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Chi darà a un uomo la fiducia nella vita?

Domanda: Di regola, per esistere, un uomo ha bisogno di un lavoro. Con i soldi guadagnati, può mangiare, comprare vestiti e scarpe, pagare Internet e così via. Pertanto egli non può immaginarsi senza un lavoro.

La paura principale di un individuo è di perdere il suo lavoro. Quando lo perdono, molti sono persino pronti a suicidarsi perché sono così dipendenti sotto l’aspetto materiale. Cosa lo sostituirà? Chi lo compenserà per esso? Chi darà a un individuo la necessaria fiducia nella vita?

Risposta: Solo una società fondata sulle basi dell’educazione integrale potrà farlo. Noi creiamo queste comunità. Possiamo insegnare alle persone attraverso internet, attraverso la comunicazione virtuale e attraverso la televisione. Abbiamo tutte le opportunità per farlo. Basta darci un canale mondiale e noi siamo già pronti a condurre tutto questo, anche oggi.

Saremo capaci di spiegare all’umanità dove la natura ci sta dirigendo e che il lavoro spirituale non è un capriccio, né mio, né tuo, né di qualcun altro. È una legge della natura. Vediamo come gli scienziati stiano gradualmente cominciando a rivelare la stessa cosa. Cioè, noi abbiamo qualcosa su cui fare affidamento. Ci sono grandi e meravigliose prospettive.

Per questo spero in un futuro luminoso e non in una terribile soluzione dei problemi che condurrà ancora allo stesso risultato ma con molto sangue.

 

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Da KabTV’s “I Got a Call. If You Lost Your Job” 3/13/14

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Il Crollo di un modello economico

Commento: Fino a poco tempo fa, il modello “Black-Scholes- Merton” veniva usato per mitigare il rischio di mercati fluttuanti. Gli economisti che l’hanno sviluppato (Scholes e Merton) sono stati premiati con il Premio Nobel. Oggi questo modello ha raggiunto la sua fine.

La mia risposta: Immaginate, gli economisti più importanti del mondo, che hanno ricevuto un Premio Nobel, e dieci anni dopo è scoppiata una crisi che ha totalmente ribaltato tutto! L’umanità è come dei gattini ciechi!
L’economia è la fotografia del nostro stato interiore egoista. Se sono connesso a te, con qualche tipo di legame, allora questo può essere calcolato secondo delle formule economiche: quanto ti devo, quanto tu mi devi, e la stessa cosa tra tutti. Ovvero, la connessione delle persone si manifesta nel modo più chiaro, rigidamente formulato, nel rapporto economico.

Quindi, siamo arrivati a un vicolo cieco: imbrogliamo, gonfiamo una sorta di bolla,da una parte l’economia è più rigida, e dall’altra è più sociale, o naturalmente socialista, e così via. E questo riflette il mondo interiore dell’uomo.

Oggigiorno, non ci troviamo soltanto in una crisi economica, come ci potrebbe sembrare, ma siamo in mezzo ad altre crisi. Questo ci dimostra che abbiamo raggiunto la più grande crisi che l’umanità possa attraversare.
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Da KabTV “Close-Up. Il Futuro dell’ Umanità” 17/7/11

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La turbolenza globale del settore turistico

Vi ricordate i tempi in cui viaggiare era rilassante ed emozionante?  Quei ricordi sono stati messi alla prova nelle ultime settimane dal caos negli aeroporti in tutto il mondo, in particolare in Nord America e in Europa. L’ondata di passeggeri estivi, desiderosi di viaggiare dall’inizio della pandemia, si è scontrata con una diffusa carenza di personale dovuta ai licenziamenti operati a causa del Covid-19, che hanno messo sotto pressione gli aeroporti e le compagnie aeree.

Una volta considerati in esubero, i dipendenti del settore turistico licenziati ora sono restii a tornare a lavori con bassi stipendi, insicurezza lavorativa e condizioni di lavoro inadeguate. A causa della mancanza di risorse umane a livello globale, migliaia di passeggeri hanno perso l’imbarco e il volo mentre aspettavano in code da incubo, e spesso i loro bagagli hanno subito ritardi o sono andati persi. E se tutto questo non bastasse, molti dipendenti delle compagnie aeree, compresi i piloti, stanno protestando per la stanchezza, lo stress e la carenza di personale. A causa della mancanza di personale, le compagnie aeree di tutto il mondo hanno cancellato migliaia di voli e si prevedono molte altre cancellazioni per tutta la stagione delle vacanze.

Chiunque abbia deciso di iniziare l’ondata di licenziamenti di massa nei tempi della pandemia avrebbe dovuto anche considerare come assumere e formare i nuovi lavoratori quando sarebbero stati nuovamente necessari. Dopotutto, l’aspettativa era nota con largo anticipo, visto che decine di migliaia di persone avevano già parlato di una vacanza all’estero il giorno dopo la revoca delle restrizioni ai viaggi. Allora perché non si sono organizzati in anticipo per fornire servizi al pubblico in viaggio?

