’umanità potrebbe vivere molto bene senza deprivazione e scarsezza se solo le persone si sentissero connesse e si prendessero cura le une delle altre. Il nostro problema, dunque, non è che non ci siano sufficienti persone come il generoso signor Mané, ma che tutti noi, quasi senza eccezioni, siamo assorbiti da noi stessi. Abbiamo bisogno di un sistema educativo globale che ci insegni come siamo tutti connessi e dipendenti gli uni agli altri. Poiché la dipendenza è reciproca, siamo obbligati a prenderci cura gli uni degli altri. Solo un sistema educativo globale impostato in questa maniera ci potrà formare al pensiero comune e metterci nelle condizioni di costruire assieme un mondo migliore.

Auguro a tutti noi di essere ricchi, non di denaro, ma ricchi d’amore per il prossimo. Questo è l’unico benessere di cui abbiamo bisogno.

 

Didascalia foto:
Sadio Mané, neo acquisto del Bayern Monaco, festeggia con il trofeo in occasione della partita di calcio di Supercoppa tedesca tra RB Lipsia e Bayern Monaco il 30 luglio 2022 alla Red Bull Arena di Lipsia, Germania (Foto di Max Ellerbrake/DPPI/LiveMedia/NurPhoto)

Crescere con la Roe contro Wade

Essendo figlio di due medici, di quelli che si impegnano a fondo e che portano il loro lavoro a casa, e con mia madre ginecologa, ho spesso assistito in prima persona alle complessità che comporta la decisione di interrompere una gravidanza. Mia madre, a cui spesso veniva chiesto di testimoniare come esperta in tribunale, discuteva regolarmente di questi casi con mio padre e io ero al corrente delle decisioni a favore e contro l’aborto. In un certo senso, sono cresciuto con la sentenza Roe v. Wade, poiché questi casi hanno fatto parte della mia formazione. Per questo motivo, capisco perché l’argomento è così delicato e difficile da risolvere.

Grazie alla mia formazione, sono arrivato all’opinione che, in fondo, una donna dovrebbe fare la sua scelta se abortire o meno.  Ma, credo anche che, dato che  la gente non ha sufficienti conoscenze sulle conseguenze di una decisione tale, e cosa comporta per la madre, per il feto e per le persone che circondano la donna incinta e quali effetti potrebbe avere, o non avere, sulla sua salute, in quale circostanze la donna ha concepito, e infinite altre considerazioni, è difficile arrivare a una decisione saggia e consapevole.

Inutile dire che in casi estremi, come in situazioni di abuso sessuale o stupro, come accade oggi in Ucraina, non c’è dubbio che l’aborto debba essere consentito. Pertanto, non dovrebbe esistere un divieto assoluto di aborto.

Ma la questione non si limita a gestire le emergenze. La sentenza Roe v. Wade intendeva dare alle donne il diritto di decidere del proprio corpo. Si tratta di una decisione assolutamente sensata. Tuttavia, per arrivare a una decisione che la aiuti davvero, una donna deve avere tutte le informazioni prima di decidere cosa fare.

Attualmente non esiste un sistema che fornisca queste informazioni. Le persone non conoscono le conseguenze delle loro azioni e decisioni. In altre parole, prima di decidere sul diritto di abortire, dobbiamo educare le persone su tutto ciò che circonda l’intero processo.

Non si parla solo di aborto. Le persone non hanno alcuna conoscenza dell’educazione sessuale, dei controlli delle nascite, della paternità, della nascita e dell’educazione dei figli. La decisione sul diritto di scegliere se abortire o meno dovrebbe far parte di questo intero complesso, di questo sistema educativo completo,  non essere una questione separata.

Dal punto di vista clinico, l’aborto è una procedura semplice. Tuttavia, si tratta di un processo molto emotivo. Le conseguenze emotive e mentali si manifestano solo a posteriori, quando la donna, e talvolta la sua famiglia, deve convivere con la sua decisione. Per questo motivo è così importante permettere alle donne di prendere decisioni consapevoli, il che richiede l’istituzione di un percorso educativo che le accompagni.

Inoltre, lo Stato non dovrebbe lasciare che le donne affrontino da sole le conseguenze delle loro decisioni. Il governo dovrebbe istituire un programma di assistenza  per aiutare le donne a portare a termine le loro decisioni, sia che si tratti di avere un bambino o di interrompere la gravidanza, e a riprendersi dopo.

Posso capire il clamore che ha suscitato la sentenza della Corte Suprema. Inoltre, sono certo che le persone abortiranno nonostante la sentenza della Corte. Il problema è che negli Stati che vietano l’aborto, le donne lo faranno illegalmente, esponendosi a condizioni sanitarie inadeguate, a trattamenti da parte di personale non autorizzato e a costi proibitivi.