Il coronavirus ci ha abituati a una nuova qualità di vita, a lavorare da casa in condizioni confortevoli, a vedere che è possibile cavarsela con meno, per cui ora i bassi salari offerti dal settore sono poco incentivanti per tornare al lavoro.

Nel breve periodo, salari migliori per i dipendenti stimolerebbero le assunzioni, ma nel lungo periodo non soddisferebbero veramente i desideri dei lavoratori. Il fatto stesso che questo fenomeno sia diffuso in tutto il mondo suggerisce che si tratta di un problema umano fondamentale, che potrebbe anche essere chiamato: ” La peste della pigrizia”.

E’ proibito disconnettere la causa dall’effetto. Durante il periodo della pandemia la gente è cambiata dall’interno. I suoi desideri e le sue esigenze sono cresciuti, tanto che oggi chiede più comodità e non è disposta a fare grandi sforzi senza essere pagata adeguatamente. Questa è la tendenza evolutiva della società umana, espressione di uno sviluppo continuo che richiede un nuovo appagamento. 

In definitiva, il caos internazionale dell’industria aeronautica rivela quanto siamo disorganizzati a livello sociale. Questo è solo un esempio della situazione che esiste in tutti gli altri settori dell’economia. Siamo disorganizzati su tutta la linea, mentre la crisi non ha ancora raggiunto il suo apice. Finché non risolviamo i problemi, la sofferenza e la frustrazione si intensificheranno al punto che non riusciremo più a contenerle, allora sicuramente ci verrà imposto un cambiamento globale.

La mancanza di connessione tra di noi e la mancanza di consapevolezza della nostra natura umana, soprattutto a causa della pandemia, rivelano il semplice fatto che non siamo più in grado di goderci nemmeno le brevi vacanze che erano date per scontate fino a poco tempo fa.

Se non ci svegliamo, la situazione non potrà che peggiorare. La natura umana non si blocca: il desiderio di ricevere piacere costringerà le persone a chiedere sempre di più. Allo stesso tempo, diventiamo naturalmente più pigri, egoisti e avidi. Così come ora non ci sono voli, domani non ci saranno treni, alberghi, ristoranti e quant’altro, per cui dovremo riconoscere sulla nostra pelle che il cambiamento è obbligatorio.

Le grandi aziende dell’economia devono attuare un processo di educazione continua per aumentare la consapevolezza del fatto che viviamo in un unico sistema naturale interconnesso in cui l’umanità è interdipendente. Questa comprensione iniziale acquisita con l’educazione svilupperà in noi un nuovo atteggiamento verso la vita, insegnandoci a dirigere la nostra natura egoistica per armonizzarla con le condizioni di interdipendenza e garanzia reciproca. Dalle relazioni corrette e migliorate tra di noi saremo in grado di motivare facilmente i lavoratori e di dare impulso a tutti i sistemi dell’economia per evitare future situazioni di disagio nella nostra società.

La globalizzazione ha bisogno di una correzione urgente

In un’intervista rilasciata a CBS News l’8 marzo 2009, durante la crisi finanziaria nota come Grande Recessione, l’allora economista di Wachovia Corp. Mark Vitner ha affermato che sciogliere i nodi delle economie mondiali è “come tentare di ricomporre le uova strapazzate.  Non può essere fatto così facilmente.  Non so se può essere fatto del tutto”. Da allora, siamo diventati ancora più confusi. Tuttavia, la crisi alimentare che si sta sviluppando a causa della guerra tra Russia e Ucraina, la crisi dei semiconduttori e i ritardi nelle spedizioni a causa della pandemia e le crescenti tensioni internazionali hanno riportato in auge la questione della deglobalizzazione.

Alla riunione del 2022 del World Economic Forum (WEF), conclusasi di recente, la deglobalizzazione è stata ancora una volta uno dei temi principali. Il Financial Times ha riferito in un articolo che “L’era della globalizzazione che dura da tre decenni rischia di andare in retromarcia secondo i dirigenti delle aziende e gli investitori” e in un altro articolo ha sostenuto che “Il progresso tecnologico suggerisce che la svolta dalla globalizzazione può portare benefici ma anche sfide”.

Mi trovo d’accordo con l’osservazione di Vitner che è impossibile deglobalizzare le economie mondiali. Non si può  fare, non ora, mai più, e in futuro tutto sarà ancora più aggrovigliato di adesso. 

Tuttavia, ed è per questo che gli economisti stanno accarezzando l’idea di rompere i legami tra le economie mondiali, la globalizzazione sta aggravando i problemi del mondo perché si basa su relazioni così negative che dovremmo fermarne il progresso e non continuare finché non la organizzeremo su basi più positive per tutti i soggetti coinvolti.

Attualmente ci rapportiamo alle nostre relazioni economiche nello stesso modo in cui ci rapportiamo a tutte le nostre relazioni: con un approccio di sfruttamento. Se non ci rendiamo conto che l’economia provvede ai nostri bisogni più elementari e non deve quindi essere trattata come un mezzo per abusare e calpestare altre persone, l’economia mondiale continuerà a rallentare e la scarsità di cibo e gas si intensificherà.

La paralisi porterà alla fame in molti paesi e alla grave carenza di prodotti di base in molti altri. Di conseguenza, i conflitti diventeranno violenti, scoppieranno guerre e la vita si ridurrà alle condizioni del XIX secolo. Non possiamo permetterci di maltrattarci a vicenda quando si tratta di questioni economiche.

Ciò che è ancora più frustrante è che le carenze non sono reali; sono il risultato della riluttanza delle nazioni a fornire agli altri paesi i prodotti necessari. Se cambiamo il nostro atteggiamento verso gli altri, scopriremo che abbiamo già abbondanza di tutto e non ci sarà alcun tipo di carenza.

Grazie alla globalizzazione, piccoli stati come Singapore, Israele, alcuni stati arabi del Golfo Persico, stati europei con scarsa popolazione e piccole isole possono prosperare nonostante le loro dimensioni. Importano ciò di cui hanno bisogno, cioè quasi tutto, ed esportano prodotti o tecnologie uniche o si affidano al turismo. Tuttavia, in assenza di legami estesi e costruttivi tra paesi e nazioni, questi stati non saranno in grado di provvedere a se stessi e semplicemente scompariranno.

Ciononostante, non saremo in grado di smettere di dipendere gli uni dagli altri. Possiamo pensare di poterlo fare, ed è per questo che la deglobalizzazione è stata un argomento di discussione al WEF, ma non saremo in grado di farlo. In un modo o nell’altro, dovremo migliorare le nostre relazioni e smettere di cercare di sminuirci e di metterci l’uno contro l’altro. Scopriremo che anche solo tentare di farlo, come sta accadendo ora, provoca danni enormi a tutti, anche a noi stessi.

Non c’è modo di affrontare il cambiamento senza un certo livello di dolore. Il dolore è l’unica spinta al cambiamento. Tuttavia, spero che saremo abbastanza intelligenti da reagire rapidamente, in modo che il livello di dolore che dovremo sopportare non comporti una terza guerra mondiale nucleare.

L’evoluzione naturale dell’umanità ci ha connessi, e la natura non torna indietro.  Quindi, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di avanzare in maniera piacevole e non dolorosa. 

Se ci sforziamo di apprendere la nostra interdipendenza e la necessità di collaborare positivamente, possiamo invertire la traiettoria negativa e la minaccia di guerra. Al contrario, avanzeremo con la globalizzazione pacificamente, in un modo che sia vantaggioso per tutti e che provveda veramente a tutti i nostri bisogni.

Didascalia foto:
Il fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF) Klaus Schwab è seduto, mentre il cancelliere tedesco Olaf Scholz (non nella foto) si rivolge ai delegati durante l’ultimo giorno del WEF a Davos, Svizzera, il 26 maggio 2022. REUTERS/Arnd Wiegmann

Un grande caos in arrivo

L’aumento dell’inflazione sembra aver preso tutti alla sprovvista.  Il tasso di inflazione dell’8.3% negli USA in aprile, rappresenta un rallentamento in confronto ai mesi precedenti, ma è comunque troppo elevato. La situazione non è molto migliore nell’Eurozona, dove l’inflazione è salita all’8,1%. I prezzi stanno aumentando in tutto il mondo e nessuno sa come fermarli. Con ogni probabilità, l’effetto a catena dei rincari porterà ad ulteriori aumenti con diversi picchi, e la mancanza di gas, grano, olio, semiconduttori e altri prodotti, non farà altro che peggiorare la situazione.  A tutti gli effetti, è in arrivo un grande caos.  

Il problema è che alcuni dei prodotti la cui fornitura è stata ostacolata, come i semiconduttori, il grano e il gas, sono alla base dell’industria e della produzione alimentare mondiale. Abbiamo bisogno di grano per quasi tutto ciò che mangiamo e di gas e chip per computer per quasi tutto ciò che produciamo. Pertanto, la loro assenza ostacola l’intera economia globale e la produzione alimentare.

La prima a soffrire sarà l’Africa e forse gran parte dell’Asia Orientale. Miliardi di persone soffriranno la fame, miliardi!

Ma la fame è solo l’inizio. Le persone affamate non si fermano davanti a nulla. Quando intere nazioni soffrono la fame, scoppiano guerre e i conflitti diventano violenti. Il disastro che ha appena iniziato a svilupparsi potrebbe essere peggiore dei nostri peggiori incubi, qualcosa che non possiamo nemmeno immaginare. Oltre ai danni causati dall’uomo, possiamo aspettarci che anche le catastrofi naturali, come le inondazioni e gli incendi, provochino disastri in tutto il mondo.

Una cosa che la gente potrebbe fare è iniziare a fare scorta di alimenti di base. Tuttavia, non credo che servirà a molto, visto che la crisi sarà prolungata e non si esaurirà in poche settimane.

Se c’è qualcosa che può aiutare, è la consapevolezza che siamo tutti sulla stessa barca. Attualmente, la barca è piena di buchi e sta affondando rapidamente. Possiamo farli sparire se uniamo le mani e lavoriamo insieme a tutti i livelli, da quello più personale a quello internazionale.