Pertanto, l’unica soluzione che vedo è una soluzione strutturale che tenga conto delle esigenze e dei punti di vista di tutte le persone coinvolte, che fornisca informazioni complete, che copra tutti gli aspetti della questione e che offra strumenti che aiutino a prendere la decisione giusta e a gestirla in seguito. Una volta che questo impianto sarà stato messo in atto, credo che sarà naturale lasciare la decisione nelle mani delle donne che devono fare le scelte che riguardano la loro vita e quella dei loro figli non ancora nati.

Didascalia della foto:
Attivisti per il diritto all’aborto organizzano una veglia a lume di candela davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America a Washington, 26 giugno 2022. REUTERS/Evelyn Hockstein

 

 

 

Voglio imparare ad amare

Commento: Gli psicologi dicono che ognuno di noi spesso cerca di obbligare gli altri a cambiare il loro comportamento o punto di vista. Lo sappiamo bene. Il capo vuole cambiare i dipendenti in mondo che lavorino di più. I dipendenti vogliono cambiare il capo in modo da renderlo più flessibile. Cambiamo mariti, mogli, amici, e così via. E ogni tentativo, quasi sempre, fallisce.

Alcuni psicologi suggeriscono inoltre, che con quattro passi è possibile cambiare quasi tutti, e il primo passo è cambiare se stessi. Il primo passo è: trasformarsi da critico in alleato.
Come possiamo trasformarci da critici in alleati? Questo consiglio può essere messo in pratica, o è un utopia? Che cosa ne pensi?

La mia risposta: Perché mai dovrei essere d’accordo con qualcuno? Mai! Allora tutti si approfitterebbero di me! Non sono d’accordo con questo.

Commento: Il secondo passo è determinare il risultato che si vuole ottenere insieme. Lo possiamo fare? Io sono contro qualcuno, ma insieme costruiamo ciò a cui vogliamo arrivare.

La mia risposta: Con questo sono d’accordo. La visione del futuro deve essere comune. Nonostante il fatto che sono contro l’altro e voglio piegarlo e cambiarlo, ciononostante, dobbiamo determinare il futuro e poi attraverso un movimento graduale verso questo futuro, possiamo già avvicinarci.

Commento: Il terzo passo: discutere insieme come risolvere il problema.
Risposta: Corretto. Irrealistico, ma corretto.

Commento: Il quarto: costruire insieme, passo dopo passo, un piano per raggiungere i risultati.

La mia risposta: Questo è molto difficile.

Commento: Difficile? Se ci troviamo in una relazione tale, allora come si suol dire, tutti hanno un proprio piano.

La mia risposta: Sì. E poi, man mano che il piano si sviluppa, vedrai che non sarai assolutamente d’accordo.

Domanda: Questo significa che l’altro distorce il piano a suo favore, tutto il tempo, e io faccio la stessa cosa?
Risposta: Naturalmente.

Domanda: Allora la domanda è: come si costruisce una relazione in modo da non cercare di cambiare l’altro? Gli psicologi dicono che si può fare in quattro passi. Tu cosa ne dici? Il mio stato naturale è di cambiare l’altro per me stesso. Come posso non farlo, questa è la garanzia di ogni guerra, di ogni litigio, di tutto?

Risposta: Basta amare l’altro. Tutto qui.

Dobbiamo considerare, ancora una volta, la prima domanda. Se capiamo che la cosa più importante nella vita è essere vicino a qualcuno che ci capisce, ci aiuta, ci ama e ci apprezza, allora dobbiamo apprezzarlo davvero e sacrificare ogni cosa per questo.

Commento: Ovvero, sacrifico praticamente tutto il mio “IO” che richiede delle condizioni per se stesso. E dico che “voglio imparare ad amare”.

La mia risposta: Sì. Voglio imparare ad amare questa persona dato che voglio stare con lei. Tutto qui. È bene se anche lui la pensa in questo modo. Allora è un sentimento davvero molto bello, reciproco, e insolito.

Domanda: Non ti stai riferendo, in effetti , solo alle coppie, ma anche potenzialmente a un dipendente, a un capo e persino a un Paese?

Risposta: Praticamente sì. Questo stato di “imparare ad amare” dovrebbe splendere al di sopra di ogni cosa.

Deve essere insegnato. Ma sfortunatamente, non esiste un’ educazione tale. Quando invecchiamo e capiamo, non abbiamo più la forza di farlo. Non funziona approcciarsi alla generazione più giovane e cercare di passargli qualcosa. Ci ignorano e noi ci proviamo ma non riusciamo ad avvicinarci. Come disse Freud “se i giovani sapessero, se l’età potesse”.

Domanda: Pensi che tutti abbiano bisogno di ricevere colpi? Non siamo semplicemente in grado di evitarli?

Risposta: Dobbiamo dimostrarlo intensamente in tutti i libri e nelle scuole. In generale, dobbiamo insegnare questo alle persone. Perdipiù, a gente di ogni età. Allora la società intera sarà riempita di questo approccio. Dobbiamo assicurarci che tutto questo sia nell’aria e allora sarà possibile amare.

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Da KabTV “Notizie con il Dr. Michael Laitman” 27/6/22

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