Tuttavia, la collaborazione richiede il riconoscimento della nostra interdipendenza e, soprattutto, la fiducia. Senza questi due elementi, continueremo a cercare di aiutare solo noi stessi e, di conseguenza, affonderemo tutti.

Inoltre, se iniziamo a collaborare e a pensare al bene comune piuttosto che solo al nostro, scopriremo che non manca davvero nulla. Prima dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, stavamo già buttando via almeno un terzo del cibo prodotto. In altre parole, c’è cibo in abbondanza ma non c’è la volontà di condividerlo, e questa è la vera ragione della fame e di tutti gli altri problemi che stiamo vivendo.

Questa crisi ci insegnerà che possiamo avere successo solo se lavoriamo insieme per il bene comune. Ma ogni lezione ha un costo.  Prima impariamo la lezione,  meno salato sarà quel costo. Più a lungo indugiamo, più alto sarà il costo e più dolorosa la lezione.

 

(Reuters Marketplace – Immagine DPA)

Verso una carenza di rifornimenti

La guerra in Ucraina pone molte minacce non solo all’Ucraina, ma al mondo intero. Le sanzioni contro la Russia sono estreme, se non addirittura senza precedenti. Tuttavia, non dobbiamo credere che questo non comporti alcun costo per il mondo. I prezzi del grano e del petrolio sono già saliti alle stelle, ma non è ancora il momento peggiore. Il peggio arriverà quando non ci saranno più, quando gli scaffali dei supermercati in Europa e negli Stati Uniti saranno vuoti a causa della guerra in Ucraina. La lezione più importante che possiamo (e dovremmo) imparare da questa guerra è che il mondo è un unico villaggio globale interdipendente e che quando si fa del male a qualcun altro, si fa del male a se stessi.

Anche prima dello scoppio della guerra, la tensione sulle catene di approvvigionamento stava facendo salire i prezzi e l’inflazione stava battendo record negli Stati Uniti e altrove. Ma ora, per alcuni prodotti, le catene di approvvigionamento crolleranno del tutto.

Non dobbiamo affrontare questa crisi solo a livello superficiale. Non dobbiamo accontentarci di cercare dei sostituti per i prodotti mancanti. Se lo facciamo, anche i sostituti ci deluderanno.

Dobbiamo invece cogliere l’occasione per correggere la causa delle catene di approvvigionamento interrotte: le nostre connessioni interrotte. Le sanzioni contro la Russia, con le loro implicazioni sia per la Russia che per l’Occidente, dovrebbero farci capire che non possiamo costruire le nostre relazioni sullo sfruttamento reciproco. Le nostre relazioni saranno sostenibili solo se le stabiliremo sulla fiducia e sulla reciproca complementarità.

È chiaro che in ogni transazione ciascuna parte ha in mente il proprio interesse; non c’è nulla di male in questo. Tuttavia, quando le parti cercano non solo di trarre profitto dai loro accordi, ma anche di estorcere alle altre parti, di prendere da loro più di quanto siano disposte a dare, con l’inganno o con la forza, questo non funzionerà a lungo. Dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento, passando dall’uso delle risorse per imporre la nostra volontà alla condivisione delle risorse per il bene comune.

Non è che all’improvviso dobbiamo amarci gli uni con gli altri, almeno non ancora. Ma anche se non ci sopportiamo, abbiamo tutti qualcosa di cui gli altri hanno bisogno e che non hanno, ed altri hanno beni di cui noi abbiamo bisogno e che non abbiamo.  Quindi, anche se non ci sopportiamo, dobbiamo condividere gli uni con gli altri. Ma per far rimanere la catena aperta, dobbiamo lavorare con rispetto e decenza reciproca.

Didascalia della foto:
Clienti che indossano mascherine fanno la spesa davanti agli scaffali parzialmente vuoti di un supermercato di Hong Kong

Aumento di reddito per un terzo degli abitanti del pianeta

Commento: Più di un anno fa, è stato firmato il più grande accordo commerciale della storia tra 15 paesi. Prometteva un aumento del reddito per un terzo degli abitanti del pianeta e dava speranza per un ritorno al commercio e alla cooperazione mondiale. L’accordo univa la Cina e i paesi della regione Asia-Pacifico compresi Australia, Giappone e Corea del Sud.

L’accordo permette ai partner commerciali in Asia di avere accesso ai reciproci mercati, ridurre le tasse sulla merce e migliorare gli standard di vita, soprattutto nei paesi più poveri della regione. Dicono: “l’accordo è aperto a tutti. Stiamo aspettando l’India”.

Perché non vivere così? Hanno stabilito degli obiettivi nobili. Anche se sono egoisti, sono intenzionati a fornire reddito alle persone povere che attualmente non hanno nulla.

La mia risposta: Sì, le persone lì vivono in povertà, certamente.

Domanda: Perché tutti i leader non riescono a innalzarsi al di sopra del loro orgoglio, ad entrare in un’unica unione e iniziare lentamente a risvegliare il nostro mondo, che è in continua discesa economica?

Risposta: Non credo che sia possibile. E non spero nemmeno che sia tutto così gioioso come scrivono. Qualcuno deve vincere a spese di chi perde.

Il nostro mondo è tale! Quindi, gli accordi sono accordi, ma poi la politica e l’egoismo meschino entrano in gioco, e questo è quanto.

Domanda: Quindi non riusciremo a vivere normalmente in questo mondo?

Risposta: No. Non possiamo. E questi impulsi positivi non sono del tutto positivi. Il punto è, come faranno a vincere? A spese di chi vinceranno?

Domanda: Quindi pensi che in un modo o nell’altro bisogna sopprimere l’altro?

Risposta: Il nostro mondo è creato in questo modo.

Domanda: E quando parlano di “accordi equi”?

Risposta: È ciò che dicono sempre: condizioni di beneficio reciproco, commercio reciproco, benessere delle nazioni.

Domanda: Quale unione funzionerà?

Risposta: Quella con un obiettivo diverso: portare le persone all’unione, innalzarsi al di sopra di se stesse, al di sopra del loro egoismo e della loro natura. Altrimenti nulla funzionerà.

Domanda. Quindi il mio obiettivo di portare benessere a un terzo o alla metà della popolazione mondiale, al mondo intero, non funzionerà in ogni modo?

Risposta: No.

Domanda: E l’obiettivo dovrebbe essere che i popoli del mondo si uniscono?

Risposta: Sì. Un obiettivo tale è in uno stato di equilibrio positivo con la forza generale della natura e con lo sviluppo generale dell’umanità. E allora, funzionerà di sicuro.

Domanda: Riesci a immaginare tali leader che dicono: “ora ci uniamo per….”

Risposta: E spiegheranno che “il potere viene prima della giustizia” che non si può andare contro la natura. E ne consegue che andare contro questa legge basilare della natura, significa calpestare di nuovo una sorta di rastrello, da un lato o dall’altro, con pretesti diversi, non importa.

Domanda: Significa che se una persona non cambia ed è un lupo per un altro uomo, o sarà in competizione con un altro…?

Risposta: In origine sono lupi. E non lo nasconderanno con delle buone azioni esterne. Questo verrà fuori e li porterà forse ad una guerra ancora più grande tra di loro.

Domanda: Stai dicendo che se siamo lupi, allora non possiamo ottenere nulla in questo mondo?

Risposta: Nulla, soltanto sopprimerci l’un l’altro, soltanto elevarci sopra gli altri. Dobbiamo giocare il nostro egoismo.

Domanda: Chi deve diventare il lupo perché tutto accada? Perché tutto sia buono?

Risposta: Deve capire la sua natura di lupo, e capire che al giorno d’oggi non possiamo agire in altro modo, ma solo prendendo coscienza della nostra natura e resistendo gradualmente insieme ad essa. Non è facile, ma dobbiamo almeno ammetterlo.

Domanda: Quale consiglio daresti ai leader in questa situazione, in questo mondo? Se ti ascoltassero, che cosa diresti? Prendetevi cura di voi?

Risposta: Sì, prendetevi cura di voi. Scrivete una comunicazione interna generale delle vostre intenzioni e come pensate di realizzarle, spiegatelo tra di voi. Questo è possibile solo se avanzate insieme allo sviluppo della natura in modo che il vostro sviluppo coincida con il suo sviluppo.

Vediamo nel corso di milioni di anni (per l’umanità si tratta di migliaia di anni) come la natura ci sviluppa in maniera egoistica e allo stesso tempo crea condizioni tali da portarci a gestire questo egoismo e bilanciarlo. E se non lo facciamo, allora viene fatto tramite la guerra.

Quindi non abbiamo altra scelta se non di capire, prima di tutto, la nostra natura, lo stato in cui ci troviamo e quale dovrebbe essere la strada del nostro sviluppo e che è necessario essere in connessione tra di noi al di sopra del nostro egoismo.

Domanda: Ed è questo il tuo consiglio per i leader?

Risposta: Sì di ammettere che siamo tutti egoisti. Non è così difficile. Ma il fatto che dovremmo lavorare sul nostro egoismo e avvicinarci gli uni agli altri, questo è già un problema. Come possiamo innalzarci al di sopra del nostro ego e agire contro di esso? Come possiamo indebolire i legami egoistici tra di noi e sostituirli con dei legami più o meno altruistici, equi, basati effettivamente sulla comprensione reciproca e sulla connessione reciproca? Non è semplice.

Domanda: La legge della garanzia reciproca di cui stiamo parlando, sarebbe adatta a loro? Può essere inclusa nella comunicazione interna generale?

Risposta: In linea di principio, questo implica che ci impegniamo ad agire in assistenza reciproca.

Domanda: Assistenza reciproca a cosa?

Risposta: La mutua assistenza economica, che di fatto fornisce uno sviluppo universale, quello in cui nessuno agisce a spese degli altri, in modo che nessuno sopprima l’altro.

E com’è possibile se siamo in uno spazio chiuso, in un mondo chiuso? Dobbiamo inizialmente determinare da soli le norme del nostro comportamento, ognuno in relazione a tutti. Si tratta, per così dire, di un gruppo di 15 persone che devono elaborare una sorta di sistema per relazionarsi armoniosamente.

Domanda: E se decidessero di costruire un tipo di territorio comune in cui tutti potranno, in generale, essere soddisfatti di questa connessione, allora dovrebbero seguire questi principi?

Risposta: Devono sviluppare la popolazione. Devono spiegare alla popolazione che il futuro del mondo si trova nella buona connessione tra le persone, altrimenti la guerra dei nostri tempi, li distruggerà in un secondo.

Quindi è necessario agire in modo tale da non portare queste 15 nazioni ad una guerra feroce nella quale sono già stati, ognuno a modo suo; ma qui può esplodere in modo generale. Quindi questa associazione si separerà in tante piccole associazioni diverse, che inizieranno a combattere tra di loro, ognuno per avere più potere, e così tutto finirà.

Domanda: Questo cercare una buona connessione, è necessario, vero?

Risposta: Chi guiderà questa buona relazione? Chi la promuoverà? Chi capisce cosa sia una buona connessione? Chi si opporrà ai politici egoisti individualisti, ognuno dei quali a sua volta vuole scavalcare tutti ed essere al di sopra di loro? Questa è la natura del mondo. E chi è a capo di questi stati? Gli egoisti più grandi.

Quindi io non lo so. Personalmente, quando guardo tutto questo, mi preoccupo solo che non esploda.

Se non seguono la via dell’educazione corretta della popolazione delle 15 nazioni, allora alla fine, vedranno quanto sono arrabbiati gli uni con gli altri, quanto il loro egoismo interiore non gli permette di connettersi tra di loro almeno un po’, e di conseguenza una guerra commerciale avrà inizio, poi una guerra politica, e poi una guerra reale.

Domanda: Quindi l’unico modo è tramite l’educazione?

Risposta: Solo l’educazione, per cambiare l’uomo.

 

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From KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 1/3/22

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Gli Hunger Games della guerra

Dopo un mese di guerra in Ucraina, si prevede una crisi alimentare mondiale senza precedenti. Le esportazioni di grano della Russia e dell’Ucraina insieme rappresentano quasi il 30% della produzione globale, mentre la Russia è il principale esportatore di fertilizzanti nel mondo. Pertanto, il conflitto minaccia di scatenare rapidamente una “tempesta perfetta” nell’agricoltura globale, influenzando la disponibilità di cibo e i prezzi. Alla sua base, dobbiamo renderci conto che la fame incombente non è il risultato di una mancanza di cibo, ma una conseguenza di un eccesso di egoismo umano.

Se consideriamo che circa 45 milioni di persone nel mondo sono già sull’orlo della carestia, e quasi 283 milioni di persone in 81 paesi sono ad alto rischio di insicurezza alimentare (secondo le stime del World Food Program), le previsioni per il futuro non sono promettenti. Una stretta energetica e l’aumento vertiginoso dei prezzi del gas naturale hanno inferto un duro colpo alla produzione alimentare e ai costi di trasporto.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura prevede un’impennata di almeno il 20% dei prezzi dei prodotti alimentari nei prossimi mesi, oltre alle interruzioni e agli aumenti dei costi dovuti alla pandemia COVID-19. Si prevede che la situazione aggraverà fortemente la sicurezza alimentare globale e creerà disordini sociali e instabilità.

Se il mondo avesse affrontato correttamente il problema della sicurezza alimentare, forse non avrebbe raggiunto una crisi tale da mettere in pericolo le provviste che potrebbero mettere milioni di persone in pericolo di fame. Avremmo potuto affrontare la situazione in modo sano e valutare ciò che abbiamo, quanto è necessario, chi manca e come distribuire al meglio le nostre risorse, come in una famiglia.

Il problema è che mentre il mondo è sempre più interdipendente, allo stesso tempo è diventato sempre più disconnesso. Nessuno pensa veramente al benessere degli altri. In alcuni luoghi, i cereali di base per il consumo saranno addirittura bruciati per mantenere alti i prezzi, facendo letteralmente morire di fame la gente in altri luoghi. Quindi la crisi alimentare che affrontiamo non è una questione di disposizioni limitate, ma la mancanza di preoccupazione e responsabilità reciproca tra di noi.

Questa non è la prima crisi alimentare che il mondo ha affrontato e non sarà l’ultima. I miliardi di dollari ricevuti dalle organizzazioni internazionali per affrontare la fame avrebbero potuto sfamare più volte il mondo intero, ma il problema non viene risolto perché non c’è un vero interesse a trovare una soluzione. La fame è un affare redditizio e un modo di dominare. Coloro che ne traggono profitto saranno felici di perpetuare la fame. Altri, in un’analisi a mente fredda, guardano addirittura la popolazione mondiale di 8 miliardi e pensano che sarebbe più facile e vantaggioso, nel complesso, occuparsi della metà di quel numero di persone, come accadeva cento anni fa quando si richiedevano meno risorse naturali.

A mio parere, finché non affrontiamo il cuore del problema, che è l’egoismo nella natura umana e la guerra tra interesse personale e interesse comune, non troveremo alcun rimedio ai nostri guai. Abbiamo finito le opzioni. Solo elevarsi al di sopra degli interessi egoistici per il beneficio comune può risparmiare all’umanità molti altri anni di inutili tormenti.

La crisi alimentare che affrontiamo dovrebbe costringerci a rivalutare le nostre priorità su come gestire i problemi globali. Solo quando le persone capiranno che tutti nella società dipendono da tutti gli altri e che il mondo è come un corpo in cui una grave malattia in uno dei suoi organi colpisce l’intero sistema fino al collasso, cominceremo a cambiare. In quel momento cominceremo a vedere atti di preoccupazione reciproca, e sistemi di supporto che sono stabiliti dalla comunità, dalle autorità e da tutti i responsabili per l’emergere di una nuova società di responsabilità reciproca. L’umanità semplicemente non ha altra scelta, non c’è altro modo per sopravvivere. 

Tutto sarà rubato come al solito

Nelle notizie (CNN): “Un piccolo gruppo di individui ultra ricchi potrebbe aiutare a risolvere la fame del mondo con solo una frazione del loro patrimonio netto, dichiara il direttore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.

“I miliardari devono farsi avanti ora, una tantum”, ha affermato David Beasley in un intervista a “Connettere il Mondo” con Becky Anderson della CNN andata in onda Martedì, citando specificamente i due uomini più ricchi al mondo, Jeff Bezos e Elon Musk.

“6 miliardi di dollari per aiutare 42 milioni di persone che moriranno letteralmente se non le raggiungiamo. Non è complicato,” ha aggiunto.

Commento: Stiamo parlando solo del 2022, e poi ne servirà sempre di più.

Risposta: Ogni volta sempre di più.

Domanda: Le persone moriranno di fame sempre di più ogni anno?

Risposta: Naturalmente. Ci sarà grande abbondanza e allo stesso tempo grande carenza in tutto, nei prodotti di base, come pane, acqua, e riso, le cose di cui le persone hanno bisogno.

Domanda: Quindi non pensi che ci sarà una mancanza generale di tutto. Ci saranno delle riserve da qualche parte e tutto sarà in abbondanza?

Risposta: E enormi eserciti custodiranno queste riserve, e accanto a loro gli affamati moriranno di fame. Sarà molto aperto. Tutto questo sarà nelle notizie. La gente vedrà tutto questo e dirà, “Quanto siamo dispiaciuti per queste persone che muoiono di fame.” E non faranno nulla.

Commento: Per favore rivelaci i piani dell’egoismo. E’ così insidioso.

Risposta: L’egoismo non mira in alcun modo a soddisfarci, ma solo ad insegnarci come agire. E per renderci conto che la nostra dipendenza reciproca è il nostro problema, ma questa è anche la nostra salvezza.

Cioè, se possiamo superare questo problema, arrivare alla connessione e usarla correttamente per la nostra unificazione, allora capiremo perché ci è stata data, e saremo grati che ciò stia accadendo.

Domanda: Qual è la conclusione? Cosa dovrebbe accadere affinché l’umanità non muoia sempre di più di fame? E una comprensione di cosa?

Risposta: Capire che questo non sta accadendo per non morire di fame, ma perché dobbiamo unirci. Dobbiamo unirci.

Domanda: L’umanità questo lo capirà?

Risposta: Con una bacchetta per la felicità.

Domanda: Dici che si può capire solo attraverso molte carestie?

Risposta: Forse attraverso molte carestie. Baal HaSulam parla della terza e della quarta guerra mondiale, che saranno quelle atomiche.

Domanda: Perché l’egoismo è così inflessibile?!

Risposta: Questa è la natura. Questa è la natura che nemmeno conosciamo, non raggiungiamo, e non possiamo immaginare. Puoi percuotere quanto vuoi, ma rimane la stessa.

Commento: Sembra che nulla possa conquistarla.

Risposta: Niente può conquistarla. Esiste solo una forza superiore. Se riesci ad attirarla, allora addolcirà questo egoismo, e sarai in grado di usarlo correttamente.

Domanda: Significa che non credi in nessun piano corporeo?

Risposta: Non ci possono essere  buoni piani corporei!

Domanda: Allora per cosa li stiamo costruendo? Stiamo facendo tutti questi piani, il futuro dei paesi, il futuro di qualunque cosa tu voglia. E’ anche questo egoismo a spingerci?

Risposta: Perché esistiamo in questo, viviamo in questo, non vediamo nient’altro, ed è quello che facciamo. Crediamo di poter fare qualcosa e non capiamo che stiamo passando da fallimento a fallimento.

Non abbiamo nient’altro, né per l’umanità, né per te e me. Capiamo solo perché non è rimasto nulla. Perché abbiamo già toccato il fondo, come si suol dire. E’ così! Siamo giunti a una chiara comprensione della causa, dell’effetto, e della fine di tutto. Il mondo però, non capisce. Ma non ha comunque un posto dove andare.

Risposta: Ho bisogno di persone che sappiano esprimerlo con le parole giuste in modo che dopo tutto scuotano il mondo. Per scuotere in qualche modo tutta l’umanità.

Quando raggiungeremo la disperazione assoluta, scopriremo finalmente che solo elevarci al di sopra del nostro egoismo, cambiando la nostra natura, può salvarci. Allora questa azione accadrà!

Domanda: Nessun denaro può salvarci?

Risposta: Quali soldi?! E’ l’ultima cosa.

Domanda: Perché, allora, esiste questa illusione? Tutti hanno questa piccola speranza che questi piani possano essere implementati, che i soldi aiutino.

Risposta: Perché l’umanità non ha nient’altro! Nulla!

Quindi, per cosa possiamo sperare? Dobbiamo assicurarci che ci sia una riserva governativa, una riserva familiare, o qualcosa del genere.

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From KabTV’s “News with Dr. Michael Laitman” 11/18/21

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L’inflazione può essere utile

In tutto il mondo occidentale i prezzi sono in aumento. Negli Stati Uniti, i prezzi al consumo sono aumentati di oltre il 6%, il massimo dagli anni ’90. In Germania, i prezzi sono aumentati del 4,5% e nel Regno Unito del 5,1%. Queste economie leader dimostrano cosa stia accadendo in Europa e Nord America. Gli esperti ci dicono che gli intasamenti nelle catene di approvvigionamento hanno creato una carenza di prodotti e di materie prime e un aumento della loro domanda, che ha fatto aumentare i prezzi a dismisura.

Credo che possiamo far lavorare l’inflazione per noi. Possiamo trasformarla in un’opportunità se ripensiamo il nostro intero sistema di valori e comprendiamo che ci sono altre cose di cui  godere oltre allo shopping, cose che danno più soddisfazione e che sono meno costose per noi e per il nostro pianeta.

Attualmente produciamo molto più del necessario. Buttiamo via metà del cibo che produciamo, fabbrichiamo quantità senza precedenti di armi di ogni tipo e rifiutiamo telefoni perfettamente funzionanti per acquistare l’ultimo modello. Applichiamo questo approccio insensato anche a vestiti, scarpe e molti altri beni. Ci sentiamo più felici quando agiamo in questo modo? In sintesi, prima di sprofondare in una depressione ancora più profonda. Nel frattempo, i nostri inutili acquisti eccessivi provocano ritardi nelle catene di approvvigionamento che  non avrebbero dovuto aver luogo.

La frenesia dello shopping non aiuta nessuno. Stiamo riempiendo il suolo e gli oceani di spazzatura e rifiuti, li inquiniamo con plastica e tossine, avvelenando noi stessi, gli animali e i pesci. Gli unici che beneficiano di questo ciclo sono gli imprenditori che vedono crescere il numero di zeri nei loro conti bancari anche se il denaro è fermo lì inutilmente.

C’è un’alternativa: possiamo produrre tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere comodamente, che è meno della metà di ciò che produciamo ora, acquistando solo ciò di cui abbiamo bisogno e trascorrendo il resto del nostro tempo stando insieme. Invece di ricavare piaceri senza senso dai nuovi smartphone, potremo godere di legami rafforzati tra di noi, del maggiore senso di appartenenza e sicurezza e della sensazione di essere circondati da persone che si prendono cura di noi piuttosto che isolarsi.

Questa non è un’idea nuova. L’ARI Institute ne ha scritto nel 2012 nel libro The Benefits of the New Economy e alcuni anni dopo, l’editorialista del New York Times, Thomas Friedman ha espresso idee simili quando nel 2017 ha scritto che in futuro le persone avranno bisogno di ” creare più valore con i cuori e tra i cuori”. A questo, ha aggiunto: “Eravamo abituati a lavorare con le nostre mani. Le macchine ci hanno sostituiti, poi abbiamo iniziato a lavorare con le nostre teste in un’economia della conoscenza. … In futuro penso che lavoreremo di più con i nostri cuori”.

Per superare l’ingorgo in cui le cose sono bloccate a causa della nostra eccessiva competitività e alienazione reciproca, dovremmo passare dal perseguire i piaceri materiali, che non portano una felicità duratura e addebitano una pesante tassa ambientale, ai piaceri spirituali che provengono dal miglioramento e dal rafforzamento dei legami familiari e comunitari, e dovremmo rafforzare il sentimento generale di responsabilità reciproca nella società.

Tale transizione richiede ancora una spiegazione. Le persone sono state “programmate” per sospettare ed estraniare chiunque. Se vogliamo una società sostenibile, dobbiamo “riprogrammare” noi stessi per poter essere degli esseri sociali come eravamo una volta. Possiamo aspettare ancora un po’,  se vogliamo, ma dobbiamo farlo prima piuttosto che dopo.

Più a lungo aspettiamo, più drastico sarà il nostro cambiamento di valori poiché le catene di approvvigionamento intasate e tutti i problemi che affliggono il nostro mondo non si cureranno da soli. O li guariamo liberandoci da ciò che è ridondante e adottando un approccio più attento l’uno all’altro e al nostro pianeta, o la vita ci priverà di tutto ciò che non è una necessità assoluta.

Didascalia della foto:
Acquirenti nel reparto ortofrutta  in un supermercato Whole Foods Market a New York martedì 14 dicembre 2021. L’aumento dei prezzi dei generi alimentari sta abbattendo i bilanci degli acquirenti. (Foto di Richard B. Levine)